29.10.2021   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 440/56


Parere del Comitato europeo delle regioni — Un piano per il futuro dei prestatori di assistenza e i relativi servizi — Opportunità locali e regionali per una sfida europea

(2021/C 440/11)

Relatore:

Heinrich DORNER (AT/PSE), membro del governo del Land Burgenland

RACCOMANDAZIONI POLITICHE

IL COMITATO EUROPEO DELLE REGIONI

Priorità strategiche

1.

è consapevole delle conseguenze dell'invecchiamento demografico (1) e dell'evoluzione sia delle strutture sociali e familiari che dell'assistenza basata sui bisogni a persone con necessità speciali, nonché delle esigenze del mondo del lavoro moderno e della crescente necessità di prestazioni di assistenza formale e informale — queste ultime assicurate perlopiù da familiari — che ne consegue; nel contempo, riconosce l'importanza, a lungo termine, di sviluppare programmi volti a promuovere l'invecchiamento attivo e ad arrestare il precoce deterioramento delle condizioni di salute mentale e fisica delle persone anziane; reputa che, nello sviluppare i programmi pertinenti, occorra adoperarsi per accrescere la partecipazione degli anziani alla vita sociale e migliorare le infrastrutture all'uopo necessarie. Accrescere le opportunità di partecipazione sociale delle persone anziane significa stimolarne l'autodeterminazione e aiuta a prevenirne la solitudine e l'isolamento sociale;

2.

osserva che l'impatto dell'invecchiamento demografico è maggiore nelle zone rurali, in particolare in quelle colpite da spopolamento o nelle regioni in ritardo di sviluppo, dove l'assistenza alle persone anziane e/o non autosufficienti è meno accessibile e richiede un maggiore sostegno da parte dei servizi di prossimità; in tale contesto, ritiene importante considerare anche gli effetti negativi della migrazione di prestatori di assistenza dalle regioni meno sviluppate a quelle più sviluppate, con le gravi carenze di personale che ne conseguono per le prime; riconosce l'importanza, nelle zone rurali e/o spopolate, dei servizi locali per le persone anziane e/o non autosufficienti, trattandosi di un'offerta di risorse che aiuta le persone a rimanere nel loro ambiente abituale, promuovendone l'autonomia, l'indipendenza nel disbrigo delle attività quotidiane e l'inclusione sociale, grazie alla prestazione di vari tipi di assistenza tecnica, materiale e/o economica e alla promozione dell'accessibilità universale; ma osserva altresì che l'invecchiamento demografico è ormai evidente anche nelle zone urbane, dove la quota di popolazione costituita da anziani è in forte crescita e aumenta pertanto il fabbisogno di risorse umane e nuove infrastrutture (ad esempio residenze sanitarie assistenziali o residenze assistite);

3.

richiama l'attenzione sul ruolo cruciale che il settore dell'assistenza ha svolto e continua a svolgere, accanto a quello sanitario, durante la crisi della COVID-19; ed esorta pertanto a far sì che tale riconoscimento si traduca nel pieno rispetto dell'obbligo primario di garantire a coloro che prestano servizi di assistenza condizioni di lavoro eque e retribuzioni congrue;

4.

esorta le regioni e le città a proseguire e, se del caso, intensificare gli sforzi finora profusi per far fronte alla penuria di prestatori di assistenza, in modo tale da scongiurare il pericolo di carenze di personale che incombe a medio e lungo termine; e fa notare che tali carenze interessano tanto le zone urbane quanto quelle rurali, ma che una speciale attenzione andrebbe prestata alle regioni in declino demografico, isolate o in ritardo di sviluppo, dove l'assistenza alle persone anziane e/o non autosufficienti è disponibile in misura particolarmente limitata. Pur riconoscendo l'importanza di adottare, nei confronti delle sfide poste dall'invecchiamento demografico, un approccio basato sulla considerazione dell'intero arco della vita (2), nell'attuale contesto di eccessiva pressione sui servizi sanitari causata della pandemia invita la Commissione europea a garantire strumenti finanziari direttamente accessibili alle città e alle regioni per consentire loro di far fronte in modo efficace alla carenza di prestatori di assistenza;

5.

riguardo alle carenze di personale che emergono già a breve termine, a causa delle restrizioni alla mobilità transfrontaliera degli operatori professionali dei settori sanitario e dell'assistenza imposte dalla pandemia di COVID-19, rinvia alle sue precedenti raccomandazioni politiche (ad esempio per la creazione di «corridoi sanitari» tra regioni frontaliere) (3);

6.

è impegnato a favore dell'obiettivo generale di consentire alle persone bisognose di accedere ai servizi di assistenza loro necessari sul piano clinico e conformi alle loro preferenze;

7.

ravvisa nella carenza di lavoratori qualificati per l'assistenza alle persone bisognose una possibile opportunità da sfruttare per far fronte al previsto aumento della disoccupazione in tutta Europa — connesso in particolare agli effetti della crisi indotta dalla pandemia — e per compiere così un passo importante verso il mantenimento della coesione economica e sociale dell'UE; e fa notare che la creazione di nuovi servizi di assistenza per persone anziane e/o non autosufficienti genera nuovi posti di lavoro che possono contribuire a infondere dinamismo nell'economia e a stabilizzare la popolazione nelle zone rurali e spopolate. In queste zone rese vulnerabili dalla loro situazione territoriale, garantire servizi sociali di prossimità è chiaramente un fattore di rivitalizzazione dell'ambiente rurale e di coesione sociale e territoriale;

8.

osserva che il settore dell'assistenza deve non solo trasformarsi, ma anche rinnovarsi completamente stabilendo nuovi paradigmi: dalle cure alla prevenzione e all'inclusione, dalla qualità delle cure alla qualità di vita; da strutture residenziali di assistenza a strutture familiari, dalla professionalizzazione alla prestazione congiunta di assistenza con la famiglia per coinvolgerla; da un approccio medicalizzato a un'impostazione basata sull'assistenza e i servizi; da un modello unico per tutti a un'offerta in grado di adattarsi ai diversi stili di vita delle persone; dal dominio del sistema all'orientamento al cliente; dalla paura della tecnologia alla sua integrazione; dall'impiego di soluzioni tradizionali al ricorso a soluzioni digitali che privilegino le persone; dall'uso di indicatori critici di rendimento all'uso del «buon senso»;

9.

accoglie con favore l'obiettivo del Libro verde sull'invecchiamento demografico della Commissione europea di avviare un ampio dibattito orientativo su questo tema per discutere dei modi di anticipare e di gestire le sfide e le opportunità derivanti da tale fenomeno, e richiama in particolare l'attenzione sulle considerazioni e osservazioni di cui al punto 5.1 del Libro verde (4);

10.

richiama l'attenzione sul piano d'azione sul pilastro europeo dei diritti sociali; attende con interesse l'iniziativa sull'assistenza a lungo termine prevista per il 2022; e sottolinea l'importanza del principio n. 18 di tale pilastro, secondo cui ogni persona ha diritto a servizi di assistenza a lungo termine di qualità e a prezzi accessibili, in particolare per quanto riguarda i servizi di assistenza a domicilio e i servizi locali (5);

11.

rinnova la sua richiesta alla Commissione europea di «prendere in considerazione» la possibilità di promuovere «un accordo europeo in materia di assistenza, analogo alla garanzia per i giovani, (…) volto a soddisfare le esigenze [in questo campo] secondo un approccio basato sui diritti che ponga l'assistenza al centro dell'attività economica, tramite un aumento degli investimenti nella sanità e nell'assistenza, in linea con la strategia sull'economia del benessere». Inoltre, invita la Commissione ed esorta gli Stati membri a recepire le rivendicazioni delle lavoratrici e dei lavoratori domestici riguardo alle condizioni di lavoro di cui alla convenzione n. 189 dell'OIL, come già chiesto in un proprio parere (6), nel quale ha anche invitato l'Unione europea a rivedere e sviluppare ulteriormente gli obiettivi di Barcellona, rendendone obbligatorio il perseguimento, e a «introdurre obiettivi di assistenza che vadano al di là di quelli di Barcellona (Barcellona+) al fine di tener conto delle esigenze in termini di assistenza in società caratterizzate dall'invecchiamento demografico e di riconoscere che il settore dell'assistenza, dove predomina fortemente la presenza femminile, non è remunerato in modo corrispondente al suo valore per la società».

I dati statistici: situazione attuale e prospettive

12.

fa notare che, secondo le ultime proiezioni, in Europa la percentuale di persone di età pari o superiore a 65 anni passerà dall'attuale 20 % a circa il 30 % entro il 2070, e la percentuale di persone di età pari o superiore a 80 anni raddoppierà fino a superare il 13 % entro il 2070 (7). In termini assoluti, quindi, il numero delle persone di età superiore ai 65 anni dovrebbe passare dagli attuali 87 a oltre 150 milioni, mentre quello delle persone di età superiore agli 80 anni da 23 a 62 milioni;

13.

è consapevole del fatto che, secondo le previsioni, nell'UE il numero delle persone potenzialmente bisognose di assistenza a lungo termine aumenterà da 19,5 milioni nel 2016 a 23,6 milioni nel 2030 e a 30,5 milioni nel 2050 (8);

14.

osserva che, nei paesi dell'OCSE, soltanto per mantenere l'attuale rapporto di cinque prestatori di assistenza a lungo termine per ogni 100 persone di età pari o superiore a 65 anni, il numero dei lavoratori di questo settore dovrà aumentare di 13,5 milioni entro il 2040 (9); e, già solo per il periodo 2018-2030, nell'UE a 27 saranno necessari 11 milioni di nuovi prestatori di cure e di assistenza per far fronte al fabbisogno crescente di tali servizi (10);

15.

sottolinea l'enorme potenziale del settore dell'assistenza per il mercato del lavoro e, a tale proposito, fa notare che, nei prossimi dieci anni, saranno potenzialmente disponibili otto milioni di posti di lavoro nel settore dei servizi di assistenza sanitaria e sociale (11);

16.

sottolinea inoltre che l'«economia d'argento» (12), che comprende i servizi di assistenza alle persone anziane, è uno strumento di grande efficacia per far fronte allo spopolamento, fornendo soluzioni immediate ai problemi dell'invecchiamento demografico e della disoccupazione nelle zone rurali più svantaggiate. L'economia d'argento crea vantaggi competitivi e di coesione per le regioni, generando benefici per tutti i soggetti coinvolti (situazione «win-win-win»). D'altro canto, il progressivo invecchiamento della popolazione di molte delle nostre regioni sta diventando una risorsa attiva che genera posti di lavoro e ricchezza, modificando gli stereotipi e gli approcci, sui quali è necessario lavorare.

La rilevanza locale e regionale

17.

ritiene che, dato che anche a medio e lungo termine minacciano di esservi carenze di personale, le città e le regioni dell'Unione europea debbano affrontare le cause della penuria di prestatori di assistenza, e che ciò valga in particolare per le regioni i cui sistemi dipendono da personale proveniente da paesi limitrofi e che, a causa della chiusura delle frontiere resa necessaria dalla pandemia, hanno dovuto far fronte a carenze di personale a breve termine;

18.

è consapevole che in Europa le regioni presentano differenze e hanno priorità diverse (13) per quanto riguarda l'assistenza formale e informale — quest'ultima assicurata perlopiù da familiari — ed è impegnato a favore del mantenimento della varietà dell'offerta di servizi e della diversità delle impostazioni e soluzioni regionali per soddisfare i bisogni di assistenza;

19.

sostiene la creazione di reti di regioni in tutta Europa; incoraggia le regioni a sviluppare ulteriormente l'interscambio di esperienze e lo sviluppo congiunto e coordinato di azioni; e segnala l'importanza del ruolo svolto dalle regioni e dalle città nello sviluppare misure specifiche per l'assistenza alle persone anziane e/o non autosufficienti, nella prospettiva di rendere sempre più facilmente disponibili i servizi locali nelle zone interessate dall'invecchiamento demografico e dallo spopolamento. Tutto ciò in quanto strategia per affrontare il problema della prestazione dell'assistenza necessaria a coloro che abitano in territori resi vulnerabili da ragioni geografiche, dove è più difficile accedere ai servizi locali essenziali, con l'obiettivo di garantire a queste persone l'assistenza sociosanitaria appropriata nel loro ambiente di vita abituale.

Il coinvolgimento delle donne

20.

sottolinea, per quanto riguarda le questioni di genere, che nell'UE il 92 % delle donne svolge regolarmente — ossia più di un giorno alla settimana — attività di assistenza non retribuite, l'81 % delle donne si occupa quotidianamente di uno o più familiari (14) e la maggioranza dei lavoratori del settore sanitario e dell'assistenza è costituita da donne (15); questa situazione è particolarmente grave per le donne che vivono in ambienti rurali e spopolati, in cui vi sono reali difficoltà di accesso ai servizi di assistenza e sociosanitari di base;

21.

sottolinea che in Europa la stragrande maggioranza delle attività di assistenza è svolta in ambito domiciliare da persone di famiglia, le quali sono perlopiù donne, spesso senza alcuna formazione od orientamento specialistico, prive di una remunerazione adeguata e di protezione sociale, il che, in ultima analisi, aggrava l'attuale divario pensionistico di genere;

22.

riconosce la necessità di politiche e programmi volti a sollevare le donne dall'onere di svolgere gran parte del lavoro di assistenza non retribuito. Sia i prestatori di assistenza non retribuiti che i loro familiari che non contribuiscono devono essere sensibilizzati al fatto che l'assistenza è un lavoro e come tale andrebbe trattata. Il lavoro di assistenza non retribuito non è un dovere né un obbligo per le donne e andrebbe equamente distribuito tra i generi al fine di garantire l'indipendenza economica delle donne, come prevede la strategia europea per la parità di genere;

23.

richiama l'attenzione sull'elevata percentuale di donne che, provenendo da paesi in cui i salari sono bassi, sono disposte a svolgere prestazioni di assistenza nonostante le condizioni di lavoro precarie e la retribuzione insufficiente; nella maggior parte dei casi, si tratta di donne immigrate, che, in quanto tali, dovrebbero avere accesso a servizi di integrazione nella loro lingua materna e a informazioni sui diritti spettanti e i servizi accessibili alle lavoratrici immigrate; sottolinea la particolare importanza di attuare la direttiva sul distacco dei lavoratori e assicurarsi che questa specifica categoria di lavoratrici non sia esclusa dalla tutela costituita dai salari minimi legali nazionali; e pone l'accento sulla necessità e l'urgenza di una «convergenza verso l'alto» dei salari minimi, anche alla luce della constatazione che i bassi salari rimangono una caratteristica dell'occupazione nell'UE e che le donne costituiscono il 59 % dei lavoratori che percepiscono un salario minimo (16), sottolineando che l'UE deve continuare ad assistere gli Stati membri nell'attuazione di politiche sociali e occupazionali efficaci ed inclusive e nella realizzazione delle riforme necessarie a tal fine;

24.

sottolinea la necessità di affrontare la questione della precarietà delle condizioni di lavoro dei prestatori di assistenza a persone conviventi nell'UE. Tali lavoratori, che sono per lo più donne e spesso provengono da paesi terzi, in alcuni casi lavorano in condizioni irregolari in quanto migranti non dichiarati e in altri sono coinvolti in migrazioni circolari o temporanee. Il CdR si associa, a questo proposito, al Comitato economico e sociale europeo (CESE) nel sottolineare che «i lavoratori conviventi prestatori di cure e assistenza dovrebbero ricevere un trattamento simile a quello degli altri lavoratori che prestano assistenza», ed esorta a «migliorare le garanzie previste dalla direttiva sulle sanzioni nei confronti dei datori di lavoro (2009/52/CE) per tutelare i diritti lavorativi dei lavoratori non dichiarati» e ad «applicare rigorosamente le disposizioni della direttiva sui diritti delle vittime (2012/29/UE) per offrire un efficace sostegno ai lavoratori conviventi prestatori di cure e assistenza vittime di sfruttamento, a prescindere dal loro status migratorio» (17).

Raccomandazioni alle parti interessate

25.

sottolinea la necessità di migliorare la diffusione delle informazioni e la comunicazione al pubblico relative alla domanda esistente di professioni dell'assistenza, allo scopo di attrarre un segmento più ampio di persone in cerca di impiego, ma anche per puntare a ridurre drasticamente lo squilibrio di genere e far sì che un maggior numero di uomini acceda a tali professioni in futuro; fa notare che le amministrazioni locali e regionali potrebbero partecipare a tale sforzo organizzando seminari e workshop e dando risalto alle professioni dell'assistenza destinate specificamente agli uomini, in modo tale da combattere gli stereotipi di genere e la scarsa informazione; e osserva che ciò dovrebbe andare di pari passo con sforzi concertati volti a migliorare le condizioni di lavoro nel settore dell'assistenza al fine di rendere più attraenti le relative professioni, anche tra i giovani e soprattutto nelle zone spopolate e/o con una popolazione particolarmente anziana;

26.

fa notare che, nel contesto dell'attuale crisi della COVID-19, è possibile garantire sia l'occupazione che la continuità del servizio nel settore dell'assistenza rendendo le strutture che danno lavoro resilienti alle crisi, in particolare per quanto riguarda l'assetto proprietario e l'impiego dei profitti generati;

27.

riconosce che un giusto equilibrio tra vita professionale e vita privata svolge un ruolo essenziale ai fini delle scelte professionali dei potenziali nuovi operatori; e, in quest'ottica, reputa che, nel campo dell'assistenza professionale, siano necessari modelli di orario di lavoro adeguati, che consentano e rendano più facile conciliare la vita familiare, il tempo libero e gli impegni di lavoro;

28.

sottolinea che, ai fini della creazione e del mantenimento di un ambiente di lavoro sano, non soltanto la salute fisica, ma anche quella psichica del personale è un fattore decisivo; e che, di conseguenza, gli operatori hanno bisogno di misure di accompagnamento professionale (supervisione, formazione — complementare e continua — mirata, sostegno alla salute mentale ecc.), le quali servirebbero anche a inviare un segnale chiaro contro il crescente tasso di burnout in questo settore;

29.

sottolinea l'importanza di ripensare nuovi requisiti strutturali per le residenze per anziani, in modo da garantire il giusto equilibrio in relazione alle nuove norme in materia di salute e sicurezza, comprese quelle relative alla prevenzione e al controllo delle infezioni, a protezione sia degli utenti che degli operatori di tali strutture. L'obiettivo generale dev'essere quello di garantire condizioni ambientali, di vita e di lavoro ottimali, nonché condizioni che favoriscano i contatti sociali;

30.

ritiene che l'uso di strumenti tecnici per svolgere l'attività di assistenza, garantire una documentazione efficiente e completa e assicurare la comunicazione interdisciplinare costituisca una forma di sostegno importante per facilitare il lavoro quotidiano dei prestatori di assistenza;

31.

richiama l'attenzione sulla crescente importanza che avrà la digitalizzazione anche nel settore dell'assistenza; e, in quest'ottica, esorta a fornire un'assistenza tecnica specifica per le residenze per anziani promuovendo la telemedicina come strumento per rendere più efficace la gestione sanitaria degli ospiti di tali strutture. Inoltre, gli strumenti digitali e di teleassistenza, già utilizzati durante la pandemia per il monitoraggio e il controllo delle condizioni di salute delle persone isolate e prive di un reale sostegno familiare, continueranno a svilupparsi, migliorando l'accesso delle persone ai servizi di assistenza. Tuttavia, tale sviluppo deve essere accompagnato da misure volte a colmare il divario digitale in tutti i suoi ambiti, come il divario digitale di genere e quello a svantaggio delle zone rurali o della popolazione più anziana. Analogamente, i professionisti del settore devono essere formati all'uso di questi nuovi strumenti attraverso programmi di formazione permanente. È inoltre necessario sviluppare un nuovo sistema di comunicazione coordinato e integrato tra il sistema sanitario, i prestatori di assistenza e le famiglie; ed è cruciale garantire l'accesso a una formazione alle nuove tecnologie di comunicazione sia ai prestatori di servizi che operano nelle strutture residenziali che agli utenti di tali strutture;

32.

ritiene che il sostegno finanziario per il periodo di formazione sia un'importante misura di accompagnamento al fine di agevolare l'ingresso nel settore o il cambiamento professionale delle persone interessate;

33.

è impegnato a favore di una remunerazione adeguata dei prestatori di assistenza, che rispecchi il valore sociale e socioculturale del loro lavoro;

34.

richiama il principio n. 9 del pilastro europeo dei diritti sociali, riguardante l'equilibrio tra attività professionale e vita familiare, in cui si afferma che i genitori e le altre persone con responsabilità di assistenza hanno diritto a un congedo appropriato, a modalità di lavoro flessibili e all'accesso ai servizi di assistenza; e sottolinea, a tale proposito, il contributo al rispetto di tale principio che possono apportare le misure di sostegno pubblico per l'assunzione di prestatori di assistenza attraverso sovvenzioni o altre forme di finanziamento, misure che contribuiranno inoltre a regolarizzare e migliorare le condizioni dei lavoratori del settore dell'assistenza;

35.

raccomanda agli Stati membri dell'UE di porre in essere le condizioni quadro essenziali per la protezione sociale dei prestatori di assistenza, il che significa garantire a questa categoria di persone sia i mezzi di sussistenza che la copertura assicurativa per malattia e infortunio e le prestazioni pensionistiche. I familiari che prestano assistenza non dovrebbero essere costretti a rinunciare al loro lavoro: non si possono associare dei benefici pubblici allo status di disoccupato. La decisione di prendersi cura di un familiare è sempre difficile, e non dovrebbero essere imposti sacrifici inutili;

36.

pone l'accento sull'importanza dell'accompagnamento professionale nel campo dell'assistenza informale — che è perlopiù rivolta a persone di famiglia — al fine di dotare delle competenze necessarie i familiari che prestano tale assistenza e nel contempo garantire una qualità adeguata delle loro prestazioni; e sottolinea inoltre la necessità di offrire appositi servizi (ad esempio rendendo disponibili nelle strutture dei posti per l'assistenza di breve termine, il cosiddetto ricovero di sollievo) per alleviare temporaneamente, quando è necessario, l'onere che grava su tali prestatori di assistenza;

37.

invita gli Stati membri dell'UE e gli attori pertinenti a livello locale e regionale a consultare regolarmente le persone delle categorie interessate mediante sondaggi, al fine di utilizzare i relativi risultati e l'evoluzione degli stessi come base per lo sviluppo di strategie nel campo dell'offerta dei suddetti servizi.

Raccomandazioni alla Commissione europea

38.

invita la Commissione europea ad aggiornare il quadro europeo per la qualità dei servizi di assistenza a lungo termine esistente, che risale al 2012, sì da adeguarlo agli ultimi sviluppi in materia di prestazione di tali servizi e relativi requisiti di capacità professionale, nonché da agevolare la mobilità degli operatori; a tal fine, propone alla Commissione europea e agli Stati membri di introdurre un marchio di qualità europeo per la figura professionale del «prestatore di assistenza a persone anziane e/o non autosufficienti», in contesti assistenziali istituzionalizzati e non, per garantire che coloro che prestano servizi di questo tipo abbiano le competenze e le qualifiche necessarie; osserva che è necessario stabilire modelli comuni di riferimento nell'attuale contesto europeo mediante un certificato di qualità omologato adatto alle necessità di ciascuno Stato membro; e sottolinea che i diritti delle persone assistite e il loro benessere fisico e mentale devono rimanere la priorità assoluta, e che ciò significa altresì prevenirne e alleviarne la solitudine;

39.

suggerisce alla Commissione europea e agli Stati membri dell'UE di considerare la possibilità di una strategia europea in materia di prestatori di assistenza e di una definizione professionale comune di tale categoria (che comprenda anche i prestatori di assistenza conviventi, il cui servizio dovrebbe essere considerato parte integrante dell'assistenza a lungo termine), coinvolgendo le città, le regioni e le parti sociali; tale strategia dovrebbe informare e sensibilizzare, anche tramite una campagna mediatica, al fine di contribuire a un cambiamento duraturo dell'immagine delle professioni sanitarie e dell'assistenza;

40.

suggerisce inoltre alla Commissione europea di prendere in considerazione la possibilità di presentare proposte per il riconoscimento e il sostegno concreto dei familiari in quanto prestatori di assistenza;

41.

invita la Commissione europea a elaborare una proposta per l'introduzione di un sistema efficiente di raccolta e analisi esaustiva dei dati — che riguardino anche l'assistenza prestata da persone conviventi, oggi in gran parte non documentata — con l'obiettivo di mettere a disposizione degli Stati membri e delle regioni una base solida per il futuro coordinamento interregionale;

42.

raccomanda alla Commissione europea di istituire una piattaforma dedicata all'assistenza che renda più agevole realizzare scambi reciproci di esperti in materia e illustrare esempi di buone pratiche e di programmi comuni in questo campo, come i piani di assistenza sociale o le strategie di sostegno alle famiglie che prestano assistenza;

43.

accoglie con favore le possibilità di finanziamento e sostegno offerte dagli attuali e futuri fondi strutturali dell'UE (FSE 2014-2020 con REACT-EU o FSE+ 2021-2027), nonché le sinergie e le complementarità create dal programma EU4Health 2021-2027, e sottolinea il carattere prioritario delle azioni finanziate da tali strumenti;

44.

è favorevole alla gerarchizzazione delle priorità, e all'assegnazione mirata delle risorse, di bilancio per far fronte alla carenza di lavoratori qualificati nel settore sociosanitario, in particolare nell'ottica dell'agenda della Commissione europea per il mercato del lavoro nell'ambito del semestre europeo. La Commissione europea dovrebbe monitorare l'attuazione e l'efficacia delle proprie raccomandazioni.

Bruxelles, 1o luglio 2021

Il presidente del Comitato europeo delle regioni

Apostolos TZITZIKOSTAS


(1)  Nell'UE nel 2020 la percentuale delle persone di almeno 65 anni di età era pari al 20,6 %, con una crescita di 3,0 punti percentuali rispetto a dieci anni prima. Eurostat, 16.3.2021: https://ec.europa.eu/eurostat/web/products-eurostat-news/-/ddn-20210316-1.

(2)  COM(2021) 50 final.

(3)  Parere del CdR Attuazione e prospettive future dell'assistenza sanitaria transfrontaliera (CdR-2019-4597).

(4)  COM(2021) 50 final.

(5)  COM(2021) 102 final.

(6)  Parere del CdR Un'Unione dell'uguaglianza: la strategia per la parità di genere 2020-2025 (COR-2020-02016).

(7)  Relazione sull'impatto dei cambiamenti demografici [COM(2020) 241 final].

(8)  COM(2021) 50 final.

(9)  OCSE, Who Cares? Attracting and Retaining Care Workers for the Elderly, 2020.

https://www.oecd.org/els/health-systems/who-cares-attracting-and-retaining-elderly-care-workers-92c0ef68-en.htm.

(10)  JRC, Health and long-term care workforce: demographic challenges and the potential contribution of migration and digital technology, JRC121698, 2021.

(11)  COM(2021) 50 final.

(12)  Secondo la Commissione europea, l'«economia d'argento» può essere definita in termini di opportunità economiche derivanti dalla spesa pubblica e dei consumatori connessa all'invecchiamento demografico e alle esigenze specifiche delle persone di età superiore ai 50 anni.

(13)  JRC121698, cit.

(14)  Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (EIGE), Gender inequalities in care and consequences for the labour market, 2021,.

https://eige.europa.eu/publications/gender-inequalities-care-and-consequences-labour-market/

(15)  JRC121698, cit.

(16)  Parere del CdR Salari minimi adeguati nell'Unione europea (COR-2020-05859).

(17)  Parere d'iniziativa del CESE I diritti dei lavoratori conviventi prestatori di cure e assistenza (SOC/535 — EESC-2016-00941).