11.12.2020   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

L 417/294


RISOLUZIONE (UE) 2020/1936 DEL PARLAMENTO EUROPEO,

del 14 maggio 2020,

recante le osservazioni che costituiscono parte integrante della decisione sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l’esercizio 2018

IL PARLAMENTO EUROPEO,

vista la sua decisione sul discarico per l’esecuzione del bilancio dell’ottavo, nono, decimo e undicesimo Fondo europeo di sviluppo per l’esercizio 2018,

viste le risposte fornite dalla Commissione alle interrogazioni scritte rivolte all’allora commissario per la Cooperazione internazionale e lo sviluppo Neven Mimica per l’audizione dinanzi alla commissione per il controllo dei bilanci del 28 novembre 2019,

visti l’articolo 99, l’articolo 100, terzo trattino, e l’allegato V del suo regolamento,

visto il parere della commissione per lo sviluppo,

vista la relazione della commissione per il controllo dei bilanci (A9-0057/2020),

A.

considerando che l’obiettivo primario della cooperazione allo sviluppo è ridurre la povertà e, nel lungo periodo, eliminarla, come sancito agli articoli da 208 a 210 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea TFUE);

B.

considerando che l’Unione deve compiere il massimo sforzo per assicurare che, segnatamente quando investe in paesi governati da regimi non democratici, le sue risorse e le sue azioni apportino sempre benefici alle persone in stato di bisogno e non alle strutture governative;

C.

considerando che l’obiettivo generale rimane quello di destinare lo 0,7 % del reddito nazionale lordo all’aiuto pubblico allo sviluppo (APS) e mobilitare finanziamenti privati;

D.

considerando che l’integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile e l’attuazione dell’accordo di Parigi sul clima sono obiettivi chiave da perseguire utilizzando gli strumenti di cooperazione;

E.

considerando che la sostenibilità è essenziale per conseguire gli obiettivi e i risultati stabiliti, in particolare gli effetti a lungo termine dell’aiuto allo sviluppo;

F.

considerando che il principio del «non lasciare indietro nessuno» riveste un ruolo centrale nell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile;

G.

considerando che il consenso europeo in materia di sviluppo, adottato nel 2017, mette a disposizione delle istituzioni e degli Stati membri dell’Unione un quadro comune in materia di politiche di sviluppo;

H.

considerando che l’allineamento della cooperazione allo sviluppo dell’Unione con le priorità dei paesi partner in materia di sviluppo è l’elemento fondamentale dell’agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile;

I.

considerando la necessità di tenere costantemente conto della coerenza delle politiche e della complementarietà delle varie politiche esterne, segnatamente allorché diverse di queste vengono attuate in un unico paese partner nell’ottica di favorire sinergie, limitare i compromessi tra le politiche esistenti ed evitare il più possibile oneri amministrativi inutili;

J.

considerando che una buona cooperazione e un buon coordinamento con gli altri donatori e le istituzioni finanziarie internazionali sono di fondamentale importanza per evitare duplicazioni, assicurare controlli efficienti, condivisione del rischio, una titolarità dei risultati che rifletta gli effettivi contributi e l’efficacia degli aiuti, nonché stimolare la capacità di creare aiuti allo sviluppo nei paesi beneficiari;

K.

considerando che la Commissione è responsabile, in ultima analisi, della legittimità e della regolarità delle operazioni alla base dei conti dei fondi europei di sviluppo (FES) e di sovrintendere al processo di monitoraggio e rendicontazione finanziari dei FES;

L.

considerando che la trasparenza, la rendicontabilità e il dovere di diligenza in relazione ai diritti umani sono presupposti del controllo democratico e di un aiuto allo sviluppo efficace;

M.

considerando che gli interventi esterni dell’Unione sono realizzati tramite organizzazioni internazionali che eseguono i fondi dell’UE o che cofinanziano progetti insieme all’Unione, il che comporta sfide in termini di controllo e di governance;

N.

considerando l’estrema varietà delle modalità di esecuzione dei fondi dell’Unione, che riflette la natura intergovernativa dei FES, cui si fa ricorso in 79 paesi, con regole e procedure complesse per le gare d’appalto e l’aggiudicazione dei contratti;

O.

considerando che il sostegno al bilancio, pur essendo uno strumento essenziale per dare impulso al cambiamento e per rispondere alle principali sfide dello sviluppo, comporta un notevole rischio fiduciario e dovrebbe quindi essere erogato soltanto se il paese beneficiario è in grado di dimostrare un sufficiente livello di trasparenza, tracciabilità, rendicontabilità, rispetto dello Stato di diritto e dei diritti umani, ed efficacia prima di ottenere assistenza a titolo del sostegno al bilancio;

P.

considerando che la promozione della trasparenza e la lotta alla corruzione e alla frode sono essenziali per il successo delle operazioni dell’Unione per il sostegno al bilancio;

Q.

considerando che le attività dei FES sono realizzate in contesti difficili che comportano un’esposizione ricorrente a elevati rischi di natura geopolitica o istituzionale;

R.

considerando che fattori esterni alla corretta esecuzione dei FES possono indebolire o vanificare gli sforzi compiuti in termini di sviluppo;

S.

considerando che il sostegno alla governance dell’Unione è un elemento chiave dell’aiuto allo sviluppo per dar vita a riforme efficaci in materia di governance;

T.

considerando che le attuali crisi migratorie non devono oscurare le ondate di migrazione legate a radicali cambiamenti demografici e richiedono risposte diverse nel lungo periodo;

U.

considerando che la semplificazione dei processi di attuazione è un fattore essenziale per accrescere l’efficacia dell’erogazione degli aiuti;

V.

considerando che è di fondamentale importanza promuovere la visibilità dell’Unione, assicurare un utilizzo strategico dello strumento di aiuto e di finanziamento esterno dell’Unione, divulgare informazioni sui finanziamenti dell’Unione e integrare i valori dell’Unione in tutte le forme di aiuto allo sviluppo;

Dichiarazione di affidabilità

Esecuzione finanziaria dei FES e realizzazione dei relativi progetti (dall’ottavo all’undicesimo FES) nel 2018

1.

constata che l’undicesimo FES rappresenta il 65 % del portafoglio della direzione generale della Cooperazione internazionale e dello sviluppo della Commissione (DG DEVCO); rileva che nel 2018 gli impegni a titolo del FES hanno raggiunto 4 959 milioni di EUR, superando l’obiettivo annuale di 4 537 milioni di EUR (ossia raggiungendo il 109,3 % dell’obiettivo iniziale, rispetto al 95 % del 2017), mentre i pagamenti a titolo del FES sono ammontati a 4 124 milioni di EUR (in altre parole, il tasso di esecuzione ha raggiunto il 98,2 % dell’obiettivo annuale di 4 200 milioni, rispetto al 98,89 % del 2017); rileva inoltre che nel 2018 gli impegni della Banca europea per gli investimenti (BEI) sono ammontati a 880 milioni di EUR (di cui 800 milioni a titolo del Fondo investimenti), mentre i pagamenti della BEI sono ammontati a 555 milioni di EUR (di cui 525 milioni a titolo del Fondo investimenti);

2.

si compiace degli sforzi costanti compiuti dalla DG DEVCO per ridurre i vecchi prefinanziamenti e i vecchi impegni residui almeno del 25 %; osserva che la DG DEVCO è andata oltre il proprio obiettivo del 25 %, riducendo del 40,33 % i vecchi prefinanziamenti a titolo del FES (43,79 % per altri ambiti dell’aiuto) e del 37,10 % i vecchi impegni residui a titolo del FES (39,71 % per altri ambiti dell’aiuto);

3.

incoraggia la DG DEVCO a proseguire i suoi sforzi in relazione ai vecchi contratti scaduti a titolo del FES, dato che, come nel 2017, l’obiettivo di raggiungere un valore inferiore al 15 % non è stato conseguito nonostante la nuova procedura istituita dalla direzione generale stessa (registrando un valore del 17,27 %, che rappresenta un miglioramento lieve ma comunque insoddisfacente rispetto al 18,75 % del 2017); osserva che le restanti operazioni della DG DEVCO, con il 13,88 %, hanno conseguito l’obiettivo di un valore inferiore al 15 % in relazione al suddetto indicatore chiave di prestazione (ICP);

4.

si rammarica in generale del fatto che, rispetto ad altri ambiti di intervento e di competenza della DG DEVO, l’esercizio di riduzione si sia dimostrato meno efficace per i vecchi prefinanziamenti e i vecchi impegni residui a titolo del FES, in relazione ai quali sono stati raggiunti livelli di riduzione inferiori, come pure per i vecchi contratti scaduti a titolo del FES, in relazione ai quali l’obiettivo non è stato raggiunto; riconosce, tuttavia, che la complessità operativa dei FES può ostacolare il conseguimento dei valori obiettivo per gli indicatori chiave di prestazione, in particolare per quanto riguarda le procedure di chiusura, rendendo in tal modo più difficile emettere ordini di riscossione;

5.

invita la DG DEVCO a chiudere in via prioritaria e in breve tempo le operazioni residue dell’ottavo e del nono FES;

Affidabilità dei conti

6.

si compiace che la Corte dei conti (la «Corte»), nella sua relazione annuale sulle attività finanziate dall’ottavo, nono, decimo e undicesimo FES per l’esercizio 2018, abbia constatato che i conti annuali definitivi presentano fedelmente, sotto tutti gli aspetti rilevanti, la posizione finanziaria dei FES al 31 dicembre 2018, i risultati delle loro operazioni, i flussi di cassa e le variazioni dell’attivo netto per l’esercizio chiuso in tale data, conformemente alle disposizioni del regolamento finanziario per il FES e alle norme contabili per il settore pubblico riconosciute a livello internazionale;

Legittimità e regolarità delle operazioni su cui sono basati i conti

7.

si compiace del fatto che, a giudizio della Corte, le entrate alla base dei conti per l’esercizio 2018 sono, sotto tutti gli aspetti rilevanti, legittime e regolari;

8.

esprime crescente preoccupazione per il parere negativo formulato dalla Corte in merito alla legittimità e alla regolarità delle spese, nella misura in cui le spese alla base dei conti sono inficiate in misura rilevante da un livello crescente di errore;

9.

è profondamente preoccupato dal fatto che il livello stimato di errore sia cresciuto nuovamente per il secondo anno consecutivo, raggiungendo il 5,2 % per la spesa accettata nei conti dell’ottavo, nono, decimo e undicesimo FES (rispetto al 4,5 % del 2017, al 3,3 % del 2016, al 3,8 % del 2014 e del 2015, al 3,4 % del 2013 e al 3 % del 2012); si attende che la Commissione rifletta sui motivi e adotti le misure necessarie a invertire la tendenza di crescita del tasso di errore;

10.

rileva che i tassi di errore stimati dalla Corte potrebbero essere dovuti, in parte, a un carico di lavoro alquanto elevato per un numero di addetti insufficiente, in particolare in seno alle delegazioni disagiate;

11.

considera essenziale, quando si raggiungono simili livelli di errore stimato, investire ulteriormente nella sensibilizzazione e nella formazione del personale; invita la Commissione a trovare soluzioni per risolvere il problema della carenza di personale, in particolare in seno alle delegazioni disagiate;

12.

osserva che il recesso del Regno Unito dall’Unione non ha inciso in alcun modo sulla gestione finanziaria del FES nel 2018 e che i conti del FES relativi all’esercizio 2018 riflettono fedelmente lo stato della procedura di recesso;

13.

rileva con profonda preoccupazione che, delle 125 operazioni di pagamento controllate dalla Corte, 51 (cioè il 41 %) erano inficiate da errori e, in particolare, dei 39 pagamenti inficiati da errori quantificabili nove (ossia il 23 %) erano operazioni conclusive autorizzate una volta effettuati tutti i controlli ex ante; invita la Commissione a migliorare nettamente la legittimità e la regolarità delle operazioni e ad assicurare che sia dato un opportuno seguito ai controlli ex ante;

14.

constata che i fondi disimpegnati dai progetti nel quadro del decimo FES che sono trasferiti nella riserva di efficacia dell’undicesimo FES non creeranno alcun problema di tesoreria in vista del recesso del Regno Unito dall’Unione, e che l’incidenza sul contributo di ciascuno Stato membro sarà calcolata in proporzione al contributo iniziale degli Stati membri al FES;

15.

è gravemente preoccupato per il fatto che, nonostante il susseguirsi di piani d’azione correttivi attuati dalla DG DEVCO, le tipologie di errori individuati siano, in larga misura, simili agli anni precedenti, ossia mancanza di documenti giustificativi essenziali (36,6 %), grave inosservanza di norme in materia di appalti pubblici (27,1 %), spese non sostenute (22,7 %), tasso di errore residuo (TER) adattato in base al relativo studio della DG DEVCO (5,4 %), spese non ammissibili (4,3 %) e altri tipi di errore (3,9 %), non conformità di beneficiari con le disposizioni in materia di appalti e spese non ammissibili;

16.

osserva che gli errori riguardavano per lo più operazioni connesse a stime di programmi, convenzioni di sovvenzione e accordi di contributo con organizzazioni internazionali, nonché accordi di delega con agenzie nazionali di cooperazione dell’Unione rispetto ad altri strumenti di aiuto;

17.

nutre profonda preoccupazione per tale situazione ricorrente nonostante il susseguirsi di piani d’azione correttivi attuati dalla DG DEVCO, segnatamente allorché gli errori quantificabili sono indice di lacune nei controlli effettuati dalle organizzazioni internazionali; esorta la Commissione a non sottovalutare la gravità di tali errori, che potrebbero essere sintomo di irregolarità, come ad esempio frodi, e a far fronte con urgenza alle suddette lacune ricorrenti, a riferire con chiarezza in merito alle specifiche difficoltà incontrate nell’attuazione del piano d’azione e a cooperare diligentemente con la Corte e con l’Ufficio europeo per la lotta antifrode (OLAF) ove necessario;

Efficacia dei sistemi di monitoraggio e di garanzia

18.

manifesta grave inquietudine per il fatto che la Commissione disponesse di informazioni sufficienti a prevenire, individuare e correggere gli errori quantificabili prima di convalidare e accettare le spese e che, utilizzando le informazioni disponibili, si sarebbe potuto ridurre di 1,3 punti percentuali il livello stimato di errore; insiste inoltre sul fatto che alcuni i revisori esterni non hanno individuato talune operazioni inficiate da errori, corrispondenti a 1,1 punti percentuali;

19.

si attende che la DG DEVCO sia più rigorosa nell’utilizzo delle informazioni di gestione disponibili e nella gestione coerente del suo sistema di controllo complessivo (controlli ex ante e audit esterno o verifica della spesa); invita la DG DEVCO a un impegno continuo, di cui sottolinea l’importanza, per migliorare l’attuazione dei suoi controlli preventivi, in particolare la scelta di settori ad alto rischio legati a fondi in regime di gestione indiretta attraverso organizzazioni internazionali e agenzie di sviluppo nonché sovvenzioni in regime di gestione diretta;

20.

prende atto del settimo studio della DG DEVCO sul TER, nel quale quest’ultimo è stimato allo 0,85 %, un valore inferiore alla soglia di rilevanza del 2 % fissata dalla Commissione; osserva tuttavia che la metodologia utilizzata si basa da diversi anni su un numero estremamente esiguo di controlli a campione sulle operazioni e controlli incompleti sulle procedure di appalto pubblico, e invita la DG DEVCO a collaborare strettamente con la Corte per migliorare l’attendibilità della valutazione dei tassi di errore;

21.

osserva, tuttavia, che i risultati degli audit esterni sulle operazioni eseguite nei settori «sovvenzioni in regime di gestione diretta» e «gestione indiretta con paesi beneficiari» indicano che rispettivamente il 4,64 % e il 3,77 % del totale delle operazioni controllate sono stati identificati come non ammissibili e a causa di tale situazione non sono state emesse riserve differenziate; chiede alla DG DEVCO di spiegare ulteriormente nei dettagli il ragionamento applicato nei due suddetti casi;

22.

ricorda che la riserva è un elemento essenziale nella struttura contabile e costituisce pertanto uno strumento di prevenzione e trasparenza nella creazione di una catena di affidabilità della DG DEVCO che rifletta le sfide esistenti o le carenze che permangono e si sono manifestate a livello centrale o in seno alle delegazioni dell’Unione;

23.

invita la DG DEVCO a rafforzare progressivamente la propria catena di affidabilità conformemente al nuovo insieme di norme di controllo interne che ponga maggiormente l’accento sia sulle competenze e la rendicontabilità individuali per il loro ruolo nello svolgimento dei controlli che sul rischio di frode;

24.

rileva che lo studio sul TER è diventato un cardine della strategia della DG DEVCO per la valutazione del rischio, i controlli e l’audit e la sua catena di affidabilità, ma invita la DG DEVCO ad assicurare maggiore coerenza tra le norme metodologiche utilizzate per la sua valutazione del TER e, se del caso, a consultare la Corte in merito a tali questioni;

25.

prende atto dei diversi approcci adottati dalla Corte e dalla DG DEVCO: la Corte si concentra sulle operazioni in corso (o sui tassi di errore provvisori a livello di pagamento), mentre la DG DEVCO prende in esame le operazioni concluse; considera e sottolinea il fatto che tale duplice metodologia di valutazione non dovrebbe determinare una visione equivoca della legittimità e della regolarità delle operazioni, che sarebbe oltretutto d’ostacolo alla comparabilità dei risultati nell’arco di vari anni;

26.

si attende che tutte le parti interessate evitino giustificazioni concorrenti sulle metodologie di valutazione dei livelli stimati di errore, al fine di presentare un quadro attendibile e più realistico della situazione e di rafforzare la fiducia e l’equità sia nel lavoro di controllo svolto sia nei sistemi generali di controllo; sottolinea inoltre la necessità di riesaminare debitamente la nozione di importi stimati a rischio alla chiusura, utilizzata in diverse modalità di rendicontazione, come la relazione annuale di attività della DG DEVCO o la relazione annuale sulla gestione e il rendimento della Commissione;

27.

invita la DG DEVCO a proseguire gli sforzi intesi a migliorare l’efficiente attuazione del suo quadro di controllo e degli ICP, in particolare l’ICP 21 sui pagamenti indebiti evitati da controlli ex ante e l’ICP 25 sugli importi inammissibili individuati da audit esterni; rileva che sono stati emessi ordini di riscossione per un importo di 18,22 milioni di EUR a scopo di rimborso di pagamenti indebiti;

28.

ritiene che sia indispensabile controllare i settori ad alto rischio legati a fondi in regime di gestione indiretta attraverso organizzazioni internazionali e agenzie nazionali di sviluppo nonché le sovvenzioni in regime di gestione diretta e che il livello di rischio associato a questi due ambiti delle operazioni dovrebbe essere aggiornato;

29.

constata che nel 2018 sono state emesse due riserve e che in particolare è stata rinnovata la riserva sul Fondo per la pace in Africa (FPA), inizialmente emessa nel 2015 e che riflette le carenze istituzionali e gestionali esistenti, dato che il Fondo non è sufficientemente efficace da salvaguardare la legittimità e la regolarità della spesa del FES;

30.

osserva che nel 2018 erano in corso 19 indagini per frode;

Cooperazione con organizzazioni internazionali, agenzie di sviluppo dell’Unione e organizzazioni non governative

31.

rileva che nel 2018 i pagamenti a titolo dei FES per progetti realizzati in regime di gestione indiretta con organizzazioni internazionali e agenzie di sviluppo ammontavano rispettivamente a 1074 milioni di EUR e 201 milioni di EUR (di cui 347 milioni di EUR erano gestiti attraverso le Nazioni Unite); osserva che 2,6 miliardi di EUR provenivano dal bilancio generale;

32.

constata con preoccupazione che, per quanto riguarda le operazioni con organizzazioni internazionali, 33 delle 61 operazioni controllate (pari al 54 %) presentano errori quantificabili, il che rappresenta il 62,5 % del livello di errore stimato per il 2018;

33.

esprime profonda preoccupazione per il fatto che le organizzazioni internazionali non abbiano ancora una volta fornito in tempo la documentazione giustificativa, impedendo alla Commissione e alla Corte di svolgere audit rigorosi; invita la Commissione, a tale riguardo, a intensificare gli sforzi volti a garantire un’informazione tempestiva da parte delle organizzazioni internazionali interessate, onde permettere alla Corte di presentare dati completi e accurati;

34.

rileva con preoccupazione l’elevato numero di contratti del FES aggiudicati a un numero assai limitato di agenzie nazionali di sviluppo, con conseguente rischio di rinazionalizzazione della politica di sviluppo dell’Unione, il che contrasta con gli interessi di una maggiore integrazione della politica esterna dell’Unione;

35.

invita la Commissione a rafforzare e consolidare il monitoraggio delle procedure di gara e di aggiudicazione degli appalti, onde evitare il rischio che un numero molto limitato di agenzie pubbliche o semi-private monopolizzi quote significative dei progetti del FES attuati nei paesi in via di sviluppo e ottenga un’influenza crescente sulle politiche dell’Unione in materia di sviluppo, cooperazione e vicinato, mettendo potenzialmente a rischio l’indipendenza strategica dell’Unione; invita la Commissione altresì a rafforzare e ampliare la cooperazione anche con altri organismi pubblici e privati, come ad esempio varie organizzazioni non governative (ONG) attive nel settore dello sviluppo;

36.

raccomanda che la Commissione ponga maggiormente l’accento sulla promozione della collaborazione dei FES con le organizzazioni internazionali, le agenzie di sviluppo dell’Unione e le ONG; esprime preoccupazione per la visibilità inadeguata e insufficiente delle attività dei FES presso il pubblico;

37.

ricorda che gli enti cui è affidata l’esecuzione dei fondi dell’Unione devono rispettare in generale i principi di una sana gestione finanziaria e della trasparenza; sottolinea la necessità che ogni ente collabori pienamente alla tutela degli interessi finanziari dell’Unione e conceda, come condizione per ricevere fondi, all’ordinatore responsabile, alla Corte e all’OLAF i diritti necessari e l’accesso di cui hanno bisogno;

38.

invita la Commissione a:

i)

rispettare rigorosamente e far applicare negli accordi quadro e di contributo le suddette responsabilità degli enti cui è affidata l’esecuzione dei fondi dell’Unione e l’obbligo di fornire alla Corte e all’OLAF gli eventuali documenti richiesti ai fini del completamento dell’audit;

ii)

prestare attenzione costante ai requisiti delle valutazioni per pilastro e alle relazioni delle organizzazioni internazionali e delle ONG interessate dalla suddetta mancanza di cooperazione per riesaminare l’adeguatezza dei loro strumenti di rendicontabilità; riesaminare le relative disposizioni o i relativi mandati allorché la metodologia delle valutazioni per pilastro dovrà essere rivista per ottemperare alle disposizioni del regolamento finanziario; adattare, ove necessario, gli accordi di delega vigenti con i suddetti organismi internazionali;

iii)

valutare se sia tuttora necessario un approccio più sistematico alla comunicazione delle attività finanziate con sovvenzioni dell’Unione, per accrescere la visibilità dell’Unione e rafforzare la trasparenza, la responsabilità e il dovere di diligenza in relazione ai diritti umani lungo la catena di finanziamento; introdurre negli accordi quadro l’obbligo per l’agenzia capofila di assicurare la visibilità dell’Unione nei progetti finanziati da una pluralità di donatori; effettuare controlli a campione sul posto a distanza di alcuni anni dal completamento dei progetti cofinanziati, per verificare che gli interventi del FES continuino a esercitare un impatto e per adottare le misure necessarie a garantire che le relative operazioni abbiano un impatto a lungo termine;

Sostegno dell’Unione al bilancio

39.

osserva che nel 2018 il contributo del FES alle attività di sostegno al bilancio ha raggiunto 881,9 milioni di EUR, di cui 858,6 milioni di EUR corrispondevano a nuovi impegni (con una copertura geografica di 56 paesi partner, che rappresentano 96 contratti di sostegno al bilancio); constata che ai paesi e territori d’oltremare (PTOM) sono stati erogati 92,9 milioni di EUR a titolo dei FES, pari a 18 contratti di sostegno al bilancio in 14 paesi;

40.

rileva con favore che l’Africa subsahariana costituisce il principale beneficiario del sostegno al bilancio, di cui percepisce una quota pari al 41 %, e che i relativi contratti riguardano misure di consolidamento della resilienza degli Stati e appalti immobiliari; rileva inoltre che la quota dei paesi a basso reddito è salita al 38 %, rispetto al 31 % del 2015, e che i paesi a reddito medio-basso, cui è destinato il 47 % degli impegni totali attuali, costituiscono i principali beneficiari del sostegno al bilancio;

41.

ricorda che il sostegno al bilancio costituisce un investimento nelle politiche e nei sistemi pubblici dei paesi partner dell’Unione e che i relativi principi fondamentali sono l’attuazione di riforme e il contributo al conseguimento degli obiettivi di sviluppo sostenibile; osserva che le attività dell’Unione di sostegno al bilancio devono essere guidate dai principi di efficacia sanciti a livello internazionale con il partenariato di Busan, quali la titolarità dei paesi partner, l’attenzione ai risultati, l’inclusività e la rendicontabilità;

42.

rileva che negli Stati dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico (ACP) e nei PTOM gli esborsi sono effettuati perlopiù in quote fisse; ritiene, tuttavia, che l’utilizzo di quote variabili potrebbe assicurare un migliore effetto leva per intensificare il dialogo politico e strategico con i paesi partner sulle principali riforme da attuare; è convinto che le modalità di esborso mediante quote fisse e variabili dovrebbero basarsi sui risultati e fondarsi su dati qualitativi sufficienti a consentire una valutazione dei progressi compiuti; ritiene che i criteri di prestazione per gli esborsi siano un fattore chiave per la gestione delle attività di sostegno al bilancio;

43.

chiede un monitoraggio rigoroso e un dialogo strategico circostanziato con i paesi partner in relazione agli obiettivi, ai progressi compiuti verso i risultati concordati e agli indicatori di prestazione; rinnova l’invito alla Commissione a definire e misurare meglio le ricadute attese in termini di sviluppo, e in particolare a migliorare il meccanismo di controllo in relazione alla condotta del paese beneficiario sotto il profilo della lotta alla corruzione, del rispetto dei diritti umani, dello Stato di diritto e della democrazia; permane profondamente preoccupato per il modo in cui può essere impiegato il sostegno dell’Unione al bilancio nei paesi beneficiari in cui il controllo democratico è limitato o assente;

44.

constata un leggero calo complessivo dei rischi percepiti in relazione al sostegno al bilancio nel 2018; sottolinea, tuttavia, i rischi legati alla corruzione, alle finanze pubbliche e allo sviluppo restano i più rilevanti, mentre il rischio macroeconomico registra una tendenza al rialzo;

45.

è favorevole all’accento posto sui progressi compiuti negli ambiti della gestione delle finanze pubbliche, della trasparenza di bilancio e degli organismi di controllo democratico e vigilanza, nonché sulla macrocondizionalità nei paesi partner, al fine di ottimizzare lo sviluppo di capacità; invita la Commissione a monitorare in maniera sistematica le riforme intraprese e i risultati conseguiti, fornendo prova del fatto che il sostegno dell’Unione al bilancio abbia contribuito efficacemente ai programmi dei paesi partner per lo sviluppo e ne abbia rafforzato la titolarità democratica;

46.

sottolinea la necessità di rafforzare gli opportuni strumenti di monitoraggio per valutare il modo in cui il sostegno al bilancio ha contribuito al miglioramento della mobilitazione delle entrate interne e alle riforme associate; constata con favore che nel 2018 la mobilitazione delle entrate nazionali ha rappresentato il 19 % del valore delle quote variabili (rispetto al 3 % del 2014); esorta la DG DEVCO a continuare a fornire informazioni costanti, nelle sue relazioni sul sostegno al bilancio, circa il ricorso ai contratti di sostegno al bilancio ai fini della mobilitazione delle entrate nazionali;

47.

invita tuttavia la DG DEVCO a valutare rigorosamente nel suo dialogo strategico i rischi legati all’elusione fiscale da parte delle società, all’evasione fiscale e ai flussi finanziari illeciti, che colpiscono in particolare i paesi in via di sviluppo; esorta la DG DEVCO a valutare l’impatto di bilancio e a contribuire con la definizione di obiettivi di investimento orientati;

Rischi e sfide legati all’attuazione degli aiuti a titolo del FES

48.

esprime profonda preoccupazione per il rischio che il FES sia utilizzato per perseguire finalità che non sono coerenti con il suo obiettivo primario di ridurre la povertà, che sono inconciliabili con i valori cardinali del Fondo e che rischiano così di compromettere i risultati positivi precedentemente raggiunti; rileva con preoccupazione il rischio di sviamento e invita la Commissione a tenerne conto in sede di elaborazione di progetti e programmi, nel rispetto della coerenza delle politiche per lo sviluppo; invita la Commissione a selezionare i futuri programmi di aiuti in base ai valori fondamentali del FES e a valutare la possibilità di ritirare le sovvenzioni ai programmi che divergono da tali valori;

49.

sottolinea che i FES non dovrebbero spingersi oltre il proprio ambito di applicazione e che il nuovo nesso per fronteggiare nuove sfide non dovrebbe compromettere il conseguimento di altri obiettivi in materia di sviluppo;

50.

si appella alla Commissione affinché ponga maggiore enfasi e attenzione in relazione al miglioramento e al mantenimento di programmi di aiuti correttamente funzionanti; invita la Commissione a garantire maggiore copertura mediatica e visibilità delle migliori prassi e delle storie di successo;

51.

sottolinea la significatività dei rischi per la sostenibilità, la trasparenza e il buon coordinamento che l’Unione si prefigge di affrontare con i suoi finanziamenti di aiuto allo sviluppo, a fronte di un sostanziale aumento di donatori emergenti e nuovi attori in Africa, quali Russia e Cina; invita la Commissione ad adoperarsi per un migliore allineamento della cooperazione internazionale con le priorità di sviluppo dei paesi partner;

52.

ritiene che la relazione tra la questione migratoria e l’aiuto allo sviluppo rappresenti uno dei nessi più importanti da gestire, unitamente al nesso tra sicurezza e sviluppo e a quello tra questioni umanitarie e sviluppo; riconosce, tuttavia, che la costruzione della pace e la lotta alle cause profonde della migrazione sono aspetti fondamentali dello sviluppo sostenibile;

53.

ricorda che l’efficacia degli aiuti, la titolarità da parte dei paesi partner dei risultati dello sviluppo e la dipendenza dai quadri di governance dei paesi partner sono principi guida che devono essere costantemente perfezionati; sottolinea inoltre che il buon governo, lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani sono presupposti indispensabili che contribuiscono all’efficacia degli aiuti; invita la Commissione a stabilire lo Stato di diritto e il rispetto dei diritti umani quali condizioni sine qua non per l’approvazione degli aiuti finanziari;

54.

sottolinea che la sostenibilità è fondamentale per accrescere l’efficacia complessiva degli aiuti allo sviluppo attraverso il costante rilevamento degli impatti di tutte le modalità di erogazione degli aiuti; ricorda che l’agenda 2030 e gli obiettivi di sviluppo sostenibile conferiscono grande importanza ai dati e agli indicatori, considerato che un rigoroso monitoraggio è fondamentale per una strategia efficace e operativa;

55.

rinnova l’invito alla Commissione a includere nella prossima relazione annuale di attività una valutazione strutturata dell’impatto delle attività dei FES, con particolare riferimento ai diritti umani;

56.

chiede alla Commissione di effettuare una valutazione specifica per paese dei progetti a lungo termine finanziati dal FES che sono ancora in corso, al fine di mettere in luce le reali incidenze pratiche degli investimenti decennali dell’Unione sul campo e il modo in cui essi hanno effettivamente contribuito allo sviluppo socioeconomico sostenibile dei paesi beneficiari; si appella pertanto alla Commissione affinché rifletta sull’esito della valutazione e limiti e/o ponga fine all’ulteriore finanziamento di progetti inefficaci;

57.

ritiene che una maggiore attenzione alle PMI locali, al settore privato e alle organizzazioni della società civile dovrebbe essere un cardine della cooperazione nell’ambito della gestione dei portafogli di progetti delle delegazioni dell’Unione; sottolinea la necessità che, data la carenza di finanziamenti necessari al conseguimento degli ambiziosi obiettivi di sviluppo sostenibile, un dialogo strategico con il settore privato e le organizzazioni della società civile svolga un ruolo essenziale per lo sviluppo delle economie locali;

58.

ritiene che l’inclusione finanziaria e la microfinanza siano tasselli fondamentali del progresso economico e sociale, avendo essi un impatto comprovato sull’attività economica e la creazione di posti di lavoro a livello locale; constata con soddisfazione che i FES promuovono l’inclusione finanziaria in Africa attraverso vari strumenti (il Fondo di garanzia del Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile (FESS), il meccanismo di condivisione del rischio NASIRA, il Fondo Huruma, l’iniziativa «Boost Africa» e il Fondo di garanzia africano), che puntano tra l’altro a fornire microprestiti ai coltivatori in stato di bisogno in Africa; sconsiglia alla Commissione e ad altre istituzioni dell’Unione di istituire nuovi strumenti di aiuto finanziario e le incoraggia piuttosto a garantire maggiore visibilità agli strumenti esistenti nelle rispettive zone di operazione e nell’Unione europea;

59.

prende atto dell’audit effettuato dal Servizio di audit interno sul coordinamento tra la Commissione e il SEAE e accoglie con favore la conclusione secondo cui le attività di coordinamento tra i servizi della Commissione (DG DEVCO, direzione generale della Politica di vicinato e dei negoziati di allargamento (DG NEAR) e Servizio degli strumenti di politica estera) e il Servizio europeo per l’azione esterna (SEAE) sono per lo più efficaci ed efficienti; sottolinea fermamente, tuttavia, la necessità di creare una visione non frammentaria dell’assistenza esterna complessiva fornita dall’Unione a un dato paese così come la necessità di rafforzare, in coordinamento con la DG DEVCO e la DG NEAR, la valutazione e la gestione dei rischi, nell’ottica di elaborare una visione comune sulle incertezze e le strategie di attenuazione;

Efficacia del Fondo fiduciario dell’Unione europea per l’Africa

60.

osserva che alla fine del 2018 le risorse assegnate al Fondo fiduciario dell’Unione europea per l’Africa (EUTF) hanno raggiunto i 4,2 miliardi di EUR, di cui 3,7 miliardi a titolo dei FES e 489,5 milioni stanziati dagli Stati membri e da altri donatori (Svizzera e Norvegia); rileva che nel 2018 sono stati attuati 187 progetti; constata che alla fine del 2018 l’iniziativa congiunta UE-OIM per la protezione della migrazione e lo sviluppo del reintegro è stata estesa da 14 a 26 Stati africani;

61.

ricorda la propria posizione costante secondo cui la Commissione deve garantire che qualsiasi fondo fiduciario istituito come un nuovo strumento di sviluppo sia sempre coerente con la strategia complessiva dell’Unione e i suoi obiettivi in materia di politica di sviluppo, ossia la riduzione e l’eliminazione della povertà e, in particolare, deve garantire che gli interessi dei paesi europei nel settore della sicurezza non prevalgano sulle necessità delle popolazioni beneficiarie; incoraggia la Commissione a valutare la possibilità di limitare l’aiuto finanziario ai progetti dell’EUTF che si discostino da tale linea;

62.

sottolinea la necessità che l’EUTF faccia fronte alle cause profonde della destabilizzazione, dei trasferimenti forzati e della migrazione irregolare, promuovendo la resilienza, le prospettive economiche, le pari opportunità, la sicurezza delle popolazioni e lo sviluppo umano e sociale; rileva che la nozione e le caratteristiche delle cause profonde della migrazione irregolare sono multiformi e dovrebbero essere adattate e analizzate attentamente per elaborare meglio la logica di fondo e il valore aggiunto degli interventi dei progetti e per illustrare meglio i risultati conseguiti;

63.

prende atto della constatazione della Corte secondo cui l’EUTF è uno strumento flessibile in grado di fornire assistenza in ambiti come quelli dei prodotti alimentari, dell’istruzione, della salute, della sicurezza e dello sviluppo sostenibile, ma rileva che, date le sfide inedite con cui si confronta, la sua impostazione avrebbe dovuto essere più mirata in termini di obiettivi, i quali sono considerati troppo ampi per guidare con efficienza interventi nelle varie regioni dell’Africa e misurarne l’impatto;

64.

rileva con preoccupazione che le numerose perplessità della Corte (1) e degli autori della valutazione intermedia dell’undicesimo FES in merito all’attuazione dell’EUTF sono rimaste perlopiù inascoltate; ribadisce le proprie preoccupazioni per quanto riguarda:

la mancanza di criteri documentati per la selezione di proposte di progetti per le componenti Africa settentrionale e Corno d’Africa;

l’assenza di un quadro specifico di valutazione del rischio;

le gravi carenze nella misurazione del rendimento dei progetti EUTF;

l’efficacia e la sostenibilità dei progetti EUTF e la capacità dell’Unione di monitorare da vicino la loro attuazione;

l’assenza di una strategia costruttiva concernente la diffusione e la copertura mediatica delle migliori prassi e dei programmi di aiuti con esito positivo;

ritiene, alla luce di tali costatazioni, che il valore aggiunto dell’EUTF sia estremamente discutibile;

65.

ricorda che la maggior parte del finanziamento dell’EUTF proviene dai FES, il che significa inevitabilmente che l’aiuto allo sviluppo è messo al servizio non dei piani di sviluppo dei paesi partner dell’Unione bensì degli obiettivi a breve termine della politica migratoria dell’Unione, il che confligge con il trattato di Lisbona e con la dichiarazione di Parigi sull’efficacia degli aiuti; sottolinea che l’EUTF era per lo più uno strumento incentrato su progetti di risposta rapida volti a contenere i flussi migratori misti, piuttosto che ad affrontare i fattori a lungo termine della migrazione conformemente ai principi dell’aiuto allo sviluppo;

66.

evidenzia che la condivisione di risorse provenienti dai FES, dal bilancio dell’Unione e da altri donatori a favore di fondi fiduciari non dovrebbe comportare che gli importi destinati alla politica di sviluppo e di cooperazione non raggiungano i loro normali beneficiari o non perseguano i loro obiettivi originari; deplora, a tale riguardo, il fatto che, mentre il contributo dell’Unione all’EUTF sarà essenzialmente costituito da risorse a titolo dell’aiuto pubblico allo sviluppo (APS), l’EUTF non è incentrato esclusivamente su obiettivi relativi allo sviluppo; rimarca che nel 2018 la componente tematica della gestione della migrazione ha ottenuto la quota più consistente dei fondi, con un accrescimento dal 17,3 % delle risorse dell’EUTF nel 2016 al 30,8 % nel 2018;

67.

rileva che non solo la quota relativa alla gestione della migrazione è cresciuta rispetto al totale dei progetti approvati ai sensi dell’EUTF, ma sono state destinate altresì risorse con sempre maggiore priorità ai paesi dell’Africa settentrionale, i quali nel 2018 hanno ottenuto il 52 % delle risorse destinate alla gestione della migrazione, rispetto al 23 % del 2016; si rammarica del fatto che, sebbene l’Unione attraverso l’EUTF miri soprattutto a sostenere le «popolazioni vulnerabili ed emarginate», nel 2017 il 55 % dei finanziamenti a titolo della componente sulla gestione della migrazione è stato destinato a progetti volti a «limitare e disincentivare la migrazione irregolare attraverso misure di contenimento e controllo»; avverte che l’utilizzo degli aiuti allo sviluppo come strumento per far fronte alla migrazione e a questioni di sicurezza non solo compromette le priorità dell’Unione in materia di sviluppo, ma può creare altresì maggiore povertà e instabilità, fattori che costringono le persone ad abbandonare le proprie comunità; incoraggia la Commissione, a tal proposito, a valutare la possibilità di limitare e/o sopprimere la fornitura di aiuti finanziari ai progetti EUTF che non rispettano le politiche di sviluppo a lungo termine dell’Unione;

68.

ricorda che le autorità regionali e locali, le organizzazioni della società civile e le ONG e il settore privato sono partner ai fini di una politica efficace in materia di sviluppo, e che è indispensabile un dialogo costante con le autorità nazionali e le comunità locali per definire strategie e priorità comuni; invita la Commissione a garantire che i FES e il bilancio dell’Unione non finanzino, attraverso l’EUTF, progetti attuati da forze governative e locali (milizie) coinvolte in gravi violazioni dei diritti umani, segnatamente in paesi come la Libia e il Sudan;

69.

ricorda che i finanziamenti dell’EUTF che provengono dalle linee di bilancio destinate allo sviluppo non devono essere utilizzati per misure di sicurezza che compromettano i diritti dei migranti; invita la Commissione a predisporre garanzie concrete che assicurino che i progetti dell’EUTF riguardanti la migrazione non siano utilizzati dalle autorità incaricate dell’attuazione per violare i diritti umani fondamentali dei migranti e non contribuiscano, nel lungo termine, alla destabilizzazione di paesi e sub-regioni, come messo sempre più in risalto dalle ONG e dalla popolazione locale nel Niger settentrionale; insiste sulla necessità che i progetti EUTF pongano i diritti umani al centro della programmazione e contribuiscano alla realizzazione dei diritti umani nei paesi interessati;

70.

invita la Commissione a includere clausole chiare e trasparenti sui diritti umani nei suoi accordi di contributo conclusi con i partner incaricati dell’attuazione (agenzie delle Nazioni Unite, agenzie di sviluppo degli Stati membri), onde evitare situazioni in cui l’Unione possa finanziare indirettamente progetti che violano i diritti umani; cita, a tale proposito, il progetto «Riconnettere l’Eritrea e l’Etiopia attraverso il ripristino delle principali arterie stradali in Eritrea», finanziato tramite l’EUTF e gestito dall’Ufficio delle Nazioni Unite di servizi ai progetti (UNOPS), che finanzia società edili eritree che utilizzano lavoro forzato attraverso il servizio nazionale;

71.

invita la Commissione a garantire che nei cantieri di progetti cofinanziati dall’Unione non si faccia ricorso al lavoro forzato né vigano condizioni di schiavitù, conformemente ai quadri giuridici internazionali e dell’Unione; raccomanda alla Commissione di porre in essere un sistema di monitoraggio trasparente e rigoroso per i progetti cofinanziati dall’Unione, che dovrebbe includere una procedura di denunce anonime e il seguito datovi;

72.

è preoccupato per il fatto che la Corte abbia individuato esempi di progetti che vertono su necessità simili a quelle di cui si occupano altri strumenti dell’Unione, con il rischio di duplicare altre forme di sostegno dell’Unione; invita la Commissione a provvedere in particolare affinché le sue azioni siano coerenti e coordinate con i programmi di sviluppo regionale e a massimizzare l’impatto e l’efficacia degli aiuti globali, onde garantire che l’attenzione sia incentrata principalmente sullo sviluppo, non sul controllo alle frontiere e sulla sicurezza a discapito dei migranti;

73.

rileva che la Commissione riconosce la necessità di rafforzare ulteriormente il sistema comune di monitoraggio; accoglie con favore l’adozione di un insieme di 41 indicatori comuni di realizzazione nel corso del secondo trimestre del 2018 e la predisposizione di assistenza tecnica; osserva che le tre componenti operative dell’EUTF per l’Africa si adoperano per meglio individuare obiettivi e riferimenti specifici a livello di progetto;

74.

ritiene che sia necessario prestare debita attenzione al fine di migliorare la comunicazione tra la Commissione, il Parlamento e gli Stati membri in relazione all’attuazione dell’EUTF e garantire l’adeguatezza della rendicontazione pubblica, del monitoraggio e dell’audit delle loro operazioni e prestazioni; invita la Corte a prendere in considerazione la possibilità di effettuare un audit sull’impatto dell’attuazione dell’EUTF per l’Africa sulla politica di sviluppo dell’Unione sia sotto il profilo del bilancio che sotto il profilo dei risultati; chiede pertanto alla Commissione di trarre le conclusioni dall’audit e di garantire che i progetti EUTF attuati in maniera inefficace siano sospesi o che ne siano sensibilmente ridotti i finanziamenti;

Architettura africana di pace e di sicurezza

75.

osserva con preoccupazione che l’architettura africana di pace e di sicurezza (APSA) risente di una forte dipendenza da fonti di finanziamento esterne, a causa del modesto contributo degli Stati membri al Fondo per la pace e degli esigui fondi supplementari attirati dall’APSA da fonti alternative di finanziamento;

76.

riconosce che in Africa il SEAE e la Commissione si trovano di fronte a situazioni assai complesse, con numerose sfide e vincoli politici e operativi in molti settori, in particolare la cooperazione dei principali soggetti interessati, il finanziamento e le carenze istituzionali, la volontà politica di intervenire nonché di prevenire e gestire i conflitti;

77.

deplora le carenze operative dovute alla scarsa assunzione di responsabilità e sostenibilità finanziaria da parte africana, unitamente all’elevata dipendenza da donatori e partner internazionali; invita la Commissione a promuovere l’assunzione di responsabilità da parte dell’Unione africana nei confronti dell’APSA, affinché si raggiunga una maggiore indipendenza finanziaria e il sostegno dell’Unione sia riorientato, passando dal sovvenzionamento dei costi operativi al sostegno di misure di rafforzamento delle capacità;

78.

si rammarica sia per il fatto che il sostegno dell’Unione per l’APSA abbia avuto un effetto modesto e abbia richiesto un riorientamento, sia per il fatto che tale sostegno si sia incentrato prevalentemente sul contributo ai costi operativi di base dell’APSA e che da molti anni quest’ultima sia fortemente dipendente dal sostegno dei donatori;

79.

è seriamente preoccupato per le carenze del sistema di monitoraggio riguardo alla sua capacità di fornire dati adeguati sui risultati delle attività; chiede alla Commissione di potenziare la capacità del sistema di valutare le attività e le prestazioni, per dimostrare chiaramente che i contributi dell’Unione possono essere associati, in larga misura, a effetti tangibili e positivi sulla pace e la sicurezza in loco; invita i servizi della Commissione ad avviare una missione di «monitoraggio orientato ai risultati» e a riferire al Parlamento il prima possibile;

80.

raccomanda, sulla base delle preoccupazioni di cui sopra, che la Commissione valuti la possibilità di annullare tutti i finanziamenti a favore dell’APSA;

Piano per gli investimenti esterni e FESS

81.

ricorda l’obiettivo finanziario di mobilitare 44 miliardi di EUR in investimenti; rileva che l’Unione ha destinato 2,2 miliardi di EUR a 94 progetti di finanziamento misto nel quadro del FESS (primo pilastro del piano per gli investimenti esterni) e 1,54 miliardi di EUR per garanzie del FESS a favore di 28 programmi di investimento;

82.

incoraggia la DG DEVCO a portare avanti l’opera di sensibilizzazione circa il possibile effetto leva offerto dal piano per gli investimenti esterni grazie alla mobilitazione di investimenti del settore privato a favore dei partenariati per lo sviluppo; ricorda, tuttavia, la necessità di prestare la dovuta attenzione all’addizionalità del Piano per gli investimenti esterni, ma anche ai criteri applicati nella sua gestione, onde evitare qualsiasi sviamento dei finanziamenti per lo sviluppo a favore di investitori o interessi privati o a fini di lucro;

83.

osserva che, attraverso 21 progetti di finanziamento misto, l’Unione ha anche destinato 547 milioni di EUR all’Africa subsahariana, che dovrebbero mobilitare 4 miliardi di EUR per i trasporti, l’energia, il settore privato e l’agricoltura; manifesta il proprio sostegno a favore della promozione della dimensione locale del finanziamento misto;

84.

rimarca che la cooperazione regionale dell’Unione ha fornito il contributo finanziario principale ai progetti sulla biodiversità e la gestione delle risorse forestali e ha svolto un ruolo chiave nella preservazione delle 16 zone protette presenti nella regione dell’Africa centrale e occidentale;

85.

chiede alla Commissione di porre maggiore enfasi sulla diffusione dei progetti attuati con successo e di sensibilizzare il pubblico sugli investimenti dell’Unione in materia di sviluppo globale sostenibile;

Fondo investimenti BEI-ACP

86.

incoraggia la BEI a sostenere ulteriormente lo sviluppo del settore privato locale, in quanto motore fondamentale della sostenibilità e della resilienza, e a sostenere l’infrastruttura socioeconomica di base di interesse immediato per i beneficiari, nonché la ricerca di nuovi partner locali e regionali nel settore specifico della microfinanza; invita la BEI a incrementare l’addizionalità motivando meglio l’uso dei fondi;

87.

incoraggia la BEI a intensificare gli sforzi e adottare misure appropriate per pubblicizzare meglio i suoi strumenti nei paesi in cui l’impatto degli investimenti della BEI sarà maggiore;

88.

plaude al contributo fornito dall’Unione attraverso il Fondo investimenti ACP a favore di linee di credito per la microfinanza del valore di 139 milioni di EUR, che dovrebbero determinare circa 26 300 prestiti a microimprese e individui;

89.

considera fondamentale per la BEI continuare a dedicare del tempo alla politica di diligenza associata a strumenti di valutazione dei risultati, ai fini di una migliore conoscenza del profilo degli intermediari finanziari e dei beneficiari nonché di una migliore valutazione dell’impatto dei progetti sui beneficiari finali;

Il futuro delle relazioni Unione-Africa

90.

prende atto della riflessione in corso sulla prossima strategia e il prossimo partenariato a lungo termine tra l’Unione e l’Africa, ritenendo che si tratti di un’opportunità per compiere progressi a favore di una maggiore efficienza delle modalità di erogazione degli aiuti; considera necessario superare una relazione tradizionale incentrata sugli aiuti per adottarne una più strategica e integrata;

91.

invita la Commissione a concepire un approccio «dare di più per ricevere di più» con i nostri partner, al fine di poter adeguare il nostro aiuto al rispetto da parte dei paesi terzi dei diritti democratici, dello Stato di diritto, del rispetto delle convenzioni internazionali ecc.;

92.

sottolinea che i FES dovrebbero essere incorporati nel bilancio dell’Unione, come già affermato in varie risoluzioni del Parlamento e nella nuova proposta di quadro finanziario pluriennale 2021-2027, onde evitare la frammentazione del bilancio; rimarca che l’inclusione dei FES accrescerà la capacità dell’autorità di discarico di controllare le modalità di impiego del bilancio dell’Unione al di fuori di quest’ultima.

(1)  Relazione speciale n. 32/2018, «Il fondo fiduciario di emergenza dell’Unione europea per l’Africa: flessibile, ma non sufficientemente mirato».