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9.4.2021 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea |
C 123/1 |
Parere del Comitato economico e sociale europeo sulla «Relazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Relazione sulla politica di concorrenza 2019»
[COM(2020) 302 final]
(2021/C 123/01)
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Relatore: |
Gonçalo LOBO XAVIER |
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Consultazione |
Commissione europea, 12.8.2020 |
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Base giuridica |
Art. 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea |
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Sezione competente |
Mercato unico, produzione e consumo |
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Adozione in sezione |
11.12.2020 |
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Adozione in sessione plenaria |
27.1.2021 |
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Sessione plenaria n. |
557 |
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Esito della votazione (favorevoli/contrari/astenuti) |
230/0/6 |
1. Conclusioni e raccomandazioni
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1.1. |
Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie con favore la relazione della Commissione europea sulla politica di concorrenza 2019, nella quale viene sviluppato un approccio che mira a rafforzare il mercato unico e a promuovere lo sviluppo economico e gli obiettivi di politica sociale che sono essenziali per il processo dello sviluppo europeo. |
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1.2. |
Come ha già osservato in vari documenti precedenti, il CESE ritiene che una politica di concorrenza efficace e rispettosa dei principi sia uno dei pilastri dell'Unione europea e uno strumento indispensabile per la realizzazione del mercato interno, conformemente al Trattato sul funzionamento dell'Unione europea e in linea con gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), con la costruzione di un'economia sociale di mercato e con l'attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali (1). Questi punti rimangono attuali. |
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1.3. |
Il CESE concorda sul fatto che la Commissione dovrebbe adottare misure volte a promuovere una concorrenza leale nei mercati importanti per i cittadini e le imprese dell'UE, come i settori del digitale e delle telecomunicazioni, l'energia e l'ambiente, il settore manifatturiero, i servizi finanziari, la tassazione, l'agricoltura, i prodotti alimentari e i trasporti. Dette misure dovrebbero creare fiducia nei consumatori e definire chiaramente le condizioni adeguate per l'attività delle imprese. Il ritmo dei mutamenti economici e sociali è rapidissimo. L'adeguamento costante a una moderna economia sostenibile, verde e digitale rappresenta un'urgente necessità e la politica di concorrenza è essenziale per conseguire quest'obiettivo. |
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1.4. |
Le nuove sfide che ci vengono continuamente proposte dall'uso di dati, algoritmi e mercati conoscono una veloce evoluzione in un ambiente sempre più digitale. Di conseguenza occorre irrobustire le reti di cooperazione tra le autorità degli Stati membri e la Commissione, allo scopo di sostenere la concorrenza leale nel mercato unico. L'UE deve pertanto allinearsi all'era digitale, e il CESE, consapevole della necessità di cambiamento, esorta a compiere gli indispensabili adeguamenti. Il CESE è fermamente convinto che il mercato digitale e le piattaforme online siano parte di una nuova economia che è fondamentale per l'Europa, ma ritiene che occorra anche stabilire norme chiare ed eque per tutte le parti interessate. |
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1.5. |
Il CESE richiama l'attenzione della Commissione europea sull'esigenza di creare costantemente le condizioni economiche e politiche per stimolare la crescita delle PMI in un contesto di parità di condizioni che consenta anche la partecipazione delle grandi imprese al processo economico. L'Europa deve presentarsi come un forte spazio economico in cui vigono la concorrenza leale e regole chiare per tutti i partecipanti. |
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1.6. |
Per quanto riguarda la concorrenza con le società di paesi terzi, il CESE chiede che siano garantite le stesse norme sociali e ambientali, al fine di assicurare condizioni di parità. L'Europa non può adottare approcci differenti per sfide identiche e non può guardare alla politica di concorrenza con occhi ingenui. |
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1.7. |
Il CESE è favorevole alle misure coordinate messe in atto dalla Commissione europea per il settore manifatturiero, ma auspica che l'Unione si spinga oltre e proponga una soluzione permanente per accrescere la parità di condizioni in stretta collaborazione con gli Stati membri. Le misure temporanee sulla fornitura di prodotti specifici provenienti da mercati extra UE devono essere rese permanenti, in particolare per quanto riguarda l'importazione di attrezzature mediche essenziali e di altri prodotti chiave. Questa pandemia ha messo in evidenza tutte le debolezze di una politica esitante. Un settore manifatturiero robusto e resiliente dovrebbe costituire uno dei pilastri della politica di concorrenza. |
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1.8. |
Nel settore agroalimentare appare importante proteggere da imitazioni o «copie» i prodotti tutelati da denominazioni di origine europee. Il settore delle semenze e dei pesticidi è essenziale per agricoltori e consumatori, ma esso genera anche preoccupazioni che vanno al di là della protezione dei consumatori, della sicurezza alimentare e della garanzia del rispetto delle norme in materia di ambiente e clima. |
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1.9. |
I trasporti restano uno dei settori di servizi più difficili per quanto riguarda la concorrenza tra Stati membri nel mercato interno. Una priorità costante non solo per le imprese ma anche per gli utenti finali devono essere regole chiare e la necessità di un equilibrio. |
2. Osservazioni generali
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2.1. |
La politica di concorrenza è fondamentale per l'obiettivo di un mercato unico efficiente ed equo, in grado di promuovere i valori dell'Europa e il progetto europeo. In quest'ottica, è essenziale chiarire meglio l'insieme delle politiche e degli orientamenti al fine di garantire che il mercato unico sia percepito come un valore aggiunto per la globalizzazione e che la leadership dell'Europa verso un commercio equo e sostenibile offra non solo opportunità, ma anche risultati in grado di incidere su altre regioni economiche. |
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2.2. |
Sebbene l'avvio del «controllo dell'adeguatezza» delle norme in materia di aiuti di Stato sia stato un importante risultato nel 2019, la sua attuazione e monitoraggio sembrano tutt'altro che perfetti e rapidi. Tali processi, comprese le consultazioni pubbliche, devono essere invece accurati e rapidi. Il CESE ritiene che le organizzazioni della società civile possano essere coinvolte nel processo per facilitare i contatti con le parti interessate. |
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2.3. |
L'esistenza dello strumento online eLeniency rende facile e meno oneroso presentare dichiarazioni e documenti alla CE, anche richieste di trattamento favorevole nei casi di cartelli. Occorre trarre insegnamenti per comprendere la pertinenza della procedura in rapporto alla necessità di garantire un'equa partecipazione del pubblico, strumenti e procedure facilmente accessibili, nonché l'analisi comparativa con altri strumenti. |
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2.4. |
Il CESE condivide le preoccupazioni della Commissione in merito alla necessità di contrastare gli effetti della distorsione causata da sovvenzioni estere e proprietà pubblica e ritiene necessario introdurre strumenti supplementari per scongiurare effetti dannosi. Per individuare tali effetti in modo efficace occorre, in primo luogo, utilizzare in maniera adeguata la rete europea della concorrenza e, in secondo luogo, affrontare la questione dei sistemi di aiuti selettivi. |
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2.5. |
Il CESE propugna lo sviluppo e il potenziamento dei servizi di interesse generale nell'ambito dell'UE quale efficace strumento per salvaguardare il «modello di vita europeo». Per erogare in maniera adeguata i servizi di interesse generale, si deve accettare il fatto che le infrastrutture digitali sono un elemento essenziale della digitalizzazione. Occorre pertanto predisporre un'infrastruttura adeguata per la banda larga. Il CESE sostiene l'adozione di un sistema di aiuti di Stato che stimoli gli investimenti nell'introduzione di tutte queste nuove tecnologie, affrontando al tempo stesso gli squilibri territoriali a livello nazionale. |
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2.6. |
I progetti di comune interesse europeo svolgono un ruolo importante nella ricerca e nello sviluppo tecnologico, oltre che nell'applicazione delle innovazioni. È opportuno promuoverne lo sviluppo per il valore aggiunto che essi recano e il CESE auspica che la comunicazione sugli importanti progetti di comune interesse europeo (IPCEI) possa rappresentare uno strumento efficace per la loro adeguata attuazione. È importante verificare le modifiche apportate all'applicazione dei criteri in base ai quali gli Stati membri possono sostenere progetti transnazionali di importanza strategica per l'UE. |
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2.7. |
A parere del CESE la politica di concorrenza dell'UE dovrebbe adottare un approccio più lungimirante per riuscire ad adeguarsi sia alla sfida digitale sia alla concorrenza con cui dobbiamo fare i conti sulla scena globale. Il CESE invita pertanto la Commissione a porre la politica di concorrenza in cima all'elenco delle priorità del programma di lavoro della piattaforma Fit for Future. |
3. Osservazioni particolari
3.1. Migliorare ulteriormente l'efficacia e l'applicazione della politica di concorrenza dell'UE
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3.1.1. |
L'elaborazione e l'attuazione della politica di concorrenza dell'UE dovrebbero inserirsi in un quadro più generale, che tenga conto degli stretti nessi tra questa politica e altri importanti settori di intervento, nonché della necessità di adottare un approccio coerente. Le norme dell'UE in materia di concorrenza dovrebbero andare di pari passo con la normativa fiscale (con una tassazione equa anche nel settore digitale) e con la legislazione in materia di consumatori, protezione sociale e lavoro. Per ottenere risultati tangibili è necessaria un'armonizzazione nel settore della concorrenza sleale. |
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3.1.2. |
Per contrastare efficacemente le pratiche di concorrenza sleale, il CESE suggerisce di affrontare il problema delle posizioni di mercato dominanti con un nuovo metodo: non solo valutando la condotta dominante o l'abuso di posizione dominante, ma anche monitorando la presenza economica generale di un datore di lavoro in vari settori e non solo in singoli settori. |
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3.1.3. |
L'UE dovrebbe anche concentrare l'attenzione su altre pratiche anticoncorrenziali, come l'espansione predatoria e la monopolizzazione, la collusione tacita e gli effetti di lock-in (con i quali viene impedito ai lavoratori di operare contemporaneamente su molteplici piattaforme), che possono compromettere l'equilibrio del mercato. |
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3.1.4. |
Le PMI sono il pilastro su cui poggia l'economia europea, ed è quindi necessario accordare loro maggiore considerazione nel concepire e attuare la politica di concorrenza. Il sostegno statale è uno strumento utile ma non tutte le PMI ne conoscono l'esistenza. Il CESE raccomanda di migliorare la comunicazione nei confronti delle PMI per sostenerne l'attività in maniera più efficace. |
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3.1.5. |
La Commissione deve continuare a esercitare la vigilanza per individuare e perseguire i cartelli e l'abuso di posizioni dominanti sul mercato. Due inchieste della CE rivestono particolare importanza per la tutela dei consumatori, che sono stati fortemente colpiti:
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3.2. Affrontare nuove sfide nel settore digitale, delle telecomunicazioni e dei media
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3.2.1. |
A giudizio del CESE l'economia digitale e in particolare la posizione delle cosiddette GAFA pongono un'ardua sfida al diritto dell'UE in materia di concorrenza. Dal momento che queste imprese non devono conformarsi alle stesse norme delle aziende europee, le norme aggiornate dell'UE in materia di concorrenza dovrebbero dotarsi di strumenti nuovi ed efficienti per prendere atto di tale situazione. |
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3.2.2. |
Benché ci troviamo ancora in una fase precoce, dobbiamo seguire attentamente l'impatto dell'applicazione del regolamento (UE) 2019/1150 del Parlamento europeo e del Consiglio (2), del 20 giugno 2019, che ha introdotto nuove norme UE in materia di trasparenza per gli utenti commerciali delle piattaforme online. La diffusione delle piattaforme online sul mercato comporta l'arrivo di nuovi attori e dà vita a un nuovo contesto nel mercato interno, le cui conseguenze non sono ancora del tutto chiare. Per garantire una maggiore sicurezza ai soggetti attivi sul mercato e ai cittadini, soprattutto durante l'attuale pandemia, occorre applicare norme adeguate in materia di concorrenza; se queste si rivelassero insufficienti, si dovranno individuare nuove soluzioni. |
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3.2.3. |
Il CESE si compiace del fatto che la legge sui servizi digitali non sarà in conflitto con il possibile quadro giuridico per affrontare la questione delle condizioni di lavoro sulle piattaforme online. |
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3.2.4. |
Le norme in materia di concorrenza concepite per le imprese tradizionali mal si adattano alle piattaforme online. Urge adeguare le metodologie e gli obiettivi per adeguarsi al contesto imprenditoriale in evoluzione. |
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3.2.5. |
Il CESE ritiene che il mercato digitale e le piattaforme online siano parte di una nuova economia che è fondamentale per l'Europa, ma ritiene che occorra anche stabilire norme chiare ed eque. Le strutture dei mercati oligopolistici sono sostenute da molte caratteristiche che contraddistinguono pure le pratiche di monopolizzazione e gli effetti aggregati degli ecosistemi mobilitati dalle piattaforme online, nonché dalle imprese dominanti. Caratteristiche quali l'integrazione verticale, la mancanza di trasparenza per gli utenti, gli effetti di lock-in e di rete, unite a elevati livelli di concentrazione, producono nel campo della concorrenza problemi strutturali che si ripercuotono sia sui consumatori che sui lavoratori. |
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3.2.6. |
Le piattaforme possono costruire la propria posizione dominante nel mercato grazie a contenuti generati dagli utenti, quali dati e comportamenti dei consumatori oppure servizi svolti da singoli fornitori di manodopera. Gli utenti devono scontare la mancanza di accesso alle informazioni e non possono influire sulle condizioni in cui operano. Analogamente, raccomandazioni e classifiche sulle piattaforme sono caratterizzate da scarsa trasparenza. Le pratiche sleali e discriminatorie usate per compilare le classifiche si devono considerare pratiche di concorrenza sleale. |
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3.2.7. |
Le economie di scala sono una risorsa fondamentale grazie alla quale le piattaforme digitali possono acquisire una posizione dominante sul mercato. I costi marginali dell'ampliamento dell'attività di un'impresa sono pressoché nulli, rispetto alle imprese tradizionali, poiché le piattaforme che offrono servizi ad alta intensità di manodopera tramite pratiche abusive scaricano gran parte dei costi e dei rischi sui singoli fornitori di manodopera. Le piattaforme talvolta affermano che le economie di scala sono limitate alle capacità fisiche dei singoli autisti/ciclisti/lavoratori, ma il «reclutamento» (o la «disconnessione») di altri fornitori di forza lavoro per espandere il mercato non richiede alcun investimento. |
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3.2.8. |
L'attuale quadro giuridico dell'UE in materia di concorrenza non tiene adeguatamente conto dei problemi di concorrenza che incidono sul mercato del lavoro, come il potere di monopsonio dei datori di lavoro e la corsa al ribasso delle norme sociali, con conseguenze nefaste sia per i datori di lavoro, soggetti a una pressione concorrenziale insostenibile, che per gli Stati membri, che risentono della perdita di entrate fiscali e contributi previdenziali (3). Le norme in materia di concorrenza non dovrebbero ostacolare la contrattazione collettiva per tutti i lavoratori, compresi quelli delle piattaforme digitali, al fine di negoziare strumenti e accordi innovativi, come dimostrano vari esempi a livello nazionale. |
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3.2.9. |
La valutazione del potere di mercato nell'economia digitale deve tenere maggiormente conto delle attività aggregate in diversi mercati e del loro impatto complessivo sui pertinenti mercati online e offline Analogamente occorre prendere in considerazione anche l'accesso agli algoritmi che utilizzano i dati degli utenti per personalizzare prodotti, offerte, pubblicità e prezzi, sempre nel rispetto dei diritti fondamentali degli interessati. |
3.3. Politica di concorrenza a sostegno degli obiettivi dell'UE in materia di ambiente e energia a basse emissioni di carbonio
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3.3.1. |
Il CESE condivide l'obiettivo della Commissione europea di garantire la competitività a lungo termine dell'Unione europea tramite la sostenibilità e la transizione a un'economia sicura, climaticamente neutra e più efficiente in termini di impiego delle risorse, anche promuovendo e potenziando l'economia circolare. |
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3.3.2. |
Il CESE invita a rafforzare il Green Deal, importante accordo europeo volto ad azzerare le emissioni di gas a effetto serra entro il 2050. A questo riguardo può dimostrarsi decisivo il ruolo delle organizzazioni della società civile e delle parti sociali. Sarebbe opportuno effettuare un «controllo dell'adeguatezza» delle direttive ambientali ai fini della conformità agli impegni dell'UE. |
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3.3.3. |
Il CESE è favorevole a introdurre aiuti di Stato in relazione al sistema di scambio di quote di emissione di gas a effetto serra dopo il 2012 (direttive ETS). Sostiene l'opportunità di un riesame di questo sistema di aiuti di Stato e di un suo adeguamento al nuovo sistema di scambio di quote di emissione dell'UE per il 2021-2030, in cui vengono riposte grandi speranze. |
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3.3.4. |
Il CESE sostiene la necessità di moltiplicare gli sforzi per applicare il «principio inquinamento zero» nell'UE, nonché di adottare e attuare tutte le misure di efficienza energetica previste. Occorre favorire gli investimenti sostenibili nell'UE. A tal fine, i criteri per determinare se un'attività economica sia considerata ecosostenibile dovrebbero essere applicati al più presto, in modo da stabilire il grado di ecosostenibilità degli investimenti (4). |
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3.3.5. |
Come già ha affermato in pareri precedenti, il CESE considera necessario sostenere l'introduzione delle energie rinnovabili. Garantendo sempre la sicurezza dell'approvvigionamento, gli aiuti di Stato dovrebbero essere diretti a sostenere l'energia rinnovabile, ottimizzando i benefici ambientali, sociali ed economici dei finanziamenti pubblici. |
3.4. Tutela della concorrenza nel settore manifatturiero
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3.4.1. |
La crisi della Covid-19 ha rivelato le debolezze del sistema manifatturiero dell'UE, soprattutto nel settore sanitario, per il quale l'Unione dipende da fonti non UE per le attrezzature mediche, compresi i dispositivi di protezione personale come mascherine, respiratori artificiali e altri prodotti essenziali nella lotta contro la pandemia. L'UE ha bisogno di un forte settore manifatturiero in cui le imprese europee alimentino il mercato interno, specie nei settori vitali. Il CESE è favorevole alle misure coordinate messe in atto dalla Commissione europea ma auspica che l'Unione si spinga oltre e proponga una soluzione permanente al problema, in stretta collaborazione con gli Stati membri. Le misure temporanee relative alla fornitura di prodotti specifici provenienti da mercati extra-UE devono essere sostituite da una soluzione permanente, specie per quanto riguarda l'importazione di attrezzature mediche vitali. Un settore manifatturiero robusto e resiliente dovrebbe costituire uno dei pilastri della politica di concorrenza. |
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3.4.2. |
Per quanto riguarda la concorrenza con le società di paesi terzi, il CESE chiede che siano garantite le stesse norme sociali e ambientali, al fine di assicurare condizioni di parità. |
3.5. Garantire condizioni di parità nell'area fiscale
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3.5.1. |
Nel campo della fiscalità, il CESE prende atto con favore degli interventi messi in opera dalla Commissione europea nel 2019. Nel contempo è importante che anche in questo campo si assicuri una concorrenza leale tra diversi paesi. In particolare, occorre una maggiore vigilanza in tema di «tax ruling» (accordo fiscale preventivo) e di vantaggi competitivi illeciti ottenuti tramite accordi fra alcuni paesi e i «grandi operatori». Tale comportamento può falsare il libero mercato, danneggia le PMI e genera concorrenza sleale tra i vari paesi (5). |
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3.5.2. |
La regolamentazione dei servizi digitali rappresenta un tema fondamentale su cui la Commissione europea deve concentrare l'attenzione. |
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3.5.3. |
Occorre adottare un nuovo approccio nei confronti dei GAFA per garantire condizioni di parità e promuovere una distribuzione equa delle entrate fiscali generate da queste imprese. |
3.6. Rendere il settore finanziario più resiliente nell'ambito dell'Unione bancaria
La crisi finanziaria del 2008 e il suo impatto sull'economia reale e sulla fiducia dei mercati hanno reso necessaria una vigilanza costante sulle pratiche del settore bancario, visti i legittimi timori di un ripresentarsi di situazioni gravi. Gli aiuti di Stato temporanei hanno salvato dal collasso il settore finanziario. Nel contesto della ristrutturazione del settore, si è assistito alla scomparsa di alcuni istituti, ma anche a concentrazioni che possono risultare preoccupanti, non solo per la stabilità del settore finanziario qualora dovessero ripetersi situazioni di crisi, ma in particolare quanto alla possibilità di distorsioni della concorrenza derivanti dalle dimensioni di questi nuovi gruppi. Il CESE invita la Commissione europea a vigilare attentamente i possibili abusi di posizione dominante che potrebbero nuocere agli interessi dei consumatori e pregiudicare il finanziamento delle imprese, e in particolare delle PMI.
3.7. Garantire una concorrenza leale nei settori alimentare, dei consumatori e della salute
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3.7.1. |
Nel settore agroalimentare appare importante proteggere le produzioni di denominazioni di origine europee. Il settore delle semenze e dei pesticidi è essenziale per agricoltori e consumatori, ma esso genera anche preoccupazioni che oltrepassano la protezione dei consumatori, la sicurezza alimentare e la garanzia del rispetto delle norme in materia di ambiente e clima. |
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3.7.2. |
La protezione dei consumatori deve essere bilanciata da un'azione volta a sostenere e promuovere le imprese innovative e le PMI, secondo modalità che non incidano negativamente sulla concorrenza dinamica nel mercato. In tal modo sarà possibile creare posti di lavoro di elevata qualità e garantire la sostenibilità dinamica del sistema produttivo. |
3.8. Trasporti e servizi postali
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3.8.1. |
Il CESE riconosce l'importanza dei servizi di trasporto e postali e la necessità di creare condizioni di parità per consentire ai settori di sostenere la comunità. In tema di trasporti, si suggerisce alla Commissione europea di verificare se e in quale misura l'esenzione dalla tassa sul cherosene possa costituire un aiuto indebito alle compagnie aeree rispetto al settore ferroviario. |
4. Unire le forze per promuovere una cultura globale della concorrenza
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4.1. |
La dimensione internazionale della politica di concorrenza deve svolgere un ruolo fondamentale nella definizione e nell'applicazione delle norme. La politica di concorrenza si evolve in un contesto internazionale in cui le definizioni e i principi della legislazione in materia di concorrenza sono assai diversificati, circostanza che pone le imprese dell'UE in una posizione di svantaggio. |
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4.2. |
Molte PMI risentono dell'inadeguatezza delle norme UE rispetto a quelle che devono osservare i loro concorrenti internazionali. La concorrenza sleale è un problema che deve essere affrontato al fine di difendere le norme dell'UE. Le aziende in Europa lamentano spesso la mancanza di flessibilità. In alcune zone manifatturiere di paesi terzi, la mancata attuazione delle norme ambientali e sociali dell'UE crea distorsioni del mercato a discapito delle imprese europee, soprattutto delle PMI, e ciò dovrebbe suscitare preoccupazione in Europa. |
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4.3. |
Occorre promuovere il modello di concorrenza dell'UE a livello internazionale. L'Unione deve porsi alla guida di una cultura globale della concorrenza che preveda un sistema tale da tutelare sia le imprese che i lavoratori. È necessario discutere in maniera approfondita il concetto di diritto della concorrenza in Europa rispetto ad altre regioni economiche, specie gli Stati Uniti e la Cina, ad esempio per quanto riguarda i temi della sostenibilità e dell'ambiente. |
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4.4. |
Per garantire un equilibrio tra libertà di mercato e concentrazioni, non sembra sufficiente menzionare la concorrenza di altri grandi operatori mondiali, specie se provenienti da paesi chiusi alla concorrenza di imprese estere. Il Comitato sottolinea l'importanza di un approccio coerente dell'UE, volto a collegare il rispetto dei diritti umani e sul lavoro, l'attuazione degli OSS e la promozione di norme ambientali e investimenti sostenibili nelle attività d'impresa in tutto il mondo. I regimi commerciali e tariffari preferenziali concessi a vari paesi terzi dovrebbero essere rivisti e subordinati maggiormente all'effettiva attuazione delle norme in materia di sviluppo sostenibile, per creare condizioni eque e competitive per le imprese europee. A questo proposito, il Comitato suggerisce che, in alternativa alle fusioni societarie che indeboliscono la concorrenza, siano applicate misure volte a sostenere le imprese nello sviluppo di investimenti sostenibili nei mercati terzi. Tali misure potrebbero includere incentivi fiscali per le attività di ricerca e sviluppo e la promozione di accordi tra produttori europei per coordinare le strategie di esportazione e di investimento all'estero in linea con le norme economiche, sociali e ambientali dell'UE. |
Bruxelles, 27 gennaio 2021
La presidente del Comitato economico e sociale europeo
Christa SCHWENG
(1) Articoli 7, 9, 11 e 12 del TFUE.
(2) GU L 186 dell'11.7.2019, pag. 57.
(3) GU C 429 del 11.12.2020, pag. 173.