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28.10.2020 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea |
C 364/108 |
Parere del Comitato economico e sociale europeo sulla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni «Una nuova strategia industriale per l’Europa»
[COM(2020) 102 final]
(2020/C 364/15)
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Relatore: |
Mihai IVAŞCU |
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Correlatore: |
Dirk BERGRATH |
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Consultazione |
Commissione, 22.4.2020 |
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Base giuridica |
Articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea |
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Sezione competente |
Mercato unico, produzione e consumo |
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Adozione in sezione |
25.6.2020 |
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Adozione in sessione plenaria |
16.7.2020 |
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Sessione plenaria n. |
553 |
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Esito della votazione (favorevoli/contrari/astenuti) |
207/4/7 |
1. Conclusioni e raccomandazioni
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1.1. |
L’Unione europea e i suoi Stati membri devono rimanere uniti per proteggere la propria sovranità. Il CESE è fermamente convinto che l’Europa, per mantenere il suo ruolo guida nel mondo, abbia bisogno di una base industriale forte e competitiva. |
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1.2. |
Il CESE riconosce l’importanza vitale di passare a un’economia neutra in termini di emissioni di carbonio e di rovesciare la curva del collasso della biodiversità che si osserva attualmente. In assenza di una strategia industriale verde che costituisca un caposaldo del Green Deal, l’UE non riuscirà mai a realizzare un’economia neutra in termini di emissioni di carbonio nel giro di una generazione. |
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1.3. |
La nuova strategia industriale deve garantire il corretto equilibrio tra esigenze diverse: sostenere le imprese europee, rispettare l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 e incentivare i consumatori a orientare il consumo verso beni e servizi sostenibili. |
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1.4. |
Il CESE riconosce l’importanza che la Commissione, nel progettare il futuro dell’industria europea, ha attribuito alle parti sociali e alle organizzazioni della società civile. Il CESE è convinto che un dialogo sociale e civico costruttivo a tutti i livelli contribuirà a un’attuazione efficace della strategia. |
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1.5. |
L’economia circolare è l’elemento chiave per lo sviluppo del futuro modello economico europeo. Deve esplorare alternative valide ed economiche ai carburanti di origine fossile, e dare maggiore peso a soluzioni di energia pulita decentrate e cooperative. Inoltre, l’economia circolare migliorerà notevolmente l’efficienza sotto il profilo delle risorse delle attività economiche e ridurrà la nostra dipendenza dalle importazioni di materie prime essenziali. |
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1.6. |
Il CESE è fermamente convinto che la politica industriale debba accompagnarsi a una decisa politica estera e commerciale, tesa a sua volta a elaborare strategie per assicurare l’accesso alle materie prime. |
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1.7. |
Il CESE giudica indispensabile per l’Europa colmare il divario che, per alcune tecnologie, la separa dagli Stati Uniti, dalla Cina e da altri paesi. Per diventare un leader mondiale è essenziale sfruttare i nostri vantaggi competitivi, e contemporaneamente finanziare le attività di ricerca e sviluppo (R&S). È vitale costruire un mercato dei capitali europeo unificato, comprendente un mercato europeo per il capitale di rischio. |
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1.8. |
L’industria europea si digitalizzerà o cesserà di esistere. Gli investimenti nei settori TIC come l’economia dei dati, l’Internet delle cose, il cloud computing, l’intelligenza artificiale e le tecnologie produttive avanzate devono raggiungere tutte le regioni e tutti gli Stati membri. |
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1.9. |
Il mercato interno costituisce la base della nostra competitività a livello mondiale. Il regolamento sul controllo degli investimenti esteri diretti dovrebbe essere applicato da tutti gli Stati membri e, se necessario, potenziato e aggiornato. Chiunque desideri far parte del mercato unico dovrebbe rispettarne le regole, compresi i principi della neutralità climatica. |
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1.10. |
Per rilanciare l’occupazione, la crescita e la fiducia, l’Unione europea ha bisogno di maggiore imprenditorialità. L’UE dovrebbe promuovere e finanziare programmi d’istruzione concepiti per stimolare la creazione di un nuovo contesto economico e sociale sostenibile. |
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1.11. |
La politica industriale dovrebbe includere una forte dimensione sociale. Posti di lavoro di qualità, protezione sociale e servizi pubblici efficienti creano l’ambiente giusto per un’attività industriale fiorente. In questo contesto il pilastro europeo dei diritti sociali costituisce un importante fattore di stimolo per una crescita economica inclusiva. |
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1.12. |
Il CESE chiede la rapida attuazione del brevetto unitario europeo, che potrebbe permettere alle industrie di sviluppare, innovare e proteggere il proprio know-how a livello internazionale ed europeo a costi ragionevoli. |
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1.13. |
Per affrontare il problema delle differenze internazionali dei prezzi del carbonio, il CESE giudica necessarie le seguenti iniziative: l’introduzione di misure di adeguamento alla frontiera, standard ambientali che gli importatori dovranno rispettare, sovvenzioni per le esportazioni a basse emissioni di carbonio, un deciso ricorso agli strumenti di difesa commerciale e, infine, misure per affrontare le differenze di prezzo del carbonio negli accordi di libero scambio. L’obiettivo ultimo dovrebbe essere quello di fissare un prezzo globale per il carbonio. |
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1.14. |
Il CESE ritiene necessario completare l’Unione economica e monetaria, così da rendere disponibili tutti gli strumenti economici atti a contrastare lo shock economico avverso provocato dalla crisi sanitaria della COVID-19. |
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1.15. |
Il CESE rileva che, per gli Stati membri, l’unica possibilità di superare la crisi sta in un’azione coordinata che non lasci indietro nessuno e ripristini la capacità delle imprese di generare valore aggiunto, investire in un futuro sostenibile e mantenere/creare un’occupazione di qualità. Il piano di ripresa dell’UE, il Green Deal e la nuova strategia industriale, messi in atto in maniera integrata, costituiscono un pacchetto strategico audace e ambizioso per uscire dalla crisi pandemica e preparare il nostro futuro comune. |
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1.16. |
Con ogni probabilità, le PMI saranno le più colpite dalla crisi. Il CESE apprezza l’intenzione di aiutare tali imprese a espandersi, a sviluppare nuovi modelli aziendali e ad attirare una forza lavoro qualificata, per esempio tramite l’introduzione di stock option per i dipendenti. |
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1.17. |
Strutture intermedie come reti di PMI, agenzie di sviluppo regionale e cluster devono sostenere e potenziare le catene del valore strategiche e riunire tutte le forze dinamiche per rafforzare gli ecosistemi economici. |
2. Osservazioni generali
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2.1. |
Il CESE accoglie con favore questa comunicazione su una nuova strategia industriale per l’Europa, ma si rammarica che essa si limiti a presentare un elenco di progetti e misure per il futuro, anziché esporre chiaramente una strategia concreta e globale per l’industria europea, orientata al breve, medio e lungo termine. Il CESE esorta quindi la Commissione a pubblicare un piano d’azione concreto, contenente obiettivi annuali precisi e procedure chiare di monitoraggio, che preveda una stretta collaborazione con tutte le parti interessate. |
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2.2. |
Il CESE nota tuttavia un certo numero di differenze rispetto alle comunicazioni precedenti, poiché in questo caso la Commissione:
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2.3. |
In questo turbolento contesto internazionale l’Unione europea e i suoi Stati membri devono rimanere uniti per proteggere la propria sovranità. Il CESE è fermamente convinto che l’Europa, per mantenere il suo ruolo guida nel mondo, abbia bisogno di una base industriale forte e competitiva, che contribuisca agli sforzi dell’UE per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile, rispettare l’accordo di Parigi e ritornare a un’impronta ecologica (1) inferiore a «una Terra all’anno» il più presto possibile, e in ogni caso entro il 2040. |
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2.4. |
Il CESE riconosce l’importanza vitale di passare a un’economia neutra in termini di emissioni di carbonio e di rovesciare la curva del collasso della biodiversità che si osserva attualmente. Una strategia industriale comune può avere successo solo grazie al coinvolgimento e alla cooperazione di tutti gli Stati membri e di tutte le parti interessate, e tramite una pianificazione strategica integrata che metta in comune le risorse di soggetti europei, istituzioni locali e regionali, cluster industriali, aziende, parti sociali, imprese dell’economia sociale, università e gruppi di ricerca, nonché organizzazioni della società civile. |
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2.5. |
La nuova strategia industriale deve garantire il corretto equilibrio tra esigenze diverse: sostenere le imprese europee affinché si sviluppino in maniera rispettosa dell’ambiente, rispettare l’obiettivo della neutralità climatica entro il 2050 e incentivare i consumatori a orientare il consumo verso beni e servizi sostenibili. A tal fine, è necessario articolare ulteriormente la gamma di strumenti destinati a una politica industriale sostenibile, tenendo conto delle specificità delle PMI. |
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2.6. |
Il CESE è inoltre convinto che una transizione adeguatamente gestita verso un’economia digitale e climaticamente neutra abbia il potenziale per rinvigorire l’industria europea e creare nuovi posti di lavoro di qualità in nuove catene del valore sostenibili. La struttura di governance proposta dovrebbe pertanto rafforzare la titolarità della strategia industriale a tutti i livelli e coinvolgere tutte le parti interessate. |
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2.7. |
Lo sviluppo dell’industria europea si può realizzare solo promuovendo un vasto programma di investimenti pubblici e privati. Una nuova strategia industriale europea, che risponda alle nuove esigenze dei cittadini europei, favorisca la crescita del PIL, promuova la coesione interregionale, riduca le disparità di reddito e migliori la qualità della vita grazie agli investimenti e all’innovazione, può contribuire a creare un’identità comune europea, stimolare la solidarietà e rafforzare le istituzioni europee, rappresentando perciò un «valore aggiunto europeo». |
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2.8. |
Il CESE riconosce l’importanza che la Commissione, nel progettare il futuro dell’industria europea, ha attribuito alle parti sociali e alle organizzazioni della società civile. Il CESE ritiene che solo la cooperazione congiunta tra Stati membri, istituzioni europee, parti sociali e organizzazioni rappresentative della società civile possa creare un contesto propizio per la crescita dell’industria europea. A tale riguardo, un dialogo sociale e civico costruttivo a tutti i livelli costituisce una garanzia importante per un’attuazione efficace della strategia. |
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2.9. |
Il CESE riconosce da tempo che «nel mondo dell’impresa, vi sono aziende leader in materia di integrazione della sostenibilità. Molte imprese sono di fatto più avanti rispetto alle politiche in questione, che devono creare il contesto di stabilità e certezza necessario affinché le buone pratiche diventino prassi correnti, rendendo così le imprese capaci di fornire soluzioni sostenibili» ed esorta la Commissione a tenere conto di questi aspetti nell’elaborazione delle politiche future (2). Va notato che l’economia sociale ha una lunga tradizione in materia di sostenibilità. |
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2.10. |
Nel 2019 la produzione industriale era finalmente ritornata ai livelli precedenti alla crisi (ossia, a prima del 2007). L’industria è ancora la spina dorsale della nostra economia, e deve fornire le soluzioni alle numerose sfide che la nostra società deve affrontare. L’industria assolve pure un’importante funzione sociale, poiché svolge attività ad alto valore aggiunto, offre posti di lavoro di qualità e crea indirettamente occupazione nei servizi correlati. Il CESE apprezza pertanto l’articolata serie di proposte delineate nella comunicazione e si augura che esse vengano elaborate e attuate rapidamente. Tuttavia, dato il drastico declino della produzione industriale dovuto alla crisi del coronavirus, è necessario che le misure di emergenza adottate dai governi e sostenute dalla Commissione per mantenere a galla imprese economicamente sostenibili e tutelare il reddito dei lavoratori siano portate avanti finché saranno necessarie. |
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2.11. |
Il CESE ha riconosciuto ormai da tempo l’importanza delle start-up e delle scale-up per la creazione di un settore industriale competitivo e innovativo. Continua pertanto a chiedere «un approccio strategico coordinato per le imprese in fase di avviamento (start-up) e di espansione (scale-up), che tenga conto della diversità dei modelli imprenditoriali, e accoglie con soddisfazione le azioni specifiche messe a punto per le imprese dell’economia sociale» (3). |
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2.12. |
Il CESE accoglie con favore l’annuncio di un’iniziativa tesa a migliorare le condizioni di lavoro per i lavoratori delle piattaforme online. Si rammarica però che la comunicazione non affronti direttamente la sfida, assai più vasta, di una transizione inclusiva ed equa. Insiste sulla necessità di un piano d’azione ambizioso per incoraggiare gli Stati membri a mantenere le loro promesse riguardo alla proclamazione del pilastro europeo dei diritti sociali. |
3. Europa verde
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3.1. |
L’Europa ha bisogno di una politica industriale sostenibile, che promuova una transizione equa a un’economia a basso tenore di carbonio. A tale scopo è necessario un robusto piano finanziario pluriennale, nel cui ambito la Banca europea per gli investimenti dovrà svolgere un ruolo vitale per il finanziamento della suddetta transizione. Gli investimenti dovrebbero sostenere sia la qualità dell’ambiente, sia il miglioramento della qualità della vita dei cittadini europei. |
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3.2. |
Molti degli obiettivi che ci siamo dati per il 2030 possono essere estesi al 2050, e alla nostra transizione alla decarbonizzazione del continente. Il CESE ritiene pertanto che la strategia industriale, come la strategia di sviluppo sostenibile, dovrebbe «applicarsi sia all’azione interna che all’azione esterna dell’UE e promuovere la massima coerenza tra di esse. […]. Capisaldi di tale attuazione dovrebbero essere l’innovazione, la cooperazione internazionale e gli accordi commerciali orientati alla sostenibilità, ma anche la mobilitazione delle imprese e della società civile» (4). |
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3.3. |
I settori industriali, sia tradizionali che emergenti, dovranno adottare un approccio proattivo che anticipi, adatti e gestisca i cambiamenti con tecnologie, attività di riqualificazione e posti di lavoro nuovi e sostenibili, adeguati alle sfide del futuro, in linea con il quadro di valutazione della situazione sociale del semestre europeo. Occorre definire nuove politiche in materia di competenze, coinvolgendo le organizzazioni della società civile e le parti sociali, al fine di accelerare l’adeguamento dei sistemi di istruzione e di formazione affinché siano in grado di rispondere alla domanda di nuovi profili professionali. |
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3.4. |
L’UE dovrebbe diventare il leader mondiale nel campo dell’economia circolare e delle tecnologie pulite, e opererà per decarbonizzare le industrie ad alta intensità energetica. L’economia circolare è l’elemento chiave per lo sviluppo del futuro modello economico europeo. A giudizio del CESE, «i prodotti o i servizi conformi ai principi di circolarità dovrebbero avere prezzi chiaramente differenziati» e «l’applicazione di aliquote ridotte o l’esenzione dall’IVA per i prodotti riciclati, come anche per le attività di riutilizzo e riparazione, possono stimolare gli imprenditori a svolgere un ruolo attivo in questo settore e offrire ai consumatori prodotti a prezzi concorrenziali […]» (5). |
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3.5. |
La transizione a un’economia neutra in termini di emissioni di carbonio esige fonti sicure di energia pulita. La riforma della normativa energetica e la cooperazione su scala europea per quanto riguarda i prosumatori e un’ulteriore interconnessione delle reti sono di capitale importanza. Dobbiamo inoltre esplorare alternative valide ed economiche ai carburanti di origine fossile, e dare maggiore peso a soluzioni di energia pulita decentrate e cooperative, come le cooperative per l’energia rinnovabile, i prosumatori e le reti intelligenti. |
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3.6. |
Il varo di un’Unione dell’energia 2.0 va considerato come la base di un programma teso a investire in un cospicuo incremento dell’offerta di energia a basse emissioni di carbonio (idrogeno compreso), a integrare i differenti vettori energetici, a creare una rete elettrica su scala europea che faccia fronte al problema del carattere intermittente dell’energia eolica e solare e, infine, a sviluppare tecnologie per lo stoccaggio dell’energia. |
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3.7. |
In assenza di una strategia industriale verde che costituisca un caposaldo del Green Deal, l’UE non riuscirà mai a realizzare un’economia neutra in termini di emissioni di carbonio nel giro di una generazione. Il Green Deal definirà e strutturerà l’elaborazione della politica industriale non solo durante il mandato della Commissione appena entrata in carica, ma anche per molto tempo dopo. |
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3.8. |
Pannelli solari, batterie e parchi eolici sono elementi cruciali del nostro nuovo paradigma industriale. Possono tuttavia richiedere materie prime controllate da concorrenti che si trovano al nostro stesso livello in campo internazionale. La politica industriale deve accompagnarsi a una decisa politica estera e commerciale, tesa a sua volta ad assicurare l’accesso a tali risorse. |
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3.9. |
Per conseguire il livello di investimenti necessario a finanziare il Green Deal, si dovrebbe pensare anche a un riesame delle norme sugli aiuti di Stato per gli investimenti in prodotti e processi a basse emissioni di carbonio. Inoltre, i fondi per l’innovazione e la modernizzazione, appena istituiti, così come i proventi delle aste del sistema di scambio di quote di emissione, potrebbero fornire risorse supplementari per coadiuvare una politica industriale sostenibile e affrontare l’impatto sociale della transizione. |
4. Europa digitale
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4.1. |
Le nuove tecnologie stanno cambiando il nostro modo di vivere, consumare e fare affari. Mentre noi discutiamo di una strategia per le reti 5G, altre potenze economiche stanno investendo in tecnologie 6G. Per diventare un leader mondiale è essenziale sfruttare i nostri vantaggi competitivi, e contemporaneamente finanziare ricerca e sviluppo. Per alcune tecnologie siamo rimasti indietro rispetto agli Stati Uniti, alla Cina e ad altri paesi. Questa tecnologia digitale è il caposaldo di qualsiasi percorso verso l’Industria 4.0. Il CESE giudica indispensabile che l’Europa colmi questo divario, adottando però un approccio che mantenga l’equilibrio tra preoccupazioni in materia di sicurezza ed esigenze economiche. |
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4.2. |
È essenziale investire nell’intelligenza artificiale e nell’uso intelligente dei dati, proteggendo contemporaneamente la privacy delle imprese e dei consumatori europei; si tratta di un obiettivo che si può conseguire solo indirizzando i fondi europei per l’innovazione verso le nuove tecnologie digitali. Le PMI svolgono un ruolo importantissimo in questo processo, ed è fondamentale garantire finanziamenti adeguati, che consentano loro di crescere e innovare. Il CESE ha già osservato che «la Commissione dovrebbe analizzare e completare le iniziative private (ma non sostituirsi ad esse) intese a promuovere lo scambio di buone pratiche e di esperienze tra gli innovatori» e che l’UE dovrebbe «creare un quadro politico, fiscale e normativo per promuovere la diffusione di questi nuovi modelli sostenibili su larga scala» (6). |
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4.3. |
Fin troppo spesso le tecnologie sviluppate in Europa sono commercializzate altrove. L’UE non è stata in grado di creare giganti della tecnologia. Sono troppo poche le nuove imprese innovative d’avanguardia che si sviluppano fino a diventare grandi società ad alta intensità di ricerca e sviluppo. Per compiere l’ultimo passo, che trasforma una start-up in un’impresa pienamente sviluppata, è importante completare la creazione di un mercato europeo dei capitali unificato, comprendente anche un mercato europeo per il capitale di rischio. |
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4.4. |
L’industria europea si digitalizzerà o cesserà di esistere, sopraffatta da concorrenti più efficienti e più rapidi. In tale contesto sarà necessario anche intensificare gli investimenti per incrementare la capacità di crescita dei nuovi settori TIC come l’economia dei dati, l’Internet delle cose, il cloud computing, l’intelligenza artificiale e le tecnologie produttive avanzate. Gli investimenti in infrastrutture digitali devono raggiungere tutte le regioni e tutti gli Stati membri. |
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4.5. |
È essenziale dotare la forza lavoro europea di competenze digitali per la nuova fase di industrializzazione. Si può entrare nell’era digitale solo con una forza lavoro competente e ben preparata. Il CESE ha già affermato che «affinché i lavoratori europei possano beneficiare fino in fondo dei mutamenti tecnologici, […] devono essere offerti loro programmi di formazione, riqualificazione, aggiornamento e apprendimento permanente» (7). A tal fine sono necessari strumenti attivi del mercato del lavoro e sistemi di sicurezza sociale efficaci e basati sulla solidarietà, al fine di preservare il modello sociale europeo. |
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4.6. |
La strategia della Commissione in materia di dati dev’essere integrata da un regolamento sulla concorrenza leale nell’economia digitale, monitorato da un’autorità garante della concorrenza digitale. A tal proposito gli spazi di dati per settori strategici proposti dalla Commissione richiederanno anche norme sull’accesso, il libero flusso e la protezione dei dati, nonché l’uso di algoritmi specifici, che organizzino l’accesso ai dati industriali a condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie (FRAND: fair, reasonable and non-discriminatory). Inoltre, i progressi nella digitalizzazione delle serie di dati e nelle tecnologie innovative dovranno essere pienamente conformi al regolamento generale sulla protezione dei dati e alla direttiva sul riutilizzo dell’informazione del settore pubblico. |
5. Un’Unione europea competitiva a livello mondiale
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5.1. |
La futura competitività dell’industria europea è di capitale importanza per il progresso dell’economia europea in un’economia globale sempre più multipolare, travagliata da crescenti tensioni geopolitiche. La via da seguire è l’approfondimento del mercato unico, con condizioni di parità più rigorose per le imprese dei paesi terzi. Un mercato interno funzionale deve fruire del sostegno di una politica commerciale forte per contrastare le barriere internazionali e le pratiche non concorrenziali. Il regolamento sul controllo degli investimenti esteri diretti (8), che entrerà in vigore nell’ottobre del 2020, è un passo importante per la tutela dei principali attivi dell’UE, ma il CESE fa osservare che è essenziale monitorarlo costantemente e, se necessario, aggiornarlo e modificarlo. |
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5.2. |
Il mercato interno costituisce il vantaggio competitivo dell’Europa ed è il centro della nostra cooperazione. Rappresenta la base della nostra competitività a livello mondiale. La protezione e lo sviluppo del mercato interno devono costituire il cardine della nuova politica industriale, con l’attuazione di misure che ne migliorino lo sviluppo e l’efficienza, insieme a quella delle quattro libertà. |
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5.3. |
Il CESE rimane dell’avviso che «gli oneri amministrativi e gli adempimenti burocratici» continuino «a costituire un ostacolo fondamentale per le start-up e le scale-up». Esorta pertanto la Commissione europea a evitare di aggravare tale onere amministrativo con una regolamentazione eccessiva, e ad esaminare i criteri per razionalizzarlo e ridurlo (9), esclusivamente nei casi in cui ciò non comprometta i diritti sociali e ambientali. |
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5.4. |
Per quanto riguarda la ricerca e lo sviluppo, il CESE chiede alla Commissione di:
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5.5. |
Per rilanciare l’occupazione, la crescita e la fiducia, l’Unione europea ha bisogno di maggiore imprenditorialità. L’UE dovrebbe promuovere e finanziare programmi d’istruzione concepiti per stimolare la creazione di nuove imprese in futuro. L’istruzione è la via da seguire: insegnare l’imprenditorialità alle giovani generazioni potrebbe tradursi nella creazione di un maggior numero di imprese e di un contesto economico e sociale più sostenibile. |
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5.6. |
Per potenziare l’innovazione, gli Stati membri e la Commissione devono cercare di riprodurre un ambiente di cluster innovativi di successo come la Silicon Valley. Una normativa favorevole, incentivi fiscali, una forza lavoro qualificata e la facilità di accesso ai finanziamenti consentiranno agli innovatori europei di restare in Europa e far crescere le proprie idee. |
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5.7. |
L’UE non può conservare la sua posizione guida nel campo dell’innovazione senza politiche intelligenti in materia di proprietà intellettuale. Dobbiamo garantire alle innovazioni e ai brevetti europei una protezione adeguata da intenzioni ostili e dallo spionaggio economico. Pertanto, l’attuazione del brevetto unitario europeo è un passo indispensabile. |
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5.8. |
L’Europa non deve mantenere un atteggiamento ingenuo di fronte alla concorrenza sleale. Per la prosperità della nostra economia è essenziale proteggere il mercato unico, le imprese e i consumatori europei. Chiunque desideri far parte del mercato unico dovrebbe aderire a tali regole e rispettarle scrupolosamente, compresi i principi della neutralità climatica. |
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5.9. |
Il CESE esorta la Commissione ad affrettare l’adozione del Libro bianco su uno strumento relativo alle sovvenzioni estere, che affronterà il problema degli effetti distorsivi di questo tipo di sovvenzioni nel mercato unico. |
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5.10. |
Il CESE ha già chiesto l’elaborazione di una politica industriale europea orientata al valore d’uso, modulata territorialmente in funzione delle caratteristiche e delle esigenze locali, che promuova la formazione di raggruppamenti e del cooperativismo preservando la varietà corrispondente ai vantaggi di scala e rispettando i principi di simbiosi industriale ed economia circolare (10). |
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5.11. |
La riforma del quadro in materia di concorrenza, più volte annunciata, è urgentemente necessaria. Il CESE nota con rammarico che la revisione delle norme dell’UE in materia di concorrenza è stata rinviata al 2021. Nell’elaborazione della riforma non vi è spazio per manovre politiche; l’approccio dovrebbe basarsi su sviluppi globali e non solo sul mercato unico, com’è avvenuto finora. |
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5.12. |
Andrebbero inoltre intensificate la cooperazione e l’interazione tra i vari livelli delle amministrazioni locali e nazionali e l’Unione europea. Il CESE ha più volte auspicato maggiori sinergie, ricordando che «occorre promuovere piattaforme di comunicazione e di cooperazione che vedano il coinvolgimento di tutti gli Stati membri. Le soluzioni risultate efficaci in uno Stato membro, infatti, possono funzionare anche in un altro, mentre le ricerche condotte da uno Stato membro possono essere sfruttate o arricchite da un altro. […] Nessuno Stato membro può svolgere da solo un ruolo di primo piano sullo scenario globale» (11). |
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5.13. |
Per affrontare il problema delle differenze internazionali dei prezzi del carbonio si deve prendere in considerazione una serie di provvedimenti: l’introduzione di misure di adeguamento alla frontiera, standard ambientali che gli importatori dovranno rispettare, sovvenzioni per le esportazioni a basse emissioni di carbonio, il ricorso agli strumenti di difesa commerciale e, infine, misure per affrontare le differenze di prezzo del carbonio negli accordi di libero scambio. L’obiettivo ultimo dovrebbe essere quello di fissare un prezzo globale per il carbonio. |
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5.14. |
È cruciale liberare il potenziale dei mercati europei dei capitali. Il completamento dell’Unione dei mercati dei capitali e la creazione delle condizioni di mercato adatte affinché le imprese riescano a finanziarsi tramite i mercati consentiranno alle nostre imprese di accedere agli strumenti più opportuni per finanziare ciascuna fase del proprio sviluppo. |
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5.15. |
Il CESE nota con rammarico che la comunicazione ignora quasi totalmente la dimensione regionale della duplice transizione. Tuttavia accoglie la proposta (nel quadro del piano di ripresa dell’UE) di aumentare in modo considerevole le risorse del Fondo per una transizione giusta, portandole da 7,5 miliardi a 40 miliardi di EUR, e auspica che questo consenta di soddisfare le esigenze di tutte le regioni che si trovano ad affrontare una profonda trasformazione industriale. |
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5.16. |
Una migliore opera di integrazione e coordinamento della gamma di strumenti per la politica industriale, unita ad adeguate strutture di governance, dovrebbe permettere all’Europa di realizzare l’ambizione di diventare un’economia verde, digitale e circolare, migliorando al tempo stesso la propria autonomia strategica e resilienza economica. |
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5.17. |
Strutture intermedie come reti di PMI, agenzie di sviluppo regionale, cluster, alleanze industriali e partenariati pubblico-privato devono sostenere e potenziare le catene del valore strategiche e riunire tutte le forze dinamiche (PMI innovative, grandi imprese, istituti di ricerca, imprese dell’economia sociale ed enti pubblici) per rafforzare gli ecosistemi economici. |
6. Coronavirus
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6.1. |
La pandemia di COVID-19 ha provocato una gravissima recessione economica (secondo le previsioni della BCE, quest’anno la contrazione economica arriverà all’8,7 % (12)) che, a differenza di altre crisi del passato, comporta shock sia sul lato dell’offerta che su quello della domanda. Si deve utilizzare ogni mezzo per evitare che la perdita provvisoria di produzione industriale divenga permanente e/o che un problema di liquidità si trasformi in una crisi di solvibilità. |
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6.2. |
Pertanto il CESE accoglie con favore la proposta della Commissione relativa a un piano di ripresa dell’UE (che comprende lo strumento europeo per la ripresa Next Generation EU), il quale permetterà di:
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6.3. |
Il CESE esorta le istituzioni a raggiungere rapidamente un accordo per avviare quanto prima l’attuazione del piano. La combinazione del Green Deal, del piano di ripresa e della nuova strategia industriale fornisce una serie di strumenti solidi e coerenti per contrastare la recessione e preparare il nostro futuro comune. |
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6.4. |
Dato il gran numero di settori industriali attualmente soggetti a blocco, il CESE giudica:
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6.5. |
È evidente che in questi tempi difficili l’Unione europea deve dimostrare la propria forza e il proprio potere. Il CESE fa rilevare che, per gli Stati membri, l’unica possibilità di superare la crisi sta in un’azione coordinata che non lasci indietro nessuno. Non c’è spazio per idee populiste e pianificazioni nazionali. Solidarietà, cooperazione e rispetto reciproco sono essenziali per una rapida ripresa che, per essere sostenibile, deve tenere conto di tutti gli insegnamenti che si possono trarre dalla passata mancanza di rispetto per gli ecosistemi. |
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6.6. |
L’allentamento delle norme di bilancio sosterrà gli investimenti produttivi solo se uno degli obiettivi sarà la convergenza verso l’alto degli Stati membri a reddito più basso. È giunto il momento di proporre misure concrete in grado di dimostrare che la solidarietà europea esiste veramente nei fatti, e non solo a parole. |
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6.7. |
Con ogni probabilità la crisi colpirà più duramente le PMI, che di solito dipendono dalle grandi imprese e mancano di liquidità. Individuare lo strumento adatto per sostenere tutte le PMI europee è di capitale importanza, e il CESE apprezza l’intenzione di aiutare le PMI a espandersi e ad attirare una forza lavoro qualificata, per esempio tramite l’introduzione di stock option per i dipendenti (13). |
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6.8. |
Bisogna individuare e sostenere le industrie e i settori chiave, dalle risorse umane alla ricerca, attuando una politica industriale europea che protegga tali settori dal mercato e garantisca la sicurezza dell’approvvigionamento di elementi chiave, come respiratori, mascherine e altri articoli. Ciò deve comportare il sostegno alle società che rilocalizzano la capacità produttiva in Europa, consentendo all’UE di riacquistare il controllo della produzione e garantendo l’autonomia rispetto al mercato mondiale, sempre in linea con una transizione ecologica giusta. La crescente dipendenza dell’UE dalle importazioni di farmaci e sostanze farmaceutiche attive potrebbe creare problemi sistemici, provocando carenze di farmaci e rischi sanitari. Questa situazione suscita gravi preoccupazioni per quanto riguarda l’autonomia strategica dell’UE. |
Bruxelles, 16 luglio 2020
Il presidente del Comitato economico e sociale europeo
Luca JAHIER
(1) Secondo la definizione della Global Footprint Network (https://www.footprintnetwork.org/).
(2) GU C 14 del 15.1.2020, pag. 95.
(3) GU C 288 del 31.8.2017, pag. 20.
(4) GU C 14 del 15.1.2020, pag. 95.
(5) GU C 264 del 20.7.2016, pag. 98.
(6) GU C 81 del 2.3.2018, pag. 57.
(7) GU C 228, del 5.7.2019, pag. 58.
(8) Regolamento (UE) 2019/452 (GU L 79 I del 21.3.2019, pag. 1).
(9) GU C 288 del 31.8.2017, pag. 20.
(10) GU C 97 del 24.3.2020, pag. 31.
(11) GU C 228, del 5.7.2019, pag. 67.
(12) https://ec.europa.eu/info/business-economy-euro/economic-performance-and-forecasts/economic-forecasts/spring-2020-economic-forecast-deep-and-uneven-recession-uncertain-recovery_ro
(13) COM(2020) 103 final.