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11.2.2020 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea |
C 47/38 |
Parere del Comitato economico e sociale europeo su «Il ruolo delle politiche commerciali e di investimento dell’UE nel rafforzare le prestazioni economiche dell’UE»
(parere d’iniziativa)
(2020/C 47/06)
Relatore: Jonathan PEEL
Relatrice: Tanja BUZEK
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Decisione dell’Assemblea plenaria |
24.1.2019 |
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Base giuridica |
Articolo 32, paragrafo 2, del Regolamento interno Parere d’iniziativa |
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Sezione competente |
Relazioni esterne |
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Adozione in sezione |
3.10.2019 |
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Adozione in sessione plenaria |
30.10.2019 |
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Sessione plenaria n. |
547 |
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Esito della votazione (favorevoli/contrari/astenuti) |
155/4/5 |
1. Conclusioni e raccomandazioni
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1.1. |
Il commercio e gli investimenti svolgono un ruolo di fondamentale importanza per l’UE e hanno in particolare il potenziale per un rafforzamento delle sue prestazioni economiche «interne». Nell’UE un posto di lavoro su sette dipende dalle esportazioni, e poiché ci si attende che il 90 % della crescita economica globale nei prossimi 10-15 anni sarà generato fuori dall’Europa, l’UE deve adoperarsi per garantirsi una quota ottimale di tali aperture e per non cedere senza ragione davanti a concorrenti di paesi terzi. |
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1.1.1. |
Oggi la politica commerciale e di investimento dell’UE è oggetto di esame e di valutazioni politiche come mai prima. Importanti sviluppi politici, quali la crescita del populismo, le implicazioni commerciali della Brexit e le misure in materia di scambi industriali imposte dall’attuale amministrazione statunitense, hanno messo in evidenza preoccupazioni in merito agli accordi commerciali sleali e hanno portato a ulteriori incertezze politiche. Il presente parere si propone di esaminare ciò che l’UE deve fare al suo interno per garantire che un commercio equo promuova un’equa distribuzione dei suoi benefici. L’UE deve ottenere un consenso interno sufficiente per poter continuare a negoziare accordi commerciali vantaggiosi e dinamici in tutto il mondo. A tal fine è necessario promuovere un’agenda commerciale progressiva fondata sulla tutela delle norme e dei diritti fondamentali in materia ambientale, sociale e di protezione dei consumatori. |
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1.1.2. |
Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ricorda alla nuova Commissione europea e al nuovo Parlamento europeo le raccomandazioni da esso formulate in una serie di recenti importanti pareri sulla politica commerciale e di investimento dell’UE (1), e chiede che siano integrate in ogni nuova strategia commerciale. Nel presente parere, il nostro obiettivo è quello di concentrarci su ciò che l’UE deve fare per fare ordine in casa propria, affrontando nel contempo le controversie commerciali esistenti e fornendo le necessarie garanzie. |
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1.2. |
In primo luogo, il CESE ritiene essenziale che l’UE garantisca il corretto funzionamento del mercato interno e della zona euro. Un quinto dei posti di lavoro dell’UE connessi alle esportazioni (2) è basato in uno Stato membro diverso da quello dell’esportatore, non da ultimo a causa della crescita delle catene di approvvigionamento, il cosiddetto «effetto di ricaduta». |
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1.2.1. |
Questo obiettivo deve coprire una gamma molto ampia di politiche distinte, dai trasporti e dall’energia a una migliore integrazione dei servizi, alla creazione di un quadro giuridicamente solido e socialmente protetto per l’evoluzione della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale (IA). Deve comprendere anche normative e politiche dell’UE tese a promuovere condizioni che aiutino le imprese ad assumere un ruolo guida nello sviluppo e nell’applicazione di nuove tecnologie che mantengano la competitività, garantendo nel contempo la crescita e posti di lavoro dignitosi nel quadro di una transizione equa. |
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1.2.2. |
Il successo della ricerca e dell’innovazione è fondamentale per rafforzare la posizione dell’UE nel mondo. Il CESE chiede pertanto alla nuova Commissione di fare tutto il possibile per garantire che Orizzonte Europa diventi un seguito efficace, resiliente e solido di Orizzonte 2020. Saranno altresì necessari notevoli sforzi, in particolare da parte degli Stati membri e con la piena partecipazione delle parti sociali, per garantire un’istruzione di elevata qualità e l’accesso alla formazione sia professionale che di altro tipo. |
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1.2.3. |
Anche la promozione e lo sviluppo delle competenze umane rivestono un’importanza fondamentale. Il CESE ritiene che si debba porre l’accento sulla necessità di aiutare i singoli ad adattare rapidamente le loro competenze attraverso l’apprendimento permanente, una maggiore attenzione per il multilinguismo e programmi di formazione prontamente adattabili, invece di tentare vanamente di trasformare gli esseri umani in computer di qualità superiore. |
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1.3. |
Le esigenze e il potenziale delle PMI devono essere inclusi in tutti i settori di intervento, per contribuire a garantire il loro accesso ai finanziamenti e ad altre risorse, nonché per sostenere la loro capacità di evolversi. Come ha sottolineato la comunicazione Commercio per tutti della Commissione europea (3) nel 2015, oltre 600 000 PMI, che danno lavoro a più di sei milioni di persone, rappresentano direttamente un terzo delle esportazioni dell’UE. |
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1.4. |
Per quanto riguarda il funzionamento effettivo degli scambi commerciali, il CESE rilancia il suo invito affinché l’UE, nel sostenere l’OMC, dia prova di leadership a livello mondiale nella promozione di norme tese a realizzare una politica commerciale progressiva, equa e sostenibile. Deve continuare a collaborare strettamente con altri soggetti per riformare l’OMC, non da ultimo per stabilire norme che garantiscano il rispetto e l’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS). L’UE e gli Stati membri dovrebbero adoperarsi a tal fine ed esercitare la loro influenza in tutte le varie strutture delle commissioni dell’OMC, in particolare per quanto riguarda i nuovi settori quali il commercio e il lavoro dignitoso. Un sistema di commercio internazionale aperto e fondato sulle regole, che garantisca elevate norme in materia di ambiente, sicurezza e lavoro, è essenziale per rafforzare le opportunità d’affari e condizioni commerciali eque per le imprese dell’UE rispetto ai loro concorrenti. |
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1.5. |
A giudizio del CESE, è essenziale che la politica commerciale e di investimento dell’UE affronti tutte le conseguenze importanti dell’apertura dei mercati e limiti il più possibile gli impatti negativi, compresi i costi sociali e i costi di transizione. Il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione deve prevedere, nell’ambito di qualsiasi quadro finanziario pluriennale, finanziamenti sufficienti a coprire gli effetti negativi sugli scambi, e occorre riesaminare ogni condizione e criterio di limitazione della sua applicazione. |
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1.5.1. |
Negoziati commerciali così globali hanno un maggiore potenziale di generare conflitti in ambiti sensibili, ed eventuali controversie devono essere affrontate in modo efficace. È possibile che vengano messe in discussione norme elevate, in particolare in materia di sicurezza alimentare, protezione dei consumatori, condizioni di lavoro dignitose, protezione dei servizi pubblici o applicazione dei diritti in materia di commercio sostenibile, come già evidenziato in modo particolareggiato in numerosi pareri precedenti. Il CESE sottolinea ancora una volta che nessuna disposizione prevista da accordi commerciali deve poter limitare lo spazio di manovra dei governi che in materia di politiche pubbliche devono essere liberi di legiferare come ritengono opportuno. |
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1.5.2. |
Inoltre, il CESE invita la nuova Commissione a riconfermare le sue disposizioni orizzontali in materia di flussi di dati transfrontalieri e di protezione dei dati personali negli accordi commerciali e di investimento dell’UE. |
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1.5.3. |
L’UE è nella posizione migliore per assumere un ruolo guida sulla dovuta diligenza e pertanto il CESE invita la Commissione a proporre una legislazione europea in questo settore. Il CESE riafferma la propria convinzione che l’attuazione della condotta responsabile delle imprese attraverso la politica commerciale sia importante per rafforzare la posizione commerciale globale dell’UE e per promuovere la sostenibilità, in particolare incoraggiando le imprese ad assumersi le proprie responsabilità in termini di impatto sulla società. Il CESE chiede inoltre che gli accordi commerciali impongano ai governi a livello nazionale e locale di svolgere appieno il loro ruolo. |
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1.5.4. |
A giudizio del CESE, una discussione politica più ampia sul ruolo degli scambi e degli investimenti è essenziale per comprendere meglio i fattori determinanti e l’impatto economico del commercio. La politica di valutazione dell’UE deve concentrarsi maggiormente sulla valutazione degli elementi qualitativi degli accordi commerciali, con il pieno coinvolgimento della società civile e del CESE. È necessario concordare una serie più ampia di indicatori, con un atteggiamento di apertura verso i modelli alternativi, e le valutazioni d’impatto devono essere concluse prima di avviare i negoziati. Inoltre, a intervalli appropriati, dovrebbe essere condotto uno studio più olistico dell’impatto globale degli scambi. |
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1.5.5. |
Il CESE insiste con forza sulla necessità che il SEAE sia maggiormente sensibile agli scambi commerciali. Malgrado il commercio sia diventato un elemento sempre più importante sia a livello geopolitico che come parte della diplomazia economica, le questioni commerciali erano praticamente assenti dalla recente comunicazione congiunta sulla connessione UE-Asia (4). Il CESE reitera inoltre la sua richiesta di una collaborazione reciproca più stretta, coerente e trasparente tra la DG Commercio e altre direzioni generali, in particolare le DG DEVCO ed EMPL. |
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1.6. |
Il CESE chiede che il dialogo costruttivo con la società civile in materia di politica commerciale e di investimento, durante e dopo i negoziati, sia molto più profondo e che il suo ruolo di controllo sia rafforzato. Tale dialogo deve essere sviluppato sulla base di una maggiore trasparenza e di un continuo miglioramento, dato che i negoziati e gli accordi sono diventati più complessi, non da ultimo per effetto degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), dell’accordo di Parigi e delle iniziative a favore di un’economia circolare. |
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1.7. |
Il CESE richiama inoltre la sua precedente raccomandazione secondo la quale non solo occorre ripensare e rafforzare l’approccio multilaterale all’agricoltura, ma l’UE è nella posizione migliore per svolgere un ruolo guida e proattivo in questo ambito, promuovendo nel contempo norme ambientali, sociali e di sviluppo sostenibile più ampie, in linea con gli OSS. L’UE deve inoltre evitare di fare importanti concessioni in agricoltura che comprometterebbero la produzione interna. |
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1.8. |
Il CESE è stato il primo ad accogliere con favore il rilievo che la comunicazione Commercio per tutti attribuisce allo sviluppo sostenibile, specie nel contesto dei diritti umani e sociali e dell’ambiente, e l’inclusione di capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile in tutti gli accordi commerciali di nuova generazione. Questi ultimi devono diventare centrali nella promozione della politica commerciale e di investimento dell’UE. L’effettiva applicabilità è ora fondamentale per realizzare tali impegni, non da ultimo al fine di garantire parità di condizioni per le imprese dell’UE all’estero. |
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1.8.1. |
Il CESE si compiace della recente proposta della presidente designata della Commissione europea, di nominare un nuovo responsabile dell’applicazione degli accordi commerciali, incaricato, sotto la supervisione del commissario responsabile per il Commercio, di monitorare e migliorare la conformità dei nostri accordi commerciali (5). Chiediamo che questa nuova figura chiave sia dotata di ampi poteri, con un peso e un’efficacia proporzionali agli impegni assunti negli accordi di libero scambio, specie riguardo lo sviluppo sostenibile. Ciò deve comportare un processo decisionale obiettivo, basato su indagini tempestive ed avviate in modo efficace, sostenuto da risorse adeguate e con un chiaro ruolo per le parti interessate riconosciute per quanto riguarda la presentazione di reclami e la partecipazione ad eventuali audizioni pubbliche successive. In tale contesto occorrerà prevedere un’approfondita rendicontazione al Parlamento europeo e al Consiglio, un ruolo decisivo per il CESE e i rispettivi gruppi consultivi interni, e il coinvolgimento continuo della società civile. |
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1.8.2. |
Il CESE ha già raccomandato di includere in tutti i futuri mandati riguardanti i capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile non solo una clausola specifica volta a promuovere gli OSS, ma anche, a seguito dell’accordo di Parigi, la lotta al riscaldamento globale, in quanto parte integrante dei valori dell’UE. La transizione verso un’economia circolare a basse emissioni di carbonio deve a sua volta costituire un altro fattore fondamentale, con riflessi per qualsiasi mandato negoziale dell’UE. |
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1.8.3. |
L’effettiva transizione, entro il 2050, a un’economia dell’UE neutra sotto il profilo delle emissioni di carbonio costituirà una sfida considerevole. Ciò avrà un impatto profondo sullo sviluppo della politica commerciale, mentre le decisioni adottate in materia di scambi incideranno a loro volta notevolmente sul modo in cui tale transizione verrà realizzata, sia nell’UE che a livello mondiale. La necessità di garantire una transizione equa anche in quest’ambito dovrà essere posta al centro di tutte le future politiche, pratiche e trattative commerciali. |
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1.8.4. |
L’aumento dei flussi commerciali comporterà un ulteriore incremento dei trasporti, le cui emissioni di gas a effetto serra sono già elevate. Il CESE chiede pertanto che tutti i modi di trasporto diventino parte integrante di una politica di trasporto migliorata, sostenibile ed equa, e che sia stabilita una chiara correlazione tra il commercio e i trasporti, non da ultimo nel rispetto degli impegni pertinenti connessi agli OSS. |
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1.8.5. |
Infine, il CESE chiede che, nel suo percorso verso un’economia circolare, l’UE consideri con attenzione le questioni che riguardano le industrie essenziali dell’UE ad alta intensità di risorse e di energia, si adoperi per prevenire la rilocalizzazione del carbonio e degli investimenti e valuti in modo approfondito misure mitiganti di adeguamento alle frontiere compatibili con l’OMC. |
2. Contesto
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2.1. |
Il commercio e gli investimenti svolgono un ruolo di fondamentale importanza per l’UE e hanno il potenziale per un rafforzamento delle sue prestazioni economiche «interne». Nella comunicazione Commercio per tutti (6) si sottolinea che oltre 30 milioni di posti di lavoro dell’UE (uno su sette) dipendono dalle esportazioni verso i paesi terzi, e che ci si attende che il 90 % della crescita economica globale nei prossimi 15 anni sarà generato fuori dall’Europa. Pur riconoscendo quanto sia importante rafforzare le proprie prestazioni economiche attraverso il commercio, l’UE non deve tuttavia correre il rischio di affidarsi unicamente a un modello fondato sulle esportazioni. Va infatti riconosciuta uguale importanza al rafforzamento della domanda interna attraverso gli investimenti pubblici e privati e i consumi. |
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2.1.1. |
L’UE, che rappresenta un sesto delle importazioni e delle esportazioni mondiali, è il principale esportatore mondiale di manufatti e servizi e, a sua volta, è il più grande mercato di esportazione per circa 80 paesi. L’industria, uno dei pilastri dell’economia europea, rappresenta l’80 % delle esportazioni dell’UE, genera importanti innovazioni private e offre posti di lavoro altamente qualificati. Come ha sottolineato la comunicazione Commercio per tutti, «La quota delle importazioni rispetto alle esportazioni dell’UE è aumentata di oltre la metà rispetto al 1995», il che sottolinea ulteriormente il ruolo chiave svolto dalle imprese e dall’industria, nonché una politica commerciale dinamica e proattiva. |
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2.1.2. |
I posti di lavoro interni all’UE (7) che attualmente dipendono dalle esportazioni sono 36 milioni, con un aumento di due terzi (e di circa 1 500 miliardi di EUR) rispetto al 2000, e l’UE ha mantenuto la propria «quota delle esportazioni mondiali di merci» (pari al 15 %) a fronte di un aumento della quota di esportazioni della Cina e di una corrispondente diminuzione delle quote delle esportazioni mondiali di Stati Uniti e Giappone. La Commissione europea sottolinea che i posti di lavoro associati ad attività collegate alle esportazioni sono «mediamente meglio retribuiti» e costituiscono una quota significativa in tutti gli Stati membri. |
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2.1.3. |
A differenza degli scambi di merci, gli scambi di servizi si prestano in misura maggiore a pressioni al ribasso sui salari. Una recente relazione dell’OCSE (8) evidenzia che le funzioni connesse ai servizi costituiscono una gran parte dell’industria manifatturiera e che la quota straniera di tali servizi è in aumento. Sempre più spesso le imprese valutano se realizzare autonomamente i propri servizi o acquistarli presso fornitori esterni. In caso di delocalizzazione in paesi caratterizzati da minori costi del lavoro, la questione del trasferimento di posti di lavoro è particolarmente acuta. |
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2.1.4. |
La Brexit rischia di diventare un fattore critico nel futuro delle relazioni commerciali dell’UE e nella prosecuzione di flussi commerciali senza tariffe né barriere. L’uscita dal mercato unico di un paese importante per il commercio potrebbe incidere sull’equilibrio che caratterizza la politica commerciale dell’UE e costituire una grande sfida, se seguita da una decisa mossa del Regno Unito verso la deregolamentazione, anche per quanto riguarda l’indebolimento delle norme e dei diritti. È fondamentale che l’UE si adoperi al meglio per far fronte a qualsiasi iniziativa del Regno Unito diretta a competere in modo sleale. Un accordo tra l’UE e il Regno Unito che mantenga standard e diritti elevati è di fondamentale importanza. |
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2.2. |
Sono molteplici i fattori che contribuiscono all’aumento esponenziale della domanda globale di scambi di beni e, in misura sempre maggiore, di servizi. Si prevede che la popolazione mondiale raggiungerà i 9-10 miliardi entro la metà del secolo. A causa della rapida industrializzazione e urbanizzazione, per la prima volta oltre la metà della popolazione mondiale vive in centri urbani e città, dove l’interdipendenza tra le persone è più marcata rispetto alla società rurale, maggiormente fondata sulla sussistenza. |
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2.2.1. |
Si stima inoltre che entro il 2030 ci potrebbero essere due miliardi di persone in più con redditi medi, in particolare in paesi come Cina, India Kenya, Cile e Indonesia, desiderosi di avere una maggiore diversità e libertà di scelta in ciò che mangiano, indossano, usano, guidano o consumano a vario titolo, e in grado di pagare i relativi costi (molti per la prima volta nella loro vita). |
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2.2.2. |
Tuttavia, l’espansione dei mercati non è l’unica ragione dell’aumento dei flussi commerciali. Nel mondo di oggi, le attività delle imprese multinazionali sono sempre più organizzate lungo catene del valore globali. Nell’analizzare tali strategie, l’OCSE (9) ha descritto in che modo le strategie fiscali, le dimensioni (la concentrazione delle imprese è in aumento), le competenze tecnologiche e la diversificazione delle attività sono fattori chiave per il commercio mondiale. Anche la digitalizzazione dell’economia rende meno netti i confini tradizionali. Inoltre, le imprese multinazionali si affidano sempre più spesso alle relazioni basate su strumenti diversi da quelli di capitale (partnership strategica, esternalizzazione). Le strutture societarie sono quindi più complesse che mai e le pratiche commerciali stanno cambiando. Di conseguenza, potrebbe essere necessario adeguare le politiche commerciali e di investimento. |
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2.3. |
Un’importante opportunità per gli esportatori europei si basa sui punti di forza dell’UE, tra cui in particolare la produzione di beni e servizi a valore aggiunto o di fascia alta del mercato, nonché i circa 70 accordi commerciali preferenziali già conclusi, senza dimenticare gli altri importanti negoziati attualmente in corso. L’alternativa è restare a guardare mentre gli esportatori rivali colgono tali opportunità, siano essi quelli stabiliti in altri paesi sviluppati o, in particolare, quelli delle economie emergenti in rapida crescita. Tra gli sviluppi recenti più significativi figurano il partenariato transpacifico (TPP) rivisto e altri importanti negoziati commerciali per la zona Asia-Pacifico. |
3. I più importanti elementi di base per sostenere la prosperità dell’UE connessa agli scambi
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3.1. |
L’importanza del mercato unico per gli scambi dell’UE è dimostrata dal cosiddetto effetto di ricaduta («spill-over effect»), per cui un quinto dei posti di lavoro dipendenti dalle esportazioni si trova in uno Stato membro diverso. Dalle esportazioni tedesche dipendono, ad esempio, 6,8 milioni di posti di lavoro in Germania, ma anche 1,6 milioni di posti di lavoro in altri paesi dell’UE. Ciò è principalmente dovuto alla crescente presenza di lunghe catene di approvvigionamento, non soltanto in Europa ma in tutto il mondo, per cui i prodotti non finiti possono varcare i confini più volte, soprattutto nell’industria automobilistica. La Brexit ha evidenziato tale aspetto, poiché 650 000 posti di lavoro nel Regno Unito sono legati a esportazioni dirette fuori dall’UE, che hanno origine in altri Stati membri. Secondo i dati pubblicati dalla Commissione (10), tra i paesi che ne traggono i maggiori vantaggi figurano la Cechia, la Slovacchia e la Polonia. |
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3.1.1. |
Di conseguenza, il corretto ed equo funzionamento del mercato unico e della zona euro rappresenta un fattore decisivo per il mantenimento e l’aumento dei posti di lavoro creati dalle esportazioni. La continua integrazione del mercato unico e della zona euro rimane fondamentale, in particolare per quanto riguarda l’energia e il buon funzionamento del sistema dei trasporti e l’agevolazione di un’equa mobilità dei lavoratori. |
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3.1.2. |
È essenziale inoltre una migliore integrazione dei servizi e dei flussi di dati, nel pieno rispetto delle norme dell’UE in materia di riservatezza dei dati, non da ultimo perché il mercato unico diventa sempre più digitale. Anche un ecosistema digitale sano richiede politiche che assicurino che i dati siano utilizzati per il bene comune e forniscano opportunità di sviluppo di servizi digitali orientati all’interesse pubblico. |
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3.1.3. |
Nel suo parere sulla riforma dell’OMC, il CESE ha chiesto che «eventuali future iniziative multilaterali sui flussi di dati siano pienamente conformi alle disposizioni orizzontali dell’UE in materia di flussi transfrontalieri di dati e di protezione dei dati negli accordi commerciali e di investimento dell’UE» (11), e ha invitato la nuova Commissione a riconfermare che tale impegno fondamentale non è negoziabile. |
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3.2. |
La rapida evoluzione della digitalizzazione e dell’intelligenza artificiale, unitamente ai cambiamenti demografici e al passaggio a un’economia circolare e a basso tenore di carbonio trasformeranno radicalmente la società. Le imprese svolgono un ruolo guida nell’apportare innovazione e fornire nuove tecnologie, mentre il ruolo delle autorità pubbliche è quello di garantire il quadro legislativo per una transizione giusta e i principi per l’elaborazione di norme etiche vincolanti in materia di intelligenza artificiale. |
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3.2.1. |
La ricerca e l’innovazione, guidate dall’industria e sostenute da un’istruzione e da un’imprenditorialità di alta qualità, sono fondamentali per mantenere l’UE all’avanguardia del progresso. Una delle massime priorità della nuova Commissione deve essere quella di garantire che Orizzonte Europa rappresenti un seguito efficace e solido di Orizzonte 2020. L’UE deve inoltre adoperarsi per aiutare le imprese a migliorare la loro competitività, sia all’interno che a livello internazionale, e a sviluppare e applicare nuove tecnologie. Si può promuovere l’innovazione anche attraverso progetti pilota e la cooperazione tra i settori pubblico e privato e il mondo accademico. |
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3.2.2. |
Il mutamento e lo sviluppo tecnologico richiedono rapidi cambiamenti nelle competenze quando si manifestano carenze in modo repentino e imprevisto, ma ciò avviene con maggiore frequenza nei settori tecnici, in particolare nelle discipline «STEM» (scienza, tecnologia, ingegneria e matematica). |
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3.2.3. |
La promozione e lo sviluppo delle competenze umane e di un più diffuso multilinguismo sono tanto importanti quanto una maggiore attenzione all’accesso alla formazione professionale, alla riqualificazione e all’apprendimento permanente. |
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3.2.4. |
Per ridurre il divario di competenze, i sistemi di formazione dovranno essere sufficientemente flessibili e pronti a rispondere alle esigenze future. Ciò richiederà pertanto un notevole impegno da parte degli Stati membri, e anche le parti sociali devono avere un ruolo essenziale. |
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3.3. |
Con l’emergere di forme di lavoro nuove e diverse, è fondamentale migliorare il passaggio dall’istruzione al lavoro, da un posto di lavoro a un altro o da una mansione a un’altra o fra diverse posizioni professionali, come anche creare condizioni che stimolino il lavoro autonomo e l’imprenditorialità. I cambiamenti nel mondo del lavoro devono essere sostenuti da mercati del lavoro socialmente protetti, flessibili e ben funzionanti, insieme a un dialogo sociale orientato ai risultati. |
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3.4. |
La concorrenza è una forza propulsiva determinante per lo sviluppo delle imprese. Le politiche e i regolamenti dell’UE in materia di commercio, nell’ambito delle rispettive competenze, devono garantire alle imprese condizioni positive che promuovano posti di lavoro dignitosi con standard elevati nell’ambito della concorrenza con i paesi terzi. Tale regolamentazione deve essere adatta allo scopo e favorire uno spirito e una cultura imprenditoriali positivi, che siano anche attraenti per i giovani, e in particolare per le donne. |
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3.4.1. |
Il CESE prende atto delle relazioni dell’OCSE e dell’FMI (12) che rilevano una maggiore concentrazione dei settori sia nel comparto manifatturiero che nei servizi non finanziari. Sono necessarie ulteriori ricerche per comprendere i fattori alla base di tale concentrazione del mercato, che potrebbe giustificare una nuova riflessione sulle politiche in materia di concorrenza e scambi internazionali. Soprattutto in quest’ambito, l’agenda commerciale non deve ostacolare le politiche volte a offrire alle PMI migliori opportunità di accesso ai mercati, anche le attraverso politiche industriali europee ambiziose, in particolare nel settore digitale. |
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3.4.2. |
L’UE deve garantire un ambiente favorevole agli investimenti sia privati che pubblici. Ciò richiede stabilità e prevedibilità, un contesto macroeconomico stabile, una forte protezione dei diritti di proprietà intellettuale e responsabilità di bilancio. Il sistema fiscale, dal canto suo, dev’essere equo e anche incoraggiare l’innovazione, l’imprenditorialità, la crescita e la creazione di posti di lavoro. |
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3.4.3. |
Nel contempo, le politiche commerciali e di investimento dell’UE devono rimanere vigilanti nei confronti di qualsiasi investimento che possa derivare dalla frode o dall’elusione fiscale. |
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3.4.4. |
Gli investimenti esteri diretti (IED) sono importanti in un momento in cui le imprese localizzano sempre più la produzione vicino ai mercati di destinazione, cosa che fra l’altro può aiutarle a restare competitive. Il Comitato ha accolto inoltre con favore (13) il regolamento UE in materia di difesa commerciale per quanto riguarda le recenti iniziative volte a monitorare gli investimenti esteri nell’UE. |
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3.4.5. |
Ciononostante, la relazione annuale dell’OCSE del 2018 sulle statistiche relative agli investimenti esteri diretti (IED) ha evidenziato una diminuzione di questi ultimi del 27 % a livello mondiale a seguito della riforma fiscale degli Stati Uniti. Per alcuni paesi dell’UE (Lussemburgo, Paesi Bassi), il calo è stato spettacolare. Occorre pertanto dedicare particolare attenzione alla distinzione tra IED collegati all’economia reale e IED aventi finalità di frode o di elusione fiscale, che l’UE deve combattere a tutti i livelli. |
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3.5. |
La comunicazione Commercio per tutti specifica che «oltre 600 000 PMI, che danno lavoro a più di sei milioni di persone, realizzano esportazioni dirette di merci fuori dall’UE che rappresentano un terzo del totale delle esportazioni dell’UE» (14), precisando poi che «molte altre PMI esportano servizi» o sono fornitrici di imprese di grandi dimensioni. |
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3.5.1. |
Il CESE ha apprezzato particolarmente l’impegno «a favore delle piccole imprese, che si trovano ad affrontare maggiori ostacoli rispetto alle altre quando puntano ad accedere a nuovi mercati». Disposizioni ad hoc per le PMI sono state promesse in tutti i futuri processi negoziali, così come lo svolgimento di «indagini periodiche sugli ostacoli» che queste imprese incontrano in determinati mercati. Per questi aspetti è pertinente anche il parere del CESE (15) sul tema Il TTIP e il suo impatto sulle PMI. |
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3.5.2. |
Le esigenze e le potenzialità delle PMI devono essere incluse in tutti gli ambiti d’intervento, al fine di garantire a queste imprese l’accesso ai finanziamenti, alle altre risorse e ai mercati nonché di metterle in condizione di evolvere, considerando le diverse esigenze dei diversi tipi di imprese e le condizioni specifiche in cui operano le PMI (comprese le zone rurali e periferiche). |
4. Soluzione delle controversie in materia di scambi
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4.1. |
Il trattato di Lisbona ha attribuito all’UE nuove competenze in materia di investimenti e la obbliga a unire le iniziative in materia di commercio e investimenti ad altri ambiti di intervento fondamentali, in particolare lo sviluppo. Il CESE continua a essere preoccupato per l’assenza di una sufficiente correlazione (read-across) tra le varie DG della Commissione, comprese le DG DEVCO ed EMPL, per quanto riguarda gli impatti commerciali. |
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4.2. |
Oltre agli accordi commerciali di «nuova generazione», a cominciare da quello con la Corea, la Commissione ha cercato altresì di negoziare accordi di libero scambio più ampi, sia con i paesi del partenariato orientale che con partner commerciali più avanzati. Rientra in tale contesto il Giappone e in particolare l’accordo economico e commerciale globale (CETA) con il Canada, che va oltre la mera eliminazione dei dazi e regolamenta un’ampia gamma di aspetti diversi, quali le norme in materia di servizi, l’eliminazione delle barriere non tariffarie al commercio e altri aspetti legati al commercio, come gli investimenti e la concorrenza o la cooperazione regolamentare. |
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4.2.1. |
Con questa evoluzione, il CESE ritiene che la necessità di uno sviluppo continuo di una strategia commerciale progressiva orientata al futuro diventi più urgente che mai. Negoziati commerciali così globali hanno un maggiore potenziale di generare conflitti con ambiti sensibili quali il mantenimento di standard elevati, in particolare in materia di sicurezza alimentare, protezione dei consumatori e condizioni di lavoro dignitose, protezione dei servizi pubblici o applicazione dei diritti di un’agenda commerciale sostenibile. |
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4.2.2. |
Poiché gli accordi di nuova generazione vanno ben oltre la tradizionale riduzione dei dazi doganali, definendo norme affinché le misure di governo non incidano sugli scambi commerciali, sorgono timori che ciò possa limitare lo spazio di manovra in materia di politiche pubbliche. Gli Stati non soltanto hanno il diritto di regolamentare, laddove lo ritengano opportuno, ma sono anche tenuti a farlo nell’interesse pubblico. Il CESE sottolinea che nessuna disposizione prevista da accordi commerciali deve impedire loro di farlo. |
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4.2.3. |
Il CESE ha affermato (16) che la politica commerciale dell’UE «sarà valutata sulla base della capacità o meno della Commissione di dimostrare che gli accordi commerciali non porteranno a un abbassamento degli standard in materia di ambiente o di lavoro, e neppure in altri ambiti; gli accordi dovrebbero anzi puntare a migliorare tali standard». |
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4.3. |
Il commercio internazionale aperto e fondato sulle regole è essenziale per rafforzare le opportunità d’affari e garantire la parità di condizioni per le imprese rispetto ai concorrenti dei paesi terzi. L’UE deve sostenere le norme dell’OMC volte a promuovere il commercio equo che garantisca il rispetto degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), e dare prova di leadership a livello mondiale sia nella lotta al protezionismo che nella promozione di una politica commerciale progressista e sostenibile. L’UE e gli Stati membri dovrebbero adoperarsi a tal fine ed esercitare la loro influenza in tutte le varie strutture delle commissioni dell’OMC, in particolare per quanto riguarda i nuovi settori quali il commercio e il lavoro dignitoso. |
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4.4. |
Quello del commercio è uno dei processi politici della Commissione europea più soggetti a valutazione. Tuttavia, al fine di consentire una discussione politica più ampia sul ruolo degli scambi e degli investimenti, sono necessarie ulteriori analisi per comprendere meglio i fattori determinanti e l’impatto economico del commercio, nonché il suo potenziale contributo agli OSS. |
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4.4.1. |
In questo caso la politica di valutazione dell’UE deve svolgere un ruolo chiave. La DG Commercio valuta l’impatto delle grandi iniziative commerciali, utilizzando vari strumenti: valutazioni d’impatto (VI) e valutazioni d’impatto sulla sostenibilità (VIS), valutazioni economiche dei risultati negoziati e valutazioni ex post. |
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4.4.2. |
Le questioni riguardanti la metodologia e la tempistica sono fondamentali e dovrebbero essere riesaminate. Il modello di equilibrio generale calcolabile (CGE) utilizzato dovrebbe essere rivalutato tenendo conto di modelli alternativi e includere una gamma più ampia di indicatori che misurino gli impatti sui diritti umani e del lavoro, sui cambiamenti climatici, sulla biodiversità, sui consumatori e sugli IED. Un semplice raffronto della situazione con o senza un accordo commerciale è tuttavia insufficiente rispetto alla valutazione qualitativa delle opzioni di negoziato, in particolare in materia di commercio e sviluppo sostenibile. La VI e la VIS devono essere concluse in tempo utile per assistere i negoziatori ed essere prese in considerazione prima e durante i negoziati, e non essere presentate dopo la loro conclusione. |
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4.4.3. |
Come già raccomandato dal CESE nel suo parere sul tema Il ruolo fondamentale del commercio e degli investimenti nel conseguire e attuare gli OSS (17), il contributo alla realizzazione degli OSS dovrebbe essere posto al centro della valutazione della politica commerciale dell’UE. |
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4.4.4. |
Il CESE ravvisa un valido contributo nella consultazione della società civile per le VIS e raccomanda di estenderla al processo di elaborazione dei mandati negoziali. Anche il lavoro del gruppo di orientamento della Commissione potrebbe migliorare ulteriormente coinvolgendo la società civile. I consulenti devono avere sufficiente indipendenza e competenza, in particolare in materia di diritti umani e questioni ambientali. |
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4.4.5. |
Per quanto riguarda i mercati del lavoro, è necessaria un’analisi più dettagliata dei potenziali effetti di spostamento, dell’evoluzione dei salari e della sicurezza occupazionale. Per quanto concerne l’impatto economico, occorre prestare attenzione non solo all’UE, ma anche alle economie meno sviluppate, valutando in che misura il commercio e gli investimenti consentano loro di aumentare la produttività e l’innovazione. Inoltre, a intervalli appropriati, dovrebbe essere condotto uno studio olistico dell’impatto globale degli scambi. |
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4.4.6. |
Il commercio è diventato un elemento sempre più importante sia a livello geopolitico che in quanto parte della diplomazia economica. A tal fine, il SEAE deve adottare un approccio maggiormente sensibile al commercio, dato che le questioni commerciali erano praticamente assenti dalla comunicazione congiunta sulla connessione Europa-Asia (18). |
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4.5. |
I negoziati per un accordo di partenariato transatlantico su commercio e investimenti (TTIP) con gli Stati Uniti hanno fatto emergere per la prima volta numerose preoccupazioni di un’ampia sfera pubblica e della società civile, sebbene siano di natura più generale. Mentre la Commissione, nei negoziati commerciali, si è adoperata per ottenere impegno politico a non incoraggiare gli scambi o gli investimenti indebolendo i livelli di protezione, o a offrire garanzie quali esenzioni e riserve specifiche, clausole dedicate in materia di monopoli statali o un rigetto rapido di ricorsi futili da parte degli investitori, il CESE ha chiesto e continua a chiedere ulteriori chiarimenti e garanzie su vari punti altamente sensibili. |
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4.5.1. |
L’esposizione dei servizi pubblici in un accordo commerciale attraverso la liberalizzazione e clausole specifiche [clausola di sospensione (standstill) e clausola di irreversibilità (ratchet)], che definiscono la futura possibilità delle parti di introdurre restrizioni all’accesso al mercato e misure discriminatorie, costituisce motivo di forte preoccupazione. In precedenza il CESE ha accolto con favore «la volontà manifestata dalla Commissione, in linea con le posizioni espresse dal CESE, dal Parlamento europeo e dalla società civile in generale, di proteggere i servizi pubblici negli accordi di libero scambio», sottolineando tuttavia come «a tal fine il modo migliore sia quello di ricorrere a un elenco positivo, sia per quanto riguarda l’accesso al mercato che il trattamento nazionale» (19). |
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4.5.2. |
Data la costante possibilità di cambiamento di governo e di cambio di rotta delle politiche in materia di servizi pubblici, qualsiasi precedente apertura negli accordi commerciali sarebbe «bloccata». Non ci possono essere ripensamenti. Di conseguenza, le clausole di apertura di irreversibilità e di sospensione possono costituire una minaccia soprattutto per i servizi pubblici, data la definizione ristretta e ambigua del loro ambito di applicazione. |
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4.5.3. |
Il mantenimento di uno spazio di manovra in materia di politiche pubbliche diventa altresì fondamentale nel contesto dell’inclusione degli appalti pubblici negli accordi commerciali. Per tale motivo, il CESE ha ritenuto importante formulare l’invito a «mantenere la facoltà delle entità contraenti di utilizzare nelle gare d’appalto criteri ambientali e sociali o attinenti al lavoro, come l’obbligo di rispettare i contratti collettivi e di conformarvisi» (20). |
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4.6. |
Nel contesto della protezione degli investimenti, il CESE ha chiesto «salvaguardie procedurali contro i ricorsi che abbiano per oggetto la normativa nazionale sul pubblico interesse, per garantire il diritto delle parti a legiferare nel pubblico interesse, come ritengano opportuno, per quel che concerne la protezione degli investitori» (21). Nel suo parere sul tribunale multilaterale per gli investimenti, il CESE esprime il giudizio che «tale obiettivo possa essere raggiunto in misura sufficiente soltanto introducendo […] una clausola di esclusione per motivi di interesse pubblico […] accompagnata da opportune garanzie atte a evitare che se ne abusi a fini protezionistici». Nel contesto più ampio del suo parere su alcune questioni specifiche del TTIP, il CESE chiede che «siano esplicitamente indicati i contratti collettivi, compresi gli accordi tripartiti e/o generalizzati (ossia valevoli erga omnes), sì da evitare che possano essere interpretati come una violazione delle legittime aspettative di un investitore» (22). |
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4.7. |
Anche se l’agricoltura e il commercio sono competenze dell’UE da oltre 40 anni, talvolta è mancata la comunicazione o una riflessione «congiunta» tra questi due settori d’interesse fondamentale. L’UE deve inoltre evitare qualsiasi tentazione di fare importanti concessioni in agricoltura che comprometterebbero la produzione interna. |
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4.7.1. |
Nel parere sul ruolo dell’agricoltura negli accordi commerciali (23), il CESE sottolinea che gli accordi bilaterali dovrebbero essere intesi a evitare disparità di criteri nell’agricoltura, in particolare in relazione all’accordo sulle norme sanitarie e fitosanitarie e all’accordo sugli ostacoli tecnici agli scambi, nei paesi partner. L’UE sarà inoltre interessata a promuovere le proprie norme in materia ambientale, sociale e di sviluppo sostenibile in senso più ampio, in linea con gli OSS. L’UE (e altre parti) devono inserire un impegno vincolante a favore dello sviluppo di capacità per aiutare i paesi meno sviluppati a conformarsi a tali norme, ad esempio, l’assistenza per lo sviluppo di un sistema accettabile di certificazione veterinaria, in quanto le norme sulla sicurezza alimentare sono fondamentali. |
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4.7.2. |
L’approccio multilaterale agli scambi commerciali di prodotti agricoli deve essere ripensato e rafforzato. «Doha» quale concetto dell’OMC per un dialogo sulle materie commerciali tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo deve essere mantenuto e rafforzato, nel contestuale rispetto del principio della sovranità alimentare per tutti. Nello stesso parere, il CESE sottolinea che l’UE è nella posizione idonea per svolgere un ruolo proattivo di guida nella promozione di un approccio nuovo ed equilibrato, non da ultimo a causa dell’incapacità, da parte di talune economie in rapida espansione, di compiere sforzi degni di nota per aiutare altri paesi, tuttora meno sviluppati. |
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4.8. |
Nel suo parere sulla riforma dell’OMC, il CESE «considera essenziale che il principio di precauzione, come sancito dai trattati dell’UE, sia adeguatamente protetto anche a livello multilaterale e venga pienamente riconosciuto, al fine di garantire un livello più elevato di protezione attraverso il processo decisionale preventivo in caso di rischi per la salute umana o l’ambiente. Data la sua importanza, l’UE dovrebbe farne un interesse offensivo in tutti i suoi negoziati commerciali» (24). |
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4.9. |
Mentre la comunicazione Commercio per tutti pone un chiaro accento sulla fiducia dei consumatori nella sicurezza dei prodotti, gli orientamenti delle Nazioni Unite sulla protezione dei consumatori danno un’interpretazione assai più ampia, che include la protezione della vita privata dei consumatori, i loro diritti nell’ambito del commercio elettronico e il diritto a un’efficace applicazione dei diritti dei consumatori. Considerato l’impatto della liberalizzazione commerciale sui consumatori, il CESE ha auspicato, nel parere sui capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile (CSS) negli accordi di libero scambio, l’introduzione «di un capitolo specifico per i consumatori, incentrato sul tema «commercio e consumatori», nel quadro del CSS, che riprendesse i pertinenti standard internazionali riguardanti i consumatori e rafforzasse la cooperazione in materia di applicazione dei loro diritti» (25). |
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4.10. |
Il documento di riflessione della Commissione sulla gestione della globalizzazione (2017) individua una serie di conseguenze della mancata gestione della globalizzazione, in particolare in riferimento alle crescenti disuguaglianze. I vantaggi degli scambi non sono mai ripartiti in modo uniforme. La politica commerciale e di investimento dell’UE deve affrontare tutte le conseguenze importanti dell’apertura dei mercati e limitare il più possibile gli impatti negativi, compresi i costi sociali e i costi di transizione. |
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4.10.1. |
La comunicazione Commercio per tutti è stata la prima a riconoscere che il commercio implica cambiamenti che «possono […] avere effetti perturbanti temporanei per alcuni lavoratori e in determinate regioni, quando la nuova situazione concorrenziale risulta troppo intensa per alcune imprese», e sottolinea che «cambiamenti simili non sono […] di modesta entità per le persone direttamente coinvolte». Al riguardo il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione (FEG) ha un ruolo importante da svolgere. Nel biennio 2013-2014 il FEG ha prestato assistenza ad oltre 27 600 lavoratori (26). Il CESE ritiene pertanto importante che qualunque quadro finanziario pluriennale futuro preveda fondi adeguati direttamente collegati agli impatti del commercio e riesamini eventuali condizioni limitanti e criteri per la sua applicazione. Per anticipare e accompagnare meglio i mutamenti connessi alle ristrutturazioni, i diritti effettivi dei lavoratori all’informazione, alla consultazione e alla contrattazione collettiva sono essenziali per garantire transizioni giuste. |
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4.11. |
Il CESE chiede inoltre di prevedere un rafforzamento della protezione per i settori sensibili alla concorrenza commerciale sleale, includendo le norme dell’OIL nei criteri di valutazione di tali settori. In un recente parere sulla metodologia per gli strumenti di difesa commerciale (27), il CESE ha chiesto condizioni di parità tra i produttori esportatori europei e quelli dei paesi terzi. A tale riguardo, il CESE ha accolto con favore l’intenzione della Commissione di usare criteri specifici per stabilire se vi siano distorsioni significative della situazione del mercato, rilevando tuttavia che anche il rispetto delle norme dell’OIL e degli accordi multilaterali in materia di ambiente dovrebbe essere preso in considerazione. |
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4.12. |
Per quanto riguarda il fermo impegno assunto dalla Commissione europea in merito al rafforzamento delle disposizioni sul lavoro attraverso i negoziati commerciali, il CESE ha invitato i paesi partner a «dimostrare il pieno rispetto delle otto convenzioni fondamentali del lavoro dell’OIL prima della conclusione degli accordi commerciali. Se un paese partner non ha ratificato o attuato correttamente tali convenzioni, o dimostrato un livello di protezione equivalente, il CESE raccomanda di chiedere che una tabella di marcia basata su impegni concreti sia inclusa nel capitolo CSS per garantire che ciò avvenga in modo tempestivo» (28). L’UE deve inoltre promuovere l’attuazione e l’applicazione di norme aggiornate dell’OIL al fine di garantire una reale parità di condizioni per le imprese dell’UE all’estero e promuovere l’OSS 8 riguardante il lavoro dignitoso. |
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4.13. |
La politica commerciale deve altresì rafforzare le iniziative di responsabilità sociale delle imprese. Le imprese devono assumersi le proprie responsabilità in tutte le fasi della catena di approvvigionamento. A sua volta, ciò dovrebbe accrescere il margine di azione delle imprese, ottimizzando nel contempo sia l’innovazione che una crescita economica sostenibile. L’attuazione coerente della condotta responsabile delle imprese è importante per rafforzare la posizione commerciale globale dell’UE e contribuire alla realizzazione degli OSS. L’UE dovrebbe insistere affinché, in tutti gli accordi di libero scambio, ciascuna parte contraente incoraggi attivamente il rispetto da parte delle imprese degli orientamenti OCSE per le imprese multinazionali (29). Riconoscendo l’importanza dell’applicazione delle norme del mercato del lavoro da parte delle autorità pubbliche, anche attraverso le ispezioni, il CESE chiede che gli accordi commerciali impongano ai governi a livello nazionale e locale di svolgere appieno il loro ruolo. |
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4.13.1. |
Sono sempre più numerosi i governi che mettono a punto le proprie leggi e i propri strumenti, come la recente normativa francese in materia di dovere di vigilanza e quella neerlandese sul dovere di diligenza in materia di lavoro minorile. Il Canada ha migliorato la sua strategia in materia di responsabilità sociale delle imprese concentrandosi sul comportamento delle società canadesi all’estero e ha creato un organo consultivo multipartecipativo. Nell’aprile 2019 è stato nominato il primo Mediatore canadese per l’impresa responsabile, incaricato di esaminare e riferire pubblicamente le presunte violazioni dei diritti umani derivanti dalle attività all’estero delle società canadesi nei settori minerario, petrolifero e del gas e dell’abbigliamento, nonché di formulare raccomandazioni relative alle misure commerciali per le imprese. |
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4.14. |
A giudizio del CESE, l’UE è nella posizione migliore per assumere un ruolo guida sulla dovuta diligenza, in particolare in relazione alle catene globali di approvvigionamento e del valore sempre più estese. Le misure volontarie e quelle vincolanti non si escludono a vicenda, ma devono invece completarsi. A tale proposito, il CESE ha preso atto del lavoro svolto sul cosiddetto trattato vincolante delle Nazioni Unite, attualmente oggetto di discussione da parte dei membri dell’ONU, volto a codificare obblighi internazionali in materia di diritti umani giuridicamente vincolanti per le attività di imprese transnazionali e plaude ai lavori attualmente in corso per il parere di iniziativa REX/518. Al pari di alcuni Stati membri che hanno già legiferato in materia di dovere di diligenza, il CESE invita la Commissione a proporre una normativa europea in questo settore. |
5. Commercio e sviluppo sostenibile: l’esigenza di realizzare gli OSS/l’accordo di Parigi
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5.1. |
Nel suo parere sul tema Commercio per tutti (30), il CESE ha accolto con favore soprattutto l’accento posto dall’UE sulla sua analisi approfondita del settore dello sviluppo sostenibile, con particolare riguardo ai diritti umani e sociali e all’ambiente. Nel parere relativo ai capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile (CSS) negli accordi di libero scambio (31), il CESE ha esortato la Commissione «ad essere più ambiziosa nel suo approccio, in particolare per quanto riguarda il rafforzamento dell’effettiva applicabilità degli impegni contenuti nei capitoli CSS, che è di fondamentale importanza per il CESE. Ai capitoli CSS deve essere attribuita la stessa importanza di quelli che riguardano le questioni commerciali, tecniche o tariffarie». |
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5.1.1. |
In tale contesto, il CESE si compiace in particolare del recente annuncio della presidente designata della Commissione europea riguardante la prossima nomina di un nuovo responsabile dell’applicazione degli accordi commerciali, incaricato, senza nulla togliere alla responsabilità generale del commissario per il Commercio, di monitorare e migliorare la conformità dei nostri accordi commerciali. In questo caso è essenziale che ciò comprenda ampi poteri, con pari peso e pari efficacia, per coprire tutti gli impegni concordati negli accordi di libero scambio, in particolare quelli relativi ai capitoli su commercio e sviluppo sostenibile e alle questioni di ordine sociale e ambientale che si pongono in relazione ad altri capitoli degli accordi commerciali e di investimento. Tale posizione deve comportare un processo decisionale obiettivo, basato su indagini tempestive ed avviate in modo efficace, sostenuto da risorse adeguate e con un chiaro ruolo per le parti interessate riconosciute per quanto riguarda la presentazione di reclami e la partecipazione ad eventuali audizioni pubbliche successive. In tale contesto occorrerà prevedere un’approfondita rendicontazione al Parlamento europeo e al Consiglio, un ruolo decisivo per il CESE e i rispettivi gruppi consultivi interni, e alla base il coinvolgimento continuo della società civile. |
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5.2. |
In ciascuno degli accordi di libero scambio conclusi dopo il 2010, che l’UE definisce di «nuova generazione», è stato incluso un capitolo specifico sul commercio e sullo sviluppo sostenibile, che prevede fra l’altro un ruolo di monitoraggio attivo della società civile di ciascuna controparte. |
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5.2.1. |
Il CESE ritiene che il dialogo costruttivo con la società civile in materia di politica commerciale e di investimento sia un elemento essenziale, e rilancia la sua richiesta di rafforzare ulteriormente il suo ruolo. Nel suo parere sul ruolo dei gruppi consultivi interni (GCI) (32), il CESE ha sottolineato tale coinvolgimento e ha chiesto la sua estensione a tutti gli aspetti degli accordi commerciali, ponendo l’accento sul loro impatto sugli impegni in materia di commercio e sviluppo sostenibile. |
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5.2.2. |
Il CESE ha già raccomandato di includere in tutti i futuri mandati riguardanti i capitoli sul commercio e lo sviluppo sostenibile non solo una clausola specifica volta a promuovere gli OSS (33), ma anche, a seguito dell’accordo di Parigi, la lotta al riscaldamento globale. |
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5.3. |
Sia i 17 OSS, fulcro dell’ampia «Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile» delle Nazioni Unite, che l’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici (34) devono rimanere priorità globali. In questo campo il commercio e gli investimenti devono svolgere un ruolo di sostegno fondamentale, ma una sfida considerevole sarà quella consistente nel realizzare, entro il 2050, un’economia dell’UE neutra sotto il profilo delle emissioni di carbonio. |
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5.3.1. |
Tutti questi aspetti avranno effetti profondi sul commercio, poiché a loro volta i flussi commerciali avranno un effetto su di essi, sia nell’UE che a livello mondiale. Le agende di Parigi e degli OSS dovranno essere poste al centro di tutte le future politiche, pratiche e trattative commerciali. Secondo le stime della Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo (Unctad) (35), per conseguire gli OSS saranno necessari altri 7 000 miliardi di dollari USA, di cui almeno un terzo dovrà provenire dal settore privato. Anche le risorse pubbliche saranno inoltre essenziali per l’attuazione e il finanziamento degli OSS. Come precedentemente asserito dal direttore generale dell’OMC, gli obiettivi di sviluppo del millennio hanno già evidenziato il «potenziale trasformativo del commercio» (36). |
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5.3.2. |
A loro volta, saranno necessarie significative modifiche regolamentari per assicurare una transizione energetica adeguata e la libertà necessaria per conseguire gli obiettivi previsti dall’accordo di Parigi. Nel suo parere sul tribunale multilaterale per gli investimenti, il CESE ha chiesto l’inclusione di una clausola sulla gerarchia delle fonti che garantisca che, in caso di conflitto tra un accordo internazionale di investimento e un accordo internazionale in materia ambientale, sociale o di diritti umani vincolante per una delle parti della controversia, prevalgano gli obblighi stabiliti in quest’ultimo accordo, onde evitare che sia data la priorità agli accordi tra investitori (37). |
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5.4. |
In un parere precedente (38), il CESE ha concluso che l’UE «si trova in una posizione privilegiata per promuovere la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile» poiché «ha la credibilità necessaria per svolgere un’efficace funzione di ponte tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo». Nondimeno, ha esortato a dare maggiore rilievo alla piena integrazione degli OSS «nel quadro strategico europeo e nelle attuali priorità della Commissione», ove necessario in cooperazione con gli Stati membri. |
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5.4.1. |
Il CESE ha già sottolineato (39) che l’agricoltura svolge un ruolo particolarmente importante nella realizzazione di undici OSS. In un parere più recente, Connessione Europa-Asia (40), il Comitato ha sottolineato che «ritiene essenziale stabilire un collegamento formale tra l’iniziativa cinese Nuova via della seta (BRI) e gli obiettivi di sviluppo sostenibile», elencando nuovamente i nove OSS più pertinenti. |
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5.5. |
Almeno 13 OSS riguardano i cambiamenti climatici. L’accordo di Parigi rappresenta a sua volta il primo accordo globale sul clima a livello mondiale. Se gli OSS sono il programma generale per la futura generazione, l’accordo di Parigi rappresenta il progetto per il futuro del pianeta. È generalmente riconosciuto che un aumento della temperatura media globale superiore ai 2 °C rispetto ai livelli preindustriali avrebbe effetti catastrofici, e i paesi più esposti sarebbero anche quelli meno attrezzati a far fronte ai cambiamenti. |
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5.5.1. |
L’aumento dei flussi commerciali comporterà per sua natura un ulteriore incremento dei trasporti, le cui emissioni di gas a effetto serra sono già elevate. Il settore dei trasporti rappresenta il 24 % delle emissioni globali di CO2 ed è l’unico settore in cui le emissioni stanno ancora aumentando e raggiungeranno, secondo le previsioni, il 40 % delle emissioni totali entro il 2030. Con l’aviazione internazionale e il trasporto marittimo non direttamente inclusi nell’accordo di Parigi, vi è l’urgente necessità di trattare tutti i modi di trasporto nell’ambito di una politica dei trasporti rafforzata, equa e sostenibile, coinvolgendo altri operatori della filiera, come i produttori di energia e i produttori di apparecchiature originali (OEM). |
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5.5.2. |
In un parere separato sul ruolo dei trasporti, il CESE ha messo in risalto le «numerose sfide per quanto riguarda gli OSS, come la necessità di ridurre l’impatto ambientale e climatico, migliorare i sistemi di trasporto e la sicurezza del traffico, nonché gestire le problematiche connesse all’occupazione e al lavoro dignitoso» (41). Ora il CESE chiede anche che venga stabilito un collegamento politico con gli scambi e gli investimenti. |
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5.6. |
Tale preoccupazione generale ha favorito la diffusione del concetto di «economia circolare», descritta come sistema economico volto a ridurre al minimo gli sprechi e a utilizzare in modo ottimale le risorse. Lo scopo dell’economia circolare è ridurre al minimo il consumo di risorse e la produzione di scarti ed emissioni e la dispersione energetica. Tale obiettivo può essere raggiunto attraverso un approccio rigenerativo basato su una progettazione rivolta alla lunga durata, sulla manutenzione, la riparazione, il riutilizzo, la rifabbricazione, la rigenerazione e il riciclaggio. |
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5.6.1. |
Molti ritengono che un mondo sostenibile non debba essere sinonimo di qualità della vita peggiore per i consumatori, che l’obiettivo possa essere conseguito senza una diminuzione dei profitti e senza costi aggiuntivi e che i modelli commerciali circolari possano essere redditizi quanto quelli lineari. |
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5.6.2. |
Sorgono tuttavia diverse problematiche correlate, in particolare per quanto riguarda le industrie ad alta intensità di risorse ed energia dell’UE, che si scontrano con una difficoltà intrinseca. Esse svolgono un importante ruolo strategico nella catena del valore industriale dell’UE. Se da un lato l’ambizioso obiettivo della politica in materia di cambiamenti climatici è ridurre le emissioni di gas a effetto serra (derivanti sia dalla combustione di combustibili fossili che dai processi industriali) — e l’attuale obiettivo dell’UE è raggiungere la neutralità carbonica entro il 2050 — dall’altro, i costi energetici delle industrie ad alta intensità di risorse ed energia costituiscono una percentuale decisamente elevata dei loro costi complessivi: 25 % per l’acciaio, 22-29 % per l’alluminio (42), 25-32 % per il vetro (43). Questo problema è affrontato in modo più approfondito in un altro parere specifico del CESE (44). |
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5.6.3. |
La rilocalizzazione delle emissioni di CO2 e, di conseguenza, degli investimenti si verifica quando un prezzo superiore nell’UE determina una perdita di quote di mercato e dei relativi posti di lavoro. In questo caso, le emissioni di gas a effetto serra vengono semplicemente trasferite dai produttori dell’UE a quelli di paesi terzi (sovente meno efficienti sotto il profilo energetico) — un trasferimento che, nella migliore delle ipotesi, non ha alcuna incidenza sulla quantità globale delle emissioni di GES. |
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5.6.4. |
Le misure palliative di adeguamento alle frontiere, per cui i paesi possono imporre tasse sui beni importati e rimborsare le imposte sulle merci esportate, sono possibili, e riconosciute come legittime dall’OMC, a determinate condizioni. |
Bruxelles, 30 ottobre 2019
Il presidente
del Comitato economico e sociale europeo
Luca JAHIER
(1) I relativi riferimenti figurano nella maggior parte delle note a piè di pagina dalla n. 9 in poi.
(2) Pubblicazione della DG Commercio, novembre 2018.
(3) COM(2015) 497 final
(4) JOIN(2018) 31 final
(5) Lettera di incarico della presidente eletta della Commissione Ursula von der Leyen al commissario designato per il Commercio Phil Hogan, 10 settembre 2019.
(6) Cfr. la nota 3.
(7) E altri 20 milioni nei paesi terzi.
(8) OCSE Trade Policy Papers (Documenti di lavoro dell’OCSE sulla politica commerciale), N. 226 (2019), Offshoring of services functions and labour market agents (Delocalizzazione delle funzioni connesse ai servizi e adeguamenti del mercato del lavoro), Parigi.
(9) Documenti di lavoro dell’OCSE sulla politica commerciale, n. 227 (2019), Micro-Evidence on Corporate Relationships in Global Value Chains: The Role of Trade, FDI and Strategic Partnerships («Microdati in materia di relazioni societarie nelle catene globali del valore: il ruolo degli scambi commerciali, degli IED e dei partenariati strategici»), Parigi.
(10) Cfr. la nota 2.
(11) GU C 159 del 10.5.2019, pag. 15
(12) Documento di lavoro dell’OCSE sulla produttività, n. 18 (2019), Industry Concentration in Europe and North America («La concentrazione dell’industria in Europa e America settentrionale»), Parigi; World Economic Outlook Report, aprile 2019.
(13) GU C 262 del 25.7.2018, pag. 94
(14) Cfr. la nota 3.
(15) GU C 383 del 17.11.2015, pag. 34
(16) GU C 264 del 20.7.2016, pag. 123
(17) GU C 129 dell’11.4.2018, pag. 27
(18) Cfr. la nota 4.
(19) GU C 264 del 20.7.2016, pag. 123
(20) GU C 159 del 10.5.2019, pag. 15
(21) GU C 110 del 22.3.2019, pag. 145
(22) GU C 487 del 28.12.2016, pag. 30
(23) GU C 173 del 31.5.2017, pag. 20
(24) GU C 159 del 10.5.2019, pag. 15
(25) GU C 227 del 28.6.2018, pag. 27
(26) Comunicato stampa della Commissione europea, luglio 2015.
(27) GU C 209 del 30.6.2017, pag. 66
(28) GU C 227 del 28.6.2018, pag. 27
(29) Orientamenti dell’OCSE per le imprese multinazionali, edizione 2011.
(30) Cfr. la nota 16.
(31) GU C 227 del 28.6.2018, pag. 27
(32) GU C 159 del 10.5.2019, pag. 28
(33) Cfr. la nota 16.
(34) Conferenza delle parti (COP) della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC COP21) che si è tenuta a Parigi.
(35) Unctad WIF, Comunicato stampa, Ginevra 14.10.2014. La stima è stata in seguito ribadita a più riprese.
(36) Intervento alle Nazioni Unite del 21 settembre 2016.
(37) GU C 110 del 22.3.2019, pag. 145
(38) Cfr. la nota 17.
(39) Cfr. la nota 23.
(40) GU C 228 del 5.7.2019, pag. 95
(41) GU C 367 del 10.10.2018, pag. 9
(42) A. Marcu, W. Stoefs: Study on composition and drivers of energy prices and costs in selected energy-intensive industries, («Analisi della composizione e dei fattori determinanti dei prezzi dell’energia e dei suoi costi in alcune industrie ad alta intensità energetica»), CEPS, 2016, disponibile sul sito: http://ec.europa.eu/DocsRoom/documents/20355
(43) C. Egenhofer e L. Schrefler, Study on composition and drivers of energy prices and costs in energy-intensive industries. The case of the flat glass industry («Analisi della composizione e dei fattori determinanti dei prezzi dell’energia e dei suoi costi nelle industrie ad alta intensità energetica. Il caso dell’industria del vetro piano»), CEPS, 2014.