Bruxelles, 30.1.2019

COM(2019) 22 final

ALLEGATI

del

Documento di riflessione

Verso un'Europa sostenibile entro il 2030



ALLEGATO I Contributo della Commissione Juncker agli obiettivi
di sviluppo sostenibile

L' Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile adottata dalle Nazioni Unite  il 25 settembre 2015 definisce un quadro globale per il conseguimento dello sviluppo sostenibile entro il 2030. L'Agenda prevede un insieme ambizioso di 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) e 169 traguardi associati, che dovranno essere realizzati dai paesi e delle parti interessate.

L'UE ha svolto un ruolo determinante nell'elaborazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e si è impegnata, insieme agli Stati membri, a guidarne anche l'attuazione, sia all'interno dei suoi confini che sostenendo gli sforzi profusi da altri paesi, in particolare quelli che ne hanno più bisogno, attraverso le sue politiche esterne.

I principali aspetti dello sviluppo sostenibile sono presenti nelle 10 priorità della Commissione Juncker: occupazione, crescita e investimenti (priorità 1); mercato unico digitale (priorità 2); rendere l'energia più sicura, economicamente accessibile e sostenibile (priorità 3); un mercato interno più profondo e più equo (priorità 4); un'Unione economica e monetaria più profonda e più equa (priorità 5); un commercio aperto ed equo (priorità 6); giustizia e diritti fondamentali (priorità 7); migrazione (priorità 8); un ruolo più incisivo a livello mondiale (priorità 9); un'Unione di cambiamento democratico (priorità 10).

Fin dall'inizio del suo mandato, nel novembre 2014, la Commissione Juncker ha integrato lo sviluppo sostenibile sia nelle principali agende trasversali che nelle politiche e nelle iniziative settoriali, utilizzando gli strumenti di cui dispone per legiferare meglio. Tutte le valutazioni d'impatto della Commissione che precedono le proposte legislative comprendono un'analisi dell'impatto sociale, ambientale ed economico per tenere debitamente presenti e integrare le considerazioni relative allo sviluppo sostenibile. Inoltre, tutti i recenti accordi commerciali dell'UE contengono un capitolo sullo sviluppo sostenibile al fine di promuovere sia la crescita e lo sviluppo sostenibili che un lavoro dignitoso per tutti.

La Commissione Juncker ha creato per le prossime generazioni i presupposti più importanti delle politiche per un futuro europeo sostenibile, fra cui il pilastro europeo dei diritti sociali, il consenso in materia di sviluppo, la strategia globale per la politica estera e di sicurezza, la strategia Commercio per tutti basata sui valori, l'impegno strategico per la parità di genere, lo spazio europeo dell'istruzione, il pacchetto sull'economia circolare, i pacchetti sulla mobilità e sull'energia pulita, la strategia per la crescita blu, il "piano di investimenti per l'Europa", il piano d'azione sulla finanza sostenibile, l'agenda urbana per l'UE e il piano d'azione per la natura. La Commissione ha inoltre proposto di rafforzare il collegamento tra finanziamenti UE e Stato di diritto, di valutare l'impatto ambientale e sociale di tutte le attività di ricerca e innovazione cofinanziate dall'UE e di fissare un obiettivo più ambizioso di spesa per il clima nell'ambito del futuro bilancio dell'Unione. Più di recente, la Commissione ha presentato la visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e a impatto climatico zero entro il 2050, la quale crea i presupposti per un cambiamento strutturale dell'economia europea che incentivi la crescita e l'occupazione assicurando al tempo stesso la neutralità climatica. Questo richiederà soluzioni innovative e investimenti nella ricerca e nell'innovazione.

Il presente documento presenta una panoramica dei contributi della Commissione Juncker all'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, evidenziando le iniziative politiche principali ed elencando successivamente le diverse azioni intraprese in merito a ciascuno degli OSS.

Anche se il presente allegato si concentra sulle iniziative della Commissione Juncker, molte altre politiche dell'UE che erano già in vigore quando si è insediata la Commissione attuale hanno ovviamente contribuito alla realizzazione degli OSS, ad esempio la Carta dei diritti fondamentali dell'UE, la strategia 2020 sulla biodiversità dell'UE, il pacchetto "Aria pulita", l'attuazione costante della strategia sulla responsabilità sociale delle imprese, la tessera europea di assicurazione malattia, le norme sull'uso sostenibile dei pesticidi e le norme UE sui prodotti del tabacco.



Iniziative politiche principali

Il pilastro europeo dei diritti sociali

Il pilastro europeo dei diritti sociali del novembre 2017 stabilisce 20 principi che mirano direttamente a promuovere una convergenza verso l'alto per migliorare le condizioni di lavoro e di vita in Europa. Il pilastro contribuisce ad affrontare il fenomeno della povertà in tutte le sue dimensioni e a garantire sistemi di protezione sociale equi, adeguati e sostenibili, sostiene le pari opportunità e l'accesso al mercato del lavoro, comprese l'uguaglianza di genere e condizioni di lavoro eque, e promuove l'inclusione e la protezione sociale. Il pilastro è corredato di un quadro di valutazione della situazione sociale che, insieme ad altri strumenti, concorre al suo monitoraggio.

Attuando i principi e i diritti sanciti dal pilastro europeo dei diritti sociali si darà inoltre un contributo essenziale a un'Europa sostenibile, fornendo un sostegno attivo per garantire occupazione e retribuzioni eque che assicurino un tenore di vita dignitoso, aiutando le persone ad acquisire le competenze proprie del XXI secolo, dando loro accesso a posti di lavoro di qualità e ovviando agli effetti dell'invecchiamento demografico sul mercato del lavoro e sui sistemi di protezione sociale. Il pilastro europeo dei diritti sociali stimolerà la competitività e l'innovazione promuovendo nel contempo l'equità sociale, le pari opportunità, il dialogo sociale e l'accesso a servizi assistenziali di qualità, come un'assistenza sanitaria universale di qualità e economicamente accessibile, l'assistenza all'infanzia e a lungo termine, l'assistenza abitativa e altri servizi fondamentali.

L'azione dell'UE per la parità di genere

Nel 2015 la Commissione ha adottato un impegno strategico per la parità di genere 2016–2019, che costituisce il quadro per il proseguimento della sua attività volta a promuovere la parità di genere e l'emancipazione femminile. Il pilastro europeo dei diritti sociali ha confermato l'impegno dell'UE nei confronti della parità di trattamento e di opportunità tra donne e uomini in tutti i settori. Nel 2017 la Commissione ha presentato un pacchetto globale sull'equilibrio tra attività professionale e vita privata che comprende misure legislative e politiche volte a promuovere una maggiore partecipazione femminile al mercato del lavoro.

Il piano d'azione dell'UE sulla parità di genere 2016-2020 è il quadro dell'UE per la promozione della parità di genere e dell'emancipazione di donne e ragazze nelle nostre relazioni esterne con i paesi terzi, come pure nelle sedi e nelle agende internazionali. L'UE attua il piano d'azione sulla parità di genere attraverso la politica europea di vicinato riveduta e la politica di sviluppo.

La strategia dell'UE per la gioventù

Nel maggio 2018 la Commissione ha presentato la comunicazione "Mobilitare, collegare e responsabilizzare i giovani: una nuova strategia dell'UE per la gioventù", approvata dal Consiglio nel novembre 2018. Il nuovo quadro di cooperazione 2019-2027 per la gioventù intende avvicinare l'Unione europea ai giovani e contribuire ad affrontare le questioni che li preoccupano. La nuova strategia dell'UE per la gioventù mira a incentivare la partecipazione dei giovani alla vita civica e democratica (mobilitare), a mettere in contatto tra loro i giovani di tutta l'UE e del resto del mondo per promuovere l'impegno nel volontariato, le possibilità di studiare all'estero, la solidarietà e la comprensione interculturale (collegare) e a sostenere il potenziamento del ruolo dei giovani sia attraverso la promozione dell'innovazione che attraverso la qualità e il riconoscimento dell'animazione socioeducativa (responsabilizzare). Gli strumenti proposti per conseguire gli obiettivi della strategia comprendono un nuovo dialogo dell'UE con i giovani, il ricorso a pianificatori delle attività nazionali e un piano di lavoro del Consiglio per il periodo 2019-2020.

La Commissione aiuta inoltre gli Stati membri a incentivare l'occupazione giovanile. Ogni anno, più di 3,5 milioni di giovani registrati nella Garanzia per i giovani ricevono un'offerta di lavoro, di istruzione continua, di tirocinio o di apprendistato.

Collegare i finanziamenti UE al rispetto dello Stato di diritto

La proposta della Commissione relativa al prossimo bilancio pluriennale europeo per il periodo 2021-2027 è improntata ai principi della prosperità, della sostenibilità, della solidarietà e della sicurezza.

La proposta prevede un nuovo meccanismo per rafforzare il collegamento tra finanziamenti UE e Stato di diritto. La presenza di carenze generalizzate riguardanti lo Stato di diritto in uno Stato membro può incidere gravemente su una gestione finanziaria sana e su un efficace finanziamento dell'UE. Non si tratta di un meccanismo sanzionatorio, ma di uno strumento di bilancio che consente di tutelare il bilancio dell'UE e di garantire una gestione finanziaria sana, promuovendo nel contempo lo Stato di diritto.

Il piano di investimenti per l'Europa / piano Juncker

In seguito alla crisi economica e finanziaria mondiale, l'UE ha risentito di bassi livelli di investimento. Il piano di investimenti per l'Europa, detto anche "piano Juncker", mira a eliminare gli ostacoli agli investimenti, a fornire visibilità e assistenza tecnica ai progetti d'investimento e a fare un uso più intelligente delle risorse finanziarie.

Nel luglio 2018 il Fondo europeo per gli investimenti strategici del piano Juncker ha conseguito l'obiettivo iniziale di 315 miliardi di EUR di investimenti, e a dicembre 2018 aveva mobilitato 371 miliardi di EUR di investimenti aggiuntivi in tutta Europa dal 2015. Il Fondo ha già sostenuto più di 750 000 posti di lavoro, che nelle previsioni saliranno a 1,4 milioni entro il 2020. Più di 850 000 piccole e medie imprese (PMI) beneficiano di un migliore accesso ai finanziamenti. Almeno il 40 % dei finanziamenti erogati dal Fondo europeo per gli investimenti strategici nell'ambito dello sportello relativo alle infrastrutture e all'innovazione sostiene componenti di progetto che contribuiscono all'azione per il clima in linea con l'accordo di Parigi sull'azione per il clima.

Orizzonte 2020 – il programma UE per ricerca e l'innovazione

"Orizzonte 2020" è il più grande programma al mondo a favore della cooperazione in materia di scienza, tecnologia e innovazione nell'UE e nel resto del mondo.

Nell'ambito di "Orizzonte 2020" - l'attuale programma quadro per la ricerca e l'innovazione - sono disponibili quasi 77 miliardi di EUR di finanziamenti su un arco di sette anni (dal 2014 al 2020), a cui si aggiungono gli investimenti privati e gli investimenti pubblici nazionali che questi fondi mobiliteranno. Più del 60 % di questa dotazione viene investito nello sviluppo sostenibile. La dotazione proposta per il programma successivo, "Orizzonte Europa", è ancora più consistente.

"Orizzonte 2020" mira a conseguire una crescita economica intelligente, sostenibile e inclusiva, affinché l'UE produca scienze e tecnologie di punta a beneficio dell'economia, della società e dell'ambiente, rimuova gli ostacoli all'innovazione e agevoli la collaborazione tra settore pubblico e settore privato per trovare soluzioni alle grandi sfide della nostra società.

Finanziare la crescita sostenibile

In un pianeta sempre più esposto alle conseguenze imprevedibili dei cambiamenti climatici e dell'esaurimento delle risorse, s'impone un'azione urgente per adattarsi a un modello più sostenibile. Secondo le stime, per conseguire gli obiettivi dell'UE per il 2030 concordati a Parigi, in particolare la riduzione del 40 % delle emissioni di gas a effetto serra, occorrono investimenti supplementari dell'ordine di 180 miliardi di EUR all'anno.

Nel marzo 2018 la Commissione ha pertanto adottato un piano d'azione sulla finanza sostenibile onde rafforzare il ruolo della finanza nella promozione di un'economia efficiente che consegua anche obiettivi ambientali e sociali. In tal modo l'UE permette di sfruttare appieno l'influenza del settore finanziario per realizzare gli OSS.

SustainableFinanceEU

Piano d'azione per l'economia circolare

In un'economia circolare, il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse è preservato il più a lungo possibile nell'economia e la generazione di rifiuti (rifiuti alimentari, plastica, rifiuti marini, ecc.) è ridotta al minimo. Più in generale, tra i benefici dell'economia circolare figurano anche la creazione di nuovi vantaggi concorrenziali e la riduzione dell'uso delle già scarse risorse, del consumo di energia e dei livelli di emissioni di anidride carbonica.

Le azioni intraprese dalla Commissione fin dall'adozione del piano d'azione per l'economia circolare nel 2015 promuovono questo tipo di economia ad ogni stadio della catena del valore. Con il suo pacchetto sull'economia circolare, l'UE invia agli operatori economici e alla società un chiaro segnale in merito alla via da seguire. L'azione a livello di UE può favorire gli investimenti, creare condizioni di parità ed eliminare gli ostacoli nel mercato unico.

Un pianeta pulito per tutti - una visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050

La visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050, adottata dalla Commissione nel novembre 2018, evidenzia come l'Europa possa avere un ruolo guida per conseguire un impatto climatico zero modernizzando il sistema energetico, investendo in soluzioni tecnologiche realistiche, coinvolgendo i cittadini e armonizzando gli interventi in settori fondamentali quali la politica industriale, la finanza, l'economia circolare o la ricerca — garantendo nel contempo equità sociale e sostegno per una transizione giusta. In piena conformità agli OSS, definisce anche una serie di elementi strategici per la transizione verso un'UE climaticamente neutra.

L'obiettivo di questa visione a lungo termine è indicare la rotta della politica UE per il clima e avviare un dibattito approfondito sul modo in cui l'UE dovrebbe prepararsi all'orizzonte 2050, per presentare entro il 2020 una strategia europea ambiziosa e a lungo termine alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici.

Accordo di Parigi sull'azione per il clima – pacchetto Energia pulita per tutti gli europei

L'Europa ha svolto un ruolo determinante nella conclusione, a Parigi, del primo accordo universale giuridicamente vincolante sul clima, che definisce un piano d'azione globale per affrontare i cambiamenti climatici. L'UE ha convenuto di ridurre almeno del 40 % le emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Questo ha preparato il terreno per il pacchetto Energia pulita per tutti gli europei, stimolando la transizione verso l'energia pulita e la modernizzazione del sistema energetico per consentire la realizzazione degli obiettivi di Parigi.

La transizione verso l'energia pulita e la lotta ai cambiamenti climatici modificheranno notevolmente il modo in cui produciamo e consumiamo l'energia, con effetti diversi a seconda dei settori e delle regioni. I modelli aziendali ad alta intensità di carbonio, come l'estrazione del carbone, diventano meno economici e saranno progressivamente eliminati.

Per aiutare gli abitanti delle regioni carbonifere ad affrontare le sfide sociali ed economiche, la Commissione ha quindi varato iniziative specifiche che sostengono la definizione di strategie di transizione, progetti concreti di diversificazione strutturale e la transizione tecnologica. Le azioni di sostegno, destinate a 41 regioni con attività carbonifere in 12 Stati membri, mirano a trasformare la transizione in opportunità incentivando l'innovazione, gli investimenti e l'acquisizione di nuove competenze.

L'Europa in movimento

In linea con la strategia per una mobilità a basse emissioni, nel 2017 e nel 2018 la Commissione ha adottato tre pacchetti sulla mobilità nell'ambito de "L'Europa in movimento", una serie di iniziative a vasto raggio volte ad accrescere la sicurezza dei trasporti, promuovere la tariffazione stradale intelligente, ridurre le emissioni di CO2, l'inquinamento atmosferico e la congestione del traffico, snellire gli oneri burocratici per le imprese, combattere il fenomeno del lavoro nero e garantire ai lavoratori condizioni e tempi di riposo adeguati. I benefici a lungo termine si estenderanno ben oltre il settore dei trasporti, in quanto tali misure promuoveranno la crescita e l'occupazione, rafforzeranno l'equità sociale, amplieranno le possibilità di scelta dei consumatori e porranno con decisione l'Europa sul binario delle emissioni zero.

L'ultimo pacchetto "L'Europa in movimento" definisce un programma costruttivo per consentire a tutti i cittadini di beneficiare dei vantaggi di un traffico più sicuro, di veicoli meno inquinanti e di soluzioni tecnologiche più avanzate, sostenendo nel contempo la competitività dell'industria dell'UE. A tal fine le iniziative comprendono una politica integrata per il futuro della sicurezza stradale che prevede misure di sicurezza per i veicoli e le infrastrutture, le prime norme in materia di emissioni di CO2 per i veicoli pesanti, un piano d'azione strategico per lo sviluppo e la produzione di batterie in Europa e una strategia lungimirante sulla mobilità connessa e automatizzata.

Strategia dell'UE sulla plastica

La buona salute dei mari è fondamentale per la nostra esistenza. I mari sono una fonte essenziale di cibo e reddito per il 40 % circa della popolazione mondiale. Il clima, l'acqua e l'ossigeno sono forniti e regolati, in ultima analisi, dal mare.

L'agenda dell'UE sulla governance internazionale degli oceani ha istituito un quadro globale per il rafforzamento di tale governance onde garantire che i mari siano sicuri, puliti e utilizzati in modo legale e sostenibile. Una delle azioni incluse nell'agenda sulla governance degli oceani è la lotta contro i rifiuti marini.

Nel maggio 2018 la Commissione ha proposto nuove norme a livello di UE per i 10 prodotti di plastica monouso che più inquinano le spiagge e i mari d'Europa e per gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati, che insieme costituiscono il 70 % di tutti i rifiuti marini.

Le altre iniziative riguardanti la plastica comprendono misure volte a prevenire la dispersione dei rifiuti nell'ambiente, a rendere circolare l'economia della plastica a ridurre i rifiuti marini generati da fonti marittime e a migliorare la comprensione e il monitoraggio dei rifiuti marini.

Piano d'azione dell'UE per la natura, i cittadini e l'economia

Le direttive Uccelli e Habitat sono gli atti di riferimento dell'UE per la protezione della natura. Queste direttive istituiscono la più vasta rete coordinata di zone protette ricche di biodiversità al mondo ("Natura 2000"), che contribuiscono all'economia dell'UE attraverso la depurazione delle acque, lo stoccaggio del carbonio, l'impollinazione e il turismo ("servizi ecosistemici ") e rappresentano tra l'1,7 e il 2,5 % del PIL dell'UE.

Nell'aprile 2017 la Commissione ha adottato un "piano d'azione per la natura, i cittadini e l'economia" per garantire la piena attuazione della legislazione sul campo e migliorare quindi la protezione della natura a vantaggio dei cittadini e dell'economia dell'UE.

Il piano d'azione prevede 15 azioni principali da realizzare entro il 2019 in quattro ambiti prioritari: migliorare gli orientamenti e le conoscenze per assicurare una maggiore coerenza con le attività socioeconomiche; completare la rete e garantirne una gestione efficace; rafforzare gli investimenti nella rete "Natura 2000" e garantire finanziamenti più consistenti; coinvolgere i cittadini, le parti interessate e le comunità locali.

Agenda urbana per l'UE

In Europa le città sono al centro di molte delle sfide economiche, ambientali e sociali attuali. Più del 70 % dei cittadini dell'UE vive nelle zone urbane, da cui proviene l'85 % circa del PIL dell'UE.

L'agenda urbana per l'UE varata a maggio 2016 è fondamentale per fare in modo che le zone urbane fungano da catalizzatori di soluzioni innovative e sostenibili che promuovano la transizione verso società resilienti a basse emissioni di carbonio. L'agenda urbana è il frutto dell'impegno comune profuso dalla Commissione, dagli Stati membri e dalle città europee affinché si tenga maggiormente conto dell'impatto delle politiche sulle zone urbane. Essa intende inoltre rafforzare la resilienza degli insediamenti urbani attraverso la prevenzione delle catastrofi e dei rischi legati al clima.

L'agenda urbana per l'UE è potenziata da iniziative della Commissione volte a promuovere l'azione a lungo termine per l'energia e il clima a livello locale, come il patto dei sindaci. Sulla base di questa iniziativa europea, nel 2016 è stato istituito il patto globale dei sindaci per il clima e l'energia, che raggruppa il 10,28 % della popolazione mondiale in un'alleanza a sostegno delle azioni per la lotta ai cambiamenti climatici e per il passaggio a una società a basse emissioni.

Agenda per le competenze per l'Europa

Con la nuova agenda per le competenze per l'Europa, l'UE investe nelle persone perché possano affrontare il futuro con fiducia. La realizzazione delle 10 azioni previste dall'agenda per le competenze permette alla Commissione di contribuire a dotare le persone delle giuste competenze affinché stiano al passo con l'evoluzione della società e del mercato del lavoro. L'Europa sta inoltre rendendo le competenze più visibili e comparabili e raccogliendo informazioni sulle competenze richieste per le varie professioni e nei diversi settori in tutta Europa. La Commissione ha anche aiutato i paesi europei a rafforzare l'assistenza fornita agli adulti che hanno difficoltà con le competenze di base. Sono state intraprese iniziative per preparare le persone alla rivoluzione digitale e al futuro dell'occupazione. Infine, la Commissione ha istituito la Settimana europea delle competenze professionali per migliorare la conoscenza delle numerose opportunità offerte dall'istruzione e dalla formazione professionale. Dal 2016, grazie al loro successo, queste campagne annuali hanno sensibilizzato milioni di giovani e di adulti al valore dell'istruzione e della formazione professionale come scelta migliore o equivalente.

Una bioeconomia sostenibile dell'UE per rafforzare il collegamento tra economia, società e ambiente

Il mondo in cui viviamo dispone di risorse limitate. Le sfide globali, quali i cambiamenti climatici e il degrado del suolo e dell'ecosistema, unitamente alla crescita demografica ci inducono a cercare nuove modalità di produzione e consumo delle nostre risorse biologiche che rispettino i limiti ecologici del pianeta. Con un fatturato di 2 300 miliardi di EUR e un numero di addetti pari all'8,2 % della forza lavoro dell'UE, la bioeconomia è una componente fondamentale dell'economia dell'UE.

La strategia aggiornata per la bioeconomia varerà 14 azioni volte a preparare il terreno per una società più innovatrice, più efficiente sotto il profilo delle risorse e più competitiva, in grado di conciliare la sicurezza alimentare con lo sfruttamento sostenibile delle risorse biotiche rinnovabili, garantendo al contempo la protezione dell'ambiente. Essa rafforzerà i settori biologici e svilupperà nuove tecnologie per trasformare i rifiuti organici in valore, offrire vantaggi alle comunità rurali e garantire che la bioeconomia funzioni nel rispetto dei limiti ecologici.

La politica di coesione dell'UE

La politica di coesione è la principale politica d'investimento dell'UE, il cui obiettivo principale è conseguire la coesione economica, sociale e territoriale riducendo le disparità tra i livelli di sviluppo delle varie regioni. È una delle politiche più trasversali, che contribuisce alla maggior parte dei 17 OSS - se non addirittura a tutti.

I grandi principi e obiettivi trasversali, come lo sviluppo sostenibile, l'eliminazione delle disuguaglianze, la promozione della parità tra uomini e donne, l'integrazione della prospettiva di genere e la lotta alle discriminazioni, sono inclusi in tutte le fasi di attuazione della politica di coesione. La priorità attribuita al principio del partenariato garantisce il coinvolgimento e la titolarità dei soggetti nazionali e subnazionali per quanto riguarda la realizzazione delle priorità dell'UE attraverso progetti cofinanziati.

Spazio europeo dell'istruzione

L'UE si adopera per creare entro il 2025 uno spazio europeo dell'istruzione "in cui i confini non impediscano le esperienze di apprendimento, studio e ricerca. Un continente in cui sia divenuto la norma trascorrere un periodo in un altro Stato membro, per studiare, formarsi o lavorare, e parlare altre due lingue oltre alla propria lingua madre. Un continente in cui le persone abbiano un forte senso della propria identità di europei, del patrimonio culturale dell'Europa e della sua diversità."

In linea con il primo principio del pilastro europeo dei diritti sociali, l'obiettivo è permettere a tutti di accedere a un apprendimento innovativo, inclusivo e permanente. Le prime azioni concrete consistono nello sviluppare le università europee, nel far sì che le qualifiche ottenute nell'istruzione secondaria superiore e nell'istruzione terziaria e i periodi di studio all'estero siano riconosciuti automaticamente in tutti gli Stati membri, nel migliorare l'apprendimento delle lingue, nel promuovere un'educazione e una cura della prima infanzia di qualità, nell'agevolare l'acquisizione delle competenze chiave e nel rafforzare l'apprendimento digitale.

La piattaforma dell'UE sulle perdite e sugli sprechi alimentari

Si stima che nell'UE il 20 % della produzione alimentare totale vada perso o sprecato, mentre 43 milioni di persone non possono permettersi un pasto giornaliero di qualità almeno una volta ogni due giorni. Rappresentando il 70 % dei rifiuti alimentari generati da famiglie, servizi di ristorazione e commercio al dettaglio, le famiglie producono più della metà dei rifiuti alimentari totali nell'UE.

Non vi è un'unica causa né una soluzione unica, perché la catena alimentare è un sistema complesso e dinamico. Affrontare il problema dei rifiuti alimentari significa collaborare con i principali esponenti dei settori pubblico e privato per individuare, valutare e comprendere meglio il fenomeno e trovare soluzioni.

La piattaforma dell'UE sulle perdite e sugli sprechi alimentari, istituita nel 2016, riunisce organizzazioni internazionali, Stati membri e parti interessate per definire le buone pratiche e catalizzare i progressi ai fini della prevenzione dei rifiuti alimentari. Con il sostegno della piattaforma, la Commissione ha adottato orientamenti UE per facilitare il dono di alimenti (2017) e gestisce un progetto pilota triennale dell'UE volto a promuoverne l'applicazione sul campo. Nel 2018 sono stati adottati orientamenti UE per promuovere l'uso degli alimenti sicuri, ma non più commercializzabili per il consumo umano, per produrre mangimi. La Commissione riflette attivamente su come migliorare l'uso e la comprensione delle date precedute dalle diciture "da consumare entro" e "da consumarsi preferibilmente entro il" nella catena di approvvigionamento e da parte dei consumatori, in modo da ridurre gli sprechi alimentari associati.

Consenso europeo in materia di sviluppo

Nel 2017 l'UE e i suoi Stati membri hanno adottato il consenso europeo in materia di sviluppo, visione comune per la politica di sviluppo che rispecchia il nuovo quadro per l'azione esterna e aggiorna la visione della politica di sviluppo per tener conto dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e degli OSS e promuove l'attuazione coordinata dell'accordo di Parigi sull'azione per il clima e dell'agenda per il lavoro dignitoso.

Il consenso è imperniato sulle "5 P" che conformano l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile: persone, pianeta, prosperità, pace e partenariato. L'eliminazione della povertà rimane l'obiettivo primario. Il consenso integra le dimensioni economica, sociale e ambientale dello sviluppo sostenibile e rafforza il collegamento fondamentale tra le politiche esterne, come le politiche umanitarie, di sviluppo e commerciali, e le politiche a sostegno della pace e della sicurezza e quelle riguardanti la migrazione, l'ambiente e i cambiamenti climatici.

Verso una nuova "Alleanza Africa - Europa"

L'UE è il primo partner dell'Africa in termini di commercio, investimenti e sviluppo. Nel 2017 il 36 % degli scambi di merci dell'Africa si è svolto con l'UE, nel 2016 gli investimenti dell'UE hanno rappresentato il 40 % degli investimenti esteri diretti in Africa, per un valore di 291 miliardi di EUR, e nel solo 2016 il 55 % dell'aiuto pubblico allo sviluppo ricevuto dall'Africa (23 miliardi di EUR) proveniva dall'UE e dagli Stati membri.

Per passare al livello superiore di questo partenariato, nel settembre 2018 la Commissione ha varato una nuova "Alleanza Africa – Europa per gli investimenti sostenibili e l'occupazione" .

L'alleanza indica le principali linee d'azione per l'UE e i suoi partner africani al fine di attrarre gli investitori privati, migliorare il contesto imprenditoriale, sostenere l'istruzione e lo sviluppo delle competenze e stimolare gli scambi commerciali.

L'alleanza completa il partenariato politico di lunga data proponendo di passare dalla dinamica donatore-beneficiario a un'alleanza tra pari. Essa si basa sull'impegno comune a promuovere gli investimenti, l'occupazione e il commercio assunto nel 2017 in occasione del 5° vertice Unione africana – Unione europea.

"L'Africa ha bisogno di un partenariato equilibrato, di un vero partenariato. E noi europei ne abbiamo altrettanto bisogno."

Jean-Claude Juncker,
Presidente della Commissione europea
Stato dell'Unione, 2018

La strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'UE

La strategia globale per la politica estera e di sicurezza definisce le modalità dell'impegno dell'UE nel mondo. Gli OSS sono una dimensione trasversale di tutto il lavoro svolto per attuare la strategia.

L'UE contribuisce a costruire società pacifiche e inclusive. A fronte dell'attuale riduzione dello spazio civico e democratico, l'UE ha ribadito il suo sostegno incondizionato a favore della democrazia, dei diritti umani e del buon governo in tutto il mondo.

Questo impegno assume varie forme, tra cui il dialogo politico e strategico e il sostegno finanziario attraverso lo strumento europeo per la democrazia e i diritti umani. Il piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia (2015-2019) definisce un quadro per le politiche relative ai paesi terzi. Nel corso degli anni l'Unione ha avviato dialoghi sui diritti umani con un numero crescente di paesi terzi per intensificare la cooperazione in materia di diritti umani e migliorare la situazione dei diritti umani nei paesi terzi, compreso l'accesso alla giustizia.

L'UE sostiene inoltre programmi volti a rafforzare la trasparenza e la rendicontabilità delle istituzioni, tra cui i parlamenti, la magistratura, le autorità di contrasto e le istituzioni nazionali per i diritti umani. L'UE si adopera inoltre per rafforzare la resilienza nei paesi partner quale mezzo per gestire le situazioni di fragilità e sostiene le iniziative di prevenzione dei conflitti e costruzione della pace, anche migliorando la governance dei partner nel settore della sicurezza per contribuire a scongiurare le crisi e a promuovere la sicurezza delle persone.

Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile

Il sistema economico attuale - essenzialmente globale e digitale - si basa su catene del valore internazionali e vede un aumento del commercio transfrontaliero di beni e servizi.

La Commissione riconosce che la politica dell'UE in materia di commercio e investimenti deve affrontare le sfide proprie della nostra epoca e agevolare gli scambi di idee, competenze e innovazione. La Commissione riconosce altresì che una politica commerciale efficace dovrebbe essere coerente con la politica di sviluppo sostenibile, con la politica estera in senso lato e con gli obiettivi esterni delle politiche interne dell'UE, affinché le diverse politiche possano rafforzarsi reciprocamente. La Commissione insiste sul fatto che il commercio dovrebbe garantire condizioni di parità promuovendo al tempo stesso principi fondamentali quali i diritti umani, il lavoro dignitoso, lo sviluppo sostenibile in tutto il mondo o l'elevata qualità della legislazione e dei servizi pubblici a livello interno.

Con la strategia "Commercio per tutti basata sui valori: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile", la Commissione dimostra che la politica commerciale dell'UE va a vantaggio di tutti e che la politica commerciale deve non soltanto stimolare la crescita, l'occupazione e l'innovazione, ma anche garantire la coerenza con i principi del modello europeo. In definitiva, la politica commerciale deve essere una politica responsabile. 

Il prossimo bilancio pluriennale europeo – uno strumento per integrare la sostenibilità

La proposta della Commissione relativa al prossimo bilancio pluriennale europeo per il 2021-2027 è improntata ai principi della prosperità, della sostenibilità, della solidarietà e della sicurezza. Lo sviluppo sostenibile, che è l'elemento centrale della proposta, costituisce una priorità trasversale, e non è solo una rubrica o uno dei vari programmi. La sostenibilità è promossa e integrata nell'ambito di numerosi programmi e strumenti di spesa. Qualche esempio delle proposte della Commissione per il prossimo bilancio pluriennale europeo:

·ristrutturazione approfondita degli strumenti di azione esterna dell'UE per aumentarne la coerenza, sfruttare le economie di scala e le sinergie fra i diversi programmi e semplificare le procedure. Questo farà sì che l'UE sia maggiormente in grado di perseguire i propri traguardi e di proiettare a livello mondiale i suoi obiettivi, le sue politiche, i suoi valori e i suoi interessi. Il nuovo strumento per il vicinato, lo sviluppo e la cooperazione internazionale proposto, la cui dotazione ammonta a quasi 90 miliardi di EUR, è allineato con l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e con gli OSS. Con il nuovo strumento europeo per la pace (10,5 miliardi di EUR), l'UE cercherà inoltre di migliorare la propria capacità di prevenire i conflitti, costruire la pace e rafforzare la sicurezza internazionale;

·il ricorso a soluzioni innovative per promuovere la transizione verso lo sviluppo sostenibile richiederà un volume di investimenti senza precedenti nella ricerca e nell'innovazione attraverso "Orizzonte Europa", il programma più vasto mai predisposto dall'UE nel campo della ricerca e dell'innovazione, per il quale si propone una dotazione di 100 miliardi di EUR;

·un traguardo più ambizioso per l'integrazione delle questioni climatiche in tutti i programmi dell'UE, destinando al contributo per il clima il 25 % della spesa dell'Unione, tra l'altro per gli obiettivi di transizione verso l'energia pulita. Questo obiettivo viene portato al 35 % della dotazione totale del programma quadro per la ricerca e l'innovazione proposto ("Orizzonte Europa"), elaborato e strutturato in linea con gli OSS;

·una politica di coesione riformata con oltre 370 miliardi di EUR, la dotazione più elevata di tutte le politiche e iniziative dell'UE per il 2021-2027 - che mobiliterà un volume consistente di investimenti nazionali e privati supplementari. Gli elementi centrali della proposta sono la crescita sostenibile, la transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio e circolare, l'ambiente, l'uso efficiente delle risorse e l'inclusione sociale. La politica di coesione riformata consentirà all'UE di raggiungere gli obiettivi dell'accordo di Parigi sull'azione per il clima e contribuirà a dare una dimensione locale agli OSS, perché viene attuata in stretta collaborazione con le regioni e le autorità locali. Investire nelle persone sarà una priorità fondamentale del futuro Fondo sociale europeo (FES+) che, con una dotazione proposta di 101 miliardi di EUR, contribuisce ad attuare il pilastro europeo dei diritti sociali;

·una proposta volta a catalizzare investimenti strategici fondamentali attraverso un nuovo fondo di investimento pienamente integrato, InvestEU, che sarà fondamentale per la prosperità futura dell'Europa e la sua leadership verso gli OSS. Con un contributo del bilancio UE di 15,2 miliardi di EUR, si prevede che InvestEU mobiliterà più di 650 miliardi di EUR di investimenti aggiuntivi in tutta Europa;

·una politica agricola comune moderna e semplificata, con una dotazione totale di 365 miliardi di EUR, per garantire ai 500 milioni di consumatori dell'UE l'accesso ad alimenti sicuri, di alta qualità, nutrienti, diversificati e a prezzi accessibili. La nuova politica agricola comune darà maggior rilievo all'ambiente e al clima. Tutti gli agricoltori che beneficiano di pagamenti basati sulle superfici e sui capi di bestiame dovranno rispettare una serie di obblighi inerenti ai cambiamenti climatici, all'acqua, al suolo, alla biodiversità, al paesaggio, alla salute pubblica e alla salute e al benessere degli animali e dei vegetali;

·un programma ambientale LIFE rafforzato, con una dotazione di 5,5 miliardi di EUR, per progetti a sostegno dell'ambiente e dell'azione per il clima, compresa una nuova sezione per sostenere la transizione verso l'energia pulita;

·si propone di raddoppiare la dotazione del futuro programma Erasmus portandola a 30 miliardi di EUR, per consentire a un maggior numero di cittadini europei di studiare, seguire una formazione, fare volontariato o acquisire un'esperienza professionale all'estero;

·il programma Meccanismo per collegare l'Europa per il periodo 2021-2027, per il quale si propone una dotazione di 42,3 miliardi di EUR, mira a sviluppare infrastrutture intelligenti, sostenibili, inclusive e sicure nei settori dei trasporti, dell'energia e del digitale. Si promuoveranno le sinergie fra i tre settori e la razionalizzazione degli investimenti, garantendo visibilità alla riserva di progetti e criteri di ammissibilità coerenti. Almeno il 60 % dei finanziamenti provenienti dal programma Meccanismo per collegare l'Europa contribuirà all'azione per il clima;

·la trasformazione digitale è un fattore importante della transizione verso quell'economia e quella società a basse emissioni di carbonio e circolari che sono necessarie per conseguire gli OSS. Con una dotazione di 9,2 miliardi di EUR, il programma Europa digitale proposto si adopererà per conseguire questo obiettivo, sostenendo ad esempio la disponibilità di capacità su vasta scala per il calcolo ad alte prestazioni e l'intelligenza artificiale, che offriranno nuove opportunità di sviluppo sostenibile, anche per la riduzione delle emissioni di CO2;

·un Fondo europeo per gli affari marittimi e la pesca semplificato e più mirato, con una dotazione complessiva di 6,14 miliardi di EUR, per sostenere la politica comune della pesca, la politica marittima dell'UE e i suoi impegni internazionali in materia di governance dei mari, in particolare nel contesto dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile.



Principali iniziative della Commissione Juncker correlate agli OSS

OSS 1: povertà zero

·Pilastro europeo dei diritti sociali, quadro di valutazione della situazione sociale

·Rafforzamento del semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche e sociali

·Raccomandazione sulla disoccupazione di lunga durata

·Raccomandazione sull'accesso alla protezione sociale per tutti

·Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom

· Atto europeo sull'accessibilità

·Piano d'azione per contrastare il divario retributivo di genere

·Approccio strategico alla resilienza nell'azione esterna dell'UE

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Piano d'azione concernente il quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia Commercio per tutti

·Strategia aggiornata in materia di aiuti al commercio

OSS 2: fame zero

·Politica agricola comune

·Politica comune della pesca

·Piano d'azione per l'economia circolare

·Piattaforma multipartecipativa sulle perdite e sugli sprechi alimentari

·Norme sull'agricoltura biologica

·Iniziativa FOOD 2030 per elaborare un programma coerente di ricerca e innovazione finalizzato a sistemi alimentari e nutrizionali sostenibili

·Una bioeconomia sostenibile per l'Europa: rafforzare il collegamento tra economia, società e ambiente

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Task Force per l'Africa rurale

·Strategia Commercio per tutti

OSS 3: buona salute e benessere

·Pilastro europeo dei diritti sociali, quadro di valutazione della situazione sociale

·Lo stato della salute nell'UE - ciclo di relazioni

·Trasformazione digitale della sanità e dell'assistenza: erogare servizi sanitari e di assistenza migliori e più efficaci a un maggior numero di cittadini

·Piano d'azione europeo "One Health" contro la resistenza antimicrobica

·Aggiornamenti delle norme sugli agenti cancerogeni e mutageni

·Cooperazione a livello di UE sulle malattie a prevenzione vaccinale

·Gruppo direttivo per la promozione della salute, la prevenzione e la gestione delle malattie non trasmissibili

·Nuove norme sui dispositivi medici

·Applicazione delle norme e delle misure UE in materia di inquinamento atmosferico per aiutare i soggetti nazionali, regionali e locali a combattere questo fenomeno

·Un pianeta pulito per tutti - una visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050

·Piano d'azione strategico sulla sicurezza stradale

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Partenariato di ricerca con l'Africa contro l'HIV/AIDS, la tubercolosi e altre malattie infettive

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia Commercio per tutti

OSS 4: istruzione di qualità

·Pilastro europeo dei diritti sociali, quadro di valutazione della situazione sociale

·Spazio europeo dell'istruzione entro il 2025

·Nuova agenda per l'istruzione superiore.

·Nuova agenda per le competenze per l'Europa

·Strategia per la gioventù 2019–2027

·Piano d'azione per l'istruzione digitale

·Raccomandazioni relative a sistemi di educazione e cura della prima infanzia di alta qualità, al riconoscimento reciproco automatico dei diplomi e dei periodi di studio all'estero, al miglioramento dell'insegnamento e dell'apprendimento delle lingue, a un quadro europeo per apprendistati efficaci e di qualità, alle competenze chiave per l'apprendimento permanente e ai percorsi di miglioramento del livello delle competenze: nuove opportunità per gli adulti

·Rafforzamento del semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche e sociali

·Azione dell'UE relativa all'istruzione nelle situazioni di emergenza e nelle crisi prolungate

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Una nuova "Alleanza Africa - Europa"

OSS 5: parità di genere

· Impegno strategico per la parità di genere 2016-2019

·Pacchetto sull'equilibrio tra attività professionale e vita privata

·Piano d'azione per contrastare il divario retributivo di genere

·Pilastro europeo dei diritti sociali, quadro di valutazione della situazione sociale

·Rafforzamento del semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche e sociali

·"Le donne e i trasporti"

·Piano d'azione dell'UE sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nelle relazioni esterne 

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Alleanza mondiale: Iniziativa Spotlight (UE-ONU) per eliminare la violenza contro le donne e le ragazze

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia Commercio per tutti

OSS 6: acqua pulita e servizi igienico-sanitari

·Proposta di norme rivedute sull'acqua potabile

·Proposta sui requisiti minimi per il riutilizzo dell'acqua

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'UE

OSS 7: energia pulita e accessibile

·Strategia dell'Unione dell'energia

·Pacchetti "L'Europa in movimento"

·Pacchetto Energia pulita per tutti gli europei

·Un pianeta pulito per tutti - una visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050

·Quadro 2030 per il clima e l'energia

·Iniziativa su larga scala di Orizzonte 2020 per la trasformazione digitale nel settore dell'energia attraverso l'internet delle cose

·Piano strategico per le tecnologie energetiche

·Alleanza europea per le batterie

·Mission Innovation

·Sostegno alle regioni carbonifere in transizione

·Osservatorio della povertà energetica

·Iniziativa "Energia pulita per le isole" dell'UE

·Politica di coesione

·Piano d'azione sulla finanza sostenibile

·Strategia sulle basse emissioni

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Strategia per garantire l'accesso all'energia in Africa

·Patto europeo e mondiale dei sindaci per il clima e l'energia

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'UE

OSS 8: lavoro dignitoso e crescita economica

·Piano d'investimenti per l'Europa / "Piano Juncker"

·Pilastro europeo dei diritti sociali, quadro di valutazione della situazione sociale

·Rafforzamento del semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche e sociali

·Nuova strategia di politica industriale dell'UE

·Nuova agenda europea per la ricerca e l'innovazione e programma "Orizzonte 2020"

·Politica di coesione

·Norme per garantire condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili

·Aggiornamento delle norme sul distacco dei lavoratori

·Proposta relativa all'istituzione di un'Autorità europea del lavoro

·Aggiornamenti delle norme sugli agenti cancerogeni e mutageni

·Raccomandazione sull'accesso alla protezione sociale per tutti

·Raccomandazione sulla disoccupazione di lunga durata

·Un pianeta pulito per tutti - una visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050

·Piano d'azione per l'economia circolare

·Piano per gli investimenti esterni, compreso il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia Commercio per tutti

·Strategia aggiornata in materia di aiuti al commercio

·Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'UE

·Una nuova "Alleanza Africa - Europa"

OSS 9: industria, innovazione e infrastrutture

·Nuova strategia di politica industriale dell'UE e elenco delle materie prime essenziali

·Tavola rotonda ad alto livello "Industria 2030"

·Piano d'azione per l'economia circolare

·Un pianeta pulito per tutti - Una visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050

·Nuova agenda per la ricerca e l'innovazione e programma "Orizzonte 2020", che comprende una vasta componente specifica per la digitalizzazione dell'industria europea

·Politica di coesione

·Strategia per il mercato unico digitale

·Piano d'azione sulla finanza sostenibile

·Pacchetto Energia pulita per tutti gli europei

·Osservatorio della povertà energetica

·Attuazione della strategia sulla responsabilità sociale delle imprese

·Pacchetti "L'Europa in movimento"

· "Le donne e i trasporti"

·Meccanismo per collegare l'Europa

·Iniziativa europea in materia di processori

·Strategia per la mobilità a basse emissioni

·Piano per gli investimenti esterni

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia Commercio per tutti

·Una nuova "Alleanza Africa - Europa"

OSS 10: riduzione delle disuguaglianze

·Pilastro europeo dei diritti sociali, quadro di valutazione della situazione sociale

·Rafforzamento del semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche e sociali

·Atto europeo sull'accessibilità

·Raccomandazione sull'accesso alla protezione sociale per tutti

·Pacchetto sull'equilibrio tra attività professionale e vita privata

·Norme per garantire condizioni di lavoro trasparenti e prevedibili in tutta l'UE

·Politica di coesione

·Quadro dell'UE per le strategie nazionali di integrazione dei Rom

·Agenda europea sulla migrazione

·Piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2015-2019

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia Commercio per tutti

·Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'UE

OSS 11: città e comunità sostenibili

·Agenda urbana per l'UE

·Strategia per una mobilità a basse emissioni

·Pilastro europeo dei diritti sociali, quadro di valutazione della situazione sociale

·Nuova agenda per la ricerca e l'innovazione e programma "Orizzonte 2020", che comprende un'iniziativa su larga scala per la trasformazione digitale nelle città e nelle comunità intelligenti

·Comunicazione congiunta sulla resilienza

·Politica di coesione

·Un pianeta pulito per tutti - una visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050

·Piano d'azione per l'economia circolare

·Patto europeo e mondiale dei sindaci per il clima e l'energia

·Gestione potenziata delle catastrofi da parte dell'UE (rescEU) e meccanismo unionale di protezione civile riveduto

·Piano d'azione concernente il quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Premio "Città dell'UE per il commercio equo ed etico"

OSS 12: consumo e produzione responsabili

·Piano d'azione per l'economia circolare, comprensivo di un quadro di monitoraggio e della piattaforma europea delle parti interessate per l'economia circolare

·Un pianeta pulito per tutti - una visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050

·Piattaforma multipartecipativa sulle perdite e sugli sprechi alimentari

·Nuove norme UE sui rifiuti, compresa l'azione relativa alle perdite e agli sprechi alimentari

·Strategia dell'UE sulla plastica

·Iniziative su larga scala nell'ambito di Orizzonte 2020 per la trasformazione digitale e sostenibile del settore agroalimentare

·Una bioeconomia sostenibile per l'Europa: rafforzare il collegamento tra economia, società e ambiente

·Piano di lavoro su progettazione ecocompatibile ed etichettatura energetica

·Agenda europea per l'economia collaborativa

·Attuazione della strategia sulla responsabilità sociale delle imprese

·Norme sui minerali provenienti da zone di conflitto

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia Commercio per tutti

OSS 13: azione per il clima

·Entrata in vigore dell'accordo di Parigi sull'azione per il clima

·Un pianeta pulito per tutti - una visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050

·Quadro 2030 per il clima e l'energia

·Nuovo sistema di scambio di quote di emissione dell'UE

·Pacchetto Energia pulita per tutti gli europei

·Pacchetti "L'Europa in movimento"

·Strategia per la mobilità a basse emissioni

·Piano d'azione per l'economia circolare

·Agenda sulla governance degli oceani

·Elenco delle materie prime essenziali

·Patto europeo e mondiale dei sindaci per il clima e l'energia

·Gestione potenziata delle catastrofi da parte dell'UE (rescEU) e meccanismo unionale di protezione civile riveduto

· Piano d'azione concernente il quadro di Sendai per la riduzione del rischio di catastrofi 2015-2030  

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia Commercio per tutti

·Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'UE

OSS 14: vita sott'acqua

·Strategia dell'UE sulla plastica

·Agenda sulla governance internazionale degli oceani

·Strategia dell'UE per la crescita blu

·Nuove norme per la gestione sostenibile delle flotte da pesca esterne

·Proposta di revisione del sistema di controllo della pesca dell'UE

·Lotta contro la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata

·Un pianeta pulito per tutti - una visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia Commercio per tutti

·Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'UE

OSS 15: vita sulla terra

·Piano d'azione per la natura, i cittadini e l'economia

·Iniziativa dell'UE sugli impollinatori

·Nuove norme sulle specie esotiche invasive

·Nuove norme sull'agricoltura biologica

·Piano d'azione dell'UE contro il traffico illegale di specie selvatiche

·Un pianeta pulito per tutti - una visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia Commercio per tutti

OSS 16: pace, giustizia e istituzioni forti

·Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'UE

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Strategia Commercio per tutti

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Una nuova "Alleanza Africa - Europa"

·Agenda europea sulla sicurezza

·Piano d'azione per proteggere gli spazi pubblici

·Misure per contrastare i contenuti illegali online

·Piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia

·Attuazione della strategia sulla responsabilità sociale delle imprese

·Procura europea

·Norme in materia di antiriciclaggio e contrasto del finanziamento del terrorismo

·Norme in materia di trasparenza fiscale e misure contro l'elusione fiscale

·Norme rafforzate in materia di diritti procedurali di indagati e imputati

·Norme rivedute sulle armi da fuoco

·Misure per garantire elezioni europee libere e regolari

·Piano d'azione contro la disinformazione

·Rafforzamento del semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche e sociali

·Un pianeta pulito per tutti - una visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050

OSS 17: partnership per gli obiettivi

·Agenda "Legiferare meglio" dell'UE

·Piattaforma multipartecipativa sull'attuazione degli OSS nell'UE

·Iniziativa "Il futuro sostenibile dell'Europa: prossime tappe"

·Relazione di monitoraggio annuale sui progressi dell'UE verso gli OSS

·Pilastro europeo dei diritti sociali

·Piattaforma per la politica sanitaria dell'UE

·Corpo europeo di solidarietà

·Un nuovo inizio per il dialogo sociale

·Iniziativa Collect more, spend better (più gettito per una migliore spesa)

·Piano d'azione sulla finanza sostenibile

·Piano europeo per gli investimenti esterni e Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile

·Elenco delle materie prime essenziali

·Un pianeta pulito per tutti - una visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050

·Cooperazione urbana internazionale

·Iniziativa Finanziamenti intelligenti per edifici intelligenti

·Rafforzamento del semestre europeo per il coordinamento delle politiche economiche e sociali

·Consenso europeo in materia di sviluppo

·Politica europea di vicinato riveduta e strategia di allargamento dell'UE, strategia relativa ai Balcani occidentali

·Strategia Commercio per tutti

·Strategia aggiornata in materia di aiuti al commercio

·Strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'UE

ALLEGATO II Prestazioni dell'UE per quanto riguarda gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS)

L'UE è uno dei luoghi migliori al mondo per vivere e gli Stati membri svolgono già un ruolo guida nella realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS). Ciò nonostante, nessun paese al mondo ha raggiunto tutti gli obiettivi concordati e una valutazione più accurata delle prestazioni dell'UE in relazione agli OSS evidenzia la necessità di continuare a impegnarsi su tutti i fronti anche all'interno dell'Unione.

Dato che i 17 OSS dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile sono fortemente interconnessi e concepiti per essere inscindibili, per poterli conseguire con successo sul campo è indispensabile integrarli negli interventi di tutti gli attori. È importante migliorare le sinergie e la coerenza tra le diverse politiche e creare un contesto normativo, finanziario e comportamentale favorevole per trasformare gli obiettivi in risultati concreti.

Viste le sempre maggiori pressioni esercitate sui sistemi naturali del pianeta che sostengono la vita sulla Terra, è prioritario portare i nostri modelli di produzione, distribuzione e consumo su un percorso sostenibile, affrontare il problema dei cambiamenti climatici e intensificare le azioni volte a proteggere i mari, gli ecosistemi e la biodiversità. La lotta contro la povertà, l'esclusione sociale, le disuguaglianze e le disparità di genere deve essere intensificata per assicurare prosperità e benessere a tutti, garantire la stabilità sociale e politica e mantenere il sostegno a favore del progetto europeo. Bisogna continuare a promuovere e sostenere lo Stato di diritto, la democrazia e i diritti fondamentali, così come un commercio e un multilateralismo forti e basati su regole.

Il presente documento riepiloga le prestazioni dell'UE per quanto riguarda gli OSS. Per ciascun obiettivo vengono descritte la situazione attuale dell'UE, le tendenze dello sviluppo e la posizione dell'Unione rispetto al contesto mondiale. Vengono inoltre specificati i progressi previsti nell'UE fino al 2030, i fattori che guideranno la transizione verso un'Europa sostenibile e quelli che potrebbero ostacolarla. Lo sviluppo sostenibile deve essere uno sforzo intrapreso congiuntamente da tutti i componenti della società. In quest'ottica, vengono presentati diversi esempi concreti per illustrare le buone pratiche di vari soggetti ai diversi livelli.

Nel contesto mondiale sette Stati membri dell'UE a 27 figurano tra i primi 10 in classifica secondo l'indice globale degli OSS e tutti gli Stati membri dell'UE a 27 figurano tra i primi 50 sui 156 paesi valutati 1 . Negli ultimi cinque anni l'UE considerata nel suo insieme è progredita verso quasi tutti gli OSS. La maggior parte dei progressi riguarda l'OSS 3 (Assicurare la salute e il benessere per tutti a tutte le età) e l'OSS 4 (Fornire un'educazione di qualità, equa ed inclusiva e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti), che figurano entrambi fra i tre OSS con il punteggio più alto per gli Stati membri dell'UE a 27 nella classifica globale. Nella classifica globale gli Stati membri dell'UE a 27 ottengono in media il punteggio più elevato per l'OSS 1 (Eliminare la povertà in tutte le sue forme e in tutto il mondo). L'UE si è tuttavia allontanata dall'OSS 10 (Ridurre le disuguaglianze tra i paesi e al loro interno), con notevoli differenze tra gli Stati membri. Va osservato che i progressi compiuti non denotano necessariamente una situazione soddisfacente dell'obiettivo in questione a livello di UE. Ad esempio, sono stati fatti progressi significativi verso l'OSS 12 (Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo), ma questo è anche l'OSS per il quale, nella classifica globale, gli Stati membri dell'UE a 27 ottengono in media il secondo punteggio più basso, per cui rimane ancora molto da fare. In media, nella classifica globale gli Stati membri dell'UE a 27 ottengono il punteggio più basso per l'OSS 14 (Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile).

Progressi verso gli OSS nel contesto UE 2

Eliminare la povertà in tutte le sue forme e in tutto il mondo

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

Sebbene l'UE sia all'avanguardia nella maggior parte dei settori occupazionali e sociali, la nostra società deve ancora affrontare un certo numero di sfide. La povertà ostacola la realizzazione delle potenzialità delle persone, la loro attiva partecipazione alla società e il loro diritto di accedere a servizi di qualità. La povertà è un fenomeno pluridimensionale, che va ben oltre la mancanza di un reddito adeguato e include altri aspetti come le privazioni materiali, le discriminazioni e la mancata partecipazione al processo decisionale. La povertà può tramandarsi nel tempo e per diverse generazioni. L'UE ha agito su diversi fronti per combattere la povertà a livello interno ed esterno attraverso interventi legislativi, finanziamenti mirati, coordinamento delle politiche, promozione della responsabilità sociale/del comportamento responsabile delle imprese e dialogo sociale, nel rispetto delle sue competenze e dei principi di sussidiarietà e proporzionalità. Nel 2017, per la prima volta dall'inizio della crisi mondiale, il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale nell'UE è sceso al di sotto del punto di riferimento del 2008: vi sono 3,1 milioni di persone in meno a rischio di povertà o di esclusione sociale rispetto al 2008 o 10,8 milioni di persone in meno rispetto al picco del 2012. Tuttavia, l'obiettivo dell'UE di far uscire dalla povertà o dall'esclusione sociale almeno 20 milioni di persone entro il 2020, rispetto al 2008, rappresenta tuttora una sfida considerevole. Le persone in situazioni di vulnerabilità, come i bambini, i giovani, le persone con disabilità, quelle con un basso livello di istruzione, i disoccupati, le persone nate al di fuori dell'UE, quelle che appartengono a comunità emarginate e quelle che vivono in un nucleo familiare a intensità di lavoro molto bassa o hanno un lavoro precario, sono maggiormente esposte al rischio di povertà o di esclusione sociale. A livello esterno l'UE è un leader mondiale nell'impegno per eliminare la povertà grazie a un insieme coerente di politiche che comprende la cooperazione allo sviluppo, diversi strumenti di politica commerciale e le politiche europee di vicinato e di allargamento. L'eliminazione della povertà, la lotta alle discriminazioni e alle disuguaglianze e il principio di non lasciare indietro nessuno sono elementi centrali del consenso europeo in materia di sviluppo, il quadro per la cooperazione allo sviluppo stabilito dall'UE e dai suoi Stati membri. Gli accordi di libero scambio conclusi dall'UE, le preferenze commerciali unilaterali e la strategia in materia di aiuti al commercio aggiornata nel 2017 sostengono la riduzione della povertà nei paesi in via di sviluppo.

Principali tendenze

·Stando ai dati più recenti, nel 2017 112,9 milioni di persone nell'UE, cioè il 22,5 % della popolazione, erano a rischio di povertà o di esclusione sociale, il che significa che sperimentavano almeno una delle situazioni seguenti: rischio di povertà, deprivazione materiale grave o scarsissima intensità di lavoro. Prosegue così la tendenza discendente iniziata nel 2012, quando il numero di persone a rischio di povertà o di esclusione sociale ha raggiunto un picco di 123,8 milioni. Nell'UE il rischio di povertà è maggiore per le donne, soprattutto a causa delle disparità di genere nel mercato del lavoro subite nel corso della vita. Pur essendo in diminuzione, la percentuale di minori (da 0 a 17 anni) a rischio di povertà o di esclusione sociale rimane nettamente superiore rispetto a quella della popolazione globale nella maggior parte degli Stati membri. Permangono notevoli differenze tra i diversi paesi dell'UE.

·Dopo essere aumentata per diversi anni in seguito alla crisi, la percentuale delle persone a rischio di povertà di reddito si è attestata al 17,3 % circa nel 2015-2016 per poi scendere nel 2017 al 16,9 % della popolazione dell'UE grazie all'avvio della ripresa e al miglioramento delle condizioni nel mercato del lavoro. Per quanto riguarda i lavoratori poveri, nel 2017 la povertà di reddito ha riguardato anche il 9,6 % degli occupati. Questa percentuale si è stabilizzata negli ultimi quattro anni, pur rimanendo al di sopra del livello del 2008 (8,6 %).

·La percentuale delle persone in stato di deprivazione materiale grave, in costante diminuzione dopo il picco del 9,9 % raggiunto nel 2012, è scesa al 6,9 % della popolazione dell'UE nel 2017 ed è inferiore al livello del 2008 (8,5 %), il che significa che 1 persona su 14 vive in condizioni di grave disagio dovuto alla penuria di risorse (non riesce a riscaldare adeguatamente la propria abitazione, non riesce a pagare le bollette, non si può permettere nemmeno una settimana di ferie all'anno lontano da casa, ecc.).

·Gli alloggi delle persone a rischio di povertà presentano più spesso problemi quali infiltrazioni dal tetto, muri umidi o assenza di servizi sanitari di base. Il fenomeno è in diminuzione e nel 2017 interessava il 13,1 % della popolazione dell'UE.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), tutti gli Stati membri dell'UE ottengono un punteggio pari o superiore a 95 su 100 per l'OSS 1, che rappresenta in media l'OSS con il punteggio più elevato per gli Stati membri dell'UE.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

Anche se rimarranno sfide notevoli, si prevede che entro il 2030 l'UE avrà compiuto altri notevoli progressi nell'eliminazione della povertà e dell'esclusione sociale. L'aumento dell'occupazione svolgerà un ruolo importante, ma non basterà a far uscire tutti dalla povertà. L'accesso per tutti a una protezione sociale adeguata, a un'assistenza sanitaria di qualità, all'istruzione, all'alloggio e ai servizi sociali dovrà essere adattato alle sfide poste dai futuri mutamenti demografici, dalle nuove tecnologie, dall'evoluzione delle forme di lavoro, dalla migrazione e dai cambiamenti climatici. Un'ampia gamma di parti interessate a tutti i livelli (locale, nazionale ed europeo) dovrebbe compiere progressi costanti. Le politiche esterne dell'UE continueranno a contribuire all'eliminazione della povertà nei paesi terzi.

Opportunità/Fattori positivi

Leve politiche legate all'occupazione e al welfare (in particolare, sistemi di protezione e di inclusione sociale, politiche del mercato del lavoro, parità di genere, livello di istruzione e competenze, apprendimento permanente, sanità e assistenza a lungo termine), pari accesso alle nuove tecnologie, innovazione sociale, finanza sostenibile, multilateralismo, commercio aperto ed equo, coinvolgimento della società e politiche partecipative, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, fiscalità.

Rischi/Fattori negativi

Disparità di opportunità, invecchiamento delle società, cambiamenti nella composizione del nucleo familiare (es. famiglie monoparentali), cambiamenti climatici, reazione negativa alle politiche e ai movimenti per la parità di genere, instabilità geopolitica e minacce per la sicurezza, ritorno al protezionismo economico in tutto il mondo, segmentazione del mercato occupazionale e precariato, divario digitale.

Iniziative politiche principali

A livello di UE: il pilastro europeo dei diritti sociali è il principale quadro orientativo per combattere la povertà a livello di UE. La maggior parte dei suoi 20 principi è direttamente legata ai traguardi degli OSS relativi alla povertà, come la riduzione della povertà in tutte le sue dimensioni, l'introduzione di sistemi di protezione sociale adeguati alla situazione nazionale e la creazione di quadri politici solidi a sostegno degli investimenti per l'eliminazione della povertà. Il quadro di valutazione della situazione sociale permette di monitorare i risultati e di seguire l'andamento delle tendenze negli Stati membri nel settore dell'occupazione e in campo sociale, compreso il rischio di povertà o di esclusione sociale.

A livello degli Stati membri: il Portogallo ha adottato diverse misure per rafforzare la protezione sociale e la lotta contro la povertà, l'esclusione sociale e le disuguaglianze. Il cosiddetto "pacchetto sul reddito" sostiene il reddito delle famiglie attraverso un aumento delle pensioni, il ripristino del valore di riferimento del reddito di solidarietà sociale e delle scale di equivalenza del reddito minimo e l'innalzamento dei livelli inferiori degli assegni familiari. L'indice di sostegno sociale, valore di riferimento per le misure di protezione sociale, è stato aumentato, così come la copertura del regime di reddito minimo.

A livello regionale/locale: nel periodo 2015-2018 la città di Monaco di Baviera (Germania) ha intrapreso, con il sostegno del Fondo sociale europeo, diverse iniziative per agevolare l'integrazione dei disoccupati nel mercato del lavoro locale e contribuire così a ridurre la povertà. Fra queste figurano il progetto "Work & Act", che ha aiutato i disoccupati a ritrovare un lavoro, il progetto "Power-M", che ha agevolato il reinserimento professionale delle donne dopo il congedo di maternità, il progetto "Guide", che ha offerto assistenza alle imprenditrici, e i progetti "FIBA" e "MigraNet", che hanno favorito l'integrazione dei migranti nel mercato del lavoro.

A livello delle imprese: Naturgy, impresa spagnola che opera nel settore del gas e dell'energia elettrica, ha istituito il piano per la vulnerabilità energetica, che garantisce la tutela dei clienti vulnerabili. L'impatto sociale del piano dovrebbe posizionare questa nuova impresa privata come catalizzatore della lotta contro la povertà e aiutare gli operatori sociali a combattere l'esclusione sociale.

A livello della società civile: la Rete europea per il reddito minimo evidenzia la necessità di garantire un reddito minimo adeguato, condizioni dignitose in tutte le fasi della vita e l'accesso effettivo a beni e servizi abilitanti. La Rete riunisce un certo numero di organizzazioni, esperti, professionisti, accademici e altri soggetti impegnati nella lotta alla povertà e all'esclusione sociale.

Porre fine alla fame, raggiungere la sicurezza alimentare, migliorare la nutrizione e promuovere un'agricoltura sostenibile

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

La garanzia di un'alimentazione sicura e sana e di sistemi produttivi e sostenibili nei settori dell'agricoltura, della pesca e dell'acquacoltura è una priorità per l'UE. Attraverso le sue politiche l'Unione aiuta agricoltori e pescatori a soddisfare la domanda di prodotti alimentari e a fornire alla popolazione alimenti stabili, prodotti in modo sostenibile, sicuri e di elevata qualità a prezzi accessibili. È di fondamentale importanza che l'agricoltura, la pesca e l'acquacoltura siano sostenibili e sensibili agli aspetti nutrizionali per garantire al consumatore, ora e in futuro, un'offerta costante di cibo sicuro e sano, soprattutto in presenza di sfide quali i cambiamenti climatici e la crescita demografica. In questo contesto, le esportazioni dell'UE contribuiscono in misura considerevole all'approvvigionamento alimentare mondiale. Sebbene nell'ultimo decennio si sia registrato in Europa un aumento costante della produttività alimentare, anche se a un ritmo più lento che in passato, si stanno adottando comunque misure per migliorare le prestazioni dell'agricoltura, della pesca e dell'acquacoltura in relazione all'ambiente e al clima per garantirne la sostenibilità a lungo termine, tenendo conto anche dell'impatto sui paesi terzi. Diversamente da altre parti del mondo il cui problema è la fame, le questioni nutrizionali principali che l'UE deve affrontare sono il sovrappeso, l'obesità e le carenze da micronutrienti. Due terzi della popolazione povera del mondo vivono nelle zone rurali e dipendono dall'agricoltura per il sostentamento. La sicurezza alimentare e nutrizionale è da sempre al centro della cooperazione allo sviluppo dell'UE, che rivolge particolare attenzione alla sicurezza alimentare e al carattere sostenibile dell'agricoltura e della pesca nelle sue relazioni commerciali e nelle politiche di vicinato e allargamento. L'UE è il primo donatore internazionale di assistenza umanitaria alimentare alle vittime delle crisi alimentari in tutto il mondo e investe massicciamente nell'aiuto ai paesi a rischio di carestia.

Principali tendenze

·L'obesità è un grave problema sanitario nell'UE, dove nel 2014 gli obesi rappresentavano il 15,9 % della popolazione adulta totale. In Europa l'obesità colpisce in misura sproporzionata le persone con un livello d'istruzione più basso e gli anziani. Se lo si considera insieme alla pre-obesità, il problema diventa più grave, poiché colpisce una percentuale lievemente superiore al 50 % della popolazione adulta totale dell'UE, e si prevede un peggioramento della situazione nei prossimi anni.

·La sostenibilità economica del settore agricolo europeo è indispensabile per garantirne la redditività a lungo termine. Il reddito dei fattori in agricoltura per unità di lavoro annuale (indicatore della produttività del lavoro) ha registrato una lieve tendenza al rialzo nell'UE e attualmente supera del 21,6 % i livelli del 2010. Si osservano tuttavia notevoli differenze tra gli Stati membri.

·La quota dell'agricoltura biologica rispetto alla superficie agricola totale è quasi raddoppiata tra il 2005 e il 2017, passando dal 3,6 % al 7,0 %. Nello specifico, la superficie totale dedicata al biologico nell'UE a 28 (ossia la superficie interamente convertita e la superficie in fase di conversione) era pari a quasi 12 milioni di ettari nel 2016. Nel 2016 il valore del mercato al dettaglio biologico nell'UE era pari a 30,7 miliardi di EUR, con un aumento delle vendite al dettaglio del 12 % tra il 2015 e il 2016.

·Diversi indicatori che misurano l'impatto negativo dell'agricoltura sull'ambiente evidenziano negli ultimi anni alcune tendenze positive ma anche un certo numero di sviluppi preoccupanti, come l'aumento dell'uso di pesticidi in certe parti d'Europa e il consumo ancora elevato di antimicrobici (nell'UE il 70 % degli antimicrobici è usato per gli animali da produzione alimentare), e non si rilevano progressi significativi per contrastare la diminuzione generale della biodiversità.

·Le emissioni di gas a effetto serra provenienti dall'agricoltura aumentano lentamente dal 2010, anche se rimangono nettamente al di sotto dei livelli del 1990. Questo aumento è riconducibile ai maggiori livelli di produttività e produzione nel settore agricolo.

·La quota della superficie dell'UE a rischio di grave erosione del suolo sta diminuendo, in parte grazie agli obblighi di condizionalità disposti dalla politica agricola comune. La quota della superficie erosiva non artificiale considerata a rischio di grave erosione del suolo per azione dell'acqua è scesa dal 6,0 % al 5,2 % fra il 2000 e il 2012.

·Nel periodo 2014-2016 si è registrato nell'UE un miglioramento costante per quanto riguarda il settore dell'acquacoltura, che nel 2016 ha immesso sul mercato 1,4 milioni di tonnellate di prodotti ittici per un valore di quasi 5 miliardi di EUR, il che rappresenta un aumento annuale del 2,2 % in termini di volume e del 3,1 % in termini di valore tra il 2014 e il 2016. Prosegue inoltre la transizione dall'acquacoltura convenzionale all'acquacoltura biologica.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 14 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio superiore a 70 su 100 per l'OSS 2. 13 Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

Ci si aspetta che in futuro l'UE continui a progredire verso l'eliminazione della fame e la promozione di pratiche sostenibili. Stando alle prospettive agricole dell'UE per il 2030, non si prevedono gravi carenze per quanto riguarda la sicurezza alimentare nell'UE in assenza di gravi perturbazioni dei mercati. Le politiche di sicurezza alimentare assicurano un livello elevato di sicurezza alimentare e di salute di animali e piante nell'UE, garantendo al tempo stesso il buon funzionamento del mercato interno. Dato che le incertezze non scompariranno mai del tutto, si stanno monitorando rischi selezionati. La realizzazione di questo OSS dipenderà in larga misura dalla maggiore consapevolezza, da parte degli operatori del settore, delle organizzazioni non governative, delle autorità e dei cittadini, dei determinanti sociali, commerciali e personali di un'alimentazione poco sana e dei loro effetti sulla salute umana e sui bilanci pubblici. A questo riguardo, gli sforzi profusi attualmente per la riformulazione degli alimenti possono svolgere un ruolo importante per combattere il sovrappeso e l'obesità e ovviare al loro impatto economico. La realizzazione dell'OSS presuppone inoltre di educare le persone perché siano in grado di utilizzare le nuove tecnologie o di affrontare le nuove sfide. Una partecipazione attiva della società a tutti i livelli (associazioni, governi, settore privato, scienziati ed esperti sanitari) sarà fondamentale per migliorare l'impatto ambientale e sanitario dei sistemi alimentari, individuare le migliori pratiche, gestire in modo efficiente le risorse alimentari, ridurre gli sprechi alimentari, ecc. Investendo in un'agricoltura più sostenibile si contribuirà inoltre al miglioramento della sicurezza dell'approvvigionamento alimentare, necessario per affrontare sfide quali la crescita della popolazione mondiale o i cambiamenti climatici. Una difesa fitosanitaria integrata e la disponibilità di alimenti con qualità nutrizionali ottimali avrebbero effetti benefici per le persone, in quanto ne migliorerebbero il benessere e, di conseguenza, la qualità di vita.

Opportunità/Fattori positivi

Coinvolgimento della società e politiche partecipative, cambiamento dei comportamenti, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, finanza sostenibile, partenariati pubblico-privato, sistemi alimentari sostenibili, nuove tecnologie, intelligenza artificiale, ricerca e innovazione, accento sulle società resilienti, istruzione, investimenti pubblici e privati, commercio aperto ed equo.

Rischi/Fattori negativi

Povertà, disuguaglianze sociali e sanitarie, invecchiamento della popolazione, instabilità geopolitica, cambiamenti climatici e perdita di biodiversità, malattie animali non controllate, organismi nocivi per le piante e contaminanti.

Iniziative politiche principali

L'UE a livello internazionale: il partenariato UE-Africa sulla sicurezza alimentare e nutrizionale e sull'agricoltura sostenibile, istituito nell'aprile 2016, promuove la cooperazione nella ricerca e nell'innovazione in materia di intensificazione sostenibile, agricoltura e sistemi alimentari per la nutrizione, mercati agricoli e commercio di prodotti agricoli.

A livello di UE: la politica agricola comune moderna e semplificata mira a massimizzare il proprio contributo alla realizzazione degli OSS. Le proposte della Commissione per il prossimo bilancio pluriennale 2021-2027 individuano esplicitamente l'obiettivo di migliorare ulteriormente lo sviluppo sostenibile dell'agricoltura, dell'alimentazione e delle aree rurali.

A livello degli Stati membri: il programma nazionale svedese per la diversità delle piante coltivate è uno strumento adattativo volto a definire un modo intelligente e sostenibile per preservare e utilizzare il patrimonio vegetale del paese. Le sementi e altre varietà più antiche vengono raccolte in tutta la Svezia e conservate presso la Banca genetica nordica. Il programma reintroduce sul mercato vecchie piante coltivate.

A livello regionale/locale: il programma di sviluppo rurale 2014-2020 per il Portogallo continentale promuove gli investimenti nell'agricoltura, con l'obiettivo di aumentare la capacità di generare valore aggiunto, innalzare la produttività, promuovere un uso più efficiente delle risorse e sostenere il tessuto produttivo e sociale nelle zone rurali.

A livello delle imprese: in Spagna, il Grupo Cooperativo Cajamar fa parte del progetto TomGEM, che definisce nuove strategie volte a mantenere rese consistenti nella produzione di frutta e verdura in condizioni di temperatura elevata. Il progetto mira a fenotipizzare un'ampia gamma di risorse genetiche per individuare cultivar/genotipi con una resa stabile e scoprire i geni che controllano l'induzione della fioritura, la fertilità del polline e l'allegagione.

A livello della società civile: "Baltic Friendly Agriculture", un ciclo di workshop organizzati dalla Fondazione WWF Polonia sotto l'egida del centro di consulenza agricola di Brwinów, ha permesso di informare meglio gli agricoltori su come ridurre le perdite di composti di azoto e fosforo provenienti dalle aziende agricole che contribuiscono all'inquinamento delle acque.

Assicurare la salute e il benessere per tutti a tutte le età

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

La salute è un bisogno fondamentale dell'essere umano e l'UE ha compiuto notevoli progressi per ridurre le disparità in ambito sanitario e ovviare ai loro determinanti ambientali e sociali. Oltre ad essere un fattore determinante per la qualità di vita, il benessere e la partecipazione sociale delle persone, una buona salute contribuisce anche alla sostenibilità dell'economia europea. La copertura sanitaria universale è una finalità affermata nella Carta dei diritti fondamentali dell'UE e uno dei diritti riconosciuti dal pilastro europeo dei diritti sociali, e costituisce quindi un obiettivo strategico importante per l'Unione e i suoi Stati membri. L'accessibilità e l'abbordabilità economica dell'assistenza sanitaria per i pazienti rimangono, insieme all'efficacia e alla sostenibilità di bilancio, i principali obiettivi strategici delle riforme del sistema sanitario su cui si discute in ambito UE. La salute continua tuttavia a risentire del consumo di tabacco e dell'abuso di alcolici, del sovrappeso, della mancanza di attività fisica, di problemi di salute mentale quali la depressione e i suicidi e delle malattie trasmissibili che, unitamente ai cambiamenti demografici e sociali, costituiscono un onere supplementare per i sistemi sanitari dell'UE. L'Unione sostiene gli Stati membri, ad esempio attraverso la lotta ai fattori di rischio delle malattie non trasmissibili, lo scambio delle migliori pratiche, l'agevolazione dell'accesso a un'assistenza sanitaria di qualità, il miglioramento della capacità di prevenire e combattere minacce sanitarie mondiali quali la resistenza agli antimicrobici e gli investimenti nella ricerca e nell'innovazione. A livello internazionale, l'aiuto allo sviluppo dell'UE promuove un accesso universale a servizi sanitari di qualità. In linea con il consenso europeo in materia di sviluppo, l'UE contribuisce a potenziare i sistemi sanitari in tutti i loro aspetti e a progredire verso la copertura sanitaria universale.

Principali tendenze

·Gli europei vivono più a lungo che in passato e questa tendenza si dovrebbe mantenere. Nel 2016 la speranza di vita nell'UE era di 81 anni, cioè 3,3 in più rispetto al 2002.

·Uno stile di vita poco sano si ripercuote sulla salute umana, sui bilanci pubblici e sulla produttività. La percentuale di fumatori tra le persone di età pari o superiore a 15 anni è scesa al 26 % nel 2017. Nel 2014, tuttavia, più della metà della popolazione adulta era ancora sovrappeso nell'UE.

·Nel 2017 l'1,6 % delle persone nell'UE ha segnalato difficoltà di accesso alle cure sanitarie, contro il 3,4 % nel 2011, principalmente a causa dei costi e delle lunghe liste d'attesa.

·I decessi causati da malattie non trasmissibili prima dei 65 anni hanno registrato una diminuzione costante tra il 2002 e il 2015. Tuttavia, i costi legati alle malattie non trasmissibili rappresentano fino all'80 % della spesa sanitaria. Ciò nonostante, solo il 3 % circa dei bilanci per la sanità viene speso a scopo di prevenzione. I decessi nell'UE dovuti all'HIV, alla tubercolosi e all'epatite hanno registrato una diminuzione costante tra il 2002 e il 2015. Si stima che la resistenza agli antimicrobici sia responsabile di 33 000 decessi all'anno nell'UE, per un costo annuale di 1,5 miliardi di EUR in spese sanitarie e perdite di produttività.

·Nel 2010-2015 l'esposizione all'inquinamento atmosferico causato dal particolato fine nelle zone urbane dell'UE è diminuita quasi del 20 %. L'inquinamento atmosferico rimane tuttavia la principale causa ambientale di morte prematura. Ogni anno, più di 400 000 persone muoiono prematuramente nell'UE a causa della scarsa qualità dell'aria. Milioni di persone, inoltre, soffrono di malattie respiratorie e cardiovascolari causate dall'inquinamento atmosferico.

·La sicurezza stradale nell'UE è notevolmente migliorata negli ultimi decenni. L'UE è diventata la regione più sicura al mondo, con 49 decessi per milione di abitanti causati da incidenti stradali. Il numero delle vittime di incidenti stradali nell'UE è sceso del 43 % nel 2001-2010 e di un ulteriore 20 % nel 2010-2017.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 18 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio superiore a 90 su 100 per l'OSS 3. 11 Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo. Nel complesso, questo obiettivo è uno dei tre OSS con il punteggio più alto per gli Stati membri dell'UE.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

Per continuare a garantire una copertura sanitaria universale nell'UE, i sistemi sanitari dovranno essere resilienti alle evoluzioni future, accessibili ed efficaci. Bisognerà passare a un modello che ponga maggiormente l'accento sulla prevenzione delle malattie e sulla promozione della salute, sia più personalizzato e sfrutti al meglio le tecnologie digitali, rafforzando nel contempo l'assistenza di base e lo sviluppo di servizi sanitari integrati incentrati sul paziente. Sarà inoltre importante ridurre l'offerta e la domanda di droghe illecite. L'UE continuerà ad attivarsi per combattere le malattie non trasmissibili e trasmissibili e la resistenza agli antimicrobici. È profuso un notevole impegno per promuovere l'applicazione su più vasta scala delle migliori prassi convalidate. L'UE perseguirà nuovi obiettivi intermedi per ridurre del 50 % il numero di morti per incidenti stradali tra il 2020 e 2030 e dimezzare, nello stesso periodo, il numero di feriti gravi.

Opportunità/Fattori positivi

Coinvolgimento della società e politiche partecipative, cambiamento dei comportamenti, forza lavoro e popolazione più sane, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, finanza sostenibile, partenariati pubblico-privato, prevenzione e promozione della salute, ricerca e innovazione, nuove tecnologie, trasformazione digitale della sanità e dell'assistenza, accento sulle società resilienti, istruzione, investimenti pubblici e privati, commercio aperto ed equo.

Rischi/Fattori negativi

Povertà, disuguaglianze sociali e sanitarie, minacce biologiche, cambiamenti climatici e rischi ambientali, impatto sulla sostenibilità di bilancio dell'invecchiamento demografico e dell'inflazione da costi, associato alle nuove tecnologie e ai rischi socioeconomici, invecchiamento della popolazione, abitudini poco sane, instabilità geopolitica e minacce per la sicurezza sanitaria.

Iniziative politiche principali

L'UE a livello internazionale: l'UE ha contribuito al programma Partenariato universale per la salute con l'Organizzazione mondiale della sanità, volto a potenziare i sistemi sanitari in oltre 35 paesi partner e sostiene, insieme all'ONU, l'accesso ai servizi di pianificazione familiare e la domanda di tali servizi, la riduzione delle pratiche tradizionali dannose e la lotta alle violenze di genere.

A livello di UE: per quanto riguarda la resistenza agli antimicrobici, l'UE ha adottato un ambizioso " piano d'azione One Health" per mantenere la possibilità di curare efficacemente le infezioni nell'uomo e negli animali. Il piano fornisce orientamenti sull'uso prudente degli antimicrobici nella medicina umana, promuove la ricerca sui nuovi antimicrobici, vaccini e strumenti diagnostici, incentiva ulteriormente l'innovazione, fornisce un contributo all'elaborazione di politiche e misure giuridiche fondate su basi scientifiche e cerca di colmare le lacune nelle conoscenze. In materia di prevenzione, le migliori prassi convalidate sono applicate su una scala più vasta in stretta collaborazione con gli Stati membri.

A livello degli Stati membri: la Repubblica slovacca ha creato, nel settore della pubblica sanità, una rete di centri di consulenza sanitaria generale e specialistica che danno consigli in base ai principali fattori di rischio personali (fumo, alimentazione, attività fisica, stress, ecc.) e si adoperano per migliorare l'informazione e promuovere i controlli e i check-up preventivi.

A livello regionale/locale: nel 2011 l'associazione intercomunale per la conservazione della natura ha varato in Lussemburgo il progetto "Assapora la natura - consumare alimenti regionali, biologici ed equi", il cui obiettivo è promuovere un'alimentazione sostenibile nelle mense scolastiche dei 33 comuni partecipanti e offrire opportunità economiche agli agricoltori della regione che si adoperano con particolare impegno per tutelare l'ambiente. Oltre ai criteri che garantiscono la tutela generale dell'ambiente e del benessere animale, gli agricoltori che desiderano aderire al progetto devono utilizzare il 5 % dei loro terreni per tutelare la biodiversità. Il personale delle mense scolastiche può seguire corsi su temi quali i contatti con i produttori, il cibo sano, i menù stagionali, l'impatto degli alimenti sul clima e i paesi in via di sviluppo.

A livello delle imprese: con il sostegno della Bill and Melinda Gates Foundation, l'impresa tedesca CureVac GmbH è stata la prima vincitrice del premio UE d'incentivo all'innovazione per i suoi progressi verso una nuova tecnologia che mantiene i vaccini stabili a qualsiasi temperatura ambiente.

A livello della società civile: nell'ambito del programma sanitario nazionale, organizzazioni non governative polacche hanno messo a punto strumenti per individuare i disturbi dell'umore, materiale di supporto in caso di problemi mentali, programmi radiofonici, pubblicazioni e filmati didattici, creato un forum online e svolto campagne informative.

Fornire un'educazione di qualità, equa ed inclusiva e promuovere opportunità di apprendimento permanente per tutti

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

L'istruzione, la formazione professionale e l'apprendimento permanente hanno un ruolo determinante ai fini della costruzione di un'Europa sostenibile, resiliente, competitiva e coesa per il futuro, perché permettono alle persone di sfruttare appieno le loro potenzialità. L'istruzione e la formazione sono aspetti fondamentali dello sviluppo umano in tutte le fasi della vita e fattori cruciali di crescita, occupazione e coesione sociale. I livelli di istruzione fra i giovani sono in costante miglioramento in Europa. L'UE è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi di Europa 2020 relativi all'abbandono scolastico precoce e al tasso di istruzione terziaria. Si osservano buoni progressi in termini di partecipazione all'educazione e alla cura della prima infanzia, mentre occorrono ulteriori sforzi per ovviare ai risultati insufficienti in matematica, scienze e lettura e alle lacune a livello di competenze digitali e partecipazione degli adulti all'apprendimento. I risultati scolastici dei giovani con disabilità o provenienti da un contesto migratorio sono nettamente inferiori. I giovani che abbandonano prematuramente gli studi e quelli con un basso livello d'istruzione incontrano difficoltà particolarmente serie sul mercato del lavoro. Sul piano internazionale, molti paesi partner dell'UE beneficiano di programmi di sostegno bilaterale che li aiutano a potenziare i sistemi di istruzione concentrandosi sul miglioramento dell'accesso a un'istruzione di base di qualità nei paesi a bassi reddito, fragili e teatro di conflitti, in particolare per le bambine, le ragazze e i gruppi emarginati.

Principali tendenze

·La percentuale di giovani in abbandono scolastico o formativo è andata calando costantemente dal 2002. Il calo dal 17 % nel 2002 al 10,6 % nel 2017 rappresenta indiscutibilmente un progresso verso l'obiettivo principale "Europa 2020" del 10 %.

·L'obiettivo principale "Europa 2020" che consiste in un tasso di istruzione terziaria del 40 % per le persone di età compresa tra i 30 e i 34 anni è stato praticamente raggiunto (39,9 % nel 2017).

·La partecipazione all'educazione e alla cura della prima infanzia è in costante aumento dal 2003. L'obiettivo dell'UE secondo il quale il 95 % dei bambini di età compresa tra i 4 anni e l'età dell'istruzione obbligatoria dovrebbe partecipare all'istruzione pre-primaria è stato raggiunto nel 2016, anche se permangono differenze tra i vari paesi.

·L'UE si è inoltre prefissa di ridurre a meno del 15 %, entro il 2020, la percentuale di quindicenni con risultati insufficienti in lettura, matematica e scienze. Si osservano notevoli differenze fra gli Stati membri per quanto riguarda la percentuale di studenti con risultati insufficienti in tutte e tre le materie. L'UE considerata nel suo insieme è in ritardo in tutti e tre gli ambiti e, stando agli ultimi dati disponibili del 2015, la situazione è peggiorata rispetto ai risultati del 2012 (scienze: 20,6 %, +4,0 punti percentuali; lettura: 19,7 %, +1,9 punti percentuali; matematica: 22,2 %, +0,1 punti percentuali).

·Nel 2017 il 57 % della popolazione UE di età compresa tra i 16 e i 64 anni possedeva almeno competenze digitali di base.

·Il tasso di occupazione dei neolaureati è salito dal 76,9 % nel 2015 all'80,2 % nel 2017, avvicinandosi all'obiettivo UE dell'82 %.

·La percentuale dei giovani che non hanno un lavoro, né seguono un percorso scolastico o formativo, è ulteriormente diminuita passando al 10,9 % nel 2017 rispetto al picco del 13,2 % raggiunto nel 2012.

·Nel 2017 la partecipazione degli adulti (di età compresa tra 25 e 64 anni) all'apprendimento è stata del 10,9 %, percentuale nettamente inferiore all'obiettivo di almeno il 15 %.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 16 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio superiore a 90 su 100 per l'OSS 4. Sette Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo. In media, questo obiettivo è uno dei tre OSS con il punteggio più alto per gli Stati membri dell'UE.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

In futuro il tasso di istruzione terziaria fra i giovani dovrebbe migliorare ulteriormente a seguito dei mutamenti strutturali del mercato del lavoro, dei cambiamenti demografici e delle riforme politiche. Lo spazio europeo dell'istruzione sarà pienamente operativo entro il 2030 e si spera che non vi saranno né frontiere né ostacoli alla mobilità per l'apprendimento inclusivo e alla cooperazione accademica. Tutti i giovani dovrebbero usufruire di un'istruzione e di una formazione migliori, indipendentemente dall'estrazione socioeconomica, per acquisire competenze maggiori e di migliore qualità. L'istruzione inclusiva e l'apprendimento permanente dovrebbero dare ulteriori risultati in termini di riduzione dell'abbandono scolastico e aumento degli iscritti a tutti i livelli. L'evoluzione del mercato del lavoro dovrebbe inoltre stimolare una maggior partecipazione degli adulti all'istruzione e alla formazione. Le competenze acquisite al di fuori dell'istruzione e della formazione formali potranno essere convalidate. Tutte le attività di istruzione e formazione rafforzeranno l'apprendimento basato sul lavoro e si avvarranno di una collaborazione più stretta con le imprese e la società civile. Sarà sempre importante intensificare gli sforzi per integrare l'educazione allo sviluppo sostenibile nei programmi di studio a tutti i livelli di istruzione.

Opportunità/Fattori positivi

Coinvolgimento della società e politiche partecipative, cambiamento dei comportamenti, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, finanza sostenibile, partenariati pubblico-privato, ricerca e innovazione, tecnologie digitali e piattaforme online, intelligenza artificiale, evoluzione del mercato del lavoro e fabbisogno di competenze, accento sulle società sostenibili e resilienti.

Rischi/Fattori negativi

Disparità di opportunità, povertà, scarsi investimenti pubblici e privati, squilibri tra domanda e offerta di competenze, maggiore divario delle conoscenze.

Iniziative politiche principali

A livello di UE: conformemente al primo principio del pilastro europeo dei diritti sociali, la Commissione coordina la Nuova agenda per le competenze per l'Europa e collabora con gli Stati membri per creare entro il 2025 uno spazio europeo dell'istruzione, con l'obiettivo di migliorare la natura inclusiva, basata sull'apprendimento permanente e orientata all'innovazione dei sistemi di istruzione e formazione. Le misure presentate nel 2018 per creare entro il 2025 uno spazio europeo dell'istruzione riguardano il riconoscimento reciproco automatico dei diplomi e dei periodi di studio all'estero, le competenze fondamentali, le competenze digitali, i valori comuni e l'istruzione inclusiva, un'educazione e una cura della prima infanzia di qualità e il miglioramento dell'insegnamento e dell'apprendimento delle lingue.

A livello degli Stati membri: nel 2016 la Slovenia ha varato un programma volto a migliorare la qualità dell'insegnamento e l'esperienza degli insegnanti dando a questi ultimi e ai tutor la possibilità di migliorare conoscenze, abilità e competenze attraverso la rotazione del lavoro. Il programma, che terminerà nel 2022, ha una dotazione di 1,65 milioni di EUR, di cui 1,32 milioni provenienti dal Fondo sociale europeo.

A livello regionale/locale: un'iniziativa della Regione Veneto finanziata dal Fondo sociale europeo permette agli adulti privi di titoli di studio di livello secondario superiore, compresi quelli con qualifiche professionali basse non più adeguate al mercato del lavoro, di far riconoscere l'esperienza professionale o di formazione precedente e di intraprendere un percorso di formazione personalizzato.

A livello delle imprese: nel 2018 è stato firmato in Francia un accordo tripartito per l'apertura di una sezione di insegnamento inclusivo per giovani e disabili nella regione Nouvelle-Aquitaine. Una decina di apprendisti con disabilità riceverà una formazione in elettronica, elettricità e ingegneria elettrica. Il tirocinio si svolgerà per metà di loro negli stabilimenti dell'impresa elettrica Enedis e per l'altra metà presso imprese adeguate.

A livello della società civile: ToekomstATELIERdelAvenir (alias TADA) impartisce un'istruzione complementare, volontaria e orientata alla società ad adolescenti vulnerabili provenienti da quartieri svantaggiati di Bruxelles (Belgio). L'iniziativa intende aiutare i giovani partecipanti a realizzarsi, prevenire la demotivazione e le sue conseguenze negative (scarso entusiasmo per gli studi, abbandono scolastico, delinquenza, disoccupazione, radicalizzazione estrema, ecc.) e contribuire a rafforzare l'integrazione e la coesione sociale.



 

Raggiungere la parità di genere ed emancipare tutte le donne e le ragazze

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

L'UE è uno dei leader mondiali per la parità di genere e negli ultimi decenni ha fatto progressi in questo campo con l'adozione di una normativa sul pari trattamento, l'integrazione delle questioni di genere e misure specifiche per promuovere i diritti delle donne e l'uguaglianza di genere. Ora le donne sono più numerose nel mercato del lavoro dell'UE e beneficiano di un'istruzione e una formazione migliori, ma rimangono sovrarappresentate nei settori meno retribuiti e sottorappresentate nelle posizioni di responsabilità. La disparità di genere in termini di reddito e di percorsi di carriera si traduce spesso in diritti pensionistici inferiori per le donne. Permane la necessità di continuare ad impegnarsi per migliorare ulteriormente la situazione. Da un sondaggio  speciale Eurobarometro del 2017 emerge che la popolazione dell'UE è ampiamente favorevole alla parità di genere: l'84 % degli europei (tra cui l'80 % degli uomini) considera la questione importante a livello personale. A livello internazionale l'UE include la prospettiva di genere nelle sue politiche esterne (strumenti commerciali, consenso europeo in materia di sviluppo e politiche di vicinato e allargamento).

Principali tendenze

·L' indice sull'uguaglianza di genere  dell'Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (2017) evidenzia per l'ultimo decennio un'evoluzione globalmente positiva, anche se lenta, verso la parità. Il miglioramento più rilevante riguarda il potere (ad esempio il potere decisionale nei settori privato e pubblico), mentre le disuguaglianze si sono accentuate in termini di tempo (lavori domestici, tempo libero, assistenza non retribuita, ecc.). Le prestazioni differiscono considerevolmente a seconda degli Stati membri, la maggior parte dei quali ha migliorato i risultati globali dal 2005, mentre alcuni hanno visto il loro punteggio ristagnare o addirittura diminuire lievemente.

·Nel 2017 il divario occupazionale tra uomini e donne a livello di UE era inferiore a 12 punti percentuali, nettamente al di sotto del livello del 2008 (15,1 punti percentuali). Questo miglioramento è stato dovuto in gran parte all'innalzamento del tasso di occupazione delle donne. La scarsità di servizi di assistenza formale accessibili e di qualità, in particolare per i bambini piccoli, è uno dei principali fattori che ostacolano la partecipazione delle donne al mercato del lavoro. Nel 2016 solo il 32,9 % dei bambini di età compresa tra 0 e 3 anni era inserito nell'UE in servizi di educazione e cura formale, percentuale in aumento rispetto al 28 % del 2008.

·Negli ultimi anni si è registrata una lieve diminuzione del divario retributivo di genere. Nel 2016 la retribuzione oraria lorda delle donne era inferiore del 16,2 %, in media, a quella degli uomini. Questa differenza aumenta in misura esponenziale dopo la fine dell'attività lavorativa, con un divario pensionistico di genere del 36,6 %.

·Per quanto riguarda la parità di genere in politica nell'UE, la percentuale di seggi occupati da donne nei parlamenti nazionali è passata dal 20, 9 % nel 2004 al 29,7 % nel 2018.

·Nel 2017 le donne rappresentavano un quarto dei membri dei consigli di amministrazione delle principali società quotate in Borsa. Tra il 2003 e il 2017 vi è stato un aumento annuale quasi costante, per un totale del 16,8 punti percentuali.

·Le differenze fra uomini e donne per quanto riguarda la ripartizione del tempo fra assistenza, lavori domestici e attività sociali si sono accentuate nell'UE rispetto a 10 anni fa. Questa diminuzione della parità si è verificata in 12 Stati membri, mentre la situazione è migliorata in otto Stati membri.

·In Europa una donna su tre è stata vittima di violenze fisiche e/o sessuali almeno una volta dall'età di 15 anni.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 11 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio superiore a 80 su 100 per l'OSS 5. 11 Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

Per continuare a progredire in termini di parità di genere e rafforzamento del ruolo di donne e ragazze occorrono impegno, finanziamenti più consistenti e sforzi costanti a tutti i livelli, dalle singole famiglie alle istituzioni dell'UE. Ferma restando l'importanza degli incentivi normativi per accelerare i progressi, la parità di genere dipende in larga misura dai valori culturali ed etici e dall'evoluzione della società. Possiamo aspettarci che nel 2030 l'UE abbia compiuto ulteriori progressi per quanto riguarda il rafforzamento della posizione economica delle donne, l'equilibrio di genere nel potere decisionale e la lotta alle violenze contro donne e ragazze. La concretizzazione e l'entità di questi progressi dipenderanno dall'evoluzione del contesto culturale e politico e dalle future misure normative.

Opportunità/Fattori positivi

Coinvolgimento della società e politiche partecipative, evoluzione delle norme sociali, cambiamento dei comportamenti, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, strutture formali di cura dell'infanzia, disposizioni equilibrate relative al congedo familiare, modalità di lavoro flessibili, sistema di istruzione equilibrato, accesso alle nuove tecnologie, miglioramento delle competenze tecnologiche delle donne, commercio aperto ed equo.

Rischi/Fattori negativi

Disparità di opportunità, reazione negativa al progresso, squilibri tra domanda e offerta di competenze, minacce per la sicurezza, ritorno al protezionismo economico in tutto il mondo.

Iniziative politiche principali

L'UE a livello internazionale: nel 2015 l'UE ha adottato il secondo piano d'azione sulla parità di genere e l'emancipazione femminile nelle relazioni esterne (2016-2020). A settembre 2017 la Commissione ha varato l'iniziativa congiunta Spotlight UE-ONU per eliminare la violenza contro le donne e le ragazze.

A livello di UE: nel 2015 la Commissione ha adottato un impegno strategico per la parità di genere 2016–2019, che costituisce il quadro per il proseguimento della sua attività volta a promuovere la parità di genere e l'emancipazione femminile ed è incentrato sui cinque ambiti prioritari seguenti: 1) aumento della partecipazione delle donne al mercato del lavoro e pari indipendenza economica; 2) riduzione del divario di genere in materia di retribuzioni, salari e pensioni; 3) promozione della parità tra donne e uomini nel potere decisionale; 4) lotta contro la violenza di genere; 5) promozione della parità di genere e dei diritti delle donne in tutto il mondo. L'impegno strategico prevede inoltre l'integrazione della dimensione di genere in tutte le politiche e in tutti i programmi di finanziamento dell'UE.

A livello degli Stati membri: le prestazioni della Danimarca in termini di parità di genere sono globalmente buone. In Danimarca le donne lavorano generalmente fuori casa e portano avanti la carriera pur occupandosi della famiglia, avvalendosi delle generose disposizioni nazionali sul congedo parentale e degli asili nido sovvenzionati mediante imposte. Anche gli uomini beneficiano della parità di genere, in quanto possono dedicare più tempo alla famiglia rispetto a molti altri paesi. Il congedo parentale dopo la nascita di un figlio può essere ripartito fra i genitori e, grazie all'orario lavorativo ridotto, è spesso il padre che va a prendere i bambini al nido o alla struttura di accoglienza.

A livello regionale/locale: la Francia ha introdotto un sistema di candidature binomiali per le elezioni dipartimentali in cui il voto va a una coppia di candidati formata da un uomo e una donna. Questo garantisce la parità di genere a livello dipartimentale, un'adeguata ripartizione delle posizioni decisionali nella politica territoriale e la condivisione delle responsabilità, migliorando inoltre le possibilità per i politici di conciliare attività professionale e vita privata.

A livello delle imprese: con il cofinanziamento del Fondo sociale europeo, GründerRegio M e.V., che ha sede a Monaco di Baviera, fornisce servizi di formazione, consulenza e networking alle imprenditrici che riprendono l'attività lavorativa dopo essersi occupate della famiglia e a quelle che hanno più di 50 anni. Il progetto denominato GUIDE ha sostenuto circa 5 000 imprenditrici, di cui il 56 % ha avviato un'attività propria.

A livello della società civile: due organizzazioni bulgare gestiscono il progetto "Career ROCKET", che forma insegnanti, presidi e responsabili dell'orientamento professionale nelle scuole all'introduzione della parità di genere in tutte le materie dell'istruzione secondaria offrendo informazioni sul contributo delle donne nel campo delle scienze naturali, della tecnologia, della politica, della storia, della geografia, della matematica, della letteratura, dell'arte e della musica.

Garantire a tutti la disponibilità e la gestione sostenibile dell'acqua e delle strutture igienico-sanitarie

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

L'accesso all'acqua è un bisogno fondamentale dell'essere umano. L'acqua è inoltre una risorsa economica importante e un elemento fondamentale per la regolazione della biodiversità, del clima e degli ecosistemi. Proteggere gli ecosistemi idrici dall'inquinamento e dai cambiamenti idromorfologici e utilizzare l'acqua in modo sostenibile è essenziale per poter soddisfare il fabbisogno delle generazioni attuali e future e per mantenere la stabilità politica a livello nazionale e regionale. La politica globale dell'UE nel settore idrico mira a garantire una disponibilità sufficiente di acqua di buona qualità per il fabbisogno umano e per l'ambiente mediante la regolazione delle principali fonti di pressione (agricoltura, industria, acque reflue urbane) e dell'uso delle risorse idriche (acque di balneazione, acque sotterranee, acqua potabile) e una loro gestione integrata. La maggior parte dei cittadini europei ha accesso alle strutture igienico-sanitarie di base ed è allacciata almeno alla rete secondaria di trattamento delle acque reflue. I cittadini europei beneficiano inoltre di un'acqua potabile di ottima qualità. Tuttavia, le pressioni esercitate dall'urbanizzazione, dall'inquinamento diffuso provocato dall'attività agricola e industriale e dai cambiamenti climatici influiscono sulla qualità dell'acqua e sulla sicurezza dell'approvvigionamento idrico a lungo termine. A livello mondiale l'UE promuove la disponibilità e la gestione sostenibile delle risorse idriche e delle strutture igienico-sanitarie per tutti attraverso il consenso europeo in materia di sviluppo e le politiche di vicinato e allargamento.

Principali tendenze

·La percentuale delle persone che vivono in nuclei familiari privi di impianti igienico-sanitari migliorati è diminuita dal 3,2 % nel 2007 ad appena il 2,0 % della popolazione europea nel 2017. Il numero di persone allacciate alla rete secondaria di trattamento delle acque reflue è aumentato tra il 2010 e il 2015. Permangono tuttavia differenze tra gli Stati membri, alcuni dei quali hanno ancora notevoli problemi. Si sta diffondendo un nuovo tipo di inquinamento, causato dal ruscellamento urbano o dai sistemi fognari misti in caso di forti piogge.

·Nel 2017 la qualità dell'acqua di balneazione è risultata eccellente per l'86,3 % di tutte le zone di balneazione costiere e l'82,1 % delle zone di balneazione interne.

·La qualità dell'acqua dei fiumi europei è notevolmente migliorata tra il 2000 e il 2014, con una tendenza alla diminuzione delle concentrazioni di fosfati.

·Nonostante i progressi compiuti in diverse aree, nel 2015 solo il 40 % delle acque superficiali ha raggiunto un buono stato ecologico; la situazione delle acque sotterranee è migliore, con un buono stato chimico per il 74 % e un buono stato quantitativo per l'89 %. Sebbene l'inquinamento causato dai nitrati utilizzati in agricoltura sia diminuito negli ultimi due decenni, vi sono ancora problemi. I nitrati sono gli inquinanti più comuni all'origine del cattivo stato chimico delle acque sotterranee nell'UE. Questo fattore è particolarmente problematico perché le acque sotterranee sono la fonte più importante di acqua potabile in Europa dopo le acque correnti superficiali.

·Lo stress idrico è basso nella maggior parte dei paesi dell'UE, ma elevato in alcuni paesi europei, soprattutto a sud, e il fenomeno si sta accentuando anche nell'Europa occidentale e settentrionale.

·Per ridurre la penuria è necessario un uso efficiente dell'acqua dolce da parte di tutti i settori interessati. L'estrazione dell'acqua è diminuita in Europa da dieci anni a questa parte, mentre l'uso dell'acqua è diventato più efficiente. Negli ultimi 20 anni il consumo quotidiano medio pro capite di acqua potabile è sceso da circa 200 l a circa 120 l.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 25 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio superiore a 80 su 100 per l'OSS 6. Tre Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

Nel complesso ci si aspetta che in futuro l'UE continui a progredire nella gestione sostenibile delle risorse idriche e degli impianti igienico-sanitari. Quasi tutti i cittadini godranno di un accesso soddisfacente ai servizi idrici (acqua potabile, trattamento delle acque reflue, ecc.) e igienico sanitari. È tuttavia necessario un ulteriore impegno al fine di garantire il pieno accesso per tutti i cittadini dell'UE, un trattamento delle acque reflue conforme agli standard prescritti nell'intero territorio e un buono stato per tutti i corpi idrici europei. Nei prossimi anni si dovrà inoltre prestare particolare attenzione agli inquinanti emergenti più preoccupanti, come le microplastiche e i prodotti farmaceutici. Occorre ridurre ulteriormente l'inquinamento diffuso provocato dall'attività agricola e rendere ancora più efficiente l'uso delle risorse idriche. Infine, i cambiamenti climatici e i loro effetti negativi in termini di siccità e inondazioni nelle regioni dell'UE accentuano la necessità di una gestione più sostenibile delle risorse idriche. I cambiamenti climatici aumenteranno lo stress idrico che già subiscono i corpi idrici, principalmente nell'Europa meridionale ma, sempre di più, anche in altre parti del continente. L'applicazione della normativa vigente nel settore idrico e l'elaborazione di nuove norme quali le recenti proposte sull'acqua potabile e sul riutilizzo contribuiranno ad affrontare queste sfide. L'attuale controllo dell'adeguatezza di una parte considerevole della normativa UE nel settore idrico aiuterà a stabilire se il quadro legislativo debba essere adattato per conseguire integralmente gli OSS pertinenti.

Opportunità/Fattori positivi

Cambiamento dei comportamenti, coinvolgimento della società e politiche partecipative, pressione della società a favore di sistemi alimentari e catene di produzione sostenibili, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, finanza sostenibile, partenariati pubblico-privato, digitalizzazione, dati più precisi attraverso l'uso di strumenti di osservazione della terra come la componente globale del servizio Copernicus di monitoraggio territoriale dell'UE, maggior riutilizzo dell'acqua, intelligenza artificiale e nuove tecnologie, ricerca e innovazione, internet delle cose, economia circolare, multilateralismo.

Rischi/Fattori negativi

Povertà e disparità di opportunità, cambiamenti climatici, inquinamento diffuso provocato dall'attività agricola, urbanizzazione, inquinanti organici, residui di prodotti farmaceutici, rifiuti di plastica, produzione industriale, rifiuti domestici, instabilità geopolitica e minacce per la sicurezza, accessibilità economica e prezzo dell'acqua.

Iniziative politiche principali

A livello di UE: la ricerca e l'innovazione europee nel settore idrico promuovono soluzioni alle sfide in questo campo. Il partenariato per la ricerca e l'innovazione nell'area mediterranea (PRIMA) è un'iniziativa da 494 milioni di EUR incentrata sulla penuria idrica, sull'agricoltura e sulla sicurezza alimentare nella regione mediterranea.

A livello degli Stati membri: a Cipro l'acqua riciclata è una risorsa stabile e in aumento utilizzata, fra l'altro, per l'irrigazione e la protezione contro la siccità. Sono già in corso due progetti sostenuti da fondi europei: l'impianto di riutilizzo dell'acqua di Anthoupolis e l'impianto di riutilizzo dell'acqua di Larnaca.

A livello regionale/locale: nella regione polacca di Dolnośląskie si sta costruendo il bacino antiinondazioni di Racibórz Dolny. Il programma globale di difesa antiinondazioni mira a fornire una protezione contro le inondazioni provocate dall'Oder ripristinando la capacità di ritenzione naturale della valle del fiume e la sua terrazza alluvionale.

A livello delle imprese: in tutta Europa gli impianti di trattamento delle acque reflue cominciano a utilizzare l'energia e le altre risorse contenute nelle acque reflue non solo per ridurre il proprio consumo, ma addirittura per produrre energia. Un esempio particolarmente pertinente è l'impianto di trattamento idrico di Aarhus ubicato nella città di Marselisborg (Danimarca) che produce più del 150 % dell'energia necessaria al suo funzionamento investendo in tecnologie più efficienti. 

A livello della società civile: Malta favorisce il coinvolgimento delle comunità locali migliorando la gestione delle risorse idriche e delle strutture igienico-sanitarie. Il ciclo di pianificazione dei bacini idrografici garantisce un'elevata partecipazione delle comunità e delle parti interessate, poiché le decisioni su determinate misure imporranno di conciliare gli interessi di vari gruppi.

Assicurare a tutti l'accesso a sistemi di energia economici, affidabili, sostenibili e moderni

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

Gli obiettivi di Europa 2020 in materia di energia e di clima hanno avviato l'UE sulla strada giusta per assicurare a tutti gli europei un'energia sicura, economicamente accessibile e pulita. Sono stati compiuti notevoli passi avanti in termini di aumento dell'uso dell'energia rinnovabile e dell'efficienza energetica e l'UE progredisce verso l'energia pulita. La transizione dell'UE da un'economia basata sui combustibili fossili a un'economia a basse emissioni di carbonio, con sistema energetico digitale e incentrato sui consumatori, sta diventando realtà. La dissociazione tra le emissioni di gas a effetto serra e il prodotto interno lordo è proseguita, trainata principalmente dall'innovazione. Anche la crescita economica e i consumi energetici sono stati dissociati. I cambiamenti della produzione e della domanda di energia a livello mondiale hanno un notevole impatto sulla geopolitica e sulla competitività industriale. Ciò rappresenta una seria sfida per l'Europa, ma crea anche opportunità uniche. In tale contesto l'UE intende accrescere il proprio ruolo di leader mondiale della transizione verso l'energia pulita garantendo allo stesso tempo sicurezza energetica a tutti i suoi cittadini. Con l'Unione dell'energia l'UE mira a fornire a cittadini e imprese un'energia sicura, economicamente accessibile, sostenibile e pulita. A livello esterno il consenso europeo in materia di sviluppo punta ad ampliare l'accesso a servizi energetici moderni, affidabili, sostenibili e a prezzi abbordabili, a promuovere la diffusione dell'energia rinnovabile e le misure di efficienza energetica e a contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici. L'UE è pioniera nell'incentivazione degli investimenti del settore privato a favore dell'energia sostenibile grazie ai suoi strumenti di finanziamento misto, al piano per gli investimenti esterni e all'iniziativa per il finanziamento dell'elettrificazione. Anche le politiche di vicinato e allargamento danno un contributo in tal senso.

Principali tendenze

Le tendenze osservate in Europa indicano una "dissociazione" della crescita economica dagli input energetici e dalle relative emissioni di gas a effetto serra. Tra il 1990 e il 2017 le emissioni di gas a effetto serra sono diminuite del 22 %, mentre il PIL è cresciuto del 58 %. La produttività energetica e l'intensità delle emissioni di gas a effetto serra del consumo di energia sono in miglioramento quasi costante nell'UE dal 2000.

L'UE punta a conseguire l'obiettivo di efficienza energetica del 20 % entro il 2020. Tra il 2005 e il 2016 il consumo di energia primaria e il consumo finale di energia dell'UE sono diminuiti rispettivamente del 9,9 % e del 7,1 %.

·L'UE è sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo di una quota di energia da fonti rinnovabili pari al 20 % del consumo finale di energia entro il 2020. Negli ultimi dieci anni l'uso dell'energia rinnovabile è aumentato costantemente nell'UE, passando dal 9,0 % al 17 % del consumo finale lordo di energia tra il 2005 e il 2016. Questo aumento è dovuto principalmente alla prevedibilità del quadro normativo dell'UE, a tecnologie più efficienti, alla riduzione dei costi delle tecnologie per l'energia rinnovabile e a un sostegno più orientato al mercato.

·L'UE dipende tuttora dalle importazioni di combustibile da paesi terzi per coprire il proprio fabbisogno energetico. La dipendenza dell'UE dalle importazioni è rimasta praticamente invariata (53,6 %) tra il 2006 e 2016, mentre la produzione di energia è diminuita del 14 % nello stesso periodo, durante il quale si è osservata anche una riduzione costante del consumo di energia primaria pari al 10 % circa. 

·L'UE ha fatto progressi per quanto riguarda l'accesso all'energia a prezzi abbordabili. L'impossibilità di riscaldare adeguatamente la propria abitazione è meno diffusa da qualche anno a questa parte. Nel 2017 l'8,1 % della popolazione dell'UE aveva difficoltà ad accedere all'energia a prezzi abbordabili, dato inferiore di 2,8 punti percentuali rispetto al 2007.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 26 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio superiore a 80 su 100 per l'OSS 7. Sette Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

L'UE continuerà a progredire verso un'energia economicamente accessibile, sicura, sostenibile e moderna per tutti in base al quadro normativo ambizioso concordato a livello europeo. I principali obiettivi dell'UE per il 2030 consistono nel ridurre di almeno il 40 % le emissioni di gas a effetto serra, nell'arrivare a una quota di almeno il 32 % di energia prodotta nell'UE da fonti rinnovabili e nell'incrementare l'efficienza energetica almeno del 32,5 %. Questo preparerà il terreno per una profonda trasformazione della società, che porti ad un futuro all'insegna dell'energia pulita e sostenibile. Lo sviluppo delle infrastrutture energetiche continuerà a essere sostenuto attraverso il Meccanismo per collegare l'Europa. Nell'ambito del nuovo programma quadro "Orizzonte Europa" è stato proposto un intenso programma di ricerca e innovazione, con una dotazione di 15 miliardi di EUR, per l'energia, la mobilità e il clima. Globalmente, per il prossimo quadro finanziario pluriennale 2021-2027, il traguardo del 25 % proposto per l'integrazione degli aspetti relativi al clima significherebbe che un euro su quattro deve essere speso per questioni climatiche, e questo vale anche per il settore dell'energia. Il completamento dell'Unione dell'energia richiederà un impegno costante, compreso un dialogo attivo con la società e le parti interessate, i cui contributo e coinvolgimento sono fondamentali per il successo della transizione energetica.

Opportunità/Fattori positivi

Cambiamento dei comportamenti, consumatori informati, tutelati e responsabilizzati, coinvolgimento della società e politiche partecipative, politiche propedeutiche a una transizione equa, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, nuove opportunità per le imprese, crowdfunding e altre forme di finanziamento innovative, finanza sostenibile, partenariati pubblico-privato tassazione delle risorse, internet delle cose, istruzione, digitalizzazione, intelligenza artificiale e nuove tecnologie, ricerca e innovazione, economia circolare a basse emissioni di carbonio, mobilità a emissioni basse o zero, società resilienti, multilateralismo.

Rischi/Fattori negativi

Aumento del consumo di energia elettrica dovuto alla digitalizzazione, volatilità dei prezzi dell'energia, persistenza della dipendenza dai combustibili fossili e delle sovvenzioni a loro favore, mancato cambiamento dei comportamenti, rallentamento dell'attuazione delle politiche, scarsi investimenti pubblici e privati, divario digitale, cambiamenti climatici, instabilità geopolitica e minacce per la sicurezza, transizione più costosa in termini relativi per le persone a medio-basso reddito.

Iniziative politiche principali

L'UE a livello internazionale: per ridare slancio al partenariato UE-Africa, nel maggio 2017 l'UE ha proposto una strategia per garantire l'accesso all'energia in Africa, impegnandosi a stimolare gli investimenti pubblici e privati nell'energia sostenibile in Africa, in particolare nel contesto del piano per gli investimenti esterni, e a rafforzare le alleanze strategiche e la collaborazione.

A livello di UE: la creazione di un'Unione europea dell'energia è diventata una priorità centrale per la Commissione. Sono state adottate iniziative per la realizzazione dell'Unione dell'energia fra cui, in particolare, il pacchetto "Energia pulita per tutti gli europei" del 2016, che punta a creare un sistema energetico più competitivo, moderno e pulito in base a tre obiettivi principali: privilegiare l'efficienza energetica, conquistare la leadership a livello mondiale nelle energie rinnovabili e garantire condizioni eque ai consumatori.

A livello degli Stati membri: nel 2013 più di 40 organizzazioni dei Paesi Bassi (governi locali e nazionali, imprese, sindacati e organizzazioni ambientali) hanno sottoscritto un accordo energetico per la crescita sostenibile, il cui obiettivo è aumentare la quota dell'energia rinnovabile dal 5,8 % nel 2015 al 16 % nel 2023. L'accordo fissa determinati traguardi per la transizione verso i veicoli a basse emissioni: entro il 2030 tutte le automobili nuove dovrebbero essere a zero emissioni e nel 2050 potranno circolare solo automobili a zero emissioni.

A livello regionale/locale: Budapest fa parte del patto dei sindaci, iniziativa finanziata dall'UE che riunisce regioni e città impegnate nella realizzazione degli obiettivi dell'Unione in materia di clima ed energia. Dal 2011 è in vigore un partenariato tra lo stabilimento termale di Szechenyi, uno dei più famosi del paese, il vicino zoo e la società di teleriscaldamento locale che permette di ridurre sia le emissioni di carbonio sia la bolletta energetica. Il calore prodotto dallo stabilimento termale di Szechenyi è riciclato nello zoo di Budapest per fornire aria calda destinata a circa 350 specie animali e a quasi 500 piante distribuite fra quasi 26 fabbricati.

A livello delle imprese: l'impresa energetica Fortum Jelgava, costituita nel 2008 a Jelgava (Lettonia), ha ristrutturato la rete di riscaldamento urbana sostituendo l'impianto a gas con un nuovo impianto di cogenerazione a biomassa che utilizza trucioli di legno. Il sistema di teleriscaldamento della città è passato quasi completamente dai combustibili fossili al legno rinnovabile di provenienza locale.

A livello della società civile: le comunità dell'energia rinnovabile permettono ai cittadini e/o alle autorità locali di essere proprietari della produzione e/o dell'uso dell'energia rinnovabile o di parteciparvi. Con oltre 2 5000 iniziative a livello di tutta l'UE, queste comunità hanno svolto un ruolo determinante per innescare la transizione energetica in Europa. L'ancoraggio e la titolarità locali di queste iniziative agevolano l'accettazione dei progetti relativi alle energie rinnovabili, in particolare quella eolica, da parte della società e riducono i costi mettendo a disposizione i siti più adatti.

Promuovere una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un'occupazione piena e produttiva e un lavoro dignitoso per tutti

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

La ripresa dell'Europa dalla crisi economica ha favorito una crescita costante dell'occupazione. Gli investimenti sono quasi ritornati al livello pre-crisi e le finanze pubbliche migliorano, anche se permangono rischi di revisione al ribasso della ripresa. Ciò nonostante, non tutti i cittadini e Stati membri beneficiano in uguale misura dell'espansione, e in alcuni paesi la disoccupazione rimane, in particolare, a livelli elevati. Le tendenze relative agli investimenti e alla produttività dimostrano che si può fare di più per favorire la ripresa e la transizione verso una crescita economica più sostenibile a fronte delle sfide mondiali a lungo termine costituite dai mutamenti demografici e dalla digitalizzazione. Oltre ad adoperarsi costantemente per garantire la sostenibilità a lungo termine delle finanze pubbliche, l'UE continua a promuovere gli investimenti, in particolare nell'istruzione, nelle competenze e nella R&S, e le riforme strutturali per migliorare l'efficacia del contesto imprenditoriale e dei mercati del prodotto e del lavoro. Il "piano di investimenti per l'Europa" è di fondamentale importanza per attrarre investimenti privati nei settori strategici dell'economia europea. Le riforme strutturali volte a migliorare i mercati occupazionali e le politiche sociali dovrebbero aiutare la forza lavoro ad acquisire le competenze necessarie per la transizione all'economia verde nonché promuovere un migliore accesso al mercato del lavoro e pari opportunità occupazionali, condizioni di lavoro eque e sistemi di protezione sociale sostenibili e adeguati. Tali riforme dovrebbero inoltre contribuire ad aumentare la produttività del lavoro e, di conseguenza, la crescita salariale. Il coinvolgimento delle parti sociali nell'elaborazione e nell'attuazione delle riforme può migliorarne la titolarità, l'impatto e i risultati. A livello internazionale, l'UE persegue una crescita inclusiva e sostenibile che crei posti di lavoro dignitosi e promuova i diritti dei lavoratori e i diritti umani. Fra gli esempi dell'azione esterna in questo campo figurano il consenso europeo in materia di sviluppo, il piano per gli investimenti esterni dell'UE, il piano d'azione dell'UE per i diritti umani e la democrazia 2015-2019 e l'azione svolta dall'UE attraverso le politiche di vicinato e allargamento. La politica commerciale dell'UE promuove il rispetto delle norme internazionali fondamentali sul lavoro e dei diritti umani. La promozione di prassi commerciali responsabili basate sulle linee guida internazionali è parte integrante di varie politiche dell'UE, compresa la politica commerciale.

Principali tendenze

·In media, il tenore di vita degli europei è migliore rispetto a quello di vent'anni fa. Nel 2002 - 2017 il PIL reale pro capite è aumentato in media dell'1,1 % all'anno. L'economia dell'UE ha registrato di recente il ritmo di espansione più rapido dall'inizio della crisi del 2008, con una crescita del PIL reale salita al 2,2 % nel 2017.

·La quota totale degli investimenti rispetto al PIL dell'UE, che nel 2017 era arrivata al 20,8 % dopo la forte diminuzione verificatasi durante la crisi economica e finanziaria, è aumentata in media dell'1,0 % all'anno dal 2013. Il "piano di investimenti per l'Europa" dovrebbe creare 1,4 milioni di posti di lavoro e aumentare il PIL dell'UE dell'1,3 % entro il 2020.

·La produttività del lavoro ha registrato una certa accelerazione, ma la sua crescita rimane inferiore alle tendenze pre-recessione.

·La partecipazione al mercato del lavoro ha continuato a registrare una crescita stabile, arrivando a un tasso di attività del 73,4 % nel 2017. Questo aumento è stato dovuto principalmente ai lavoratori anziani e alle donne. L'occupazione totale ha raggiunto un livello record di 239 milioni di lavoratori, gli impieghi a tempo pieno sono in aumento (+ 2,3 milioni) e il numero di lavoratori a tempo parziale è rimasto stabile. Nel 2015, l'occupazione nel solo settore dei beni e servizi ambientali era aumentata del 47,3 % dal 2000. La disoccupazione di lunga durata continua a diminuire, ma rappresenta ancora quasi la metà della disoccupazione totale. Dopo un picco del 23,8 % nel 2013, la disoccupazione giovanile è scesa al 16,8 % nel 2017. Nel 2017 il 7,7 % dei lavoratori subordinati europei lavorava, non per scelta, con contratti temporanei. Questa percentuale, che corrisponde al 57,7 % di tutti i lavoratori temporanei, è leggermente aumentata nell'ultimo decennio. La quota dell'occupazione a tempo parziale non per scelta, che riguarda principalmente le donne, rispetto all'occupazione a tempo parziale totale nell'UE è passata dal 25,6 % nel 2008 a un picco del 29,6 % nel 2014, per poi scendere al 26,4 % nel 2017.

·Per quanto riguarda i lavoratori poveri, nel 2017 anche il 9,6 % degli occupati era a rischio di povertà. Questa percentuale si è stabilizzata negli ultimi quattro anni, pur rimanendo al di sopra del livello del 2008 (8,5 %).

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 17 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio pari a 80 su 100 per l'OSS 8. Nove Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

L'UE dovrà assicurare tassi di occupazione complessivi elevati creando posti di lavoro di qualità che favoriscano la transizione verso la sostenibilità, specialmente per le donne, i giovani, gli anziani, le persone con disabilità, i migranti e le comunità emarginate. Questo contribuirebbe a garantire l'adeguatezza e la sostenibilità del modello europeo di sicurezza sociale a fronte dell'invecchiamento della popolazione e della lenta crescita della produttività. Anche se continueranno ad aumentare, gli investimenti nell'economia europea avranno bisogno di un sostegno costante per sormontare le strozzature. La diminuzione della popolazione e del potere economico dell'UE influiranno sulla sua posizione nell'ordine economico mondiale. La digitalizzazione e la demografia avranno implicazioni per la crescita futura e per i futuri sviluppi del mercato del lavoro. Questo significa che ci si dovrà concentrare maggiormente sui vantaggi comparativi dell'UE derivanti da un'istruzione di qualità e da ulteriori investimenti nella ricerca e nell'innovazione, che devono promuovere l'inclusione sociale e la sostenibilità ambientale. La transizione verso l'economia circolare proseguirà, così come le azioni volte a eliminare il lavoro forzato e la tratta degli esseri umani.

Opportunità/Fattori positivi

Miglioramento delle competenze e riqualificazione, digitalizzazione, ricerca e innovazione, coinvolgimento della società e politiche partecipative, pressione della società a favore delle catene di produzione sostenibili, intelligenza artificiale, nuove tecnologie, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, finanza sostenibile, partenariati pubblico-privato, economia collaborativa e circolare a basse emissioni di carbonio, economia sociale e sviluppo di ecosistemi dell'economia sociale, accento sulle società resilienti, multilateralismo, commercio aperto ed equo, ricerca e innovazione.

Rischi/Fattori negativi

Debole crescita della produttività, squilibri tra domanda e offerta di competenze, lenta diffusione delle nuove tecnologie digitali e impatto delle trasformazioni tecnologiche su lavoratori e settori specifici, disuguaglianze sociali, disparità regionali e territoriali, impatto dei cambiamenti demografici e ruolo della migrazione e degli sfollamenti forzati, degrado ambientale e cambiamenti climatici, instabilità geopolitica e minacce per la sicurezza, ritorno al protezionismo economico in tutto il mondo, difficoltà di misurare la produttività in economie sempre più immateriali, segmentazione del mercato occupazionale e precariato, divario digitale, protezione dei dati, equilibrio tra attività professionale e vita privata.

Iniziative politiche principali

A livello di UE: il "piano di investimenti per l'Europa", detto anche "piano Juncker", si è dimostrato estremamente efficace per migliorare il clima per gli investimenti. Nel luglio 2018 il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) ha conseguito l'obiettivo iniziale di 315 miliardi di EUR di investimenti e a dicembre 2018 aveva mobilitato 371 miliardi di EUR di investimenti aggiuntivi in tutta Europa dal 2015. Il Fondo ha già sostenuto più di 750 000 posti di lavoro, che nelle previsioni saliranno a 1,4 milioni entro il 2020. Più di 850 000 piccole e medie imprese (PMI) beneficiano di un migliore accesso ai finanziamenti. Almeno il 40 % dei finanziamenti erogati dal Fondo europeo per gli investimenti strategici nell'ambito dello sportello relativo alle infrastrutture e all'innovazione sostiene componenti di progetto che contribuiscono all'azione per il clima in linea con l'accordo di Parigi sull'azione per il clima.

A livello degli Stati membri: nel 2017 la Repubblica ceca ha introdotto una maggiore flessibilità per quanto concerne la programmazione e il diritto a ore di lavoro e congedi, ha rafforzato il processo di contrattazione collettiva, ha modificato il diritto contrattuale, il regime dei licenziamenti collettivi e le disposizioni sul telelavoro e ha potenziato gli strumenti di conciliazione tra vita professionale e vita privata, come il lavoro a domicilio.

A livello regionale/locale: la città belga di Gand si avvale regolarmente del Fondo sociale europeo per sostenere l'integrazione dei rifugiati e dei Rom nel mercato del lavoro. Il suo progetto "Labour Team IEM" (2015 - 2017), ad esempio, ha offerto un orientamento personalizzato ai Rom. L'obiettivo principale era aiutare almeno 190 migranti intraeuropei, per la maggior parte Rom, a inserirsi nel mercato del lavoro. Il progetto prosegue nel 2018-2019 con il sostegno del Fondo sociale europeo.

A livello delle imprese: la Banca europea per gli investimenti eroga attualmente un prestito di 7,5 milioni di EUR (sostenuto dal Fondo europeo per gli investimenti strategici) a Greenfiber International SA per finanziare in Romania un progetto di riciclaggio ed economia circolare che contribuirà a creare 280 posti di lavoro a tempo pieno e aumenterà il volume di rifiuti raccolti e trattati di oltre 50 000 tonnellate all'anno.

A livello della società civile: nel 2014 è stata creata in Portogallo una coalizione di organizzazioni nazionali della società civile per preparare una posizione comune sull'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. La coalizione ha organizzato processi di consultazione nazionale, questionari online e workshop a livello locale per discutere sulle aspettative riguardanti l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile, comprese quelle relative all'OSS 8.

Costruire infrastrutture resilienti, promuovere un'industrializzazione inclusiva e sostenibile e stimolare l'innovazione

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

Disporre di infrastrutture di elevata efficienza nei settori dei trasporti, dell'energia e del digitale è essenziale per un'UE integrata e ben collegata, in cui i cittadini e le imprese possano trarre pienamente vantaggio dalla libera circolazione, dal mercato unico e da infrastrutture sociali adeguate. Questo è uno dei motivi per i quali le reti transeuropee mirano a soddisfare in modo integrato il fabbisogno di infrastrutture resilienti, sostenibili, innovative e senza soluzioni di continuità nei settori dei trasporti, dell'energia e del digitale. Anche gli investimenti nell'infrastruttura spaziale sono di importanza strategica. L'industria europea è forte e ha conservato una posizione di leader in molti settori sui mercati mondiali. L'UE facilita la transizione verso un'industria intelligente, innovativa e sostenibile che abbia effetti positivi per tutti i cittadini. Nell'UE si osservano al tempo stesso una crescita del PIL e una diminuzione delle emissioni totali di gas a effetto serra, il che indica una dissociazione delle emissioni dalla crescita. Le politiche europee sono concepite per permettere all'industria di funzionare in modo responsabile e sostenibile, creare posti di lavoro, promuovere la competitività dell'Europa, incentivare gli investimenti e l'innovazione nelle tecnologie pulite e digitali e tutelare le regioni e i lavoratori europei più colpiti dall'evoluzione industriale. La priorità attribuita dall'UE agli investimenti nella ricerca e innovazione e nella trasformazione digitale ci aiuta a essere competitivi a livello mondiale creando un maggior numero di posti di lavoro e di opportunità commerciali. L'UE è la regione del mondo più aperta alla ricerca e all'innovazione ma l'espansione e la diffusione devono essere migliorate, perché non sempre le innovazioni si traducono in nuove opportunità di crescita e di mercato. Il settore delle imprese deve aumentare gli investimenti nella ricerca e nell'innovazione che, con l'attuale 1,3 % del PIL, sono inferiori a quelli della Cina (1,6 %), degli Stati Uniti d'America (2 %) e del Giappone (2,6 %). La trasformazione digitale è un fattore chiave della transizione verso un'economia e una società a basse emissioni di carbonio e circolari. A livello internazionale il consenso europeo in materia di sviluppo sostiene la progettazione, la costruzione e il funzionamento di infrastrutture di elevata qualità, resilienti e rispettose del clima al fine di promuovere un accesso equo ed economico per tutti, la crescita, il commercio e gli investimenti. Anche la politica commerciale e le politiche di vicinato e allargamento dell'UE danno un contributo in tal senso.

Principali tendenze

·L'industria manifatturiera rappresenta due terzi delle esportazioni UE, occupa 36 milioni di persone (un posto di lavoro su cinque in Europa) e contribuisce a garantire un tenore di vita elevato ai cittadini europei.

·Le emissioni di gas a effetto serra in termini di processi industriali e uso dei prodotti sono diminuite di più del 17 % nel periodo 2000-2016. Questo miglioramento è inoltre confermato dal fatto che nel periodo 2000-2016 il consumo di energia dell'industria è diminuito del 17 %.

·Investimenti nella R&S: l'Europa vanta il 20 % degli investimenti mondiali nella R&S, produce un terzo di tutte le pubblicazioni scientifiche di alta qualità ed è leader mondiale in settori quali l'industria farmaceutica, le sostanze chimiche, l'ingegneria meccanica e la moda. La spesa più consistente a favore della ricerca e sviluppo proviene dai settori delle imprese (65 %) e dell'istruzione superiore (23 %), mentre la quota del settore pubblico era dell'11 % nel 2016.

·Il numero delle domande di brevetto nell'UE è aumentato considerevolmente prima della crisi economica, ma da allora ristagna. 

·Responsabilità sociale delle imprese: la responsabilità sociale delle imprese è inclusa nelle relazioni presentate dal 77 % delle imprese dell'UE, molte delle quali svolgono un ruolo di primo piano nell'integrare le attività in materia di responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese con gli OSS.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 10 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio pari o superiore a 73 su 100 per l'OSS 9, con notevoli differenze tra di essi. 10 Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

L'Europa guida il cammino verso un'industria più sostenibile e inclusiva. Le trasformazioni economiche, sociali e ambientali sono destinate ad accelerarsi, così come i progressi tecnologici in settori quali la robotica, l'internet delle cose, l'intelligenza artificiale e i sistemi energetici. L'automazione consentita dalle tecnologie informatiche trasformerà i processi di produzione tradizionali e la natura del lavoro. L'industria è sempre più integrata con forti componenti di servizio nelle catene del valore globali. I mercati tradizionali saranno rivoluzionati da modelli imprenditoriali emergenti. L'innovazione stessa e la creazione di valore stanno cambiando profondamente, guidate da una nuova generazione di consumatori che si aspetta cocreazione di valore, comportamento responsabile delle imprese, connettività e misurazione dei risultati in tempo reale. I dati diventano il nuovo fattore competitivo. La domanda di materie prime continuerà ad aumentare. Con le risorse naturali messe a dura prova e i cambiamenti climatici che diventano una realtà sempre più tangibile, la domanda di prodotti sostenibili, di consumo circolare e di emissioni zero o basse registrerà un aumento esponenziale e sono necessarie innovazioni ecocompatibili. L'Europa aumenterà gli investimenti nella ricerca e innovazione e nelle infrastrutture resilienti, tra l'altro mediante "Orizzonte Europa", il prossimo programma quadro dell'UE per la ricerca e l'innovazione.

Opportunità/Fattori positivi

Coinvolgimento della società e politiche partecipative, intelligenza artificiale, internet delle cose, piena digitalizzazione, economia collaborativa e circolare a zero emissioni di carbonio, accento sulle società resilienti, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, approvvigionamento e attività estrattiva responsabili e sostenibili, finanza sostenibile, partenariati pubblico-privato, crowdfunding e istruzione, multilateralismo, commercio aperto ed equo.

Rischi/Fattori negativi

Scarsi investimenti da parte del settore pubblico e delle imprese, anche nella ricerca e nell'innovazione, modifica delle catene del valore, squilibri tra domanda e offerta di competenze, fluttuazioni della domanda mondiale, instabilità geopolitica e minacce per la sicurezza, disuguaglianze sociali, invecchiamento delle nostre società, cambiamenti climatici e rischi ambientali associati all'aumento della domanda di risorse naturali, divario tra le zone urbane e rurali.

Iniziative politiche principali

L'UE a livello internazionale: grazie a una maggiore precisione e affidabilità, i programmi europei di navigazione satellitare Galileo e EGNOS forniscono migliori informazioni di posizionamento e misurazione del tempo con notevoli implicazioni positive per molti servizi e prodotti europei di uso quotidiano, come i navigatori auto, i telefoni cellulari o i servizi di emergenza. Il Gruppo sull'osservazione della terra promuove l'applicazione delle osservazioni ambientali a sostegno degli OSS e dell'accordo di Parigi sull'azione per il clima.

A livello di UE: le reti transeuropee intendono soddisfare il fabbisogno di infrastrutture resilienti, efficienti e senza soluzioni di continuità nei settori dei trasporti, dell'energia e del digitale. Il loro obiettivo è assicurare la connettività per tutte le regioni dell'UE, contribuendo quindi a "includere" i cittadini di tutta Europa. Le infrastrutture sono costruite e adattate in modo da poter resistere ai rischi associati ai cambiamenti climatici, promuovendo al tempo stesso l'inclusione, l'innovazione e la creazione di posti di lavoro.

A livello degli Stati membri: la Svezia è leader mondiale dell'innovazione nell'UE con notevoli investimenti privati e pubblici nella ricerca e sviluppo, un gran numero di richieste di brevetti, PMI innovative e un'elevata percentuale di occupati nei servizi ad alta intensità di conoscenza. I suoi investimenti nel settore manifatturiero sono inoltre aumentati in misura superiore alla media UE e la produzione industriale vanta un'ottima efficienza energetica.

A livello regionale/locale: la piattaforma tematica di specializzazione intelligente per la modernizzazione industriale offre alle autorità di gestione regionali che hanno priorità analoghe in materia di specializzazione intelligente la possibilità di collaborare avvalendosi delle competenze reciproche, di condividere le infrastrutture, di espandersi per ottenere un maggiore impatto e di sviluppare progetti di investimento comuni. 

A livello delle imprese: il Fondo europeo per gli investimenti strategici ha aiutato un'impresa estone a produrre un dispositivo di stoccaggio energetico denominato "ultracapacitor", 100 volte più potente di una normale batteria e in grado di sostenere un milione di cicli di ricarica. L'impresa ha raccolto 15 milioni di EUR per costruire in Germania uno stabilimento manifatturiero in grado di produrre ogni anno milioni di "ultracapacitator".

Ridurre le disuguaglianze tra i paesi e al loro interno

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

Come la povertà, la disuguaglianza è un concetto pluridimensionale che ingloba le disparità in termini di risultati e di opportunità, come la disparità di reddito e di accesso alla protezione sociale, e la trasmissione intergenerazionale delle disuguaglianze. La disparità di opportunità è un fattore importante della disparità di reddito. Nell'UE si è arrivati a una certa convergenza dei redditi e nella maggior parte degli Stati membri si assiste a una ripresa del tenore di vita rispetto al periodo della crisi. Tuttavia, sebbene le economie europee riacquistino vigore, aumentano le preoccupazioni circa il carattere inclusivo della crescita economica. Negli ultimi anni le disparità di reddito nell'UE considerata nel suo complesso si sono stabilizzate, anche se rimangono a livelli problematici. I gruppi emarginati e vulnerabili, come le persone con disabilità, i migranti e le minoranze etniche (compresi i Rom), i senzatetto o gli anziani e i minori isolati risentono di forme particolari di disuguaglianza e la loro inclusione socioeconomica rimane inadeguata. Le disuguaglianze possono avere ripercussioni negative sulla crescita economica, sulla stabilità macroeconomica e, eventualmente, sulla coesione sociale. A livello mondiale, il persistere di notevoli disparità nei paesi partner dell'UE rischia di compromettere i progressi verso la maggior parte degli OSS. Le disuguaglianze globali possono inoltre causare un aumento della migrazione verso l'UE. A fronte delle recenti sfide nel campo della migrazione, la Commissione si è adoperata per dare una risposta immediata e predisporre per il futuro un sistema sostenibile e a prova di crisi. È di fondamentale importanza che i flussi migratori siano gestiti in modo sostenibile. L'azione esterna dell'UE, comprese la politica estera e di sicurezza e le politiche di sviluppo, di allargamento e di vicinato, e la sua politica in materia di commercio e investimenti contribuiscono tutte ad affrontare le cause delle disuguaglianze al di fuori dell'Europa. Ad esempio, il consenso europeo in materia di sviluppo sostiene il principio di non lasciare indietro nessuno e sancisce l'impegno a ridurre la disparità dei risultati e a promuovere pari opportunità per tutti.

Principali tendenze

·Reddito disponibile: le disparità economiche fra i paesi dell'UE si sono attenuate nel corso degli anni. Il reddito lordo reale disponibile corretto delle famiglie è aumentato nella maggior parte degli Stati membri e nel 2017 ha superato del 4,4 %, in media, il livello pre-crisi registrato nel 2008. È stata raggiunta una certa convergenza dei redditi fra gli Stati membri dell'UE, poiché nei paesi con livelli di reddito più bassi, come Romania, Bulgaria e Polonia, il reddito disponibile è aumentato più velocemente della media UE.

·Disparità di reddito: per tutti gli Stati membri dell'UE, nel 2017 il 20 % più ricco delle famiglie ha percepito in media una quota di reddito superiore di 5,1 volte a quella del 20 % più povero, distanza che rimane al di sopra dei livelli pre-crisi (4,9 % nel 2009). Questo rapporto, tuttavia, è diminuito rispetto al 2016 (5,2), il che denota un certo miglioramento delle prospettive di riduzione delle disparità di reddito negli Stati membri dell'UE. Si osserva inoltre una tendenza alla stabilizzazione delle disparità di reddito negli Stati membri dell'UE se si considera la quota del reddito del 40 % della popolazione nella fascia più bassa, che era pari al 21,2 % nel 2008 e nel 2012, ha registrato una lieve diminuzione nel 2016 (20,9 %) ed è risalita al 21,2 % nel 2017.

·Disparità di opportunità: una caratteristica rilevante della disuguaglianza è l'impatto della posizione socioeconomica dei genitori sui risultati scolastici dei figli. Secondo il test 2015 del Programma per la valutazione internazionale degli studenti (PISA), il 33,8 % degli alunni dell'UE provenienti da ambienti socioeconomici più svantaggiati aveva risultati insufficienti in scienze, rispetto a solo il 7,6 % dei coetanei più privilegiati. Si sono riscontrate notevoli differenze tra gli Stati membri.

·Aiuto allo sviluppo: l'UE rimane al primo posto fra i donatori internazionali, con oltre il 50 % di tutti gli aiuti allo sviluppo a livello globale, e quindi contribuisce anche a ridurre le disuguaglianze in tutto il mondo. I finanziamenti UE a favore dei paesi in via di sviluppo, che inglobano i flussi provenienti dai settori pubblico e privato, sono più che raddoppiati dal 2001, per una crescita annuale media del 6,4 %.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 13 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio pari a 80 su 100 per l'OSS 10. 11 Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

L'UE e gli Stati membri si adopereranno per garantire una crescita inclusiva e sostenibile nell'UE, conditio sine qua non per ridurre le disuguaglianze. A tal fine combineranno una protezione sociale e servizi di sostegno efficienti, efficaci e adeguati, una buona istruzione che offra a tutti le stesse possibilità e mercati del lavoro ben funzionanti sostenuti da politiche occupazionali efficaci. Questo permetterà di ridurre le disuguaglianze non solo tra gli Stati membri dell'UE ma anche, in misura considerevole, al loro interno. I progressi tecnologici, in particolare la diffusione dell'intelligenza artificiale, dovranno essere gestiti bene per scongiurare un divario digitale. Per quanto riguarda le tendenze migratorie, è evidente che nessun paese dell'UE può o deve far fronte a forti pressioni migratorie da solo. L'UE si adopererà ulteriormente per ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare, salvare vite e garantire la sicurezza delle frontiere esterne, attuare una forte politica comune in materia di asilo e politiche sulla migrazione legale, contribuendo nel contempo a integrare in modo efficace i migranti legali e i rifugiati nei mercati del lavoro e nelle società europei. L'azione esterna dell'UE continuerà a combattere le disuguaglianze al di fuori dell'Europa.

Opportunità/Fattori positivi

Coinvolgimento della società e politiche partecipative, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, benessere sociale (es. fiscalità e sistemi di protezione e inclusione sociale, politiche del mercato del lavoro, politiche di edilizia abitativa, sanità, servizi per l'infanzia, livello di istruzione e di competenze e apprendimento permanente), trasporti e accessibilità digitale per affrontare la dimensione spaziale delle disuguaglianze, lotta contro la frode e la corruzione, finanza sostenibile, multilateralismo, commercio aperto ed equo.

Rischi/Fattori negativi

Disparità di opportunità, invecchiamento delle società, cambiamento della composizione del nucleo familiare (es. famiglie monoparentali), divario in termini di benessere sociale, cambiamenti climatici e degrado ambientale, instabilità geopolitica e minacce per la sicurezza, ritorno al protezionismo economico in tutto il mondo.

Iniziative politiche principali

L'UE a livello internazionale: il consenso europeo in materia di sviluppo sostiene il principio di non lasciare indietro nessuno e sancisce l'impegno a ridurre la disparità dei risultati e a promuovere pari opportunità per tutti. La politica dell'UE a livello di commercio e investimenti mira a massimizzare il potenziale delle preferenze commerciali, degli accordi commerciali e degli accordi sugli investimenti in termini di creazione di posti di lavoro, livelli elevati di protezione del lavoro e promozione degli investimenti nei paesi partner, specialmente quelli in via di sviluppo, contribuendo quindi a ridurre le disuguaglianze.

A livello di UE: molti dei 20 principi del pilastro europeo dei diritti sociali riguardano la garanzia di pari opportunità per tutti, l'equità e l'inclusione nei mercati occupazionali e nella società. Il pilastro è accompagnato da un quadro di valutazione della situazione sociale per il monitoraggio delle tendenze e dei risultati nell'intera UE. Il semestre europeo, principale meccanismo di attuazione del pilastro, è stato ulteriormente potenziato per porre l'accento sull'equità sociale, sulle disuguaglianze e su un crescita più inclusiva. La politica di coesione dell'UE promuove l'inclusione sociale e combatte al tempo stesso povertà e discriminazioni.

A livello degli Stati membri: il sistema fiscale e assistenziale cipriota sta affrontando in modo più efficace il problema della disparità di reddito. Dalla crisi i suoi effetti ridistributivi sono quasi raddoppiati (2009-2016). Nel 2014, ad esempio, Cipro ha istituito un regime di reddito minimo garantito che contribuisce anche a incentivare il lavoro. Oltre a produrre un impatto positivo considerevole in termini di riduzione della povertà e delle disuguaglianze, il regime ha contribuito a rafforzare la rete di sicurezza sociale.

A livello regionale/locale: il progetto pilota "Housing First for Families" gestito dal comune di Brno (Repubblica ceca) dimostra il ruolo guida svolto dal comune, insieme alle comunità partner, per affrontare il problema dei senzatetto. Il progetto fornisce un alloggio comunale e una gestione intensiva dei casi di priorità all'alloggio (Housing First) per 50 famiglie Rom e non Rom, dei rifugi o di altre forme di mancanza di un alloggio. In base a questo progetto pilota, a Brno è stato adottato un piano d'azione 2018-2025 per dare un alloggio alle famiglie che ne sono prive.

A livello delle imprese: la Bolsa Social è la prima piattaforma spagnola di raccolta collettiva di capitale azionario destinata agli investitori e alle imprese che intendono creare un impatto sociale positivo. L'impresa mette gli investitori a impatto sociale in contatto con le imprese per promuovere gli OSS. La Bolsa Social ha finanziato 10 imprese a impatto sociale e ambientale per un importo di 1,8 milioni di EUR. Cinque di queste imprese si sono concentrate specificamente sull'accesso all'informazione, alla vita sociale e agli spazi pubblici per le persone con disabilità.

A livello della società civile: nell'ambito del progetto svedese "Bread in Bergslagen" sono stati organizzati corsi di panificazione secondo i metodi tradizionali per integrare i migranti appena arrivati e impartire una formazione professionale. Il progetto ha utilizzato l'attività fisica come punto di partenza per il dialogo, mentre volontari formati facilitavano le discussioni tra i partecipanti.

Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, resilienti e sostenibili

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

In Europa le città sono al centro delle sfide economiche, ambientali e sociali attuali. Più del 70 % dei cittadini dell'UE vive in aree urbane, da cui proviene l'85 % circa del PIL dell'UE. Le città e le comunità sono fondamentali per il benessere e la qualità di vita degli europei in quanto fungono da poli di sviluppo economico e sociale e innovazione. Esse attirano un gran numero di persone perché offrono un'ampia gamma di opportunità in termini di istruzione, occupazione, intrattenimento e cultura. Al tempo stesso, tuttavia, le città dell'UE devono affrontare sfide quali le pressioni migratorie e l'esclusione sociale, la congestione, la scarsità di alloggi adeguati, il degrado delle infrastrutture e l'aumento dell'inquinamento atmosferico. Le città sono inoltre particolarmente vulnerabili agli effetti dei cambiamenti climatici e delle calamità naturali. Il rafforzamento della dimensione urbana delle politiche europee e nazionali è un impegno congiunto della Commissione, degli Stati membri e delle città europee. In linea con la nuova agenda urbana dell'ONU, l'UE sta aumentando la resilienza degli insediamenti urbani attraverso la prevenzione dei rischi di catastrofi e di quelli legati al clima, e risponde in modo coordinato alle diverse problematiche urbane. A livello internazionale, le politiche europee in materia di sviluppo, affari esteri e sicurezza, allargamento e vicinato mirano a migliorare le condizioni di vita nelle città. Il consenso europeo in materia di sviluppo evidenzia la necessità di concentrarsi maggiormente sulle città e sulle autorità locali quali attori importanti per la realizzazione degli OSS.

Principali tendenze

·Tra il 2007 e il 2016 il tasso di riciclaggio dei rifiuti urbani è aumentato in totale di 11,0 punti percentuali.

·Negli ultimi sei anni la qualità degli alloggi è migliorata nell'UE. La quota degli abitanti dell'UE il cui alloggio presenta carenze di base è scesa di 4,8 punti percentuali tra il 2007 e il 2017, quando era del 13,1 %.

·L'accesso ai trasporti pubblici è più agevole per gli abitanti delle città, di cui solo il 9,7 % ha segnalato livelli di difficoltà elevati o molto elevati, contro il 37,4 % per gli abitanti delle zone rurali.

·Permangono notevoli punti critici per l'inquinamento atmosferico, anche se l'esposizione all'inquinamento atmosferico causato dal particolato fine è diminuita quasi del 20 % tra il 2010 e il 2015.

·Nel 2015 la copertura artificiale del suolo pro capite è aumentata del 6 % rispetto al 2009. Dato che l'Europa è uno dei continenti più urbanizzati al mondo, occorre adoperarsi con ulteriore impegno per arrestare il degrado del suolo.

·Le autorità locali e regionali che aderiscono ai piani d'azione del patto europeo dei sindaci hanno ridotto le emissioni di gas a effetto serra del 23 % e il consumo finale di energia del 18 %, e lavorano per portare la quota della produzione locale di energia al 19 % dell'energia consumata entro il 2020.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 23 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio pari a 80 su 100 per l'OSS 11. 10 Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

La quota della popolazione urbana in Europa dovrebbe superare di poco l'80 % entro il 2050. L'UE e gli Stati membri, a tutti i livelli di governo, collaborano con la società civile, le imprese e i ricercatori onde creare città in perpetua evoluzione per la società di domani. Le città europee rimarranno dei poli di attrazione per i cittadini, con un'offerta sempre maggiore in termini di occupazione, qualità di vita e servizi sociali. Per garantire una coabitazione armoniosa, le città europee collaborano con le parti interessate, a tutti i livelli, in settori quali gli alloggi, l'energia, la mobilità, le risorse idriche, l'azione per il clima, l'eliminazione della povertà, le disuguaglianze, l'economia circolare, la resilienza e la sicurezza. Le città europee diventeranno città intelligenti, dove le reti e i servizi tradizionali saranno più efficienti grazie alle tecnologie digitali e di telecomunicazione, a beneficio dei cittadini e delle imprese.

Opportunità/Fattori positivi

Specializzazione intelligente, partenariati tra città, coinvolgimento della società e politiche partecipative (es. governance urbana collaborativa, piattaforme multilaterali), piani di mobilità urbana sostenibile, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, crowdfunding e altre forme di finanziamento innovative, digitalizzazione, intelligenza artificiale e nuove tecnologie, economia collaborativa, trasporti pubblici a basse emissioni, mobilità attiva (spostamenti a piedi e in bicicletta) e relative infrastrutture, ricerca e innovazione, edifici a basse emissioni, agricoltura urbana e aree verdi urbane.

Rischi/Fattori negativi

Degrado ambientale e cambiamenti climatici, inquinamento, invecchiamento delle società, criminalità e minacce per la sicurezza, frode e corruzione, disuguaglianze sociali, aumento del prezzo degli alloggi.

Iniziative politiche principali

L'UE a livello internazionale: nel campo dello sviluppo la Commissione segue un nuovo approccio di "cooperazione dell'Unione europea con le città e le amministrazioni locali nei paesi terzi", in base al quale il sostegno esterno dell'UE è incentrato sulla pianificazione, sul finanziamento e sulla governance delle città.

A livello di UE: l'agenda urbana per l'UE, che è stata lanciata nel maggio 2016 con il patto di Amsterdam , è un nuovo metodo di lavoro a più livelli che promuove la collaborazione tra gli Stati membri, le città, la Commissione e le altre parti interessate per stimolare la crescita, la vivibilità e l'innovazione nelle città europee e individuare e affrontare le sfide sociali. Concentrandosi su priorità concrete nell'ambito di partenariati specifici, l'agenda urbana per l'UE intende migliorare la qualità della vita nelle zone urbane.

A livello degli Stati membri: in Irlanda la pressione abitativa attuale è legata in parte alla drastica diminuzione dei livelli di costruzione di alloggi. Nel 2016 il governo irlandese ha varato il piano d'azione "Housing and Homelessness Rebuilding Ireland", con l'obiettivo di accelerare la messa a disposizione di alloggi in base a tutte le modalità di attribuzione possibili. Il piano d'azione si articola in cinque "pilastri" principali relativi a sfide specifiche: affrontare il problema dei senzatetto, accelerare la messa a disposizione di case popolari, costruire un maggior numero di alloggi, migliorare il settore locativo e utilizzare gli alloggi esistenti.

A livello regionale/locale: il progetto "Global Nachhaltige Kommune" (comuni sostenibili globali), attuato nello Stato tedesco della Renania settentrionale-Vestfalia, aiuta 15 autorità locali di città di piccole, medie e grandi dimensioni e di distretti rurali attraverso un aiuto sistematico per l'elaborazione di una strategia di sostenibilità che affronti le problematiche locali specifiche, in base al quadro globale degli OSS. Il suo approccio è stato adottato anche in altre regioni della Germania.

A livello delle imprese: LIPOR, impresa intercomunale di gestione dei rifiuti con sede nella conurbazione di Porto (Portogallo), provvede alla gestione, al recupero e al trattamento dei rifiuti prodotti nei comuni associati. LIPOR ha investito, previo recupero ambientale e paesaggistico di una vecchia discarica, nella creazione di un parco avventura che costituisce uno spazio adibito a giochi, attività ricreative e formazione.

A livello della società civile: l'organizzazione non governativa estone Urban Laboratory, che opera per lo sviluppo di città sostenibili e inclusive, fornisce consulenza alle autorità locali, introduce le tendenze moderne in Estonia e sensibilizza maggiormente la popolazione all'ambiente in cui vive.

Garantire modelli sostenibili di produzione e di consumo

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

Il consumo e la produzione sostenibili mirano a ridurre l'impronta ambientale dell'Europa cambiando il nostro modo di produrre, distribuire e consumare i beni e di utilizzare le risorse. Negli ultimi anni l'UE ha fatto progressi verso un'economia efficiente nell'impiego delle risorse, verde, competitiva e a basse emissioni di carbonio, ma il consumo e la produzione sostenibili rimangono comunque una condizione essenziale per la realizzazione degli OSS nell'UE, e richiedono uno sforzo costante a tutti i livelli. L'approccio dell'UE consiste nel promuovere l'uso efficiente delle risorse riducendo al tempo stesso l'impatto ambientale mediante il passaggio a un'economia circolare in cui il valore dei prodotti, dei materiali e delle risorse sia preservato il più a lungo possibile nell'economia e la generazione di rifiuti e di inquinamento sia ridotta al minimo. Le 54 azioni previste dal piano d'azione UE per l'economia circolare del 2015 intervengono in tutte le fasi dei cicli di prodotti e materiali (produzione, consumo, gestione dei rifiuti, mercato delle materie prime secondarie, innovazione e investimenti, monitoraggio) e nei 5 ambiti prioritari (plastica, rifiuti alimentari, materie prime essenziali, costruzione e demolizione, biomassa e bioprodotti). Nel 2018 era già stato realizzato l'85 % delle azioni, ed erano state avviate quelle rimanenti. La piattaforma europea delle parti interessate per l'economia circolare è stata creata nel 2017 per incoraggiare le imprese, le autorità pubbliche e le altre parti interessate a condividere le conoscenze e a illustrare le buone pratiche, sull'esempio della piattaforma dell'UE sulle perdite e sugli sprechi alimentari istituita nel 2016. Nell'ambito dell'agenda urbana per l'UE è stato istituito un partenariato ad hoc, incaricato di esaminare la questione e di proporre diverse azioni per promuovere l'economia circolare nelle città. La strategia dell'Europa per la bioeconomia, rinnovata nel 2018, contribuisce all'ammodernamento e al rafforzamento della base industriale dell'UE attraverso la creazione di nuove catene di valore e processi industriali più efficaci dal punto di vista dei costi. A livello esterno l'UE promuove la gestione responsabile delle catene di approvvigionamento e i regimi commerciali equi ed etici nell'ambito della sua agenda commerciale basata sui valori. Le politiche di sviluppo, di allargamento e di vicinato dell'UE sottolineano inoltre nelle rispettive azioni l'importanza del consumo e della produzione sostenibili.

Principali tendenze

·La dissociazione della crescita economica dal consumo di risorse naturali è misurata dalla produttività dell'UE in termini di risorse ed energia. Dal 2001 l'UE ha accresciuto del 36,4 % (2017) la produttività in termini di risorse e del 29,2 % (2016) la produttività in termini di energia, il che indica una maggior produzione (in termini di PIL) per unità di materiali o energia utilizzati.

·Tra il 2004 e il 2016 la quantità di rifiuti prodotti nell'UE, esclusi i rifiuti minerali principali, è diminuita del 6,5 %. Tra il 2004 e il 2014 il tasso di riciclaggio dell'UE è lievemente aumentato (dal 53 % al 55 %) e il tasso di uso circolare dei materiali, che indica la quota dei materiali provenienti dai rifiuti raccolti rispetto all'uso complessivo di materiali, è salito dall'8,3 % all'11,7 %.

·L'economia dell'UE dipende dalle materie prime provenienti dal resto del mondo. I prodotti greggi rappresentano oltre il 60 % delle importazioni fisiche totali dell'UE.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 11 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio superiore a 60 su 100 per l'OSS 12. Nel complesso questo è in media il secondo OSS con il punteggio più basso per gli Stati membri dell'UE.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

Viste le pressioni sull'offerta dei materiali e la disponibilità relativamente limitata degli stessi sul suo territorio, l'Europa dovrà continuare a concentrarsi sulla produzione e sul consumo sostenibili. Andrà rivolta particolare attenzione ai minerali metalliferi e alle materie prime essenziali, il cui valore è considerevole e per i quali l'Europa è particolarmente dipendente dalle importazioni, e ai materiali pesanti e ad alta intensità di energia come il cemento, l'alluminio, l'acciaio e la plastica, visto il potenziale per la riduzione delle emissioni di gas a effetto serra. Ci si dovrà inoltre concentrare sui settori in cui l'uso delle risorse ha un impatto particolarmente forte sull'ambiente (ad esempio in termini di uso delle risorse idriche, inquinamento, qualità dell'aria e nutrienti), come i sistemi alimentari e i tessili. La normativa UE riveduta sui rifiuti e il piano d'azione sui rifiuti alimentari permetteranno all'UE di ridurre i rifiuti alimentari prodotti ogni anno per contribuire al conseguimento dell'obiettivo mondiale di dimezzarli entro il 2030. La normativa sui rifiuti porterà il tasso di riciclaggio al valore giuridicamente vincolante del 60 % entro il 2030, con tassi più elevati per molti materiali da imballaggio. Ci si dovrà adoperare con particolare impegno per migliorare la qualità del riciclaggio, e non solo la quantità, ridurre l'uso delle risorse e la produzione di rifiuti attraverso una migliore progettazione dei prodotti e adottare approcci sistemici volti a mantenere in uso prodotti e materiali, apportando un valore per l'economia. Occorrerà aumentare il contenuto riciclato dei nuovi prodotti, in particolare quelli di plastica.

Opportunità/Fattori positivi

Cambiamento dei comportamenti, coinvolgimento della società, pressione della società a favore delle catene di produzione sostenibili, partenariati e politiche partecipative, istruzione, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, crowdfunding e altre forme di finanziamento innovative, politiche propedeutiche a una transizione equa, intelligenza artificiale, nuove tecnologie, ricerca e innovazione, economia collaborativa e circolare, bioeconomia, digitalizzazione, finanza sostenibile, riforma fiscale (es. tassazione delle risorse e dell'inquinamento), appalti verdi, città intelligenti, internet delle cose, commercio aperto ed equo.

Rischi/Fattori negativi

Modelli di consumo e di produzione tradizionali/conservativi, riluttanza dei settori/delle regioni a perdere le attività economiche tradizionali, lenta evoluzione del contesto normativo, mancanza di incentivi finanziari.

Iniziative politiche principali

L'UE a livello internazionale: va segnalata l'iniziativa faro "Switch to green" dell'UE, che riunisce governi e parti interessate dell'UE e dei paesi partner per promuovere l'adozione di pratiche di consumo e produzione sostenibili da parte del settore privato.

A livello di UE: nel 2018 sono state adottate nuove norme UE sui rifiuti in base alle quali entro il 2030 tutti gli Stati membri dovranno riutilizzare o riciclare il 60 % dei rifiuti urbani e il 70 % dei rifiuti di imballaggio, nonché ridurre il conferimento in discarica del 10 % entro il 2035. Per la prima volta le nuove norme sui rifiuti impongono agli Stati membri di adottare programmi specifici per la prevenzione degli sprechi alimentari e di ridurre, monitorare e comunicare i livelli di rifiuti alimentari.

A livello degli Stati membri: una recente proposta normativa riduce l'imposta sul valore aggiunto (IVA) applicata in Svezia ai lavori di riparazione e prevede riduzioni d'imposta sul costo del lavoro delle riparazioni. La misura ridurrà il costo della riparazione degli apparecchi per i consumatori, che saranno incoraggiati a farli riparare anziché buttarli e comprarne di nuovi.

A livello regionale/locale: con l'aiuto dei fondi UE, Lubiana ha introdotto un sistema integrato di smaltimento dei rifiuti che copre 37 comuni e dispone di un centro regionale per la gestione dei rifiuti. Dopo l'adesione all'UE la capitale della Slovenia ha incentivato la raccolta differenziata e il riciclaggio e ridotto la quantità di rifiuti conferiti in discarica del 59 %, investendo anche nella prevenzione e nel riutilizzo. Lubiana ora genera il 41 % in meno di rifiuti pro capite rispetto alla media europea e ha deciso di non costruire i due nuovi inceneritori inizialmente previsti.

A livello delle imprese: nell'arco di 20 anni l'impresa belga UMICORE, che operava nell'estrazione di metalli non ferrosi, è diventata un gruppo internazionale specializzato nelle tecnologie dei materiali e nel riciclaggio, con 10 000 dipendenti, un fatturato di 10,4 miliardi di EUR e investimenti in Belgio, in Bulgaria, nei Paesi Bassi e in Francia. L'impresa funziona secondo un modello di economia circolare che recupera metalli di valore e materie prime essenziali dai rifiuti di apparecchiature elettriche ed elettroniche.

A livello della società civile: insieme ai suoi membri, nel 2017 la Federazione europea delle banche alimentari ha fornito a 44 700 organizzazioni di beneficenza che operano in prima linea 4,1 milioni di pasti al giorno a vantaggio di 8,1 milioni di persone. Questo avviene in stretta collaborazione con gli operatori del settore alimentare per recuperare cibo che altrimenti andrebbe sprecato e metterlo a disposizione delle persone bisognose.

Adottare interventi urgenti per combattere i cambiamenti climatici e i loro effetti

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

La lotta contro i cambiamenti climatici, che sono una delle principali sfide mondiali della nostra generazione, richiede un'azione globale per ridurre le emissioni di gas a effetto serra a livello planetario. L'UE è in prima linea negli sforzi internazionali volti a raggiungere un accordo globale sul clima. La comunità internazionale, compresa l'UE, si è impegnata a contenere l'aumento della temperatura globale ben al di sotto di 2 °C rispetto ai livelli preindustriali e a compiere ulteriori sforzi per limitare l'aumento della temperatura a 1,5 °C. Questi obiettivi, sostenuti dalla ricerca scientifica nell'ambito del Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico, sono sanciti nell'accordo di Parigi. L'UE si è impegnata a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del 20 % entro il 2020 e almeno del 40 % entro il 2030 (rispetto ai livelli del 1990). L'UE è sulla buona strada per raggiungere l'obiettivo di riduzione delle emissioni per il 2020 e sta mettendo a punto una normativa volta a raggiungere quello del 2030, comprese disposizioni ambiziose sull'efficienza energetica e sull'energia rinnovabile. Dal 2013 la strategia dell'UE di adattamento ai cambiamenti climatici sostiene azioni volte a rendere l'UE più resiliente ai cambiamenti climatici. L'UE, tuttavia, deve fare di più per conformarsi all'accordo di Parigi e ridurre considerevolmente la propria dipendenza dai combustibili fossili, che beneficiano ancora di ingenti sovvenzioni. Nel novembre 2018 la Commissione ha presentato la sua visione strategica a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050, che illustra il modo in cui tutti i settori e tutte le politiche dovrebbero contribuire a questa transizione. A livello internazionale la politica estera e di sicurezza dell'UE e le sue politiche di sviluppo, allargamento e vicinato integrano attivamente gli obiettivi climatici. La lotta ai cambiamenti climatici è inoltre contemplata nei capitoli sul commercio e sullo sviluppo sostenibile della nuova generazione di accordi dell'UE sul commercio e sugli investimenti e fa parte integrante delle posizioni dell'UE nel G20, forum di punta delle maggiori economie mondiali.

Principali tendenze

·L'UE continua a dissociare con successo la crescita economica dalle emissioni di gas a effetto serra: Nel periodo 1990-2017 il prodotto interno lordo combinato dell'UE è aumentato del 58 %, mentre le emissioni totali di gas a effetto serra sono diminuite del 22 % rispetto ai livelli del 1990. A livello degli Stati membri vi sono notevoli differenze per quanto riguarda le tendenze delle emissioni dei gas a effetto serra osservate dal 1990, con una riduzione quasi del 60 % per alcuni Stati membri e un aumento per altri.

·L'intensità di gas a effetto serra del consumo di energia, cioè le emissioni per unità di energia consumata, è diminuita del 12,1 % tra il 2000 e il 2016. 

·L'UE punta a conseguire l'obiettivo di efficienza energetica del 20 % entro il 2020. Tra il 2005 e il 2016 il consumo di energia primaria e il consumo finale di energia dell'UE sono diminuiti rispettivamente del 9,9 % e del 7,1 %. Nel periodo 1980-2016 le perdite legate alle condizioni atmosferiche e al clima sono ammontate complessivamente per gli Stati membri a 410 miliardi di EUR (valore 2016).

·Le sovvenzioni per i combustibili fossili rimangono elevate. Si stima che le sovvenzioni annuali per la produzione e il consumo di combustibili fossili erogate nell'UE tra il 2014 e il 2016 ammontino a 112 miliardi di EUR.

·L'UE persegue un obiettivo globale del 20 % per la spesa legata al clima nell'attuale bilancio pluriennale europeo per il periodo 2014-2020 e ha proposto di portarlo almeno al 25 % nel periodo 2021-2027.

·Tra il 2013 e il 2018 il numero di Stati membri con una strategia nazionale di adattamento ai cambiamenti climatici è passato da 15 e 25 e gli altri Stati membri si stanno adoperando in tal senso. Si stima che nel 2018 il 26 % di tutte le città dell'UE e il 40 % delle città con più di 150 000 abitanti disponesse di piani di adattamento locali. 

·L'UE e gli Stati membri sono la principale fonte di finanziamenti per il clima: nel 2017 l'UE, la Banca europea per gli investimenti e gli Stati membri hanno fornito 20,4 miliardi di EUR, più del doppio rispetto al 2013, per aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare i cambiamenti climatici e adattarsi ai loro effetti. Questa cifra rappresenta circa la metà dell'importo complessivo erogato a livello mondiale.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 22 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio superiore a 80 su 100 per l'OSS 13. Cinque Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

L'UE intende mantenere un ruolo guida nella lotta contro i cambiamenti climatici e raggiungerà l'obiettivo di ridurre almeno del 40 % le sue emissioni di gas a effetto serra entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990. Nell'autunno 2018 la Commissione ha presentato una proposta relativa a una visione strategica a lungo termine dell'UE in linea con l'accordo di Parigi, che comprende percorsi per l'azzeramento delle emissioni nette dei gas a effetto serra nell'UE entro il 2050. La Commissione ha prospettato una strategia globale per rendere l'economia europea più moderna, competitiva, resiliente e socialmente equa per tutti gli europei, senza lasciare indietro nessuno. L'UE dovrà continuare a guidare l'azione per il clima e a promuovere una maggiore ambizione globale per il periodo post-2030 da parte di tutti i paesi del mondo principali responsabili dell'inquinamento. In questo contesto rimarrà di fondamentale importanza rafforzare ulteriormente una risposta globale ambiziosa agli effetti dei cambiamenti climatici. La riduzione dei rischi di catastrofi, l'adattamento ai cambiamenti climatici e l'attenuazione dei loro effetti continueranno inoltre a costituire questioni prioritarie. L'UE continuerà a collaborare nelle sedi internazionali, come l'Organizzazione per l'aviazione civile internazionale e l'Organizzazione marittima internazionale. 

Opportunità/Fattori positivi

Energia pulita e mobilità a emissioni basse o zero, economia circolare e a basse emissioni di carbonio, bioeconomia e catene di produzione sostenibili, cambiamento dei comportamenti, politica partecipativa, politiche propedeutiche a una transizione equa, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, finanza innovativa e sostenibile, partenariati pubblico-privato, appalti verdi, riforma fiscale (es. tassazione dell'uso delle risorse e dell'inquinamento), istruzione, digitalizzazione verde, intelligenza artificiale e nuove tecnologie, ricerca e innovazione, società resilienti, multilateralismo, diffusione di beni e servizi ambientali.

Rischi/Fattori negativi

Investimenti pubblici e privati insufficienti, instabilità geopolitica e minacce per la sicurezza, ritorno al protezionismo economico in tutto il mondo, disuguaglianze sociali, aumento del consumo di energia e dell'impatto ambientale negativo a causa della digitalizzazione, distruzione costante degli ecosistemi e della biodiversità, lenta evoluzione del contesto normativo.

Iniziative politiche principali

L'UE a livello internazionale: l'alleanza mondiale contro i cambiamenti climatici (GCCA+) dell'UE mira a intensificare il dialogo politico e a sostenere i paesi in via di sviluppo nella lotta contro i cambiamenti climatici.

A livello di UE: le autorità locali sono in prima linea nella lotta contro i cambiamenti climatici al livello di governance più vicino ai cittadini. Il patto europeo dei sindaci per il clima e l'energia riunisce migliaia di governi locali impegnati volontariamente ad attuare gli obiettivi energetici e climatici dell'UE. Il patto ha permesso inoltre di migliorare nettamente, a livello locale, la sensibilizzazione alla necessità di prepararsi all'impatto dei cambiamenti climatici, con azioni locali di adattamento e resilienza che hanno svolto un ruolo chiave nella protezione delle persone e dei loro beni.

A livello degli Stati membri: la Francia ha imposto ai comuni di oltre 20 000 abitanti (che rappresentano il 90 % della popolazione francese) l'obbligo di adottare piani climatici locali, che devono includere sezioni sull'adattamento ai cambiamenti climatici e sull'attenuazione dei loro effetti. Nel 2018 il 75 % circa dei comuni francesi aveva elaborato piani di attenuazione locali e il 55 % circa aveva elaborato piani di adattamento locali. Queste percentuali sono 2-5 volte superiori a quelle dei paesi in cui non esiste una normativa nazionale di questo tipo.

A livello regionale/locale: la centrale geotermica di Prelog (Croazia) sarà in grado di utilizzare pienamente il contenuto energetico della salamoia (brine), cioè il calore dell'acqua termale e l'energia contenuta in gas acquiferi come il metano, sciolti in acqua, eliminando quasi completamente le emissioni di gas a effetto serra. Questo metodo potrebbe essere applicato per uno sfruttamento più sostenibile delle risorse geotermiche, con la possibilità di riprodurlo in Europa e nel resto del mondo.

A livello delle imprese: Hydrogen Breakthrough Ironmaking Technology (HYBRIT) è un'iniziativa varata nel 2016 da tre grandi imprese svedesi per mettere a punto un processo di produzione del ferro con un livello di emissioni di gas a effetto serra prossimo allo zero, nel quale l'ossigeno viene rimosso dal minerale di ferro utilizzando gas di idrogeno anziché coke (ottenuto dal carbone).

A livello della società civile: il Corpo europeo di solidarietà è un'iniziativa dell'UE che potrebbe destinare, entro il 2020, oltre 40 milioni di EUR alla creazione di opportunità di volontariato per i giovani nei settori dell'ambiente e dell'azione per il clima. Un esempio in tale ambito è il progetto Vänö Vänner in Finlandia, che ha permesso a giovani italiani di contribuire alla sostenibilità e operare interventi culturali sul paesaggio rispettosi dell'ambiente nell'arcipelago di Turku, partecipando quindi a un'azione per il clima positiva.

Conservare e utilizzare in modo durevole gli oceani, i mari e le risorse marine per uno sviluppo sostenibile

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

23 dei 28 Stati membri dell'UE hanno una fascia costiera. La fascia costiera dell'UE è lunga 7 volte quella degli Stati Uniti e 4 volte quella della Russia. Se si considerano anche le regioni periferiche, l'UE possiede il più vasto territorio marittimo del mondo. L'UE condivide con i paesi vicini quattro regioni marine principali: Mar Baltico, Mar Mediterraneo, Mar Nero e Oceano Atlantico nordorientale, nelle quali l'alterazione dell'habitat, la pesca eccessiva, l'inquinamento e l'acidificazione sono alcuni dei fattori che incidono maggiormente sullo stato ecologico. La qualità di balneazione misurata delle acque costiere europee risulta molto elevata, ma gli inquinanti organici e chimici provenienti dalle attività umane e i rifiuti marini continuano a costituire una seria minaccia per gli ecosistemi marini europei: all'inizio del 2018, solo una percentuale fra il 40 e il 58 % delle acque costiere dell'UE aveva uno stato chimico soddisfacente. La politica ambientale dell'UE, in particolare la normativa quadro sulla strategia per l'ambiente marino che ne costituisce l'elemento preminente in questo settore, e la sua politica marittima integrata definiscono un approccio olistico a questi problemi. Vengono proposte nuove norme a livello di UE per i 10 prodotti di plastica monouso che più inquinano le spiagge d'Europa e per gli attrezzi da pesca perduti e abbandonati, che insieme costituiscono il 70 % di tutti i rifiuti marini. Con queste nuove norme l'Europa è la prima a intervenire incisivamente su un fronte che ha implicazioni mondiali. L'UE sostiene la conservazione delle zone costiere e marine a livello mondiale. L' agenda dell'UE sulla governance internazionale degli oceani per il futuro dei nostri mari ha istituito un quadro globale per il rafforzamento di tale governance onde garantire che i mari siano sicuri, puliti e utilizzati in modo legale e sostenibile. Gli accordi dell'UE su commercio e investimenti contengono inoltre disposizioni specifiche sulla gestione sostenibile e sulla conservazione delle risorse naturali, come la biodiversità marina e la pesca. Il programma europeo di osservazione della terra Copernicus fornisce inoltre prodotti di monitoraggio degli oceani per migliorare la qualità dell'acqua.

Principali tendenze

·Tra il 2012 e la fine del 2016 la copertura delle zone marine protette è praticamente raddoppiata in Europa (dal 6 % al 10,8 % della superficie marina dell'UE) e continua ad aumentare grazie, soprattutto, alla rete marina "Natura 2000" dell'UE. Nel 2016 tre regioni europee (Mar Baltico, Mediterraneo e Mar Nero) hanno superato l'obiettivo di Aichi del 10 % relativo alla diversità biologica, mentre l'Oceano Atlantico nordorientale era prossimo al suo conseguimento (9,9 %).

·Stando all'ultima valutazione disponibile, lo stato di conservazione di gran parte dei singoli habitat e delle singole specie marini è insoddisfacente. Dal 1988 si osserva un aumento costante e preoccupante dell'acidità dei mari. Dal 2008 ad oggi si sono fatti notevoli progressi nella definizione, nel monitoraggio e nella valutazione del buono stato ecologico dell'ambiente marino, prerequisito per misurare i progressi verso oceani e mari puliti e sicuri.

·La sostenibilità della pesca nell'Atlantico nordorientale, da cui proviene il 75 % delle catture dell'UE, è migliorata. Il numero di stock ittici commercialmente più importanti catturati a livelli sostenibili è passato dal 34 % nel 2007 al 60 % nel 2015. La pesca non progredisce allo stesso ritmo verso la sostenibilità nel Mediterraneo e nel Mar Nero. Nel Mediterraneo oltre l'80 % degli stock è sovrasfruttato.

·Il volume dell'economia blu dell'UE è 2,5 volte quello delle sue economie aeronautiche e di difesa considerate complessivamente. L'economia blu  genera un fatturato di 566 miliardi di EUR all'anno (7,2 % in più rispetto al 2009) e occupa 3,5 milioni di persone (5 % in più rispetto al 2014), che corrispondono rispettivamente a un incremento del 7,2 % e del 2 % rispetto al 2009. In diversi Stati membri dell'UE l'economia blu è cresciuta più rapidamente dell'economia nazionale. In Europa, le principali economie blu sono quelle del Regno Unito, della Spagna, dell'Italia, della Francia e della Grecia.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), quattro Stati membri dell'UE ottengono un punteggio almeno superiore a 60 su 100 per l'OSS 14. Cinque Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo. Complessivamente, questo è l'OSS con il punteggio più basso per gli Stati membri dell'UE, con notevoli differenze tra di essi.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

L'UE continuerà ad adoperarsi attivamente per guidare la governance internazionale degli oceani in tutte le sedi internazionali pertinenti e a livello bilaterale con i principali partner mondiali, dato che il 60 % circa dei mari esula da qualsiasi giurisdizione nazionale. È necessario intensificare la cooperazione intersettoriale e transfrontaliera, specialmente a livello regionale, per affrontare le sfide esistenti e quelle emergenti. Il processo acquisirà maggiore slancio con l'avvio del decennio ONU delle scienze oceaniche 2021-2030, a cui l'UE partecipa attivamente. L'UE continuerà a promuovere la creazione di zone protette e la loro gestione efficace e su base scientifica. Sono necessari ulteriori sforzi per arrivare a una pesca sostenibile, specialmente nel Mediterraneo e nel Mar Nero. L'inquinamento marino, compreso quello provocato dalla plastica, dal rumore e dai nutrienti derivanti dalle attività agricole, continuerà a costituire un problema. L'immissione di nuovi rifiuti di plastica nell'oceano potrebbe diminuire col tempo, ma la plastica già presente continuerà a produrre effetti negativi. Occorrono interventi più energici per ridurre gli scarichi dei rifiuti delle navi e le altre forme di inquinamento, in particolare quelle provocate dai nutrienti e dal rumore. L'economia blu continuerà a svilupparsi in Europa. Si stima che il volume dell'economia blu mondiale potrebbe raddoppiare entro il 2030. Per l'Europa questo significherebbe 10,8 milioni di posti di lavoro e un fatturato di oltre 1 000 miliardi di EUR. Entro il 2021 tutte le acque dell'UE saranno coperte da piani di gestione dello spazio marittimo basati sugli ecosistemi.

Opportunità/Fattori positivi

Governance internazionale e regionale degli oceani, cambiamento dei comportamenti, coinvolgimento della società e politiche partecipative, big data, osservazione della terra, intelligenza artificiale, tecnologie subacquee e nuove tecnologie (es. scienza molecolare), ricerca e innovazione, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, crowdfunding e altre forme di finanziamento innovative, finanza sostenibile, partenariati pubblico-privato, appalti verdi, riforma fiscale (es. tassazione dell'uso delle risorse e dell'inquinamento), internet delle cose, istruzione, digitalizzazione, economia collaborativa e circolare a basse emissioni di carbonio.

Rischi/Fattori negativi

Degrado ambientale e cambiamenti climatici, inquinamento, turismo irresponsabile, pesca eccessiva, pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata, disuguaglianze sociali.

Iniziative politiche principali

L'UE a livello internazionale: l'alleanza transatlantica per la ricerca oceanografica istituita nel 2017 tra UE, Brasile e Sud Africa mira ad approfondire la conoscenza scientifica degli ecosistemi marini e delle interrelazioni con i mari, i cambiamenti climatici e i prodotti alimentari.

Cooperazione fra gli Stati membri: l'UE, gli Stati membri e i partner lavorano a una serie concreta di misure basate sul monitoraggio e sulla valutazione, volte a rendere l'ambiente marino sano e produttivo nel Mar Baltico, nell'Atlantico nordorientale e nel Mediterraneo entro il 2020. L'UE promuove inoltre iniziative regionali ambiziose in risposta a pressioni individuali, come l'impegno assunto nel 2017 di ridurre dell'80 % le emissioni di NOx prodotte dalle navi che operano nel Mar Baltico per lottare contro l'eutrofizzazione nella regione.

A livello degli Stati membri: la Francia ha recentemente designato nuove zone marine protette, fra cui il più grande sito marino "Natura 2000", denominato "Mers Celtiques - Talus du golfe de Gascogne", che si estende su 62 320 km2 e offrirà protezione per gli habitat delle scogliere e le specie marine mobili, il marsuino e il tursiope troncato.

A livello regionale/locale e a livello delle imprese: il progetto "Arcipelago Pulito" è un partenariato multipartecipativo pubblico-privato guidato dalla Regione Toscana in collaborazione con il ministero dell'Ambiente, Unicoop Firenze e altre associazioni. Il progetto, varato nell'aprile 2018 in collaborazione con 10 pescherecci di una cooperativa di pescatori, mira a ripulire il mare dai rifiuti. Scopo del partenariato è offrire incentivi economici ai pescatori perché raccolgano la plastica imbarcata durante la pesca e la portino ai punti di raccolta nei porti ai fini di un successivo riciclaggio.

A livello della società civile: "Fish Forward", progetto guidato dal WWF Austria, riunisce 17 partner che collaborano con i consumatori, il settore delle imprese e le istituzioni governative per promuovere una produzione e un consumo ittici socialmente equi e intelligenti sotto il profilo del clima. Questo garantisce la gestione responsabile della pesca e la tracciabilità dei prodotti, contribuendo all'uso sostenibile degli oceani e delle risorse marine.

Proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell'ecosistema terrestre, gestire sostenibilmente le foreste, contrastare la desertificazione, arrestare e far retrocedere il degrado del terreno e fermare la perdita di diversità biologica

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

La normativa UE sulla natura e la strategia 2020 sulla biodiversità dell'UE hanno permesso di compiere notevoli progressi per rafforzare i quadri strategici e la base di conoscenze. Dopo secoli di perdite e degrado, le foreste europee hanno riguadagnato terreno e coprono attualmente il 40 % del territorio dell'UE, ma il loro stato di conservazione deve essere migliorato. Le risorse naturali fissano i limiti ecologici dei nostri sistemi socioeconomici ("limiti del pianeta"). Le recenti relazioni della piattaforma intergovernativa di politica scientifica per la biodiversità e i servizi ecosistemici dimostrano chiaramente gli effetti persistenti e devastanti del degrado del suolo e della perdita di biodiversità per le società umane. Nonostante i progressi compiuti, le pressioni esercitate dai nostri modelli di produzione e di consumo sul capitale naturale europeo e mondiale rimangono elevate e sono probabilmente destinate ad aumentare. Oltrepassando i limiti del pianeta si rischia di compromettere, o addirittura di invertire, il miglioramento del tenore di vita. A livello internazionale l'UE utilizza l'agenda di politica estera per promuovere gli interventi in questo campo. Essa sostiene attivamente gli accordi ambientali multilaterali, incoraggia i paesi partner a modificare le politiche, promuove la responsabilità sociale/il comportamento responsabile delle imprese e integra le considerazioni ambientali in tutte le sue azioni.

Principali tendenze

·Il numero di siti protetti nell'ambito della rete "Natura 2000" è aumentato, così come le misure di conservazione adottate che, secondo quanto riferito, riguardano attualmente il 70 % di questi siti (2018). Nel 2017 l'UE ha protetto oltre 790 000 km2 di habitat terrestri, pari al 18,2 % della sua superficie. Fra gli Stati membri con la maggior percentuale di aree protette figurano la Slovenia (37,9 %), la Croazia (36,6 %) e la Bulgaria (34,5 %).

·La relazione sullo stato della natura nell'UE riguardante lo stato di conservazione delle specie e degli habitat di interesse europeo giudica poco soddisfacente lo stato di conservazione di un gran numero di essi. Solo per il 23 % delle specie valutate e il 16 % degli habitat valutati in tutta l'UE lo stato è risultato "soddisfacente" nel 2012, e solo per il 52 % delle specie di uccelli è definito "sicuro". Su un piano più generale, la revisione intermedia della strategia sulla biodiversità fino al 2020 ha confermato il proseguimento della perdita di biodiversità e del degrado dei servizi ecosistemici nell'UE.

·Nel 2015 le foreste coprivano il 41,9 % della superficie complessiva dell'UE, percentuale lievemente aumentata (2,6 %) tra il 2009 e il 2015. 

·La relazione sullo stato dell'ambiente del 2015 (Agenzia europea dell'ambiente) ha evidenziato il cattivo stato del suolo in Europa. Gli sforzi profusi per contrastare e attenuare l'erosione del suolo per azione dell'acqua hanno prodotto alcuni risultati positivi: se si considera l'impatto potenziale delle misure della politica agricola comune, le zone dell'UE considerate a rischio di grave erosione del suolo per azione dell'acqua sono state ridotte del 14 % tra il 2000 e il 2012. Tuttavia, nonostante l'impegno dimostrato per limitare l'impermeabilizzazione del suolo, nel corso degli anni la conversione del terreno in aree artificiali ha registrato un'accelerazione nell'UE, con una crescita tra il 2012 e il 2015 superiore del 6 % circa a quella del periodo 2009-2012. Inoltre, il 45 % della superficie agricola dell'UE ha un suolo povero in termini di carico organico (il che incide sulla fertilità e sulla biodiversità).

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 19 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio superiore a 70 su 100 per l'OSS 15. 14 Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

Le attuali valutazioni mondiali ed europee evidenziano tendenze costanti verso la perdita di biodiversità e il degrado degli ecosistemi che si ripercuotono negativamente sui servizi ecosistemici (alimenti, acqua, materie prime, energia, ecc.), minacciando quindi la produzione economica e il benessere dell'Europa. Ci si deve adoperare molto più attivamente per attuare la normativa UE sulla natura, onde garantire, entro il 2030, un miglioramento sostanziale dello stato di conservazione delle specie e degli habitat di interesse europeo protetti dalle norme sugli uccelli e sugli habitat. Occorre inoltre accelerare il ripristino della biodiversità forestale. L'UE dovrà svolgere un ruolo chiave alla 15a conferenza delle parti della convenzione sulla diversità biologica che si terrà a Pechino (Cina), alla fine del 2020, durante la quale dovrebbe essere adottato il nuovo quadro globale per la biodiversità post-2020 volto a contrastare la perdita di biodiversità a livello mondiale.

Opportunità/Fattori positivi

Cambiamento dei comportamenti, coinvolgimento della società e politiche partecipative, pressione della società a favore di catene di produzione sostenibili (agroecologia, agricoltura biologica), responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, crowdfunding e altre forme di finanziamento innovative, finanza sostenibile, partenariati pubblico-privato, appalti verdi, maggiore uso di soluzioni basate sulla natura, riforma fiscale (es. tassazione dell'uso delle risorse e dell'inquinamento), istruzione, intelligenza artificiale e nuove tecnologie, ricerca e innovazione, economia collaborativa e circolare a basse emissioni di carbonio, società resilienti, multilateralismo, commercio aperto ed equo, turismo sostenibile.

Rischi/Fattori negativi

Degrado ambientale e cambiamenti climatici, scetticismo sui problemi ambientali e conseguente inversione delle politiche, visione a breve termine, resistenza ai cambiamenti nel sistema di produzione alimentare, scarsi investimenti pubblici e privati, instabilità geopolitica e minacce per la sicurezza, disuguaglianze sociali.

Iniziative politiche principali

A livello di UE: nel 2017 l'UE ha adottato un piano d'azione per la natura, i cittadini e l'economia inteso ad accelerare l'attuazione della normativa UE e i progressi verso il conseguimento dell'obiettivo di arrestare e invertire la perdita di biodiversità e di servizi ecosistemici nell'UE entro il 2020 e a tenere maggiormente conto dei traguardi socioeconomici. Il piano è stato integrato da un'iniziativa volta a contrastare la diminuzione degli impollinatori nell'UE e a contribuire agli sforzi mondiali in materia di conservazione.

A livello degli Stati membri: in Francia la recente legge sul recupero della biodiversità, della natura e dei paesaggi ha istituito la nuova agenzia francese per la biodiversità. Il piano sulla biodiversità del 4 luglio 2018 insiste sull'importanza di affrontare insieme le sfide connesse ai cambiamenti climatici e alla biodiversità, fissa nuovi obiettivi in termini di occupazione netta di terreno pari a zero, spazi verdi urbani, agroecologia e protezione del suolo e prevede misure relative ai pagamenti per i servizi ambientali, agli impollinatori e al ripristino degli ecosistemi.

A livello regionale/locale: in Germania lo Stato del Baden-Württemberg ha aumentato i finanziamenti per la conservazione della natura da 30 a 90 milioni di EUR nell'arco di 10 anni. La designazione dei parchi nazionali e il ripristino degli ecosistemi hanno effetti positivi per gli agricoltori e l'economia, comprese le start-up che producono carta da imballaggio utilizzando terreni erbosi ad elevata biodiversità, nonché per il turismo naturalistico.

A livello delle imprese: 59 agricoltori austriaci, SPAR e WWF hanno stretto una solida alleanza nell'ambito del progetto "Healthy Soil for Healthy Food". Garantendo la vendita degli ortaggi prodotti e versando agli agricoltori un bonus di 30 EUR per tonnellata di CO2 immagazzinata nel suolo, SPAR promuove pratiche sostenibili di gestione del suolo. L'efficacia del progetto viene monitorata mediante campioni di terreno.

A livello della società civile: la Società ornitologica ellenica, il WWF Grecia, la Società bulgara per la protezione degli uccelli e la Royal Society for the Protection of Birds hanno unito le forze per arrestare il declino della popolazione di capovaccai nei Balcani, estendendo poi l'approccio transfrontaliero ad altri paesi lungo la rotta migratoria della specie.

Promuovere società pacifiche e inclusive per uno sviluppo sostenibile, garantire a tutti l'accesso alla giustizia e creare istituzioni efficaci, responsabili ed inclusive a tutti i livelli

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

L'UE è uno dei processi di pace più riusciti della storia mondiale. I trattati europei, firmati per la prima volta nel 1957, hanno garantito all'UE 60 anni di pace, democrazia e solidarietà. Nel 2012 l'UE ha ricevuto il premio Nobel per la pace in riconoscimento dell'azione svolta a favore della pace, della riconciliazione, della democrazia e dei diritti umani in Europa. La promozione e il rispetto dello Stato di diritto e dei valori fondamentali dell'UE sono priorità assolute, sia a livello interno che nelle relazioni esterne. L'efficacia dei sistemi giudiziari svolge un ruolo fondamentale al riguardo, garantendo che i cittadini possano godere pienamente dei loro diritti e che le imprese beneficino della certezza giuridica e di un contesto favorevole agli investimenti nel mercato unico. L'UE incoraggia gli Stati membri a migliorare l'indipendenza, la qualità e l'efficienza dei sistemi giudiziari, anche attraverso un monitoraggio efficace garantito dal semestre europeo e dal quadro di valutazione UE della giustizia. Su un piano più generale la Commissione garantisce il rispetto dello Stato di diritto e degli altri valori fondamentali dell'UE mediante tutti gli strumenti di cui dispone. Una delle sfide che si pongono alle società europee è la corruzione, che mina la fiducia nelle istituzioni democratiche e la rendicontabilità dei dirigenti politici. La Commissione ha il mandato politico di monitorare la lotta alla corruzione e di attuare una strategia globale dell'UE in questo settore. A livello esterno, attraverso la politica estera e di sicurezza l'UE contribuisce alla pace nel mondo e aiuta i paesi partner a gestire le situazioni di fragilità, creare istituzioni responsabili e trasparenti, sostenere processi decisionali partecipativi e garantire processi elettorali inclusivi e credibili. I diritti umani, la parità di genere, l'inclusione e la non discriminazione sono elementi centrali del consenso europeo in materia di sviluppo. L'UE contribuisce alla pace e alla stabilità attraverso le politiche di allargamento e vicinato In particolare, l'UE si adopera attivamente per aiutare i paesi candidati all'adesione a ottenere risultati in termini di Stato di diritto, riforma della giustizia, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, sicurezza, diritti fondamentali e istituzioni democratiche.

Principali tendenze

·La percezione dei cittadini per quanto riguarda la criminalità, la violenza o il vandalismo è migliorata: nel 2016 questi aspetti preoccupavano il 13,0 % della popolazione europea, una diminuzione di 2,9 punti percentuali rispetto al 2007.

·Come si evince dal quadro di valutazione UE della giustizia, rispetto al 2010 l'efficienza dei sistemi giudiziari nazionali è migliorata, o è rimasta stabile, in quasi tutti gli Stati membri, con pochissime eccezioni. In molti Stati membri, tuttavia, i procedimenti civili o commerciali rimangono molto lunghi.

·La spesa pubblica destinata agli organi giurisdizionali è aumentata di oltre l'11 % nell'UE nel periodo 2007-2016, superando di poco i 50 miliardi di EUR nel 2016. Questo tasso di crescita è leggermente inferiore all'aumento del PIL.

·Nel 2018 il 56 % dei cittadini dell'UE ha definito l'indipendenza della magistratura nazionale "molto buona" o "piuttosto buona", con un aumento di quattro punti percentuali rispetto al 2016.

·Secondo l'indice di percezione della corruzione di Transparency International, nel 2017 gli Stati membri dell'UE figuravano ancora fra i paesi meno corrotti del mondo e costituivano la metà dei 20 paesi meno corrotti del mondo.

·La situazione dello Stato di diritto in alcuni Stati membri desta preoccupazioni che hanno dato luogo a una serie di azioni a livello di UE.

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), 19 Stati membri dell'UE ottengono un punteggio superiore a 70 su 100 per l'OSS 16. Nove Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

L'UE continua a seguire un percorso pacifico, L'UE contribuisce alla pace e alla stabilità attraverso le politiche di allargamento e vicinato e si adopera attivamente per aiutare i paesi candidati all'adesione a ottenere risultati in termini di Stato di diritto, riforma della giustizia, lotta alla corruzione e alla criminalità organizzata, sicurezza, diritti fondamentali e istituzioni democratiche. La politica dell'UE in materia di relazioni esterne e sviluppo contribuisce inoltre alla pace nel resto del mondo. L'UE continua a promuovere e a sostenere lo Stato di diritto fra i suoi Stati membri. L'efficienza, la qualità e l'indipendenza dei sistemi giudiziari nazionali di certi Stati membri devono essere ulteriormente migliorate. A livello internazionale si osserva in un certo numero di paesi una tendenza verso sistemi di governo autoritari. La promozione della democrazia, dei diritti umani e dello Stato di diritto rimarrà quindi una priorità assoluta per l'UE, sia a livello interno che nell'ambito delle relazioni esterne. L'UE continuerà a impegnarsi per migliorare l'accesso alla giustizia e la lotta contro le frodi, la criminalità e le nuove minacce per la sicurezza intensificando ulteriormente la collaborazione e lo scambio di informazioni tra le forze di polizia e le autorità di contrasto degli Stati membri, e promuoverà la cooperazione internazionale in questo ambito.

Opportunità/Fattori positivi

Valori culturali in linea con il rispetto dei diritti fondamentali, coinvolgimento della società e politiche partecipative, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, istruzione, digitalizzazione, intelligenza artificiale e nuove tecnologie, ricerca e innovazione, infrastrutture e società resilienti, multilateralismo, commercio aperto ed equo, aiuto allo sviluppo.

Rischi/Fattori negativi

Instabilità geopolitica e minacce per la sicurezza, cambiamenti climatici e degrado ambientale, migrazione e sfollamenti forzati, ritorno al protezionismo economico in tutto il mondo, mancanza di cooperazione a livello internazionale, sfide per lo Stato di diritto, populismo, disuguaglianze sociali.

Iniziative politiche principali

L'UE a livello internazionale: le norme UE del 2017 sui minerali provenienti da zone di conflitto stabiliscono obblighi di adeguata verifica nella catena di approvvigionamento per gli importatori UE di stagno, tantalio, tungsteno e oro, per garantire che l'approvvigionamento avvenga in modo responsabile evitando di finanziare, direttamente o indirettamente, conflitti armati o di dar luogo a violazioni dei diritti umani in zone di conflitto o ad alto rischio.

A livello di UE: nel 2017 è stata istituita la Procura europea, organo indipendente abilitato a svolgere indagini e azioni penali sui reati che ledono gli interessi finanziari dell'UE. Dopo una fase iniziale di tre anni, la Procura europea dovrebbe assumere le proprie funzioni entro la fine del 2020. Questo determinerà un miglioramento decisivo nella lotta contro la frode, la corruzione e altri reati a danno del bilancio dell'UE.

A livello degli Stati membri: la legge francese del 2017 sul dovere di vigilanza impone alle imprese di prendere misure per garantire che le loro controllate, i loro fornitori e i loro subappaltatori rispettino in tutto il mondo le buone prassi sociali, ambientali ed etiche. La legge mira a sensibilizzare maggiormente le imprese in merito al ruolo che sono chiamate a svolgere per scongiurare drammi in Francia e nel resto del mondo, e a garantire che le vittime siano indennizzate per qualsiasi pregiudizio causato da una violazione del nuovo obbligo per le imprese di attuare piani di vigilanza. La legge si applica alle imprese con oltre 5 000 dipendenti la cui sede è in Francia e alle imprese con oltre 10 000 dipendenti la cui sede è all'estero.

A livello delle imprese: nel 2011 l'impresa danese di trasporto container Maersk Line è stata uno dei fondatori della rete anticorruzione nel settore marittimo. Questo partenariato intersettoriale, costituito da armatori, proprietari dei carichi e prestatori di servizi, collabora con le principali parti interessate, compresi i governi e le organizzazioni internazionali, per individuare e ridurre le cause della corruzione nell'industria marittima.

A livello della società civile: in Slovacchia il governo promuove la partecipazione della società civile e delle organizzazioni non governative alla definizione, all'attuazione e al controllo delle politiche pubbliche in diversi settori. In campo ambientale, è stato istituito un "tripartito verde" incaricato di integrare i suggerimenti e le osservazioni dei soggetti non governativi nel processo di definizione e attuazione delle politiche nel settore.

Rafforzare i mezzi di attuazione e rilanciare il partenariato mondiale per lo sviluppo sostenibile

L'Unione europea oggi

Panoramica/Quadro qualitativo

Gli OSS sono una dimensione trasversale dell'attuazione della strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'UE, che definisce le modalità di un impegno coordinato dell'UE nel mondo. Il consenso europeo in materia di sviluppo fornisce un quadro per un approccio comune dell'UE e degli Stati membri alla politica di sviluppo basato sugli OSS. Conformemente al principio della coerenza delle politiche di sviluppo, l'UE intende massimizzare la coerenza e creare sinergie tra le diverse politiche per aiutare i paesi partner a conseguire gli OSS. L'UE è attualmente la principale fonte di aiuto pubblico allo sviluppo. Nell'ultimo decennio l'equilibrio dei ruoli è cambiato, perché si è passati dalla dinamica donatore-beneficiario a un partenariato più equo. La politica di allargamento dell'UE e la politica europea di vicinato riveduta sono incentrate sui fondamentali politici ed economici (Stato di diritto, diritti umani, democrazia, crescita economica e sviluppo sostenibili), in totale coerenza con l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile. Nell'ambito dell'impegno umanitario l'UE collabora strettamente con un gran numero di organizzazioni internazionali dell'ONU e della società civile che operano nel settore umanitario e dello sviluppo per la promozione della dignità umana. La politica dell'UE in materia di commercio e di investimenti, basata sui valori e definita nella strategia Commercio per tutti, spazia attraverso gli OSS integrando l'attuazione dello sviluppo sostenibile in tutte le sue dimensioni. L'UE continua a sostenere fermamente un sistema commerciale multilaterale universale, basato su regole, aperto, non discriminatorio ed equo nell'ambito dell'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) e si adopera attivamente per preservare e rafforzare tutte le funzioni dell'OMC. L'UE collabora strettamente anche con altre organizzazioni internazionali, quali l'Alto Commissariato per i diritti umani (OHCHR), l'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) e l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE), per promuovere i diritti umani, la responsabilità sociale/il comportamento responsabile delle imprese e gli obiettivi sociali e ambientali nell'ambito della sua politica commerciale. L'UE promuove attivamente l'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile e degli OSS in sede di G20. Al proprio interno l'UE rafforza la governance economica e di bilancio attraverso il semestre europeo per il coordinamento delle politiche, contribuendo quindi alla stabilità macroeconomica mondiale. L'agenda "Legiferare meglio" permette alla Commissione di contribuire a migliorare la coerenza delle politiche. 

Principali tendenze

·L'UE è il principale fornitore mondiale di aiuto pubblico allo sviluppo (75,7 miliardi di EUR nel 2017). Nel 2017, inoltre, l'UE ha registrato un rapporto aiuto pubblico allo sviluppo/reddito nazionale lordo (RNL) complessivo dello 0,5 %, superando nettamente la maggior parte degli altri donatori dell'OCSE quali Canada, Giappone o Stati Uniti d'America. La Svezia, la Danimarca, il Lussemburgo e il Regno Unito hanno raggiunto l'obiettivo di spendere lo 0,7 % dell'RNL per l'aiuto pubblico allo sviluppo (2017).

·Le relazioni commerciali con i paesi in via di sviluppo si sono intensificate. Le esportazioni possono creare posti di lavoro a livello interno e consentire ai paesi in via di sviluppo di ottenere valuta estera che potranno utilizzare per importare le merci di cui hanno bisogno. Tra il 2002 e il 2017 le importazioni dell'UE dai paesi in via di sviluppo sono più che raddoppiate.

·La quota delle importazioni dell'UE dai paesi meno sviluppati è aumentata tra il 2002 e il 2017. Nel 2017, tuttavia, i quasi 50 paesi meno sviluppati rappresentavano ancora, complessivamente, solo il 2,0 % di tutte le importazioni dell'UE. Negli ultimi anni l'UE ha consolidato il proprio ruolo di principale mercato di esportazione per i paesi meno sviluppati: la sua quota nelle esportazioni globali di beni di tali paesi è passata dal 20,5 % nel 2012 a quasi il 25 % nel 2016, davanti alla Cina (21 %) e agli Stati Uniti d'America (8,2 %).

·È di fondamentale importanza aiutare i paesi in via di sviluppo a incrementare le risorse nazionali. L'approccio dell'UE per quanto riguarda il sostegno di bilancio ai paesi partner è stato riveduto per promuovere meglio gli OSS, far sì che le politiche di tali paesi siano maggiormente incentrate sui risultati e contribuire allo sviluppo delle capacità attraverso un sostegno più efficace al miglioramento della governance e della gestione delle finanze pubbliche, comprese misure anticorruzione.

·Lo spostamento del carico fiscale dal lavoro all'ambiente può rilanciare l'occupazione, ridurre le disuguaglianze e limitare le pressioni sull'ambiente. La quota delle imposte ambientali nel gettito fiscale complessivo dell'UE è rimasta praticamente invariata (6,8 % nel 2002 e 6,1 % nel 2017).

Posizione nella classifica mondiale

Stando alla relazione del 2018 sull'indice e sul quadro di controllo globali degli OSS (Bertelsmann Stiftung e Sustainable Development Solutions Network), sei Stati membri dell'UE ottengono un punteggio superiore a 70 su 100 per l'OSS 17. Tre Stati membri dell'UE figurano tra i primi 20 paesi di tutto il mondo.

L'Unione europea nel 2030

Tendenze attuali nell'UE/a condizioni immutate

L'Europa e il resto del mondo dovranno affrontare sfide più che mai complesse, interconnesse e planetarie. Saranno indispensabili partenariati mondiali per centrare l'obiettivo di eliminare la povertà e conseguire tutti gli altri OSS. A livello internazionale l'UE continuerà pertanto a promuovere il mantenimento e il rafforzamento dell'ordine internazionale multilaterale basato su regole, con al centro le Nazioni Unite. Questa è una condizione necessaria per garantire i mezzi di attuazione. L'UE continuerà ad avvalersi della sua politica commerciale basata su valori per promuovere lo sviluppo sostenibile, compresi la responsabilità sociale/il comportamento responsabile delle imprese, e a sostenere risolutamente l'Organizzazione mondiale del commercio. Per migliorare i risultati attraverso una ripartizione ottimale dei compiti, ad esempio, l'UE e gli Stati membri si avvarranno della programmazione e dell'attuazione congiunte quali mezzi efficaci per attuare i partenariati di cooperazione allo sviluppo, definendo di comune accordo i donatori che dovrebbero operare nei singoli settori. Le istituzioni e gli Stati membri dell'UE continueranno inoltre ad attuare il programma d'azione di Addis Abeba, che rappresenta il quadro globale per finanziare l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile e che sottolinea il ruolo della scienza, della tecnologia e dell'innovazione. "Orizzonte Europa", il prossimo programma quadro dell'UE per la ricerca e l'innovazione (2021-2027), evidenzia il ruolo centrale della collaborazione scientifica internazionale per il conseguimento degli OSS. L'UE si trova in una posizione favorevole per quanto riguarda la maggior parte dei finanziamenti da destinare allo sviluppo entro il 2030. All'interno dell'UE saranno inoltre promossi partenariati per lo sviluppo sostenibile.

Opportunità/Fattori positivi

Coinvolgimento della società e politiche partecipative, responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese, migliore regolamentazione, istruzione, digitalizzazione, intelligenza artificiale, nuove tecnologie, ricerca e innovazione, trasferimento tecnologico e condivisione delle conoscenze effettivi, osservazione della terra, volontariato, crowdfunding e altre forme di finanziamento innovative, finanza sostenibile, partenariati pubblico-privato, multilateralismo, commercio aperto ed equo, aiuto allo sviluppo.

Rischi/Fattori negativi

Instabilità geopolitica e minacce per la sicurezza, protezionismo economico, mancanza di cooperazione internazionale, indebolimento delle istituzioni multilaterali esistenti.

Iniziative politiche principali

L'UE a livello internazionale: l'UE ha aderito, insieme agli altri partner del G20 e alle organizzazioni internazionali, al patto del G20 con l'Africa, volto a incentivare gli investimenti nei paesi africani partecipanti. L'UE sosterrà inoltre la cooperazione triangolare (partenariati guidati dal Sud tra due o più paesi in via di sviluppo, sostenuti da un paese sviluppato o da un'organizzazione multilaterale) come strumento importante per coinvolgere i paesi in via di sviluppo e le altre parti interessate.

A livello di UE: il piano europeo per gli investimenti esterni e il Fondo europeo per lo sviluppo sostenibile si servono del bilancio dell'UE come garanzia per sbloccare e promuovere gli investimenti in Africa e nel suo vicinato. I finanziamenti sono destinati ai paesi fragili, teatro di conflitti e di violenze, privi di sbocco al mare e meno sviluppati il cui fabbisogno è maggiore. Il piano mira a sbloccare gli investimenti privati e a mobilitare investimenti aggiuntivi per 44 miliardi di EUR entro il 2020.

A livello degli Stati membri: il documento "The Finland We Want by 2050 – Society's Commitment to Sustainable Development" propone un modo innovativo di coinvolgere l'intera società nella realizzazione degli OSS. Per conseguire gli otto obiettivi che rientrano nella visione per il 2050 vengono assunti impegni operativi con le amministrazioni e altri componenti della società quali imprese, comuni, organizzazioni, istituti di istruzione e operatori locali. Gli impegni devono essere nuovi e misurabili.

A livello regionale/locale: i governi locali e le organizzazioni non governative lettoni partecipano attivamente a progetti di cooperazione allo sviluppo con paesi del partenariato orientale e dell'Asia centrale quali la Moldova, la Georgia, l'Ucraina e il Kirghizistan. L'associazione lettone dei governi locali e regionali ha distaccato esperti a lungo termine per sostenere la pianificazione di bilancio, i negoziati a livello governativo, la partecipazione dei cittadini al processo decisionale e la promozione delle imprese nei paesi partner.

A livello delle imprese: Unilever, impresa che opera a livello transnazionale nel settore dei beni di consumo, promuove attivamente gli OSS dall'adozione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile; il suo amministratore delegato fa parte del gruppo di sostegno agli obiettivi mondiali guidato dal Segretario generale delle Nazioni Unite. Nel 2016 Unilever ha cofondato la Commissione per le imprese e lo sviluppo sostenibile, che nel 2017 ha pubblicato l'autorevole relazione dal titolo "Better Business Better World" sulla giustificazione commerciale della mobilitazione per gli OSS.

A livello della società civile: l'obiettivo dell'Alleanza italiana per lo sviluppo sostenibile (ASviS) è far crescere nella società italiana, nei soggetti economici e nelle istituzioni la consapevolezza dell'importanza dell' Agenda 2030 delle Nazioni Unite per lo sviluppo sostenibile . Riunisce oltre 180  delle più importanti istituzioni e reti della società civile, insieme a università e imprese.



ALLEGATO III Sintesi del contributo della piattaforma multipartecipativa sugli OSS al documento di riflessione "Verso un'Europa sostenibile entro il 2030"

Lettera dei membri della piattaforma

Bruxelles, 11 ottobre 2018

Ai leader attuali e futuri della Commissione europea e delle altre istituzioni dell'UE,

a tutti coloro che hanno a cuore la garanzia di condizioni di vita sostenibili per le persone e gli sviluppi ambientali, sociali, economici e di governance in Europa,

alle persone e agli elettori d'Europa,

con questa nuova piattaforma e con la nostra relazione intendiamo inviare un segnale forte ai leader, agli attori e alle persone all'interno e al di fuori dell'Unione europea: ora più che mai è giunto il momento di definire e attuare una strategia ambiziosa e lungimirante per un'Europa sostenibile 2030.

Va sottolineato che nessuno dei membri della piattaforma è tenuto ad approvare tutte le raccomandazioni o le opinioni contenute nella presente relazione, e che ciascuno di essi ha il diritto di adottare una posizione diversa riguardo alle questioni esaminate.

Ci siamo tuttavia sforzati, in un arco di tempo limitato, di costruire sui nostri diversi retroterra e sulle nostre diverse posizioni per arrivare a una sintesi, così da muovere nella stessa direzione per un'Europa migliore e sostenibile.

Sulla base di valori comuni solidi, miglioramenti delle politiche strutturali e proposte d'azione innovative, formuliamo raccomandazioni ispirate all'esperienza e all'impegno di migliaia di uomini e donne che operano nel settore pubblico, nella società civile e nel settore privato, la cui ambizione comune è trasformare gli obiettivi di sviluppo sostenibile in soluzioni concrete per il benessere dei cittadini e la tutela dell'ambiente, a vantaggio delle generazioni attuali e future.

La nostra relazione delinea varie prospettive e cerca di trovare difficili compromessi tra le dimensioni ambientale, economica, sociale e di governance dello sviluppo sostenibile. Abbiamo potuto negoziare alcuni di essi, mentre altri richiederanno ulteriori chiarimenti e la costruzione di un consenso.

Siamo certi che la fiducia e l'impegno delle persone e dei leader in un processo di trasformazione costante dell'Europa daranno i loro frutti. È necessaria una cultura giusta ed equa di dialogo e di partenariato a tutti i livelli, in cui ciascun partner possa partecipare, con piena fiducia negli altri, al progetto di un'Europa che si preoccupa delle persone e lavora per loro. Occorre inoltre una strategia generale per un'Europa sostenibile che guidi tutte le politiche e tutti i programmi europei volti ad accelerare lo sviluppo delle nostre risorse individuali e collettive per garantire a tutti sicurezza, prosperità e dignità durature.

Siamo orgogliosi del lavoro svolto finora, ma avvertiamo anche l'urgenza di fare molto di più. Ci auguriamo quindi che il dialogo sulla sostenibilità e la collaborazione in questa piattaforma, sia tra le parti interessate che con le istituzioni dell'UE, migliorino e si sviluppino rapidamente.



Sintesi "L'Europa verso un futuro sostenibile"
Contributo della piattaforma multipartecipativa sugli obiettivi di sviluppo sostenibile al documento di riflessione "Verso un'Europa sostenibile entro il 2030", ottobre 2018

La piattaforma multipartecipativa sull'attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nell'Unione europea ("piattaforma multipartecipativa dell'UE sugli OSS") è stata istituita nel maggio 2017 per sostenere e consigliare la Commissione europea e tutte le parti interessate che intervengono nell'attuazione degli OSS a livello di UE.

Sulla base di solidi valori comuni noi, in quanto rappresentanti del settore pubblico, della società civile e del settore privato, abbiamo lavorato alacremente per formulare raccomandazioni ponderate su come trasformare gli obiettivi di sviluppo sostenibile in soluzioni concrete per il benessere delle generazioni attuali e future nell'UE e oltre i suoi confini. Le nostre raccomandazioni intendono ispirare e guidare il documento di riflessione della Commissione intitolato "Verso un'Europa sostenibile entro il 2030".

Il programma ambizioso e la natura universale e inscindibile degli obiettivi di sviluppo sostenibile non ci permettono di raccomandare una soluzione unica. Per conseguire gli obiettivi occorre procedere a un riesame globale, individuare gli ambiti in cui sono necessari cambiamenti e definire politiche coerenti che producano concomitanti benefici duraturi a livello sociale, economico, ambientale e di governance, riconoscendo le interconnessioni fra tutti gli obiettivi e traguardi e intervenendo su di essi. Le nostre raccomandazioni forniscono un contributo ambizioso e consensuale in tal senso.

Raccomandiamo in via prioritaria che l'UE elabori e attui una strategia globale, lungimirante e trasformativa per un'Europa sostenibile 2030, che ne guidi tutte le politiche e i programmi. Per essere efficace questa strategia dovrebbe comprendere obiettivi intermedi e a lungo termine e definire una visione per un'Europa sostenibile al di là dell'Agenda 2030.

Nell'attuare l'Agenda 2030 la Commissione europea e tutte le altre parti interessate devono rispettare i principi fondamentali, tener fede agli impegni assunti in virtù degli accordi internazionali, impegnarsi a trasformare il nostro modello sociale ed economico, dare la priorità e imprimere un'accelerazione alle azioni a favore delle persone più povere e più emarginate della società ("non lasciare indietro nessuno"), riconoscere i limiti del pianeta, rispettare i diritti umani e lo Stato di diritto e garantire la coerenza delle politiche ai fini di uno sviluppo sostenibile.

Alcune delle nostre raccomandazioni hanno carattere trasversale. Consigliamo all'UE di reinventare il suo sistema di governance per garantire un approccio coerente allo sviluppo sostenibile. Il presidente della Commissione, coadiuvato da un apposito gruppo di progetto, dovrebbe essere responsabile dell'Agenda 2030, garantire un coordinamento efficace e riferire sulla sua attuazione nel discorso annuale sullo stato dell'Unione. L'attuazione degli OSS e dell'accordo di Parigi richiederà anche un impegno da parte delle regioni, delle città, dei cittadini, delle comunità, delle imprese e di tutte le componenti della società civile. L'UE dovrebbe promuovere un approccio territoriale per il conseguimento degli OSS e consentire un dialogo bidirezionale nel cui ambito strategie europee e nazionali riuniscano le autorità regionali e locali, la società civile e le organizzazioni professionali in un approccio di governance multipartecipativa a più livelli. Ci offriamo inoltre di valutare i meriti della piattaforma in termini di composizione e di missione e di discutere su come possa, in futuro, contribuire al meglio alla nostra proposta relativa a una strategia per un'Europa sostenibile 2030 che sia inclusiva, partecipativa e trasparente. Occorrono infine ulteriori sforzi per garantire la coerenza delle politiche di sviluppo sostenibile, il che significa che tutte le politiche dell'UE dovrebbero contribuire allo sviluppo sostenibile all'interno o al di fuori dell'Europa.

Formuliamo anche alcune raccomandazioni specifiche su come potenziare gli strumenti di cui dispone attualmente l'UE. L'agenda "Legiferare meglio" potrebbe essere rafforzata integrando pienamente gli obiettivi e i principi dello sviluppo sostenibile nel processo di definizione delle politiche. I responsabili delle politiche dell'UE dovrebbero usare in modo più efficace e migliorare ulteriormente gli orientamenti per le valutazioni d'impatto al fine di integrare lo sviluppo sostenibile. Dovrebbe essere istituito un ciclo di coordinamento "Europa sostenibile" che preveda piani d'azione UE per lo sviluppo sostenibile, nonché relazioni e raccomandazioni degli Stati membri e della Commissione europea sullo sviluppo sostenibile. Il processo del semestre europeo dovrebbe essere guidato dalla strategia per un'Europa sostenibile 2030 e comprendere una verifica della sostenibilità. Le finanze pubbliche dell'UE, compreso il quadro finanziario pluriennale, dovrebbero essere totalmente sostenibili e la definizione dei rischi ambientali, sociali e di governance dovrebbe essere integrata nei regolamenti finanziari. Dovrebbero essere attuate riforme di bilancio sostenibili a livello degli Stati membri, dovrebbero essere affrontate le questioni dell'elusione dell'imposta sulle società e del dumping fiscale e si dovrebbe dare piena attuazione al programma d'azione di Addis Abeba. Per guidare i responsabili delle decisioni future, l'UE dovrebbe sviluppare ulteriormente un quadro di monitoraggio, rendicontabilità e revisione integrato e partecipativo, che comprenda anche un insieme completo di indicatori UE relativi agli OSS e un'analisi qualitativa.

Formuliamo anche raccomandazioni settoriali specifiche. La sostenibilità dovrebbe rispecchiarsi in modo coerente in tutte le politiche e le iniziative dell'UE. Ai fini del presente documento, tuttavia, abbiamo individuato i seguenti cinque settori d'intervento dell'UE che svolgono un ruolo fondamentale per il conseguimento degli OSS.

(1)    Il consumo e la produzione sostenibili dovrebbero essere ulteriormente promossi, incentivati e regolamentati, rivolgendo al tempo stesso particolare attenzione alle catene di approvvigionamento mondiali. La transizione dovrebbe inoltre essere guidata da misure di natura giuridica, politica e finanziaria. Occorre ridurre l'impronta dell'UE, stipulare una convenzione sulla gestione delle risorse e definire indicatori basati sul consumo. La sostenibilità dovrebbe far parte della strategia industriale europea 2030.

(2)    L'UE dovrebbe investire nella ricerca e nell'innovazione, nelle persone e nei talenti umani, nell'occupabilità e nell'inclusione sociale. Dovrebbe essere attuato integralmente il pilastro europeo dei diritti sociali. Occorre promuovere l'economia sociale e solidale e aumentare gli investimenti nella salute e nel benessere; la sostenibilità dovrebbe diventare una scienza interdisciplinare. Occorre garantire un'istruzione di qualità, rendere prioritario il sostegno ai bambini e ai giovani e porre in essere un quadro normativo che garantisca percorsi sicuri ai richiedenti asilo e ai migranti, rafforzando nel contempo la politica di integrazione e di inclusione.

(3)    Nella politica climatica ed energetica l'UE dovrebbe allineare i traguardi che si è posta in termini di clima ed energia con l'obiettivo concordato di limitare l'aumento della temperatura globale a 1,5 ºC rispetto ai livelli preindustriali, rafforzando nel contempo la resilienza. Si dovrebbero eliminare progressivamente i combustibili fossili, aumentare gli investimenti nell'efficienza energetica e nell'energia pulita e promuovere il ricorso a soluzioni basate sulla natura. Andrebbe ridotta la congestione del traffico, promuovendo al tempo stesso infrastrutture sostenibili e piani di mobilità globali. L'UE dovrebbe inoltre sostenere l'adattamento e la resilienza dei paesi in via di sviluppo ai cambiamenti climatici.

(4)    Per quanto riguarda prodotti alimentari, agricoltura e uso del suolo, compresa la politica agricola comune, l'UE dovrebbe fare in modo che tutti gli investimenti unionali nel settore agricolo siano conformi al trattato sull'Unione europea garantendo un livello elevato di protezione della salute umana, la sicurezza alimentare, la tutela dell'ambiente e il miglioramento della sua qualità. Il sostegno pubblico al reddito dovrebbe sostenere la produzione alimentare, la fornitura di beni pubblici e la prestazione di servizi ecosistemici, garantendo nel contempo un equo tenore di vita alla comunità degli agricoltori e consentendo il passaggio a sistemi agricoli e alimentari sostenibili. Occorre dare priorità agli investimenti e alla ricerca nelle pratiche ecocompatibili e vitali economicamente e assicurare la sostenibilità delle catene del valore globali.

(5)    La politica di coesione, principale strumento d'investimento di cui dispone l'UE per favorire la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile, dovrebbe accentuare la dimensione locale degli obiettivi sostenendo direttamente i governi subnazionali, appoggiare l'agenda urbana per l'UE, promuovere ulteriormente gli obiettivi sociali e incoraggiare maggiormente gli investimenti in infrastrutture più verdi e sostenibili, anche nelle zone rurali.

Vista la necessità di intervenire con urgenza, incoraggiamo caldamente la Commissione a dar seguito con tempestività e in tempi brevi alle nostre raccomandazioni, affinché l'Europa possa cogliere rapidamente e totalmente l'opportunità che lo sviluppo sostenibile rappresenta per le nostre società. L'attuazione degli interventi che caldeggiamo richiederà un approccio inclusivo e partecipativo, a cui assicuriamo pieno sostegno. Il nostro obiettivo ultimo è fare in modo che lo sviluppo sostenibile diventi un elemento imprescindibile in sede di definizione delle politiche europee.

La versione integrale del contributo della piattaforma multipartecipativa sugli OSS al documento di riflessione "Verso un'Europa sostenibile entro il 2030" è disponibile all'indirizzo  https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/sdg_multi-stakeholder_platform_input_to_reflection_paper_sustainable_europe2.pdf  

(1)

 Nel presente paragrafo la graduatoria mondiale si basa sul " The 2018 SDG Index and Dashboards Report " elaborato dalla Sustainable Development Solutions Network (SDSN) e dalla Bertelsmann Stiftung, mentre le tendenze nell'UE si basano sull'edizione 2018 della relazione Eurostat " Sustainable development in the European Union – Monitoring report on progress towards the SDGs in an EU context – 2018 Edition " 

(2)

 Eurostat (2018), "Sustainable development in the European Union – Monitoring report on progress towards the SDGs in an EU context – 2018 Edition"


Bruxelles, 30.1.2019

COM(2019) 22 final

Documento di riflessione

Verso un'Europa sostenibile entro il 2030


Verso un'Europa sostenibile entro il 2030

Indice

Prefazione dal primo vicepresidente Timmermans e del  vicepresidente Katainen    

1    Sviluppo sostenibile per migliorare le condizioni di vita delle persone:
i vantaggi competitivi dell'Europa
   

2    L'UE e le sfide globali da fronteggiare    

3    La transizione verso un'Europa sostenibile entro il 2030    

3.1    Fondamenta politiche per un futuro sostenibile    

3.1.1    Dall'economia lineare a quella circolare    

3.1.2    Sostenibilità dal produttore al consumatore    

3.1.3    Risorse energetiche, edifici e mobilità a prova di futuro    

3.1.4    Garantire una transizione socialmente equa    

3.2    Attivatori trasversali per la transizione verso la sostenibilità    

3.2.1    Istruzione, scienza, tecnologia, ricerca, innovazione e digitalizzazione    

3.2.2    Finanza, prezzi, fiscalità e concorrenza    

3.2.3    Condotta responsabile e responsabilità sociale delle imprese
e nuovi modelli d'impresa
   

3.2.4    Un commercio aperto e fondato su regole    

3.2.5    Governance e garanzia di coerenza politica a tutti i livelli    

4    L'UE pioniere mondiale dello sviluppo sostenibile    

5    Scenari per il futuro    



Prefazione dal primo vicepresidente Timmermans e del    vicepresidente Katainen

Noi europei possiamo essere orgogliosi dei risultati. Attraverso l'integrazione e la stretta cooperazione abbiamo creato livelli di ricchezza senza precedenti, standard sociali elevati e grandi opportunità per i nostri cittadini. Abbiamo ancorato i nostri principi e valori comuni di democrazia, diritti umani e Stato di diritto nei nostri trattati, e abbiamo costruito un'Unione europea unita e libera. 

Questo successo è dovuto al fatto che gli europei si sono fissati obiettivi ambiziosi. La nostra forte cultura democratica stimola dibattiti accesi, ed è giusto così. Per questo non c'è tempo di riposare sugli allori e di lasciare che la storia faccia il suo corso. C'è continuo bisogno di migliorare il tenore di vita di tutti i cittadini europei, di meglio proteggere, difendere e dare forza ai cittadini, e di mettere le persone maggiormente al riparo da varie minacce, provenienti vuoi dal terrorismo vuoi dai cambiamenti climatici.

Il mondo è in evoluzione continua e siamo nel mezzo della quarta rivoluzione industriale. Sta cambiando tutto per tutti. Fingere che non sia così significa rinunciare al buon senso. Si tratta di vedere se saremo vittime del cambiamento o se lo faremo nostro, guidandolo. I cittadini europei si trovano di fronte a sfide urgenti quali il degrado ambientale e i cambiamenti climatici, la transizione demografica, la migrazione, le disuguaglianze e la pressione sulle finanze pubbliche, e sono preoccupati per il loro futuro e quello dei loro figli. Stiamo accumulando un debito ecologico che incide su tutto. Le generazioni future dovranno ripagare questo debito con pesanti interessi se non acceleriamo l'azione.

È dovere dell'Unione europea essere al servizio dei cittadini europei, non viceversa. L'Unione europea deve aiutare le persone a realizzare le loro aspirazioni e a risolvere i loro problemi con urgenza ed efficacia. Innanzitutto si fa la diagnosi della situazione e si accetta la realtà di fatti innegabili, che, tuttavia, non dovrebbero incuterci timore e preoccupazione, bensì ispirarci ad agire. 

Molte di queste problematiche sono legate a sfide che oltrepassano i confini e minacciano l'occupazione, la nostra prosperità, il nostro tenore di vita, la nostra libertà, la nostra salute. Nessuno Stato o nazione può affrontare efficacemente tali sfide da solo. Abbiamo bisogno dell'ordine di grandezza dell'Unione europea, che - quando agisce in modo unitario e risoluto - è una forza a livello mondiale di cui si deve tener conto. Tuttavia, in ultima analisi non basta neanche l'ordine di grandezza europeo: ci serve un programma con un impatto di portata mondiale, e tale programma è espresso al meglio dai 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) sottoscritti da 193 Stati, tra cui l'Unione europea e i suoi Stati membri. Questi OSS tracciano la rotta per vincere le sfide cui siamo di fronte, e per migliorare il nostro habitat, la nostra economia e le nostre vite.

Lo sviluppo sostenibile è una questione complessa, ma si tratta di un concetto semplice: fare in modo che la nostra crescita economica ci consenta di mantenere un modello che dia risultati equi per l'intera umanità, e assicurare che gli esseri umani non consumino più risorse di quelle che la Terra può offrire. Questo significa che dobbiamo modernizzare la nostra economia per aderire a modelli sostenibili di consumo e di produzione, correggere gli squilibri del nostro sistema alimentare e immettere su un percorso sostenibile la mobilità, le modalità di produzione e uso dell'energia e la progettazione dei nostri edifici. Per fare ciò è altresì necessario utilizzare tutta la nostra scienza, la nostra finanza, fiscalità e governance per il conseguimento degli OSS.

Non si tratta di una questione di sinistra o di destra, bensì di cosa è giusto o sbagliato. Per fortuna l'Unione europea ha un buon punto di partenza grazie ai suoi forti vantaggi competitivi. L'Europa ha elaborato alcune delle norme ambientali più rigorose al mondo, ha messo in atto politiche ambiziose in materia di clima e si è fatta paladina dell'accordo di Parigi sul clima. Tramite le sue politiche esterne e un'agenda per un commercio aperto e fondato su regole, l'Unione europea ha inoltre condiviso soluzioni sostenibili con i paesi terzi.

L'Unione europea è stata fondata sulla premessa che "la pace mondiale non potrà essere salvaguardata se non con sforzi creativi, proporzionali ai pericoli che la minacciano", come dichiarò con parole eloquenti Robert Schuman quasi 70 anni fa. Oggi possiamo aggiungere a "pace mondiale" l'espressione "e il benessere e la sopravvivenza delle persone".

L'agenda per la sostenibilità è un programma positivo, inteso a migliorare la vita delle persone. L'Europa ha tutte le doti necessarie per affrontare la più grande delle sfide. Insieme, possiamo riuscirci. Serve l'impegno di tutti e la volontà politica di perseverare. Mentre altri si ritirano, l'Europa deve ora proseguire, migliorare la sua competitività, investire nella crescita sostenibile e fare da guida al resto del mondo.

Non basta avere una visione, dobbiamo decidere le modalità concrete per raggiungere l'obiettivo. Il presente documento di riflessione è il nostro contributo a questo dibattito.

Non avremmo potuto perfezionarlo senza l'inestimabile contributo delle parti interessate europee. La società civile, il settore privato e il mondo accademico partecipano a questo dibattito. La piattaforma multipartecipativa ad alto livello sugli OSS, istituita dalla Commissione europea nel 2017, ha rappresentato una sede validissima per riunire idee trasversali.

Le questioni sollevate nel presente documento sono destinate a informare il dibattito dei prossimi mesi tra cittadini, parti interessate, governi e istituzioni, per ispirare il dibattito sul futuro dell'Europa, la preparazione dell'Agenda strategica 2019-2024 dell'Unione europea e la definizione delle priorità della prossima Commissione europea.

1Sviluppo sostenibile per migliorare le condizioni di vita delle persone: i vantaggi competitivi dell'Europa

Nel settembre 2015, all'Assemblea generale delle Nazioni Unite, i paesi di tutto il mondo hanno sottoscritto l'Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile (Agenda 2030 delle Nazioni Unite) e i suoi 17 obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS), decidendo così un elenco concreto di "cose da fare per le persone e il pianeta" 1 . I leader mondiali si sono impegnati a eliminare la povertà, proteggere il pianeta e garantire pace e prosperità per tutti. Gli OSS, insieme all'accordo di Parigi sui cambiamenti climatici, costituiscono la tabella di marcia per un mondo migliore e per il quadro globale di cooperazione internazionale in materia di sviluppo sostenibile e relative dimensioni economiche, sociali, ambientali e di governance. L'UE è stata una delle forze trainanti dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e si è pienamente impegnata a darvi attuazione.

Lo sviluppo sostenibile - ossia lo sviluppo che risponde alle esigenze delle generazioni attuali senza compromettere la capacità di quelle future di soddisfare le loro - è profondamente radicato nel progetto europeo. L'integrazione europea e le politiche dell'UE hanno contribuito a sconfiggere la povertà e la fame del dopoguerra, e hanno creato uno spazio di libertà e democrazia nel quale i cittadini europei hanno potuto conseguire livelli di prosperità e benessere mai raggiunti prima.

L'UE si è impegnata costantemente a favore di società più inclusive fondate sulla democrazia e sullo Stato di diritto, come rispecchiato nell'articolo 2 del trattato sull'Unione europea 2 . Gli standard sociali e sanitari dell'UE sono tra i più ambiziosi del mondo e l'Europa è il continente con l'aspettativa di vita più alta in assoluto. La nostra economia sociale di mercato ha generato prosperità e dato sicurezza grazie a solidi sistemi di protezione sociale. Ingenti investimenti nella ricerca e nell'innovazione hanno favorito lo sviluppo di nuove tecnologie e modelli di produzione che consentono di utilizzare in modo più sostenibile le risorse e di adottare soluzioni digitali. È fondamentale avere bilanci sani ed economie moderne; i progressi compiuti nella realizzazione di politiche di bilancio sane e delle riforme strutturali hanno ridotto i livelli del debito e stimolato la creazione di posti di lavoro. Il tasso di occupazione delle persone di età compresa tra i 20 e i 64 anni è cresciuto fino a raggiungere il 73,5 % nel terzo trimestre del 2018, il livello più alto mai registrato nell'UE. Questo ha un impatto positivo sulla produttività e la crescita in Europa. Persistono disparità economiche, sociali e territoriali tra gli Stati membri e le regioni dell'UE 3 , ma la politica di coesione dell'UE ha contribuito alla crescita e alla riduzione di tali differenze in tutto il continente (convergenza verso l'alto). Inoltre, l'UE ha fissato alcune delle norme ambientali e sociali più rigorose, ha messo in atto politiche di tutela della salute umana tra le più ambiziose ed è diventata paladina mondiale della lotta contro i cambiamenti climatici. Gli Stati membri dell'UE hanno compiuto progressi notevoli in molti ambiti dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, e di conseguenza l'UE è uno dei luoghi migliori al mondo in cui vivere, se non addirittura il migliore.

L'Unione europea è uno dei luoghi migliori in cui vivere

üNove Stati membri dell'UE-27 figurano tra i 20 paesi più felici del mondo, con la Finlandia in testa 4 . 

üNell'UE la soddisfazione generale per la propria vita, sulla base del benessere soggettivo dei cittadini europei, è pari al 70 % 5 .

üUndici Stati membri dell'UE-27 figurano tra i primi 20 dell'indice mondiale di progresso per i giovani 6 del Forum europeo della gioventù. Tale indice è stato uno dei primi strumenti sviluppati per dare una visione completa della vita di un giovane d'oggi, indipendentemente dagli indicatori economici. 

Tuttavia, nulla è mai completo o acquisito permanentemente. Dobbiamo continuare l'impegno a favore della nostra democrazia, della nostra economia e del nostro ambiente naturale per consolidare le nostre realizzazioni, assorbire completamente le ripercussioni negative della crisi economica e finanziaria, dissociare il miglioramento della nostra salute, del nostro welfare e del nostro benessere dal degrado ambientale, sconfiggere le disuguaglianze sociali e fronteggiare sfide che oltrepassano i confini.

Siamo nel mezzo della quarta rivoluzione industriale e il cambiamento inciderà su ognuno di noi. Si tratta di vedere se avremo la capacità di guidare e orientare la risposta secondo i nostri valori e i nostri interessi. L'UE e gli Stati membri dispongono di considerevoli vantaggi competitivi che ci consentono di assumere la guida e modernizzare le nostre economie, rendere sicuro il nostro ambiente naturale e migliorare la salute e il benessere di tutti gli europei. A questo scopo, dovremo fare nostri gli OSS e allo stesso tempo continuare a investire nelle competenze, nell'innovazione e nelle tecnologie emergenti, che aiutano a guidare la transizione della nostra economia e della nostra società su un percorso sostenibile.

Dobbiamo riflettere su come perfezionare i nostri modelli di produzione e di consumo. Dobbiamo agire ora per fermare il riscaldamento globale e la perdita degli ecosistemi e della biodiversità, che minacciano il nostro benessere, le prospettive di crescita sostenibile e la vita stessa sulla Terra. Abbiamo la capacità per fare questo, ma non il lusso del tempo. Le disuguaglianze e le disparità territoriali sono ancora diffuse nonostante i progressi compiuti. Combatterle è importante per avere una società equa, ma anche per salvaguardare e rafforzare la coesione sociale e assicurare la stabilità sociale e politica negli e tra gli Stati membri dell'UE.

Inoltre, un ordine mondiale multilaterale fondato su regole, rispettato ed efficace rappresenta il migliore antidoto alla legge della giungla in un mondo governato dall'anarchia in cui pullulano armi nucleari ed estremismo e scarseggiano le risorse. Sta crescendo un pericoloso ceppo di nazionalismo all'insegna di "prima il mio paese" che può portare a scontri e conflitti. Diversi paesi hanno iniziato a voltare le spalle agli impegni assunti a livello mondiale per il benessere delle persone, la sicurezza, la tutela ambientale e l'azione per il clima, scompigliando l'ordine basato su regole.

Gli OSS non sono un obiettivo di per sé, ma fungono da bussola e da mappa. Offrono la necessaria prospettiva a lungo termine, che trascende le campagne elettorali e le considerazioni a impatto immediato. Ci aiutano a orientarci per sostenere democrazie solide, costruire economie moderne e dinamiche e contribuire a un mondo con un migliore tenore di vita, disuguaglianze in diminuzione e la garanzia che nessuno venga lasciato indietro, rispettando allo stesso tempo i limiti del nostro pianeta e assicurandolo alle generazioni future.

Dall'adozione degli OSS, la Commissione Juncker ha lavorato per integrare lo sviluppo sostenibile nelle sue politiche 7 e ha già preparato il terreno per la prossima generazione di politiche sostenibili: dal pilastro europeo dei diritti sociali e nuovo consenso europeo in materia di sviluppo alla strategia Commercio per tutti basata sui valori, all'impegno strategico per la parità di genere e allo spazio europeo dell'istruzione; dal pacchetto sull'economia circolare, i pacchetti "L'Europa in movimento" e l'Unione dell'energia alla strategia per la crescita blu e a quella per la bioeconomia; dal piano di investimenti e dal piano d'azione sulla finanza sostenibile all'Agenda urbana per l'UE e al piano d'azione per la natura, solo per fare alcuni esempi.

La Commissione Juncker ha inoltre proposto di rendere più sostenibili le finanze dell'UE rafforzando il collegamento tra finanziamenti UE e Stato di diritto, nonché fissando un più ambizioso obiettivo di spesa per il clima (25 %) nell'ambito del futuro bilancio dell'Unione.

Recentemente, la Commissione Juncker ha presentato una visione strategica a lungo termine per un'economia UE prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra entro il 2050 8 . Tale visione crea i presupposti per un cambiamento strutturale dell'economia europea che incentiva la crescita sostenibile e l'occupazione.

Tutte queste politiche strategiche dovranno essere attuate pienamente e inequivocabilmente sul campo. Dovranno inoltre essere integrate da ulteriori azioni, che riconoscano l'interdipendenza di tutte le politiche e allo stesso tempo tengano conto delle nuove sfide e dell'emergere di nuovi fatti ed elementi. Anche il dialogo sociale e le misure volontarie del settore privato hanno un ruolo importante da svolgere al riguardo.

L'UE è nella posizione ottimale per assumere la guida. Le politiche di ripiegamento di altre potenze mondiali stanno lasciando aperto uno spazio politico che offre all'UE un'importante opportunità di dimostrare leadership e fare da apripista per gli altri.

In maggio i cittadini dell'UE eleggeranno il nuovo Parlamento europeo. In autunno si insedierà la nuova Commissione. La data di conclusione della strategia "Europa 2020" per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva 9 si avvicina rapidamente. Dobbiamo pertanto rivolgere lo sguardo al prossimo ciclo programmatico quinquennale per l'Europa e al nuovo quadro finanziario pluriennale per il periodo 2021-2027. Il Consiglio europeo 10 si è compiaciuto dell'intenzione della Commissione di pubblicare il presente documento di riflessione, che dovrebbe preparare il terreno a una strategia globale di attuazione nel 2019. Il presente documento di riflessione avvia il dibattito su come elaborare ulteriormente la visione UE in materia di sviluppo sostenibile e sulle tematiche centrali delle politiche settoriali post‑2020, e allo stesso tempo prepararsi all'attuazione a lungo termine degli OSS 11 . La Commissione desidera contribuire a un dibattito veramente globale e lungimirante sul futuro dell'Europa, e lo sviluppo sostenibile è legato a doppio filo a tale futuro.

2L'UE e le sfide globali da fronteggiare

A seguito degli sforzi di riforma profusi a tutti i livelli, i fondamentali economici dell'UE segnano una ripresa dopo la crisi economica e finanziaria 12 . Tuttavia, le ultime previsioni 13 indicano la necessità di aumentare i tassi di crescita, ridurre i tassi di debito e sostenere la disciplina di bilancio quale cornice di un'economia solida. Se non prendiamo provvedimenti per aumentare la resilienza economica e la coesione e affrontare le vulnerabilità strutturali, nei prossimi anni potremmo assistere a una perdita di slancio in un contesto di grandi rischi di revisione al ribasso. Per contro, se intraprendiamo le necessarie riforme strutturali possiamo realizzare un maggiore benessere e un futuro più solido, anche attraverso gli investimenti in ricerca e innovazione, servizi pubblici, sistemi di protezione sociale e tutela ambientale. Sono necessari provvedimenti a livello sia dell'UE che degli Stati membri per garantire sistemi pensionistici e di bilancio a prova di futuro, prevedendo anche un gettito fiscale stabile nel mercato unico.

Inoltre, molte sfide sono diventate sempre più pressanti e minacciano il nostro benessere e la nostra prosperità economica. Si tratta di sfide complesse e fortemente interconnesse, pertanto affrontandone una si potrebbero determinare implicazioni positive per altre.

Il più grave deficit di sostenibilità e la principale sfida da affrontare è il debito ecologico, che stiamo accumulando a causa del sovrasfruttamento e dell'esaurimento delle risorse naturali che minaccia la nostra capacità di soddisfare le esigenze delle generazioni future entro i limiti del nostro pianeta. Nel contesto mondiale, la scarsità di risorse fondamentali - dall'acqua dolce alla terra fertile - mette in pericolo l'esistenza umana. Oggigiorno l'umanità usa l'equivalente di 1,7 pianeti 14 . Con un consumo globale di risorse materiali aumentato di quattordici volte tra il 1900 e il 2015, e che secondo le proiezioni dovrebbe più che raddoppiare tra il 2015 e il 2050 15 , il mondo si sta rapidamente avvicinando a diversi punti di non ritorno. Oltre alla pressione ambientale, questa situazione rappresenta una seria sfida per l'economia dell'UE, che dipende da materie provenienti dai mercati internazionali.

La biodiversità e gli ecosistemi sono sempre più minacciati dall'azione umana: in appena 40 anni le popolazioni di vertebrati nel mondo sono diminuite mediamente del 60 % 16 . Le foreste tropicali vengono distrutte a ritmi elevati, perdendo ogni anno una superficie ampia circa quanto la Grecia. Non si tratta di un "problema altrui". Nell'UE, soltanto il 23 % delle specie e il 16 % degli habitat godono di buona salute. Il cibo di origine animale ha un'impronta ecologica particolarmente elevata in termini di consumo di suolo 17 e la crescente domanda di prodotti ittici esercita una considerevole pressione sugli ecosistemi marini 18 .

Le emissioni globali di gas a effetto serra continuano ad aumentare a un ritmo allarmante, a causa principalmente dell'utilizzo di energia ma anche del sovrasfruttamento delle risorse e della distruzione degli ecosistemi. I trasporti sono responsabili del 27 % delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE, e molte zone urbane violano i limiti di inquinamento atmosferico concordati a livello UE. La produzione alimentare continua a consumare ingenti risorse idriche ed energetiche e a essere fonte importante di emissione di inquinanti, essendo responsabile dell'11,3 % circa delle emissioni di gas a effetto serra dell'UE. Nell'UE i combustibili fossili beneficiano tuttora di sovvenzioni pubbliche pari grossomodo a 55 miliardi di EUR l'anno, ossia al 20 % circa della fattura che l'UE deve pagare per le importazioni di combustibili, malgrado le sue ambiziose misure di decarbonizzazione e gli impegni assunti in sede di G7 e G20 per la progressiva abolizione delle sovvenzioni 19 . 

Complessivamente, l'UE è riuscita a ridurre le sue emissioni e a dissociarle dalla crescita economica, dando così un forte contributo agli sforzi a livello mondiale, anche tenendo conto delle emissioni incorporate nelle importazioni ed esportazioni dell'UE 20 . Tuttavia, sono necessari maggiori sforzi sia a livello dell'UE che a livello mondiale.

Se non si affronta il problema, l'impatto devastante dei cambiamenti climatici e il degrado del capitale naturale avranno gravi ripercussioni sull'economia, peggioreranno la qualità di vita su tutto il pianeta e aumenteranno l'intensità e la frequenza delle calamità naturali, mettendo a repentaglio la vita di un numero maggiore di persone. Invertire queste tendenze negative ha un costo e richiede un notevole sforzo collettivo, ma il costo dell'inerzia e delle ripercussioni sociali associate sarebbe ben maggiore 21 . 

Oltre a rappresentare una sfida planetaria, il modello di sicurezza sociale dell'UE – pietra angolare del progetto europeo – si trova a un punto di svolta. L'evoluzione tecnologica, strutturale e demografica in un mondo globalizzato sta trasformando la natura del lavoro e mettendo in discussione la nostra solidarietà, compromettendo l'aspettativa di ciascuna generazione di ereditare un mondo migliore rispetto alla generazione precedente. Questo potrebbe anche aumentare la minaccia per i valori fondamentali dell'UE: democrazia, Stato di diritto e diritti fondamentali.

Attualmente, circa il 22,5 % della popolazione dell'UE rimane a rischio di povertà o di esclusione sociale e il 6,9 % degli europei si trova ancora in condizioni di grave deprivazione materiale. Nel 2017 la disparità di reddito negli Stati membri dell'UE è diminuita per la prima volta dalla crisi finanziaria. Tuttavia, le disuguaglianze sono ancora troppo grandi e la ricchezza continua a concentrarsi nelle fasce alte. Questa situazione ha molteplici conseguenze sociali, che determinano differenze di benessere e qualità di vita. Gli Stati membri dell'UE devono inoltre affrontare una serie di problemi per assicurare energia a prezzi abbordabili per tutti gli europei, quando milioni di persone hanno difficoltà a riscaldare le proprie abitazioni 22 . Mentre circa 43 milioni di persone nell'UE non possono permettersi un pasto di qualità una volta ogni due giorni 23 , sprechiamo il 20 % circa della nostra produzione alimentare 24 e oltre la metà della popolazione adulta dell'UE è sovrappeso 25 , con conseguente aumento del rischio di patologie gravi. Un rischio sanitario aggiuntivo è costituito dalla resistenza agli antimicrobici, che nei prossimi decenni potrebbe causare oltre 10 milioni di decessi l'anno 26 . 

   

A tutt'oggi non è ancora garantita la piena parità tra donne e uomini. Nonostante il fatto che i tassi di occupazione femminile siano i più alti della storia e che più donne che mai rivestano posizioni di potere, la situazione è ferma o addirittura in peggioramento in altre aree 27 . Dodici Stati membri dell'UE sono regrediti nell'ultimo decennio in termini di parità di genere per quanto riguarda il tempo dedicato all'assistenza, al lavoro domestico e alle attività sociali. Persistono divari di occupazione e di retribuzione 28 . 

Il fatto che l'Europa registri l'aspettativa di vita più alta del mondo è una grande conquista, ma l'aumento del numero di anziani e la contrazione della popolazione in età lavorativa rappresentano sfide specifiche per il nostro modello socio-economico. L'invecchiamento associato alla longevità e l'aumento della probabilità di patologie croniche possono avere un'incidenza profonda sulle finanze pubbliche, ivi compresi i sistemi sanitari. Aumenterà quindi anche il rischio di disparità tra le generazioni.

Le disuguaglianze e il rallentamento della mobilità sociale rappresentano un rischio per il nostro sviluppo economico complessivo 29 e la coesione sociale. L'UE, in generale, se la cava relativamente bene per quanto riguarda la disparità di reddito ma meno bene per le pari opportunità. Le disuguaglianze di opportunità possono impedire l'inclusione sociale e lavorativa di parte della popolazione, ostacolando le prospettive di crescita. È fondamentale risolvere tali disuguaglianze affinché l'opinione pubblica sostenga la transizione verso la sostenibilità. La crescente tentazione dell'isolazionismo e del nazionalismo potrebbe essere segno che troppi cittadini europei non si sentono adeguatamente protetti in un mondo che appare loro sempre più iniquo. È chiaro che da solo nessuno Stato membro è grande o forte abbastanza per fronteggiare le sfide transnazionali, ma uniti nell'UE possiamo offrire protezione.

Le disuguaglianze su scala mondiale sono anch'esse motivo di profonda preoccupazione. Date le grandi differenze nella crescita demografica e nel tenore di vita nel mondo e a fronte del costante innalzamento delle temperature globali e della scomparsa degli ecosistemi, assisteremo inevitabilmente all'aumento in tutto il mondo degli sfollamenti forzati e della migrazione. Ad esempio, si stima che nel 2050 centinaia di milioni di persone avranno abbandonato le proprie case in conseguenza dei cambiamenti climatici e del degrado ambientale 30 . Si tratta di un esempio lampante di come le numerose e diverse questioni complesse siano tra loro interconnesse e interdipendenti, e del perché richiedano una risposta globale. Semplicemente non esiste la soluzione miracolo per nessuna delle grandi e ardue sfide.

La modernizzazione del nostro modello economico, la soluzione delle questioni sociali cui siamo confrontati e la promozione e il sostegno costanti di una forte cooperazione multilaterale basata su regole rappresentano un arduo compito. Si tratta tuttavia degli elementi indispensabili per garantire la stabilità sociale, rinvigorire le nostre economie e migliorare la nostra salute. Le nostre società libere richiedono dinamismo economico e investimenti costanti nelle tecnologie abilitanti fondamentali e nell'istruzione. Per un futuro migliore per tutti, abbiamo bisogno di una forma reinventata di crescita sostenibile, fondata sul presupposto che i limiti naturali del XXI secolo sono molto diversi rispetto al secolo precedente. Siamo pronti a raccogliere questa sfida.

Gli OSS sono per definizione obiettivi globali, che si applicano a tutte le parti del mondo, e dobbiamo affrontarli come tali. Dobbiamo lavorare in un'ottica internazionale, dando l'esempio, fissando norme globali e incitando i paesi, l'industria e le persone a unirsi a noi in questa missione. L'UE, che è il più grande mercato unico del mondo, il maggiore operatore economico e investitore e il maggiore erogatore di assistenza allo sviluppo, può esercitare un'influenza determinante sull'esito dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L'Unione ha già messo in atto molte delle politiche più moderne del mondo per la promozione della sostenibilità. Dobbiamo proseguire su questa via, ma è necessario accelerare il ritmo per garantire un'Europa sostenibile entro il 2030. Non possiamo permetterci di demandare questa responsabilità alle prossime generazioni, e il margine di tempo di cui disponiamo si assottiglia sempre più. Le decisioni che prenderemo o che non prenderemo nei prossimi anni determineranno la possibilità o l'impossibilità di invertire queste tendenze.

3La transizione verso un'Europa sostenibile entro il 2030

Lo sviluppo sostenibile riguarda il miglioramento del tenore di vita delle persone dando loro reali possibilità di scelta, creando un contesto favorevole, diffondendo la conoscenza e migliorando l'informazione. In questo modo dovremmo creare le condizioni per "vivere bene entro i limiti del nostro pianeta" 31 grazie all'uso più intelligente delle risorse e a un'economia moderna al servizio della nostra salute e del nostro benessere.

Dobbiamo dunque proseguire il percorso che abbiamo noi stessi tracciato: transizione verso un'economia a basse emissioni di carbonio, climaticamente neutra, efficiente sotto il profilo delle risorse e che tutela la biodiversità, nel pieno rispetto dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dei 17 OSS. Questa transizione deve andare a vantaggio di tutti, non lasciare indietro nessuno, e garantire così l'uguaglianza e l'inclusività. La nostra crescita economica deve ridurre la sua dipendenza dalle risorse non rinnovabili, onde massimizzare il ricorso alle risorse rinnovabili gestite in modo sostenibile e ai servizi ecosistemici.

L'UE ha già intrapreso questo percorso: tra il 2000 e il 2015 l'occupazione è cresciuta più velocemente nel settore ambientale che nell'intera economia 32 ; le tecnologie a basse emissioni di carbonio stanno diventando una merce importante, che permette all'UE di beneficiare di un considerevole avanzo della bilancia commerciale; nel periodo 2012-2015 le esportazioni UE di tecnologie energetiche pulite hanno raggiunto i 71 miliardi di EUR, superando di 11 miliardi di EUR le importazioni. L'UE sta già dimostrando che è possibile far crescere l'economia e al tempo stesso ridurre le emissioni di carbonio.

L'UE può fissare gli standard per il resto del mondo se assume la guida dell'attuazione degli OSS e della transizione verso un'economia sostenibile, anche grazie a investimenti intelligenti nell'innovazione e nelle tecnologie abilitanti fondamentali. L'UE potrebbe allora cogliere per prima i benefici della transizione e avrebbe il più forte vantaggio competitivo sul mercato mondiale del futuro. Questo contribuirà a rafforzare gli Stati membri in un'Unione rafforzata, ad aiutare le persone a perseguire i loro obiettivi in un contesto di libertà e benessere, e quindi a realizzare la visione dell'Europa.

La crescita "verde" avvantaggia tutti 33 , i produttori come i consumatori. Secondo le stime la realizzazione degli OSS nei settori alimentare, agricolo, energetico, dei materiali, delle città, della salute e del benessere potrebbe aprire opportunità di mercato per oltre 10 000 miliardi di EUR 34 . L'ambizione dell'UE di conseguire un'economia efficiente sotto il profilo delle risorse e climaticamente neutra dimostrerà che la transizione "verde" può andare di pari passo con una maggiore prosperità. Per riuscirci, l'UE e gli Stati membri devono assumere un ruolo guida nel campo della scienza, della tecnologia e delle infrastrutture moderne. Dobbiamo inoltre promuovere nuovi modelli imprenditoriali, abbattere gli ostacoli nel mercato unico e sfruttare nuove tecnologie quali l'intelligenza artificiale. Importanti attivatori trasversali quali ricerca e innovazione, finanza, fissazione dei prezzi e fiscalità, comportamento responsabile delle imprese, nuovi modelli imprenditoriali e istruzione creeranno le giuste condizioni per il cambiamento a favore della sostenibilità se sono orientati verso una transizione innovativa "verde", inclusiva e socialmente equa. 

Per arrivarci, dobbiamo continuare a investire nelle persone e nei vari sistemi su cui poggia la nostra società. Gli approcci isolati e frammentari si sono rivelati inefficaci. Dobbiamo elaborare strategie globali e integrate. Ad esempio, le problematiche ambientali non possono essere risolte soltanto con le politiche ambientali se quelle economiche continuano a promuovere i combustibili fossili, l'impiego inefficiente delle risorse oppure modelli di produzione e consumo non sostenibili. Analogamente, le politiche sociali non bastano per accompagnare la quarta rivoluzione industriale e sostenere i lavoratori colpiti dalla transizione delle regioni carbonifere; anche forti politiche in materia di istruzione e formazione nonché di ricerca e sviluppo saranno di cruciale importanza per sviluppare la resilienza delle nostre società. 

È necessario agire a tutti i livelli. Si dovranno coinvolgere le istituzioni dell'UE, gli Stati membri e le regioni. Città, comuni e zone rurali dovrebbero tutti diventare promotori del cambiamento. I cittadini, le imprese, le parti sociali e la comunità della ricerca e della conoscenza dovranno fare squadra. L'UE e i suoi Stati membri dovranno collaborare con i partner internazionali. Se vogliamo riuscire, dobbiamo remare nella stessa direzione a tutti i livelli.

3.1Fondamenta politiche per un futuro sostenibile

È quindi indispensabile che tutti gli attori dell'UE diano priorità alla transizione verso la sostenibilità. Essi devono sviluppare ulteriormente la programmazione trasversale che è stata adottata a livello UE negli ultimi anni. Parti significative delle politiche dell'UE sono già orientate al conseguimento degli OSS, ma devono ancora essere messe in pratica in modo integrato da parte degli Stati membri. Ad esempio, si stima che i costi della mancata attuazione della vigente normativa ambientale dell'UE ammontino a circa 50 miliardi di EUR l'anno in costi sanitari e costi diretti per l'ambiente. Il pieno rispetto delle norme ambientali dell'UE non determinerebbe soltanto immensi vantaggi per l'ambiente e la nostra salute, ma genererebbe anche occupazione 35 . 

Nella stessa ottica, non si tratta solo di accelerare e potenziare soluzioni sostenibili, ma anche di costruire ponti e aumentare la coerenza tra le diverse agende a tutti i livelli. La coerenza delle politiche è una condizione essenziale per garantire la nostra capacità di realizzare gli OSS e la crescita verde e inclusiva a lungo termine per l'UE.

In linea con la solida base di elementi concreti delle principali sfide in materia di sostenibilità e opportunità per l'UE, è importante concentrarsi sulla produzione e i consumi nei settori dei materiali e dei prodotti, dell'alimentazione, dell'energia, della mobilità e dell'ambiente edificato 36 , tenendo conto delle implicazioni sociali dei mutamenti in questi ambiti. È qui che il cambiamento a favore delle sostenibilità è più necessario e potenzialmente più benefico per l'economia, la società e l'ambiente naturale dell'UE, e può avere forti ricadute positive sul piano mondiale. Questi settori non operano isolatamente, bensì sono fortemente interconnessi e si rafforzano reciprocamente. 

3.1.1Dall'economia lineare a quella circolare 

La crescente disponibilità ed economicità di diversi materiali e prodotti ci hanno semplificato la vita e hanno contribuito a innalzare il tenore e la qualità della vita nell'UE. Tuttavia, il nostro consumismo ha determinato un'eccessiva estrazione di risorse e crescenti pressioni sul capitale naturale e sul clima 37 . 

Dobbiamo assicurarci di poter continuare a far crescere la nostra economia in modo sostenibile e migliorare il tenore di vita che le persone richiedono. Sarà pertanto necessario ripensare la progettazione di materiali e prodotti per essere adeguatamente attrezzati per il ricorso crescente al riutilizzo, alla riparazione e al riciclaggio. Questo a sua volta permetterà non solo di ridurre i rifiuti, ma farà anche diminuire il fabbisogno di nuove risorse estratte a costi finanziari e ambientali elevati. Quando un prodotto - un paio di jeans, uno smartphone, un contenitore di prodotti alimentari, un mobile - giunge al termine del suo ciclo di vita, una vera economia circolare fa sì che venga preservata la maggior parte del suo valore materiale, affinché quello che prima veniva considerato uno scarto possa essere riutilizzato per fabbricare nuovi prodotti.

La transizione verso un'economia circolare, ivi compresa la bioeconomia circolare, rappresenta un'enorme opportunità per creare vantaggi competitivi in modo sostenibile. L'applicazione dei principi dell'economia circolare in tutti i settori e comparti apporterà all'Europa benefici ambientali e sociali e sarà potenzialmente in grado di generare un beneficio economico netto di 1 800 miliardi di euro entro il 2030 38 , creare oltre 1 milione di nuovi posti di lavoro in tutta l'UE entro il 2030 39 e svolgere un ruolo centrale nella riduzione delle emissioni di gas a effetto serra 40 . Data la forte dipendenza dei prodotti UE dalle risorse di altre parti del mondo, il passaggio a un'economia circolare aiuterebbe altresì l'UE a diminuire le pressioni ambientali, sociali ed economiche esercitate a livello mondiale, e aumenterebbe la sua autonomia strategica.

L'UE si trova nella posizione ideale per beneficiare della transizione verso l'economia circolare facendo diventare i prodotti circolari uno dei suoi marchi distintivi, che generano vantaggi competitivi. Tuttavia, per mantenere questo vantaggio dobbiamo intensificare i nostri sforzi. Il piano d'azione per l'economia circolare adottato dalla Commissione Juncker nel 2015 definisce misure volte a guidare l'economia dell'UE verso un percorso circolare e ad aiutare l'Unione a diventare leader mondiale di questa transizione. Il piano comprende misure per modificare i modelli di consumo e di produzione, imperniandosi sulla progettazione dei prodotti (durabilità, riparabilità, riutilizzo e riciclabilità), sulla gestione dei rifiuti (prevenzione, riciclaggio dei materiali, recupero dell'energia e prevenzione dello smaltimento in discarica) e sulla sensibilizzazione dei consumatori. Quasi tutti gli elementi del piano d'azione sono già stati realizzati, ma dovranno essere adottate ulteriori misure per creare un'economia europea completamente circolare.

La strategia rinnovata dell'UE per la bioeconomia presentata nel 2018 è complementare rispetto al piano d'azione per l'economia circolare, migliora e potenzia l'uso sostenibile delle risorse rinnovabili e permette di trasformare materie prime rinnovabili e sottoprodotti industriali in bioprodotti, quali combustibili, sostanze chimiche, materiali compositi, mobili e fertilizzanti.

È ora essenziale calare tali politiche nella realtà concreta, e continuare a dare priorità a nuove azioni a tutti i livelli della governance UE. Ad esempio, gli Stati membri dovranno mettere in pratica l'ambizioso aggiornamento apportato alla normativa UE sui rifiuti. La valutazione del ciclo di vita dei prodotti dovrebbe diventare la norma e il quadro normativo della progettazione ecocompatibile – finalizzato ad aumentare l'efficienza dei prodotti per ridurre il consumo di energia e di risorse – dovrebbe essere il più possibile ampliato. I lavori avviati in materia di sostanze chimiche, ambiente non tossico, marchio di qualità ecologica ed ecoinnovazione, materie prime essenziali e fertilizzanti devono essere accelerati. Dovrà rimanere assolutamente prioritaria la promozione del mercato delle materie prime secondarie. La realizzazione di un'economia circolare della plastica dovrà rimanere ambito tematico centrale, e dovranno essere sostenuti e stimolati a diventare circolari anche altri comparti ad alta intensità di inquinamento e di utilizzo di risorse. La bioindustria deve essere ampliata e rafforzata, proteggendo allo stesso tempo gli ecosistemi ed evitando lo sfruttamento eccessivo delle risorse naturali. In prospettiva dovremmo fare dell'economia circolare la struttura portante della strategia industriale dell'UE, che attiva la circolarità in nuovi settori e comparti, consente ai consumatori di fare scelte consapevoli e potenzia gli sforzi del settore pubblico tramite appalti pubblici sostenibili. È il momento giusto, e il favore con cui l'opinione pubblica ha accolto la strategia dell'UE sulla plastica dimostra la crescente adesione al proseguimento di questo percorso.

L'economia circolare all'opera: l'UE predispone la prima strategia completa per la plastica a livello mondiale

La strategia dell'UE per la plastica 41 e la normativa sulla plastica monouso 42 proteggeranno l'ambiente dall'inquinamento causato dalla plastica favorendo allo stesso tempo la crescita e l'innovazione. Tutti gli imballaggi in plastica immessi sul mercato dell'UE dovranno essere riciclabili entro il 2030 in modo economicamente redditizio, saranno vietati le microplastiche aggiunte intenzionalmente e gli articoli in plastica monouso più nocivi per i quali esistono alternative e per fabbricare nuovi prodotti verranno sempre più utilizzate plastiche riciclate.

3.1.2Sostenibilità dal produttore al consumatore 

Il settore agricolo e le zone rurali dell'UE sono di fondamentale importanza per il benessere dei cittadini europei. Grazie all'agricoltura e all'industria alimentare l'UE è uno dei principali produttori mondiali di prodotti alimentari, è un garante della sicurezza alimentare e dà lavoro a milioni di persone. Gli agricoltori dell'UE sono i primi custodi dell'ambiente naturale, in quanto curano le risorse naturali sul 48 % del territorio dell'UE e i silvicoltori si occupano di un ulteriore 40 %. Le zone rurali dell'UE ospitano settori innovativi come la bioeconomia e al tempo stesso sono basi importanti per le attività ricreative e il turismo. Tuttavia, gli agricoltori e i silvicoltori sono le categorie più direttamente colpite dal continuo aumento delle temperature medie e dal degrado dell'ambiente naturale.

L'agricoltura dell'UE ha fatto importanti progressi sul fronte del clima e dell'ambiente, riducendo del 20 % le emissioni di gas a effetto serra e del 17,7 % i livelli di nitrati nei fiumi rispetto al 1990. Ciononostante i problemi individuati restano. Per modernizzare la nostra economia, proteggere l'ambiente in cui viviamo e migliorare la qualità del nostro cibo è necessario correggere gli squilibri nella catena alimentare, dall'agricoltura e la pesca all'industria alimentare e delle bevande, dal trasporto alla distribuzione e al consumo.

Gli OSS indicano la strada da seguire. Si stima che un sistema agricolo e alimentare mondiale in linea con gli OSS potrebbe creare nuovo valore economico per oltre 1 800 miliardi di euro entro il 2030 43 . Un tale sistema potrebbe fornire cibo nutriente a prezzi accessibili a una popolazione mondiale in aumento, generare redditi più elevati, contribuire al ripristino delle foreste, delle risorse di acqua dolce e degli ecosistemi ed essere molto più resiliente ai rischi climatici 44 . Le pratiche di produzione agricola e alimentare sostenibili dovrebbero creare oltre 200 milioni di posti di lavoro a tempo pieno entro il 2050 45 .

Anche in questo ambito si sta registrando un'evoluzione della domanda pubblica. I cittadini apprezzano sempre di più gli alimenti prodotti con maggiori benefici per la società, come i prodotti biologici, i prodotti con indicazione della provenienza geografica, i sistemi di produzione alimentare localizzati con un'impronta di carbonio ridotta e le soluzioni innovative e a basse emissioni per i prodotti alimentari. Dal 2005 l'agricoltura biologica, che presta particolare attenzione alla tutela dell'ambiente e al benessere degli animali, ha registrato una diffusione costante in tutti gli Stati membri, che stando alle previsioni dovrebbe persistere 46 . 

Come primo esportatore e importatore di prodotti agroalimentari a livello mondiale 47 , l'UE si trova nella posizione ottimale per sfruttare i vantaggi di questa opportunità economica e sostenere attivamente la produzione alimentare sostenibile in tutto il mondo. Tale obiettivo può essere raggiunto, ma occorre un approccio globale che comporti un cambiamento autentico delle modalità di produzione, trasformazione, consumo e distribuzione degli alimenti e bisogna accelerare la transizione verso un sistema alimentare sostenibile basato sui principi dell'economia circolare e fare in modo che la produzione innovativa di alimenti sani, sicuri e nutrienti, rispettosa dell'ambiente e del benessere degli animali diventi uno dei principali marchi europei.

La Commissione ha proposto una politica agricola comune (PAC) modernizzata, in cui i piani nazionali degli Stati membri dovranno riflettere i solidi principi di sostenibilità enunciati negli obiettivi della PAC. La politica comune della pesca ha consentito di compiere considerevoli progressi a livello di miglioramento della sostenibilità della pesca europea. Tuttavia, resta essenziale attuarla correttamente, anche attraverso la gestione sostenibile di tutti gli stock ittici e lo sviluppo di un'acquacoltura sostenibile.

Riquadro: Sostegno alla transizione verso un'agricoltura sostenibile attraverso la modernizzazione della PAC

La futura PAC (dal 2021 al 2027) 48 continuerà a garantire l'accesso ad alimenti di elevata qualità e un sostegno forte al modello europeo di agricoltura, unico nel suo genere, pur riservando una crescente attenzione all'ambiente e al clima; in questo modo sosterrà la transizione continua verso un settore agricolo più sostenibile e lo sviluppo di zone rurali dinamiche.

I nuovi obblighi prevedono la tutela dei suoli ricchi di carbonio mediante la protezione delle zone umide e delle torbiere, uno strumento obbligatorio di gestione dei nutrienti per migliorare la qualità dell'acqua e ridurre i livelli di ammoniaca e di protossido di azoto e la rotazione delle colture invece della diversificazione. Tutti gli agricoltori che beneficiano del sostegno della PAC dovranno rispettare questi standard fondamentali.

Ciascuno Stato membro dovrà sviluppare regimi ecologici per sostenere e/o incoraggiare gli agricoltori a preferire pratiche agricole benefiche per il clima e l'ambiente che vadano al di là degli obblighi loro imposti. Inoltre, gli agricoltori avranno la possibilità di contribuire ulteriormente al rafforzamento della sostenibilità, ricevendo un sostegno supplementare attraverso vari sistemi volontari.

In tale contesto, è importante imporre un uso più prudente degli antimicrobici, in modo da ridurre il rischio di un'ulteriore resistenza antimicrobica negli animali e negli esseri umani 49 , proseguire l'attuazione del piano d'azione dell'UE per combattere gli sprechi alimentari, focalizzare maggiormente l'attenzione sul benessere degli animali, garantire l'uso sostenibile dei pesticidi e trasformare i rifiuti organici, i residui e gli scarti in risorse preziose. La trasparenza delle catene del valore, l'offerta di prodotti alimentari sostenibili da parte dei produttori e dei supermercati e la scelta di alimenti sostenibili e cibi sani da parte dei consumatori potrebbero essere incentivate attraverso misure adeguate e innovative, compresa una migliore informazione dei consumatori, in modo da offrire opzioni di scelta reali, economicamente accessibili e sane. Il passaggio a un consumo più sostenibile dei prodotti di origine animale apporterebbe inoltre notevoli benefici per la salute dei consumatori e inciderebbe positivamente sull'ambiente naturale 50 . 

3.1.3Risorse energetiche, edifici e mobilità a prova di futuro

Disporre di energia pulita è fondamentale per un futuro sostenibile. È necessario produrre, immagazzinare e consumare energia in modo sostenibile per ridurre l'impatto ambientale e proteggere la salute dei cittadini europei.

L'UE è già una delle economie più efficienti al mondo sotto il profilo delle emissioni di CO2. L'energia rinnovabile è parte integrante del mix energetico dell'Europa e oltre la metà dell'approvvigionamento di energia elettrica nell'UE è a impatto climatico zero. Negli ultimi anni le misure di efficienza energetica, compresa l'etichettatura energetica, hanno permesso di ridurre il consumo di energia 51 .Quando acquistano elettrodomestici le persone scelgono sempre più spesso quelli efficienti sotto il profilo energetico. In Europa i posti di lavoro nei settori delle rinnovabili e dell'efficienza energetica sono 1,5 milioni. 

Con l'Unione dell'energia la Commissione europea ha predisposto uno dei più completi quadri strategici universali per la transizione energetica e la modernizzazione dell'economia, integrando le politiche per il clima, l'energia, i trasporti, la ricerca e altre politiche. Gli obiettivi fissati a livello di UE nel regolamento sulla governance dell'Unione dell'energia, volti a conseguire almeno il 32 % di energia rinnovabile rispetto al consumo totale di energia e almeno il 32,5 % di efficienza energetica nel 2030, ci consentiranno di andare oltre l'impegno assunto nell'ambito dell'accordo di Parigi sul clima di ridurre le emissioni di gas a effetto serra di almeno il 40 % entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Riquadro: L'energia pulita è un'opportunità per la crescita e l'occupazione

Tra il 2008 e il 2014 il numero di posti di lavoro nelle tecnologie per le rinnovabili è aumentato del 70 %. Esiste il potenziale per creare altri 900 000 posti di lavoro entro il 2030, purché vengano mobilitati investimenti pubblici e privati. Il settore dell'efficienza energetica potrebbe creare fino a 400 000 posti di lavoro supplementari.

Dopo il 2030 sarà necessario fare di più per rispettare la lettera e lo spirito dell'accordo di Parigi sul clima, sfruttando pienamente il potenziale economico della transizione energetica. L'UE può ridurre notevolmente la sua dipendenza dai costosi combustibili fossili, ridurre i costi delle importazioni di combustibili fossili di circa 260 miliardi di euro, aumentare la propria autonomia energetica e contribuire a realizzare un mercato dell'energia più equo. È essenziale proseguire l'integrazione del mercato dell'energia sviluppando le interconnessioni mancanti e agevolando il commercio transfrontaliero di energia. La transizione verso un'energia pulita può essere favorita anche ricorrendo all'energia marina e all'energia eolica in mare. In qualità di leader di questo settore, l'UE dovrebbe continuare a trarre vantaggio dal suo ruolo di precursore.

Poiché gli edifici sono attualmente responsabili di circa il 40 % del consumo energetico, è necessario promuovere il miglioramento della loro efficienza energetica mediante interventi di ristrutturazione e ammodernamento. Il processo è già stato avviato; ad esempio, le ecoindustrie connesse in particolare alla ristrutturazione edilizia danno lavoro ad oltre 3,4 milioni di persone in Europa. Per ridurre la domanda di energia degli edifici bisogna incrementare il ricorso a un riscaldamento elettrico efficiente e pulito, ma sono necessari anche edifici ed elettrodomestici più intelligenti e materiali di isolamento migliori, pienamente in linea con i principi dell'economia circolare. La direttiva sulla prestazione energetica nell'edilizia è intesa a migliorare la qualità di vita, facendo in modo che le nostre case siano più isolate e ventilate e quindi luoghi migliori in cui vivere, e al tempo stesso a decarbonizzare il nostro parco immobiliare entro il 2050. Tali azioni ridurranno il costo della vita, il che andrà a tutto vantaggio dei cittadini. Bisogna però trovare modi e mezzi affinché i cittadini in primis effettuino questa transizione.

Un altro importante elemento trainante per la transizione verso un futuro a zero emissioni di carbonio, pulito ed efficiente sotto il profilo delle risorse è il settore della mobilità, dalla mobilità urbana alle reti transeuropee, dai trasporti stradali ai trasporti marittimi e aerei. Il settore dei trasporti e quello dei servizi per la mobilità danno lavoro a circa 11 milioni di persone, e la domanda di mobilità oggigiorno è elevata. Tuttavia, i trasporti generano attualmente inquinamento atmosferico, rumore, congestione e incidenti stradali. Il settore è già responsabile di quasi un quarto delle emissioni di gas a effetto serra dell'Europa e la sua impronta delle emissioni è in aumento. Il piano d'azione per una mobilità a basse emissioni, presentato dalla Commissione nel 2016, e le successive proposte della strategia "L'Europa in movimento" prevedono numerose misure per rafforzare la sostenibilità del sistema dei trasporti. Tali azioni, finalizzate a ridurre le emissioni di gas a effetto serra e a dare un segnale alle imprese dell'UE affinché investano in trasporti puliti, contribuiranno a loro volta alla crescita e all'occupazione. Dobbiamo dare priorità alle alternative pulite ed economicamente accessibili, con l'obiettivo di avere sulle strade dell'UE soltanto veicoli a emissioni zero e di utilizzare al meglio le tecnologie digitali per contribuire a ridurre il consumo di carburante. Anche i sistemi di navigazione satellitare dell'UE contribuiscono a ridurre le emissioni, ad esempio nell'aviazione e nel trasporto su strada.

Le città sono all'avanguardia della transizione verso una mobilità sostenibile. Attraverso una pianificazione urbana sostenibile, che integri la pianificazione territoriale e tenga conto delle esigenze di mobilità e delle infrastrutture, le città hanno un ruolo importante da svolgere. Le zone urbane dovrebbero inoltre essere assistite a livello di digitalizzazione, automazione e altre soluzioni innovative e dovrebbero favorire la diffusione di modalità di trasporto attivo e condiviso, dagli spostamenti a piedi e in bicicletta ai servizi di car sharing e car pooling.

Inoltre, è importante prendere in considerazione la progettazione e il fine vita dei veicoli e le infrastrutture di trasporto per sfruttare al massimo le opportunità della transizione verso un'economia circolare. I veicoli giunti a fine vita contengono ancora molti materiali preziosi. Il quadro legislativo dell'UE relativo ai veicoli fuori uso impone ai produttori di progettare e fabbricare i veicoli nuovi senza utilizzare sostanze pericolose e in modo tale che sia facile riutilizzare e riciclare i materiali di un veicolo vecchio per realizzare nuovi prodotti.

Si può e si deve fare di più, dall'utilizzo dei contenuti riciclati nei veicoli e nelle infrastrutture di trasporto a un riciclaggio più efficiente. Ad esempio, l'aumento dei tassi di raccolta e di riciclaggio delle batterie delle automobili elettriche nell'UE potrebbe ridurre la dipendenza dai materiali importati e contribuire a preservare il valore dei materiali recuperati nell'economia dell'UE. Ulteriori incentivi, di tipo normativo e finanziario, saranno importanti per sfruttare al massimo il potenziale offerto dall'economia circolare nel settore dei trasporti.

3.1.4Garantire una transizione socialmente equa 

La solidarietà e la prosperità, oltre ad avere un valore intrinseco, rappresentano il tessuto stesso delle nostre società libere e democratiche. La transizione verso una crescita economica e una competitività sostenibili dal punto di vista ambientale può essere efficace solo se inclusiva. Sostenibilità significa anche promuovere i diritti sociali e il benessere per tutti, e allo stesso tempo contribuire alla coesione sociale negli Stati membri e in tutta l'UE.

La transizione verso la sostenibilità può avere forti ricadute positive a livello di benessere sociale. Oltre a costituire la base per posti di lavoro dignitosi, può avere notevoli benefici per la salute. È risaputo che uno stato di salute buono è strettamente connesso allo stato del nostro ambiente naturale. Gli effetti negativi dell'inquinamento delle acque e dell'aria sono un ottimo esempio al riguardo. Sistemi alimentari sostenibili possono fornire cibo nutriente e di qualità elevata a tutti i cittadini.

Riquadro: La normativa dell'UE sulle sostanze chimiche ha contribuito in misura significativa a garantire un livello elevato di protezione della salute umana. Negli ultimi 40 anni l'esposizione degli esseri umani e dell'ambiente alle sostanze pericolose è notevolmente diminuita. Negli ultimi 20 anni le norme dell'UE hanno inoltre contribuito a ridurre l'esposizione a determinati agenti cancerogeni sul luogo di lavoro e permesso di prevenire circa un milione di nuovi casi di cancro nell'UE.

La creazione di sinergie e la modernizzazione della nostra economia, però, comportano talvolta difficili compromessi. Nella transizione verso la sostenibilità verranno creati nuovi posti di lavoro, ma alcuni lavori tradizionali potrebbero scomparire o subire cambiamenti, anche attraverso la digitalizzazione e l'automazione, creando così temporanei attriti nel mercato del lavoro. Per quanto riguarda il mercato del lavoro, ad esempio, ad oggi non è ancora chiaro quale sarà l'esatto impatto dell'intelligenza artificiale.

Benché molte famiglie abbiano difficoltà a far quadrare i conti, i cittadini sono sempre più consapevoli della necessità di cambiare le modalità di produzione e di consumo. Tuttavia, non solo queste sfide possono colpire più duramente le classi a reddito medio-basso, ma anche i costi per modernizzare la casa, cambiare automobile o aggiornare le proprie competenze, ad esempio, possono rappresentare un onere maggiore per tali classi.

La transizione verso la sostenibilità ha conseguenze per i lavoratori delle aziende interessate e talvolta per intere regioni. Un principio fondamentale per consentirla è non lasciare indietro nessuno. La transizione non può essere realizzata a scapito di determinati gruppi di persone, comunità, settori o regioni. Tutti i membri della nostra società dovranno godere di pari opportunità per contribuire a un futuro europeo sostenibile e beneficiare della transizione. In particolare, dobbiamo favorire l'emancipazione delle donne, affinché possano accedere al mercato del lavoro e aspirare all'indipendenza economica.

Affinché la società s'immetta su un percorso sostenibile, dobbiamo fare in modo che le nostre politiche aiutino tutti i cittadini europei a realizzare il cambiamento, anche dotandoli delle competenze necessarie. La Commissione ha lanciato, ad esempio, l'iniziativa sulle regioni carbonifere in transizione, che aiuta a sviluppare strategie e progetti per una trasformazione sociale, economica e tecnologica sostenibile in determinate regioni dell'UE e che sarà estesa alle regioni ad alta intensità di carbonio. Queste prime iniziative, che anticipano le sfide connesse alla transizione, dovrebbero essere rafforzate e moltiplicate per altri settori in cui la trasformazione è necessaria, ad esempio l'industria automobilistica e alcuni settori alimentari.

Fare in modo che la transizione sia socialmente inclusiva, giusta ed equa è fondamentale anche per l'accettazione dei passaggi necessari da parte dell'opinione pubblica e perché alla fine sia un successo per tutti. È necessaria una maggiore e più equa partecipazione al mercato del lavoro e allo stesso tempo una maggiore attenzione alla qualità dei posti di lavoro e alle condizioni di lavoro. Ciò implica anche il rispetto dei diritti delle minoranze.

In tale contesto, una migrazione ordinata, legale e ben gestita può creare opportunità per l'economia europea, offrendo soluzioni per i cambiamenti demografici, sia nei paesi di origine che nei paesi di destinazione dei migranti. L'integrazione nel tessuto sociale e la piena partecipazione alla vita culturale, sociale o economica da parte di tutti i migranti legittimamente e legalmente residenti nell'UE sono responsabilità comuni, oltre ad essere cruciali per assicurare la coesione sociale 52 . 

La transizione verso la sostenibilità richiede inoltre investimenti in sistemi di protezione sociale efficaci e integrati, compresi servizi di qualità in materia di istruzione, formazione, apprendimento permanente, assistenza all'infanzia al di fuori dell'orario scolastico, assistenza sanitaria e a lungo termine. Tutto ciò è essenziale per garantire pari opportunità a tutti e promuovere la convergenza economica e sociale. I sistemi sanitari, in particolare, devono evolvere, diventare più facilmente accessibili e alla portata di tutti, offrire un migliore accesso ai medicinali, essere più incentrati sul paziente e focalizzare fortemente l'attenzione sulla promozione della salute e la prevenzione delle malattie. Inoltre, dovrebbero essere rafforzate e migliorate la pianificazione e le previsioni in materia di personale e bisognerebbe fare più ampio ricorso a tecnologie digitali efficienti sotto il profilo dei costi 53 . 

Gli investimenti sociali devono quindi restare tra le priorità principali dell'UE e dei suoi Stati membri. Il documento di riflessione sulla dimensione sociale dell'Europa 54 è un importante punto di riferimento e analizza in dettaglio le opzioni per adeguare i nostri modelli sociali alle sfide cui siamo confrontati. Il principale quadro di riferimento dell'UE per il futuro è il pilastro europeo dei diritti sociali, annunciato dalle istituzioni dell'UE nel novembre 2017. Scopo del pilastro è orientare un rinnovato processo di miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro. Esso stabilisce i principi e i diritti fondamentali nel campo dell'occupazione e del sociale. La nostra attenzione deve ora essere rivolta alla realizzazione delle azioni previste dal pilastro. Per il futuro, dobbiamo anche garantire che l'attuazione del pilastro contribuisca a dotare le persone di competenze adeguate per i vari impieghi che siano orientate al passaggio a un'economia "verde".

Deve inoltre proseguire la transizione verso la sostenibilità per aiutare gli Stati membri e le regioni a crescere e ad avvicinarsi gli uni agli altri, evitando nel contempo ingiustizie e disuguaglianze regionali diffuse nell'UE, nonché tra aree urbane e zone rurali e al loro interno.

Sebbene il 75 % del territorio dell'UE sia rurale, nelle aree urbane vivono i due terzi della popolazione dell'UE. Tali aree generano fino all'85 % del PIL dell'UE, sono responsabili del 60-80 % del consumo di energia e sono solitamente accomunate da problemi quali congestione, carenza di alloggi adeguati, inquinamento atmosferico e deterioramento delle infrastrutture 55 . L'attuazione e lo sviluppo dell'Agenda urbana per l'UE dovrebbe continuare ad essere una priorità e si dovrebbero intensificare le sinergie con le diverse politiche di sostenibilità e altri strumenti.

Inoltre, la maggior parte dei prodotti alimentari, dell'energia e dei materiali che consumiamo proviene dalle zone rurali, che sono pertanto essenziali per la transizione verso la sostenibilità. La bioeconomia è un esempio di ambito in cui è possibile dare un importante contributo alla decarbonizzazione della nostra economia, creando nel contempo posti di lavoro nelle zone rurali. Buoni esempi delle opportunità economiche per le zone rurali sono anche il turismo e i sistemi alimentari sostenibili, che comportano la protezione e la valorizzazione del patrimonio culturale e naturale.

Le misure dell'UE, come la politica di coesione e le politiche di sviluppo rurale (compresa l'azione dell'UE per i piccoli comuni intelligenti), non saranno sufficienti; pertanto tutti i soggetti coinvolti, anche a livello nazionale e regionale, dovranno fare la loro parte per accelerare la transizione verso la sostenibilità e applicare l'approccio normativo e altri approcci adeguati volti a rafforzare le zone rurali e a salvaguardare condizioni di vita eque.

3.2Attivatori trasversali per la transizione verso la sostenibilità

3.2.1Istruzione, scienza, tecnologia, ricerca, innovazione e digitalizzazione 

L'istruzione, la scienza, la tecnologia, la ricerca e l'innovazione sono un presupposto essenziale per un'economia dell'UE sostenibile in linea con gli OSS 56 . Dobbiamo continuare a svolgere attività di sensibilizzazione, ampliare le nostre conoscenze e perfezionare le nostre competenze. Occorre investire di più in questi settori, allineandoli agli OSS.

L'istruzione, la formazione e l'apprendimento permanente sono indispensabili per creare una cultura della sostenibilità. I leader dell'UE hanno convenuto di adoperarsi per realizzare uno spazio europeo dell'istruzione entro il 2025 al fine di sfruttare pienamente il potenziale dell'istruzione, della formazione e della cultura come volani per l'occupazione, la crescita economica e l'equità sociale. L'istruzione, oltre ad avere un valore intrinseco, è uno strumento prezioso per conseguire uno sviluppo sostenibile. Migliorare la parità di accesso a un'istruzione e una formazione di qualità lungo tutto l'arco della vita (dalla prima infanzia all'istruzione superiore, fino all'istruzione degli adulti) deve quindi essere oggetto di un'attenzione particolare. Gli istituti scolastici di tutti i livelli dovrebbero essere incoraggiati a far propri gli obiettivi di sviluppo sostenibile come orientamento per le loro attività e dovrebbero inoltre essere aiutati a diventare luoghi in cui le competenze relative alla sostenibilità non siano solo insegnate, ma anche attivamente praticate. Bisognerebbe inoltre riformare e modernizzare i sistemi scolastici, ad esempio costruendo scuole e campus "verdi" e sviluppando nuove competenze per l'economia digitale.

Tra le priorità per il futuro dovrebbero esserci il miglioramento delle competenze in materia di TIC e delle competenze digitali essenziali, in linea con il piano d'azione dell'UE per l'istruzione digitale 57 e l'intelligenza artificiale 58 . Sfruttare le potenzialità della trasformazione digitale per raggiungere gli OSS è una chiara priorità. L'UE è pienamente impegnata a sviluppare capacità e competenze nelle tecnologie digitali fondamentali quali la connettività, l'Internet degli oggetti, la cibersicurezza, la tecnologia blockchain o il calcolo ad elevate prestazioni, pur prestando attenzione ai potenziali effetti secondari negativi delle infrastrutture digitali.

L'intelligenza artificiale è un'area in cui siamo indietro rispetto alla Cina e agli Stati Uniti 59 e dobbiamo recuperare in fretta se vogliamo cogliere i vantaggi economici e al tempo stesso assumere un ruolo guida nella definizione del nuovo codice morale necessario per l'utilizzo di questa nuova tecnologia. In questo modo l'UE potrà contribuire a far sì che l'intelligenza artificiale costituisca un vantaggio netto per la vita e il lavoro delle persone. Grazie alla capacità di trattare grandi quantità di dati in tempo reale, l'intelligenza artificiale può aumentare notevolmente la produttività in molti settori, ad esempio la sanità, l'energia, l'agricoltura, l'istruzione e la protezione ambientale. Nel settore agricolo, ad esempio, i ricercatori utilizzano attualmente l'intelligenza artificiale e i big data per prevedere la resa delle colture diversi mesi prima del raccolto, il che può aiutare gli agricoltori ad incrementare la produttività, a prendere decisioni di semina consapevoli e, in ultima analisi, ad aumentare la sicurezza alimentare 60 .

La ricerca e l'innovazione hanno un importante ruolo di catalizzatori del cambiamento. Consentono di analizzare l'impatto dei cambiamenti e di garantire che qualunque transizione comporti un aumento del nostro benessere, oltre a permetterci di risparmiare denaro. Investire di più oggi nell'innovazione e nello sviluppo tecnologico apporterà benefici sul lungo periodo in termini di riduzione dei costi per raggiungere i nostri obiettivi a lungo termine, come quelli relativi al clima e all'ambiente. L'Europa ha le capacità intellettuali, le competenze e una creatività innata. Grazie ai punti di forza della sua ricca comunità di ricercatori e innovatori, l'UE gode di una posizione solida per guidare lo sviluppo e la diffusione di soluzioni innovative per la crescita verde e inclusiva che saranno applicabili nell'UE e a livello mondiale.

Tuttavia, per poter sfruttare appieno tale potenziale, gli Stati membri dell'UE devono aumentare la spesa per la ricerca. L'UE ha concordato che entro il 2020 il 3 % del PIL degli Stati membri dovrebbe essere investito nella ricerca, nello sviluppo e nell'innovazione, ma siamo ancora lontani dal raggiungere questo obiettivo.

A livello dell'UE, i programmi quadro per la ricerca e l'innovazione sono un catalizzatore per la competitività, la crescita e gli investimenti sostenibili. Per accelerare la transizione verso la sostenibilità, i finanziamenti per la ricerca e l'innovazione devono essere integrati da un approccio strategico agli investimenti, per consentire alle soluzioni innovative - che spesso richiedono investimenti ad alta intensità di capitale e ad alto rischio - di arrivare sul mercato. Per contribuire a ridurre il rischio di tali investimenti e renderli più attrattivi per il settore privato sono stati creati strumenti come il Fondo europeo per gli investimenti strategici. Anche il Consiglio europeo per l'innovazione proposto di recente può contribuire in questo senso aiutando gli innovatori, le start-up, le piccole imprese e i ricercatori di alto livello ad avere successo con progetti innovativi ad alto rischio, ad espandersi a livello internazionale e a beneficiare di un reciproco arricchimento intellettuale. 

L'UE e i suoi Stati membri potrebbero concentrarsi sul finanziamento di tecnologie all'avanguardia e rivoluzionarie e di imprese innovative che hanno il potenziale per diventare leader di mercato a livello dell'UE e mondiale nella transizione verso la sostenibilità, nonché sull'effettiva e tempestiva diffusione di tali innovazioni. Particolare attenzione dovrebbe essere prestata all'agricoltura e ai sistemi alimentari sostenibili e innovativi, alle tecnologie pulite, alla salute umana e animale, alle soluzioni per gli ecosistemi e ai prodotti e ai metodi di produzione efficienti sotto il profilo delle risorse. È necessario un quadro normativo in grado di stimolare l'efficace diffusione dell'innovazione per lo sviluppo sostenibile.

L'UE e i suoi Stati membri devono inoltre promuovere legami più forti tra ricercatori e imprese. I poli e gli incubatori dell'UE per la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione sono importanti per promuovere lo sviluppo sostenibile, e consentono a ricercatori e imprese di incontrarsi, scambiarsi le migliori prassi e stimolare l'innovazione. Al contrario delle grandi imprese, le piccole e medie imprese non sempre hanno i mezzi per sviluppare internamente le proprie attività di ricerca. Legami più forti e più diretti con la comunità dei ricercatori possono colmare questo divario.

Riquadro: L'Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT), con 40 poli di innovazione in tutta l'UE, riunisce l'istruzione, la ricerca e l'attività economica, che insieme costituiscono il cosiddetto triangolo della conoscenza. Sono state create diverse comunità della conoscenza e dell'innovazione (CCI) e sicuramente ne nasceranno altre. Queste comunità affrontano importanti sfide sociali per l'UE connesse agli OSS, come il clima, l'energia, i prodotti alimentari, la salute, le materie prime, il digitale, la mobilità urbana e le tecnologie produttive avanzate. Oltre 1 200 partner provenienti dal mondo delle imprese, della ricerca e dell'istruzione collaborano per affrontare tali sfide.

3.2.2Finanza, prezzi, fiscalità e concorrenza

I costi di un mancato intervento sono enormi nel medio e nel lungo periodo. Allo stesso tempo, la transizione verso la sostenibilità comporta notevoli investimenti a breve termine e un cambiamento globale del funzionamento del sistema finanziario. Il conseguimento degli OSS dovrebbe richiedere circa 4,5-6 migliaia di miliardi di euro a livello globale 61 . Per conseguire gli obiettivi dell'UE per il 2030 concordati a Parigi, in particolare la riduzione del 40 % delle emissioni di gas a effetto serra, occorrono investimenti supplementari dell'ordine di 180 miliardi di euro. I fondi pubblici devono essere orientati meglio e in maniera più intelligente verso il conseguimento degli OSS, ma potremo soddisfare le nostre esigenze solo se anche il settore privato si orienterà verso la sostenibilità. La mobilitazione di fondi per finanziare la transizione deve andare di pari passo con la graduale soppressione del finanziamento di progetti che pregiudicano la crescita economica verde e inclusiva.

Il piano di investimenti per l'Europa mira a mobilitare finanziamenti privati per il bene pubblico. Il braccio finanziario del piano (avviato nel 2015), il Fondo europeo per gli investimenti strategici, ha mobilitato finora 370 miliardi di euro in investimenti totali nei settori chiave necessari per la modernizzazione dell'economia europea, che comprendono l'energia rinnovabile, l'efficienza energetica, la ricerca, lo sviluppo e l'innovazione e le infrastrutture sociali, come l'edilizia sociale e le abitazioni a prezzi accessibili. Per il prossimo quadro di bilancio, dal 2021 al 2027, la Commissione ha proposto di raddoppiare le risorse di bilancio per il settore sociale, compresa l'imprenditoria sociale, e di finanziare unicamente le infrastrutture sostenibili. Il gruppo Banca europea per gli investimenti (BEI) è già oggi il maggiore finanziatore multilaterale per il clima nel mondo, con almeno il 25 % degli investimenti stanziati per la mitigazione dei cambiamenti climatici e l'adattamento agli stessi.

La Commissione - sulla base delle raccomandazioni di un gruppo di esperti ad alto livello - ha inoltre fissato una tabella di marcia per potenziare il ruolo della finanza nel conseguimento di un'economia efficiente in grado di produrre risultati in termini di obiettivi ambientali e sociali. Il piano d'azione sulla finanza sostenibile 62 e le successive proposte legislative aiuteranno gli investitori a prendere decisioni informate, sulla base di criteri chiari per determinare cosa costituisce un investimento sostenibile. Tutto ciò dovrebbe agevolare l'accelerazione e il potenziamento di investimenti più importanti in progetti sostenibili, sia nell'UE che nel resto del mondo, nonché incentivare gli investitori ad abbandonare gli investimenti non sostenibili.

Ulteriore attenzione dovrebbe essere rivolta a collegare la finanza sostenibile all'economia reale, in modo da far corrispondere l'aumento della domanda di prodotti e servizi sostenibili da parte degli investitori a un aumento dell'offerta. L'efficace attribuzione di un prezzo alle esternalità sarà fondamentale a tale riguardo. Ci si dovrebbe inoltre adoperare ulteriormente per informare i cittadini europei sul sistema di finanziamento, in modo che siano maggiormente a conoscenza delle attività svolte dalle aziende che finanziano e sappiano come fare per garantire che i gestori di fondi si assumano la responsabilità di un'eventuale gestione non sostenibile del loro denaro.

L'UE guida una transizione globale del sistema finanziario verso un percorso sostenibile attraverso:

üla definizione di un linguaggio comune: con un sistema di classificazione UE unificato ("tassonomia"), per definire quali attività economiche sono sostenibili e individuare gli ambiti in cui gli investimenti sostenibili possono avere il maggiore impatto;

üla riduzione del rischio di greenwashing: con la creazione di standard ed etichette per i prodotti finanziari verdi per consentire agli investitori di individuare facilmente gli investimenti che rispettano i criteri ambientali o di basse emissioni di carbonio;

ül'integrazione della sostenibilità nella consulenza in materia di investimenti: con l'imposizione alle imprese di assicurazione e di investimento dell'obbligo di consigliare i clienti in base alle loro preferenze in materia di sostenibilità;

ülo sviluppo di indici di riferimento in materia di sostenibilità e la promozione della trasparenza;

üla chiarificazione degli obblighi degli investitori istituzionali e dei gestori di attivi: facendo in modo che tengano conto della sostenibilità nelle loro decisioni di investimento e migliorino gli obblighi di informativa;

üil miglioramento della trasparenza per quanto riguarda le comunicazioni societarie: con la revisione delle linee guida in materia di comunicazione delle informazioni di carattere non finanziario;

ül'integrazione della sostenibilità nei requisiti prudenziali: con l'introduzione di un fattore di sostegno verde ove giustificato dal punto di vista del rischio per salvaguardare la stabilità finanziaria.

Per salvaguardare la capacità finanziaria delle autorità pubbliche di investire nella transizione verso la sostenibilità occorre altresì intervenire per realizzare una riforma di bilancio sostenibile a tutti i livelli. Bisogna rafforzare la lotta contro l'evasione fiscale e l'elusione dell'imposta sulle società. È necessaria una cooperazione a livello transnazionale per affrontare il problema dei paradisi fiscali, che erodono la base imponibile sia dell'UE che dei paesi in via di sviluppo.

Ed è ancora più importante che i sistemi fiscali e i prezzi nell'UE siano progettati in modo da riflettere i costi reali, risolvere i principali problemi sociali e ambientali e innescare cambiamenti a livello comportamentale in tutti i comparti economici. Affinché la concorrenza sia sostenibile i prezzi devono rispecchiare i costi reali della produzione e dell'uso (internalizzazione delle esternalità) 63 . 

Le autorità di regolamentazione, i dirigenti aziendali e la società civile devono collaborare per assicurare parità di condizioni in linea con gli OSS e stimolare uno sviluppo in cui i prodotti e i servizi sostenibili siano anche quelli più convenienti dal punto di vista economico.

Ciò dovrebbe comportare modifiche dei sistemi fiscali che inducano gli Stati membri a ridurre le imposte sul lavoro e ad aumentare quelle sui capitali, sull'inquinamento, sulle risorse a prezzi eccessivamente bassi e su altre esternalità ambientali 64 . È necessario applicare i principi "chi usa paga" e "chi inquina paga" per prevenire e correggere situazioni di degrado ambientale ed evitare che gli oneri ricadano sui contribuenti. Attualmente nell'UE il gettito fiscale da lavoro è ancora otto volte più elevato delle entrate derivanti dalle tasse ambientali, e nel corso degli anni solo un numero limitato di Stati membri ha ridotto la percentuale delle imposte sul lavoro aumentando nel contempo quella delle imposte ambientali.

I costi esterni dei trasporti nell'UE sono notevoli

La Commissione europea ha avviato uno studio sull'internalizzazione dei costi esterni per tutte le modalità di trasporto e riguardante la congestione, gli incidenti, le emissioni di CO2, il rumore, l'inquinamento atmosferico, i danni agli habitat, e ha confrontato tali costi con quelli pagati dagli utenti. L'obiettivo è valutare in quale misura i principi "chi usa paga" e "chi inquina paga" sono applicati nell'UE e individuare le opzioni per un'ulteriore internalizzazione delle esternalità negative. Sulla base dei risultati preliminari, il livello complessivo dei costi esterni dei trasporti negli Stati membri dell'UE è stimato intorno a 1 000 miliardi di euro l'anno, ossia quasi il 7 % del PIL. I risultati dello studio, che dovrebbe essere completato entro la metà del 2019, alimenteranno in misura significativa i prossimi dibattiti sul futuro delle politiche dei trasporti dell'UE.

È inoltre necessario assicurare che la transizione sia socialmente equa, che i suoi costi siano equamente ripartiti tra i contribuenti e che ciascuno paghi la propria parte. Il necessario spostamento dell'imposizione e l'abolizione degli incentivi finanziari controproducenti, come le sovvenzioni ai combustibili fossili, possono avere implicazioni regressive e colpire più duramente i meno abbienti. I responsabili politici devono pertanto utilizzare tutte le pertinenti leve e, oltre ad adottare ad esempio misure attive per il mercato del lavoro e per l'istruzione e la formazione, devono garantire che la transizione vada di pari passo con misure che rendano i sistemi fiscali e la gamma delle misure fiscali più progressivi e tenere conto dei gruppi più vulnerabili 65 .

Per il futuro, è importante anche armonizzare la tassazione delle esternalità sociali e ambientali negative nel mercato unico dell'UE per consentire la transizione verso un'economia più efficiente e sostenibile e assicurare parità di condizioni alle imprese 66 . Ad esempio, il vigente quadro giuridico dell'UE per la tassazione dell'energia contraddice tuttora gli obiettivi che l'Unione si è prefissata in materia di ambiente e di cambiamenti climatici 67 , con effetti negativi sugli obiettivi d'intervento concordati. Abbandonare il voto all'unanimità in sede di Consiglio, in linea con la comunicazione della Commissione "Verso un processo decisionale più efficiente e democratico nella politica fiscale dell'UE" 68 , sarà una condizione indispensabile per il cambiamento.

Inoltre, la concorrenza è un elemento importante del policy mix complessivo e della transizione verso la sostenibilità. La politica della concorrenza contribuisce alla "democrazia economica" e all'uguaglianza, consentendo di ottenere prezzi accessibili, qualità e scelta e di ridurre il potere economico consolidato non basato sul merito. I dati 69 dimostrano che la politica della concorrenza favorisce in parte le famiglie più povere rispetto a quelle più ricche e conduce a una ripartizione delle risorse più efficiente, oltre a promuovere l'innovazione, in particolare sul versante tecnologico.

Riquadro: La politica degli aiuti di Stato dell'UE, in particolare dalla sua modernizzazione avvenuta negli ultimi anni, è stata orientata verso la sostenibilità. Il 94 % del volume totale degli aiuti di Stato nell'UE è stato destinato a obiettivi orizzontali di interesse comune, come la protezione dell'ambiente, la ricerca, lo sviluppo, l'innovazione e lo sviluppo regionale. Il 54 % della spesa totale è andato a interventi a favore dei risparmi ambientali ed energetici 70 .

3.2.3Condotta responsabile e responsabilità sociale delle imprese e nuovi modelli d'impresa 

Le imprese sono chiamate a svolgere un ruolo chiave nella transizione verso la sostenibilità. Nel corso degli ultimi decenni, sia su base volontaria sia incoraggiate dalle autorità pubbliche, un numero in continua crescita di imprese ha fatto della responsabilità sociale e ambientale un elemento centrale della propria missione aziendale. Sempre più imprese considerano gli OSS come parte integrante della loro strategia per la competitività e la crescita e hanno compreso che il modello dell'impresa responsabile può determinare una crescita e profitti più sostenibili, nuove opportunità di mercato e valore a lungo termine per gli azionisti.

Data la crescente complessità e la globalizzazione delle catene di approvvigionamento, è importante promuovere l'applicazione di elevati standard di sostenibilità anche nei paesi terzi. Le pratiche commerciali e i modelli di consumo e di produzione delle imprese e dei consumatori dell'UE non dovrebbero contribuire per via indiretta alle violazioni dei diritti umani o al degrado ambientale in altre parti del mondo.

Negli ultimi due anni l'UE ha rafforzato i diritti degli azionisti 71 e degli investitori 72 aiutandoli a comprendere gli aspetti finanziari e non finanziari dei risultati conseguiti dalle imprese e mettendoli così in grado di chiedere meglio conto alle imprese del loro operato. L'UE ha inoltre integrato nuovi criteri ambientali e sociali nella legislazione in materia di appalti pubblici al fine di incoraggiare le imprese a sviluppare prodotti e servizi socialmente responsabili. L'UE ha adottato il regolamento sui minerali provenienti da zone di conflitto 73 , al fine di garantire che le sue imprese importino determinati minerali e metalli esclusivamente da fonti responsabili che non usano gli utili della loro attività per finanziare conflitti armati. In questo contesto, è di particolare rilevanza anche il piano d'azione adottato di recente sulla finanza sostenibile, che crea un collegamento tra il sistema della finanza e progetti più sostenibili 74 .

È tuttavia possibile fare di più a tutti i livelli. A livello dell'UE, l'individuazione di una serie di misure adeguate e di modi concreti per promuovere una condotta più sostenibile delle imprese si traduce in ulteriori risultati, rafforzando la competitività delle imprese europee del settore. Si dovrà riflettere su diverse formule per incentivare le imprese a integrare gli OSS nelle loro operazioni, anche esplorando il potenziale delle tecnologie emergenti e dell'economia circolare. Nella sua azione sia interna che esterna, l'UE dovrà continuare a promuovere l'attuazione di orientamenti e di principi in materia di comportamento responsabile delle imprese concordati a livello internazionale, quali i principi guida delle Nazioni Unite sulle imprese e sui diritti umani. Ciò è importante anche per garantire la parità di condizioni a livello internazionale.

Guardando al futuro, l'economia collaborativa — in cui i consumatori possono interagire direttamente — può altresì fornire un importante contributo alla crescita sostenibile e all'emergere di modelli imprenditoriali più sostenibili laddove essi siano incoraggiati e sviluppati in modo responsabile. Tuttavia, le risposte normative disomogenee attualmente fornite all'interno dell'UE creano incertezza fra gli operatori tradizionali, i nuovi prestatori di servizi e i consumatori e ostacolano la crescita dell'economia collaborativa nell'UE e dei servizi nuovi e innovativi ad essa associati.

Anche l'imprenditoria sociale — che mira a risolvere i problemi a livello di comunità — può svolgere un ruolo importante nell'affrontare le sfide legate alla sostenibilità, favorendo al contempo la crescita inclusiva e la creazione di posti di lavoro a livello locale, la prosperità condivisa e l'inclusione sociale. Le attuali imprese sociali tendono a concentrarsi in determinate nicchie, soprattutto in contesti locali, e hanno difficoltà a crescere a livello dell'UE. Il finanziamento resta un grave problema, ed è per questo che l'UE sta stanziando fondi più consistenti a favore delle imprese sociali. Come per l'economia collaborativa, anche in questo settore il complicato quadro normativo o la mancanza di norme specifiche possono costituire un ostacolo, unitamente a restrizioni a livello locale. In Francia, ad esempio, un quadro giuridico ad hoc, istituito nel 2014, ha riconosciuto la specificità del settore, dando nuovo slancio alle imprese.

3.2.4Un commercio aperto e fondato su regole

Un commercio aperto e fondato su regole rappresenta uno degli strumenti migliori per aumentare la nostra prosperità e quella dei nostri partner, il nostro tenore di vita e la sostenibilità del nostro pianeta e delle nostre democrazie. Se l'obiettivo è riuscire a realizzare un'Europa sostenibile in un mondo sostenibile, è importante utilizzare le nostre istituzioni multilaterali e gli accordi commerciali bilaterali e multilaterali per definire norme globali.

Tendenze protezionistiche e un approccio che pone il proprio paese prima degli altri sono suscettibili di provocare conflitti e rappresentano inoltre un forte ostacolo allo sviluppo sostenibile del pianeta, un obiettivo che tipicamente richiede la cooperazione internazionale. Per molteplici motivi è nell'interesse vitale dell'UE sostenere vigorosamente e mantenere il sistema multilaterale.

Nel contesto della transizione verso la sostenibilità, dobbiamo collaborare ancora più attivamente con partner che condividono i nostri stessi principi per negoziare nuove norme progressive che tengano conto dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. L'Agenda riconosce il ruolo fondamentale di un sistema commerciale multilaterale basato su regole, con l'Organizzazione mondiale del commercio (OMC) come fulcro per promuovere il raggiungimento degli OSS. Gli sforzi costruttivi che l'UE sta compiendo per modernizzare l'OMC sono quindi essenziali.

Laddove alcuni protagonisti sulla scena mondiale stanno facendo marcia indietro rispetto agli accordi commerciali internazionali, nuove opportunità emergono per l'UE. L'Unione, che con quasi mezzo miliardo di consumatori rappresenta il mercato interno più sviluppato al mondo, è in grado di colmare gli spazi lasciati vuoti da altri paesi, e lo sta già facendo. Inoltre l'Unione sta portando il commercio su un livello nuovo e più sostenibile. Tutti i nuovi accordi commerciali e di investimento dell'UE comprendono ora un capitolo dedicato allo sviluppo sostenibile che appoggia e promuove le norme sociali e ambientali. L'accordo di partenariato economico firmato con il Giappone nel luglio 2018 è il primo accordo che mira ad approfondire gli impegni assunti nel quadro dell'accordo di Parigi sul clima. Nel settembre 2018 l'UE e il Canada hanno concordato di cooperare su commercio e cambiamento climatico nel quadro dell'accordo economico e commerciale globale (CETA). L'UE sta negoziando specifiche disposizioni di genere in sede di modernizzazione del nostro accordo di associazione con il Cile.

Riquadro: La Commissione Juncker ha adottato o ha iniziato ad attuare otto accordi commerciali con 12 paesi, tra cui il Canada, l'Ucraina, Singapore, il Vietnam, il Giappone e vari paesi africani e del Pacifico 75 . Attualmente è parte contraente di 39 accordi commerciali con 70 paesi in tutto il mondo. Le disposizioni in materia di commercio e sviluppo sostenibile sono al centro degli accordi di libero scambio dell'UE dal 2010.

La Commissione ha proposto 15 punti per migliorare l'attuazione e l'applicazione dei capitoli sul commercio e sullo sviluppo sostenibile negli accordi commerciali sottoscritti dall'UE 76 . L'accento è posto su una maggiore cooperazione con attori diversi, un'esecuzione più efficace, anche tramite un uso più assertivo dei capitoli sulla sostenibilità del meccanismo di composizione delle controversie esistente, e una comunicazione e trasparenza rafforzate.

Nell'ambito dei suoi sforzi volti a sostenere i paesi in via di sviluppo, l'UE concede preferenze commerciali unilaterali sulla base del sistema di preferenze generalizzate. Le preferenze sono subordinate al rispetto, da parte dei paesi beneficiari, dell'attuazione dei principali accordi e convenzioni internazionali in materia di diritti umani e del lavoro, protezione ambientale e buona governance; in tal modo i paesi in via di sviluppo vengono incentivati a costruire la loro crescita economica su modelli sostenibili. In caso di gravi e sistematiche violazioni dei principi di tali convenzioni, la Commissione può revocare temporaneamente le preferenze concesse.

3.2.5Governance e garanzia di coerenza politica a tutti i livelli 

Per realizzare un reale cambiamento in materia di sostenibilità, che vada a beneficio di tutti i cittadini europei attraverso il conseguimento degli OSS, ci vuole un approccio globale. L'UE, i suoi Stati membri e i suoi partner devono tenere conto delle interrelazioni tra le varie sfide e opportunità connesse alla sostenibilità e incentivare la coerenza tra i diversi ambiti, settori e livelli di intervento del processo decisionale.

Il rispetto dello Stato di diritto, la democrazia e i diritti fondamentali costituiscono la nostra stessa identità. Si tratta di principi e di valori non negoziabili sanciti dai trattati dell'UE: essi sono le fondamenta su cui costruiamo. Questi principi e valori, inoltre, sono parte integrante dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e degli OSS. Lo stesso vale per i principi della pace, della giustizia e di istituzioni forti, di cui l'UE è sempre stata una convinta sostenitrice. Questi principi e valori comuni non si realizzano da soli: l'UE, gli Stati membri e tutti i cittadini europei devono sostenerli, mantenerli e corroborarli. Il contributo delle parti sociali è importante. Questo partenariato deve essere mantenuto e rafforzato al fine di assicurare una governance efficace e una adeguata coerenza delle politiche.

Oltre a questi principi di base, è essenziale assicurare la coerenza delle strategie in tutti i settori, coerenza le cui fondamenta sono la pianificazione, gli interventi basati su dati concreti, l'inclusività, l'efficacia, il rispetto dei principi di sussidiarietà e di proporzionalità, la misurazione e il monitoraggio. Una migliore regolamentazione e una migliore governance a tutti i livelli sono essenziali anche a tale riguardo. Valutazioni d'impatto approfondite sono necessarie per tutte le opzioni politiche, mentre devono essere ridotti al minimo e mitigati i compromessi relativi agli obiettivi delle politiche economica, sociale e ambientale. Occorre affrontare in modo efficace e strutturale le lacune esistenti a livello di attuazione, che mettono a rischio la coerenza di una politica sostenibile.

Gli OSS sono concepiti come indissociabili gli uni dagli altri e molti di essi coprono più settori d'intervento. Di conseguenza, una migliore cooperazione tra le amministrazioni deve essere accompagnata da una maggiore coerenza tra i diversi settori di intervento. L'alimentazione, l'energia e la gestione delle risorse idriche sono settori strettamente connessi. Lo stesso vale, ad esempio, per i trasporti, la qualità dell'aria e la salute. Questo approccio, noto come "nexus approach", deve esprimersi in progetti multisettoriali a tutti i livelli, capaci di affrontare le interconnessioni tra gli OSS. La Commissione europea sta seguendo questo approccio mediante l'adozione di un metodo di lavoro che elimina la compartimentazione a livello sia dei Commissari che di tutto il personale della Commissione.

La coerenza delle politiche non interessa solo il livello interno, ma anche l'impatto delle politiche interne sulla dimensione esterna, e viceversa. Dobbiamo fare in modo di non esportare la nostra impronta ecologica o creare povertà, disuguaglianze e instabilità in altre parti del mondo. In quanto europei siamo del tutto consapevoli che gli impatti negativi che si manifestano altrove avranno a loro volta un effetto boomerang per la nostra economia e la nostra società, ad esempio rafforzando le cause all'origine della migrazione. L'UE è impegnata a favore della coerenza delle politiche per lo sviluppo, e tale impegno garantisce che sia sistematicamente preso in considerazione l'impatto delle politiche interne dell'UE sui paesi in via di sviluppo. Il relativo monitoraggio è stato integrato nel follow-up generale che la Commissione fa dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite 77 . 

Affinché le politiche abbiamo successo sono necessari obiettivi chiari e misurabili, in modo da poter monitorare i progressi compiuti e mettere i risultati a disposizione del pubblico. Il raggiungimento di un accordo su questi obiettivi e la creazione di un sistema di monitoraggio potrebbero essere il prossimo passo a livello dell'UE. Il Consiglio europeo si è compiaciuto dell'intenzione della Commissione di pubblicare il presente documento di riflessione per preparare il terreno a una strategia globale di attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite nel 2019 nella quale poter incorporare tale esercizio.

L'attuazione degli OSS richiede una cooperazione efficace a livello dell'UE, nazionale, regionale e locale. Le raccomandazioni contenute nella comunicazione della Commissione «I principi di sussidiarietà e proporzionalità: rafforzarne il ruolo nel processo di definizione delle politiche dell'UE», che ha fatto seguito alla task force per la sussidiarietà e la proporzionalità e per «fare meno in modo più efficiente», forniscono una tabella di marcia per conseguire tale obiettivo 78 . La Commissione e altri organi dell'UE potrebbero nello specifico agevolare lo scambio di migliori pratiche tra città e regioni e definire i parametri per un approccio territoriale per il conseguimento degli OSS

La società civile, il settore privato e il mondo accademico devono certamente essere parte di questo dialogo e delle misure di esecuzione. La piattaforma multipartecipativa ad alto livello per gli OSS, istituita dalla Commissione europea nel 2017 79 , ha rappresentato un valido esercizio per riunire idee trasversali. Il contributo della piattaforma è stato estremamente utile per il lavoro della Commissione ed è allegato al presente documento di riflessione. Il gruppo di esperti ad alto livello sulla finanza sostenibile è un altro esempio positivo di cooperazione intersettoriale che è stato fondamentale per la preparazione del piano d'azione della Commissione sulla finanza sostenibile.

Nel caso di sfide complesse, che devono conciliare un'ampia gamma di interessi concorrenti, i partenariati tra più parti interessate potrebbero essere ulteriormente promossi al fine di tener conto dell'interdipendenza tra i diversi OSS.

D'altro canto, l'approccio della governance multilivello esige che gli sforzi dell'UE siano ben articolati a livello di governance globale. Nell'attuazione degli OSS dobbiamo affrontare molte sfide che non conoscono frontiere. È pertanto necessario un più forte orientamento "verso l'esterno", in stretta cooperazione con i partner dell'UE in tutto il mondo e a tutti i livelli. In sede di Nazioni Unite, il Forum politico di alto livello svolge un ruolo fondamentale, in particolare per registrare i progressi compiuti. L'Unione europea, in quanto decisa sostenitrice del multilateralismo, può assumere un ruolo guida per garantire una corretta rendicontazione sui progressi compiuti verso il raggiungimento degli OSS e insistere sulla necessità di un'attuazione e di un controllo rigorosi da parte di tutti i partner.

4L'UE pioniere mondiale dello sviluppo sostenibile

L'UE e le Nazioni Unite sono partner naturali negli sforzi volti a creare un mondo migliore e più sicuro per tutti. Non abbiamo bisogno di più muri, ma di regole globali rispettate da tutti. Il sistema fondato su regole è il garante migliore della sostenibilità della nostra economia e della nostra società. Soltanto la diplomazia multilaterale può trovare soluzioni alle sfide internazionali. La strategia globale dell'Unione per la politica estera e di sicurezza dell'UE riconosce l'importanza degli OSS in quanto priorità trasversale; a tale riguardo occorrono sforzi concertati da parte dell'UE e dei suoi Stati membri nelle loro relazioni con il resto del mondo.

La recrudescenza di conflitti violenti in tutto il mondo, in particolare negli ultimi cinque anni, ci ha ricordato ancora una volta che la pace e la sicurezza nell'UE dipendono anche dalla sua capacità di contribuire a creare e a sostenere la pace in altre parti del mondo. L'esperienza dell'UE nel costruire la pace in Europa le conferisce potere di persuasione ("soft power") e credibilità come attore globale per il conseguimento di una pace e di una prosperità sostenibili.

L'UE deve anche continuare a condividere soluzioni sostenibili a problemi globali in quanto le nostre politiche avranno solo un impatto limitato sul pianeta se gli altri perseguono politiche opposte. Aiutando e incoraggiando gli altri a seguire le nostre azioni, l'UE può promuovere condizioni di parità che consentano a tutti di competere alle stesse condizioni. La condivisione delle soluzioni dell'UE all'estero comporta un maggior numero di posti di lavoro e una crescita sostenibile più forte, non solo nei paesi partner, ma anche all'interno della stessa UE.

Infine, per ottenere i migliori risultati possibili nella transizione verso un'economia verde e inclusiva, dobbiamo convincere i nostri partner globali a unirsi a noi, dimostrando che un modello di sviluppo sostenibile globale basato sui nostri valori e principi fondamentali è il modo migliore per garantire la prosperità condivisa e un mondo sostenibile. Il lavoro svolto all'interno dell'UE sugli OSS e la sua proiezione verso l'esterno sono due facce della stessa medaglia. È nell'interesse dell'UE svolgere un ruolo di primo piano nell'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite anche a livello globale, attraverso l'azione esterna.

L'UE e i suoi Stati membri sono il principale donatore mondiale di aiuti allo sviluppo e assistenza umanitaria. L'UE è impegnata collettivamente nell'aumentare il proprio contributo agli aiuti ufficiali allo sviluppo per raggiungere almeno lo 0,7 % del suo reddito nazionale lordo annuo. Attraverso la cooperazione con 150 paesi partner in tutto il mondo, la cooperazione allo sviluppo dell'UE è certamente un mezzo per far uscire le persone dalla povertà e garantire dignità e parità, ma anche per creare società pacifiche, giuste e inclusive. Il protrarsi della crisi impone all'UE di proseguire il suo sforzo concertato per affrontare le esigenze umanitarie e combattere al contempo le cause profonde della povertà, dei trasferimenti forzati di popolazione, della fragilità e dell'instabilità.

Il nuovo consenso europeo in materia di sviluppo spinge esplicitamente l'azione dell'UE verso l'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, con l'obiettivo primario di eliminare la povertà. Uno dei suoi principali punti di forza risiede nel fatto che si tratta di un impegno comune da parte dell'UE e di tutti i suoi Stati membri per collaborare meglio, anche attraverso una maggiore programmazione comune e un più efficace coordinamento sul campo. Questo nuovo orientamento dovrebbe migliorare ulteriormente grazie al futuro strumento di finanziamento esterno dell'UE, studiato espressamente per sostenere l'attuazione degli OSS.

Proseguiremo il nostro attivo impegno nei confronti dei paesi partner tramite i dialoghi politici, che si fondano sugli OSS e sono accompagnati dall'assistenza finanziaria e dalla cooperazione allo sviluppo. Il nuovo partenariato UE con i paesi dell'Africa, dei Caraibi e del Pacifico, che sostituirà l'attuale accordo di Cotonou, dovrebbe puntare ad aumentare la prosperità attraverso il conseguimento degli OSS. Guardando al futuro, la costruzione di un partenariato e di una cooperazione forti con l'Africa su un piede di parità dovrebbe essere di particolare importanza per l'UE e per i suoi Stati membri. L'UE ha un forte interesse in un continente africano che prosperi dal punto di vista economico e politico, con maggiori opportunità di crescita, occupazione locale, nuovi modelli commerciali e relazioni commerciali reciprocamente vantaggiose con l'Europa. In parallelo, l'impegno preso dall'UE in un'ampia gamma di settori con i paesi in via di sviluppo più avanzati può avere un impatto significativo sullo sviluppo sostenibile a livello planetario.

Coinvolgere pienamente il settore privato e stimolare gli investimenti sostenibili anche al di là dei confini dell'UE rimane una priorità. Il piano europeo per gli investimenti esterni ha creato nuovi standard per l'impiego di fondi pubblici al fine di mobilitare investimenti privati per lo sviluppo sostenibile nei paesi partner, a partire dall'Africa e dal vicinato dell'UE 80 . La nuova alleanza Africa-Europa per gli investimenti sostenibili e l'occupazione, lanciata nel settembre 2018, ha un forte potenziale per sbloccare gli investimenti sostenibili, con la prospettiva di creare fino a 10 milioni di posti di lavoro in Africa nei prossimi cinque anni.

Poiché i paesi in via di sviluppo incontrano difficoltà soprattutto per accedere a finanziamenti adeguati alle loro esigenze in termini di infrastrutture sostenibili ed efficienza energetica, la natura globale dei mercati finanziari potrebbe offrire grandi potenzialità per sostenere tutti i paesi nel loro percorso di transizione, rispondendo alle esigenze locali con fonti di finanziamento mondiali. Un allineamento degli strumenti e delle iniziative di finanziamento sostenibili tra le diverse giurisdizioni garantirebbe mercati compatibili per attività finanziarie sostenibili a livello transfrontaliero, realizzando economie di scala ed evitando la frammentazione. Ciò creerebbe nuove importanti opportunità di investimento per le imprese e il settore finanziario a livello mondiale.

L'UE aspira ad essere in prima linea nel coordinamento degli sforzi internazionali verso la creazione di un sistema finanziario che promuova la crescita sostenibile a livello mondiale. Al fine di migliorare la cooperazione e sfruttare le sinergie, sarebbe opportuno istituire una rete internazionale di giurisdizioni che comprenda sia i paesi sviluppati sia i paesi in via di sviluppo impegnati a far progredire la finanza sostenibile. Una strategia e un'architettura internazionale coerenti, che facciano leva sugli sforzi di istituzioni quali la Banca mondiale, l'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, la Banca europea per gli investimenti e la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo, contribuirebbero a sviluppare la finanza sostenibile e a mobilitare gli investitori internazionali a favore di investimenti sostenibili in tutto il mondo. Nuove tecnologie e soluzioni di finanziamento innovative offrono grandi opportunità supplementari per creare collegamenti tra investitori globali e progetti sostenibili.

I cambiamenti climatici e il degrado ambientale costituiscono sempre più una delle maggiori minacce alla pace e alla sicurezza nel mondo e, in assenza di azioni decisive, diverranno una fonte ancora maggiore di rischi a livello globale, compresi i trasferimenti forzati e la migrazione. L'UE deve assumere un ruolo guida, anche per quanto riguarda la rigorosa attuazione dell'accordo di Parigi sul clima e nel perseguimento degli sforzi internazionali per decarbonizzare il settore dei trasporti. L'UE potrebbe inoltre avviare accordi globali vincolanti in materia di economia circolare, impiego delle risorse e biodiversità.

L'essere antesignani nella transizione verso un'economia verde e inclusiva, insieme al forte impulso dato alla definizione di regole internazionali, ci consentirà di stabilire una serie di norme valide in tutto mondo e ci conferirà un forte vantaggio competitivo sul mercato globale.

5Scenari per il futuro

 

L'UE è pienamente impegnata nel conseguimento e nell'attuazione degli obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite. In vista dell'imminente nuovo ciclo politico, è giunto il momento di definire di comune accordo in che modo intendiamo rispettare gli impegni che abbiamo preso collettivamente. Le istituzioni dell'UE devono decidere a quali strutture, strumenti e politiche intendono ricorrere per attuare e conseguire gli OSS e per aiutare e guidare i nostri partner. Vi sono idee diverse sul modo migliore per raggiungere questi obiettivi, e ciascuna istituzione - Parlamento, Consiglio e Commissione - ha le proprie competenze in linea con i trattati e con gli impegni internazionali dell'UE.

Nell'ottobre 2018 il Consiglio europeo si è compiaciuto dell'intenzione della Commissione di pubblicare il presente documento di riflessione, che prepara il terreno a una strategia globale di attuazione nel 2019.

Sulla base degli orientamenti del Consiglio europeo, il presente documento di riflessione definisce tre diversi scenari per guidare la discussione su come conseguire al meglio gli OSS grazie a una suddivisione dei ruoli che sia efficace al massimo. Tale riflessione intende promuovere, nei prossimi mesi, un dibattito tra i cittadini, le parti interessate, i governi e le istituzioni allo scopo di ispirare l'elaborazione dell'agenda strategica dell'UE 2019-2024 e le priorità del prossimo Presidente della Commissione europea.

Tutti e tre gli scenari si fondano sulla premessa comune che gli Stati membri, le imprese e la società civile dell'UE riconoscono ampiamente la necessità di un maggiore impegno se l'UE e il mondo vogliono assicurare un futuro sostenibile e conseguire gli OSS entro il 2030 e oltre, nell'interesse di un'economia moderna, di un ambiente pulito e del benessere dei nostri cittadini, garantendo al contempo un pianeta abitabile.

Vi è anche accordo sul fatto che, mentre la sostenibilità richiede un'azione su scala europea, in ultima analisi possiamo davvero riuscire a conseguire i nostri obiettivi solo con un approccio globale. Inoltre, per far sì che l'Europa continui a svilupparsi come continente prospero, occorre sostenere il recupero economico e sociale di una parte significativa del mondo in via di sviluppo. Nella stessa ottica, sostenere il progresso economico dei paesi in via di sviluppo verso il raggiungimento degli OSS contribuisce anche a sostenere una vasta gamma di interessi strategici dell'UE, tra cui la riduzione della migrazione irregolare. Gli OSS, sottoscritti da 193 Stati, offrono il quadro globale migliore, più moderno e più completo su cui basare il nostro lavoro.

Adesso il dibattito europeo si concentra su cosa fare e su come procedere. I tre scenari proposti delineano risposte diverse, ma partono tutti dall'idea che l'UE goda di un forte vantaggio competitivo per assumere un ruolo guida a livello mondiale e riuscire in questa azione pioneristica. Gli scenari non sono né restrittivi né prescrittivi. Intendono offrire una gamma di idee e stimolare il dibattito e la riflessione. Il risultato finale potrebbe essere una combinazione di taluni elementi tratti dai singoli scenari.

Scenario 1 Una strategia generale dell'UE relativa agli OSS per guidare le azioni dell'UE e degli Stati membri

Un modo di rispondere alle sfide che abbiamo di fronte è quello di approvare al più alto livello politico dell'UE gli OSS concordati a livello mondiale come obiettivi strategici generali per l'UE e i suoi Stati membri. Un tale approccio sarebbe in linea con le raccomandazioni della piattaforma multipartecipativa ad alto livello per gli OSS.

In questo scenario, l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e gli OSS costituiscono la nostra bussola e la nostra mappa e determinano così il quadro strategico per l'UE e i suoi Stati membri.

L'azione strategica dell'UE e degli Stati membri, comprese le autorità regionali e locali, dovrebbe essere portata avanti e coordinata in modo efficace. Un approccio congiunto a tutti i livelli di governo sarebbe stimolato in stretta cooperazione con tutte le parti interessate. Questo approccio comprenderebbe una forte componente riguardante le relazioni dell'UE con i paesi terzi allo scopo di rafforzare ulteriormente l'azione internazionale in materia di sostenibilità.

Lo scenario prevede la creazione di un «processo europeo di coordinamento della strategia per gli OSS» al fine di valutare periodicamente e monitorare i progressi compiuti nell'attuazione, riflettendo così la natura trasversale e l'interconnessione tra gli OSS, compresa la governance interna della Commissione europea.

In pratica

üGli obiettivi specifici di attuazione degli OSS sono definiti a livello dell'UE e una strategia generale dell'UE per gli OSS è attuata dalla Commissione, dal Parlamento europeo e dal Consiglio;

üstrategie nazionali globali in materia di OSS sono sviluppate a livello nazionale;

ütraguardi concreti e scadenzati per il 2030 sono proposti dalla Commissione e approvati dal Consiglio europeo;

üil principio «sustainability first» (privilegiare la sostenibilità) è integrato nell'Agenda «Legiferare meglio» dell'UE e dei suoi Stati membri;

üun meccanismo di rendicontazione e monitoraggio dei progressi compiuti verso gli OSS a livello dell'UE e degli Stati membri è istituito e coordinato, ad esempio nell'ambito del semestre europeo;

üil ruolo della piattaforma multipartecipativa sugli OSS è rafforzato attraverso un ruolo specifico nel monitoraggio dell'attuazione degli OSS;

ül'UE rafforza ulteriormente la sua azione esterna in materia di sostenibilità e mira tutte le azioni di politica esterna verso l'attuazione degli OSS.

Pro e contro

+Creazione di una forte visione positiva comune per il futuro sostenibile dell'Europa in tutta l'UE;

+rafforzamento della titolarità politica e del coordinamento tra tutti i livelli di governance all'interno dell'UE e, dato il carattere transfrontaliero delle sfide dell'UE, miglioramento delle possibilità di realizzare l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e una crescita verde e inclusiva per l'Unione europea;

+forte segnale a livello internazionale in merito al pieno impegno dell'UE di rispettare gli obblighi internazionali, l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e gli OSS, a livello sia interno che esterno;

+chiarezza e trasparenza nelle comunicazioni e coinvolgimento delle parti interessate;

-rischio che l'approccio non sia sufficientemente adattato alle specificità e alle sfide dei singoli Stati membri in quanto il quadro strategico potrebbe non tener conto di tutte le differenze;

-data la complessità di concordare risultati a livello dell'UE in tutti i diversi ambiti dello sviluppo sostenibile, vi è il rischio di dedicare molto tempo alla messa a punto della strategia invece di portare avanti politiche concrete a tutti i livelli in grado di fare la differenza.



Scenario 2 Integrazione continua degli OSS da parte della Commissione in tutte le pertinenti politiche dell'UE, ma senza imporre misure agli Stati membri

In questo scenario gli OSS continuano ad ispirare il nostro processo decisionale politico per quanto riguarda il processo di definizione delle politiche dell'UE, e a guidare lo sviluppo della strategia di crescita dell'UE dopo il 2020, sebbene il raggiungimento collettivo degli impegni relativi agli OSS a livello dell'UE non sia vincolante per gli Stati membri.

A livello della Commissione europea ciò potrebbe significare che a un membro del collegio sono conferite ampie competenze in materia di "sostenibilità". Questo Commissario potrebbe continuare a collaborare con gli altri Commissari in un apposito gruppo di progetto composto da tutti i Commissari. Per garantire la coerenza delle politiche, sarebbe necessaria una stretta cooperazione con gli altri gruppi di progetto dei Commissari.

Attraverso l'agenda "Legiferare meglio", la Commissione continuerà a perseguire un processo decisionale inclusivo e basato su dati concreti. In combinazione con un'integrazione più forte degli OSS nel semestre europeo, in linea con la strategia dell'UE per la crescita dopo il 2020, la coerenza delle politiche dell'UE è rafforzata ed è garantito l'avvicinamento dell'UE agli OSS.

Tuttavia, tale approccio lascerebbe gli Stati membri e le autorità regionali e locali più liberi di stabilire se e come modificare i loro interventi al fine di realizzare in modo coerente gli OSS.

In pratica

üGli OSS sono impiegati per orientare lo sviluppo della strategia dell'UE per la crescita dopo il 2020, puntando sui settori con il maggior valore aggiunto dell'UE, come l'economia circolare, la ricerca e l'innovazione, l'occupazione e l'inclusione sociale, il clima e l'energia, i sistemi alimentari, l'agricoltura e l'uso del suolo e la politica di coesione;

ügli OSS sono integrati nelle politiche e azioni dell'UE in linea con l'agenda "Legiferare meglio", adattandoli al contesto specifico dell'UE, con competenze condivise tra questa e gli Stati membri;

üil quadro finanziario pluriennale (QFP) è utilizzato per fornire parte del finanziamento aggiuntivo necessario per realizzare l'approccio relativo all'integrazione della sostenibilità; gli Stati membri si impegnano ad agire di conseguenza;

ügli OSS e gli obiettivi dell'UE sono inclusi nel processo del semestre europeo, laddove sono rilevanti per la strategia dell'UE per la crescita dopo il 2020;

üin caso di modernizzazione degli accordi di libero scambio e di negoziazione di nuovi accordi commerciali, i capitoli su commercio e sostenibilità sono rafforzati, laddove necessario, e applicati in modo effettivo;

ül'UE monitora l'attuazione degli OSS, attraverso l'analisi dei progressi compiuti realizzata da Eurostat, che continuerà ad essere sviluppata. Gli Stati membri elaborano ogni anno relazioni nazionali di monitoraggio;

ügli Stati membri mantengono la responsabilità principale per la rendicontazione relativa all'attuazione degli OSS; inoltre, la Commissione europea riferisce a livello internazionale sui progressi compiuti in merito agli OSS dinanzi al Forum politico di alto livello delle Nazioni Unite sullo sviluppo sostenibile.

Pro e contro

+Dal momento che i settori più critici in cui l'UE intende conseguire gli OSS sono sostanzialmente chiari, l'UE può concentrarsi sulla definizione delle priorità strategiche e produrre risultati concreti nei settori con il maggior valore aggiunto dell'UE;

+il processo decisionale a livello dell'UE è più rapido e i negoziati sulle priorità strategiche sono all'insegna di un maggior consenso;

+l'UE continua a farsi promotrice mondiale dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e degli OSS;

-sarebbe più difficile assicurare la coerenza delle politiche per lo sviluppo sostenibile tra le varie politiche dell'UE e tra queste ultime e le politiche nazionali;

-vi è il rischio che l'adempimento degli impegni in materia di sostenibilità presi dall'UE e dai suoi Stati membri nel loro insieme non possa essere rispettato e che l'azione degli Stati membri non possa essere attuata;

-le singole azioni degli Stati membri in alcuni settori fondamentali, invece di una più forte azione coordinata a livello dell'UE, potrebbero incidere sfavorevolmente sul mercato unico e sulla competitività globale;

-vi è il rischio di un divario tra l'impegno politico dell'UE in materia di OSS e i risultati effettivi.

Scenario 3 Puntare di più sull'azione esterna, consolidando al contempo il principio della sostenibilità a livello dell'UE

L'azione esterna diverrebbe una priorità nell'ambito degli OSS. L'UE è già all'avanguardia in molti aspetti relativi agli OSS: ci si potrebbe concentrare maggiormente su un'azione volta ad aiutare il resto del mondo a raggiungere gli stessi standard, perseguendo al contempo alcuni miglioramenti a livello dell'UE.

La nostra economia sociale di mercato è divenuta un marchio distintivo dell'UE e ha permesso alle economie degli Stati membri di generare ricchezza e prosperità grazie a solidi sistemi di sicurezza sociale. L'UE dispone già di alcune delle norme ambientali più rigorose al mondo e le nostre imprese sono all'avanguardia rispetto ai concorrenti a livello mondiale. L'UE è altresì considerata una roccaforte di libertà e democrazia, con istituzioni stabili fondate sullo Stato di diritto e una società civile vivace. L'UE potrebbe pertanto decidere di promuovere maggiormente le sue attuali norme ambientali, sociali e di governance attraverso negoziati multilaterali e accordi commerciali.

L'UE potrebbe inoltre intensificare la sua collaborazione con le principali organizzazioni e i più importanti forum internazionali, come le Nazioni Unite, l'Organizzazione internazionale del lavoro e l'Organizzazione mondiale del commercio, il G20 e gli organismi di vigilanza degli accordi ambientali multilaterali, al fine di far progredire un'agenda di politica estera basata sui suoi valori.

L'approccio dell'UE per sostenere un multilateralismo che abbia le Nazioni Unite come fulcro e relazioni internazionali trasparenti e affidabili continueranno a essere una priorità.

In pratica

üContinua l'integrazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile nelle politiche esterne dell'UE, riconoscendo i diversi interessi ed esigenze dei partner, mentre sono più limitati gli adeguamenti interni;

ül'UE rende conto in modo dettagliato dei progressi relativi agli OSS e trasmette i dati sul monitoraggio dell'azione esterna dell'UE in questo campo a livello internazionale nell'ambito delle Nazioni Unite;

üin caso di modernizzazione degli accordi di libero scambio e di negoziazione di nuovi accordi commerciali, i capitoli su commercio e sostenibilità sono rafforzati, laddove necessario, e applicati in modo effettivo;

üè rafforzata l'attuazione della strategia globale per la politica estera e di sicurezza dell'UE e quella del nuovo consenso europeo in materia di sviluppo;

üsono promosse politiche europee rafforzate in materia di difesa, spazio, sicurezza e migrazione intese come politiche per sostenere il potenziamento del programma di politica esterna per lo sviluppo sostenibile;

üsono rafforzate nuove forme di finanziamento e sviluppo sostenibili, quali il piano per gli investimenti esterni.

Pro e contro

+L'UE concentra le proprie risorse sui paesi o sulle regioni più bisognosi, perseguendo al contempo gli aggiustamenti delle sue politiche attraverso l'integrazione degli OSS, senza un apposito quadro strategico;

+l'azione esterna dell'UE è in linea con i suoi obiettivi relativi alla promozione di sostenibilità, democrazia, diritti umani, Stato di diritto e libertà fondamentali in tutto il mondo;

-vi è il rischio che questo approccio possa minare la credibilità e la leadership politica dell'UE rispetto all'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e agli OSS sia a livello mondiale che al suo interno, in un momento in cui il multilateralismo è sotto pressione. Uno degli aspetti fondamentali dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, promosso attivamente dall'UE, è il suo carattere universale;

-l'UE perde la possibilità di sviluppare una visione positiva per un futuro dell'Europa incentrato sulla sostenibilità;

-l'UE non mette a frutto il vantaggio di essere antesignana nello stabilire norme di sostenibilità che siano seguite dal resto del mondo e corre il rischio che i benefici della crescita sostenibile siano sfruttati da altri sul mercato mondiale;

-il consolidamento dell'attuale approccio dell'UE agli OSS rischia di non soddisfare le nuove aspettative ed ambizioni dei cittadini.

(1)

Ban Ki-moon, Segretario generale dell'ONU, al vertice per l'adozione dell'agenda per lo sviluppo post-2015, New York, 25 settembre 2015, https://www.un.org/press/en/2015/sgsm17111.doc.htm , consultato il 3 dicembre 2018.

(2)

 GU C 202 del 7.6.2016.

(3)

La mia regione, la mia Europa, il nostro futuro: settima relazione sulla coesione economica, sociale e territoriale, 2017.

Disponibile al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/regional_policy/sources/docoffic/official/reports/cohesion7/7cr_it.pdf . 

(4)

 World Happiness Report 2018, by John F. Helliwell, Richard Layard and Jeffrey D. Sachs.

(5)

 Eurostat, indicatori della qualità della vita.     
https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/index.php/Quality_of_life_indicators  

(6)

 Forum europeo della gioventù, Indice di progresso per i giovani 2017. Disponibile al seguente indirizzo: https://www.youthforum.org/youth-progress-index .  

(7)

L'allegato 3 del documento di riflessione riporta più dettagliatamente le principali iniziative della Commissione Juncker che contribuiscono all'attuazione dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite e dell'accordo di Parigi.

(8)

COM(2018) 773 final.

(9)

COM(2010) 2020 def.

(10)

EUCO 13/18 - Riunione del Consiglio europeo (18 ottobre 2018), punto III.12 delle conclusioni.

(11)

COM(2016) 739 final.

(12)

Analisi annuale della crescita 2018, COM(2017) 690 final.

(13)

 European Economic Forecast Autumn 2018, pubblicato l'8 novembre 2018. Disponibile al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/economy-finance/ip089_en_0.pdf . 

(14)

Global Footprint Network https://www.footprintnetwork.org/our-work/ecological-footprint/.

(15)

Commissione UE, Quadro di valutazione delle materie prime 2018.

(16)

WWF, 2018. Living Planet Report - 2018: Aiming Higher. Grooten, M. and Almond, R.E.A.(Eds). WWF, Gland, Svizzera.

(17)

Agenzia europea dell'ambiente (2017), "Food in a green light. A systems approach to sustainable food".

(18)

SWD(2016) 319 final.

(19)

 COM(2019) 1 final.

(20)

 Analisi approfondita a sostegno della comunicazione della Commissione COM(2018) 773, sezione 5.6.2.3.

(21)

Dante Disparte, "If You Think Fighting Climate Change Will Be Expensive, Calculate the Cost of Letting It Happen", 12 giugno 2017, Harvard Business Review online, https://hbr.org/2017/06/if-you-think-fighting-climate-change-will-be-expensive-calculate-the-cost-of-letting-it-happen , consultato il 3 dicembre 2018.

(22)

Eurostat, Sustainable development in the European Union, Monitoring Report on Progress towards the SDGs in an EU Context, 2018 edition.

(23)

  https://ec.europa.eu/food/safety/food_waste_en .  

(24)

Eurostat, Sustainable development in the European Union, Monitoring Report on Progress towards the SDGs in an EU Context, 2018 edition.

(25)

Eurostat, Sustainable development in the European Union, Monitoring Report on Progress towards the SDGs in an EU Context, 2018 edition.

(26)

Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), 2016, Antimicrobial resistance and our food systems: challenges and solutions, http://www.fao.org/3/a-i6106e.pdf  

(27)

Istituto europeo per l'uguaglianza di genere (2017), Gender Equality Index 2017 – Measuring gender equality in the European Union 2005-2015, comunicato stampa dell'11 ottobre 2017, https://eige.europa.eu/news-and-events/news/gender-equality-index-2017-progress-snails-pace , consultato il 3 dicembre 2018.

(28)

Commissione europea, 2018 Report on equality between women and men in the EU.

(29)

OECD(2015), In It Together: Why Less Inequality Benefits All, OECD Publishing, Parigi.

(30)

Organizzazione internazionale per le migrazioni, "Migration, Environment and Climate Change: Assessing the Evidence", 2009.

(31)

 Settimo programma di azione per l'ambiente. Disponibile al seguente indirizzo: https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/?uri=CELEX:32013D1386 .

(32)

Eurostat, Environmental economy – statistics on employment and growth. Disponibile al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/eurostat/statistics-explained/pdfscache/10420.pdf . Nell'economia ambientale rientrano due grandi categorie di attività e/o prodotti: "tutela ambientale" ossia tutte le attività connesse alla prevenzione, riduzione ed eliminazione dell'inquinamento e di ogni altra forma di degrado dell'ambiente; "gestione delle risorse" ossia la preservazione e la cura del patrimonio di risorse naturali e quindi la prevenzione del suo esaurimento.

(33)

S. Fankhauser, A. Bowen et al. "Who will win the green race? In search of environmental competitiveness and innovation", 2013.

(34)

Business and Sustainable Development Commission, "Better Business Better World, The report of the Business & Sustainable Development Commission", gennaio 2017 (pag. 12).

(35)

Riesame dell'attuazione delle politiche ambientali dell'UE 2017.

(36)

Tra gli altri: Gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico "Global warming of 1.5 °C: an IPCC special report on the impacts of global warming of 1.5 °C above pre-industrial levels and related global greenhouse gas emission pathways, in the context of strengthening the global response to the threat of climate change, sustainable development, and efforts to eradicate poverty", 2018; Sachs, J., Schmidt-Traub, G., Kroll, C., Lafortune, G., Fuller, G. (2018): SDG Index and Dashboards Report 2018. New York: Bertelsmann Stiftung and Sustainable Development Solutions Network (SDSN); Europe moving towards a sustainable future, Contribution of the Multi-Stakeholder Platform on the implementation of the Sustainable Goals in the EU Reflection Paper, October 2018.

(37)

Eurostat, Sustainable development in the European Union, Monitoring Report on Progress towards the SDGs in an EU Context, 2018 edition.

(38)

 "Growth within: A circular economy vision for a competitive Europe", Ellen MacArthur Foundation and the McKinsey Center for Business and Environment, 2015.

(39)

 Towards a circular economy – Waste management in the EU, 2017, Servizio ricerca del Parlamento europeo.

(40)

SITRA, The circular economy - a powerful force for climate mitigation, 2018. Disponibile al seguente indirizzo: https://www.sitra.fi/en/publications/circular-economy-powerful-force-climate-mitigation/ .  

(41)

 COM/2018/028 final.

(42)

 COM/2018/340 final.

(43)

Business and Sustainable Development Commission, "Better Business Better World, The report of the Business & Sustainable Development Commission", gennaio 2017.

(44)

Business and Sustainable Development Commission, "Better Business Better World, The report of the Business & Sustainable Development Commission", gennaio 2017.

(45)

 Organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura (FAO), Green jobs. Disponibile al seguente indirizzo: http://www.fao.org/rural-employment/work-areas/green-jobs/en/

(46)

Eurostat, Sustainable development in the European Union, Monitoring Report on Progress towards the SDGs in an EU Context (Sviluppo sostenibile nell'Unione europea, Relazione di monitoraggio sui progressi verso la realizzazione degli OSS nel contesto dell'UE), edizione 2018.

(47)

Commissione europea, Monitoring Agri-trade Policy, MAP 2018-1, "Agri-food trade in 2017: another record year for EU agri-food trade".

(48)

Disponibile al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/commission/publications/natural-resources-and-environment .

(49)

 Disponibile al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/health/amr/sites/amr/files/amr_action_plan_2017_en.pdf . 

(50)

Analisi approfondita a sostegno della comunicazione della Commissione COM(2018) 773 Un pianeta pulito per tutti - Visione strategica europea a lungo termine per un'economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra.

Lo sfruttamento di terreni per caloria derivante dalla produzione di carne è tra i più elevati. La riduzione del consumo di carne consentirà di liberare ulteriori terreni.

(51)

 L'efficienza energetica dei frigoriferi è migliorata in misura significativa negli ultimi dieci anni (lo stesso vale ad esempio per lavatrici, lavastoviglie e televisori). Anche questo dato è indice del fatto che le persone acquistano prodotti più efficienti. Classifica dei primi dieci prodotti basata sui dati GfK. Disponibile al seguente indirizzo: topten.eu  

(52)

 COM(2016) 377.

(53)

Fino al 9,6 % del PIL dell'Europa è stato destinato all'assistenza sanitaria nel 2017, pertanto perseguire l'efficienza a livello di spesa sanitaria e lottare contro lo spreco di risorse è sempre più importante.

(54)

COM (2017) 206, Documento di riflessione sulla dimensione sociale dell'Europa, 26 aprile 2017.

(55)

Obiettivi di sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite, obiettivo 11: "Rendere le città e gli insediamenti umani inclusivi, sicuri, duraturi e sostenibili". Disponibile al seguente indirizzo: https://www.un.org/sustainabledevelopment/cities/

(56)

 The Role of Science, Technology and Innovation Policies to Foster the Implementation of the Sustainable Development Goals (Il ruolo delle politiche in materia scientifica, tecnologica e di innovazione nel promuovere l'attuazione degli OSS), relazione del gruppo di esperti "Follow-up to Rio+20, notably the SDGs".

(57)

COM(2018) 22 final.

(58)

Nel novembre 2018 la Commissione europea ha lanciato AI Watch per monitorare gli sviluppi connessi all'intelligenza artificiale nell'UE e in tutto il mondo e fornire la necessaria base analitica per ulteriori azioni.

(59)

Commissione europea, "USA-China-EU plans for AI: where do we stand?", gennaio 2018. Disponibile al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/growth/tools-databases/dem/monitor/sites/default/files/DTM_AI%20USA-China-EU%20plans%20for%20AI%20v5.pdf . 

(60)

Jiaxuan You, Xiaocheng Li, Melvin Low, David B. Lobell, Stefano Ermon, "Sustainability and Artificial Intelligence Lab, Combining Remote Sensing Data and Machine Learning to Predict Crop Yield". Disponibile al seguente indirizzo: http://sustain.stanford.edu/crop-yield-analysis

(61)

Conferenza delle Nazioni Unite sul commercio e lo sviluppo. Disponibile al seguente indirizzo: http://www.eurasia.undp.org/content/rbec/en/home/blog/2017/7/12/What- kind-of-blender-do-we-need-to-finance-the-SDGs-.html

(62)

 Il piano d'azione sulla finanza sostenibile. Disponibile al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/info/publications/180524-proposal-sustainable-finance_en .

(63)

Business and Sustainable Development Commission, "Better Business Better World, The report of the Business & Sustainable Development Commission", gennaio 2017.

(64)

Business and Sustainable Development Commission, "Better Business Better World, The report of the Business & Sustainable Development Commission", gennaio 2017. 

(65)

Indagine 2018 sulle politiche fiscali nell'Unione europea. Disponibile al seguente indirizzo:

https://ec.europa.eu/taxation_customs/business/company-tax/tax-good-governance/european-semester/tax-policies-european-union-survey_en . Nel dicembre 2018 la Commissione ha avviato uno studio per esaminare le megatendenze (cambiamenti climatici, digitalizzazione, invecchiamento della popolazione, ecc.) e il loro impatto sulle economie dell'UE, in particolare sulla sostenibilità dei sistemi fiscali dell'UE.

(66)

COM(2019) 8 final.

(67)

 COM(2019) 8 final.

(68)

COM(2019) 8 final.

(69)

 Dierx, Adriaan, Ilzkovitz, Pataracchia, Ratto, Thum-Thysen and Varga (2017), "Does EU competition policy support inclusive growth?", Journal of Competition Law & Economics, Vol. 13, n. 2; scheda informativa dell'OCSE sul modo in cui la politica della concorrenza influisce sui risultati macroeconomici (ottobre 2014); Fabienne Ilzkovitz and Adriaan Dierx, "Ex-post economic evaluation of competition policy enforcement: A review of the literature", DG concorrenza, giugno 2015.

(70)

  http://ec.europa.eu/competition/state_aid/scoreboard/index_en.html

(71)

Direttiva (UE) 2017/828 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 maggio 2017, che modifica la direttiva 2007/36/CE per quanto riguarda l'incoraggiamento dell'impegno a lungo termine degli azionisti (Testo rilevante ai fini del SEE).

(72)

Direttiva 2014/95/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 22 ottobre 2014, recante modifica della direttiva 2013/34/UE per quanto riguarda la comunicazione di informazioni di carattere non finanziario e di informazioni sulla diversità da parte di talune imprese e di taluni gruppi di grandi dimensioni (Testo rilevante ai fini del SEE).

(73)

Il regolamento sui minerali provenienti da zone di conflitto (UE) 2017/821

(74)

  https://ec.europa.eu/info/publications/180524-proposal-sustainable-finance_en#investment . Un quadro più completo dei progressi compiuti di recente dall'UE in materia di responsabilità sociale/comportamento responsabile delle imprese e di diritti umani sarà presentato all'inizio del 2019 nel contesto delle Giornate dell'industria dell'UE.

(75)

Camerun, Costa d'Avorio, Ghana, e i paesi della SADC aderenti all'APE (Botswana, Lesotho, Mozambico, Namibia, Sud Africa e Swaziland).

(76)

 Documento informale dei servizi della Commissione. Disponibile al seguente indirizzo:  http://trade.ec.europa.eu/doclib/docs/2018/february/tradoc_156618.pdf . 

(77)

I progressi in materia sono illustrati nella relazione 2019 dell'UE sulla coerenza delle politiche per lo sviluppo e nel presente documento di riflessione: Documento di lavoro dei servizi della Commissione (2019) 20.

(78)

 COM(2018) 703 final. Disponibile al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/info/sites/info/files/communication-principles-subsidiarity-proportionality-strengthening-role-policymaking_it.pdf  e      https://ec.europa.eu/commission/priorities/democratic-change/better-regulation/task-force-subsidiarity-proportionality-and-doing-less-more-efficiently_it .

(79)

 Disponibile al seguente indirizzo: https://ec.europa.eu/info/strategy/international-strategies/global-topics/sustainable-development-goals/multi-stakeholder-platform-sdgs_en .  

(80)

 Con oltre 37 miliardi di EUR mobilitati dal suo avvio nel settembre 2017, il piano è sulla buona strada per conseguire l'obiettivo di mobilitare investimenti a favore dello sviluppo sostenibile per 44 miliardi di EUR entro il 2020.