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20.8.2019 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea |
C 282/32 |
Parere del Comitato economico e sociale europeo su «Proposta di decisione del Consiglio sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione»
[COM(2019) 151 final]
(2019/C 282/06)
Relatrice: Ana BONTEA
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Consultazione |
Consiglio dell’Unione europea, 12.3.2019 |
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Base giuridica |
Articolo 148, paragrafo 2, del trattato sul funzionamento dell’Unione europea |
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Sezione competente |
Occupazione, affari sociali, cittadinanza |
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Adozione in sezione |
5.6.2019 |
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Adozione in sessione plenaria |
20.6.2019 |
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Sessione plenaria n. |
544 |
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Esito della votazione (favorevoli/contrari/astenuti) |
211/3/10 |
1. Conclusioni e raccomandazioni
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1.1. |
Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) ribadisce le osservazioni e raccomandazioni formulate in precedenza sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione, affinché ad esse sia dato adeguato risalto (1). |
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1.2. |
Il CESE valuta positivamente le azioni intraprese a livello europeo e nazionale, che hanno portato a realizzare progressi in materia di occupazione, e raccomanda di portarle avanti e di svilupparle ulteriormente, al fine di assicurare la promozione della sostenibilità economica e sociale, una forza lavoro competente, qualificata e, quindi, meglio preparata di fronte ai nuovi sviluppi, soprattutto tecnologici, mercati del lavoro in grado di reagire con rapidità alle trasformazioni economiche, la realizzazione degli obiettivi di piena occupazione e progresso sociale, la riduzione dei divari, la promozione delle pari opportunità per tutti e dell’inclusione sociale, nonché la lotta alla povertà, al fine di superare le disparità regionali per quanto riguarda le condizioni di vita e di lavoro, oltre che per rafforzare il funzionamento del mercato del lavoro e l’efficacia del dialogo sociale. |
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1.3. |
Il CESE afferma ancora una volta che, al momento di elaborare le politiche in materia di regolamentazione del mercato del lavoro e dei diritti sociali, la competitività, la produttività e la sostenibilità sociale/i diritti dei lavoratori devono coesistere in modo armonioso, dal momento che c’è un legame diretto tra questi principi. Tutte le politiche messe in campo dalle istituzioni europee, nazionali e locali dovrebbero tener conto di un bilanciamento adeguato tra sostenibilità economica, sociale e ambientale. |
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1.4. |
Occorrono politiche e riforme strutturali che favoriscano la creazione di posti di lavoro di qualità, la promozione di un’imprenditoria responsabile, nonché lo sviluppo delle PMI e delle imprese sociali. |
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1.5. |
Il CESE sottolinea che è importante sia garantire la parità di accesso a un’istruzione tecnica, professionale e terziaria inclusiva, equa e di qualità, anche per quel che riguarda l’istruzione superiore, sia assicurare un livello elevato di competenze e di conoscenze pertinenti per l’occupazione, posti di lavoro dignitosi e l’imprenditoria, promuovendo altresì le opportunità di apprendimento permanente per tutti. |
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1.6. |
Il buon funzionamento del dialogo sociale è di fondamentale importanza per migliorare non solo l’elaborazione e l’attuazione delle riforme, ma anche il loro monitoraggio (2). |
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1.7. |
Il CESE raccomanda di nuovo, come ha già fatto in passato, di compiere ulteriori sforzi al fine di superare le disparità, dato che la convergenza verso l’alto rappresenta un principio trasversale che deve essere preso in considerazione e integrato in tutte le politiche dell’UE. |
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1.8. |
Il CESE ribadisce (3) le conclusioni e le raccomandazioni sul pilastro europeo dei diritti sociali già formulate in precedenti pareri. |
2. Osservazioni generali
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2.1. |
La proposta di decisione del Consiglio in esame prevede che i quattro orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione figuranti nell’allegato della decisione (UE) 2018/1215 conservino la loro validità nel corso del 2019 (4). |
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2.2. |
In una serie di precedenti pareri (5) il CESE ha formulato una serie di osservazioni e raccomandazioni sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione, che torna a ribadire nel presente testo in modo da dar loro adeguato risalto. |
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2.3. |
Il CESE valuta positivamente le azioni intraprese a livello europeo e nazionale che hanno portato a realizzare dei progressi (6), e raccomanda di portarle avanti e di svilupparle avendo cura di pervenire a un miglioramento costante della qualità dell’occupazione e a una riduzione delle diseguaglianze (poiché permangono differenze tra gli Stati membri, tra le regioni e tra i diversi gruppi di popolazione nel mercato del lavoro, e sebbene la crescita non apporti benefici in egual misura a tutti i paesi, a tutte le regioni e a tutti i cittadini, dal momento che in alcuni Stati membri i tassi di disoccupazione e i livelli di povertà rimangono elevati, mentre il reddito reale delle famiglie è ancora inferiore ai livelli pre-crisi). |
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2.4. |
Per il 2020 gli Stati membri e l’Unione, in consultazione con le parti sociali, devono adoperarsi per elaborare una nuova strategia coordinata a favore dell’occupazione, che assicuri in particolare la promozione della sostenibilità economica e sociale, una forza lavoro competente, qualificata e quindi meglio preparata di fronte ai nuovi sviluppi, soprattutto tecnologici, mercati del lavoro in grado di reagire con rapidità alle trasformazioni economiche, la realizzazione degli obiettivi di piena occupazione e progresso sociale, la riduzione dei divari, il rafforzamento del funzionamento del mercato del lavoro e l’efficacia del dialogo sociale. |
3. Osservazioni particolari
3.1. Rilanciare la domanda di lavoro e promuovere gli investimenti
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3.1.1. |
«Come indicato nelle relazioni per paese del 2019, tutti gli Stati membri hanno incontrato ostacoli agli investimenti in diversi settori […] come i notevoli oneri normativi e amministrativi, la scarsa prevedibilità dei quadri normativi, l’efficacia dei sistemi giudiziari e l’inefficienza della pubblica amministrazione» (7) (le riforme e gli investimenti richiedono una capacità amministrativa e tecnica sufficiente affinché gli Stati membri conseguano i risultati attesi), procedure di approvazione lunghe e complesse, oltre alla carenza di competenze determinata dalle lacune dei sistemi di istruzione e di formazione. Parecchie relazioni per paese annoverano la carenza di competenze fra i fattori che ostacolano e ritardano gli investimenti. Nonostante i recenti sforzi e i progressi compiuti (8) nel rimediare ad alcune carenze del sistema finanziario, occorre citare anche le altre difficoltà che incontrano le imprese, in particolare le PMI, per accedere a finanziamenti per i loro investimenti (9). Tutti questi punti deboli, con le pertinenti implicazioni di natura transfrontaliera, richiedono interventi adeguati a livello europeo e nazionale affinché l’UE e gli Stati membri recuperino i livelli d’investimento precedenti la crisi, e affinché vengano realizzati gli obiettivi fissati dalla strategia Europa 2020 in materia di R&S delle imprese e di formazione del loro personale. |
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3.1.2. |
Occorrono politiche di investimento meglio mirate, associate a una serie di riforme strutturali ben congegnate, per favorire la creazione di posti di lavoro di qualità, la promozione di un’imprenditorialità responsabile e di un autentico lavoro autonomo, nonché il sostegno alla creazione e all’espansione di PMI e imprese sociali. |
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3.1.3. |
Occorre inoltre una politica europea orizzontale inclusiva, coerente ed efficace a favore delle PMI, e si deve passare dall’applicazione del principio Think Small First («pensare anzitutto in piccolo») a quella del principio Act Small First («agire anzitutto in piccolo»). Il CESE ribadisce raccomandazioni già formulate in passato (10), tra cui quella di elaborare un indicatore per misurare le condizioni che favoriscono l’imprenditorialità. |
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3.1.4. |
Considerate le tendenze demografiche, l’aumento della produttività è di fondamentale importanza per garantire in futuro una crescita economica sostenibile in tutti gli Stati membri. La sfida principale per i responsabili decisionali e le parti sociali consiste nell’incentivare la crescita della produttività in Europa (11) realizzando investimenti più mirati nel capitale fisico e umano, oltre che nello sfruttamento dei progressi tecnologici nell’industria e nei servizi, e aumentando gli investimenti produttivi destinati all’innovazione, alla ricerca e sviluppo, a progetti idonei a garantire la crescita, nonché alle infrastrutture fisiche e sociali quali le reti TIC e le strutture di assistenza. Occorre fare di più per investire nella creazione di occupazione di qualità e per rimediare al problema del lavoro precario, poiché anche questo costituisce un freno alla produttività. |
3.2. Migliorare l’accesso all’occupazione, abilità e competenze (12)
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3.2.1. |
Un motivo di particolare preoccupazione nel 2019 è la conferma di una mancata corrispondenza tra le competenze strutturali e le esigenze del mercato del lavoro, dato che le imprese dell’UE incontrano sempre più spesso delle difficoltà nell’assumere lavoratori. Questa situazione è dovuta alla scarsità di competenze pertinenti nell’UE, un fattore che costituisce sempre di più una limitazione della capacità produttiva. La mancanza di competenze non colpisce soltanto i paesi con un tasso di occupazione elevato, ma anche quelli dove la disoccupazione è alta, ed è particolarmente grave in alcuni settori come l’edilizia, i servizi delle TIC, l’ingegneria e i servizi finanziari (13). Occorre agire in modo più incisivo per rimediare a tale situazione, dando la priorità alla riforma dei sistemi di istruzione e di formazione nella maggior parte dei paesi e favorendo, nel quadro dell’istruzione superiore, un approccio orientato ai risultati. |
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3.2.2. |
Gli obiettivi prioritari sono: una garanzia di equità e di pari opportunità, la parità di accesso a un’istruzione di qualità e a un livello elevato di competenze e di conoscenze, nonché l’assicurazione che i risultati dell’apprendimento siano equamente distribuiti. |
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3.2.3. |
Gli istituti di istruzione e gli insegnanti dovrebbero ricevere sostegno e beneficiare dello spazio e degli strumenti necessari per trasmettere i valori della democrazia, della cittadinanza attiva, del pensiero critico, della tolleranza e della pace, sullo sfondo dei problemi di inclusione dei migranti/rifugiati, dell’estremismo di destra e del nazionalismo populista. |
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3.2.4. |
Sistemi di istruzione e formazione tecnico-professionale e altri sistemi di «apprendimento basato sul lavoro» ben funzionanti contribuiscono a migliorare l’occupazione giovanile. |
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3.2.5. |
Per conseguire la piena alfabetizzazione digitale di tutti gli insegnanti e gli studenti, come pure dell’insieme dei cittadini, compresi gli abitanti di aree svantaggiate, sono necessari finanziamenti pubblici adeguati, attrezzature tecnologicamente all’avanguardia e personale tecnico competente. |
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3.2.6. |
Affrontare il problema della carenza di competenze è un compito multidimensionale che richiede tuttora un forte impegno. Occorre incoraggiare la creatività e promuovere una mentalità imprenditoriale e la mobilità nei settori dell’istruzione e della formazione a tutti i livelli, come pure l’apprendimento permanente e collegamenti più forti tra le imprese e gli erogatori di istruzione. Anche le parti sociali hanno un ruolo importante da svolgere in questo ambito. |
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3.2.7. |
Le persone con disabilità e gli appartenenti ad altri gruppi svantaggiati, oltre all’accesso a un’istruzione e una formazione professionale di qualità, necessitano di misure mirate e di un sostegno ad hoc per migliorarne anche l’accesso al mercato del lavoro. |
3.3. Rafforzare l’efficacia del dialogo sociale a livello nazionale ed europeo (14)
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3.3.1. |
Il buon funzionamento del dialogo sociale è di fondamentale importanza per conseguire i succitati obiettivi di convergenza sociale verso l’alto e di accesso ad un’occupazione di qualità, alle qualifiche e alle competenze, oltre che per migliorare l’elaborazione o l’attuazione delle riforme che derivano da tali obiettivi, in modo da rafforzarne la titolarità |
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3.3.2. |
Il coinvolgimento tempestivo e sostanziale delle parti sociali lungo tutto il processo del semestre europeo è essenziale per un impegno più efficace a favore delle politiche, facilitando così la riuscita applicazione di queste ultime in modo tale da bilanciare gli interessi dei lavoratori e dei datori di lavoro. La collaborazione tra le parti sociali può diventare un fattore trainante per le politiche economiche e occupazionali, oltre che per un’inclusione sociale efficace, sostenibile ed inclusiva. |
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3.3.3. |
Le parti sociali possono elaborare soluzioni innovative per far fronte ai mutamenti sociali e all’evoluzione del mercato del lavoro, ai cambiamenti demografici, alla digitalizzazione e agli effetti della globalizzazione. Il quadro normativo sia nazionale che europeo dovrebbe garantire uno spazio per l’innovazione a livello aziendale, settoriale e nazionale che serva a promuovere l’evoluzione delle parti sociali. Il Fondo sociale europeo (FSE) ha un ruolo importante da svolgere nel fornire un sostegno allo sviluppo di capacità delle parti sociali, come è confermato dalla dichiarazione quadripartita del 2016 «Un nuovo inizio per il dialogo sociale», contenente raccomandazioni formulate dalle parti sociali di cui il CESE esorta la Commissione e gli Stati membri a garantire l’attuazione (15). |
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3.3.4. |
È inoltre necessario un sostegno aggiuntivo al rafforzamento delle capacità per la partecipazione delle parti sociali al semestre europeo, affinché esse possano dare il loro contributo in ciascuna delle fasi del processo, inclusa quella di attuazione delle riforme. Il rafforzamento delle capacità delle parti sociali è del pari importante in alcuni paesi per tradurre concretamente in realtà i risultati del dialogo sociale europeo. |
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3.3.5. |
Le relazioni per paese del 2019 hanno messo in luce come gli sviluppi positivi in alcuni Stati membri contrastino con i passi indietro osservati in altri. In alcuni paesi dell’UE il coinvolgimento delle parti sociali a livello nazionale è, di fatto, modesto. La consultazione delle parti sociali dovrebbe essere resa obbligatoria. |
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3.3.6. |
Il dialogo sociale dovrebbe avere maggiore spazio nelle fasi di elaborazione, attuazione e monitoraggio delle riforme. Si deve tener conto degli accordi delle parti sociali che individuano le sfide urgenti e i fattori politici ai fini del miglioramento dei mercati del lavoro, e occorre inoltre prendere in considerazione le relazioni per paese e il quadro di valutazione della situazione sociale. |
3.4. Promuovere le pari opportunità per tutti, favorire l’inclusione sociale e combattere la povertà (16)
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3.4.1. |
Il CESE afferma ancora una volta che, nel processo di elaborazione delle politiche in materia di regolamentazione del mercato del lavoro e dei diritti sociali, la competitività, la produttività e la sostenibilità sociale/i diritti dei lavoratori devono coesistere in modo armonioso, dal momento che c’è un legame diretto tra questi principi: tutti gli attori devono impegnarsi per la promozione di una crescita inclusiva e allo stesso tempo per la creazione di condizioni favorevoli per il mondo delle imprese, al fine di creare sempre più posti di lavoro di migliore qualità Solo attraverso la promozione di una crescita e un’occupazione più inclusive e sostenibili, tese a garantire ai cittadini condizioni di lavoro dignitose, retribuzioni e pensioni adeguate e l’esercizio dei propri diritti è possibile realizzare una società più equa. |
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3.4.2. |
Nonostante il miglioramento della situazione in tutta Europa, permangono differenze tra gli Stati membri, tra le regioni e tra i diversi gruppi di popolazione nel mercato del lavoro. Gli effetti positivi della crescita in Europa non vengono avvertiti allo stesso modo da tutti i paesi, da tutte le regioni e da tutti i cittadini. In alcuni Stati membri i tassi di disoccupazione e di povertà rimangono elevati, mentre il reddito reale delle famiglie è ancora inferiore ai livelli pre-crisi. Le disparità regionali sono ancora notevoli e in alcuni paesi dell’UE sono persino in aumento. |
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3.4.3. |
Le raccomandazioni specifiche per paese (17) possono svolgere un ruolo fondamentale nel rafforzare l’efficacia degli orientamenti per le politiche in materia di occupazione e del pilastro europeo dei diritti sociali, dal momento che esse offrono un’importante opportunità per definire politiche nazionali coerenti con i suddetti orientamenti e con i principi del pilastro al fine di pervenire a risultati comuni, e dovrebbero inoltre cercare di ridurre le disparità di cui sopra aumentando le risorse per convogliarle in questa direzione. |
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3.4.4. |
In alcuni Stati membri i tassi di disoccupazione non sono ancora tornati ai livelli precedenti e si mantengono al di sopra del 10 %. In taluni Stati membri, inoltre, la condizione giovanile rimane una sfida: la percentuale elevata di giovani che non lavorano, non studiano e non frequentano corsi di formazione desta preoccupazione per la loro occupabilità attuale e futura (18). In altri paesi, la sempre maggiore carenza di manodopera frena l’ulteriore crescita. |
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3.4.5. |
Nel complesso, nonostante l’aumento dei tassi di occupazione femminile, permane un divario di genere nei tassi di occupazione che determina un divario retributivo (19). Le persone poco qualificate e quelle provenienti da un contesto migratorio, in particolare, hanno difficoltà a trovare lavoro (20). Le persone con disabilità sono tuttora svantaggiate (21). In molti Stati membri permangono inoltre forti disparità regionali per quanto riguarda la partecipazione al mercato del lavoro. I cambiamenti demografici e gli sviluppi tecnologici stanno modificando la fisionomia dei mercati del lavoro europei. È necessario risolvere questi problemi con l’adozione di misure legislative e/o amministrative e la cooperazione tra le istituzioni competenti e le parti sociali. |
3.5. Il pilastro europeo dei diritti sociali
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3.5.1. |
Il pilastro europeo dei diritti sociali è fondamentale per migliorare le condizioni lavorative e salariali e i sistemi di protezione sociale in Europa, garantire un equilibrio tra vita professionale e vita privata e migliorare gli standard sociali e la convergenza tra gli Stati membri dell’UE, compresa la contrattazione collettiva e l’accesso ai servizi sociali. Il CESE ribadisce le conclusioni e le raccomandazioni sul pilastro europeo dei diritti sociali già formulate in precedenti pareri (22). |
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3.5.2. |
Le relazioni per paese del 2019 esaminano con particolare attenzione i risultati conseguiti dagli Stati membri per quanto riguarda le dimensioni del pilastro europeo dei diritti sociali. L’attuazione del pilastro è un presupposto indispensabile per conseguire una crescita inclusiva, equa e sostenibile. |
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3.5.3. |
Il futuro del mercato del lavoro dovrebbe rappresentare una priorità chiave nel quadro dei dibattiti sul pilastro per affrontare gli importanti cambiamenti in atto in questo ambito, dal momento che occorre una strategia europea coerente per l’occupazione incentrata sui seguenti obiettivi tematici:
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3.5.4. |
Tutte le parti interessate devono lavorare insieme per far sì che il futuro del lavoro sia equo e inclusivo, in grado di offrire opportunità di occupazione per tutti e di portare al progresso sociale e ad una forza lavoro qualificata e motivata che disponga di un reddito dignitoso e dell’accesso a posti di lavoro di qualità. |
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3.5.5. |
Tuttavia, i miglioramenti non sono realizzabili senza risorse finanziarie: l’efficace attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali negli Stati membri sarà possibile solo a condizione che essi dispongano di risorse finanziarie sufficienti da investire nelle politiche sociali, in modo da tradurre i diritti e i principi in specifiche iniziative politiche. Per raggiungere questo obiettivo, è necessario un intervento significativo da parte di strumenti quali il Fondo sociale europeo (FSE), il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e altri ancora. |
3.6. I fondi dell’UE (23)
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3.6.1. |
Il CESE plaude all’intenzione dichiarata nel progetto di regolamento sul Fondo sociale europeo Plus (FSE+) di rafforzare il collegamento tra il Fondo e il processo del semestre europeo, in particolare per quel che riguarda l’attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese. |
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3.6.2. |
Per alcuni Stati membri, i fondi dell’Unione europea rappresentano addirittura una componente essenziale degli investimenti pubblici. Un migliore allineamento dei fondi UE con l’analisi e le raccomandazioni del semestre europeo dovrebbe migliorare i risultati e rafforzare l’impatto dei finanziamenti della politica di coesione. |
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3.6.3. |
Il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) e i fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) dovrebbero essere progettati per svolgere un ruolo cruciale nella creazione di occupazione e di crescita e nel promuovere la coesione territoriale e sociale: occorre pertanto che tali fondi siano utilizzati in modo più efficace ed efficiente e che si dia la priorità a investimenti UE a lungo termine in infrastrutture sociali e servizi sociali di elevata qualità, anche tramite il FEIS e la Banca europea per gli investimenti (BEI), abbinando detti investimenti a lungo termine all’attuazione del pilastro europeo dei diritti sociali. |
3.7. Digitalizzazione
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3.7.1. |
Il CESE ha esaminato in numerosi pareri il fenomeno della digitalizzazione e il suo impatto sull’organizzazione del lavoro e sull’occupazione (24). |
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3.7.2. |
La quarta rivoluzione industriale apporterà trasformazioni di grande rilievo dovute agli sviluppi in settori quali la genetica, l’intelligenza artificiale, la robotica, le nanotecnologie, la stampa 3D, le biotecnologie ecc., che interesseranno i modelli di consumo, di produzione e di occupazione e che comporteranno sfide importanti, rendendo necessario un adattamento proattivo tanto delle imprese quanto delle autorità e dei cittadini. Di pari passo con il processo di rivoluzione tecnologica bisogna tener conto di tutta una serie di fattori socioeconomici, geopolitici e demografici inerenti al cambiamento e dall’impatto di portata più vasta, ciascuno dei quali interagisce in diverse direzioni e si rafforza nel contatto reciproco con gli altri fattori. Con il graduale adattamento dell’intero settore industriale, la maggior parte delle attività lavorative è soggetta a una trasformazione radicale. |
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3.7.3. |
Mentre alcuni posti di lavoro sono a rischio di licenziamento e altri registrano invece una rapida crescita, i posti di lavoro attuali devono affrontare il fatto che le competenze necessarie per ricoprirli si evolvono. Sono necessarie misure ad hoc per rimediare alla carenza di competenze, alla disoccupazione di massa e all’aumento delle disuguaglianze, e cioè: la riqualificazione dei lavoratori e il miglioramento delle loro qualifiche, l’approccio proattivo all’apprendimento permanente, incentivi e infrastrutture adeguati, nonché partenariati multisettoriali. |
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3.7.4. |
Comprendere meglio la natura evolutiva del lavoro e dei rapporti di lavoro nell’era digitale dovrebbe permettere di definire una politica europea per l’occupazione più efficace. |
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3.7.5. |
La formazione lungo tutto l’arco della vita, la riqualificazione e l’aggiornamento delle competenze dovrebbero diventare obiettivi prioritari, in modo da garantire a tutti la possibilità di lavorare in un mondo del lavoro globalizzato e altamente tecnologico, come pure l’accesso a informazioni e/o servizi talvolta essenziali. |
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3.7.6. |
Nell’era digitale è fondamentale garantire l’accesso a Internet, percorsi di alfabetizzazione digitale a tutti coloro che sono esposti a rischi, offrendo loro l’opportunità di esercitare i propri diritti e di accedere ai servizi sociali, soprattutto a quelli fondamentali. |
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3.7.7. |
Le nuove disuguaglianze e i rischi sociali nell’era digitale potrebbero derivare, in parte, dal fenomeno dell’esclusione digitale, ovvero dal possesso o meno da parte di alcune categorie di cittadini delle necessarie competenze informatiche e della basilare alfabetizzazione digitale per l’accesso a informazioni e servizi talvolta essenziali. |
Bruxelles, 20 giugno 2019
Il presidente
del Comitato economico e sociale europeo
Luca JAHIER
(1) GU C 237 del 6.7.2018, pag. 57.
(2) GU C 159 del 10.5.2019, pag.1 e GU C 434 del 15.12.2017, pag. 30.
(3) GU C 262 del 25.7.2018, pag. 1; GU C 81 del 2.3.2018, pag. 145 e GU C 125, 21.4.2017, pag. 10.
(4) Decisione (UE) 2018/1215 del Consiglio, del 16 luglio 2018, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore dell’occupazione (GU L 224 del 5.9.2018, pag. 4)
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rilanciare la domanda di lavoro; |
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potenziare l’offerta di forza lavoro e migliorare l’accesso all’occupazione, abilità e competenze; |
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migliorare il funzionamento dei mercati del lavoro e l’efficacia del dialogo sociale; |
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promuovere le pari opportunità per tutti, favorire l’inclusione sociale e combattere la povertà. |
(5) GU C 332 del 8.10.2015, pag. 68 e GU C 237 del 6.7.2018, pag. 57.
(6) Comunicazione della Commissione COM(2019) 150 final : l’Unione europea sta vivendo il suo settimo anno di crescita economica; la ripresa economica prosegue e ha un impatto positivo sui mercati del lavoro e sul progresso sociale; la situazione occupazionale continua a migliorare: nel quarto trimestre del 2018 il numero degli occupati ha raggiunto i 240 milioni, mentre il tasso di disoccupazione (pari al 6,6 %) è tornato al livello del 2000; nel solo 2017, più di cinque milioni di persone sono uscite dalla povertà e dall’esclusione sociale.
(7) Comunicazione della Commissione COM(2019) 150 final — (allegato 4); cfr. anche la comunicazione della Commissione COM(2019) 500 final.
(8) Accesso ai finanziamenti per le PMI e le società a media capitalizzazione nel periodo 2014-2020: opportunità e sfide (relazione informativa); GU C 345 del 13.10.2017, pag. 15; GU C 197 dell’8.6.2018, pag. 1.
(9) Cfr la nota 8.
(10) COM(2019) 150 final.
(11) Cfr la nota 10.
(12) SOC/622 (in fase di elaborazione),GU C 62 del 15.2.2019, pag. 136, GU C 228 del 5.7.2019, pag.16, GU C 237 del 6.7.2018, pag. 8, GU C 81 del 2.3.2018, pag. 167; GU C 13 del 15.1.2016, pag. 57; GU C 161 del 6.6.2013, pag. 67
(13) Cfr. lo studio commissionato dal CESE (2018) Skills Mismatches — An Impediment to the Competitiveness of EU Businesses («Squilibrio tra domanda e offerta di competenze — Un ostacolo alla competitività delle imprese dell’UE»).
(14) GU C 159 del 10.5.2019, pag 1 e GU C 434 del 15.12.2017, pag. 30.
(15) Dichiarazione della presidenza del Consiglio dell'Unione europea, della Commissione europea e delle parti sociali europee A new start for social dialogue («Un nuovo inizio per il dialogo sociale»), 2016
(16) GU C 367 del 10.10.2018, pag. 15; GU C 237 del 6.7.2018, pag. 1; GU C 440 del 6.12.2018, pag. 135; SOC/620 (in fase di elaborazione); GU C 228 del 5.7.2019, pag. 7.
(17) Raccomandazioni specifiche per paese.
(18) GU C 62 del 15.2.2019, pag. 142.
(19) SOC/610(GU C 240 del 16.7.2019, pag. 3); GU C 110 del 22.3.2018, pag. 26; GU C 440 del 6.12.2018, pag. 37; GU C 262 del 25.7.2018, pag. 101; GU C 110 del 22.3.2019, pag. 20.
(20) I costi della non immigrazione e non integrazione (relazione informativa); GU C 264 del 20.7.2016, pag. 19; GU C 71 del 24.2.2016, pag. 46
(21) GU C 34 del 2.2.2017, pag. 15; GU C 367 del 10.10.2018, pag. 20; SOC/616 (in fase di elaborazione)
(22) GU C 125, 21.4.2017, pag. 10; GU C 81, 2.3.2018, pag. 145; SOC/614 (in fase di elaborazione)
(23) GU C 62 del 15.2.2019, pag. 165.
(24) GU C 237 del 6.7.2018, pag. 8; GU C 129 del 11.4.2018, pag. 7; GU C 237 del 6.7.2018, pag. 1; GU C 434 del 15.12.2017, pag. 36; GU C 434 del 15.12.2017, pag. 30; GU C 173 del 31.5.2017, pag. 45; GU C 303 del 19.8.2016, pag. 54; GU C 13 del 15.1.2016, pag. 161; GU C 128 del 18.5.2010, pag. 74; SOC/622 (in fase di elaborazione).
ALLEGATO
Il punto del parere della sezione riportato qui di seguito, pur avendo ottenuto un numero di voti favorevoli superiore a un quarto dei voti espressi (articolo 59, paragrafo 4, del Regolamento interno), è stato modificato in seguito all’adozione di un emendamento da parte dell’Assemblea:
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1.4. |
Occorrono politiche e riforme strutturali che favoriscano la creazione di posti di lavoro di qualità, la promozione di un’imprenditoria responsabile, lo sviluppo delle PMI e delle imprese sociali, nonché il passaggio dall’applicazione del principio Think Small First («pensare anzitutto in piccolo») a quella del principio Act Small First («agire anzitutto in piccolo»). |
Esito della votazione:
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Favorevoli |
: |
117 |
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Contrari |
: |
86 |
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Astensioni |
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15 |