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15.1.2020 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea |
C 14/95 |
Parere del Comitato economico e sociale europeo sul «Documento di riflessione “Verso un’Europa sostenibile entro il 2030”»
[COM(2019) 22 final]
(2020/C 14/14)
Relatore: Cillian LOHAN
Correlatore: Peter SCHMIDT
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Consultazione |
Commissione europea, 12.3.2019 |
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Base giuridica |
Articolo 304 del trattato sul funzionamento dell’Unione europea |
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Decisione dell’Ufficio di presidenza |
11.12.2018 - allargamento 22.1.2019 |
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Sezioni competenti |
Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente; Trasporti, energia, infrastrutture, società dell’informazione |
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Adozione in sezione |
28.6.2019 |
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Adozione in sessione plenaria |
26.9.2019 |
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Sessione plenaria n. |
546 |
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Esito della votazione (favorevoli/contrari/astenuti) |
168/3/5 |
1. Conclusioni e raccomandazioni
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1.1. |
Lo sviluppo sostenibile deve essere al centro del futuro dell’Europa. Pur apprezzando il fatto che il documento di riflessione in esame contenga un’analisi esauriente, descriva le sfide da affrontare, indichi la direzione in cui muoversi e metta in evidenza il potenziale dell’Europa, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) esprime preoccupazione in quanto il ritmo della transizione verso la sostenibilità, a livello mondiale e in Europa, è inferiore a quello necessario per conseguire gli obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS) delle Nazioni Unite che abbiamo concordato. L’urgenza di affrontare le sfide ambientali, sociali ed economiche di oggi non trova riscontro in un’azione politica corrispondente. |
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1.2. |
Lo sviluppo sostenibile è un obiettivo comune da perseguire su scala globale, e richiede uno sforzo congiunto di tutti i paesi per conseguire un uso sostenibile delle risorse naturali e apportare prosperità a tutti. L’Europa non può raggiungere questo traguardo da sola, ma, in quanto principale blocco commerciale del pianeta e grande importatore di biorisorse, può e dovrebbe esercitare tutto il suo peso per spingere verso un approvvigionamento sostenibile a livello mondiale, sostenendo così la conservazione della biodiversità globale e degli ecosistemi che sono vitali per il nostro futuro comune. |
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1.3. |
Lo sviluppo sostenibile riguarda il futuro delle persone, e l’economia dovrebbe, entro i limiti intrinseci del nostro pianeta, operare al fine di realizzare una società più equa e più prospera, sia adesso che per le generazioni future. L’Agenda 2030 è un progetto incentrato sulle persone, concepito per non lasciare indietro nessuno. Il varo di un patto ecologico e sociale europeo («European Green and Social Deal») rappresenterà un fattore importante affinché le economie europee si trasformino seguendo un percorso radicalmente più sostenibile. |
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1.4. |
Il tempo della riflessione è finito: è ormai giunto il momento di agire. Il CESE esorta ad attivarsi con urgenza per sviluppare ed attuare una strategia di sviluppo sostenibile generale e a lungo termine a livello dell’UE, accompagnata da un piano d’attuazione completo, per conseguire gli OSS entro il 2030. |
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1.5. |
Tale strategia generale dovrebbe applicarsi sia all’azione interna che all’azione esterna dell’UE e promuovere la massima coerenza tra di esse. A sua volta, il piano di attuazione dovrebbe integrare la sostenibilità in tutti i settori di intervento delle politiche, delineare le azioni chiave che l’UE intende intraprendere per attuare gli OSS e definire un calendario e una tabella di marcia chiari e obiettivi e indicatori concreti, nonché i ruoli e le responsabilità principali di tutte le istituzioni, le agenzie e gli attori dell’UE. Capisaldi di tale attuazione dovrebbero essere l’innovazione, la cooperazione internazionale e gli accordi commerciali orientati alla sostenibilità, ma anche la mobilitazione delle imprese e della società civile. |
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1.6. |
Il CESE ritiene necessaria l’introduzione di un quadro di governance e di coordinamento parallelamente alla strategia di attuazione dell’Agenda 2030 al fine di garantire che gli OSS siano al centro di tutte le politiche. In particolare l’agenda strategica dell’UE per il periodo 2019-2024 avrebbe dovuto essere basata sugli OSS, e il Parlamento europeo dovrebbe svolgere un ruolo di primo piano. L’organizzazione della nuova Commissione europea dovrebbe essere imperniata sull’attuazione degli OSS e la loro integrazione in tutte le politiche, come indicato nelle lettere d’incarico per i commissari europei. |
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1.7. |
Il CESE invita la Commissione ad andare oltre una politica finalizzata esclusivamente alla crescita del PIL: utilizzare tale indicatore come misura della prosperità, infatti, significa tralasciare di prendere in considerazione aspetti importanti in termini di costi e benefici sociali e ambientali. |
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1.8. |
Il CESE riconosce che, nel mondo dell’impresa, vi sono aziende leader in materia di integrazione della sostenibilità. Molte imprese sono di fatto più avanti rispetto alle politiche in questione, che devono creare il contesto di stabilità e certezza necessario affinché le buone pratiche diventino prassi correnti, rendendo così le imprese capaci di fornire soluzioni sostenibili. |
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1.9. |
Il CESE chiede che tutti i quadri e gli strumenti politici, finanziari e/o di bilancio esistenti a livello di Unione europea (quali il semestre europeo, il programma «Legiferare meglio», il QFP ecc.) siano allineati con urgenza alla realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile. Occorrerebbe individuare o sviluppare, sempre a livello UE, metodologie credibili di verifica della sostenibilità, in modo che gli strumenti di bilancio e/o finanziari, i quadri strategici e le impostazioni delle valutazioni d’impatto sostengano l’attuazione degli OSS nell’azione interna ed esterna dell’UE. Si dovrebbero inoltre mettere a punto anche nuovi strumenti, come quelli atti a misurare la «distanza» che ancora ci separa dagli obiettivi e nuovi indicatori. |
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1.10. |
Il CESE è stata la prima istituzione dell’UE a dotarsi di un organo specifico dedicato allo sviluppo sostenibile (l’Osservatorio dello sviluppo sostenibile) ed è impegnato a promuovere e integrare gli OSS in modo più completo in tutti i suoi pareri, nonché nel suo funzionamento interno e nella sua struttura. Esso avvierà pertanto al proprio interno una riflessione sull’allineamento della sua gestione interna agli OSS. |
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1.11. |
Il CESE reputa necessaria un’implicazione strutturata della società civile, cui dovrebbe essere conferito un mandato chiaro a partecipare allo sviluppo, all’attuazione e al monitoraggio della strategia. Il ruolo di rilievo svolto finora dalla piattaforma multipartecipativa sugli OSS dovrebbe essere riesaminato con la partecipazione di tutte le parti interessate, facendo tesoro degli insegnamenti tratti dall’esperienza positiva di altri consessi multipartecipativi pertinenti e in particolare da quella della piattaforma europea delle parti interessate per l’economia circolare. La piattaforma multipartecipativa sugli OSS dovrebbe essere potenziata e inserita in un quadro di consultazione formale e interistituzionale, come raccomandato dal Parlamento europeo (1). |
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1.12. |
Lo sviluppo sostenibile ha le potenzialità per costituire uno strumento di solidarietà sociale, in grado di contrastare la diffusione di sentimenti populisti di avversione all’establishment tra i cittadini che si sentono lontani dal processo decisionale e dal potere. Deve trattarsi non di un programma elitario, bensì di un progetto incentrato sulle persone, volto a rendere accessibili, anche sul piano economico, le scelte sostenibili dei consumatori. |
2. Introduzione
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2.1. |
Il tanto atteso documento di riflessione «Verso un’Europa sostenibile entro il 2030» è stato pubblicato il 30 gennaio 2019 nel quadro del dibattito sul futuro dell’Europa e dell’impegno dell’UE a conseguire gli OSS delle Nazioni Unite, compresi quelli fissati dall’accordo di Parigi sui cambiamenti climatici. |
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2.2. |
Il CESE è da anni in prima linea nel chiedere all’UE di elaborare un’ambiziosa strategia generale per lo sviluppo sostenibile, e in molti dei suoi pareri, in relazione a svariati ambiti, ha presentato proposte in merito alle misure strategiche e di governance necessarie per conseguire gli OSS. Nel contribuire alla discussione sul documento di riflessione, il presente parere si basa sui precedenti lavori del CESE sul tema e si prefigge l’obiettivo di delineare una prospettiva e avanzare proposte concrete per le riforme, gli strumenti e i meccanismi di governance necessari su cui fondare una strategia generale che sarà per sua natura a lungo termine. |
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2.3. |
Un numero crescente di indicatori sociali ed ecologici evidenzia la necessità di un’azione urgente e di una rapida transizione verso la sostenibilità da parte dell’UE e di altri attori globali. Una recente relazione del gruppo intergovernativo di esperti sul cambiamento climatico (IPCC) delle Nazioni Unite avverte che l’umanità ha all’incirca 11 anni di tempo per limitare le emissioni di gas a effetto serra e impedire un aumento delle temperature globali prima di arrecare danni pericolosi e potenzialmente irreparabili al clima (2). Oltre all’emergenza climatica, altre sfide ambientali (come la perdita di biodiversità e l’inquinamento atmosferico) preoccupano sempre più i cittadini europei e richiedono un’azione urgente. In Europa, inoltre, stanno aumentando le diseguaglianze sociali. Quasi un quarto dei bambini e dei giovani è a rischio di povertà o vive già in condizioni di povertà (3), mentre milioni di giovani non riescono a trovare un lavoro dignitoso che consenta loro di iniziare a definire la propria vita da adulti. Alcune categorie minoritarie soffrono di ulteriori livelli di esclusione: è il caso, ad esempio, delle persone con disabilità. In tutta Europa proliferano movimenti nazionalisti e populisti, mentre i valori e i diritti fondamentali sono sotto attacco in diversi Stati membri. Vengono insomma messe in discussione le stesse fondamenta dell’Unione europea. |
3. Osservazioni generali
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3.1. |
Il tempo della riflessione è finito. Adesso è il momento di agire. La pubblicazione di un documento di riflessione sulla sostenibilità avrebbe dovuto aver luogo in coincidenza con il varo degli OSS nel 2015. Il CESE si attende un’azione urgente per elaborare e realizzare una strategia generale e un piano d’attuazione dell’UE per lo sviluppo sostenibile, come raccomandato dal Comitato stesso in pareri precedenti (4) e come chiesto dal Consiglio nelle sue conclusioni nel 2017, nel 2018 e nell’aprile 2019 (5). |
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3.2. |
Il documento di riflessione delinea diversi possibili scenari per conseguire la sostenibilità. La realtà è che scegliere tra tali scenari non è soltanto difficile, è anche irrealistico. Solo lo scenario 1 prevede una strategia generale, senonché, per essere efficace, esso dovrebbe essere integrato da elementi presenti negli altri due scenari. Per realizzare un futuro sostenibile, è essenziale disporre di una strategia generale ed è indispensabile adottare un approccio politico coordinato. Il presente parere sviluppa ulteriormente alcune delle idee abbozzate nello scenario 1. |
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3.3. |
L’urgente richiesta di un’attuazione più ambiziosa e rapida espressa nel presente parere non dovrebbe essere scambiata per mancanza di apprezzamento dei progressi compiuti sinora. Il CESE si compiace dell’analisi svolta nel documento di riflessione e del riconoscimento delle basi politiche necessarie per un futuro sostenibile, e accoglie inoltre con favore gli attivatori trasversali per la transizione verso la sostenibilità. Tuttavia, l’urgenza manifestata da cittadini interessati e dagli esperti non trova corrispondenza nell’azione politica. |
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3.4. |
Sebbene l’UE abbia assunto da tempo un ruolo guida in termini di iniziative politiche sulla sostenibilità, per una serie di complessi motivi tali iniziative non hanno avuto riscontro sul piano dell’attuazione. L’UE produce una delle più pesanti impronte ecologiche e uno dei livelli più alti di emissioni di CO2 pro capite al mondo. Neanche all’interno dei propri confini l’UE è sulla buona strada per conseguire la sostenibilità ambientale. |
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3.5. |
Non è sufficiente realizzare un’Europa a basse emissioni di carbonio, efficiente nell’uso delle risorse e più sociale: un’Europa sostenibile dovrà tener conto dell’impatto ambientale e sociale derivante dalle sue importazioni anche al di là dei suoi confini. Se l’UE vuole essere il leader globale descritto nel documento di riflessione, deve comprendere e prendere sul serio la sua responsabilità e il suo impatto a livello mondiale. In quest’ottica, il Comitato ritiene che i negoziati in corso per un trattato tra l’UE e i paesi del Mercosur costituiscano, per così dire, un banco di prova per una nuova politica commerciale orientata allo sviluppo sostenibile. Appoggia pertanto le esplicite richieste dei gruppi secondo cui tale trattato va concluso soltanto se, ad esempio, tutte le parti contraenti si impegnano seriamente ad attuare l’accordo sul clima, a garantire la conservazione delle foreste tropicali e/o a prendere in considerazione gli interessi dei popoli indigeni, o, quantomeno, viene inclusa nel trattato una clausola che consenta di denunciarlo nel caso in cui siano stati violati tali impegni inequivocabili ed essenziali a favore della sostenibilità. |
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3.6. |
Essendo un continente di primaria importanza per quanto riguarda l’estrazione e l’uso delle risorse naturali, nonché caratterizzato da tassi elevati di consumo, l’Europa può fornire insegnamenti preziosi: con le azioni adottate per migliorare l’efficienza nell’uso delle risorse e ridurre l’impatto di tale impiego sull’ambiente, nonché con gli altri sforzi compiuti per realizzare il cambiamento, anche per quanto concerne la protezione sociale. |
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3.7. |
L’UE deve elaborare e applicare un modello di sviluppo sostenibile che dimostri al resto del mondo come il perseguimento costante della vera sostenibilità promuova la coesione sociale, incrementi lo sviluppo economico, garantisca il benessere ecologico, favorisca una governance inclusiva e non lasci nessuno indietro. |
4. Promuovere un approccio sistemico allo sviluppo sostenibile
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4.1. |
Il documento di riflessione non si spinge abbastanza in là nel sottolineare la necessità di un cambiamento di paradigma e di un approccio sistemico per affrontare le sfide senza precedenti che oggi abbiamo di fronte a noi. Dello sviluppo sostenibile esiste già una definizione condivisa. Adesso, tuttavia, è necessario garantirne un’attuazione piena e coerente attraverso misure politiche e normative e fare in modo che i suoi principi vengano applicati. |
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4.2. |
La definizione impiegata dalle Nazioni Unite e dall’UE è quella elaborata dalla Commissione Brundtland: per «sviluppo sostenibile» deve intendersi lo sviluppo che risponde ai bisogni del presente senza compromettere la capacità di soddisfare quelli delle generazioni future (6). |
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4.3. |
Sin dal vertice sulla Terra svoltosi nel 1992 a Rio de Janeiro si ritiene che lo sviluppo sostenibile si basi su tre pilastri (ambientale, sociale ed economico) e che ciascuno di essi debba essere rispettato e preso in considerazione nel processo decisionale. Lo sviluppo sostenibile è sancito dall’articolo 3, paragrafo 3, del trattato sull’Unione europea come uno degli obiettivi a lungo termine dell’UE. |
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4.4. |
Il diagramma circolare (o «grafico a torta») che figura in appresso mostra come lo sviluppo sostenibile riguardi le persone e come l’economia debba operare per una società più equa e più prospera e un ambiente che garantisca la qualità della vita. Il diagramma successivo lega le singole componenti ambientali (gli «strati della torta») agli obiettivi di sviluppo sostenibile concordati a livello internazionale (7).
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4.5. |
Il principio fondamentale dello sviluppo sostenibile è l’integrazione delle considerazioni ambientali, sociali ed economiche in tutti gli aspetti del processo decisionale. In tale contesto si applicano due principi sanciti dal trattato sul funzionamento dell’Unione europea, ossia il principio di precauzione (8) e il principio «chi inquina paga» (9), che devono essere utilizzati per garantire che i costi dei danni ambientali non ricadano sui soggetti più vulnerabili. Intrinseco alla sostenibilità è il concetto di equità intergenerazionale. |
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4.6. |
Deve inoltre essere riconosciuta una quarta dimensione dello sviluppo sostenibile: quella della governance, che è trasversale a tutti e tre gli altri livelli (economico, sociale e ambientale). L’UE dovrebbe rafforzare il grande cambiamento di paradigma dell’Agenda 2030 a favore di un modello più partecipativo di governance multilaterale dello sviluppo sostenibile (cfr. il punto 9) e incoraggiare un approccio che coinvolga l’intera società nella realizzazione dell’importante transizione verso un futuro più sostenibile per il pianeta. |
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4.7. |
Il documento di riflessione propone, come approccio preferenziale, di utilizzare il diritto come strumento per garantire e favorire l’attuazione. La Commissione afferma che il rispetto delle norme giuridiche dovrebbe costituire un presupposto indispensabile per ricevere qualsiasi finanziamento dell’UE, fungendo così da volano per l’attuazione degli OSS. Ciò richiederà la parità sul piano giuridico dei tre pilastri dello sviluppo sostenibile (ambientale, sociale ed economico). Il CESE ribadisce il suo appello a riconoscere i diritti della natura affinché siano considerati di rango pari a quelli degli individui e delle imprese (10). |
5. Andare oltre una politica rivolta solo alla crescita del PIL
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5.1. |
L’Europa ha bisogno di un cambiamento di paradigma (11) e di un nuovo modello di crescita che sia qualitativamente diverso da quello adottato sinora, vale a dire che sia socialmente inclusivo, ecologicamente sostenibile e in grado di incoraggiare e accompagnare la convergenza delle transizioni digitale ed ecologica nei nostri paesi e nelle nostre società. |
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5.2. |
Il CESE ribadisce la necessità (già evidenziata in altri suoi pareri) di guardare al di là del PIL, servendosi anche di altri indicatori per misurare la prosperità a livello nazionale (12) (13). Il PIL è un indicatore dello sviluppo economico in termini finanziari, ma trascura aspetti importanti del benessere individuale e sociale e non tiene adeguatamente conto dei costi in termini di capitale naturale (clima, esaurimento delle risorse naturali, impatto negativo sui servizi ecosistemici come aria pulita, acqua dolce, terreni fertili, città vivibili e paesaggio). Esso tralascia di considerare non solo la qualità e l’equità dei rapporti di lavoro, ma anche il lavoro non retribuito delle persone, ignorando così la maggior parte del valore aggiunto apportato da coloro che prestano assistenza a bambini o anziani e dai volontari impegnati in attività culturali e sportive. Realizzare uno sviluppo sostenibile significa generare una crescita economica (14) che tenga conto di tutti gli aspetti del benessere presente e futuro delle persone, e dunque anche dei costi e benefici sociali e ambientali delle attività umane, nel rispetto dei limiti intrinseci del nostro pianeta. Uno sviluppo siffatto accresce la ricchezza che l’umanità detiene in comune. A tal fine non è sufficiente attribuire un valore economico alle componenti sociali e ambientali: è necessario assicurarsi che gli attori economici tengano conto di tali elementi nel prendere le proprie decisioni, e, affinché ciò accada, occorre intervenire per salvaguardare gli interessi pubblici ed internalizzare le esternalità. |
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5.3. |
La competitività è un prerequisito per migliorare costantemente l’efficienza nell’uso delle risorse. Ciò non significa, tuttavia, che la concorrenza su liberi mercati produca di per sé risultati ottimali per la società. La società deve stabilire le norme e le condizioni per i produttori di beni e servizi, e attribuire poteri che funzionino da contrappeso per garantire i beni pubblici e gli interessi pubblici, quali l’equità e la sostenibilità. Il potere di mercato degli operatori deve essere sottoposto a dei limiti onde evitare che se ne abusi a danno dei lavoratori, dei consumatori, delle altre imprese e dei cittadini in generale. L’indice di competitività globale deve pertanto tenere conto delle dimensioni ambientale e sociale (15). |
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5.4. |
Pur apprezzando il fatto che il documento di riflessione in esame contenga un’analisi esauriente, descriva le sfide da affrontare, indichi la direzione in cui muoversi e metta in evidenza il potenziale dell’Europa, il CESE esprime preoccupazione in quanto il ritmo della transizione verso la sostenibilità, a livello mondiale e in Europa, è inferiore a quello necessario per conseguire gli obiettivi che abbiamo concordato. In una recente lettera aperta, oltre 200 studiosi hanno chiesto all’Europa di andare oltre le politiche rivolte soltanto alla crescita (16). |
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5.5. |
Il CESE condivide la linea, sostenuta nel documento di riflessione, secondo cui la transizione verso la sostenibilità dovrebbe essere vista come un’opportunità per accrescere l’occupazione e la prosperità. Le imprese europee hanno l’opportunità di assumere un ruolo guida, e in particolare di essere fonti di innovazione collaborativa, cavalcando l’onda della rivoluzione digitale per creare pratiche commerciali sostenibili e fissare nuovi standard. Gli OSS consentono di definire i mercati destinati ad espandersi per le imprese in grado di fornire soluzioni innovative e realizzare cambiamenti trasformativi. |
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5.6. |
Il CESE riconosce che, nel mondo dell’impresa, vi sono aziende leader in materia di integrazione della sostenibilità. L’attività imprenditoriale contribuisce a creare le condizioni per lo sviluppo sociale ed ambientale (17), e molte imprese sono di fatto più avanti rispetto alla politica in questione. |
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5.7. |
Una strategia generale per lo sviluppo sostenibile e un quadro normativo appropriato creerebbero un contesto favorevole che stimolerebbe gli investimenti e massimizzerebbe le opportunità per le imprese, rendendole capaci di fornire soluzioni sostenibili. |
6. Finanziare il cambiamento
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6.1. |
Tra i facilitatori orizzontali della suddetta transizione, il documento di riflessione menziona i finanziamenti, la fissazione dei prezzi, il regime fiscale e la concorrenza. |
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6.2. |
Il CESE osserva che, nonostante lo sbandierato ampio sostegno a favore della sostenibilità, il panorama attuale delle politiche non offre alcun meccanismo efficace per l’integrazione dei costi sociali e ambientali nelle decisioni di investimento. La valutazione delle azioni e degli investimenti si basa, nella maggior parte dei casi, esclusivamente su considerazioni di rendimento finanziario e/o ritorno economico. Tutto ciò fa sì che i principi concordati non siano effettivamente applicati in maniera trasformativa. |
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6.3. |
Almeno una parte dell’attività finanziaria deve basarsi sui rendimenti ambientali e sociali. La finanza deve essere utilizzata per stimolare un cambiamento che fornisca rendimenti in termini di sostenibilità, mentre oggi la misura dell’efficacia o del merito delle azioni intraprese si basa esclusivamente sui rendimenti finanziari e/o economici. Finché permarrà questa concezione limitata, non verrà mai finanziata la transizione verso la sostenibilità. A giudizio del CESE, il riorientamento dei flussi di capitali verso un’economia più sostenibile deve necessariamente procedere di pari passo con l’inclusione finanziaria e la coesione sociale in un’Europa in cui nessuno venga lasciato indietro (18). |
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6.4. |
I finanziamenti alla R&I (ricerca e innovazione) costituiscono un fattore cruciale per lo sviluppo sostenibile, ma anche gli stessi strumenti attraverso cui vengono erogati devono essere concepiti in modo innovativo (19), prevedendo ad esempio apposite risorse finanziarie per l’inclusione sistematica delle persone con disabilità. I finanziamenti non devono limitarsi ai progetti a basse emissioni di carbonio, ma devono anche essere più efficienti nell’uso delle risorse, così da intercettare le attività e iniziative valide che offrono rendimenti ambientali o sociali. |
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6.5. |
Gli investimenti sociali sono particolarmente utili per scongiurare i forti rischi di povertà nell’Unione europea e accrescere il potenziale occupazionale dell’Europa (20). Il CESE ravvisa negli investimenti permanenti in iniziative di economia circolare uno strumento per conseguire una maggiore sostenibilità. |
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6.6. |
Il varo di un patto ecologico e sociale europeo («European Green and Social Deal») rappresenterà un fattore importante affinché le economie europee si trasformino seguendo un percorso radicalmente più sostenibile. Esso dovrebbe infatti consistere in un importante programma europeo di investimenti pubblici a sostegno di grandi progetti infrastrutturali che apportino vantaggi pubblici chiari e diffusi, ad esempio l’adeguamento degli edifici pubblici, la riprogettazione dei trasporti pubblici e la costruzione di sistemi basati sull’energia pulita. Dovrebbe creare posti di lavoro fortemente necessari in tutta Europa, in particolare nelle regioni con elevate concentrazioni di disoccupazione (soprattutto tra i giovani e tra le persone con disabilità) e incoraggiare un rapido sviluppo e una decisa innovazione dei sistemi europei di istruzione e formazione professionale. |
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6.7. |
Il quadro finanziario pluriennale (QFP) è essenziale per garantire l’integrazione degli OSS, e la decisione finale sul QFP per il periodo 2021-2027 fornirà un’indicazione della capacità o meno dell’UE di rispettare gli impegni assunti in relazione all’Agenda 2030. Nella proposta in esame, la Commissione non coglie l’opportunità di fare dell’Agenda 2030 la priorità del programma politico europeo. Andando al di là dell’aumento limitato attualmente proposto per l’obiettivo d’integrazione delle questioni climatiche, il nuovo QFP dovrebbe allocare risorse finanziarie rilevanti allo sviluppo sostenibile, nonché garantire che in nessun caso l’attuazione degli OSS sia compromessa per motivi finanziari. Occorre mettere a disposizione dei responsabili dell’attuazione degli OSS (compresi gli Stati membri, gli enti locali, le imprese, i sindacati e le ONG) finanziamenti destinati a progetti innovativi, modulabili e inclusivi (21). In particolare, il prossimo QFP definitivo dovrebbe creare le condizioni per la transizione verso un’economia neutra dal punto di vista climatico entro il 2050 e, per dar prova di un livello di ambizione all’altezza di tale sfida, l’UE deve destinare a questo obiettivo una quota media pari al 40 % del suo bilancio complessivo (22). Inoltre, il CESE richiama l’attenzione su un problema incontrato dagli attori della società civile che operano su piccola scala, i quali hanno difficoltà ad accedere ai finanziamenti necessari per garantire il sostegno e la realizzazione di iniziative potenzialmente trasformative (23). |
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6.8. |
Il CESE esorta ancora una volta a porre fine alle sovvenzioni a favore dei combustibili fossili e ad adottare, nei comparti produzione e trasformazione del nostro settore alimentare, un approccio volto a realizzare sistemi alimentari sostenibili, quale strumento pratico per integrare la sostenibilità nelle politiche (24). Dopo aver sottolineato in varie occasioni che finora l’UE non è riuscita a mantenere le sue molte promesse riguardo all’internalizzazione dei costi esterni, all’applicazione coerente del principio «chi inquina paga» e alla graduale abolizione delle sovvenzioni dannose per l’ambiente, rinnova il suo invito alle istituzioni europee a presentare un piano esaustivo per un sistema di imposte e tasse ambientali (25). |
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6.9. |
Sviluppo sostenibile significa anche progresso e prosperità, e in quest’ottica un ruolo cruciale sarà svolto dalla ricerca e dall’innovazione (R&I). A livello sia dell’UE che degli Stati membri, i finanziamenti pubblici alla R&I devono aumentare in modo significativo, ponendo l’accento sulla realizzazione degli OSS. Ciò potrebbe anche servire a stimolare finanziamenti da parte del settore privato. |
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6.10. |
Gli investimenti privati sono chiamati a svolgere un ruolo fondamentale nella transizione verso un’economia sostenibile. Il partenariato pubblico-privato può contribuire a ottimizzare i ritorni sull’investimento in termini di sostenibilità, a livello sia europeo che internazionale. |
7. Lo sviluppo sostenibile come strumento di solidarietà sociale
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7.1. |
Lo sviluppo sostenibile potrebbe costituire uno strumento in grado di contrastare la diffusione di sentimenti populisti di avversione all’establishment tra i cittadini meno favoriti e più lontani dai processi decisionali e dal potere. Deve trattarsi non di un programma elitario, bensì di un progetto incentrato sulle persone, volto a rendere accessibili, anche sul piano economico, le scelte sostenibili dei consumatori. I tentativi di affrontare i problemi imponendo dei costi a coloro che si trovano già in difficoltà e si sentono di fatto privati dei propri diritti ed esclusi stanno portando a un chiaro rigetto nei confronti delle soluzioni politiche (ad esempio della politica climatica così come di numerose politiche ambientali), che si manifesta sotto forma di estremismo e di retorica isolazionista e anti-migrazione. Il lavoro dignitoso è una condizione necessaria affinché si compia la transizione verso la sostenibilità. |
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7.2. |
Tale transizione richiede investimenti in sistemi di protezione sociale efficaci, inclusivi e integrati, compresi servizi di qualità e accessibili nel campo delle cure sanitarie e dell’assistenza a lungo termine, mediante l’esercizio del dialogo sociale. Benché alcuni studi mostrino che gli investimenti nell’istruzione e nell’assistenza sanitaria hanno effetti positivi di lunga durata sulla mobilità sociale, nel corso dell’ultimo decennio gli Stati membri hanno manifestato la tendenza a ridurre gli investimenti in entrambi questi settori. Ovunque esista, tale tendenza deve essere invertita. Il costo della transizione verso un’economia sostenibile a basse emissioni di carbonio deve essere sostenuto da coloro che possono maggiormente permettersi di pagare (ad esempio in applicazione del principio «chi inquina paga») e dovrebbe essere sovvenzionato con risorse pubbliche. Determinate soluzioni alternative all’attuale modello insostenibile, che non fanno che aggravare il problema e non rappresentano opzioni percorribili, devono essere rifiutate a livello politico, così come di fatto vengono respinte dalle manifestazioni sulle strade d’Europa dei ragazzi che scioperano per il clima. |
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7.3. |
Il documento di riflessione non passa sotto silenzio i dati statistici che mettono in luce l’enorme questione della diseguaglianza nell’UE. Oltre il 22 % dei cittadini dell’Unione è a rischio di povertà. Il numero delle persone con un reddito medio è in diminuzione, mentre il numero di quelle con un reddito basso è in aumento nella maggior parte degli Stati membri. Circa il 7 % delle persone si trova in condizioni di deprivazione materiale. Sono dati sconvolgenti, che traducono in cifre il vergognoso fallimento delle politiche attuali. Inoltre, le persone che non possono permettersi un pasto dignitoso almeno ogni due giorni sono 43 milioni, ossia quasi il 10 % della popolazione dell’UE. |
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7.4. |
Nel documento di riflessione si afferma che le problematiche relative all’ambiente non possono essere risolte soltanto con le politiche ambientali se le politiche economiche continuano a promuovere i combustibili fossili, un impiego inefficiente delle risorse oppure modelli di produzione e consumo non sostenibili. Il CESE sottolinea che tutte le politiche europee, nazionali e locali dovrebbero tenere conto del fattore sostenibilità sociale al pari dei fattori sostenibilità economica e sostenibilità ambientale (26). |
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7.5. |
Se la necessità di collegare sfera economica e sfera ambientale, nonché le tematiche economiche a quelle sociali, è oramai pienamente riconosciuta, di fatto però in molti casi non viene presa nella dovuta considerazione. Inoltre, occorre ancora sviluppare ulteriormente il collegamento tra le istanze ambientali e quelle sociali. Ad esempio, il pilastro europeo dei diritti sociali dovrebbe servire a promuovere il benessere delle persone e contribuire in modo significativo all’Agenda 2030. Sebbene vi siano molteplici punti comuni tra i 17 OSS e i 20 principi del pilastro sociale, la Commissione dovrebbe avanzare una proposta volta a collegare meglio, sul piano pratico, i primi con i secondi per conseguire sinergie utili ai fini della loro attuazione. |
8. Un nuovo discorso politico europeo sullo sviluppo sostenibile
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8.1. |
L’UE e gli Stati membri hanno il dovere di sviluppare un discorso pubblico coinvolgente sull’importanza dello sviluppo sostenibile per l’Europa e il mondo. La sostanza di questo nuovo discorso pubblico dovrebbe evitare un uso eccessivo di concetti e termini tecnici e concentrarsi invece sul loro rapporto con la vita concreta delle persone, in Europa e non solo in Europa. Occorre partire dall’istruzione a tutti i livelli, dalle scuole alle organizzazioni. |
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8.2. |
In tutta l’UE dovrebbe essere avviata una campagna di sensibilizzazione pubblica che coinvolga diverse componenti in grado di raggiungere il rispettivo «pubblico». In particolare, i mezzi di comunicazione di massa (soprattutto quelli pubblici), i «creativi» del mondo della cultura, delle arti, della musica ecc. dovrebbero essere incoraggiati a partecipare all’elaborazione di programmi culturali a livello nazionale in grado di tradurre il discorso politico sullo sviluppo sostenibile in una comunicazione che abbia una risonanza sul piano culturale nei diversi Stati membri. |
9. Una nuova governance multipartecipativa e multilivello
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9.1. |
L’Agenda 2030 promuove un importante cambiamento di paradigma a favore di un modello più partecipativo di governance multilaterale dello sviluppo sostenibile. L’obiettivo 17 dell’Agenda attribuisce a molteplici portatori d’interessi, compresi il settore privato, i sindacati, la società civile, il mondo accademico, le comunità locali e altri ancora, un ruolo centrale nelle attività di monitoraggio, attuazione, riesame e seguito. |
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9.2. |
Quando la partecipazione multilaterale nel quadro dell’Agenda 2030 sarà pienamente operativa a molteplici livelli (regionale, subregionale, nazionale e locale), il nuovo modello di governance probabilmente godrà di una capacità di attrazione ad ampio raggio. Le opportunità di partecipazione inclusiva dei cittadini alle attività di monitoraggio e attuazione offerte dall’Agenda 2030 rappresentano un chiaro invito a procedere con risolutezza per contrastare gli attuali livelli di cinismo pubblico e la perdita di fiducia nei sistemi politici formali. |
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9.3. |
La piattaforma multipartecipativa sugli OSS (istituita dalla Commissione nel 2017 e cui il CESE ha partecipato attivamente) dovrebbe ora assumere un ruolo guida nello sviluppo e nel sostegno alla realizzazione di una strategia e un piano d’attuazione ambiziosi per un’Europa sostenibile. Occorrerebbe procedere a un riesame ufficiale del funzionamento della piattaforma (coinvolgendo in questo processo tutti i portatori d’interessi) e attribuirle un mandato chiaro e preciso. Tale riesame dovrebbe analizzare le buone pratiche di altri consessi multipartecipativi pertinenti (ad esempio la piattaforma europea delle parti interessate per l’economia circolare) e far tesoro di tali insegnamenti ai fini della futura organizzazione della piattaforma sugli OSS, in modo da massimizzarne l’efficacia e migliorarne il funzionamento complessivo. Tra questi miglioramenti potrebbero rientrare la necessaria disponibilità di risorse più adeguate per l’attività della piattaforma, una maggiore frequenza delle riunioni del suo comitato politico ad alto livello, maggiori opportunità di ampliare la discussione e la partecipazione dei suoi membri, più attenzione ai contatti periodici con le piattaforme nazionali per lo sviluppo sostenibile, e la promozione di consultazioni pubbliche più regolari, trasparenti e accessibili in merito a questioni legate allo sviluppo sostenibile. |
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9.4. |
Strategie nazionali di attuazione degli OSS sono già state o stanno per essere sviluppate da diversi Stati membri (27). Una strategia a livello UE fornirebbe un quadro di riferimento che consentirebbe alle strategie nazionali di progredire gradualmente verso una maggiore convergenza. Il «metodo aperto di coordinamento» potrebbe essere applicato in questo contesto, facilitando lo scambio di buone pratiche e l’apprendimento tra pari in tutti gli Stati membri. |
10. Allineare gli strumenti esistenti all’attuazione degli OSS
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10.1. |
Un semestre europeo radicalmente nuovo |
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10.1.1. |
Attualmente il semestre europeo è il principale strumento annuale di coordinamento degli obiettivi macroeconomici dell’UE tra questa ed i suoi Stati membri. Bisogna che tale strumento venga radicalmente modificato e reso più trasparente, in modo che possa contribuire a garantire (come già richiesto dal CESE (28) e dalla piattaforma multipartecipativa (29)) la necessaria coerenza tra le politiche riguardanti gli OSS, un’attuazione coordinata di tali obiettivi e il monitoraggio di tale attuazione. Tutte le fasi del processo del semestre europeo devono essere adattate per garantire un coordinamento efficace dell’attuazione degli OSS a livello UE e nazionale, in linea con una futura strategia generale (30). |
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10.1.2. |
L’analisi annuale della crescita dovrebbe essere sostituita da un’«Analisi annuale della crescita sostenibile» (31), con un equilibrio tra le priorità sociali, economiche e ambientali in linea con gli OSS. La società civile organizzata dovrebbe essere maggiormente coinvolta, sia a livello dell’UE che nazionale, in tutte le fasi del processo così riformato del semestre europeo, per contribuirvi con l’apporto delle proprie competenze specifiche in materia di politiche, garantire un monitoraggio più indipendente degli sviluppi delle politiche stesse, promuovere l’adesione a queste riforme da parte della società e in generale rafforzare la democrazia partecipativa. |
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10.2. |
Legiferare meglio |
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10.2.1. |
Il ricorso agli strumenti dell’iniziativa «Legiferare meglio» della Commissione rappresenta un altro modo per garantire una maggiore integrazione dello sviluppo sostenibile nelle politiche europee. Tutte le valutazioni di impatto della Commissione, i controlli di adeguatezza e le raccomandazioni della piattaforma REFIT devono esaminare l’impatto ambientale, sociale ed economico affinché la sostenibilità sia inclusa e tenuta in debita considerazione. Anche nelle valutazioni ex post è necessario analizzare queste tre dimensioni secondo un approccio fortemente integrato. Inoltre, un «controllo della sostenibilità» dovrebbe essere inserito in modo più esplicito anche nel programma REFIT (32), e occorrerebbe assicurarsi che tutte le politiche perseguano con coerenza l’obiettivo dello sviluppo sostenibile. |
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10.2.2. |
Il CESE invita la Commissione ad integrare lo sviluppo sostenibile e gli OSS nei processi di valutazione da essa condotti. |
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10.2.3. |
È inoltre necessario provvedere a consultare le parti sociali, nel rispetto delle disposizioni dei Trattati che prescrivono la consultazione specifica dei lavoratori, dei dirigenti e dei datori di lavoro in relazione alle normative in materia di politica sociale (articolo 154, paragrafo 2, TFUE). Le consultazioni con il CESE, il Comitato delle regioni e i parlamenti nazionali formano un’altra componente del ventaglio di strumenti per legiferare meglio al fine di soddisfare il requisito di inclusività che è al centro dell’Agenda 2030. |
11. Obiettivi dell’UE e indicatori migliori
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11.1. |
La strategia generale in materia di obiettivi di sviluppo sostenibile dovrebbe fissare i traguardi che l’UE si propone di raggiungere al fine di conseguire tali obiettivi. Il cammino verso questi traguardi dovrebbe essere monitorato con una serie di indicatori 1) sufficientemente esaurienti per misurare la distanza ancora da colmare e fornire un’analisi adeguata dei progressi compiuti e 2) tali da fungere da base per la pianificazione e la modulazione delle politiche. La serie di indicatori attualmente utilizzata dall’UE per gli OSS non risponde a tali requisiti (33). |
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11.2. |
Il CESE ribadisce la sua richiesta di un maggiore coinvolgimento della società civile nella definizione degli indicatori e nella valutazione dei progressi dell’UE verso il conseguimento degli obiettivi (34). |
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11.3. |
Nella serie di indicatori adoperata dall’UE in relazione agli OSS dovrebbero essere pienamente integrate altre serie di indicatori esistenti, quali ad esempio il quadro europeo di valutazione della situazione sociale (35), che del resto è già stato integrato nel semestre europeo. |
12. Monitoraggio e assunzione di responsabilità
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12.1. |
Devono essere introdotti sistemi inclusivi e trasparenti di monitoraggio e rendicontabilità per misurare con cadenza regolare i progressi dell’UE nell’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile. L’UE deve partecipare attivamente ogni anno al forum regionale dell’UNECE (Commissione economica dell’ONU per l’Europa) per lo sviluppo sostenibile, e assumere e mantenere un ruolo guida nell’accelerare i progressi della regione Europa verso il conseguimento degli OSS e dei relativi traguardi. L’UE dovrebbe inoltre impegnarsi a presentare regolarmente una relazione generale congiunta sull’attuazione degli OSS al Forum politico di alto livello dell’ONU sullo sviluppo sostenibile, a integrazione della «relazione di sintesi congiunta» sulla politica di sviluppo dell’UE. Tale relazione generale dovrà riguardare tutti gli aspetti della politica esterna e interna dell’UE e della governance, oltre a contenere un’analisi della posizione attuale dell’UE e dei modi in cui questa conseguirà gli OSS entro il 2030. |
13. Attuare gli OSS nell’azione esterna dell’UE
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13.1. |
Molte politiche interne dell’Unione europea possono avere effetti di ricaduta al di fuori dell’UE, con ripercussioni positive o negative sugli sforzi di conseguire gli OSS da parte di altri paesi. Le politiche di azione esterna dell’UE, comprese quelle in materia di investimenti, commercio, sviluppo, pace e sicurezza e diritti umani, devono essere riesaminate per assicurarsi che sostengano la realizzazione della nuova agenda globale per lo sviluppo sostenibile. Ad esempio, i capitoli relativi alla sostenibilità contenuti negli accordi commerciali dell’UE oggi in vigore sono poco incisivi e di difficile applicazione. Lo sviluppo sostenibile deve diventare un elemento centrale della politica commerciale dell’UE, ad esempio grazie all’introduzione di procedure formali di contestazione in caso di violazioni degli impegni a favore della sostenibilità assunti negli accordi commerciali. Il commercio dovrebbe essere uno strumento per migliorare la sostenibilità ed attuare gli OSS nel contesto della cooperazione internazionale, e tale aspetto potrebbe essere disciplinato mediante accordi multilaterali. Il potere contrattuale dell’UE negli scambi commerciali può promuovere la sostenibilità lungo la catena globale del valore, ad esempio riservando maggiore attenzione al tema dell’approvvigionamento sostenibile. |
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13.2. |
L’azione esterna dell’UE deve garantire una maggiore integrazione tra l’attuazione degli OSS e l’accordo di Parigi sul clima. Il quadro attuale omette di prendere in considerazione gli effetti di ricaduta e/o l’impronta dell’azione dell’UE. Inoltre, l’attuale quadro dell’UE e gli attuali indicatori relativi agli OSS si concentrano principalmente sui progressi nell’attuazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile all’interno dell’Unione europea e non misurano il contributo di quest’ultima al conseguimento di tali obiettivi a livello mondiale. Occorrerebbe altresì assicurarsi che siano effettuati investimenti sostenibili nella catena del valore. |
Bruxelles, 26 settembre 2019
Il presidente
del Comitato economico e sociale europeo
Luca JAHIER
(1) Relazione strategica annuale del PE sugli OSS, marzo 2019.
(2) https://www.ipcc.ch/.
(3) Eurostat.
(4) Pareri del CESE sui temi Indicatori più appropriati per valutare gli OSS (GU C 440 del 6.12.2018, pag. 14), Il futuro sostenibile dell’Europa: prossime tappe (GU C 345 del 13.10.2017, pag. 91) e La transizione verso un futuro europeo più sostenibile (GU C 81 del 2.3.2018, pag. 44).
(5) Conclusioni del Consiglio «Verso un’Unione sempre più sostenibile entro il 2030».
(6) http://www.un-documents.net/our-common-future.pdf.
(7) Stockholm Resilience Centre, 2016. Fonte dell’illustrazione: Azote Images for Stockholm Resilience Centre.
(8) Articolo 191 TFUE.
(9) Articolo 191, paragrafo 2, TFUE.
(10) Parere del CESE sul tema Giustizia climatica, GU C 81, del 2.3.2018, pag. 22.
(11) EPSC-Centro europeo di strategia politica, luglio 2016.
(12) Parere del CESE sul tema Il futuro sostenibile dell’Europa: prossime tappe, GU C 345 del 13.10.2017, pag. 91.
(13) Parere del CESE sul tema Oltre il PIL: strumenti per misurare lo sviluppo sostenibile, GU C 100 del 30.4.2009, pag. 53.
(14) Parere del CESE sul tema Ascoltare i cittadini d’Europa per un futuro sostenibile (Sibiu e oltre), GU C 228 del 5.7.2019, pag. 37.
(15) Parere del CESE sul tema Ascoltare i cittadini d’Europa per un futuro sostenibile (Sibiu e oltre), GU C 228 del 5.7.2019, pag. 37.
(16) httpś://degrowth.org/2018/09/06/post-growth-open-letter/.
(17) Parere del CESE sul tema Ascoltare i cittadini d’Europa per un futuro sostenibile (Sibiu e oltre), GU C 228 del 5.7.2019, pag. 37.
(18) Parere del CESE in merito al Piano d’azione per finanziare la crescita sostenibile, GU C 62, del 15.2.2019, pag. 73.
(19) Parere del CESE sul tema Facilitare l’accesso degli attori non statali ai finanziamenti delle azioni per il clima, GU C 110 del 22.3.2019, pag. 14.
(20) Parere del CESE sul tema L’impatto degli investimenti sociali sull’occupazione e sui bilanci pubblici, GU C 226 del 16.7.2014, pag. 21.
(21) Parere del CESE sul tema Indicatori più appropriati per valutare gli OSS: il contributo della società civile, GU C 440 del 6.12.2018, pag. 14.
(22) Parere del CESE sul Patto europeo finanza-clima, GU C 62, del 15.2.2019, pag. 8.
(23) Parere del CESE sul tema Facilitare l’accesso degli attori non statali ai finanziamenti delle azioni per il clima, GU C 110 del 22.3.2019, pag. 14.
(24) Parere del CESE sul tema Una politica alimentare globale dell’UE, GU C 129 dell'11.4.2018, pag. 18.
(25) Parere del CESE sul tema Strumenti di mercato per un’economia efficiente sotto il profilo delle risorse e a basse emissioni di carbonio nell’UE (parere d’iniziativa), GU C 226 del 16.7.2014, pag. 1.
(26) Parere del CESE sul tema Un concetto socialmente sostenibile per l’era digitale, GU C 237 del 6.7.2018, pag. 1.
(27) Cfr. le schede paese elaborate dal CESE sulle attività svolte dagli Stati membri in relazione agli OSS.
(28) Nei suoi pareri sugli Indicatori più appropriati per valutare gli OSS, sul tema La transizione verso un futuro europeo più sostenibile (GU C 81 del 2.3.2018, pag. 44) e in merito all’Analisi annuale della crescita per il 2018 (GU C 227 del 28.6.2018, pag. 95).
(29) Cfr. la relazione della piattaforma multipartecipativa dell’UE sugli OSS.
(30) Parere del CESE sul tema Ascoltare i cittadini d’Europa per un futuro sostenibile (Sibiu e oltre), GU C 228 del 5.7.2019, pag. 37.
(31) Parere del CESE sul tema Analisi annuale della crescita 2019, GU C 190 del 5.6.2019, pag. 24.
(32) Cfr. la relazione della piattaforma multipartecipativa dell’UE sugli OSS.
(33) Eurostat sugli indicatori UE relativi agli OSS.
(34) Parere del CESE sugli Indicatori più appropriati per valutare gli OSS, GU C 440 del 6.12.2018, pag. 14.
(35) Eurostat sul quadro di valutazione della situazione sociale.
ALLEGATO
Il seguente emendamento, pur avendo ricevuto almeno un quarto dei voti espressi, è stato respinto nel corso delle deliberazioni:
Nuovo punto 13.3
Aggiungere il seguente nuovo punto:
Il CESE sottolinea inoltre che tutti gli sforzi dell’UE potrebbero risultare inutili e non produrre i risultati auspicati se nel contempo non si riuscirà ad affrontare in maniera adeguata la questione della crescita incontrollata della popolazione mondiale.
Esito della votazione
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Voti favorevoli |
47 |
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Voti contrari |
108 |
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Astensioni |
5 |