Bruxelles, 24.11.2016

COM(2016) 724 final

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO

Evoluzione della situazione del mercato lattiero-caseario e funzionamento delle disposizioni del "pacchetto latte"

{SWD(2016) 367 final}


RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E

AL CONSIGLIO

Evoluzione della situazione del mercato lattiero-caseario e funzionamento delle disposizioni del «pacchetto latte»

   1.    CAMPO DI APPLICAZIONE

Pubblicato nel marzo 2012 (e ulteriormente integrato nel regolamento (UE) n. 1308/2013 1 , «regolamento OCM»), il «pacchetto latte» 2 , 3 è un insieme di disposizioni legislative in vigore dal 3 ottobre 2012 che continuerà ad applicarsi fino al 30 giugno 2020.

L’articolo 225, lettera b), del regolamento OCM prevede che la Commissione presenti due relazioni al Parlamento europeo e al Consiglio, la prima entro il 30 giugno 2014 e la seconda entro il 31 dicembre 2018. Tali relazioni dovrebbero esaminare l’andamento della situazione del mercato nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari, in particolare il funzionamento degli articoli da 148 a 151, dell’articolo 152, paragrafo 3 e dell’articolo 157, paragrafo 3, (le «disposizioni del pacchetto latte», valutando, in particolare, gli effetti sui produttori di latte e sulla produzione di latte nelle regioni svantaggiate, in relazione con l’obiettivo generale di mantenere la produzione in tali regioni. Le relazioni devono altresì includere la trattazione di possibili incentivi atti a incoraggiare gli agricoltori a concludere accordi di produzione congiunta, con proposte adeguate.

La prima delle due relazioni previste dal regolamento è stata adottata dalla Commissione il 13 giugno 2014 4 .

In occasione del Consiglio straordinario «Agricoltura e pesca» tenutosi il 7 settembre 2015 5 , alla luce della difficile situazione del mercato, la Commissione ha proposto di anticipare al 2016 la relazione sul pacchetto latte inizialmente prevista per il 2018.

Nell’ambito del suo mandato che copre la seconda metà del 2016, la presidenza slovacca ha definito prioritario il funzionamento della catena di approvvigionamento, argomento esaminato dalla task force per i mercati agricoli (AMTF, Agricultural Markets Task Force).

La presente relazione si basa sulle risposte degli Stati membri a un questionario, nonché sulle notifiche previste dalle norme di attuazione 6 . L’analisi tiene conto anche dei dati provenienti da uno studio indipendente sulle organizzazioni di produttori ai sensi delle disposizioni del pacchetto latte, commissionato all’Istituto di studi delle prospettive tecnologiche del Centro comune di ricerca.

   2.    ANDAMENTO DELLA SITUAZIONE DEL MERCATO DEL LATTE E PRODOTTI LATTIERO-CASEARI

Dopo aver registrato prezzi eccezionalmente elevati per il latte e i prodotti lattiero-caseari alla fine del 2013 e all’inizio del 2014, il settore del latte è entrato in una fase di squilibrio globale tra offerta e domanda che ha caratterizzato il mercato per tutto il 2015 e per la prima metà del 2016. Mentre la domanda mondiale ha sofferto a causa dell’introduzione del divieto di importazione russo nell’agosto 2014, associato al rallentamento delle importazioni in Cina durante la prima metà del 2015, l’offerta globale ha fatto registrare una crescita, alimentata da prezzi che offrono la giusta remunerazione e condizioni meteorologiche favorevoli.

La Commissione ha mantenuto in funzione gli strumenti della rete ininterrottamente dal settembre 2014. Il latte scremato in polvere è offerto all’intervento pubblico dal luglio 2015.

A partire dalla primavera 2016 le condizioni di mercato sono migliorate, quando i prodotti lattiero-caseari europei hanno toccato i livelli minimi. Questi segnali positivi non si sono ancora materializzati in migliori prezzi del latte franco azienda, tuttavia le stime registrano un cambiamento di tendenza dall’agosto 2016.

Le prospettive a medio termine per il latte e i prodotti lattiero-caseari rimangono favorevoli. Si prevede che la domanda mondiale e interna aumenterà in maniera costante, dando la possibilità al settore lattiero-caseario UE di sviluppare il suo potenziale produttivo e migliorare la sua posizione e quota nei mercati globali.

Informazioni più dettagliate sull’andamento della situazione del mercato e sulle prospettive future sono riportate nel documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la presente relazione.

3.    FUNZIONAMENTO DELLE DISPOSIZIONI DEL «PACCHETTO LATTE» 7

Il pacchetto latte contiene una serie di disposizioni aventi campo di applicazione e portata distinti. Le disposizioni in materia di contratti obbligatori possono essere rilevanti per tutti i tipi di sistemi di raccolta del latte. Tuttavia, le disposizioni in materia di organizzazioni di produttori (OP) e le trattative collettive sono in genere più rilevanti negli Stati membri nei quali le cooperative sono meno sviluppate.

Le disposizioni in materia di trattative collettive sono limitate ai produttori organizzati in organizzazioni di produttori riconosciute, a condizione che il latte crudo non sia soggetto a un obbligo di consegna derivante dalla partecipazione degli agricoltori a una cooperativa 8 .

Il grafico 1 fornisce una stima della percentuale di latte vaccino prodotto per tipologia di accordi contrattuali. Le disposizioni del pacchetto latte in materia di organizzazioni di produttori e trattative collettive sono rilevanti per circa il 36% delle consegne UE di latte vaccino (ad esempio, consegne al di fuori delle cooperative).

Grafico 1    Relazioni contrattuali

Le sottosezioni in appresso illustrano lo stato di attuazione per ciascuna delle disposizioni del pacchetto latte. Nel documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la presente relazione sono riportate informazioni più dettagliate sull’andamento dei contratti obbligatori e sulle organizzazioni di produttori.


3.1.    Contratti obbligatori (articolo 148)

I contratti obbligatori che rientrano nell’ambito dell’articolo 148 del regolamento OCM rappresentano il 41% delle consegne di latte UE in 13 Stati membri.

Tabella 1    Contratti obbligatori

Stato membro

Normativa nazionale

Durata minima
del contratto

Contratti scritti / Offerte obbligatorie

Francia

aprile 2011

5 anni

C+O

Italia

marzo 2012

1 anno

C+O

Spagna

ottobre 2012

1 anno

C+O

Lituania

ottobre 2012

-

C

Ungheria

dicembre 2012

6 mesi

C

Slovacchia

dicembre 2012

-

C

Croazia

giugno 2013

6 mesi

C

Cipro

giugno 2013

1 anno

C

Portogallo

giugno 2013

6 mesi

C+O

Bulgaria

novembre 2013

6 mesi

C

Romania

febbraio 2014

6 mesi

C+O

Slovenia

gennaio 2015

1 anno

C

Polonia

ottobre 2015

-

C

In Bulgaria, Francia, Italia, Polonia e Romania i contratti obbligatori scritti si applicano solo al rapporto tra produttori e primi acquirenti. Negli altri Stati membri, le condizioni si applicano a tutti i rapporti di fornitura lungo la filiera tra gli agricoltori e i trasformatori, nonostante vi siano diversi intermediari tra loro.

Il pacchetto latte non copre i contratti di consegna tra gli agricoltori e la cooperativa di cui sono membri, nonché i codici di buona pratica. Tuttavia, talvolta, questi possono includere disposizioni analoghe a quelle di cui all’articolo 148 del regolamento OCM.

Traendo ispirazione dalle disposizioni del pacchetto latte, nel 2012 è stato concordato tra i produttori e trasformatori nel Regno Unito un codice di condotta volontario 9 . Il codice prevedeva contratti con condizioni analoghe a quelle presenti nel pacchetto latte e copre più dell’85% della produzione di latte crudo in detto Stato membro. Un riesame del funzionamento del codice di condotta realizzato nel 2014 dal Parlamento scozzese ha dato esito ampiamente positivo.

Anche in Belgio, dal 2009, sono in vigore codici interprofessionali non vincolanti che coprono l’85% dei produttori e il 98% degli acquirenti, tra cui in particolare accordi in materia di qualità, accordi sul periodo di preavviso che agricoltori e acquirenti devono dare, accordi in materia di sostenibilità e accordi sul ruolo delle organizzazioni di produttori.

In Germania norme vincolanti che disciplinano le condizioni per le consegne di latte crudo sono in vigore già da prima dell’adozione del pacchetto latte e soddisfano, in genere, i requisiti stabiliti dall’articolo 148 del regolamento OCM.

In Spagna, diversi codici di buona pratica volontari e convenzioni sono stati messi in atto nel 2015 10 , coinvolgendo gli agenti nel settore agro-alimentare e, in particolare, l’organizzazione interprofessionale nel settore del latte.

Combinando la copertura fornita complessivamente dai contratti obbligatori (ai sensi dell’articolo 148 del regolamento OCM), dai codici volontari e dai rapporti di cooperativa, circa il 95% del totale delle consegne di latte dell’UE è attualmente oggetto di un accordo formale, in una forma o nell’altra.

3.2.    Le organizzazioni di produttori e le loro associazioni (articolo 152, paragrafo 3)

Ai sensi delle disposizioni del pacchetto latte, alla fine del 2015, 260 organizzazioni di produttori risultavano riconosciute da 11 Stati membri, la maggior parte di queste in tre Stati membri: Germania, Francia e Italia. Solo una di queste si riferisce al latte di pecora. La situazione attuale relativa ai criteri per il riconoscimento delle organizzazioni di produttori in ciascuno Stato membro e il numero di organizzazioni di produttori riconosciute sono sintetizzati nella tabella A dell’allegato alla presente relazione.

3.2.1    Valutazione degli Stati membri in merito alle organizzazioni di produttori

La maggior parte degli Stati membri ritiene che ci sia del potenziale per le organizzazioni di produttori e le associazioni di organizzazioni di produttori nei loro territori, oltre a quelli che dichiarano di disporre di un sistema cooperativo che funziona in maniera soddisfacente oppure di strutture basate su gruppi di produttori. La Germania, che presenta la struttura di organizzazioni di produttori più sviluppata dell’UE, sostiene la necessità di trasformare le organizzazioni esistenti in strutture di dimensioni maggiori (associazioni di organizzazioni di produttori), piuttosto che crearne di nuove. Anche in Francia, i produttori stanno mostrando un crescente interesse per le associazioni di organizzazioni di produttori.

La produzione commercializzabile annua delle 259 organizzazioni di produttori riconosciute per il latte vaccino si attesterebbe a circa il 13% del totale delle consegne di latte dell’UE nel 2015 e al 37% del totale delle consegne di latte dell’UE al di fuori dei circuiti cooperativi. Le principali ragioni che spiegano come mai non si abbia un assorbimento maggiore sono le seguenti:

1) insufficiente conoscenza da parte degli agricoltori degli obiettivi, delle implicazioni e dei vantaggi derivanti da entrare a far parte delle organizzazioni di produttori;

2) mancanza di sostegno finanziario per la creazione di organizzazioni di produttori (in una certa misura altresì legata alla carenza di informazioni, dato che esistono possibilità nell’ambito dello sviluppo rurale);

Altre ragioni segnalate sono:

oneri amministrativi e finanziari legati alla creazione e al riconoscimento delle organizzazioni di produttori;

in alcuni Stati membri UE-13, gli agricoltori che sono passati dai sistemi di produzione cooperativa degli anni precedenti al 1992 a essere delle imprese private potrebbero essere riluttanti a rientrare in strutture collettive. Si segnala inoltre il timore di perdere l’autonomia in maniera più ampia;

gli agricoltori non sono a conoscenza di casi di successo che potrebbe incoraggiarli a riflettere le migliori prassi;

l’incertezza in merito al margine di manovra delle organizzazioni di produttori e delle associazioni di organizzazioni di produttori all’interno delle norme in materia di concorrenza;

lo scetticismo in merito alla capacità delle organizzazioni di produttori di ottenere risultati migliori mediante la trattativa collettiva, oppure assicurando la raccolta del latte per tutti i loro membri.

A fronte di queste carenze, gli Stati membri suggeriscono una serie di idee per stimolare la creazione di nuove organizzazioni di produttori o per migliorare il funzionamento di quelle esistenti (e con un approccio più ampio, per incoraggiare gli agricoltori a concludere accordi di produzione congiunta):

aumentare la consapevolezza degli agricoltori in merito al funzionamento e alle potenzialità delle organizzazioni di produttori;

migliorare le capacità di gestione e di negoziazione del personale delle organizzazioni di produttori;

fornire sostegno finanziario per la creazione e il funzionamento delle organizzazioni di produttori. Il sostegno a favore della costituzione di organizzazioni di produttori è già disponibile nell’ambito del secondo pilastro 11 , sebbene lo stesso sia stato programmato soltanto in 16 Stati membri 12 . Dal punto di vista operativo, la politica di sviluppo rurale prevede già alcune misure nei settori della cooperazione, della formazione/consulenza e degli investimenti. Di conseguenza, qualsiasi iniziativa in questo senso dovrebbe mirare a sfruttare meglio gli strumenti già disponibili, piuttosto che concepirne di nuovi;

offrire incentivi finanziari a favore delle organizzazioni di produttori e delle cooperative affinché investano in capacità di trasformazione, in modo da trasformare il proprio latte e ottenere una quota migliore del valore aggiunto finale. A tal fine esistono delle possibilità già nell’ambito dello sviluppo rurale 13 ;

privilegiare le organizzazioni di produttori rispetto ai produttori singoli nell’accesso a regimi di aiuto, sotto forma di premi, una maggiore priorità nella definizione dei criteri di ammissibilità o tassi di cofinanziamento più elevati.

3.2.2    Il punto di vista dei rappresentanti delle organizzazioni di produttori e degli agricoltori

Sono state contattate tutte le organizzazioni di produttori riconosciute nel quadro del pacchetto latte ed esse sono state invitate a completare un’indagine volta a scoprire le ragioni che stanno alla base della creazione delle loro organizzazioni, nonché a comprendere i vantaggi e gli svantaggi per i loro membri nel far parte di una organizzazione di produttori. 63 organizzazioni di produttori hanno risposto a un questionario messo a disposizione nelle loro lingue nazionali.

Tra le ragioni per costituire una organizzazione di produttori, ottenere un miglior prezzo per il latte risulta essere la prima priorità per la maggior parte degli intervistati, seguita dall’ottenere un prezzo più stabile, un miglioramento complessivo della posizione del produttore nella catena di approvvigionamento e dall’assicurare la raccolta del latte per tutti i membri dell’organizzazione di produttori.

In termini di realizzazione dei loro obiettivi, circa il 60% delle organizzazioni di produttori ha confermato di aver ottenuto, in maniera parziale o pienamente, un prezzo più stabile. Una percentuale prossima al 70% ha ottenuto un miglior prezzo, mentre circa il 20% delle organizzazioni di produttori ha confermato di non avere affatto realizzato nessuno di questi due obiettivi. Circa il 65% delle organizzazioni di produttori segnala di avere migliorato, in maniera da parziale a totale, la posizione dei produttori nella catena, mentre il 14% ritiene che non lo abbiano fatto.

L’obiettivo che mostra il grado più elevato di realizzazione è assicurare la raccolta del latte a tutti i membri dell’organizzazione di produttori, per il quale quasi il 60% degli intervistati ha dichiarato di avere pienamente realizzato l’obiettivo. Se si includono le risposte relative alla realizzazione parziale dell’obiettivo, questa percentuale raggiunge il 71%. Anche l’obiettivo di ottenere delle migliori informazioni in merito al mercato per prendere decisioni relative alla produzione è stato realizzato parzialmente o pienamente in circa il 73% dei casi, sebbene questo obiettivo sia stato raggiunto più di frequente in maniera parziale.

Le attività principali delle organizzazioni di produttori intervistate vanno ben oltre la negoziazione dei prezzi (circa l’85% delle organizzazioni di produttori). Le organizzazioni di produttori negoziano anche i volumi di consegna (circa il 75%), le condizioni di consegna (circa il 60%) e le condizioni di pagamento (circa il 70%). La maggior parte di queste organizzazioni di produttori (circa l’80%) fornisce uno o più servizi che aggiungono valore all’offerta di latte e/o sostengono le attività dei produttori: raccolta del latte (circa il 50%); organizzazione dello scambio di informazioni/esperienze (circa il 65%); organizzazione di controlli qualità (circa il 50%); organizzazione di consulenza tecnica o economica (circa il 40%); organizzazione di acquisti comuni di input (circa il 30%).

Le organizzazioni di produttori segnalano che i principali vantaggi che gli agricoltori ottengono dall’essere loro membri sono la possibilità di avere una trattativa collettiva delle condizioni contrattuali e la migliore gestione dei volumi del latte. Alcune organizzazioni di produttori menzionano anche il fatto che gli ulteriori vantaggi sono rappresentati da migliori prezzi del latte, dalla stabilità aziendale, dall’avere un unico interlocutore nei confronti dei trasformatori e migliori informazioni sul mercato.

Gli svantaggi per gli agricoltori legati all’essere membro di un’organizzazione di produttori sono menzionati meno di frequente. Alcuni intervistati prendono in considerazione i seguenti elementi: i contributi che devono essere pagati dai membri dell’organizzazione di produttori, le risorse (umane e materiali) richieste e la limitazione dell’indipendenza degli agricoltori nelle decisioni imprenditoriali.

Solo 11 delle 63 organizzazioni di produttori prenderebbero in considerazione la possibilità di evolversi diventando una cooperativa di trasformazione, in particolare, motivate dall’opportunità di sviluppare le proprie attività, di ottenere migliori prezzi per il latte per i loro membri e di migliorare la posizione del produttore nella catena di approvvigionamento. La maggioranza delle organizzazioni di produttori non prende affatto in considerazione questa opzione, principalmente dati gli ingenti investimenti necessari (e l’insufficiente sostegno pubblico) e data la mancanza di interesse imprenditoriale da parte dei membri delle organizzazioni di produttori.

La maggior parte degli intervistati ritiene che ci sia del potenziale per la creazione di un maggior numero di organizzazioni di produttori nei loro Stati membri (soltanto 11 hanno risposto negativamente). L’insufficiente organizzazione presente nel settore, la mancanza di storie di successo e una certa riluttanza alla cooperazione tra gli agricoltori (anche in relazione al fatto che gli agricoltori preferiscono avere un contatto diretto con gli acquirenti) sono aspetti citati come le principali ragioni per cui le organizzazioni di produttori devono ancora essere sfruttate appieno.

Sono state intervistate anche le organizzazioni degli agricoltori, in particolare per valutare il potenziale in termini di organizzazioni di produttori nei loro Stati membri.

Tra gli Stati membri senza organizzazioni di produttori riconosciute, Danimarca, Finlandia, Paesi Bassi, Svezia, Austria, Irlanda, Slovenia e Polonia, non ravvisano alcun potenziale in questo strumento, dato che la struttura cooperativa (gruppi di produttori nel caso della Polonia) consente già di avere un settore ben organizzato. La Lituania rimanda all’insufficiente organizzazione del settore per spiegare l’assenza di organizzazioni di produttori e il loro limitato potenziale. Una percezione positiva del potenziale delle organizzazioni di produttori è segnalata dai rappresentanti degli agricoltori di Estonia e Lettonia.

Negli Stati Membri con organizzazioni di produttori riconosciute, questo strumento è prossimo alla soglia di saturazione in Francia, Germania, Italia e che rappresentano il 92% di tutte le organizzazioni di produttori riconosciute nell’Unione europea. Nel caso particolare della Francia, si prevede un’evoluzione verso un minor numero di organizzazioni di produttori, ma di dimensioni maggiori (oppure raggruppate in associazioni di organizzazioni di produttori) e trasversali (che riforniscono più di un trasformatore).

Le organizzazioni degli agricoltori ritengono che le organizzazioni di produttori presentino un potenziale ridotto in Spagna (insufficiente organizzazione del settore, non è lo strumento adatto), in Repubblica ceca (vi sono già aziende agricole relativamente grandi) e in Portogallo e Belgio (struttura cooperativa ben sviluppata). Al contrario, i rappresentanti di Croazia, Romania e Regno Unito rilevano un evidente potenziale nell’avere ulteriori organizzazioni di produttori nel loro territorio.

3.3.    Trattativa collettiva (articolo 149)

Sei Stati membri hanno segnalato consegne di latte crudo nel 2014 e nel 2015 ai sensi di contratti collettivamente negoziati. I volumi complessivamente negoziati hanno costituito il 25% del totale delle loro consegne di latte nel 2015, pari a circa il 13% del totale delle consegne di latte crudo dell’UE.

Non è stato segnalato nessun intervento delle autorità garanti della concorrenza per quanto riguarda l’esclusione della concorrenza o gravi danni alle PMI trasformatrici di latte crudo causati dalle trattative collettive.

Tabella 2    Consegne di latte vaccino nel 2014 e 2015 ai sensi di contratti negoziati collettivamente

Stato membro

Volume negoziato collettivamente (x1000 t)

Percentuale
approssimativa
di consegne
negli Stati membri

Volume negoziato collettivamente (x1000 t)

Percentuale
approssimativa
di consegne
negli Stati membri

2014

2015

Bulgaria

0

-

5,6

1,1%

Repubblica ceca

1 053

44%

497

17%

Germania

14 249

45%

13 253

42%

Spagna

840

13%

621

9%

Francia

4 469

18%

5 171

20%

Regno Unito

0

-

820

5%

In Spagna, l’unica organizzazione di produttori per il latte di pecora ha segnalato trattative comuni nel 2014 e nel 2015 rispettivamente per circa 71 000 tonnellate e 46 000 tonnellate (valore prossimo al 100% della sua produzione commercializzabile). La diminuzione del volume consegnato deriva dalla riduzione del numero dei membri dell’organizzazione di produttori (da 729 a 548). Inoltre, nel 2015 in Spagna è stata registrata una nuova organizzazione produttiva e una ha perso il suo riconoscimento, tuttavia quella nuova ha dimensioni significativamente più ridotte.

La diminuzione della percentuale di consegne negoziate collettivamente in Repubblica ceca nel 2015 è in gran parte dovuta alla scomparsa di 7 organizzazioni di produttori in quell’anno.

In Francia, la percentuale ha fatto registrare un costante aumento negli ultimi tre anni, in linea con la crescita del numero di organizzazioni di produttori riconosciute ogni anno.

In Germania, la percentuale resta piuttosto stabile, dato che la possibilità di costituire nuove organizzazioni di produttori ha pressoché raggiunto il suo limite e, di conseguenza, qualsiasi variazione si riferisce principalmente all’evoluzione del totale delle consegne di latte nel paese. La percentuale è leggermente diminuita nel 2015 rispetto al 2014, facendo registrare un ruolo crescente delle associazioni di organizzazioni di produttori: due associazioni di organizzazioni di produttori riconosciute su quattro hanno dichiarato trattative collettive nel 2015 per un volume totale di 5,5 milioni di tonnellate (pari al 42% del volume totale negoziato collettivamente).

Alcuni fattori di successo illustrati dagli Stati membri in merito alla possibilità di sviluppare ulteriormente la trattativa collettiva sono correlati a quanto segue:

dimensione adeguata delle organizzazioni di produttori. Le organizzazioni di produttori devono avere una dimensione minima per poter avere un effettivo potere contrattuale. Allo stesso tempo, le organizzazioni di produttori di recente creazione di dimensioni troppo grandi rischiano di non essere operative. Germania e Francia sono gli Stati membri con il più elevato numero di organizzazioni di produttori riconosciute e la quota maggiore di trattativa collettiva. I membri delle loro organizzazioni di produttori sono in media rispettivamente pari a circa 100 e 250 agricoltori. Sembra auspicabile creare, in una prima fase, organizzazioni di produttori con una dimensione gestibile che possano evolversi in strutture di dimensioni maggiori quali le associazioni di organizzazioni di produttori, piuttosto che enormi organizzazioni di produttori da 1 000 a 2 000 membri, con una ridotta capacità operativa;

sensibilizzare gli acquirenti di latte in merito ai potenziali benefici dell’entrare in trattative collettive con gruppi di agricoltori (facilità di negoziazione, riduzione dei costi di transazione, garanzia delle forniture);

il sostegno finanziario per le organizzazioni di produttori (in aggiunta a ciò che è già disponibile) condizionato alla realizzazione di obiettivi di trattativa collettiva potrebbe stimolare questa pratica e favorire una maggiore integrazione tra produttori e trasformatori;

la solidarietà tra i produttori è di fondamentale importanza per il buon funzionamento delle organizzazioni di produttori. La possibilità per gli agricoltori di aggirare gli accordi raggiunti dalle organizzazioni di produttori al fine di ottenere condizioni più favorevoli mina il corretto funzionamento di tali organizzazioni.

Nella maggior parte delle organizzazioni di produttori che hanno risposto all’indagine (73%), il risultato della trattativa collettiva è vincolante per i membri dell’organizzazione di produttori. Solo nell’ambito di 9 organizzazioni intervistate su 63, i membri dell’organizzazione di produttori negoziano/consegnano parte del loro latte al di fuori dell’organizzazione stessa. I contratti sono conclusi dagli agricoltori o dalle organizzazioni di produttori per loro conto, questa seconda opzione è la più popolare (prossima al 60%).

3.4.    Regolazione dell’offerta di formaggio DOP/IGP (articolo 150)

Due Stati membri hanno adottato norme in materia di gestione dell’offerta di formaggio DOP/IGP. La Francia per Comté, Beaufort, Reblochon e Gruyère e l’Italia per Asiago, Grana Padano, Parmigiano Reggiano e Pecorino Romano. Le corrispondenti notifiche sono pubblicate sul sito web del pacchetto latte 14 .

I due Stati membri valutano positivamente l’efficacia di questo strumento per quanto riguarda il corretto adeguamento dell’offerta alla domanda, la stabilizzazione dei prezzi e la protezione della produzione nelle zone svantaggiate

3.5.    Organizzazioni interprofessionali (articolo 157, paragrafo 3)

10 Le organizzazioni interprofessionali sono riconosciute per il settore lattiero-caseario in cinque Stati membri: Francia (6 in totale, quattro di queste con una dimensione regionale), Spagna, Ungheria, Paesi Bassi e Portogallo. In Ungheria l’organizzazione interprofessionale copre le tre fasi della catena di approvvigionamento, dai produttori alla vendita al dettaglio, mentre il resto delle organizzazioni interprofessionali coinvolgono soltanto i produttori e l’industria (nei Paesi Bassi, l’organizzazione del commercio ha un rapporto di partenariato con l’organizzazione interprofessionale e partecipa al suo consiglio di amministrazione in qualità di consulente).

Tutti questi cinque Stati membri ritengono che il funzionamento delle rispettive organizzazioni interprofessionali sia soddisfacente nel loro ruolo di riunire gli interessi delle varie parti interessate all’interno della catena di approvvigionamento.

Tra gli Stati membri che non hanno riconosciuto alcuna organizzazione interprofessionale, Italia, Slovenia, Polonia, Grecia, Romania, Croazia, Belgio e, in minor misura la Lettonia, ritengono che tali strutture siano dotate di potenziale. Nel resto dei casi, un modello cooperativo ben sviluppato o lo scarso interesse dimostrato da parte degli operatori costituiscono le ragioni principali per non fare uso di questo strumento.

L’articolo 210 del regolamento (UE) n. 1308/2013 15 prevede accordi e pratiche concordate di organizzazioni interprofessionali riconosciute, derogando dall’articolo 101, paragrafo 1, del TFUE, in determinate condizioni.

L’articolo 164 del regolamento (UE) n. 1308/2013 stabilisce i requisiti per il meccanismo di estensione delle regole che può essere utilizzato dalle organizzazioni interprofessionali. Alla luce di tali disposizioni, nel 2015 e nel 2016 la Francia ha presentato quattro notifiche in merito a quote associative dei membri per il finanziamento di azioni comuni di interesse generale per il settore del latte da parte di organizzazioni interprofessionali regionali.

Tanto le organizzazioni di produttori quanto le organizzazioni di agricoltori che sono state intervistate si esprimono a favore di un maggiore margine di manovra delle organizzazioni interprofessionali al fine di renderle più efficaci. Alcune sostengono una maggiore flessibilità nei requisiti per l’applicazione del meccanismo sull’estensione delle regole, oppure un ruolo più rilevante nella prevenzione e gestione delle crisi (in particolare per quanto riguarda la pianificazione della produzione, al di là di quanto già previsto dall’articolo 222 del regolamento OCM).

3.6.    Dichiarazioni obbligatorie sulle consegne di latte (articolo 151)

Dal 1° maggio 2015, gli Stati membri sono tenuti a notificare alla Commissione, entro e non oltre il 25 di ogni mese, la quantità totale di latte vaccino crudo consegnato nel mese precedente ai primi acquirenti stabiliti nel loro territorio.

Con poche eccezioni, le informazioni fornite dagli Stati membri in merito alle misure messe in atto per soddisfare detti requisiti normativi forniscono una ragionevole rassicurazione che tutto il latte consegnato in un mese sia notificato entro il termine.

Il livello di rispetto del termine del 25° giorno nei primi 13 mesi dal momento in cui il sistema di notifica è stato messo in atto (da aprile 2015 ad aprile 2016 inclusi) è indicato nel dettaglio nella tabella B dell’allegato alla presente relazione. 12 Stati membri hanno pienamente rispettato il termine fissato, mentre 8 Stati membri hanno migliorato notevolmente le loro prestazioni nei primi mesi del 2016. Gli Stati membri che hanno in vigore norme meno restrittive per i primi acquirenti sono quelli che mostrano prestazioni insoddisfacenti.

   4.    GLI EFFETTI DEL PACCHETTO LATTE SUI PRODUTTORI DI LATTE E SULLA PRODUZIONE DI LATTE NELLE REGIONI SVANTAGGIATE

Dato che non esiste una definizione uniforme di «regioni svantaggiate» in relazione alla produzione di latte, è stato chiesto agli Stati membri di spiegare i criteri che hanno utilizzato per la loro individuazione. Sono state citate cinque diverse basi giuridiche. Il riferimento alle «zone soggette a vincoli naturali o ad altri vincoli specifici» ai sensi degli articoli 31 e 32 del regolamento (UE) n. 1305/2013 è stato il più frequente (12 Stati membri). Altri Stati membri hanno fatto riferimento a zone svantaggiate (regolamento (CE) n. 1257/1999), a regioni meno sviluppate (regolamento (UE) n. 1308/2013), nonché alle direttive 75/268/CEE e 85/148/CEE. Sei Stati membri hanno fornito diverse descrizioni senza riferimenti normativi e quattro Stati membri non hanno dichiarato alcuna definizione per il concetto di regioni svantaggiate.

Sulla base di queste definizioni piuttosto eterogenee di «aree svantaggiate», la percentuale di produzione di latte nelle zone svantaggiate risulta essere evoluta come indicato nel grafico in appresso:



Grafico 2    Produzione di latte nelle regioni svantaggiate

Il grafico 2 illustra una distribuzione piuttosto stabile della produzione di latte tra le aree svantaggiate e non svantaggiate nel corso degli anni. Solo la Croazia mostra una lacuna evidente, ma ciò è una conseguenza della ridefinizione del concetto di «regione svantaggiata» piuttosto che una reale variazione tra diverse regioni.

Gli Stati membri non segnalano alcuna significativa differenza di tendenza tra le regioni svantaggiate e non svantaggiate per quanto riguarda la produzione di latte e il numero di produttori di latte. I tassi di crescita della produzione di latte e di abbandono delle aziende agricole sono infatti piuttosto indipendenti dalla vulnerabilità dell’area in cui avviene la produzione del latte. Di conseguenza, è parimenti applicabile la tendenza ad avere una produzione di latte da stabile a crescente associata a una diminuzione del numero delle imprese (con mandrie di dimensioni maggiori e una resa lattiera per vacca maggiore).

Per quanto riguarda i rapporti contrattuali, le risposte date dagli Stati membri mostrano che l’importanza relativa delle cooperative lattiero-casearie è più elevata nelle regioni svantaggiate rispetto ad altre aree del paese. Questo è il caso per Italia, Polonia, Svezia, Francia, Estonia e, in misura minore, Portogallo, Grecia e Romania, dove le percentuali combinate delle consegne a cooperative di trasformazione e raccolta in regioni svantaggiate sono più elevate (e, di conseguenza, la percentuale di trasformatori privati è inferiore) rispetto a quelle illustrate nel grafico 1. Contro tale fatto, le disposizioni del pacchetto latte in relazione a rapporti contrattuali, organizzazioni di produttori e trattativa collettiva possono avere una rilevanza relativamente inferiore nelle regioni svantaggiate.

Gli Stati membri in genere considerano il pacchetto latte come uno strumento utile per la ristrutturazione del settore del latte in generale, pur riconoscendo che esso non mira specificamente alle regioni svantaggiate. La Francia è l’unico Stato membro che segnala di aver rilevato un beneficio fornito dalle organizzazioni di produttori e dalla regolazione dell’offerta per i formaggi DOP/IGP nel preservare la produzione di latte nelle regioni svantaggiate (con un tasso di abbandono delle aziende agricole leggermente inferiore nelle zone di montagna rispetto alle pianure).

   5.    CONCLUSIONI

Il pacchetto latte è stato adottato in seguito alla crisi del 2009. Il suo obiettivo principale era quello di migliorare la posizione dei produttori nella catena. Esistono prove che sostengono abbia raggiunto tale scopo in una certa misura, anche attraverso varie altre azioni collettive dei produttori che vanno oltre il pacchetto latte, e molto altro può ancora essere fatto per migliorare ulteriormente questa posizione in modo significativo:

i contratti di consegna obbligatori sono stati ampiamente attuati negli Stati membri in cui la quota di cooperative è bassa. Questo strumento formalizza i rapporti tra i produttori e i trasformatori degli Stati membri che rappresentano il 41% del totale delle consegne di latte nell’UE;

le organizzazioni di produttori sono riconosciute in 11 Stati membri. Tali organizzazioni di produttori stanno fornendo risultati tangibili agli agricoltori: oltre il 60% delle organizzazioni di produttori che hanno partecipato all’indagine dichiara di avere prezzi del latte migliori o più stabili. La maggior parte delle organizzazioni di produttori fa molto più che semplicemente negoziare i prezzi e le consegne: l’80% delle organizzazioni di produttori fornisce uno o più servizi che aggiungono valore all’offerta di latte e/o sostengono le attività dei produttori, come ad esempio la raccolta del latte, il controllo della qualità, il supporto tecnico e l’approvvigionamento congiunto di input. Gli esempi di successo a questo proposito dovrebbero essere valorizzati, dato che migliorano l’efficienza e la resilienza dei produttori di latte nel lungo periodo;

la trattativa collettiva con i primi acquirenti, considerati dagli agricoltori come uno dei principali vantaggi dell’appartenere a una organizzazione di produttori, si è materializzata essenzialmente in Germania, Francia e Repubblica ceca e, in misura minore, in Spagna, Regno Unito e Bulgaria, senza che sia stata segnalata alcuna violazione della concorrenza;

la regolazione dell’offerta per formaggi DOP/IGP sta fornendo risultati positivi in due Stati membri dove viene realizzata, in relazione al corretto adeguamento dell’offerta alla domanda, alla stabilizzazione dei prezzi e alla protezione della produzione di formaggio nelle aree svantaggiate;

le organizzazioni interprofessionali stanno contribuendo a una maggiore trasparenza in tutta la catena di approvvigionamento e hanno dimostrato la loro utilità in una vasta gamma di attività quali la definizione di contratti standardizzati, la promozione e la fornitura di consulenza tecnica;

la fornitura di dichiarazioni obbligatorie di consegne di latte ha assicurato un rigoroso sistema di informazioni sui volumi, migliorando in modo significativo la tempestività delle informazioni;

sebbene gli Stati membri in generale riconoscano che il pacchetto latte non mira specificamente alle regioni svantaggiate, le organizzazioni di produttori e la regolazione dell’offerta di formaggi DOP/IGP sono considerate essere positive in Francia per preservare la produzione di latte in dette regioni.

Il potenziale di due strumenti fondamentali del pacchetto latte, quali le organizzazioni di produttori e le trattative collettive è riconosciuto dagli Stati membri, dalle organizzazioni di produttori e dalle organizzazioni di agricoltori, sebbene non sia ancora sfruttato appieno. Si potrebbero prevedere azioni di natura pedagogica, finanziaria o operativa a livello di UE e Stati membri:

seminari che coinvolgano esperti di Stati membri al fine di condividere esperienze e migliori prassi nei loro paesi;

campagne per aumentare la consapevolezza di agricoltori e trasformatori in merito al funzionamento e alle potenzialità delle organizzazioni di produttori:

oesempi pratici di storie di successo in organizzazioni di produttori esistenti;

odiscussioni e scambio di migliori prassi tra gli agricoltori;

oopportunità di finanziamento nell’ambito di programmi di sviluppo rurale;

ovantaggi della contrattazione collettiva e di altre azioni collettive tanto per i produttori quanto per i trasformatori;

oinformazioni chiare su ciò che può o non può essere fatto o su ciò che ci si aspetta da una organizzazione di produttori, in particolare, per quanto riguarda le norme in materia di concorrenza;

sollecitare gli Stati membri, che ritengono vi sia un effettivo potenziale nello sviluppare organizzazioni di produttori e che non hanno incluso il sostegno per la loro costituzione nell’ambito di programmi di sviluppo rurale, a proporre le relative modifiche;

privilegiare le organizzazioni di produttori rispetto ai produttori singoli nell’accesso a regimi di aiuto, sotto forma di premi, una maggiore priorità nella definizione dei criteri di ammissibilità o tassi di cofinanziamento più elevati; gli Stati membri potrebbero prendere in considerazione anche vantaggi fiscali, a livello nazionale;

fornire sostegno finanziario aggiuntivo alle organizzazioni di produttori condizionali alla realizzazione degli obiettivi della trattativa collettiva, nonché altre attività congiunte che aiuterebbero le organizzazioni di produttori a guadagnare maggior valore;

promuovere il raggruppamento delle organizzazioni di produttori in associazioni di organizzazioni di produttori, dando a queste ultime le stesse possibilità di finanziamento, una volta che le organizzazioni di produttori sono ben stabilite;

considerare la possibilità di istituire un obbligo per gli agricoltori appartenenti a una organizzazione di produttori di consegnare tutto il loro latte (o una quota minima) attraverso la loro organizzazione di produttori, oppure per gli acquirenti di latte di negoziare con le organizzazioni di produttori e non con i loro membri, in modo da evitare l’elusione della trattativa collettiva perseguita dalle organizzazioni di produttori;

rivedere le condizioni e i requisiti amministrativi per il riconoscimento delle organizzazioni di produttori in modo da definire dimensioni minime ragionevoli, evitando discriminazioni tra gli agricoltori dei vari Stati membri a causa degli attuali criteri divergenti.

Gli Stati membri sono incoraggiati in particolare ad adottare le misure necessarie per favorire la creazione di organizzazioni di produttori con azioni collettive che vanno oltre la trattativa collettiva e migliorano la loro rilevanza nella catena di approvvigionamento del latte. Oltre a queste raccomandazioni in materia di organizzazioni di produttori e trattativa collettiva, si dovrebbe prendere in considerazione la possibilità di espandere il ruolo delle organizzazioni interprofessionali.

In considerazione delle constatazioni di fatto presentate in questa relazione, il pacchetto latte ha fatto davvero la differenza, tuttavia, affinché il suo potenziale possa materializzarsi pienamente, sono necessari più tempo e mezzi, in particolare per quanto riguarda le azioni collettive che vanno oltre la contrattazione collettiva. Si prenderà quindi in considerazione un’estensione della sua applicazione oltre il 2020, tenendo conto della necessità di favorire una maggiore integrazione dei produttori nelle organizzazioni di produttori.

(1)

Regolamento (UE) n. 1308/2013 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 17 dicembre 2013, che stabilisce l’organizzazione comune dei mercati dei prodotti agricoli e che abroga i regolamenti (CEE) n. 922/72, (CEE) n. 234/79, (CE) n. 1037/2001 e (CE) n. 1234/2007 del Consiglio (GU L 347 del 20.12.2013, pag. 671).

(2)

Regolamento (UE) n. 261/2012 (GU L 94 del 30.3.2012, pag. 38).

(3)

Da non confondere con i diversi pacchetti di sostegno attuati per il settore lattiero-caseario negli anni dal 2014 al 2016.

(4)

  http://ec.europa.eu/agriculture/milk/milk-package/com-2014-354_it.pdf

(5)

  http://ec.europa.eu/agriculture/commissioner-speeches/pdf/katainen-agri-council-07-09-2015_en.pdf

(6)

Regolamento di esecuzione (UE) n. 511/2012 della Commissione, del 15 giugno 2012, relativo alle comunicazioni concernenti le organizzazioni di produttori e le organizzazioni interprofessionali, nonché le trattative e le relazioni contrattuali di cui al regolamento (CE) n. 1234/2007 nel settore del latte e dei prodotti lattiero-caseari.

(7)

Gli strumenti del pacchetto latte sono riportati alla pagina http://ec.europa.eu/agriculture/milk/milk-package/index_en.htm (in inglese, francese e tedesco).

(8)

Esistono cooperative che raccolgono e trasformano il latte e altre che lo raccolgono soltanto. Dal punto di vista del diritto della concorrenza, il regolamento di esenzione per categoria di accordi di specializzazione n. 1218/2010 può coprire le attività delle cooperative di trasformazione. La situazione delle cooperative che si limitano a raccogliere il latte e alle quali non si applicano le disposizioni del pacchetto latte deve essere valutata caso per caso, in base alle norme in materia di concorrenza.

(9)

  http://www.dairyuk.org/images/2012_Voluntary_Code_of_Practice.pdf

(10)

http://www.magrama.gob.es/es/megustalaleche/acuerdos-lacteos/

(11)

Articolo 27 del regolamento (UE) n. 1305/2013: costituzione di associazioni e organizzazioni di produttori.

(12)

BE, BG, CY, EE, ES, FR, GR, HR, HU, IT, LT, LV, PL, PT, RO e SI.

(13)

Articolo 17 del regolamento (UE) n. 1305/2013: investimenti in immobilizzazioni materiali.

(14)

  http://ec.europa.eu/agriculture/milk/milk-package/index_en.htm

(15)

Precedente articolo 177 del regolamento (UE) n. 1234/2007.


Bruxelles, 24.11.2016

COM(2016) 724 final

ALLEGATO

della

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E
AL CONSIGLIO

Evoluzione della situazione del mercato lattiero-caseario e funzionamento delle disposizioni del «pacchetto latte»

{SWD(2016) 367 final}


ALLEGATO

Tabella A: Organizzazioni di produttori - Criteri minimi stabiliti dagli Stati membri

Stato membro

Legislazione nazionale

Numero

minimo di agricoltori

Volume minimo di produzione commerciabile

x 1 000 T *

Numero di OP riconosciute
Entro fine 2015

Francia

Antecedente al 2012

200

o 60

51

Portogallo

Antecedente al 2012

12

8 milioni di EUR

(1 milione di EUR per le OP di latte ovino/caprino)

Spagna

Novembre 2011

 

200 (30 per pecora/capra)

7 (+1 per latte ovino)

Finlandia

Maggio 2012

15

3

 

Paesi Bassi

Giugno 2012

15

90

 

Estonia

Settembre 2012

 

5% della produzione nazionale

 

Austria

Ottobre 2012

20

o 3

 

Repubblica ceca

Ottobre 2012

10

 

1

Lituania

Ottobre 2012

20

1

 

Belgio

Dicembre 2012 / agosto 2013

40 (Fiandre) / 20 (Vallonia)

 

3

Italia

Dicembre 2012

5

3

41

Slovacchia

Dicembre 2012

5

 

 

Ungheria

Dicembre 2012

 

15

 

Danimarca

inizio 2013

5

3

 

Lettonia

Gennaio 2013

10

0,125

 

Regno Unito

Aprile 2013

10

6

Svezia

Maggio 2013

10

6

 

Croazia

Giugno 2013

7

3

Cipro

Giugno 2013

35

20

 

Grecia

Settembre 2013

5/20

0,5/5

 

Germania

Novembre 2013

5

 

148

Polonia

Novembre 2013

20

2

 

Romania

1º trimestre 2014

5

0,035

Slovenia

Marzo 2014

20

2

 

Lussemburgo

Marzo 2014

10

 

 

Bulgaria

Gennaio 2015

5

2

* Cumulativamente al requisito del numero di agricoltori, salvo indicazione

Diversi Stati membri hanno differenziato i requisiti relativi, per es. agli agricoltori biologici, ai produttori di latte ovino o caprino e alle OP di una zona geografica specifica.



Tabella B: Notifiche mensili di latte - rispetto del termine

Stato membro

% di notifiche entro il termine

Apr. 2015 - apr. 2016

Gen. - apr. 2016

Paesi Bassi

100%

100%

Lettonia

100%

100%

Lituania

100%

100%

Slovacchia

100%

100%

Estonia

100%

100%

Repubblica ceca

100%

100%

Svezia

100%

100%

Croazia

100%

100%

Polonia

100%

100%

Lussemburgo

100%

100%

Bulgaria

100%

100%

Romania

100%

100%

Finlandia

92%

75%

Slovenia

92%

100%

Portogallo

92%

75%

Danimarca

85%

100%

Cipro

77%

75%

Francia

77%

100%

Belgio

75%

100%

Austria

69%

100%

Grecia

62%

75%

Ungheria

54%

50%

Germania

54%

50%

Malta

54%

50%

Spagna

54%

100%

Irlanda

45%

100%

Italia

23%

25%

Regno Unito

8%

0%