COMMISSIONE EUROPEA
Bruxelles, 1.6.2016
COM(2016) 359 final
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI
L'Europa ricomincia a investire.
Bilancio del piano di investimenti per l'Europa e prossimi passi
1.Introduzione
L’occupazione, la crescita e gli investimenti costituiscono una delle 10 priorità fondamentali della Commissione Juncker. Presentato il 26 novembre 2014, il piano di investimenti per l’Europa ha dato il via a un’azione concertata e mirata per stimolare, con il sostegno della Banca europea per gli investimenti (BEI) e del Fondo europeo per gli investimenti (FEI) (collettivamente il “gruppo BEI”), il finanziamento degli investimenti come uno dei vertici del triangolo virtuoso formato da riforme strutturali, politiche di bilancio responsabili e investimenti. L’obiettivo ricercato è triplice: fare in modo che le limitate risorse pubbliche siano usate per mobilitare investimenti privati che, raccogliendo capitali privati, permettano di ovviare efficacemente ai fallimenti del mercato; assicurare che gli investimenti raggiungano l’economia reale; migliorare il contesto di investimento sia a livello europeo sia nei singoli Stati membri. A dicembre 2014 il Consiglio europeo ha approvato il piano di investimenti in tutte le sue componenti chiedendone la realizzazione in tempi brevi. Il gruppo BEI ha risposto all’invito del Consiglio europeo avviando sin dal gennaio 2015 attività di investimento nell’ambito del piano. Il Parlamento europeo e il Consiglio hanno quindi adottato la necessaria proposta legislativa in tempi record a luglio 2015. È giunta l’ora di fare il punto sui progressi compiuti e di guardare al futuro.
Nei 18 mesi trascorsi dalla presentazione del piano di investimenti sono migliorate le condizioni per il rilancio degli investimenti ed è tornata in Europa la fiducia nell’economia e nella crescita. Per il quarto anno consecutivo l’Unione europea (UE o Unione) ha registrato una ripresa moderata, con una crescita del PIL del 2% nel 2015. Dopo il drastico calo del livello degli investimenti nell’UE in conseguenza della crisi finanziaria emergono ora i primi segnali di ripresa, nonostante i rischi, sul piano sia mondiale sia interno, che pesano sulla crescita. Benché i progetti di investimento su più vasta scala non possano produrre effetti macroeconomici immediati, l’impegno a tutto campo avviato con il piano di investimenti sta già dando risultati concreti. Si prevede che gli investimenti continuino a crescere gradualmente per tutto il 2016 e il 2017, seppur restando al di sotto dei livelli sostenibili in termini storici (cfr. grafico 1).
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Grafico 1. Tendenze di investimento nell’UE
Nota: investimenti fissi lordi reali, dato di riferimento rispetto a dato storico, UE, a prezzi 2013, in miliardi di EUR.
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Affinché gli investimenti tornino a registrare una tendenza sostenibile a lungo termine occorre mantenere questo slancio positivo e perseverare nell’impegno. I meccanismi del piano di investimenti funzionano e devono essere potenziati per continuare a mobilitare gli investimenti privati in settori fondamentali per il futuro dell’Europa e in aree in cui permangono fallimenti del mercato, investendo in: energia, ambiente e clima, capitale sociale e umano (con le infrastrutture collegate), sanità, ricerca e innovazione, trasporto transfrontaliero e sostenibile, trasformazione digitale. L’UE vanta punti di forza indiscutibili e unici nel loro genere, fondamentali per gli investimenti: il mercato unico, la popolazione più qualificata al mondo, un elevato livello di protezione sociale e di tutela dell’ambiente, sistemi giuridici stabili, prevedibili, efficienti e trasparenti. Non esiste ovviamente una soluzione miracolosa per garantire che tutte le potenzialità di investimento dell’UE si realizzino nell’arco di pochi mesi, ma i risultati incoraggianti ottenuti in breve tempo gettano una base solida per le future iniziative politiche in tema di impiego del bilancio dell’UE e di contesto normativo.
2.Un modello per il futuro
a.Rapidità e completezza
Il piano di investimenti ha già cominciato a produrre risultati tangibili grazie alla rapidità con cui sono state istituite tutte le sue componenti:
il Fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), istituito e cofinanziato dal gruppo BEI, procede sicuro e puntuale verso il conseguimento dell’obiettivo di mobilitare almeno 315 miliardi di EUR di investimenti aggiuntivi nell’economia reale entro la metà del 2018. Particolarmente rapido è stato l’assorbimento da parte del mercato nell’ambito dello sportello relativo alle piccole e medie imprese (PMI), nel quale i risultati del FEIS superano di gran lunga le aspettative;
la Commissione ha emanato orientamenti per spiegare come abbinare al FEIS i Fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) per sostenere investimenti aggiuntivi. È in via di sviluppo una prima serie di progetti che mostra come l’abbinamento funzioni nella pratica. Si sosterrà così anche l’obiettivo fissato nel piano di investimenti di aumentare il ricorso agli strumenti finanziari nell’ambito dei fondi SIE;
il polo europeo di consulenza sugli investimenti (PECI), iniziativa congiunta della Commissione e della BEI, offre un servizio di consulenza e assistenza tecnica a 360 gradi ed ha già trattato oltre 160 richieste. Nonostante l’avvio promettente, sono in corso iniziative per avvicinare i servizi di consulenza ai beneficiari finali e migliorare i servizi prestati dal PECI in settori specifici nei quali si riscontrano bisogni non soddisfatti (tra cui i progetti transfrontalieri);
è partito il portale dei progetti di investimento europei (PPIE), piattaforma in rete che riunisce i promotori europei di progetti e gli investitori dell’UE e di paesi terzi, che sta migliorando la visibilità e le possibilità di finanziamento per i progetti di investimento in tutta Europa;
infine, la Commissione ha già presentato una serie di iniziative volte a favorire gli investimenti e facilitare il finanziamento dell’economia, ad esempio l’abbassamento della copertura patrimoniale richiesta alle imprese di assicurazione e di riassicurazione in relazione agli investimenti nelle infrastrutture e l’adozione di una guida pratica sull’applicazione delle norme sugli aiuti di Stato al finanziamento pubblico delle infrastrutture e ai partenariati pubblico-privato (PPP). Inoltre, se attuati nella loro integralità, le strategie per l’Unione dell’energia, l’Unione dei mercati dei capitali, il mercato unico e il mercato unico digitale e il pacchetto sull’economia circolare contengono tutti misure specifiche per eliminare gli ostacoli concreti e migliorare ulteriormente il contesto di investimento. Nel quadro del semestre europeo la Commissione ha inoltre avviato un dialogo strutturato con gli Stati membri per contribuire a rimuovere gli ostacoli agli investimenti che si pongono a livello nazionale in ambiti quali l’insolvenza, gli appalti pubblici, i sistemi giudiziari, l’efficienza della pubblica amministrazione e la regolamentazione settoriale.
b.Fondo europeo per gli investimenti strategici: più efficienza nell’uso delle limitate risorse
Risultati concreti e tangibili
Il FEIS sostiene già investimenti aggiuntivi del gruppo BEI in settori fondamentali per la crescita sostenibile dell’UE. Nell’ambito del FEIS sono state approvate circa 250 operazioni in 26 Stati membri dell’UE, dalle quali ci si attende la mobilitazione di 100 miliardi di EUR di investimenti, pari al 32% circa dell’obiettivo globale di 315 miliardi di EUR a favore di nuovi investimenti nell’arco di tre anni. Il FEIS è riuscito a raccogliere da investitori privati e pubblici finanziamenti aggiuntivi per un importo rilevante (85% del totale degli investimenti mobilitati). L’elenco completo dei progetti inquadrati nei due sportelli del FEIS è accessibile al pubblico. Il FEIS sostiene progetti che contribuiscono a far fronte agli attuali fallimenti del mercato e a situazioni di investimento subottimali, così come a superare molte delle sfide più urgenti che incombono sulla società europea.
L’addizionalità è una delle caratteristiche fondamentali della garanzia del FEIS che va rafforzata nella selezione dei progetti. I progetti della BEI che ricevono sostegno finanziario attraverso il FEIS devono offrire “addizionalità”, nel senso che devono interessare fallimenti del mercato o situazioni di investimento subottimali e che quindi, senza il sostegno del FEIS, non sarebbero stati in via di principio finanziati dalla BEI nello stesso periodo o in egual misura. A tal fine, per valutare i criteri di ammissibilità la BEI e il comitato per gli investimenti si servono di una serie di indicatori e principi guida. Uno degli elementi essenziali nella valutazione dell’addizionalità dei progetti sostenuti dalla garanzia del FEIS è il livello di rischio. Tutte le operazioni finora approvate dalla BEI comportano un rischio corrispondente alle cosiddette attività speciali della Banca. Di conseguenza la BEI è stata in grado di aumentare il volume del suo portafoglio di attività a rischio più elevato/speciali passando da circa 4 miliardi di EUR a oltre 20 miliardi di EUR l’anno finora. Per soddisfare il fabbisogno di finanziamenti in un’ampia gamma di settori, il gruppo BEI sta inoltre sviluppando prodotti nuovi concentrandosi su modalità innovative di collaborazione con le banche nazionali di promozione, le piattaforme di investimento e le nuove tipologie di beneficiari.
Si dovrebbe allargare la copertura geografica e settoriale. Benché il FEIS non funzioni per contingenti, via via che si procederà con l’attuazione sarà opportuno ampliarne ulteriormente la copertura geografica e settoriale rispetto alla situazione attuale (cfr. grafico 2). L’abbinamento del FEIS con altri fondi dell’UE e l’istituzione delle piattaforme di investimento dovrebbero sfociare in una copertura geografica realmente equilibrata. Inoltre, il PECI può affermarsi come mezzo efficace per mobilitare progressivamente le competenze necessarie e contribuire allo sviluppo di progetti migliori, in particolare per le regioni o i settori in cui può risultare necessario potenziare la presenza e la capacità tecnica.
Il FEIS sostiene il Fondo europeo per gli investimenti (FEI) nell’aiutare un numero eccezionalmente elevato di PMI europee ad accedere a finanziamenti. Lo sportello PMI del FEIS ha segnato una partenza particolarmente rapida, oltrepassando le aspettative e confermando l’esistenza di un’elevata domanda del mercato. Nel giro di un anno il FEIS ha sostenuto operazioni del FEI dalle quali si attende la mobilitazione di investimenti per un valore complessivo di 49 miliardi di EUR, ossia già oltre il 65% del traguardo di 75 miliardi di EUR fissato per il triennio. Sono oggi già oltre 140 000 le PMI e imprese a media capitalizzazione di 26 Stati membri che dovrebbero beneficiare del FEIS.
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Grafico 2. Dati fondamentali sul FEIS a fine maggio 2016
Copertura settoriale del FEIS (in % dei finanziamenti del gruppo BEI approvati nell’ambito del FEIS)
Copertura geografica del FEIS
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Prospettive future
Occorre sfruttare appieno la potenzialità del FEIS di svolgere un ruolo ancor più incisivo per un finanziamento sostenibile. L’Europa ha bisogno di nuovi e ingenti investimenti sostenibili e a lungo termine per aumentare la produttività e per compiere la transizione a un’economia a basse emissioni di carbonio ed efficiente sotto il profilo delle risorse. Rientra in questo contesto anche il sostegno al mercato delle obbligazioni verdi/sostenibili, nel quale la BEI rappresenta il più grande emittente obbligazionario del mondo. Anche in abbinamento con altri fondi dell’UE e nel contesto dell’Unione dei mercati dei capitali, il FEIS imprime nuovo slancio a questa transizione aumentando il numero e il volume dei progetti sostenibili da finanziare in linea con gli obiettivi ambiziosi dell’accordo di Parigi sul clima. Anche l’assistenza tecnica può svolgere un ruolo importante in questi settori e in altri, ad esempio nell’infrastruttura digitale.
Muovendo dal successo ottenuto dallo sportello PMI, per sostenere una gamma più ampia di PMI innovative e di imprese a media capitalizzazione si stanno sviluppando strumenti finanziari nuovi (tra cui uno strumento di capitale) che miglioreranno l’accesso al finanziamento del capitale per le PMI e le imprese a media capitalizzazione innovative e in rapida crescita. In questo contesto la Commissione sta lavorando con il FEI alla costituzione di un fondo di fondi paneuropeo di venture capital, che vada a integrare le azioni del FEI abbinando i finanziamenti pubblici a volumi più ingenti di capitali privati per aumentare la scala e incentivare maggiormente il sostegno alle nuove imprese più promettenti. Il fondo di fondi, che opererà su base commerciale, intende contribuire al superamento della frammentazione e dei limiti di scala che oggi ostacolano nell’UE lo sviluppo di una classe di attività formata dal capitale di rischio. In linea con l’agenda sociale e per le competenze dell’UE, altri strumenti nuovi saranno mirati a sostenere l’imprenditoria sociale e i microfinanziamenti. Saranno sviluppati inoltre prodotti atti a sostenere le operazioni di cartolarizzazione, tramite cui si mobiliteranno ulteriori finanziamenti per le PMI, e a migliorare l’accesso ai finanziamenti per le PMI e le piccole imprese a media capitalizzazione innovative grazie a garanzie per i prestiti non assistiti da garanzia reale.
Andrebbe vagliata l’ipotesi di ricalcare il modello FEIS per mobilitare investimenti nei paesi terzi in via di sviluppo. Il regolamento (UE) 2015/1017 limita l’ambito di applicazione degli investimenti del FEIS agli Stati membri dell’UE e agli investimenti transfrontalieri assieme ai paesi limitrofi. Un sistema distinto ma analogo potrebbe tuttavia rivelarsi utile anche per i programmi di cooperazione esterna dell’UE. La Commissione vaglierà le possibilità di ricalcare il modello FEIS per gli investimenti nei paesi terzi, ossia di instaurare un sistema che consenta alle istituzioni finanziarie internazionali (IFI) di eliminare determinate strozzature agli investimenti e quindi di attirare gli operatori privati. Un’iniziativa in tal senso potrebbe permettere a diverse IFI anche di espandere le operazioni in contesti di investimento problematici, ad esempio nei paesi fragili o che emergono da un conflitto, e su progetti collegati alla migrazione. Nella sua valutazione la Commissione terrà conto del funzionamento dei programmi di investimento vigenti a livello di UE e della complementarità con essi (ad esempio, il fondo investimenti per i paesi dell’Africa, dei Caraibi e del Pacifico, gestito dalla BEI, i meccanismi di investimento gestiti dalla Commissione europea e il programma di prestito/garanzia della BEI).
c.Assicurare la complementarità a tutti i livelli per sbloccare investimenti aggiuntivi
Complementarità
La complementarità tra il FEIS e altri fondi dell’Unione costituisce un elemento fondamentale dell’impegno generale della Commissione di assicurare un impiego migliore dei fondi dell’UE in tutte le sfere d’intervento. Abbinando al sostegno del FEIS altre fonti di finanziamento dell’UE si possono coprire per un dato progetto tipi diversi di rischio, attraendo così un numero maggiore di investitori. È possibile coinvestire nei progetti finanziati dal FEIS a livello di singolo progetto o a livello di piattaforma di investimento. Le piattaforme di investimento possono contribuire a finanziare progetti più piccoli e a riunire fondi di varia provenienza per consentire investimenti diversificati aventi un rilievo geografico o tematico. Possono anche conferire attrattiva finanziaria a possibilità di investimento di dimensione più contenuta o locale attirando verso di esse nuovi gruppi di investitori, ad esempio fondi pensione o investitori istituzionali stranieri. Fra i primi esempi di piattaforma si annovera un fondo costituito a febbraio 2015 per promuovere gli investimenti produttivi in Francia. Insieme a partner privati e a risorse dallo Stato francese, il fondo intende sostenere le imprese di nuova costituzione, per finanziarne la transizione alla fase di industrializzazione di nuove tecnologie, e nuovi settori. L’obiettivo è promuovere lo sviluppo di nuove opportunità industriali, migliorando la competitività, e sostenere lo sviluppo di poli industriali, in particolare per la transizione ecologica ed energetica. Altre piattaforme di investimento del FEIS sono in fase di preparazione.
Abbinamento dei fondi UE al sostegno del FEIS
La Commissione continuerà ad adoperarsi per facilitare l’abbinamento dei fondi dell’UE al sostegno del FEIS. Soprattutto nel caso dei fondi SIE, l’abbinamento può risultare particolarmente utile per assicurare una vasta copertura geografica del FEIS. La Commissione ha già pubblicato orientamenti pratici al riguardo e continuerà a semplificare il quadro generale per sviluppare le possibilità di abbinamento. Sta ad esempio elaborando proposte volte a modificare il regolamento sulle disposizioni comuni relativamente all’abbinamento tra fondi SIE e FEIS (per favorire l’impiego dei primi nelle piattaforme di investimento del FEIS) e all’abbinamento tra fondi SIE e FEIS negli strumenti combinati, e in generale a incoraggiare l’uso degli strumenti finanziari. Un elemento che apporterà un contributo in questo senso sarà l’allestimento di piattaforme di specializzazione intelligente (ad esempio per la modernizzazione industriale).
Al di là dei fondi SIE, la Commissione sta altresì vagliando, in collaborazione con il gruppo BEI e il PECI, in che modo si possano favorire ulteriormente la combinazione e l’abbinamento tra i fondi disponibili nel quadro di altri programmi dell’UE (ad esempio il meccanismo per collegare l’Europa (MCE) o Orizzonte 2020) e le possibilità offerte dal FEIS per sbloccare investimenti aggiuntivi. In particolare, quest’abbinamento e questa combinazione potrebbero generare investimenti aggiuntivi attraverso le piattaforme di investimento e gli strumenti di condivisione del rischio per le PMI e per i progetti che presentano un elevato valore aggiunto europeo.
Mobilitazione del cofinanziamento degli Stati membri
Dati la gamma di prodotti complementari che offrono, la conoscenza del contesto locale che vantano e la ramificazione geografica che presentano, le banche nazionali di promozione svolgono, in partenariato con il gruppo BEI, un ruolo fondamentale nell’attuazione del piano. Nove Stati membri si sono impegnati finora a cofinanziare progetti nell’ambito del FEIS principalmente tramite le banche di promozione nazionali, per un totale di 42,5 miliardi di EUR.
Nell’ambito dello sportello PMI il FEI sta sviluppando altri modelli di cooperazione con le banche nazionali di promozione nel settore degli investimenti in strumenti di capitale e della cartolarizzazione per le PMI, allo scopo di implicare ulteriormente tali banche nel conseguimento degli obiettivi del FEIS.
Spazio agli afflussi di capitali in Europa
Iscrivendosi nell’economia aperta dell’Unione, il FEIS è aperto ai coinvestimenti di terzi (a livello sia di singolo progetto sia di piattaforma di investimento) su base non esclusiva, a condizione che siano rispettati integralmente i principi guida e il quadro normativo dell’UE. La Commissione e la BEI hanno definito le opzioni tecniche che permettono di accogliere i coinvestimenti dei fondi sovrani. Il primo paese terzo a manifestare l’intenzione di contribuire al piano di investimenti è stata la Repubblica popolare cinese, che pensa di operare tramite una struttura di coinvestimento. La Commissione è pronta a prendere in considerazione opzioni analoghe per altri investitori sovrani.
3.Iniettare investimenti nell’economia reale grazie a una riserva stabile di progetti più solidi
a.Assistenza tecnica rafforzata e mirata per ottenere investimenti
Il polo europeo di consulenza sugli investimenti (PECI o polo di consulenza) è un’iniziativa congiunta della Commissione e della BEI che offre uno sportello unico di consulenza (gratuita per le autorità pubbliche) per aiutare a individuare, preparare e sviluppare progetti di investimento in tutti i settori e in tutte le regioni d’Europa.
Il numero di richieste rivolte al polo di consulenza è in aumento: a fine maggio 2016 erano pervenute oltre 160 richieste da 26 Stati membri, di cui circa due terzi dal settore privato. Il polo di consulenza, facilmente accessibile in rete, si dedica proattivamente a settori prioritari quali l’efficienza energetica, le PMI e settori emergenti come le città intelligenti o l’elettromobilità e la banda larga. Il polo di consulenza riserva particolare attenzione ai partenariati pubblico-privato e ai progetti transfrontalieri.
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Grafico 3. Richieste rivolte al PECI (dati aggiornati a fine maggio)
Numero di richieste per paese
Domande su progetti specifici, per settore
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Perché il polo di consulenza potesse offrire i suoi servizi a livello nazionale, la BEI e la Commissione hanno lavorato in stretta collaborazione con le banche nazionali di promozione e con partner internazionali, quali la Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo e la Banca mondiale, nell’intento di rafforzare la presenza in loco e di offrire una consulenza complementare nelle aree non coperte attualmente dalla BEI. La BEI sta anche sviluppando la sua rete di uffici esterni locali al fine di agevolare la diffusione delle informazioni, di personalizzare maggiormente l’assistenza tecnica in loco e di favorire l’attuazione di prodotti del FEIS adatti alla realtà locale.
La BEI e la Commissione vaglieranno anche la possibilità che il PECI offra agli Stati membri consulenza per la definizione di programmi locali di assistenza tecnica destinati ai progetti più piccoli, che potrebbero essere eventualmente sostenuti dai fondi SIE. La Commissione sonderà gli Stati membri interessati per verificare se sia possibile potenziare la rete del PECI con contributi attinti alle rispettive dotazioni nazionali dei Fondi SIE.
La Commissione concorrerà inoltre a rafforzare la capacità amministrativa degli Stati membri di costituire partenariati pubblico-privato agevolando ulteriormente lo scambio di buone pratiche tra l’UE e le autorità locali, regionali e nazionali.
Maggiore e migliore assistenza tecnica. Il polo di consulenza avrà in futuro un ruolo essenziale nell’agevolare ai beneficiari l’accesso alle diverse possibilità, semplificando e riunendo le dotazioni che esse prevedono per l’assistenza tecnica e orientando i beneficiari verso il sostegno più adatto alle loro esigenze. Una migliore sinergia tra gli attuali programmi dedicati all’assistenza tecnica a livello di UE (ad es., Orizzonte 2020, MCE, Jaspers, ecc.) potrebbe migliorare l’accesso per i beneficiari e, in ultima analisi, potrebbe aumentare la flessibilità finanziaria e permettere di offrire una consulenza più mirata, migliorando quindi l’assistenza. Il polo di consulenza dovrebbe inoltre essere ulteriormente razionalizzato per poter offrire una consulenza più specifica e migliorare le attività di sensibilizzazione, aumentando quindi il sostegno e raggiungendo un numero più elevato di potenziali promotori di progetti nelle aree in cui i bisogni sono più acuti. Esistono anche importanti potenzialità latenti da mobilitare per investimenti in infrastrutture digitali, ad esempio reti a fibre a banda larga e dimostrazioni su ampia scala. Si può fare di più per facilitare gli investimenti in altre soluzioni innovative e sostenibili che contribuiscano allo sviluppo di città intelligenti, integrando meglio le infrastrutture delle tecnologie di informazione e comunicazione nell’energia, nei trasporti, nelle risorse idriche e nei rifiuti.
b.Un nuovo portale per dare visibilità alle possibilità di investimento in Europa
Maggiore visibilità delle possibilità di investimento in Europa. Come punto di incontro fra la liquidità disponibile sui mercati finanziari e i progetti di investimento nell’economia reale, la Commissione ha creato un portale dei progetti di investimento europei (PPIE) che permette ai promotori di progetti dell’Unione di aumentare la visibilità del loro progetto verso gli investitori di tutto il mondo. L’iniziativa intende ovviare a una delle strozzature strutturali chiaramente individuate che intralciano gli investimenti nell’Unione europea.
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Grafico 4. Progetti presentati al PPIE (dati aggiornati a fine maggio)
Numero di progetti per paese
Principale settore interessato dai progetti presenti sul PPIE
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L’iniziativa s’iscrive nell’orientamento politico approvato in consessi internazionali quali l’FMI, il G20 e l’OCSE, che hanno tutti rilevato la necessità di creare una riserva di progetti trasparente e proiettata nel futuro ad uso dei potenziali investitori. In futuro il portale offrirà anche collegamenti ipertestuali alle riserve nazionali e regionali dei progetti più piccoli.
La Commissione esaminerà con attenzione i riscontri provenienti dal mercato per migliorare gradualmente le funzionalità del portale e assicurare la coerenza con le iniziative in corso sotto l’egida del G20.
4.Migliore contesto di investimento grazie all’eliminazione degli ostacoli agli investimenti e a regole certe
Al nuovo approccio ai finanziamenti e alla prestazione di assistenza tecnica si aggiungono gli interventi concreti avviati per eliminare gli ostacoli finanziari, amministrativi e normativi che intralciano gli investimenti e per approfondire il mercato unico. Il miglioramento e la diversificazione delle fonti di finanziamento sono un elemento necessario ma non sufficiente: l’Europa deve instaurare un contesto normativo che sia prevedibile, riduca gli oneri amministrativi e incoraggi gli investimenti. Le iniziative a livello di UE vanno di pari passo con l’impegno degli Stati membri, nel contesto del semestre europeo e oltre, a portare avanti le riforme con l’obiettivo di eliminare gli ostacoli amministrativi, finanziari e settoriali sul piano nazionale.
a.Progressi a livello di UE: completamento del mercato unico e semplificazione delle norme settoriali
Molte delle iniziative fondamentali della Commissione sostengono questi obiettivi. Oggi la Commissione ha adottato una comunicazione in cui illustra i lavori svolti per realizzare il mercato unico per l’occupazione, la crescita e gli investimenti. Le azioni citate nella comunicazione sono essenziali affinché il piano di investimenti per l’Europa produca risultati a lungo termine e centri gli obiettivi stabiliti. Inoltre, la strategia per l’Unione dell’energia mira a instaurare un quadro di regolamentazione stabile basato sul mercato che sostenga la transizione verso un’economia a basse emissioni di carbonio propizia agli investimenti, in particolare nella produzione energetica flessibile e a basse emissioni incentrata sugli interessi dei consumatori europei. I provvedimenti normativi necessari per attuare un quadro di regolamentazione stabile a sostegno della transizione saranno proposti nel corso di quest’anno. Parallelamente, con l’agenda “Legiferare meglio” la Commissione intende semplificare il quadro normativo e ridurre gli oneri regolamentari.
Un esempio concreto di ostacolo agli investimenti affrontato nell’ambito dell’Unione dei mercati dei capitali è la riduzione della copertura patrimoniale richiesta alle imprese di assicurazione che investono in progetti infrastrutturali ammissibili e fondi di investimento europei a lungo termine (ELTIF) non quotati. Le nuove norme sono già in vigore. Si sta vagliando l’ipotesi di modificare ulteriormente il quadro di “solvibilità II” in relazione agli investimenti delle imprese di assicurazione nelle società operanti nel settore delle infrastrutture. La Commissione valuterà l’opportunità di abbassare analogamente i requisiti patrimoniali delle banche per le esposizioni in infrastrutture, tenuto conto delle discussioni sul trattamento patrimoniale delle esposizioni bancarie svolte nei pertinenti consessi internazionali. Per facilitare gli investimenti in capitale di rischio in Europa, la Commissione affiancherà al fondo di fondi paneuropeo di venture capital alcune proposte di modifica del quadro normativo sul capitale di rischio. Saranno avviati presto i lavori preparatori sullo sviluppo dei mercati europei dei prodotti pensionistici individuali, che presentano la potenzialità di diventare una riserva importante di capitale per finanziare investimenti a lungo termine. Per promuovere gli investimenti sostenibili in linea con il forte impegno assunto dall’UE con l’accordo di Parigi sul clima, occorre proseguire, basandosi sui lavori in corso a livello internazionale, la riflessione sul modo in cui sviluppare il quadro generale di politica finanziaria a sostegno della finanza verde.
Queste iniziative conferiscono sostenibilità agli investimenti, anche in considerazione della necessità di riorientarli verso il sostegno della transizione a un’economia a basse emissioni di carbonio e resiliente ai cambiamenti climatici, come previsto dall’accordo di Parigi.
La Commissione sta inoltre intervenendo in una serie di settori, elencati di seguito, che hanno un impatto diretto sulle decisioni di investimento in Europa.
In primo luogo, nel settore degli aiuti di Stato la Commissione ha precisato che i finanziamenti del FEIS non costituiscono aiuti di Stato ai sensi del trattato e che i finanziamenti del gruppo BEI nell’ambito del FEIS non devono essere approvati dalla Commissione ai sensi delle norme dell’UE in materia. I progetti sostenuti dal FEIS possono tuttavia beneficiare anche del cofinanziamento degli Stati membri, che, salvo se concesso alle condizioni di mercato o rientrante in un’esenzione per categoria, costituisce invece un aiuto di Stato subordinato all’approvazione della Commissione. Per favorire la rapida attivazione del sostegno del FEIS, la Commissione si è impegnata a valutare il cofinanziamento degli Stati membri in via prioritaria, entro sei settimane dal ricevimento delle informazioni necessarie. Per offrire agli investitori maggiore certezza del diritto relativamente al finanziamento delle infrastrutture, la Commissione ha emanato orientamenti pratici, per precisare che cosa costituisca aiuto di Stato, nella comunicazione sulla nozione di aiuto di Stato, che stabilisce quando i finanziamenti pubblici delle infrastrutture sono in via di principio esclusi dall’applicazione delle norme sugli aiuti di Stato.
In secondo luogo, riguardo alla contabilità pubblica Eurostat sta consultando attivamente gli Stati membri per accertarsi che, sia nell’ambito del FEIS sia in generale, i partenariati pubblico-privato siano classificati secondo gli stessi principi contabili nazionali applicati ai dati usati per la sorveglianza di bilancio, così da poter essere strutturati in un modo che assicuri l’impiego migliore delle risorse pubbliche. Eurostat ha elaborato, in cooperazione con gli Stati membri, una metodologia statistica per classificare tali progetti. Offre inoltre alle autorità statistiche negli Stati membri, su richiesta, consulenza ex ante per stabilire se i progetti di partenariato pubblico-privato debbano essere classificati nei conti pubblici o al di fuori (vi sono esempi di entrambi i casi), se opportuno in collaborazione con la BEI. Il parere emesso in tale consulenza è disponibile al pubblico per poter fungere da orientamento.
In futuro saranno compiuti ulteriori sforzi per interagire in modo proattivo con i principali portatori d’interesse e promotori di progetti del settore pubblico, salvaguardando al tempo stesso l’indipendenza di Eurostat. In particolare sarà rafforzata la capacità di consulenza in relazione agli investimenti cofinanziati con fondi dell’Unione, FEIS compreso. Eurostat collabora inoltre con il Centro europeo di competenze per i partenariati pubblico-privato (EPEC) della BEI per chiarire alcuni aspetti della contabilità nazionale circa il rilevamento dei PPP, spiegare le norme contabili e condividere con gli Stati membri le esperienze maturate coi PPP. In estate saranno pubblicati orientamenti destinati specificamente ai portatori d’interesse che preparano contratti di PPP. In cooperazione con gli altri servizi della Commissione, Eurostat controllerà attentamente gli effetti delle norme di contabilità pubblica sulla creazione di PPP in diversi settori. Rivedrà se necessario gli orientamenti emanati consultandosi con gli Stati membri, ad esempio per tenere conto delle peculiarità di determinati accordi contrattuali quali i contratti di rendimento energetico con risparmio garantito.
In terzo luogo, per quanto riguarda gli appalti pubblici – che nell’UE rappresentano un mercato di dimensioni ragguardevoli e una fonte di risparmi potenzialmente notevoli sulla spesa pubblica – nel 2014 è stato adottato un nuovo quadro normativo dell’UE, il cui termine di recepimento a livello nazionale era fissato al 18 aprile 2016. Il quadro modificato, che lascia maggior spazio al negoziato e precisa le norme sulle modifiche contrattuali in corso di esecuzione e le norme per i progetti transfrontalieri, favorirà la promozione dei progetti, in particolare di quelli che beneficiano di finanziamenti dell’UE. Le nuove regole permetteranno sia di abbreviare il tempo necessario per ottenere un finanziamento dell’Unione sia di ridurre il rischio di un rifiuto di pagamento. La Commissione incoraggia inoltre una più ampia diffusione degli appalti pubblici verdi, così da conformare la spesa pubblica agli obiettivi dello sviluppo sostenibile. Per il futuro, la Commissione intende varare, entro ottobre 2017, un meccanismo di consultazione volontaria ex ante che aiuti le amministrazioni aggiudicatrici a applicare al meglio la disciplina degli appalti.
In quarto luogo, su un piano più generale la concezione e l’approvazione dei progetti di investimento implica spesso l’intervento di vari servizi della Commissione che esaminano il progetto da varie angolazioni: finanziamenti dell’UE, regole di contabilità pubblica, controllo degli aiuti di Stato, autorizzazioni ambientali, appalti pubblici, ecc. In futuro la Commissione intende superare quella che è percepita come complessità delle norme e procedure dell’UE ricercando una maggiore convergenza delle tempistiche applicabili alle diverse procedure. Per i grandi progetti infrastrutturali istituirà a tal fine un efficace sistema di “sportello unico”, in cui i controlli saranno effettuati in parallelo per convergere verso un’unica data di approvazione e in cui i competenti servizi della Commissione saranno riuniti in un’unica squadra dedicata agli investimenti. Questa impostazione, già seguita in una certa misura nel settore dell’energia per i progetti di interesse comune, dovrebbe essere allargata sia alle grandi piattaforme di investimento che implicano il cofinanziamento nazionale, sia ai grandi progetti infrastrutturali di valore aggiunto europeo in altri settori economici, quali i trasporti, compresi i progetti finanziati dal FEIS. Anche l’introduzione della pratica del controllo continuativo dell’adeguatezza della regolamentazione dell’UE e i nuovi meccanismi di cooperazione con gli Stati membri concorreranno al raggiungimento dell’obiettivo di ridurre l’eccessivo onere amministrativo e abbreviare i tempi di ottenimento delle approvazioni e valutazioni necessarie. Nella stessa ottica la Commissione vaglierà la possibilità di definire un quadro unico di autorizzazione a livello di UE che si applichi direttamente ai grandi progetti di dimensione transfrontaliera o alle grandi piattaforme di investimento che implicano il cofinanziamento nazionale, sostituendo una vasta gamma di procedure di autorizzazione a livello UE e nazionale.
b.Progressi sul piano nazionale: superamento degli ostacoli agli investimenti nel quadro del semestre europeo
Anche sul piano nazionale gli Stati membri possono fare di più per migliorare le condizioni di investimento. La comunicazione del 18 maggio 2016 presenta una panoramica degli obiettivi fondamentali delle raccomandazioni specifiche per paese 2016. Gli Stati membri che hanno un margine di bilancio dovrebbero utilizzarlo per incrementare gli investimenti pubblici in settori favorevoli alla crescita, come le infrastrutture, la sanità, l’istruzione e la ricerca. Sono necessari nel contempo ulteriori interventi per stimolare gli investimenti privati: gli Stati membri sono incoraggiati ad accelerare l’adozione di riforme strutturali e a eliminare le strozzature che scoraggiano gli investimenti, quali ad esempio gli ostacoli normativi e amministrativi e le procedure lunghe e complesse di approvazione. In alcuni Stati membri sono state riscontrate ancora inefficienze negli appalti pubblici, nella fiscalità, nel sistema giudiziario e nella disciplina dell’insolvenza. Per progredire occorre anche individuare una riserva stabile di progetti e assicurare il coordinamento e la pianificazione a tutti i livelli dell’amministrazione nazionale. Nello stesso spirito, operando in collaborazione con gli Stati membri la Commissione definirà e proseguirà i lavori volti a superare gli ostacoli ingiustificati alla libera circolazione dei capitali eretti a livello nazionale che impediscono il corretto funzionamento dell’Unione dei mercati dei capitali. Una relazione al riguardo sarà pubblicata entro fine 2016.
Il 1º luglio 2015 la Commissione europea ha istituito il servizio di sostegno alle riforme strutturali (SRSS) per offrire agli Stati membri sostegno tecnico, tra l’altro sotto forma di assistenza allo sviluppo di capacità finalizzate alle riforme strutturali e amministrative atte a favorire la crescita. L’SRSS opera in contatto con vari Stati membri su progetti concreti di assistenza tecnica volti a individuare e eliminare gli ostacoli agli investimenti.
Legame più forte tra fondi dell’UE e attuazione delle riforme. Per concentrare ulteriormente i fondi SIE sul sostegno alle riforme economiche e sociali fondamentali nel periodo di programmazione 2014-2020, la Commissione intende rafforzare il legame con le priorità fondamentali indicate nelle raccomandazioni specifiche per paese. Per migliorare la facilità d’uso e l’efficacia dei fondi SIE, la relativa approvazione è stata subordinata all’attuazione di una serie di riforme (condizionalità ex ante). Conformemente al quadro normativo che disciplina i fondi SIE, i programmi cofinanziati in tale ambito devono dar seguito a tutte le pertinenti raccomandazioni specifiche per paese. Entro il 2017 la Commissione valuterà i progressi compiuti verso gli obiettivi concordati e riferirà in merito.
5.Il futuro: un piano di investimenti potenziato e FEIS 2.0
Nonostante sia pienamente operativo da meno di un anno, il FEIS sta dando risultati tangibili. I promotori di progetti si sono rivolti al PECI per migliorare la qualità dei progetti e gli investitori hanno ora accesso a numerose possibilità di investimento tramite il PPIE. La Commissione ha presentato varie iniziative per contribuire a migliorare il contesto di investimento e ha avviato un dialogo con gli Stati membri per eliminare gli ostacoli normativi e amministrativi agli investimenti.
L’impiego innovativo dei fondi dell’UE sta dando frutti, grazie alla flessibilità del FEIS, alle procedure snelle e alla selezione indipendente dei progetti in base alla sostenibilità tecnica e finanziaria.
A norma del regolamento (UE) n. 2015/1017, la Commissione è tenuta a valutare l’impiego della garanzia dell’Unione entro gennaio 2017 e a presentare una valutazione indipendente del funzionamento del FEIS, del PECI e del PPIE entro luglio 2018. Come illustrato nella presente comunicazione, alcuni primi insegnamenti importanti possono essere tratti fin da ora.
Si invita quindi il Consiglio europeo ad approvare le priorità indicate di seguito.
Considerati i risultati concreti ottenuti, un FEIS potenziato sarà prorogato oltre il triennio previsto inizialmente per colmare le restanti carenze e fallimenti del mercato e continuare a mobilitare, con addizionalità rafforzata, i finanziamenti del settore privato a favore di investimenti di importanza fondamentale per la creazione di occupazione, la crescita e la competitività future dell’Europa. A tal fine la Commissione presenterà in autunno le opportune proposte legislative per prorogare la durata del FEIS, tenendo conto dei vincoli di bilancio.
Considerato il successo riscosso, lo sportello PMI del FEIS sarà potenziato entro breve, nel quadro attualmente in vigore, a vantaggio delle PMI e delle imprese a media capitalizzazione di tutti gli Stati membri. La Commissione collaborerà con il comitato direttivo del FEIS per sfruttare tutte le possibilità di potenziamento dello sportello PMI offerte dal regolamento sul FEIS.
La Commissione vaglierà la possibilità di ricalcare il modello del FEIS per gli investimenti nei paesi terzi in via di sviluppo.
Sarà semplificato ulteriormente l’abbinamento tra sostegno del FEIS e fondi SIE e saranno eliminati gli ostacoli normativi e di altro tipo che lo intralciano. Le modifiche dei regolamenti applicabili saranno vagliate nel contesto della prossima revisione intermedia del quadro finanziario pluriennale. La Commissione e la BEI lavoreranno a un elenco di progetti faro che illustri esempi concreti di abbinamento entro la fine del 2016.
Sarà potenziato il polo di consulenza per mirare meglio la presenza e diffusione e sostenere lo sviluppo dell’attività di consulenza a livello locale e la cooperazione con le banche nazionali di promozione. La Commissione valuterà eventuali sinergie tra le attuali risorse dell’UE destinate all’assistenza tecnica per rendere più flessibile la prestazione di assistenza tecnica e consentire una risposta rapida ai bisogni del mercato.
Sarà incoraggiata ulteriormente l’istituzione di piattaforme di investimento con una forte partecipazione della Commissione, del gruppo BEI, delle banche nazionali di promozione e di altri operatori del settore.
Il FEIS continuerà a contribuire allo sviluppo del mercato dei progetti sostenibili/verdi incoraggiando, in particolare, lo sviluppo di un mercato delle obbligazioni verdi in Europa e un migliore coordinamento delle attività in corso.
La Commissione continuerà a concretizzare le sue priorità per il mercato unico. Insieme a Eurostat la Commissione preciserà e, se necessario, rivedrà gli orientamenti relativi agli aspetti contabili dei partenariati pubblico-privato.
Gli Stati membri dovrebbero inoltre stabilire priorità chiare, preparare progetti concreti di investimento con l’aiuto del polo di consulenza (in particolare per i progetti transfrontalieri) e strutturare i progetti in modo ottimale così da assicurare un uso maggiore degli strumenti finanziari. Nel contesto del semestre europeo gli Stati membri dovrebbero dare attuazione alle raccomandazioni specifiche per paese volte a superare gli ostacoli nazionali agli investimenti.
La titolarità politica necessaria affinché queste iniziative continuino a dare risultati sarà assicurata da un esercizio periodico di verifica dei progressi in sede di Consiglio europeo, Parlamento europeo e pertinenti formazioni del Consiglio, e dalla cooperazione con il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle regioni. La Commissione e la BEI manterranno i contatti con i fondamentali portatori di interesse a livello nazionale e regionale per organizzare attività dedicate per continuare a discutere e elaborare soluzioni specifiche in risposta ai bisogni locali e regionali.
La Commissione invita il Consiglio europeo a approvare tutti gli elementi dell’impegno continuo da profondere in attuazione del piano di investimenti per l’Europa indicati nella presente comunicazione. Invita il Parlamento europeo e il Consiglio, nella loro veste di legislatore dell’UE, a dare rapidamente seguito a tutti gli aspetti normativi del piano.