21.10.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 389/74


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla «Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Piano d’azione dell’Unione europea contro il traffico illegale di specie selvatiche»

[COM(2016) 87 final]

(2016/C 389/10)

Relatore:

Cillian LOHAN

La Commissione europea, in data 4 marzo 2016, ha deciso, conformemente al disposto dell’articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell’Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Piano d’azione dell’Unione europea contro il traffico illegale di specie selvatiche

[COM(2016) 87 final].

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 30 giugno 2016.

Alla sua 518a sessione plenaria, dei giorni 13 e 14 luglio 2016 (seduta del 14 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 143 voti favorevoli e nessuna astensione.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1.

Il CESE accoglie con favore la proposta della Commissione relativa a un piano d’azione dell’UE contro il traffico illegale di specie selvatiche e prende atto con soddisfazione dell’inclusione di una serie di importanti proposte contenute nel suo precedente parere sull’argomento.

1.2.

Il Comitato giudica l’approccio globale, che comprende un partenariato mondiale con i paesi di origine, di transito e di destinazione, un elemento fondamentale nella lotta contro le conseguenze dirette e indirette del traffico illegale di specie selvatiche.

1.3.

Per i diversi livelli della catena di approvvigionamento del traffico illegale di specie selvatiche, il CESE individua una serie di azioni da adottare in via prioritaria.

Per i paesi d’origine, a livello di comunità, la priorità deve essere attribuita alla sensibilizzazione e alla creazione di fonti sostenibili di reddito e di posti di lavoro.

Per quanto concerne la criminalità organizzata, la priorità è non solo far rispettare un sistema comune di controlli e di sanzioni che sia efficace, proporzionale e dissuasivo ma anche fornire i mezzi per garantire l’attività delle forze di polizia.

A livello della domanda, dal punto di vista sia delle imprese che dei consumatori, la priorità va assegnata alla sensibilizzazione, alla tracciabilità e all’etichettatura. Sarebbe opportuno applicare questo principio in modo specifico a livello europeo.

Per quanto riguarda infine il sistema giudiziario, la priorità deve essere data all’azione di contrasto, mediante una formazione mirata dei giudici, al fine di assicurare che vi sia coerenza e proporzionalità nell’irrogazione della pena.

1.4.

Il CESE ritiene che il dialogo strutturato e la cooperazione con i paesi terzi debbano essere attuati inserendo la lotta contro il traffico di specie selvatiche tra le condizioni essenziali di tutti gli accordi commerciali bilaterali e multilaterali. L’impatto delle politiche estere dell’UE orientate verso uno sviluppo sostenibile nei paesi terzi dovrà essere misurato soprattutto in termini di qualità della vita e di fonti alternative sostenibili di reddito e di occupazione per la popolazione rurale, conformemente all’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite.

1.5.

Il Comitato, in linea con la dichiarazione di Londra, sottolinea la necessità di un sistema di etichettatura e tracciabilità per garantire che il commercio di specie selvatiche sia conforme alla legge e sostenibile.

1.6.

Il Comitato deplora che nella proposta della Commissione non vi sia alcun riferimento alla minaccia rappresentata dal traffico illegale di specie selvatiche per la salute pubblica e per le specie animali e vegetali autoctone. Il CESE sottolinea che i suddetti sistemi di etichettatura e tracciabilità, uniti a un adeguato meccanismo di controllo veterinario e fitosanitario possono contribuire a contrastare l’insorgenza e la diffusione delle patologie su scala mondiale.

1.7.

Il Comitato propone alla Commissione di attribuire un’importanza di gran lunga maggiore alle ripercussioni del commercio elettronico sul traffico di specie selvatiche e di attuare misure specifiche per tutelare il commercio legale e sostenibile delle specie selvatiche dalle pratiche commerciali illegali, portate avanti attraverso un uso distorto dei siti web per il commercio elettronico e dei social media oppure mediante reti illegali create nel web sommerso.

1.8.

Il CESE sottolinea l’importanza della prossima 17a riunione della conferenza delle parti (COP17) della Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES) ed esorta l’UE ad adottare una ferma posizione per sostenere gli obiettivi del piano d’azione. Il CESE invita la Commissione a sostenere la proposta di chiudere i mercati nazionali dell’avorio per contribuire in modo significativo alla prevenzione della minaccia di estinzione degli elefanti africani.

2.   Introduzione

2.1.

Il traffico di specie selvatiche non è un fenomeno nuovo (1), ma la sua portata, la sua natura ed il suo impatto sono cambiati considerevolmente negli ultimi anni (2) La sua rapida e ampia crescita rende il traffico di specie selvatiche una delle forme più gravi di criminalità organizzata insieme alla tratta di esseri umani e al traffico di droga e armi, con un fatturato stimato tra 8 e 20 miliardi di euro all’anno.

2.2.

Il traffico illegale di specie selvatiche è diventato una delle attività illegali più redditizie al mondo grazie ad una forte domanda (3) e ad un basso fattore di rischio (individuazione e sanzioni). In confronto ad altri tipi di reati, gode di un livello di priorità sensibilmente più basso e le risorse destinate a combatterlo sono notevolmente inferiori. Le sanzioni applicate sono incoerenti e disomogenee anche nell’UE, il che spinge la criminalità organizzata internazionale a spostarsi verso paesi in cui le pene sono meno severe o l’azione delle autorità preposte è meno efficace.

2.3.

L’impatto del traffico illegale di specie selvatiche è misurabile e visibile, e non solo da un punto di vista ambientale (4). Per questo motivo, la perdita di biodiversità, la deforestazione (5), la possibile estinzione delle specie più iconiche (6) e la riduzione degli stock ittici (7) sono solo una conseguenza parziale di un fenomeno ancora più pericoloso.

2.4.

Il traffico di specie selvatiche è strettamente collegato ad altre attività illecite condotte da organizzazioni criminali internazionali, tra cui il riciclaggio di denaro e la corruzione, come sottolineato di recente dall’Ufficio delle Nazioni Unite sulla Criminalità e la Droga (UNODC) in una sua relazione (8).

2.5.

Il traffico di specie selvatiche rappresenta un pericolo per la sicurezza globale. Esso contribuisce ai conflitti e minaccia la sicurezza nazionale e regionale, fornendo una fonte di finanziamento ai gruppi di miliziani e alle reti terroristiche (9).

2.6.

Il traffico illegale delle specie selvatiche rappresenta una minaccia per la salute pubblica e per le specie animali e vegetali autoctone. L’aggiramento di controlli fitosanitari adeguati espone le specie vegetali autoctone, coltivate e spontanee, a considerevoli rischi di contagio da nuovi agenti patogeni (10). Si stima che il 75 % delle patologie infettive emergenti siano di origine animale, in gran gran parte derivate dalle specie selvatiche (11).

2.7.

Il furto di specie minacciate di estinzione è un altro importante problema, che non è stato sottolineato a sufficienza. Negli zoo affiliati all’associazione EAZA (12), dal 2000 sono stati sottratti 739 animali di 44 specie, molti dei quali mai più ritrovati Specie di primati e di uccelli minacciate di estinzione sono diventate spesso un obiettivo, e questo crea problemi in termini di benessere e di biodiversità per i programmi di allevamento di tali specie rare.

2.8.

La Convenzione sul commercio internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES) è considerata un elemento cruciale nella lotta contro il traffico illegale di specie selvatiche. Nel 2013 le Nazioni Unite hanno avviato un’intensa campagna politica (13) su questo tema, che si è conclusa con l’adozione della prima risoluzione specifica da parte dell’Assemblea generale nel luglio 2015 (14). Di conseguenza, la comunità internazionale ha avviato un percorso parallelo con l’obiettivo di creare un’alleanza mondiale che coinvolga i paesi di origine, di transito e di destinazione delle specie selvatiche, il che ha portato alla firma della dichiarazione di Londra (15) nel febbraio 2014.

2.9.

L’UE, essendo una delle principali destinazioni di prodotti di specie selvatiche di origine illegale nonché uno snodo cruciale dei traffici originari dell’Africa, dell’America Latina e dell’Asia, dovrà svolgere un ruolo chiave in questo contesto. Nel 2014, il Parlamento europeo ha sollecitato la Commissione ad elaborare un piano d’azione dell’UE per contrastare il traffico illecito di specie selvatiche (16). La comunicazione della Commissione sulla strategia dell’UE contro il traffico illegale di specie selvatiche (17), risultato di tale processo, è stata fortemente appoggiata dal CESE in un precedente parere (18).

2.10.

Vari settori d’impresa risentono direttamente o indirettamente del traffico illegale di specie selvatiche, tra essi figurano sia le imprese che partecipano al commercio legale e sostenibile di specie selvatiche (ad esempio l’industria dei prodotti di lusso, il settore degli animali domestici e la medicina tradizionale cinese) sia le imprese coinvolte indirettamente (ad esempio le compagine di trasporto, i corrieri e le aziende del commercio online). Per questo motivo, molte imprese hanno introdotto una serie di iniziative contro il traffico illecito di specie selvatiche, come i sistemi di certificazione o la responsabilità sociale delle imprese sul piano singolo o collettivo (19).

3.   Sintesi della proposta della Commissione

3.1.

Il piano d’azione intende migliorare la cooperazione tra tutti i soggetti interessati, fare un uso più efficace degli strumenti e delle politiche attuali e rafforzare le sinergie tra di essi. I risultati conseguiti dal piano d’azione saranno valutati nel 2020.

3.2.

Le misure si basano su tre priorità:

prevenire il traffico di specie selvatiche,

attuare e applicare le norme esistenti,

rafforzare i partenariati globali tra paesi di origine, di consumo e di transito.

3.3.

Per far fronte alle cause del traffico illegale di specie selvatiche, l’UE si concentrerà su quattro settori:

ridurre la domanda,

coinvolgere le comunità rurali nella protezione della fauna selvatica,

incrementare l’impegno del settore commerciale,

combattere la corruzione.

4.   Osservazioni generali

4.1.

Il CESE accoglie con favore la proposta della Commissione e ritiene che il piano d’azione dell’UE contro il traffico illegale di specie selvatiche sia uno strumento essenziale per affrontare questa vasto e pericoloso fenomeno. L’analisi delle carenze delle strutture esistenti per combattere l’aumento del il traffico di specie selvatiche, contenuta nel documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la proposta, dovrebbe contribuire ad orientare le future valutazioni e azioni supplementari (20).

4.2.

Il Comitato è lieto che siano state prese in considerazione diverse importanti proposte contenute nel suo precedente parere sul traffico illegale di specie selvatiche (21).

4.3.

Il CESE giudica l’approccio globale un pilastro fondamentale del piano d’azione dell’UE a causa della dimensione complessa e multiforme del traffico illegale di specie selvatiche nonché dei suoi effetti diretti e indiretti.

4.4.

Il CESE ritiene che la strategia debba partire dal rispetto, dal rafforzamento e dal coordinamento degli accordi internazionali (in particolare la CITES), delle leggi, dei regolamenti, delle politiche e degli strumenti di contrasto già esistenti, concretizzandosi in una maggiore integrazione tra tutti i settori interessati — protezione ambientale, controllo alle dogane, sistema giudiziario, interessi delle imprese, lotta alla criminalità organizzata ecc. — e in una più efficace attività di cooperazione tra paesi di provenienza, di transito e di destinazione delle specie selvatiche.

4.5.

Il Comitato ritiene che l’UE non sarà in grado di lottare efficacemente contro i reati ai danni delle specie selvatiche fino a quando alcuni obiettivi (di cui in allegato alla proposta) non saranno stati raggiunti:

tutti gli Stati membri devono conformarsi nel più breve tempo possibile all’attuale legislazione UE sulle specie selvatiche;

è opportuno migliorare il meccanismo congiunto per la cooperazione, il coordinamento, la comunicazione e il flusso di dati tra le agenzie incaricate dell’applicazione negli Stati membri, attraverso una strategia specifica sulle operazioni e le indagini transfrontaliere, che includa anche l’elaborazione di un registro comune dei trafficanti;

è necessario definire un sistema adeguato di formazione e sensibilizzazione uniformi e regolari rivolto all’intera catena di contrasto e giudiziaria che partecipa alla lotta contro il traffico illegale di specie selvatiche, compresi esperti in materia di criminalità organizzata, criminalità informatica e relativi flussi finanziari illeciti;

gli Stati membri dovranno adeguare la loro legislazione agli accordi internazionali, per garantire che il traffico illecito di specie selvatiche costituisca un grave reato punibile con una pena massima di almeno quattro anni di reclusione e venga compreso tra i reati contemplati dalle misure di lotta contro il riciclaggio di denaro e la corruzione.

4.6.

La proposta relativa alla creazione di un partenariato mondiale contro il traffico illegale di specie selvatiche al fine di avviare un dialogo strutturato e una cooperazione con i paesi di origine, di transito e di consumo, che comprenda i governi nazionali, le comunità locali, la società civile e il settore privato, sarà di grande sostegno agli obiettivi del piano d’azione.

4.7.

Per i diversi livelli della catena di approvvigionamento presenti nel traffico illegale di specie selvatiche, il CESE individua una serie di azioni da adottare in via prioritaria.

Per i paesi d’origine, a livello di comunità, la priorità deve essere attribuita alla sensibilizzazione e alla creazione di fonti sostenibili di reddito e di posti di lavoro.

Per quanto concerne la criminalità organizzata, la priorità è non solo far rispettare un sistema comune di controlli e di sanzioni che sia efficace, proporzionale e dissuasivo ma anche fornire i mezzi per garantire l’attività delle forze di polizia.

A livello della domanda, dal punto di vista sia delle imprese che dei consumatori, la priorità va assegnata alla sensibilizzazione, alla tracciabilità e all’etichettatura. Sarebbe opportuno applicare questo principio in modo specifico a livello europeo.

Per quanto riguarda infine il sistema giudiziario, la priorità deve essere data all’azione di contrasto, mediante una formazione mirata dei giudici, al fine di assicurare che vi sia coerenza e proporzionalità nell’irrogazione della pena.

4.8.

Il Comitato concorda sulla necessità di maggiori risorse e di iniziative più mirate per combattere il traffico illecito di specie selvatiche nei paesi d’origine. Sostiene ad esempio la proposta della Commissione di fare della lotta contro il traffico di specie selvatiche una condizione essenziale per tutti gli accordi commerciali bilaterali e multilaterali.

4.9.

Il CESE considera fondamentale il ruolo svolto dalla società civile nella lotta e nella prevenzione del traffico illegale di specie selvatiche, tanto nei paesi di provenienza che di destinazione. In particolare, il Comitato ritiene importante il coinvolgimento attivo e consapevole dei consumatori e del settore privato al fine di promuovere un approvvigionamento sostenibile di prodotti delle specie selvatiche, sostenendo l’introduzione di un sistema di etichettatura e tracciabilità.

4.10.

Il CESE ritiene che le popolazioni rurali debbano essere coinvolte in percorsi di sviluppo efficaci in modo da poter beneficiare della tutela della fauna e della flora selvatiche (ad esempio, l’ecoturismo). Il passaggio verso un’economia sostenibile nei paesi terzi dovrà essere misurato e valutato in primo luogo in termini di qualità di vita e di possibilità di occupazione, e dovrà essere in linea con l’Agenda 2030 per lo sviluppo sostenibile delle Nazioni Unite e con i relativi Obiettivi di sviluppo sostenibile (OSS).

4.11.

Il Comitato evidenzia la necessità di offrire alle popolazioni dei paesi terzi impiegate nelle fasi iniziali del traffico illegale di specie selvatiche fonti alternative e sostenibili di reddito e occupazione. Tali popolazioni potrebbero avvalersi dell’ecoturismo oppure sfruttare al massimo le opportunità di rendimento dei servizi ecosistemici degli habitat e delle specie selvatiche locali.

4.12.

Il CESE sottolinea la necessità di un impegno del settore delle imprese per favorire un dibattito e uno scambio di informazioni in entrambi i sensi, al fine di assicurare che il settore imprenditoriale svolga un ruolo positivo nella lotta contro il traffico illegale di specie selvatiche. Una strategia per affrontare questi problemi non può svolgersi in un contesto che escluda le imprese private.

5.   Osservazioni specifiche

5.1.

Il CESE propone di avviare una vasta campagna europea di sensibilizzazione al fine di coinvolgere i consumatori e il settore privato per ridurre la domanda e l’offerta di prodotti della flora e della fauna selvatiche. A causa dell’ampia definizione di «traffico di specie selvatiche», il Comitato raccomanda di rivolgere un’attenzione particolare a piante e ad animali non iconici (22) e anche ai prodotti derivati (23).

5.2.

Il CESE ribadisce la sua disponibilità a sostenere e a partecipare alle iniziative che l’UE vorrà intraprendere, ad esempio avvalendosi della rete degli attori economico-sociali UE-Africa istituita presso il Comitato. Il CESE accoglierebbe con favore qualsiasi iniziativa della Commissione intesa a istituire un forum di discussione sull’attuazione del piano d’azione e sarebbe anche disposto ad ospitare un evento su questo tema.

5.3.

Il CESE fa propria la dichiarazione di Londra in cui si chiedono misure specifiche per fare in modo che il settore privato agisca responsabilmente e raccomanda un sistema di etichettatura e tracciabilità che garantisca un traffico di specie selvatiche legittimo e sostenibile sul piano economico e ambientale, nonché dal punto di vista delle comunità locali. A tal proposito si possono prendere a riferimento i sistemi predisposti e attualmente vigenti per il commercio del caviale e del legno tropicale (24). Il sistema di gestione delle informazioni zoologiche (ZIMS) utilizzato dall’EAZA (Associazione europea di zoo e acquari), potrebbe costituire un buon punto di riferimento per un sistema comune di tracciabilità degli animali vivi.

5.4.

Il Comitato deplora che nella proposta della Commissione non vi sia alcun riferimento alla minaccia rappresentata dal traffico illegale di specie selvatiche per la salute pubblica e per le specie animali e vegetali autoctone. La questione è di grande rilevanza e pertanto il CESE sollecita che sia inclusa nel piano d’azione dell’UE. Il CESE sottolinea che i suddetti sistemi di etichettatura e tracciabilità, uniti a un adeguato meccanismo di controllo veterinario e fitosanitario, possono contribuire a contrastare l’insorgenza e la diffusione delle patologie su scala mondiale. La cooperazione con il Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle patologie (ECDC) dovrebbe essere potenziata.

5.5.

La nuova frontiera del commercio illegale di specie selvatiche è rappresentata dal commercio elettronico. Il CESE osserva che esistono numerosi strumenti per il commercio elettronico illegale, ad esempio l’uso distorto dei siti web commerciali e dei forum presenti nei social media oppure le piattaforme online specializzate ad accesso ristretto create nel web sommerso. Per quanto concerne il primo caso, il CESE sottolinea alcune buone prassi che la Commissione europea dovrebbe prendere in considerazione, come l’accordo sottoscritto nel giugno 2013 tra il Corpo Forestale italiano e i due maggiori portali di annunci online («eBay annunci» e «Subito.it») (25); l’accordo prevede l’inserimento di maggiori informazioni a vantaggio dei consumatori e la possibilità di rimuovere tempestivamente le offerte considerate sospette. L’accordo consente inoltre di filtrare le pubblicità, consentendo soltanto quelle che garantiscono la tracciabilità dell’esemplare posto in vendita. Per quanto riguarda il web sommerso, il Comitato propone la creazione di un’apposita task force con il sostegno di esperti in materia di criminalità informatica.

5.6.

Il CESE sottolinea l’importanza della prossima 17a riunione della conferenza delle parti (COP17) della CITES che si terrà in Sudafrica nel settembre/ottobre 2016. L’UE dispone di 28 voti con i quali deve sostenere le ferme posizioni assunte nell’ambito del suo piano d’azione. Alcune delle proposte già presentate dalla Commissione contribuiranno a lottare contro il traffico illegale delle specie selvatiche; tra di esse figura l’aggiunta di un maggior numero di specie all’elenco CITES. Il CESE invita la Commissione a sostenere la proposta di chiudere i mercati nazionali dell’avorio per contribuire in modo significativo alla prevenzione della minaccia di estinzione degli elefanti africani.

Bruxelles, 14 luglio 2016.

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Georges DASSIS


(1)  La definizione di traffico di specie selvatiche copre il commercio illegale internazionale e non di animali e piante selvatiche nonché di prodotti derivati, ed è strettamente connesso a reati quali il bracconaggio.

(2)  Tra il 2007 e il 2013 il bracconaggio ha subito un incremento tale da aver annullato il ripopolamento realizzato nei tre decenni precedenti, costituendo una reale minaccia alla conservazione della biodiversità e allo sviluppo sostenibile. Ad esempio, ogni anno tra 20 000 e 25 000 elefanti vengono abbattuti in Africa per l’avorio, solo tra il 2010 e 2012 ne sono stati uccisi ben 100 000.

(3)  Questo tipo di traffico è in aumento, a seguito di una maggiore domanda di prodotti delle specie selvatiche, quali l’avorio, i corni di rinoceronte e le ossa di tigre, soprattutto in alcuni paesi asiatici (ad esempio, Cina e Vietnam).

(4)  L’impatto del traffico illegale di specie selvatiche sulla natura può essere amplificato da ulteriori fattori quali il consumo globalizzato, un uso insostenibile del suolo, cambiamenti climatici, un eccessivo sfruttamento delle piante medicinali e il turismo intensivo, in particolare di tipo venatorio.

(5)  Il disboscamento illegale rappresenta fino al 30 % del commercio globale del legno nonché più del 50 % della deforestazione nell’Africa centrale, nella regione Amazzonica e nel sudest Asiatico, privando le popolazioni indigene di importanti opportunità di sviluppo sostenibile.

(6)  A causa del bracconaggio, nel 2011 il rinoceronte nero occidentale è stato dichiarato estinto dall’Unione internazionale per la conservazione della natura e delle risorse naturali (IUCN).

(7)  Si stima che la pesca illegale rappresenti il 19 % del valore dichiarato delle catture.

(8)  UNODC, relazione sui crimini commessi a livello internazionale contro le specie selvatiche: il traffico di specie protette, 2016.

(9)  Comunicazione della Commissione europea intitolata Piano d’azione per rafforzare la lotta contro il finanziamento del terrorismo, COM(2016) 50 final.

(10)  GU C 424 del 26.11.2014, pag. 52.

(11)  Relazione WWF — http://awsassets.panda.org/downloads/wwffightingillicitwildlifetrafficking_lr.pdf

(12)  L’associazione europea di zoo e acquari (EAZA) è la principale organizzazione di questo settore, e conta fra i suoi membri 377 istituzioni di 43 paesi europei e del Medio Oriente.

(13)  Una risoluzione adottata nel 2013 dalla Commissione dell’ONU per la prevenzione della criminalità e la giustizia penale e approvata dal Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite, ha definito il traffico illegale di specie selvatiche una forma grave di criminalità organizzata perpetrata dallo stesso tipo di gruppi criminali organizzati che si macchia di attività illecite come la tratta di esseri umani e il traffico di droga e armi.

(14)  Risoluzione 69/314 delle Nazioni Unite sulla lotta al traffico illecito di specie selvatiche, adottata il 30 luglio 2015.

(15)  La Dichiarazione di Londra è stata sottoscritta da Capi di Stato, ministri e rappresentanti di 46 paesi alla Conferenza sul commercio illegale di specie selvatiche (2014). Con la Dichiarazione di Londra del febbraio 2014 sono stati fissati nuovi standard nella lotta al traffico di specie selvatiche, tra cui la modifica delle legislazioni vigenti per inserire il bracconaggio ed il traffico di specie selvatiche tra i «reati gravi», il divieto di utilizzare specie minacciate di estinzione, il rafforzamento della cooperazione transfrontaliera e il coordinamento delle reti di lotta contro il traffico di specie selvatiche.

(16)  Risoluzione del Parlamento europeo del 15 gennaio 2014 sui reati contro le specie selvatiche (2013/2747(RSP)

(17)  Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento europeo sulla strategia dell’UE contro il traffico illegale di specie selvatiche COM(2014) 64 final

(18)  Cfr. nota 10.

(19)  Ricardo Energy & Environment «Rafforzamento della cooperazione con i settori imprenditoriali contro il commercio illegale di specie selvatiche». Relazione per la CE, DG Ambiente, 2015.

(20)  Commissione europea, Analysis and Evidence in support of the EU Action Plan against Wildlife Trafficking, Commission Staff Working Document, SWD (2016) 38 final.

(21)  Cfr. nota 10.

(22)  La CITES contiene tre allegati che elencano le diverse categorie di specie secondo il grado di protezione richiesto, vale a dire in funzione del livello di minaccia che subiscono a causa del commercio internazionale. Gli allegati menzionano circa 5 600 specie animali e 30 000 specie vegetali, tutelandole da un eccessivo sfruttamento dovuto al commercio internazionale. Questo significa che le specie meno conosciute e iconiche quali i pangolini (una delle specie più trafficate) sono anch’esse minacciate dal commercio illegale.

(23)  Il commercio di specie selvatiche può concernere gli animali vivi e le piante, ma anche una serie di prodotti derivati a causa dei loro molteplici usi potenziali (ingredienti per medicina tradizionale, prodotti alimentari, carburanti, foraggi, materiali da costruzione, indumenti e oggetti di ornamento ecc.). http://www.traffic.org/trade/

(24)  In ambito CITES, esiste un sistema di etichettatura universale per l’identificazione del caviale, la cui importazione è permessa solo in seguito all’acquisizione di apposite autorizzazioni dalle autorità competenti (www.cites.org/common/resource/reg_caviar.pdf). Per quanto concerne il commercio nel settore forestale, la normativa dell’UE sostiene l’obiettivo di scoraggiare il traffico di legno tropicale attraverso il sostegno alla realizzazione di sistemi nazionali di tracciabilità.

(25)  «eBay annunci» e «Subito.it» gestiscono il 90 % degli annunci presenti nel commercio online in Italia http://www.corpoforestale.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/7388