COMMISSIONE EUROPEA
Bruxelles, 13.1.2017
COM(2015) 574 final/2
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RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO
Valutazione dei progressi realizzati dagli Stati membri nel conseguimento degli obiettivi nazionali di efficienza energetica per il 2020 e nell’attuazione della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica ai sensi dell’articolo 24, paragrafo 3, di detto atto
{SWD(2015) 245 final}
Indice
1.
Introduzione
2.
Progressi verso l’obiettivo di efficienza energetica dell’UE per il 2020
3.
Obiettivi nazionali
4.
Andamenti del consumo energetico e valutazione delle misure nazionali per settore
4.1.
Industria
4.2.
Settore residenziale
4.3.
Settore dei servizi
4.4.
Settore pubblico
4.5.
Settore dei trasporti
4.6.
Settore della produzione di energia
4.7.
Stato di recepimento della direttiva sull’efficienza energetica
4.8.
Finanziamento
4.9.
Risparmi di energia finale nel 2016 ai sensi della direttiva sui servizi
energetici 2006/32/CE
5.
CONCLUSIONI
Allegato I
Allegato II
1.Introduzione
La strategia dell’Unione dell’energia invita a ripensare radicalmente l’efficienza energetica, equiparandola a una fonte di energia a sé stante, pari al valore dell’energia risparmiata. La focalizzazione sull’efficienza energetica come mezzo per contenere la domanda di energia tiene fede agli obiettivi di sicurezza dell’approvvigionamento, competitività e sostenibilità e produce risparmi in termini di costi per consumatori e industria.
La strategia dell’Unione dell’energia conferma l’obiettivo di efficienza energetica del 20% entro il 2020, equivalente a meno di 1086 Mtoe di consumo di energia finale, o meno di 1483 Mtoe di consumo di energia primaria. È la base di partenza per giungere a una riduzione pari almeno al 27% entro il 2030, da riesaminare entro il 2020 in vista di un obiettivo del 30%.
Nella comunicazione sull’efficienza energetica (COM(2014) 520 final) nel 2014, la Commissione ha concluso che l’UE sarebbe riuscita a realizzare risparmi energetici pari a circa 18-19% nel 2020. Da allora, gli Stati membri hanno intensificato gli sforzi per attuare la legislazione dell’UE in materia di efficienza energetica e si sono posti obiettivi più ambiziosi al riguardo (un risparmio di energia primaria del 17,6% nel 2020, mentre l’anno scorso si prevedeva solo il 16,4%). Su questa base, la Commissione resta ottimista sulla realizzazione dell’obiettivo del 20%, a condizione che la normativa vigente dell’UE sia pienamente attuata, che gli Stati membri innalzino il loro livello di ambizione e che le condizioni per gli investimenti a favore dell’efficienza energetica continuino a migliorare in tutta Europa.
La presente relazione fornisce una valutazione dei progressi realizzati nel conseguimento di questo obiettivo e nell’attuazione della direttiva 2012/27/UE sull’efficienza energetica, comprende alcune raccomandazioni per gli Stati membri ed è basata sulle relazioni annuali degli Stati membri e sui piani d’azione nazionali per l’efficienza energetica. La relazione è accompagnata da un documento di lavoro dei servizi della Commissione contenente una descrizione dettagliata degli indicatori di prestazione utilizzati.
2.Progressi verso l’obiettivo di efficienza energetica dell’UE per il 2020
A livello dell’UE si sono registrati progressi significativi nella riduzione del consumo di energia. Nel complesso, il consumo di energia finale è diminuito del 7% tra il 2005 e il 2013. Nello stesso periodo, il consumo di energia primaria si è ridotto dell’8% e dalle stime preliminari emerge una tendenza in continuo calo fino a 1516 Mtoe nel 2014.
Il consumo di energia finale nell’UE-28 è sceso da 1186 Mtoe nel 2005 a 1102 Mtoe nel 2012, per poi risalire a 1105 Mtoe nel 2013, principalmente a causa di aumenti in Belgio, Repubblica ceca, Germania, Irlanda, Francia, Ungheria, Paesi Bassi, Austria, Slovacchia e Regno Unito.
Il consumo di energia dell’industria è diminuito in termini assoluti da 327 Mtoe nel 2005 a 275 Mtoe nel 2012 (16%). Nel complesso, la crisi economica, gli effetti della ristrutturazione delle economie europee e le misure di efficienza energetica hanno contribuito in misura considerevole a questa tendenza al calo. Ciononostante, il consumo energetico dell’industria è salito a 277 Mtoe nel 2013, a causa degli aumenti registrati in numerosi sottosettori industriali, con un picco del 6% nel settore minerario ed estrattivo.
Nel settore residenziale, il consumo di energia finale è diminuito del 3% nel 2013 rispetto al livello del 2005.
Nel settore dei servizi, il consumo di energia finale è aumentato del 6% dal 2005 al 2013, ma nello stesso periodo il valore aggiunto creato nel settore è aumentato dell’11%, con un conseguente miglioramento dell’intensità energetica.
In questo periodo, il consumo di energia finale nei trasporti è sceso del 6%. Nel 2013 il settore dei trasporti ha registrato la quota maggiore di consumo di energia finale (32%), seguito dal settore residenziale con il 27%, dall’industria con il 25% e dal settore dei servizi con il 14%, mentre il restante 2% è attribuibile ad altri settori.
Il consumo di energia primaria nell’UE-28 è sceso da 1709 Mtoe nel 2005 a 1567 Mtoe nel 2013. Da stime preliminari emerge una tendenza in continuo calo nel 2014, fino a 1516 Mtoe. Tuttavia, Belgio, Danimarca, Germania, Estonia, Francia, Polonia, Portogallo e Slovacchia hanno mostrato un aumento del consumo di energia primaria nel 2013, rispetto al 2012.
In generale, la riduzione del consumo di energia primaria nell’UE-28 nel periodo 2005-2013 è dovuta principalmente a una flessione del consumo di energia finale ed è stata altresì influenzata dal cambiamento strutturale nel settore della produzione di energia elettrica, più orientato alle energie rinnovabili. Il consumo energetico del settore dell’energia è diminuito del 13% e nello stesso periodo le perdite di distribuzione sono scese dell’8%.
Il calore prodotto da impianti di cogenerazione nell’UE-28 è diminuito del 9%, passando da 46 Mtoe nel 2005 a 42 Mtoe nel 2013.
3.Obiettivi nazionali
Nel 2013 gli Stati membri hanno individuato obiettivi nazionali indicativi di efficienza energetica. Da allora, Austria, Bulgaria, Croazia, Cipro, Grecia, Ungheria, Italia, Slovacchia e Spagna hanno indicato obiettivi più ambiziosi nei rispettivi piani d’azione nazionali 2014 per l’efficienza energetica per quanto riguarda il consumo di energia finale, focalizzandosi su un calo più consistente della domanda nei settori residenziale, dei servizi, dell’industria e dei trasporti. Solo Malta e la Polonia hanno comunicato alla Commissione obiettivi meno ambiziosi per il consumo di energia finale. L’efficienza energetica si pone l’obiettivo di svincolare il consumo energetico dalla crescita economica grazie a vantaggi in termini di efficienza. A questo proposito, il livello degli obiettivi indicativi stabiliti da Croazia, Cipro, Finlandia, Grecia, Italia, Portogallo e Romania non è sufficientemente ambizioso, poiché si prevede che il consumo di energia finale sia superiore alle previsioni di sviluppo del PIL nel periodo 2014-2020.
Per quanto concerne il consumo di energia primaria, Cipro, Francia, Grecia, Ungheria, Irlanda, Malta, Spagna e Svezia hanno fissato obiettivi indicativi più ambiziosi nei rispettivi piani d’azione nazionali 2014 per l’efficienza energetica rispetto agli obiettivi iniziali. In particolare, Austria, Belgio, Francia, Germania, Malta, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito si sono posti obiettivi ambiziosi alla luce della crescita del PIL attesa nel periodo 2014-2020. Bulgaria, Croazia e Slovacchia hanno invece ridimensionato il loro livello di ambizione. Per Croazia, Finlandia, Grecia e Romania gli obiettivi indicativi di consumo di energia primaria per il 2020 consentirebbero un aumento del consumo di energia primaria, a un ritmo superiore alla crescita media del PIL attesa nel periodo 2014-2020.
Nel complesso, gli Stati membri non hanno stabilito obiettivi nazionali di efficienza energetica sufficientemente ambiziosi per raggiungere l’obiettivo del 20% a livello di UE. La somma degli obiettivi indicativi nazionali corrisponde a un risparmio di energia primaria del 17,6% rispetto alle proiezioni per il 2020. Pur rappresentando un miglioramento apprezzabile rispetto alla prima serie di obiettivi notificati, è ancora lontano dall’obiettivo UE di un risparmio di energia primaria del 20% rispetto alle proiezioni nel 2020. Tuttavia, i dati sui recenti progressi suggeriscono la possibilità di trarre conclusioni più ottimistiche.
4.Andamenti del consumo energetico e valutazione delle misure nazionali per settore
Per valutare i progressi compiuti dagli Stati membri nel conseguimento degli obiettivi indicativi di efficienza energetica, la Commissione ha analizzato i piani d’azione nazionali per l’efficienza energetica (PAEE), le relazioni annuali e la serie di indicatori descritta in maggior dettaglio nel documento di lavoro dei servizi della Commissione allegato. Dall’analisi emerge che la maggior parte degli Stati membri ha ridotto il consumo di energia primaria e finale tra il 2005 e il 2013 ad un ritmo superiore a quello che sarebbe necessario nel periodo dal 2005 al 2020 per raggiungere i rispettivi obiettivi di consumo di energia primaria e finale entro il 2020. Le eccezioni sono: Belgio, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Svezia (per il consumo di energia primaria) e Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Lituania, Malta e Slovacchia (per il consumo di energia finale).
L’intensità di energia primaria per l’economia nel suo complesso è diminuita in media in tutti gli Stati membri tra il 2005 e il 2013, tranne in Estonia.
4.1.Industria
Il consumo di energia finale dell’industria è diminuito in termini assoluti da 327 Mtoe nel 2005 a 277 Mtoe nel 2013 (-15%). Il calo registrato tra il 2008 e il 2012 può essere spiegato con la diminuzione dell’attività industriale e i cambiamenti nella struttura del settore. In ogni caso, questa tendenza positiva è dovuta principalmente ai miglioramenti dell’efficienza energetica, che hanno esercitato un impatto quasi tre volte maggiore.
Poiché nei prossimi anni è attesa una crescita economica nella maggior parte degli Stati membri, occorrerà intensificare gli sforzi per garantire la dissociazione del consumo di energia dalla crescita economica. Inoltre, il calo dei prezzi di gas e petrolio potrebbe ridurre l’incentivo a effettuare investimenti nell’efficienza energetica in questo settore, poiché il periodo di ammortamento si allunga.
L’intensità energetica dell’industria presenta notevoli differenze nei vari Stati membri e raggiunge il massimo in Bulgaria, dove è sette volte maggiore rispetto a Danimarca e Irlanda, gli Stati membri a minore intensità energetica. Dal 2005 al 2013 l’intensità energetica nei settori dell’industria e dell’edilizia è calata nella maggior parte degli Stati membri, ad eccezione di Grecia, Ungheria, Irlanda e Lettonia.
Il sistema europeo per lo scambio di quote di emissione (ETS) è stato uno stimolo importante per gli investimenti nell’efficienza energetica in settori industriali ad alta intensità energetica. Inoltre, la maggior parte degli Stati membri promuove l’efficienza energetica dell’industria con incentivi finanziari e misure fiscali. Gli accordi volontari sono un altro strumento politico comune per il settore industriale. Nove Stati membri hanno istituito accordi di questo tipo con operatori del settore: Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia e Regno Unito. Risparmi energetici nel settore industriale si ottengono anche con l’aiuto di strumenti di mercato, come in Italia con il regime dei “certificati bianchi” e in Danimarca con il regime obbligatorio di risparmio energetico.
L’attuazione dell’articolo 8, paragrafo 4, della direttiva sull'efficienza energetica, che impone alle grandi imprese di effettuare audit energetici a partire dal 2015, può aiutare il settore industriale a individuare misure di efficienza energetica che siano efficienti in termini di costi. Tuttavia, circa la metà degli Stati membri non ha ancora comunicato alla Commissione la legislazione nazionale che recepisce questa disposizione della direttiva; pertanto, la Commissione ha avviato procedure di infrazione nei confronti di questi paesi.
Gli Stati membri dovrebbero anche indirizzare le rispettive politiche verso le piccole e medie imprese, per eliminare le barriere di mercato e consentire a questi soggetti di sfruttare l’eventuale potenziale residuo di efficienza energetica.
4.2.Settore residenziale
Il consumo di energia finale del settore residenziale è diminuito in termini assoluti da 306 Mtoe nel 2005 a 296 Mtoe nel 2013 (-3%), seppure con un leggero aumento dal 2012 al 2013. Nel complesso, il calo è dovuto principalmente a misure di efficienza energetica, in particolare per quanto concerne il consumo energetico per il riscaldamento degli ambienti.
Nel periodo 2005-2013 il consumo di energia per metro quadro è diminuito in tutti gli Stati membri ad eccezione dell’Italia, dove è aumentato del 10%, e dell’Estonia, dove si è mantenuto costante. La riduzione del consumo di energia per metro quadro si potrebbe spiegare con l’introduzione di requisiti di efficienza energetica più rigorosi per edifici, elettrodomestici e tecnologie di riscaldamento, in parte dovuti alla graduale attuazione della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia.
Gli Stati membri recentemente hanno preparato una prima strategia a lungo termine per la ristrutturazione dell’intero parco immobiliare nazionale, come disposto dall’articolo 4 della direttiva sull'efficienza energetica. In alcune strategie manca qualche informazione, ad esempio sugli edifici non residenziali, sui costi di investimento e sulle fonti di finanziamento, ma la qualità delle strategie di ristrutturazione a lungo termine dovrebbe migliorare nel prossimo aggiornamento, previsto per il 2017.
Per migliorare la qualità degli interventi di ristrutturazione, occorre che installatori e artigiani siano formati e acquisiscano maggiori competenze in fatto di tecnologie nuove e più efficienti che possano sostituire le attrezzature e i processi utilizzati attualmente nei lavori di costruzione e ristrutturazione. Nel 2013 e nel 2014 in 21 Stati membri è già cominciata l’attuazione delle tabelle di marcia nazionali di qualificazione e formazione sviluppate nel quadro del progetto UE BUILD UP Skills. Inoltre, nei piani d’azione nazionali per l’efficienza energetica sono state descritte altre misure di formazione nazionali, ma in questo campo occorrono ulteriori sforzi mirati.
L’efficienza energetica nel settore residenziale beneficia di un’ampia gamma di azioni politiche, quali misure normative e finanziarie/fiscali, nonché misure di informazione e sensibilizzazione, accordi volontari, investimenti in infrastrutture (introduzione di contatori intelligenti), strumenti di mercato e altro. Le misure normative si riferiscono per lo più all’attuazione della direttiva sulla prestazione energetica degli edifici, che prevede requisiti minimi in materia, certificazioni per edifici nuovi ed esistenti e ispezioni di impianti di riscaldamento d’acqua e di condizionamento d’aria, e della direttiva sulla progettazione ecocompatibile, che prevede norme sull’efficienza energetica di elettrodomestici e impianti.
Le misure finanziarie e fiscali a sostegno del miglioramento dell’efficienza energetica comprendono contributi e sovvenzioni. Alcuni Stati membri (Francia, Germania, Grecia, Paesi Bassi e Portogallo) offrono programmi di prestiti. Sgravi fiscali per i miglioramenti dell’efficienza energetica dei nuclei familiari sono previsti in Danimarca, Finlandia, Francia, Germania, Grecia, Italia, Paesi Bassi e Portogallo. Sei Stati membri (Austria, Danimarca, Estonia, Germania, Paesi Bassi e Svezia) hanno introdotto imposte sull’energia intese a modificare i comportamenti e favorire gli investimenti nell’efficienza energetica. Conformemente ai piani d’azione nazionali per l’efficienza energetica nel 2014, in Austria, Cipro, Danimarca, Finlandia, Francia, Grecia, Irlanda, Lettonia, Malta e Regno Unito è in corso l’introduzione di contatori intelligenti presso gli utenti residenziali.
I regimi obbligatori di efficienza energetica si concentrano per lo più sul settore residenziale per realizzare il risparmio energetico finale pari all’1,5% annuo previsto dall’articolo 7 della direttiva sull'efficienza energetica. In totale, sedici paesi hanno adottato o intendono adottare un regime obbligatorio di efficienza energetica. La maggioranza degli Stati membri ha scelto di applicare le esenzioni consentite per conseguire la riduzione massima permessa del 25% (tranne Danimarca, Portogallo e Svezia) con una conseguente diminuzione dell’ammontare dei risparmi energetici che si otterranno entro il 2020. La Commissione rileva inoltre un’attuazione carente di questo articolo in alcuni paesi, poiché molti Stati membri si basano su misure vecchie, l’attuazione delle misure notificate è ritardata, i risparmi previsti sono sovrastimati o non si tiene conto adeguatamente degli effetti di sovrapposizione di diverse politiche. Pertanto, la Commissione seguirà più da vicino l’ulteriore attuazione dell’articolo.
Gli Stati membri devono informare meglio i consumatori in merito alle opzioni di efficienza energetica e migliorare ulteriormente le condizioni di investimento per i consumatori privati, al fine di accelerare i tassi di ristrutturazione attualmente molto bassi per il parco immobiliare esistente in Europa. Occorrono misure mirate in questo settore, in quanto le famiglie hanno una reattività inferiore all’aumento dei prezzi dell’energia rispetto, ad esempio, alle industrie ad alta intensità energetica. Inoltre, occorrono misure più mirate per i consumatori vulnerabili, al fine di affrontare con efficacia la precarietà energetica e migliorare i tenori di vita; ad esempio, sarebbero opportune misure come prestiti a tasso zero e intese ad affrontare il dilemma inquilini-proprietari.
4.3.Settore dei servizi
Il consumo di energia finale del settore del servizi è aumentato in termini assoluti da 144 Mtoe nel 2005 a 153 Mtoe nel 2013 (6%). Tuttavia, nello stesso periodo il consumo di energia è aumentato più lentamente rispetto al valore aggiunto (11%). Nel complesso, l’intensità energetica del settore dei servizi nell’UE (normata in base ai gradi-giorni di riscaldamento) è diminuita del 4% tra il 2005 e il 2013, soprattutto in Austria (20%), Ungheria (26%), Irlanda (37%) e Portogallo (21%) secondo una tendenza molto positiva, mentre in Bulgaria, Croazia, Finlandia, Grecia, Italia, Lussemburgo e Spagna nel 2013 è aumentata rispetto ai livelli del 2005.
La maggior parte delle misure normative applicate nel settore residenziale si applica anche al settore dei servizi.
Poiché si prevede una crescita nel settore dei servizi, gli Stati membri dovranno affrontare nuove sfide con misure adeguate per mantenere la tendenza positiva del calo dell’intensità energetica in tutta l’UE.
4.4.Settore pubblico
L’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva sull'efficienza energetica richiede agli Stati membri di ristrutturare ogni anno il 3% della superficie coperta utile totale degli edifici riscaldati e/o raffreddati di proprietà del governo centrale e da esso occupati o di realizzare risparmi equivalenti. Diciotto Stati membri attueranno le disposizioni dell’articolo 5 attraverso misure alternative (quali incentivi intesi a modificare il comportamento degli occupanti); gli altri hanno optato per l’approccio di base di ristrutturare il 3% della superficie coperta utile totale. Gli Stati membri hanno l’obbligo di indicare, nelle rispettive relazioni annuali, la superficie coperta utile totale degli edifici che non rispettano i requisiti di cui all’articolo 5, paragrafo 1, della direttiva sull'efficienza energetica e la superficie coperta ristrutturata o l’ammontare di risparmi energetici realizzati ai sensi dell’articolo 5, paragrafi 1 e 6, della direttiva sull'efficienza energetica nell’anno precedente. La maggioranza degli Stati membri ha fornito informazioni al riguardo nelle rispettive relazioni annuali 2015; Grecia, Francia, Ungheria, Paesi Bassi e Slovenia non vi hanno provveduto. Nella maggior parte dei casi sono stati riportati i dati sulla superficie coperta utile totale degli edifici che non rispettano i requisiti di prestazione energetica ai sensi dell’articolo 5, mentre i dati sui risparmi ottenuti attraverso interventi di ristrutturazione (o misure alternative) di edifici di proprietà del governo centrale, obbligatori dal 1° gennaio 2014, mancano o sono poco chiari in gran parte delle relazioni annuali. Di conseguenza, non è ancora possibile valutare se gli Stati membri abbiano assolto i rispettivi obblighi nel 2014 in linea con l’articolo 5 della direttiva sull'efficienza energetica, e la Commissione intende seguire da vicino l'attuazione della direttiva.
Ai sensi dell’articolo 6 della direttiva sull'efficienza energetica, gli Stati membri hanno l’obbligo di garantire che il governo centrale acquisti esclusivamente prodotti, servizi ed edifici ad alta efficienza energetica. Tutti gli Stati membri hanno presentato le misure necessarie a questo proposito, ma nei piani d’azione nazionali per l’efficienza energetica di Belgio e Italia mancano misure intese a incoraggiare altri enti pubblici in questo senso. La Commissione ha varato uno studio per valutare l’efficacia di questa disposizione. Dai risultati provvisori emerge che i requisiti di efficienza energetica negli appalti pubblici non sono pienamente compresi da tutti gli enti appaltanti e che alcuni paesi non hanno ancora completato il recepimento delle disposizioni dell’articolo 6 della direttiva sull'efficienza energetica. Secondo gli Stati membri, altri ostacoli comprendono la mancanza di competenze e know how pratico delle autorità in materia di efficienza energetica negli appalti pubblici, la mancanza di indicazioni chiare e la carenza di strumenti pratici, nonché criteri poco chiari per la valutazione degli appalti pubblici. La Commissione intende pertanto esplorare modalità per migliorare l’assistenza agli Stati membri nell’attuazione di questa disposizione.
4.5.Settore dei trasporti
Il consumo di energia finale nei trasporti dell’UE-28 è sceso da 370 Mtoe nel 2005 a 349 Mtoe nel 2013 (-6%): ha subito di fatto un aumento del 4% nel periodo 2005-2007, seguito da un rapido calo (-9% nel periodo 2007-2013).
Secondo le stime, circa il 40% della riduzione del periodo 2007-2013 è dovuto alla crisi economica, con una stabilizzazione del traffico di passeggeri e un calo del traffico di merci. Il restante 60% deriva per lo più da miglioramenti dell’efficienza energetica delle autovetture, determinati da norme più rigorose sulle emissioni di CO2 e da politiche mirate sui trasporti negli Stati membri (in alcuni casi notificate anche come misure di trasporto ai sensi dell’articolo 7 della direttiva sull'efficienza energetica per la riduzione del consumo di energia finale).
Le maggiori riduzioni del consumo di energia finale nel settore dei trasporti sono state registrate in Grecia, Irlanda e Spagna nel periodo 2005-2013. Il consumo è aumentato leggermente in Croazia, Finlandia e Germania e in misura considerevole in Lituania, Malta, Polonia, Romania, Slovacchia e Slovenia.
Nel 2013 la percentuale del trasporto collettivo di passeggeri è aumentata nella metà degli Stati membri, ossia Austria, Belgio, Croazia, Repubblica ceca, Finlandia, Grecia, Ungheria, Lussemburgo, Paesi Bassi, Regno Unito, Portogallo, Slovenia, Spagna e Svezia. Nei restanti Stati membri è aumentata la percentuale di autovetture. Per quanto concerne il trasporto di merci, in Austria, Belgio, Danimarca, Finlandia, Germania, Italia, Paesi Bassi, Portogallo, Romania, Svezia e Regno Unito la percentuale del trasporto ferroviario e delle vie navigabili interne nel 2013 è aumentata rispetto ai livelli del 2005.
Gli Stati membri sostengono l’efficienza nel trasporto privato e pubblico attraverso il miglioramento dell’efficienza dei veicoli e la riduzione delle emissioni di CO2 in linea con le norme UE relative a tali emissioni, lo spostamento verso mezzi di trasporto più rispettosi dell’ambiente (come la ferrovia o altri mezzi di trasporto pubblico), l’informazione e il comportamento dei consumatori.
Per il trasporto pubblico, Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Italia, Lettonia, Portogallo, Svezia e Regno Unito hanno riportato nei rispettivi piani d’azione nazionali per l’efficienza energetica misure mirate al trasporto ferroviario. La Danimarca ha stabilito requisiti di efficienza energetica per i taxi, mentre Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Grecia e Italia hanno segnalato l’ampliamento del trasporto con la metropolitana. Belgio, Irlanda e Portogallo hanno menzionato la promozione del trasferimento modale nei trasporti e l’incoraggiamento dell’uso del trasporto pubblico o della bicicletta e degli spostamenti a piedi. Le misure concernenti il trasporto privato includono miglioramenti nell’efficienza del parco automobili, misure a sostegno dell’uso di veicoli elettrici, a idrogeno o a minor consumo di carburante, la realizzazione di piste ciclabili, ecc. Incentivi finanziari per l’acquisto di veicoli ad alta efficienza energetica sono previsti da Croazia, Lussemburgo, Spagna (per auto elettriche) e Paesi Bassi, mentre la Danimarca offre incentivi fiscali ai proprietari di auto elettriche e a idrogeno e agli automobilisti che passano a veicoli a minor consumo di carburante. Misure relative al comportamento sono citate anche da Finlandia, Paesi Bassi (formazione dei guidatori) e Regno Unito. La Francia prevede anche lo spostamento del trasporto merci verso modalità più rispettose dell’ambiente, come la ferrovia, il trasporto marittimo e le vie navigabili interne.
4.6.Settore della produzione di energia
Il calo del consumo di energia primaria negli ultimi anni è dovuto a una riduzione del consumo di energia finale, all’attuazione del sistema europeo per lo scambio di quote di emissione (ETS) e a un cambiamento strutturale nel settore della produzione di energia. In particolare, negli ultimi anni si sono verificati cambiamenti strutturali dalla produzione di energia termica verso maggiori fonti di energia rinnovabili.
L’efficienza nel settore della produzione di energia è fondamentale per raggiungere gli obiettivi di efficienza energetica per il 2020 e fornisce un contributo decisivo alla sicurezza dell’approvvigionamento e alla decarbonizzazione. In aggiunta al sistema europeo per lo scambio di quote di emissione (ETS), l’introduzione di politiche mirate può contribuire ad aumentare l’efficienza energetica in questo settore, ad esempio con l’aumento della quota di calore ed energia elettrica prodotta da impianti di cogenerazione di calore ed energia elettrica ad alto rendimento, il teleriscaldamento/teleraffreddamento e le energie rinnovabili.
Negli ultimi anni, gli Stati membri hanno intensificato gli sforzi nel settore dell’energia rinnovabile. Nel 2013 la quota combinata di energia rinnovabile nell’UE ha raggiunto il 15%, con una stima per il 2104 pari al 15,3%, contribuendo alla riduzione del consumo di energia primaria, in quanto la maggior parte delle fonti di energia rinnovabile presenta un’efficienza di trasformazione pari al 100%.
L’articolo 24, paragrafo 6, della direttiva sull'efficienza energetica prevede che gli Stati membri forniscano informazioni su calore ed energia elettrica prodotti da impianti termoelettrici, e in particolare da impianti di cogenerazione. Nell’UE-28, il calore prodotto da impianti di cogenerazione è diminuito del 9%, da 46 Mtoe nel 2005 a 42 Mtoe nel 2013. In considerazione dei vantaggi in termini di efficienza e dell’apporto alla produttività industriale, occorrono ulteriori sforzi da parte degli Stati membri per aumentare la percentuale, in particolare di impianti di cogenerazione ad alto rendimento.
L’articolo 14 della direttiva sull'efficienza energetica stabilisce un quadro per stimolare gli investimenti nel teleriscaldamento/ teleraffreddamento efficiente. Una tendenza positiva si può osservare in nove Stati membri, dove il rendimento di trasformazione da impianti di teleriscaldamento in media è aumentato tra il 2005 e il 2013. Tuttavia, nei restanti 12 Stati membri con infrastrutture di teleriscaldamento si può osservare una tendenza alla diminuzione. Di conseguenza, per sfruttare appieno il potenziale di efficienza energetica nel settore della produzione di energia, rivestono un’importanza fondamentale la piena attuazione dell’articolo 14 e le valutazioni globali che gli Stati membri sono tenuti a effettuare entro la fine del 2015 (contenenti un’analisi del rispettivo potenziale di applicazione della cogenerazione ad alto rendimento, nonché di teleriscaldamento e teleraffreddamento efficienti).
Alcuni Stati membri hanno inserito ambiziosi obiettivi nazionali di efficienza energetica in strategie generali a lungo termine come il piano d’azione nazionale tedesco in materia di efficienza energetica o la legge recentemente adottata in Francia sulla transition énergétique.
Il fondo nazionale per la protezione ambientale istituito in Polonia sostiene con successo molti progetti di efficienza energetica in vari settori, anche sotto il profilo della formazione e con il coinvolgimento di autorità locali e regionali, ai fini della promozione dell’efficienza energetica a tutti i livelli.
Negli ultimi anni la Romania ha attuato un programma per migliorare l’efficienza energetica nelle famiglie a basso reddito e nelle comunità, inteso ad affrontare con efficacia la precarietà energetica. Il programma ha aiutato circa 160 000 cittadini rumeni a vivere in condomini a basso consumo energetico, con bollette ridotte per il riscaldamento. Un programma analogo, denominato “Better Energy, warmer homes” (energia migliore, case più calde) è stato istituito in Irlanda.
Molti Stati membri hanno adottato strategie di successo per ridurre in particolare il consumo di energia primaria: Malta sta migliorando i siti di produzione e investe in nuove capacità di generazione efficienti; il governo britannico, grazie ad una strategia di riscaldamento, sostiene la realizzazione di nuove strutture di teleriscaldamento in città che ne sono attualmente prive; Italia, Belgio e Germania hanno messo a punto ampi regimi di sostegno per impianti di cogenerazione ad alto rendimento.
Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Paesi Bassi, Portogallo, Svezia e Regno Unito hanno già istituito accordi volontari in materia di efficienza energetica, intesi a ridurre il consumo di energia e ad aumentare la competitività nel settore industriale. L’Austria ha creato con successo un “gruppo edilizia ecologica” per aumentare produttività, competitività e innovazione delle imprese del settore edilizio nell’Austria inferiore. In Svezia, ad esempio, le imprese possono godere di un’esenzione di cinque anni dalle imposte sull’energia elettrica se aderiscono al regime volontario che prevede l’obbligo di effettuare un audit energetico, istituire un sistema di gestione dell’energia e attuare le misure individuate nell’audit con un periodo di rimborso inferiore a tre anni.
Bulgaria, Repubblica ceca, Danimarca, Francia, Italia, Lettonia, Portogallo, Svezia e Regno Unito hanno già segnalato misure mirate, ad esempio, al trasporto ferroviario, con miglioramenti nelle infrastrutture ferroviarie, l’elettrificazione delle ferrovie e il maggiore impiego di sistemi ferroviari per passeggeri.
Riquadro 1: esempi di buone prassi negli Stati membri
4.7.Stato di recepimento della direttiva sull’efficienza energetica
Il recepimento giuridico della direttiva sull’efficienza energetica non è ancora completato in molti Stati membri; questa situazione impedisce ad alcuni di essi il conseguimento degli obiettivi indicativi nazionali per il 2020, blocca lo sviluppo adeguato dei mercati per l’efficienza energetica e impedisce ai consumatori e agli operatori del mercato di sfruttare appieno i vantaggi dell’efficienza energetica. L’attuazione completa e adeguata del quadro legislativo esistente in materia di efficienza energetica è fondamentale per realizzare gli obiettivi energetici e climatici dell’UE-28 per il 2020. A tal fine la Commissione ha avviato procedure di infrazione per garantire un recepimento completo e corretto: occorrono maggiori sforzi in proposito.
Finora la Commissione ha inviato 27 lettere di costituzione in mora e 20 pareri motivati agli Stati membri per la mancata notifica dell’intera legislazione nazionale necessaria per recepire tutte le disposizioni della direttiva sull’efficienza energetica. Inoltre, la Commissione ha intrapreso contatti bilaterali con tutti i 28 Stati membri, chiedendo informazioni sostanziali sull’attuazione dell’articolo 7 della direttiva sull'efficienza energetica.
4.8.Finanziamento
Il mercato dell’efficienza energetica presenta un forte potenziale di investimento, ma è ancora piccolo, frammentato, (ritenuto) rischioso, e (in particolare per quanto concerne ristrutturazioni radicali di immobili o investimenti nell’efficienza energetica con un periodo di ammortamento superiore a 3 anni) fondato prevalentemente su sovvenzioni dirette o indirette.
I fondi strutturali e di investimento europei (fondi SIE) sono la principale fonte di finanziamento UE in questo campo. Nell’ultimo quadro finanziario pluriennale (2007-2013), l’UE ha destinato circa 6,1 miliardi di EUR (2% del totale di fondo europeo di sviluppo regionale (FESR)/fondo di coesione (FC)) al tema prioritario efficienza energetica, cogenerazione, gestione energetica. Oltre la metà di questo finanziamento UE (3,4 miliardi di EUR) è stata assegnata all’efficienza energetica negli edifici pubblici e residenziali. Nel periodo 2007-2013, il 90% del sostegno FESR e FC per l’efficienza energetica è stato fornito mediante sovvenzioni, mentre i prestiti hanno rappresentato solo l’8% dei finanziamenti dell’UE.
L’efficienza energetica rappresenta altresì una percentuale elevata dei finanziamenti disponibili per il periodo finanziario 2014-2020. In particolare, un importo pari a 13,3 miliardi di EUR da FESR e FC sarà utilizzato per sostenere l’efficienza energetica nell’edilizia pubblica e residenziale, a favore di quasi un milione di nuclei familiari. Inoltre, 3,4 miliardi di EUR saranno destinati al sostegno dell’efficienza energetica nelle imprese, in particolare le PMI, con il risultato di un miglioramento della prestazione energetica di oltre 50 000 imprese. Tuttavia, per l’impiego di questi fondi occorreranno progetti di qualità e la mobilitazione di finanziamenti privati per far fronte alle esigenze di investimento ai fini dell’efficienza energetica (oltre 100 miliardi di EUR all’anno). Di conseguenza, per i fondi SIE si prevede un nuovo approccio: le sovvenzioni dovrebbero essere usate esclusivamente per coprire il deficit di finanziamento, ossia i costi dei progetti che non si possono coprire con i risparmi energetici attesi entro un periodo di tempo ragionevole, o per affrontare questioni sociali, quali la precarietà energetica. Invece delle sovvenzioni, si dovrebbero usare strumenti finanziari per ridurre i costi di finanziamento di progetti prossimi alla bancabilità. I fondi pubblici e privati devono collaborare per attirare capitale privato ed effettuare investimenti più numerosi e più consistenti nell’efficienza energetica. Nel periodo 2014-2020 l’UE intende raddoppiare l’impiego di strumenti finanziari per i fondi SIE sotto forma di prestiti, garanzie o capitale. Questa svolta dovrebbe incoraggiare il finanziamento privato e favorire i progetti di piccole dimensioni, predominanti nel campo dell’efficienza energetica.
Inoltre, la creazione del fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS) nel 2015 fornisce finanziamenti aggiuntivi a favore di Stati membri e promotori di progetti per migliorare e mettere a punto i regimi di efficienza energetica (compresi quelli cofinanziati dai fondi SIE), in particolare riunendo i progetti nell’ambito di operazioni di investimento di più ampia portata.
Il quadro generale del mercato è migliorato per i crediti al consumo e i prestiti ipotecari, ma persistono tuttora questioni fondamentali relative al finanziamento dell’efficienza energetica. Nell’UE gli investimenti sono influenzati dalle condizioni macroeconomiche e dalla politica dei bassi tassi di interesse praticata dalla Banca centrale europea (BCE). Poiché la maggior parte delle banche europee non offre prodotti specifici per gli investimenti nell’efficienza energetica, si può presumere che i tassi di interesse applicati per i prestiti che finanziano anche misure di efficienza energetica seguano la tendenza al ribasso dei tassi di interesse bancari perseguita dalla BCE. A titolo di esempio, le statistiche più recenti della BCE rivelano che i tassi sui prestiti alle famiglie per i consumi (con garanzie reali e/o personali) nell’agosto del 2015 oscillano tra 3,30%-4,53% (a seconda che si tratti di un tasso fisso o variabile) e sono diminuiti all’incirca del 22% nell’ultimo anno. Il mercato ha poca fiducia nell’incremento di investimenti nell’efficienza energetica come specifica “classe di attività”. Questi investimenti e il loro finanziamento devono basarsi su principi fondamentali più ampi, tra cui il flusso di cassa disponibile per gli operatori (grazie alla riduzione dei costi dell’energia), e l’aumento del valore patrimoniale (grazie alla prestazione energetica superiore) ed essere sostenuti da un quadro prevedibile di investimento a lungo termine.
4.9.Risparmi di energia finale nel 2016 ai sensi della direttiva sui servizi energetici 2006/32/CE
La direttiva 2006/32/CE impone agli Stati membri di stabilire – e di perseguire – un obiettivo nazionale indicativo di risparmio energetico pari almeno al 9% in termini di risparmi di energia finale nel 2016. La maggior parte delle disposizioni di questa direttiva è stata sostituita da disposizioni più precise nella direttiva sull'efficienza energetica. Tuttavia, gli obblighi relativi all’obiettivo del 9% non saranno revocati fino al 2017. Agli Stati membri è stato quindi richiesto di fornire informazioni sugli obiettivi di risparmio per il 2016 nei rispettivi piani d’azione nazionali per l’efficienza energetica del 2014: 19 Stati membri dichiarano che i risparmi richiesti saranno realizzati entro il 2016; i piani d’azione di 7 Stati membri invece non indicano chiaramente se gli obiettivi di risparmio saranno raggiunti.
5.CONCLUSIONI
La relazione dimostra che gli Stati membri, oltre a una serie di misure politiche dell’UE (quali progettazione ecocompatibile, etichettatura, sistema UE per lo scambio di quote di emissione, norme sugli autoveicoli), hanno introdotto misure di efficienza energetica nei settori dell’industria, residenziale, dei servizi, dei trasporti e della produzione di energia. I piani d’azione nazionali per l’efficienza energetica indicano che la maggior parte degli Stati membri ha intensificato il proprio impegno, rafforzando le misure di efficienza energetica già esistenti o introducendone di nuove.
Tenendo presente che per conseguire gli obiettivi del 2020 è necessario che l’UE-28 riduca il consumo di energia primaria ogni anno in media di 11,9 Mtoe (2,7 Mtoe espresse in consumo di energia finale) rispetto al livello del 2013, si può concludere che, nonostante i risultati ottenuti negli anni precedenti, occorrono ulteriori sforzi in particolare nei settori dell’edilizia, dei trasporti e della produzione di energia. Gli indicatori di prestazione 2005-2013 utilizzati nella presente relazione per analizzare i progressi compiuti nell’efficienza energetica rivelano notevoli differenze tra gli Stati membri, benché per la maggior parte siano migliorati a livello europeo. Le principali eccezioni sono un aumento del consumo di energia finale dal 2012 al 2013 e una diminuzione del calore prodotto da impianti di cogenerazione tra il 2005 e il 2013.
Anche se alcuni Stati membri recentemente hanno innalzato i propri obiettivi indicativi di efficienza energetica espressi in consumo di energia primaria (fino a un totale combinato del 17,6%), l’UE-28 nel suo complesso è lontana dal livello richiesto del 20%. Per colmare la distanza rimanente verso l’obiettivo del 2020 espresso in consumo di energia primaria, gli Stati membri dovrebbero intensificare gli sforzi per conseguire o superare gli obiettivi nazionali di efficienza energetica per il 2020. Vale la pena notare che alcuni Stati membri – Austria, Belgio, Francia, Germania, Malta, Paesi Bassi, Svezia e Regno Unito – si sono già posti obiettivi particolarmente ambiziosi. Croazia, Finlandia, Grecia e Romania, che hanno stabilito obiettivi meno ambiziosi per il 2020 alla luce della crescita attesa del PIL nel periodo 2014-2020, potrebbero beneficiare di una nuova valutazione della possibilità di aumentare la sicurezza degli approvvigionamenti, la competitività e la sostenibilità grazie a una maggiore efficienza energetica.
Molti Stati membri hanno adottato strategie vincenti per ridurre il consumo di energia primaria. Tuttavia, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Paesi Bassi, Polonia e Svezia nel periodo 2014-2020 dovranno ridurre i rispettivi consumi di energia primaria ad un ritmo superiore rispetto al periodo 2005-2013 per raggiungere gli obiettivi indicativi nazionali di consumo di energia primaria entro il 2020.
Riguardo al consumo di energia finale, l’analisi nella presente relazione mostra una tendenza alla diminuzione nella maggior parte degli Stati membri a partire dal 2005 in poi, alla quale naturalmente ha contribuito la crisi economica, oltre alle politiche di efficienza energetica. Paesi come Austria, Belgio, Estonia, Francia, Germania, Lituania, Malta e Slovacchia si sono posti obiettivi di consumo di energia finale per il 2020 che richiedono, nel periodo 2014-2020, tassi di riduzione del consumo di energia finale superiori a quelli realizzati nel periodo 20052013. Questi paesi dipenderanno da una rigorosa attuazione dei regimi obbligatori previsti dall’articolo 7 della direttiva sull'efficienza energetica o da misure alternative che consentano ai consumatori di conseguire risparmi di energia finale e di denaro a breve e lungo termine.
Considerando i singoli settori a livello degli Stati membri, la generale tendenza positiva per quanto concerne l’intensità energetica finale nell’industria nella maggior parte degli Stati membri è incoraggiante. Tuttavia, la differenza tra gli Stati membri a maggiore e minore intensità energetica nel settore industriale è pari a sette volte. Cipro, Irlanda, Grecia, Ungheria e Lettonia potrebbero attingere agli esempi positivi di altri Stati membri per invertire la propria tendenza all’aumento dell’intensità energetica finale nell’industria.
Nel settore residenziale, negli ultimi anni la domanda di energia si è ridotta nella maggior parte degli Stati membri grazie all’attuazione di misure mirate di efficienza energetica. In questo modo, le famiglie sono in grado di ottenere lo stesso livello di comfort a un costo inferiore. I consumatori potrebbero beneficiare di un’attenzione maggiore verso politiche intese a ridurre il consumo di energia nel settore residenziale in Belgio, Estonia, Italia, Lettonia, Malta, Polonia, Romania e Slovenia, dove il consumo medio pro capite di energia è aumentato negli ultimi anni. In generale, per responsabilizzare i consumatori in merito alla riduzione del consumo di energia, tutti gli Stati membri devono informarli meglio circa le opzioni di efficienza energetica e migliorare ulteriormente le condizioni di investimento per accelerare i tassi di ristrutturazione attualmente molto bassi del parco immobiliare presente in Europa. Inoltre, occorrono misure più mirate a favore dei consumatori, per affrontare con efficacia il problema della precarietà energetica.
Poiché si prevede una crescita del settore dei servizi, misure mirate di efficienza energetica potrebbero aiutare a compensare l’aumento del consumo di energia finale in questo settore e a mantenere la tendenza positiva del calo di intensità energetica del settore a livello UE. In particolare, Cipro, Belgio, Finlandia, Francia, Grecia, Italia, Lussemburgo e Spagna potrebbero cercare di istituire misure appropriate, o aumentarne l’incisività, per controbilanciare il recente aumento dell’intensità energetica nei rispettivi settori dei servizi.
Lo spostamento verso un maggiore uso dei trasporti collettivi per passeggeri e l’aumento della quota di trasporto merci effettuato tramite ferrovia e vie navigabili interne devono essere incoraggiati con ulteriori sforzi nel settore dei trasporti. Nonostante i recenti progressi nell’efficienza energetica e la riduzione della domanda di energia nei trasporti, la quota complessivamente elevata del settore dei trasporti nel consumo di energia finale dell’UE-28 rende necessaria l’adozione di ulteriori misure di efficienza energetica per rispettare gli obiettivi del 2020. La Commissione raccomanda pertanto che gli Stati membri attuino con vigore le misure relative ai trasporti descritte nei rispettivi piani d’azione nazionali per l’efficienza energetica e adottino ulteriori provvedimenti per diminuire il consumo di energia nel settore dei trasporti. L’azione degli Stati membri per promuovere alternative per combustibili, veicoli e imbarcazioni e realizzare le relative infrastrutture (secondo quanto disposto dalla direttiva 2014/14/UE) dovrebbe sostenere ulteriori miglioramenti dell’efficienza energetica nei trasporti. Una comunicazione sulle misure necessarie per la decarbonizzazione del settore dei trasporti è stata annunciata dalla Commissione nella tabella di marcia verso l’Unione dell’energia e andrà ad integrare le azioni degli Stati membri.
In generale, occorre che gli Stati membri intensifichino gli sforzi mirati all’efficienza energetica nell’intento di raggiungere i rispettivi obiettivi indicativi entro il 2020, o addirittura superarli, per garantire che l’Unione europea rispetti l’obiettivo della riduzione del 20% entro il 2020. È quindi indispensabile dare piena attuazione al quadro normativo europeo in materia di efficienza energetica, per consentire lo sviluppo dei mercati dei servizi per l’efficienza energetica e l’eliminazione delle barriere agli investimenti esistenti in questo campo. Tuttavia, anche l’attuazione del quadro normativo connesso alla riduzione dei gas a effetto serra, ad esempio nel settore non coperto dal sistema di scambio delle quote di emissione (ETS), o la riserva stabilizzatrice del mercato di recente adozione per il settore ETS sono fondamentali in quanto i due ambiti politici sono interconnessi e si rafforzano vicendevolmente.
In vista degli obiettivi per il 2030, nel 2016 la Commissione valuterà come si possa ulteriormente migliorare il quadro dell’efficienza energetica, basandosi sul riesame del quadro dell’efficienza energetica per i prodotti e alla luce del significativo contributo (i) della direttiva sulla prestazione energetica nell’edilizia e (ii) della direttiva sull’efficienza energetica (in particolare l’articolo 7). Questo esame dovrebbe aiutare tutte le parti interessate (governi nazionali, regioni, autorità locali, società di servizi per l’efficienza energetica, istituzioni finanziarie, consumatori, ecc.) a sfruttare potenzialità di risparmio energetico efficienti in termini di costo nel lungo termine, con riferimento agli obiettivi climatici ed energetici dell’UE per il 2030 e il 2050.
La Commissione continuerà a seguire da vicino i progressi degli Stati membri verso gli obiettivi indicativi nazionali di efficienza energetica per il 2020 e nell’attuazione della direttiva sull'efficienza energetica, aggiornando ogni anno la propria valutazione nel quadro della relazione sullo stato dell’Unione dell’energia.
La Commissione invita il Parlamento europeo e il Consiglio a esprimere il proprio parere sulla presente valutazione.
Allegato I
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Tabella 1: obiettivo indicativo nazionale di efficienza energetica per il 2020
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Stato membro
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Livello assoluto di consumo energetico nel 2020 [Mtoe] notificato dagli Stati membri nel 2013, nel piano d’azione nazionale per l’efficienza energetica 2014 o in una comunicazione separata alla Commissione europea nel 2015
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Consumo di energia PRIMARIA
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Consumo di energia FINALE
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|
Austria
|
31,5
|
25,1
|
|
Belgio
|
43,7
|
32,5
|
|
Bulgaria
|
16,9
|
8,6
|
|
Croazia
|
11,5
|
7,0
|
|
Cipro
|
2,2
|
1,8
|
|
Repubblica ceca
|
39,6
|
25,3
|
|
Danimarca
|
17,8
|
14,8
|
|
Estonia
|
6,5
|
2,8
|
|
Finlandia
|
35,9
|
26,7
|
|
Francia
|
219,9
|
131,4
|
|
Germania
|
276,6
|
194,3
|
|
Grecia
|
24,7
|
18,4
|
|
Ungheria
|
24,1
|
14,4
|
|
Irlanda
|
13,9
|
11,7
|
|
Italia
|
158,0
|
124,0
|
|
Lettonia
|
5,4
|
4,5
|
|
Lituania
|
6,5
|
4,3
|
|
Lussemburgo
|
4,5
|
4,2
|
|
Malta
|
0,7
|
0,5
|
|
Paesi Bassi
|
60,7
|
52,2
|
|
Polonia
|
96,4
|
71,6
|
|
Portogallo
|
22,5
|
17,4
|
|
Romania
|
43,0
|
30,3
|
|
Slovacchia
|
16,4
|
9,0
|
|
Slovenia
|
7,3
|
5,1
|
|
Spagna
|
119,8
|
80,1
|
|
Svezia
|
43,4
|
30,3
|
|
Regno Unito
|
177,6
|
129,2
|
|
Somma obiettivi indicativi UE-28
|
1 526,9
|
1 077,5
|
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Obiettivo 2020 UE-28
|
1 483
|
1 086
|
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Stato: 7.10.2015
|
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Allegato II
Tabella 2: panoramica indicatori
Fonte: Eurostat, DG ECFIN, Odyssee-Mure