28.1.2016   

IT

Gazzetta ufficiale dell’Unione europea

C 32/1


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Istruzione e formazione professionale permanente (CVET) nelle aree rurali»

(parere d'iniziativa)

(2016/C 032/01)

Relatore generale:

Brendan BURNS

Correlatore:

Pavel TRANTINA

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 10 luglio 2014, ha deciso, conformemente al disposto dell’articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere d’iniziativa sul tema:

Istruzione e formazione professionale permanente (CVET) nelle aree rurali

(parere d’iniziativa).

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 13 luglio 2015.

Tenuto conto del rinnovo del mandato del Comitato, l’Assemblea ha deciso di pronunciarsi sul parere nel corso della sessione plenaria di ottobre e ha designato Brendan BURNS relatore generale e Pavel TRANTINA correlatore, conformemente all’articolo 20 del regolamento interno.

Alla sua 511a sessione plenaria, dei giorni 6, 7 e 8 ottobre 2015 (seduta dell’8 ottobre), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 139 voti favorevoli, 1 voto contrario e 5 astensioni.

1.   Raccomandazioni

1.1.

Riconoscendo che l’Unione europea non dispone di competenze dirette in materia di istruzione o formazione professionale e che i sistemi di istruzione variano da uno Stato membro all’altro, il Comitato economico e sociale europeo (CESE) desidera evidenziare un problema comune a tutta l’Europa riguardante l’offerta di istruzione e formazione (professionale) permanente (CVET) nelle aree rurali e periferiche del territorio europeo, che va affrontato a livello europeo, nazionale e regionale.

1.2.

Si rende necessaria una nuova agenda paneuropea per incoraggiare le istituzioni europee e i governi nazionali, al pari di imprese, sindacati ed altre organizzazioni della società civile, a migliorare la cooperazione in modo da consentire l’accesso alla CVET sia ai lavoratori che seguono programmi di formazione che ai loro datori di lavoro. Questo dovrebbe verificarsi in prossimità del luogo di lavoro e in ambienti compatibili con esso. Le autorità competenti dovrebbero promuovere e incoraggiare tale cooperazione, facendo in modo di garantire un sostegno finanziario adeguato.

1.3.

La società e le autorità pubbliche devono riconoscere che le micro e piccole imprese non sono una versione in miniatura di quelle di grandi dimensioni. Questa idea si è rivelata errata e costituisce una delle principali ragioni della mancata corrispondenza tra domanda e offerta di competenze tra il mondo dell’istruzione e quello del lavoro.

1.4.

È necessario elaborare una CVET e delle qualifiche professionali di nuova concezione per le micro e piccole imprese, basate sull’esperienza concreta dei compiti effettivamente svolti in tali imprese.

1.5.

La formazione destinata alle imprese rurali dev’essere erogata sul posto ricorrendo alle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) e ad altri meccanismi basati sulla banda larga. Per conseguire questo obiettivo, l’accesso universale ai servizi di telefonia mobile e terrestre mediante banda larga ad alta velocità nelle aree rurali e periferiche dovrebbe essere considerato come una «infrastruttura essenziale». Pertanto non si dovrebbe permettere alle norme europee sulla concorrenza di impedire ai governi nazionali o regionali di sviluppare connessioni rapide a banda larga nelle aree rurali.

1.6.

I governi nazionali e locali devono riconoscere che gli investimenti nello sviluppo di micro e piccole imprese, oppure di imprese a conduzione familiare nelle aree rurali e periferiche si rivelano nel lungo periodo positivi, in quanto contribuiscono ad arrestare il fenomeno della migrazione, riducono le pressioni sui servizi nelle città piccole e grandi, ripristinano la sostenibilità economica delle comunità locali e concorrono a preservare l’ambiente rurale.

1.7.

Il sostegno finanziario a lungo termine dei gruppi locali da parte dei governi nazionali/regionali contribuirà a coordinare il processo volto ad individuare e soddisfare le esigenze locali. Tale sostegno contribuirà altresì a portare le comunità ad affrontare in forma diretta i problemi legati all’esodo rurale, mentre il sostegno finanziario a titolo dei fondi strutturali — in particolare il Fondo sociale europeo — dovrà consentire di fornire una formazione professionale permanente che corrisponda alle esigenze dei diretti interessati.

2.   Contesto

2.1.

Lo Scopo del presente parere è di evidenziare l’esigenza di sviluppare un sistema migliore di istruzione e formazione professionale permanente (CVET) e di sviluppo professionale continuo nelle aree rurali, in particolare in quelle montane e insulari.

2.2.

In base alla definizione del Cedefop (1), CVET significa «istruzione o formazione successiva al ciclo d’istruzione e formazione iniziale (o all’ingresso nel mondo del lavoro) il cui scopo è aiutare le persone a migliorare o aggiornare le proprie conoscenze e/o competenze; acquisire nuove competenze per l’avanzamento professionale o la riqualificazione; proseguire il proprio sviluppo personale o professionale. L’istruzione e formazione continua rientra nell’ambito dell’apprendimento lungo tutto l’arco della vita e può comprendere qualsiasi tipo d’istruzione (generica, specialistica o professionale, formale o non formale ecc.). È di fondamentale importanza per l’occupabilità delle persone».

2.3.

I problemi associati alla CVET nelle aree rurali e periferiche sono stati individuati in alcuni pareri del CESE (2) sul tema dell’agricoltura e in diversi incontri aperti al pubblico. Il presente parere si prefigge di fornire una sintesi e proporre risposte ad alcuni dei principali quesiti.

2.4.

Le aree rurali montane e insulari variano considerevolmente all’interno dell’UE. Accanto a regioni estremamente prospere che si caratterizzano per una disoccupazione ridotta e una solida crescita, altre presentano invece un accumulo sempre maggiore di problemi legati all’economia, all’emigrazione e all’invecchiamento demografico. Per di più, non sempre le opportunità di accesso all’istruzione e alla formazione professionale sono disponibili a una distanza accettabile.

2.5.

A seguito del miglioramento delle condizioni di vita nelle città piccole e grandi molti giovani hanno abbandonato le aree rurali montane e insulari; questo fenomeno mette in moto una spirale economica e sociale discendente che tende ad accentuarsi man mano che aumenta il numero delle persone che emigrano. La perdita demografica comporta una riduzione della quantità di denaro che circola all’interno di una comunità e ciò incide a sua volta sulla redditività delle imprese, degli esercizi commerciali e dei trasporti locali. Il fenomeno è ulteriormente aggravato dalla scomparsa, poi, di servizi medici, banche, istituti scolastici e altre infrastrutture.

2.6.

Le aree rurali montane e insulari d’Europa forniscono gran parte dei nostri prodotti alimentari e delle nostre materie prime locali. Esse offrono inoltre un luogo in cui la gente può rilassarsi e praticare attività ricreative, sportive o di altro genere; tuttavia, senza lavoratori locali competenti e adeguatamente formati ad occuparsi di aziende agricole, foreste, cave, alberghi e artigianato, molte di queste strutture scompariranno.

2.7.

Un aspetto essenziale è la capacità delle imprese di operare in queste aree difficili; a tal fine i datori di lavoro hanno bisogno di personale competente e adeguatamente formato e vi è bisogno di una più stretta cooperazione, localmente, con le scuole, i politecnici e le università.

2.8.

Le regioni costituiscono il livello al quale viene introdotta e si sviluppa al meglio la cooperazione tra centri di formazione e imprese. Le autorità a tutti i livelli devono tenere opportunamente conto della necessità di introdurre e sviluppare la CVET nelle aree rurali e periferiche, e/o nelle aree con una bassa densità demografica (prevedendo investimenti sufficienti, ma anche sostegno, incoraggiamento e assistenza alle iniziative locali che promuovono la cooperazione tra i centri di formazione e le imprese).

2.9.

Come il CESE ha già avuto occasione di sottolineare, occorre mettere in atto servizi personalizzati di consulenza e orientamento professionale (3).

2.10.

L’accesso al CVET è fondamentale per lo sviluppo di una attività professionale autonoma e una forza lavoro competente. Purtroppo la maggior parte delle strutture destinate alla formazione professionale si trova in aree densamente popolate, il che significa che le persone che seguono una formazione professionale e che provengono dalle aree rurali montane e insulari sono notevolmente svantaggiate a causa delle lunghe distanze da percorrere per raggiungere questi centri. Nella maggior parte dei casi questo comporta costi aggiuntivi e notevoli disagi, soprattutto se si frequentano corsi di breve durata o giornalieri in alternanza al lavoro.

2.11.

Il fatto di portare le attività di formazione nelle aree rurali montane e insulari costituisce un problema che è stato riconosciuto in diversi Stati membri dell’UE. Sfortunatamente le iniziative intese a far fronte a questo problema in molti casi si fondavano essenzialmente su «soluzioni urbane» non applicabili alle aree rurali montane e insulari.

2.12.

I sistemi di istruzione in Europa variano così tanto da uno Stato membro all’altro (alcuni sono organizzati centralmente, altri a livello federale, sotto la responsabilità delle regioni) che risulta difficile individuare una «soluzione europea». Mentre, però, le soluzioni possono variare, merita comunque individuare i problemi e alcune soluzioni comuni, consentendo così di imparare dalle migliori pratiche degli altri. Il CESE sottolinea che, a suo giudizio, il sistema di formazione duale, con la condivisione delle responsabilità tra scuole e centri di formazione e il coinvolgimento delle parti sociali, costituisce un esempio di buona pratica particolarmente valido.

2.13.

Una CVET rurale può offrire una formazione specializzata in determinati settori direttamente connessi alle attività economiche rurali e alle loro caratteristiche naturali, come ad esempio la pesca, la silvicoltura, l’ambiente, l’agricoltura ecc. Questa formazione specialistica dovrebbe soddisfare gli standard di qualità richiesti per trasformare i programmi specializzati in un mezzo per attirare discenti che consenta una qualificazione pertinente di coloro che abbiano seguito tale formazione e contribuisca quindi al rilancio socioeconomico locale.

3.   Il punto di vista delle piccole imprese

3.1.

L’occupazione nelle micro e piccole imprese non è sempre compresa dagli istituti di istruzione che erogano formazione. I corsi di istruzione e formazione professionale sono stati sviluppati pensando soprattutto alle esigenze delle imprese di medie e grandi dimensioni, il cui ambiente di lavoro è organizzato in diversi reparti e i cui dipendenti sono assunti per imparare una «mansione» specifica. Questo modello di lavoro, proprio della produzione industriale di massa, presuppone che ogni lavoratore svolga dei compiti ben definiti ed esegua procedure facilmente valutabili, e che ciascuna qualifica venga attribuita a una mansione specifica.

3.2.

Le micro e piccole imprese, al contrario, richiedono nella maggior parte dei casi collaboratori in possesso di più qualifiche e dotati di una certa flessibilità. Invece di essere impiegati per svolgere una mansione specifica, essi lavorano in squadra di piccole dimensioni che, collettivamente, svolgono tutte le operazioni necessarie al funzionamento dell’impresa. I dipendenti di queste imprese devono pertanto svolgere compiti che nelle imprese più grandi sarebbero svolti da più dipendenti con qualifiche professionali diverse.

3.3.

Questo modo di procedere non è sempre chiaro agli istituti di istruzione incentrati sulle città. Il fatto di riconoscere il problema aiuterebbe gli educatori a comprendere le modalità operative delle piccole e medie imprese e i motivi per cui la formazione e le qualifiche attuali «incentrate sulle mansioni» non sono adeguate al funzionamento di tali imprese. Inoltre, aiuterebbe le piccole imprese a sviluppare e sostenere l’istruzione e la formazione interne e basate sulla realtà lavorativa.

3.4.

Molte micro e piccole imprese si trovano a dover soddisfare le diverse esigenze dei loro clienti, il che richiede spesso soluzioni innovative puntuali. Ad esempio, una piccola azienda meccanica avrà bisogno delle competenze pratiche per «riparare e riutilizzare», a differenza della maggior parte delle aziende di grandi dimensioni che non effettuano riparazioni, ma rimuovono delle componenti per sostituirle con delle nuove, rinviando la parte guasta al produttore. Questo semplice esempio spiega perché il personale delle piccole imprese ha bisogno di competenze supplementari che in aziende più grandi non sono necessarie. È per questo che si è prodotto uno squilibrio tra domanda e offerta di competenze, inducendo molte micro e piccole imprese europee a respingere gli attuali modelli di istruzione e formazione professionale e le qualifiche professionali messi a punto per i loro settori.

3.5.

Problemi analoghi di tipo procedurale e legati alle competenze sono stati riscontrati anche da micro, piccole e medie imprese che operano nei settori dell’ingegneria, dell’architettura, dell’agricoltura, dell’edilizia, della silvicoltura e in molti altri ancora.

3.6.

Le imprese a conduzione familiare presentano anch’esse diversi problemi dato che i figli sono spesso i catalizzatori del cambiamento e svolgono il ruolo di tirocinanti e di potenziali dirigenti allo stesso tempo. Nelle imprese a conduzione familiare, la formazione dei figli comincia in una fase molto più precoce che per un dipendente di una grande impresa.

4.   Il punto di vista delle piccole imprese rurali

4.1.

La formazione dei dipendenti, siano essi nuovi o già attivi nell’impresa, risulta problematica soprattutto quando il personale deve recarsi presso centri di formazione tecnica distanti dal luogo di lavoro. Se i tempi di percorrenza diventano eccessivi, allora i datori di lavoro di numerose micro e piccole imprese riterranno che la formazione dei dipendenti sia una perdita di tempo.

4.2.

Le micro e piccole imprese riconoscono che l’apprendimento permanente e la convalida di competenze e qualifiche acquisite tramite modalità di apprendimento non formale e informale (4) aiutano i lavoratori e le imprese a sviluppare e introdurre più tecnologia nell’ambiente di lavoro. Gran parte del materiale didattico per l’apprendimento permanente è disponibile online, tramite video destinati alla formazione settoriale, manuali, dimostrazioni online, corsi di apprendimento online (e-learning) ed altri programmi analoghi di formazione a distanza online. Purtroppo, l’accesso a questi programmi di apprendimento risulta spesso difficile nelle aree rurali montane e insulari a causa della connessione molto lenta alla banda larga (tra 0,4 mbps and 1,5 mbps) (5).

4.3.

La distanza dai centri di formazione può diventare un fattore meno importante se la qualità dei corsi è elevata e se il trasporto è organizzato e le spese di viaggio sono rimborsate, ma ciò non risolve le principali questioni alle quali deve far fronte la maggior parte delle persone in formazione nelle aree remote montane e insulari.

5.   L’effetto comunità locale

5.1.

La CVET costituisce un fattore specifico di cui tenere conto nel quadro dello sviluppo economico e sociale (strategia Europa 2020) nonché un elemento che contribuisce alla coesione territoriale e sociale nell’Unione europea.

5.2.

Permettere che le infrastrutture locali siano utilizzate nell’interesse comune aiuterebbe le comunità locali (nelle aree rurali montane e insulari) ad offrire adeguate opportunità di formazione professionale. Le autorità pubbliche dovrebbero concentrarsi sulla rimozione degli ostacoli che impediscono alle iniziative locali di soddisfare dei bisogni precisi in termini di CVET. Una più stretta cooperazione e una maggiore comprensione delle sfide alle quali devono far fronte sia gli enti locali che i promotori dei progetti, comprese le organizzazioni della società civile, consentirebbero di trovare soluzioni costruttive.

5.3.

I governi potrebbero cogliere l’occasione per decentrare i servizi destinati alle aree rurali, creando così dei vantaggi per le comunità locali (6).

5.4.

Nel quadro dell’audizione sul tema Sviluppo e formazione professionale nelle aree rurali  (7) molte delle presentazioni hanno ribadito l’importanza per le comunità di prendere in mano i loro problemi e di trovare soluzioni specifiche proprie. Questa constatazione ha anche sollevato altre problematiche correlate e dimostrato chiaramente che il miglioramento della CVET deve rientrare in un piano molto più ampio che affronti contemporaneamente tutta una serie di problemi legati alla comunità.

5.5.

La cooperazione tra tutti i soggetti direttamente interessati è essenziale. Per portare la formazione professionale in queste comunità è necessario coinvolgere tutte le imprese locali, la scuola e il personale scolastico, gli studenti e le loro famiglie, i disoccupati, i lavoratori, le organizzazioni della società civile e i volontari tenendo conto delle esigenze a lungo termine della comunità. È stato giudicato in particolare essenziale che la popolazione locale assuma un ruolo più incisivo e che alcuni dei suoi esponenti si facciano «motori» del cambiamento, mettendo così le comunità locali in condizione di elaborare soluzioni «proprie».

5.6.

Tra i problemi da risolvere è stata evidenziata anche la necessità di suscitare la volontà politica necessaria a livello locale, regionale e nazionale per garantire che le comunità interessate ricevano un sostegno a lungo termine sia sul piano finanziario che su quello delle infrastrutture.

5.7.

È stato altresì sottolineato che le comunicazioni tramite banda larga per telefonia fissa e mobile costituiscono uno strumento importante per lo sviluppo dell’istruzione e della formazione professionale, in particolare delle competenze in materia di TIC, che stanno diventando indispensabili sia sul lavoro che nello spazio domestico. Per poter utilizzare le apparecchiature e avere accesso ai servizi bisogna disporre di conoscenze e competenze digitali. Queste competenze formano ormai parte integrante della vita economica e sociale di tutti i cittadini e dovrebbero pertanto essere insegnate nelle scuole di ogni grado e genere, dalle primarie ai corsi per adulti (8). Le politiche devono inoltre tenere conto delle caratteristiche delle popolazioni locali in termini di età, grado di istruzione e livelli di reddito. Nelle aree rurali, la CVET può avvalersi anche dell’apprendimento aperto e a distanza (e-learning) che, nel caso di talune materie o attività di formazione, andrebbe a integrare le lezioni frontali e che richiede la disponibilità di tecnologie e connessioni adeguate.

5.8.

L’accesso universale alla banda larga ad alta velocità è pertanto uno strumento essenziale per promuovere la coesione sociale e territoriale. Si accoglie quindi con favore l’idea di estendere il ricorso ai fondi strutturali e di sviluppo rurale al fine di sostenere la realizzazione di infrastrutture per la banda larga economicamente valide. È però anche di fondamentale importanza che i benefici di questi investimenti arrivino ai cittadini, con la fornitura di servizi di elevata qualità (ad esempio i servizi medici, l’accesso ai servizi degli enti locali ecc.) e una significativa riduzione dei costi per tutti gli utenti finali. L’accesso Wi-Fi gratuito negli spazi pubblici è un altro strumento importante per sviluppare l’accesso universale alla banda larga ad alta velocità nei piccoli centri urbani e nei paesi.

5.9.

Si riconosce che l’offerta delle competenze necessarie per vivere e lavorare nelle aree rurali montane e insulari costituisce una questione complessa che richiede un approccio integrato che deve partire dalle singole comunità locali, come suggerito dal progetto «Volonteurope» nella sua campagna sull’isolamento rurale dei cittadini in Europa (9). Per il finanziamento della CVET, le imprese e le comunità locali dovrebbero poter beneficiare di un sostegno appropriato da parte del Fondo sociale europeo ed è opportuno facilitare le condizioni di accesso a questi aiuti. È inoltre fondamentale che il sostegno finanziario offerto non si basi su criteri esclusivamente commerciali. È essenziale, ad esempio, l’accessibilità dei fondi a titolo dei programmi Leader e CLLD (sviluppo locale di tipo partecipativo) per facilitare l’intervento dei gruppi di azione locale (GAL), delle organizzazioni attive nelle comunità e della società civile garantendo un quadro rafforzato per il funzionamento, il finanziamento, l’impegno e l’assistenza.

5.10.

In Europa esistono diverse reti di enti locali e regionali che promuovono la cooperazione nel settore della formazione professionale e dell’apprendimento permanente, tra cui la Fondazione delle regioni europee per la ricerca, l’istruzione e la formazione (Freref) e l’Associazione europea degli enti regionali e locali per l’apprendimento permanente (Earlall). Tali reti europee dovrebbero occuparsi anche dell’accesso alla formazione professionale permanente in particolare nelle aree rurali, dato che è essenzialmente a livello regionale che è possibile creare ambiti di cooperazione e partenariati tra i settori interessati, vale a dire tra le autorità locali e regionali, le aziende e le parti sociali, la società civile e i centri per l’impiego, la formazione e l’orientamento professionale ecc.

5.11.

Le organizzazioni della società civile dovrebbero essere incoraggiate a condividere gli esempi di buone pratiche e gli approcci innovativi nell’affrontare l’isolamento rurale. I loro rappresentanti dovrebbero essere messi in condizione di svolgere un ruolo attivo nella struttura di governance dei fondi europei che hanno un impatto sullo sviluppo rurale (FEASR, fondi SIE), partecipare realmente alla progettazione di programmi e alla supervisione dei comitati di sorveglianza a livello nazionale e coinvolgere i gruppi locali e le categorie vulnerabili nell’elaborazione e nell’attuazione di progetti. Nel campo delle strutture di formazione non statali, il movimento delle libere scuole superiori Grundtvig (10) (avviato in Danimarca nel XIX secolo e da allora sviluppatosi con grande successo in altri paesi) costituisce un eccellente esempio. Allo stesso tempo, i rappresentanti della società civile organizzata dovrebbero notificare alla Commissione europea le cattive pratiche degli Stati membri, al fine di garantire che i governi rispettino i loro obblighi in materia di consultazione e coinvolgimento di un’ampia gamma di parti interessate (in particolare a livello locale) nella progettazione, attuazione e valutazione dei programmi europei.

5.12.

Il CESE invita ad utilizzare la garanzia per i giovani dell’UE al fine di promuovere l’istruzione e la formazione delle giovani generazioni nelle aree rurali. Le sovvenzioni dell’UE dovrebbero essere orientate in particolare verso le modalità per trasferire e replicare le esperienze riuscite e innovative.

6.   Ulteriori osservazioni

6.1.

Il presente parere si è rivelato essere un dossier estremamente complesso. Si sarebbe potuta approfondire molto di più tutta una serie di problemi connessi, come i trasporti, l’edilizia residenziale in ambiente rurale, i servizi medici e sociali, la promozione delle imprese rurali attraverso incentivi fiscali, lo sviluppo del turismo e molte altre idee che sono state affrontate nelle discussioni del gruppo di studio e nel corso dell’audizione.

6.2.

Si riconosce però che questi aspetti non possono essere trattati tutti in un unico parere e si raccomanda pertanto di affrontarli in pareri da elaborare successivamente.

6.3.

È necessario effettuare ricerche più approfondite per comprendere i compiti che devono essere svolti nelle micro e piccole imprese nonché il modo in cui vengono assegnati; questo inciderebbe a sua volta sul modo in cui vengono strutturate le qualifiche per tali imprese ed erogati i servizi di formazione.

6.4.

Il CESE propone di avviare uno studio per contribuire ad individuare le soluzioni alle sfide messe in evidenza nel presente parere.

6.5.

Il CESE chiede un dialogo interistituzionale sulle sfide e le possibili soluzioni, con il coinvolgimento di diverse direzioni generali della Commissione, della società civile (CESE), degli enti locali/regionali (CdR) e del Cedefop.

Bruxelles, 8 ottobre 2015

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Georges DASSIS


(1)  Terminologia della politica europea dell’istruzione e della formazione — Una selezione di 130 termini chiave, Cedefop, Ufficio delle pubblicazioni dell’Unione europea, Lussemburgo, 2014, http://europass.cedefop.europa.eu/it/education-and-training-glossary

(2)  Agricoltura e artigianato (GU C 143 del 22.5.2012, pag. 35); Verso uno sviluppo territoriale più equilibrato nell’UE (GU C 214 dell’8.7.2014, pag. 1); Il futuro dei giovani agricoltori europei (GU C 376 del 22.12.2011, pag. 19); Il ruolo della donna nell’agricoltura e nelle aree rurali (GU C 299 del 4.10.2012, pag. 29); L’agricoltura nelle aree con svantaggi naturali specifici (GU C 318 del 23.12.2006, pag. 93); L’agricoltura periurbana (GU C 74 del 23.3.2005, pag. 62).

(3)  Parere in merito al Pacchetto per l’occupazione giovanile (GU C 161 del 6.6.2013, pag. 67).

(4)  Convalida delle qualifiche — apprendimento non formale e informale, SOC/521; adottato il 16 settembre 2015 (GU C 13 del 15.1.2016, pag. 49).

(5)  Parere sul tema Aprire l’istruzione, (GU C 214 dell’8.7.2014, pag. 31).

(6)  Alcuni esempi mostrano che la delocalizzazione degli istituti di formazione o l’insediamento di nuovi (anche di livello universitario) in aree rurali e periferiche sono stati alquanto positivi (cfr. l’Università di Corsica Pasquale Paoli).

(7)  L’audizione si è svolta a Bruxelles, presso la sede del CESE, il 28 gennaio 2015.

(8)  Parere sul tema Verso una florida economia basata sui dati (GU C 242 del 23.7.2015, pag. 61).

(9)  Cfr. a questo proposito: http://www.volonteurope.eu/wp-content/uploads/2014/12/Briefing-Rural-Isolation-Final-Layout.pdf

(10)  «Grundtvig» ha anche dato il nome a un programma di finanziamento europeo che formava parte del programma di apprendimento permanente (2007-2013) della Commissione europea, e mirava a rafforzare la dimensione europea nel settore dell’istruzione degli adulti e dell’apprendimento permanente in tutta Europa.