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15.1.2016 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea |
C 13/63 |
Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema «Lotta alla corruzione nell’UE: rispondere alle preoccupazioni delle imprese e della società civile»
(parere d’iniziativa)
(2016/C 013/11)
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Relatore: |
Filip HAMRO-DROTZ |
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Correlatore: |
Pierre GENDRE |
Il Comitato economico e sociale europeo, in data 16 ottobre 2014, ha deciso, conformemente al disposto dell’articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere d’iniziativa sul tema:
Lotta alla corruzione nell’UE: rispondere alle preoccupazioni delle imprese e della società civile.
La commissione consultiva per le trasformazioni industriali (CCMI), incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 15 luglio 2015.
Alla sua 510a sessione plenaria, dei giorni 16 e 17 (seduta del 16 settembre 2015), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 184 voti favorevoli e 1 astensione.
1. Raccomandazioni
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1.1. |
L’UE dovrebbe elaborare senza indugio una strategia quinquennale di lotta alla corruzione coerente e a vasto raggio, corredata da un piano d’azione e avallata dai presidenti di Commissione, Parlamento e Consiglio europeo. Le presidenze e le istituzioni dell’UE dovrebbero fissarsi obiettivi chiari di lotta alla corruzione nei rispettivi programmi e nel quadro della cooperazione interistituzionale. Tali organi dovrebbero inoltre dotarsi di un’agenda proiettata verso il futuro e concentrarsi sugli aspetti trasversali della lotta alla corruzione nell’UE e nell’ambito delle sue relazioni esterne, sul rafforzamento del sostegno agli Stati membri e della cooperazione transnazionale, su una maggiore integrità delle istituzioni e sulla protezione degli interessi finanziari dell’UE. Promuovere la trasparenza e prevenire la corruzione dovrebbero essere obiettivi centrali di tutte le politiche dell’UE. La strategia dovrebbe tener conto delle raccomandazioni formulate nel presente parere. |
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1.1.1. |
La priorità assoluta dovrebbe essere quella di sostenere gli Stati membri nei loro sforzi volti ad applicare e a far valere gli strumenti nazionali, europei e internazionali. |
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1.1.2. |
I progressi della strategia dovrebbero essere oggetto di un riesame nell’ambito del semestre europeo, alla luce delle relazioni e delle verifiche periodiche della Commissione sulla lotta alla corruzione. La diffusione della corruzione andrebbe considerata dall’UE anche al momento di monitorare il rispetto dello Stato di diritto negli Stati membri, e dovrebbe essere considerata in modo specifico nel quadro della condizionalità dei programmi di sostegno economico concordati con gli Stati membri e i paesi terzi. |
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1.2. |
Una cooperazione transnazionale anticorruzione rafforzata e inclusiva dovrebbe costituire il principio di base della strategia. |
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1.2.1. |
La Commissione europea e gli Stati membri dell’UE dovrebbero rafforzare la cooperazione transnazionale contro la corruzione nel contesto della strategia di sicurezza interna rinnovata 2015-2020, COM(2015)185, migliorare il coordinamento tra gli organismi competenti (OLAF, Eurojust, Europol, Mediatore e Corte dei conti) e garantire una gestione efficace della rete europea per la lotta alla corruzione (EACN). Dovrebbero intensificare lo scambio di buone pratiche e accrescere il coordinamento e la cooperazione tra procure nazionali nei procedimenti penali transfrontalieri, ad esempio ai fini del recupero e del rimpatrio dei proventi di reato. |
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1.2.2. |
Il Consiglio europeo ha un importante ruolo guida e può incoraggiare la lotta alla corruzione:
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1.2.3. |
Il vertice sociale trilaterale dovrebbe valutare, in base agli articoli 152-155 del TFUE, in che modo il dialogo sociale a livello orizzontale e settoriale possa contribuire a prevenire e contrastare la corruzione. |
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1.2.4. |
Maggiori dovrebbero essere la consultazione e il coinvolgimento della società civile — ai sensi dell’articolo 11 del TFUE — nonché del Comitato economico e sociale europeo e del Comitato europeo delle regioni per quanto concerne l’impegno nelle iniziative anticorruzione dell’UE. |
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1.2.5. |
Le istituzioni dell’UE e i pertinenti organismi dovrebbero, in cooperazione con gli Stati membri, intensificare le azioni di sensibilizzazione dell’opinione pubblica su come i cittadini possono partecipare alla lotta anticorruzione, e in particolare sui diritti e sulle possibilità di ricorso che la legislazione dell’UE offre. Servirebbe una campagna di informazione, diretta ai mezzi di comunicazione di massa, ad esempio per illustrare i canali attraverso cui i cittadini possono denunciare i casi sospetti di corruzione e di uso improprio di fondi dell’UE. A ciò dovrebbe aggiungersi una maggiore trasparenza circa l’impiego di tali fondi. |
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1.3. |
In linea con gli strumenti e gli orientamenti internazionali, settoriali e dell’UE, quest’ultima, oltre a varare misure legislative, dovrebbe avviare e sostenere misure alternative volte a promuovere l’adozione e l’applicazione di codici e norme di conformità, anticorruzione e anticoncussione nelle singole imprese. Il concetto di coinvolgimento trasparente e inclusivo di tutte le parti interessate, compresi i dipendenti, dev’essere parte integrante dell’attuazione di un codice etico (che comprenda apposite disposizioni in merito alle denunce di irregolarità) da parte della singola impresa. L’adozione di un sistema di gestione anticorruzione dovrebbe essere un requisito per la partecipazione di imprese di qualsiasi parte del mondo a progetti che ricevono finanziamenti dell’UE. |
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1.3.1. |
L’UE dovrebbe anche approfittare della revisione della propria strategia sulla responsabilità sociale delle imprese per valutare, con l’assistenza delle imprese, delle parti sociali e delle associazioni commerciali, come diffondere ampiamente le buone pratiche in materia di gestione e di etica societaria. |
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1.3.2. |
Il CESE accoglie con favore la recente direttiva sulla comunicazione di informazioni di carattere non finanziario, che prevede che le imprese di grandi dimensioni dell’UE riferiscano sui loro standard etici e di conformità. La direttiva dovrebbe incoraggiare le imprese a garantire il rispetto delle norme anticorruzione, ivi compresi adeguati meccanismi di allerta, in tutta la loro catena di approvvigionamento e l’adozione di misure proporzionate da parte delle piccole e medie imprese. |
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1.3.2.1. |
Ciò riguarda in particolare l’approvvigionamento di risorse naturali, che è spesso fonte di vulnerabilità alla corruzione. L’UE può rifarsi alle migliori pratiche nel settore forestale e agli approcci normativi adottati dagli Stati Uniti riguardo ai cosiddetti minerali dei conflitti. In questo contesto, la Commissione europea dovrebbe garantire un approccio coerente nella revisione della sua strategia relativa alle materie prime. Essa dovrebbe inoltre collaborare con i rappresentanti delle imprese a livello europeo per sviluppare un approccio coerente e uniforme all’eliminazione della corruzione nella catena di approvvigionamento. |
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1.4. |
La Commissione europea dovrebbe rivedere nuovamente le direttive sugli appalti pubblici, specificamente per valutare come migliorare la trasparenza e la solidità delle procedure. Essa dovrebbe verificare in maniera proattiva come gli Stati membri attuano, anche a livello regionale e locale, le vigenti disposizioni sulla prevenzione dei conflitti d’interessi e sul favoritismo, e fornire ove necessario indicazioni più approfondite. Le regole sugli appalti pubblici dovrebbero applicarsi a tutte le imprese, indipendentemente dalla loro origine. |
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1.4.1. |
La Commissione europea dovrebbe garantire canali adeguati per denunciare casi di corruzione nelle procedure degli appalti pubblici a livello nazionale e locale, e consentire migliori possibilità di ricorso, anche da parte di soggetti diversi dai diretti interessati. L’UE e gli Stati membri dovrebbero promuovere un elevato livello di trasparenza in tali procedure. Si valuta in senso positivo il fatto che gli appalti elettronici diverranno la norma; bisognerebbe fare opera di sensibilizzazione riguardo al fatto che le informazioni relative alla procedura di gara e agli appalti aggiudicati sono disponibili sulla piattaforma elettronica dell’UE Tenders Electronic Daily (TED) in formati facilmente accessibili e analizzabili. |
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1.4.2. |
Le società che presentano offerte per gli appalti pubblici dovrebbero fornire informazioni sulle loro proprietà, compreso il beneficiario effettivo della società. Le grandi imprese che concorrono ad un appalto dovrebbero disporre di un solido programma di lotta contro la corruzione e la concussione, conforme agli strumenti e agli orientamenti internazionali, europei e settoriali. La divulgazione di informazioni dovrebbe avvenire nel rispetto del segreto commerciale (cfr. il parere CESE INT/145) e non dovrebbe essere ostacolata da differenze nella legislazione nazionale sulla protezione dei dati. |
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1.4.3. |
L’UE dovrebbe incoraggiare il ricorso a sanzioni e, in ultima istanza, l’esclusione dalle gare d’appalto per un periodo di tempo proporzionato, nonché misure equivalenti per i dipendenti pubblici, come sanzione e deterrente contro la corruzione. La Commissione europea, la Banca europea per gli investimenti e gli Stati membri dell’UE dovrebbero istituire un sistema europeo di esclusione incrociata su scala UE per integrare i sistemi di esclusione a livello europeo e nazionale e garantire il divieto di partecipare alle gare d’appalto indette nell’UE per le persone colpevoli di corruzione, come previsto dalle nuove direttive sugli appalti pubblici nell’UE (2014/24 e 2014/25). I dipendenti pubblici dovrebbero essere soggetti a conseguenze equivalenti. In particolare si dovrebbe considerare l’esclusione di un’impresa quando questa sia stata condannata per illeciti o non abbia attuato misure preventive anticorruzione. Il sistema dovrebbe tenere conto delle imprese che realizzano riforme e altri interventi per prevenire la corruzione (autodisciplina). Si dovrebbe promuovere il ricorso ai «patti d’integrità», ossia all’assunzione di impegni da parte delle autorità pubbliche e delle imprese a favore di standard più elevati di trasparenza e integrità negli appalti pubblici. Occorre maggiore vigilanza sulla condotta etica e sulla conformità alle regole delle imprese e amministrazioni pubbliche, a livello nazionale, regionale e locale. |
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1.5. |
L’UE dovrebbe migliorare la trasparenza dei flussi finanziari sul proprio territorio. Le recenti misure della IV direttiva antiriciclaggio volte ad accrescere la trasparenza sulla titolarità delle imprese rappresentano un passo in avanti, ma serve un’informazione pubblica sui proprietari beneficiari dei trust e di altri veicoli societari. La trasparenza dei flussi finanziari internazionali potrebbe migliorare anzitutto grazie a una maggiore rendicontazione delle imprese, basata su linee guida settoriali internazionali e su una pertinente normativa UE che imponga alle multinazionali di notificare i principali dati finanziari nei paesi in cui operano. |
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1.5.1. |
Dovrebbe migliorare la conformità delle banche alla disciplina UE applicabile. In tale contesto la Commissione europea e l’Autorità bancaria europea dovrebbero svolgere un ruolo più attivo nel garantire che le carenze nell’attuazione delle disposizioni in uno Stato membro non indeboliscano il sistema complessivo. La Commissione dovrebbe poi utilizzare le proprie competenze per armonizzare le sanzioni penali in questo settore, garantendo che siano adeguatamente dissuasive nell’intera giurisdizione dell’UE. Gli Stati membri dovrebbero inoltre essere incoraggiati a prevedere il reato di arricchimento illecito intenzionale da parte di un dipendente pubblico, sulla base dell’articolo 20 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione. |
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1.6. |
Spesso la denuncia di casi di corruzione dipende dalla disponibilità di un informatore a farsi avanti, a condizione che ciò avvenga in buona fede e sulla base di fondamenti ragionevoli. La Commissione dovrebbe ricercare modalità alternative per promuovere la protezione degli informatori, e studiare la fattibilità di uno strumento dell’UE, possibilmente un regolamento o una direttiva, tenendo conto degli orientamenti internazionali e settoriali e delle pertinenti risoluzioni del Parlamento europeo. Il rispetto della riservatezza e dei segreti commerciali non dovrebbe impedire l’esposizione della corruzione (direttiva 2013/36 — CRD IV). Occorre inoltre introdurre un meccanismo volto a proteggere le parti interessate dalla denuncia non corretta di irregolarità. |
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1.7. |
Come dimostrano l’esperienza e la ricerca, la distribuzione e l’utilizzo del denaro dei contribuenti dell’UE attraverso i fondi strutturali e di investimento (compreso il FEIS) comportano rischi di abusi. Spesso la frode è collegata alla corruzione, ma le indagini sono ostacolate da carenze nella cooperazione tra l’UE e le autorità nazionali. L’UE dovrebbe assumere un ruolo maggiore nella sorveglianza e nella revisione contabile dell’uso dei finanziamenti, in base al principio della non tolleranza della corruzione e della frode. Ai sensi del trattato di Lisbona, la Procura europea dovrebbe essere costituita come organo europeo indipendente ed efficiente, dotato di risorse adeguate per investigare e perseguire non solo i reati che ledono gli interessi finanziari dell’Unione, ma anche reati transnazionali gravi come la corruzione. Si dovrebbero inoltre rafforzare le capacità di Eurojust, dato che talvolta sono coinvolti Stati terzi nei quali la Procura europea non ha giurisdizione. |
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1.8. |
L’UE dovrebbe partecipare maggiormente agli sforzi globali contro la corruzione e introdurre efficaci disposizioni anticorruzione negli accordi con paesi terzi. I programmi di finanziamento dovrebbero comprendere severe disposizioni sulla condizionalità (preadesione, vicinato, fondi di cooperazione allo sviluppo e di aiuto esterno ecc.) per quanto riguarda la lotta alla corruzione e la sua prevenzione (anche al fine di proteggere i fondi stessi). Servono solidi meccanismi per monitorare l’attuazione e l’efficacia delle misure. |
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1.8.1. |
Occorrerebbe inoltre adottare misure volte a proteggere adeguatamente, sia nel mercato interno che in campo internazionale le imprese dell’UE rispettose di una serie di norme etiche dai concorrenti di paesi terzi che ignorano tali disposizioni. Uno degli elementi di tale protezione consisterebbe nel fatto che «le condizioni contrattuali dovrebbero essere formulate in modo tale da ripartire equamente i rischi associati al contratto» (considerando 65 del regolamento n. 1316/2013, che istituisce il meccanismo per collegare l’Europa — MCE). Tale principio dovrebbe figurare nel testo di tutti gli strumenti dell’UE riguardanti i finanziamenti da parte dell’Unione. |
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1.8.2. |
L’UE dovrebbe inoltre intensificare gli sforzi per impedire al suo sistema finanziario di diventare un rifugio sicuro per il denaro sporco. Eventi come quelli verificatisi in questi anni in Africa, Medio Oriente e Ucraina hanno dimostrato l’inadeguatezza degli approcci bilaterali per il recupero e il rimpatrio di beni rubati. La Commissione europea dovrebbe svolgere un ruolo più attivo nel fornire assistenza e coordinare la restituzione dei beni a questi paesi. |
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1.9. |
Anche le istituzioni dell’UE devono fare in modo di dare un esempio di trasparenza, integrità e buona gestione, così da stabilire standard di riferimento per gli Stati membri. Soltanto in questo modo potranno avere l’autorità e la credibilità necessarie per avviare, orientare e attuare le misure di cui sopra. A tal fine, le istituzioni dovrebbero puntare alla massima responsabilità e trasparenza del processo decisionale, compresa la creazione di una «impronta legislativa» per le politiche e gli atti giuridici dell’UE, ovverosia un registro pubblico e aggiornato delle interazioni tra le istituzioni dell’UE, gli Stati membri e i lobbisti, come pure l’adozione di disposizioni sulla registrazione obbligatoria dei lobbisti nell’UE. |
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1.9.1. |
L’UE dovrebbe anche essere coerente e proattiva nel monitorare e prevenire conflitti di interesse, che possono influenzare il processo decisionale. Occorrerebbe costituire dei comitati etici indipendenti con il potere di emanare raccomandazioni vincolanti e sanzioni. In base alle conclusioni delle relazioni della Commissione europea e dell’OLAF sulla lotta alla corruzione, si dovrebbero inserire ulteriori riforme nel piano d’azione quinquennale di cui alla raccomandazione 1. |
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1.10. |
Il CESE dovrebbe agire con determinazione per contribuire alla lotta anticorruzione nell’UE, e in particolare:
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2. Descrizione della corruzione
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2.1. |
La corruzione è comunemente definita come «abuso di potere ai fini di un profitto privato», traendo ispirazione dalla definizione formulata nella Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione, che costituisce il punto di partenza del presente parere. |
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2.2. |
La corruzione è diffusa in tutto il mondo. Il suo costo per i contribuenti dell’UE è stimato in circa 120 miliardi di euro all’anno (escluse le frodi a danno dei fondi pubblici dell’UE), ossia quasi l’equivalente del bilancio annuale complessivo dell’UE, vale a dire l’1 % del PIL dell’Unione. Il tasso di corruzione varia sensibilmente da uno Stato membro all’altro. In molti di essi la corruzione permea tutti gli strati della vita pubblica e privata. Nell’introduzione alla relazione 2014 sulla lotta alla corruzione, la Commissione osserva che «la corruzione danneggia gravemente l’economia e la società nel suo complesso. Gli Stati membri dell’UE non sono immuni da questa realtà. […] la corruzione […] si ripercuote sulla buona governance, sulla sana gestione del denaro pubblico e sulla competitività dei mercati. In casi estremi, mina la fiducia dei cittadini nelle istituzioni e nei processi democratici». |
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2.3. |
La corruzione ha molte facce. Inoltre, può essere classificata come corruzione nel settore pubblico, corruzione nel settore privato e corruzione politica, a seconda dell’ambito in cui si manifesta. Gli illeciti di corruzione coinvolgono sempre almeno due soggetti consenzienti. |
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2.3.1. |
Esempi tipici di corruzione consistono nel versare o nel sollecitare tangenti, nonché nell’offrire, dare, accettare o richiedere un vantaggio in cambio di un atto legale, illegale o contrario all’etica, che può consistere in doni, prestiti, onorari, pagamenti incentivanti (sotto banco), ricompense (bustarelle) e altri vantaggi, quali la riduzione dell’imposizione fiscale, visti, servizi, sponsorizzazioni e donazioni. La corruzione è in molti casi legata ad altre pratiche illegali, come la fissazione dei prezzi, la manipolazione delle gare d’appalto, il riciclaggio di denaro, l’arricchimento illecito, il ricatto e le frodi. Essa è presente anche in transazioni meno tangibili quali il favoritismo e il nepotismo nella nomina di funzionari pubblici, il traffico d’influenza e lo scambio di favori, il clientelismo, nonché pratiche illegittime di immunità, amnistia e privatizzazione, il versamento di tangenti alle autorità giudiziarie o di polizia, il finanziamento di partiti politici e i brogli elettorali. Anche una gestione non regolamentata o inadeguata dei conflitti d’interessi può dare luogo a episodi di corruzione, ad esempio l’assegnazione a ex funzionari pubblici di posti remunerativi in imprese senza un debito periodo di attesa (porte girevoli). |
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2.3.2. |
Tutte queste attività illegali e contrarie all’etica sono facilitate da una serie di fattori, tra cui impedimenti giuridici (quali l’immunità annessa alle cariche elettive e i termini di prescrizione), l’assenza di norme internazionali, di codici di condotta, di indicazioni etiche e di adeguati meccanismi di allerta, la scarsa trasparenza dei processi decisionali pubblici e i modi in cui questi vengono influenzati, ad esempio la mancata dichiarazione dei redditi e delle attività — anche retribuite — complementari da parte di funzionari o di detentori di cariche elettive, o contatti non dichiarati con persone che desiderano influenzare le decisioni. |
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2.3.3. |
La corruzione è spesso connessa con l’economia informale e con la criminalità organizzata. Nella sua valutazione della minaccia rappresentata dalla criminalità organizzata e dalle forme gravi di criminalità (SOCTA, 2013), Europol individua circa 3 600 tra reti e gruppi di criminalità organizzata che attualmente operano all’interno delle frontiere dell’UE, infiltrandosi sempre più in tutti gli aspetti dell’economia. |
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2.4. |
La corruzione è percepita come un grave e crescente problema in tutta l’UE e a livello internazionale. Essa non si ferma alle frontiere tra gli Stati. |
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2.5. |
Adottando nel giugno 2011 un ampio pacchetto anticorruzione, la Commissione europea ha compiuto un passo importante per affrontare e contrastare il problema. Essa ha istituito un meccanismo di relazione dell’Unione sulla lotta alla corruzione. Nel febbraio 2014 è stata pubblicata la prima relazione dell’UE sulla lotta contro la corruzione [COM(2014) 38 final]. Le successive relazioni dovranno essere pubblicate ogni due anni. La prima relazione è intesa ad avviare un vasto dibattito tra i soggetti interessati, compresa la società civile, per sostenere gli sforzi anticorruzione e individuare come le istituzioni europee possano contribuire a far fronte al problema della corruzione. Il concetto della «partecipazione della società» si ispira all’articolo 13 della Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione. |
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2.5.1. |
La relazione affronta i problemi di corruzione specifici di singoli Stati membri e sottolinea in generale che gli Stati membri dovrebbero intensificare gli sforzi anticorruzione, dato che non recepiscono, attuano e applicano in modo sufficiente le disposizioni del diritto internazionale e i pertinenti strumenti dell’UE. |
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2.5.2. |
Insieme alla relazione sono stati pubblicati due sondaggi dell’Eurobarometro sulla percezione del fenomeno: a) lo speciale Eurobarometro sulla corruzione e b) un sondaggio Flash sulle imprese. |
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2.5.2.1. |
Le principali visuali contenute nelle relazioni sono le seguenti (tutte le percentuali si riferiscono al numero di cittadini/imprese dell’UE che hanno risposto all’indagine):
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2.6. |
Per quanto riguarda la corruzione transnazionale, una relazione dell’OCSE del dicembre 2014 mostra che il fenomeno rimane a un livello intollerabile e descrive, per il periodo 2009-2014, oltre 400 casi di corruzione di pubblici ufficiali stranieri. Le tangenti ammontavano mediamente all’11 % del valore complessivo delle transazioni e in molti casi erano connesse ad appalti pubblici. Due terzi dei casi riguardavano quattro settori: industria estrattiva, edilizia, trasporti e magazzinaggio, e informazione e comunicazione. |
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2.7. |
Quanto agli sforzi per tutelare gli interessi finanziari dell’UE (risorse dei contribuenti gestite dall’UE), nel 2013 sono stati denunciati 16 000 casi di irregolarità (circa 2 miliardi di euro) nell’uso dei fondi europei, 1 600 dei quali, per un importo di 350 milioni di EUR, implicavano la frode. Dal 2009, il numero di irregolarità segnalate è aumentato del 22 % e il loro valore del 48 %. Tali irregolarità consistono principalmente nella falsificazione di documenti (spesso legata, con ogni probabilità, alla corruzione). Nella relazione annuale 2013 la Corte dei conti europea segnalava usi impropri o errori nel 5 % circa dei finanziamenti stanziati, in particolare per la politica regionale, l’energia e i trasporti, l’agricoltura, l’ambiente, la pesca e la sanità. |
3. Strumenti internazionali contro la corruzione e le tangenti
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3.1. |
Oltre alla propria legislazione nazionale antitangenti e anticorruzione, gli Stati membri sono parti contraenti di varie convenzioni e trattati internazionali, e si conformano alle pertinenti disposizioni dell’UE. Le suddette convenzioni hanno procedure di monitoraggio proprie, comprendenti in genere una qualche forma di valutazione inter pares. |
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3.2. |
I principali strumenti e meccanismi internazionali di lotta alla corruzione sono:
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3.3. |
I più importanti strumenti giuridici dell’UE contro la corruzione sono:
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3.4. |
La Convenzione delle Nazioni Unite contro la corruzione è la convenzione internazionale di più vasta portata. È stata ratificata da tutti gli Stati membri dell’UE, e anche la stessa UE figura tra i firmatari. |
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3.5. |
L’UE ha adottato direttive, comunicazioni e decisioni quadro volte principalmente a stabilire norme minime e ad affrontare questioni che riguardano la lotta alla corruzione e alla frode: frode ed evasione fiscali, riciclaggio di denaro, responsabilità sociale delle imprese, comunicazione delle operazioni non finanziarie, governo societario, appalti pubblici e audit. Il CESE ha elaborato pareri su tali iniziative dell’UE con cadenza regolare. |
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3.6. |
L’UE ha introdotto altresì disposizioni anticorruzione e antifrode nei suoi programmi di finanziamento, sia interni che esterni (comprese le politiche di coesione, regionali, agricole, di allargamento, di vicinato e di sviluppo). |
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3.7. |
Come primo provvedimento per tutelare le imprese dell’UE rispettose della legge che operano sui mercati dei paesi terzi, nel testo di tutti gli strumenti dell’UE relativi ai finanziamenti dell’Unione si potrebbero inserire i principi contenuti nel considerando 65 del regolamento n. 1316/2013 che istituisce l’MCE e nel punto 3.24 (Condizioni contrattuali) delle Politiche e delle norme della Banca europea per la ricostruzione e lo sviluppo (BERS) in materia di appalti; in entrambi i documenti si chiede infatti di «ripartire equamente i rischi associati al contratto». |
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3.8. |
Dal 2011 la Commissione applica, sulla base dell’articolo 325 del TFUE, un’esaustiva strategia antifrode CAFS [COM(2011) 376] volta a migliorare l’intero ciclo antifrode — prevenzione, individuazione e condizioni d’indagine delle frodi — nonché a realizzare in modo adeguato il rimpatrio e la deterrenza, con sanzioni dissuasive. I servizi della Commissione hanno sviluppato strategie settoriali antifrode. Anche la proposta di direttiva COM(2012) 363 final relativa alla lotta contro la frode che lede gli interessi finanziari dell’Unione mediante il diritto penale è uno strumento pertinente. |
4. Autoregolamentazione e codici di condotta etici sulla corruzione e le tangenti
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4.1. |
L’autoregolamentazione svolge un ruolo importante nella lotta alla corruzione e alle tangenti. Le imprese includono, sempre più di frequente, nella loro gestione e nella loro politica generale la responsabilità delle imprese, la conformità e la prevenzione della corruzione. I codici etici di condotta delle singole imprese si basano principalmente su orientamenti internazionali o settoriali e dovrebbero inoltre dare attuazione agli standard dell’UE correlati (comunicazione delle informazioni non finanziarie, responsabilità sociale delle imprese ecc.). L’obiettivo principale di un codice di impresa è promuovere una condotta etica in tutte le attività dell’impresa, impegnare tutte le parti in causa e garantire un’attuazione trasparente e inclusiva, affrontando tale questione anche nel contesto del dialogo sociale. |
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4.2. |
I meccanismi e gli orientamenti internazionali fondamentali che recano i principi in base ai quali le imprese possono evitare la corruzione e le tangenti e promuovere un comportamento etico e la trasparenza sono:
Gli orientamenti per settore a livello dell’UE — ad esempio quelli della Federazione europea delle costruzioni (www.fiec.org, comprensivi di orientamenti e di dichiarazioni comuni), e quelli dell’Iniziativa per la trasparenza delle industrie estrattive (www.eiti.org) — svolgono un ruolo essenziale per i rispettivi settori. Altrettanto vale per gli orientamenti nazionali, come il codice della sostenibilità tedesco e gli orientamenti danesi per l’industria, ritenuti particolarmente importanti per guidare il comportamento delle imprese. |
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4.3. |
Il Parlamento europeo e la Commissione hanno entrambi adottato i loro orientamenti etici interni per integrare gli obblighi a carico dei pubblici funzionari derivanti dallo statuto dei funzionari dell’UE, compresi un codice di condotta per i commissari europei e uno per i membri del PE, con istruzioni su come procedere in caso di regali e donazioni, altri interessi finanziari e conflitti d’interessi. Il CESE ha adottato codici analoghi. |
5. Osservazioni sulle preoccupazioni delle imprese e della società civile
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5.1. |
La situazione della corruzione e della frode a danno dei bilanci pubblici nell’UE è inaccettabile. La società civile e le imprese ne risentono fortemente. La corruzione accresce i costi per i consumatori e crea un contesto di incertezza per le imprese che si attengono a norme etiche. Il CESE rileva con rammarico la diffusione della corruzione e della frode negli Stati membri dell’UE, cui si accompagna un impegno politico insufficiente da parte di governi ed enti locali per una lotta efficace alla corruzione, con un’insufficiente applicazione ed esecuzione degli strumenti internazionali, europei e nazionali disponibili. |
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5.1.1. |
I cittadini e i soggetti sociali ed economici, indipendentemente da dove si trovano in Europa, hanno il diritto di vivere in una società trasparente e governata in modo corretto, in conformità ai principi dello Stato di diritto. La crisi finanziaria e dell’euro ha reso i cittadini più critici nei confronti della corruzione dilagante e ha via via eroso completamente la loro fiducia nella governance democratica a livello dell’UE, diffondendo quindi l’euroscetticismo. La società civile si aspetta che l’UE e gli Stati membri intensifichino gli sforzi nella lotta contro la corruzione e la frode. I soggetti decisionali devono convincere che stanno operando nel pubblico interesse. |
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5.2. |
Per questo, il CESE s’impegna negli sforzi volti ad affrontare il problema e risponde all’auspicio espresso dalla Commissione europea di un coinvolgimento della società civile nella lotta alla corruzione; il principale obiettivo del presente parere è infatti contribuire alla prossima relazione sulla lotta alla corruzione che la Commissione presenterà nel 2016, nonché partecipare alle campagne di sensibilizzazione, alla diffusione delle informazioni e alla promozione della trasparenza. |
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5.3. |
La corruzione non è soltanto una questione di integrità e di etica, ma anche una questione economica, poiché danneggia l’economia lecita — condizioni eque per il commercio, gli investimenti e la concorrenza — compromettendo così la crescita e la competitività. Dai dati della Banca mondiale e del Forum economico mondiale risulta che la competitività economica è strettamente collegata alla capacità di un governo di controllare la corruzione. La ricerca ha mostrato che il controllo della corruzione nell’UE è strettamente collegato alla facilità di fare affari, e che la corruzione si riflette negativamente sugli investimenti privati. |
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5.3.1. |
La corruzione fa lievitare i costi per attività perché, in un contesto corrotto, le imprese che operano correttamente rischiano di perdere contratti. La corruzione ostacola l’efficienza del mercato interno e potrebbe quindi avere un impatto negativo sugli sforzi volti a conseguire gli obiettivi della strategia per la crescita 2020 e a migliorare la competitività globale dell’Europa, il che riduce le possibilità di migliorare l’occupazione e la prosperità nell’UE e di accrescere la competitività delle imprese europee operanti all’esterno. |
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5.3.2. |
Le imprese con buoni risultati nella lotta alla corruzione attirano gli investitori. Quando si scopre che un’impresa si è resa responsabile di corruzione e di concussione, l’immagine del mondo aziendale è in gioco. Essa non solo danneggia la propria reputazione, ma getta anche una luce negativa sull’attività aziendale nel suo complesso. Gli oneri amministrativi e finanziari soprattutto per le imprese, in particolare le PMI, vanno però considerati anche per quanto riguarda le disposizioni in materia di conformità alla legislazione anticorruzione e gli obblighi di segnalazione. |
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5.4. |
I mezzi di informazione riferiscono regolarmente di casi di corruzione ai livelli più elevati in molti Stati membri e altrove nel mondo. La corruzione politica, ad esempio legata alle nomine, all’offerta di tangenti o al finanziamento di partiti e di campagne elettorali, o alla manipolazione di competizioni sportive, è percepita dai cittadini come un gravissimo danno per la società, specie quando vi sono coinvolte autorità giudiziarie o di polizia. Bisogna metter fine a questo fenomeno, nonché alla pratica dei pagamenti in nero diffusa in numerosi Stati membri, che incide sulla vita quotidiana dei cittadini. Questi fenomeni che si producono nella società sembrano basati su un mutamento nella percezione della legalità. Occorre provvedere: i cittadini hanno diritto allo Stato di diritto, a una buona governance e a servizi pubblici efficienti ed esenti da corruzione. Serve un cambio di atteggiamento; la cultura della corruzione, dove esiste, andrebbe sostituita da una cultura della trasparenza. La questione andrebbe affrontata attraverso la legislazione e nel quadro dell’educazione e dell’istruzione. |
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5.5. |
Il CESE sostiene le misure e le raccomandazioni anticorruzione della Commissione europea, gli sforzi antifrode dell’UE e le azioni del Parlamento europeo, in particolare il piano d’azione — per il periodo 2014-2019 — di contrasto alla criminalità organizzata, alla corruzione e al riciclaggio di denaro. Inoltre, appaiono indispensabili le raccomandazioni contenute nella relazioni del gruppo di Stati contro la corruzione del Consiglio d’Europa (GRECO), dell’ONU, dell’OCSE e della Camera di commercio internazionale, che dovrebbero essere tenute presenti nel rafforzamento delle politiche e delle attività di lotta alla corruzione dell’UE e dei suoi Stati membri. |
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5.6. |
La natura strettamente interconnessa delle economie degli Stati membri e il volume e la velocità crescenti dei flussi di denaro transfrontalieri accrescono il rischio di una diffusione della corruzione nell’UE. La corruzione è divenuta un fenomeno transnazionale, e non può più essere considerata una mera questione di diritto penale nazionale. La si potrebbe paragonare a una malattia infettiva da cui nessuno può essere considerato automaticamente immune, e che richiede cure attive. L’approccio frammentario di oggi dev’essere sostituito da un approccio più coerente per conseguire progressi significativi. La relazione della Commissione dovrebbe affrontare adeguatamente questa dimensione: le misure anticorruzione devono essere concepite e attuate nel contesto di un’economia europea e globalizzata sempre più integrata. |
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5.6.1. |
La lotta alla corruzione deve avere quindi una priorità più elevata nell’agenda dell’UE; quest’ultima dovrebbe assumere un ruolo di maggior spicco nella promozione della trasparenza e nella salvaguardia dell’integrità del mercato interno, delle relazioni esterne e delle istituzioni e della spesa dell’UE. Tutte le pertinenti politiche dell’UE, siano esse interne o esterne, dovrebbero dare un rilievo maggiore alla lotta anticorruzione e antifrode. È quanto si attendono il mondo delle imprese e la società civile, e il presente parere richiama l’attenzione sull’esigenza di una guida e di un coordinamento efficaci da parte dell’UE. L’UE ha il potenziale per utilizzare il proprio peso politico al fine di promuovere uno spazio paneuropeo basato sull’integrità e su standard elevati di lotta alla corruzione. |
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5.7. |
C’è bisogno di un vero e proprio impegno esplicito, un patto anticorruzione europeo per realizzare una strategia credibile e a vasto raggio. Tale strategia dovrà essere gestita «dall’alto», e richiederà il coinvolgimento di tutte le pertinenti parti in causa a livello dell’UE, nazionale e locale. |
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5.8. |
Gli Stati membri sono in prima linea nella lotta contro la corruzione e la frode. Ad essi compete infatti l’attuazione di forti misure anticorruzione (anzitutto una solida legislazione e un’autorità anticorruzione efficiente, per affrontare la corruzione nella governance politica e giudiziaria e la criminalità organizzata), nonché un coinvolgimento proattivo nella cooperazione transnazionale e nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica alla lotta anticorruzione e antifrode. |
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5.8.1. |
Sarebbe importante, in particolare per creare consapevolezza e fornire orientamento su come evitare la corruzione, la frode e le tangenti, coinvolgere la società civile, comprese le imprese, le loro associazioni e le parti sociali, negli sforzi nazionali contro la corruzione. Il comportamento delle singole imprese ed autorità in questo contesto è fondamentale. Anche le antenne nazionali, come i punti di contatto nazionali dell’OCSE e i centri di tutela (advocacy) e di consulenza giuridica di Transparency International svolgerebbero un ruolo rilevante negli sforzi anticorruzione nazionali. I mezzi di informazione dovrebbero riconoscere il proprio ruolo e la propria responsabilità enorme nella sensibilizzazione dell’opinione pubblica al tema della corruzione e alle attività anticorruzione condotte negli Stati membri. |
Bruxelles, 16 settembre 2015
Il presidente del Comitato economico sociale europeo
Henri MALOSSE