COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO, AL COMITATO DELLE REGIONI E ALLA BANCA EUROPEA PER GLI INVESTIMENTI Analisi annuale della crescita 2015 /* COM/2014/0902 final */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL
PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, ALLA BANCA CENTRALE EUROPEA, AL COMITATO
ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO, AL COMITATO DELLE REGIONI E ALLA BANCA EUROPEA PER
GLI INVESTIMENTI Analisi annuale della crescita 2015 INTRODUZIONE Avendo attraversato la peggiore crisi economica
e finanziaria da generazioni, l’Unione ha fatto molto per gettare le basi di
una crescita futura più solida e sostenibile. Nonostante gli sforzi profusi a
livello nazionale e europeo, la ripresa è più debole di quanto previsto un anno
fa. Lo slancio ha subito un rallentamento a partire dalla primavera del 2014.
Dalla crisi economica è scaturita una crisi sociale, che è ancora in corso, e
la lentezza della ripresa ostacola gli sforzi mirati a ridurre gli elevati
livelli di disoccupazione. Se il contesto economico mondiale spiega in
parte l’attuale rallentamento, specifici fattori nazionali ostacolano una
crescita più rapida nell’Unione. Tra gli Stati membri si denotano grandi
differenze. La crescita è tenuta tuttora a freno dalla frammentazione dei
mercati finanziari, indotta dalla crisi finanziaria e del debito sovrano, dalla
necessità di ridurre il debito pubblico, delle famiglie e delle imprese, da un
incompleto aggiustamento degli squilibri macroeconomici e da una fiducia erosa
nell’incertezza delle prospettive economiche e dell’impegno a realizzare le
riforme strutturali e istituzionali. Il modesto aumento di produttività, il
basso livello di investimenti e l’elevato livello di disoccupazione strutturale
limitano le prospettive di crescita europee. Allo stesso tempo l’Unione e gli Stati membri
sono interessati da tendenze di lungo periodo che incidono sulla creazione di
posti di lavoro e sulla crescita: cambiamenti sociali e demografici, globalizzazione,
produttività e sviluppi tecnologici, risorse sotto pressione, preoccupazioni
ambientali e una crescita generalmente più debole nei paesi emergenti e in via
di sviluppo. L’insediamento della
nuova Commissione, con il suo ambizioso programma per “l’occupazione, la
crescita, l’equità e il cambiamento democratico”[1],
offre l’occasione ideale per dar via a un nuovo inizio. È urgente rilanciare la
crescita in tutta l’Unione e dare un nuovo impulso al cambiamento. La presente
analisi annuale della crescita definisce, insieme ai documenti che la
accompagnano, il nuovo pacchetto per l’occupazione, la crescita e gli
investimenti, indicato quale priorità assoluta dagli orientamenti politici
della nuova Commissione. Riquadro 1. Punti salienti delle previsioni di autunno 2014 della Commissione[2] · In tutto il 2014 la crescita del PIL in termini reali dovrebbe attestarsi complessivamente all’1,3% nell’UE e allo 0,8% nella zona euro. Nel 2015 è previsto un lento incremento, pari rispettivamente all’1,5% e all’1,1%, trainato da un miglioramento della domanda interna e della domanda estera, e nel 2016 è attesa un’accelerazione dell’attività economica pari rispettivamente al 2,0% e all’1,7%. · Ad agosto 2014 la disoccupazione era a quota 24,6 milioni di persone, di cui 5 milioni tra i 15 e i 24 anni. La disoccupazione di lunga durata è elevatissima. I tassi di disoccupazione variano sensibilmente da uno Stato membro all’altro: nel 2014 la forchetta spazia dal 5,1% e dal 5,3% rispettivamente di Germania e Austria al 24,8% e al 26,8% di Spagna e Grecia. · Anche quest’anno dovrebbe riconfermarsi la tendenza al calo dell’inflazione, con una diminuzione dei prezzi delle materie prime, in particolare prodotti alimentari e energia, e prospettive economiche più contenute del previsto. La graduale ripresa dell’attività economica nel periodo di riferimento dovrebbe indurre un aumento dell’inflazione nell’UE, che passerebbe dallo 0,6% del 2014 all’1,0% nel 2015 e all’1,6% nel 2016. · Nel 2014 il rapporto disavanzo/PIL dovrebbe ulteriormente ridursi, anche se più lentamente rispetto al 2013, passando al 3,0% nell’UE e al 2,6% nella zona euro, contro il 4,5% del 2011. Nei prossimi due anni i disavanzi pubblici dovrebbero continuare a contrarsi per effetto del rafforzamento dell’attività economica. Nel 2015 il rapporto debito/PIL nell’UE e nella zona euro dovrebbe attestarsi rispettivamente all’88,3% e al 94,8% e rimanere elevato in una serie di paesi.
Nella presente analisi annuale della crescita 2015 la Commissione insediatasi
il 1° novembre 2014 illustra le principali caratteristiche del nuovo programma
per l’occupazione e la crescita. Sarà possibile rilanciare la crescita solo
grazie alla collaborazione tra le istituzioni dell’Unione e gli Stati membri
mirata a realizzare l’economia sociale di mercato europea. La presente analisi
della crescita individua pertanto ulteriori misure a livello di Unione che
consentano agli Stati membri di ritornare a livelli di crescita più sostenuti e
realizzare progressi verso lo sviluppo sostenibile. Perché ciò accada sarà
necessario un deciso impegno al cambiamento e ad agire diversamente a livello
nazionale. 1. UN
APPROCCIO INTEGRATO Oggi il rischio che persistano una crescita
lenta, un’inflazione prossima allo zero e un tasso di disoccupazione elevato è
in cima alle preoccupazioni. L’impatto della crisi non è solo ciclico, come
mostra la debolezza della domanda aggregata, ma presenta anche un’importante
componente strutturale che ha ridotto la crescita potenziale delle economie
dell’UE. Per far fronte efficacemente a questa sfida,
occorre incorporare le politiche, strutturali, di bilancio e monetarie in un
approccio integrato che stimoli la crescita, agendo contemporaneamente sul lato
della domanda e dell’offerta delle nostre economie. In tal senso occorre intervenire
a tutti i livelli di governo: mondiale (specie in ambito G20), dell’UE,
nazionale, regionale e locale. Nell’ambito del proprio mandato e agendo in
piena indipendenza, la Banca centrale europea (BCE) continuerà a svolgere un ruolo
chiave nell’assetto generale delle politiche della zona euro. La BCE, cui spetta la responsabilità esclusiva in
materia di politica monetaria nella zona euro, ha adottato una serie di
importanti misure per allentare la politica monetaria e migliorarne gli effetti
sulle più ampie condizioni finanziarie, soprattutto mediante il suo programma
di acquisto dei titoli garantiti da attività (asset-backed securities,
ABS) avviato lo scorso ottobre. Insieme al programma di obbligazioni garantite
e al programma di operazioni mirate di rifinanziamento a più lungo termine
(TLTRO), queste tre misure avranno un notevole impatto complessivo sullo stato
patrimoniale della BCE, che secondo le previsioni dovrebbe ritornare alle
dimensioni raggiunte agli inizi del 2012. Man mano che avranno effetto sull’economia,
queste misure permetteranno di sostenere l’attività economica. È il momento per le
autorità pubbliche a tutti i livelli di assumersi le rispettive responsabilità.
Date le differenze tra gli Stati membri, l’impostazione giusta varierà
inevitabilmente da un paese all’altro, pur inscrivendosi in un approccio
integrato e comune. La Commissione raccomanda tre pilastri principali per la
politica economica e sociale dell’UE nel 2015: ·
il rilancio coordinato degli investimenti: insieme all’analisi della crescita, la Commissione presenta un piano
di investimenti per l’Europa che permetterà di mobilitare, tra il 2015 e il
2017, come minimo 315 miliardi di EUR in investimenti pubblici e privati aggiuntivi
e di migliorare sostanzialmente il clima generale degli investimenti; ·
l’impegno rinnovato verso le riforme strutturali: questo è un elemento fondamentale per riassorbire il debito e per
stimolare l’occupazione in termini quantitativi e qualitativi. I progressi in
ambito nazionale e dell’UE in settori quali i servizi, l’energia, le
telecomunicazioni e l’economia digitale e il miglioramento del contesto in cui
operano le imprese creano nuove opportunità di occupazione e di crescita.
Ridurre la burocrazia a livello europeo e nazionale nel quadro del programma
per la qualità della legislazione è un fattore essenziale per creare il
contesto normativo idoneo e promuovere un clima imprenditoriale e la creazione
di posti di lavoro. Questo richiede titolarità nazionale e un impegno ai
massimi livelli di governo sottoscritto dai parlamenti nazionali. Rafforzare la
dimensione europea di questi sforzi presenta grandi potenzialità; ·
perseguire la responsabilità di bilancio: malgrado i notevoli progressi realizzati nel risanamento di bilancio,
gli Stati membri devono assicurare il controllo a lungo termini sui livelli di
disavanzo e di debito. Le politiche di bilancio andranno modulate in funzione
della situazione nazionale. Gli Stati membri con maggior margine di bilancio dovrebbero
adottare misure di stimolo della domanda interna, insistendo in particolare
sugli investimenti. Occorrerà inoltre migliorare la qualità delle finanze pubbliche,
rendendo più efficiente la spesa, dando priorità alla spesa pubblica per gli
investimenti produttivi e migliorando l’efficienza del sistema fiscale in modo
da sostenere gli investimenti. La lotta alla frode e all’evasione fiscali,
fattore essenziale per garantire l’equità, permetterà agli Stati membri di
garantirsi le entrate necessarie riscuotendo i tributi dovuti. Grafico 1. Un approccio integrato Un’azione simultanea lungo queste tre direttrici
è fondamentale per ripristinare la fiducia, ridurre l’incertezza che frena gli
investimenti e massimizzare la capacità dei tre pilastri di rafforzarsi a
vicenda. Si evidenzia in particolare la centralità di un impegno rinnovato
verso le riforme strutturali per garantire la sostenibilità delle finanze
pubbliche e mobilitare gli investimenti. Per tradurre nella pratica la logica del nuovo
approccio integrato, la Commissione propone di razionalizzare e potenziare il
semestre europeo di coordinamento delle politiche economiche a sostegno di
questi tre pilastri. La Commissione intende inoltre fornire ulteriori
chiarimenti sul miglior uso possibile della flessibilità prevista dalle norme vigenti
del patto di stabilità e crescita[3]
in modo da rafforzare il nesso tra riforme strutturali, investimenti e
responsabilità di bilancio 2. RILANCIARE GLI INVESTIMENTI La debolezza degli
investimenti frena la ripresa europea L’Europa
ha un bisogno urgente di rilanciare gli investimenti che, per effetto della
crisi, si sono contratti di quasi 430 miliardi di EUR rispetto al picco del
2007, registrando un calo del 15% e riduzioni ancora più drastiche in
alcuni Stati membri[4].
Le previsioni di autunno della Commissione mostrano che la debolezza degli
investimenti frena la pur fragile ripresa nell’UE. Non
si tratta di ritornare al picco del 2007 con lo stesso tipo di investimenti
pre-crisi, rivelatisi insostenibili in alcuni casi. È però preoccupante constatare
che, a differenza degli Stati Uniti, non vi sia stata di recente in Europa una
ripresa degli investimenti. Nel 2013 il livello degli investimenti era fermo al
19,3% del PIL, ovvero appena 2 punti percentuali al di sotto della media
storica, esclusi gli anni di forte crescita e repentino calo, un dato che si
traduce in un divario di investimenti tra i 230 miliardi e i 370 miliardi di
EUR rispetto alle tendenze di investimento di lungo termine nell’UE. Grafico 2. Recenti tendenze di investimento nell’UE (investimenti fissi lordi in
termini reali, UE-28, prezzi 2013, in miliardi di EUR) Al
tempo stesso si evidenziano importanti fabbisogni d’investimento rimasti
insoddisfatti. Nel caso di famiglie e imprese si tratta, per esempio, della
necessità e della volontà di accedere alle tecnologie di punta per garantirsi
una maggiore efficienza energetica e delle risorse. I sistemi di istruzione e
di innovazione europei sono meno equipaggiati e meno finanziati di quelli dei
principali concorrenti. I sistemi assistenziali vanno ammodernati per
rispondere alle sfide del rapido invecchiamento demografico. Nel settore
energetico bisogna aggiornare le reti con le ultime tecnologie, integrare le
fonti rinnovabili e diversificare le fonti di approvvigionamento. Nel settore
dei trasporti occorre modernizzare le infrastrutture, ridurre la congestione e
migliorare i collegamenti commerciali. In campo ambientale bisogna migliorare
gli impianti di raccolta e riciclaggio dei rifiuti e di trattamento delle
acque. Quanto alla banda larga, occorre potenziane la copertura e la velocità e
sono necessari ovunque in Europa centri dati più intelligenti. Dopo
tanti anni di crescita debole o inesistente soddisfare questo bisogno è quanto
mai pressante per scongiurare il rischio che il capitale produttivo europeo si
riduca e invecchi. In una tale ipotesi la competitività e le potenzialità di
crescita dell’Europa si contrarrebbero ulteriormente, compromettendone la
produttività e la capacità di creare posti di lavoro. Non
ci sono soluzioni uniche o semplici. La scarsa evoluzione degli investimenti
risale a diverse cause: mancanza di fiducia da parte degli investitori,
aspettative modeste della domanda, elevato indebitamento di famiglie, imprese e
autorità pubbliche. In molte regioni l’incertezza delle prospettive e le
preoccupazioni per il rischio di credito impediscono alle PMI di attirare
finanziamenti per progetti validi. Attualmente
il risparmio privato è a livelli elevati ed è disponibile un’ampia liquidità,
che tuttavia non raggiungono l’economia reale europea. È in risposta a questa
situazione che le autorità pubbliche a tutti i livelli sono chiamate a fare la
loro parte. Molto
può essere fatto a livello nazionale e regionale Le
autorità nazionali e regionali hanno un ruolo fondamentale nel promuovere le
necessarie riforme strutturali, nel dimostrare responsabilità di bilancio e nel
rilanciare gli investimenti a sostegno dell’occupazione e della crescita. Gli
Stati membri che godono di un margine di bilancio sono chiamati a investire di
più. Tutti gli Stati membri, e in particolare quelli con scarso margine di
bilancio, dovrebbero assicurare l’uso efficiente delle risorse, dando priorità
alla spesa mirata agli investimenti e alla crescita, investendo di più tramite
i fondi dell’UE a loro disposizione e creando un clima più favorevole per gli
investimenti del settore privato. I
nuovi strumenti che si renderanno disponibili offriranno nei prossimi mesi alle
autorità nazionali l’opportunità di utilizzare al meglio il bilancio UE
2014-2020. Per l’intero periodo 2014-2020 il bilancio dell’Unione ammonta a 960
miliardi di EUR, pari a 140 miliardi di EUR l’anno, equivalenti all’1% del PIL
dell’UE. Importanti programmi dell’UE, quali Orizzonte 2020 (innovazione e
ricerca), il Meccanismo per collegare l’Europa (infrastrutture) e il programma
COSME (per il finanziamento delle PMI), sono oramai pienamente operativi. Lo
stesso vale per i fondi strutturali e di investimento europei di nuova
generazione, che metteranno a disposizione 350 miliardi di EUR per nuovi
investimenti nel periodo 2014-2020 e che, se vi si aggiungono i cofinanziamenti
nazionali, consentiranno investimenti per circa 600 miliardi di EUR. I fondi,
la cui importanza varia in funzione dei paesi, possono svolgere ovunque un
ruolo realmente strategico in quanto rappresentano in media il 10% degli
investimenti pubblici totali dell’Unione. Un
piano di investimenti per l’Europa Il
piano di investimenti per l’Europa, che la Commissione presenta contestualmente
alla presente analisi, completerà e potenzierà le iniziative in corso. Il piano
mobiliterà, da qui alla fine del 2017, come minimo 315 miliardi di EUR di
investimenti pubblici e privati aggiuntivi. In un primo momento è prevista la
creazione di un nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici, grazie
allo sforzo comune delle istituzioni dell’Unione e della Banca europea per gli
investimenti (BEI). Ma il piano è destinato a moltiplicare il proprio impatto
oltre i 315 miliardi di EUR man mano che nuovi attori daranno il
proprio contributo volontario: gli Stati membri, le banche di promozione
nazionali, le autorità regionali e gli investitori privati sono tutti chiamati
a svolgere un ruolo centrale. È importante sottolineare che in sede di
valutazione delle finanze pubbliche nell’ambito del patto di stabilità e
crescita, la Commissione adotterà una posizione favorevole riguardo agli
apporti di capitale nel nuovo fondo. Queste
nuove risorse dovranno mirare principalmente alle infrastrutture, soprattutto per
le reti energiche e della banda larga, ma anche alle infrastrutture di
trasporto negli agglomerati industriali, all’istruzione, alla ricerca e all’innovazione,
alle energie rinnovabili e all’efficienza energetica. Si tratta di settori che
evidenziano chiari bisogni e in cui i progressi garantirebbero notevoli
benefici economici e sociali. Una
volta lanciato, il piano di investimenti perseguirà tre obiettivi: invertire le
recenti tendenze alla contrazione degli investimenti e dare ulteriore slancio
all’occupazione e alla ripresa economica dell’UE; compiere un passo decisivo
per soddisfare i bisogni a lungo termine dell’economia dell’UE, stimolandone la
competitività nei settori strategici; rafforzare la dimensione europea del
capitale umano e delle infrastrutture fisiche, mettendo l’accento in
particolare sulle interconnessioni vitali per il mercato unico. Il
piano di investimenti è stato concepito tenendo presente il limitato margine di
bilancio dei governi nazionali e in modo da non pesare sulle finanze pubbliche
degli Stati membri. La responsabilità di bilancio rientra in pieno nel processo
di ripristino della fiducia necessario perché l’Europa esca dalla crisi. Per
questo motivo il piano centralizza le soluzioni a livello di Unione,
avvalendosi di organi e procedure consolidati onde ottimizzare i tempi di
realizzazione, garantendo una rendicontabilità e un’esecuzione rigorose. Riquadro 2. Caratteristiche principali del piano di investimenti per l’Europa Il piano di investimenti per l’Europa si articola lungo tre filoni che si rafforzano a vicenda: § la mobilitazione, entro la fine del 2017, di almeno 315 miliardi di EUR in finanziamenti aggiuntivi destinati agli investimenti; § iniziative mirate in modo che gli investimenti soddisfino i bisogni dell’economia reale; § misure atte a migliorare il contesto degli investimenti e ad attrarre investimenti verso l’Europa. Mobilitare come minimo 315 miliardi di EUR di finanziamenti aggiuntivi per investimenti a livello di UE § Verrà istituito un nuovo fondo europeo per gli investimenti strategici (FEIS), in stretto partenariato con la BEI, per sostenere gli investimenti strategici di rilevanza europea e finanziare il rischio per le PMI e le imprese a media capitalizzazione in tutta Europa. § I fondi strutturali e di investimento europei verranno pienamente sfruttati. Questo vorrà dire non solo utilizzare in modo ottimale i fondi UE del periodo di programmazione 2007-2013 tuttora disponibili, ma anche potenziare l’effetto leva dei fondi UE 2014‑2020, raddoppiando globalmente la percentuale di strumenti finanziari innovativi e massimizzando il ricorso al cofinanziamento privato. Fare in modo che i finanziamenti arrivino all’economia reale § A livello dell’UE verrà creata una riserva trasparente di progetti maturi per gli investimenti, partendo dalla relazione che la task force formata dalla Commissione e dalla BEI presenterà a dicembre 2014 e con la collaborazione degli Stati membri. § Competenze e assistenza tecnica confluiranno in un “polo” di consulenza sugli investimenti destinato ai promotori di progetti, agi investitori e alle autorità di gestione. § La Commissione e la BEI, in collaborazione con le autorità nazionali e regionali, avvieranno contatti con investitori, promotori di progetti e interlocutori istituzionali per agevolare i principali progetti di investimento. Migliorare il contesto degli investimenti § Saranno adottate misure, a livello nazionale e europeo, volte a semplificare, chiarire e rende prevedibile il quadro normativo e a incentivare gli investimenti. § Sono inoltre previste misure intese a sviluppare nuove fonti alternative di finanziamento a lungo termine dell’economia e a progredire verso un’Unione dei mercati dei capitali. § Verranno adottate infine misure atte a completare il mercato unico in settori chiave, quali trasporti e economia digitale. 3. UN IMPEGNO RINNOVATO VERSO LE
RIFORME STRUTTURALI Rendere più competitiva l’economia europea e
garantire un quadro normativo adeguato agli investimenti a lungo termine è
essenziale per la crescita. Le riforme strutturali possono contribuire ad
attrarre gli investimenti produttivi privati, soprattutto nelle industrie di
rete e nella produzione intelligente, settori che presentano un elevato
fabbisogno di investimenti. A livello dell’Unione occorre in tal senso
approfondire ulteriormente il mercato unico, evitare leggi troppo onerose,
soprattutto per le piccole e medie imprese, migliorare l’accesso ai
finanziamenti e garantire investimenti di qualità in ricerca e innovazione. A
livello degli Stati membri questi sforzi vanno accompagnati da un’attuazione
ambiziosa delle riforme strutturali dei mercati dei beni e dei servizi e del
mercato del lavoro. RIMUOVERE I PRINCIPALI OSTACOLI A LIVELLO
DELL’UE È prioritario completare il mercato unico dei
beni e dei servizi. Il mercato unico europeo, con
oltre 500 milioni di consumatori, rimane il più potente motore della crescita
nell’ambito dell’Unione. Questo aspetto richiama tutta l’attenzione sull’ulteriore
integrazione di quei mercati dei beni e dei servizi che vantano grandi
potenzialità in termini di occupazione, crescita e innovazione, online e
non, e evidenzia la necessità di sfruttare le sinergie tra un mercato unico ben
funzionante e l’industria. I consumatori dovrebbero poter beneficiare di un
mercato unico integrato che offra le stesse possibilità dei mercati nazionali.
L’approfondimento del mercato unico offrirebbe vantaggi anche sulla scena
internazionale, rafforzando la posizione delle imprese europee nelle catene di
valore mondiali, attraendo investimenti e migliorando la posizione dell’Unione,
che sarebbe in grado di stringere legami più stretti con i nuovi centri di
crescita mondiale nel quadro di accordi commerciali con i principali partner
atti a migliorare la convergenza normativa. Il mercato unico digitale è essenziale per l’occupazione,
la crescita e l’innovazione. L’economia mondiale va
trasformandosi in un’economia digitale. Le tecnologie della comunicazione e
dell’informazione sono ben più di un settore: sono le basi stesse su cui si
fonda la moderna economia innovativa. Un mercato unico digitale connesso
genererebbe guadagni di efficienza fino a 260 miliardi di EUR l’anno[5]. La tecnologia digitale
offre nuove modalità per produrre beni e fornire servizi, dalle auto ai
prodotti chimici, dalla distribuzione al dettaglio all’energia, ridefinendo il
modo di lavorare e di imparare. La competitività e il percorso di crescita
futuri dell’Unione dipenderanno dalla sua posizione nell’economia digitale. I
servizi digitali sono non solo vitali per l’efficienza e la sicurezza delle
principali infrastrutture strategiche europee, quali energia e ferrovie, ma,
cosa ancor più importante, offrono enormi vantaggi sociali (accesso a beni,
servizi e informazioni, libertà di espressione, creatività, assistenza
sanitaria e servizi pubblici migliori). Eppure in Europa non esiste un mercato
unico digitale. Appena il 14% delle PMI vende online e solo il 12% dei
consumatori acquista oltre frontiera. L’impossibilità di accedere ai servizi
digitali in un altro Stato membro, dovuta a pratiche commerciali restrittive o ostacoli
giuridici, genera frustrazione nel consumatore. Le imprese potranno sfruttare a
pieno le potenzialità del digitale solo quando norme comuni europee di elevata
qualità, garantiranno la protezione dei dati e saranno in grado di ripristinare
la fiducia dei consumatori. Nei mercati dell’energia sono necessarie
ulteriori riforme strutturali per realizzare un’Unione dell’energia resiliente,
grazie a una politica climatica lungimirante, in linea
con gli obiettivi della strategia Europa 2020 e con il quadro per le politiche
dell’energia e del clima all’orizzonte 2030 approvato dal Consiglio europeo a
ottobre 2014, e per accrescere la sicurezza dell’approvvigionamento energetico
e completare il mercato interno dell’energia. In tal senso occorre migliorare l’architettura
del mercato energetico, potenziando gli attuali strumenti di mercato e
ammodernando e estendendo le infrastrutture energetiche. Questo favorirebbe la
libera circolazione dell’energia nell’Unione, l’eliminazione delle isole energetiche
e l’integrazione nella rete delle energie rinnovabili. La sfida principale
consisterà nel finanziamento degli investimenti necessari. Malgrado il notevole
sostegno offerto dai fondi strutturali e d’investimento dell’UE, occorrono
meccanismi finanziari innovativi che permettano di stimolare e moltiplicare gli
investimenti nella modernizzazione energetica e di favorire gli investimenti
delle famiglie nell’efficienza energetica. Un’azione ambiziosa dovrà garantire un quadro
normativa dell’Unione che sostenga l’occupazione, la crescita e gli
investimenti. La Commissione darà priorità al lavoro
iniziato a dicembre 2012 con il varo del programma di controllo dell’adeguatezza
e dell’efficacia della regolamentazione (REFIT), che passa in rassegna tutta la
normativa esistente. L’intento è snellire, semplificare e rendere meno costose la
normativa dell’UE a beneficio di cittadini e imprese. La Commissione rafforzerà
ulteriormente i propri strumenti regolamentari (valutazione d’impatto,
valutazione), in stretta collaborazione con le altre istituzioni europee, gli
Stati membri e le parti interessate. L’eliminazione degli ostacoli normativi
menzionati in precedenza dovrebbe andare di pari passo con l’entrata in
funzione del nuovo Fondo europeo per gli investimenti strategici istituito in
partenariato tra la Commissione e la BEI. RIFORME STRUTTURALI A LIVELLO DEGLI STATI MEMBRI La riforma e l’ammodernamento
delle economie europee sono in ultima istanza necessari per sostenere il
modello sociale europeo. È importante che ogni membro della società, e in
particolare le parti sociali, possa fare la propria parte sostenendo
proattivamente il cambiamento. Un’attuazione
ambiziosa delle riforme strutturali dei mercati dei beni e dei servizi e del
mercato del lavoro può contribuire ad accrescere la produttività, a
riconquistare competitività e a migliorare il contesto imprenditoriale, in modo
da promuovere gli investimenti. Questo può favorire un riequilibrio duraturo
del modello di crescita europeo e contribuire a ridurre l’impatto negativo della
necessaria riduzione dell’indebitamento del settore privato e contribuire a
prevenire squilibri macroeconomici dannosi. Inoltre, grazie ai loro effetti
sulla crescita, sulla produttività e sull’occupazione, le riforme strutturali possono
contribuire a migliorare la situazione sociale nel suo insieme, a ridurre la
povertà e a garantire la sostenibilità del debito pubblico e privato, purché
esistano i canali adeguati. Nonostante i
risultati raggiunti da alcuni Stati membri (soprattutto i più vulnerabili), un
ulteriore sforzo di riforma è richiesto da parte di tutti gli Stati membri. L’esperienza
recente ha dato ampia prova che un’azione ambiziosa apporta risultati evidenti
(si veda il riquadro 3). Riquadro 3. Esempi di riforme
strutturali efficienti negli Stati membri ·
In Spagna, nel dicembre 2013 il governo ha approvato una
legge che garantisce l’unità del mercato a favore della libertà di circolazione
e di stabilimento delle persone e della libera circolazione delle merci. La
legge è un esempio di razionalizzazione ambiziosa di sovrapposizioni normative
in Spagna e affronta la frammentazione del mercato interno e la crescente concorrenza
nei mercati dei prodotti. Le autorità spagnole stimano che nel tempo la riforma
si tradurrà in un aumento del PIL superiore all’1,5%. ·
Tra il 2011 e il 2013 il Portogallo ha
attuato diverse riforme del mercato del lavoro. Il paese ha allineato la tutela
dei lavoratori a contratto a tempo indeterminato e determinato. La normativa
sull’orario di lavoro è stata resa più flessibile e sono state prese misure a
favore di un migliore adeguamento dei salari alla produttività a livello di
azienda. Il Portogallo ha riformato i sussidi di disoccupazione e ne ha esteso
l’ammissibilità. Il paese ha sottoposto a riforma anche il pubblico impiego, ha
rivisto le attuali politiche attive del mercato del lavoro e ha introdotto
nuovi programmi, tra cui quelli rivolti ai giovani. Tra il 2013 e il 2014
il tasso di disoccupazione è diminuito di circa 2 punti percentuali. ·
La Polonia ha avviato un’ambiziosa riforma che agevola l’accesso alle professioni
regolamentate. Nel 2013 la prima
ondata di riforme ha liberalizzato l’accesso a 50 professioni, tra
cui quella di avvocato, notaio, agente immobiliare e tassista. Nell’aprile 2014
il parlamento polacco ha adottato decisioni che riguardano altre 91 professioni,
mentre per l’inizio del 2015 è in programma la deregolamentazione di
ulteriori 101 professioni. ·
Nel 2013 l’Italia ha attuato una serie di
misure volte ad aumentare la concorrenza e la trasparenza nei mercati del gas e
dell’energia elettrica. I
provvedimenti adottati dal governo italiano hanno contribuito a risolvere l’annoso
problema dei prezzi elevati dell’energia nel paese e, stando alle stime del
regolatore dell’energia, hanno favorito la riduzione dei prezzi fatturati agli
utenti finali. Per il 2015 la Commissione raccomanda di
concentrarsi su una serie di riforme fondamentali. Gli ambiti individuati
interessano tutti gli Stati membri, sebbene le misure specifiche da adottare
varieranno da paese a paese. Nella zona euro sarà necessario dedicarsi con
particolare attenzione a un migliore coordinamento di alcune di queste riforme
per ottimizzare le sinergie ed evitare effetti di ricaduta negativi. La riforma
riguarderà i seguenti ambiti: 1.
Miglioramento delle dinamiche nei mercati del lavoro e diminuzione dell’elevato
tasso di disoccupazione. I paesi
più competitivi e resilienti sono quelli in cui le imprese e gli imprenditori
credono e investono nello sviluppo continuo delle capacità e incoraggiano l’innovazione,
e in cui è facile cambiare posto di lavoro, settore e/o regione. Le norme sulla tutela del lavoro e le
istituzioni preposte dovrebbero creare i presupposti per incentivare le
assunzioni, garantendo livelli di protezione al passo con i tempi a coloro che
hanno già un posto di lavoro e a chi lo sta cercando. Gli Stati membri devono
attivarsi maggiormente per rimuovere gli ostacoli alla creazione di posti di
lavoro, coinvolgendo le parti sociali e, laddove necessario, riformando i
sistemi di risoluzione delle controversie in ambito lavorativo. È opportuno potenziare
le riforme che mirano a ridurre le imposte sul lavoro per creare nuovamente
posti di lavoro. La riduzione della segmentazione del mercato del lavoro
contribuirebbe a rimuovere gli ostacoli all’occupazione per chi attualmente è
senza lavoro, è sottoccupato o è occupato su base temporanea, agevolando la
mobilità verticale nel lavoro. L’UE ha bisogno di manodopera qualificata in
settori in crescita, come l’economia digitale, i settori “verdi” e la sanità. L’istruzione
svolge un ruolo fondamentale nel garantire che le competenze siano in grado di
allinearsi ai segnali del mercato del lavoro. Per poter trasmettere ai giovani
le necessarie competenze dovrebbero essere migliorati sia la formazione
professionale, sia i sistemi di istruzione duale. L’apprendimento permanente
dovrebbe essere riconosciuto come priorità centrale grazie alla mobilitazione
di soggetti pubblici e privati e dovrebbe garantire un accesso più ampio a
persone di tutte le età e a chi ne ha più bisogno. È inoltre necessario
svolgere una migliore valutazione delle competenze richieste a livello
regionale e settoriale. La situazione dei giovani e dei disoccupati a
lungo termine richiede un intervento risoluto. I regimi dei
sussidi dovrebbero combinare un congruo elemento sostitutivo del reddito con
servizi di attivazione e sostegno, rispondendo alle esigenze individuali e
garantendo l’erogazione tramite sportelli unici. I disincentivi fiscali alla
ricerca di lavoro devono essere rimossi. La Garanzia per i giovani costituisce
un’iniziativa ambiziosa che abbina diversi strumenti per contrastare
efficacemente la disoccupazione giovanile. Tuttavia i fondi disponibili,
comprensivi dei 6,4 miliardi di EUR dell’Iniziativa a favore dell’occupazione
giovanile, dovrebbero essere impiegati in maniera più rapida ed efficiente
dagli Stati membri e integrati da risorse nazionali. Solamente tre dei
programmi operativi interessati, con una dotazione di 1,6 miliardi di EUR, sono
stati adottati. I paesi interessati sono Francia, Italia e Lituania, che hanno
così potuto beneficiare di pagamenti prefinanziamento. Per poter adottare la
maggior parte dei programmi operativi entro fine anno, gli Stati membri devono
dare seguito alle osservazioni della Commissione il più rapidamente possibile. In media nell’UE si contano attualmente circa 2
milioni di posti di lavoro vacanti. È pur vero che esistono limiti geografici
alla mobilità, ma sembra che i lavoratori non colgano comunque appieno le
opportunità offerte dalla libera circolazione. Per superare gli ostacoli sarà
necessario estendere la portata della trasferibilità dei diritti previdenziali
all’interno dell’UE e aiutare i lavoratori a compiere scelte informate in tema
di mobilità, ad esempio tramite la rete EURES. Al contempo è necessario
intervenire per contrastare gli abusi delle norme vigenti e prevenire la fuga costante
di cervelli da determinate regioni. A tal fine sarà essenziale la cooperazione
rafforzata nell’UE per lo scambio di informazioni e buone pratiche. Un livello elevato di occupazione richiede un
andamento dei salari reali correlato all’andamento della produttività, anche a
livello di settore e di impresa. Alcuni Stati membri devono ancora completare
il percorso di correzione delle tendenze pre-crisi, con salari superiori agli
incrementi di produttività. Il ruolo svolto dalle parti sociali è cruciale. Gli
accordi collettivi dovrebbero creare un determinato margine di flessibilità per
dare spazio ad aumenti differenziati dei salari a livello intersettoriale e
intrasettoriale, in funzione di specifici sviluppi della produttività. 2. Riforme delle pensioni. All’interno dell’UE è necessario garantire la sostenibilità e l’adeguatezza
dei sistemi pensionistici. Negli ultimi anni la maggior parte degli Stati
membri ha riformato il proprio sistema pensionistico pubblico per rafforzarne
le basi in previsione dell’invecchiamento demografico in Europa. Tuttavia, come
osservato dalle raccomandazioni specifiche per paese del 2014, in molti casi
sono necessarie ulteriori riforme per migliorare l’efficienza e la
sostenibilità finanziaria dei sistemi pensionistici. Al contempo è necessario
preservare l’adeguatezza di tali sistemi al fine di garantire un livello di
reddito accettabile dopo il pensionamento. Vista la tendenza verso una maggiore
longevità, molti paesi devono adottare un approccio più dinamico all’età
pensionabile, che stabilisca anche un nesso più sistematico tra l’età
pensionabile legale e la speranza di vita per garantire il giusto equilibrio
tra anni di lavoro e anni di pensionamento. 3. Modernizzazione dei sistemi di
protezione sociale. I meccanismi di protezione sociale
dovrebbero essere efficienti e adeguati in tutte le fasi della vita. È
necessario elaborare politiche sociali semplificate e più mirate, integrate da
un’assistenza all’infanzia e da un’istruzione di qualità e a prezzi
sostenibili, dalla prevenzione dell’abbandono scolastico, dalla formazione e
dall’orientamento professionale, dall’assistenza abitativa e da un sistema
sanitario accessibile. I sistemi sanitari devono essere sottoposti a riforme
per essere in grado di fornire assistenza sanitaria di qualità appoggiandosi a
strutture efficienti e puntando anche sulla sanità elettronica (eHealth). 4. Miglioramento
della flessibilità dei mercati dei prodotti e dei servizi. La modernizzazione del funzionamento delle industrie di rete, il
miglioramento delle capacità delle infrastrutture e l’ulteriore apertura dei
settori dei servizi rimangono sfide aperte per la maggior parte degli Stati
membri, come si evince dalle raccomandazioni specifiche per paese del 2014, che
pongono l’accento su misure volte a migliorare il funzionamento delle industrie
di rete nazionali e a migliorare la concorrenza nei settori dei prodotti e dei
servizi, in particolare per quanto riguarda le professioni regolamentate. La
corretta applicazione della normativa sui consumatori può anche aumentare la
fiducia e creare domanda all’interno del mercato unico. La normativa dell’UE
fornisce un quadro per la modernizzazione a livello nazionale e per migliorare
l’attrattiva e la competitività l’Europa nel suo insieme. In seguito all’entrata
in vigore della direttiva Servizi nel 2006, gli Stati membri hanno varato
numerose riforme nel settore dei servizi, ma di recente i progressi sono
diventati più disomogenei. La piena attuazione della direttiva Servizi
migliorerebbe sostanzialmente il funzionamento del mercato unico per i servizi
e, a lungo termine, potrebbe tradursi in un guadagno economico pari fino all’1,6%
del PIL dell’UE, che si sommerebbe allo 0,8% del PIL dell’UE conseguibile con l’attuale
livello di attuazione[6].
La generale persistenza di numerose eccezioni ai principi generali stabiliti
nella direttiva e la lentezza dei processi di riforma in alcuni Stati membri
ostacolano ancora la piena applicazione della direttiva e non consentono
pertanto di sfruttarne al meglio il potenziale. Per migliorare le riforme
nazionali gli Stati membri dovrebbero mirare soprattutto a rimuovere i seguenti
ostacoli: i) condizioni di autorizzazione sproporzionate e ingiustificate in
alcuni Stati membri, in particolare per quanto riguarda la forma giuridica e i
requisiti in materia di partecipazioni; ii) mancanza di chiarezza nella
normativa nazionale sulle norme applicabile alle imprese che prestano servizi a
livello transfrontaliero; iii) mancanza di riconoscimento reciproco; iv)
procedure amministrative gravose, con margini di miglioramento degli sportelli
unici; iv) progressi disomogenei nella valutazione reciproca in corso delle
regolamentazioni professionali e delle riforme delle professioni regolamentate;
v) ostacoli residui alla libera circolazione delle merci. La Commissione
continuerà a collaborare strettamente con gli Stati membri per superare questi
ostacoli.[7]
5. Miglioramento delle condizioni quadro
per gli investimenti delle imprese. Gli sforzi volti a
rafforzare il contesto imprenditoriale per renderlo più favorevole agli
investimenti sono fondamentali per attirare investimenti privati, soprattutto
in Stati membri con un margine di bilancio limitato per gli investimenti
pubblici. I partenariati pubblico-privato e la governance delle imprese
pubbliche dovranno essere strutturati in maniera tale da accrescere l’efficienza
della spesa pubblica e degli investimenti privati. Gli appalti pubblici
dovrebbero essere ulteriormente aperti, in particolare ricorrendo alla
normativa dell’UE. Ciò richiede anche un rafforzamento delle capacità
amministrative di pianificazione e attuazione delle autorità appaltanti, in particolare
optando per gli appalti elettronici. In molti casi sono necessarie anche una
maggiore efficienza delle procedure e maggiore trasparenza. Anche il buon
funzionamento del quadro giuridico in materia di insolvenza è essenziale per
una riallocazione efficiente delle risorse. 6.
Miglioramento della qualità degli investimenti nella ricerca e nell’innovazione
(R&I). Gli investimenti in R&I a livello
nazionale e regionale svolgono un ruolo cruciale nel rilanciare la crescita
sostenibile. Gli Stati membri dovrebbero continuare a dare la priorità agli
investimenti pubblici nella ricerca e nell’innovazione, garantendone l’efficienza
e l’effetto leva rispetto agli investimenti privati. Gli Stati membri
dovrebbero puntare sulla qualità degli organismi di R&I, sullo sviluppo
delle loro strategie e dei loro processi decisionali e sui programmi. Al
contempo essi sono tenuti a tenere alto il ritmo delle riforme per garantire un
contesto favorevole agli investimenti, una condizione imprescindibile per gli
investimenti delle imprese in R&I e per le PMI innovative in rapida
crescita. 7.
Miglioramento dell’efficienza nella pubblica amministrazione. Le pubbliche amministrazioni nell’UE hanno tuttora il difficile compito
di “fare di più con meno risorse”, ossia di soddisfare le esigenze pubbliche in
tempi di bilanci più magri, migliorare il contesto imprenditoriale alleggerendo
l’onere amministrativo e regolamentare che grava su imprese e cittadini e
adeguarsi alle esigenze dell’economia digitale. Tutto ciò costituisce ancora
una sfida aperta per la grande maggioranza degli Stati membri. Alcuni di essi
hanno avviato riforme istituzionali o territoriali, con il duplice obiettivo di
conseguire risparmi razionalizzando il proprio assetto organizzativo e
garantendo un regolare processo decisionale e di attuazione delle riforme
rendendo più chiare le competenze dei vari livelli istituzionali o governativi.
Inoltre,
sulla falsariga del programma di controllo dell’adeguatezza
e dell’efficacia della regolamentazione (REFIT) svolto a livello di UE, la
maggior parte degli Stati membri deve focalizzare i propri sforzi sulla
semplificazione e su una maggiore digitalizzazione della pubblica
amministrazione. L’eliminazione delle barriere burocratiche e regolamentari
dovrebbe condurre a una normativa di maggiore qualità, semplicità e
accessibilità e spianare la strada a un contesto più favorevole alle imprese e
ai cittadini, favorendo così ulteriori investimenti. In quest’ottica è
importante anche migliorare l’efficienza e garantire l’equità e l’indipendenza dei
sistemi giudiziari. Vi è una palese necessità di affrontare aspetti come la
durata dei procedimenti, il numero di cause pendenti, il ricorso insufficiente
alle TIC, la promozione di meccanismi alternativi di risoluzione delle controversie
e l’indipendenza dei sistemi giudiziari. 4. PERSEGUIRE LA RESPONSABILITÀ DI BILANCIO Visto il forte aumento dei livelli del
disavanzo e del debito in tutta l’UE raggiunti nel corso della crisi
finanziaria, per ripristinare la fiducia nella sostenibilità delle finanze
pubbliche degli Stati membri e spezzare il circolo vizioso tra la crescita del
debito sovrano e l’instabilità finanziaria si è reso necessario un consistente
risanamento di bilancio. Grazie agli aggiustamenti significativi attuati negli
ultimi anni è stato possibile ridurre i disavanzi e stabilizzare i livelli del
debito nell’UE. La notevole diminuzione del numero dei
paesi soggetti a procedura per i disavanzi eccessivi, passati da 24 nel 2011 a
11 nel 2014, rispecchia il successo delle misure di bilancio. In base alle
stime più recenti l’orientamento di bilancio nell’UE dovrebbe rimanere neutro
nei prossimi anni, pertanto la politica di bilancio non graverà sull’andamento
della crescita. Tuttavia il debito
pubblico ancora molto elevato associato a un indebitamento esterno consistente
rende le economie più esposte a shock negativi e può frenare la crescita. Questi squilibri rischiano di compromettere anche il regolare
funzionamento dell’intera zona euro. La crescita del debito pubblico dovrà
ancora essere invertita nei prossimi anni, come previsto dagli obblighi
stabiliti nel patto di stabilità e crescita. Questo obiettivo potrà essere
raggiunto combinando politiche di bilancio responsabili e crescita economica.
In primo luogo, il ritmo dell’aggiustamento di bilancio dovrebbe essere
differenziato in funzione delle sfide di bilancio dei diversi Stati membri. I
paesi che devono affrontare sfide di sostenibilità dovrebbero continuare sul
percorso di risanamento, mentre gli Stati membri che dispongono di un margine
di bilancio dovrebbero usarlo per sostenere la crescita. Gli Stati membri
dovrebbero inoltre sfruttare appieno i quadri nazionali di bilancio
recentemente rafforzati per stabilire e mantenere la giusta traiettoria di
bilancio. In secondo luogo, la composizione delle strategie di bilancio deve
essere impostata in modo da essere favorevole alla crescita. In diversi paesi,
a patto che non ci si discosti dagli obblighi di risanamento, porre l’enfasi su
restrizioni alla spesa, eventualmente in combinazione con tagli alle imposte
dall’effetto più distorsivo, può contribuire ad sostenere crescita e
investimenti. Riquadro 4. Un risanamento di bilancio favorevole alla crescita Le modalità con cui gli Stati membri hanno affrontato il risanamento di bilancio non sono state molto favorevoli alla crescita. I governi hanno fatto eccessivamente leva sugli aumenti delle imposte, soluzione non ottimale nella maggior parte degli Stati membri in cui la pressione fiscale è già elevata. Sul fronte della spesa dei bilanci nazionali, gli investimenti pubblici sono stati la principale voce soggetta a tagli, nonostante il loro potenziale di sostegno alla crescita. Al tempo stesso in alcuni Stati membri sia l’entità del necessario aggiustamento di bilancio, sia le dinamiche della crisi finanziaria hanno richiesto il ricorso a soluzioni rapide. Ora che la crisi finanziaria si sta attenuando e il ritmo del risanamento è meno affannoso, la composizione delle misure di bilancio ha iniziato a migliorare. Questa dinamica è già stata osservata nel 2014 e si rispecchia anche nei progetti di bilancio per il 2015. Il calo della spesa per investimento è stato arrestato, mentre la composizione delle entrate è diventata più favorevole alla crescita. In particolare, tra i progetti di bilancio per il 2015 figurano alcune misure fiscali positive di riduzione della pressione fiscale sul lavoro, anche se gli obiettivi a cui ambiscono non sono all’altezza delle sfide. Sul versante delle entrate è importante
garantire un sistema fiscale efficiente e che favorisca la crescita. L’occupazione
e la crescita possono essere stimolate trasferendo l’onere fiscale dal lavoro
verso altre forme di imposte meno penalizzanti per la crescita, come le imposte
ricorrenti sugli immobili, le imposte ambientali e le imposte sui consumi,
tenendo conto del potenziale effetto distributivo di tale trasferimento. L’elevata
pressione fiscale sul lavoro è un problema di lunga data in Europa, con
differenze del 40% tra gli Stati membri nel costo del lavoro in termini di
retribuzione media e netta. L’ampliamento della base imponibile, la
semplificazione e la maggiore trasparenza possono altresì contribuire a
migliorare l’efficienza del sistema fiscale e migliorare l’adempimento degli
obblighi fiscali nonché la lotta contro la pianificazione fiscale aggressiva. Sul lato della spesa, sarebbe opportuno
puntare sugli investimenti pubblici produttivi e sulle voci favorevoli alla
crescita della spesa corrente; decisioni rapide in merito al piano di
investimenti per l’Europa proposto dalla Commissione contribuiranno a sostenere
tali priorità. I regimi di previdenza sociale dovrebbero svolgere il loro ruolo
nella lotta contro la povertà e nel promuovere l’inclusione sociale. L’efficacia
degli attuali programmi di spesa nel raggiungere gli obiettivi posti dovrebbe
essere rafforzata con l’adozione di riforme e di altre misure, come le
revisioni della spesa. In almeno otto Stati membri è in corso o è stata
recentemente adottata una qualche forma di revisione della spesa: Regno Unito,
Paesi Bassi, Francia, Italia, Irlanda, Danimarca, Spagna e Svezia. Il sistema generale
di governance dovrebbe consentire una più ampia condivisione dei
risultati e dell’esperienza acquisita grazie a tali revisioni. Il patto di stabilità e crescita offre
il quadro appropriato per realizzare la crescita a lungo termine nel contesto
di finanze pubbliche sostenibili, prevedendo anche una determinata flessibilità
ove necessario. Il patto pone l’accento sugli sviluppi di
bilancio in termini strutturali, non limitandosi al solo disavanzo nominale.
Ciò consente di fare astrazione dagli sviluppi che sono al di fuori del
controllo del governo, siano essi negativi (ad esempio shock asimmetrici) o
positivi (ad esempio entrate straordinarie), e di delineare un quadro più
chiaro della posizione di bilancio sottostante. Ogni Stato membro è valutato
individualmente, tenendo conto della particolare situazione economica e delle
sfide poste a livello nazionale dall’invecchiamento demografico, anche nelle
politiche in materia di salute e pensioni, e del livello di debito pubblico. 5. RAZIONALIZZARE
IL SISTEMA DI GOVERNANCE PER UNA MAGGIORE EFFICACIA E TITOLARITÀ La presente analisi annuale della crescita segna
l’inizio del ciclo annuale di governance economica noto come “semestre
europeo”. Esso combina la vigilanza delle politiche di bilancio,
macroeconomiche e strutturali a livello dell’UE prima dell’elaborazione dei
bilanci nazionali e della loro adozione per l’anno successivo. Dal 2011 il
semestre europeo ha consentito di avviare e orientare importanti riforme di
bilancio e strutturali degli Stati membri. Insieme alla presente analisi
annuale della crescita, la Commissione ha sottoposto a riesame la normativa
del “six pack” e del “two pack”, che
ha rafforzato la governance economica dell’UE[8]. Il semestre europeo è diventato uno strumento
importante per realizzare riforme a livello nazionale e a livello di UE, nell’ambito
del quale l’Unione e gli Stati membri coordinano le politiche economiche e gli
sforzi intesi a promuovere l’occupazione, la crescita e gli investimenti.
Tuttavia dal monitoraggio della Commissione[9]
è emersa una titolarità ancora insufficiente che si traduce in un livello
insoddisfacente dell’attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese, in
particolare in materia di riforme strutturali. Alla luce delle sfide economiche
che l’Europa è chiamata ad affrontare, la Commissione ritiene che sia il
momento giusto per razionalizzare e consolidare il semestre europeo per aumentarne l’efficacia rendendolo più mirato
e chiaro e conferendogli un ruolo politico più importante per il futuro, in
linea con l’approccio integrato presentato nella presente analisi annuale della
crescita. La riforma del semestre
europeo dovrebbe essere finalizzata ad aumentare l’efficacia del coordinamento
delle politiche economiche a livello di UE attraverso una maggiore
rendicontabilità e titolarità da parte di tutti i soggetti coinvolti (si veda l’allegato). L’obiettivo della razionalizzazione del semestre
europeo è una maggiore titolarità politica, rendicontabilità e accettazione del
processo volta a rafforzarne la credibilità, aumentarne la comparabilità tra
Stati membri e a contribuire a migliorare l’attuazione delle raccomandazioni
specifiche per paese. Il dibattito sul semestre europeo è importante
anche nell’ottica del riesame intermedio della strategia Europa 2020, che sarà presentato in tempo
utile per poter essere discusso al Consiglio europeo di primavera 2015. In seguito alla comunicazione che fa un bilancio sull’attuazione della
strategia Europa 2020, pubblicata lo scorso marzo[10] e sulla base dell’esito
della consultazione pubblica, della sintesi delle discussioni in sede di
Consiglio e dei contributi ricevuti dalle parti interessate, la Commissione sta
lavorando al riesame intermedio della strategia Europa 2020 e presenterà le sue
proposte all’inizio del 2015. Per garantire il
successo dell’Unione nel rispondere alle sfide sul fronte dell’occupazione e
della crescita, sono necessari un ampio consenso sull’orientamento politico
corretto e un sostegno deciso agli sforzi di riforma da parte dei soggetti
interessati. Ciò significa che i parlamenti nazionali, le parti sociali e la
società civile devono essere maggiormente coinvolti nell’attuazione delle
politiche decise a livello nazionale e dell’UE. Al fine di associare maggiormente
i parlamenti nazionali al processo del semestre europeo, ogni anno questi
ultimi si riuniscono con il Parlamento europeo nel corso della settimana
parlamentare per dibattere sul semestre, con la partecipazione della
Commissione. C’è anche una
chiara necessità di monitorare i progressi sociali e l’impatto delle riforme
nel tempo. Sono già iniziati i lavori per rafforzare la dimensione sociale dell’Unione
economica e monetaria. In particolare, nella procedura per gli squilibri
macroeconomici stanno per essere integrati indicatori occupazionali e sociali,
che dovrebbero essere utilizzati a pieno per giungere a una migliore
comprensione del mercato del lavoro e degli sviluppi e rischi sociali. La
Commissione garantirà inoltre che le parti sociali europee siano maggiormente
coinvolte nel processo del semestre europeo. Le prime idee saranno vagliate e attuate in occasione del semestre
europeo 2015, mentre altre proposte saranno messe a punto nei mesi successivi,
nel quadro dei lavori sull’approfondimento della governance economica,
coordinati dal presidente della Commissione, in collaborazione con i presidenti
del Consiglio europeo, della Banca centrale europea e dell’Eurogruppo[11]. 6. CONCLUSIONE La politica economica dell’UE ha un bisogno urgente di segnare un nuovo
inizio. Nella sua analisi annuale della crescita per il 2015 la Commissione
propone che l’UE miri a un approccio integrato in materia di politica economica
che poggia su tre pilastri principali, che dovranno necessariamente essere
interconnessi: rilancio degli investimenti, accelerazione delle riforme
strutturali e perseguimento di un risanamento di bilancio favorevole alla
crescita e responsabile. Gli Stati membri
dovrebbero innanzitutto appoggiare il piano di investimenti da 315 miliardi di
euro proposto nel quadro della presente analisi annuale della crescita e
dovrebbero impegnarsi ad approvare le modifiche normative necessarie per
istituire il nuovo fondo proposto entro fine giugno 2015. Gli Stati membri
dovrebbero inoltre impegnarsi a raggiungere almeno l’obiettivo di raddoppiare
complessivamente l’uso degli strumenti finanziari innovativi utilizzati per
attuare progetti nel quadro dei fondi strutturali e di investimento europei nei
prossimi tre anni; L’approccio
integrato proposto dovrebbe essere attuato a livello nazionale in funzione
della situazione di ogni Stato membro, affrontando le rigidità del mercato del
lavoro per contrastare gli elevati livelli di disoccupazione, proseguendo le
riforme delle pensioni, modernizzando i sistemi di protezione sociale, rendendo
più flessibili i mercati dei prodotti e dei servizi, migliorando le condizioni
quadro per gli investimenti delle imprese, aumentando la qualità degli
investimenti nella ricerca, nell’innovazione, nell’istruzione e nella
formazione e rendendo più efficiente la pubblica amministrazione. Le parti
sociali sono invitate a contribuire attivamente alla realizzazione dei
programmi di riforma nazionali. Per aumentare la
titolarità e la rendicontabilità a livello nazionale è necessario un maggiore
coinvolgimento dei parlamenti nazionali, delle parti sociali e delle parti
interessate nel semestre europeo. La razionalizzazione del semestre europeo 2015
costituirà un primo passo in questa direzione. L’approccio
integrato proposto richiede la leadership politica degli Stati membri, del
Parlamento europeo e del Consiglio europeo. La Commissione collaborerà con
tutti i soggetti interessati per fare sì che l’Europa possa ritrovare la strada
verso una ripresa economica sostenibile. ALLEGATO Razionalizzare
e rafforzare il semestre europeo Il “semestre europeo” è il ciclo annuale di
coordinamento delle politiche economiche e di bilancio nel cui ambito vengono
forniti orientamenti agli Stati membri prima che adottino le decisioni sulle
politiche a livello nazionale. Gli orientamenti vengono forniti nell’ambito del
patto di stabilità e crescita e della procedura per gli squilibri
macroeconomici. Il semestre europeo serve anche ad attuare la strategia Europa
2020. Il semestre europeo inizia ogni anno con la
pubblicazione da parte della Commissione dell’analisi annuale della crescita. L’analisi
definisce le priorità economiche generali per l’UE, viene discussa presso le
altre istituzioni e alimenta il dibattito che precede il Consiglio europeo di
primavera. Ogni anno, a primavera, gli Stati membri presentano i programmi
nazionali. Successivamente la Commissione propone raccomandazioni per le
politiche specifiche per paese ai singoli Stati membri in base alla sua
valutazione delle situazioni economiche e dei programmi di riforma nazionali.
Sono contemplate tutte le politiche rilevanti: riforme macroeconomiche,
strutturali e di bilancio. Le raccomandazioni sono discusse in sede di
Consiglio e approvate dal Consiglio europeo di giugno, per poi essere adottate
definitivamente dal Consiglio. Gli Stati membri sono tenuti ad integrarle nei
rispettivi programmi politici e di bilancio per l’anno seguente e ad attuarle
nei 12 mesi successivi. Il semestre europeo ha rafforzato il
coordinamento delle politiche economiche a livello di UE. Tuttavia, l’attuazione
limitata o, a volte, la mancata attuazione delle principali raccomandazioni
specifiche per paese ne ha messo in questione l’efficacia. La razionalizzazione
e il rafforzamento del semestre europeo dovrebbero far leva sui punti di forza
del processo e ovviare alle sue carenze, semplificando le diverse fasi e i
relativi risultati, migliorando la collaborazione e il dialogo con gli Stati
membri, limitando gli obblighi di comunicazione, accentuando la natura
multilaterale del processo e aumentando il coinvolgimento a tutti i livelli. Semplificare i documenti prodotti dalla
Commissione e facilitare la formulazione di osservazioni sulla sua analisi. La presentazione congiunta in autunno dell’analisi annuale della
crescita e della relazione sul meccanismo di allerta costituisce una prassi
efficace, perché i due documenti si completano a vicenda e definiscono l’approccio
complessivo dell’UE per l’anno a venire. Ora come ora, tuttavia, i due
principali documenti specifici per ciascun paese, cioè il documento dei servizi
della Commissione che accompagna le raccomandazioni specifiche per paese e l’esame
approfondito che fa seguito alla relazione sul meccanismo di allerta, sono elaborati
in una fase successiva del processo e presentati in primavera, in due momenti
diversi. Una valutazione economica unica e globale per ciascuno Stato membro,
che costituisca la base delle raccomandazioni specifiche per paese,
migliorerebbe la coerenza del processo e ridurrebbe gli oneri amministrativi.
Una pubblicazione anticipata di questi documenti, ad esempio a marzo,
consentirebbe una maggiore trasparenza e l’eventuale presentazione di
osservazioni sull’analisi della Commissione. Semplificare gli obblighi di comunicazione
degli Stati membri: gli obblighi di rendicontazione
imposti agli Stati membri dovrebbero essere proporzionati e avere un chiaro
valore aggiunto. Le informazioni ricavate dai documenti e dalle missioni in
loco dovrebbero essere efficacemente condivise e riutilizzate, mentre il lavoro
a livello europeo consisterebbe principalmente nell’analizzarle e nell’aggiornarle.
I programmi nazionali di riforma possono svolgere un ruolo importante in
termini di comunicazione e titolarità a livello nazionale se vengono
riorientati per contribuire in modo più mirato, e a uno stadio più precoce, all’analisi
della Commissione e se i parlamenti nazionali e le parti sociali vengono
coinvolti nella loro elaborazione. Accentuare la natura multilaterale del
processo: la titolarità del semestre europeo da parte
degli Stati membri è ancora troppo scarsa, non solo a livello nazionale, ma
anche a livello europeo.. Questo limita la qualità della discussione e della
successiva attuazione delle raccomandazioni specifiche per paese. Il tasso di
attuazione è nettamente più elevato nei settori in cui gli strumenti di
sorveglianza sono più efficaci, come le finanze pubbliche e i quadri di
bilancio. La razionalizzazione del processo dovrebbe dare più tempo per esaminare
e discutere gli orientamenti dell’UE, a maggior ragione se si anticipasse la
presentazione dell’analisi della Commissione sui singoli paesi. Assieme alla
Presidenza del Consiglio dovrebbe inoltre essere possibile aumentare i
controlli incrociati dei risultati e delle strategie durante l’intero anno. Una
migliore comparabilità delle azioni strategiche e dei risultati degli Stati
membri favorirebbe inoltre una maggiore pressione tra pari e darebbe un
ulteriore contributo ai dibattiti tematici multilaterali. Lo scambio di
opinioni sul monitoraggio, da parte della Commissione, dell’attuazione delle
riforme è particolarmente importante nel contesto della preparazione delle
discussioni sulle proposte di raccomandazione in seno al Consiglio e in vista
del dibattito in occasione del Consiglio europeo di giugno. Aprire il processo e coinvolgere maggiormente
altri soggetti: la legittimità democratica del
processo del semestre europeo è stata a volte contestata. Negli ultimi anni la
Commissione ha instaurato progressivamente un dialogo più approfondito e
permanente con gli Stati membri attraverso riunioni bilaterali, discussioni più
mirate nei comitati del Consiglio e missioni tecniche di più ampia portata. Si
è migliorato anche il coinvolgimento dei parlamenti nazionali. Il Parlamento
europeo è stato strettamente associato al processo attraverso il dialogo
economico introdotto dalla normativa del “six-pack”, che prevede discussioni
tra il Parlamento europeo, da una parte, e gli Stati membri, il Consiglio, la
Commissione, il Consiglio europeo e l’Eurogruppo, dall’altra. Inoltre, il
Parlamento tiene dibattiti politici importanti nelle fasi cruciali del semestre
europeo. La conoscenza del semestre europeo da parte dei parlamenti nazionali è
aumentata col passare degli anni grazie all’attuazione della normativa del “two-pack”
e a un coinvolgimento più diretto della Commissione sotto forma di
presentazioni e dibattiti. Nonostante questi sviluppi positivi, vi è ancora
margine per ampliare il dialogo, non solo con i parlamenti, ma anche con le
parti sociali. In futuro, ad esempio, la Commissione potrebbe dialogare con il
Parlamento europeo e le parti sociali a livello europeo prima che sia
presentata l’analisi annuale della crescita e proseguire il dibattito dopo la
sua adozione. In base alle sue analisi specifiche per paese, la Commissione
potrebbe inoltre discutere con il Parlamento europeo su eventuali aspetti
orizzontali e, ove opportuno, consultare le parti sociali su questioni di
attualità specifiche per ciascun paese. [1] Si vedano gli Orientamenti politici per la nuova
Commissione del 15 luglio 2014: http://ec.europa.eu/about/juncker-commission/docs/pg_it.pdf [2] Previsioni
di autunno 2014 della Commissione, pubblicate in inglese il 4 novembre 2014 http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/european_economy/2014/pdf/ee7_en.pdf
[3] Come annunciato negli Orientamenti politici per la nuova
Commissione del 15 luglio 2014. [4] Segnatamente Italia (-25%), Portogallo (-36%), Spagna (-38%),
Irlanda (-39%) e Grecia (- 64%).
[5] “Mappatura del costo della non-Europa 2014 -19”, studio
pubblicato dal Parlamento europeo a luglio 2014. [6] J.
Monteagudo, A. Rutkowski, D. Lorenzani, The economic impact of the Services
Directive: A first assessment following implementation, Economic Papers 456,
giugno 2012, http://ec.europa.eu/economy_finance/publications/economic_paper/2012/pdf/ecp_456_en.pdf. [7] COM(2012) 261 dell’8 giugno 2012. [8] COM(2014) 905 del 28 novembre 2014. [9] Le valutazioni della Commissione sono presentate nei
documenti di lavoro che accompagnano le raccomandazioni specifiche per paese: http://ec.europa.eu/europe2020/making-it-happen/country-specific-recommendations/index_it.htm. [10] COM(2014)
130 final, “Bilancio della strategia Europa 2020 per una crescita intelligente,
sostenibile e inclusiva”, http://ec.europa.eu/europe2020/pdf/europe2020stocktaking_it.pdf. [11] Come concordato al vertice sulla zona euro del 24 ottobre 2014.