RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO concernente l’osservanza, da parte della Colombia, dei criteri pertinenti per la negoziazione di un accordo di esenzione dal visto tra l’Unione europea la Colombia /* COM/2014/0665 final */
1. INTRODUZIONE
E CONTESTO
Il regolamento
n. 509/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio[1] (nel
prosieguo il “regolamento modificativo”) ha modificato il regolamento n.
539/2001 del Consiglio[2]
e, in particolare, i suoi allegati contenenti l’elenco dei paesi terzi i cui
cittadini devono essere in possesso del visto all’atto dell’attraversamento
delle frontiere esterne e l’elenco dei paesi terzi i cui cittadini sono esenti
da tale obbligo. Diciannove paesi sono stati spostati dall’allegato I (obbligo
del visto) all’allegato II (esenzione dal visto), ovvero Colombia, Dominica,
Grenada, Kiribati, Isole Marshall, Micronesia, Nauru, Palau, Perù, Santa Lucia,
Saint Vincent e Grenadine, Samoa, Isole Salomone, Timor Leste, Tonga, Trinidad
e Tobago, Tuvalu, Emirati arabi uniti e Vanuatu. Il regolamento modificativo precisa
inoltre che le esenzioni dall’obbligo del visto per i cittadini di questi diciannove
paesi dovrebbero essere d’applicazione soltanto a decorrere dalla data di
entrata in vigore di un accordo sull’esenzione dal visto che ciascuno di tali
paesi deve concludere con l’Unione europea. Il considerando
5 del regolamento stabilisce che, prima dell’avvio di negoziati su accordi
bilaterali di esenzione dall’obbligo del visto con la Colombia e con il Perù,
la Commissione dovrebbe ulteriormente valutare la situazione di questi due
paesi rispetto ai criteri stabiliti nel regolamento modificativo. Di fatto il
regolamento modificativo ha formalizzato (trasferendoli da un considerando ad
un nuovo articolo) e ampliato il tradizionale elenco di criteri di cui si era
tenuto conto fino a quel momento. L’articolo 1, paragrafo 1, del regolamento
modificativo riporta l’elenco non esaustivo dei criteri che pertanto
determinano, sulla base di una valutazione caso per caso, i paesi terzi i cui
cittadini sono soggetti all’obbligo del visto e quelli i cui cittadini ne sono
esenti. Tali criteri attengono “all’immigrazione clandestina, all’ordine
pubblico e alla sicurezza, ai vantaggi economici, segnatamente in termini di
turismo e commercio estero, e alle relazioni esterne dell’Unione con i paesi
terzi in questione, includendo anche considerazioni relative ai diritti umani e
alle libertà fondamentali nonché tenendo conto delle implicazioni di coerenza
regionale e reciprocità”. Con la presente
relazione, e con una seconda relazione distinta sul Perù che è stata adottata
in parallelo, la Commissione adempie il suddetto obbligo. Entrambe le relazioni
sono accompagnate da documenti di lavoro dei servizi della Commissione che,
oltre a presentare i dati dettagliati su cui si basano le conclusioni tratte, contengono
informazioni riguardanti le fonti di dati e la metodologia cui si è fatto
ricorso ai fini della valutazione. Nel preparare la
valutazione, la Commissione ha chiesto e ricevuto contributi da tre agenzie
dell’UE: EASO, Europol e Frontex. La delegazione dell’UE in Colombia ha
trasmesso una relazione esaustiva sulle relazioni tra l’Unione e questo paese.
La Spagna, che è lo Stato membro maggiormente esposto all’immigrazione proveniente
dalla Colombia, ha fornito ulteriori informazioni. Le autorità colombiane hanno
dimostrato grande disponibilità a collaborare con la Commissione durante la
preparazione della valutazione.
2. VALUTAZIONE
DEI CRITERI
La presente
relazione rispecchia ampiamente i criteri di cui all’articolo 1, paragrafo 1,
del regolamento modificativo, valuta i possibili scenari di rischio conseguenti
alla liberalizzazione dei visti e infine presenta le conclusioni.
2.1. Migrazione
e mobilità
Visti
Schengen
L’analisi delle statistiche
riguardanti i visti Schengen richiesti e rilasciati in Colombia negli ultimi
anni porta a formulare le seguenti osservazioni: ·
sono
sempre più numerosi i cittadini colombiani che intendono recarsi nello spazio
Schengen per motivi di turismo, lavoro o per altri tipi di soggiorno breve. Nel
2013 sono stati rilasciati 121 019 visti Schengen (+42,7%
rispetto al 2010). L’aumento è probabilmente ricollegabile alla notevole crescita
economica registrata dalla Colombia, cui si sommano i recenti sviluppi che
riguardano la situazione della sicurezza; ·
la
stragrande maggioranza delle domande di visto colombiane (il 95,2% nel
2013) è presentata da viaggiatori ritenuti in buona fede che non pongono rischi
e che pertanto ottengono un visto per soggiorno di breve durata; il tasso di
rifiuto dei visti si è più che dimezzato in quattro anni, passando dall’11,2% nel
2010 al 4,8% nel
2013. Una crescente percentuale di questi richiedenti (il 40,9% nel
2013) ottiene visti per ingressi multipli; ciò indica peraltro che i consolati
dei paesi Schengen nutrono maggiore fiducia nei richiedenti colombiani.
Migrazione
legale
Il numero dei cittadini
colombiani attualmente residenti nell’UE+[3]
(esclusi coloro che hanno acquistato la cittadinanza di uno Stato membro) è
stimato a circa 230 000, di cui poco meno del 75% risiede
in Spagna. I dati statistici indicano che, dopo un periodo caratterizzato da un
aumento esponenziale del fenomeno soprattutto in Spagna, la migrazione legale
di cittadini colombiani nell’UE è attualmente piuttosto contenuta. Ciò è dovuto
in parte alla crisi economica, che si traduce in una minore disponibilità di
posti di lavoro e di opportunità per gli immigrati nell’UE+ e riduce così i
fattori di attrazione, e in parte al miglioramento della situazione economica e
della sicurezza in Colombia, che riduce i fattori di spinta migratoria.
Attualmente il governo colombiano promuove il rientro dei cittadini colombiani
che risiedono all’estero attraverso l’attuazione della cosiddetta “Legge in
materia di rientro”, che prevede incentivi fiscali e finanziari per i cittadini
colombiani che rientrano in patria, e offre il pieno sostegno a coloro che
decidono di ritornare spontaneamente. Finché l’economia
colombiana continuerà a crescere al ritmo attuale (negli ultimi anni il PIL è
aumentato mediamente di quasi il 5%) e se la situazione della sicurezza rimarrà
stabile o migliorerà, i cittadini colombiani saranno meno incentivati ad
emigrare. La situazione economica attuale dell’UE nonché fattori geografici e
la presenza di comunità già residenti potrebbero spiegare perché negli ultimi
anni la maggioranza dei cittadini colombiani che sono emigrati legalmente si
sia diretta verso gli Stati Uniti.
Immigrazione
irregolare
I dati relativi
agli ingressi negati, ai provvedimenti di fermo e ai rimpatri indicano che la
Colombia pone alcuni rischi in termini di migrazione irregolare nell’UE. Negli
ultimi anni, tuttavia, la situazione è nettamente migliorata. Le domande
respinte e i provvedimenti di fermo sono diminuiti e il tasso di rimpatri è
aumentato, anche se il fenomeno è tuttora di proporzioni rilevanti. Nel 2013 i
cittadini colombiani che sono risultati in una situazione di immigrazione
irregolare nell’UE+ erano 3 080 contro, ad esempio, i 4 195 del 2011. Il rapporto tra le decisioni di
rimpatrio adottate e i rimpatri effettivi verso un paese terzo (il cosiddetto “tasso
di rimpatrio”) potrebbe indicare se il rientro dei cittadini colombiani che
sono stati oggetto di una decisione di rimpatrio avviene agevolmente o se
esistono difficoltà. Il tasso di rimpatrio registrato nell’UE+, che era molto
basso nel 2010 (9,5%), è nettamente aumentato (26,9% nel
2011, 31,5% nel
2012 e 46,1% nel
2013). Lo scorso anno, dunque, il tasso di rimpatrio di cittadini colombiani registrato
nell’UE è stato superiore al tasso medio di rimpatrio a livello mondiale (36,6%) e se
ne prevede un ulteriore aumento. Sulla base di un accordo bilaterale firmato
nel 2001, la Spagna intrattiene ottimi rapporti di collaborazione con le
autorità diplomatiche e consolari colombiane in merito a questioni relative al rimpatrio
di cittadini colombiani. Ad esempio nel 2013 sono state accolte 229 delle 244
domande di documentazione presentate alle autorità consolari colombiane in
Spagna. Il motivo per il quale in alcuni casi non è stato possibile effettuare
i rimpatri non è la mancanza di collaborazione da parte delle autorità
colombiane ma più probabilmente è da ricollegarsi alla fuga dei migranti in
questione o alla presentazione di ricorsi contro le decisioni di rimpatrio. Secondo Frontex, rispetto alle
pressioni migratorie irregolari cui l’UE è complessivamente sottoposta, i
rischi derivanti da un’eventuale esenzione dei cittadini colombiani dall’obbligo
del visto sono probabilmente destinati a rimanere piuttosto contenuti, sebbene
sia altrettanto probabile che aumenti il numero degli ingressi negati, come
dimostrano altri casi di liberalizzazione dei visti. Per quanto riguarda il rischio
rappresentato dalla presenza irregolare di immigrati le cui domande di asilo
sono state respinte, è improbabile che si verifichi un sensibile aumento delle
domande di asilo infondate, come accaduto a seguito di precedenti
liberalizzazioni dei visti, perché le circostanze sono estremamente diverse. Ad
esempio i costi del viaggio dalla Colombia sono assai più elevati e non vi sono
precedenti casi di afflusso massiccio di domande di asilo infondate da parte
dei vari gruppi economicamente emarginati della popolazione colombiana. In
altri termini, abusare del regime di esenzione dall’obbligo del visto allo
scopo di chiedere asilo non è, di fatto, economicamente percorribile, in quanto
i costi del viaggio che una famiglia dovrebbe sostenere superano ampiamente i
vantaggi associati alla procedura di asilo nell’UE. Occorre rilevare che un eventuale
aumento, comunque modesto, del rischio di migrazione irregolare legato all'introduzione
del regime di esenzione dal visto per i cittadini colombiani potrebbe essere
parzialmente controbilanciato da una cooperazione rafforzata tra l’UE e la
Colombia in materia di prevenzione e repressione dell’immigrazione irregolare,
anche attraverso la cooperazione in materia di rimpatri; a tale proposito si
potrebbe contemplare la conclusione di un accordo di riammissione con l’UE.
Sicurezza
dei documenti di viaggio colombiani e frodi documentali
Le autorità colombiane hanno
compiuto notevoli sforzi per incorporare nei passaporti nazionali le
prescrizioni internazionali.
Esse hanno sottolineato che nel 2012 è stato introdotto il nuovo passaporto
colombiano a lettura ottica, che è un documento di viaggio più pratico
riconosciuto a livello internazionale e tecnologicamente avanzato.
Gli
attuali passaporti colombiani sono conformi alle specifiche ICAO pertinenti. La Colombia si accinge ad
introdurre, nel medio periodo, i passaporti elettronici biometrici. A tale
riguardo il Ministero degli affari esteri includerà il passaporto elettronico
biometrico nel capitolato d’oneri relativo all’appalto per la fornitura dei
nuovi passaporti. La gara dovrebbe essere avviata nella seconda metà del 2014. Al momento non
si rilevano rischi significativi in relazione al coinvolgimento di cittadini
colombiani in frodi documentali o all’utilizzo fraudolento di documenti di
viaggio colombiani. Tuttavia se in futuro tali documenti consentiranno di circolare
senza visto, è probabile che diventino più esposti al rischio di frode. Le
guardie di frontiera dovranno rafforzare la vigilanza al fine di individuare
questo tipo di reato.
2.2. Criminalità
e sicurezza
La struttura della criminalità
organizzata colombiana è radicalmente mutata negli ultimi 10 anni. La
smobilitazione dei gruppi paramilitari dell’AUC (Forze unite di autodifesa
della Colombia) tra il 2003 e il 2006 ha condotto alla formazione di nuove
bande criminali particolarmente attive nel traffico di droga: secondo il
governo colombiano le “bande criminali emergenti” (BACRIM) hanno soppiantato,
già dal 2011, le FARC (Forze armate rivoluzionarie della Colombia) e l’ELN (Esercito
di liberazione nazionale) come minaccia per la sicurezza nazionale. Le organizzazioni criminali
colombiane sono presenti solo in misura limitata nell’UE. I gruppi della
criminalità organizzata latinoamericana preferiscono stabilire la propria base
operativa nella penisola iberica per via dei legami culturali, linguistici e
storici con questo territorio, nel quale sono dediti soprattutto al traffico di
cocaina (di cui la Colombia e il Perù sono i maggiori produttori mondiali) e al
riciclaggio dei proventi di attività illecite. La
liberalizzazione dei visti è certamente destinata a incrementare i flussi di
passeggeri dalla Colombia verso lo spazio Schengen. Le organizzazioni di
narcotrafficanti cercheranno con tutta probabilità di approfittare del
crescente numero di passeggeri che viaggiano tra la Colombia e l’UE+ ricorrendo
maggiormente a corrieri per il trasporto di droga e denaro. Anche i gruppi
criminali mobili provenienti dalla Colombia potrebbero tentare di approfittare
dell’abolizione dell’obbligo del visto. Europol
ritiene che la liberalizzazione dei visti potrebbe determinare un aumento del
numero di cittadini colombiani che sono vittime della tratta degli esseri umani
finalizzata sia allo sfruttamento di manodopera sia allo sfruttamento sessuale
in paesi quali la Spagna e il Portogallo. A tale proposito si osservi che la
seconda relazione di attuazione del documento mirato all’azione concernente la
prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani, adottata dal
Consiglio nel dicembre 2012, colloca la Colombia nel terzo gruppo[4] di
paesi e regioni prioritari con i quali l’Unione dovrebbe rafforzare la
cooperazione e i partenariati in tale ambito. La Colombia attua una strategia
nazionale di lotta contro la tratta degli esseri umani. Questo
paese ha inoltre adottato una serie di strumenti politici per la prevenzione
della tratta, la tutela delle vittime e il perseguimento dei reati. Una
cooperazione rafforzata tra l’UE e la Colombia in linea con il documento mirato
all’azione potrebbe consolidare gli sforzi compiuti da entrambe le parti per
affrontare tale fenomeno La
Colombia ha ratificato la Convenzione dell’ONU contro la criminalità
organizzata transnazionale e il protocollo di Palermo sulla tratta degli esseri
umani e ha istituito un quadro giuridico globale che rispetta gli standard
internazionali. La Colombia dovrebbe portare avanti i suoi sforzi per un
rafforzamento del sistema giudiziario, compresa la cooperazione giudiziaria in
materia penale, in particolare l'assistenza giudiziaria reciproca Le
organizzazioni criminali colombiane e peruviane potrebbero inoltre sfruttare i
migranti irregolari facilitando la legalizzazione del loro soggiorno a lungo
termine allo scopo di ottenere in cambio la loro disponibilità a fungere da
corrieri per il trasporto di denaro contante o droga. Il
regime di esenzione dal visto e un più facile accesso allo spazio Schengen
potrebbero anche migliorare la mobilità dei singoli criminali e della
criminalità organizzata, perché verrebbe meno il meccanismo di filtro che è
attualmente garantito dall’obbligo del visto e perché i criminali, una volta
giunti nello spazio Schengen, avrebbero la possibilità di spostarsi da un paese
all’altro senza doversi sottoporre a controlli alle frontiere. Uno dei recenti sviluppi positivi
osservati in questo ambito è rappresentato dall’entrata in vigore, il 25
febbraio 2014, dell’accordo operativo tra Europol e la Colombia. Tale accordo
ha lo scopo di regolamentare la cooperazione tra Europol e la Colombia al fine
di sostenere gli Stati membri dell’UE e la Colombia nella lotta alle forme gravi
di criminalità internazionale nei settori contemplati dall’accordo, in
particolare attraverso lo scambio di informazioni e tramite contatti regolari
tra Europol e la Colombia a tutti i livelli opportuni.
2.3. Economia,
commercio e turismo
Oggi la Colombia
ha una popolazione di quasi 47 milioni di abitanti (un numero simile a quello
della Spagna). L’economia colombiana ha un valore stimato dalla Banca mondiale nel
2013 a 378,1 miliardi di USD e pertanto si colloca al 32° posto tra le
economie mondiali. Il reddito nazionale lordo (RNL) procapite espresso in
standard di potere d’acquisto (SPA) era pari a 11 340 USD, (simile a
quello del Perù). La crescita media del PIL è stata pari al 4,7% negli
ultimi dieci anni ed è stimata al 4,3% per il 2014. Tale
crescita si è tradotta in una diminuzione della percentuale di popolazione che
vive sotto la soglia di povertà, passata dal 47% nel
2007 al 33% nel
2012. Altri indicatori macroeconomici confermano la stabilità dell’economia
colombiana: un disavanzo pari al 2,3% del PIL, un tasso d’inflazione
del 2,6% e un
tasso di disoccupazione pari al 9,9%. Gli scambi bilaterali di merci tra l’UE a 28 e la
Colombia sono quasi triplicati dal 2004, per un totale di 7,7 miliardi di EUR
di esportazioni colombiane verso l’UE-28 e 5,8 miliardi di EUR di esportazioni
dell’UE-28 verso la Colombia. La Colombia è il quinto maggiore partner
commerciale dell’UE in America latina e nei Caraibi e il principale partner
commerciale nella Comunità andina. L’accordo sugli scambi tra l’UE e la
Colombia è applicato in via provvisoria dal 1° agosto 2013 e i flussi degli
scambi di merci dovrebbero aumentare nei prossimi anni. Inoltre la Colombia è,
insieme all’UE, tra i 23 membri dell’OMC che attualmente partecipano ai
negoziati relativi a un ambizioso accordo multilaterale sullo scambio di
servizi (Trade in Services Agreement - TiSA), che comprende una forte
componente relativa alla “modalità 4”. In tale contesto, il regime di esenzione
dal visto per gli imprenditori colombiani potrebbe determinare il rafforzamento
dei legami economici tra imprese colombiane e imprese europee, in quanto la
partecipazione più frequente di aziende colombiane alle fiere commerciali nell’UE
potrebbe, ad esempio, tradursi in un incremento degli ordinativi di prodotti
realizzati da aziende europee. Negli ultimi anni il numero dei turisti colombiani
nell’UE+ è aumentato. In base ai dati forniti dalle autorità colombiane, tra il
2008 e il 2013 le partenze di turisti colombiani diretti nei paesi dell’UE+
sono aumentate del 27%, con una crescita annua del 5%. Nel
2013 il numero di turisti colombiani in partenza verso i paesi dell’UE+ è stato
pari a 289 191[5]. Ad ogni
modo i flussi di turisti colombiani che si recano nei paesi dell’UE+ aumentano
ogni anno e la liberalizzazione dei visti contribuirebbe a incrementarli
ulteriormente. Sulla base di tali cifre e tenendo conto dei tassi di crescita
passati e dei futuri tassi di crescita stimati, potrebbe essere realistico
prevedere, per il 2016, circa 400 000 turisti colombiani nei paesi dell’UE+,
ipotizzando che il 2016 sia il primo anno intero nel quale sarà possibile
viaggiare senza visto tra la Colombia e lo spazio Schengen.
2.4. Relazioni
esterne, in particolare con l’UE, e questioni relative ai diritti umani
Relazioni
esterne
In
passato la Colombia ha contato molto sulle relazioni bilaterali con gli Stati Uniti,
basate principalmente sull’assistenza politica e militare (Piano Colombia) necessaria
affinché la Colombia possa contrastare le minacce rappresentate dalla criminalità
organizzata e dai gruppi ribelli. L’amministrazione attuale, pur senza affievolire
i legami con i partner tradizionali, è riuscita a diversificare la propria
politica estera ponendo un maggiore accento sulle relazioni interregionali e su
una maggiore integrazione economica con i paesi vicini ritenuti “affini” e
cercando di rafforzare i legami con l’Asia. Le relazioni bilaterali con i vicini Ecuador e Venezuela,
che in passato si erano deteriorate a causa della presenza di guerriglieri
colombiani in questi due paesi, sono state ripristinate e intensificate. Tali
sviluppi, oltre al miglioramento delle relazioni con altri paesi della regione,
hanno trasformato la Colombia in un attore regionale influente e rispettato. La Colombia è membro dell’Alianza del Pacifico,
composta da quattro paesi latinoamericani (Perù, Colombia, Cile e Messico), che
non si limita a rafforzare l’integrazione economica/commerciale ma promuove
anche la cooperazione in materia di migrazione, istruzione, sicurezza e in
altri ambiti. La Colombia partecipa anche ai negoziati sull’iniziativa del Partenariato
transpacifico. Dopo il ritiro del Venezuela dalla Comunità andina
(CAN), i quattro membri attivi della CAN sono il Perù, la Bolivia, la Colombia
e l’Ecuador. La CAN è attualmente in una fase di transizione e l’ambito dell’organizzazione
è stato principalmente circoscritto al commercio, alle infrastrutture e alla
mobilità dei cittadini. L’accordo multilaterale sugli scambi concluso dall’UE
con la Colombia e il Perù ha cominciato ad essere applicato in via provvisoria
con la Colombia il 1° agosto 2013. Ad oggi tale accordo rappresenta il principale
quadro contrattuale che disciplina le relazioni economiche tra l’UE e la
Colombia. L’attuazione dell’accordo è destinata a rafforzare la posizione della
Colombia come uno dei principali partner commerciali dell’UE nel Sudamerica e
come destinazione sempre più importante per gli investimenti dell’UE. Oltre allo sviluppo dei legami economici, l’UE sta
rafforzando il dialogo politico con la Colombia. In assenza di un accordo
bilaterale globale, il principale strumento di tale dialogo è costituito da un
protocollo d’intesa del 2009 che ha istituito un meccanismo di consultazioni
bilaterali informali a livello di alti funzionari. Si sono svolti colloqui
esplorativi circa la possibilità di concludere un accordo quadro politico più
ambizioso. In varie occasioni, inoltre, l’UE ha ribadito il suo sostegno al processo
negoziale attualmente in corso all’Avana. Il 5 agosto 2014 l’UE e la Colombia hanno concluso
un accordo quadro che consentirà alla Colombia di partecipare alle operazioni
di gestione delle crisi internazionali guidate dall’UE, organizzate nel quadro
della politica di sicurezza e di difesa comune.
Diritti
umani
La popolazione civile colombiana continua a subire
le conseguenze di un conflitto armato interno iniziato attorno al 1964 e che
dura ormai da 50 anni. Una conseguenza particolarmente grave è
rappresentata dal numero elevato di sfollati interni (circa cinque milioni,
pari al 12% della
popolazione complessiva), che fa della Colombia il paese con il più alto numero
di sfollati interni al mondo dopo la Siria. L’impunità, il reclutamento forzato
di minori, la violenza sessuale, l’utilizzo di mine antiuomo, le sparizioni
forzate e le aggressioni nei confronti dei difensori dei diritti umani, dei leader
delle comunità locali, delle persone che partecipano ai processi di
restituzione delle terre e dei rappresentanti sindacali costituiscono le forme
più gravi di violazione dei diritti umani segnalate dalle Nazioni Unite e dalle
organizzazioni della società civile. La situazione politica e di sicurezza in Colombia ha
inoltre determinato, dalla fine degli anni 1990 fino al 2008 circa, flussi
piuttosto intensi di richiedenti asilo colombiani diretti nell’UE. Nel 1997 il
fallimento dei negoziati tra il governo e i principali gruppi di opposizione
armata, ovvero le FARC, l’ELN e l’EPL, ha condotto a violenze politiche e a una
crisi dell’economia. Tale situazione si è protratta nei dieci anni successivi;
i cambiamenti politici e le iniziative (soltanto parzialmente riuscite) volte a
contrastare la guerriglia e altri gruppi paramilitari hanno provocato
instabilità all’interno del paese. Tuttavia negli ultimi anni i miglioramenti sul piano
della sicurezza hanno determinato un calo del numero di domande d’asilo. Nel
2013 le domande di asilo presentate da cittadini colombiani nell’UE+ sono state
310: si tratta di uno dei livelli più bassi registrati in due decenni. Il tasso
di riconoscimento nel 2013 è stato comunque pari al 27% ed è pertanto piuttosto
elevato. Resta da vedere se gli attuali negoziati di pace tra il governo
colombiano e le FARC condurranno a una risoluzione pacifica del lungo conflitto
con i guerriglieri. Una volta assunto l’incarico, il presidente Santos ha
posto i diritti umani al centro di molte misure di rilievo, ad esempio l’importante
legge sulle vittime e sulla restituzione delle terre, l’adozione di una
politica nazionale in materia di diritti umani e un vasto sistema per la tutela
delle potenziali vittime di violenza. Il governo ha inoltre aperto il dialogo
con i difensori dei diritti umani e con la società civile in generale, contribuendo
in tal modo a ridurre la profonda polarizzazione che ha caratterizzato la società
colombiana. Tuttavia data l’entità delle sfide e delle lacune riscontrate sul
piano della capacità di attuazione, finora i passi avanti sono stati modesti. Dal 2008 il governo colombiano investe
molte risorse nella definizione di un quadro normativo e dottrinale volto a
integrare i diritti umani e il diritto umanitario internazionale nelle
operazioni delle sue forze armate. Nel 2008 una politica globale in materia di
diritti umani e di diritto umanitario internazionale ha fissato gli obiettivi e
gli orientamenti che le forze di sicurezza devono rispettare nello svolgimento
delle operazioni antisommossa. Oltre a
tali iniziative, nel 2009 è stato aggiornato il manuale operativo delle forze
armate, con l’adozione da parte dell’esercito e della polizia di regole di
ingaggio conformi agli standard internazionali. In una recente
relazione[6], l’Alto Commissario delle Nazioni
Unite per i diritti umani ha dichiarato che la Colombia è in condizione di
potere migliorare notevolmente l’adempimento dei propri obblighi internazionali
in materia di diritti umani e diventare una società pienamente inclusiva e rispettosa
dei diritti di tutti i cittadini colombiani. Ha
aggiunto che si scorgono importanti segnali positivi ma che il raggiungimento
di tali risultati e il loro mantenimento richiederanno innovazione, persistenza
e il coinvolgimento di tutti i settori della società, nonché anni di sforzi
continui. Nel novembre
2012 sono stati avviati all’Avana negoziati di pace tra il governo colombiano e
i gruppi guerriglieri delle FARC-EP. I negoziati, preceduti da una fase di colloqui
segreti, sono condotti sulla base di un’agenda che comprende cinque punti
principali (agricoltura, diritti di partecipazione politica, droga, giustizia
di transizione e infine disarmo e smobilitazione). Finora i negoziati hanno
proceduto più lentamente del previsto e le parti hanno annunciato un accordo
sui primi tre punti. In particolare nell’accordo concernente la questione delle
droghe illecite, annunciato il 16 maggio 2014, le FARC si sono impegnate ad
abbandonare le attività legate alla coca. Se sarò onorato, tale impegno potrebbe
cambiare nettamente la situazione delle droghe illecite in Colombia. Sono già state
condotte trattative preliminari, finora senza esito, con il secondo maggiore
gruppo guerrigliero, l’ELN (Esercito di liberazione nazionale), allo scopo di
avviare negoziati di pace anche con questo gruppo.
2.5. Coerenza
regionale
Prendendo come
regione di riferimento l’America latina, la Colombia fa parte della minoranza
di paesi i cui cittadini hanno l’obbligo del visto[7]. Una
lunga storia di conflitto interno e sfollamento, nonché le violenze, la
produzione e il traffico di droga e i conseguenti rischi migratori e per la
sicurezza spiegano perché i cittadini colombiani siano sempre stati soggetti
all’obbligo del visto. La Colombia ha tuttavia compiuto notevoli passi avanti
nella gestione di questi problemi, come illustrato in altre sezioni della
presente relazione. Anche se pochi paesi vicini alla Colombia possono essere
considerati completamente privi di rischi, la maggioranza di essi ha sempre
beneficiato dell’esenzione dal visto per l’ingresso nello spazio Schengen.
Potrebbe dunque sembrare incoerente mantenere l’obbligo del visto per i
cittadini colombiani e al contempo esonerare da tale obbligo i cittadini della maggioranza
degli altri paesi della regione.
2.6. Reciprocità
I cittadini dell’UE
sono sempre stati esenti dall’obbligo del visto per l’ingresso nel territorio
colombiano in caso di soggiorno di durata non superiore a 90 giorni. Fino a
poco tempo fa l’unica eccezione era costituita dall’obbligo del visto imposto
ai cittadini della Bulgaria. Di recente, tuttavia, la Colombia ha modificato le
proprie norme in materia di visti e oggi anche i cittadini bulgari sono esenti
dall’obbligo del visto. La Colombia, pertanto, soddisfa già le condizioni di
reciprocità. Ad ogni modo un eventuale accordo sull’esenzione dal visto tra l’UE
e la Colombia dovrebbe confermare la reciprocità in materia di esenzione dal
visto.
3. SCENARI
DI RISCHIO
Alla luce delle
tendenze, degli eventi e degli sviluppi di cui sopra, è possibile ipotizzare
almeno due scenari di rischio per lo spazio Schengen conseguenti all’abolizione
dell’obbligo del visto per i cittadini colombiani.
3.1. Scenario
di basso rischio
In questo
scenario l’economia colombiana continuerebbe a crescere a ritmo sostenuto, i
negoziati di pace sarebbero completati con successo e porrebbero fine al lungo
conflitto interno e di conseguenza la democrazia e i diritti umani sarebbero
rafforzati, permettendo così all’economia e alla società colombiane di
realizzare appieno il proprio potenziale. La crescita
economica e una maggiore sicurezza eliminerebbero la maggioranza dei fattori di
spinta che sono alla base dell’immigrazione irregolare e delle domande di asilo
nell’UE+. Le attività dei gruppi criminali diminuirebbero, così come l’entità della
produzione e del traffico di droga. Probabilmente gli scambi con l’UE+ aumenterebbero,
così come i flussi turistici verso l’UE+, con conseguenti vantaggi concreti per
l’economia. La circolazione senza visto per i cittadini colombiani non avrebbe
dunque conseguenze negative per l’UE+.
3.2. Scenario
di medio rischio
In questo
scenario l’economia colombiana continuerebbe a crescere, seppur più lentamente;
i negoziati di pace produrrebbero qualche risultato ma senza condurre a un
accordo di pace globale; in altri termini i livelli di violenza, per quanto
ridotti, continuerebbero ad ostacolare il potenziale colombiano. Il paese
continuerebbe a registrare violazioni dei diritti umani. Si renderebbe quindi
necessario uno stretto monitoraggio della situazione dei diritti umani. Questi problemi
potrebbero diventare fattori tali da indurre alcuni cittadini colombiani ad
abusare del regime di esenzione dal visto e ad entrare nel territorio dell’UE+
legalmente con l’intenzione di rimanervi irregolarmente una volta scaduto il
periodo del soggiorno di breve durata (90 giorni). Inoltre le reti criminali
potrebbero prosperare in una situazione di instabilità nel paese ed esportare
più facilmente le proprie attività criminali nell’UE+. Qualora tali
sviluppi negativi dovessero verificarsi e costituire una concreta minaccia per
l’Unione in termini di migrazione, sicurezza, o per altri settori, l’Unione
dovrebbe essere in grado di reagire con prontezza di fronte a un eventuale peggioramento
della situazione. L’accordo sull’esenzione dal visto da negoziare con la
Colombia dovrebbe pertanto contemplare, nelle sue disposizioni conclusive, la
possibilità per ciascuna parte contraente di sospendere l’accordo e di recedervi.
Ciò servirà a garantire che, qualora la situazione diventi preoccupante, sia
possibile porvi rimedio in tempi rapidi. Inoltre, come illustrato sopra, si potrebbe
contemplare la possibilità di rafforzare la cooperazione con la Colombia sul
rimpatrio agevolato dei migranti irregolari e dei richiedenti asilo la cui
domanda è stata respinta, al fine di compensare un possibile aumento dell’immigrazione
irregolare. Tale cooperazione ridurrebbe ulteriormente la necessità di
sospendere l’accordo sull’esenzione dal visto o di recedervi.
4. CONCLUSIONI
Le informazioni
fornite nella presente relazione e nel relativo documento di lavoro dei servizi
della Commissione, che dimostrano il netto miglioramento della situazione socioeconomica
e della sicurezza in Colombia negli ultimi anni, indicano che esistono motivi
validi per riconoscere ai cittadini colombiani condizioni di ingresso in
esenzione dal visto nello spazio Schengen, come già avviene per i cittadini
della maggioranza dei paesi latinoamericani. La fiducia nei
cittadini colombiani che chiedono il visto è in aumento; il fenomeno della
migrazione irregolare è a livelli relativamente bassi; i documenti di viaggio
colombiani sono abbastanza sicuri; sono diminuite le minacce per la sicurezza;
attualmente le organizzazioni criminali colombiane non sono ritenute costituire
una grave minaccia per l’UE (tranne che per il traffico di droga); le
opportunità economiche, compreso l’intensificarsi dei flussi commerciali e
turistici, si stanno espandendo in concomitanza con la forte crescita dell’economia
del paese; i diritti umani e le libertà fondamentali in Colombia sono molto più
tutelati e rispettati oggi di quanto non lo fossero in passato; la reciprocità
sarà garantita, in quanto la Colombia esenta già dall’obbligo del visto tutti i
cittadini dell’UE; le relazioni tra l’UE e la Colombia non sono mai state tanto
solide. Nonostante questi sviluppi
positivi, l’abolizione dell’obbligo del visto per i cittadini colombiani non è
completamente esente da rischi. Permangono effettivamente alcuni rischi che
potrebbero concretizzarsi soprattutto se la violenza tornerà ad essere la
caratteristica precipua della vita politica e sociale colombiana. Anche se l’impatto
della liberalizzazione dei visti sulle forme gravi di criminalità organizzata è
ritenuto limitato ed è improbabile che l’istituzione di un regime di esenzione
dall’obbligo del visto per la Colombia provochi un aumento rilevante delle
attività condotte nell’Unione da organizzazioni criminali provenienti da questo
paese, i gruppi della criminalità organizzata colombiana continuano ad essere
particolarmente attivi nel traffico di cocaina verso l’Europa e la
liberalizzazione dei visti potrebbe facilitare le loro attività. Sebbene la cocaina
sia, in massima parte, introdotta clandestinamente nell’Unione via mare all’interno
di container che viaggiano lungo le rotte commerciali, il ricorso a corrieri
della droga è tuttora un importante modus operandi. Un incremento dei
flussi dei passeggeri a seguito dell’abolizione dell’obbligo del visto
consentirà ai gruppi della criminalità organizzata di intensificare il ricorso
a singoli corrieri. Vi è inoltre il rischio che aumentino le vittime della tratta
e che siano più numerosi i cittadini colombiani che entrano legalmente nell’UE+
con l’intenzione di prolungare il soggiorno oltre il termine consentito,
diventando così immigrati irregolari. Tali rischi sono tuttavia considerati
gestibili; nella maggioranza dei casi potrebbero essere ridotti al minimo
rafforzando la cooperazione in materia di rimpatri, come indicato sopra, e
garantendo una corretta esecuzione dei controlli di frontiera (eventualmente
con una dotazione di risorse supplementari) negli aeroporti attraverso i quali
la maggioranza dei cittadini colombiani raggiunge le frontiere esterne dello
spazio Schengen, considerato che con l’aumento del numero di arrivi dalla
Colombia in caso di abolizione dell’obbligo del visto i controlli di sicurezza
sui passeggeri saranno di competenza delle autorità preposte ai controlli di
frontiera e non più dei consolati. Anche il recente accordo operativo tra
Europol e la Colombia contribuirà a contrastare qualunque aumento potenziale
dei reati da parte delle organizzazioni criminali colombiane. Ad ogni modo l’accordo sull’esenzione
dal visto da negoziare con la Colombia contemplerà le garanzie necessarie nel
caso in cui si debba sospendere l’accordo o recedervi per evitare rischi
migratori o per la sicurezza nell’UE. Per tenere traccia di eventuali sviluppi
negativi, la Commissione istituirà un meccanismo di controllo per il periodo
successivo alla liberalizzazione dei visti, che si concentrerà sulle potenziali
minacce migratorie e per la sicurezza e sulle loro cause. Alla luce della valutazione complessivamente
positiva espressa nella presente relazione sulla Colombia e ritenendo che
occorra prestare particolare attenzione alla necessità e alle modalità di un
coinvolgimento della Colombia in una cooperazione rafforzata in materia di
rimpatri, la Commissione intende presentare a breve al Consiglio, non appena la
presente relazione sarà stata discussa in seno agli opportuni comitati e gruppi
del Parlamento europeo e del Consiglio, una raccomandazione di decisione che
autorizzi la Commissione ad avviare negoziati per la conclusione tra l’UE e la
Colombia di un accordo di esenzione dal visto per soggiorni di breve durata. [1] GU L 149 del 20.05.2014, pag. 67. [2] GU L 81 del 21.03.2001, pag. 1. [3] Laddove indicato, il “totale UE” non
comprende (salvo indicazione contraria) il Regno Unito e l’Irlanda, in quanto
questi due paesi non partecipano alla politica comune dei visti dell’UE.
Laddove indicato, il “totale UE+” comprende dati relativi ai quattro paesi
associati Schengen (Islanda, Liechtenstein, Norvegia e Svizzera) ed esclude il
Regno Unito e l’Irlanda. [4] Il primo gruppo comprende paesi specifici, il secondo gruppo le
regioni prioritarie, il terzo gruppo altre regioni e paesi di particolare
importanza per la cooperazione in materia di tratta di esseri umani. [5] Tale numero è decisamente superiore al numero di visti Schengen
rilasciati. La differenza potrebbe essere dovuta a vari fattori: oltre il 40%
circa dei visti Schengen rilasciati in Colombia è costituito da visti per
ingressi multipli; alcuni cittadini colombiani registrati come turisti in
partenza potrebbero disporre di un permesso di soggiorno valido rilasciato da
un paese Schengen ecc. [6] Relazione dell’Alto Commissario
delle Nazioni Unite per i diritti umani sulla situazione dei diritti umani in
Colombia – A/HRC/22/17/Add.3 [7] Sei paesi, ovvero Cuba, la Repubblica dominicana, la Colombia,
l’Ecuador, il Perù e la Bolivia. Gli altri 13 paesi latinoamericani beneficiano
dell’esenzione dall’obbligo del visto: Messico, El Salvador, Guatemala,
Honduras, Nicaragua, Costa Rica, Panama, Venezuela, Brasile, Argentina,
Uruguay, Paraguay e Cile.