RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Seconda relazione sui progressi compiuti dal Kosovo* nella realizzazione delle condizioni previste dalla tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti /* COM/2014/0488 final */
[*] RELAZIONE
DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Seconda
relazione sui progressi compiuti dal Kosovo* nella realizzazione delle
condizioni previste dalla tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti 1.
INTRODUZIONE La
Commissione ha avviato un dialogo con il Kosovo sulla liberalizzazione dei
visti il 19 gennaio 2012, trasmettendo poi il 14 giugno al governo
kosovaro una tabella di marcia per la liberalizzazione dei visti. Tale tabella
di marcia indica tutte le normative e le altre misure che il Kosovo è tenuto ad
adottare e ad attuare per procedere verso la liberalizzazione dei visti. L'8
febbraio 2013 la Commissione ha adottato la prima relazione sui progressi
compiuti dal Kosovo nel dialogo sui visti[2].
La relazione includeva una valutazione dei progressi realizzati dal paese,
raccomandazioni alle autorità kosovare e dati statistici sugli effetti previsti
della liberalizzazione del regime dei visti in termini di sicurezza e
migrazione. Il
12 febbraio 2013 la Commissione ha tenuto la seconda riunione di alti
responsabili con il Kosovo. La terza e la quarta riunione hanno avuto luogo
rispettivamente il 29 luglio 2013 e il 16 giugno 2014. Il
presente documento costituisce la seconda relazione con cui la Commissione
valuta i progressi compiuti dal Kosovo nella realizzazione delle condizioni
previste dalla tabella di marcia per i visti. La relazione presenta una sintesi
dei principali sviluppi riguardanti l'adozione o la modifica della
legislazione, nonché la relativa attuazione, e formula raccomandazioni
appropriate per il governo. È accompagnata da un documento di lavoro dei
servizi della Commissione, che illustra in maggior dettaglio gli sviluppi
descritti nella presente relazione trattando altresì gli effetti previsti della
liberalizzazione dei visti in termini di sicurezza e migrazione. La
relazione e il documento di lavoro dei servizi della Commissione si basano
sulle relazioni presentate dal governo kosovaro, sulle relazioni elaborate
dagli esperti degli Stati membri dell'UE che hanno partecipato alle missioni di
valutazione del dicembre 2013 e di marzo 2014, sulle informazioni fornite
dall'Ufficio dell'UE in Kosovo e da EULEX, e sulle statistiche elaborate da
Eurostat e presentate dagli Stati membri. Tali
documenti contengono inoltre raccomandazioni riguardanti i settori in cui sono
necessarie, ai fini della liberalizzazione dei visti, ulteriori riforme, sia
legislative che relative all'attuazione. Il
dialogo sulla liberalizzazione dei visti non pregiudica la posizione degli Stati
membri dell'UE sullo status del Kosovo. 2.
CONDIZIONI RELATIVE ALLA RIAMMISSIONE E ALLA REINTEGRAZIONE 2.1.
Riammissione Il
Kosovo dispone di un quadro giuridico che disciplina la riammissione. Il paese
ha continuato a negoziare e a concludere accordi di riammissione con gli Stati
membri dell'UE, gli Stati associati Schengen e i principali paesi di transito e
paesi di origine della migrazione irregolare[3]. Le
procedure di riammissione funzionano bene: il Kosovo ha migliorato il
trattamento delle domande, e il numero di casi pendenti non è più tale da
sollevare preoccupazioni. In generale, la riammissione dei cittadini del Kosovo
si svolge correttamente. Mancano dati sufficienti sulla riammissione di
cittadini di paesi terzi e di apolidi. Raccomandazioni: -
continuare
a negoziare e a concludere accordi di riammissione con gli Stati membri dell'UE
interessati e con i principali paesi di transito e paesi di origine dei
migranti in situazione irregolare; -
continuare
a riammettere da tutti gli Stati membri dell'UE i cittadini kosovari, i
cittadini di paesi terzi e gli apolidi che non soddisfano più le condizioni di
ingresso e di soggiorno in tali Stati; -
prendere
la misure necessarie per facilitare la riammissione delle persone vulnerabili. 2.2.
Reintegrazione Nell'agosto
2013 è stato modificato il regolamento sulla reintegrazione, includendovi i
mezzi di ricorso e una base giuridica per una commissione d'appello di cui sono
stati nominati i membri. Il
governo del Kosovo continua a finanziare il fondo per la reintegrazione, cui ha
destinato nel 2013 3,2 milioni di EUR. Circa 1,7 milioni di EUR sono stati
utilizzati per l'assistenza finanziaria diretta ai beneficiari e 1 milione di
EUR è stato trasferito al ministero dell'Ambiente e dell'assetto territoriale
per il rinnovo e la costruzione di alloggi per i rimpatriati. Si osserva una
tendenza da parte delle autorità a incentrarsi sui servizi d'emergenza
piuttosto che su quelli volti a una reintegrazione sostenibile. Soltanto
coloro che hanno lasciato il Kosovo prima del 28 luglio 2010 e che hanno
presentato domanda entro un termine prestabilito[4]
possono beneficiare del fondo di reintegrazione, mentre gli altri possono
accedere a servizi di base o di assistenza sociale erogati dai comuni. Il
termine per l'ammissibilità delle domande rappresenta sempre più un ostacolo
per una reintegrazione sostenibile, dato che il numero di rimpatriati che,
avendo lasciato il Kosovo dopo il luglio 2010, non sono ammissibili per
l'assistenza del fondo è in continuo aumento. Modificare il termine per
l'ammissibilità, incentrandosi al contempo sui servizi di reintegrazione a
lungo termine, dovrebbe consentire al paese di reintegrare in modo sostenibile
i cittadini rimpatriati. Il
sistema di gestione dei casi di reintegrazione è operativo dal gennaio 2013 e
l'accesso è garantito a tutti i comuni dall'aprile 2013. Il sistema permette
una registrazione di base, ma non possibilità di seguito. Tutti gli uffici
comunali per le comunità e i rimpatri hanno ricevuto orientamenti e formazione. I
minori rimpatriati hanno accesso all'istruzione, ma i corsi di lingua e altri
strumenti di sostegno linguistico non sono previsti con regolarità.
L'assistenza sanitaria potrebbe essere ulteriormente migliorata; in
particolare, il personale medico locale non è sempre in grado di diagnosticare
i problemi di salute dei rimpatriati. Raccomandazioni: -
ricorrere
al fondo di reintegrazione non più per i servizi d'emergenza, ma per quelli
volti a una reintegrazione sostenibile, come ad esempio l'istruzione, la
formazione professionale, l'assistenza all'occupazione e gli alloggi; -
prendere
in considerazione la possibilità di rivedere il termine per l'ammissibilità ai
servizi del fondo di reintegrazione; -
sviluppare
un sistema di gestione dei casi di reintegrazione che permetta di controllare
le prestazioni di servizi per tutti i beneficiari registrati; -
intensificare
il coordinamento con le organizzazioni internazionali per evitare duplicazioni
nell'assistenza fornita ai cittadini rimpatriati. 3.
BLOCCO 1: SICUREZZA DEI DOCUMENTI Nel
febbraio 2014 è stato creato un sistema di registrazione dello stato civile con
un unica banca dati centrale. Attualmente tale banca dati è utilizzata
congiuntamente ai registri. La possibilità offerta dal sistema di stampare per
lo stesso caso un certificato contenente serie di dati diverse o dati
imprecisi, mette in dubbio la coerenza e l'accuratezza dei dati registrati nel
sistema. Il mantenimento degli archivi fisici varia da un comune all'altro e,
in alcuni casi, non è possibile evitare una perdita di informazioni. I
registri provenienti dalla Serbia sono stati scannerizzati e caricati nel
sistema con un'estensione di file in formato fotografico e possono essere
consultati su richiesta e utilizzati per eventuali verifiche. Nel
dicembre 2013 il Kosovo ha adottato testi legislativi di diritto secondario che
consentono il rilascio, su richiesta, di certificati di stato civile redatti in
alfabeti e lingue quali il bosniaco, il cirillico e il turco. Raccomandazioni: -
il
sistema di registrazione dello stato civile deve essere notevolmente migliorato
per garantire la qualità e la coerenza dei dati conservati, se necessario
verificando le voci con i dati contenuti nelle copie autenticate dei registri
provenienti dalla Serbia; -
garantire
l'interoperabilità tra le banche dati relative ai documenti di viaggio, ai
documenti di identità e le banche dati delle forze di contrasto; -
elaborare
procedure operative standard per la conservazione e l'obbligatorietà dei
documenti originatori. 4.
BLOCCO 2: GESTIONE DELLE FRONTIERE/LINEE DI CONFINE E DELLA MIGRAZIONE 4.1.
Gestione delle frontiere/linee di confine Nell'ambito
della gestione integrata delle frontiere sono stati realizzati notevoli
progressi. Nel settembre 2013 si è allineata all'acquis la legge sul
controllo e la sorveglianza delle frontiere ed è entrata in vigore la nuova
legge sulla cooperazione tra agenzie. Sono inoltre stati adottati una nuova
strategia e un nuovo piano di azione per la gestione integrata delle frontiere.
Il quadro giuridico fondamentale è in atto. La
cooperazione con i paesi vicini è migliorata. Si sono registrati progressi
nella definizione del confine con il Montenegro, di cui sono stati delineati 70
km lasciandone da delineare soltanto 9. Il
Kosovo coopera con Frontex per lo scambio di informazioni, le analisi dei
rischi, il rafforzamento delle capacità e la formazione. Nel 2013 il paese ha
designato un punto focale per l'analisi dei rischi, incaricato di garantire il
collegamento con Frontex. I
valichi di frontiera sono dotati di attrezzature sufficienti per effettuare
verifiche approfondite e in seconda linea. Il personale della polizia di
frontiera e delle dogane è in un numero adeguato per controllare i flussi di
traffico e il movimento dei passeggeri. Nella pratica, le verifiche di frontiera
non sono effettuate in modo sistematico nelle corsie di uscita. Nel
gennaio 2013 è stato istituito un centro nazionale di gestione delle frontiere,
composto da personale proveniente da tutte le autorità competenti per le
frontiere e responsabile dello svolgimento delle analisi dei rischi strategici
e operativi a livello centrale, dello scambio di informazioni e della
protezione dei dati. A livello locale, l'analisi dei rischi è effettuata ai
valichi di frontiera, ma nella pratica il ricorso a questo strumento analitico
è limitato. Il
Kosovo resta uno dei principali luoghi di transito per la migrazione irregolare
e la tratta degli esseri umani, ma il numero di casi di favoreggiamento di
migrazione irregolare, tratta degli esseri umani o traffico di droga
individuati e indagati rimane esiguo[5]. Raccomandazioni: -
impegnarsi
a completare la definizione della frontiera con il Montenegro; -
effettuare
verifiche sistematiche alle frontiere, sia nelle corsie di ingresso che in
quelle di uscita; chiarire la portata del registro di ingressi/uscite;
elaborare procedure operative standard per la registrazione dei passeggeri; -
garantire
all'agenzia alimentare e veterinaria un accesso internet a tutti i valichi di
frontiera; -
garantire
aggiornamenti periodici dei modelli di documenti di viaggio a ogni valico di
frontiera; -
fornire
sufficienti attrezzature per la sorveglianza di frontiera; -
incrementare
il ricorso all'analisi dei rischi, in particolare nella pianificazione delle
azioni operative; -
prevenire,
con un'impostazione transfrontaliera, la migrazione irregolare e la tratta degli
esseri umani. 4.2.
Gestione della migrazione Nel
2013 il Kosovo ha riveduto e adottato un pacchetto legislativo che stabilisce
il quadro giuridico per la gestione della migrazione e che include le leggi
relative agli stranieri, alla cittadinanza e all'asilo. La nuova normativa
introduce definizioni compatibili con l'acquis dell'UE. Ad oggi, i visti
possono essere rilasciati all'estero soltanto in Turchia e in Albania. Presso
altre rappresentanze sono stati avviati preparativi tecnici per l'introduzione
del sistema di informazione visti del Kosovo. Nel
2013 il ministero degli Affari interni ha destinato 1 milione di EUR alla
costruzione di un nuovo centro di trattenimento, la cui apertura è prevista per
la fine del 2014. Nel
dicembre 2012 il Kosovo ha creato una nuova banca dati sulla migrazione e
l'asilo, che non è però ancora pienamente operativa, né connessa con altre
banche dati per la raccolta di informazioni sulla migrazione. L'accesso a tale
banca dati da parte delle autorità è disciplinato dalla legge sugli stranieri. Nell'ottobre
2013 sono stati adottati una nuova strategia e un nuovo piano di azione
nazionali per la migrazione ed è stata istituita un'autorità nazionale di
controllo dei flussi migratori. Raccomandazioni: -
continuare
l'attuazione del quadro nazionale e garantire che vengano osservate le garanzie
procedurali per il trattenimento, l'allontanamento e il rimpatrio; -
procedere
all'introduzione del sistema di informazione visti del Kosovo presso tutte le
rappresentanze diplomatiche e consolari; -
prendere
in considerazione l'elaborazione di una strategia di integrazione e di un piano
di azione per gli stranieri, al fine di facilitarne l'inclusione nella società; -
costruire
un centro di trattenimento per gli stranieri fermati; -
prendere
in considerazione l'introduzione di un limite di tempo per la sistemazione
degli stranieri presso l'aeroporto internazionale di Pristina; -
continuare
a sviluppare la banca dati sulla migrazione e l'asilo e garantirne l'accesso a tutte
le autorità pertinenti; -
migliorare
l'interoperabilità delle banche dati nel settore della politica in materia di
migrazioni e di asilo; -
continuare
a elaborare un profilo di migrazione esteso. 4.3.
Asilo Nel
luglio 2013 è stata adottata una nuova legge sull'asilo ed è stato modificato
il relativo diritto derivato. I diritti e gli obblighi dei richiedenti asilo e
delle persone cui è garantita una protezione sono conformi all'acquis.
Dovrebbe essere migliorata la prestazione dei servizi di interpretazione. Il
ruolo dell'ufficio dell'Alto Commissario per i rifugiati è stato allineato alle
disposizioni della direttiva procedure e della convenzione di Ginevra. Raccomandazioni: -
assicurare
la disponibilità di interpreti e prendere in considerazione la possibilità di
ricorrere all'interpretazione a distanza; -
connettere
le banche dati pertinenti, quali il sistema di gestione delle frontiere, il
sistema di informazione visti del Kosovo e la banca dati sull'asilo. 5.
BLOCCO 3: ORDINE PUBBLICO E SICUREZZA Il
nuovo quadro giuridico penale è entrato in vigore il 1° gennaio 2013 e, nel
marzo 2013, le autorità kosovare hanno effettuato la prima revisione del
sistema giudiziario penale. Migliorando il coordinamento e uniformando
l'approccio tra istituzioni, si potrebbero apportare ulteriori benefici
all'ordinamento penale. È stato istituito un meccanismo di controllo, ma i dati
non sono ancora sufficienti e la priorità data alla criminalità organizzata di
alto profilo e ai casi di corruzione è ancora bassa. Per
quanto concerne l'indipendenza del sistema giudiziario, si è osservata una
notevole riduzione delle dichiarazioni pubbliche rilasciate da politici in
merito a processi penali. La persecuzione mediatica di giudici e procuratori
continua a essere fonte di serie preoccupazioni, e l'intimidazione dei
testimoni a rappresenta ancora un problema. Si
sono invece registrati notevoli miglioramenti per quanto concerne la
professionalità e il numero di personale delle forze di polizia e di frontiera
kosovare. Occorre rafforzare le capacità della procura e del sistema
giudiziario. Tali organismi non dispongono di personale sufficiente e
riscontrano difficoltà nell'assegnare i posti vacanti, in particolare quelli
riservati a persone appartenenti a minoranze. Vi sono lacune nelle procedure
per la nomina di giudici e procuratori. Sarebbe opportuno che il Kosovo
armonizzasse le quattro leggi principali entrate in vigore nel gennaio 2013
relative ai criteri per la nomina e la destituzione di giudici e procuratori.
Nonostante i progressi compiuti nella riduzione dell'arretrato giudiziario, la
quantità di casi pendenti rimane considerevole. Il
Kosovo non ha ancora istituito una banca dati elettronica relativa ai casellari
giudiziari. Le pratiche riguardanti i precedenti penali vengono ancora
compilate manualmente, caso per caso. Il governo prevede di creare un sistema
di informazione sui casellari giudiziari nel 2014. Il
sistema giudiziario non dispone di un sistema integrato di gestione dei casi,
che consenta di seguire ogni caso dalla fase di intelligence e investigativa
sino alla sentenza e al recupero dei beni, passando per l'azione penale. Nel
2014 il governo ha avviato un progetto pilota per sviluppare tale sistema. Nel
marzo 2013 il governo ha approvato una nuova strategia e un nuovo piano di
azione per le attività di polizia basate sull'intelligence. Nel marzo 2014 è
stata pubblicata la prima valutazione del Kosovo sulla minaccia rappresentata
dalla criminalità organizzata e dalle forme gravi di criminalità. Occorre
rafforzare le attività di polizia basate sull'intelligence, sviluppare
ulteriormente le competenze analitiche e intensificare la cooperazione tra
diverse agenzie. Un
progetto di legge sulle intercettazioni stabilisce i principi generali e le
responsabilità istituzionali alla base delle intercettazioni legittime mediante
dispositivi elettronici. Sarebbe opportuno procedere all'adozione di tale legge
e stabilire procedure dettagliate con atti di diritto derivato. Nel
2013 sono stati adottati atti di diritto derivato che accompagnano la legge
sulla protezione dei testimoni. Il dipartimento di polizia competente è dotato
di personale sufficiente e dispone di un bilancio proprio. Il Kosovo dovrebbe
prendere in considerazione il trasferimento internazionale dei testimoni nei
casi delicati. Nel
gennaio 2014 il governo ha adottato una nuova strategia per la prevenzione del
riciclaggio di denaro e del finanziamento del terrorismo. L'unità di
informazione finanziaria prevede di aumentare il personale per poter svolgere
appieno i propri compiti. Il numero di segnalazioni di operazioni sospette
resta elevato; tuttavia, non è stata segnalata alcuna condanna per riciclaggio
di denaro. Nel
marzo 2013 è stata adottata una nuova legge che amplia i poteri di confisca dei
proventi di reato. La legge prevede la confisca dei beni che non derivano
direttamente dall'attività illegale per cui la persona è stata condannata e
introduce altresì il principio dell'inversione dell'onere della prova. Le nuove
disposizioni giuridiche permettono una confisca dei beni per ricchezza
inspiegabile. La confisca dei beni resta molto limitata. Il
Kosovo si conferma un paese di transito e stoccaggio per il traffico di eroina
e di marijuana[6]. Le nuove disposizioni del
codice penale e del codice di procedura penale prevedono strumenti più efficaci
per le indagini sugli stupefacenti. Il coordinatore nazionale in materia di
droga utilizza le forme esistenti di cooperazione tra autorità di contrasto e
la società civile. Le attività di prevenzione, sensibilizzazione e monitoraggio
delle droghe sono soddisfacenti. Le capacità delle forze di polizia kosovare
nel prevenire i casi di traffico di stupefacenti e di condurre indagini al
riguardo sono sufficienti, ma il numero relativamente basso di indagini penali
in materia sfociate in condanne continua a sollevare serie preoccupazioni. Nel
luglio 2013 è stata adottata la legge sulla prevenzione e la lotta alla tratta
degli esseri umani e sulla protezione delle vittime. Un coordinatore nazionale
per la lotta al traffico di stupefacenti coopera con le relative autorità e con
la società civile. È stata elaborata una legge sul risarcimento delle vittime
di reato ed è in corso di preparazione una nuova strategia sulla lotta alla
tratta degli esseri umani. Il
Kosovo ha iniziato ad affrontare la questione del traffico di armi, ma il tasso
di distruzione di armi leggere resta basso. Dal numero di sequestri effettuati
negli ultimi anni dalla KFOR e da altre autorità si evince che nel paese è
ancora presente un numero significativo di armi. Le
iniziative intraprese dal Kosovo per contrastare il terrorismo sono efficaci. I
combattenti stranieri continuano a destare preoccupazione, anche per le
numerose informazioni raccolte dalle autorità del Kosovo sui combattenti kosovari
in Siria. È stata redatta una nuova legge sul divieto di partecipazione a
conflitti armati e il governo prevede di elaborare un piano di azione sulla
prevenzione della radicalizzazione e dell'estremismo violento. Vi
sono stati miglioramenti nella lotta alla corruzione, ma si osserva ancora una
mancanza di risultati finali effettivi dei casi giudiziari. Il consiglio
nazionale per la lotta alla corruzione, presieduto dal Presidente del Kosovo, è
operativo: formula raccomandazioni ed elabora relazioni sulla lotta alla
corruzione. È di fondamentale importanza che il Kosovo istituisca un registro
delle sentenze definitive dei casi riguardanti la corruzione e il riciclaggio
di denaro. Gli
appalti pubblici restano una delle fonti principali di corruzione nel paese. Le
istituzioni competenti in materia sono due: la commissione per gli appalti
pubblici e l'autorità di vigilanza sugli appalti pubblici. Le attività di
quest'ultima non hanno potuto essere valutate correttamente, perché il mandato
di questa giovane istituzione è giunto a termine e per il fatto che il nuovo
personale non è ancora stato nominato. Nell'agosto
2013 è stata adottata la nuova legge sul finanziamento dei partiti politici. La
commissione elettorale centrale è responsabile dell'attuazione della legge e
della registrazione dei partiti politici. Il personale della commissione è di
gran lunga insufficiente, il che può avere ripercussioni sull'attuazione
futura. L'adozione
delle modifiche alla legge sulla protezione dei dati personali è prevista per
la fine del 2014. Nel 2013 l'agenzia nazionale per la protezione dei dati
personali è stata consultata in merito a diversi testi legislativi e atti di
diritto derivato. Occorre rafforzare ulteriormente le capacità di detta
agenzia. Il Kosovo dovrebbe elaborare atti di diritto secondario riguardanti la
sicurezza dei dati ed è tenuto a garantire che tutti i progetti di legge
relativi al trattamento dei dati personali siano esaminati dall'agenzia
nazionale per la protezione dei dati personali. Il paese dovrebbe altresì
prendere in considerazione nuovi strumenti per la sensibilizzazione alla
protezione dei dati e incrementare il numero di agenti incaricati della
protezione dei dati a livello locale. Raccomandazioni: -
rafforzare
l'indipendenza del sistema giudiziario armonizzando le quattro leggi principali
entrate in vigore nel gennaio 2013 relative ai criteri per la nomina e la
destituzione di giudici e procuratori; -
garantire
che siano assegnati i posti vacanti presso il consiglio giudiziario del Kosovo
e il consiglio delle procure; -
ridurre
gli arretrati giudiziari; -
elaborare
un sistema di informazioni sui casellari giudiziari e regolamentarne
correttamente la gestione; -
sviluppare
un sistema integrato di gestione dei casi, che consenta di seguire i casi
penali dall'attività investigativa e giudiziaria sino alla condanna e al
recupero dei beni; -
migliorare
lo scambio di informazioni tra autorità di contrasto e autorità giudiziarie
nelle attività di polizia basate sull'intelligence e rafforzarne le capacità e
le risorse umane; -
adottare
il progetto di legge sull'intercettazione e le procedure operative standard con
un atto di diritto derivato; -
confermare
le capacità, in termini di finanziamenti e di personale, nell'ambito della
protezione dei testimoni e rafforzare la cooperazione internazionale; -
integrare
le indagini finanziarie in tutte le indagini sulla criminalità organizzata e la
corruzione; -
tenere
un registro delle sentenze definitive nei casi riguardanti la tratta degli
esseri umani, il traffico d'armi, il traffico di stupefacenti, la corruzione,
gli appalti pubblici e il riciclaggio di denaro, prevedendo sanzioni penali e
il recupero dei beni di origine criminale; -
garantire
sostegno e assistenza alle vittime della tratta degli esseri umani; -
prendere
in considerazione un riesame della legge sugli appalti pubblici per garantire
il corretto funzionamento dell'autorità di vigilanza sugli appalti pubblici; -
attuare
la legge sul finanziamento dei partiti politici nelle campagne elettorali e
rafforzare le capacità della commissione elettorale centrale in termini di
risorse umane; -
concludere
ulteriori accordi di cooperazione fra autorità di contrasto e rafforzare la
cooperazione operativa con i paesi vicini e gli Stati membri dell'UE; -
continuare
a cooperare con EUROPOL, INTERPOL e con gli organismi regionali di contrasto; -
concludere
nuovi accordi sull'assistenza giudiziaria in materia penale con i paesi vicini
e con gli Stati membri UE; -
studiare
ulteriori modalità di cooperazione con EUROJUST. -
elaborare
atti di diritto derivato sulla sicurezza dei dati; -
garantire
che l'agenzia per la protezione dei dati sia consultata su tutti i progetti di
legge che interessano il trattamento dei dati personali e rafforzare le
capacità dell'agenzia; -
prendere
in considerazione nuovi strumenti per la sensibilizzazione alla protezione dei
dati e aumentare il numero di agenti incaricati della protezione dei dati a
livello locale. 6.
BLOCCO 4: DIRITTI FONDAMENTALI CONNESSI ALLA LIBERTÀ DI CIRCOLAZIONE Benché
il quadro relativo ai diritti fondamentali si dimostri solido, è intenzione del
governo perfezionarlo allineandolo con l'acquis. L'attuale quadro
anti-discriminzaione non è stato attuato interamente, ma si sono prese misure
per migliorare l'attuazione e il monitoraggio. Nel maggio 2014 il governo ha
approvato modifiche alla legge anti-discriminazione. L'assemblea dovrà
esaminare a breve il "pacchetto sui diritti umani", composto dai
progetti di legge anti-discriminazione, sulla parità di genere e sul difensore
civico. La
prossima strategia e il nuovo piano di azione sui diritti umani e i diritti
fondamentali dovrebbero essere adottati dopo l'adozione del "pacchetto sui
diritti umani". Il meccanismo di sanzioni previsto nel progetto di legge
anti-discriminazione istituisce diversi mezzi di ricorso per le vittime di
violazioni di diritti umani. Per la definizione dei tribunali competenti per le
vertenze riguardanti i diritti umani, la legge si basa sulla testo legislativo
relativo agli organi giurisdizionali del 2013. Il diritto primario dovrebbe essere
integrato dal diritto secondario e tutti dovrebbero essere informati circa i
mezzi di ricorso disponibili. L'attuazione
della strategia e del piano d'azione sull'integrazione delle minoranze rom,
ashkali ed egizia prosegue, anche se a ritmo lento. Nel 2013 si è portato a
termine un riesame di medio termine ed è stato aggiunto un documento quadro che
definisce le azioni prioritarie sino al 2015. È necessario un impegno costante,
specie per quanto concerne le dotazioni di bilancio e i relativi stanziamenti.
Un aumento della titolarità locale resta essenziale per l'attuazione. I
cittadini kosovari non riscontrano più grandi problemi per l'ottenimento dei
documenti di viaggio e di identità. La
polizia del Kosovo raccoglie dati sui reati per motivi etnici. Tra il gennaio
2011 e il marzo 2014 sono stati denunciati 44 casi, ma soltanto due si sono
conclusi con una sentenza, mentre sedici sono ancora oggetto di indagini e per
sei è stato presentato il rinvio a giudizio. Il Kosovo dovrebbe elaborare una
definizione armonizzata di reati per motivi etnici non limitata all'articolo
147 del codice penale. Restano
ancora molti arretrati giudiziari in Kosovo e in alcune sezioni dei tribunali
occorrono giudici maggiormente specializzati. Un sistema giudiziario più efficiente,
con un numero adeguato di giudici specializzati, contribuirebbe a migliorare il
trattamento dei casi connessi a motivazioni etniche. In
tutti i comuni del Kosovo sono presenti consigli comunali per la sicurezza
delle comunità, ad eccezione di quelli nel nord del paese. Vi sono inoltre
consigli consultivi che sviluppano e attuano progetti in materia di sicurezza
delle comunità, il cui funzionamento è in genere conforme al quadro
legislativo, ma la cui qualità dei servizi differisce da uno all'atro. Raccomandazioni:
-
adottare
e attuare le nuove leggi anti-discriminazione e sulla parità di genere, nonché
le modifiche alla legge relativa al difensore civico, in un unico pacchetto
legislativo; -
garantire
che i cittadini abbiano accesso a informazioni più chiare sui diritti e i mezzi
di ricorso in caso di violazione dei diritti umani; -
proseguire
l'attuazione della strategia e del piano d'azione sull'integrazione delle
minoranze rom, ashkali ed egizia; -
elaborare
una definizione comune di reati per motivi etnici non limitata all'articolo 147
del codice penale; -
eliminare
le sovrapposizioni di competenze e attività dei consigli comunali per la
sicurezza delle comunità da un lato e le assemblee comunali dall'altro. 7.
CONCLUSIONI Per
valutare l'attuazione da parte del Kosovo della tabella di marcia per i visti,
la Commissione si è basata sulle informazioni e sui documenti giuridici e
politici pertinenti forniti dal paese. Tale valutazione è stata integrata da
missioni di valutazione in loco effettuate dai servizi della Commissione,
assistiti da esperti degli Stati membri. La
Commissione ritiene che il Kosovo abbia realizzato buoni progressi
nell'attuazione della tabella di marcia per i visti. Saranno tuttavia
necessarie ulteriori iniziative, in linea con le raccomandazioni incluse nella
presente relazione, nonché con il documento di lavoro dei servizi della
Commissione che l'accompagna. La
Commissione continuerà a fornire assistenza al Kosovo per l'attuazione della
tabella di marcia e verificherà con attenzione tutti i traguardi pertinenti, al
fine di comunicare ai co-legislatori gli ulteriori progressi nel dialogo sulla
liberalizzazione dei visti. [*] Questa designazione
non pregiudica le posizioni riguardo allo status ed è in linea con la
risoluzione 1244/99 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e con il
parere della CIG sulla dichiarazione di indipendenza del Kosovo. [2]
COM(2013) 66 final. [3] Il Kosovo ha
recentemente firmato accordi di riammissione con l'Estonia, la Croazia, il
Liechtenstein, la Svizzera, la Norvegia, l'Albania e il Montenegro. [4] Dodici
mesi dalla data del rimpatrio. [5] Frontex, Western Balkans
Annual Risk Analysis 2014 (Analisi annuale di Frontex per il 2014 relativa
ai rischi nei paesi dei Balcani occidentali). [6] http://www.state.gov/j/inl/rls/nrcrpt/2013/vol1/204050.htm http://www.unodc.org/documents/data-and-analysis/Studies/Illicit_DT_through_SEE_REPORT_2014_web.pdf