COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Costi e prezzi dell'energia in Europa /* COM/2014/021 final */
Introduzione Gli
aumenti dei prezzi dell'energia figurano tra le principali preoccupazioni
politiche in quanto creano ulteriori oneri per le famiglie e l'industria[1] già in difficoltà e influiscono sulla competitività complessiva dell'Europa.
La Commissione europea, in risposta a una richiesta del Consiglio europeo, ha
preparato un'approfondita analisi dei costi e dei prezzi dell'energia in
Europa, per consentire ai responsabili politici di comprendere il contesto
generale, gli effetti dei recenti aumenti dei prezzi sui consumatori e le
implicazioni politiche. La relazione
fornisce dati completi e dettagliati tratti da un'ampia serie di fonti, esamina
le tendenze dei costi e dei prezzi dell'energia e ne valuta le possibili cause,
traendo conclusioni utilizzabili per l'adozione di decisioni informate sulle
misure politiche necessarie per affrontare la questione[2]. La relazione è
allegata alla presente comunicazione[3]. La relazione
riguarda in particolare i prezzi del gas e dell'energia elettrica. Nei mercati globali
del petrolio e del carbone, i consumatori di energia di tutto il mondo pagano
in linea di massima lo stesso prezzo. Ne consegue che le differenze di prezzo,
che possono far aumentare i costi per i consumatori e creare vantaggi o
svantaggi concorrenziali, destano meno preoccupazioni. Per questo motivo, nella
relazione non si dedica molto spazio ai due combustibili menzionati e al
settore dei trasporti. I prezzi dell'energia,
in particolare dei combustibili fossili, sono aumentati negli ultimi anni. L'aumento dei
costi e dei prezzi dell'energia non è una novità. Da secoli l'Europa lotta
costantemente per assicurare una fornitura adeguata di energia economicamente
accessibile. La differenza è che oggi nel settore europeo dell'energia è in
pieno atto un importante tentativo di affrancarsi dai combustibili fossili
importati e, a tale scopo, sono necessari investimenti molto elevati, per di
più in un momento di incertezza economica. Inoltre, il divario dei prezzi dell'energia
tra l'UE e i principali partner economici si è ampliato per una serie di
motivi, su molti dei quali l'Europa ha scarsa influenza. Le iniziative per la
decarbonizzazione della produzione di energia elettrica hanno determinato una
forte crescita dell'energia eolica e solare in particolare, con considerevoli
ripercussioni sulle reti e sui costi della produzione energetica. Si stanno
anche valutando forniture di gas alternativi, come il gas di scisto o il gas
caspico, che richiedono ulteriori investimenti. Al contempo, è in corso il
passaggio dei settori europei del gas e dell'energia elettrica dai monopoli
pubblici ai mercati liberalizzati costituiti da imprese private competitive, in
cui sono gli utenti, anziché i contribuenti, a sostenere il costo dei nuovi
investimenti nel campo dell'energia. Gli effetti che tutti questi cambiamenti hanno
tra di loro possono essere interpretati e anticipati in vari modi. La
liberalizzazione del mercato dovrebbe favorire una maggiore concorrenza e
pertanto la disponibilità di un'energia più efficiente ed economica. Le
politiche in materia di ambiente e di clima e la decarbonizzazione dovrebbero
garantire la sostenibilità del settore dell'energia nel lungo periodo, con
costi dichiarati più elevati nel breve periodo, in particolare in seguito agli
investimenti. I governi ritengono che tali cambiamenti possano avere nel breve
termine effetti positivi per i consumatori in termini di posti di lavoro e di
qualità della vita e contribuire nel lungo periodo agli obiettivi della
sostenibilità. Lo stesso settore dell'energia deve adattarsi a molte norme
ambientali, commerciali, tecnologiche e regolamentari diverse. Ciò che non è
stato previsto è una forte e prolungata contrazione della fiducia economica. Per garantire che l'Europa possa gestire tutti
questi cambiamenti, continuando ad assicurare ai cittadini l'accesso a un'energia
sostenibile ed economica e tutelando la competitività industriale, è necessario
compiere ogni possibile sforzo a livello europeo e nazionale e, a tale scopo,
devono attivarsi anche l'industria e i singoli consumatori. Per capire quali possono essere le misure più
efficaci, le sezioni successive forniscono un quadro dell'evoluzione dei costi
e dei prezzi dell'energia e dei fattori che determinano i cambiamenti
menzionati. In seguito, si prendono in considerazione le ripercussioni sulla
competitività globale dell'UE e le future tendenze dei costi e dei prezzi. In conclusione, la Commissione propone alcune
linee di azione allo scopo di mettere i cittadini e l'industria europei in
condizione di affrontare con efficacia la sfida dei prezzi dell'energia e di
tutelare la competitività dell'Unione europea oggi, fino al 2030 e oltre. Quali sono le
componenti della bolletta dell'energia elettrica? Come prefazione
all'analisi economica che segue, è importante capire ciò che s'intende per
costi e prezzi dell'energia. Le bollette dell'energia elettrica dipendono in
parte dalla quantità di energia consumata, per cui i costi dell'energia possono
essere ridotti utilizzando prodotti più efficienti sotto il profilo energetico
o altre pratiche di risparmio energetico. Tuttavia, la componente del prezzo
delle bollette è spesso considerata più critica e difficile da capire. Il
prezzo che i consumatori pagano per l'energia elettrica e il gas è il risultato
di vari elementi, sui quali incidono le forze di mercato e le politiche
governative. La componente
energia della bolletta consiste in due parti. Primo, la componente di
commercializzazione all'ingrosso dei prezzi, che di norma riflette i costi
sostenuti dalle imprese per fornire energia alla rete, tra cui quelli per l'acquisto
di carburante o per la produzione, il trasporto e la trasformazione, e i costi
di costruzione, gestione e demolizione delle centrali elettriche. Secondo, la
componente di vendita al dettaglio comprende i costi relativi alla vendita di
energia elettrica ai consumatori finali. I costi di rete riflettono i
costi delle infrastrutture di trasmissione e di distribuzione legati alla
manutenzione e all'espansione delle reti, ai servizi di sistema e alle perdite
di rete. Spesso alle tariffe di rete si aggiungono oneri che servono a
coprire altri costi come quelli derivanti dagli obblighi di servizio pubblico e
dal sostegno tecnologico. Infine, si applicano tasse e imposte, che
possono rientrare nel sistema tributario generale (IVA, accise) o essere
imposte specifiche a sostegno di politiche energetiche e/o climatiche mirate. Componenti dei prezzi al consumo 1. Prezzi
dell'energia in Europa Nei
mercati del gas e dell'energia elettrica, nonostante un certo grado di
commerciabilità globale dei combustibili e delle attrezzature (come le
metaniere, le turbine eoliche e simili), esistono nella migliore delle ipotesi
prezzi regionali, e più spesso prezzi nazionali o subnazionali, che influiscono
sui costi connessi alla vendita al dettaglio e sui prezzi al consumo e possono
mettere a repentaglio il mercato unico. I prezzi al
consumo del gas e dell'energia elettrica in Europa[4] sono aumentati e
continuano ad aumentare. Sebbene quasi tutti gli Stati membri abbiano
registrato un costante incremento dei prezzi al consumo del gas e dell'energia
elettrica, le differenze tra i prezzi nazionali restano rilevanti: i
consumatori degli Stati membri con i prezzi più alti pagano da 2,5 a 4 volte
più dei consumatori degli Stati membri con i prezzi più bassi[5]. Il divario tra i
prezzi massimi e minimi pagati per il gas e l'energia elettrica dai consumatori
si è ampliato nel corso del tempo, soprattutto nel caso dei prezzi del gas per
usi domestici. Pertanto, i prezzi europei non tendono a convergere, i mercati
non riescono a diventare più efficienti e le differenze a livello nazionale
persistono. Evoluzione dei prezzi al dettaglio per le utenze domestiche Nell'Unione
europea in media i prezzi dell'energia elettrica per usi domestici sono
aumentati del 4% all'anno negli ultimi cinque anni (2008-2012)[6]. Nella maggior parte
degli Stati membri, si tratta di un aumento superiore all'inflazione. Per il
gas, l'aumento dei prezzi per usi domestici è stato pari al 3% all'anno e anche
in questo caso è superiore all'inflazione per la maggior parte degli Stati
membri. Detto questo, al di là di tali medie esistono notevoli differenze
nazionali nel modo in cui i prezzi sono variati nel tempo. Prezzi dell'energia elettrica per usi domestici (eurocent/kWh tasse comprese) Fonte: statistiche sull'energia
di Eurostat Prezzi del gas naturale per usi domestici (eurocent/kWh tasse comprese) Fonte: statistiche sull'energia
di Eurostat Evoluzione dei
prezzi al dettaglio per le utenze industriali Per l'industria, i
prezzi al dettaglio dell'energia elettrica sono aumentati di circa il 3,5% all'anno
nello stesso periodo, quindi in misura superiore all'inflazione in metà degli
Stati membri, e i prezzi del gas di meno dell'1% all'anno nello stesso periodo,
quindi in misura inferiore all'inflazione nella maggior parte degli Stati
membri. Prezzi dell'energia elettrica per usi industriali (eurocent/kWh al netto dell'IVA e di tasse e
imposte recuperabili, ma anche delle esenzioni) Fonte: statistiche sull'energia
di Eurostat Prezzi del gas per usi industriali (eurocent/kWh al netto dell'IVA e di tasse e imposte
recuperabili, ma anche delle esenzioni) Fonte: statistiche sull'energia
di Eurostat Prezzi all'ingrosso Rispetto agli
sviluppi menzionati riguardo ai prezzi al dettaglio, nel periodo 2008-2012 i
prezzi all'ingrosso dell'energia elettrica sono diminuiti tra il 35% e
il 45% in relazione ai principali parametri europei dell'energia elettrica all'ingrosso.
I prezzi all'ingrosso del gas hanno subito fluttuazioni, con riduzioni e
ritorni ai livelli precedenti, per cui nell'arco dell'intero periodo non
sono stati rilevati aumenti. Analisi dei
prezzi per componente Gli aumenti medi
dei prezzi in Europa menzionati nascondono considerevoli differenze tra gli
Stati membri, tra le varie industrie e nel corso del tempo. In alcuni
settori è stata constatata una volatilità molto maggiore, come risulta ad
esempio dagli aumenti dei prezzi dell'energia elettrica per usi domestici che
sono variati tra -2% e +47%; sebbene i prezzi medi del gas per usi industriali nell'Unione
europea siano aumentati meno dell'1% all'anno nel periodo 2008-2012, alcune
industrie ad alta intensità energetica hanno registrato incrementi dei prezzi
del gas compresi tra il 27% e il 40% nel periodo 2010-2012. La relazione
di accompagnamento esamina tali differenze, soprattutto tra i settori
industriali, e pone in evidenza che i prezzi e le ripercussioni delle politiche
sono diversi per utenti diversi. Per comprendere in maniera più adeguata il
rapporto tra i prezzi dell'energia e le politiche, è utile disaggregare i
prezzi nelle varie componenti. Evoluzione dei
prezzi al dettaglio dell'energia elettrica per componente La
quota relativa della componente energia del prezzo al dettaglio dell'energia
elettrica è in generale diminuita nel corso del tempo. Il motivo è che dal 2008 ad aumentare maggiormente è stata la componente fiscale[7], mentre per le
componenti di costo dell'energia elettrica l'incremento è stato più ridotto.
Dal 2008 i costi di rete dell'energia sono aumentati del 18,5% per le utenze
domestiche e del 30% per le utenze industriali; tasse e imposte sono
aumentate del 36% per le utenze domestiche e del 127% per le utenze
industriali, al lordo delle esenzioni. Sebbene non siano disponibili dati nazionali
uniformi sulle esenzioni, alcuni Stati membri concedono ad alcune industrie ad
alta intensità energetica rilevanti esenzioni fiscali che mitigano in misura
sostanziale gli effetti degli aumenti della componente fiscale dei prezzi. Evoluzione dei prezzi dell'energia elettrica
per componente (2008-2012) Fonte: Eurostat. Comprensivi delle tasse nel caso degli
usi domestici; al netto dell'IVA e di altre imposte recuperabili ma anche di
altre esenzioni nel caso degli usi industriali (dati non disponibili). Evoluzione dei
prezzi al dettaglio del gas per componente Nel caso dei
prezzi al dettaglio del gas naturale, dal 2008 anche la componente energia
è rimasta stabile, mentre in media per l'Unione europea la componente di rete
è aumentata del 17% per le utenze domestiche e del 14% per le utenze
industriali; tasse e imposte sono aumentate del 12-14% per le utenze
domestiche e del 12% per le utenze industriali. Evoluzione dei prezzi del gas per componente (2008-2012) Fonte: CE, metadati
forniti dagli Stati membri. Comprensivi delle tasse nel caso degli usi
domestici; al netto dell'IVA e di altre imposte recuperabili nel caso degli usi
industriali.. Fattori che
influiscono sulla componente "energia" del prezzo Delle tre
componenti dei prezzi dell'energia elettrica (energia, costi di rete e tasse e
imposte), la componente di costo dell'energia è in generale la più ampia, anche
se la sua quota è in diminuzione. Come menzionato in precedenza, rispetto alla
componente energia dei prezzi al dettaglio, è stata registrata un convergenza e
una riduzione per i prezzi all'ingrosso dell'energia elettrica. Ciò può
essere legato alle politiche energetiche dell'Unione europea, in particolare la
maggiore concorrenza dovuta all'accoppiamento dei mercati, la disaggregazione della
produzione di energia dalla gestione del sistema di trasmissione, il calo dei
prezzi del carbonio nell'ambito del sistema di scambio di quote di emissioni
dell'Unione europea[8]
e la crescita della capacità di produzione di energia con minori costi d'esercizio
(come nel caso dell'energia eolica e solare, oltre all'energia nucleare e all'energia
idroelettrica esistenti). La riduzione dei
prezzi all'ingrosso non si è tuttavia tradotta in una riduzione della
componente energia dei prezzi al dettaglio, anche se si tratta della parte
della bolletta energetica in merito alla quale i fornitori di energia
dovrebbero poter competere. Se ne può dedurre che la concorrenza in materia di
prezzi in alcuni mercati al dettaglio è scarsa, consentendo ai fornitori di evitare
di trasferire le riduzioni dei prezzi all'ingrosso ai prezzi al dettaglio[9]. Il
rapporto tra prezzi all'ingrosso e prezzi al dettaglio può essere interrotto da
elevati livelli di concentrazione dei mercati. Inoltre, la regolamentazione
universale dei prezzi al dettaglio applicata in alcuni Stati membri tende ad
andare a scapito della concorrenza nei mercati al dettaglio, in quanto
scoraggia l'ingresso nel mercato e gli investimenti da parte dei concorrenti e
potrebbe quindi contribuire a ridurre la reattività dei prezzi al dettaglio[10]. Inoltre, gli Stati membri dovrebbero analizzare
altre misure strategiche per far fronte alle preoccupazioni riguardo alle
famiglie o alle industrie più vulnerabili. Nel mercato del
gas, oltre alla concentrazione del mercato e alla regolamentazione dei prezzi,
spesso esistono ancora restrizioni alla fornitura (con un basso numero di
fornitori e una scarsa concorrenza) e i prezzi del gas sono spesso ancora
indicizzati ai prezzi del petrolio[11].
Questa pratica scollega il prezzi all'ingrosso del gas dalla domanda e dall'offerta
effettive di gas, impedendo ai fornitori di energia di rispondere in maniera
flessibile al mutamento delle condizioni del mercato o di applicare i costi
effettivi ai consumatori. In tali casi, l'aumento dei prezzi del petrolio negli
ultimi anni ha contribuito direttamente all'aumento dei prezzi del gas per
alcuni mercati limitati, a scapito dei consumatori e dell'industria delle
regioni interessate. Fattori che
influiscono sulla componente fiscale del prezzo Nell'ambito
di questa componente è importante distinguere tra le misure generali di
tassazione dell'energia e i costi legati al sistema energetico finanziati
mediante le imposte. Le tasse e le imposte per il finanziamento delle
politiche energetiche e climatiche costituiscono in generale la componente
più piccola nella maggior parte degli Stati membri, tuttavia le imposte in
particolare sono aumentate in misura considerevole più di altro. Questa
componente ha raggiunto o superato la quota dei costi di rete e attualmente
costituisce la parte più ampia del prezzo dell'energia elettrica per usi
domestici in tre Stati membri, mentre in alcuni altri
resta marginale. Nella maggior parte degli Stati membri, le tasse e le imposte
finanziano le misure dettate dalle politiche energetiche e climatiche, fra cui
la promozione dell'efficienza energetica e della produzione di energie
rinnovabili. In effetti, il costo dell'energia rinnovabile aggiunta ai prezzi
al dettaglio costituisce il 6% del prezzo dell'energia elettrica per usi
domestici nell'Unione europea[12]
e circa l'8% del prezzo dell'energia elettrica per usi industriali al lordo
delle esenzioni. Anche in questo caso, i costi sono molto variabili, tenendo
conto che le quote in Spagna e Germania raggiungono il 15,5% e il 16% dei
prezzi dell'energia elettrica per usi domestici, rispetto a meno dell'1% in
Irlanda, in Polonia e in Svezia. Sebbene alcune
politiche energetiche e climatiche nazionali siano finanziate con le imposte, i
costi del sistema di scambio delle quote di emissioni dell'Unione europea si
riflettono nella componente di commercializzazione all'ingrosso del prezzo dell'energia.
Le imposte nazionali, a prescindere dal punto della catena in cui sono
applicate, alterano i prezzi e quindi determinano differenze tra i vari mercati
nazionali. Per ridurre al minimo tali distorsioni, è importante che gli
interventi dei governi nel settore dell'energia (finanziamento delle
infrastrutture e della produzione, ad esempio di energie rinnovabili, i costi
dell'energia nucleare o la flessibilità della capacità di produzione di
combustibili fossili) siano per quanto possibile efficaci sotto il profilo dei
costi[13]. Il quadro europeo
per la tassazione dell'energia non garantisce una piena armonizzazione,
per cui i singoli Stati membri possono variare le proprie tasse e le relative
aliquote, andando al di là degli elementi fondamentali o dei livelli minimi
previsti dalla normativa dell'Unione europea[14].
Anche in questo caso, usando l'energia elettrica come esempio, sono evidenti considerevoli
differenze nazionali tra le quote relative e i valori assoluti della componente
fiscale dei prezzi dell'energia illustrati in precedenza. Gli Stati membri
usano le tasse e le imposte per un'ampia serie di finalità, fra cui quella
generale di garantire il gettito fiscale (ad esempio per finanziare la sanità e
l'istruzione), ma anche per internalizzare i costi esterni di produzione e di
consumo dell'energia e per finanziare politiche specifiche come quelle
energetiche e climatiche o l'adeguamento dei settori che utilizzano
combustibili fossili. I dati sulle
esenzioni fiscali e su altre sovvenzioni offerte dagli Stati membri, in
particolare per le industrie ad alta intensità energetica, sono attualmente
frammentari e incoerenti[15].
Per questo motivo, la Commissione sta preparando uno studio approfondito per
raccogliere dati coerenti e completi su tutti i costi e le sovvenzioni relativi
alle varie tecnologie nel settore dell'energia elettrica. Fattori che
influiscono sulla componente di rete del prezzo La quota relativa
dei costi di trasmissione e di distribuzione, e i livelli assoluti, variano in
misura considerevole tra gli Stati membri, per motivi che non sono sempre
facilmente comprensibili; i dati relativi ai fattori che influiscono su tali
quote e la loro evoluzione sono scarsi, in particolare per il gas. Quanto segue
riguarda pertanto solo l'energia elettrica. NB: taluni Stati membri
sommano agli oneri di rete costi che non
rientrano nella rete, senza possibilità di distinzione nei dati. Dal 2008 i costi
di rete dell'energia elettrica sono aumentati del 30% e del 18,5%
rispettivamente per le utenze industriali e per le utenze domestiche. Il continuo aumento dei costi di rete, in particolare per
le utenze domestiche, non sorprende nel contesto della trasformazione del
settore dell'energia, tuttavia potrebbe essere mitigato attraverso un'amministrazione
più adeguata della rete. Con valori
assoluti che variano da 2€c/kWh a 7€c/kWh[16],
è chiaro che tali costi possono avere considerevoli ripercussioni sui prezzi
complessivi dell'energia elettrica e quindi sulle relative differenze tra gli
Stati membri e rispetto ai partner commerciali. Le differenze sono in parte
dovute anche alla notevole diversità esistente tra le pratiche nazionali di
regolamentazione delle tariffe di accesso alla rete e le pratiche di
ripartizione dei costi, a differenze fisiche e all'efficienza delle reti. 2. Il costo
dell'energia in Europa Sebbene l'attenzione
sia rivolta soprattutto ai livelli dei prezzi, i costi dell'energia sono
in pratica più importanti per le famiglie e per l'industria, in quanto
determinano le bollette effettivamente pagate. Gli aumenti dei prezzi
possono essere in una certa misura compensati da una maggiore efficienza
energetica e da una riduzione dei consumi, come ad esempio un uso più
efficiente dell'energia nel caso di processi, prodotti e famiglie o la
riduzione dell'intensità energetica settoriale o di quella industriale
complessiva. Tuttavia, anche le riduzioni dei prezzi possono essere compensate
da un aumento dei consumi, ad esempio perché si utilizza un maggior numero di
prodotti elettrici. Nel settore delle
utenze domestiche, sono stati constatati notevoli miglioramenti dell'efficienza
energetica in tutti gli usi dell'energia, tuttavia forse in maniera più
evidente per quanto riguarda il riscaldamento domestico. Tendenza del
consumo energetico per il riscaldamento domestico (kep/m2). Fonte: Odyssee Nel complesso, nel
periodo 2008-2011 il consumo di energia elettrica per usi domestici è diminuito
dell'1% e il consumo di gas del 15%. Ciononostante, i costi dell'energia
per usi domestici sono aumentati, ad esempio perché i tassi di
ristrutturazione degli alloggi inefficienti e i tassi di sostituzione degli
apparecchi inefficienti non sono stati sufficienti per compensare l'incremento
dei prezzi. Dai dati relativi a tutti gli Stati
membri emerge che la quota del consumo domestico di energia[17] è cresciuta del 15% nel periodo 2008-2012, passando dal 5,6% al
6,4% del consumo complessivo. Poiché i costi dell'energia spesso
costituiscono una parte considerevole dei costi delle famiglie più povere, tale
aumento ha ulteriori conseguenze distribuzionali negative per le famiglie "vulnerabili". Fonte: Eurostat Nel periodo 2008-2011, grazie ai continui
miglioramenti dell'efficienza energetica dell'industria europea e alla
riduzione della produzione dovuta alla crisi economica e alla concorrenza
internazionale, il consumo di energia elettrica è diminuito del 4%. Tuttavia,
gli aumenti dei prezzi dell'energia elettrica hanno vanificato i miglioramenti
conseguiti e hanno determinato un incremento dei costi di circa il 4% per l'industria
nel complesso, al lordo delle esenzioni da tasse e imposte. Per contro, per
quanto riguarda il gas, il cui consumo industriale è diminuito del 5,3%, nel
periodo 2008‑2011 è stata registrata una riduzione dei costi del 6,8% nel
complesso. L'industria europea nel complesso è all'avanguardia
a livello mondiale in termini di efficienza. Tuttavia, possono ancora essere
adottate ulteriori misure per l'efficienza (in parte già in fase di
realizzazione con l'attuazione da parte dell'Unione europea della nuova
direttiva sull'efficienza energetica e i miglioramenti in corso dei prodotti
energetici), in particolare tenuto conto delle notevoli differenze esistenti
tra gli Stati membri e al loro interno. L'accesso a dati standardizzati sui
costi dell'energia non è facile. Dai dati disponibili si desume un'estrema
divergenza delle prestazioni se si considera la quota dei costi dell'energia
nei costi di produzione. Per questo motivo è opportuno esaminare con attenzione
le industrie ad alta intensità energetica, compresi i settori industriali come
quelli della carta e della stampa, dei prodotti chimici, dei minerali non
metallici, del ferro e dell'acciaio e dei metalli non ferrosi, i quali
presentano tutti una quota elevata di costi dell'energia rispetto ai costi di
produzione. Le imprese dell'UE che hanno partecipato a studi approfonditi nei
settori ad alta intensità energetica hanno segnalato la tendenza al rialzo dei
prezzi di energia elettrica e gas, dedotte le esenzioni, tra il 2010 e il 2012. Quota dei costi dell'energia nei costi di produzione
nelle industrie ad alta intensità energetica (Le barre rappresentano i
sottosettori[18],
con i valori minimi e massimi degli Stati membri e le medie dell'Unione
europea, 2010) Fonte: Eurostat, Statistiche
strutturali delle imprese 3. Energia e
competitività internazionale dell'Europa Sebbene in Europa
l'energia non sia mai stata disponibile a basso costo, negli ultimi anni il
divario dei prezzi dell'energia tra l'Unione europea e i principali partner
economici si è ulteriormente ampliato: in media, attualmente i prezzi del gas
per usi industriali nell'Unione europea sono da tre a quattro volte più elevati
rispetto ai prezzi comparabili degli Stati Uniti, dell'India e della
Russia, superiori del 12% rispetto a quelli della Cina, comparabili a quelli
del Brasile e inferiori a quelli del Giappone. I prezzi regionali
più bassi derivanti, ad esempio, dalla vertiginosa espansione del settore del
gas di scisto negli Stati Uniti e dall'aumento progressivo del commercio
di gas naturale liquefatto (GNL), non si sono ancora tradotti in prezzi più
bassi sul mercato europeo. Ciò è dovuto alle sovvenzioni nazionali concesse in
alcuni paesi produttori, alle restrizioni degli scambi e/o alle limitazioni
delle infrastrutture e agli effetti dell'indicizzazione al petrolio. Inoltre,
ad ampliare il divario tra i prezzi dell'Unione europea e degli Stati Uniti
è stata anche la crescita della domanda in Asia, in particolare in Giappone
dopo l'incidente nucleare di Fukushima. Per quanto
riguarda l'energia elettrica, i prezzi all'ingrosso sono diminuiti in Europa,
ad un livello relativamente basso grossomodo comparabile a quelli all'ingrosso
negli Stati Uniti. Ai tassi di cambio attuali, tuttavia, i prezzi dell'energia
elettrica al dettaglio per usi industriali dell'Unione europea[19] superano di più del
doppio quelli degli Stati Uniti e della Russia, di più del 20% quelli
della Cina, ma sono più bassi del 20% di quelli del Giappone. Anche in questo
caso, i prezzi del gas più bassi di Stati Uniti e Russia (e di conseguenza
i prezzi del carbone più bassi) hanno contribuito alla riduzione dei prezzi
dell'energia elettrica di tali paesi. Eppure, nella
maggior parte degli Stati membri la fornitura di energia elettrica (sulla base
di interruzioni/fluttuazioni) è più affidabile di quella degli Stati Uniti
e del Giappone, della Cina e della Russia[20]. Anche le interruzioni costano. I dati internazionali sui costi
di rete non sono facilmente disponibili per avvalorare l'ipotesi che le reti
dell'Unione europea sono più costose, ma più affidabili che in qualsiasi altra
parte del mondo. I dati sulla tassazione sono in una certa misura più
disponibili e dimostrano che la tassazione dell'energia elettrica e del gas
nell'Unione europea è in media più alta rispetto ad altre regioni del
mondo. Per valutare gli
effetti del crescente divario dei prezzi dell'energia sulla competitività
industriale sono fondamentali due indicatori: le esportazioni e la produzione
europea delle imprese ad alta intensità energetica. ·
I beni a forte consumo di energia nell'UE dominano
ancora i mercati globali di esportazione nonostante l'aumento delle
disparità dei prezzi dell'energia registrato dal 2008. Negli ultimi anni, l'UE
ha tuttavia ridotto in misura considerevole l'intensità energetica delle sue
esportazioni, mentre le economie emergenti come il Brasile, la Russia e la Cina
stanno diventando fonti sempre più importanti di componenti intermedi ad
alta intensità energetica. Secondo l'AIE[21],
la crescente disparità tra i prezzi e i costi dell'energia dell'UE e di altre
regioni dovrebbe ridurre la quota dell'UE nei mercati di esportazione globali
dei beni a forte consumo di energia. ·
I livelli di produzione
nelle industrie ad alta intensità energetica sono diminuiti dal 2008 e la quota
complessiva delle industrie ad alta intensità energetica nel PIL europeo è in
calo[22]. Al momento, non è tuttavia possibile
attribuire questa situazione ai soli prezzi dell'energia, in quanto sono
fattori importanti anche le esenzioni fiscali per le industrie ad alta
intensità energetica, la recessione, i cambiamenti strutturali dell'economia
mondiale e le corrispondenti variazioni globali della domanda dei consumatori.
Da decenni è in corso una ristrutturazione del settore industriale nell'UE
verso una produzione a minore intensità energetica e a più alto valore
aggiunto, che ha mitigato in parte l'aumento dei prezzi dell'energia. Inoltre, hanno influito molti altri fattori, fra cui il costo della
manodopera e l'attrattiva dei mercati al di fuori dell'Unione europea, che
hanno stimolato gli investimenti verso tali mercati. Esiste un legame
tra queste due dimensioni. Negli ultimi anni, alcune industrie europee ad alta
intensità energetica si sono rivolte ai mercati globali per compensare la
recessione e il conseguente crollo della domanda in Europa attraverso le
esportazioni o gli investimenti internazionali, anche per quanto riguarda
industrie locali come quelle dei mattoni e delle tegole. In quanto tali, sono
anche soggette alla concorrenza internazionale e devono decidere se investire
in Europa o all'estero, in paesi con dinamiche di mercato molto più
promettenti. Poiché i concorrenti in altri paesi cercano di migliorare la
propria efficienza energetica, le differenze dei prezzi dell'energia
influiscono soprattutto sulle decisioni di investimento e sulla capacità delle
imprese di competere e di svilupparsi. 4. Tendenze
future dei prezzi e dei costi Il quadro della
Commissione per le politiche dell'energia e del clima all'orizzonte 2030 è il
risultato di una serie di iniziative intese a comprendere le future aspettative
riguardo ai costi e ai prezzi finali dell'energia, tenendo conto delle
dinamiche dei mercati europei e globali, delle politiche dei governi e del
comportamento dell'industria e dei consumatori. L'analisi della Commissione
conferma le conclusioni della tabella di marcia per l'energia per il 2050
secondo cui i prezzi dei combustibili fossili dovrebbero continuare ad
aumentare e a trainare i costi dell'energia. Soprattutto per l'energia
elettrica, i costi dovrebbero crescere fino al 2020, in seguito all'incremento
dei costi dei combustibili fossili e dei necessari investimenti nelle
infrastrutture e nella capacità produttiva. Dopo il 2020, i costi dovrebbero
stabilizzarsi e quindi diminuire in lieve misura in quanto i combustibili
fossili saranno sostituiti dalle energie rinnovabili. I costi del capitale
diminuiscono tuttavia solo lievemente, mentre aumentano i pagamenti per le
tasse/le aste del sistema di scambio di quote di emissioni. 5. Conclusioni:
azioni per ridurre i costi dell'energia Esaminando le
tendenze dei prezzi dell'energia dal 2008, possono essere tratte le seguenti
conclusioni principali. I prezzi, ma
soprattutto i costi dell'energia elettrica hanno continuato a crescere nel
complesso per le utenze sia domestiche sia industriali, nonostante i livelli
dei consumi siano diminuiti o siano rimasti stabili. Nel periodo 2008-2012,
sono state osservate fluttuazioni dei prezzi del gas, che tuttavia non hanno
subito un aumento considerevole. L'aumento dei
prezzi è dovuto principalmente agli incrementi di tasse/imposte e dei costi di
rete. L'evoluzione della componente energia dei prezzi non è stata uniforme;
nei paesi a forte penetrazione di energia eolica e solare si è assistito ad una
pressione al ribasso dei prezzi all'ingrosso, ma non altrove. I progressi
compiuti riguardo al funzionamento del mercato interno dell'energia avrebbero
dovuto avere effetti positivi assicurando una convergenza dei prezzi di mercato
all'ingrosso in tutta Europa. Ciò non si è verificato per i prezzi al
dettaglio, nel cui caso esistono differenze tra i sistemi di distribuzione di
rete, le tasse, le imposte e la regolamentazione delle tariffe di rete e le
politiche energetiche e climatiche nazionali non sono coordinate, determinando
una frammentazione del mercato interno. Le tendenze nell'UE
celano notevoli differenze tra gli Stati membri e in tutti i settori
industriali, ponendo in evidenza carenze nel mercato interno dell'energia, con
ampie differenze tra le politiche degli Stati membri relative ai costi di rete
e a tasse/imposte. Sia per l'energia
elettrica che per il gas, le differenze di prezzo rispetto ai concorrenti
esterni (con le principali eccezioni di Giappone e Corea) sono in aumento. Il
netto calo dei prezzi del gas negli Stati Uniti è in contrasto con il
livello stabile in Europa nel periodo considerato. Finora l'UE ha
mantenuto il primato nelle esportazioni di beni a forte consumo di energia.
Tuttavia, gli sforzi compiuti dall'industria europea per compensare i costi
dell'energia più elevati attraverso continui miglioramenti dell'efficienza
energetica dovranno spingersi oltre, tenendo presente i limiti materiali, in quanto
anche i concorrenti aumentano la propria efficienza e in quanto l'industria
europea decide di investire all'estero per essere più vicina ai mercati in
espansione. Sono molto scarse
le informazioni credibili, comparabili e verificabili su certi aspetti dei
prezzi e dei costi, in particolare sui fattori che influiscono sui costi di
trasmissione e di distribuzione, sugli effetti precisi dell'energia sui costi a
livello di impianti di produzione e sui livelli della tassazione e delle
sovvenzioni, in particolare per quanto riguarda l'industria. Sulla
base di quanto precede, la Commissione ritiene importante ribadire l'impegno a completare
il mercato interno dell'energia nel 2014 e a sviluppare ulteriormente le
infrastrutture energetiche. Grazie alle liberalizzazione del mercato nell'UE, i
consumatori industriali (in particolare le PMI) e i consumatori domestici
possono già ridurre i prezzi che devono pagare scegliendo regimi tariffari più
interessanti presso i medesimi fornitori di energia o passando a fornitori
più economici, nel caso in cui i fornitori siano sufficientemente numerosi. Sono
necessari ulteriori sforzi per liberalizzare il mercato, per aumentare gli
investimenti e la concorrenza e creare efficienze che possano consentire di
ridurre i prezzi. Al contempo, una
tariffazione dinamica e le tecnologie di misurazione intelligenti restano fuori
della portata della maggior parte delle famiglie europee, limitando la
possibilità per i consumatori di controllare la bolletta dell'energia
elettrica. Per far fronte a tali
problemi, la Commissione intende pubblicare una comunicazione sui mercati al
dettaglio entro l'estate del 2014. Nel
caso dei carburanti, come ad esempio il petrolio o il carbone, per i quali i
prezzi sono globali ed è difficile influire sulla loro determinazione,
le politiche dell'UE intese a diversificare l'approvvigionamento energetico e
le relative rotte, i negoziati condotti con una sola voce europea con i
principali partner in campo energetico e la promozione dell'efficienza
energetica possono contribuire a rafforzare l'influenza dell'Unione europea.
Inoltre, l'aumento della produzione di energie rinnovabili e dell'efficienza
energetica contribuisce a ridurre i costi delle importazioni di combustibili
fossili. Per
la componente fiscale dei prezzi determinata dalle politiche energetiche, che negli ultimi anni ha subito il maggiore aumento, è importante
riflettere sul valore di tali misure e garantire che le politiche finanziate
da ciascuna misura siano applicate per quanto possibile in maniera efficiente
sotto il profilo dei costi. È importante quindi che gli Stati membri
rivedano le varie prassi nazionali e seguano le migliori, fra cui gli
orientamenti della Commissione riguardanti gli interventi dei governi nel
settore dell'energia, per ridurre al minimo le conseguenze negative dei prezzi
dell'energia. Per un approccio efficace sotto il
profilo dei costi ai cambiamenti climatici dopo il 2030, saranno decisive le
politiche in materia di energie rinnovabili e di efficienza energetica, come in
altri settori[23]. La
componente di rete dei prezzi è aumentata nella maggior parte degli Stati
membri, con notevoli variazioni tra i paesi, in particolare tra i costi di
distribuzione. Se ne desume la necessità di compiere
ulteriori sforzi per definire parametri di riferimento per le prassi e i
costi di rete al fine di garantire che la convergenza europea delle prassi
di rete migliori l'efficienza della distribuzione e dei mercati al dettaglio e
riduca la componente costo di rete dei prezzi. Per tenere sotto controllo
i costi dell'energia, le utenze domestiche e industriali in Europa possono migliorare
la propria efficienza energetica e adottare meccanismi di gestione della
domanda e altre nuove tecnologie e innovazioni nel campo dell'energia per risparmiare energia e denaro. La crisi economica e
finanziaria in corso rende ancora più importante affrontare la povertà e/o la
vulnerabilità energetica, dato che gli aumenti del costo dell'energia
colpiscono maggiormente le famiglie povere. Per le utenze domestiche, per
garantire una forma di protezione si possono prendere in considerazione i
trasferimenti fiscali, tenendo presente che in generale è più efficace tutelare tali consumatori
vulnerabili mediante misure di politica sociale (ad esempio trasferimenti
fiscali) anziché attraverso la tariffazione dell'energia. Per
l'industria, l'UE dovrebbe continuare a compiere sforzi per garantire
condizioni di parità nei prezzi dell'energia. In
particolare, le sovvenzioni all'energia per le industrie locali e le
limitazioni alle esportazioni relative ai prodotti energetici dovrebbero essere
affrontate con i partner internazionali, a livello bilaterale e di OMC. Tali
misure aiuteranno anche l'industria europea a rafforzare la propria
competitività internazionale, nonostante i recenti aumenti dei prezzi europei
dell'energia relativi e il crescente costo degli investimenti necessari. Qualora tali misure siano inadeguate, i trasferimenti fiscali, le esenzioni e le riduzioni fiscali potrebbero essere
mezzi adeguati per tutelare alcuni consumatori industriali dai costi più elevati dell'energia, a condizione
che siano compatibili con le norme sugli aiuti di Stato e le norme sul mercato
interno dell'energia. Gli orientamenti esistenti per le misure di aiuto di
Stato nel contesto del sistema di scambio di quote di emissioni consentono di
usare gli aiuti di Stato concessi alle imprese in taluni settori ad alta
intensità energetica per compensare i costi indiretti del detto sistema.
Inoltre, il testo proposto per gli orientamenti in materia di aiuti di Stato
riveduti nel campo dell'energia e dell'ambiente (attualmente sottoposto a
consultazione pubblica) prevede che gli Stati membri possano voler concedere
una compensazione parziale per i costi aggiuntivi dovuti al finanziamento del
sostegno alle energie rinnovabili in modo da facilitare il finanziamento
complessivo del sostegno per le energie provenienti da fonti rinnovabili e da
evitare la rilocalizzazione delle emissioni di carbonio. Ciò è particolarmente
rilevante per l'industria ad alta intensità energetica. Va rammentato tuttavia
che le sovvenzioni mirate devono essere finanziate da altri consumatori o
contribuenti, riducono l'incentivo diretto ad adottare misure per l'efficienza,
e, poiché in linea di massima sono applicate a livello nazionale, falsano
ulteriormente la concorrenza nel mercato unico dell'energia. L'Europa deve affrontare le sfide dei costi di
trasformazione dell'energia attraverso gli sforzi tripartiti di Unione europea,
Stati membri e consumatori domestici e industriali europei. Con sistemi
energetici flessibili, consumatori reattivi, mercati competitivi e strumenti
governativi efficaci sotto il profilo dei costi, l'Europa avrà maggiori
possibilità di contenere gli aumenti dei prezzi, di finanziare gli investimenti
e di ridurre al minimo gli incrementi dei costi, dando un
esempio pratico del modo in cui si può creare un'economia competitiva sulla
base di un sistema energetico sostenibile e accessibile. [1] "Industria" e dati
relativi all'industria nella relazione si riferiscono in generale alle attività
commerciali e non solo ai settori manifatturiero o dell'industria pesante. [2] EUCO 75/1/13 REV 1, 23 maggio 2013. [3] La raccolta di dati coerenti e
completi nel settore dell'energia è problematica, limitando il lavoro di
analisi che può essere svolto per valutare la situazione esistente e gli
effetti delle politiche. Quelli contenuti nel presente documento e nella
relazione di accompagnamento sono i dati più coerenti e recenti disponibili in
tutta l'Unione europea. [4] I prezzi per l'industria sono
comunicati in linea con la direttiva 2008/92/CE sulla raccolta dei dati
relativi ai prezzi al consumatore finale industriale di gas e di energia
elettrica e possono riguardare altri consumatori non residenziali. Nel caso del
gas, sono presi in considerazione tutti gli usi industriali. Il sistema esclude
tuttavia i consumatori che utilizzano il gas per la produzione di energia
elettrica in centrali elettriche o in centrali di cogenerazione, per impieghi
non energetici (ad esempio nell'industria chimica) e oltre i 4 000 000
di gigajoule (GJ) all'anno. [5] Il rapporto è simile per tutti i
prodotti energetici (energia elettrica o gas), i tipi di consumatori (domestici
o industriali), le fasce di consumatori (piccoli, medi o grandi consumatori), i
periodi di tempo (2008-2012) e le unità monetarie (euro, valuta
nazionale o standard di potere d'acquisto). Per quest'ultima componente, il
rapporto non varia in misura significativa, mentre il contrario vale per la
classifica dei vari Stati membri: un paese con un prezzo nominale basso può
avere un prezzo relativamente elevato in termini di standard di potere
d'acquisto. [6] Questo
periodo di tempo è ampiamente usato nella relazione in quanto la metodologia di
raccolta dei dati sui prezzi al dettaglio dell'energia di Eurostat è in seguito
profondamente cambiata e non è coerente con i dati precedenti o completa per
tutti gli Stati membri. [7] Per gli usi
domestici e quelli industriali (+36,5% e +127%) per il prezzo medio ponderato
dell'energia elettrica nell'UE. Per l'industria, la variazione di percentuale è
al netto dell'IVA e di altre imposte recuperabili. La percentuale non tiene
conto delle esenzioni per l'industria. [8] I prezzi del carbonio
costituiscono parte del prezzo all'ingrosso e sono diminuiti da 14-29 €/t
nel 2008 a 6-9 €/t nel 2012. Non è chiaro tuttavia in quale misura la
riduzione di tali prezzi sia trasferita al prezzo all'ingrosso, o sia
rilevante, alla luce dell'effetto "merit order" (per ordine di
merito) delle tecnologie a basso costo di esercizio. [9] La combinazione di una scarsa
domanda e della dinamica dei prezzi all'ingrosso dell'energia (stabili o in
diminuzione quando i prezzi degli idrocarburi erano in aumento) ha messo a dura
prova gli impianti di produzione tradizionali. In molti casi, i margini di
profitto delle attività di produzione e i prezzi delle azioni delle imprese
hanno subito ripercussioni negative, e l'accesso ai finanziamenti è stato più
difficile. Di norma, i servizi di pubblica utilità dell'Unione europea devono
adattarsi a questo nuovo contesto e lo hanno fatto concentrandosi maggiormente
sui servizi a valle, compresa la produzione decentrata e l'efficienza
energetica, e scorporando gradualmente gli impianti di produzione di energia
tradizionali. [10] Nei mercati liberalizzati, la
facilità d'accesso al mercato aumenta la concorrenza che dovrebbe incrementare
gli incentivi a ridurre i costi trasferendone le riduzioni di prezzo ai
consumatori. Ne è esempio la riduzione dei prezzi dell'energia elettrica al
dettaglio per usi industriali in UK, BE e NL. [11] Nel 2012 era ancora indicizzato al
petrolio il 51% dei consumi di gas in Europa, rispetto al 44% il cui prezzo è
stato stabilito sulla base di una concorrenza all'interno del settore del gas (indagine
annuale 2012 dell'IGU). La quota dei volumi il cui prezzo è stato fissato in
questo modo è aumentata di 3 volte dal 2005, tuttavia persistono forti
differenze regionali tra i meccanismi di formazione dei prezzi all'ingrosso, con
circa il 70% del gas nell'Europa nordoccidentale (Regno Unito, Irlanda,
Francia, Belgio, Paesi Bassi, Germania, Danimarca) il cui prezzo è stato
stabilito nel modo menzionato in precedenza nel 2012, rispetto a meno del 40% nell'Europa
centrale (Austria, Repubblica ceca, Ungheria, Polonia, Slovacchia e
Svizzera). In alcuni Stati membri sono indicizzate al petrolio tutte le
importazioni di gas. [12] Le tasse e le imposte sulle
energie rinnovabili come quota dei prezzi dell'energia elettrica per usi
domestici variano da meno dell'1% al 15,5% in Spagna e al 16% in Germania. La
quota è in aumento in seguito all'incremento delle quote di energia rinnovabile
e alla riduzione dei prezzi all'ingrosso (che fanno crescere il divario tra il
prezzo all'ingrosso e il sostegno a favore delle energie rinnovabili).
Tuttavia, se si tiene conto anche dell'effetto "merit order"
(l'energia idroelettrica, eolica e solare che riducono i prezzi all'ingrosso),
l'effetto netto delle energie rinnovabili sui prezzi al dettaglio può essere
una diminuzione e non un aumento dei prezzi. Questo sembra essere il caso della
Spagna e dell'Irlanda, ma non della Germania. (Cfr. l'allegato della
relazione). La riduzione dei prezzi all'ingrosso dovrebbe essere trasferita ai
consumatori finali sotto forma di una diminuzione dei costi della componente di
fornitura dell'energia. [13] Cfr. la comunicazione C(2013) 7243
"Realizzare il mercato interno dell'energia elettrica e sfruttare al
meglio l'intervento pubblico". [14] Cfr. la direttiva 2003/96/CE. [15] Cfr. la sezione 1.1.1.3. della
relazione associata per maggiori informazioni. [16] Costi di rete
per i consumatori industriali. Per i consumatori domestici l'intervallo è 2,2
centesimi/kWh (MT) – 9,7 centesimi/kWh (ES). [17] Misurata mediante l'indice
armonizzato dei prezzi al consumo. [18] Cfr. la relazione, figura 90. [19] Non tenendo
conto delle esenzioni fiscali per le industrie ad alta intensità energetica, e
prendendo atto della difficoltà a reperire dati internazionali comparabili sui
prezzi dell'energia. [20] Cfr. il capitolo 3 del documento
di lavoro dei servizi della Commissione. [21] IEA WEO 2013, fig. 8.17. [22] Valore aggiunto lordo (2008-2011)
e indice di volume della produzione (2008-2012) per la carta e la stampa, i
prodotti chimici, altri prodotti minerali non metallici (fra cui materiali da
costruzione, vetro, ceramiche), metalli di base (fra cui ferro e acciaio),
metalli non ferrosi (alluminio). [23] Prove di
competitività di tutte le politiche dell'UE.