RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO sull'opportunità di istituire l'indicazione facoltativa di qualità "prodotto dell'agricoltura delle isole" /* COM/2013/0888 final */
SOMMARIO 1........... Introduzione................................................................................................................. 3 2........... Situazione dell'agricoltura insulare............................................................................... 4 2.1........ L'importanza
socioeconomica dell'agricoltura insulare................................... 5 2.2........ Produzione
agricola sulle isole........................................................................ 6 3........... Regimi di etichettatura esistenti
nei vari Stati membri................................................. 7 4........... Opportunità di creare una nuova un'indicazione
facoltativa di qualità...................... 10 4.1........ Caratteristiche
"orizzontali" dei prodotti o dei metodi di
produzione agricola......................................................................................... 9 4.2........ Conferimento
di valore aggiunto.................................................................. 10 4.3........ Dimensione
europea...................................................................................... 11 5........... Conclusione................................................................................................................ 11 RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO
EUROPEO E AL CONSIGLIO sull'opportunità di istituire l'indicazione
facoltativa di qualità "prodotto dell'agricoltura delle isole" 1. Introduzione L'articolo 32 del regolamento (UE) n. 1151/2012
sui regimi di qualità dei prodotti agricoli e alimentari[1]
dispone che la Commissione presenti entro il 4 gennaio 2014
una relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'opportunità di creare
la nuova indicazione "prodotto dell'agricoltura delle isole", corredandola,
se del caso, di adeguate proposte legislative. L'articolo 32 dispone inoltre che l'indicazione possa
essere utilizzata unicamente per i prodotti: ·
destinati al consumo umano elencati nell'allegato I
del trattato; ·
le cui materie prime provengano dalle isole; ·
la cui trasformazione, nel caso dei prodotti trasformati,
debba avvenire in zone insulari, nei casi in cui ciò incide in misura
determinante sulle caratteristiche particolari del prodotto finale. La Commissione ha adottato una serie di misure
per conoscere meglio l'agricoltura delle isole nei vari paesi dell'UE, fra le
quali la consultazione degli Stati membri e delle parti interessate[2] e la partecipazione a dibattiti nelle sedi
competenti[3]. Nel giugno del 2013 la Commissione ha organizzato un workshop di due
giorni sull'etichettatura dei prodotti dell'agricoltura e delle industrie
alimentari insulari ("Labelling of Products of Island Farming and Food
Industries")[4]. Le suddette attività nonché la relazione scientifica e strategica[5] redatta dal Centro
comune di ricerca (CCR) successivamente al workshop hanno dato un contributo
essenziale alla presente relazione. La presente relazione esamina gli aspetti
socioeconomici e le peculiarità dell'agricoltura insulare. Passa inoltre in
rassegna i regimi di etichettatura esistenti e analizza i vantaggi derivanti
dalla creazione dell'indicazione facoltativa di qualità "prodotto dell'agricoltura
delle isole". 2. Situazione
dell'agricoltura insulare Ai fini della presente relazione: –
L'indicazione facoltativa di qualità "prodotto
dell'agricoltura delle isole" è un'indicazione generica/orizzontale da
apporre sull'etichetta di un prodotto senza riferimenti al nome di un'isola
specifica né elementi figurativi come i loghi. L'indicazione può essere utilizzata unicamente per
descrivere prodotti: (1) destinati al consumo umano; (2) elencati nell'allegato I del trattato
e (3) le cui materie prime provengono dalle isole. Nel caso dei prodotti
trasformati, la trasformazione deve avvenire in zone insulari, nei casi in cui
ciò incide in misura determinante sulle caratteristiche particolari del
prodotto finale[6]. –
Per "agricoltura insulare" si intende la
produzione di prodotti agricoli e alimentari in zone insulari; –
Per "prodotto insulare" si intende un
prodotto agricolo o alimentare prodotto su un'isola. A differenza di alcuni altri concetti
geografici, il concetto di "isola" sembra facilmente definibile come "una
porzione di terra circondata dalle acque". Tuttavia, definizioni più
precise sono state sovente utilizzate per scopi specifici, prendendo in
considerazione ulteriori criteri quali: ·
le dimensioni (in termini di superficie o di popolazione); ·
l'esistenza di collegamenti fissi o la distanza dal
continente; ·
l'esistenza di un'autorità amministrativa regionale.
A fini statistici Eurostat ha fissato i
criteri seguenti per definire un'isola: (i) superficie
minima di 1 km2; (ii) distanza minima
di 1 km tra l'isola e il continente; (iii) popolazione residente
superiore a 50 abitanti; (iv) nessun
collegamento permanente al continente (per es. ponte, tunnel, diga); (v) non sede di una
capitale dell'UE. L'applicazione di tali criteri nell'ambito dell'etichettatura
di prodotti agricoli potrebbe creare difficoltà. Ad esempio, le isole collegate
al continente mediante collegamenti permanenti, ma non realmente integrate sul
piano economico, sarebbero escluse, così come le isole con pochi abitanti. Un
arcipelago con oltre 50 abitanti, ma costituito da diverse isole con un numero
di abitanti inferiore, non verrebbe contemplato, benché debba affrontare
difficoltà simili (è il caso di molte isole finlandesi e svedesi). Per i Fondi strutturali e il Fondo di
coesione[7], le isole sono "Stati membri insulari ammissibili al Fondo di
coesione e altre isole, ad eccezione di quelle in cui è situata la capitale di
uno Stato membro o che dispongono di un collegamento permanente con la terraferma".
A differenza della definizione di Eurostat, questa definizione include tutte le
isole di piccole dimensioni e le isole costiere, nonché due Stati membri insulari
(Malta e Cipro), ma esclude l'Irlanda o il Regno Unito, così come numerose
isole di piccole dimensioni che dispongono di un collegamento fisso con il
continente. Poiché esistono varie definizioni, è difficile stabilire
il numero esatto di isole dell'UE. Le stime variano da circa 300, se si
considerano le definizioni più restrittive (nessun collegamento fisso,
dimensione minima, ecc.), a oltre 300 000 (perlopiù in Finlandia e Svezia),
se si applicano criteri di natura prettamente geomorfologica[8]. Nonostante queste isole
siano molto diverse sul piano geomorfologico, naturale, demografico, culturale
e amministrativo, è possibile identificare alcune caratteristiche comuni di
massima: ·
molte isole sono montagnose; ·
sovente il loro clima è tipicamente marittimo; ·
la loro ubicazione implica una "perifericità"
e difficile accessibilità; ·
il loro capitale naturale è unico e fragile; ·
sono solitamente caratterizzate da una demografia
dinamica (tranne le isole di piccole dimensioni che tendono ad essere soggette
a spopolamento); ·
godono di una forte identità culturale; ·
in molti casi hanno un'amministrazione autonoma. La
definizione di "isola" dipende dallo scopo per il quale è richiesta
la definizione. Nel caso dell'etichettatura dei prodotti agricoli delle isole
occorre stabilire con precisione il messaggio che l'etichetta deve trasmettere
per decidere quale definizione applicare. 2.1. L'importanza
socioeconomica dell'agricoltura insulare L'agricoltura
e le industrie alimentari sono settori importanti per l'economia delle isole
dell'UE. L'agricoltura, la silvicoltura e la pesca rappresentano il 2,7% del
loro valore aggiunto lordo (VAL), contro l'1,6% del VAL totale dell'UE-27. Anche
la loro industria alimentare è più importante di quella del continente e
rappresenta il 19% dell'occupazione industriale, contro il 13% registrato a
livello UE. L'importanza
nazionale delle isole nel settore agricolo è maggiore in Grecia e in Italia, in
particolare per la presenza di tre grandi isole (Sicilia, Sardegna e Creta). La
Sicilia e la Sardegna sono responsabili di oltre la metà della produzione agricola
insulare dell'UE in termini di valore, contro il 5-10% di Creta, le Azzorre e La
Riunione. Sulla
base del numero di aziende agricole rilevate dal Farm Structural Survey
(indagine Eurostat sulla struttura delle aziende agricole), ovverosia 572 000
aziende nelle regioni insulari NUTS 2 dell'UE nel 2011, il numero complessivo
di aziende agricole insulari può essere stimato a 600 000, con una
produzione agricola totale pari a 11,4 miliardi di euro l'anno. L'agricoltura
insulare deve far fronte alle seguenti sfide strutturali: ·
la superficie agricola per azienda è inferiore alla
media dell'UE; ·
le aziende agricole insulari sono caratterizzate da
una minore intensità di manodopera rispetto a quelle sul continente; ·
l'isolamento implica maggiori costi di trasporto (i
prodotti possono costare da due a tre volte in più rispetto a quelli
provenienti dal continente); ·
il basso numero di abitanti riduce la varietà produttiva
e quindi la concorrenza a livello locale; ·
lo spopolamento può comportare la perdita di conoscenze
specifiche; ·
la produzione è sovente specializzata e, di
conseguenza, più vulnerabile agli shock economici internazionali; ·
l'approvvigionamento idrico ed energetico, così
come la gestione dei rifiuti, possono avere un effetto negativo sull'agricoltura
insulare. Le
parti interessate sostengono che tali sfide abbiano in realtà un impatto
positivo sulle qualità/caratteristiche dei prodotti insulari e sui metodi
produttivi locali. La produzione agricola nelle isole sfrutta le caratteristiche
locali che privilegiano la qualità e vi sono stretti legami tra la produzione
primaria, la trasformazione e la commercializzazione, che vengono effettuate a
un livello molto elevato sulla base di competenze provenienti dalla tradizione.
Inoltre, l'ubicazione particolarmente isolata di alcune isole ha
contribuito a migliorare le tecniche di trasformazione locali. 2.2. Produzione
agricola sulle isole Predominano
due principali gruppi di prodotti: frutta e ortaggi e colture
specializzate come olive e vino. La produzione totale di questi due gruppi
rappresenta il 4,7% e il 3,6% della produzione totale dell'UE nei rispettivi
settori e rappresenta quasi il 60% della produzione agricola insulare totale
dell'UE, contro il 30% soltanto della produzione agricola dell'UE nel suo
complesso. Le aziende
agricole sulle isole sono perlopiù specializzate nell'orticoltura. Salvo alcune
eccezioni (per es. i cereali in Sicilia e la canna da zucchero in talune isole
tropicali), i cereali e i seminativi sono sottorappresentati rispetto all'UE in
generale. Per
quanto concerne la produzione animale sulle isole predominano gli allevamenti specializzati
di ovini e caprini. La produzione di carne ovina e caprina, in valore, è tre
volte più importante sulle isole rispetto alla media dell'UE. Gli
Stati membri e le parti interessate hanno tuttavia pareri contrastanti per
quanto concerne la specificità delle caratteristiche dei prodotti insulari. Alcuni ritengono che i
prodotti insulari abbiano caratteristiche proprie risultanti dagli elementi di
seguito riportati: ·
le competenze provenienti dalla tradizione; ·
le particolari condizioni climatiche che
influenzano la maturazione, la trasformazione e il trasporto; ·
la natura delle materie prime di produzione locale. Tali
caratteristiche intrinseche sono considerate direttamente legate alla tradizione,
alle competenze e alle ricette tramandate da una generazione all'altra e alle
condizioni uniche cui sono soggette le coltivazioni locali e gli allevamenti di
razze autoctone. Altri sostengono che sia difficile dimostrare
la specificità dei prodotti insulari rispetto a quelli provenienti dalle zone
costiere del continente e affermano che le eventuali caratteristiche
particolari dei prodotti insulari non sono legate alla loro trasformazione sull'isola,
bensì alla loro origine di per sé. Non vi sono esempi di trasformazioni che
debbano necessariamente avvenire sull'isola e potrebbe anche essere sbagliato
considerare uniche talune fasi di produzione, quali l'affumicatura o l'essiccazione,
in virtù del clima dell'isola, dal momento che tale clima potrebbe essere
analogo a quello della vicina costa continentale. Sulla base di tali considerazioni si può
concludere quanto segue:
L'agricoltura
insulare presenta caratteristiche comuni che sono però principalmente
legate alle sfide strutturali piuttosto che alle specificità dei
prodotti. Tali sfide sono già oggetto di svariate misure, quali i Fondi
strutturali, i programmi di sviluppo rurale, i regimi di aiuti diretti
nell'ambito della politica agricola comune, le politiche dei trasporti, i
programmi di ricerca, le strategie di sviluppo locale, ecc.
L'impatto
esercitato dalle sfide strutturali sulle qualità/caratteristiche dei
prodotti insulari e sui metodi di produzione può essere considerato positivo
(ad esempio, mantenendo la qualità, il know-how e le materie prime, e
migliorando le tecniche di trasformazione locali).
Se
da un lato varie combinazioni di fattori naturali e umani possono conferire
caratteristiche particolari ai prodotti insulari, tali caratteristiche sono
solitamente specifiche di una data isola. Dal momento che le
isole sono molto diverse fra loro, non sembra realistico individuare
caratteristiche specifiche comuni a tutti i loro prodotti, o almeno ai
prodotti destinati al consumo umano di cui all'allegato I.
3. Regimi
di etichettatura esistenti nei vari Stati membri Attualmente non esistono strumenti giuridici a
livello unionale o nazionale specificamente diretti a tutelare quanto sia
ottenuto dai prodotti insulari o provenienti dall'agricoltura delle isole in
quanto tale. I seguenti strumenti disciplinano
in modo indiretto la commercializzazione dei prodotti dell'agricoltura delle
isole, tutelandoli contro l'uso improprio e le pratiche ingannevoli o sleali: ·
i regimi di qualità dell'UE, in particolare: -
le denominazioni d'origine protetta (DOP) e le indicazioni
geografiche protette (IGP) e -
i regolamenti POSEI relativi all'agricoltura nelle
regioni ultraperiferiche[9], che riguardano principalmente i territori insulari e prevedono un
regime di qualità ufficiale dell'UE (in appresso denominato "logo RUP"[10]; ·
le regole di "diritto comune" ovverosia i
sistemi dei marchi dell'UE e dei singoli Stati membri, le norme sulla
concorrenza sleale e le disposizioni generali in materia di tutela dei
consumatori nonché i regolamenti a livello di UE e di singolo Stato membro
relativi alla fornitura di informazioni sugli alimenti ai consumatori; · una combinazione di strumenti, quali i sistemi regionali dei marchi
collettivi o di certificazione unitamente ai regimi di qualità dell'UE (logo
RUP, DOP/IGP o agricoltura biologica). Alcuni esempi di
prodotti agricoli o alimentari recanti un'etichetta che fa riferimento all'insularità
sono stati raccolti in un inventario non esaustivo di casi, sulla base
dei seguenti elementi: ·
pratiche identificate dall'UAMI e banche dati dei
marchi dell'OMPI; ·
etichette reperite sul mercato; ·
regimi di qualità dell'UE e · marchi e iniziative regionali collettivi. Soltanto una piccola parte di essi contiene il
termine generico/orizzontale "isola" e/o le sue traduzioni, e vi fa
riferimento. Degli 8 400 marchi raccolti, relativi a prodotti
agroalimentari e a bevande, la maggior parte include il nome di un'isola
specifica, mentre solo circa 1 360 utilizzano il termine "isola"
o la sua traduzione, il che equivale al 16% di tutti i marchi raccolti. Alcuni
di questi, solitamente accompagnati da un termine geografico più preciso che
identifica un territorio insulare particolare, sono realmente destinati a prodotti
dell'agricoltura delle isole, mentre l'80% (nomi di fantasia, marchi
commerciali, ecc.) non lo è. Oltre l'85% delle etichette inventariate fa
riferimento a un territorio insulare specifico, nonché alla provenienza del
prodotto da tale territorio insulare o arcipelago, ad esempio la Sardegna, le isole
Azzorre, Madera o la Martinica. I titolari dei marchi commerciali sono più
interessati a comunicare l'origine ben precisa e ristretta del loro prodotto,
piuttosto che a dichiarare in maniera generale la provenienza insulare dei loro
prodotti. Molti marchi territoriali sono stati
registrati per i prodotti insulari dell'UE[11]. Molte
isole e/o arcipelaghi hanno uno o più marchi collettivi, il che rende la
comprensione difficile per il consumatore. Questi marchi si basano su marchi
collettivi o di certificazione appartenenti a gruppi di parti interessate
private, autorità locali o partenariati pubblico-privati e sono tutti marchi
semi-figurativi (ossia contengono un nome e un simbolo). Il logo RUP è utilizzato per
promuovere prodotti di qualità molto specifici provenienti da regioni
ultraperiferiche dell'UE. Questi prodotti devono soddisfare determinati
requisiti in termini di qualità, coltivazione, tecniche di produzione e
fabbricazione, oppure presentazione e imballaggio. Il logo viene usato
generalmente per le banane provenienti da Guadalupa, Martinica, isole Canarie e
Madera, ma anche per altri tipi di frutta (ananas e meloni) e per gli ortaggi,
i fiori e il vino provenienti da queste regioni. Le DOP/IGP insulari rappresentano circa
il 10% di tutte le indicazioni geografiche agroalimentari registrate nell'UE:
in data 1° ottobre 2013 risultavano prodotti sulle isole 118 su 1 158
prodotti DOP/IGP. Anche 50 nomi di vini prodotti sulle isole sono protetti da
indicazioni geografiche conformemente ai regimi di qualità dell'UE. Pertanto,
un totale di 168 prodotti DOP/IGP registrati provengono dalle isole dell'UE.
I prodotti DOP/IGP rappresentano circa il 5% del valore totale della produzione
agricola totale delle isole dell'UE (relazione del CCR). I nomi geografici si riferiscono soprattutto
al nome dell'isola in questione (52% dei casi, perlopiù isole greche, oltre a
Sardegna, Corsica e isole Canarie o Baleari) e presentano talvolta nomi
aggiuntivi (in modo particolare nel caso di Creta, le cui denominazioni solitamente
specificano nel dettaglio la parte dell'isola da cui proviene il prodotto). In
altri casi (32%), il nome fa riferimento a una località dell'isola. Ciò avviene
per la maggior parte delle denominazioni siciliane, ma anche per altre, come
Stornoway nelle Ebridi esterne, ecc. In alcuni casi (8%) si fa riferimento al
nome di un arcipelago (per es. isole Azzorre, Shetland, Orcadi e Canarie). Dalle consultazioni degli Stati membri/delle parti
interessate e dall'indagine sui loghi DOP/IGP emerge che: ·
le associazioni di produttori non comunicano
sistematicamente l'origine insulare nel loro logo. I loghi non sono
generalmente focalizzati sull'isola in questione; inoltre, vengono utilizzati
perlopiù i loghi di fantasia; ·
i sistemi delle DOP/IGP sono lo strumento preferito
per trasmettere la specificità, le caratteristiche particolari e la qualità dei
prodotti insulari. In questo caso si fa generalmente riferimento al nome dell'isola
specifica in questione, alla località o alla regione di provenienza; ·
sono pochi i casi in cui viene utilizzato il
termine generico "prodotti insulari" tal quale: -
in Danimarca (miele prodotto dalle api marroni dell'isola
di Læsø, mele dell'isola Fejø nei Mari del Sud); -
in Finlandia ("pecore delle isole Åland"
o "prodotto d'arcipelago"); -
nei Paesi Bassi ("Waddengoud"); o i casi in cui vengono
utilizzati i loghi regionali collettivi creati dalle autorità regionali di
Madera ("prodotto di Madera") e delle isole Canarie ("Tenerife
Rural", "Gran Canaria Calidad", "Alimentos
del Hierro"). Le parti interessate hanno altresì fornito le
prove dell'esistenza di pratiche di etichettatura ingannevoli o di prodotti
agricoli insulari "fraudolenti" (imitazioni economiche offerte ai
turisti), sottolineando la necessità di tutelare l'autenticità dei prodotti
agricoli delle isole dell'UE. In sintesi, esistono molte DOP/IGP registrate
per i prodotti provenienti dalle isole dell'UE, ma queste non coprono un numero
di prodotti significativamente superiore rispetto alla media dell'UE. Esistono
inoltre innumerevoli etichette private che fanno riferimento a una provenienza
insulare, la maggior parte delle quali menziona uno specifico territorio
insulare. 4. Opportunità
di creare una nuova indicazione facoltativa di qualità Le indicazioni
facoltative di qualità sono state istituite dal regolamento (UE) n. 1151/2012
per aiutare i produttori a comunicare le caratteristiche o le proprietà che
conferiscono valore aggiunto ai loro prodotti agricoli. L'articolo 29,
paragrafo 1, del regolamento le definisce come indicazioni che: -
si riferiscono alle caratteristiche "orizzontali"
di una o più categorie di prodotti o ad una modalità di produzione o di
trasformazione agricola applicabili in zone specifiche; -
conferiscono valore al prodotto rispetto a prodotti
di tipo simile; -
hanno una dimensione europea. 4.1. Caratteristiche
"orizzontali" dei prodotti o dei metodi di produzione La diversa collocazione geografica
delle isole dell'UE dà luogo a una produzione significativa e varia di prodotti
agricoli e alimentari, in modo particolare a colture specializzate (frutta, ortaggi,
patate, olio di oliva e vino), ma anche a prodotti di origine animale (carne
ovina e caprina e, in misura minore, prodotti lattiero-caseari e bestiame da
latte). Il settore agroalimentare
riveste un ruolo molto più importante nell'economia delle isole dell'UE
rispetto alla media UE e rimane sovente strettamente legato all'attività
economica principale: il turismo. Molte isole hanno adottato strategie di
sviluppo che prevedono una "specializzazione intelligente", diretta a
sfruttare le sinergie tra il turismo e il settore agroalimentare locale. Il know-how locale,
le tradizioni, la ricchezza del capitale naturale e della biodiversità locale
in termini di varietà specifiche di piante e razze autoctone di animali sono
tutti elementi che rendono il settore agroalimentare uno dei motori di crescita
delle isole dell'UE, in modo particolare attraverso lo sviluppo di prodotti di
nicchia ad alto valore aggiunto. Questi elementi, tuttavia, sebbene siano
comuni ai metodi di produzione delle isole in generale, si manifestano in
maniera diversa nei prodotti specifici di ciascuna isola e, pertanto, non sono
da considerarsi necessariamente caratteristiche "orizzontali" comuni
a tutti i prodotti insulari in quanto categoria. 4.2. Conferimento di valore
aggiunto Nonostante le isole dell'UE condividano
caratteristiche che possono essere potenzialmente trasmesse attraverso un'etichettatura
generica quale "prodotto dell'agricoltura delle isole", i pareri sul
valore aggiunto di una simile etichettatura sembrano contrastanti. Nell'ambito della commercializzazione dei propri
prodotti alimentari, la stragrande maggioranza dei produttori trasmette il
concetto di insularità facendo riferimento a un'isola specifica o a
un arcipelago specifico. Non sono stati identificati sistemi di marchi o regimi
di qualità che coprano tutte le isole, indipendentemente dalla loro ubicazione
specifica. Per i gruppi di piccole isole, come quelle danesi, o per i "prodotti
d'arcipelago" (Finlandia), vengono utilizzate etichette "orizzontali",
che tuttavia sono lungi dal costituire un regime di etichettatura orizzontale
generica dei prodotti agricoli delle isole. Inoltre, in taluni casi, le isole si fanno
concorrenza e il riferimento a un'isola particolare è fondamentale per i
produttori che desiderano distinguersi sul mercato. 4.3. Dimensione europea Le isole dell'UE condividono
caratteristiche comuni in termini di geografia, capitale naturale, umano e
sociale, nonché la dipendenza economica e politica dal continente. Le strutture degli scambi presenti
nelle "matrici di contabilità sociale" regionali, realizzate dal
CCR-IPTS per il 2015[12], indicano che, in media, circa il 60% dei prodotti
agricoli delle isole dell'UE, in valore, e il 35% dei prodotti dell'industria
alimentare viene "esportato", perlopiù verso il continente del
rispettivo Stato membro. Soltanto una percentuale compresa tra il 7% (Madera) e
il 18% (isole Canarie) dei prodotti agroalimentari delle isole dell'UE viene
esportata verso altri Stati membri o paesi terzi, ma questi prodotti
beneficiano già di un regime dell'UE (logo RUP). 5. Conclusione La maggior parte delle
difficoltà cui devono far fronte le isole dell'UE e i loro settori agricoli è
di tipo strutturale e richiede soprattutto soluzioni strutturali e
risposte politiche, in parte già fornite attraverso misure di politica
regionale e di sviluppo rurale da un lato e sovvenzioni per compensare svantaggi
specifici, dall'altro. Non tutti i prodotti
agroalimentari insulari beneficiano dei regimi e delle iniziative pubbliche o
private esistenti, volti a migliorare la qualità e a conferire valore sul
mercato. Ad esempio, solo circa il 5% (in termini di valore) di tali prodotti sono
coperti da una DOP/IGP, e il logo RUP, quando utilizzato, riguarda prodotti
provenienti da specifiche regioni ultraperiferiche che soddisfano determinati
requisiti. D'altro canto sono stati introdotti molti standard privati che si
riferiscono spesso a origini geografiche specifiche. La situazione delle isole
tuttavia non è uniforme in tutta l'UE. Gli argomenti a favore di un'indicazione
facoltativa di qualità "prodotto dell'agricoltura delle isole" sono i
seguenti: Ø
trattandosi di uno strumento volontario, che
impone oneri amministrativi, di controllo e di bilancio relativamente leggeri,
un'indicazione facoltativa di qualità potrebbe essere adatta ad alcuni piccoli
produttori, in particolare su piccole isole le cui dimensioni non
consentono di adottare altri strumenti di marketing (quali i marchi collettivi,
di certificazione e territoriali, le DOP/IGP e il logo RUP). Tale strumento
sarebbe applicabile soltanto ad una parte esigua dei prodotti delle isole. Ø
oltre a funzionare come strumento di
comunicazione e di marketing, un'indicazione facoltativa di qualità può
conferire valore a taluni prodotti dell'agricoltura delle isole, in modo
particolare se gli Stati membri riescono a garantirne l'integrazione o il
collegamento con altre misure. Per contro: Ø
un'indicazione facoltativa di qualità "prodotto
dell'agricoltura delle isole" potrebbe penalizzare i produttori che
aderiscono già a regimi di qualità, mettendoli in competizione. Sussiste il
rischio di indebolire le iniziative esistenti (marchi territoriali, DOP/IGP,
ecc.), che prevedono un controllo più severo e/o una certificazione, e quindi
costi supplementari; Ø
il fatto stesso che non esistano attualmente
etichette generiche per i prodotti insulari (l'etichettatura e la promozione
fanno riferimento a isole specifiche) indica che il concetto di "isola"
non è considerato sufficientemente forte o adeguato per trasmettere determinati
messaggi ai consumatori. L'unico esempio di trasmissione di un simile messaggio
è rappresentato dal logo RUP, che ha tuttavia un ambito di applicazione
limitato. Un'indicazione facoltativa di qualità potrebbe pertanto incidere
negativamente sui regimi già esistenti; Ø
dal momento che la maggior parte dei prodotti
insulari non viene esportata, ma viene venduta a livello locale o sul
continente dello Stato membro in questione, si può affermare che la
regolamentazione delle indicazioni sulle etichette potrebbe essere affrontata
meglio a livello di Stato membro; Ø
è probabile che la gamma dei prodotti
potenzialmente ammissibili per un'indicazione facoltativa di qualità venga
drasticamente ridotta dagli obblighi previsti dal regolamento (UE) n. 1151/2012
in termini di provenienza delle materie prime, requisiti per la trasformazione
e limitazione ai prodotti dell'allegato I; Ø le difficoltà strutturali delle isole
potrebbero essere affrontati dagli strumenti strutturali esistenti. La presente relazione intende offrire un'analisi
dei fatti che permetta di stabilire se riservare loro una nuova indicazione
facoltativa di qualità "prodotto dell'agricoltura delle isole" possa
aiutare i produttori delle isole a comunicare meglio le caratteristiche che
conferiscono valore ai loro prodotti. La Commissione invita il Parlamento europeo e il
Consiglio a discutere questa relazione e accoglie con favore un loro eventuale
riscontro. [1] Regolamento (UE) n. 1151/2012 del Parlamento europeo e
del Consiglio, del 21 novembre 2012, sui regimi di qualità dei prodotti
agricoli e alimentari (GU L 343 del 14.12.2012, pag. 1). [2] Questionari agli Stati membri e alle parti interessate (28
gennaio 2013 e 6 giugno 2013). [3] Gruppo consultivo della politica di qualità e gruppo di
esperti sulla sostenibilità e la qualità dell'agricoltura e dello sviluppo
rurale. [4] Siviglia, 13 e 14 giugno 2013. [5] Santini F., Guri, F., et al. (2013), EU island
farming and the labelling of its products, (L'agricoltura insulare nell'UE
e l'etichettatura dei suoi prodotti-relazione del CCR) JRC Scientific and
Policy Reports, JRC84949. [6] Articolo 32 del regolamento (UE) n. 1151/2012. [7] Articolo 52 del regolamento (CE) n. 1083/2006 del
Consiglio recante disposizioni generali sul Fondo europeo di sviluppo
regionale, sul Fondo sociale europeo e sul Fondo di coesione e che abroga il
regolamento (CE) n. 1260/1999 (GU L 210 del 31.7.2006, pag. 25). [8] http://www.scb.se/Pages/PressRelease____275646.aspx. [9] Regolamento (UE) n. 228/2013 del Parlamento europeo e
del Consiglio e regolamento (CE) n. 793/2006 della Commissione. [10] La sigla è l'abbreviazione francese di régions
ultra-périphériques. [11] Molte isole e/o arcipelaghi hanno uno o più marchi
collettivi, il che può creare confusione nei consumatori. [12] Mueller, M. e Ferrari, E., Social Accounting Matrices
and Satellite Accounts for EU–27 on NUTS 2 Level (SAMNUTS2), 2012,
Relazioni scientifiche e strategiche del CCR, EUR 25687 EN.