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COMUNICAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO L'approccio globale dell'UE alle crisi e ai conflitti esterni /* JOIN/2013/030 final */


COMUNICAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO

L'approccio globale dell'UE alle crisi e ai conflitti esterni

I. Il perché di un approccio globale

Il trattato di Lisbona definisce i principi, le finalità e gli obiettivi dell'azione esterna dell'Unione europea. Per il conseguimento di questi obiettivi il trattato invita ad assicurare la coerenza tra i vari settori dell'azione esterna, così come tra questi e le altre politiche dell'Unione. Con l'entrata in vigore del trattato e il nuovo contesto istituzionale da esso creato - comprendente la funzione di Alto rappresentante dell'Unione per gli Affari esteri e la politica di sicurezza, che è anche vicepresidente della Commissione, e il servizio europeo per l'azione esterna (SEAE) - aumentano le possibilità e l'ambizione dell'UE di rendere la sua azione esterna più coerente, efficace e strategica utilizzando tutti gli strumenti e le risorse di cui dispone.

Di per sé, il concetto di approccio globale non è nuovo, perché negli ultimi anni è già stato applicato con successo, in molti casi, come principio alla base dell'azione dell'UE, ad esempio nel Corno d'Africa, nel Sahel e nella regione dei Grandi Laghi. Tuttavia, le idee e i principi su cui è incentrato l'approccio globale devono ancora convertirsi sistematicamente nei principi guida dell'azione esterna dell'UE in tutti i settori, specie per quanto riguarda la prevenzione dei conflitti e la risoluzione delle crisi.

La presente comunicazione congiunta definisce una serie di misure concrete che l'UE sta adottando collettivamente per orientare le sue politiche e le sue azioni nel campo delle relazioni esterne secondo un approccio sempre più globale. Nello specifico, l'Alto rappresentante e la Commissione illustrano nella presente comunicazione la loro interpretazione comune dell'approccio globale dell'UE alle crisi e ai conflitti esterni e si impegnano pienamente ad applicarla congiuntamente nell'ambito della politica e dell'azione esterna dell'Unione. Questa interpretazione comprende tutte le fasi del ciclo dei conflitti o di altre crisi esterne: allerta precoce e preparazione, prevenzione dei conflitti, risposta alle crisi e gestione delle stesse, ricostruzione rapida, stabilizzazione e pacificazione, per aiutare i paesi a riavviarsi verso uno sviluppo sostenibile a lungo termine.

La prevenzione, la preparazione, la risposta, la gestione e il contributo alla ricostruzione in seguito a conflitti, crisi e altre minacce per la sicurezza al di fuori dei confini dell'UE sono stati già individuati dalla strategia europea in materia di sicurezza e dalla strategia di sicurezza interna come compiti e responsabilità permanenti dell'Unione, il cui adempimento riveste un'importanza strategica non solo perché l'UE è generalmente considerata un esempio di pace e di sicurezza nei paesi vicini e in altre parti del mondo, ma anche per tutelare i suoi interessi globali. Per rispondere a queste sfide l'Unione dispone di una vasta gamma di politiche e strumenti che abbracciano i settori della diplomazia, della sicurezza, della difesa, delle finanze, del commercio, della cooperazione allo sviluppo e degli aiuti umanitari. L'UE rappresenta il più grande blocco commerciale del mondo e, collettivamente, il più importante donatore di aiuti ufficiali allo sviluppo (APS) e umanitari.

Un approccio globale non significa solo che gli strumenti e le risorse dell'UE vengono utilizzati in modo coordinato, ma anche che la responsabilità è condivisa fra attori a livello di UE e Stati membri. L'Unione vanta una rete unica di delegazioni in 139 paesi, competenze diplomatiche nel SEAE, anche nella persona dei suoi rappresentanti speciali, e un impegno operativo attraverso le missioni e le operazioni della politica di sicurezza e di difesa comune (PSDC). Mettendo insieme tutti questi elementi, nell'ambito di un'azione concertata e strategica con la Commissione europea e i 28 Stati membri, l'UE può definire e difendere meglio i suoi interessi e valori fondamentali, promuovere i suoi obiettivi politici principali e prevenire le crisi o contribuire a ripristinare la stabilità. Questo contribuirà a migliorare le condizioni di vita delle persone minacciate da conflitti e a scongiurare o ad attenuare gli effetti negativi per l'UE, i suoi cittadini e la sua sicurezza interna dell'insicurezza e dei conflitti in altre parti del mondo. Le relazioni esterne dell'UE sono più intense, più coerenti, più visibili e più efficaci quando tutte le istituzioni dell'Unione collaborano con gli Stati membri in base a un'analisi e a un'impostazione strategiche comuni. Per questo occorre un approccio globale.

Il continuo aumento del numero e della complessità delle sfide mondiali (effetti dei cambiamenti climatici e degrado delle risorse naturali, pressione demografica e flussi migratori, traffici illeciti, sicurezza energetica, catastrofi naturali, cibersicurezza, sicurezza marittima, conflitti regionali, radicalizzazione e terrorismo, ecc.) e le costanti pressioni esercitate sulle risorse economiche e finanziarie rendono sempre più necessario un approccio globale che utilizzi al meglio tutti gli strumenti disponibili nel campo della politica esterna o interna.

Lo sviluppo sostenibile e l'eliminazione della povertà richiedono pace e sicurezza. Al contrario, i paesi fragili o teatro di conflitti sono quelli più lontani dal conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio. Il collegamento fra sicurezza e sviluppo è quindi un principio fondamentale nell'applicare un approccio globale dell'UE. Gli altri principi importanti alla base dell'approccio sono i seguenti: in primo luogo, le nostre risposte devono essere adeguate al contesto e improntate alla realtà e alla logica delle situazioni concrete incontrate: non esistono schemi prestabiliti o soluzioni standard. In secondo luogo, l'approccio globale dell'Unione è una responsabilità comune e condivisa di tutti gli attori dell'UE a Bruxelles, negli Stati membri e nei paesi terzi. Una volontà politica collettiva, la trasparenza, la fiducia e l'impegno proattivo degli Stati membri sono condizioni indispensabili per il successo. L'approccio si basa infine sul pieno rispetto delle diverse competenze e del valore aggiunto delle istituzioni e dei servizi dell'UE, nonché degli Stati membri, in conformità dei trattati:

- gli aiuti umanitari devono essere forniti secondo un modus operandi specifico, che rispetti i principi di umanità, neutralità, imparzialità e indipendenza e si basi esclusivamente sul fabbisogno delle popolazioni colpite, in linea con il consenso europeo sugli aiuti umanitari;

- per quanto riguarda l'assistenza allo sviluppo, l'UE e gli Stati membri si conformano alla politica di sviluppo definita nel consenso europeo sullo sviluppo del 2005 e nel programma di cambiamento del 2012, nonché agli orientamenti del comitato per l'assistenza allo sviluppo (CAS) dell'Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economici (OCSE);

- gli Stati membri esercitano un controllo politico sulle missioni e sulle operazioni della PSDC, e forniscono gli orientamenti strategici pertinenti, attraverso il Comitato politico e di sicurezza (CPS).

II. Verso un approccio globale alle situazioni di conflitto o di crisi

Le misure seguenti aumenteranno ulteriormente la coerenza e l'efficacia della politica e dell'azione esterna dell'UE in situazioni di conflitto o di crisi.

1. Sviluppare un'analisi congiunta

Una strategia politica coerente di prevenzione, preparazione e risposta ai conflitti presuppone anzitutto che tutte le parti interessate interpretino allo stesso modo la situazione o la sfida. Un'analisi comune dovrebbe illustrare il modo in cui l'UE interpreta le cause di un conflitto o di una crisi potenziale, individuare le persone e i gruppi principali coinvolti, esaminare la dinamica della situazione e valutare i rischi associati alla decisione di intervenire o di non intervenire. L'analisi deve inoltre identificare gli interessi e gli obiettivi dell'UE e il suo contributo potenziale alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo, alla tutela dei diritti umani e allo Stato di diritto, tenendo conto delle risorse e delle azioni dell'UE nel paese o nella regione in questione. Per migliorare l'analisi congiunta si dovrebbe lavorare sui seguenti aspetti:

Azioni:

- migliorare la conoscenza della situazione e la capacità di analisi, in particolare collegando in modo più efficace le strutture dedicate presso le istituzioni e i servizi dell'UE, tra cui il centro di coordinamento della risposta alle emergenze e la sala situazione dell'UE (EU SitRoom). Agevolare l'accesso delle istituzioni dell'UE alle informazioni e all'intelligence, comprese quelle provenienti dagli Stati membri, per prevenire le crisi, prepararsi alle situazioni di crisi, attenuarne gli effetti e accelerare la risposta;

- promuovere uno scambio di informazioni tempestivo, trasparente e regolare, nonché il coordinamento e il lavoro di squadra, tra tutti i responsabili presso la sede dell'UE a Bruxelles e sul campo (delegazioni UE, missioni e operazioni PSDC, Stati membri e rappresentanti speciali dell'UE, agenzie dell'UE ecc., a seconda dei casi);

- sviluppare ulteriormente e applicare sistematicamente un metodo comune per l'analisi dei conflitti e delle crisi, tenendo conto della dimensione di sviluppo, umanitaria, politica, di sicurezza e di difesa in loco e presso la sede centrale e avvalendosi di tutte le conoscenze e analisi disponibili, comprese quelle degli Stati membri;

- in base a queste analisi, preparare sistematicamente proposte e opzioni da discutere con gli Stati membri negli organi pertinenti del Consiglio, compreso il Comitato politico e di sicurezza. Laddove sia prevista un'azione PSDC, si seguirà di norma il quadro politico per l'approccio alle crisi (Political Framework for Crisis Approach - PFCA), spiegando con precisione qual è il problema e perché l'UE dovrebbe intervenire (in base a interessi, valori, obiettivi e mandati) e individuando gli strumenti disponibili e più adatti allo scopo.

2. Definire una visione strategica comune

In base a questa analisi comune, le istituzioni dell'UE dovrebbero collaborare, per quanto possibile, fra di esse e con gli Stati membri per definire una visione strategica unica e comune relativa alle situazioni di conflitto o di crisi e il futuro impegno dell'Unione nei diversi settori. Questa visione dovrebbe poi costituire l'orientamento generale per l'azione dell'UE.

Azioni:

- la visione strategica dell'UE per un determinato paese o per una determinata regione dovrebbe essere illustrata per quanto possibile in un documento strategico generale dell'Unione. Fra gli esempi più recenti figurano il quadro strategico per il Corno d'Africa, la strategia dell'UE per la sicurezza e lo sviluppo del Sahel e gli elementi proposti di una strategia dell'UE per la regione dei Grandi Laghi;

- documenti quadro congiunti[1] dovrebbero indicare, a seconda dei casi, gli obiettivi e le priorità dell'UE e degli Stati membri per paesi specifici.

3. Importanza della prevenzione

Tutte le azioni diplomatiche dell'UE devono prefiggersi come obiettivo costante e prioritario quello di prevenire per quanto possibile i conflitti prima che scoppino crisi o che si scateni la violenza. A lungo termine, la prevenzione costa meno della gestione di conflitti già in atto. La prevenzione contribuisce alla pace, alla sicurezza e allo sviluppo sostenibile, salva vite umane e allevia le sofferenze, evita la distruzione di case, imprese e infrastrutture, oltre che dell'economia, e permette di ovviare più agevolmente alle tensioni, alle controversie e alle condizioni all'origine della radicalizzazione violenta e del terrorismo. La prevenzione contribuisce inoltre a tutelare gli interessi dell'UE e a scongiurare gli effetti negativi per la sicurezza e la prosperità dell'Unione.

Azioni:

- allerta precoce/intervento tempestivo: utilizzare i sistemi di allerta precoce nuovi o già esistenti dell'UE[2], compresi quelli degli Stati membri, per individuare i rischi di conflitto e di crisi e definire le eventuali misure volte ad attenuarne gli effetti;

- lavoro presso tutte le istituzioni dell'UE e con gli Stati membri per tradurre le analisi dei rischi di conflitto e di crisi in misure specifiche di prevenzione dei conflitti, avvalendosi degli insegnamenti tratti dai conflitti e dalle crisi precedenti.

4. Sfruttare i punti di forza e le capacità dell'UE

Per essere efficaci e proattive, le risposte politiche dell'UE ai conflitti e alle crisi devono sfruttare i punti di forza, la capacità, le competenze e i contatti delle istituzioni dell'Unione e degli Stati membri, a sostegno di una visione condivisa e di obiettivi comuni.

Azioni:

- utilizzare più sistematicamente il meccanismo della piattaforma di crisi, presieduto dal SEAE con la partecipazione dei servizi della Commissione, per agevolare il coordinamento, condividere le informazioni e contribuire a identificare e stabilire la tempistica per un uso ottimale degli strumenti disponibili dell'UE. Questi meccanismi si sono dimostrati efficaci durante la primavera araba e nell'ambito della risposta dell'UE nel Corno d'Africa;

- garantire che tutti gli attori pertinenti dell'UE siano informati e coinvolti nell'analisi e nella valutazione delle situazioni di conflitto e di crisi in tutte le fasi del ciclo del conflitto, basando l'impegno e l'azione globale sul lavoro preparatorio comune. Il SEAE informa e riunisce periodicamente altri servizi nell'ambito di questo lavoro analitico e preparatorio;

- rafforzare ulteriormente la cooperazione operativa tra le varie funzioni di risposta alle emergenze dell'UE, utilizzando le loro competenze complementari. A tal fine, si sta preparando un memorandum d'intesa tra il SEAE e i servizi della Commissione;

- utilizzare al meglio le delegazioni dell'UE per garantire coerenza tra le azioni dell'UE e degli Stati membri a livello locale;

- migliorare la capacità delle delegazioni dell'UE di contribuire all'analisi del rischio di conflitto. Individuare gli strumenti appropriati e rispondere ai conflitti e alle crisi procedendo rapidamente a un rafforzamento temporaneo mediante il ricorso a personale supplementare o ad altri esperti, nella misura del possibile, avvalendosi delle risorse esistenti presso la sede dell'UE a Bruxelles o nella regione e delle risorse degli Stati membri;

- sviluppare procedure e capacità per il rapido invio di missioni congiunte (SEAE, servizi della Commissione e Stati membri) in loco quando ciò sia opportuno in seguito a situazioni di conflitto o di crisi[3].

5. Impegno a lungo termine

"Nei 20 paesi più rapidi nell'attuare le riforme sono occorsi in media 17 anni per ridurre l'ingerenza militare nella politica e 41 anni per riformare lo Stato di diritto ripristinando il livello minimo necessario per lo sviluppo."

World Development Report, Banca mondiale, 2011

Un impegno a lungo termine a favore della pace e della costruzione dello Stato, associato a uno sviluppo sostenibile a lungo termine, è di fondamentale importanza per affrontare le cause all'origine dei conflitti e costruire società pacifiche e resilienti. La risposta dell'UE deve essere incentrata fin dall'inizio sull'obiettivo generale di una pace e di uno sviluppo sostenibile; anche gli impegni e gli interventi a breve termine dell'UE devono inserirsi in una prospettiva a lungo termine.

Gli strumenti di gestione delle crisi nell'ambito della PSDC e le misure di risposta alle crisi nell'ambito dello strumento per la stabilità (IfS), ad esempio, perseguono prevalentemente obiettivi a breve termine, mentre gli strumenti di sviluppo sono orientati per natura sul lungo periodo. Anche se gli obiettivi e le procedure decisionali sono diversi, occorre garantire le sinergie e le complementarità naturali mediante un dialogo precoce, inclusivo e intenso fra le parti interessate, in modo da aumentare l'impatto e ottenere risultati migliori. L'UE può utilizzare in modo coerente i suoi diversi strumenti, tenendo conto dei relativi mandati e processi decisionali, per raggiungere gli obiettivi comuni.

Azioni:

- istituire sistemi di coordinamento tra obiettivi a lungo e a breve termine attraverso un dialogo, anche in loco, fra tutte le parti interessate dell'UE;

- rafforzare i meccanismi di condivisione delle capacità e delle competenze europee (es.: pool di esperti per le missioni PSDC);

- coordinare e, ove possibile, combinare l'uso di una gamma completa di strumenti dell'UE (dialogo politico, prevenzione dei conflitti, riconciliazione, programmazione dell'assistenza allo sviluppo e programmazione congiunta, missioni e operazioni PSDC, prevenzione dei conflitti e stabilizzazione nell'ambito dello strumento per la stabilità, sostegno al disarmo, alla smobilitazione e al reinserimento e sostegno ai processi di riforma della giustizia e della sicurezza, ecc.) per predisporre una risposta flessibile ed efficace sia durante e dopo la fase di stabilizzazione che in caso di rischio di conflitti. La programmazione degli aiuti nei paesi fragili e teatro di conflitti dovrebbe integrare l'analisi del conflitto fin dalle primissime fasi e offrire la flessibilità necessaria per un'eventuale riprogrammazione in seguito a nuovi sviluppi in loco;

- trarre i debiti insegnamenti dall'esperienza acquisita, sia all'interno delle istituzioni dell'UE che nei contatti con gli Stati membri e con gli attori esterni, e integrarli in tutte le fasi dell'approccio globale, iniziando dall'allerta precoce e includendo le misure di prevenzione, la formazione e le esercitazioni.

6. Collegare le politiche con l'azione interna ed esterna

Le politiche e le azioni interne dell'UE possono avere notevoli ripercussioni esterne sulle situazioni di conflitto e di crisi. Analogamente, l'azione e la politica esterne possono incidere sulla dinamica interna dell'Unione. A titolo di esempio, la politica dell'UE relativa ai trasporti marittimi nel Mar Rosso e nell'Oceano Indiano è indissolubilmente legata alla situazione in Somalia e nella regione del Corno d'Africa. Altre politiche dell'UE, ad esempio quelle relative alla pesca o all'energia, possono avere un impatto analogo. Viceversa, le emergenze al di fuori dei confini dell'Europa (criminalità organizzata, terrorismo o migrazioni di massa a seguito di conflitti violenti) possono avere un'incidenza diretta sulla sicurezza, sulla stabilità e sugli interessi dell'UE, degli Stati membri e dei loro cittadini.

Le organizzazioni terroristiche cercheranno di affermarsi negli Stati fragili o in situazioni post-conflitto. Le zone caratterizzate da una governance debole, in particolare, possono essere un terreno favorevole al reclutamento di terroristi. A titolo di esempio, le attività di Al-Shabaab, che è ufficialmente allineato a Al Qaeda, hanno destabilizzato la Somalia e ostacolato seriamente lo sviluppo regionale. Le organizzazioni terroristiche possono attivarsi per ritrasferire direttamente la minaccia terroristica nell'UE.

È altresì indispensabile una stretta collaborazione, specialmente tra l'Alto rappresentante e la Commissione, per le questioni di portata globale in cui gli aspetti esterni delle politiche interne dell'UE hanno una dimensione sempre più accentuata di politica estera e di sicurezza, come la sicurezza energetica, la tutela dell'ambiente e i cambiamenti climatici, le questioni connesse alla migrazione, la lotta al terrorismo e all'estremismo violento, la criminalità organizzata e la governance economica mondiale.

"I cambiamenti climatici costituiscono una sfida globale decisiva che, se non gestita con urgenza, metterà a repentaglio non solo l'ambiente, ma anche la prosperità economica, lo sviluppo e, più in generale, la stabilità e la sicurezza mondiali. La transizione verso un'economia e una società a bassa emissione di CO2, sicure e sostenibili, nonché verso modelli di crescita resistenti ai cambiamenti climatici e più efficaci dal punto di vista energetico a livello mondiale, è di fondamentale importanza. Affrontare le minacce che moltiplicano i rischi legati ai cambiamenti climatici, compresi potenziali conflitti e instabilità, connessi all'accesso sicuro al cibo, all'acqua e all'energia, richiede risposte concrete di politica estera a livello mondiale e dell'UE, come riconosciuto nella strategia europea in materia di sicurezza".

Conclusioni del Consiglio sulla diplomazia dell'UE in materia di cambiamenti climatici, giugno 2013.

Infine, come dimostra la recente svolta del dialogo Belgrado-Pristina agevolato dall'UE, l'incentivo rappresentato dalla prospettiva di aderire all'Unione, associato a un intenso impegno diplomatico, continua a svolgere un ruolo chiave nella prevenzione dei conflitti e nella stabilizzazione a più lungo termine.

Azioni:

- stretta collaborazione fra l'Alto rappresentante/vicepresidente e il presidente della Commissione europea per garantire una coerenza strategica e operativa della politica e della strategia in materia di relazioni esterne, anche per quanto riguarda le ripercussioni esterne delle politiche interne;

- utilizzare meglio gli strumenti della diplomazia e delle relazioni esterne a disposizione del progetto dell'Unione e difendere i suoi interessi collegati alle politiche interne e alle questioni globali;

- cercare di individuare e di far conoscere le politiche e gli strumenti con una dimensione interna ed esterna e mettere in risalto il potenziale esistente a entrambi i livelli;

- ove possibile e pertinente, le politiche interne dovrebbero far parte del quadro di analisi delle crisi, della riflessione strategica e dei documenti politici sull'azione esterna.

7. Utilizzare meglio le delegazioni dell'UE

Le delegazioni dell'UE, e in particolare i capi, sono il perno della presenza dell'UE nei paesi terzi e devono quindi svolgere un ruolo centrale nell'attuazione e nel coordinamento del dialogo, dell'azione e del sostegno dell'Unione.

Azioni:

- sfruttare appieno il ruolo del capo delegazione per riunire l'UE e gli Stati membri presenti in loco nell'ambito di tutte le azioni pertinenti (dialogo politico, cooperazione allo sviluppo e programmazione congiunta, contributi alle strategie in materia di sicurezza, cooperazione locale con le missioni e le operazioni PSDC, protezione consolare, ecc.);

- ove opportuno, affidare al capo delegazione il coordinamento delle relazioni congiunte, rafforzando la cooperazione in loco con gli Stati membri dell'UE e condividendo le informazioni e le analisi, in particolare in tutte le fasi dei conflitti o delle crisi;

- garantire la disponibilità di competenze sufficientemente ampie presso le delegazioni, anche per quanto riguarda le questioni attinenti alla sicurezza;

- se del caso, autorizzare attori dell'UE a lavorare nei locali delle delegazioni per promuovere le sinergie operative.

La programmazione congiunta è iniziata, o dovrebbe iniziare nei prossimi anni, in più di 40 paesi. Con questa iniziativa l'UE e gli Stati membri intendono aumentare l'impatto dei loro interventi nei paesi partner e rendere più efficace la cooperazione allo sviluppo. Inoltre, la presentazione di un pacchetto unico di misure di sostegno accentuerà considerevolmente il peso politico e l'influenza dell'Unione in quanto donatore. La programmazione congiunta si svolge nei paesi interessati sotto la guida delle delegazioni dell'UE e delle ambasciate degli Stati membri.

8. Lavorare in partenariato

Per affrontare le sfide mondiali più complesse, l'UE deve dialogare e lavorare con gli altri attori internazionali e regionali. Il ruolo dell'Unione dipende, in misura diversa a seconda dei casi, dall'azione (o dal mancato intervento), dalle risorse e dalle competenze degli altri attori (l'ONU nella maggior parte delle situazioni di crisi, la NATO in Kosovo e in Afghanistan, il Fondo monetario internazionale e la Banca mondiale per le questioni macrofinanziarie, ecc.).

"[P]er consentire all'Unione europea di operare con successo nel settore della prevenzione strutturale a lungo termine dei conflitti, sarà necessario rafforzare ulteriormente i partenariati sinergici vantaggiosi e sostenibili con ... le Nazioni Unite, l'OSCE, la NATO, la Banca mondiale, l'Unione africana e altri attori internazionali"

Conclusioni del Consiglio sulla prevenzione dei conflitti, giugno 2011.

Azioni:

- al momento di definire la posizione e le risposte dell'UE, dialogare con gli altri attori internazionali (Nazioni Unite, organizzazioni internazionali e regionali, partner strategici, istituzioni finanziarie internazionali) e tenere pienamente conto del loro ruolo;

- mantenere un dialogo più stretto con le principali ONG internazionali, la società civile, i think-tank, le università e gli interlocutori pubblici e privati.

III. Conclusioni

Negli ultimi anni l'UE ha adottato misure importanti per rendere più coerenti la sua politica e i suoi interventi nel campo delle azioni esterne, non da ultimo nell'ambito della risposta alle situazioni di conflitto e di crisi. Fermi restando i notevoli progressi registrati nella definizione di politiche e strategie comuni dell'UE e di risposte a livello dell'intera Unione, ora l'UE deve introdurre ulteriori miglioramenti e applicare in modo più coerente l'approccio globale per orientare la sua politica e la sua azione esterna.

Come si è già detto, l'approccio globale è frutto di uno sforzo comune e la responsabilità del suo successo è condivisa tra le istituzioni dell'UE e gli Stati membri, le cui politiche, azioni e misure di sostegno contribuiscono in misura considerevole a rendere più coerenti ed efficaci le risposte dell'Unione.

Nei mesi e negli anni futuri l'Alto rappresentante e la Commissione attueranno queste proposte e questo approccio in collaborazione con gli Stati membri in modo da progredire risolutamente verso un'azione esterna dell'UE che sia migliore, più incisiva e più rapida. L'Alto rappresentante e la Commissione invitano gli Stati membri dell'UE ad appoggiare pienamente questo approccio e ad adoperarsi con il massimo impegno per garantire la totale realizzazione della strategia e degli obiettivi definiti nel presente documento.

[1] Comunicazione congiunta dell'Alto rappresentante e della Commissione Ruolo mondiale dell'Europa: un nuovo approccio al finanziamento dell'azione esterna dell'UE (COM(2011) 865 definitivo).

[2] Compreso il sistema di allarme precoce del SEAE in caso di conflitti (attualmente in fase di sperimentazione).

[3] Queste azioni sono finanziate compatibilmente con le risorse amministrative e operative dei servizi e delle DG interessati e tenendo conto del campo di applicazione e degli obiettivi dei relativi strumenti di azione esterna.