COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Attuazione della direttiva sull’efficienza energetica — orientamenti della Commissione /* COM/2013/0762 final */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL
PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Attuazione della direttiva sull’efficienza
energetica — orientamenti della Commissione 1. Introduzione L’Europa non può permettersi di sprecare
energia. La realizzazione di un’Europa efficiente sotto il profilo energetico è
un obiettivo dell'UE da lungo tempo, ripetutamente sostenuto dai suoi capi di
Stato e di governo. Nel 2007 il Consiglio europeo ha adottato
obiettivi ambiziosi in materia di energia e cambiamenti climatici per il 2020 —
ridurre le emissioni di gas serra del 20%, portare la quota delle energie
rinnovabili al 20% e raggiungere il 20% dell'efficienza energetica[1]. Questi obiettivi sono stati riconfermati nella
strategia Europa 2020[2],
che è condivisa da istituzioni europee, Stati membri e parti sociali, ciascuno
dei quali è tenuto a garantire, nell’ambito delle sue competenze, che l’UE
adotti tutte le misure necessarie per raggiungere gli obiettivi della strategia
Europa 2020. Nel 2010 le previsioni[3] hanno evidenziato che
l’obiettivo 2020 dell'UE in termini di efficienza energetica non sarebbe stato
raggiunto e che pertanto erano necessarie nuove misure a livello europeo e
nazionale. Per ovviare a questa situazione nel 2011 la Commissione ha
presentato una proposta di direttiva sull’efficienza energetica. La proposta si
ispira all’esperienza maturata in vari ambiti, in particolare in materia di
prestazione energetica degli edifici, di servizi energetici e di cogenerazione.
Il denominatore comune di questi settori è il grande potenziale ancora non
sfruttato per l’efficienza energetica: la proposta si fonda pertanto sul fatto
che la maggior parte dei risparmi energetici necessari può essere conseguita
mediante miglioramenti dell’efficienza energetica (ossia utilizzando
meno risorse energetiche per ottenere attività o servizi economici di livello
equivalente). L’obiettivo generale della proposta è fornire un contributo
significativo al conseguimento degli obiettivi di efficienza energetica
dell’Unione europea per il 2020, nonché definire un quadro comune per
promuovere l’efficienza energetica nell’Unione dopo il 2020. La proposta è
stata adottata dai due colegislatori il 25 ottobre 2012 (direttiva 2012/27/UE
sull'efficienza energetica)[4].
2. Direttiva sull'efficienza
energetica La direttiva sull’efficienza energetica
("EED") è stata pubblicata nella Gazzetta ufficiale il 14 novembre
2012 ed è entrata in vigore il 4 dicembre 2012. Gli Stati membri dovranno
recepire la direttiva entro il 5 giugno 2014 (ad eccezione di alcune disposizioni
per le quali è prevista una diversa data di recepimento[5]). Questa direttiva propone misure vincolanti
affinché gli Stati membri intensifichino gli sforzi per promuovere un uso più
efficiente dell'energia lungo l'intera catena dell'energia, dalla sua trasformazione
al consumo finale, passando per la distribuzione. Le principali prescrizioni
della direttiva, in termini di futura politica energetica, sono riportate sinteticamente
qui di seguito. In primo luogo, al fine di rafforzare
l’impegno politico assunto dagli Stati membri nell’ambito della strategia UE 2020,
la direttiva EED definisce chiaramente e quantifica per la prima volta
l’obiettivo di efficienza energetica dell’UE "nel 2020 il consumo
energetico dell’Unione non deve essere superiore a 1 474[6] Mtoe di energia primaria o
non superiore a 1 078 Mtoe di energia finale"[7]. Con l’adesione della
Croazia il 1º luglio 2013, tali obiettivi sono stati adeguati: "non
superiore a 1 483 Mtep di energia primaria o non superiore a 1 086
Mtep di energia finale". La piena e corretta attuazione della direttiva
EED sarà fondamentale per conseguire entro il 2020 l’obiettivo del 20% di
efficienza energetica stabilito dall'Unione, che a sua volta contribuirà al
quadro per le politiche dell'energia e del clima illustrate nel Libro verde
COM(2013) 169 final, il cui orizzonte arriva al 2030. La valutazione dei
progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi nazionali indicativi di
efficienza energetica fissati dagli Stati membri a norma dell’articolo 3 della
direttiva EED concorrerà al dibattito circa quale tipo di obiettivo e quale livello
sia più appropriato stabilire per il 2030. La direttiva EED impone inoltre agli Stati
membri di fissare obiettivi indicativi nazionali di efficienza energetica per
il 2020, basati su diversi indicatori (consumo di energia primaria o finale,
risparmio di energia primaria o finale o intensità energetica). Entro il 30
aprile 2013 gli Stati membri dovevano notificare alla Commissione sia gli obiettivi
sia come essi si concretizzano in termini di utilizzo di energia primaria e
finale nel 2020, nel quadro dei programmi nazionali di riforma o in una
comunicazione separata[8].
Queste informazioni sono state integrate nel
processo del Semestre europeo[9],
e se ne tiene conto per valutare la probabilità di conseguire l’obiettivo
generale dell’UE entro il 2020 e per verificare in che misura gli sforzi
individuali rispondono all’obiettivo comune. Tutti gli Stati membri hanno
notificato i rispettivi obiettivi indicativi nazionali, sebbene due di essi non
lo abbiano ancora comunicato nel formato richiesto dalla direttiva. Gli
obiettivi indicativi nazionali di efficienza energetica, considerati nel loro
insieme, indicano che gli Stati membri mirano a conseguire solo il 16,4% di
risparmi di energia primaria e il 17,7% di risparmi di energia finale entro il 2020
– e non il 20% necessario per conseguire l'obiettivo generale dell'UE[10]. Tuttavia per ottenere un
risultato più affidabile occorrerà effettuare una valutazione più approfondita,
comprendente gli obiettivi di tutti gli Stati membri, i risultati dei modelli
energetici e l'integrazione di ulteriori strumenti strategici in corso di
sviluppo. Conformemente all’articolo 3, paragrafo 2, e all’articolo 24,
paragrafo 7, della direttiva EED, entro il 30 giugno 2014 la Commissione deve
presentare al Parlamento europeo e al Consiglio la propria valutazione dei
progressi compiuti nel conseguimento degli obiettivi di efficienza energetica
del 2020. Inoltre, la direttiva prevede che gli Stati
membri stabiliscano e pubblichino entro il 30 aprile 2014 le loro
strategie a lungo termine in materia di ristrutturazioni di immobili, un
obbligo fondamentale in quanto quasi il 40% del consumo finale di energia è
assorbito da case, uffici pubblici e privati, negozi e altri edifici. Gli
edifici pubblici devono svolgere un ruolo esemplare – il 3% degli immobili di
proprietà o occupati da enti del governo centrale dovrebbero essere
ristrutturati ogni anno nella misura stabilita dagli Stati membri nell'ambito
della direttiva sulla prestazione energetica negli edifici[11]. Il ruolo esemplare del
settore pubblico è riconosciuto anche nelle disposizioni della direttiva EED
concernenti gli appalti pubblici, dove il governo centrale è tenuto, in
determinate situazioni, ad acquistare i prodotti, i servizi e gli edifici con
la massima efficienza energetica. Gli Stati membri devono garantire la
realizzazione di un certo volume di risparmi energetici al livello di
utilizzatore finale nel periodo 2014-2020 istituendo un regime nazionale obbligatorio
di efficienza energetica o misure politiche alternative. Dato il notevole potenziale di risparmio
energetico nelle imprese di tutte le categorie e tipi, tutte le imprese sono
incoraggiate a effettuare audit energetici; questi audit sono obbligatori ogni
quattro anni per le imprese che non sono PMI. Gli Stati membri sono tenuti a
mettere a punto programmi intesi ad incoraggiare le PMI a sottoporsi ad audit
energetici e a sensibilizzare le famiglie ai benefici di tali audit.
Individuando le possibilità di risparmio energetico, gli audit energetici
costituiranno inoltre la base per lo sviluppo di un mercato dei servizi
energetici. Le informazioni sul consumo di energia sono
fondamentali se si vuole che i consumatori prendano decisioni con cognizione di
causa sull'approvvigionamento e l'utilizzo dell'energia. Pertanto la direttiva
contiene norme dettagliate sulla misurazione e la fatturazione per i clienti
finali. Circa il 30% dell’energia primaria dell'UE
viene impiegato dal settore energetico, principalmente per trasformare
l’energia in elettricità e calore e ai fini della distribuzione. La direttiva
mira pertanto a massimizzare l’efficienza delle reti e delle infrastrutture e a
consentire e promuovere la gestione della domanda, fissando inoltre obblighi e
incentivi per un uso più esteso della cogenerazione ad alto rendimento e
sistemi di teleriscaldamento e teleraffreddamento. L'efficienza energetica rappresenta uno dei
modi più efficaci sotto il profilo dei costi per rafforzare la sicurezza
dell'approvvigionamento energetico e ridurre le emissioni di gas a effetto
serra e di altri inquinanti. Il sistema energetico e la società nel suo
complesso devono diventare notevolmente più efficienti da questo punto di vista.
Il rafforzamento dell'efficienza energetica è una priorità in tutti gli scenari
di decarbonizzazione presentati nella "Tabella di marcia per l’energia per
il 2050" e quindi questo obiettivo dovrebbe continuare a mantenere un
ruolo centrale anche in questo contesto. Un’analisi delle tendenze degli indicatori
chiave suggerisce che, con politiche forti in materia di efficienza energetica
e la piena attuazione della direttiva EED, l’UE potrebbe essere sulla buona
strada per raggiungere il suo obiettivo nel 2020. Se gli obiettivi sono
rispettati, ogni anno fino al 2020, i costi energetici delle famiglie e delle
industrie europee diminuirebbero di circa circa 38 miliardi di EUR, il
fabbisogno di investimenti nella generazione e distribuzione di energia
diminuirebbe di circa 6 miliardi di EUR e circa 24 miliardi di EUR sarebbero
investiti nel miglioramento di case e uffici, offrendo un miglior vantaggio
concorrenziale alle nostre industrie e consentendo la creazione di occupazione
locale. 3. Documenti di lavoro
contenenti orientamenti più dettagliati sulle disposizioni della direttiva EED La maggior parte delle disposizioni della
direttiva devono essere recepite negli ordinamenti giuridici nazionali entro il
5 giugno 2014. A norma dell’articolo 7, entro il 5 dicembre 2013 gli
Stati membri devono comunicare alla Commissione le misure politiche che
intendono adottare. L'utilizzo da parte degli Stati membri dell'approccio
alternativo di cui all’articolo 5, paragrafo 6, e le esenzioni di cui
all’articolo 14, paragrafo 5, devono essere notificati alla Commissione entro
il 31 dicembre 2013. Visto che l’efficienza energetica si basa su
una pluralità di azioni su piccola scala, la direttiva sull’efficienza
energetica contiene disposizioni complesse e dettagliate, spesso di carattere
estremamente tecnico. La Commissione è interessata a collaborare strettamente
con gli Stati membri per l'attuazione e l’efficace applicazione della direttiva
in questione e, a tal fine, ha predisposto sette documenti di lavoro che
illustrano in che modo, a giudizio dei servizi della Commissione, alcune
disposizioni della direttiva devono essere intese e applicate al meglio. Questi documenti di lavoro non modificano gli effetti giuridici della
direttiva e non recano pregiudizio all'interpretazione vincolante della
direttiva da parte della Corte di giustizia. I documenti
riguardano argomenti contenuti nella direttiva giuridicamente complessi,
difficili da recepire e caratterizzati da un elevato potenziale in termini di
impatto sull’efficienza energetica. I documenti di lavoro riguardano gli articoli
da 5 a 11 e gli articoli 14 e 15 della direttiva sull'efficienza energetica,
che comprendono disposizioni concernenti gli edifici di proprietà del governo
centrale, gli appalti pubblici, gli obblighi e le alternative in materia di
efficienza energetica, gli audit energetici, la misurazione e la fatturazione,
la cogenerazione, le reti e la gestione della domanda. Va osservato che la
direttiva EED contiene requisiti minimi e che, in conformità dell’articolo 1,
paragrafo 2, gli Stati membri hanno la facoltà di introdurre misure più
rigorose compatibili con il diritto dell’Unione. I documenti in questione sono collegati alla
presente comunicazione e qui di seguito è riportata una breve sintesi degli
aspetti principali trattati. Dato che il pieno recepimento della direttiva
richiede una pianificazione a lungo termine, la Commissione pubblica la
presente comunicazione e i documenti di lavoro di accompagnamento in anticipo
rispetto al termine di recepimento della direttiva. 3.1. Orientamenti concernenti l’articolo
5 (Ruolo esemplare degli edifici degli enti pubblici) L’articolo 5 stabilisce che i governi centrali
degli Stati membri sono tenuti a ristrutturare ogni anno il 3% della superficie
coperta utile totale degli edifici di loro proprietà o da loro occupati che non
soddisfano i requisiti minimi di efficienza di cui alla direttiva 2010/31/CE
sulla prestazione energetica negli edifici, per rispettare almeno i requisiti
minimi di efficienza che i governi hanno stabilito in applicazione di detta
direttiva. Entro il 31 dicembre 2013 gli Stati membri devono elaborare e
rendere pubblico un inventario di tutti gli edifici pertinenti del governo
centrale. Se uno Stato membro ristruttura più del 3% della superficie coperta
totale degli edifici del governo centrale, esso può contabilizzare l'eccesso
nel tasso annuo di ristrutturazione di uno qualsiasi dei tre anni precedenti o
successivi. In alternativa all'obbligo di ristrutturare il 3% della superficie
coperta totale degli edifici del governo centrale, gli Stati membri possono
adottare altre misure efficaci in termini di costi che consentano di ottenere
un livello di risparmio energetico almeno equivalente negli edifici di
proprietà del governo centrale. Il volume del risparmio energetico stabilito
nell’ambito dell’approccio alternativo è cumulativo, il che significa che gli
Stati membri sono tenuti a realizzare la somma dei risparmi energetici annuali
nel corso dell'intero periodo tra il 2014 e il 2020, indipendentemente dai
risparmi realizzati in ogni singolo anno. Gli Stati membri possono servirsi di
stime per stabilire il livello richiesto dei risparmi. Per determinare la portata dell’obbligo
stabilito dall’articolo 5, è fondamentale la definizione di "governo
centrale" di cui all’articolo 2, punto 9, della direttiva EED. Per
"governo centrale", si intendono tutti i servizi amministrativi la
cui competenza si estende su tutto il territorio di uno Stato membro. Oltre a
questa definizione gli Stati membri possono fare riferimento all’allegato IV
della direttiva sugli appalti pubblici[12],
che contiene un elenco di enti del governo centrale in tutti gli Stati membri,
nonché alla definizione di governo centrale di cui negli orientamenti del
regolamento 479/2009/CE relativo all’applicazione del protocollo sulla
procedura per i disavanzi eccessivi. Per gli Stati membri con struttura
federale vale l’ultima frase del considerando 17 della direttiva EED. Il documento di lavoro concernente l’articolo 5
stabilisce i criteri e i riferimenti utili per stabilire quali edifici rientrano
nell'ambito di applicazione dell'obbligo. Contiene inoltre esempi pratici su
come stabilire e rispettare l'obiettivo del 3% di ristrutturazione e l’obbligo
fondato sull’approccio alternativo. 3.2. Orientamenti concernenti l’articolo
6 (Acquisto da parte di enti pubblici) La direttiva 2004/18/CE sugli appalti pubblici
definisce il quadro di riferimento per gli appalti e mira a garantire alcuni
principi tra cui la concorrenza leale e l'opportunità di garantire l'uso più
efficiente possibile delle risorse finanziarie dei contribuenti. La direttiva
lascia ad atti normativi specifici, come la direttiva sull'efficienza
energetica, il compito di definire quali elementi acquistare. L'articolo 6
della direttiva EED stabilisce che, a determinate condizioni, i governi
centrali sono tenuti ad acquistare prodotti, servizi ed edifici ad alta
efficienza energetica definiti tramite atti normativi dell’UE, come la
direttiva sull’etichettatura energetica[13]
e i regolamenti delegati aggiuntivi, la direttiva per la progettazione
ecocompatibile[14]
e i relativi regolamenti attuativi, la direttiva sulla prestazione energetica
degli edifici o il programma Energy Star. L'allegato III della direttiva EED
contiene l'elenco dei requisiti di efficienza energetica stabiliti da questi atti
normativi dell'UE. Il documento di lavoro illustra le pertinenti
disposizioni degli atti dell’Unione europea riportati all’allegato III in
relazione agli appalti pubblici. Anche in questo caso la definizione di
"governo centrale" è cruciale per determinare la portata degli
obblighi in materia di appalti pubblici. L'obbligo relativo agli appalti pubblici è
subordinato ad elementi quali il rapporto costi‑efficacia, l’idoneità
tecnica e una più ampia sostenibilità. Il documento di lavoro illustra queste "condizionalità",
come ad esempio la differenza tra il rapporto costi-efficacia relativo al ciclo
di vita e la fattibilità economica, e in quali circostanze gli Stati membri
potrebbero applicarle. Fornisce inoltre possibili criteri in base ai quali gli
Stati membri possono stabilire quali enti sono soggetti agli obblighi in
materia di appalti pubblici. 3.3. Orientamenti concernenti
l'articolo 7 (Regimi obbligatori di efficienza energetica e misure alternative) L’articolo 7 copre la metà dei risparmi
energetici che la direttiva EED intende conseguire. Si tratta di un articolo
complesso, alcune disposizioni del quale[15]
entrano in vigore prima della fine del periodo di recepimento della direttiva. L’articolo prevede che gli Stati membri
istituiscano regimi obbligatori di efficienza energetica o ricorrano a misure
politiche alternative al fine di conseguire il volume stabilito di risparmio
energetico tra i consumatori finali. I risparmi energetici da conseguire
mediante i regimi obbligatori di efficienza energetica e le misure alternative
di cui al paragrafo 9 devono essere almeno equivalenti al conseguimento di
nuovi risparmi annui, dal 1º gennaio 2014 al 31 dicembre 2020, pari all’1,5%,
in volume, delle vendite annuali medie di energia ai consumatori finali di tutti
i distributori di energia o di tutte le società di vendita di energia al
dettaglio nel 2010, 2011 e 2012. Il documento di lavoro illustra come deve
essere calcolato il volume totale di risparmi cumulativi e "nuovi",
da conseguire nel corso del periodo obbligatorio 2014-2020, e chiarisce quali
insiemi di dati statistici possono essere utilizzati. Inoltre questo importo
può essere ridotto dagli Stati membri fino a un massimo del 25% avvalendosi di
quattro possibilità specifiche, vale a dire applicando quote di risparmio
inferiori o escludendo parzialmente o totalmente le industrie partecipanti al
sistema ETS, consentendo alcuni risparmi "sul lato dell'offerta" e
contabilizzando i risparmi energetici derivanti da azioni intraprese in fasi
precoci, dopo il 31 dicembre 2008, il cui impatto si avvertirà ancora nel 2020.
Il documento di lavoro della Commissione illustra in che modo possono essere
utilizzate le possibilità di cui all’articolo 7, paragrafo 2. Riporta inoltre alcuni esempi dei tipi di
misure politiche che si possono adottare e dei risparmi energetici che ne
conseguono. Richiama l’attenzione anche sui metodi e sui principi di cui
all’allegato V della direttiva EED che devono essere applicati nel calcolo del
risparmio energetico. Dato che i risparmi da realizzare devono
essere "nuovi", non tutto quello che gli Stati membri hanno fatto
finora in materia di efficienza degli usi finali dell'energia può essere preso
in considerazione ai fini dell'articolo 7. Il documento di lavoro dei servizi
della Commissione spiega che i risparmi energetici ottenuti da azioni
individuali svolte nel periodo obbligatorio (vale a dire dal 1º gennaio 2014 al
31 dicembre 2020) possono essere conteggiati, anche se la misura politica alla
base delle azioni è stata adottata/introdotta prima del 1º gennaio 2014. In
termini di recepimento e attuazione, entro il 5 dicembre 2013 gli Stati membri
devono notificare alla Commissione il metodo dettagliato previsto, proposto o
giuridicamente definito per assicurare il funzionamento dei loro regimi
obbligatori di efficienza energetica, nonché le misure politiche che prevedono
come misure alternative. Va ricordato che gli Stati membri sono tenuti
a stabilire norme concernenti sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive
applicabili in caso di inosservanza delle disposizioni nazionali adottate ai
sensi del presente articolo (articolo 13 della direttiva sull'efficienza
energetica). 3.4. Orientamenti concernenti
l'articolo 8 (Audit energetici e sistemi di gestione dell'energia) L'articolo 8 impone agli Stati membri due
obblighi: promuovere la disponibilità, per i clienti finali, di audit
energetici in tutti i settori e garantire che le imprese che non sono PMI si
sottopongano ad audit energetici almeno ogni quattro anni. Gli audit devono
essere effettuati all'insegna dell'efficacia dei costi e svolti da esperti
qualificati/accreditati o sorvegliati da autorità indipendenti. La definizione di "PMI" ripresa
nella direttiva EED è quella contenuta nella raccomandazione 2003/361/CE della
Commissione e il documento di lavoro illustra gli elementi della definizione
contenuti nella raccomandazione (meno di 250 dipendenti, fatturato annuo non
superiore a 50 milioni di EUR e/o un totale di bilancio annuo non superiore a 43
milioni di EUR). Per quanto riguarda la definizione di "dipendente"
si applicano le norme nazionali del diritto del lavoro. Il documento di lavoro
precisa che, secondo la definizione dell'Unione europea, un’impresa situata in
un paese deve stabilire se è associata o collegata a un’impresa in un altro
paese. Questo si verifica se un’impresa detiene più del 25% del capitale o dei
diritti di voto di un’altra impresa[16]
(o viceversa); in questo caso occorre tener conto del numero totale di
dipendenti delle imprese associate o collegate per stabilire se si tratti di
PMI o meno. In pratica, al fine di garantire una
definizione e un trattamento omogenei in tutta l’UE, l'applicazione di questa
definizione presuppone, ad esempio, la considerazione dei dati consolidati per
ogni impresa, anche in altri Stati membri e al di fuori dell’Europa, Il
documento di lavoro riporta alcuni esempi di misure, quali i registri delle
PMI, i registri pubblici delle imprese in funzione delle loro dimensioni, ecc.,
che potrebbero essere utili per individuare quali imprese sono tenute a
sottoporsi agli audit energetici. Ne consegue che alcune piccole filiali in uno
Stato membro possono essere tenute a sottoporsi a un audit energetico ogni
quattro anni perché non rientrano nella definizione di PMI, ma appartengono
alla categoria delle grandi imprese. Ciò non dovrebbe essere considerato come
un onere supplementare o sproporzionato[17]
in quanto, da un lato, tali imprese possono essere già dotate di sistemi di
gestione dell’energia e quindi essere dispensate dall’obbligo di audit o
possono avere stabilito degli accordi in base ai quali possono beneficiare di
un aiuto per l'audit, ad esempio da parte di esperti interni della società
madre; dall’altro lato, l’audit energetico in questione probabilmente avrà una
portata e costi più limitati. Il documento di lavoro illustra la
flessibilità offerta dall’articolo 8 in materia di adempimento dell’obbligo di
audit. Le grandi imprese che attuano sistemi di gestione ambientale o
energetica sono esentate dall’obbligo di sottoporsi ad audit energetici ogni
quattro anni. Si ritiene che le grandi imprese che svolgono audit energetici
sulla base di accordi volontari (con un’adeguata sorveglianza) soddisfino i
requisiti in materia di audit energetici periodici. Allo scopo di garantire l’elevata qualità
degli audit energetici e dei sistemi di gestione dell’energia, gli Stati membri
devono definire requisiti minimi per gli audit energetici sulla base
dell’allegato VI della direttiva EED, e il documento di lavoro fornisce esempi
pratici del livello di dettaglio considerato adeguato per gli audit energetici.
La nota di orientamento spiega inoltre come i sistemi di audit di cui alla
direttiva si collegano all’accreditamento e alle valutazioni di conformità di
cui al regolamento (CE) n. 765/2008. È opportuno ricordare che, come nell'ambito
dell'articolo 7, gli Stati membri sono tenuti a stabilire norme relative alle
sanzioni applicabili in caso di inosservanza delle disposizioni nazionali
adottate per gli audit energetici. 3.5. Orientamenti concernenti gli
articoli da 9 a 11 (Informazioni sulla misurazione e la fatturazione) L’articolo 9 dispone che i clienti finali di
energia elettrica, gas naturale, teleriscaldamento, teleraffreddamento e acqua
calda ricevano, a prezzi concorrenziali, contatori individuali che riflettano
con precisione il loro consumo energetico e forniscano informazioni sul tempo
effettivo d'uso (con eccezioni per motivi tecnici e finanziari). Le
disposizioni della direttiva EED sulla misurazione e la fatturazione riprendono
e rendono più efficaci alcune disposizioni della precedente direttiva 2006/32/CE
concernente l’efficienza degli usi finali dell’energia e i servizi energetici
(la maggior parte delle quali saranno abrogate dalla direttiva EED il 5 giugno
2014). Dal 31 dicembre 2016, l'obbligo di fornire contatori individuali del
consumo ai clienti finali di riscaldamento e raffreddamento si estenderanno ai
condomini e agli edifici polifunzionali riforniti da una fonte di
raffreddamento/riscaldamento centrale o da una fonte centrale che alimenta una
pluralità di edifici (con eccezioni per motivi tecnici e finanziari). Nel documento di lavoro si specifica
chiaramente che l'articolo 9 non impone l'introduzione di sistemi di
misurazione intelligenti (questione affrontata dalle direttive del terzo
pacchetto: 2009/72/CE e 2009/73/CE), ma specifica che, qualora gli Stati membri
adottino sistemi di misurazione intelligenti, sono tenuti a rispettare una
serie di obblighi di cui all'articolo 9, paragrafo 2, come ad esempio il fatto
che i contatori intelligenti devono essere in grado di misurare l'energia
elettrica immessa nella rete dai locali del cliente. Il documento precisa
inoltre che "cliente finale" potrebbe riferirsi non solo alla persona
che utilizza l’energia ma anche a una persona o un’impresa, ad esempio una
cooperativa di proprietari di un condominio, che collettivamente acquista
energia. L’articolo 10 stabilisce che i clienti finali che si avvalgono di
contatori individuali tradizionali devono, di norma, essere informati almeno
ogni 6 mesi sulla fatturazione per l'energia che hanno utilizzato nell’ultimo
periodo — oppure ogni 3 mesi se ne fanno richiesta o se pagano le fatture per
via elettronica . Laddove si utilizzano contatori intelligenti
di energia elettrica/gas, l'articolo 10 stabilisce che i clienti finali hanno
diritto a informazioni dettagliate sul loro consumo energetico nell'ambito del
loro attuale contratto di fornitura per i due anni precedenti e (con alcune eccezioni)
ad un confronto con il consumo di un utente tipico. L’articolo 11 concede ai clienti finali il
diritto di ricevere gratuitamente le fatture e le informazioni sulla
fatturazione per il loro consumo energia. Va ricordato che gli Stati membri sono tenuti
a elaborare norme in materia di sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive
applicabili in caso di inosservanza delle disposizioni nazionali adottate ai
sensi degli articoli da 9 a 11 (articolo 13 della direttiva EED). 3.6. Orientamenti concernenti
l'articolo 14 (Promozione dell'efficienza per il riscaldamento e il
raffreddamento) L’articolo 14 estende il campo di applicazione
e sostituisce le disposizioni sostanziali della direttiva 2004/8/CE sulla
promozione della cogenerazione. Gli orientamenti riguardano esclusivamente i nuovi
aspetti recentemente introdotti dalla direttiva sull'efficienza energetica. Gli Stati membri sono tenuti a elaborare una
valutazione globale al fine di individuare il potenziale, caratterizzato da un
buon rapporto costi/efficacia, della cogenerazione ad alto rendimento nonché
del teleriscaldamento e teleraffreddamento efficienti, tenendo conto delle
condizioni climatiche, della fattibilità economica e dell'idoneità tecnica.
Questa valutazione deve essere comunicata alla Commissione entro il 31 dicembre
2015. Sulla base delle potenzialità individuate, gli Stati membri dovrebbero
adottare misure per realizzare il potenziale, caratterizzato da un buon
rapporto costi/efficacia, della cogenerazione ad alto rendimento nonché del
teleriscaldamento e teleraffreddamento efficienti. Nella valutazione è
opportuno che gli Stati membri forniscano informazioni sulle misure, le
strategie e le politiche che possono essere adottate per realizzare il
potenziale di cogenerazione ad alto rendimento fino al 2020 e al 2030. Per gli
impianti di produzione di energia elettrica e gli impianti industriali di
potenza superiore a 20 MW esiste l’obbligo di elaborare, in fase di
costruzione o qualora siano sottoposti a un ammodernamento sostanziale,
un’analisi costi-benefici relativa alla sostenibilità della cogenerazione, al
recupero del calore di scarto o alla connessione della rete del
teleriscaldamento. I risultati dell’analisi costi/benefici dovrebbero
riflettersi nelle autorizzazioni o nei permessi degli impianti. I requisiti relativi al contenuto della
valutazione globale e alla metodologia dell’analisi costi/benefici e le
possibili esenzioni dagli obblighi per gli impianti sono spiegati in dettaglio
nel documento di lavoro. 3.7. Orientamenti concernenti
l'articolo 15 (Trasformazione, trasmissione e distribuzione dell'energia) L’articolo 15 impone agli Stati membri di
provvedere affinché le autorità nazionali di regolamentazione dell’energia, i
gestori dei sistemi di trasmissione e i gestori dei sistemi di distribuzione
ottimizzino il potenziale di efficienza energetica delle reti intelligenti,
valutino e migliorino l’efficienza energetica nella progettazione e nel
funzionamento delle infrastrutture del gas e dell’elettricità e assicurino che
la tariffazione e la regolamentazione rispondano a specifici criteri di efficienza
energetica e non ostacolino la gestione della domanda. Entro il 30 giugno 2015
gli Stati membri sono tenuti a valutare il potenziale di efficienza energetica
delle loro infrastrutture del gas e dell’elettricità e a individuare misure
concrete per migliorare l’efficienza energetica nelle loro infrastrutture di
rete. L’articolo prevede l'accesso e il dispacciamento prioritario per la
cogenerazione di calore ed elettricità (CHP) e pone le risorse sul lato della
domanda, in particolare la gestione della domanda, su un piano di parità con le
risorse sul lato dell'approvvigionamento per quanto riguarda la partecipazione
nel contesto dei mercati all’ingrosso e al dettaglio. Lo stesso articolo
promuove specificamente l'accesso e la partecipazione della gestione della
domanda ai mercati di bilanciamento, di riserva e di altri servizi di sistema,
imponendo nel contempo la definizione delle modalità tecniche o contrattuali di
partecipazione, compresa la partecipazione degli aggregatori e di altri
fornitori di servizi nel settore della gestione della domanda. 4. CONCLUSIONE L’efficienza energetica è una questione
complessa e impegnativa che richiede notevoli capacità da parte dei governi. Da
un punto di vista politico, vi può essere un divario tra gli impegni assunti
dagli Stati membri e la loro effettiva realizzazione. La direttiva
sull’efficienza energetica fornisce una nuova struttura giuridica globale agli
obiettivi di efficienza energetica concordati a livello europeo. Finora
l’attuazione della legislazione esistente in materia di efficienza energetica è
stata soltanto parziale. La direttiva sull'efficienza energetica sostituisce e
rafforza due direttive sull’efficienza energetica (2004/8/CE sulla
cogenerazione e 2006/32/CE sui servizi energetici) e si ricollega agli obblighi
già stabiliti dalla direttiva 2009/125/CE sulla progettazione ecocompatibile,
dalla direttiva 2010/30/UE sull’etichettatura energetica e dalla direttiva 2010/31/UE
sulla prestazione energetica nell’edilizia). Come menzionato al punto 2 di cui
sopra, nel 2014 la Commissione è tenuta a presentare al Parlamento europeo e al
Consiglio una relazione sui progressi compiuti verso la realizzazione
dell’obiettivo del 2020. Se del caso, tale valutazione può comprendere proposte
di misure supplementari. Ci auguriamo che la presente comunicazione e i
documenti di lavoro che l'accompagnano aiuteranno gli Stati membri nel
recepimento e nell’attuazione delle misure ambiziose concordate nell'ambito
della direttiva sull’efficienza energetica. [1] Contrariamente agli altri due obiettivi, quest'ultimo
non è stato tradotto in uno strumento giuridicamente vincolante. [2] COM(2010) 2020 definitivo. [3] Piano di efficienza energetica - Valutazione d’impatto
(SEC/2011/277). [4] Direttiva 2012/27/UE del Parlamento europeo e del
Consiglio sull’efficienza energetica, che modifica le direttive 2009/125/CE
(sull’elaborazione di specifiche per la progettazione ecocompatibile dei
prodotti connessi all’energia) e 2010/30/UE (sull’etichettatura e le
informazioni relative ai prodotti) e abroga le direttive 2004/8/CE (sulla
promozione della cogenerazione) e 2006/32/CE (sull’efficienza degli usi finali
dell’energia e servizi energetici). [5] Cfr. articolo 28, paragrafo 1. [6] Megatonellate equivalente petrolio [7] Cifre aggiornate per tener conto dell’adesione della
Croazia all’Unione europea il 1º luglio 2013. [8] Per un elenco degli obiettivi nazionali e una
valutazione, si veda la comunicazione della Commissione (COM(2013) xxx final)
sui progressi globalmente compiuti nel conseguimento degli obiettivi di
efficienza energetica dell’UE. [9] In particolare nel documento COM(2013) 350 final e nella
scheda tematica "Obiettivi della strategia Europa 2020:
cambiamenti climatici e energia". [10] Per
i due Stati membri (Slovenia e Croazia) che non hanno trasmesso informazioni su
come i loro obiettivi si traducono in energia primaria e finale nel 2020, i
calcoli sono stati effettuati utilizzando i dati storici sul loro utilizzo di
energia nel 2010 (http://ec.europa.eu/energy/efficiency/eed/aggregatori.htm ). [11] Articolo 4 della direttiva 2010/31/UE. [12] Direttiva 2004/18/CE. [13] Direttiva 2010/30/UE. [14] Direttiva 2009/125/CE. [15] Articolo 7, paragrafo 9, e allegato V, punto 4. Entro il 5
dicembre 2013 gli Stati membri devono notificare alla Commissione le misure
politiche che intendono adottare. [16] In generale, la maggior parte delle PMI sono autonome in
quanto o sono completamente indipendenti o detengono partecipazioni di
minoranza (ciascuna inferiore al 25%) in altre imprese. Se tale partecipazione
non supera il 50%, si considera che queste imprese sono associate. Al di
sopra di tale soglia le imprese sono collegate. [17] L'allegato VI, lettera d), stabilisce che gli audit
energetici devono essere "proporzionati". Il principio di
proporzionalità presuppone che si verifichi se un provvedimento o un mezzo
legislativo o amministrativo sono adeguati e necessari per conseguire un
determinato obiettivo. La Corte di giustizia dell’Unione europea applica il
principio di proporzionalità quando valuta le misure legislative rispetto agli
interessi privati, ai diritti individuali e alle libertà fondamentali.