COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Integrazione delle emissioni del trasporto marittimo nelle politiche di riduzione dei gas a effetto serra dell’UE /* COM/2013/0479 final */
1. La necessità di un intervento immediato in
materia di emissioni dei gas a effetto serra L’UE sostiene un’ambiziosa azione a livello
internazionale nel suo contrasto ai cambiamenti climatici. Il multilateralismo
e un’ampia cooperazione rimangono gli aspetti fondamentali della politica dell’UE
in materia di clima. Coerentemente con questa tendenza internazionale, l’UE ha
attuato politiche intese ad agevolare il proprio passaggio verso un’economia a
basse emissioni di carbonio. Il pacchetto clima ed energia 2008 dell’UE è
probabilmente il quadro normativo più completo a livello globale. Si compone di
diverse misure politiche volte a facilitare tale passaggio e che hanno ispirato
l’azione dei nostri paesi partner. Svolgere un’azione tempestiva in tutti i settori
dell’economia resta una priorità dell’UE nel contrasto ai cambiamenti climatici.
A livello UE, il trasporto marittimo
internazionale resta l’unica modalità di trasporto che esula dall’impegno di
riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell’UE. Le emissioni di gas a
effetto serra prodotte dal trasporto marittimo rappresentano oggi il 4% delle
emissioni di gas a effetto serra dell’UE. Allo stesso tempo, le previsioni
indicano che in futuro le emissioni di gas a effetto serra provenienti dal trasporto
marittimo dovrebbero aumentare in modo significativo. Secondo la valutazione d’impatto
che accompagna la presente comunicazione[1], le emissioni di CO2 prodotte dal
trasporto marittimo relative all’UE, ovvero le emissioni relative alle rotte
interne all’UE, alle tratte di arrivo e di partenza, sono aumentate del 48% tra
il 1990 e il 2008. In linea con le previsioni di crescita del commercio
mondiale, si prevede che le emissioni relative all’UE provenienti dal trasporto
marittimo aumentino ulteriormente del 51% entro il 2050 rispetto ai livelli del
2010 (un aumento dell’86% entro il 2050 rispetto ai livelli del 1990),
nonostante le norme minime di efficienza navale per le navi di nuova
costruzione adottate dall’Organizzazione marittima internazionale (IMO) nel 2011[2]. Emissioni di CO2
stimate provenienti dal trasporto marittimo (relative all’UE[3][4] e a livello globale[5],
considerando l’EEDI) A livello globale, le emissioni provenienti
dal trasporto marittimo rappresentano oggi il 3% delle emissioni globali, ma
potrebbero rappresentare il 5% delle emissioni globali nel 2050[6], a causa
della crescita attesa dell’economia mondiale e della conseguente domanda di
trasporto. Questa crescita dovrebbe verificarsi nonostante siano le misure
operative e le tecnologie esistenti per ridurre il consumo specifico di energia
e le emissioni di CO2 delle navi fino al 75%[7]. Il trasporto marittimo è un anello essenziale
nella catena di approvvigionamento globale, ed è un settore chiave per l’economia
dell’UE. Anche se il trasporto marittimo può essere relativamente meno
inquinante di altre modalità di trasporto, i progressi tecnologici in altri
settori, la dipendenza eccessiva dal petrolio, e un forte richiamo da parte
dell’opinione pubblica non solo per la riduzione delle emissioni di CO2,
ma anche per le riduzioni di inquinanti (SOx, NOx, particolato) e dell’impronta
ambientale in generale (acque di zavorra, raccolta differenziata dei rifiuti)
confermano che il trasporto marittimo non può restare inattivo. L’IMO e il
settore sono attivamente impegnati, ma l’adozione di nuove tecnologie e di
misure operative permane disomogeneo. L’incoraggiamento dell’efficienza e della
sostenibilità nel settore del trasporto marittimo attraverso la riduzione dei
costi del carburante e una più adeguata soddisfazione delle aspettative dei
clienti sosterrà la competitività: a livello globale garantendo il
funzionamento dei collegamenti commerciali e a livello UE attraverso una
costante leadership di qualità. Necessità
di un’azione - Recenti sviluppi nel settore Nel settore
del trasporto marittimo, le emissioni di CO2 si riferiscono al
carburante consumato. La riduzione delle emissioni di CO2 implica
una riduzione del consumo di carburante, che a sua volta si traduce con un
risparmio sui costi del carburante. Fintantoché gli investimenti necessari nell’efficienza
possono essere coperti dai conseguenti risparmi sul carburante, il settore può
realizzare profitti e contrastare al contempo i cambiamenti climatici. Tali
risparmi sono molto importanti nel contesto odierno. I prezzi dei
carburanti sono stati irregolari negli ultimi anni. Sono raddoppiati tra il 2002
e il 2005, poi triplicati tra il 2005 e il 2007, e tornati al livello del 2005
nel 2008 per poi raddoppiare nuovamente tra il 2008 e il 2010[8]. I prezzi
degli oli combustibili pesanti si attestano oggi intorno a 650 USD/t,
ovvero 8 volte superiori rispetto ai prezzi medi del 1990, e sono ancora
destinati a crescere. Solo a partire dal 2009 sono stati osservati
miglioramenti in termini di efficienza del carburante in molti segmenti del
settore del trasporto marittimo, quando la crisi economica globale ha ridotto
in modo significativo il margine di profitto del settore. Diversi studi
recenti[9]
hanno individuato un significativo potenziale di riduzione delle emissioni per
il trasporto marittimo attraverso una serie di misure tecniche e operative, che
mirano principalmente a migliorare l’efficienza energetica delle navi. Con l’aumento
atteso dei futuri prezzi del carburante, la maggior parte di queste misure
tecniche o operative risulta economicamente efficiente. La valutazione d’impatto
effettuata nel quadro della presente comunicazione ha individuato una
potenzialità di risparmio del costo del carburante con crescita progressiva,
che arriverebbe complessivamente a quota 56 miliardi di EUR tra il 2015 e
il 2030[10].
La ricerca
mostra che l’adozione di queste misure economicamente efficienti è spesso
bloccata da una vasta gamma di ostacoli nel mercato, fra cui la carenza di
informazioni affidabili nonché lacune di natura tecnica e di mercato[11]. Gli
ostacoli tecnici si verificano quando gli armatori non hanno fiducia nella
capacità di una soluzione di soddisfare la riduzione dei costi promessi o di
operare nell’ambiente marittimo. Le difficoltà del mercato possono avere
origine, in genere, dalla frammentazione degli incentivi nel settore, ovvero quando
la parte che paga per l’investimento in una misura di efficienza non è il
beneficiario dei risparmi sul carburante associati, o dalla mancanza di accesso
ai finanziamenti privati per investire in tecnologie a basse emissioni di
carbonio. Il superamento di questi ostacoli nel mercato fornirebbe ampie
possibilità di promuovere l’adozione di misure economicamente efficienti senza
compromettere la redditività. 2. Progresso internazionale L’IMO ha iniziato a lavorare sulla riduzione
delle emissioni di gas a effetto serra nel 1997, sulla base dei principi di
esclusione di qualsiasi trattamento più favorevole e di non discriminazione
sanciti dalla convenzione MARPOL e da altre convenzioni IMO. L’adozione nel
luglio 2011 delle modifiche dell’allegato VI alla convenzione MARPOL[12] per la
prevenzione dell’inquinamento atmosferico delle navi (l’indice di efficienza
energetica in materia di progettazione (EEDI) e il piano di gestione dell’efficienza
energetica (SEEMP)) costituisce un importante passo avanti. Si prevede che tali misure, e in particolare l’EEDI,
contrastino l’aumento di emissioni rispetto agli scenari che prevedono il congelamento
della tecnologia (del 23% entro il 2030, secondo lo studio dell’IMO del 2011).
Tuttavia, come confermato dalla 59a riunione del
Comitato per la protezione dell’ambiente marino (MEPC) dell’IMO[13], è necessario intraprendere ulteriori azioni. Nonostante il difficile dibattito sulle misure
basate sul mercato per ridurre le emissioni di gas a effetto serra delle navi
in sede IMO, recenti sviluppi positivi riguardanti le discussioni su un
avanzamento più graduale e sul potenziamento delle misure di efficienza
avanzate dagli Stati Uniti d’America[14],
hanno ottenuto il sostegno di molti Stati. La Commissione è attivamente
impegnata in questi sviluppi poiché potrebbero fornire nuove opportunità per
concordare norme di efficienza per le navi esistenti, funzionali alle riduzioni
di emissioni, e che successivamente potrebbero essere trasformate in misure
basate sul mercato (MBM). Inizialmente è previsto un sistema solido di
monitoraggio, comunicazione e verifica (MRV) delle emissioni. L’UE sta
lavorando in stretta collaborazione con gli Stati Uniti, il Giappone, l’Australia,
il Canada, la Russia, la Corea e altri paesi sullo sviluppo di tali norme di
efficienza e di un sistema MRV globale. L’IMO riconosce che per conseguire le
riduzioni necessarie, alle misure tecniche e operative dovranno aggiungersi
anche le misure basate sul mercato, che sono discusse in diversi punti nell’agenda
del MEPC. La Commissione considera le misure basate sul mercato misure
economicamente efficienti poiché forniscono la necessaria flessibilità al
settore del trasporto marittimo. Ma le discussioni richiedono tempo per
maturare, soprattutto considerando che diverse opzioni complementari sono al
vaglio dell’IMO. In particolare, dalla sua 63a sessione nel 2012,
il MEPC non è riuscito a stabilire il capitolato d’oneri per uno studio che
valuti gli impatti delle misure basate sul mercato proposte[15]. L’UE ha una forte preferenza per un approccio
globale guidato dall’IMO, in quanto sede di dibattito internazionale più
appropriata per regolamentare le emissioni provenienti dal trasporto marittimo.
Nonostante la lentezza delle discussioni dell’IMO ad oggi e l’urgenza di agire
per evitare conseguenze negative per il clima, l’UE continuerà a impegnarsi
negli sviluppi internazionali per ridurre le emissioni di gas a effetto serra
prodotte dalle navi. Monitorerà continuamente il progresso e valuterà le azioni
future nel quadro dell’accordo UNFCCC nel 2015 e le deliberazioni presso l’IMO.
3. Inserimento delle emissioni di gas a
effetto serra del trasporto marittimo nell’ambito dell’impegno di riduzione
dell’UE: un approccio graduale La politica in materia di clima e trasporto
marittimo dell’Unione rafforza l’impegno per un’azione globale che garantisca
effettive riduzioni delle emissioni “a tutto campo” (in particolare perché si
prevede che le emissioni relative al trasporto marittimo crescano maggiormente
nelle regioni non europee), mantenendo al contempo condizioni eque di
concorrenza a livello globale per il settore del trasporto marittimo. La recente iniziativa degli Stati Uniti in
sede IMO fornisce le basi per un efficace approccio graduale che affronti le
emissioni di gas a effetto serra del settore del trasporto marittimo. In linea
con quanto detto, l’UE prevede di inserire gradualmente fra i suoi impegni le
emissioni di gas a effetto serra generate dal trasporto marittimo. Per l’inserimento delle emissioni di gas a
effetto serra del trasporto marittimo nell’impregno di riduzione dell’UE, è
possibile prendere in considerazione un approccio graduale che consiste in tre
fasi successive: 1. attuazione di un sistema MRV
delle emissioni 2. definizione degli obiettivi
di riduzione per il settore del trasporto marittimo 3. applicazione di una misura
basata sul mercato (MBM). Un solido sistema MRV è il fondamento per l’attuazione
di qualsiasi misura volta a ridurre le emissioni di gas a effetto serra delle
navi a livello UE o globale e favorisce il monitoraggio dei progressi compiuti
in base ai risultati. Pertanto, la sua attuazione è utile anche senza che sia
in atto una misura basata sul mercato. Poiché i costi, i benefici e il rendimento
dell’investimento nelle tecnologie già disponibili non sono noti, si rischia di
ostacolare in questo modo l’introduzione di tali tecnologie su più ampia scala.
Questo tipo di informazioni potrebbe fornire indicazioni utili sulla
prestazione delle singole navi, i loro conseguenti costi operativi e il
potenziale valore di rivendita a beneficio degli armatori, i quali sarebbero
meglio preparati per prendere decisioni su investimenti importanti e ottenere
il relativo finanziamento. Secondo i risultati della valutazione d’impatto,
l’attuazione di un sistema MRV fornisce - in qualche misura - benefici
ambientali ed economici fino a riduzioni del 2% delle emissioni annue di gas a
effetto serra e fino a 1,2 miliardi di EUR di risparmio netto annuo per il
settore nel 2030 a seguito della riduzione delle bollette energetiche. Si
prevede che il risparmio previsto sui costi del carburante superi i costi di
monitoraggio e comunicazione. Un sistema MRV potrebbe anche aumentare la pressione
per la rimozione di altri ostacoli nel mercato, come la separazione degli
incentivi tra armatori e operatori, fornendo chiarezza in merito a efficienza
energetica, fonti delle emissioni e potenziale di abbattimento. L’approccio dell’UE mira a favorire
attivamente un accordo sulle misure globali per ridurre le emissioni di gas a
effetto serra delle navi in sede IMO (cfr. la sezione 1). Esso consente
inoltre discussioni documentate sulle misure basate sul mercato in Europa e
sugli obiettivi di riduzione per il settore. Dovrà essere garantita una
coerenza con lo sviluppo del quadro della politica sul cambiamento climatico e
sull’energia del 2030. Il sistema MRV fornirà anche dati affidabili e
comparabili per fissare gli obiettivi di riduzione delle emissioni e per
valutare il progresso del trasporto marittimo verso un’economia a basse
emissioni di carbonio. In caso di introduzione positiva delle politiche
comparabili a livello IMO, la proposta di un sistema MRV dell’UE può essere
integrata in un sistema MRV generalizzato. 3.1. Applicazione di norme di
monitoraggio e comunicazione solide e armonizzate L’obiettivo principale di un sistema MRV è quello di fornire dati affidabili sulle emissioni di gas a
effetto serra provenienti dal trasporto marittimo.
L’attuazione di un sistema MRV globale dovrebbe essere una
priorità nell’ambito dei negoziati dell’IMO. Le emissioni di CO2
nel settore del trasporto marittimo si riferiscono semplicemente alla quantità
e al tipo di carburante consumato. Il
consumo di carburante è già disponibile per quasi tutte le navi. Il
regolamento 18 dell’allegato V della convenzione MARPOL rende già
obbligatoria la disponibilità di bollettini di consegna del combustibile[16]per le navi
di stazza lorda superiore a 400 tonnellate che effettuano trasporti
internazionali. In questo modo, il consumo globale di carburante di una nave è
già sottoposto a monitoraggio. Tuttavia, il processo di comunicazione e
verifica deve essere ancora stabilito. L’affidabilità e l’accessibilità delle informazioni sono fondamentali per garantire informazioni
adeguate per tutta la fornitura
in merito alla prestazione del carbonio del settore del
trasporto marittimo. L’impostazione di un adeguato processo di
comunicazione e verifica richiederà un intervento tecnico per garantire un
onere amministrativo limitato per gli armatori, i gestori di navi, lo Stato di
bandiera, fornendo al contempo un’elevata accuratezza e trasparenza delle
informazioni disponibili. Nel più lungo termine, un approccio integrato
al monitoraggio, che affronti tutte le emissioni in atmosfera, compresi SOx,
NOx e PM, fornirebbe la necessaria chiarezza ai responsabili politici per
prendere decisioni informate e coerenti su tutti gli inquinanti, e alle parti
interessate per mettere in atto senza problemi i nuovi requisiti. In
particolare, una revisione del sistema MRV potrebbe essere effettuata in una
fase successiva. L’attuale proposta della Commissione è un
sistema MRV basato sul consumo di carburante da avviare a livello regionale,
con l’obiettivo di fungere da esempio per un sistema globale, che indichi le
difficoltà e le migliori pratiche. Il sistema MRV proposto dall’UE forma l’oggetto
di dibattiti in sede IMO, con l’obiettivo di accelerarne il processo. Nel caso
di un passaggio positivo verso un sistema MRV comparabile a livello globale, il
sistema regionale vi sarà allineato, a seconda dei casi. Esempio:
Esperienze europee sulla riduzione dei costi del carburante attraverso il
monitoraggio e la comunicazione Diversi
armatori e operatori navali operanti su vari tipi di imbarcazioni (per esempio
navi cargo, navi container …) hanno già posto in essere i propri sistemi MRV.
Con l’utilizzo di strumenti elettronici per la raccolta dei dati, la maggior
parte delle informazioni esistenti sulla prestazione delle navi viene raccolta
e controllata da una parte terza. Grazie a questi sistemi, alcune aziende
hanno già ridotto le loro emissioni
di gas a effetto serra fino al 25% rispetto al 2007. Inoltre, tali strumenti
hanno anche contribuito a ripensare
i processi generali di monitoraggio,
risparmiando il tempo del personale
di bordo e degli operatori in favore di
attività di alto profilo. Per esempio, una
società ha dichiarato che il 45% del tempo viene ora dedicato all’ottimizzazione
delle prestazione, rispetto al 5% precedente all’attuazione del sistema MRV. L’obiettivo primario della politica in materia
di clima dell’UE è quello di ridurre le emissioni di gas a effetto serra, a
prescindere dal fatto che vengano ridotte attraverso il miglioramento dell’efficienza
energetica o la sostituzione di combustibile. Tuttavia, per allinearsi al dibattito in corso in
seno all’IMO, la proposta di regolamento sul sistema MRV
dell’UE comprenderà inizialmente una serie di parametri di efficienza
energetica. Nel caso di un consenso tardivo sull’utilizzo e sulla definizione
di tali parametri, l’elenco attualmente
proposto dovrebbe essere adattato di conseguenza. Il sistema MRV proposto non imporrà una
metodologia specifica per il monitoraggio delle emissioni di CO2
fintantoché non vengano comunicate la metodologia prescelta e le relative
incertezze. Questo approccio permette
agli armatori e ai gestori delle navi di sviluppare le
pratiche esistenti. Tale misura
può essere introdotta senza
compromettere gli obiettivi di raggiungimento della
quota ampiamente preponderante delle
emissioni di gas a effetto serra provenienti dal trasporto
marittimo, limitando l’applicazione di norme MRV alle
navi di stazza lorda di almeno 5 000 tonnellate. 3.2. Definizione di obiettivi di
riduzione intermedi per il settore del trasporto marittimo Nel dicembre 2010,
i membri della convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico
(UNFCCC) hanno riconosciuto che il riscaldamento globale non deve superare di
oltre 2˚ C le temperature registrate prima della rivoluzione
industriale[17].
Si tratta di un aspetto cruciale per limitare le conseguenze negative
irreversibili delle interferenze umane con il sistema climatico. Questo
obiettivo a lungo termine richiede che entro il 2050 le emissioni globali di
gas a effetto serra siano ridotte di almeno il 50% rispetto ai livelli del 1990[18]. Entro il 2050,
i paesi industrializzati dovrebbero ridurre collettivamente le proprie
emissioni in misura compresa tra l’80 e il 95% rispetto ai livelli del 1990[19]. Nel
medio termine, entro il 2020, l’UE si è impegnata a ridurre le proprie
emissioni di gas a effetto serra del 20% rispetto ai livelli del 1990 (del 30%
nel quadro di un accordo globale). Tale impegno costituisce uno dei cinque
obiettivi principali della Strategia Europa 2020[20].Il
trasporto marittimo internazionale è l’unico settore e l’unica modalità di
trasporto non interessato dalla legislazione che persegue l’obiettivo di
riduzione delle emissioni. Inoltre, sia il Consiglio che il Parlamento europeo
hanno convenuto che tutti i settori dell’economia dovrebbero contribuire alla
riduzione delle emissioni[21].
Per il trasporto marittimo internazionale dell’UE, il Libro bianco sui
trasporti del 2011[22]
stabiliva un obiettivo di riduzione del 40% (se praticabile del 50%) entro il 2050
rispetto ai livelli del 2005. A livello globale, tuttavia, è necessario
ancora valutare un percorso di riduzione delle emissioni assolute ben definito
entro il 2050 per il trasporto marittimo e gli obiettivi intermedi per il
periodo compreso tra il 2020 e il 2050, al fine di garantire un contributo
adeguato del settore al raggiungimento dell’obiettivo dei 2°C. A livello UE, tali dibattiti devono tenere in
considerazione il più ampio quadro della politica sul cambiamento climatico e
sull’energia del 2030 e dovrebbero considerare aspetti quali l’efficacia
ambientale, che riguardi in particolare le riduzioni complessive di CO2,
i costi per il settore, lo sviluppo delle emissioni dopo il 2005, le eventuali
nuove norme di efficienza adottate dall’IMO, nonché la disponibilità e i costi
delle tecnologie di abbattimento attuali e attese in futuro. Nel fissare tali
obiettivi, sarebbe opportuno considerare la specificità delle misure facili di
mitigazione del settore marittimo che risultano a costo zero o con costi
persino negativi, come rilevato nel secondo studio sulle emissioni di
gas a effetto serra dell’IMO nel 2009, poiché forniscono un argomento a favore
di un’azione tempestiva. Infine, anche i dati raccolti attraverso il sistema
MRV dovrebbero costituire parte integrante di tali decisioni future. 3.3. Misure efficaci ed efficienti
basate sul mercato atte a ridurre le emissioni di gas a effetto serra del
settore marittimo La valutazione d’impatto dimostra che le
misure basate sul mercato sono efficaci, che sono dei mezzi idonei a ridurre le
emissioni provenienti dal trasporto marittimo e che forniscono al contempo
benefici economici al settore attraverso consistenti risparmi sui costi del
carburante correlati alle riduzioni delle emissioni di CO2. Una misura basata sul mercato può rimuovere
efficacemente gli ostacoli nel mercato, specialmente per quanto riguarda la
separazione degli incentivi, per esempio con l’attuazione del principio “chi
inquina paga”. Una misura basata sul mercato ha la capacità di superare gli
ostacoli nel mercato relativi all’accesso al finanziamento, a condizione che le
entrate potenziali generate siano incanalate per garantire il sostegno del
finanziamento privato al settore. In base al livello di contributo o al livello
di obiettivo definito, una misura basata sul mercato può creare un forte
incentivo per il raggiungimento efficace di riduzioni di emissioni assolute in
tutti i settori economici. Dal punto di vista del contesto regionale e
tenendo conto dei dibattiti in sede IMO, la valutazione d’impatto individuava
tre opzioni al di fuori delle varianti analizzate come le misure basate sul
mercato che risultano nettamente più promettenti per affrontare le emissioni di
gas a effetto serra del trasporto marittimo, ovvero: 1. Un fondo di compensazione
contributivo all’interno del quale verrebbe versato un contributo
volontario (in €/tCO2) al fondo. Il contributo dipenderebbe dalle
emissioni delle navi che rientrano nel regolamento. Questo strumento volontario
può funzionare solo se si predispone uno strumento complementare (per esempio
limiti di velocità, sistema di scambio delle quote di emissioni, ecc.) e se la
partecipazione al fondo prevede la possibilità di abbandonare su base
volontaria lo strumento complementare[23]. 2. Un fondo di compensazione
basato sugli obiettivi fondato sulla definizione di un obiettivo unico per
tutte le navi che rientrano nel regolamento. Un ente settoriale[24] si
assume la responsabilità di garantire l’aderenza all’obiettivo. Ogni nave
interessata dal regolamento deve stabilire un rapporto contrattuale con tale
ente onde garantire il raggiungimento dell’obiettivo. L’accordo contrattuale
imporrebbe il pagamento di una quota associativa che sostenga gli investimenti
nell’efficienza delle navi, nonché disposizioni in caso di superamento
collettivo dell’obiettivo. 3. Un sistema per lo scambio
di quote di emissioni che comporterebbe per ogni nave la restituzione delle
quote al termine del periodo di conformità corrispondente alle proprie
emissioni dell’anno precedente. In tale contesto, risulta chiaro che la
discussione sulle attuali proposte dell’IMO e sulla loro complementarietà
debbano essere portate avanti. Il preciso progetto di ciascuna opzione
richiederebbe ulteriore lavoro e che vengano prese decisioni di progettazione[25]. La
presente proposta di un sistema MRV è concepita per poter sostenere qualsiasi
futura norma di efficienza nonché futura misura basata sul mercato, sulla
scorta delle opzioni attualmente discusse in seno all’UE e all’IMO. 4. Misure parallele per rimuovere gli
ostacoli nel mercato Nel 2009, la Commissione ha adottato obiettivi
e raccomandazioni strategici per la politica comunitaria in materia di
trasporto marittimo. La Commissione ha indicato quale sviluppo prioritario
fondamentale un approccio comprensivo e coerente per la riduzione delle
emissioni di gas a effetto serra provenienti dal trasporto marittimo
internazionale. Quanto detto è corroborato nel Libro bianco sui trasporti del 2011.
Per dare seguito al Libro bianco, la Commissione sta sviluppando un quadro
strategico per la ricerca, l’innovazione e la distribuzione nell’ambito dei
trasporti per un sistema di trasporti europeo integrato, efficiente ed
ecosostenibile. La Commissione resta impegnata a valutare come
possano essere adeguatamente affrontati gli ostacoli nel mercato che
impediscono la diffusione delle tecnologie a basse emissioni di carbonio. In
seguito alle discussioni con il Parlamento europeo, gli Stati membri, le parti
interessate del settore e della società civile, la Commissione potrebbe dare
priorità ad alcuni settori per ulteriori analisi e iniziative future. Vista la
natura globale del settore, tale operazione dovrebbe essere strettamente legata
agli impegni in seno all’IMO. In particolare, l’IMO sta considerando l’eventuale
necessità ed elaborazione di norme sul consumo di carburante nonché il
possibile sviluppo di una norma per misurare la prestazione di scafi ed eliche.
A tal fine, la Commissione e gli Stati membri dovrebbero lavorare attivamente
all’interno dell’IMO su tali istanze e cercare di estendere il continuo
sviluppo di norme al fine di comprendere altre importanti soluzioni
tecnologiche. La riduzione delle emissioni di gas a effetto
serra del trasporto marittimo dipende in buona parte dall’adeguatezza delle
infrastrutture terrestri. La Commissione sostiene già lo sviluppo di tali
infrastrutture, per esempio per l’elettrificazione dei porti e i carburanti
alternativi come il GNL, attraverso incentivi finanziari e misure di
regolamentazione[26].
Le iniziative future dovrebbero, in particolare, tenere conto della necessità
di considerare contemporaneamente varie tipologie di emissioni per ragioni di
certezza normativa nonché di efficienza giuridica e operativa. Molte soluzioni tecnologiche energeticamente
efficienti per l’industria marittima sopportano ingenti costi iniziali che
potrebbero essere difficili sostenere nella situazione economica attuale. Le
soluzioni di finanziamento innovativo – come il contratto di rendimento
energetico – e l’uso dei mezzi dell’UE per il sostegno agli investimenti resi
disponibili dalla Banca europea per gli investimenti potrebbero fornire
strumenti utili per aiutare gli armatori a farsi carico dei costi iniziali. Infine, sebbene molte tecnologie siano già
disponibili sul mercato, la strada verso un trasporto marittimo a basse o zero
emissioni di carbonio richiede nel lungo termine un impegno non indifferente da
parte della ricerca. Nell’ambito dell’iniziativa faro del Settimo programma
quadro (7° PQ), la Commissione fornisce già un importante finanziamento
allo sviluppo e alla distribuzione delle tecnologie volte a ridurre il consumo
di carburanti e le conseguenti emissioni delle navi di domani. Il programma
quadro Horizon 2020[27]
intende continuare a intensificare tali impegni. 5. Conclusioni e prospettive per il futuro L’approccio graduale proposto per affrontare
le emissioni di gas a effetto serra provenienti dalle navi mediante un solido
sistema MRV in una fase iniziale è in linea con le altre misure proposte nel
quadro dell’IMO e interviene a livello pratico più che teorico. Questa proposta
confluirà nelle discussioni in sede IMO e può fungere da esempio per un sistema
globale. Vi è la chiara esigenza, per tutti i partner
internazionali, di affrontare un dibattito serio e dimostrare la propria
volontà di impegnarsi nel processo dell’IMO volto a trovare un accordo su una
misura basata sul mercato globale e su eventuali norme che affrontino l’efficienza
operativa della flotta esistente. Per essere credibile, tale operazione deve
elaborare un sistema MRV solido. È nell’interesse dell’UE restare coerente con
i propri obiettivi di politica in materia di clima e con l’ambizione avanzata
in tale quadro. Allo stesso modo, in mancanza di un accordo, l’UE dovrebbe
perseguire ulteriori misure per includere il trasporto marittimo nell’impegno
di tutti i settori dell’economia, coerentemente con la strategia Europa 2020.
La Commissione invita il Parlamento europeo, gli Stati membri e tutte le parti
interessate a discutere i punti in sospeso individuati nella presente
comunicazione in vista di eventuali iniziative future dell’UE per affrontare la
questione delle emissioni di gas a effetto serra provenienti dal trasporto
marittimo. [1] Riferimento
all’IA. [2] AEA
Technology e altri, 2013. [3] Relative
all’UE indica le emissioni di CO2 sulle rotte che vanno dall’ultimo
porto di scalo a un porto dell’UE e da un porto dell’UE al successivo porto di
scalo, comprese le emissioni all’interno dei porti dell’UE. [4] AEA
Technology e altri, 2013. [5] Lloyds
Register e DNV, 2012. [6] Riduzione
delle emissioni di CO2 stimata a partire dall’introduzione di misure
di efficienza energetica tecniche ed operative obbligatorie per le navi. Studio
realizzato da Lloyd’s Register and DNV per l’IMO nel 2011 e quarta
Relazione di valutazione IPCC. [7] Secondo
studio dell’IMO sui gas a effetto serra, 2009. [8] Vivid
Economics. [9] Secondo
studio dell’IMO sul gas a effetto serra del 2009, CE Delft e altri 2009, DNV 2010,
Ricardo-AEA e altri 2012. [10] Con sconto
del 10% annuo. [11] Maddox
Consulting, 2012. [12] L’allegato
VI alla convenzione MARPOL riguarda l’inquinamento atmosferico delle navi. [13] Relazione
della 59a riunione del MEPC, paragrafo 4.92. [14] MEPC 65/4/19. [15] 4
strumenti sono all’esame: ETS, fondo gas a effetto serra, prelievo sullo Stato
di approdo e sistema di incentivi all’efficienza (EIS). [16] Il
bollettino di consegna comprende il nome e il numero IMO della nave che riceve
il combustibile, il porto di rifornimento di carburante, i recapiti del
fornitore del carburante marittimo, la quantità e la densità di carburante. [17] Decisione 1/CP.16
della Conferenza delle Parti dell’UNFCCC ("Accordi di Cancún"). [18] In base
alla quarta relazione di valutazione del Gruppo intergovernativo di esperti sul
cambiamento climatico (IPCC). [19] Conclusioni
del Consiglio europeo del 29/30.10 2009 e risoluzione del Parlamento europeo
del 4.2 2009 (2008/2105(INI)). [20] COM(2010) 2020
def. [21] Direttiva 2003/87/CE
e decisione 406/2009/CE. [22] COM(2011) 144
def. [23] Questo
meccanismo dovrebbe essere concepito in modo tale che il fondo di compensazione
contributivo rimanga nella pratica lo strumento primario. Il fondo NOx
norvegese è un esempio in cui un’imposta funge da strumento complementare.
Quindi, si può ipotizzare che l’uso di meccanismi alternativi sarà marginale. [24] Come per
esempio un’associazione o un organismo pubblico [25] Decisioni
come quelle sull’ente incaricato della raccolta delle entrate da riciclare nel
settore, sulla garanzia dell’applicazione diffusa e sui possibili meccanismi di
incentivazione supplementari. [26] COM(2013) 17 def., COM(2013) 18 def. e SWD(2013) 4 def. [27] COM(2011) 809 def.