COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Quarta relazione annuale sull’immigrazione e l’asilo (2012) /* COM/2013/0422 final */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL
PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO Quarta relazione annuale sull’immigrazione e
l’asilo (2012) I. Introduzione Nel 2012 si è
registrato un aumento del numero di richiedenti asilo del 10% circa, dovuto in
parte al conflitto in Siria, che sollecita la reazione dell’UE sia in termini
umanitari[1]
che di protezione. Per questo è importante portare a compimento il sistema
europeo comune di asilo, in modo da ottenere uno status uniforme di protezione
in tutta l’UE. La crisi economica è rimasta al centro dell’attenzione
dei leader europei preoccupati di assicurare la ripresa economica e la
crescita. Malgrado il tasso di disoccupazione elevatissimo, molti Stati membri
hanno accusato carenze di manodopera e di lavoratori qualificati in alcuni
settori. In base ai dati Eurostat, il rapporto tra popolazione in età lavorativa
(tra i 15 e i 64 anni) e popolazione complessiva dell’UE ha raggiunto l’apice
nel 2006. L’indice di dipendenza degli anziani è salito al 26,8% nel 2012[2] e dovrebbe aumentare
drasticamente al 52,6% entro il 2060[3].
In questo contesto, una migrazione ben gestita può svolgere un ruolo positivo e
dare impulso alla crescita affrontando le carenze del mercato del lavoro. Nel 2012 sono
state proposte, negoziate e completate importanti iniziative, in risposta al
dinamismo delle politiche di migrazione e asilo e alla crescente necessità di
una reazione coerente dell’UE. Sono proseguiti i negoziati per creare i
necessari meccanismi di finanziamento oltre il 2013, con il regolamento sul
Fondo Asilo e migrazione[4]
e sulla rifusione del regolamento EURODAC[5]
e sulle direttive “procedure”[6],
“lavoratori stagionali”[7]
e “trasferimenti intrasocietari”[8].
Altro importante
sviluppo è stato l’avvio delle operazioni dell’agenzia europea per la gestione
operativa dei sistemi IT su larga scala nello spazio di libertà, sicurezza e
giustizia[9],
in particolare per il sistema d’informazione Schengen di seconda generazione
(SIS II), il sistema d’informazione visti (VIS) e EURODAC. L’approccio globale in
materia di migrazione e mobilità[10]
ha continuato a fungere da quadro generale della politica esterna dell’UE nel
settore della migrazione e dell’asilo. Nel 2012 la politica comune dei visti ha
altresì svolto un ruolo di stimolo alla crescita nell’UE. La presente
relazione si basa principalmente sulle valutazioni politiche della Commissione
ed è integrata da un documento di lavoro dei servizi della Commissione[11] comprensivo di un allegato
contenente dati statistici sugli sviluppi sia a livello UE che nazionale,
raccolti dalla rete europea sulle migrazioni (REM)[12]. Una relazione sullo sviluppo
della rete di funzionari di collegamento incaricati dell’immigrazione[13] è anch’essa inclusa nel
documento di lavoro dei servizi della Commissione. II. Breve
descrizione del fenomeno migratorio nell’UE nel 2012[14] Stando ai dati Eurostat, il 1º gennaio 2012 la
popolazione totale dell’UE era di 503,7 milioni, con un aumento di 1,3 milioni
rispetto al 2011 e un tasso annuo di + 2,6 per 1 000 abitanti, di cui
un incremento naturale di 0,4 milioni (+ 0,8%) e una migrazione netta, più
adeguamento statistico, di 0,9 milioni (+ 1,8%)[15]. I 20,7 milioni di cittadini
di paesi terzi che vivono nell’UE corrispondono al 4,1% circa della popolazione
totale dell’Unione, percentuale superiore a quella dei cittadini UE che si sono
trasferiti in un altro Stato membro (13,6 milioni, ossia il 2,7% della
popolazione totale).[16]
Nel 2011 i primi permessi di soggiorno rilasciati a cittadini di paesi terzi
sono stati quasi 2,5 milioni[17],
il 30% dei quali rilasciati per motivi familiari, contro il 26% per attività
remunerate, il 21% per motivi di studio e il 23% per motivi vari (protezione,
soggiorno senza permesso di lavoro ecc.). La maggior parte sono stati
rilasciati nel 2011 a cittadini di Ucraina (circa 204 000), Stati Uniti
(circa 189 000), India (circa 179 000), Cina (circa 153 000) e
Marocco (circa 120 000). Pur essendo rimasto ben al di sotto del picco
di 425 000 del 2001, il numero totale di domande di asilo è aumentato nel
2012 del 9,7% rispetto al 2011, raggiungendo un totale appena superiore a
330 000, a causa soprattutto di un maggiore afflusso di richiedenti asilo
dalla Siria (circa 23 510 nel 2012, pari al 7%, rispetto a 7 885[18] nel 2011). Altri importanti
paesi d’origine sono stati l’Afghanistan (8% del numero totale dei
richiedenti), la Federazione russa (7%), il Pakistan (6%) e la Serbia (6%), con
alcuni Stati membri che hanno registrato anche un incremento di domande
infondate presentate da cittadini di Serbia, ex Repubblica iugoslava di Macedonia
e, in una certa misura, Bosnia e Kosovo dopo la liberalizzazione dei visti. Nel 2012 hanno ottenuto protezione in prima
istanza 71 580 richiedenti asilo, di cui 37 245 rifugiati,
27 920 beneficiari di protezione sussidiaria e 6 415 beneficiari di protezione
per motivi umanitari, pari al 27% circa di tutte le decisioni adottate[19]. Il 2012 ha
registrato un lieve aumento dei minori non accompagnati che chiedono protezione
internazionale nell’UE, passati da 12 350 nel 2011 a oltre 12 610 nel
2012[20],
con quasi il 70% del totale dei richiedenti accolti in Germania, Svezia, Belgio
e Austria. Si tratta di minori non accompagnati provenienti principalmente da
Afghanistan (5 350), Somalia (850), Guinea (430) e Pakistan (415). A fronte di statistiche sui migranti
irregolari che continuano a essere incomplete o per la natura stessa del
fenomeno che intendono ritrarre alquanto inattendibili, la migrazione
irregolare resta di fatto una componente fondamentale dell’immigrazione nell’Unione
europea. È lecito avvalersi di indicatori come le domande respinte, gli arresti
e i rimpatri, ma con le dovute riserve. Nel 2012[21]
è stato rifiutato l’ingresso nell’UE a circa 316 060 persone, con una
diminuzione dell’8% rispetto al 2011; la grande maggioranza (63%) dei
respingimenti è stata registrata in Spagna, specialmente lungo le frontiere
esterne. Sempre nel 2012 sono state fermate circa 427 195 persone[22] (con una diminuzione rispetto
alle 468 840 del 2011) mentre nel 2012 gli Stati membri hanno rimpatriato
circa 186 630 cittadini di paesi terzi[23]
(il 4% circa in meno rispetto al 2011). Anche le relazioni trimestrali di
Frontex[24]
hanno contribuito a informare tempestivamente i responsabili politici della
situazione alle frontiere esterne dell’UE. Per il periodo di riferimento 2008-2010 la
ripartizione delle vittime della tratta di esseri umani per sesso e età è stato
il seguente: 68% donne, 17% uomini, 12% ragazze e 3% ragazzi. la maggior parte
delle vittime identificate e presunte sono oggetto di tratta a fini di
sfruttamento sessuale (62%), segue al secondo posto la tratta a fini di lavoro
forzato (25%), quindi, in percentuali minori (14%), le altre forme di tratta
(prelievo di organi, attività criminali o commercio di bambini).[25] Dai dati REM provenienti da
alcuni Stati membri risulta che nel 2012 sono stati rilasciati permessi di
soggiorno a 736 cittadini di paesi terzi vittime della tratta[26], e dai dati preliminari
inviati da alcuni Stati membri che i trafficanti arrestati sono stati
4 351[27]
e quelli riconosciuti colpevoli 627[28]. III. La
migrazione, uno strumento per la crescita Secondo le più recenti proiezioni Eurostat[29], la popolazione UE in età
lavorativa (15-64 anni) ha raggiunto quota 335,4 milioni nel 2012 per andare a
calare nei prossimi 50 anni fino ai 290,6 milioni nel 2060. Con una popolazione
che invecchia e nell’ipotesi che la migrazione continui in media come in
precedenza, l’indice di dipendenza degli anziani passerà dal 26,8% nel 2012 al
52,6% nel 2060. Con meno immigrazione il rapporto sarebbe anche più sfavorevole[30]. L’UE sta già registrando gli
effetti dell’invecchiamento sulla produttività, la competitività e la crescita.
Una migrazione ben gestita non può essere di per sé una panacea a questo male
comune, ma può avere un ruolo positivo. Nella sessione informale del Consiglio
Giustizia e Affari interni (GAI) e al Parlamento europeo sono in corso colloqui
politici su come usare più efficacemente la migrazione per contribuire alla
crescita economica[31]. III.1. Strategie per far fronte alle carenze del
mercato del lavoro Esistono varie
strategie complementari per ovviare alle carenze in alcuni settori del mercato
del lavoro: sviluppare gli strumenti di incontro tra domanda e offerta di
lavoro[32],
estendere l’età lavorativa, aumentare il tasso di partecipazione, riqualificare
l’attuale forza lavoro, trovare lavoro ai disoccupati attuali e promuovere la
mobilità dei lavoratori all’interno dell’Unione[33]. Nell’ambito di una strategia
così coerente, meriterebbe maggiore attenzione un uso più efficace delle
competenze dei cittadini di paesi terzi già presenti nell’UE[34], ma anche una migrazione
economica ben gestita, in partenariato con i paesi terzi[35]. Il cosiddetto “pacchetto
occupazione”[36],
che prevede un programma di interventi dell’UE e degli Stati membri a sostegno
di una ripresa fonte di occupazione per conseguire gli obiettivi di
Europa 2020 per una crescita e un’occupazione intelligente, sostenibile e
inclusiva, riconosce che l’immigrazione economica a partire dai paesi terzi
costituirà nel lungo periodo un elemento chiave per il mercato del lavoro su
cui riflettere. Ciò è in linea con gli orientamenti sull’occupazione che
invitano gli Stati membri dell’UE a garantire a tutti accesso e opportunità in
tutto l’arco della vita, in modo da ridurre la povertà e l’esclusione sociale
eliminando i fattori che ostacolano la partecipazione al mercato del lavoro di
quanti si trovano più ai margini dello stesso, fra cui gli immigrati regolari[37]. Per il semestre
europeo 2012, tre Stati membri hanno iniziato ad applicare le raccomandazioni
specifiche per paese (BE, DK, NL) per l’integrazione degli immigrati nel
mercato del lavoro. Per il semestre europeo 2013, la Commissione ha invece
varato un’iniziativa per lo sviluppo delle competenze che promuove un’istruzione
e formazione più in linea con le esigenze del mercato del lavoro[38], andando così nel senso dell’integrazione
dei cittadini di paesi terzi. Nel 2012 si sono avute diverse iniziative sul
contributo degli immigrati alla crescita economica[39]. Il contributo socioeconomico
dei migranti è ben documentato ed è indubbio che i migranti possono essere
complementari ai lavoratori dell’UE anziché sostituirli e che hanno contribuito
a una maggiore flessibilità del mercato del lavoro e all’innovazione[40]. Il potenziale
degli investitori e imprenditori migranti[41]
è sempre più riconosciuto. Nel suo Piano d’azione imprenditorialità 2020[42], la Commissione ha proposto di
esaminare le iniziative volte ad attirare gli imprenditori migranti e agevolare
l’imprenditoria tra i migranti già presenti nell’UE o che vi arrivano, e ad
analizzare l’opportunità di proporre una legislazione volta a rimuovere gli
ostacoli giuridici allo stabilimento delle imprese e a rilasciare agli
imprenditori migranti qualificati un permesso stabile. Esistono già
esempi pratici dei settori che accusano carenza di personale[43], nonostante la crisi e una
diffusa depressione della domanda. Sono state rilevate gravi carenze di
competenze nel settore delle tecnologie dell’informazione a fronte di una
domanda di operatori informatici che dovrebbe aumentare del 3% circa l’anno
rispetto a un’offerta in calo[44].
Sono poi oramai evidenti le carenze nei settori della sanità e dell’ingegneria.[45] La politica migratoria dell’UE
dovrebbe incentivare le imprese ad assumere il personale di cui hanno bisogno,
perché altrimenti queste potrebbero decidere di spostare le attività dall’UE,
con ulteriore aggravio per l’economia europea[46].
III.2. Attrarre e mantenere i talenti L’UE deve competere sempre di più con paesi
come con gli Stati Uniti e il Canada per attirare talenti[47]. L’Europa deve rimanere una
destinazione allettante[48]
e al contempo garantire la sicurezza e prevenire gli abusi. Un dialogo con il
resto del mondo, nel contesto dell’approccio globale in materia di migrazione e
mobilità, può favorire l’immigrazione nell’ambito di un approccio olistico a
tutti gli aspetti della gestione dei flussi migratori[49]. La legislazione europea in materia di
immigrazione contribuisce ad attrarre determinate categorie di migranti verso l’UE.
Si pensi alla direttiva “carta blu UE” del 2009[50] sull’ingresso e il soggiorno
di cittadini di paesi terzi che intendano svolgere lavori altamente
qualificati. È in corso la valutazione del recepimento di questa direttiva a
cura degli Stati membri e su questa base sarà possibile stabilire in quale misura
la direttiva ha raggiunto il suo obiettivo. Le prime statistiche sulla sua
attuazione dovrebbe essere disponibili nel 2013 e la Commissione pubblicherà
una relazione entro metà 2014. La Commissione ha ricevuto notifica dell’avvenuto
recepimento della direttiva “permesso unico”[51]
da alcuni Stati membri e invita gli altri Stati membri a rispettare il termine
fissato a fine 2013. Sono poi necessari ulteriori sforzi dei colegislatori
affinché passino le proposte di direttiva “lavoratori stagionali”[52] e “trasferimenti
intrasocietari”[53],
per le quali sono proseguiti i negoziati nel 2012. Il portale europeo
dell’immigrazione[54]
è uno strumento importante ai fini di una migliore informazione dei potenziali
migranti sulle possibilità e condizioni per migrare legalmente. In media il
portale ha ricevuto circa 7 000 visitatori al mese nell’ultimo trimestre
del 2012. Disponibile in francese e inglese, sarà presentato gradualmente anche
in altre versioni linguistiche[55]. Per fare dell’UE una destinazione più
allettante per gli studenti e i ricercatori di talento e per stimolare la
ricerca, lo sviluppo e l’innovazione, la Commissione ha adottato una proposta
di rifusione della legislazione sulle norme in materia di condizioni di
ingresso e soggiorno e di diritti dei cittadini di paesi terzi ricercatori e
studenti e appartenenti a altri gruppi[56].
La proposta vuole colmare le attuali carenze introducendo condizioni di
ammissione e garanzie procedurali più chiare, aumentando la coerenza con i
programmi di mobilità dell’UE, quali Erasmus Mundus e Marie Curie e dando agli
studenti maggiori opportunità di cercare lavoro durante e al termine degli
studi. Inoltre mira a garantire una maggiore protezione e l’effettivo esercizio
di certi diritti di parità di trattamento rispetto ai cittadini nazionali. La proposta di regolamento che istituisce il
Corpo volontario europeo di aiuto umanitario EU Aid Volunteers[57] prevede poi la
possibilità per cittadini di paesi terzi soggiornanti di lungo periodo di
essere ammessi al Corpo. La Corte di giustizia dell’Unione europea ha
pronunciato due sentenze[58]
sull’interpretazione della direttiva sui soggiornanti di lungo periodo[59]. Una delle due riguarda il
diritto alla parità di trattamento in materia di sussidi per l’alloggio per i
cittadini di paesi terzi ai quali si applica la direttiva. La Corte ha
parimenti confermato che uno Stato membro non può esigere contributi eccessivi
e sproporzionati per il rilascio dei permessi di soggiorno ai cittadini di
paesi terzi. III.3. Controlli
di frontiera e visti intelligenti per contribuire alla crescita Facilitare l’attraversamento delle frontiere
in entrata per i cittadini di paesi terzi è un altro modo per fare dell’UE una
destinazione più attraente. Il 28 febbraio 2013 la Commissione ha adottato il
pacchetto “frontiere intelligenti” con cui propone un sistema di
ingressi/uscite[60],
un programma per viaggiatori registrati[61]
e conseguenti modifiche del codice frontiere Schengen per accelerare, agevolare
e rafforzare le procedure di verifica di frontiera a beneficio degli stranieri
che viaggiano nell’Unione europea. Con il numero di visti Schengen rilasciati a
livello mondiale che è ancora aumentato nel 2012 passando a 14,2 milioni, a
fronte dei 12,7 milioni del 2011, è chiaro che l’attuazione del codice dei
visti[62]
comincia a dare risultati. Nel 2012 la Commissione ha evidenziato[63] come una politica dei visti
intelligente può contribuire agli obiettivi di crescita di Europa 2020
facilitando i movimenti legittimi delle persone, compresi quelli di chi viaggia
per turismo. La relazione sull’attuazione del codice dei visti sarà inoltre
corredata da proposte di modifica al fine di garantire che la politica dei
visti dell’UE stimoli la crescita economica e gli scambi culturali facilitando
gli spostamenti dei viaggiatori in regola, di quanti cioè viaggiano per affari
o turismo, degli studenti e dei giovani, pur continuando a garantire un elevato
livello di sicurezza nell’UE. Le modifiche proposte saranno oggetto di una
valutazione d’impatto. Nel 2012 è proseguita l’introduzione del sistema d’informazione
visti (VIS) per includere altre due regioni (Vicino Oriente e regione del
Golfo). Sono quindi aumentate le domande di visto soggette alle procedure VIS,
con la conseguenza che il trattamento delle domande sarà più rapido e più
efficace sarà la lotta al furto d’identità.[64]
Attualmente la Commissione sta conducendo uno studio sul riconoscimento delle
impronte digitali dei bambini di età inferiore a 12 anni, per stabilire
scientificamente se esiste un limite di età per rilevare le impronte digitali. III.4. Permettere l’integrazione nelle nostre società L’Unione europea ha il dovere di garantire che
siano messe in atto misure efficaci per promuovere l’integrazione, con la
partecipazione sia dei migranti sia delle società in cui questi vivono.[65] L’accesso all’istruzione, ai
servizi sociali e sanitari è determinante per l’integrazione. Nel 2012 gli
Stati membri hanno avviato il processo di attuazione della direttiva “permesso
unico” del 2011 che offre ai cittadini di paesi terzi che rientrano nel suo
ambito di applicazione il diritto alla parità di trattamento rispetto ai
cittadini dell’UE, ad esempio per quanto riguarda le condizioni di lavoro e
retribuzione, l’istruzione e la formazione professionale, la sicurezza sociale. Al di là del contributo che apportano all’economia
dell’UE e all’innovazione, i migranti svolgono un ruolo intrinsecamente
positivo che va rispettato. La ricca varietà culturale e sociale dell’UE e la
sua tolleranza devono continuare a fungere da un esempio positivo. Tuttavia,
preoccupa la recrudescenza dei fenomeni di violenza xenofoba a danno dei
migranti in tutta l’UE. Con politiche di immigrazione e integrazione ben
gestite, l’UE può contribuire attivamente a contrastare i comportamenti
xenofobi, ad esempio sostenendo il dialogo e promuovendo la comprensione e la
fiducia tra comunità diverse. La situazione dei
cittadini di paesi terzi rispetto alla totalità della popolazione europea
indica che si può fare molto di più per assicurare l’integrazione degli
immigrati già residenti nell’Unione europea e permettere loro di sviluppare
appieno le proprie potenzialità in un ambiente che ne rispetta i diritti
fondamentali pienamente e contribuire così alla prosperità delle nostre
società. Stando alla
relazione 2012 sull’occupazione e gli sviluppi sociali in Europa[66], il tasso di disoccupazione è
più elevato tra i cittadini di paesi terzi (21,3% rispetto alla media europea
del 10,5%). I cittadini di paesi terzi risultano inoltre sovraqualificati
rispetto agli equivalenti nazionali e più a rischio di povertà o esclusione
sociale[67].
Il rischio di povertà e esclusione sociale per gli stranieri tra i 25 e i 54
anni è superiore in media agli altri di 10 punti percentuali in tutta l’Europa.
Il rischio di povertà dopo i trasferimenti sociali tra migranti e cittadini UE
permane poi significativo, con 8 punti percentuali. Per giunta, i minori di
origine straniera corrono maggiori rischi di abbandono scolastico[68]. Secondo un altro studio i
giovani di origine straniera sono molto più propensi a alimentare le schiere
dei cosiddetti “disoccupati e al di fuori di ogni ciclo di istruzione e
formazione” (NEET) rispetto ai loro coetanei[69].
A fronte di questa sfida il Consiglio ha adottato delle conclusioni nel novembre 2012 sulla partecipazione e inclusione
sociale dei giovani, con particolare attenzione a quelli provenienti da un
contesto migratorio[70].
Il “pacchetto di
investimenti sociali” fornisce agli Stati membri un orientamento e sostegno nel
rimuovere gli ostacoli alla partecipazione al mercato del lavoro dei lavoratori
sottorappresentati, tra cui i migranti, e li esorta ad agire per affrontare le
discriminazioni sul posto di lavoro, migliorare i regimi che disciplinano il
riconoscimento di competenze e qualifiche professionali e agevolare l’accesso
dei migranti all’istruzione (in particolare superiore), ai servizi dell’occupazione
(compresa l’informazione sui posti di lavoro vacanti), ai servizi finanziari,
alle prestazioni di sicurezza sociale e all’assistenza sociale[71]. Il
ricongiungimento familiare svolge un ruolo nell’agevolare e promuovere l’integrazione.
Sulla scorta di una consultazione pubblica delle parti interessate a seguito
del libro verde sul diritto al ricongiungimento familiare del 2011[72], la Commissione sta elaborando
orientamenti per garantire l’attuazione efficiente, trasparente e chiara a
livello dell’UE delle norme sul ricongiungimento familiare. Questi
orientamenti, previsti per fine 2013, risponderanno all’esigenza di coniugare
il diritto fondamentale alla vita familiare e il dovere di applicare tale
diritto realmente e in modo coerente in base alle norme della direttiva[73]. III.5. Prospettiva esterna La
migrazione è ormai un punto prioritario dell’agenda globale. Nell’ambito dell’approccio
globale, che costituisce il quadro generale della politica migratoria esterna
dell’UE, l’Unione ha intrapreso una serie di iniziative a livello sia regionale
che mondiale. Agevolando la migrazione e la mobilità si dovrebbe contribuire alla
crescita economica e alla competitività dell’UE. L’importanza
del nesso tra sviluppo e migrazione trova inoltre esplicita conferma nel quadro
della politica di sviluppo dell’UE, il cosiddetto «programma di cambiamento». In aggiunta ai partenariati per la mobilità
esistenti, nel 2012 si sono tenuti i negoziati con il Marocco e la Tunisia per
istituire nuovi partenariati, agevolare la mobilità e gestire meglio la
migrazione legale[74].
L’UE ha inoltre avviato colloqui esplorativi con l’Azerbaigian. È stato poi
iniziato un dialogo strutturato su migrazione, mobilità e sicurezza con la
Giordania, che possa sfociare su un partenariato per la mobilità. Seguiranno
dialoghi dello stesso tipo con altri paesi del Mediterraneo meridionale, quando
lo permetterà la situazione politica. Attualmente è anche all’esame un nuovo
ambito di cooperazione, le “agende comuni su migrazione e mobilità”, con paesi
prioritari diversi dai paesi vicini, come l’India. L’Unione europea ha inoltre avviato nel 2012
numerosi processi di dialogo e cooperazione a livello regionale e subregionale,
per tutte le questioni e i temi di comune interesse nel settore della
migrazione e della mobilità. In linea con le conclusioni del Consiglio del 29
maggio 2012[75],
è stata accordata priorità al partenariato UE-Africa su migrazione, mobilità e
occupazione e al processo di Rabat[76]
sul fronte meridionale, al processo di Praga[77]
e al gruppo di esperti su migrazione e asilo del partenariato orientale sul fronte
orientale, al dialogo UE‑ALC sulla migrazione e al dialogo con i paesi
lungo la via della seta nel quadro del processo di Budapest[78]. Anche i paesi di
origine traggono vantaggio da una gestione efficace dei canali legali di
ingresso nell’UE, la cui importanza non va sottovalutata. Le rimesse sono
ancora una notevole fonte di reddito privato per molte famiglie nei paesi
terzi, e nel 2011 ammontavano a 28,5 miliardi di euro, con un aumento del
3% rispetto al 2010[79].
La Commissione e gli Stati membri hanno intrapreso una serie di iniziative
collegate alle rimesse negli ultimi anni apportando miglioramenti, tuttavia
resta ancora molto da fare[80].
Le diaspore contribuiscono inoltre allo sviluppo dei paesi d’origine in molti
altri modi, anche con il trasferimento di competenze e promuovendo gli
investimenti. A
livello globale l’UE sta partecipato attivamente ai preparativi del dialogo ad
alto livello delle Nazioni Unite su migrazione internazionale e sviluppo che si
terrà in occasione della 68° sessione dell’Assemblea generale delle
Nazioni Unite il 3 e 4 ottobre 2013, in modo da contribuire efficacemente al
successo dell’incontro. Nella comunicazione “Massimizzare l’incidenza della migrazione sullo sviluppo
Contributo dell’UE al dialogo ad alto livello delle Nazioni Unite e prossime
iniziative per rafforzare il nesso tra sviluppo e migrazione”[81], viene trattato il
nesso tra migrazione e sviluppo e definita la posizione comune dell’UE con
messaggi chiave per il miglioramento della cooperazione globale. IV. Raccogliere
le sfide della protezione internazionale IV.1. Portare a compimento il sistema europeo comune di
asilo L’Europa
rimane un’importante destinazione per coloro che hanno una reale esigenza di
protezione. Perché l’UE possa disporre ovunque al suo interno un regime di
protezione uniforme, il Parlamento europeo, il Consiglio e la Commissione hanno
collaborato intensamente nel 2012 per completare il necessario pacchetto di
strumenti per la seconda fase del sistema europeo comune di asilo. Dopo l’adozione
della nuova direttiva qualifiche[82]
nel 2011, è stato raggiunto un accordo politico nel 2012 sulla la
rifusione del regolamento Dublino[83]
e della direttiva accoglienza[84].
Le modifiche della direttiva accoglienza sono particolarmente importanti in
quanto introducono per la prima volta precise modalità di applicazione in
relazione al trattenimento connesso all’asilo, compreso un elenco esauriente di
motivi restrittivi che giustificano il trattenimento, e requisiti rigorosi in
materia di condizioni di trattenimento. Le modifiche del regolamento Dublino ne
miglioreranno l’efficienza e gli aspetti di protezione, in particolare per
quanto riguarda il diritto di presentare ricorso contro decisioni di
trasferimento e il mantenimento dell’unità del nucleo familiare. Nel marzo 2013
è stato raggiunto un accordo politico sugli ultimi due atti legislativi che
costituiscono il sistema europeo comune di asilo: la rifusione di due
strumenti, la direttiva procedure[85]
e il regolamento che istituisce l’Eurodac per il confronto delle impronte
digitali[86].
Con la nuova direttiva procedure si avranno decisioni in materia di asilo più
eque, rapide e di migliore qualità, saranno prese in maggiore considerazione le
esigenze particolari delle persone vulnerabili e sarà maggiore la protezione
accordata ai minori non accompagnati e alle vittime di tortura. Il nuovo
regolamento Eurodac permetterà l’accesso a fini di contrasto alla banca dati UE
delle impronte digitali dei richiedenti asilo, subordinandolo a condizioni
rigorosamente limitate alla prevenzione, individuazione e investigazione dei
reati più gravi, quali l’omicidio e il terrorismo. Una volta che
queste misure di asilo saranno effettive, l’UE disporrà in tutto il suo
territorio di un sistema globale di asilo comprendente procedure comuni e uno
status uniforme per quanti hanno ottenuto l’asilo o la protezione sussidiaria,
e di sufficienti garanzie contro un uso improprio. Obiettivo di tali misure è
anche garantire che siano tutelati i diritti fondamentali dei richiedenti
asilo, in particolare il principio di non respingimento e il diritto a un
ricorso effettivo. IV.2. Favorire la cooperazione pratica e la solidarietà
all’interno dell’UE Il dibattito sulla
solidarietà all’interno dell’UE in materia di asilo è stato intenso, con
documenti strategici adottati dal Parlamento europeo[87] e dal Consiglio[88] e pareri espressi dal Comitato
delle regioni[89]
e dal Comitato economico e sociale europeo[90].
Hanno riscosso sostegno le grandi linee della strategia della Commissione
esposte nella comunicazione sulla solidarietà all’interno dell’UE in materia di
asilo[91].
Questa strategia si fonda sul consolidamento della fiducia reciproca e lo
sviluppo parallelo di una varietà di strumenti che possano rispondere a diverse
esigenze e situazioni negli Stati membri. I vari strumenti e quadri avranno
successo nella pratica soltanto con il pieno coinvolgimento delle autorità
degli Stati membri e dell’Ufficio europeo di sostegno per l’asilo (EASO). L’impegno degli Stati membri a favore della
solidarietà è stato messo a dura prova in tre occasioni nel 2012: con il piano
d’azione nazionale della Grecia su asilo e migrazione[92], il conflitto in Siria e la
ricollocazione di beneficiari di protezione internazionale all’interno dell’UE,
in particolare tramite il progetto EUREMA II. In tutte e tre le occasioni è
risultato chiaramente che occorre favorire l’attuazione pratica degli impegni
di solidarietà assunti. La questione è
stata discussa in una riunione di esperti sulla solidarietà all’interno dell’UE
tenutasi agli inizi del 2013. La riunione ha confermato che esiste ancora
margine per una più stretta cooperazione pratica tra le autorità nazionali. Ad
esempio, è risultato che, nonostante la qualità indiscussa del curriculum
europeo in materia di asilo, solamente pochi Stati membri ne fanno un uso
estensivo. Allo stesso tempo, diversi esperti degli Stati membri si sono detti
pronti a approfondire a livello dell’Unione l’analisi delle procedure nazionali
di asilo, proprio per rafforzare la fiducia reciproca attraverso una coerente
attuazione delle nuove leggi promulgate in questo campo. Per quanto riguarda la
prevenzione e la gestione delle crisi, nel corso dell’incontro sono stati
sollevati problemi fondamentali quali le funzioni di coordinamento delle azioni
di solidarietà a livello dell’UE e la pianificazione di contingenza in
situazioni di crisi. IV.2.1. Un ufficio europeo di sostegno
per l’asilo pienamente operativo L’EASO[93] svolge un ruolo cruciale nell’attuazione
del sistema europeo comune di asilo, specie promuovendo la cooperazione pratica
e coordinando il supporto operativo tra gli Stati membri[94]. L’EASO ha acquisito piena
autonomia finanziaria nel settembre 2012 e le principali misure di cooperazione
pratica in materia di asilo, precedentemente gestite dalla Commissione, gli
sono state trasferite nel 2012. Pur continuando a sostenere l’attuazione del
piano d’azione dell’UE in materia di migrazione e asilo in Grecia, l’EASO ha
provveduto a un secondo invio di squadre di sostegno per l’asilo, questa volta
in Lussemburgo, per dare assistenza alla formazione degli agenti di nuova
assunzione. L’EASO funge sempre più da fonte di informazioni, con l’obiettivo
di decidere azioni preventive e affrontare questioni specifiche prima che si
trasformino in crisi. L’Ufficio dipende, per svolgere le sue funzioni, dalle
risorse degli Stati membri e questi sono a loro volta esortati a aumentare il
sostegno e contributo ad altri progetti gestiti dall’EASO, come il curriculum
europeo in materia di asilo e le informazioni sui paesi di origine. La partnership tra
la Commissione europea e EASO andrà rafforzandosi nel 2013, anno in cui l’Ufficio
diventerà partner cruciale nell’attuazione della nuova legislazione. Nel 2013
si terrà una prima valutazione dell’EASO, in linea con la comunicazione sulla
solidarietà all’interno dell’UE[95].
La Commissione collaborerà inoltre con l’Ufficio affinché siano prese tutte le
misure previste nella dichiarazione congiunta sulle agenzie decentrate[96]. IV.2.2. Sostegno per l’asilo alla
Grecia La Commissione, insieme con l’EASO e altre
parti interessate, si è attivata per aiutare la Grecia a migliorare il suo
sistema di asilo con missioni sul campo, un finanziamento mirato e l’invio di
squadre di sostegno per l’asilo e esperti di fondi europei. Tra gli sviluppi positivi: un nuovo servizio
di asilo indipendente, misure per ridurre l’arretrato come l’istituzione di
commissioni di ricorso e una task force speciale. Per sostenere questi sforzi è
stato poi stanziato un finanziamento di circa 19,95 milioni di EUR per il
periodo 2011-2013 tramite il Fondo europeo per i rifugiati, con una
dotazione di circa 3,2 milioni per il solo 2013[97]. Pur accogliendo con favore questi sviluppi, la
Commissione ritiene che permangano delle lacune e che siano necessari nuovi
sforzi, in particolare per quanto riguarda il rispetto dei diritti umani nei
centri di trattenimento, un più vasto accesso alla procedura di asilo e una
maggiore disponibilità di strutture di accoglienza aperte. La Commissione
continuerà a collaborare con le autorità greche per stabilire un ordine di
priorità e quindi favorire la rapida attuazione del piano d’azione. Sono
inoltre necessari un sostegno costante e la solidarietà degli altri Stati
membri dell’UE. L’importanza di una vigilanza continua a tale riguardo trova
conferma nelle implicazioni per l’intero sistema europeo di asilo della
sentenza della Grande Sezione della Corte di giustizia dell’Unione europea
nelle cause riunite C-411/10 e C‑493/10[98]. IV.2.3. Protezione per coloro che
fuggono dalla Siria La migrazione
dovuta al conflitto in Siria rappresenta una grossa sfida per i sistemi di
asilo di alcuni Stati membri. La stragrande maggioranza dei quasi 600 000
siriani che hanno abbandonato il loro paese nel 2012 si è recata in Giordania,
Turchia, Libano e Iraq[99],
e in circa 23 770[100]
hanno chiesto asilo all’UE. Molte delle domande sono stare rivolte a Germania e
Svezia (circa il 33% ciascuna del totale), con un’incidenza marginale sugli
altri Stati membri. Sebbene queste cifre non siano sufficientemente consistenti
da destabilizzare i sistemi di asilo, specie in considerazione del fatto che in
Germania soprattutto la valutazione delle domande si è potuta fare rapidamente,
è risultato chiaro che era tuttavia necessaria una maggiore preparazione, vista
la situazione imponderabile. A partire da
agosto 2012, la Commissione ha istituito una rete con le agenzie competenti
(EASO, Frontex, Europol) per l’ordinario scambio di informazioni, al fine di
coordinarne le azioni. Questo meccanismo di coordinamento tra la Commissione
europea e le agenzie UE è un progetto per migliorare il monitoraggio
complessivo della situazione alle frontiere esterne dell’UE e dei suoi sistemi di
asilo. Ne risulterà agevolata l’attivazione tempestiva degli strumenti di
sostegno, anche attraverso il meccanismo di allarme rapido previsto all’articolo 33
del nuovo regolamento Dublino. IV.2.4. Ricollocazione all’interno dell’UE La ricollocazione
dei beneficiari di protezione internazionale resta il gesto più concreto di
solidarietà fra Stati membri che desiderino alleviare le pressioni sugli altrui
sistemi di asilo. Ma è anche uno dei più controversi. Sebbene il progetto
EUREMA II[101],
avviato nel 2012, sia stato prorogato sino alla fine del 2013, sussistono
difficoltà nel ricollocare i beneficiari da Malta verso alcuni Stati membri
partecipanti. Secondo l’EASO e le informazioni pervenute alla Commissione dall’UNHCR,
la IOM e il governo maltese, le motivazioni vanno dai criteri talvolta
restrittivi applicati dagli Stati membri nel selezionare i beneficiari della
ricollocazione alla percezione dei beneficiari per cui il ricongiungimento
familiare e le prospettive di integrazione nello Stato membro che offre di
ricollocali potrebbero causare loro difficoltà. IV.3. Dimensione esterna dell’asilo —
Programmi di protezione regionale e reinsediamento La solidarietà non
dovrebbe limitarsi ai confini dell’UE e i paesi terzi dovrebbero beneficiare
anche loro del sostegno dell’UE in materia di protezione internazionale. Nell’ambito
dell’approccio globale, è previsto che l’Unione cooperi di più con i paesi
terzi interessati per contribuire a intensificarne i sistemi di protezione e
garantire il rispetto delle norme internazionali, ma anche per dare prova di
solidarietà nei confronti dei rifugiati e di persone altrimenti bisognose di
protezione in tutto il mondo. I programmi di protezione regionale e il
reinsediamento sono strumenti chiave per conseguire questo obiettivo, in
aggiunta alla cooperazione dell’UE con i paesi terzi sia a livello bilaterale
che multilaterale. Oltre a lavorare
per gli attuali programmi di protezione regionale[102] e a seguito di una richiesta
del Consiglio Giustizia e affari interni[103],
la Commissione sta facendo fronte al conflitto in Siria e alla situazione dei
rifugiati nei paesi limitrofi istituendo per il 2014 un programma di sviluppo e
di protezione regionale in Medio Oriente, complementare all’assistenza
umanitaria immediata già in atto. La Commissione sta
altresì sostenendo finanziariamente l’UNHCR in modo che i rifugiati nei paesi
confinanti con la Siria siano registrati correttamente e quindi possano
accedere alla protezione. Il sostegno comprende l’assistenza alle autorità
locali per il trasporto dai valichi di frontiera, le necessarie attrezzature e
forniture e, ove necessario, la formazione e l’informazione delle
organizzazioni non governative, dei funzionari e altri soggetti interessati
riguardo ai principi fondamentali della protezione internazionale. Il reinsediamento
nell’UE di rifugiati dai paesi terzi resta un importante atto di solidarietà
tra l’UE e i suoi Stati membri con i paesi terzi che ospitano ingenti numeri di
rifugiati. Obiettivo della Commissione è garantire che ogni anno aumenti il
numero degli Stati membri che reinsediano e dei rifugiati reinsediati, sempre
nel rispetto della natura volontaria del reinsediamento. Nel raggiungere l’accordo
sul programma comune di reinsediamento UE[104]
nell’ambito del Fondo europeo per i rifugiati nel marzo 2012, gli Stati membri
hanno convenuto, per la prima volta, priorità comuni specifiche dell’Unione in
materia di reinsediamento per il 2013[105].
Con ciò hanno dato un chiaro segnale politico di unità e solidarietà con la
comunità internazionale e i rifugiati che necessitano di una soluzione
sostenibile e hanno espresso nel contempo quanto sia importante per l’UE e gli
Stati membri indirizzare gli sforzi di reinsediamento dell’Unione verso le
situazioni prolungate che meritano attenzione particolare e maggiore impegno.
Le linee generali del programma di reinsediamento UE dal 2014 in poi sono
attualmente oggetto di negoziato nell’ambito del nuovo Fondo Asilo e
migrazione. IV.4. Minori non accompagnati I minori non
accompagnati, anche quelli che non chiedono asilo, costituiscono un gruppo
vulnerabile che ha riscosso notevole attenzione nel 2012. La relazione
intermedia[106]
relativa all’attuazione del Piano d’azione sui minori non accompagnati
(2010-2014) [107]
evidenzia la necessità di migliorare la raccolta di dati, prevenire la
migrazione a rischio e la tratta dei minori, disporre l’accoglienza e garanzie
procedurali nell’UE e ricercare soluzioni durature per rispondere efficacemente
a questa sfida complessa. Integrare le esigenze specifiche dei minori (non accompagnati)
e riconoscerne adeguatamente la posizione vulnerabile nelle situazioni di asilo
ha costituito uno dei punti più importanti per la Commissione nel corso dei
negoziati relativi agli strumenti del sistema europeo comune di asilo. L’EASO ha avviato diverse iniziative sulle
tecniche di accertamento dell’età e sul reperimento delle famiglie. La
Commissione ha poi lanciato un invito a presentare proposte per progetti di
analisi politica e migliori pratiche per l’accoglienza, la protezione e l’integrazione
dei minori non accompagnati[108]. IV.5. Sradicare la tratta degli esseri umani e tutelare
le vittime Serve una forte cooperazione tra l’UE e i suoi
Stati membri per eliminare la tratta, che è un fenomeno prevalentemente
transfrontaliero. Le vittime della tratta convogliate nell’Unione europea
provengono principalmente dalla Nigeria e dalla Cina. Nel 2012 si sono
avuti importanti e dinamici sviluppi del quadro giuridico e politico dell’UE in
materia di lotta contro la tratta. Nel giugno 2012 la Commissione ha varato la
strategia dell’UE per l’eradicazione della tratta degli esseri umani 2012-2016[109], ponendo le vittime al centro
della sua politica e integrando l’attuazione della
legislazione dell’UE in materia di tratta[110].
L’ufficio del coordinatore antitratta dell’UE,
nominato nel 2011, svolge un ruolo fondamentale ai fini del monitoraggio dell’attuazione.
Nell’ottobre 2012 il Consiglio europeo ha adottato conclusioni[111] in cui approva la strategia e
ribadisce la volontà politica e la disponibilità degli Stati membri a onorare
gli impegni politici assunti. Il Parlamento europeo,
il Comitato economico e sociale europeo e il Comitato delle regioni hanno
accolto anch’essi favorevolmente la comunicazione[112]. In relazione alla dimensione esterna della
tratta, la seconda (e ultima) relazione di attuazione del documento mirato all’azione
sul rafforzamento della dimensione esterna dell’UE nell’azione contro la tratta
degli esseri umani[113]
ha riconosciuto alla strategia dell’UE il ruolo di nuovo quadro orientativo per
la dimensione esterna. La relazione prevede uno sforzo concertato per
accrescere la cooperazione con i paesi terzi di origine, transito e
destinazione ed è in linea con le conclusioni del Consiglio sull’approccio
globale in materia di migrazione e mobilità[114].
La tratta degli esseri umani è un tema specifico di tutti i dialoghi su
migrazione e mobilità tra l’UE e i suoi partner, sia a livello regionale che
bilaterale, come anche dei partenariati per la mobilità. La relazione comprende
un elenco preciso di paesi e regioni con cui l’UE dovrebbe rafforzare e
razionalizzare tale cooperazione e partenariato, che dovrà essere riveduto e
aggiornato a intervalli regolari. V. Risposta
strategica dell’UE alle pressioni migratorie V.1. Un approccio coerente per
ridurre la migrazione irregolare La migrazione irregolare è una sfida continua
per l’UE e gli Stati membri, tutti indistintamente colpiti, anche se in misura
diversa e secondo le circostanze, al pari dei migranti stessi che versano
spesso in condizioni disumane e pericolose. Obiettivo chiaro dell’UE è
prevenire e controllare le pressioni esercitate dall’immigrazione irregolare e
impedire un uso criminale delle rotte della migrazione legale. È questa la
premessa indispensabile di una politica di migrazione legale e di mobilità che
si voglia credibile. Il 23 aprile 2012 il Consiglio ha adottato l’Azione
dell’UE sulle pressioni migratorie — Una risposta strategica[115], che evidenza sei settori
strategici prioritari: i) rafforzare la cooperazione con i paesi terzi di
transito e di origine sulla gestione della migrazione; ii) migliore gestione
delle frontiere alle frontiere esterne; iii) prevenire l’immigrazione
clandestina attraverso la frontiera greco-turca; iv) meglio contrastare gli
abusi dei canali di migrazione legale; v) preservare la libera circolazione
prevenendo abusi da parte di cittadini di paesi terzi e vi) migliorare la
gestione della migrazione, tra cui i rimpatri. L’Azione dell’UE sulle pressioni migratorie
— una risposta strategica è lo strumento con cui l’UE e i suoi Stati membri
intendono affrontare la migrazione irregolare, assicurando nel contempo il
rispetto dei diritti fondamentali[116].
Attuare e assicurare il seguito delle sue raccomandazioni richiede una stretta
cooperazione tra gli attori istituzionali (Consiglio, Stati membri, Commissione
e competenti agenzie dell’UE), ciascuno nell’ambito delle rispettive competenze
e delle funzioni istituzionali[117].
Il documento di lavoro dei servizi della Commissione che accompagna la presente
relazione descrive lo stato di avanzamento degli interventi degli Stati membri
nei singoli settori prioritari[118].
Le priorità strategiche devono essere considerate parte integrante della più
vasta gestione dei flussi migratori, comprendente tutti gli aspetti che vanno
dai dialoghi con i paesi terzi, nell’ambito dell’approccio globale, alle azioni
di solidarietà con la Grecia, fino alle azioni intraprese dai singoli Stati
membri entro i loro confini. Chiunque sfrutti cittadini di paesi terzi in
posizione irregolare va perseguito per legge. La Commissione sta valutando l’effettiva
attuazione negli Stati membri della direttiva sulle sanzioni ai datori di
lavoro[119]
e su questa base pubblicherà una relazione entro metà 2014. Gli Stati membri
sono invitati a riferire in ordine ai risultati delle ispezioni svolte, entro
il luglio di ogni anno. V.1.1 Individuare e affrontare i
punti critici Frontex svolge un ruolo fondamentale nell’analizzare
le rotte della migrazione irregolare e coordina le azioni sui valichi soggetti
a maggiore pressione, come attualmente la frontiera greco-turca. Di situazione
critiche possono crearsene ovunque, resta quindi importante monitorare gli
sviluppi di continuo. Nell’ambito del piano d’azione nazionale della Grecia su
asilo e migrazione, tra gli sviluppi positivi si annoverano il miglioramento
della gestione integrata delle frontiere esterne grazie alla sorveglianza
elettronica e alla creazione di un’unità di coordinamento nazionale, e una
effettiva politica di rimpatrio che si concentrerà sul sostegno ai rimpatri
volontari e, ove non siano possibili, ai rimpatri forzati. V.1.2 Accordi di riammissione La Commissione continua a promuovere l’attuazione
dei 13 accordi di riammissione già siglati dall’UE[120], alla luce delle conclusioni
del Consiglio del 9 e 10 giugno 2011 sulla strategia dell’UE in materia di
riammissione, e nel contempo svolge il suo ruolo di negoziatore degli accordi
di riammissione dell’UE. Sono stati conclusi nuovi accordi con Capo Verde nell’aprile
2012 e con l’Armenia nell’ottobre 2012. Un accordo è stato raggiunto anche con
la Turchia nel giugno 2012, in fase di firma e ratifica. I negoziati con l’Azerbaigian
avanzano a ritmo costante. La Commissione si sta adoperando per rafforzare le
garanzie a tutela dei diritti fondamentali nei nuovi accordi con i paesi terzi. Alla riunione ministeriale UE/ACP di Vanuatu
del giugno 2012 è stata approvata una serie di raccomandazioni delle riunioni
di esperti riguardanti anche la riammissione, intese a migliorare l’attuazione
delle pertinenti norme dell’articolo 13 (migrazione) dell’accordo di Cotonou[121]. V.1.3 Stabilire le norme di una
politica comune dei rimpatri Tutti gli Stati membri vincolati dalla
direttiva rimpatri[122],
eccetto l’Islanda, ne hanno notificato alla Commissione l’avvenuto recepimento
entro la fine del 2012. L’UE è quindi in procinto di disporre di norme comuni
di rimpatrio, nel pieno rispetto dei diritti fondamentali. È stata ultimata
anche la valutazione della corretta attuazione della direttiva rimpatri negli
ordinamenti nazionali, e attualmente la Commissione ne sta curando il
follow-up. Una sentenza fondamentale della Corte di giustizia del 2012
chiarisce in quale misura sono compatibili con la direttiva rimpatri le
disposizioni di diritto nazionale che sanzionano penalmente il soggiorno
irregolare[123].
Per fine 2013 è prevista la pubblicazione di una comunicazione sul rimpatrio. Il 52,1% di tutti i rimpatri effettuati nel
2012 è costituito da rimpatri o partenze volontarie. Il rimpatrio o la partenza
volontaria corrisponde quindi all’opzione preferita, sebbene in alcuni casi
possa essere necessario ricorrere al rimpatrio forzato. Gli Stati membri
dovrebbero continuare a avvalersi pienamente delle possibilità offerte dalla
rete europea di rimpatrio volontario (VREN)[124]
e dei finanziamenti del Fondo europeo per i rimpatri. Andrebbe incentivata la
soluzione dei voli di rimpatrio congiunti, sfruttando appieno il Fondo europeo
per i rimpatri e il coordinamento di Frontex[125].
Occorre poi rafforzare le garanzie procedurali previste dalla direttiva
rimpatri, tra cui la presenza di autorità di monitoraggio del rimpatrio
forzato. Gli Stati membri devono spesso fare i conti
con un numero significativo di cittadini di paesi terzi che è praticamente
impossibile rimpatriare, anche in presenza di una decisione di rimpatrio. Uno
studio comparativo[126]
effettuato per conto della Commissione ha constatato che diversi Stati membri
prevedono canali e condizioni affinché la persona colpita da decisione di
rimpatrio o provvedimento di allontanamento posticipati possa avviare una
procedura di regolarizzazione, a condizione che soddisfi determinati requisiti,
come aver soggiornato per un periodo minimo, cooperare e non aver creato
problemi di ordine pubblico. La Commissione sta esaminando questo studio e
proporrà eventuali azioni nell’ambito della sua comunicazione sul rimpatrio. V.1.4 Affrontare gli abusi della
liberalizzazione dei visti Con l’assistenza
dell’EASO e di Frontex, la Commissione, continua a monitorare gli effetti dei
nuovi regimi di esenzione dal visto attraverso il cosiddetto meccanismo di
controllo post-liberalizzazione del visto. Sono proseguiti anche i negoziati
sulle modifiche proposte[127]
del regolamento n. 539/2001[128].
La revisione del regolamento introdurrà una nuova clausola per la sospensione
della liberalizzazione e la modifica del meccanismo di reciprocità, cui
ricorrere in ultima istanza, quando cioè l’introduzione del regime di esenzione
comporta un improvviso e sostanziale aumento della migrazione irregolare o di
domande di asilo infondate. Non è stato ancora raggiunto un accordo sul
meccanismo di reciprocità. V.2. Una gestione delle frontiere
efficace V.2.1 Le frontiere esterne dell’UE Frontex
continua a svolgere un ruolo essenziale nell’agevolare la cooperazione
operativa tra gli Stati membri sulla sicurezza delle frontiere e sul rimpatrio.
Attuare il nuovo regolamento istitutivo[129],
entrato in vigore nel dicembre 2011, deve costituire ormai una priorità per l’Agenzia,
soprattutto per promuovere un ricorso attivo al nuovo responsabile dei diritti
fondamentali e l’uso del forum consultivo sui diritti fondamentali. La
Commissione ha accolto favorevolmente la consultazione pubblica su Frontex e i
diritti fondamentali lanciata dal Mediatore europeo[130]. A
seguito dell’annullamento, da parte della Corte di giustizia, della decisione 2010/252/UE
del Consiglio in relazione agli orientamenti per le operazioni di ricerca e
soccorso[131],
la Commissione ha presentato una proposta[132]
nell’aprile 2013 a sostituzione di questa decisione, che tiene conto di un’importante
sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo del 2012[133]. In stretto
coordinamento con Frontex e gli Stati membri, la Commissione ha continuato a
sviluppare il sistema europeo di sorveglianza delle frontiere (EUROSUR), che
diventerà operativo nell’ottobre 2013. Entro il primo semestre 2013 dovrebbe
essere adottato il regolamento che istituisce il sistema; Consiglio e
Parlamento europeo sono invitati a attenersi ai tempi. Onde disporre di un’ampia
gamma di strumenti per la gestione delle frontiere esterne dell’UE avvalendosi
delle tecnologie più avanzate, nel febbraio 2013 la Commissione ha adottato il
pacchetto “frontiere intelligenti”. V.2.2 Governance Schengen Come annunciato nella sua comunicazione sulla migrazione del 2011[134], la Commissione ha pubblicato
orientamenti[135]
nell’ambito della prima relazione semestrale sul funzionamento dello spazio
Schengen[136],
al fine di garantire un’attuazione e un’interpretazione coerente delle norme
che disciplinano lo spazio Schengen. Sono stati individuati due settori in cui
tali orientamenti potrebbero apportare un valore specifico: il rilascio di
permessi di soggiorno temporanei e di documenti di viaggio a cittadini di paesi
terzi e misure di polizia nelle zone di frontiera interne. Per quanto riguarda
quest’ultimo aspetto gli Stati membri sono invitati ad allineare la
legislazione e le pratiche nazionali con le pertinenti disposizioni dell’acquis
di Schengen e con la giurisprudenza della Corte di giustizia[137]. Le proposte legislative presentate nel 2011[138] per una migliore governance
Schengen sono state diffusamente discusse nel 2012 in sede di Consiglio e
Parlamento europeo; Le discussioni proseguono nel 2013. VI. Osservazioni
conclusive L’immigrazione è e resterà un elemento
fondante dell’UE. Come si è detto in precedenza, è stato fatto molto di recente
e gli anni a venire porteranno nuove sfide che bisognerà raccogliere. Desta
preoccupazione il numero crescente di casi di violenza xenofoba a danno dei
migranti in tutta l’UE. Con politiche di migrazione e integrazione ben gestite,
l’UE può contribuire attivamente a contrastare tali fenomeni. L’Europa dovrebbe accogliere le diversità e
fare della migrazione una forza dinamica per la crescita e il progresso. Per
attrarre i talenti e gli imprenditori di cui ha bisogno, l’UE devono tenere il
passo con i suoi concorrenti mondiali. A sostegno degli obiettivi della
strategia Europa 2020, occorre creare le condizioni di una politica di
migrazione dei lavoratori che sia globale e lungimirante e sia foriera di un’attività
economica prospera in un contesto stabile e sicuro. È indispensabile per questo
adoperarsi a favore di una gestione più moderna ed efficiente dei flussi di
viaggiatori alle frontiere esterne, potenziando le politiche di migrazione
legale e integrazione e intensificando la lotta contro la migrazione irregolare
e la tratta di esseri umani, nel rispetto dei diritti fondamentali dei migranti
e dei richiedenti asilo. Per questo è necessario che i colegislatori accordino
la necessaria priorità all’adozione dei pacchetti legislativi proposti e che la
Commissione dal canto suo assicuri un monitoraggio più proattivo dell’attuazione
dell’acquis in materia di migrazione. È impossibile sviluppare politiche di
immigrazione e di asilo senza il necessario sostegno finanziario. Occorre
ancora giungere all’approvazione e attuazione del quadro generale per il
bilancio dell’Unione europea per il periodo 2014-2020. Urge poi trovare un
accordo sulle proposte di regolamento “Fondo Asilo e migrazione” e “Fondo
Sicurezza interna” in modo da poter attuare le necessarie misure per l’inizio
del 2014. La Commissione organizzerà un “dialogo politico” con gli Stati membri
e, per quanto riguarda alcune parti del Fondo Sicurezza interna, con gli Stati
associati Schengen, prima di negoziare i programmi pluriennali. Il dialogo politico
dovrebbe contribuire a individuare meglio gli obiettivi, i risultati e l’impatto.
Nel frattempo gli Stati membri sono invitati a fare pieno uso dei fondi
attualmente disponibili, per sostenere l’attuazione della politica di
migrazione dell’UE. La Commissione auspica che il dibattito
prosegua sulla base della presente relazione, sia al Parlamento europeo che in
sede di Consiglio. [1] La
Commissione ha stanziato un importo supplementare di 100 milioni di EUR di
aiuti umanitari per oltre quattro milioni di persone bisognose di aiuto a causa
del conflitto in Siria. Con questo importo, da versarsi nel 2013, l’aiuto
umanitario della Commissione sale a 200 milioni di EUR. Cfr. http://ec.europa.eu/echo/news/2013/20130129_en.htm.
[2] Eurostat (online data code: demo_pjanind) [3] Eurostat (online data code: proj_10c2150p) [4] COM(2011)
751 definitivo. [5] COM(2012)
254 final. Proposta modificata in seconda lettura. [6] COM(2011) 319 definitivo. Proposta modificata. [7] COM(2010)
379 definitivo. [8] COM(2010)
378 definitivo. [9] Regolamento
(UE) n. 1077/2011. Cfr. http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-is-new/news/news/2012/docs/20121129_agency_large_scale_it_systems_en.pdf. [10] COM(2011)
743 definitivo e successive conclusioni del Consiglio. La relazione biennale
sull’attuazione dell’approccio globale sarà pubblicata nel giugno 2013, che
terrà conto dei progressi realizzati e contribuirà a rafforzarne l’attuazione. [11] SWD(2013) 210 [12] REM http://www.emn.europa.eu
[13] Regolamento (CE) n. 377/2004 del Consiglio, modificato dal
regolamento (UE) n. 493/2011, GU L 141 del 27.5.2001, pag. 1. [14] I dati esposti in questa sezione e in tutta la
comunicazione sono i più recenti disponibili presso Eurostat. Statistiche più
dettagliate, alcune della REM, compresa una ripartizione per Stato membro,
figurano inoltre nell’allegato statistico del documento di lavoro dei servizi
della Commissione che accompagna la presente comunicazione (SWD (2013) 210). [15] Con una migrazione netta nell’UE, senza aggiustamenti
statistici, pari a + 0,5 milioni, di cui 1,2 milioni di emigranti e 1,7
milioni di immigrati. [16] Statistiche
migrazioni di Eurostat. Cfr. anche EU
Employment and Social Situation Quarterly review, March 2013, Special
supplement on Demographic Trends [17] Dati Eurostat per il 2011, al 31.3.2013. I dati Eurostat
per il 2012 saranno disponibili nel luglio 2013. Il documento SWD(2013) 210,
allegato statistico, comprende dati 2012 della REM per la maggior parte degli
Stati membri. [18] Compresi i quattro Stati associati: 8 980. [19] Dati Eurostat. Comunicato stampa 48/2013 - 22 marzo 2013 [20] Eurostat, dati indisponibili per Malta e Paesi Bassi per
il 2012. [21] Dati Eurostat (al 18.4.2013) [22] Dati Eurostat (al 18.4.2013). UE-27, HU e NL esclusi. [23] Dati Eurostat (al 25.4.2013). UE-27 esclusi DK, CY e NL.
Dati LU relativi a marzo-dicembre 2012. [24] http://www.frontex.europa.eu/publications
[25] Eurostat. La relazione statistica della DG Affari interni
contiene i dati 2008, 2009 e 2010 di tutti i 27 Stati membri dell’UE,
della Croazia e dei seguenti paesi candidati all’adesione e paesi SEE/EFTA:
Islanda, Montenegro, Norvegia, Serbia, Svizzera e Turchia. Consultabile anche su
Europa
Anti-trafficking webpage. [26] BE, BG, EL, FR, IT, MT, PL, RO, SI, SE, UK e NO. Allegato
statistico, tabella 9, SWD(2013) 210. Fonte REM. [27] BG, EL, ES, FR, IT, LV, LU, MT, PL, SK, FI, SE. Fonte REM. [28] BG, EL, IT, LV, LU, MT, PL, RO, SK, FI, SE. Fonte REM. [29] Europop2010 [30] Rispetto alle popolazioni nazionali, gli immigrati sono
tendenzialmente più giovani, in particolare nella fascia 20-50 anni.
http://epp.eurostat.ec.europa.eu/portal/page/portal/population/documents/Tab/ESSQR_Mar2013_demogr_suppl_final.pdf
[31] Consiglio informale «Giustizia e affari interni, sessioni
del 23-24 luglio 2012 e del 17-18 gennaio 2013. Relazione del PE
sull’integrazione dei migranti, gli effetti sul mercato del lavoro e la
dimensione esterna del coordinamento in materia di sicurezza sociale (2012/2131
(INI)) (votazione 10.1.2013). Parere Comitato economico e sociale europeo
(CESE) relativo agli imprenditori migranti (2012/C 351/04). [32] Come, ad esempio, EU Skills Panorama http://euskillspanorama.ec.europa.eu/,
analisi del Cedefop. [33] Compreso, tramite EURES (http://ec.europa.eu/eures/), agevolare la
mobilità all’interno dell’UE di cittadini di paesi terzi (cfr. studio REM). [34] Nel gruppo d’età compresa tra 20 e 64 anni, il tasso di
sovraqualificazione dei cittadini di paesi terzi è molto superiore a quello
della popolazione totale (45% rispetto al 21%). SEC (2011) 957 def.,
pag. 28). [35] COM(2012) 173 final, Verso una ripresa fonte di occupazione,
pagg. 18-19. http://ec.europa.eu/europe2020 [36] COM(2012) 173 final. [37] 2010/707/UE: Decisione del Consiglio, del 21 ottobre
2010, sugli orientamenti per le politiche degli Stati membri a favore
dell’occupazione. [38] Ripensare l’istruzione: investire nelle abilità in vista
di migliori risultati socioeconomici, COM(2012) 669 final. [39] Specie nell’ambito di progetti e studi sulla questione
come l’Employment and Social Situation Quarterly Review della
Commissione, la rete IOM LINET Independent Network of Labour Migration and
Integration Experts (http://www.labourmigration.eu/)
e l’ottava riunione dell’EU Integration Forum. [40] Brückner, H. Labour Market Impact on immigration and
its Policy Consequences. Migration Policy Centre, MPC. (2012). [41] CESE (2012/C 351/04) [42] COM(2012) 795 final. [43] COM (2011)815 definitivo, Analisi annuale della crescita
per il 2012, pag. 11. [44] https://ec.europa.eu/digital-agenda/node/21022. [45] European Vacancy and Recruitment Report 2012,
http://euskillspanorama.ec.europa.eu/docs/EVVR2012Factsheets/08-Bottleneck.pdf [46] Nel settore informatico, ad esempio: IP/13/52 - A Davos la
Commissione chiama all’azione le imprese del settore delle tecnologie
dell’informazione e delle telecomunicazioni per colmare le lacune in termini di
competenze e di posti di lavoro in ambito digitale. http://europa.eu/rapid/press-release_IP-13-52_it.htm
[47] OCSE, Settling In: OECD Indicators of Immigrant
Integration 2012, tabella 1.A1.2 Educational attainment of foreign-born
and native-born populations aged 15 to 64 not in education, 2009-10. [48] Secondo l’OCSE, la percentuale di persone con un livello
di istruzione elevato tra gli abitanti di origine straniera è inferiore nell’UE
rispetto agli Stati Uniti o al Canada (fonte: Settling In: OECD Indicators
of Immigrant Integration 2012, capitolo 7, tabella 1.A1.2). [49] Fra gli aspetti affrontati dall’approccio globale:
prevenzione e lotta alla migrazione irregolare, eliminazione della tratta di
esseri umani, massimizzazione dell’effetto sullo sviluppo della migrazione e
della mobilità, promozione della protezione internazionale e rafforzamento
della dimensione esterna dell’asilo. [50] Direttiva 2009/50/CE del 25 maggio 2009. [51] Direttiva 2011/98/UE del 13 dicembre 2011. La direttiva
dovrà essere recepita entro il 25 dicembre 2013. [52] Cfr. EP Legislative
Observatory : Inter-institutional reference 2010/0209(COD) [53] Cfr. EP Legislative
Observatory : Inter-institutional reference 2010/0210(COD) [54] http://ec.europa.eu/immigration
[55] La versione spagnola è stata lanciata nel gennaio 2013,
quella araba sarà varata nel 2013. [56] COM(2013) 151 final del 25 marzo 2013. Normativa vigente:
direttiva 2005/71/CE (ricercatori) e direttiva 2004/114/CE (studenti). [57] COM(2012) 514 final. [58] Cause C-571/10 e C-508/10, http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/what-is-new/news/news/2012/20120510_en.htm [59] Direttiva 2003/109/CE, come modificata dalla direttiva
2011/51/UE che modifica la direttiva 2003/109/CE del Consiglio per
estenderne l’ambito di applicazione ai beneficiari di protezione
internazionale. [60] COM(2013) 95 final. [61] COM(2013) 97 final. [62] Regolamento (UE) n. 810/2009. [63] COM (2012) 649 final. Comunicazione della Commissione -
Attuazione e sviluppo della politica comune in materia di visti per stimolare
la crescita nell’UE, accompagnata anche da una relazione sul funzionamento
della cooperazione locale Schengen (COM (2012) 648 final). [64] Nel 2012 sono state introdotte nel VIS all’incirca 2,4
milioni di domande di visto, ossia un 16% del totale delle domande di visto in
quell’anno. [65] La strategia attuale dell’UE a questo riguardo è fissata
nell’agenda europea per l’integrazione dei cittadini di paesi terzi, vedi
COM(2011) 455 definitivo e successive conclusioni del 3135º
Consiglio GAI del 13 e 14 dicembre 2011. Si veda anche il relativo parere del
Comitato delle regioni (CIVEX-V-024). [66] Consultabile in inglese all’indirizzohttp://ec.europa.eu/social/main.jsp?langId=en&catId=89&newsId=1774&furtherNews=yes [67] Le statistiche sul tasso di disoccupazione specifiche per
Stato membro figurano nel documento SWD(2013) 210. [68] COM(2013) 83 final pagg. 6-7. [69] Eurofound (2012), NEETs – Young people not in
employment, education or training: Characteristics, costs and policy responses
in Europe. [70] Cfr. http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/educ/133859.pdf.
[71] COM (2013) 83 final — Investire nel settore sociale a
favore della crescita e della coesione, in particolare attuando il Fondo
sociale europeo nel periodo 2014-2020, pagg. 11-12, SWD (2013) 39 final e
follow-up dell’attuazione negli Stati membri della raccomandazione della
Commissione del 2008 relativa all’inclusione attiva delle persone escluse dal
mercato del lavoro (Follow-up on the implementation by the Member States of
the 2008 European Commission recommendation on active inclusion of people
excluded from the labour market - Towards a social investment approach)
pag. 56. [72] COM(2011) 735 definitivo. I contributi ricevuti in
risposta al libro verde sono consultabili all’indirizzo http://ec.europa.eu/home-affairs/news/consulting_public/consulting_0023_en.htm.
[73] Contribuisce al dibattito lo studio REM Misuses of the
Right to Family Reunification - Marriages and convenience and false
declarations of parenthood del giugno 2012. [74] Un accordo politico è stato raggiunto con il Marocco il 1º
marzo 2013. [75] Conclusioni del Consiglio sull’approccio
globale in materia di migrazione e mobilità (documento 9417/12). [76] Partenariato euro-africano per la migrazione e lo
sviluppo, dichiarazione firmata a Rabat nel 2006. [77] Il processo politico per la promozione di partenariati in
materia di migrazione tra gli Stati partecipanti di Unione europea, spazio
Schengen, Europa sud orientale e Europa orientale, Asia centrale oltre alla
Turchia, è iniziato con una conferenza ministeriale a Praga nel 2009. Cfr.
www.icmpd.org [78] Forum consultivo di oltre 50
governi e 10 organizzazioni internazionali per lo sviluppo di sistemi globali e
sostenibili di gestione ordinata dei flussi migratori. Cfr. www.icmpd.org [79] Comunicato stampa Eurostat n. 176/2012 dell’11 dicembre 2012. [80] EU Remittances for Developing Countries,
Remaining Barriers, Challenges and Recommendations. http://ec.europa.eu/europeaid/what/migration-asylum/documents/eu_remittances_for_developing_countries_final_19-11-2012.pdf.
[81] COM(2013) 292 final del 21 maggio 2013. [82] Direttiva 2011/95/UE [83] Rifusione della direttiva 2003/9/CE. Comunicato stampa del
Consiglio 14556/12. Consiglio GAI del 25.10.2012. [84] Rifusione del regolamento (CE) n. 343/2003 del Consiglio.
Comunicato stampa del Consiglio 17315/12. Consiglio GAI del 6-7.12.2012. [85] Direttiva 2005/85/CE del Consiglio recante norme minime
per le procedure applicate negli Stati membri ai fini del riconoscimento e
della revoca dello status di rifugiato. GU L 326 del 13.12.2005,
pag. 13. EP
legislative observatory, riferimento interistituzionale COD(2009)0165 [86] Regolamento (CE) n. 2725/2000 del Consiglio. GU L 316
del 15.12.2000, pag. 1. EP
legislative observatory, riferimento interistituzionale COD(2008)0242. La
prossima relazione annuale Eurodac sarà pubblicata nel secondo semestre del
2013. [87] http://www.europarl.europa.eu/sides/getDoc.do?pubRef=-//EP//TEXT+TA+P7-TA-2012-0310+0+DOC+XML+V0//IT [88] http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/jha/130731.pdf
[89] http://eur-lex.europa.eu/LexUriServ/LexUriServ.do?uri=OJ:C:2012:277:0012:0017:IT:PDF [90] http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.soc-opinions [91] COM(2011) 835 definitivo [92] Vedi anche la task force della Commissione per la Grecia
all’indirizzo http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/president/taskforce-greece/. [93] Il sito ufficiale dell’EASO è stato lanciato nel 2012: http://easo.europa.eu. La prima relazione
annuale dell’EASO è stata pubblicata nel giugno 2012. [94] La relazione annuale, da pubblicarsi a metà 2013, darà
ulteriori dettagli delle varie attività svolte nel 2012. [95] COM(2011) 835 definitivo. [96] http://ec.europa.eu/commission_2010-2014/sefcovic/headlines/news/2012/07/2012_07_17_joint_agreement_agencies_en.htm
[97] Per il periodo 2011-2013 la Grecia ha ugualmente ricevuto
un importo di 97,9 milioni di EUR dal Fondo per i rimpatri e di
129,7 milioni di EUR dal Fondo per le frontiere esterne. Nel 2013 gli
importi stanziati ammontano a 35,3 e 44 milioni di EUR rispettivamente. Nei 19,95 milioni di EUR rientrano 7,7 milioni in
finanziamenti di emergenza del Fondo europeo per i rifugiati. [98] Cause riunite C-411/10 e C-493/10 (N.S., M.E. e altri)
http://ec.europa.eu/dgs/legal_service/arrets/10c411_en.pdf [99] http://data.unhcr.org/syrianrefugees/regional.php. La
cifra è aggiornata ai primi di gennaio 2013. [100] Dati per dicembre, non sono disponibili per tutti gli Stati
membri. Dati non disponibili per NL. [101] Il primo progetto di ricollocazione da Malta (EUREMA) ha
riguardato 227 beneficiari di protezione internazionale nel 2010-2011. Per
EUREMA II, sono stati promessi inizialmente 97 posti cui si sono aggiunti altri
265 impegni bilaterali al di fuori del progetto. In tutto il 2012 sono state
ricollocate tramite EUREMA II o accordi bilaterali 105 persone. [102] La Commissione è anche molto attiva nel sostenere lo
sviluppo dei programmi di protezione regionale nell’Africa settentrionale
(Egitto, Tunisia). [103] Ottobre 2012. http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/jha/133241.pdf.
[104] Decisione 281/2012/UE del 29 marzo 2012. http://www.resettlement.eu [105] In questo contesto gli Stati membri partecipanti si sono
impegnati a reinsediare 3 962 rifugiati nel 2013. Si tratta di un aumento
rispetto al 2012, anno durante il quale gli impegni assunti erano stati
3 083. [106] COM(2012) 554 final e relativo documento di lavoro dei
servizi della Commissione SWD(2012)281. [107] COM(2010) 213 definitivo. [108] Cfr. http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/financing/fundings/migration-asylum-borders/other-programmes/pilot-project-unaccompanied-minors/index_en.htm. [109] COM(2012) 286 final. [110] In particolare la direttiva 2011/36/UE concernente la
prevenzione e la repressione della tratta di esseri umani e la protezione delle
vittime, GU L 101 del 15.4.2011. Il termine per il recepimento è
aprile 2013. [111] http://www.consilium.europa.eu/uedocs/cms_data/docs/pressdata/en/jha/133202.pdf.
[112] http://www.eesc.europa.eu/?i=portal.en.soc-opinions.23965
and http://toad.cor.europa.eu/corwipdetail.aspx?folderpath=CIVEX-V/035&id=21618 [113] http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/12/st13/st13661-re03.it12.pdf. [114] http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/12/st09/st09417.it12.pdf.
[115] Documento del Consiglio 8714/1/12 REV 1.
Cfr.: http://register.consilium.europa.eu/pdf/it/12/st08/st08714-re01.it12.pdf.
Considerata la necessità di riesaminare costantemente la strategia, ogni
presidenza del Consiglio ha accettato di inserirla nel proprio programma e di
aggiornare l’Azione dell’UE sulle pressioni migratorie - Una risposta
strategica regolarmente, in particolare nell’ambito del comitato strategico
sull’immigrazione, le frontiere e l’asilo (CSIFA). [116] Ad esempio, le varie pratiche in materia di arresto dei
migranti irregolari dovrebbero tener conto del documento di orientamento Apprehension
of migrants in an irregular situation – fundamental rights considerations,
messo a punto dall’Agenzia per i diritti fondamentali nel 2012. [117] Ad esempio, a negoziare gli accordi di riammissione è la
Commissione, in stretta cooperazione con gli Stati membri nell’ambito dei
gruppi competenti del Consiglio. [118] SWD(2013) 210 final, sezione 4. [119] Direttiva 2009/52/CE. [120] COM(2011) 76. [121] http://ec.europa.eu/europeaid/where/acp/overview/cotonou-agreement/index_en.htm [122] Direttiva 2008/115/CE. [123] Più in particolare, la causa C-430/11 (Sagor) ha
ulteriormente chiarito in quale misura le disposizioni di diritto nazionale che
sanzionano penalmente il soggiorno irregolare compromettono l’applicazione
delle norme e delle procedure comuni sancite dalla direttiva. In questo caso,
la Corte ha deliberato che la normativa di uno Stato membro che consente di
reprimere il soggiorno irregolare di cittadini di paesi terzi con un obbligo di
permanenza domiciliare è compatibile con le norme comuni della direttiva
rimpatri solo se l’esecuzione di tale pena cessa a partire dal momento in cui è
possibile il trasferimento fisico dell’interessato fuori di tale Stato membro.
La sentenza affina la giurisprudenza della Corte su tale questione basandosi
sulla giurisprudenza già consolidata (v. sentenze El Dridi, C61/11, e
Achughbabian, C 329/11), ai sensi della quale le disposizioni del diritto
nazionale non devono ritardare né in altro modo ostacolare la procedura di
rimpatrio. [124] http://www.vren-community.org/
[125] Nel 2012 Frontex ha coordinato un totale di 39 voli di
rimpatrio congiunti su 2 110 rimpatriati. Hanno partecipato a tali voli 20
Stati membri (AT, BE, BG, DE, EL, ES, FI, FR, HU, IE, IT, LU, MT, NL, PL, RO,
SE, UK) e due paesi associati Schengen (CH, NO). I paesi di rimpatrio erano
Armenia, Colombia, Ecuador, Georgia, Ghana, Gambia, Kosovo(*), Nigeria,
Pakistan, Serbia, Ucraina e Uzbekistan. (* tale designazione non pregiudica le
posizioni riguardo allo status ed è in linea con la risoluzione 1244 (1999)
dell’UNSC e con il parere della CIG sulla dichiarazione di indipendenza del
Kosovo). [126] Consultabile dall’11.3.2013 all’indirizzo http://ec.europa.eu/dgs/home-affairs/e-library/documents/policies/immigration/return-readmission/index_en.htm
[127] COM(2011) 290 def. [128] GU L 81 del 21.3.2001, pag. 1. [129] Regolamento (UE) n. 1168/2011 del 22.11.2011. [130] http://europa.eu/rapid/press-release_EO-12-14_en.htm?locale=en. [131] Sentenza nella causa C-355/10 del 5 settembre 2012. [132] COM(2013) 197 final. [133] CEDU, Hirsi Jamaa and Others v. Italy [Grande
Sezione], n. 27765/09 del 23 febbraio 2012. [134] COM(2011) 248 def. [135] Allegato al COM(2012) 230. [136] COM(2012) 230. Questa prima relazione riguardava il periodo
1.11.2011 - 30.4.2012 ed è stata discussa in sede di Consiglio GAI il 7 giugno
2012 e al Parlamento europeo il 4.7.2012. La seconda relazione (COM(2012) 686)
relativa al periodo 1.5 - 31.10.2012 è stata adottata il 23.11.2012, discussa
in sede di Consiglio GAI il 6-7.12.2012 e al Parlamento europeo il 18.12.2012. [137] In particolare con la sentenza nella causa C-278/12. [138] COM(2011) 559 (
EP
legislative observatory) e COM(2011) 560 (EP
legislative observatory.)