RELAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Attuazione dell’agenda per l’azione di sostegno alla democrazia nelle relazioni esterne dell’UE /* JOIN/2012/028 final */
RELAZIONE CONGIUNTA AL PARLAMENTO
EUROPEO, AL CONSIGLIO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO
DELLE REGIONI Attuazione dell’agenda per l’azione di
sostegno alla democrazia nelle relazioni esterne dell’UE 1. Introduzione e contesto La presente relazione congiunta, redatta dall’Alta
rappresentante e dalla Commissione, risponde alla richiesta formulata dal
Consiglio, il 10 dicembre 2010[1],
di essere periodicamente informato sulle iniziative a sostegno della democrazia
nei paesi pilota. La relazione esamina: ·
l’attuazione dell’agenda per l’azione nei paesi
pilota e in tutte le regioni; ·
le risposte politiche agli eventi occorsi tra il
dicembre 2010 e l’inizio del 2012; ·
la coerenza e l’efficacia del sostegno alla
democrazia apportato dall’UE. Per tutto il 2011 si è chiaramente manifestato
il desiderio universale dei popoli di autogovernarsi. Gli avvenimenti in
Birmania, nell’Africa settentrionale e nel Medio Oriente (la cosiddetta
primavera araba) e la posizione unanime della comunità internazionale rispetto
alla situazione di stallo in Costa d’Avorio hanno messo in evidenza l’aspirazione
dei popoli a determinare il loro modo di vivere. La rapida reazione dell’UE a tali avvenimenti
ha sottolineato la validità dei principi adottati nelle conclusioni del
Consiglio del 2009 sul sostegno alla democrazia nelle relazioni esterne dell’UE[2], vale a dire: · un uso coerente ed efficiente di tutti gli strumenti a disposizione
dell’UE; · un approccio differenziato e su misura per ogni paese; · l’importanza del dialogo, del partenariato e dell’inclusione di tutte
le parti interessate nell’ottica di una vera titolarità nazionale. Di conseguenza, sono state avviate nuove
iniziative (cominciando dai paesi del vicinato) che contribuiscono a rafforzare
l’approccio globale dell’UE nei confronti del sostegno alla democrazia, ad
aggiungere nuovi elementi ai principi sanciti nelle conclusioni del Consiglio
del 2009 e ad aumentare in modo sostanziale i fondi a disposizione in questo
settore. 2. Attuazione nei paesi pilota 2.1. Contesto L’esercizio pilota si è proposto di esplorare
modalità di lavoro nuove o rivedute che corrispondessero a due ambizioni:
accrescere la capacità dell’UE di sostenere gli sviluppi democratici e
sviluppare una metodologia per l’attuazione dell’agenda per l’azione. L’attuazione pilota in 9 paesi (sui 12
inizialmente previsti)[3]
ha fornito una panoramica istantanea del sostegno apportato dall’UE alla
democrazia. Il gruppo include paesi in fase di transizione da regimi
autocratici e/o situazioni di conflitto, piccoli Stati insulari, grandi paesi
senza sbocchi sul mare e il più grande arcipelago del mondo, presentando un
campione estremamente variegato di sistemi democratici, ciascuno con la sua
unicità nel riflettere il patrimonio storico e culturale del paese. 2.2. Risultati intermedi del
processo Alle delegazioni dell’UE è stato chiesto di
identificare le attività di sostegno alla democrazia, le parti interessate
(governo, istituzioni democratiche e società civile e politica), i donatori
attivi nel settore del sostegno alla democrazia, la cooperazione in corso e il
suo impatto. Obiettivo di questo esercizio di mappatura era determinare un
profilo dal punto di vista della democrazia (“profilo democrazia”), con un’analisi
delle lacune nei settori che necessitano di un miglioramento. Al fine di
tracciare tale profilo è stato necessario avviare un dialogo tra tutte le parti
interessate. L’analisi delle lacune doveva idealmente indicare quali carenze il
governo e/o la società civile avevano interesse a colmare, nonché quale
donatore sarebbe stato nella posizione migliore per fornire assistenza. Entro il febbraio 2012, tutte le nove
delegazioni pilota avevano presentato le loro relazioni. L’attuazione pilota ha
dimostrato che tanto l’approccio quanto le conclusioni del Consiglio sul
sostegno alla democrazia nel 2009 e nel 2010 conferiscono un evidente valore
aggiunto e una consistenza agli sforzi dell’UE nel settore del sostegno alla
democrazia. Finora l’esercizio pilota ha prodotto i
seguenti risultati: · aumento della coerenza: tra diversi strumenti
finanziari e di altro tipo, tra membri del personale con diversi mandati all’interno
delle delegazioni, tra ciascuna delegazione e gli Stati membri dell’UE; · aumento della legittimità delle funzioni di
coordinamento proprie di ciascuna delegazione in un’area politicamente
sensibile; · valore aggiunto in termini di attenzione
globale alla democrazia nelle relazioni; · valore aggiunto in termini di informazioni
aggiuntive, complementarità e sinergie con l’azione dell’UE
nel campo delle strategie sui diritti umani. Sono state raccolte importanti
informazioni aggiuntive sui sistemi, sulle strutture e sui processi politici; · valore aggiunto per i dialoghi e la programmazione, in particolare la programmazione congiunta tra l’UE e gli Stati
membri. Il caso del
Libano: un atteggiamento aperto alla cooperazione con l’UE sulla democrazia, in
un contesto politico favorevole Il Libano è
una democrazia dotata di un sistema pluralistico funzionante. Tuttavia,
divisioni politiche di tipo settario unite a una situazione regionale instabile
hanno creato una situazione carica di conseguenze gravi in una serie di settori
connessi alla democrazia e alla governance. Il paese è ricettivo rispetto alle
offerte di cooperazione dell’Europa, in particolare per quanto riguarda la
democrazia e la governance. Il sostegno dell’UE alla democrazia è un tema
costante nel dialogo e nella cooperazione allo sviluppo con il Libano. Nel corso del
dialogo sono state congiuntamente individuate varie carenze, quali l’efficacia
insufficiente del parlamento, l’esigenza di una riforma elettorale (indicata
nella relazione della missione di osservazione elettorale dell’UE del 2009) e l’esigenza
di rendere più efficace e indipendente il sistema giudiziario. Nel quadro
della politica europea di vicinato (PEV) il Libano ha avviato un dialogo
diretto e ampio con l’UE che è sfociato in un ambizioso piano d’azione sulla
PEV adottato nel 2007. La seconda generazione del piano d’azione, che dovrebbe
essere adottata alla fine del 2012, elencherà priorità, parametri e indicatori
specifici per progredire nella democrazia e nella governance, nonché in altri
settori. Il piano d’azione comprende gli elementi fondamentali dell’agenda per
l’azione. 2.3. Risultati sostanziali
intermedi Anche se il progetto pilota ha prodotto
risultati, è difficile trarne conclusioni complessive a causa dei diversi modi
in cui è presentato il materiale. Emerge quindi la necessità di rivedere le
linee direttive. Ad esempio, alcune relazioni adottano un approccio legalistico,
mentre altre si concentrano di più sui rapporti di potere, sulla cultura
politica o sulle singole istituzioni quali il sistema dei partiti, la magistratura
o la società civile. In molte democrazie le tradizionali strutture
di potere parallele (consigli degli anziani, famiglie o clan feudali, capi
clan, capi) continuano a esistere accanto alle strutture democraticamente
elette e alle istituzioni pubbliche come la magistratura. In quanto elementi
del tessuto storico e culturale della società, i leader tradizionali svolgono
un ruolo importante, che però entra spesso in conflitto con le istituzioni
democraticamente elette. Comprendere queste strutture di potere tradizionali è
indispensabile per migliorare la capacità dell’UE di integrare i sistemi e le istituzioni
democratiche. Lo stesso vale per i dispositivi costituzionali, i sistemi
elettorali e le loro radici sociologiche e storiche, che possono contribuire
notevolmente alle distorsioni e agli squilibri di potere tra le diverse
istituzioni statali. L’UE può contribuire al cambiamento costituzionale
soltanto in un numero ristretto di paesi e pertanto conta sulla diffusione
delle migliori prassi per fornire esempi utili ad altri paesi. 3. Attuazione in tutte le
regioni Nel 2011 l’UE ha concentrato maggiormente l’attenzione
sull’offerta di sostegno alla democrazia e ai diritti umani. Ha inoltre
rafforzato le condizioni politiche che i paesi partner di tutto il mondo devono
rispettare per poter beneficiare di un sostegno diretto al bilancio[4]. L’UE assume un approccio olistico al sostegno
alla democrazia, combinando lo Strumento europeo per la democrazia e i diritti
umani (EIDHR), lo Strumento per la stabilità (IfS), programmi tematici tra cui “Attori
non statali (NSA) e autorità locali per lo sviluppo (LA)” e, laddove opportuno,
strumenti geografici. Tra i risultati ottenuti nel 2011 citiamo: · i cambiamenti legislativi (nuove leggi elettorali in Moldova e riforma
elettorale in Afghanistan); · una maggiore partecipazione alla vita politica di gruppi sottorappresentati
(le donne in Azerbaigian e in Ghana, i giovani in Kirghizistan e le comunità
indigene in Bolivia); · la salvaguardia della libertà di espressione e di stampa (Costa d’Avorio); · l’aumento della fiducia nei processi elettorali (Bangladesh e Costa d’Avorio); · un miglioramento dell’informazione, del monitoraggio e della
trasparenza dell’attività politica (Filippine). Nigeria La Nigeria rappresenta un buon esempio della
strategia dell’UE in materia di sostegno alla democrazia. Nel 2011 l’Unione ha
deciso di avviare un progetto di 20 milioni di euro (10° FES) a favore del
ciclo elettorale 2012-2015 in Nigeria. I fondi sono destinati a sostenere il
processo di riforma elettorale e a potenziare le capacità in alcuni settori
individuati grazie agli audit, alle valutazioni e ai riesami post-elettorali.
Tra i beneficiari principali figurano la commissione elettorale nazionale
indipendente (CENI), il parlamento, la magistratura, i partiti politici, le
organizzazioni della società civile, i media e il settore della sicurezza. Bielorussia Nonostante il peggiorare delle condizioni in
cui opera la società civile in Bielorussia, in particolare le organizzazioni
per i diritti umani, l’assistenza finanziaria dell’UE a tale società civile è
quintuplicata dopo la repressione post-elettorale del 2010. Tra le attività
sostenute dall’UE figurano la promozione dei diritti umani, l’assistenza alle
vittime della repressione, la libertà dei media, il monitoraggio elettorale, l’offerta
di borse di studio presso università europee e la promozione dell’inclusione
sociale. Tale sostegno è diretto a proteggere e favorire lo sviluppo della
società civile nel paese, in modo da rafforzare il ruolo svolto da quest’ultima
nell’accelerare il progresso verso la democrazia. Tunisia In Tunisia è iniziata l’attuazione dell’agenda
per l’azione. Il sostegno politico è stato garantito grazie a visite regolari
(del presidente Barroso, dell’Alta rappresentante/vicepresidente Ashton, del
commissario Füle, di altri commissari e del presidente del Parlamento europeo),
conclusioni del Consiglio dell’UE e dichiarazioni dell’Alta
rappresentante/vicepresidente. Il sostegno globale nell’ambito dello
Strumento europeo di vicinato e partenariato (ENPI) a favore della Tunisia è
stato raddoppiato, passando da 80 milioni di euro a 160 milioni nel 2011, e
raggiungerà 400 milioni di euro nel periodo compreso tra il 2011 e il 2013
(rispetto ai 240 inizialmente previsti). Per sostenere nell’immediato la
transizione democratica e la preparazione delle elezioni, sono stati rapidamente
inviati esperti nel quadro dell’EIDHR e in seguito è stato stanziato un
pacchetto di 2 milioni di euro a titolo dell’IfS. Tali stanziamenti hanno
favorito la riforma politica, il processo elettorale, la società civile
indipendente, comprese le organizzazioni femminili, e programmi di formazione
per i giornalisti. Altri 3,2 milioni di euro sono stati messi a
disposizione per una missione di osservazione elettorale dell’UE in occasione
delle elezioni (Assemblea costituzionale, 23 ottobre 2011). Grazie a un invito a presentare proposte
bandito nel marzo 2011, con un bilancio totale di 2 milioni di euro a
carico dell’EIDHR, sono stati sostenuti progetti relativi all’osservazione
elettorale svolta da osservatori locali, alla formazione dei partiti politici,
a gruppi e movimenti per la libertà di espressione e alla promozione dei valori
democratici e dei diritti umani. Un invito a presentare proposte bandito nel
luglio 2011 nell’ambito del programma tematico “Attori non statali e autorità
locali per lo sviluppo” (2,5 milioni di euro) ha promosso lo sviluppo locale
attraverso la società civile, con particolare attenzione alla creazione di
posti di lavoro e alla generazione di reddito all’interno del paese. Le attività volte a sostenere la transizione
democratica si inseriscono in un vasto piano di azione, che copre l’intera
gamma delle relazioni tra la Tunisia e l’UE. 4. Sviluppi recenti 4.1. Una nuova politica europea di
vicinato La comunicazione
congiunta “Una risposta nuova ad un vicinato in mutamento” del 25 maggio 2011
delinea la nuova concezione della politica europea di vicinato (PEV), basata
sulla responsabilità reciproca e su un impegno condiviso a favore dei valori
universali dei diritti umani, della democrazia e dello Stato di diritto. Il
livello di differenziazione è notevolmente cresciuto, in linea con il principio
“more for more”, consentendo a ciascun paese partner di sviluppare i propri
legami con l’UE in modo commisurato alle proprie aspirazioni, esigenze e
capacità, con un’assistenza finanziaria maggiore da parte dell’UE per i paesi
impegnati in profonde riforme. “More for more” significa che viene
offerto un sostegno maggiore a quei partner che realizzano riforme democratiche
e uno sviluppo economico sostenibile e inclusivo. Il nuovo quadro politico sostiene la “democrazia a tutti gli effetti” e
il partenariato con la società, favorendo lo sviluppo economico e sociale
sostenibile di quest’ultima, la crescita e la creazione di posti di lavoro,
rafforzando le relazioni commerciali, promuovendo la mobilità e potenziando i
partenariati regionali. Nel settembre del 2011 è stato inaugurato uno strumento
per la società civile finalizzato a rafforzare la capacità della società civile
di promuovere le riforme e accrescere la responsabilità pubblica nei paesi del
vicinato. Nel 2011 sono stati stanziati 26,4 milioni di euro e importi simili
dovrebbero essere messi a disposizione nel 2012 e nel 2013. In generale, l’UE
svilupperà il suo impegno con le organizzazioni locali della società civile nei
paesi del vicinato, combinando il dialogo strutturato con il sostegno
finanziario. In seguito alla
primavera araba, l’UE ha reagito rapidamente ed efficacemente alle sfide
imposte dall’evolversi della situazione: ha fornito assistenza umanitaria e in
materia di protezione civile alla regione per un importo di 160,5 milioni di
euro, oltre ad adottare una serie di misure di sostegno alla transizione
democratica e di aiuto alle zone impoverite. In particolare, ha offerto un
sostegno significativo alle elezioni in Tunisia, Marocco, Libia ed Egitto. L’EIDHR ha fornito assistenza in Tunisia,
Libia ed Egitto (accanto alle due misure di assistenza straordinaria dell’IfS)
per agevolare l’osservazione elettorale locale, compresi i media, i partiti
politici e i gruppi della società civile. Altre iniziative,
in particolare il Fondo europeo per la democrazia, sono state già avviate e
dovrebbero essere operative a breve. 4.2. Il programma di cambiamento Prendendo spunto
dall’agenda per l’azione e dal riesame della PEV, la nuova politica di
cooperazione allo sviluppo, il cosiddetto programma di cambiamento[5], introduce un approccio
differenziato dell’UE nei confronti dei paesi partner e cerca di concentrare la
cooperazione futura su due settori prioritari: · diritti umani, democrazia e altri elementi cruciali del buon governo; · crescita inclusiva e sostenibile per lo sviluppo umano. Il dialogo tra i
partner e un’attenzione agli incentivi per le riforme orientate ai risultati
rappresentano i principi di base del sostegno dell’UE alla governance
democratica. Sulla base del principio di differenziazione, l’approccio dell’UE deve
combinare la giusta miscela di strumenti e modalità di aiuto a livello
nazionale. Ad esempio, i paesi partner che dimostreranno un impegno chiaro e
realizzeranno progressi in materia di diritti umani e riforme democratiche
potranno beneficiare del sostegno complessivo al bilancio da parte dell’UE. 4.3. Nuove prospettive finanziarie Il 29 giugno 2011, la Commissione ha
presentato la sua proposta per il prossimo quadro finanziario pluriennale (QFP)
2014-2020. La proposta di bilancio illustra il nuovo approccio della
Commissione (il “programma di cambiamento”), che concentra l’aiuto dell’UE su
un numero più ristretto di settori: il sostegno alla democrazia, ai diritti umani
e al buon governo e la creazione di una crescita inclusiva e sostenibile.
Insieme all’approccio “more for more”, questa proposta offrirebbe ulteriori
opportunità di finanziamento per il sostegno alla democrazia tramite tutti gli
strumenti geografici (ENI, DCI) e il FES. Attraverso il
riequilibrio e la ridefinizione delle priorità, la nuova proposta di QFP
introduce un nuovo EIDHR, la cui dotazione di bilancio dovrebbe aumentare del 42%
per raggiungere un totale di 1,578 miliardi di euro, e un nuovo IfS, la cui
dotazione di bilancio dovrebbe aumentare del 37% per raggiungere un totale di 2,828
miliardi di euro. Il campo di applicazione dell’EIDHR è stato riveduto e
semplificato. Il sostegno alla democrazia rappresenterà uno dei quattro
obiettivi, con un approccio mirato che permetterà di concentrarsi su società
politica, pluralismo, libertà dei media, organizzazioni della società civile
impegnate nella responsabilità interna e processi elettorali. Verrà accordata
una maggiore attenzione al seguito delle missioni di osservazione elettorale
dell’UE. Le delegazioni dell’UE che beneficiano di finanziamenti a titolo del
quarto obiettivo - programma di sostegno per paese - saranno incoraggiate a
pubblicare un maggior numero di inviti a presentare proposte. 5. Valutazioni recenti 5.1. Valutazione dell’iniziativa
sulla governance Lanciata nel 2006, l’“iniziativa sulla
governance” (2,3 miliardi di euro finanziati dal 10º FES) era concepita per
conferire una maggiore visibilità politica alla governance nella politica di
cooperazione dell’UE, a incoraggiare i paesi partner a portare avanti i propri
programmi di riforma e a migliorare il dialogo politico su tali questioni. Nel 2011, l’istituto africano per la
governance e l’ECDPM hanno condotto congiuntamente uno studio di supporto per
valutare il processo relativo alla “quota d’incentivazione per la governance” e
per formulare raccomandazioni volte a migliorare l’approccio della Commissione
nel sostegno alla governance nei paesi ACP. Lo studio si è concentrato sull’Africa
per valutare i legami tra questa iniziativa e gli strumenti africani in materia
di governance attualmente in fase di evoluzione come, per esempio, il
meccanismo africano di valutazione inter pares. Secondo i soggetti interessati, pur essendo
arrivata “al momento giusto” l’iniziativa sulla governance ha subito perso lo
slancio, la presa a livello politico e la capacità di fungere da leva nella
maggior parte dei paesi ACP. Tale valutazione complessiva ha permesso di
concludere che l’iniziativa sulla governance · ha svolto in diversi modi la funzione di strumento per l’apprendimento; · presentava un divario tra teoria e prassi. L’iniziativa non ha ottenuto l’impatto atteso,
anche se in Benin e in Ruanda ha permesso di migliorare il dialogo sulla
governance e ha prodotto risultati nelle riforme in questo settore. La raccomandazione conclusiva prevede che l’UE,
pur mantenendo un livello analogo di impegno nel campo della governance, debba
rivedere diversi fattori fondamentali alla base delle proprie strategie di sostegno,
in particolare: · partire dal contesto; · assicurare una maggiore coerenza interna a livello dell’UE; · allineare gli strumenti alle ambizioni; · valutare quali siano le strategie di impegno più adatte (sulla base
delle soluzioni più appropriate per un determinato contesto). 5.2. Assicurare la responsabilità
interna tramite il rafforzamento dei parlamenti Nel 2011 è stata portata a termine una
revisione completa che ha valutato il modo in cui l’UE, nel corso dell’ultimo
decennio, ha offerto il proprio sostegno ai parlamenti in Asia, in America
latina e nei paesi del vicinato. Lo studio ha mostrato che, a partire dal 2000,
l’UE ha speso circa 150 milioni di euro per il rafforzamento dei parlamenti nel
mondo. I progetti che hanno ottenuto risultati positivi sono quelli basati su
un attento lavoro preparatorio, in particolare sulla comprensione del contesto
globale della governance e delle motivazioni degli attori politici. Tali
progetti adottavano generalmente un approccio più a lungo termine e si collocavano
in contesti favorevoli allo sviluppo democratico. Lo studio ha inoltre
sottolineato la necessità di condividere le migliori prassi e di sviluppare
programmi di sostegno parlamentare in concomitanza con altre attività di
appoggio alla democrazia (per esempio il sostegno alla società civile, ai
partiti politici e ai media). Questo processo di revisione si è concluso con
la pubblicazione del documento di riferimento dell’UE “Engaging and Supporting
Parliaments Worldwide: EC strategies and methodologies for action to support
parliaments” (Impegno a sostegno dei parlamenti nel mondo: strategie e
metodologie della CE per azioni a favore dei parlamenti), che funge da
strumento pratico per il personale dell’Unione e altri soggetti interessati. 6. Raccomandazioni 6.1. Proseguimento del processo
pilota Occorre adesso portare a termine il processo
pilota mettendo a punto il “profilo democrazia” e l’analisi delle lacune nei
nove paesi pilota, nonché concordando con le parti interessate le aree di mutua
cooperazione. Si prevede di presentare una relazione sullo stato di avanzamento
alle formazioni pertinenti del Consiglio all’inizio del 2013. 6.2. Follow-up delle
raccomandazioni formulate in seguito alle missioni di osservazione elettorale L’UE guarda adesso all’intero ciclo
elettorale, al di là della giornata elettorale e della eventuale missione di
osservazione elettorale dell’UE (EOM) o delle missioni degli esperti elettorali
(EEM). I programmi di sostegno alla democrazia sono concepiti sempre più spesso
secondo i principi enunciati nelle conclusioni del Consiglio su questo tema. La
caratteristica fondamentale delle relazioni finali EOM/EEM è rappresentata
dalle raccomandazioni dettagliate e costruttive su come migliorare il quadro e
lo svolgimento delle future elezioni e rafforzare le istituzioni democratiche.
Coprendo una vasta gamma di aspetti relativi alla democrazia in un determinato
paese, tali raccomandazioni costituiscono una base eccellente per la
discussione e forniscono sia gli elementi principali di un “profilo democrazia”,
sia un’analisi delle carenze. Sono inoltre utili per l’identificazione delle
possibili aree cui indirizzare la consulenza e l’assistenza tecnica sostenute
dall’UE. Purtroppo, non
viene dato sistematicamente seguito a queste raccomandazioni. Pertanto l’UE sta
prendendo iniziative volte a garantire che il follow-up delle sue EOM sia
coerente, completo e orientato ai risultati, a livello tanto politico quanto
tecnico. Le raccomandazioni a livello politico sono fondamentali per
incoraggiare le autorità ad attuare le riforme necessarie: riflettere i
risultati delle missioni di osservazione elettorale nelle dichiarazioni dell’UE,
nei piani d’azione PEV o nei documenti congiunti di programmazione conferisce
loro maggiore forza e visibilità. Il SEAE ha recentemente lanciato un’iniziativa
per chiedere ai capi missione dell’UE nei paesi interessati di riferire in
merito al seguito dato alle EOM e alle EEM, valutando in quale misura le
autorità nazionali abbiano applicato le raccomandazioni. Inoltre, saranno
organizzate alcuni missioni di follow-up per valutare i progressi conseguiti
nell’attuazione delle raccomandazioni. 6.3. Proiezione oltre i paesi
pilota L’esercizio pilota dimostra l’esigenza di
sviluppare ulteriori metodologie per comprendere meglio la transizione e altri
processi politici. Tutto ciò deve essere accompagnato dalla formazione e da
obiettivi concreti più uniformati, preferibilmente incorporati o collegati ai
cicli di lavoro esistenti. 6.4. Suggerimenti a breve e medio
termine A breve e medio termine, si raccomandano le
seguenti iniziative: · un pacchetto di formazione con linee guida,
manuali di procedure ed elementi di formazione; · l’elaborazione di modelli di democrazia: i
principi di base dovrebbero essere gli stessi (quelli sanciti dalle convenzioni
sui diritti umani), ma le soluzioni pratiche variano notevolmente da un paese
all’altro. L’UE deve conoscere meglio le costituzioni, i sistemi elettorali, i
partiti e i fattori che sostengono od ostacolano il loro funzionamento, l’impatto
delle pratiche tradizionali e del diritto tradizionale, ecc.; · un “profilo democrazia” standard per ogni
paese partner, contenente determinati elementi standard e misurabili che
agevolino una valutazione uniforme dello stato della democrazia in tutti i
paesi; · un ricorso più sistematico agli inviti a presentare proposte locali
dell’EIDHR per sostenere gli attori locali e i
processi nazionali di democratizzazione, a complemento del dialogo politico e
dello sviluppo di capacità istituzionali; · comunicazioni regolari con le delegazioni, la
sede centrale e gli Stati membri dell’UE sui risultati delle attività a
sostegno della democrazia tra gli operatori e gli attori politici; · piani d’azione globali sul sostegno alla democrazia per i paesi pilota, che comprendano precisi parametri di riferimento e
scadenze. Occorre garantire che uno dei tre settori di concentrazione riguardi
la governance democratica. [1] Conclusioni del Consiglio sul sostegno alla democrazia
nelle relazioni esterne dell’UE - Relazione 2010 sull’andamento dei lavori e
elenco dei paesi pilota proposti, Bruxelles, 10 dicembre 2010. [2] Conclusioni del Consiglio sul sostegno alla democrazia
nelle relazioni esterne dell’UE, Bruxelles, 17 novembre 2009. [3] Benin, Bolivia, Ghana, Libano, Indonesia, Kirghizistan, Maldive,
Mongolia e Isole Salomone. La Repubblica centrafricana, la Moldova e le
Filippine non hanno partecipato. [4] Comunicazione alla Commissione europea, Il futuro
approccio al sostegno dell’Unione europea al bilancio dei paesi terzi, 13
ottobre 2011. [5] Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo,
al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle
regioni, “Potenziare l’impatto della politica di sviluppo dell’Unione europea:
un programma di cambiamento”, COM (2011) 637 del 13 ottobre 2011.