15.2.2013   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 44/147


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni «Partenariato europeo per l’innovazione relativo all’acqua»

COM(2012) 216 final

2013/C 44/26

Relatrice: LE NOUAIL MARLIÈRE

La Commissione europea, in data 10 maggio 2012, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Partenariato europeo per l'innovazione relativo all'acqua

COM(2012) 216 final.

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 22 novembre 2012.

Alla sua 485a sessione plenaria, dei giorni 12 e 13 dicembre 2012 (seduta del 13 dicembre), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 126 voti favorevoli, 5 voti contrari e 11 astensioni.

1.   Conclusioni e raccomandazioni

1.1

Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) accoglie con favore la comunicazione della Commissione europea sul partenariato europeo per l'innovazione (European Innovation Partnership, EIP) (in prosieguo «il partenariato») relativo all'acqua ma propone alcuni chiarimenti e miglioramenti intesi ad eliminare gli ostacoli che impediscono il corretto sviluppo dell'innovazione nel settore delle risorse idriche.

1.2

L'innovazione relativa all'acqua in Europa dovrebbe basarsi su un approccio integrale - che tenga conto dell'intero ciclo idrico e che preveda come obiettivo principale da raggiungere in tutta Europa «un buono stato delle acque superficiali e sotterranee», come previsto dalla direttiva quadro europea in materia di acque (1) - e sullo sviluppo della protezione della risorsa mediante l'applicazione del principio «chi inquina paga», che dovrebbe costituire un deterrente sufficiente a prevenire l'inquinamento ed evitare l'immunità di quanti sarebbero costretti a pagare.

1.3

Il piano strategico di attuazione delle priorità del partenariato deve tener conto del fatto che oltre un milione di persone in Europa non hanno accesso a risorse idriche sicure, pulite e a buon mercato, e diversi milioni non dispongono di servizi igienico-sanitari. Il soddisfacimento dei bisogni di queste persone costituisce una priorità in un'ottica di inclusione e di lotta contro la povertà.

1.4

I fornitori pubblici di servizi idrici, gli utenti e i consumatori devono avere più peso nel processo decisionale sul partenariato relativo all'acqua. È inoltre necessario che il partenariato stesso si traduca in un miglioramento del coordinamento di tutti gli operatori, che i vantaggi dell'innovazione raggiungano il livello locale e che sia facilitata la partecipazione delle organizzazioni rappresentative della società civile alle nuove reti e gruppi che si verrebbero a creare.

1.5

A giudizio del CESE occorre mettere a disposizione in maniera trasparente i risultati delle ricerche finanziate per i partenariati per l'innovazione relativi all'acqua, attraverso il Settimo quadro europeo di ricerca e di sviluppo, tenuto conto dello specifico carattere essenziale dell'acqua per le popolazioni.

1.6

Il CESE sconsiglia di considerare le innovazioni in questo settore sensibile dal solo punto di vista della protezione commerciale e raccomanda di facilitarne l'accesso alle diverse istanze, organismi ed enti territoriali locali, nonché alle imprese dell'economia sociale.

1.7

Il CESE chiede alla Commissione di raddoppiare gli sforzi per garantire la trasparenza e il coordinamento di alcune importanti iniziative in corso collegate al complesso tema dell'acqua. Occorre ad esempio che la Commissione fornisca alcune precisazioni riguardo alle sinergie e al funzionamento congiunto dei recenti partenariati relativi all'acqua, l'agricoltura e le materie prime.

1.8

Non vi sarà una vera politica di ricerca e di innovazione per l'acqua senza trasparenza e senza una politica dell'occupazione inclusiva che preveda fin da ora garanzie in materia di adeguatezza del numero dei lavoratori, formazione, riconoscimento delle qualifiche e tecnologie in grado di migliorare la salute e la sicurezza – sia nei processi di depurazione e di trattamento dell'acqua sia nei servizi igienico-sanitari – e di assicurare l'ottimizzazione di tutte le missioni nella loro diversità e a tutti i livelli.

1.9

Il CESE richiama l'attenzione sul ruolo delle reti di organizzazioni della società civile, che dovrebbe essere riconosciuto e valorizzato, oltre a formare oggetto di ricerca per quanto riguarda il potenziale di innovazione che presentano tali reti, per via della loro esperienza e del loro capitale di conoscenze.

2.   Introduzione

2.1

Con la sua strategia Europa 2020, l'UE intende rimettere in sesto l'economia europea per consentirle di tornare a generare occupazione, competitività e coesione sociale.

2.2

La strategia Europa 2020 per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva sottolinea il ruolo centrale che svolgono la conoscenza e l'innovazione nella crescita. Nella sua proposta di programma quadro dell'UE per la ricerca e l'innovazione (2014-2020) (2), la Commissione ha suggerito un aumento del bilancio dell'UE destinato alla R&S portandolo a 80 miliardi di euro per Orizzonte 2020, e gli Stati membri si sono impegnati realizzare l'obiettivo dell'UE di investire in media il 3 % del PIL dell'Unione nella ricerca entro il 2020 (cfr. anche il parere del CESE INT/571 sul finanziamento della ricerca e dell'innovazione (3)).

2.3

Per questo motivo lo Spazio europeo della ricerca (SER) è al centro della strategia Europa 2020 e dell'iniziativa faro L'Unione dell'innovazione  (4), e il Consiglio europeo ha chiesto che il SER fosse completato entro il 2014 (5). L'iniziativa L'Unione dell'innovazione mira a garantire che i nuovi prodotti e servizi ad alta intensità di conoscenza contribuiscano in maniera significativa alla crescita e all'occupazione, e a limitare la fuga di cervelli. Per conseguire tale obiettivo è indispensabile poter contare su una base scientifica di livello veramente mondiale.

2.4

Secondo la proposta in esame (6), i partenariati europei per l'innovazione proposti dall'iniziativa faro Europa 2020 L'Unione dell'innovazione  (7), propongono un approccio strategico e un quadro per affrontare le carenze strutturali e metodologiche del sistema europeo di ricerca e innovazione in modo da accelerare le innovazioni in grado di apportare un contributo significativo per risolvere le sfide che la società deve affrontare. I suddetti partenariati potrebbero costituire una modalità di condivisione delle competenze e delle risorse rispetto a priorità politiche cruciali, tramite la mobilitazione e il collegamento di tutte le parti interessate, al di là delle politiche, dei settori di interesse e dei confini nazionali, affinché i cittadini possano usufruire più velocemente dei potenziali vantaggi derivanti dai progressi ottenuti e dall'innovazione (come raccomanda il CESE nel suoi pareri INT/599 Partenariati nella ricerca e nell'innovazione  (8) e NAT/546 Piano d'azione per l'ecoinnovazione (Eco-AP)  (9)). È importante sottolineare che ad eccezione dei 40 milioni di euro previsti nell'ambito del Settimo programma quadro per la ricerca e lo sviluppo, il partenariato relativo all'acqua non prevede alcun tipo di finanziamento supplementare rispetto alle risorse attuali e che il suo obiettivo è limitato alla ricerca di sinergie e al coordinamento degli strumenti esistenti.

2.5

L'importanza dell'innovazione nel settore della gestione delle risorse idriche è un fatto riconosciuto dagli Stati membri dell'UE. Il 21 giugno 2011 il Consiglio dell'Unione europea ha invitato la Commissione «a studiare un partenariato per l'innovazione in materia di acque in stretta cooperazione con gli Stati membri, al fine di raggiungere un uso sostenibile ed efficiente delle risorse idriche» (10).

2.6

L'importanza dell'impegno da parte dell'Europa per una gestione sostenibile dell'acqua in quanto risorsa fondamentale emerge chiaramente dall'iniziativa faro Un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse  (11) nell'ambito della strategia Europa 2020. La Tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse  (12) evidenzia gli incrementi di efficienza che è possibile ottenere. Gli obiettivi strategici del partenariato europeo per l'innovazione, da conseguire entro il 2020, sono i seguenti:

(i)

fornire a tutti gli utilizzatori risorse idriche sicure, disponibili e a buon mercato, garantendo al contempo la presenza di sufficienti risorse idriche per l'ambiente;

(ii)

conseguire un relativo disaccoppiamento tra l'esaurimento delle risorse idriche e il livello di attività economica nei settori chiave dell'UE;

(iii)

mantenere e migliorare il «buono stato» delle acque nei bacini fluviali di tutta l'UE.

2.7

La Commissione sta elaborando un programma relativo alla salvaguardia delle risorse idriche europee, che rappresenta una tappa fondamentale nella tabella di marcia verso l'efficienza nell'impiego delle risorse. Il documento presenterà, entro la fine del 2012, la risposta politica alle sfide rappresentate dai problemi e dalle lacune in materia di attuazione dell'attuale quadro per la gestione delle risorse idriche dell'UE. Tale progetto e il partenariato per l'innovazione saranno messi a punto in stretto coordinamento. Inoltre, il partenariato si baserà sul Piano d'azione per l'ecoinnovazione (13).

2.8

La politica per la protezione delle risorse idriche dovrebbe poter prevedere una compensazione per le restrizioni dell'attività economica imposte nelle aree interessate da forme gravi di inquinamento. In questi casi particolari, gli aiuti di Stato aggiornati potrebbero essere adeguati e consentire di tenere conto del piano europeo per la protezione delle risorse idriche.

3.   Considerazioni generali

3.1

Il gruppo di lavoro per il partenariato europeo per l'innovazione relativo all'acqua, nella sua prima riunione del 25 settembre, ha individuato otto ambiti prioritari:

l'interconnessione energia/risorse idriche – Quella della produzione energetica è un'industria ad elevato consumo d'acqua che ha pertanto una significativa impronta idrica;

la gestione delle risorse idriche – Una corretta gestione è indispensabile per la gestione sostenibile delle risorse idriche;

il finanziamento dell'innovazione – Occorrerebbe finanziare la cooperazione tra attori del settore pubblico (partenariati pubblico/pubblico) nonché tra attori pubblici e privati. La spesa pubblica deve soddisfare gli interessi pubblici senza alimentare i profitti privati;

il riutilizzo e il riciclo dell'acqua – L'innovazione in questo settore deve basarsi su un approccio integrale che tenga conto dell'intero ciclo idrico. L'acqua è una risorsa rinnovabile: per assicurarne un utilizzo sostenibile è indispensabile evitare di perturbare il ciclo idrico

il trattamento delle acque e delle acque reflue – In questo settore l'innovazione negli ultimi decenni è stata insufficiente, specialmente per quanto concerne il trattamento delle acque reflue municipali. Un metodo importante per riottenere risorse dalle acque reflue consiste nel recupero dei nutrienti.

gestione dei rischi relativi ad eventi estremi collegati alle risorse idriche (inondazioni e siccità);

modelli di gestione e monitoraggio;

servizi ecosistemici.

3.2

Secondo la relazione del programma comune OMS/UNICEF di monitoraggio dell'acqua e dei servizi igienico-sanitari, entro il 2015 circa il 92 % della popolazione mondiale avrà accesso all'acqua potabile migliorata (sistemi di canalizzazione o pozzi protetti), rispetto all'89 % (pari a 6,1 miliardi di esseri umani) del 2010.

3.3

Sebbene le Nazioni Unite riconoscano il diritto universale all'acqua e ai servizi igienico-sanitari, oltre l'11 % della popolazione mondiale, ovvero 783 milioni di persone, non ha ancora accesso a fonti di acqua potabile sicura e due miliardi e mezzo di persone non dispongono di reti fognarie.

3.4

L'acqua è indispensabile per quasi tutte le attività umane, economiche e sociali: produzione industriale, energetica, agricola, trasporti, attività ricreative, conservazione della biodiversità e del patrimonio culturale e naturale. Non ci può essere sicurezza alimentare o energetica in Europa o nel mondo se non ci si preoccupa della risorsa primaria, ovvero l'acqua, che con la terra costituisce una delle principali sfide del XXI secolo. La seconda metà del secolo precedente ci ha purtroppo lasciato in eredità ambienti naturali acquatici degradati, indeboliti, prosciugati e inquinati.

3.5

Il futuro di questa risorsa è seriamente ipotecato da un modello di sviluppo economico devastante per l'ambiente che considera l'acqua un bene naturale sfruttabile come tutti gli altri, provocando in tal modo il sovrasfruttamento delle falde freatiche, l'inquinamento dei suoli, dei corsi d'acqua e degli oceani, nonché l'alterazione del ciclo idrico e il peggioramento dello stato ecologico della risorsa e del suo impatto sulla biodiversità, a livello sia europeo che mondiale. Affinché una politica dell'acqua possa risultare equa, efficace e sostenibile, bisogna accettare che l'acqua non sia considerata come un bene ma come un patrimonio universale da proteggere e da difendere (14).

3.6

La gestione dell'acqua dovrebbe permettere di rispondere ai bisogni delle popolazioni, assicurando al tempo stesso la conservazione della risorsa per le generazioni future. È quindi urgente prendere pienamente coscienza e la ricerca per l'innovazione dovrebbe inquadrarsi in questa prospettiva. Ciò mette in evidenza l'importanza del partenariato relativo all'acqua, in quanto strumento atto a migliorare l'efficacia materiale e finanziaria della gestione integrata delle risorse idriche.

3.7

Questo obiettivo non può essere tuttavia conseguito lasciando il controllo e la gestione delle risorse unicamente alle imprese e ai grandi gruppi privati mondiali, né accelerando la privatizzazione dell'innovazione e della ricerca in questo settore vitale: viceversa, gli strumenti migliori per costruire società eque, sostenibili, pacifiche e democratiche sono proprio i servizi pubblici di qualità e quindi gli investimenti in tali servizi, sostenuti da politiche fiscali corrette a favore dell'innovazione e della ricerca, saranno parte della soluzione alla crisi economica, favorendo l'accesso universale ai servizi vitali e fondamentali e alla crescita economica. Tale presupposto giustifica l'istituzione di partenariati fondati sulla gestione pubblica delle risorse idriche e sulla ricerca finanziata con fondi pubblici attraverso il Settimo programma quadro.

3.8

A livello europeo, gli Stati membri dovrebbero esercitare la loro influenza per opporsi alla liberalizzazione dei servizi idrici e igienico-sanitari, perché essi vengano considerati servizi pubblici di interesse generale e perché l'Europa si impegni più direttamente a livello internazionale a favore dell'effettiva applicazione del diritto all'acqua. Il CESE sconsiglia di considerare le innovazioni in questo settore sensibile dal solo punto di vista della protezione commerciale e raccomanda di facilitarne l'accesso alle diverse istanze, organismi ed enti territoriali locali, nonché alle imprese dell'economia sociale.

3.9

I processi e le soluzioni adottate nel quadro del partenariato relativo all'acqua dovrebbero entrare a far parte delle misure di adattamento intese ad affrontare gli effetti previsti dei cambiamenti climatici.

4.   Osservazioni specifiche

4.1

Il Comitato prende atto della costituzione di un gruppo di esperti di alto livello e di una task force con lo scopo di elaborare una strategia per il partenariato relativo all'acqua, approfittando anche per definire le priorità dell'innovazione in materia di politica dell'acqua e per rafforzare l'applicazione effettiva del diritto a un'acqua sana, sia quantitativamente che qualitativamente, in modo da incoraggiare una gestione sostenibile delle risorse.

4.2

Tale obiettivo può essere conseguito adottando processi di innovazione che prevedano l'utilizzo delle tecnologie innovative più moderne, tenendo conto dello stato della gestione integrata dei bacini a livello regionale e a condizione di controllare le attività di prevenzione dell'inquinamento. La gestione sostenibile delle risorse dovrà essere assicurata per mezzo di una ripartizione tra i diversi impieghi, garantendo uno sviluppo umano, economico e ambientale sostenibile dei territori attraverso la pianificazione degli utilizzi nel quadro della gestione integrata delle risorse idriche, il ripristino della qualità degli ambienti acquatici, la promozione di processi di controllo dei consumi e di prevenzione delle forme di inquinamento in tutta la catena di utilizzo (dal consumo al ritrattamento) e infine il divieto dei processi inquinanti e il sanzionamento dei soggetti che inquinano.

4.3

Questi obiettivi devono essere conseguiti mediante un finanziamento corretto e un contributo equo e proporzionato – ripartito tra tutti gli utilizzatori e gli utenti, industriali, agricoli e domestici – gestiti dalle autorità pubbliche attraverso la ricerca della «migliore governance», come raccomanda il CESE nel suo parere esplorativo NAT/495 Integrazione della politica dell'acqua  (15).

4.4

Una politica dell'acqua equa ed efficace e l'attuazione del partenariato relativo all'acqua richiedono una politica dell'occupazione innovativa che preveda che i lavoratori formati e qualificati, specialmente per i posti di lavoro creati o trasformati, siano protetti da uno statuto unico garante dell'esercizio della loro missione di gestione di un bene pubblico e possano altresì esercitare il diritto, loro riconosciuto, di intervenire in ambito economico, sociale e ambientale. Infine, dovrebbero essere ricercate misure innovative volte a ridurre la gravosità delle condizioni di lavoro e l'impatto sulla salute per coloro che operano nel settore dei servizi igienico-sanitari.

4.5

Realizzazione di indagini epidemiologiche tra i lavoratori delle reti fognarie, rafforzamento dei comitati per l'igiene, la sicurezza e le condizioni di lavoro, miglioramento dei successivi controlli medici, sistemi di protezione e strumenti di rilevamento del gas e degli inquinanti sono solo alcuni dei temi di ricerca, sia sociali che tecnici, che dovrebbero essere approfonditi durante l'elaborazione del piano strategico di attuazione delle priorità del partenariato per l'innovazione da parte del gruppo di lavoro.

4.6

Esistono anche altre questioni, come garantire l'accesso universale, preservare la risorse e conciliare l'interesse generale, che il gruppo di lavoro dovrebbe prendere fin da ora in considerazione durante l'elaborazione del piano strategico di attuazione delle priorità del partenariato, che dovrà proporre e la cui adozione è prevista il 18 dicembre 2012.

4.7

Un partenariato relativo all'acqua che funzioni secondo il piano strategico proposto e adottato deve comprendere anche le appropriate piattaforme tecnologiche europee, non soltanto come fonte di informazione sullo stato effettivo delle cose in un dato luogo/settore, ma anche come soggetti che partecipano alla ricerca, allo sviluppo e all'attuazione delle nuove tecnologie (16).

4.8

Accanto ai temi orizzontali e alle priorità stabilite, il CESE raccomanda che nei singoli progetti di innovazione si presti attenzione anche all'interazione tra l'acqua e il suolo, in particolare laddove si tratterà della gestione delle acque di superficie.

4.9

I periodi di siccità, gli incendi e le inondazioni aumenteranno sia in durata che in entità, rendendo quindi necessaria, malgrado le politiche di austerità, la conservazione di servizi pubblici dell'acqua, di soccorso e di gestione delle calamità adatti a questo nuovo ambiente imprevedibile. La ricerca di innovazioni deve concentrarsi anche sul ruolo dell'acqua nella preservazione degli ecosistemi e della biodiversità.

4.10

Le autorità pubbliche e le aziende idriche devono adottare misure intese a prevenire l'inquinamento delle acque, che non soltanto mantengano la qualità dell'acqua in maniera sostenibile ma impediscano altresì il verificarsi di danni potenzialmente irreversibili dovuti a fattori di rischio noti (inquinanti organici persistenti, interferenti endocrini) ma anche ignoti, derivanti dall'accumulo di sostanze chimiche, tra cui le nanoparticelle, che si possono verosimilmente considerare come fattori di rischio supplementari. È essenziale valutare questi nuovi rischi, che potrebbero costituire una grave minaccia per la salute pubblica.

4.11

La tariffazione dell'acqua si propone di contribuire a preservare la risorsa in termini quantitativi. Il CESE raccomanda una tariffazione che tenga conto dell'accesso da parte di tutti, in considerazione del suo carattere essenziale e non commerciale; sottolinea tuttavia che la tariffazione non risolve il problema in quanto non si tratta soltanto della quantità ma anche della qualità dell'acqua. Per tale motivo devono essere adottate misure pubbliche intese a sensibilizzare i privati e gli utenti industriali e agricoli in merito all'alterazione della qualità dell'acqua e agli strumenti meno costosi per porre rimedio a questo problema, ossia la prevenzione.

4.12

Sotto l'effetto del cambiamento climatico e delle attività umane l'acqua si rarefa, aumenta l'intensità dell'inquinamento e si amplificano le conseguenze. È un problema che l'Europa deve affrontare e sul quale deve svolgere le ricerche necessarie. Essa deve infatti contribuire a far progredire la comunità internazionale in materia, utilizzando la propria politica di cooperazione e sviluppo per mobilitare i fondi di aiuto allo scopo di sviluppare l'accesso all'acqua e ai mezzi per porre rimedio alla sua alterazione (17).

4.13

Il CESE osserva che gli effetti delle disparità regionali nell'insieme del territorio europeo sono particolarmente accentuati in questo ambito (siccità e inondazioni) e devono costituire un aspetto di cui è necessario che tengano conto gli orientamenti del gruppo di redazione: alcuni si chiedono se non sia possibile «garantire una compensazione tra le zone in cui c'è troppa acqua e quelle in cui non ce n'è abbastanza».

4.14

Non vi sarà una vera politica di ricerca e di innovazione per l'acqua senza trasparenza e senza una politica dell'occupazione inclusiva che preveda fin da ora garanzie in materia di adeguatezza del numero dei lavoratori, formazione, riconoscimento delle qualifiche e tecnologie in grado di migliorare la salute e la sicurezza - sia nei processi di depurazione e di trattamento dell'acqua sia nei servizi igienico-sanitari - e di assicurare l'ottimizzazione di tutte le missioni nella loro diversità e a tutti i livelli.

4.15

Secondo l'UN-Water Decade Programme on Capacity Development («Programma decennale ONU-Acqua per lo sviluppo delle capacità») e la sua recente pubblicazione Water and the Green Economy. Capacity Development Aspects («L'acqua e l'economia verde, aspetti relativi allo sviluppo delle capacità») (2012) (18), occorre rinquadrare il problema nella giusta dimensione per rispondere alle sfide poste dovunque dalla rarefazione e dal deterioramento della qualità dell'acqua, fenomeni imputabili all'impiego di metodi di sviluppo aggressivi in tutto il mondo. In altri termini, non è possibile contenere indefinitamente le contaminazioni, poiché anche l'acqua è un vettore. D'altra parte esistono già molte nuove tecnologie che corrono però il rischio di diventare obsolete non appena vengono introdotte, fintanto che non vengono presi in considerazione tutti gli elementi allo stesso tempo: ad esempio, per dissalare l'acqua serve energia, mentre affinché l'acqua possa essere riutilizzata per i cosiddetti impieghi secondari (agricoltura) essa non deve aver subito effetti di inquinamento a catena.

4.16

L'Agenzia europea per l'ambiente, nel suo ultimo rapporto annuale (2011) ha espresso le stesse preoccupazioni. Ne consegue quindi che l'acqua, anche se rinnovata e trattata, non è certo inesauribile, né qualitativamente né quantitativamente, e che la ricerca e l'innovazione nel settore dell'acqua devono essere ampliate per renderne l'utilizzo durevole e sostenibile in tutti i settori, nonché per controllare i fenomeni di inquinamento e in particolare l'inquinamento diffuso (19).

4.17

Il CESE richiama l'attenzione sul ruolo delle reti di organizzazioni della società civile, che dovrebbe essere riconosciuto e valorizzato, oltre a formare oggetto di ricerca per quanto riguarda il potenziale di innovazione che presentano tali organizzazioni, per via della loro esperienza e del loro capitale di conoscenze.

4.18

Il CESE ricorda che le norme di qualità dell'acqua dovrebbero essere le stesse in tutto il territorio europeo, così come i criteri della sua valutazione.

4.19

L'acqua, il suo utilizzo, la sua gestione e il suo futuro suscitano passioni, interessi e inquietudini diverse a seconda degli interlocutori. A questo proposito il CESE ribadisce la necessità di considerare seriamente sia la consultazione obbligatoria nel quadro della gestione integrata dei bacini idrografici, sia la consultazione obbligatoria delle organizzazioni della società civile in merito alla partecipazione dei cittadini alle decisioni che li riguardano in materia di ambiente e al loro accesso alla giustizia, previsti nel quadro della convenzione di Aarhus; chiede inoltre alla Commissione di presentare una relazione di valutazione su questi due punti, affinché l'UE possa utilizzarne i dati utili per le sue ricerche sull'innovazione e a titolo di contributo della società civile ai partenariati.

4.20

Il CESE sconsiglia di trattare le innovazioni in questo ambito sensibile dal solo punto di vista della protezione commerciale; raccomanda inoltre di facilitarne l'accesso alle diverse istanze, organismi ed enti territoriali locali, nonché alle imprese dell'economia sociale. A questo proposito si interroga sulla partecipazione dei «servizi del ministero cinese della Scienza e della tecnologia», al comitato direttivo ad alto livello del «Partenariato europeo per l'innovazione relativo all'acqua» (20): se infatti nell'ambito della cooperazione esterna allo sviluppo, il CESE potrebbe approvare una partecipazione diretta alla definizione di una strategia europea da parte del suddetto ministero, ci si chiede perché gli altri paesi emergenti siano invece rappresentanti da appena uno di loro? E perché a questa «task force europea» non partecipano altri paesi interessati da alcuni necessari trasferimenti di tecnologie (21)?

Bruxelles, 13 dicembre 2012

Il presidente del Comitato economico e sociale europeo

Staffan NILSSON


(1)  Direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 ottobre 2000, che istituisce un quadro per l'azione comunitaria in materia di acque.

(2)  COM(2012) 392 final - Un partenariato rafforzato per lo Spazio europeo della ricerca a favore dell'eccellenza e della crescita.

(3)  GU C 318, del 29.10.2011, pag. 121 e GU C 218 del 23.07.2011, pag. 87.

(4)  COM(2010) 546 final - Iniziativa faro Europa 2020 - L'Unione dell'innovazione.

(5)  «L'Europa ha bisogno di uno spazio della ricerca unificato per attrarre talenti e investimenti. Le restanti lacune devono pertanto essere colmate rapidamente e lo spazio europeo della ricerca deve essere completato entro il 2014 al fine di creare un reale mercato unico della conoscenza, della ricerca e dell'innovazione» (Conclusioni del Consiglio europeo, febbraio 2011 e marzo 2012).

(6)  COM(2012) 216 final - Partenariato europeo per l'innovazione relativo all'acqua.

(7)  COM(2010) 546 final - Iniziativa faro Europa 2020 - L'Unione dell'innovazione.

(8)  GU C 229, del 31.7.2012, pag. 39.

(9)  GU C 351, del 15.11.2012, pag. 65.

(10)  Conclusioni del Consiglio dell'Unione europea del 21 giugno 2011 (doc. 11308/11).

(11)  COM(2011) 21 final - Un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse.

(12)  COM(2011) 571 final - Tabella di marcia verso un'Europa efficiente nell'impiego delle risorse.

(13)  COM(2011) 899 final. Innovazione per un futuro sostenibile - Piano d'azione per l'ecoinnovazione (Eco-AP).

(14)  L'acqua «è un bene comune dell'umanità e un bene pubblico. L'accesso all'acqua dovrebbe essere un diritto universale e fondamentale», afferma la risoluzione (P7_TA2012-0273), elaborata da Richard SEEBER (PPE-AT) e approvata per alzata di mano il 3 luglio 2012.

(15)  GU C 248 del 25.8.2011, pag. 43.

(16)  GU C 299, del 4.10.2012, pagg. 12-16.

(17)  GU C 229, del 31.7.2012, pagg. 133-139.

(18)  Water and the Green Economy. Capacity Development Aspects (2012). Cur: Reza Ardakanian, Dirk Jaeger, UNW-DPC, Bonn, Germania.

(19)  GU C 229 del 31.7.2012, pagg. 116-118.

(20)  Commissione europea: Partenariato europeo per l'innovazione relativo all'acqua – comitato direttivo ad alto livello.

(21)  GU C 68 del 6.3.2012, pag. 28.


ALLEGATO I

al Parere del Comitato economico e sociale europeo

Il seguente emendamento, che ha ottenuto oltre un quarto dei voti espressi, è stato respinto nel corso delle deliberazioni:

Punto 2.8

Modificare come segue:

La politica per la protezione delle risorse idriche dovrebbe poter prevedere una compensazione per le restrizioni dell'attività economica imposte per garantire la conservazione delle risorse idriche nelle aree interessate da forme gravi di inquinamento. In questi casi particolari, gli aiuti di Stato aggiornati potrebbero essere adeguati e consentire di tenere conto del piano europeo per la protezione delle risorse idriche.

Esito della votazione:

Voti favorevoli:

46

Voti contrari:

63

Astensioni:

27