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5.2.2013 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea |
CE 33/198 |
Giovedì 7 luglio 2011
Repubblica democratica del Congo, sugli stupri di massa nella provincia del Kivu meridionale
P7_TA(2011)0340
Risoluzione del Parlamento europeo del 7 luglio 2011 sulla Repubblica democratica del Congo e sugli stupri di massa nella provincia del Kivu meridionale
2013/C 33 E/23
Il Parlamento europeo,
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viste le sue precedenti risoluzioni sulla Repubblica democratica del Congo (RDC), |
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visto l'accordo di partenariato di Cotonou firmato nel giugno 2000, |
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visti gli orientamenti dell'Unione europea sulle violenze contro le donne e la lotta contro tutte le forme di discriminazione nei loro confronti, |
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visto lo statuto di Roma della Corte penale internazionale adottato nel 1998, e in particolare gli articoli 7 e 8 che definiscono lo stupro, la schiavitù sessuale, la prostituzione forzata, la gravidanza forzata e la sterilizzazione forzata o qualunque altra forma di violenza sessuale come crimini contro l'umanità e crimini di guerra, assimilandoli a una forma di tortura e a un crimine di guerra grave, a prescindere dal fatto che tali atti siano perpetrati sistematicamente o meno durante conflitti interni o internazionali, |
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viste le risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite 1325 (2000) e 1820 (2008) sulle donne, la pace e la sicurezza, e 1888 (2009) sugli atti di violenza sessuale contro donne e bambini in situazioni di conflitto armato, |
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vista la risoluzione 1925 (2010) del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite, che specifica il mandato della missione ONU nella RDC (MONUSCO), |
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vista la risoluzione 1991 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, del 28 giugno 2011, che proroga il mandato della MONUSCO, |
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vista la dichiarazione del 23 giugno 2011 resa dalla Rappresentante speciale per le violenze sessuali in situazioni di conflitto armato, Margot Wallström, |
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vista la dichiarazione finale del sesto incontro regionale dell'assemblea parlamentare paritetica ACP-UE, tenutosi a Yaoundé, in Camerun, il 28 e 29 aprile 2011, |
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vista la legge sulla violenza sessuale adottata dal parlamento della RDC nel 2006, concepita per accelerare i procedimenti giudiziari per stupro e imporre sanzioni più severe, |
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visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento, |
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A. |
considerando che 170 persone sono state vittime di stupri o violenze fisiche tra il 10 e il 12 giugno 2011 nei villaggi di Nakiele e Abala, nella provincia del Kivu meridionale; che membri dello stesso gruppo armato responsabile di tali atti erano già stati implicati in stupri di massa, arresti e saccheggi nella stessa regione nel gennaio 2011, |
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B. |
considerando che la situazione della sicurezza nel Kivu meridionale rimane estremamente fragile e che i disordini che interessano la parte orientale della RDC hanno comportato una moltiplicazione delle violazioni dei diritti umani e dei crimini di guerra, tra i quali atti di violenza sessuale contro le donne, stupri di massa e altri atti di tortura, il massacro di civili e l'arruolamento massiccio di bambini soldato, commessi da gruppi armati di ribelli e dalle forze armate e di polizia del governo, |
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C. |
considerando che lo stupro, vera arma di guerra impiegata dai combattenti per intimidire, punire e controllare le loro vittime, si è esteso in modo impressionante nella zona orientale della RDC dopo l'inizio delle operazioni militari nel 2009; che le atrocità contro le donne si articolano intorno allo stupro, lo stupro collettivo, la schiavitù sessuale, l'omicidio, e che hanno conseguenze di vasta portata come la distruzione fisica e psicologica delle donne, |
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D. |
considerando che il 29 giugno 2011 il Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite ha deciso di estendere di un altro anno la missione dell'ONU nella RDC (MONUSCO), e ricordando che la missione dispone di un mandato che la autorizza a ricorrere a tutti i mezzi necessari per proteggere i civili dalle violazioni del diritto internazionale umanitario e dei diritti umani, |
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E. |
considerando che le vittime di stupri si trovano dinanzi a una mancanza considerevole di infrastrutture e nell'impossibilità di beneficiare di un'assistenza o di cure mediche adeguate; che le donne sono deliberatamente aggredite in pubblico, che tali aggressioni le privano sovente del loro posto nella società e della possibilità di prendersi cura dei figli e le espongono a rischi elevati di contagio da virus dell'AIDS; che la risposta medica d'emergenza è assicurata unicamente dalle numerose ONG attive in loco, il cui coordinamento e accesso alle vittime non sono più assicurati, |
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F. |
considerando che l'incapacità della RDC di consegnare alla giustizia i membri del proprio esercito e dei gruppi armati per crimini condannati dal diritto internazionale ha favorito una cultura dell'impunità; che l'esercito congolese non dispone di risorse umane, tecniche e finanziarie sufficienti per realizzare le proprie missioni nelle province orientali della RDC e per assicurare la protezione della popolazione, |
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G. |
considerando che l'attuazione della legge sulla violenza sessuale, adottata dal Parlamento della RDC nel 2006, è molto limitata, |
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H. |
considerando che i media hanno un ruolo essenziale da svolgere affinché la mobilitazione resti forte e per sensibilizzare l'opinione pubblica, |
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1. |
condanna fermamente gli stupri di massa, gli atti di violenza sessuale e altre violazioni dei diritti umani perpetrati tra il 10 e il 12 giugno 2011 nella regione del Kivu meridionale; si unisce al dolore e alla sofferenza di tutte le vittime di atti di violenza sessuale, in particolare di stupri di massa, commessi ripetutamente nella parte orientale della RDC negli ultimi quattro anni; |
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2. |
chiede al governo della RDC di considerare la lotta contro gli stupri di massa e le violenze sessuali contro le donne una priorità nazionale; |
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3. |
si compiace della decisione dell'ONU di condurre un'indagine su tali avvenimenti; chiede che tali crimini formino oggetto di indagini immediate, indipendenti e imparziali in conformità delle norme internazionali; deplora che criminali di guerra continuino a occupare alte posizioni di comando; chiede l'adozione di misure efficaci e immediate che garantiscano la protezione delle vittime e dei testimoni durante e dopo tali indagini; |
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4. |
chiede alla Commissione e alla RDC di sottoporre a revisione il documento di strategia nazionale relativo alla RDC e il programma indicativo nazionale del 10o FES (2008-2013), con l'obiettivo di fare della questione degli stupri di massa e delle violenze sessuali contro le donne una priorità nazionale per combattere l'impunità; |
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5. |
esprime preoccupazione per il rischio di banalizzazione degli atti di violenza sessuale; sottolinea che è responsabilità del governo della RDC garantire la sicurezza nel proprio territorio e proteggere i civili; ricorda al presidente Kabila che si è impegnato in prima persona a condurre una politica di tolleranza zero nei confronti delle violenze sessuali e a perseguire gli autori dei crimini di guerra e crimini contro l'umanità commessi nel paese, nonché a cooperare con la Corte penale internazionale e i paesi della regione; |
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6. |
plaude al lavoro delle ONG che prestano soccorso alle vittime di stupri e crimini di guerra, in particolare alle cure mediche prodigate da alcuni ospedali come quello di Panzi a Bukavu; sottolinea che la maggioranza delle vittime di aggressioni sessuali non beneficia dell'assistenza medica, sociale o giuridica necessaria; suggerisce che il governo della RDC elabori un programma completo di assistenza alle vittime e di reintegrazione di queste ultime nella società congolese e nel mercato del lavoro; chiede alla Commissione di mettere a disposizione ulteriori finanziamenti per la lotta contro le violenze sessuali e di adoperarsi per la creazione di case per le vittime di violenze sessuali nelle zone critiche; suggerisce la messa in atto di un progetto pilota per migliorare l'assistenza medica offerta alle vittime di violenze sessuali nella RDC; |
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7. |
esprime preoccupazione per il fatto che il sottogruppo GBV (gender-based violence, violenza di genere), che avrebbe dovuto assicurare il coordinamento della risposta umanitaria alle violenze sessuali, sia stato soppresso un anno e mezzo fa per mancanza di leadership da parte dell'UNFPA (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione); chiede altresì una revisione del sistema di coordinamento umanitario sul terreno; |
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8. |
esprime preoccupazione per il fatto che la MONUSCO non ha potuto utilizzare il proprio mandato e le proprie regole d'ingaggio in modo più attivo per fornire una protezione contro questi stupri di massa, compresi gli abusi commessi dalle sue proprie forze; riconosce tuttavia che la sua presenza rimane indispensabile per l'accessibilità umanitaria; insiste affinché il mandato e le regole d'ingaggio della MONUSCO siano eseguiti con determinazione per garantire in modo più efficace la sicurezza della popolazione; accoglie con favore la decisione di prorogare il mandato della missione fino al 30 giugno 2012; |
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9. |
invita l'Unione europea e gli Stati membri a sostenere le attività delle missioni EUSEC RD e EUPOL RD; chiede che la questione della lotta contro le violenze sessuali sia completamente integrata nelle operazioni di sicurezza e difesa comune; |
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10. |
resta profondamente preoccupato per l'attuale situazione umanitaria nella RDC e per il sotto-finanziamento in detta regione dovuto alla riduzione dei finanziamenti di alcuni donatori bilaterali; deplora fortemente che, ad oggi, i fondi stanziati raggiungano solo poche vittime; invita la Commissione a mantenere i finanziamenti accordati all'assistenza umanitaria nella RDC orientale; |
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11. |
invita la Commissione a presentare proposte legislative sui "minerali dei conflitti", che alimentano la guerra e gli stupri di massa nella RDC, per lottare contro l'impunità, sulla falsariga della legge statunitense Dodd-Franck (in particolare la sezione 1502), che impone nuovi requisiti in materia di informazioni sui prodotti per la cui produzione vengono utilizzati tali "minerali dei conflitti"; |
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12. |
rileva che il piano di risoluzione del conflitto nel Kivu meridionale, che consiste nel privilegiare la soluzione militare, si sta rivelando un fallimento; ritiene che la soluzione a questo conflitto debba essere politica e deplora la mancanza di coraggio da parte della comunità internazionale; ritiene che sia giunto il momento di andare oltre una semplice condanna e che il governo congolese, l'Unione europea e le Nazioni Unite debbano assumersi le proprie responsabilità e adottare misure concrete per porre fine a queste atrocità; sottolinea che se non cambia nulla, gli attori umanitari saranno presenti ancora a lungo sul campo; |
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13. |
incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla Vicepresidente della Commissione/Alto Rappresentante dell'Unione per gli affari esteri e la politica di sicurezza, all'Unione africana, ai governi dei paesi della regione dei Grandi laghi, al Presidente, al Primo ministro e al parlamento della RDC, al Segretario generale delle Nazioni Unite, alla Rappresentante speciale per crimini sessuali in situazioni di conflitto armato, al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite e al Consiglio delle Nazioni Unite per i diritti umani. |