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25.8.2011 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell'Unione europea |
C 248/81 |
Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Strategia dell'Unione europea per la Regione danubiana
COM(2010) 715 definitivo
2011/C 248/14
Correlatore: Etele BARÁTH
Correlatore: Mihai MANOLIU
La Commissione europea, in data 8 dicembre 2010, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 304 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla:
Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Strategia dell'Unione europea per la Regione Danubiana
COM(2010) 715 definitivo.
La sezione specializzata Unione economica e monetaria, coesione economica e sociale, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 31 maggio 2011.
Alla sua 472a sessione plenaria, dei giorni 15 e 16 giugno 2011 (seduta del 16 giugno), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 150 voti favorevoli, 3 voti contrari e 20 astensioni.
1. Conclusioni e raccomandazioni
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1.1 |
Il Comitato economico e sociale europeo (CESE) sostiene univocamente e fermamente la nuova concezione dell'UE in materia di politica macroregionale e, in tale contesto, l'elaborazione di una strategia per la regione del Danubio. Il CESE, in quanto rappresentante istituzionale della società civile organizzata europea, auspica vivamente di avere un ruolo determinante nella definizione e nell'attuazione di questa strategia, in particolare attraverso il forum della società civile previsto nel Piano d'azione della strategia stessa. |
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1.2 |
L'interesse e l'impegno del CESE per le questioni relative alla strategia per il Danubio non sono un fatto nuovo. Negli ultimi anni il Comitato ha adottato vari documenti in cui trattava specificamente di questioni come i trasporti o la tutela dell'ambiente. Si pensi, tra l'altro, al parere ECO/277, che dimostra in modo evidente le ragioni per le quali il CESE considera importante elaborare una strategia per la regione del Danubio. |
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1.3 |
Il CESE ritiene che in questo contesto sia opportuno tenere conto del ruolo di questo grande fiume nella formazione di una coscienza e di un'identità comuni «danubiane», nelle quali hanno un posto centrale il dialogo interculturale e la solidarietà. Si tratta di un contributo regionale alla formazione di una coscienza comune europea. |
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1.4 |
Il CESE auspica che le sue proposte riflettano adeguatamente l'impegno del Comitato stesso e della società civile organizzata europea nei confronti della strategia, come pure il loro forte sostegno alla sua realizzazione. Il CESE si aspetta che l'attuazione della strategia e quella del Piano d'azione, sostenute da un adeguato sistema di gestione, possano contribuire realmente al miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro di tutti i cittadini della regione del Danubio, che considera lo «specchio» d'Europa, nonché alla riduzione del divario esistente tra essa e le regioni più sviluppate dell'Unione. Il Comitato auspica inoltre che l'attuazione della strategia tenga conto delle esigenze di protezione dell'ambiente, assicuri la conservazione delle risorse idriche e rafforzi la tutela dei valori culturali della regione. |
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1.5 |
Va notato che gli ultimi allargamenti hanno spostato sensibilmente più a Est il centro geografico dell'UE, mentre il suo baricentro economico è rimasto fermo nell'Europa occidentale. La coesione economica, sociale e territoriale, in quanto elemento decisivo della strategia per il Danubio e del Piano d'azione, nonché le idee concrete che servono alla loro realizzazione, offrono un contributo adeguato all'eliminazione di tale squilibrio. Il CESE ritiene che il nuovo approccio macroregionale potrà rappresentare un modello per numerose altre regioni dell'UE. |
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1.6 |
Il CESE ritiene che la strategia e il Piano d'azione siano aperti a tutte le istanze e sensibili agli aspetti sociali, economici e ambientali, e che riflettano adeguatamente le raccomandazioni delle organizzazioni della società civile. La strategia potrà essere efficace se saprà privilegiare sistematicamente un approccio integrato e sostenibile rispetto a un approccio settoriale. Il CESE raccomanda che la strategia contribuisca ad assicurare un trattamento preferenziale ai gruppi sociali più sfavoriti e integri gli strumenti per la lotta alla povertà. |
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1.7 |
A giudizio del Comitato, la strategia riflette la nuova politica dell'UE a livello di macroregioni in corso di elaborazione, e pertanto contribuisce all'armonizzazione delle attività dei dispositivi di cooperazione già esistenti nella regione a diversi livelli e in diversi ambiti, nonché al rafforzamento della loro efficacia e all'eliminazione delle sovrapposizioni. È tuttavia opportuno rendere la strategia più coerente con i nuovi orientamenti della politica di coesione. |
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1.8 |
Secondo il CESE, è necessario che il sistema di gestione dell'attuazione della strategia sia chiaro, semplice e trasparente, e che consenta di avanzare con successo verso gli obiettivi stabiliti. Il CESE intende favorire il ricorso all'intero ventaglio delle possibilità offerte dal Trattato di Lisbona, applicando sistematicamente il principio della democrazia partecipativa e contribuendo in modo efficace all'attuazione del Piano d'azione. Se si vuole assicurare la buona riuscita della strategia, occorre associare e coinvolgere attivamente tutti gli attori applicando il principio del partenariato, garantire la flessibilità e procedere a un riesame periodico. In tale contesto, il CESE si rallegra dell'istituzione di un forum della società civile per il Danubio, nell'ambito del quale il Piano d'azione assegna un ruolo chiave al Comitato e ai suoi omologhi a livello nazionale. |
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1.9 |
A giudizio del CESE, la strategia, in quanto politica di sviluppo macroregionale, contribuirà nel merito ad approfondire il processo di integrazione europea, in particolare nel contesto della strategia Europa 2020 (per una crescita intelligente, sostenibile e inclusiva), e ad avvicinare all'Unione europea i sei paesi terzi della regione, aiutandoli a realizzare le loro aspirazioni di integrazione. |
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1.10 |
La Commissione elabora questa strategia partendo dal presupposto che, anche se la strategia in sé può rappresentare un progresso nella politica macroregionale dell'UE, la regione non beneficerà di alcun trattamento speciale. Ne consegue che la strategia non deve essere quella dei «tre no», e ciò nonostante il fatto che:
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2. Strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio: osservazioni generali
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2.1 |
Il CESE constata che la regione del Danubio ha attraversato un significativo cambiamento, in quanto il bacino danubiano è ormai per buona parte uno spazio interno all'Unione europea. Oggi si profilano nuove prospettive per rispondere alle sfide e sfruttare appieno il potenziale della regione. È possibile favorire lo sviluppo socioeconomico, la competitività, la gestione dell'ambiente e una crescita efficiente sul piano energetico, e nel contempo migliorare la sicurezza e modernizzare i corridoi di trasporto. |
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2.2 |
Attraverso la creazione di un quadro di cooperazione a lungo termine riguardante una vasta gamma di aspetti, la strategia (2) mira a sviluppare la cultura sociale e l'immenso potenziale economico della regione e a migliorarne le condizioni ambientali. |
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2.3 |
A giudizio del CESE, la strategia dell'Unione europea per la regione danubiana è chiamata a svolgere un ruolo fondamentale nel rafforzamento del trasporto sostenibile, l'interconnessione tra i sistemi energetici e la protezione dell'ambiente, la conservazione delle risorse idriche e la dinamizzazione dell'ambiente imprenditoriale. Il CESE concorda inoltre sul fatto che la strategia apporterà un nuovo valore aggiunto, sia garantendo la coerenza tra diversi ambiti politici e un maggior coordinamento tra gli Stati partecipanti che definendo un approccio integrato allo sviluppo sostenibile. |
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2.4 |
La regione del Danubio è uno spazio storico, sociale, economico e funzionale delimitato dal suo bacino fluviale. La strategia amplia questo approccio al fine di pervenire a un esame integrato di tutte le priorità. In tale contesto è necessario che si stabilisca un legame tra gli abitanti della regione, le loro opinioni e le loro esigenze. Entro il 2020 tutti i cittadini della regione dovrebbero disporre, in loco, di migliori prospettive di istruzione superiore e di occupazione, e beneficiare di una maggiore prosperità. Mettendo la crescita sostenibile al centro delle sue priorità, la strategia per la regione danubiana potrà contribuire in larga misura al conseguimento degli obiettivi della strategia Europa 2020. |
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2.5 |
Il CESE auspica che, nell'ambito dell'esercizio in corso e in assenza di nuovi finanziamenti per l'attuazione della strategia, un'accresciuta armonizzazione dei programmi adottati dagli Stati della regione del Danubio possa contribuire a incrementare l'impatto dei 100 miliardi di euro destinati alla regione stessa. A tal fine, è importante definire sinergie e compromessi, quali per esempio lo sviluppo di una tecnologia ecologica di punta, la collaborazione ai fini di una migliore armonizzazione tra le misure e il loro finanziamento che porti a un incremento delle ricadute sul terreno o l'eliminazione della frammentazione. |
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2.6 |
Il CESE richiama l'attenzione sulla necessità di scegliere, tenendo conto delle possibilità economiche attuali, un numero limitato di progetti per motivi di razionalizzazione, e di procedere a una valutazione dell'efficacia. Per rafforzare la cooperazione economica e finanziaria sono necessarie misure concrete, accompagnate dall'introduzione di garanzie adeguate tra le parti interessate. |
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2.7 |
Il CESE non esclude la possibilità che, a livello politico, la strategia per il Danubio debba realizzarsi in modo da prevedere, nel corso della sua applicazione, una certa flessibilità e un riesame periodico, nonché, se del caso, l'assegnazione di risorse supplementari, sia finanziarie che di altra natura. |
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2.8 |
A giudizio del CESE, la coerenza rispetto alla legislazione e all'azione dell'Unione europea è l'elemento centrale della strategia. Sarà opportuno adoperarsi costantemente per colmare le lacune in materia di attuazione e ridurre le difficoltà pratiche e organizzative all'origine dei risultati insufficienti. La «dimensione territoriale rafforzata» contribuirà alla cooperazione coordinata, all'emergere di principi di organizzazione del coordinamento nei regolamenti dell'Unione e all'effettivo rispetto degli obblighi giuridici di quest'ultima, in particolare per quanto riguarda il mercato unico e l'ambiente. Potrà inoltre aprire la strada alla realizzazione di una «cooperazione rafforzata». |
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2.9 |
Il CESE auspica che la strategia dell'UE per la regione danubiana divenga una componente della strategia Europa 2020, la quale sancisce l'impegno fondamentale dell'Unione a favore di una crescita innovativa, sostenibile e inclusiva. Questa evoluzione potrebbe costituire un precedente per altre strategie regionali. |
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2.10 |
Il CESE concorda sul fatto che la cooperazione regionale nella regione del Danubio contribuisce alla realizzazione dei cinque obiettivi principali della strategia Europa 2020, ossia: promuovere l'occupazione, migliorare le condizioni favorevoli all'innovazione, alla ricerca e allo sviluppo, e in particolare alla diffusione delle nuove tecnologie, realizzare gli obiettivi relativi al cambiamento climatico e all'energia, migliorare i livelli di istruzione e favorire l'inserimento sociale, in particolare riducendo la povertà e affrontando la sfida dell'invecchiamento della popolazione. |
3. Strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio: messaggi, sfide e problemi
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3.1 |
Nell'Europa centrale, gli importanti eventi politici verificatisi nel 1989 hanno dato il via a un processo di trasformazione fondamentale della società. È opportuno tenere conto del fatto che la regione del Danubio comprende Stati membri che hanno aderito all'Unione in momenti diversi, paesi candidati all'adesione e paesi terzi. Il CESE constata che la maggior parte di questi paesi deve affrontare problemi analoghi, ma che non tutti questi paesi dispongono delle stesse risorse. Gli scambi di buone pratiche amministrative sono importanti per garantire la sicurezza della regione e rafforzare la sua integrazione nell'UE. |
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3.2 |
Il CESE è molto attento ai divari estremi che caratterizzano la regione del Danubio sul piano economico, sociale e territoriale. Esistono differenze evidenti tra le regioni più competitive e quelle più povere, tra le popolazioni più qualificate e quelle meno istruite, tra i livelli di vita più elevati e quelli più bassi. |
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3.3 |
A beneficiare delle possibilità offerte dalla strategia Europa 2020 dovranno essere in particolare le comunità emarginate (in particolare i Rom, la maggioranza dei quali vive in questa regione). Le disparità sul piano dell'istruzione e della qualifiche professionali possono essere superate. La regione danubiana può diventare una zona sicura nella quale le situazioni di conflitto, di emarginazione e di criminalità sono affrontate in modo adeguato. È necessario che si stabilisca un legame tra gli abitanti della regione, le loro idee e le loro esigenze. Nel suo parere sulla Strategia dell'Unione europea per la regione del Danubio (3), il CESE ha già raccomandato di creare un «Forum d'affari del Danubio» che comprenda attori sociali ed economici e possa costituire uno strumento importante per la cooperazione, capace di promuovere la coesione economica, sociale e territoriale nella regione. |
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3.4 |
I messaggi chiave della proposta di strategia dell'Unione europea per la regione danubiana sono i seguenti:
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3.5 |
Il CESE concorda sulla necessità che la strategia sia diretta in primo luogo alla soluzione dei principali problemi riscontrabili nella regione: — Mobilità: il Danubio è di per sé un importante corridoio della RTE-T, sfruttato tuttavia al di sotto delle sue capacità. In tal senso, occorre continuare ad esaminare le modalità con cui poter eliminare le strozzature fisiche e organizzative note in relazione al Danubio (convenzione di Belgrado), tenendo conto delle decisioni prese a livello nazionale e delle esigenze di tutela ambientale e della natura. Inoltre, è necessario in particolare incrementare l'intermodalità e ammodernare ed estendere le infrastrutture dei nodi di trasporto, come i porti fluviali. Secondo il CESE, è estremamente importante migliorare le condizioni di mobilità dei viaggiatori e garantire la libera circolazione dei servizi. — Energia: in questa regione, i prezzi sono relativamente elevati, dato che la frammentazione dei mercati comporta un aumento dei costi e una riduzione della concorrenza. Il livello di sicurezza energetica è particolarmente basso. È essenziale migliorare l'efficienza energetica, in particolare economizzando l'energia e utilizzando in maggior misura le fonti rinnovabili. Gli Stati che partecipano all'attuazione della strategia devono assumersi un ruolo motore nell'elaborazione della politica europea di vicinato che garantisce la sicurezza energetica. — Ambiente: la regione del Danubio costituisce un bacino idrologico e un corridoio ecologico particolarmente importante a livello internazionale. Ciò richiede un approccio regionale e globale alla conservazione della natura, alla pianificazione del territorio e alle opere di sistemazione idraulica. È opportuno prestare attenzione alle esigenze sociali, esaminando nel contempo gli effetti sull'ambiente delle reti di trasporto, dei complessi turistici e di alcuni nuovi impianti per la produzione di energia. È altresì importante tenere conto del programma Natura 2000. Gli sport acquatici e il turismo acquatico sostenibile, così come l'educazione al rispetto dell'acqua e della natura, sono elementi importanti da prendere in considerazione al momento della progettazione dei corridoi verdi. I rischi sono grandi: in un contesto in cui le inondazioni, gli episodi di siccità e i casi più o meno gravi di inquinamento industriale si verificano con frequenza, la prevenzione, la preparazione e una reale capacità di reazione presuppongono necessariamente un elevato grado di cooperazione e di condivisione delle informazioni. — Considerazioni socioeconomiche: la regione del Danubio è caratterizzata da una grande varietà culturale e linguistica, ma anche da gravi squilibri socioeconomici. Al suo interno convivono alcune delle regioni più efficienti e alcune delle più povere dell'Unione. I contatti sono spesso carenti, e manca sovente una cooperazione efficace, sia sul piano finanziario che su quello istituzionale. La proporzione di persone altamente qualificate è inferiore alla media dell'UE-27. La mobilità è elevata, e i migliori elementi abbandonano spesso la regione alla ricerca di condizioni socioeconomiche più favorevoli. — Sicurezza, grande criminalità e criminalità organizzata: persistono gravi problemi. La tratta degli esseri umani e il contrabbando sono problemi particolarmente acuti in molti paesi della regione. La corruzione mina la fiducia dell'opinione pubblica e ostacola lo sviluppo economico e sociale. |
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3.6 |
Il CESE ritiene inoltre che alla regione danubiana si offrano prospettive straordinarie, che si tratti delle relazioni commerciali, delle possibilità di sviluppo del sistema di istruzione basato su infrastrutture comunali solide e in grado di rispondere alle future esigenze del mercato del lavoro, o ancora dello sfruttamento dell'enorme potenziale racchiuso nella ricchezza culturale, etnica e sociale della regione. Nessun altro fiume bagna tante splendide capitali come il Danubio, e la regione danubiana dispone di risorse turistiche eccezionali. Altrettanto ricco è il potenziale sul piano dell'utilizzo delle energie rinnovabili. In considerazione del ricco patrimonio ambientale della regione, è necessario accordare al criterio della sostenibilità un posto di primo piano in qualsiasi progetto di sviluppo. |
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3.7 |
I lavori riguardanti l'innovazione, il turismo, la società dell'informazione, le capacità istituzionali e le comunità emarginate daranno risultati positivi se saranno realizzati congiuntamente. Il CESE è convinto che un miglioramento efficace non possa prescindere dalla comunicazione e dalla trasparenza, nonché dal coordinamento della pianificazione, del finanziamento e dell'attuazione. |
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3.8 |
Le carenze del mercato, che sono di origine esterna, sono evidenti e si riflettono nella mancanza di investimenti transfrontalieri. È opportuno elaborare grandi progetti e realizzarli in modo sostenibile ed efficace, condividendone i costi e i benefici. |
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3.9 |
È essenziale che nella regione del Danubio si sviluppino reti adeguate, interne o collegate ad altre regioni d'Europa o del mondo. Nessuna zona deve restare ai margini. Migliorando gli assi nord-sud dell'UE e l'accesso dei paesi privi di sbocco al mare al bacino del Mediterraneo si rafforzerà la cooperazione tra l'UE e i paesi terzi. Il CESE fa eco a precedenti richieste in questo senso formulate dai comitati consultivi misti con la Romania (2002 e 2005) e l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia (2010). Le infrastrutture energetiche e di trasporto soffrono di numerose lacune e carenze, a causa di insufficienti capacità, bassa qualità, o di un'inadeguata manutenzione. Il CESE esorta la Commissione e le autorità nazionali a elaborare, coinvolgendo la società civile, proposte per ovviare a tali carenze e colmare tali lacune. Anche i contatti tra le persone e i popoli devono farsi più stretti, in particolare grazie alla cultura e al turismo. |
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3.10 |
Le risorse ambientali sono un bene comune, che supera le frontiere e gli interessi nazionali dei paesi della regione, e sono sottoposte a una pressione antropica sempre maggiore. La cooperazione è essenziale, altrimenti i buoni risultati di alcuni sono rapidamente vanificati dai fallimenti di altri. È quindi opportuno rafforzare le strutture di cooperazione esistenti. |
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3.11 |
La strategia (4) propone un Piano d'azione (5) nel quale i paesi e le parti interessate devono impegnarsi seriamente. La strategia insiste in particolare su un approccio integrato fondato sullo spazio e su collegamenti adeguati tra le zone urbane e quelle rurali. Un accesso equo alle infrastrutture e ai servizi, e condizioni di vita comparabili favoriranno la coesione territoriale, che costituisce un ben preciso obiettivo dell'Unione. |
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3.12 |
Nell'ambito del Piano d'azione, la Commissione, in partenariato con gli Stati membri, le regioni e le altre parti interessate, ha selezionato i progetti (6) che presentano vantaggi immediati e concreti per gli abitanti della regione e hanno un impatto sulla macroregione (o buona parte di essa). |
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3.13 |
Il CESE ritiene pertanto che i progetti dovrebbero favorire lo sviluppo sostenibile e interessare diverse regioni o paesi, assicurare coerenza e creare sinergie, per conseguire soluzioni in cui tutti sono vincenti, ed essere realistici (tecnicamente realizzabili e basati su un finanziamento plausibile). |
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3.14 |
Il CESE approva l'idea di suddividere le grandi questioni in quattro pilastri, ciascuno dei quali raggruppa settori prioritari e differenti campi d'azione, vale a dire:
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3.15 |
A giudizio del CESE, la regione del Danubio, che sta compiendo progressi anche ma non soltanto sul piano economico, deve anzitutto puntare a uno sviluppo coordinato degli assi di trasporto nord-sud e delle infrastrutture energetiche, oggi carenti, nonché delle reti interconnesse, giustificato dagli interessi macroregionali. Il CESE raccomanda tuttavia di elaborare un piano di salvaguardia dei versanti e degli affluenti del Danubio in caso di sviluppo del fiume come asse di trasporto. La strategia si propone inoltre di mettere in rete le PMI dei paesi della regione e si prefigge l'obiettivo di abbattere gli ostacoli alla cooperazione, appoggiandosi su un'economia verde, sulle reti di ricercatori e sulla formazione, compresa quella professionale. |
4. Le questioni relative al finanziamento, alla legislazione UE e alle strutture istituzionali dell'Unione
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4.1 |
La strategia si propone di sfruttare al meglio le risorse disponibili attraverso sforzi coerenti, in particolare per quanto riguarda i settori d'azione e il finanziamento. Le azioni sono complementari. Tutte le parti interessate devono assumersi le proprie responsabilità. Una dimensione territoriale rafforzata consentirà di adottare una strategia integrata, favorirà ulteriormente il coordinamento delle politiche settoriali e contribuirà alla creazione e allo sviluppo, a livello macroregionale, dei gruppi europei di cooperazione territoriale (GECT). |
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4.2 |
Il CESE ritiene che il gruppo di lavoro ad alto livello che sarà costituito per definire la regolamentazione e individuare le questioni principali da affrontare potrà incarnare, con i coordinatori responsabili dei diversi temi, questa nuova forma di cooperazione istituzionalizzata a livello macroregionale, che potrà inoltre essere sostenuta attraverso le modifiche normative che saranno introdotte, se del caso, nella regione. |
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4.3 |
L'attuazione della strategia si basa, ove opportuno e conformemente ai quadri di riferimento generali, sulla mobilitazione dei fondi esistenti e sul loro allineamento con gli obiettivi. Sono già state messe a disposizione somme importanti a titolo di numerosi programmi dell'Unione (ad esempio, 100 miliardi di euro sono stati stanziati dai fondi strutturali per il periodo 2007-2013, mentre importanti finanziamenti sono stati concessi attraverso gli strumenti di assistenza preadesione (IPA) e lo strumento europeo di vicinato e di partenariato (ENPI)). |
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4.4 |
Il CESE richiama l'attenzione sulla necessità che la ridistribuzione delle risorse avvenga soltanto sulla base di un'analisi d'efficacia, in modo da assicurarsi che le risorse riassegnate, sottraendole ad altri settori, vadano a beneficio dell'intera società. |
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4.5 |
Il CESE ritiene che sia importante dedicare tutta l'attenzione necessaria ai mezzi di finanziamento che associano sovvenzioni e prestiti. Possono inoltre essere mobilitate risorse nazionali, regionali e locali. È importante, infatti, avere accesso a finanziamenti di varia origine, provenienti in particolare da fonti pubbliche e private che non operano a livello dell'Unione. Oltre a vigilare su un più efficace uso delle risorse, è opportuno prestare attenzione, in materia di finanziamenti, alla ripartizione dei rischi. |
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4.6 |
A giudizio del CESE, il coordinamento dei settori d'intervento spetta alla Commissione, mentre gli Stati membri, dopo aver consultato la Commissione stessa e le agenzie e gli organismi regionali interessati, devono occuparsi del coordinamento di ciascun ambito prioritario. |
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4.7 |
Il CESE è fermamente convinto che l'attuazione delle azioni sia responsabilità di tutti, a livello nazionale, regionale, comunale e locale. Le azioni (che determinano gli obiettivi da raggiungere) devono assumere la forma di progetti concreti (particolareggiati, gestiti da un direttore di progetto, accompagnati da calendari di attuazione e dotati di finanziamenti). |
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4.8 |
Il CESE auspica che la strategia offrirà un quadro sostenibile per l'integrazione strategica e lo sviluppo coerente della regione del Danubio, fissando priorità d'azione destinate a farne una regione dell'Unione rivolta al XXI secolo. La strategia deve essere accompagnata da importanti azioni di informazione e da un'adeguata pubblicità affinché i suoi obiettivi siano ampiamente conosciuti e realizzati nella pratica. |
Bruxelles, 16 giugno 2011
Il presidente del Comitato economico e sociale europeo
Staffan NILSSON
(1) GU C 339 del 14.12.2010, pag. 29 (2010/C 339/07).
(2) Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Strategia dell'Unione europea per la Regione Danubiana (SEC(2010) 1489 definitivo), (SEC(2010) 1490 definitivo), (SEC(2010) 1491 definitivo).
(3) GU C 48 del 15.2.2011, pag. 2 (2011/C 48/02).
(4) La strategia dell'Unione europea per la regione danubiana è presentata in due documenti: (1) una comunicazione della Commissione europea alle altre istituzioni dell'UE e (2) il Piano d'azione che accompagna e integra la comunicazione stessa.
(5) Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni – Strategia dell'Unione europea per la Regione Danubiana (COM(2010) 715 definitivo) (SEC(2010) 1489 definitivo), (SEC(2010) 1490 definitivo), (SEC(2010) 1491 definitivo).
(6) Promuovere l'idea di un forum civile del Danubio, che sarebbe un pilastro della partecipazione della società civile alla strategia.
ALLEGATO
al Parere del Comitato economico e sociale europeo
Pur avendo ottenuto il sostegno di almeno un quarto dei voti espressi, il seguente emendamento è stato respinto in sessione plenaria:
Emendamento 4, presentato da Ribbe
Punto 3.8
Modificare come segue:
Le carenze del mercato, che sono di origine esterna, sono evidenti e si riflettono nella mancanza di investimenti transfrontalieri.
Motivazione
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1) |
Nella regione danubiana è indubbiamente necessario realizzare con urgenza anche «grandi progetti»; tuttavia, non è molto chiaro cosa si intenda con tale espressione. Dato, però, che al punto 3.9 si menziona espressamente uno di questi grandi progetti (o meglio progetti faraonici), il CESE dovrebbe procedere con cautela e non dare l'impressione di ritenere che sia proprio la realizzazione di grandi progetti, come descritto al punto 3.9, a favorire lo sviluppo. Al contrario, infatti, anche i progetti di piccole e medie dimensioni risultano adeguati al fine di creare occupazione, rispettando nel contempo gli obiettivi di sostenibilità e quelli ambientali. In Bulgaria, ad esempio, sono state introdotte temporaneamente delle limitazioni al potenziamento delle energie rinnovabili perché le reti energetiche non sono sufficienti. Gli investimenti per la realizzazione di nuovi progetti energetici potrebbero essere utili, ma probabilmente non è ciò che si intende affermare in questo punto. |
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2) |
Non è chiaro cosa intendano i correlatori quando scrivono «condividendo i costi e i benefici». Chi dovrebbe sostenere i costi dei grandi progetti, e chi sarebbe disposto a condividerne i benefici? |
Esito della votazione
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Voti favorevoli |
: |
68 |
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Voti contrari |
: |
71 |
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Astensioni |
: |
26. |