52010DC0361

Relazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato Economico e Sociale Europeo e al Comitato delle Regioni - Valutazione dell'Anno europeo del dialogo interculturale 2008 /* COM/2010/0361 def. */


[pic] | COMMISSIONE EUROPEA |

Bruxelles, 6.7.2010

COM(2010)361 definitivo

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

Valutazione dell'Anno europeo del dialogo interculturale 2008

RELAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI

Valutazione dell'Anno europeo del dialogo interculturale 2008

INTRODUZIONE

Il 2008 è stato proclamato "Anno europeo del dialogo interculturale" ("AEDI" o "l'Anno") con la decisione 1983/2006/CE del Parlamento europeo e del Consiglio[1].

Nella presente relazione sono esposte le conclusioni e le raccomandazioni della valutazione esterna dell'Anno realizzata da ECOTEC Research and Consulting Limited e la risposta della Commissione a tali risultanze. Il testo della valutazione figura al seguente indirizzo Internet:

http://ec.europa.eu/dgs/education_culture/evalreports/index_en.htm#cultureHeader

OBIETTIVI E BILANCIO DELL'ANNO

Con l'Anno si è data una risposta alla crescente diversità culturale dell'Europa, risultato dell'allargamento dell'Unione europea, della mobilità dei lavoratori nel mercato unico, dei vecchi e nuovi flussi migratori e della globalizzazione. L'obiettivo dell'Anno era sensibilizzare il pubblico all'idea che la diversità culturale dell'Europa rappresenta una risorsa preziosa e favorire le possibilità di apprendimento dalle diverse esperienze culturali sia transfrontaliere che nazionali.

I valutatori hanno classificato gli obiettivi dell'Anno in tre categorie:

Obiettivi generali

- Aiutare a comprendere il dialogo interculturale (o "DIC"), in cosa consiste, in cosa è efficace e perché

- Influenzare i punti di vista e la mentalità di un gran numero di persone

- Influenzare i decisori politici

- Avviare un processo continuo e duraturo di attività connesse al dialogo interculturale

- Promuovere un dialogo più strutturato con la società civile

- Contribuire a dotare le persone che vivono in Europa di competenze interculturali

Obiettivi specifici

- Sensibilizzare il grande pubblico, in particolare i giovani, al concetto di dialogo interculturale

- Rendere più visibili i programmi dell'UE a sostegno del dialogo interculturale

- Individuare e diffondere le migliori pratiche e l'innovazione

- Mettere in evidenza i ruoli che l'istruzione e i mezzi di comunicazione possono svolgere nella comprensione reciproca tra le diverse realtà culturali

Obiettivi operativi

- Stimolare il dialogo interculturale attraverso manifestazioni su scala europea

- Promuovere gli obiettivi dell'Anno ai livelli nazionale e regionale

- Diffondere i messaggi chiave sugli obiettivi dell'Anno e sulle buone pratiche

- Valutare e documentare la preparazione dell'Anno, la sua efficacia e il suo impatto

Al fine di conseguire tali obiettivi, è stato stanziato un bilancio di 10 milioni di euro per le seguenti misure:

- Progetti nazionali (uno per Stato membro) hanno beneficiato di un cofinanziamento per la realizzazione di attività ai livelli nazionale e/o regionale. Questi progetti sono stati generalmente attuati in ciascun paese dall'organismo nazionale di coordinamento dell'Anno. Sono state concesse sovvenzioni in proporzione alla dimensione del paese, di importo compreso tra i 26 000 EUR per Malta e i 252 000 EUR per la Germania.

- In esito ad un invito aperto a presentare proposte sono stati selezionati progetti faro europei. Sette dei trecento progetti proposti hanno beneficiato di un cofinanziamento per attività transnazionali di sensibilizzazione che hanno coinvolto partner di un minimo di cinque ad un massimo di ventidue paesi. Le sovvenzioni ammontavano in media a 340 000 EUR.

- In collaborazione con un contraente esterno responsabile della comunicazione è stata condotta su scala europea una campagna d'informazione che comprendeva anche un sito web e un programma di manifestazioni. In questa campagna ciascun organismo nazionale di coordinamento disponeva inoltre delle risorse necessarie per i servizi dell'ufficio nazionale del contraente responsabile della comunicazione.

- Le manifestazioni di apertura e di chiusura dell'Anno sono state organizzate dalla presidenza dell'Unione europea slovena e da quella francese e hanno beneficiato di un cofinanziamento.

Inoltre, le organizzazioni che desideravano iscrivere le loro attività nel quadro dell'Anno hanno potuto fruire a titolo gratuito del logo dell'Anno e di materiale informativo.

La tabella sottostante indica la dotazione finanziaria prevista dalla decisione e gli importi effettivamente impegnati.

Tipo di attività | Risorse di bilancio stanziate dalla decisione in EUR | Impegni di bilancio in EUR | % del bilancio totale |

Progetti nazionali | 3 000 000 | 2 993 830 | 30 |

Progetti faro europei | 2 400 000 | 2 363 248 | 24 |

Manifestazioni di apertura e di chiusura organizzate dalla presidenza dell'UE | 600 000 | 600 000 | 6 |

Campagne d'informazione, sondaggi e studi a livello dell'UE (di cui sostegno alle campagne di comunicazione nazionali) | 4 000 000 | 3 922 639 (1 254 033) | 40 (12) |

Bilancio totale dell'Anno | 10 000 000 | 9 879 717 | 100 |

Oltre alla Commissione, i principali attori che hanno partecipato all'attuazione delle misure suindicate sono stati gli organismi nazionali di coordinamento designati negli Stati membri (spesso il ministero della Cultura), i coordinatori dei progetti faro europei e i loro partner, il contraente esterno responsabile della campagna di comunicazione e numerosi esponenti della società civile.

VALUTAZIONE

Metodologia

La valutazione ha avuto inizio nell'aprile 2008 ed è durata quindici mesi. I valutatori hanno esaminato documenti, hanno condotto cinquanta interviste con membri del personale della Commissione, il contraente per la comunicazione esterna, i coordinatori dei progetti faro, gli organismi nazionali di coordinamento e esponenti della società civile e hanno realizzato quattro studi di casi nazionali. L'indagine ha inoltre avuto per oggetto partecipanti diretti alle manifestazioni dell'Anno, utilizzatori del logo dell'Anno e un migliaio tra associazioni e persone registratisi sul sito web come "partner dell'Anno".

I valutatori hanno esaminato i seguenti cinque criteri che sono alla base anche della presente relazione: pertinenza, coerenza esterna, efficienza, efficacia e sostenibilità.

Conclusioni dei valutatori

L'Anno è stato valutato molto positivamente per diversi aspetti: ha infatti risposto alle esigenze dei soggetti interessati e alle sfide individuate in relazione alla diversità culturale in Europa. L'impiego razionale delle risorse è stato assicurato, tra l'altro, da un "duplice approccio": da un lato, la realizzazione di una vasta campagna d'informazione a livello europeo e un numero limitato di progetti faro e, dall'altro, iniziative decentrate e un progetto nazionale per Stato membro. Con le sue numerose manifestazioni l'Anno ha consentito di sensibilizzare ulteriormente il grande pubblico alle questioni legate al DIC, di mobilitare le parti interessate e di stimolare l'organizzazione di un gran numero di attività pertinenti non finanziate direttamente.

Non è stato facile accertare in che misura l'Anno sia stato capace di influenzare i punti di vista del grande pubblico in questo ambito così complesso. Le parti interessate si sono impegnate a fondo, nel quadro dell'Anno, nel settore della cultura e in parte anche in quello dell'istruzione, ma non sono riuscite a realizzare l'obiettivo ambizioso di una mobilitazione intersettoriale. Dal momento che non sono stati introdotti cambiamenti strutturali più ampi (a livello di amministrazioni, ad esempio) sorgono dubbi circa la solidità della base su cui si fondano attività di follow-up sostenibili nel campo del dialogo interculturale.

Tali aspetti sono esaminati in maggior dettaglio nel seguito della relazione.

Pertinenza rispetto ai problemi e alle esigenze delle parti interessate

Gli obiettivi dell'Anno hanno costituito la giusta risposta ai problemi individuati e alle esigenze delle parti interessate. Il forte coinvolgimento della società civile, in particolare della "Rainbow Platform" (attualmente piattaforma del dialogo strutturato denominata Platform for Intercultural Europe [2]) alla preparazione dell'Anno ha contribuito a far coincidere esigenze e obiettivi. Senza grandi sforzi, le parti interessate hanno saputo stabilire un nesso tra gli obiettivi dell'Anno e problemi specifici di interesse nazionale e hanno riconosciuto esplicitamente il ruolo che il dialogo interculturale può svolgere nella soluzione di tali problemi.

La definizione generale degli obiettivi nella decisione ha consentito ai singoli Stati membri di adeguare con la necessaria flessibilità le attività di applicazione al proprio contesto specifico all'interno di un quadro generale caratterizzato da una visione comune dell'obiettivo primario. Alcune parti interessate hanno concluso che un pacchetto più specifico di attività mirate a livello centrale avrebbe facilitato l'organizzazione del lavoro preparatorio in vista dell'Anno.

Coerenza con i programmi e le misure esistenti

L'Anno è stato coerente con i programmi e le misure esistenti, soprattutto ai livelli internazionale e europeo. Il concetto di interculturalismo è presente in molti ambiti d'azione politica in Europa e nel mondo, anche se non sempre espresso come una necessità specifica di dialogo. L'importanza dell'interazione tra le realtà culturali come fattore di progresso è generalmente riconosciuta e si riflette nelle politiche delle Nazioni Unite, del Consiglio d'Europa e dell'OCSE. Particolari sinergie si sono create nel quadro di azioni congiunte tra la Commissione europea e il Consiglio d'Europa, ad esempio nel progetto "Città interculturali"[3].

A livello di programmi operativi il dialogo interculturale ha ottenuto una grande visibilità, anche se l'interpretazione del termine non è sempre univoca. Alcuni progetti sono finanziati nel quadro di programmi quali "Gioventù in azione", "Europa per i cittadini", ""Cultura" e "Apprendimento permanente".

Maggiori difficoltà ha presentato la valutazione della coerenza dell'Anno con le misure nazionali, in quanto sono rari, se non inesistenti, i paesi che attuano strategie di dialogo interculturale mirate e identificabili in quanto tali. In alcuni paesi l'agenda dell'Anno e le misure nazionali sono risultate complementari, mentre in altri le misure nazionali, ad esempio in materia di lotta contro la discriminazione o di cultura, sono state considerate almeno compatibili con gli obiettivi dell'iniziativa.

Utilizzo efficiente delle risorse

I fondi stanziati per l'Anno sono stati spesi in modo efficiente.

Grazie alla distinzione tra progetti faro transnazionali europei e progetti nazionali è stato possibile nell'Anno associare i vantaggi di un certo grado di decentramento (un progetto nazionale per Stato membro cofinanziato a livello europeo) con attività su scala dell'UE realizzate attraverso i sette progetti faro. In tal modo si è tenuto conto della necessità di realizzare attività nel campo del dialogo interculturale sia tra i paesi che nei paesi.

Una parte relativamente importante del bilancio (quasi il 40%) è stata destinata ad attività di comunicazione prevalentemente centralizzate, prima fra tutte la realizzazione del sito web dell'Anno. Il contraente esterno ha collaborato con la Commissione all'organizzazione di una campagna coordinata a livello dell'UE, ma anche articolata negli Stati membri, tramite una rappresentazione grafica uniforme, lo scambio di materiale informativo e una parte del sito web dedicata alle singole campagne nazionali. I paesi potevano accedere ai servizi della rete del contraente di partner mediatici per un sostegno ai loro piani nazionali di diffusione.

Alcuni degli attori avrebbero preferito gestire autonomamente fondi decentrati di maggiore consistenza per la realizzazione di attività di comunicazione; tuttavia, nella maggior parte dei casi, sembra che la collaborazione tra gli organismi nazionali di coordinamento e i subcontraenti dei media locali sia stata positiva.

I valutatori concludono che un decentramento totale avrebbe potuto ridurre l'impatto della campagna di comunicazione dell'Anno e che il "duplice approccio", che associa una campagna a livello europeo e progetti faro a misure decentrate, era il metodo più appropriato.

Oltre al progetto nazionale cofinanziato dall'Unione, era previsto che gli Stati membri finanziassero attività complementari attingendo, se necessario, alle proprie risorse. Tale finanziamento ha assunto proporzioni diverse. Infatti, mentre alcuni paesi hanno stanziato un bilancio pubblico di svariati milioni di euro a favore di progetti e attività di comunicazione, altri, pur non avendo risorse specifiche a disposizione, sono stati tuttavia capaci di stabilire una collaborazione con organizzazioni partner.

Efficacia

Le attività finanziate dal bilancio dell'Anno e da risorse complementari stanziate dagli Stati membri hanno corrisposto agli obiettivi dell'iniziativa. I progetti faro europei hanno permesso di stabilire una collaborazione tramite partenariati tra numerosi paesi. La creatività è stata il principale vettore di unificazione: i risultati dei progetti sono stati in genere CD, DVD e l'utilizzo di nuovi spazi mediatici. Le attività dei progetti nazionali sono state più varie. Nei paesi con un'esperienza relativamente limitata in materia di multiculturalismo esse miravano essenzialmente a sensibilizzare alle diverse realtà culturali e a celebrarle. Gli Stati membri con una più lunga storia di immigrazione e/o una maggior capacità amministrativa o civile di gestire progetti hanno spesso cercato di offrire opportunità concrete di dialogo e di utilizzare le reti esistenti.

Il contesto nazionale assume un'importanza determinante quando si tratta di definire l'efficacia dell'Anno. Data la molteplicità delle situazioni culturali e demografiche, delle strutture istituzionali e delle capacità dell'amministrazione pubblica e della società civile, gli Stati membri sono partiti da presupposti molto diversi. I valutatori sottolineano gli enormi progressi compiuti durante l'Anno da alcuni Stati membri nei cui contesti nazionali il concetto di dialogo interculturale ha fatto la sua comparsa in tempi relativamente recenti: le strutture a loro disposizione per sostenere l'iniziativa erano pertanto più limitate.

Molte attività che hanno avuto luogo durante l'Anno non sono state finanziate direttamente dal suo bilancio. Sulla base di stime fornite dagli organismi nazionali di coordinamento sono state organizzate tra 8 000 e 10 000 attività di cui la metà circa da questi stessi organismi con l'aiuto anche di fondi pubblici, mentre l'altra metà da altri soggetti interessati.

L'elevato numero di manifestazioni ha contribuito ad attirare l'attenzione dei mezzi di comunicazione, favorendone la collaborazione. L'Anno è stato oggetto di oltre 11 500 articoli di stampa. La collaborazione degli Stati membri con i mezzi di comunicazione ha interessato la televisione e i giornali nazionali (in genere negli Stati membri più piccoli), ma anche pubblicazioni o programmi specializzati. Anche l'utilizzo del logo per iniziative correlate all'Anno ha contribuito ad accrescerne la visibilità: secondo le stime, è stato utilizzato in 2 700 occasioni. Il sito web dell'Anno, comprendente una sezione dedicata a ciascuno Stato membro, è stato visitato ben 800 000 volte e sono state oltre 5 milioni le pagine consultate.

I principali effetti dell'Anno sono stati i seguenti:

- Una maggiore sensibilizzazione del pubblico. Il principale risultato dell'Anno è stato quello di accrescere la consapevolezza dell'importanza del dialogo interculturale, soprattutto attraverso attività artistiche e culturali, che hanno mostrato ad un pubblico relativamente vasto, e in particolare ai giovani, le diverse possibilità di rafforzare le economie e la solidarietà delle collettività attraverso il dialogo interculturale. Il feedback dei partecipanti diretti alle manifestazioni dell'Anno è stato positivo; essi hanno sottolineato il "nuovo vigore" che la partecipazione a tali attività può generare. Il 70% circa dei rispondenti ha affermato che la partecipazione a tali attività li indurrà a tener conto in maniera diversa del dialogo interculturale nell'elaborare misure e strategie. Molto più difficile è stato stabilire il grado di impatto dell'Anno sull' atteggiamento di molti verso il DIC.

- Una maggiore partecipazione e un maggior impegno delle parti interessate per stimolare i diversi settori della società civile e della pubblica amministrazione a interagire. Questo effetto è risultato più marcato negli Stati membri che hanno incentrato le loro attività sulla cooperazione con le reti esistenti o sull'utilizzo delle stesse oppure su un settore specifico, spesso l'istruzione: al primo posto figuravano le organizzazioni del settore artistico e culturale seguite da quelle del settore dell'istruzione. Altri settori nei quali era ipotizzabile per il DIC un posto di primo piano, in particolare lo sport e le religioni o altre credenze, hanno rivestito nella maggior parte dei paesi un'importanza relativamente minore. L'obiettivo originario di un Anno che abbracciasse tutti i settori si è rivelato difficile da realizzare.

- Le politiche e le strategie in base alle quali sono state istituite o intensificate misure che tengono esplicitamente conto del DIC. Un esempio per tutti, il settore dell'insegnamento scolastico, che comprende misure riguardanti i nuovi metodi di insegnamento delle lingue straniere, la riforma dei programmi scolastici per includere competenze interculturali, le iniziative di formazione dei docenti e il dialogo con le comunità scolastiche nel senso più ampio del termine, in particolare le famiglie. L'Anno ha inoltre fatto sì che nei settori dell'istruzione, della gioventù e dello sport sia applicata una strategia più integrata e che in molti Stati membri sia prorogata la validità degli strumenti di finanziamento varati durante l'Anno per sostenere iniziative in relazione al dialogo interculturale di artisti e operatori culturali.

- Nella fase di preparazione dell'Anno, ogni Stato membro ha elaborato una strategia nazionale[4] in cui sono illustrati contesto e priorità nazionali e definite azioni volte a coinvolgere la società civile e il settore della comunicazione per raggiungere i giovani e altri gruppi target. In molti paesi una simile strategia è stata elaborata per la prima volta e negli Stati membri nei quali il dialogo interculturale non figurava fino ad allora tra i temi prioritari dell'agenda politica si è rivelata un'iniziativa particolarmente utile.

- Strutture. Dalle informazioni disponibili risulta che le modifiche strutturali non sono generalizzate; tuttavia, alcuni interessanti esempi sono la creazione di nuove unità o nuove organizzazioni responsabili del DIC presso le pubbliche amministrazioni, le commissioni interministeriali per facilitare la cooperazione intersettoriale e i gruppi di lavoro con i principali attori, compresa la società civile. Nella messa in atto di un dialogo più strutturato con la società civile si sono registrati progressi in diversi Stati membri, ma non in tutti.

Sostenibilità

Visti i diversi contesti nazionali sorgono dubbi circa la probabilità che gli effetti positivi dell'anno siano duraturi. In alcuni Stati membri, in genere quelli in cui già prima dell'Anno era in atto un quadro o un piano d'azione per il DIC, strategie e strutture sono tra i risultati sostenibili dell'Anno. In altri, è probabile che gli effetti dell'Anno, in quanto effetti immediati sulle persone, siano effimeri. La prospettiva più sicura è il prosieguo delle attività nel campo dell'insegnamento scolastico; le nuove iniziative di formazione dei docenti, la riforma dei programmi scolastici e le misure di sensibilizzazione sono punti fermi all'ordine del giorno di molti paesi.

A livello europeo, l'Anno ha certamente permesso di dimostrare l'importanza del DIC per molteplici settori d'intervento e di far meglio comprendere la necessità di coerenza e complementarità in diversi ambiti, quali le competenze interculturali, l'educazione dei figli degli immigrati, nonché di iniziative integrate delle autorità pubbliche a livello di città. Oltre al settore della cultura, sono stati messi in evidenza la necessità e i vantaggi del dialogo interculturale in ambiti d'azione quali l'istruzione, l'occupazione, la giustizia e la sicurezza, le relazioni estere e lo sviluppo regionale. Le reti formali e informali dei decisori politici create grazie a tali sforzi continueranno verosimilmente ad esistere, il che accresce la probabilità di un finanziamento sostenibile del dialogo interculturale a livello europeo.

Un messaggio chiaro è che le attività di follow-up sono essenziali affinché non vadano persi i progressi realizzati durante l'Anno, ai livelli locale, nazionale e europeo. Due importanti raccomandazioni al riguardo sono: la necessità di continuare a utilizzare e a diffondere i materiali e le esperienze dell'Anno e la realizzazione di attività di follow-up a livello dell'UE sotto forma di sostegno finanziario e/o di un forum di Stati membri interessati.

PRINCIPALI RACCOMANDAZIONI – OSSERVAZIONI DELLA COMMISSIONE

I valutatori hanno formulato undici raccomandazioni alla Commissione e sei agli Stati membri cui sarà dato seguito nel dibattito con gli Stati membri nel secondo semestre del 2010 quando sarà definito il prossimo piano di lavoro per la cultura da realizzarsi a partire dal 2011. Il programma di lavoro sarà realizzato, tra l'altro, tramite la cooperazione tra Stati membri che, nel quadro del metodo aperto di coordinamento (gruppi di esperti), si scambiano esperienze e formulano proposte d'azione ai livelli europeo e/o nazionale. Nell'esaminare il prossimo piano di lavoro sarà stabilito quali delle raccomandazioni indicate in appresso possano essere applicate efficacemente tramite una cooperazione di questo tipo.

Promuovere il dialogo con la società civile

Continuare a sostenere il dialogo strutturato con la società civile, ad esempio tramite piattaforme.

Il programma "Cultura" sostiene questo dialogo strutturato nell'ambito d'azione 2 intitolato "Strutture di sostegno politico per l'agenda culturale". In tale contesto la piattaforma per un'Europa interculturale ( Platform for Intercultural Europe ) beneficia attualmente di un contributo finanziario per i suoi costi di esercizio. Nei paesi candidati e potenziali candidati all'adesione questo tipo di dialogo è sostenuto dallo strumento di assistenza preadesione ("strumento per la società civile").

Utilizzare gli output e i risultati dell'Anno

Adottare misure volte a garantire la diffusione e l'utilizzo continui e sistematici dei prodotti e dei risultati dell'Anno, ad esempio favorendo la salvaguardia di elementi pertinenti del sito web dell'AEDI e, sulla base del successo del concorso fotografico "Culture sulla mia strada", individuando possibili impieghi di tali immagini nel contesto di varie attività europee o nazionali.

Il sito web dell'Anno è tuttora accessibile. È in corso il trasferimento di alcuni dei suoi elementi alle pagine web della Commissione europea dedicate alla cultura e all'istruzione. Anche i prodotti (materiali didattici, DVD, manuali ecc.) che sono stati raggruppati nella sezione "Risorse" del sito web dell'Anno saranno trasferiti alle pagine web suindicate. Le immagini del concorso "Culture sulla mia strada" sono già state utilizzate per diverse pubblicazioni della Commissione e possono essere utilizzate anche in futuro dagli Stati membri e dal settore della cultura per tematiche correlate al DIC.

Analizzare gli effetti del dialogo interculturale nelle scuole

Considerare la possibilità di commissionare altri studi incentrati in particolare sugli effetti del DIC nelle scuole, tenuto conto dell'attenzione particolare prestata a questo tema durante l'Anno e della probabilità che in alcuni paesi gli effetti siano a più lungo termine.

Gli effetti del DIC nelle scuole saranno oggetto di ulteriori analisi nel quadro di diversi sottoprogrammi del programma per l'apprendimento permanente o del programma quadro per la ricerca e lo sviluppo.

Portare avanti le iniziative nel campo dell'istruzione

Prevedere in particolare misure volte a mantenere il dinamismo che ha caratterizzato il settore dell'istruzione durante l'Anno, ad esempio promuovendo e facilitando il trasferimento delle conoscenze sugli aspetti pedagogici del DIC, sullo sviluppo di programmi didattici e sulla formazione dei docenti.

La cooperazione tra gli Stati membri proseguirà e si occuperà delle priorità tematiche definite nel quadro strategico "Istruzione e formazione 2020", in particolare nell'ambito dell'applicazione delle raccomandazione del 2006 sulle competenze chiave per l'apprendimento permanente. Il trasferimento delle conoscenze attraverso attività di apprendimento tra pari è al centro di questo processo. Il follow-up delle conclusioni del Consiglio del 2008 sulle competenze interculturali costituirà un elemento importante della cooperazione tra gli Stati membri.

Trasferire gli insegnamenti tratti dall'Anno

Studiare il modo di promuovere e stimolare il trasferimento delle esperienze acquisite con l'Anno tra gli Stati membri, ad esempio tramite gruppi di lavoro a livello dell'UE in cui siano rappresentati i poteri centrali, la società civile e altre parti interessate.

Gruppi di esperti nei settori dell'istruzione e della cultura continueranno a collaborare nel quadro del "metodo aperto di coordinamento" sul piano dell'apprendimento tra pari e nella formulazione, se del caso, di raccomandazioni strategiche. La Commissione esaminerà le possibilità di facilitare il dialogo tra tutte le parti interessate, ad esempio attraverso seminari tematici.

Monitorare i progressi compiuti e riferire in merito

Stabilire un quadro di monitoraggio e di comunicazione per permettere un'analisi comparativa dei progressi compiuti a livello di DIC negli Stati membri, ad esempio utilizzando le procedure esistenti di controllo e di informazione nei campi dell'istruzione e dell'integrazione degli immigrati.

Nel campo dell'istruzione la Commissione intende intensificare il controllo del divario esistente tra alunni con e alunni senza contesto migratorio, in risposta all'invito del Consiglio dei ministri dell'Istruzione, della Gioventù e della Cultura del 26 novembre 2009.

Consolidare i programmi dell'UE

Prevedere il rafforzamento dell'area di intervento "DIC" dei programmi dell'UE tramite inviti a presentare proposte pubblicati annualmente al fine di sostenere al meglio il cofinanziamento di progetti tematici, in particolare quelli incentrati sulla cooperazione intersettoriale tra istruzione, cultura e gioventù, da un lato, e servizi pubblici e/o cittadinanza attiva, dall'altro.

La possibilità di un contributo mirato alla cooperazione intersettoriale mediante programmi dell'UE sarà esaminata più a fondo nel corso del 2010 nel quadro della consultazione pubblica sulla prossima generazione di programmi.

Cooperare nei vari settori di intervento

Collaborare con altri servizi pertinenti della Commissione europea (in seno alla DG EAC e in servizi esterni), in particolare nei campi della gioventù, dell'apprendimento permanente, dell'occupazione e dell'istruzione per far sì che i programmi dell'UE tengano conto del DIC in maniera più esplicita e sistematica; mettere inoltre a disposizione di altri servizi della Commissione l'esperienza acquisita nella programmazione e nell'attuazione dell'Anno.

Con la consultazione che avrà luogo nel 2010 e la successiva elaborazione di proposte della Commissione per la prossima generazione di programmi dell'UE si esaminerà come tener conto ancor più concretamente della priorità del dialogo interculturale, ad esempio attraverso una definizione più coerente.

Cooperare con le organizzazioni internazionali

Continuare a cooperare con le principali organizzazioni internazionali, in particolare il Consiglio d'Europa e l'UEFA, sulla base dei partenariati strategici attualmente esistenti.

La cooperazione con le principali organizzazioni internazionali prosegue, in particolare con il Consiglio d'Europa, tra l'altro nel contesto del progetto delle città interculturali e della cooperazione con e tra i paesi vicini.

Includere settori meno visibili

Studiare il modo di migliorare i progressi in alcuni settori che hanno goduto di scarsa visibilità durante l'Anno - sport, gruppi svantaggiati e servizi pubblici -, in particolare individuando partner adatti con i quali collaborare in seno alle autorità pubbliche e nella società civile.

La Commissione esaminerà le possibilità di associare più strettamente i settori sottorappresentati alle future iniziative, grazie anche al trasferimento delle conoscenze tra i diversi settori nell'ambito della prossima generazione di programmi dell'UE.

Trarre insegnamenti in vista dei prossimi anni europei

Per quanto riguarda i prossimi Anni europei, prendere in considerazione i seguenti aspetti:

- come integrare sistematicamente nel processo un ciclo triennale per gli Anni europei (preparazione–attuazione–follow-up) al fine di garantire una preparazione e un dinamismo ottimali e

- come quantificare al meglio gli obiettivi dei prossimi Anni.

L'esperienza della preparazione e dell'attuazione dell'Anno è stata condivisa con altri servizi della Commissione competenti, in particolare la DG Occupazione e affari sociali, che coordina l'Anno europeo della lotta alla povertà e all'esclusione sociale (2010), e la DG Comunicazione, responsabile del coordinamento dell'Anno europeo del volontariato (2011).

I valutatori hanno inoltre rivolto sei raccomandazioni agli Stati membri, dal momento che la responsabilità di molte delle misure interessate spetta innanzitutto alle autorità nazionali o, in alcuni casi, a quelle regionali e locali. Queste raccomandazioni prevedono che ogni Stato membro:

- elabori un piano d'azione nazionale per il DIC sulla base di risultati di ricerche e su dati statistici;

- definisca orientamenti utili alla formulazione di strategie in materia di DIC in ambiti quali lo sport, i servizi pubblici e la cittadinanza attiva;

- tenga maggiormente conto del DIC in vari ambiti, tra cui la pianificazione e la prestazione di servizi pubblici per contribuire alla coesione delle collettività e all'inclusione sociale;

- contribuisca ad accrescere le capacità delle organizzazioni della società civile a svolgere un ruolo costruttivo nel DIC, in particolare quando la base dell'ONG è insufficiente, tramite un'accurata analisi del settore, lo sviluppo di reti e offerte di formazione;

- contribuisca all'organizzazione di forum e gruppi di lavoro a livello dell'UE che consentano lo scambio di conoscenze, orientino l'elaborazione delle politiche e rafforzino la visibilità del DIC nell'elaborazione delle politiche nazionali e dell'Unione;

- consideri la possibilità di istituire un sistema nazionale di monitoraggio e di analisi dei progressi realizzati in materia di DIC, nonché di fissare indicatori adatti.

CONCLUSIONI DELLA COMMISSIONE

La Commissione condivide la valutazione globale dell'Anno realizzata dai valutatori. L'Anno è riuscito con successo a sensibilizzare - in particolare i decisori politici – alle questioni relative al DIC e a mobilitare le parti interessate, principalmente nei settori delle arti e della cultura. Il suo impatto sull' atteggiamento generale nei confronti del DIC si è rivelato più difficile da misurare, tenuto conto dei tempi molto più lunghi necessari per adeguarsi a cambiamenti sociali profondi e della serie di complessi fattori che influenzano tale atteggiamento.

Perché l'Anno abbia un seguito, è necessaria l'azione congiunta della Commissione europea, di altre istituzioni dell'UE, degli Stati membri e della società civile. La Commissione darà priorità alle raccomandazioni dei valutatori di cui al capitolo 4 e incentrerà le sue misure di follow-up sui seguenti aspetti:

- incoraggiare la cooperazione e lo scambio di conoscenze tra i diversi Stati membri e tra gli esperti dei diversi settori d'azione pertinenti al DIC. Il metodo aperto di coordinamento costituirà uno strumento importante per questo tipo di cooperazione e per l'utilizzo dei risultati e degli output dell'Anno. Le conoscenze acquisite saranno inoltre condivise con i settori che durante l'Anno sono stati sottoprappresentati. Misure quali il progetto "Città interculturali", un'iniziativa congiunta della Commissione e del Consiglio d'Europa, o la proposta rete di esperti in romanologia costituiscono occasioni per promuovere questo scambio di conoscenze e la cooperazione;

- sostenere finanziariamente progetti e iniziative in materia di dialogo interculturale. La preparazione della prossima generazione di programmi dell'UE consentirà di condurre un ampio dibattito sulle diverse possibilità di promuovere il DIC, anche attraverso il contributo alla cooperazione intersettoriale. La Commissione cercherà inoltre di fare in modo che la priorità data al DIC in determinati programmi sia resa effettiva;

- portare avanti le attività nel campo dell'istruzione, nel quale le iniziative relative alle competenze chiave per l'apprendimento permanente e alla formazione dei docenti, ad esempio, sono strettamente correlate al DIC.

Grazie alle raccomandazioni di cui sopra il DIC dovrebbe figurare anche in futuro tra le massime priorità dell'Unione europea. La promozione della diversità culturale e del dialogo interculturale rientra tra gli obiettivi strategici dell'agenda europea della cultura. Le istituzioni europee, gli Stati membri e la società civile continueranno ad impegnarsi congiuntamente per conseguire tale obiettivo. L'Anno ha permesso di accrescere la consapevolezza e la comprensione della necessità di un approccio intersettoriale coerente; si è creata così una solida base sulla quale costruire la futura cooperazione volta a realizzare tale obiettivo.

[1] GU L 412 del 30.12.2006, pag. 44.

[2] http://www.intercultural-europe.org/

[3] http://www.coe.int/t/dg4/cultureheritage/culture/Cities/Default_en.asp

[4] http://ec.europa.eu/culture/archive/dialogue/strategies_en.html