21.10.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 285/80


Giovedì 26 novembre 2009
Cina: diritti delle minoranze e applicazione della pena di morte

P7_TA(2009)0105

Risoluzione del Parlamento europeo del 26 novembre 2009 sulla situazione in Cina: diritti delle minoranze e applicazione della pena di morte

2010/C 285 E/14

Il Parlamento europeo,

viste le sue precedenti risoluzioni su una moratoria universale in materia di pena di morte del 1o febbraio 2007 (1) e del 27 settembre 2007 (2),

viste le risoluzioni dell'Assemblea generale dell'ONU del 18 dicembre 2007 (A/RES/62/149) e del 18 dicembre 2008 (A/RES/63/168) dal titolo «Moratoria in materia di applicazione della pena di morte»,

viste le dichiarazioni della Presidenza per conto dell'Unione europea del 29 ottobre 2009 sull'esecuzione di due tibetani, il sig. Lobsang Gyaltsen e il sig. Loyak, e del 12 novembre 2009 sull'esecuzione di due persone appartenenti all'etnia uigura dopo le rivolte del 5-7 luglio 2009 a Urumqi, nella regione autonoma dello Xinjiang (XUAR),

visti gli articoli 35, 36 e 37 della costituzione della Repubblica popolare cinese, i quali riconoscono a ogni cittadino la libertà di espressione e di confessione religiosa e definiscono «inviolabile» la libertà della persona,

viste le sue precedenti risoluzioni sulla Cina, in particolare quella del 13 dicembre 2007 sul vertice UE-Cina e sul dialogo UE-Cina sui diritti umani (3),

visto il seminario UE-Cina del 18-19 novembre 2009 e il 28o ciclo del dialogo UE-Cina sui diritti umani, tenutosi il 20 novembre 2009 a Pechino,

visto il 27o ciclo del dialogo sui diritti umani tra l'Unione europea e la Repubblica popolare cinese, tenutosi a Praga, Repubblica ceca, il 14 maggio 2009,

visto il 12o vertice UE-Cina che si terrà il 30 novembre 2009 a Nanjing (Nanchino),

visto l'articolo 122, paragrafo 5, del suo regolamento,

A.

considerando che l'Unione si basa sull'adesione ai valori della libertà, della democrazia e del rispetto dei diritti umani, nonché dello Stato di diritto, e che essa ritiene che il rispetto di detti diritti inalienabili sia una premessa indispensabile per un'armoniosa vita sociale,

B.

considerando che il nuovo partenariato strategico UE-Cina in corso di negoziazione riveste una notevole importanza per le relazioni future tra l'Unione e la Cina, e considerando che un autentico partenariato deve basarsi su valori comuni condivisi,

C.

considerando che l'8 maggio 2009 l'Unione ha chiesto la commutazione delle condanne alla pena di morte di diversi tibetani pronunciate dal tribunale intermedio del popolo di Lhasa dopo le sommosse del marzo 2008,

D.

considerando che nei primi giorni del luglio 2009 nella regione autonoma uigura dello Xinjiang (XUAR) si sono verificati le peggiori violenze etniche dopo decenni, quando dimostranti uiguri sono scesi in piazza e hanno attaccato e provocato morti tra la popolazione Han a Urumqi per protestare contro le aggressioni subite da operai uiguri in una fabbrica della Cina meridionale nel giugno 2009; considerando che secondo le cifre ufficiali sono morte 197 persone e più di 1 600 sono state ferite,

E.

considerando che per garantire che i popoli tibetano e uiguro, che costituiscono le due principali minoranze etniche possano coesistere pacificamente con la grande maggioranza del popolo cinese, di etnia Han, occorre assolutamente instaurare un dialogo sincero, permanente e reciprocamente rispettoso,

F.

considerando che un crescente malcontento e risentimento si diffondono tra la popolazione uigura – la quale è in maggioranza musulmana e intrattiene legami linguistici e culturali con l'Asia centrale e rappresenta quasi la metà dei venti milioni di abitanti dello Xinjiang, soprattutto contro le autorità cinesi di etnia Han, accusate di sorvegliare severamente e reprimere le attività religiose in un contesto di discriminazione occupazionale e di emarginazione del proprio gruppo etnico nella regione; considerando che non ha ottenuto risposta l'appello rivolto alla comunità internazionale da ONG impegnate nella difesa dei diritti umani per l'invio di una commissione d'inchiesta indipendente nei luoghi delle sommosse,

G.

considerando che la Repubblica popolare cinese ha espresso l'auspicio di relazioni etniche armoniose nella regione autonoma uigura dello Xinjiang (XUAR),

H.

considerando che le legittimità delle sentenze pronunciate a carico di tibetani condannati per reati commessi durante le sommosse del marzo 2008 è messa in discussione in una relazione della Human Rights Watch in cui si dichiara che alcuni processi sono stati celebrati in segreto e in date non rese note e che ai tibetani è stato negato l'accesso a una difesa effettiva con avvocati di loro scelta,

I.

considerando che le pratiche religiose in Cina sono soggette a restrizioni e sono rigorosamente controllate dallo Stato,

J.

considerando che in Cina la pena di morte può essere comminata per 68 reati, anche non violenti come la frode fiscale e reati legati alla droga,

1.

ribadisce la sua opposizione di vecchia data alla pena di morte in ogni caso e in qualsiasi circostanza; ricorda l'impegno solenne dell'Unione europea di operare per l'abolizione della pena di morte ovunque e sottolinea di nuovo che l'abolizione della pena di morte contribuisce a promuovere la dignità umana e a far progredire i diritti dell'uomo;

2.

prende atto del passo positivo registrato nel gennaio 2007, quando il tribunale supremo del popolo è stato abilitato a riesaminare le sentenze di morte, tuttavia deplora che ciò non abbia portato a un calo significativo del numero di esecuzioni capitali in Cina; esprime pertanto le sue preoccupazioni perché la Cina resta pur sempre il paese con il numero più grande di esecuzioni capitali nel mondo;

3.

sollecita pertanto il governo cinese ad adottare, immediatamente e senza condizioni, una moratoria in materia di pena di morte, da considerare come un passo cruciale verso l'abolizione della pena di morte; condanna energicamente l'esecuzione di due tibetani, il sig. Lobsang Gyaltsen e il sig. Loyak, nonché di 9 persone dell'etnia uigura dopo gli incidenti di marzo 2008 a Lhasa e del 5-7 luglio 2009 a Urumqi; chiede alle autorità cinesi di sospendere tutte le altre condanne alla pena di morte pronunciate dai due tribunali intermedi del popolo di Lhasa e di Urumqi nonché di commutare dette condanne in pene detentive per i responsabili di atti di violenza debitamente accertati; deplora altresì le condanne a morte con due anni di sospensione a carico del sig. Tenzin Phuntsok e del sig. Kangtsuk dopo le proteste di marzo e l'ergastolo a carico del sig. Dawa Sangpo, ed esprime il dubbio che non sia stato loro consentito un processo corretto;

4.

invita di nuovo la Cina a ratificare il Patto internazionale sui diritti civili e politici; denuncia il trattamento sovente discriminatorio delle minoranze etniche e religiose in Cina;

5.

segnala che il governo cinese nell'aprile 2009 ha reso pubblico il suo primo piano d'azione nazionale sui diritti dell'uomo (2009-2010) in cui si enuncia l'obiettivo di migliorare la tutela dei diritti dei cittadini in ogni procedimento penale e nelle procedure giudiziarie, mettendo fine alle detenzioni arbitrarie, proibendo di estorcere confessioni sotto tortura e garantendo processi corretti e pubblici; invita le autorità cinesi e rendere pubblico il numero di esecuzioni capitali effettuate;

6.

invita le autorità cinesi a compiere ogni sforzo per sviluppare un autentico dialogo tra Han e uiguri e ad applicare nello Xinjiang politiche economiche di maggiore coinvolgimento e partecipazione, mirate a rafforzare le istanze locali e a tutelare l'identità culturale della popolazione uigura;

7.

sottolinea che la situazione dei diritti umani in Cina resta al centro di profonde apprensioni; insiste sull'esigenza di un accompagnamento assiduo tra tutti i cicli di dialogo UE-Cina sui diritti umani al fine di assicurare l'applicazione delle raccomandazioni formulate nei dialoghi precedenti, concordate dalle due parti, e di quelle adottate nei seminari giuridici UE-Cina sui diritti umani, che solitamente precedono i cicli di dialogo con la partecipazione di rappresentanti del mondo accademico e della società civile; chiede al Consiglio e alla Commissione di inserire nell'ordine del giorno del 12o vertice UE-Cina del 30 novembre 2009 la questione dell'abolizione della pena di morte e il rispetto dei diritti delle minoranze etniche e religiose e di continuare a impegnarsi per far figurare nel nuovo accordo di partenariato e cooperazione in corso di negoziazione la clausola relativa al rispetto dei diritti umani in Cina;

8.

invita le autorità cinesi a porre fine immediata alla campagna di repressione violenta che reprime i diritti dell'intera popolazione dello Xinjiang trascurando le cause delle sommosse;

9.

sollecita la riapertura di un dialogo sincero e mirato a risultati tra il governo cinese e i rappresentanti del Dalai Lama sulla base del memorandum per un'autonomia effettiva del popolo tibetano, inteso a portare a una svolta positiva, sostanziale e significativa nel Tibet, in linea con i principi enunciati dalla costituzione e dalla legislazione della Repubblica popolare cinese;

10.

ribadisce la sua solidarietà a tutte le vittime degli eventi a Urumqi, nella regione autonoma uigura dello Xingjian nel luglio 2009, pur riconoscendo il dovere degli organi statali di mantenere l'ordine pubblico; esprime preoccupazione per i resoconti su un presunto uso sproporzionato della forza contro appartenenti all'etnia uigura e per il grande numero di arrestati in detta etnia;

11.

invita la autorità cinesi ad assicurare che alle persone arrestate in seguito agli eventi sopra citati sia garantito un trattamento umano durante la detenzione e processi corretti conformi agli standard del diritto internazionale, compreso l'accesso a avvocati di propria scelta, la presunzione di innocenza e la pronuncia di sentenze proporzionate per le persone giudicate colpevoli;

12.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai governi degli Stati membri, al Consiglio d'Europa, alla Commissione per i diritti umani delle Nazioni Unite e al governo della Repubblica popolare cinese.


(1)  GU C 250 E del 25.10.2007, pag. 91.

(2)  GU C 219 E del 28.8.2008, pag. 306.

(3)  GU C 323 E del 18.12.2008, pag. 489.