18.3.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

CE 67/31


Non discriminazione in base al sesso e solidarietà tra le generazioni

P6_TA(2009)0039

Risoluzione del Parlamento europeo del 3 febbraio 2009 sulla non discriminazione in base al sesso e la solidarietà tra le generazioni (2008/2118(INI))

(2010/C 67 E/05)

Il Parlamento europeo,

visti l'articolo 2, l'articolo 3, paragrafo 2, e l'articolo 141 del trattato CE,

vista la risoluzione del Consiglio e dei ministri incaricati dell'occupazione e della politica sociale, riuniti in sede di Consiglio il 29 giugno 2000, concernente la partecipazione equilibrata delle donne e degli uomini all'attività professionale e alla vita familiare (1),

vista la sua risoluzione del 15 dicembre 2000 sulla comunicazione della Commissione «Verso un'Europa di tutte le età - Promuovere la prosperità e la solidarietà fra le generazioni» (2),

vista la sua risoluzione del 9 marzo 2004 sulla conciliazione della vita professionale, familiare e privata (3),

visto il patto europeo per la gioventù approvato dal Consiglio europeo riunito il 22 e 23 marzo 2005 a Bruxelles,

vista la sua risoluzione del 23 marzo 2006 sulle sfide demografiche e la solidarietà tra le generazioni (4),

vista la comunicazione della Commissione del 12 ottobre 2006 dal titolo «Il futuro demografico dell'Europa, trasformare una sfida in opportunità» (COM(2006)0571),

vista la sua risoluzione del 19 giugno 2007 su un quadro regolamentare per misure di conciliazione della vita familiare e degli di studi per le giovani donne nell'Unione europea (5),

vista la comunicazione della Commissione del 10 maggio 2007 dal titolo «Promuovere la solidarietà tra le generazioni» (COM(2007)0244),

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo sulla comunicazione della Commissione dal titolo «Promuovere la solidarietà tra le generazioni» (6),

vista la sua risoluzione del 27 settembre 2007 sulla parità tra donne e uomini nell'Unione europea - 2007 (7),

visto il documento di lavoro dei servizi della Commissione dal titolo «Il futuro demografico dell'Europa: fatti e cifre» (SEC(2007)0638),

vista la sua risoluzione del 21 febbraio 2008 sul futuro demografico dell'Europa (8),

vista la sua risoluzione del 3 settembre 2008 sulla parità tra le donne e gli uomini - 2008 (9),

visto l'articolo 45 del regolamento,

vista la relazione della commissione per i diritti della donna e l'uguaglianza di genere (A6-0492/2008),

A.

considerando che le donne e gli uomini sono uguali in termini di dignità umana e che hanno gli stessi diritti e gli stessi doveri,

B.

considerando che la parità di trattamento tra le donne e gli uomini è un principio alla base del sistema giuridico e in quanto tale deve essere tenuto in considerazione e osservato ogniqualvolta le leggi vengono interpretate e applicate,

C.

considerando che divari tra donne e uomini persistono in tutti gli altri aspetti della qualità dell'ambiente di lavoro, come ad esempio nella conciliazione della vita professionale con quella privata, e che il tasso di occupazione delle donne con figli a carico è appena del 62,4% contro il 91,4% degli uomini; considerando che il 76,5% dei lavoratori a tempo parziale sono donne,

D.

considerando che la strategia di Lisbona mira a garantire che il 60% delle donne capaci di lavorare abbiano un'occupazione; considerando che gli obiettivi quantitativi e qualitativi della strategia di Lisbona e i nuovi orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione (10), in particolare per quanto riguarda l'occupazione delle donne e, più in generale, degli adulti, sono determinati dalla consapevolezza della insostenibilità dello spreco di queste risorse e del potenziale che esse rappresentano, nonché dei rischi sulla tenuta dei sistemi pensionistici e di protezione sociale,

E.

considerando che il principio della parità di trattamento fra donne e uomini comporta il divieto di qualunque discriminazione, diretta o indiretta, basata sul sesso, soprattutto per quanto riguarda la maternità, il fatto di avere responsabilità familiari o lo stato civile,

F.

considerando i dati forniti nella suddetta comunicazione della Commissione del 12 ottobre 2006, secondo cui nei paesi e nelle regioni ad alto tasso di occupazione femminile e dotati di sistemi di protezione sociale la natalità è più elevata,

G.

considerando che le tre sfide principali dell'Unione europea, ossia cambiamenti demografici, globalizzazione e cambiamenti climatici, impongono una solidarietà intergenerazionale basata su un patto ampio tra generazioni, ma anche tra generi,

H.

considerando che alla base del patto tra generi e generazioni deve stare la possibilità di organizzare la propria vita lavorativa e privata, vale a dire di conciliare le esigenze economiche e produttive del lavoro professionale con la facoltà di scegliere tempi e impegni, in un quadro di diritti e di responsabilità definiti per via legislativa e contrattuale,

I.

considerando che la responsabilità reciproca tra generazioni richiede un approccio attivo da parte dei pubblici poteri e un protagonismo di tutti gli attori sociali nel garantire servizi di interesse generale di qualità e sistemi di previdenza e di sicurezza sociale adeguati e sufficienti,

J.

considerando che la presenza delle donne nel mercato del lavoro professionale è collegata a cambiamenti culturali e a riforme orientate ad attuare politiche di conciliazione tra vita professionale, familiare e personale e politiche di redistribuzione dei ruoli; considerando che queste politiche riguardano aspetti diversi ma profondamente correlati che vanno dalla riduzione temporanea dell'orario di lavoro, mediante la trasformazione del contratto di lavoro a tempo pieno in contratto a tempo parziale e l'utilizzazione dei congedi (di maternità, paternità, parentali, familiari), alla rete dei servizi alle persone,

K.

considerando che i cambiamenti demografici hanno un notevole impatto sulla vita personale e lavorativa delle persone; considerando che inadeguatezza dei servizi, livelli retributivi bassi, lento inserimento nel mercato del lavoro, lunga successione di contratti a termine, incentivi insufficienti per le giovani coppie sono tra le ragioni che inducono i giovani a posporre nel tempo la creazione di un nucleo familiare e la procreazione; considerando che la rigidità dell'organizzazione del lavoro e la difficoltà di reinserimento nel mercato del lavoro dopo un periodo in cui si è assistito un familiare rendono difficile assumere liberamente le scelte di conciliazione come anche quelle di alternanza tra lavoro professionale e lavoro familiare,

L.

considerando che la non discriminazione in base al sesso riguarda in primo luogo e di solito non solo le donne/madri ma anche gli uomini/padri; che qualsiasi azione politica in tale settore non può più concentrarsi unicamente sulle donne e che le politiche europee e nazionali dovrebbero d'ora in poi prendere in considerazione le esigenze e le facoltà degli uomini/dei padri in tale settore,

M.

considerando che è necessario avviare una riflessione sulla nozione di discriminazione per il lavoro di cura, legata alla fruizione di congedi di maternità, di paternità, parentali e familiari, per verificare se si tratta di forme di discriminazione legate al genere; considerando che è necessario definire, a livello europeo, la nozione di discriminazione multipla,

N.

considerando che il concetto di solidarietà tra le generazioni non si limita soltanto alla cura dei figli, ma riguarda altresì la responsabilità nei confronti delle persone anziane e non autosufficienti e contribuisce al rispetto della dignità umana e alla sua promozione tre le generazioni future,

O.

considerando che l'indigenza non deve rappresentare un fattore discriminante nell'ambito della solidarietà tra le generazioni e che anche le famiglie più povere intrattengono legami ed espletano attività di solidarietà intergenerazionale,

P.

considerando che la persona che dedica il suo tempo e le sue facoltà alla cura e all'educazione dei figli o all'assistenza ad una persona anziana dovrebbe avere un riconoscimento da parte della società e che tale obiettivo potrebbe essere raggiunto conferendole diritti propri, in particolare in materia previdenziale e pensionistica,

Q.

considerando che il ruolo educativo dei genitori nei confronti dei figli e dei figli nei confronti delle persone anziane e non autosufficienti e l'attività di assistenza delle donne e degli uomini a favore di persone anziane e non autosufficienti sono essenziali per il progresso del bene comune e dovrebbero essere riconosciuti come tali da politiche trasversali, incluse quelle rivolte alle donne e agli uomini che scelgono liberamente di dedicarsi pienamente o parzialmente a tale attività,

R.

considerando che, a partire dall'ottobre del 2003, la Commissione ha aperto una consultazione con le parti sociali sul tema della conciliazione tra vita professionale, familiare e personale, consultazione che è arrivata alla seconda fase e si basa sull'importanza di concepire le politiche e gli strumenti che consentano di abbinare un lavoro di qualità con le responsabilità di donne e di uomini nel lavoro di cura,

S.

considerando il ruolo chiave degli uomini nella realizzazione di un'autentica parità,

T.

considerando i principi di «flessicurezza» declinati al femminile, così come delineati nella risoluzione del Parlamento europeo del 29 novembre 2007 su principi comuni di flessicurezza (11), e considerando che nella maggior parte delle regioni europee la riorganizzazione dell'orario di lavoro non sembra essere di grande aiuto per le persone che hanno figli e che i dipendenti con figli a carico hanno minori possibilità di occupare posti di lavoro con orari flessibili rispetto a quelli senza figli (12),

U.

considerando che i progetti familiari, la vita privata e le ambizioni professionali possono essere integrati in modo armonioso solo nel caso in cui, sul piano socio-economico, le persone interessate sono realmente libere di scegliere e godono del sostegno fornito dall'adozione di decisioni politiche ed economiche a livello europeo e nazionale, senza che ne derivi uno svantaggio e sempreché siano disponibili le infrastrutture indispensabili,

V.

considerando che esiste il rischio che il lavoro a tempo parziale divenga, in particolare per le donne/madri, una scelta forzata, imposta dalla mancanza di strutture accessibili per la custodia dei bambini, così come esiste il rischio che il passaggio dal lavoro a tempo pieno al lavoro a tempo parziale non venga autorizzato, rendendo difficile se non impossibile la conciliazione tra vita professionale, vita familiare e vita personale,

1.

sottolinea che il principio di solidarietà tra generazioni è uno degli assi portanti del modello sociale europeo; chiede che, per applicare tale principio, le autorità pubbliche adottino un approccio attivo a vari livelli, e che siano coinvolti tutti gli attori sociali nel garantire servizi sociali d'interesse generale di elevata qualità per le famiglie, i giovani e tutti coloro che necessitano di un sostegno;

2.

rileva che le politiche in materia di assistenza e la fornitura di servizi in questo campo sono intrinsecamente legate al raggiungimento dell'uguaglianza fra donne e uomini; critica la mancanza, nella maggior parte degli Stati membri, di servizi di assistenza di qualità disponibili ed economicamente accessibili, mancanza legata al fatto che l'attività di assistenza non è equamente ripartita tra donne e uomini, fattore che a sua volta ha un impatto negativo diretto sulla possibilità delle donne di partecipare a tutti gli aspetti della vita sociale, economica, culturale e politica;

3.

sottolinea che strutture di assistenza per l'infanzia di buona qualità ed economicamente accessibili, attive in orari rispondenti alle esigenze di genitori e figli, come anche strutture dalle stesse caratteristiche per persone anziane e non autosufficienti, devono essere elementi centrali del modello sociale europeo ed agevolare l'accesso delle donne al mercato del lavoro e ad un'occupazione retribuita, consentendo a queste ultime di sfruttare le loro capacità per ottenere l'indipendenza economica;

4.

rammenta agli Stati membri gli impegni assunti al Consiglio europeo di Barcellona del 2002, per rimuovere gli ostacoli ad un'equa partecipazione di donne e uomini al mercato del lavoro e introdurre entro il 2010 strutture di assistenza per il 90% dei bambini dai tre anni all'età della scolarizzazione obbligatoria e per il 33% dei bambini al di sotto dei tre anni; invita gli Stati membri a fissare obiettivi simili per le strutture di assistenza per anziani e congiunti malati;

5.

rileva l'enorme squilibrio esistente fra uomini e donne nella condivisione delle responsabilità domestiche e familiari, che spinge prevalentemente le donne a scegliere orari di lavoro flessibili o a lasciare del tutto il lavoro, e che si ripercuote sullo sviluppo della loro carriera, sul crescente divario retributivo tra uomini e donne e sulla maturazione dei diritti pensionistici;

6.

teme che la proposta della Presidenza ceca, secondo cui la cura dei figli rappresenta una vera e propria alternativa alla carriera professionale, tenda ad una divisione tradizionale dei compiti tra uomini e donne, ossia alla concezione tradizione in base alla quale lavoratori a tempo pieno sono gli uomini, delle cui esigenze personali si occupano «mani invisibili» (le donne), che gestiscono la casa e la famiglia;

7.

manifesta viva preoccupazione per il fatto che, soprattutto in periodi di recessione economica, la proposta della Presidenza ceca costringa le donne a lasciare il lavoro per seguire il loro percorso «naturale», cioè occuparsi dei figli e di altre persone non autosufficienti; sollecita il Consiglio e gli Stati membri ad adoperarsi al massimo per conseguire gli obiettivi di Lisbona in materia di assistenza all'infanzia;

8.

sottolinea che la piena partecipazione di un genitore o di entrambi i genitori ad un'attività lavorativa dignitosamente retribuita può contribuire a combattere la povertà tra gli occupati e nei nuclei familiari monoparentali, che risentono di un tasso di povertà molto più elevato (32%);

9.

evidenzia che i regimi pensionistici degli Stati membri riconoscono ancora a molte donne unicamente diritti derivati, basati esclusivamente sulla carriera professionale dei mariti, per cui la maggior parte delle persone anziane che vivono in condizioni di povertà sono donne;

10.

invita gli Stati membri ad affrontare i fattori strutturali che contribuiscono alla disuguaglianza nei regimi pensionistici, fra cui l'organizzazione delle attività di assistenza e la conciliazione della vita familiare con quella professionale, le disuguaglianze nel mondo del lavoro, lo scarto retributivo fra uomini e donne e la discriminazione diretta nei regimi pensionistici del secondo e del terzo pilastro;

11.

chiede alla Commissione di presentare una nuova proposta di direttiva a disciplina dei diritti e garanzie specifici in merito alla conciliazione della vita professionale e della vita privata in presenza di familiari non autosufficienti a carico (minori, anziani e disabili);

12.

chiede alle strutture e agli enti di ricerca di investire di più e meglio negli aspetti legati al miglioramento ecologico dei prodotti destinati all'infanzia, alle persone non autosufficienti e complessivamente all'uso domestico;

13.

invita Eurostat a elaborare misurazioni in grado di rappresentare la situazione dell'assistenza all'infanzia e alle persone non autosufficienti, suddivise per genere;

14.

invita la Commissione a presentare iniziative concrete per avvalorare le competenze acquisite nell'esercizio dei compiti educativi, di servizio alle persone non autosufficienti e di gestione domestica, in modo che tali competenze possano essere prese in considerazione al momento del reinserimento nel mercato del lavoro; rammenta come la valutazione delle competenze trasversali sia parte fondamentale del cosiddetto «bilancio di competenze», secondo le migliori tradizioni delle sperimentazioni nazionali sui sistemi di incrocio tra domanda e offerta di lavoro;

15.

invita la Commissione a condurre una campagna di sensibilizzazione e a varare progetti pilota che favoriscano la partecipazione equilibrata di donne e uomini all'attività professionale e alla vita familiare;

16.

invita inoltre gli Stati membri a prendere in considerazione orari flessibili di lavoro per i genitori (in base a libera scelta) e orari flessibili per le strutture di custodia dell'infanzia, per aiutare sia le donne che gli uomini a conciliare meglio la vita professionale con quella familiare;

17.

chiede alla Commissione di monitorare le migliori prassi in materia di persone impegnate nel lavoro di cura e di farle conoscere in tutti gli Stati membri, onde dimostrare il ruolo centrale che svolgono le suddette persone nel campo della solidarietà intergenerazionale e incoraggiare l'attuazione di una strategia specifica per loro negli Stati membri;

18.

invita gli Stati membri a sostenere e promuovere i programmi operativi varati dalla Commissione nell'ambito dell'Alleanza europea per le famiglie; chiede alla Commissione di accelerare lo sviluppo di strumenti destinati a sistematizzare lo scambio di prassi eccellenti e la ricerca in tale settore;

19.

invita le autorità pubbliche ad adottare i provvedimenti necessari per far sì che i genitori che lavorano possano beneficiare di un sostegno nell'ambito delle politiche mirate a promuovere un equilibrio tra vita professionale e vita familiare e poter disporre dei mezzi per conseguire tale traguardo;

20.

invita gli Stati membri a sostenere i regimi di congedo (congedo parentale, congedo per adozione, congedo di solidarietà) applicabili a coloro che intendono interrompere l'attività professionale per prendersi cura di una persona non autosufficiente;

21.

ritiene che occorra intervenire per migliorare il trattamento non solo del congedo di maternità, ma anche del congedo di paternità e del congedo parentale, con particolare riferimento a quello fruito dai padri lavoratori, dato che in tutti gli Stati membri solo una piccola percentuale di uomini si avvale del diritto al congedo;

22.

insiste sul fatto che qualsiasi persona desiderosa di interrompere o di ridurre l'attività professionale formale per investirsi nella solidarietà tra le generazioni dovrebbe poter beneficiare di un orario di lavoro flessibile; invita pertanto le piccole e medie imprese a dar prova di una maggiore volontà di collaborazione e le autorità pubbliche a una maggiore elasticità finanziaria nelle loro previsioni di bilancio in materia di aiuti di Stato;

23.

invita la Commissione, di concerto con gli Stati membri e le parti sociali, ad avviare un riesame delle politiche di equilibrio tra vita professionale e vita privata:

garantendo che i costi della maternità/paternità non gravino sull'azienda ma sulla collettività, al fine di eliminare i comportamenti discriminatori in seno all'azienda e sostenere il rilancio demografico,

migliorando l'accessibilità ai servizi di cura e assistenza alle persone non autosufficienti (minori, disabili e anziani) e la flessibilità di tali servizi, compresi i servizi a domicilio nel quadro della solidarietà intergenerazionale, e definendo un numero minimo di strutture aperte nelle ore notturne, al fine di dare risposta sia alle esigenze lavorative che a quelle della vita privata;

24.

chiede alla Commissione, al Consiglio e agli Stati membri di includere nella direttiva 2003/88/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 4 novembre 2003, concernente taluni aspetti dell'organizzazione dell'orario di lavoro (13) un apposito articolo sulla conciliazione tra vita professionale, familiare e personale e rileva la necessità di tenerne conto in sede di disciplina della settimana lavorativa e del lavoro di guardia;

25.

chiede agli Stati membri di garantire che chiunque abbia sospeso temporaneamente la propria attività professionale per dedicarsi all'educazione dei figli o prestare assistenza a persone anziane o non autosufficienti possa essere (re)inserito nel mondo del lavoro e mantenere il diritto alla reintegrazione nella medesima posizione allo stesso inquadramento;

26.

rileva che, per le donne, disporre di un reddito proprio e di un'occupazione retribuita rimane l'elemento chiave della loro autonomia economica e di una maggiore parità tra donne e uomini nella società nel suo complesso;

27.

sottolinea la necessità di rafforzare la solidarietà nei confronti delle precedenti generazioni ma che tale solidarietà deve essere reciprocamente attuata anche nei confronti dei figli e dei giovani; rileva infatti che, se da un lato gli anziani trasmettono la saggezza, il sapere e l'esperienza, i giovani, dal canto loro, sono portatori di energia, dinamismo, gioia di vivere e speranza;

28.

ritiene che la solidarietà tra le generazioni vada promossa mediante attente politiche fiscali (sotto forma di trasferimenti, deduzioni e detrazioni), interventi per promuovere un invecchiamento attivo, politiche per lo sviluppo di competenze e reti integrate di servizi per l'infanzia, gli anziani, i disabili e i soggetti non autosufficienti, valutandone l'impatto positivo o negativo sulle scelte personali e sulla conciliazione tra vita professionale e la vita familiare;

29.

rammenta alla Commissione e agli Stati membri la necessità di adottare azioni positive a favore delle donne e degli uomini onde facilitarne il ritorno al lavoro dopo un periodo dedicato alla famiglia (per l'educazione dei figli e/o per prendersi cura di un genitore malato o disabile), favorendo politiche di (re)integrazione nel mondo del lavoro che consentano loro di ritrovare l'autonomia finanziaria;

30.

invita gli Stati membri a promuovere una politica fiscale che tenga conto degli obblighi finanziari delle famiglie, in particolare del costo della cura dell'infanzia e dell'assistenza alle persone anziane e non autosufficienti grazie a un regime fiscale o a un sistema di sgravi fiscali;

31.

invita gli Stati membri a rivedere il loro regime impositivo e a stabilire aliquote di tassazione basate sui diritti individuali e chiede conseguentemente l'individualizzazione dei diritti pensionistici e dei diritti previdenziali;

32.

invita le istituzioni dell'Unione europea e gli Stati membri, onde concretizzare il principio di parità tra donne e uomini, ad adottare misure specifiche a favore delle donne per rimediare a situazioni manifeste di disuguaglianza di fatto rispetto agli uomini; ritiene che misure di questo tipo, che dovrebbero applicarsi finché persistono tali situazioni, dovrebbero essere ragionevoli e in ogni caso proporzionate agli obiettivi perseguiti;

33.

chiede alle autorità nazionali e locali di predisporre programmi rivolti ai giovani che includano la dimensione intergenerazionale, in modo che le giovani generazioni comprendano che gli attuali livelli di prosperità e di benessere sono dovuti agli sforzi e ai sacrifici delle generazioni precedenti;

34.

invita le istituzioni dell'Unione europea e tutte le autorità pubbliche a tenere conto del principio della parità tra donne e uomini in sede di adozione e attuazione delle normative o di elaborazione di politiche pubbliche e, in generale, nello svolgimento di ogni loro attività;

35.

chiede ai mezzi di comunicazione di prestare un'attenzione positiva e coerente alle relazioni tra le diverse generazioni, affrontando questioni intergenerazionali, promuovendo un dibattito tra diversi gruppi d'età e, più in generale, rappresentando in maniera positiva il contributo dato dalle precedenti generazioni alla società;

36.

afferma l'importanza di tener conto del principio della parità di trattamento e di opportunità in tutti gli interventi di politica economica, politica del lavoro e politica sociale, in quanto ciò contribuisce a prevenire l'emarginazione sul mercato del lavoro e a eliminare le differenze retributive, nonché a stimolare fortemente l'imprenditorialità femminile;

37.

ritiene essenziale, in considerazione dei cambiamenti dei modelli familiari e del graduale inserimento delle donne nel mondo del lavoro, riformare il tradizionale sistema di assistenza per le persone non autosufficienti; raccomanda agli Stati membri di estendere e rafforzare la tutela offerta dai loro servizi sociali in modo da garantire che il diritto a realizzare le proprie aspirazioni possa sempre essere esercitato in condizioni di parità e che le persone non autosufficienti spossano ricevere effettiva assistenza;

38.

incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, al Comitato economico e sociale europeo, ai parlamenti e agli organi nazionali di statistica degli Stati membri, all'OIL, all'OCSE e al PSNU.


(1)  GU C 218 del 31.7.2000, pag. 5.

(2)  GU C 232 del 17.8.2001, pag. 381.

(3)  GU C 102 E del 28.4.2004, pag. 492.

(4)  GU C 292 E del 1.12.2006, pag. 131.

(5)  GU C 146 E del 12.6.2008, pag. 112.

(6)  GU C 120 del 16.5.2008, pag. 66.

(7)  GU C 219 E del 28.8.2008, pag. 324.

(8)  Testi approvati, P6_TA(2008)0066.

(9)  Testi approvati, P6_TA(2008)0399.

(10)  Si veda la comunicazione della Commissione dell'11 dicembre 2007, dal titolo «Orientamenti integrati per la crescita e l'occupazione (2008-2010)» (COM(2007)0803).

(11)  GU C 297 E del 20.11.2008, pag. 174.

(12)  Eurostat, «The life of women and men in Europe», 2008, pag. 89.

(13)  GU L 299 del 18.11.2003, pag. 9.