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1.7.2010 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea |
C 175/4 |
Parere del Comitato delle regioni sulla sesta relazione intermedia sulla coesione economica e sociale
(2010/C 175/02)
I. RACCOMANDAZIONI STRATEGICHE
IL COMITATO DELLE REGIONI
Introduzione
1. accoglie con favore la Sesta relazione intermedia sulla coesione economica e sociale, che si incentra sulla creatività e sull'innovazione come elementi in grado di aiutare l'Unione europea a uscire più rapidamente, e anche rafforzata, dalla crisi economica, individuando inoltre i fattori in grado di stimolare la creatività e l'innovazione in tutte le regioni dell'UE. Il CdR apprezza inoltre il fatto che la relazione presenti la sintesi del dibattito sulla coesione territoriale avviato l'anno scorso dal Libro verde;
2. constata che il mondo attraversa una grave crisi finanziaria ed economica. I poteri pubblici e gli istituti finanziari lottano per far fronte ai problemi. Le imprese, piccole e grandi, incontrano difficoltà finanziarie. Donne e uomini in tutto il continente rischiano di perdere la casa e il posto di lavoro e altri vedono svanire le prospettive di trovare un impiego. Le prospettive economiche e sociali a breve e medio termine non sono positive: disoccupazione, chiusure d'imprese, diminuzione delle entrate di bilancio a livello sia statale sia locale e meno margine di manovra per le finanze pubbliche;
3. riconosce che i cambiamenti climatici presentano una minaccia reale per le vite di numerose persone e specie in tutto il mondo, e s'impongono fin d'ora azioni a tutti i livelli per ridurre al minimo l'aumento delle temperature. Allo stesso tempo, il cambiamento climatico offre anche una grande opportunità di cambiare le cose nell'interesse dell'ambiente, della società e dell'economia;
4. si rende conto che l'attuale congiuntura è ben diversa da quella in cui erano stati definiti i parametri per il programma 2007-2013, ma constata che, prima dell'avvio di nuovi programmi nel 2014, rimane ancora oltre la metà della seconda parte del periodo di programmazione. Pur riconoscendo che la funzione della politica di coesione è quella di stabilire e attuare obiettivi strategici di lungo periodo, il CdR ritiene anche che potrebbero risultare sin d'ora utili lievi ritocchi per attenuare l'impatto dell'attuale crisi economica e finanziaria negli Stati membri dell'Unione europea e a livello degli enti locali e regionali e per facilitare la ripresa. Il CdR ritiene che ciò possa essere realizzato nel contesto degli attuali obiettivi strategici della politica di coesione;
5. è consapevole che non si procederà a un riesame completo del periodo di programmazione in corso e che quindi è importante cogliere l'opportunità offerta dalla Sesta relazione intermedia sulla coesione economica e sociale per far tesoro delle migliori pratiche sinora sperimentate. Essa consente di esaminare in quale modo i fondi strutturali europei funzionano a livello locale e regionale e come essi possano essere utilizzati al meglio. Viste le crescenti preoccupazioni riguardanti il futuro stesso della politica di coesione dell'UE, tale contributo deve essere utilizzato per lanciare un messaggio forte attraverso la Quinta relazione sulla coesione, prevista per l'autunno 2010, per la discussione in merito al futuro periodo di programmazione, successivo al 2013; tale relazione, conformemente all'articolo 175 del nuovo Trattato sul funzionamento dell'UE, sarà dedicata d'ora in poi alla coesione economica, sociale e territoriale;
6. riconosce che la politica di coesione territoriale, che il nuovo Trattato include tra i nuovi obiettivi dell'UE, deve riallacciarsi anche all'agenda di Lisbona. Il riesame di quest'ultima nel 2010 offre all'UE un'ulteriore opportunità di accertare quali successi siano stati realizzati e dove occorra maggiore flessibilità affinché gli Stati membri, e in particolare gli enti regionali e locali, possano realizzare al meglio dei programmi con un impatto diretto reale sul benessere e sulle opportunità dei cittadini. Permetterà anche di tener meglio conto delle questioni relative ai cambiamenti climatici nei futuri orientamenti dell'UE, tramite in particolare una revisione del sistema di attribuzione dei fondi strutturali secondo una destinazione specifica (cosiddetto earmarking) in linea con gli obiettivi della nuova strategia di Lisbona;
7. si rammarica che nella Sesta relazione intermedia sulla coesione economica e sociale manchi un'analisi delle attuali condizioni economiche e ambientali. Essa omette di inquadrare l'attuale situazione nel contesto della peggior crisi economica dalla Grande depressione e non indica decisioni importanti per attenuare gli effetti dei cambiamenti climatici. Il punto essenziale è che essa non ne esamina l'impatto sulle nostre regioni e città e sui loro abitanti;
8. sostiene la necessità di realizzare analisi migliori dell'impatto territoriale delle politiche d'innovazione dell'UE, allo scopo di individuare e promuovere le misure più idonee a livello europeo per sostenere gli investimenti nell'innovazione a livello locale e regionale. La competitività delle regioni quale fattore di crescita sostenibile può essere conseguita soltanto attraverso investimenti pubblici intelligenti nell'innovazione nel settore manifatturiero e, soprattutto, nel settore dei servizi;
9. ha elaborato il presente parere per cercare di affrontare i problemi nella prospettiva non delle soluzioni internazionali, bensì nell'ottica delle regioni, delle città, e dei loro abitanti.
L'attuale situazione delle economie locali e regionali
10. è consapevole del fatto che le imprese locali, il cui sviluppo è organicamente radicato nelle rispettive città o regioni, contribuiscono alla forza e alla stabilità economica di un territorio. Tali imprese (siano esse PMI, imprese sociali o iniziative che trovano origine nella comunità locale) possono catalizzare la rigenerazione di una località. Tuttavia, perché queste imprese possano crescere e prosperare sono necessari interventi sulle condizioni economiche, ambientali e sociali volti a migliorare le competenze, ad attuare programmi di sostegno diversi, ad attenuare le cause del degrado e ad investire nelle infrastrutture pubbliche;
11. riconosce altresì l'importanza che un afflusso di investimenti presenta per una comunità. Le regioni e le comunità locali operano per attirare investimenti delle imprese e lavoratori qualificati, oltre ad avere un ruolo nel trattenere quelli che già vi vivono, o vi hanno studiato. Ciò implica individuare i problemi economici e sociali della regione e determinarne le possibili soluzioni, per poter poi beneficiare dei punti di forza specifici che ciascuna regione può offrire e quindi sfruttare appieno i vantaggi comparati che essa presenta in termini di offerte di lavoro, alloggi, istruzione/formazione e qualità della vita;
12. l'analisi realizzata dalla Commissione europea nella Sesta relazione sulla situazione delle diverse categorie di regioni (convergenza, transizione e competitività e occupazione) rispecchia la diversa situazione socioeconomica delle tre tipologie di regioni, in particolare per quel che concerne le loro capacità in termini di creatività, innovazione e imprenditorialità. Sia l'attuale crisi economica che le diverse variabili che incidono sul potenziale di sviluppo regionale (densità demografica, accessibilità, capacità d'innovazione, ecc.) sono fattori che evidenziano l'esistenza di dati importanti di cui si deve tenere conto nel valutare le economie locali e regionali e nel progettare una politica di coesione efficace. Ciò rende necessaria l'introduzione di altri indicatori oltre al PIL pro capite per la classificazione delle regioni in relazione al nuovo periodo di programmazione post-2013.
La coesione territoriale
13. accoglie con favore la parte della Sesta relazione intermedia sulla coesione economica e sociale che sintetizza le reazioni al Libro verde sulla coesione territoriale e alla quale gli enti locali e regionali hanno dato un contributo importante. Secondo la Sesta relazione intermedia, la finalità della coesione territoriale è quella di incentivare uno sviluppo armonioso e sostenibile di tutti i territori, mettendoli nelle condizioni di sfruttare le loro caratteristiche e le loro risorse territoriali; ciò richiede anche una pianificazione territoriale che preveda i collegamenti di trasporto e di comunicazione necessari per un efficiente flusso di merci, servizi e capitali. Il CdR evidenzia inoltre che nessuna regione è uguale all'altra e ciascuna ha delle modalità specifiche di sfruttamento di tutto il suo potenziale;
14. in considerazione, tuttavia, dell'ampio sostegno a questo nuovo obiettivo territoriale e dell'attuale contesto economico, il CdR deplora la mancanza di proposte concrete riguardo al futuro sviluppo ed alla futura applicazione della coesione territoriale nel periodo di programmazione in corso e in quello futuro;
15. rileva che la coesione territoriale assume maggiore importanza con l'applicazione del Trattato di Lisbona, perché è diventata un obiettivo politico dell'UE e costituisce la terza dimensione della politica di coesione. Il CdR ribadisce pertanto la richiesta, contenuta nel parere in merito al Libro verde sulla coesione territoriale, che dopo la ratifica del trattato di Lisbona venga pubblicato un Libro bianco sulla coesione territoriale per precisare meglio in quale modo questo obiettivo sarà integrato e reso realizzabile in tutte le politiche dell'UE;
16. afferma che, in termini di cooperazione territoriale, alla base dei programmi vi deve essere l'idea di affrontare problemi comuni e di creare valore aggiunto da parte dell'UE, fondandosi sull'esperienza e sui risultati acquisiti con i programmi in corso. Il valore aggiunto verrà realizzato attraverso la collaborazione con gli enti locali e regionali, tramite aree funzionali più ampie, condividendo territori o aree marine o problematiche specifiche tra due o più Stati membri. Nell'attuale periodo di programmazione si potrebbero mettere a punto e sostenere una serie di progetti pilota che riuniscano aree economiche funzionali di uno o più Stati membri al fine di contribuire all'adozione di un approccio prospettico più strategico. Il CdR auspica vivamente di poter contribuire nel 2010 al processo di revisione del regolamento GECT (Gruppo europeo di cooperazione territoriale) facendo un bilancio delle esperienze acquisite dagli enti locali e regionali.
Integrare l'innovazione e la creatività nella politica di coesione
17. ritiene che qualsiasi riesame della politica di coesione debba servire a trarre insegnamenti dalle iniziative riuscite anziché perpetuare gli insuccessi. Ne consegue che la stessa politica di coesione deve essere creativa e innovativa e sfruttare le competenze e l'esperienza acquisite dagli enti locali, dalle città e dalle regioni e tenerne conto nelle nostre politiche attuali e future;
18. è consapevole del fatto che l'innovazione e la creatività non sono appannaggio esclusivo delle grandi imprese o degli istituti d'insegnamento superiore. Anche gli enti locali e regionali hanno bisogno di creare e innovare e promuovere concretamente la creatività e l'innovazione. I fondi strutturali sono uno strumento utile a questo fine. Tuttavia, occorre maggiore flessibilità per consentire di assegnare e utilizzare rapidamente questi fondi e per puntare non solo su una forte crescita, o più alti livelli di qualificazione, ma anche sulla promozione dell'imprenditorialità in tutta una serie di ambiti. Ciò permetterà agli abitanti delle comunità locali interessati a creare nuove imprese di ottenere la consulenza e le indicazioni necessarie a intraprendere questo passo;
19. pur riconoscendo i progressi compiuti dall'Istituto europeo di innovazione e tecnologia (EIT), ritiene che esso costituisca uno strumento utile soprattutto per le grandi imprese e gli istituti di ricerca. Dato che l'innovazione e la creatività vanno incoraggiate in tutti gli Stati membri dell'Unione europea da tutti i livelli di governo e dai cittadini dell'UE, il Comitato raccomanda alla Commissione europea di valutare la possibilità di creare una rete virtuale della creatività e si offre di partecipare alla configurazione del suo contenuto. Detta rete - come numerose reti dell'UE per l'apprendimento aperto - sarebbe aperta a tutti e fornirebbe consulenza, assistenza e accessibilità sia a capitali di rischio sia a servizi tecnici. Tutti gli enti regionali e locali interessati, gli organismi pubblici a livello centrale, il settore privato e tutti gli uomini e le donne, con idee, esperienza e immaginazione avranno l'opportunità e la capacità di far confluire le loro idee in una rete più ampia;
20. riconosce che gli innovatori e gli inventori devono poter trarre ispirazione e incoraggiamento da questo tipo di persone e di gruppi. Una rete virtuale della creatività contribuirebbe a sviluppare questo aspetto, producendo «campioni dell'innovazione» e offrendo assistenza e consulenza specifica. Il carattere «virtuale» della rete ha il vantaggio di consentire agli abitanti di zone insulari, delle regioni ultraperiferiche, rurali, di montagna e delle aree scarsamente popolate, che possono essere distanti dai centri universitari, di beneficiare dell'accesso a consulenza fornita da esperti, istruzione e conoscenze, come pure all'assistenza alle iniziative imprenditoriali e alla consulenza finanziaria, di svilupparsi in tal modo in una comunità, se non reale, almeno virtuale;
21. ritiene che la creatività e l'innovazione siano necessarie anche nel programma in corso per poter affrontare al meglio le sfide della sostenibilità e dei cambiamenti climatici. Gli interventi per promuovere l'efficienza energetica ai livelli locale e regionale possono consentire di ridurre le emissioni, ma anche di creare nuovi posti di lavoro e imprese «verdi», fornendo occupazione sicura e a lungo termine e favorendo quelle competenze che la politica di coesione dell'UE dovrebbe sostenere. Nei loro programmi alcune regioni si sono prefisse obiettivi di riduzione delle emissioni di carbonio, e le buone pratiche corrispondenti possono essere applicate in maniera generalizzata per il restante periodo di programmazione;
22. ritiene che sia necessario un partenariato fra uguali, rappresentanti del settore pubblico o di quello privato; è richiesto un approccio che incoraggi l'innovazione e la partecipazione a livello regionale e locale in maniera inclusiva e non esclusiva. A questo proposito il partenariato, sia esso fra soggetti pubblici e privati o fra soggetti pubblici, allo stesso livello di governance o anche tra livelli di governance diversi, assume un'importanza veramente cruciale. Gli enti locali e regionali e i loro partner possono offrire soluzioni al deficit d'innovazione, purché siano adeguatamente sostenuti a questo fine;
23. dichiara che è il momento di dimostrarsi innovativi e creativi e di offrire agli enti locali e regionali l'opportunità di far conoscere le loro competenze e conoscenze. Ad esempio, per loro stessa natura la cultura e il turismo trovano alimento a livello locale e regionale e sono potenziali fonti di occupazione e investimenti. Numerose città europee, sia perché già tradizionali centri di cultura, sia perché designate Capitali europee della cultura, hanno dimostrato l'efficacia di questi settori per lo sviluppo di un'immagine attraente e peculiare e di un nuovo potenziale di occupazione, capace anche di attirare nuovi investimenti.
Semplificare la gestione per migliorare l'efficacia e il controllo
24. si compiace delle misure di semplificazione decise sinora ed esorta a proseguire il dialogo con le parti interessate per vedere in quali casi altri adeguamenti possano essere apportati per il periodo di programmazione in corso. È convinto che una gestione e un controllo eccessivi in campo finanziario intralcino e indeboliscano la politica di coesione e siano controproducenti, avendo un effetto dissuasivo per i finanziatori dei progetti a causa dell'onerosità degli adempimenti e dei controlli finanziari. Pur riconoscendo l'importanza di un controllo finanziario rigoroso della spesa pubblica, il CdR ritiene che ciò non dovrebbe imporre agli enti regionali e locali di assumere un atteggiamento avverso ai rischi, evitando i programmi innovativi e creativi per timore d'insuccessi o di non riuscire a recuperare i fondi investiti. La gestione deve inoltre essere semplificata evitando nuove interpretazioni e assicurando, mediante disposizioni chiare e precise, un quadro giuridico stabile e ben definito per ciascun periodo di programmazione;
25. ritiene che i fondi non spesi a causa della disposizione n+2 non vadano restituiti alla Commissione per essere resi agli Stati membri, bensì potrebbero essere utilizzati per un fondo di capitali di rischio e di capitali di avviamento su base regionale o per il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione della Commissione. Si propone anche un fondo europeo di adeguamento ai cambiamenti climatici per contribuire a finanziare progetti locali volti a consentire ai diversi settori di attività di adeguarsi agli attuali e ai futuri vincoli ambientali. Tali adeguamenti potrebbero prendere la forma di progetti di riqualificazione o di transizione professionale dei lavoratori interessati verso occupazioni ecocompatibili o di progetti imprenditoriali di ristrutturazione di imprese non sostenibili in termini ambientali. Le risorse destinate al fondo di capitali di rischio tramite la BEI potrebbero offrire alle PMI e alle iniziative originate da imprese sociali e comunità l'accesso a quei finanziamenti sia per il breve termine sia per la crescita che è più difficile ottenere nell'attuale congiuntura economica. In qualsiasi caso, è consigliabile rendere più flessibile la disposizione n+2 considerando gli obiettivi perseguiti dalla politica di coesione e gli effetti dei cambiamenti economici ciclici sulle finanze pubbliche e sugli investimenti privati;
26. afferma inoltre che un'ulteriore semplificazione sarebbe possibile se la Commissione analizzasse le procedure di audit degli Stati membri e studiasse la possibilità di «contratti di fiducia» per evitare doppioni in tali procedure. In tale contesto non si tratterebbe di rafforzare i controlli, bensì in primo luogo di evitare gli errori, di fare opera di prevenzione e di valutare i risultati. Per ridurre gli oneri, ai piccoli progetti andrebbe applicato il principio di proporzionalità delle regolamentazioni.
Una conoscenza migliore e più approfondita; uno sguardo al futuro…
27. prende atto del fatto che a partire dall'inizio del 2011 la Commissione intende realizzare dei progetti pilota per l'introduzione di indicatori supplementari che vadano al di là del PIL. In diversi pareri il CdR ha sostenuto la necessità dello sviluppo di nuovi indicatori tali da consentire una migliore considerazione delle disparità territoriali nelle politiche pubbliche in generale e nella politica di coesione in particolare;
28. incoraggia gli scambi di esperienze tra le regioni dell'UE e lo sviluppo dei cluster per l'innovazione e l'eco-innovazione che possono contribuire in modo rilevante a ridurre il fenomeno dell'eccessiva concentrazione di queste attività solo in alcune regioni e ad attenuare i divari interregionali;
29. riconosce che vi è una scarsissima condivisione di informazioni e un'insufficiente sfruttamento delle realizzazioni positive. È per questo motivo che il CdR ha lanciato con successo l'iniziativa Regione imprenditoriale europea (EER), intesa a favorire la condivisione delle buone pratiche e a premiare la strategia migliore per favorire lo sviluppo economico di una regione imprenditoriale nell'UE. Il Comitato accoglie con favore anche iniziative come InfoRegio e i premi annuali per l'innovazione (RegioStars); ritiene tuttavia che una base dati di più facile uso, preferibilmente riguardante altri ambiti oltre ai fondi per la politica regionale, consentirebbe di trarre degli insegnamenti dalle precedenti iniziative. Una base interattiva, ispirata a taluni siti Internet o a altre piattaforme sociali in rete, risulterebbe utile per tutti;
30. prende atto che l'attuale assenza di dati, visto che quelli disponibili riguardanti la situazione finanziaria e i suoi effetti sugli enti regionali e locali risalgono a due o più anni fa, influirà negativamente sulla realizzazione dei programmi, sulla flessibilità della risposta e limiterà le necessarie modifiche alle sole regolamentazioni interne;
31. ritiene che utilizzare solo il PIL per l'assegnazione dei fondi strutturali impedisce di tener conto dell'effettiva situazione economica nelle regioni e ignori l'aumento delle sacche di povertà in Stati membri con un PIL elevato;
32. giudica opportuno studiare altri modi per semplificare ulteriormente il ricorso combinato al FESR, al FSE e ai programmi per lo sviluppo rurale e ritiene che il punto di partenza della riflessione potrebbe essere l'approccio dello «sportello unico». In questo modo le regioni potrebbero beneficiare maggiormente delle opportunità di finanziamento e programmare servizi mirati a determinate esigenze, combinare cioè il FESR e il FSE per migliorare i livelli di qualificazione e offrire un'occupazione a potenziali lavoratori;
33. è convinto che la futura politica di coesione debba seguire un approccio più flessibile consentendo alle città e alle regioni di sviluppare programmi in funzione dei rispettivi contesti territoriali e comunità locali anziché cercare di adeguare le esigenze a quadri di riferimento imposti «dall'alto verso il basso». In pratica i programmi dovrebbero essere sviluppati a partire da strategie regionali frutto di ampie consultazioni con tutte le parti interessate;
34. ritiene che lo sviluppo di macrostrategie, tra cui ad esempio la strategia dell'Unione europea per la regione del Mar Baltico, debba contribuire a rafforzare in maniera più generale il ruolo degli enti locali e regionali nell'attuazione delle politiche dell'UE; propone inoltre di proseguire lo sviluppo di nuove strategie in altre zone geografiche con un adeguato sostegno da parte degli Stati interessati e delle istituzioni europee;
35. propone che le campagne dirette a promuovere l'efficienza energetica degli edifici e dei trasporti diventino una componente essenziale dei finanziamenti per la coesione, in quanto pilastro necessario dello sviluppo che può beneficiare dei finanziamenti UE.
Raccomandazioni
36. il Comitato ritiene che potrebbe essere utile un Libro bianco sulla coesione territoriale e chiede alla Commissione europea come intenda utilizzare le 400 risposte al Libro verde sulla coesione territoriale per promuovere l'idea e l'attuazione della coesione territoriale nelle future politiche dell'UE;
37. ribadisce l'esigenza di portare avanti la politica di coesione anche oltre il 2013, in quanto si tratta di uno strumento per lo sviluppo dell'Unione europea che risulta adesso ancora più vitale, non da ultimo in seguito della grave crisi economica che ha colpito l'Europa. A questo fine chiede che la Quinta relazione sulla coesione riaffermi il sostegno ad una politica di coesione ambiziosa, caratterizzata da un deciso approccio territoriale che ai sensi dell'articolo 174 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea, sia diretta alla promozione della coesione economica, sociale e territoriale e sia disponibile non solo per le regioni in ritardo di sviluppo, ma per tutti i territori UE per eliminare i loro svantaggi socioeconomici e per sfruttarne i punti di forza territoriali;
38. invita la Commissione europea a creare una base dati di facile utilizzo dedicata alle migliori pratiche seguite nei diversi ambiti d'intervento pubblici (ad esempio: sostegno alle innovazioni e all'inclusione e provvedimenti a favore del clima). Questo è un aspetto cruciale dell'assistenza tecnica per tutti i programmi finanziati nell'UE utile a consentire veri scambi e a sfruttare le buone pratiche;
39. sottolinea che alcune regioni stanno promuovendo iniziative innovative e eco-compatibili che contribuiscono attivamente a favorire l'imprenditorialità, ma tiene a ribadire che i programmi devono essere sostenibili da un punto di vista sociale ed ambientale. Inoltre è necessario offrire agli enti locali e regionali la possibilità di prendere conoscenza delle buone pratiche adottate in altri Stati membri (1);
40. riconosce che si dovrebbe considerare l'impiego di indicatori alternativi, diversi dal PIL ma osserva che ad oggi non vi è accordo su questo punto a livello dell'UE e che essi non sono disponibili a livello NUTS II. Pertanto il CdR appoggia la proposta, formulata dalla Commissione europea nella sua comunicazione Non solo PIL: misurare il progresso in un mondo in cambiamento, di presentare entro il 2012 una relazione sull'ulteriore sviluppo di modelli di indicatori europei;
41. esorta la Commissione europea a proseguire gli studi sulle modalità per semplificare e facilitare l'applicazione. Questo può avvenire intervenendo sul funzionamento interno, senza dover sempre modificare le regolamentazioni. Semplici misure per fornire un'interpretazione chiara e orientamenti univoci a tutti i responsabili della gestione contribuirebbero a ovviare inutili difficoltà e ritardi nell'attuazione dei programmi. Potrebbe essere utile anche pubblicare le note di orientamento per l'attuazione concordate nei comitati di coordinamento tra la Commissione e gli Stati membri; in qualsiasi caso sarebbe molto utile far sì che i testi regolamentari mantengano, nei diversi periodi, la stessa terminologia e gli stessi contenuti per le questioni di gestione che siano per natura e logica considerate invariabili;
42. raccomanda che qualsiasi stanziamento inutilizzato n+2 e n+3 di una regione venga impiegato per fondi di capitale di rischio e di avviamento su base regionale, destinati espressamente a creare progetti di sostegno alle PMI volti a favorire l'innovazione e lo sviluppo, oppure per il Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione della Commissione o per un futuro Fondo europeo di adeguamento ai cambiamenti climatici;
43. raccomanda che tutti i programmi abbiano accesso alle buone pratiche attuali per la riduzione dell'impronta di carbonio connessa all'attuazione dei programmi del FESR, del FSE e per lo sviluppo rurale, in modo che altri possano integrare tali pratiche anche nei loro programmi volti ad affrontare i problemi comuni posti dai cambiamenti climatici. La futura programmazione dovrà considerare la corrispondenza dei fondi strutturali in relazione non solo agli attuali obiettivi della strategia di Lisbona, ma anche in relazione allo sviluppo di un'economia a basse emissioni di carbonio in tutta Europa, con programmi di buone pratiche a zero emissioni di carbonio;
44. propone alla Commissione europea di esaminare la possibilità di creare una rete virtuale della creatività e si offre di contribuire alla configurazione del suo contenuto;
45. raccomanda di rivedere la politica di coesione in modo che il principio di sussidiarietà si applichi al livello non solo degli Stati membri, ma anche a livello locale e regionale;
46. invita la Commissione ad applicare il principio di proporzionalità anche alle procedure amministrative nel prossimo periodo di programmazione, in modo che la documentazione richiesta sia commensurata ai fondi concessi con l'obiettivo di ridurre gli oneri burocratici.
Bruxelles, 10 febbraio 2010
La Presidente del Comitato delle regioni
Mercedes BRESSO
(1) Il CdR segue con particolare interesse i seguenti progetti: www.train2000.org.uk/wiced - un esempio di imprenditorialità e innovazione tra i più all'avanguardia del mondo. WICED è l'acronimo di Women's International Centre for Economic Development (Centro internazionale femminile per lo sviluppo economico): il progetto fornisce sostegno e promuove l'imprenditoria femminile a Liverpool. www.deaca.dk/ - un esempio danese in materia di imprenditoria e ambiente. Nel 2007, i centri regionali per lo sviluppo imprenditoriale hanno investito circa 42 milioni di euro per sostenere 28 progetti. Tali progetti spaziano dal contributo allo sviluppo di energie sostenibili, biocarburanti e biomasse, al sostegno di iniziative di risparmio energetico partecipative (hands-on). Un esempio di progetto di risparmio energetico è la gestione intelligente dell'energia nelle growth houses (incubatori di imprese) nella regione di Syddanmark, che ha consentito di ridurre del 50 % il consumo di energia nelle unità pilota. http://dev.nwdacarboncalculator.com - sostenibilità ambientale. Il sistema di «calcolo del carbonio» consente ai coordinatori del programma nella regione del Nord-Ovest dell'Inghilterra di verificare l'impatto ambientale delle loro iniziative, in particolare in termini di emissioni di CO2. www.goeast.gov.uk/goeast/european_funding/project_case_studies/ - sostenibilità ambientale. La regione dell'Est dell'Inghilterra promuove l'individuazione e la diffusione di forme innovative di elaborazione e esecuzione dei progetti. http://www.emlyon.com/english/emlyon/who/index.aspx - Imprenditorialità. EMLYON (Francia) è una Business School europea specializzata in gestione d'impresa e management internazionale che si occupa di apprendimento lungo tutto l'arco della vita.