29.5.2010   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 141/11


Parere del Comitato delle regioni su «Nuove competenze per nuovi lavori — Prevedere le esigenze del mercato del lavoro e le competenze professionali e rispondervi»

2010/C 141/03

IL COMITATO DELLE REGIONI

fa presente che i responsabili politici (ai livelli statale, regionale e locale) sono tenuti a rimuovere le ricadute negative della crisi, a dare la priorità assoluta alle opportunità che si schiudono in un'economia caratterizzata da basse emissioni di gas carbonici e a promuoverle rivedendo la strategia di Lisbona con un'impostazione integrata e sostenibile,

fa presente che i responsabili politici (ai livelli statale, regionale e locale) sono tenuti a usare la loro influenza e a adoperarsi affinché siano rimosse le ricadute negative della crisi, a dare la priorità assoluta alle opportunità che si schiudono in un'economia caratterizzata da basse emissioni di biossido di carbonio e a promuoverle per mezzo di un'impostazione integrata e sostenibile nel quadro della strategia di Lisbona rinnovata,

rimarca che sono già migliaia i lavoratori degli Stati membri dell'Unione europea che hanno perso il loro posto di lavoro a causa dell'attuale, non ancora superata, crisi economica. Questo fenomeno è ulteriormente aggravato dall'emergere di nuovi mercati e dal trasferimento di imprese verso paesi con costi di produzione inferiori. Di qui l'assoluta necessità di potenziare le competenze di tutti i lavoratori e di renderle più rispondenti alle esigenze del mercato del lavoro,

ritiene che una formazione iniziale di qualità costituisca la base per acquisire competenze e accresca la predisposizione all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita. Le società, specie negli Stati membri nell'Unione europea, si stanno trasformando sempre più in società del sapere in cui vi sarà sempre più richiesta di persone altamente qualificate e in cui la maggior parte dei posti di lavoro sarà disponibile nel settore dei servizi,

richiama l'attenzione sul fatto che il passaggio, indotto dai cambiamenti climatici, verso un'economia caratterizzata da basse emissioni di carbonio, e gli ulteriori sviluppi tecnologici, specie nel comparto delle TIC, rendono necessarie ristrutturazioni (talvolta profonde) nei settori esistenti. Queste comportano trasformazioni corrispondenti per il mercato del lavoro, ma al tempo stesso offrono un grande potenziale per la creazione di nuovi posti di lavoro (green jobs) che spesso sono di natura interdisciplinare e richiedono competenze intersettoriali.

Relatrice

:

Marianne FÜGL (AT/PSE), vicesindaco del comune di Traisen

Testo di riferimento:

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Nuove competenze per nuovi lavori — Prevedere le esigenze del mercato del lavoro e le competenze professionali e rispondervi

COM(2008) 868 def.

I.   RACCOMANDAZIONI PROGRAMMATICHE

IL COMITATO DELLE REGIONI

1.

si compiace dell'impegno dimostrato dalla Commissione riguardo alla comunicazione Nuove competenze per nuovi lavori;

2.

osserva che l'attuale crisi finanziaria ed economica, la più grave da decenni, ha già generato una crisi occupazionale e sociale che si aggraverà in futuro e di cui occorre pertanto anticipare e attenuare gli effetti (1);

3.

fa presente che i responsabili politici (ai livelli statale, regionale e locale) sono tenuti a usare la loro influenza e ad adoperarsi affinché siano rimosse le ricadute negative della crisi, a dare la priorità assoluta alle opportunità che si schiudono in un'economia caratterizzata da basse emissioni di biossido di carbonio e a promuoverle per mezzo di un'impostazione integrata e sostenibile nel quadro della strategia di Lisbona rinnovata;

4.

constata che in questo contesto è indispensabile un'analisi dello sviluppo del mercato del lavoro dell'Unione europea nei prossimi anni.

Sfide future

5.

rileva che nei prossimi anni l'Unione europea e i suoi 27 Stati membri dovranno affrontare una serie di grandi sfide man mano che le strutture tradizionali e la cultura del lavoro e dell'impresa della società industriale e dell'informazione si adegueranno alle nuove prassi della società della conoscenza e dell'innovazione, per le quali la capacità di anticipare il futuro assume un'importanza capitale;

6.

rimarca che sono già migliaia i lavoratori degli Stati membri dell'Unione europea che hanno perso il loro posto di lavoro a causa dell'attuale, non ancora superata, crisi economica. Questo fenomeno è ulteriormente aggravato dall'emergere di nuovi mercati e dal trasferimento di imprese verso paesi con costi di produzione inferiori. Di qui l'assoluta necessità di potenziare le competenze di tutti i lavoratori e di renderle più rispondenti alle esigenze del mercato del lavoro;

7.

ritiene che una formazione iniziale di qualità costituisca la base per acquisire competenze e accresca la predisposizione all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita. Le società, specie nell'Unione europea, si stanno trasformando in società del sapere in cui vi sarà sempre più richiesta di persone altamente qualificate e in cui la maggior parte dei posti di lavoro sarà disponibile nel settore dei servizi;

8.

ritiene che occorra prestare maggiore attenzione anche all'evoluzione demografica e all'invecchiamento della popolazione;

9.

richiama l'attenzione sul fatto che il passaggio, indotto dai cambiamenti climatici, verso un'economia caratterizzata da basse emissioni di carbonio, e gli ulteriori sviluppi tecnologici, specie nel comparto delle TIC, rendono necessarie ristrutturazioni (talvolta profonde) nei settori esistenti. Queste comportano trasformazioni corrispondenti per il mercato del lavoro, ma al tempo stesso offrono un grande potenziale per la creazione di nuovi posti di lavoro (green jobs) che spesso sono di natura interdisciplinare e richiedono competenze intersettoriali;

10.

osserva che tutte queste trasformazioni hanno ripercussioni sui lavoratori, sul mercato del lavoro e sulle imprese;

11.

propone di adottare provvedimenti concreti, a lungo termine, basati su azioni di ampio respiro che si incentrino su una cooperazione più intensa tra ricerca, istruzione e innovazione (il cosiddetto triangolo della conoscenza) e nel cui quadro si proceda allo scambio di esperienze e allo sviluppo di soluzioni adeguate mediante una cooperazione a livello dell'Unione europea.

Ruolo delle regioni e dei comuni

12.

ricorda che le regioni e i comuni hanno una funzione importante per il conseguimento degli obiettivi menzionati nella comunicazione della Commissione;

13.

esprime il suo apprezzamento per il fatto che nella comunicazione si riconoscano esplicitamente le differenti esigenze in materia di qualifiche e di mercati del lavoro riscontrate nelle diverse regioni. Le regioni e i comuni sono peraltro anche i principali fornitori dell'istruzione primaria e secondaria e la formazione iniziale acquisita a questo livello è la prima pietra delle competenze ulteriori. Inoltre, gli enti regionali e locali sono spesso responsabili delle condizioni quadro necessarie per la mobilità e la formazione permanente, come le linee di trasporto, le strutture per la custodia dei bambini e gli istituti d'istruzione e formazione;

14.

ritiene che la mobilità professionale, anche transfrontaliera, sia un presupposto per disporre di maggiori possibilità di scelta e per consentire a un maggior numero di persone di trovare nuovi e migliori posti di lavoro;

15.

rammenta che una maggiore integrazione delle regioni e dei comuni, attraverso una cooperazione rafforzata di tutte le parti interessate, l'analisi dei mercati regionali del lavoro e la stima delle future esigenze in materia di qualità, risulta imprescindibile per le zone rurali caratterizzate da carenze strutturali e minacciate dall'esodo degli abitanti e per le regioni ultraperiferiche. Anche per la definizione delle risposte dell'Unione europea alle sfide cui essa è confrontata è indispensabile l'integrazione delle conoscenze e delle esperienze degli enti regionali e locali;

16.

auspica un impiego più efficiente dei mezzi finanziari del Fondo sociale europeo (FSE) per gli enti regionali e locali. Così facendo si potrà garantire che questi ottengano i fondi necessari in modo rapido e diretto e ne coordinino meglio l'utilizzo.

Trasformazioni nel mercato del lavoro

17.

sottolinea che il mercato del lavoro, sia nei singoli Stati membri che nell'intera Unione europea, deve far fronte a diversi sviluppi;

18.

rileva che ormai oggi praticamente nessun lavoratore conserva più lo stesso posto di lavoro per tutta la vita. Uno studio del 2005 mostrava che nella loro vita lavorativa complessiva in media i lavoratori interessati avevano occupato già quattro posti di lavoro (2). Numerosi lavoratori conoscono anche un alternarsi di periodi di lavoro e di disoccupazione, e si va diffondendo il precariato. Chiede quindi un equilibrio favorevole al lavoratore tra, da una parte, il bisogno fondamentale di sicurezza sociale e, dall'altra, le esigenze di flessibilità del mercato del lavoro (in base al concetto di «flessicurezza»);

19.

ritiene che la mobilità professionale abbia una grande importanza nell'attuale vita lavorativa, nel senso che soprattutto i lavoratori più giovani e altamente qualificati sono disposti a misurarsi con nuove sfide in campo professionale. Si attribuisce alle persone flessibili sul piano sia professionale che geografico la capacità di adeguarsi più facilmente a nuove situazioni e quindi anche di acquisire nuove competenze;

20.

segnala che il processo d'invecchiamento demografico si va accentuando così rapidamente che di qui al 2030 la forza lavoro dell'Unione europea potrebbe ridursi di quasi 20 milioni di persone (3). Perciò ai lavoratori devono fornirsi sin d'ora competenze sufficienti per poter rispondere alle esigenze del futuro mercato del lavoro, e va garantito l'accesso all'istruzione, alla formazione e alla formazione permanente. Al tempo stesso occorrono sistemi intelligenti per «pilotare» opportunamente i flussi migratori in modo da tener conto delle necessità dei singoli, dei paesi di accoglienza e di quelli di origine;

21.

sottolinea che si prevede nel prossimo decennio una domanda crescente di forza lavoro altamente qualificata con un amplissimo ventaglio di competenze (non solo tecniche, ma anche sociali e culturali, come ad es. capacità di comunicare, di comporre conflitti, ecc.). Vi è un progressivo avvicinamento dei requisiti richiesti ai lavoratori nei lavori poco qualificati e in quelli mediamente qualificati. Nell'insieme per questo tipo di occupazioni vengono richieste sempre maggiori qualifiche, mentre diminuisce la domanda di personale per impieghi che esigono qualifiche inferiori. Al tempo stesso aumentano i livelli retributivi per le occupazioni altamente qualificate e diminuiscono quelli per il personale poco qualificato. A questa polarizzazione dei posti di lavoro deve necessariamente seguire una politica salariale basata sulla produttività, in modo da evitare che vi siano settori con bassi livelli retributivi. Occorre attivarsi per aprire vere opportunità di mobilità alle persone attraverso misure corrispondenti di qualificazione.

Anticipare le future competenze

22.

invita gli Stati membri a mettere a punto sistemi di previsione e anticipazione trasparenti, grazie ai quali sia possibile promuovere la creazione di posti di lavoro con un elevato livello di conoscenze e sviluppare la formazione tenendo conto delle competenze richieste sui mercati del lavoro;

23.

raccomanda che, per garantire l'affidabilità e l'efficienza di tali sistemi di previsione, si adottino misure sia quantitative che qualitative; in tal modo si avrebbero previsioni affidabili circa il tipo di lavoratori o di competenze che saranno richiesti sul futuro mercato del lavoro;

24.

ritiene che, per poter essere competitivi sul mercato del lavoro, i lavoratori devono essere anzitutto flessibili, saper reagire a cambiamenti improvvisi e disporre di buone capacità di comunicazione (4). Al tempo stesso le condizioni quadro devono essere costruite in modo che l'esigenza della flessibilità non gravi unicamente sui lavoratori. Ciò significa che i poteri pubblici, ai vari livelli, e le parti sociali devono sviluppare insieme idee sul modo di conciliare l'esigenza della sicurezza sociale con quelle della flessibilità del mercato del lavoro. In proposito occorre inoltre tener presente che nel mercato interno dell'UE non va incoraggiata alcuna rincorsa verso lo standard più basso;

25.

invita a intensificare la collaborazione fra imprese, istituti d'istruzione e di formazione professionale, comuni, regioni e rappresentanze d'interessi in questo campo, e in particolare la cooperazione fra le imprese e gli istituti d'istruzione e di formazione professionale, in modo da creare partenariati volti a far fronte alla domanda in materia di qualifiche nel medio termine. Inoltre, si potrebbero ottenere informazioni utili grazie a studi qualitativi sulle aspettative dei datori di lavoro nei confronti degli studenti e dei diplomati;

26.

appoggia l'idea della Commissione secondo cui informazioni aggiuntive sulla situazione negli Stati membri dell'UE sono il presupposto indispensabile per risposte politiche adeguate alle sfide attuali;

27.

esorta la Commissione europea a proseguire e intensificare sia la cooperazione con il Centro europeo per lo sviluppo della formazione professionale (Cedefop) sia l'impiego dei risultati degli studi da questo condotti, in modo da garantire un'individuazione tempestiva e una previsione completa dei bisogni di nuove competenze nel mercato del lavoro;

28.

fa presente che nella rilevazione e nell'utilizzo delle informazioni occorre tener conto delle differenze regionali. Solo così, infatti, è possibile porre in essere misure concrete che rispondano alle esigenze delle singole regioni dei vari Stati membri dell'UE.

Importanza dell'istruzione, della formazione e dell'istruzione permanente

29.

ricorda che la forza lavoro richiesta sul futuro mercato del lavoro dovrà disporre delle competenze necessarie: è quindi importante assicurare l'istruzione e la formazione professionale permanente dei lavoratori. Per le università e gli altri istituti di istruzione e formazione professionale la trasmissione delle necessarie conoscenze alle persone attive professionalmente deve assumere un'importanza pari all'istruzione di base dei bambini e giovani;

30.

segnala la necessità di programmare e mettere in atto strategie e politiche per rafforzare l'apprendimento permanente e accrescere la flessibilità e la sicurezza nel settore dell'occupazione;

31.

sottolinea che occorre sin d'ora mantenere ed investire negli attuali posti di lavoro. Per tale ragione le imprese hanno la responsabilità di permettere ai lavoratori la formazione di base e la formazione permanente al loro interno. Quest'ultima accresce la produttività e la crescita economica. In proposito l'Unione europea e gli Stati membri devono adottare un approccio coordinato per offrire incentivi anche alle imprese e promuovere la formazione permanente;

32.

ritiene che già con i processi di Bologna e di Copenaghen siano stati compiuti passi importanti per lo spazio europeo dell'istruzione. Dato che in avvenire aumenterà la domanda di competenze sul mercato del lavoro dell'Unione europea, è importante, per la mobilità professionale dei lavoratori, un migliore riconoscimento delle qualificazioni professionali nei singoli Stati membri;

33.

osserva che entro il 2020 la percentuale dei lavori che richiedono un livello elevato d'istruzione dovrebbe passare dal 25,1 % al 31,3 % (5). D'altro canto, occorre agire contro il rischio di una offerta in eccesso di lavoratori altamente qualificati. Pertanto, le competenze richieste sul mercato del lavoro - parallelamente alle elevate qualifiche necessarie - devono essere riconosciute tempestivamente in modo che vi sia un'offerta sufficiente di posti di lavoro altamente qualificati per raggiungere un equilibrio tra domanda e offerta;

34.

ritiene che l'applicazione del Quadro europeo delle qualifiche debba aumentare la trasparenza delle qualifiche professionali, agevolare l'accesso agli scaglioni superiori della formazione e promuovere la flessibilità e mobilità dei lavoratori. In questo contesto il termine «mobilità» non va inteso unicamente come mobilità fra imprese differenti, bensì anche, e in modo particolare, come mobilità all'interno delle imprese;

35.

rammenta che occorre trovare la possibilità di riconoscere la formazione dei cittadini dei paesi terzi e dei lavoratori migranti per evitare che le competenze presenti o che questi lavoratori apportano arrivando nell'UE vadano perdute. In tal senso assume grande importanza la collaborazione a livello internazionale (ad esempio con i paesi d'origine dei lavoratori migranti al fine di contrastare la fuga dei cervelli);

36.

chiede che la trasmissione delle competenze inizi sin dalla prima infanzia perché la disponibilità all'apprendimento lungo tutto l'arco della vita viene incoraggiata anzitutto con la formazione iniziale. È infatti soprattutto in tale fase della vita che i bambini assimilano nuove competenze con maggiore rapidità e facilità;

37.

ritiene che la collaborazione fra imprese e istituti d'istruzione e di formazione professionale possa permettere di coordinare meglio le qualifiche e le competenze necessarie con i posti di lavoro offerti, grazie all'elaborazione e all'attuazione di un programma su scala comunitaria per le competenze digitali, adattabile alle esigenze e alle situazioni a livello regionale e locale. Tirocini e giornate d'introduzione forniscono competenze aggiuntive e consentono di farsi un'idea del mondo del lavoro;

38.

giudica utile istituire una Carta dell'Unione europea dei tirocini in quanto essa potrebbe offrire ai giovani maggiori diritti nel quadro dell'acquisizione e del riconoscimento delle esperienze lavorative e agevolare l'avvio della loro carriera.

Coesione sociale

39.

giudica opportuno che anche al livello dell'UE si presti, in generale, maggiore attenzione alla qualità del lavoro. Al riguardo si rammenta che dal 2008 la creazione di un lavoro dignitoso è divenuta parte integrante degli obiettivi di sviluppo del Millennio;

40.

sottolinea che la crescita e l'occupazione non bastano per portare l'Europa sulla via della ripresa. Bisogna anche definire misure di accompagnamento nell'interesse della coesione sociale;

41.

ricorda la necessità di garantire a tutti coloro che, per i loro interessi personali e/o per le loro capacità fisiche e intellettuali, non corrispondano ai requisiti di un mercato del lavoro altamente qualificato, l'accesso al mercato del lavoro mediante i necessari programmi di sostegno e accompagnamento all'occupazione e di assicurare loro, eventualmente, un reddito sufficiente, oppure il reddito minimo in quegli Stati membri in cui è previsto per legge;

42.

chiede che si acceleri la realizzazione della parità dei diritti fra uomini e donne nella partecipazione al mercato del lavoro rimuovendo tutti gli ostacoli. Al riguardo un fattore essenziale è costituito dall'eliminazione delle persistenti disparità retributive (il cosiddetto gender pay gap);

43.

rammenta che l'invecchiamento della popolazione fa prevedere anche nell'ambito dei servizi di assistenza e delle professioni sociali un incremento della domanda di lavoro e quindi maggiori opportunità occupazionali. Di conseguenza, sono importanti misure formative adeguate e una più intensa cooperazione a livello dell'Unione europea per poter correggere eventuali squilibri fra la domanda e l'offerta all'interno dell'UE;

44.

propone di incentivare forme di occupazione con orari di lavoro flessibili, adeguate alle capacità e allo stato di salute dei lavoratori anziani; in tal modo si potrebbe permettere in particolare alle persone anziane di rimanere nel mercato del lavoro fino al raggiungimento dell'età pensionabile;

45.

ritiene che grazie alla cooperazione fra enti locali e regionali e fra imprese e istituti di istruzione e formazione professionale sia già stato possibile realizzare modelli di successo nel campo della formazione permanente, del riconoscimento dell'esperienza lavorativa, dell'ampliamento delle competenze e delle opportunità occupazionali. Sarebbe auspicabile individuare e divulgare tali modelli di «buone pratiche». Inoltre occorrono investimenti consistenti per convertire tali buone pratiche in concetti, contenuti didattici e metodi di insegnamento e di apprendimento per l'istruzione e formazione professionale in modo da poter sviluppare, con il minimo costo aggiuntivo a livello locale, le competenze richieste nel mondo del lavoro (diffusione su vasta scala di un uso «su misura» delle tecnologie dell'informazione e della comunicazione);

46.

constata che occorrerà adeguare gli strumenti finanziari esistenti (FSE, FESR) per rispondere efficacemente alle mutevoli condizioni del mercato del lavoro.

Bruxelles, 3 dicembre 2009.

Il Presidente del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE


(1)  Secondo le previsioni della Commissione europea del 4 maggio 2009, si prevede che nel 2010 il tasso di disoccupazione passerà all'11 %. L'occupazione dovrebbe registrare una contrazione del 2,5 % circa sia nell'UE che nell'area dell'euro quest'anno e di un ulteriore 1,5 % nel 2010, con la conseguente perdita in questi due anni di circa 8,5 milioni di posti di lavoro, a fronte della creazione di quasi 9,5 milioni di posti di lavoro nel triennio 2006-2008. http://europa.eu/rapid/pressReleasesAction.do?reference=IP/09/693&format=HTML&aged=0&language=IT&guiLanguage=en

(2)  Eurobarometer 64.1 on geographical and labour market mobility (Rilevazione dell'Eurobarometro 64.1 sulla mobilità geografica e della manodopera) — settembre 2005.

(3)  Consiglio dell'Unione europea, parere congiunto dei comitati per l'occupazione e per la protezione sociale sull'invecchiamento attivo, 9269/07, maggio 2007.

(4)  Origins and Consequences of Changes in Labour Market Skill Needs. Considerations from a European Perspective. - rapporto predisposto per la Commissione europea dalla European Expert Network on Economics of Education (EENEE) (rete di esperti in economia e in scienze sociali dell'istruzione), www.education-economics.org, pag. 25.

(5)  COM(2008) 868 def., pag. 9.