|
23.12.2009 |
IT |
Gazzetta ufficiale dell’Unione europea |
C 317/15 |
Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Il ruolo della società civile nelle relazioni tra UE e Bosnia-Erzegovina
(parere esplorativo)
(2009/C 317/03)
Relatore: Patrik ZOLTVÁNY
Con lettera datata 2 settembre 2008, Margot WALLSTRÖM, vicepresidente della Commissione europea, e Olli REHN, commissario europeo per l'Allargamento, hanno invitato il Comitato economico e sociale europeo, conformemente all'articolo 9 del protocollo di cooperazione fra il CESE e la Commissione europea, a elaborare un parere esplorativo sul tema:
Il ruolo della società civile nelle relazioni tra UE e Bosnia-Erzegovina.
La sezione specializzata Relazioni esterne, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 23 giugno 2009, sulla base del progetto predisposto dal relatore Patrik Zoltvány.
Alla sua 455a sessione plenaria, dei giorni 15 e 16 luglio 2009 (seduta del 16 luglio), il Comitato economico e sociale europeo ha adottato il seguente parere con 147 voti favorevoli e 1 astensione.
1. Principali raccomandazioni del parere
1.1. Raccomandazioni alle istituzioni e agli altri organi dell'Unione europea:
|
— |
incoraggiare il governo della Bosnia-Erzegovina ad elaborare una strategia per lo sviluppo della società civile (1), |
|
— |
accrescere il sostegno, anche finanziario, alle organizzazioni della società civile della Bosnia-Erzegovina, onde garantirne l'indipendenza nei confronti del governo e assicurare la sostenibilità dei loro progetti, |
|
— |
creare sistemi di sostegno finanziario più appropriati ed efficienti al fine di abbreviare le lunghe procedure applicative e decisionali. Ciò vale altresì per le nuove strutture create dalla Commissione europea per promuovere lo sviluppo e il dialogo della società civile. Tale sostegno dovrebbe essere reso disponibile per un'ampia gamma di organizzazioni interessate e soddisfarne le esigenze in maniera flessibile, |
|
— |
accelerare i negoziati sul regime di esenzione dal visto e sostenere attivamente il rispetto delle norme tecniche e di altro tipo, |
|
— |
operare una distinzione tra ONG e parti sociali per quanto concerne la creazione e l'adozione di strategie di sostegno, |
|
— |
sostenere programmi mirati di capacity building per le parti sociali onde rafforzarne le capacità in vista di un dialogo sociale efficace, |
|
— |
sostenere attivamente il dialogo sociale e civile in Bosnia-Erzegovina, |
|
— |
partecipare in qualità di intermediari attivi all'elaborazione di una nuova costituzione, |
|
— |
insistere affinché i testi ratificati a livello internazionale e la Costituzione della Bosnia-Erzegovina vengano applicati, e garantire che le organizzazioni dei sindacati e dei datori di lavoro possano essere registrate in base a norme giuridiche specifiche che consentano loro di funzionare efficacemente, |
|
— |
sostenere in maniera sistematica i progetti gestiti dalle organizzazioni della società civile e volti a promuovere il concetto di integrazione europea nella società nel suo insieme. Un dibattito sistematico sulle questioni riguardanti l'integrazione europea dovrebbe coinvolgere tutte le componenti della società, inclusa la società civile, |
|
— |
sostenere i progetti volti a trasferire know-how ed esperienze dagli Stati membri dell'UE alla Bosnia-Erzegovina. Il contributo dei «nuovi» Stati membri dell'Europa centrale e orientale potrebbe recare un effettivo valore aggiunto. Le istituzioni europee dovrebbero riconoscere maggiormente l'importanza delle «iniziative di gemellaggio» e garantire loro un maggiore sostegno. La struttura creata di recente per promuovere lo sviluppo e il dialogo della società civile può garantire il sostegno di tali attività, |
|
— |
mettere i rappresentanti della società civile organizzata bosniaca in condizione di recarsi in visita presso le istituzioni europee e consentire loro di partecipare gratuitamente a convegni e altri eventi organizzati dall'UE, |
|
— |
rafforzare il sostegno alle reti regionali di organizzazioni della società civile dei Balcani occidentali e sviluppare programmi regionali, |
|
— |
mantenere un dialogo sistematico con altri soggetti donatori al fine di offrire alle organizzazioni della società civile della Bosnia - e dei Balcani occidentali in genere - un'assistenza mirata, efficiente, efficace e tempestiva, |
|
— |
tenere regolarmente riunioni con i rappresentanti della società civile organizzata al fine di rispondere con maggiore flessibilità alle loro attese e ai loro bisogni. |
1.2. Intenzioni del Comitato economico e sociale europeo (CESE):
|
— |
creare un comitato consultivo misto (CCM) tra il CESE e le organizzazioni della società civile della Bosnia-Erzegovina al fine di promuovere e sostenere il dialogo civile in quel paese, |
|
— |
partecipare attivamente al nuovo programma di dialogo People to People, gestito dalla DG Allargamento della Commissione europea: il CESE potrebbe preparare e organizzare visite di studio di rappresentanti delle organizzazioni della società civile bosniaca nell'Unione europea (e in particolare a Bruxelles), |
|
— |
mettere i rappresentanti della società civile organizzata bosniaca in condizione di recarsi in visita al CESE e di venire a conoscenza delle sue attività. |
1.3. Raccomandazioni alle autorità della Bosnia-Erzegovina:
|
— |
sviluppare un contesto giuridico favorevole allo sviluppo della società civile, e quindi propizio anche alle organizzazioni datoriali e ai sindacati, |
|
— |
sviluppare una strategia di sviluppo della società civile: ciò getterebbe infatti le basi di una società civile solida, che a sua volta è una componente necessaria di una società democratica matura. Tale strategia dovrebbe essere sviluppata in stretta cooperazione con le organizzazioni della società civile, |
|
— |
mantenere sistematicamente il dialogo con i rappresentanti della società civile organizzata sulle questioni attinenti alle rispettive organizzazioni. Il governo dovrebbe adottare un approccio più inclusivo nei confronti della società civile, |
|
— |
introdurre incentivi, anche finanziari, di vario tipo per le organizzazioni della società civile, al fine di sostenerne lo sviluppo e garantire la sostenibilità della loro azione. Bisognerebbe sviluppare un sistema trasparente di sovvenzioni a carico del bilancio statale per le organizzazioni della società civile che ne fanno richiesta, |
|
— |
innalzare il livello del dialogo e della cooperazione con le autorità pubbliche, garantendo il riconoscimento delle organizzazioni della società civile, |
|
— |
risolvere il problema della registrazione della Confederazione dei sindacati della Bosnia-Erzegovina, |
|
— |
sostenere attivamente l'istituzione di un consiglio economico e sociale a livello statale, in linea con i progressi nella creazione di istituzioni di livello statale competenti sulle questioni economiche e sociali, |
|
— |
accelerare le attività volte a soddisfare le condizioni necessarie per beneficiare del regime di esenzione dal visto, |
|
— |
inserire l'educazione alla cittadinanza tra gli ambiti di attività della società civile. |
1.4. Raccomandazioni alle organizzazioni della società civile della Bosnia-Erzegovina:
|
— |
stimolare gli approcci «dal basso» e l'auto-organizzazione della società civile, contribuendo così al senso di titolarità della società nel suo insieme nei confronti delle organizzazioni della società civile, |
|
— |
diffondere una maggiore consapevolezza riguardo al ruolo della società civile nel processo politico, |
|
— |
agevolare la creazione di reti e di partenariati, al fine di scambiare informazioni e condividere esperienze e know-how, |
|
— |
migliorare la conoscenza e la comprensione dell'integrazione, delle politiche e delle istituzioni dell'Unione europea, |
|
— |
accrescere l'attività di istruzione e formazione in seno alle organizzazioni della società civile, |
|
— |
stimolare il dialogo interetnico e interreligioso e accrescere il livello della cooperazione, la creazione di reti e i gemellaggi tra le organizzazioni della società civile. |
2. Contesto del parere
2.1. Obiettivi dell'Unione europea nei Balcani occidentali
Le relazioni con i Balcani occidentali sono una delle maggiori priorità regionali della politica estera dell'Unione europea (UE). Il principale obiettivo dell'UE in questa regione è il miglioramento della stabilità e della prosperità regionale. La preparazione dei paesi dei Balcani occidentali all'adesione all'UE può essere considerata un obiettivo altrettanto importante, per conseguire il quale l'UE si avvale di specifici strumenti di preadesione.
Il processo di stabilizzazione e di associazione (PSA) è stato avviato per assistere i paesi della regione nel loro percorso di avvicinamento all'UE. In tale processo rientrano il dialogo politico, la concessione di importanti preferenze commerciali e l'assistenza finanziaria, nonché l'instaurazione di una relazione bilaterale completa con l'Unione europea destinata ad aiutare i paesi della regione a prepararsi per la futura adesione. Tra gli obiettivi del PSA figurano lo sviluppo della società civile e la democratizzazione, che dovrebbero contribuire alla stabilizzazione politica, economica ed istituzionale della regione. In tale contesto, la firma dell'accordo di stabilizzazione e di associazione (ASA) è considerata un passo importante verso l'adesione all'UE.
2.2. Il Comitato economico e sociale europeo e i Balcani occidentali
Il Comitato economico e sociale europeo svolge un ruolo importante nel sostenere lo sviluppo della società civile nei Balcani occidentali. A tal fine, nel 2004 è stato creato il gruppo di contatto Balcani occidentali, che è l'unico organo permanente e specifico del CESE a occuparsi di questa regione. Il gruppo, che è uno dei numerosi organi comunitari che si occupano dei Balcani occidentali, si sforza di recare un proprio valore aggiunto alle iniziative comunitarie in materia.
L'obiettivo principale del CESE riguardo ai Balcani occidentali può essere così riassunto: monitorare i cambiamenti della situazione politica, economica e sociale nei paesi della regione e l'evoluzione delle relazioni UE-Balcani occidentali, con particolare attenzione all'attuazione dell'agenda di Salonicco e all'evoluzione del PSA; promuovere la cooperazione tra il CESE e le organizzazioni della società civile nei Balcani occidentali, nonché i consigli economici e sociali (CES) o istituzioni analoghe; incoraggiare e incrementare al massimo la condivisione delle migliori pratiche tra le organizzazioni della società civile dell'UE e i loro omologhi nei Balcani occidentali.
3. Gli sviluppi politici in Bosnia-Erzegovina
3.1. La situazione politica attuale
Il processo politico in Bosnia-Erzegovina risente ancora dell'eredità della guerra ed è influenzato dall'attuazione dell'accordo di Dayton, che ha sancito la nascita dello Stato indipendente della Bosnia-Erzegovina nella sua forma attuale. Le diverse forze politiche si adoperano per trarre profitto dall'assetto costituzionale definito da questo accordo, cercando nel contempo di superare i limiti da esso imposti. Nella comunità internazionale e nella stessa Bosnia-Erzegovina cresce la consapevolezza circa la necessità di snellire e modernizzare l'amministrazione del paese, anche se questo processo, perlopiù portato avanti grazie alle pressioni internazionali, non è sostenuto in modo uniforme dai responsabili politici delle due entità che compongono lo Stato della Bosnia-Erzegovina.
La maggiore sfida politica che il paese dovrà affrontare negli anni a venire sarà la riforma costituzionale, senza la quale sarà difficile compiere ulteriori progressi verso una struttura statale più democratica ed efficiente, l'attuazione dell'intero programma di riforme e il ravvicinamento all'UE. La riforma dell'assetto costituzionale definito dall'accordo di Dayton non può essere imposta dall'esterno, anche se la comunità internazionale in generale e l'UE in particolare sono disponibili a offrire il loro aiuto. Essa dovrà infatti essere il risultato di un generale consenso tra le parti politiche della Bosnia-Erzegovina e godere di un ampio sostegno da parte dei cittadini. Questo processo, che potrà interessare tutte le aree, sarà estremamente delicato e il suo completo svolgimento richiederà molto tempo.
Va infatti notato che i responsabili politici hanno opinioni discordi in merito al futuro del paese, e che tra gli appartenenti alle diverse etnie regna tuttora un clima di diffidenza. La retorica nazionalista ha preso ovunque il sopravvento e i leader della Bosnia-Erzegovina non hanno fatto progressi verso la creazione, mediante una riforma del quadro costituzionale, di strutture statali più funzionali e meno costose atte a sostenere il processo di integrazione europea.
Viste le preoccupazioni per la stabilità politica della Bosnia-Erzegovina e più in generale di tutta la regione, la chiusura dell'Ufficio dell'Alto rappresentante (Office of the High Representative - OHR) è stata rinviata in diverse occasioni. Nel febbraio 2008 il Consiglio per l'attuazione della pace (Peace Implementation Council - PIC) ha deciso di subordinare tale chiusura al conseguimento di progressi relativamente a cinque obiettivi specifici e a due condizioni particolari (la firma dell'ASA e una situazione politica stabile). Riguardo ai cinque obiettivi (2), i passi avanti, tranne che nelle questioni relative allo status definitivo del distretto di Brčko, sono stati molto limitati.
3.2. Le relazioni politiche con l'UE e con i paesi vicini
3.2.1. Le relazioni con l'Unione europea
I negoziati per l'ASA con la Bosnia-Erzegovina sono stati avviati nel novembre 2005. L'accordo è stato siglato il 4 dicembre 2007 e firmato il 16 giugno 2008, in seguito ai progressi compiuti nei quattro settori chiave definiti dalla Commissione e dal Consiglio nel 2005 (3). In attesa della ratifica dell'ASA da parte di tutti gli Stati membri dell'UE, l'entrata in vigore delle sue disposizioni relative al commercio è stata anticipata grazie all'accordo interinale, applicabile dal 1o luglio 2008. L'ASA ha tra l'altro formalizzato le preferenze commerciali accordate (autonomamente) fin dal 2000 dall'UE ai prodotti bosniaci e condotto la Bosnia-Erzegovina alla graduale abolizione delle restrizioni al commercio e alla progressiva riduzione dei dazi doganali sui prodotti dell'UE. Finora l'attuazione dell'accordo interinale è stata soddisfacente.
Contestualmente ai negoziati sull'ASA, si è messo a punto un accordo per agevolare il rilascio dei visti, firmato il 17 settembre 2007 ed entrato in vigore nel gennaio 2008. Tale accordo prevede la riduzione e, per alcune categorie di cittadini, addirittura l'eliminazione dei costi per il visto. L'accordo semplifica anche le condizioni per il rilascio del visto ad alcuni gruppi di cittadini, in particolare a studenti, uomini d'affari, giornalisti, ecc. Dal 26 maggio 2008 l'Unione europea ha avviato una discussione circa l'introduzione di un regime di esenzione dal visto per i cittadini bosniaci. Per completare i negoziati, la Bosnia-Erzegovina dovrà compiere progressi per quanto concerne il rispetto di tutti i criteri.
Per quanto riguarda l'assistenza finanziaria preadesione, nel settembre 2008 è stato adottato il documento di programmazione indicativo pluriennale (Multi-Annual Indicative Planning Document - MIPD) per la Bosnia-Erzegovina. Nel quadro dello Strumento di assistenza preadesione 2008 (Instrument for Pre-accession Assistance - IPA) la Commissione europea (CE) ha stanziato complessivamente 74,8 milioni di euro a favore di tale paese. Le principali aree di intervento sono: il rafforzamento dello Stato di diritto e delle strutture della pubblica amministrazione, lo sviluppo economico e sociale e la stabilizzazione democratica. Nel quadro dello Strumento per la società civile e tramite i programmi nazionali dello Strumento di assistenza preadesione (IPA) per il 2007-2008, 6,5 milioni di euro sono stati assegnati per lo sviluppo della società civile. Le organizzazioni della società civile della Bosnia-Erzegovina fruiscono anche dei programmi per le attività regionali e i visitatori finanziati dal Programma destinato a più beneficiari. Altri 5,7 milioni di euro sono stati messi a disposizione dai fondi comunitari, di qui al giugno 2009, per il bilancio dell'Ufficio dell'Alto rappresentante.
Lo Strumento di assistenza preadesione e il progetto CARDS sono gestiti dalla delegazione della Commissione europea a Sarajevo. La gestione decentrata dell'aiuto comunitario resta un obiettivo a medio termine per la Bosnia-Erzegovina, anche se i preparativi per la sua attuazione procedono lentamente. Al momento, il Fondo nazionale e l'Unità centrale per il finanziamento e gli appalti del ministro delle Finanze e del tesoro della Bosnia-Erzegovina dispongono di un piccolo organico e stanno procedendo ad ulteriori assunzioni. Il complesso contesto istituzionale e politico bosniaco ha causato notevoli ritardi nella ratifica dell'accordo quadro IPA, che non è stato ancora attuato in maniera appropriata. Ciò ha a sua volta ritardato anche l'attuazione del programma IPA 2007.
3.2.2. Le relazioni con la Croazia
Dal 2000 in poi le relazioni con la Croazia hanno fatto registrare una significativa evoluzione. Bosnia-Erzegovina e Croazia hanno infatti messo a punto alcuni accordi sul ritorno dei rifugiati attraverso il confine tra i due paesi e firmato un accordo di libero scambio, che è stato attuato in tempi brevi. Nel febbraio 2008, inoltre, il Parlamento della Bosnia-Erzegovina ha approvato un accordo con la Croazia sulla doppia cittadinanza. Si stima che circa 400 000 cittadini della Bosnia-Erzegovina abbiano anche la cittadinanza croata. Devono però essere ancora composte alcune controversie relative ai confini, ed esistono ancora ostacoli al trasferimento di procedimenti giudiziari da un paese all'altro e all'estradizione reciproca di imputati di reati e di crimini contro l'umanità.
3.2.3. Le relazioni con la Serbia
Le relazioni con la Serbia sono notevolmente migliorate dopo il crollo del regime di Miloševic e con l'instaurazione di regolari relazioni diplomatiche il 15 dicembre 2000. Quando la Bosnia-Erzegovina presiedeva il Processo di cooperazione dell'Europa sudorientale (South East-European Co-operation Process - SEECP) nel 2003-2004, i ministri degli Affari esteri dei paesi della ex Iugoslavia hanno incontrato i loro omologhi degli altri paesi dell'Europa sudorientale, rafforzando il reciproco impegno in materia di relazioni di buon vicinato, stabilità, sicurezza e cooperazione nella regione.
In Bosnia-Erzegovina, durante la campagna elettorale dell'ottobre 2006 vi sono state dichiarazioni pubbliche a favore di un rafforzamento dei legami tra la Repubblica Srpska e la Serbia, che è culminato nella firma, il 26 settembre 2007 a Banja Luka, di un accordo riveduto sulle relazioni parallele speciali, anche se entrambe le parti hanno sottolineato che l'accordo non pregiudica assolutamente la sovranità, l'integrità territoriale o l'indipendenza politica della Bosnia-Erzegovina.
Permangono tuttavia potenziali tensioni nelle relazioni tra la Bosnia-Erzegovina e la Serbia. Dopo la dichiarazione d'indipendenza del Kosovo, nella Repubblica Srpska sono aumentate sia le dichiarazioni demagogiche contro l'accordo di Dayton che le minacce di secessione. Il 21 febbraio 2008 l'Assemblea nazionale della Repubblica Srpska (RSNA) ha adottato una risoluzione in cui la situazione di questa repubblica in Bosnia-Erzegovina viene paragonata a quella del Kosovo in Serbia e si precisano le circostanze in cui la Repubblica Srpska avrebbe diritto alla secessione.
3.2.4. Cooperazione regionale
Le relazioni con il Montenegro sono buone e si sono intensificate ulteriormente. Sono stati firmati accordi di cooperazione in materia di difesa, cooperazione di polizia, protezione civile e cooperazione transfrontaliera.
Le relazioni con l'ex Repubblica iugoslava di Macedonia sono buone, sia sul piano bilaterale che nel contesto regionale. Sono stati conclusi accordi di riammissione, nonché in materia di cooperazione di polizia e di protezione civile.
Le relazioni con l'Albania si sono intensificate, e la Bosnia-Erzegovina ha deciso di aprire un'ambasciata a Tirana.
La Bosnia-Erzegovina partecipa attivamente ai programmi e alle iniziative di cooperazione regionale, quali ad esempio l'Accordo di libero scambio dell'Europa centrale (CEFTA).
4. Gli sviluppi economici in Bosnia-Erzegovina
4.1. La situazione attuale dell'economia in Bosnia-Erzegovina
Nonostante il difficile contesto politico, negli ultimi quattro anni la Bosnia-Erzegovina ha beneficiato di un andamento economico stabile; per il 2008 è prevista una crescita del PIL pari al 5,5 %. Nel primo trimestre del 2007 l'inflazione si è attestata su un modesto 1,5 %, ma nel secondo semestre dell'anno ha iniziato a salire sulla scia dell'aumento dei prezzi dei generi alimentari e dei trasporti, raggiungendo il 4,9 % in dicembre e aumentando ancora fino a toccare il 9,5 % nell'agosto del 2008. Il disavanzo delle partite correnti è sceso dal 21,3 % del PIL nel 2005 all'11,4 % nel 2006, ma in seguito è nuovamente cresciuto fino a toccare il 12,7 % del PIL nel 2007. Il deficit commerciale è calato dal 49,6 % del PIL del 2005 a circa il 37 % del 2006 e del 2007. Al momento, tuttavia, un'ulteriore riduzione sembra poco probabile, dato che nel 2007 l'aumento delle esportazioni ha segnato un rallentamento, le importazioni sono di nuovo aumentate ed è probabile che gli investimenti diretti esteri (IDE) diminuiscano a causa della crisi finanziaria mondiale. Grazie soprattutto all'aumento del gettito dovuto all'introduzione dell'IVA, nel 2006 si è registrato un avanzo fiscale complessivo pari al 3 % del PIL. Tale avanzo è però sceso all'1,3 % nel 2007 e potrebbe trasformarsi in deficit nel 2008, anche a causa dell'aumento dei rimborsi dell'IVA.
Come altri paesi in transizione, la Bosnia-Erzegovina ha un'economia in crescita, ma deve far fronte al diffondersi della povertà e di forti disagi sociali. Stando alle stime, il tasso di disoccupazione si situa tra il 16 % e il 44 %. La Bosnia-Erzegovina risente ora delle conseguenze della crisi finanziaria ed economica la quale rappresenta un pericolo per la situazione economica, sociale ed etnica, come anche per le relazioni all'interno dell'UE e della regione stessa.
La struttura amministrativa del paese è ridondante e assorbe più del 50 % del PIL. Strutture frammentarie, risorse limitate, mancanza di esperienza e di approcci ad hoc a sostegno dei punti forti nazionali pregiudicano la capacità del governo di progettare e attuare interventi politici.
L'UE è il principale partner commerciale della Bosnia-Erzegovina (con oltre il 50 % del volume totale degli scambi di questo paese). Con ogni probabilità la firma dell'ASA e l'entrata in vigore dell'accordo interinale condurranno a un'ulteriore intensificazione delle relazioni con l'UE e a un'espansione dell'integrazione commerciale del paese con l'Unione europea. La maggior parte delle esportazioni della Bosnia-Erzegovina è destinata all'Italia, alla Germania e alla Slovenia. Le importazioni provengono a loro volta da questi stessi paesi e, in misura più limitata, dall'Austria. Vengono esportati principalmente metalli, legname e prodotti in legno, prodotti minerari e chimici; vengono importati soprattutto macchinari e prodotti minerari, alimentari e chimici.
5. La situazione attuale e il ruolo delle organizzazioni della società civile
5.1. Il dialogo sociale
5.1.1. Il contesto giuridico
In Bosnia-Erzegovina non esiste formalmente alcun dialogo sociale a livello nazionale, dato che la costituzione vigente non contiene alcuna disposizione sulla creazione di istituzioni governative di livello statale competenti in materia di politica sociale o di istruzione.
La Bosnia-Erzegovina ha ratificato le otto convenzioni principali dell'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL). La libertà di associazione è garantita sia dalla costituzione della Bosnia-Erzegovina che da quelle della Federazione della Bosnia-Erzegovina e della Repubblica Srpska. Ciascuna delle due entità, come pure il distretto di Brčko, dispone di una normativa del lavoro distinta.
La legge della Bosnia-Erzegovina sulle associazioni e sulle fondazioni, adottata nel dicembre 2001, non contempla disposizioni sulla registrazione di organizzazioni sindacali a livello nazionale.
Tuttavia, secondo la relazione intermedia 2008 della Commissione europea, non si sono registrati progressi in questo campo. Il fatto che al livello statale non siano attribuite competenze in materia di politiche sociali e del lavoro rappresenta tuttora un ostacolo allo sviluppo di una strategia nazionale per l'occupazione. Basandosi su argomenti costituzionali, la Repubblica Srpska rifiuta sistematicamente qualsiasi intervento del livello statale nelle questioni relative al proprio mercato del lavoro. Ciascuna delle due entità e il distretto di Brčko hanno messo a punto strategie e progetti riguardanti misure attive a favore dell'occupazione, che sono però coordinate tra loro solo in maniera sporadica.
Anche nel campo del dialogo sociale si registra una situazione analoga. La Confederazione dei sindacati non si è potuta registrare a livello statale. In base alla legislazione vigente la registrazione dei sindacati e il loro riconoscimento/rappresentatività sono sinonimi. Inoltre, la base giuridica e la procedura applicabile alle parti sociali sono le stesse previste per tutte le altre organizzazioni della società civile, come ad esempio le associazioni dei consumatori o le organizzazioni sportive, il che è sproporzionato. La complessa organizzazione politica e sociale del paese ostacola il dialogo tra le parti sociali e non si profilano soluzioni a breve termine. La mancanza di chiarezza riguardo alla registrazione legale dei sindacati ha impedito ulteriori progressi in direzione dell'instaurarsi della contrattazione collettiva. Dovrebbe essere messa a punto una nuova legge che sostituisca quella citata sulle associazioni e sulle fondazioni e privi il governo del potere discrezionale di decidere se registrare o meno una nuova organizzazione.
5.1.2. Le parti sociali
5.1.2.1. I datori di lavoro
Nel caso della Bosnia-Erzegovina è difficile parlare di organizzazioni datoriali attive a livello statale. Infatti, dato che a questo livello non esiste un ministero del Lavoro e che molte delle questioni economiche rientrano nelle competenze dei governi delle singole entità federate, manca un coordinamento o una cooperazione ufficiale a livello statale fra le associazioni dei datori di lavoro.
Le due principali organizzazioni datoriali sono l'Associazione dei datori di lavoro della Federazione della Bosnia-Erzegovina e l'Associazione dei datori di lavoro della Repubblica Srpska. Entrambe partecipano a consigli economici e sociali a livello di singole entità. Il problema principale che le organizzazioni datoriali devono affrontare - a livello sia interno che esterno - è costituito dalla loro rappresentatività e dall'effettiva rappresentanza degli interessi dei loro membri nei confronti delle autorità pubbliche.
5.1.2.2. I sindacati
Una percentuale piuttosto elevata dei lavoratori occupati nel settore formale della Federazione della Bosnia-Erzegovina e dei loro omologhi della Repubblica Srpska è iscritta a un sindacato. Nella Federazione della Bosnia-Erzegovina i lavoratori sono riuniti nella Confederazione dei sindacati indipendenti (Savez Samostalnih Sindikata Bosne i Hercegovine, SSSBiH), mentre nella Repubblica Srpska è la Confederazione dei sindacati della Repubblica Srpska (Savez Sindikata Republike Srpske, SSRS) a riunire i lavoratori. In un'assemblea costitutiva svoltasi a Sarajevo il 24 giugno 2005, le confederazioni sindacali delle due entità hanno istituito un'organizzazione comune, la Confederazione dei sindacati della Bosnia-Erzegovina (Konfederacija sindikata Bosne i Hercegovine, KSBiH). Quest'ultima ha presentato richiesta di registrazione a livello statale, ma la questione non è stata ancora risolta.
5.1.3. La valutazione dei meccanismi esistenti
A livello statale non è ancora stato istituito alcun consiglio economico e sociale. Ciò è dovuto principalmente alla riluttanza, soprattutto da parte della Repubblica Srpska (4), a portare la questione del dialogo sociale a livello statale. Esistono due codici del lavoro - uno per ciascuna delle entità federate - e non esiste un ministero del Lavoro a livello statale. Le questioni più importanti per le parti sociali, quali le politiche economiche, il diritto del lavoro o l'istruzione, rientrano nelle competenze dei governi delle entità federate e degli enti locali. In Bosnia-Erzegovina non è ancora stato creato un vero e proprio mercato unico (anche per quanto concerne il mercato del lavoro). I consigli economici e sociali esistono solo a livello di singole entità e le loro attività vengono finanziate dal rispettivo governo. L'impedimento formale che osta ancora all'istituzione di un CES a livello statale è costituito dal mancato riconoscimento della federazione sindacale nazionale. Inoltre, vale la pena di aggiungere che le parti sociali dispongono ancora di capacità limitate e che sul piano interno esse dovrebbero accrescere ulteriormente la professionalizzazione del loro lavoro.
5.2. Il dialogo civile
5.2.1. Il contesto giuridico
La Bosnia-Erzegovina ha una storia «limitata» di sviluppo della società civile. Prima della guerra esisteva una serie di organizzazioni pubbliche attive principalmente nei settori della cultura e dello sport. Durante e dopo la guerra la maggior parte delle organizzazioni non governative (ONG) ha concentrato le proprie attività sulla distribuzione degli aiuti umanitari e si è riconvertita solo con lentezza ad attività più ordinarie.
Le ONG possono registrarsi a livello statale, di entità, cantonale (solo nella Federazione della Bosnia-Erzegovina) o comunale. Dal 2002 la legge sulle associazioni e sulle fondazioni consente alle ONG di registrarsi presso il ministero della Giustizia della Bosnia-Erzegovina. Tuttavia, a causa della lunghezza delle procedure necessarie per ottenere la registrazione a livello statale, e del mancato riconoscimento della registrazione statale a livello di entità (Repubblica Srpska), molte ONG preferiscono registrarsi a quest'ultimo livello. Un memorandum d'intesa per l'istituzione di un registro comune delle associazioni e delle fondazioni in Bosnia-Erzegovina, firmato nel 2004 tra lo Stato, le due entità e il distretto di Brčko, promuove una sempre maggiore libertà di movimento per tutte le associazioni e le fondazioni e istituisce un sistema di accesso rapido alle informazioni che le riguardano.
La suddetta legge sulle associazioni e sulle fondazioni è stata modificata ed è entrata in vigore nel 2008. Tuttavia la regolamentazione del 2002 sulle registrazioni resta in vigore, e ciò complica il processo di registrazione. Le autorità della Bosnia-Erzegovina dovrebbero emendarla al fine di ridurre il numero di moduli necessari per la registrazione. Inoltre, si prevede di introdurre anche la registrazione on line.
Secondo uno studio predisposto dal country team dell'ONU per la Bosnia-Erzegovina (5), uno dei maggiori problemi per le organizzazioni della società civile è rappresentato dal regime dell'IVA recentemente introdotto nel paese: la legge sull'IVA, entrata in vigore in Bosnia-Erzegovina il 1o gennaio 2006, ha introdotto un'aliquota uniforme del 17 % che comporta un aumento della fiscalità. Inoltre, le organizzazioni della società civile che assumono personale sono soggette anche ad oneri di altro tipo (contributi sociali e sanitari), mentre ulteriori tributi colpiscono le donazioni. La sensazione generale è che tali organizzazioni accoglierebbero con favore la concessione di esenzioni fiscali per gli operatori del settore della società civile, dato che la loro attività ne verrebbe senz'altro agevolata.
Un altro grave problema per le organizzazioni della società civile è costituito dal sistema di finanziamento pubblico in vigore. Nella maggior parte dei casi, infatti, tali organizzazioni lamentano una scarsa trasparenza nella distribuzione dei fondi pubblici. Inoltre, non viene ancora garantito il rispetto della normativa in materia di volontariato. Porre rimedio alle carenze nell'attuazione della normativa vigente e alla mancanza di armonizzazione legislativa rimane una priorità. Infine, alcune organizzazioni della società civile osservano che in Bosnia-Erzegovina il processo di redazione normativa non è né trasparente né accessibile.
Le organizzazioni della società civile godono di scarso sostegno da parte delle autorità pubbliche, alcune delle quali considerano tali soggetti alla stregua di concorrenti. Vi è inoltre un generale fraintendimento da parte delle autorità locali riguardo al valore e ai benefici del partenariato con la società civile.
5.2.2. La situazione dei diversi gruppi di interesse
Il numero complessivo delle ONG registrate in Bosnia-Erzegovina si avvicina ormai ad 8 000 (6), anche se il numero di quelle attive è molto inferiore. Si stima che i proventi del terzo settore rappresentino il 4,5 % del PIL nazionale, mentre le spese di funzionamento ne rappresentino il 2,4 %. Gli addetti di questo settore rappresentano l'1,45 % della popolazione economicamente attiva del paese (7).
L'ambito di attività principale delle ONG è la promozione dei diritti umani. Altri ambiti di attività in cui si registra un notevole coinvolgimento di tali organizzazioni sono l'istruzione, le questioni di genere, lo sviluppo economico, il soccorso umanitario, lo sviluppo della società civile, la salute, i minori e lo sviluppo della comunità.
5.2.3. La valutazione dei meccanismi esistenti
A livello statale, sono stati osservati alcuni progressi riguardo all'istituzionalizzazione dei rapporti tra le autorità e il settore non governativo. Il 7 maggio 2007 il consiglio dei ministri della Bosnia-Erzegovina ha firmato con i rappresentanti della società civile un accordo di cooperazione tra il governo nazionale e il settore non governativo in Bosnia-Erzegovina.
In esecuzione di tale accordo, nell'ottobre 2007 è stata istituita una commissione della società civile. Anche se la commissione non rappresenta l'intera società civile, in essa siedono esponenti di 31 sottosettori, che ne fanno il forum di ONG più rappresentativo del paese. È necessario, tuttavia, che le autorità compiano maggiori sforzi per stabilire una comunicazione regolare con la società civile e incoraggiare la sua partecipazione ai processi decisionali.
6. Il ruolo delle organizzazioni della società civile nell'integrazione europea
6.1. Le organizzazioni della società civile e il processo di integrazione europea
L'idea europea non è molto presente nell'attività delle organizzazioni della società civile. I cittadini considerano l'integrazione della Bosnia-Erzegovina nell'Unione europea un progetto distante. La maggior parte di dette organizzazioni ha un'esperienza limitata in materia di collaborazione con le organizzazioni omologhe dei paesi dell'UE. In Bosnia-Erzegovina il dibattito sull'Unione europea è appena iniziato. I progetti delle organizzazioni della società civile della Bosnia-Erzegovina si concentrano sulle priorità fissate dai soggetti donatori finanziari (organizzazioni internazionali, governi e donatori locali). Nel paese non è osservabile una vera e propria attività di lobbying a favore dell'integrazione nell'UE riguardo a ciascun settore, se si eccettuano le attività delle ONG internazionali. Ciononostante, l'80 % dei cittadini della Bosnia-Erzegovina è favorevole a una futura adesione della Bosnia-Erzegovina all'UE, e questo rappresenta un buon punto di partenza per le attività di lobbying delle organizzazioni della società civile a favore del rispetto dei criteri previsti per tale adesione.
Bruxelles, 16 luglio 2009
Il Presidente del Comitato economico e sociale europeo
Mario SEPI
(1) Per «società civile» il Comitato economico e sociale europeo intende le associazioni dei datori di lavoro e i sindacati dei lavoratori, nonché altre organizzazioni non governative e gruppi di interesse.
(2) 1) La soluzione accettabile e duratura del problema della ripartizione della proprietà fra lo Stato e gli altri livelli di governo, 2) la soluzione accettabile e duratura del problema della proprietà della difesa, 3) il completamento del processo di definizione dello status di Brčko, 4) la sostenibilità di bilancio (promossa da un accordo su una metodologia permanente per la fissazione dei coefficienti ad uso dell'autorità per le imposte indirette e sull'istituzione di un consiglio di bilancio nazionale) e 5) il consolidamento dello Stato di diritto (dimostrato dall'adozione di una strategia nazionale per i crimini di guerra, di una legge sugli stranieri e sull'asilo e di una strategia nazionale per la riforma del settore giudiziario).
(3) 1) Attuazione della riforma della polizia in conformità all'accordo dell'ottobre 2005 sulla ristrutturazione della polizia, 2) cooperazione totale con il Tribunale penale internazionale per la ex Iugoslavia (International Criminal Tribunal for the Former Yugoslavia - ICTY), 3) adozione e applicazione di tutta la legislazione necessaria sull'emittenza pubblica e 4) sviluppo del quadro legislativo e della capacità amministrativa necessari per la corretta attuazione dell'ASA.
(4) Il 22 agosto 2007 il primo ministro della Repubblica Srpska, Milorad Dodik, ha dichiarato che il governo di tale entità non darà il suo appoggio alla creazione di un consiglio sociale a livello statale, ritenendo che le questioni economiche e sociali fondamentali vengano già affrontate a livello di singole entità e che l'istituzione di un tale consiglio sia una questione politica.
(5) Main Findings on the Level of Cooperation Between the UN Agencies and Civil Society Organizations in BiH («Conclusioni generali sul livello di cooperazione tra le agenzie dell'ONU e le organizzazioni della società civile in Bosnia-Erzegovina»), documento di lavoro del country team dell'ONU in Bosnia-Erzegovina, gennaio 2007.
(6) Dati relativi al febbraio 2005. Fonte: relazione finale del progetto (finanziato dall'UE) Mapping Study of Non-State Actors (NSA) in Bosnia-Herzegovina (Studio di rilevamento dei soggetti non statali in Bosnia-Erzegovina), settembre 2005.
(7) Fonte: Employment, social service provision and the non-governmental organisation (NGO) sector. Status and prospects for Bosnia and Herzegovina. Analysis and policy implications («Occupazione, servizi sociali e il settore delle organizzazioni non governative (ONG):situazione attuale e prospettive future in Bosnia-Erzegovina - analisi e implicazioni per le politiche»), studio qualitativo n. 3 realizzato dalla Tecis Ltd. per la Birks Sinclair & Associates Ltd. Nell'ambito di un progetto di politica sociale e del lavoro del ministero britannico per lo Sviluppo internazionale, 2 aprile 2005.