Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento Europeo, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni - Relazione intermedia sullo stato d'avanzamento della tabella di marcia per la parità tra donne e uomini (2006-2010) /* COM/2008/0760 def. */
[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE | Bruxelles, 26.11.2008 COM(2008) 760 definitivo COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI Relazione intermedia sullo stato d'avanzamento della tabella di marcia per la parità tra donne e uomini (2006-2010) 1. . INTRODUZIONE Nel corso degli ultimi cinquant'anni, la politica comunitaria a favore della parità di genere ha dato un notevole contributo ai progressi della situazione delle donne. Tuttavia, in vari settori continuano ad esistere disuguaglianze e l'evoluzione, in particolare nel contesto della globalizzazione e dei cambiamenti demografici, ha creato nuove sfide da affrontare per raggiungere la parità tra donne e uomini. L'Unione europea e gli Stati membri devono promuovere la parità nel quadro di un'azione concertata. Nella tabella di marcia adottata nel marzo 2006[1], la Commissione ha presentato i suoi impegni a favore della parità tra donne e uomini per il periodo 2006-2010. Inoltre, nel marzo 2006 il Consiglio europeo ha esortato gli Stati membri, nel Patto europeo per la parità di genere[2], a dare maggior rilievo alla parità e a sostenere gli obiettivi della tabella di marcia. In tale tabella la Commissione ha annunciato le azioni che intende attuare in sei settori: la pari indipendenza economica per le donne e gli uomini, la conciliazione tra la vita privata e professionale, la pari rappresentanza nel processo decisionale, l'eradicazione di tutte le forme di violenza fondate sul genere, l'eliminazione di stereotipi sessisti e la promozione della parità tra i generi nelle politiche esterne e di sviluppo. Essa s'impegna anche a dare un seguito e a effettuare una valutazione della tabella di marcia, dopo la cui adozione sono stati elaborati due programmi di lavoro[3]. La presente relazione intermedia descrive come, dal marzo 2006, le azioni abbiano contribuito al raggiungimento degli obiettivi della tabella di marcia. La valutazione finale è prevista per il 2010. 2. REALIZZAZIONE DEGLI OBIETTIVI DELLA TABELLA DI MARCIA 2.1. Realizzare l'indipendenza economica per le donne e gli uomini La tabella di marcia ha ribadito che la parità economica tra le donne e gli uomini potrà essere raggiunta soltanto tramite una maggiore partecipazione delle donne all'occupazione. Il tasso di occupazione delle donne nell'Unione raggiungerà molto probabilmente l'obiettivo del 60% nel 2010. Tuttavia, la disparità retributiva tra donne e uomini rimane significativa (15 %). Nella comunicazione " Combattere il divario di retribuzione tra donne e uomini "[4], la Commissione ha sottolineato il suo impegno per eliminare questo divario e ha presentato piani di azione. Essa intende analizzare l'attuale quadro legislativo e determinare se è opportuno rivederlo per rafforzarne l'efficacia. Tuttavia, la legislazione non sarà sufficiente per eliminare ciò che rimane un fenomeno complesso, che si spiega soprattutto per la maggiore presenza femminile nei settori d'attività meno retribuiti o più precari. Sarà necessario migliorare anche la qualità degli impieghi delle donne, come evidenziato nella relazione del 2008 sulla parità tra le donne e gli uomini[5]. Numerose iniziative previste nella tabella di marcia sono state attuate per affrontare le questioni relative alla parità nel nuovo ciclo 2008-2010 della strategia per la crescita e l'occupazione . L'analisi dei provvedimenti nazionali adottati per realizzare la politica di parità della strategia di Lisbona ha messo in evidenza l'insufficiente attenzione prestata a tale politica. In questo contesto, la pubblicazione di un manuale per l'integrazione della parità di genere nelle politiche occupazionali[6] è stata accolta con molto favore dagli Stati membri. Per aumentare la partecipazione all'occupazione, occorre valorizzare pienamente il potenziale lavorativo rappresentato dalle donne ed accrescere l'impegno di tutti gli attori economici. La Commissione ha analizzato le difficoltà incontrate dalle donne per diventare dirigenti e ha sostenuto in particolare la rete delle donne imprenditrici . Recentemente, ha adottato un regolamento che estende, in linea di massima, l'autorizzazione degli aiuti di Stato in particolare alle nuove imprese create da donne[7]. Le prassi volte a promuovere una maggiore parità di genere sono state sostenute anche nell'ambito della responsabilità sociale delle imprese. L'invecchiamento della popolazione, che incide in particolare sulla sostenibilità dei sistemi di protezione sociale , richiede una modernizzazione che tenga conto della situazione delle donne e degli uomini. In quest'ottica, la Commissione ha analizzato il modo in cui l'obiettivo della parità di genere è stato rispettato nei programmi nazionali del metodo aperto di coordinamento (MAC), nel campo della protezione sociale e dell'inclusione sociale[8], ed è stato elaborato anche un manuale per accrescere la capacità degli attori di promuovere la parità in queste politiche[9]. Le esigenze delle donne e degli uomini nel settore della sanità e dell'accesso alle cure sono state prese in considerazione nel contesto del MAC nel campo della sanità e delle cure di lunga durata. La relazione congiunta sulla protezione e sull'inclusione sociale[10] ha ricordato le disparità di genere in materia di miglioramento globale della sanità e di accesso alle cure in funzione dei gruppi sociali. La strategia dell'Unione per la salute (2008-2013)[11] ha invitato la Commissione a tenere conto della dimensione specifica della salute delle donne e degli uomini. Il programma di azione nel campo della sanità[12] ha previsto di migliorare la conoscenza delle esigenze delle donne e degli uomini nel settore della sanità pubblica e di sostenere le iniziative volte a ridurre le disparità tra donne e uomini. Le donne corrono un rischio maggiore di trovarsi in situazioni di povertà rispetto agli uomini. Per questo motivo ad esse si rivolge in modo particolare l'Anno europeo 2010 della lotta contro la povertà. Le donne figurano tra i gruppi svantaggiati e sono spesso oggetto di molteplici discriminazioni. La riflessione sull'avvenire delle politiche di lotta contro le discriminazioni[13] si è basata sulle esperienze dell'Anno europeo 2007 delle pari opportunità per tutti per sottolineare la necessità di lottare contro qualsiasi forma di discriminazione. Anche le azioni a favore della comunità Rom hanno dimostrato che è importante integrare la questione della parità in tutti gli strumenti utilizzati. Le disparità riguardano in particolare le donne appartenenti alle minoranze etniche e le donne immigrate , che costituiscono la maggior parte della popolazione immigrata nell'Unione[14]. La definizione della strategia per la politica d'immigrazione[15] ha tenuto conto di questa situazione, in particolare per quanto riguarda la partecipazione delle donne al mercato del lavoro e la protezione delle donne vittime della tratta di persone. La Commissione ha preso in attenta considerazione la condizione delle donne nel valutare il recepimento della direttiva[16] relativa al titolo di soggiorno da rilasciare ai cittadini di paesi terzi nell'Unione europea , nonché nei suoi lavori di elaborazione della direttiva quadro[17] concernente i diritti dei lavoratori migranti ammessi nell'UE per svolgere lavori altamente qualificati. La promozione della parità di genere richiede l'impiego di tutti i mezzi. I fondi europei 2007-2013 della politica di coesione[18] [19] [20], dello sviluppo rurale[21] e della pesca[22] sono strumenti essenziali per la politica di parità in vari settori. Nel quadro dei negoziati dei programmi, la Commissione ha invitato gli Stati membri a integrare gli obiettivi della parità per facilitare l'accesso all'occupazione, all'istruzione e alla formazione, promuovere la partecipazione al processo decisionale e rafforzare la conciliazione della vita professionale e privata. 2.2. Migliorare la conciliazione di lavoro e vita privata e familiare Nonostante una partecipazione più equilibrata all'occupazione, le donne continuano ad assumersi la maggior parte delle responsabilità familiari e domestiche. La realizzazione degli obiettivi in materia di occupazione richiede il rafforzamento delle politiche intese a conciliare la vita professionale, privata e familiare , al fine di valorizzare il potenziale lavorativo dell'Unione. La Commissione ha proposto principi comuni di "flessicurezza"[23] per promuovere mercati del lavoro più aperti, flessibili e accessibili a tutti, che offrano un accesso paritario alle occupazioni di qualità a donne e uomini e la possibilità di conciliare la vita professionale e quella familiare. Dalla riflessione sulle nuove sfide demografiche è emersa la necessità di una maggiore parità tra donne e uomini e di una modernizzazione delle politiche familiari per promuovere la solidarietà tra le generazioni[24]. La Commissione ha anche incoraggiato il processo di scambio realizzato dall'Alleanza europea per le famiglie[25]. Infine, la Commissione ha presentato un nuovo quadro politico al fine di " sostenere maggiormente gli sforzi tesi a conciliare meglio la vita professionale, privata e familiare "[26] e raggiungere gli obiettivi dell'Unione per la crescita e l'occupazione. Sono state adottate proposte legislative[27] volte, da un lato, a rafforzare il diritto delle lavoratrici al congedo di maternità[28] e, dall'altro, a garantire la parità di trattamento dei lavoratori autonomi e dei coniugi collaboratori[29]. La Commissione ha notato i progressi compiuti dagli Stati membri per quanto riguarda l'obiettivo del miglioramento delle strutture di custodia per i bambini (per il 90% dei bambini di età compresa fra i tre anni e l'età dell'obbligo scolastico e il 33% dei bambini di età inferiore a tre anni)[30]. Essa ha constatato nella sua relazione[31] che quest'obiettivo è stato raggiunto solo da una minoranza degli Stati membri. Sono state raccomandate misure per sviluppare le strutture di custodia, che sono state inserite in particolare nella politica di coesione. Inoltre, si sono consultate le parti sociali in merito alla necessità di migliorare la legislazione relativa a varie forme di congedo e sono stati avviati negoziati sul congedo parentale. 2.3. Promuovere la partecipazione paritaria delle donne e degli uomini al processo decisionale La part ecipazione di tutti i cittadini, uomini e donne, ai processi politici e decisionali è un'esigenza democratica ed economica, oltre che un criterio prioritario per l'appartenenza all'Unione. Un maggiore coinvolgimento delle donne nei processi democratici è una delle priorità figuranti nel programma "Europa per i cittadini"[32]. Sono già state adottate iniziative[33] per promuovere la discussione sulle questioni europee e la partecipazione dei giovani e delle donne, in modo da dar voce alle loro aspirazioni nei riguardi dell'Europa. In base ai dati più recenti, la relazione "Le donne e gli uomini nel processo decisionale nel 2007" ha dimostrato che anche se sono indubbiamente stati compiuti progressi, le donne sono tuttora sottorappresentate in tutte le sfere del potere nella maggior parte degli Stati membri e nelle istituzioni dell'UE. La Commissione ha sostenuto l'azione degli Stati membri in questo campo, tramite la raccolta, l'analisi e la diffusione di dati comparabili nonché la promozione di reti tra le parti interessate. A questo scopo è stata creata una rete europea per la promozione delle donne che occupano posti decisionali politici ed economici, che ha riunito per la prima volta i rappresentanti delle reti europee del settore, con l'obiettivo di agire in sinergia. Nel settore pubblico della ricerca , l'Unione ha fissato un obiettivo del 25% per le donne che occupano posti di responsabilità[34]. Quest'obiettivo è stato tradotto in una serie di azioni. I programmi di istruzione e formazione [35] comprendono misure per ridurre lo squilibrio nell'istruzione e nelle carriere scientifiche e tecniche. Il 7° programma quadro per le attività di ricerca[36] tiene conto della parità tra i generi. Le tendenze di carriera delle donne sono state analizzate per promuovere il loro ruolo negli istituti pubblici di ricerca, in particolare mediante i lavori di esperti sul processo decisionale nel campo della ricerca[37]. È stata messa in evidenza la parte preponderante degli uomini tra i lavoratori del settore delle nuove tecnologie della comunicazione (NTC) [38] ed è stata proposta una strategia per incoraggiare le donne a impegnarsi in carriere legate alle NTC. La Commissione ha inoltre cooperato con gli attori nazionali nel quadro di una campagna volta ad incoraggiare le giovani donne a scegliere carriere scientifiche o d'ingegneria. 2.4. Eradicare la violenza legata al genere e della tratta di esseri umani La Commissione è molto preoccupata per il numero di donne vittime di violenze domestiche, per l'ampiezza assunta dalla tratta di esseri umani e dalla prostituzione, e per la persistenza dei reati commessi in nome delle tradizioni e della religione. Le azioni di prevenzione e lotta contro ogni forma di violenza , in particolare nei confronti delle donne, saranno proseguite grazie al programma Daphne III[39], che sostiene gli sforzi degli Stati membri e delle ONG rivolti alle vittime e agli autori di atti di violenza. I numerosi atti di violenza commessi da giovani hanno inoltre indotto la Commissione a includere la lotta contro le violenze nei confronti delle donne fra i progetti del programma "Gioventù in azione"[40]. Il piano di azione dell'Unione per lottare contro la tratta degli esseri umani incoraggia l'utilizzo di tutti gli strumenti. È stato elaborato un quadro comune per definire indicatori e raccogliere dati sulla tratta degli esseri umani[41], al fine di conoscerne meglio l'ampiezza. Inoltre, la Commissione ha presentato raccomandazioni per l'identificazione e l'assistenza delle vittime della tratta e ha sostenuto i principali attori e azioni come la Giornata contro la tratta degli esseri umani. 2.5. Eliminare gli stereotipi sessisti La tabella di marcia, definendo la lotta contro gli stereotipi un settore prioritario, ha ricordato che gli stereotipi femminili e maschili sono causa di numerose disparità. La Commissione ha recentemente riaffermato che occorre inserire la parità tra i generi nelle politiche per la gioventù[42]. Il programma di istruzione scolastica che promuove la cooperazione tra le scuole ha inserito tra i suoi obiettivi la riduzione delle disparità tra donne e uomini. Gli stereotipi sessisti influenzano la scelta degli indirizzi di studio e, come ha sottolineato la Commissione[43], fanno sì che le donne siano spesso più numerose nelle professioni meno retribuite. Gli obiettivi fissati dal Consiglio europeo mirano ad aumentare del 15% il numero di diplomi in matematica, scienze e tecnologia e a diminuire contemporaneamente lo squilibrio tra donne e uomini[44]. Per raggiungere questi obiettivi e ridurre gli stereotipi in generale, la parità tra i generi è stata inserita come priorità specifica nei programmi comunitari in materia d'istruzione e di formazione[45]. Le vedute stereotipate, in particolare riguardo alla capacità delle donne di esercitare determinate funzioni nelle imprese, hanno indotto la Commissione ad organizzare azioni di sensibilizzazione nelle imprese. 2.6. Promuovere la parità tra i sessi al di fuori dell'UE La tabella di marcia ha ribadito l'impegno della Commissione per quanto riguarda i principi di parità tra le donne e gli uomini internazionalmente riconosciuti nella Dichiarazione del millennio per lo sviluppo e nella Piattaforma d'azione di Pechino. In particolare, la strategia dell'Unione per la parità tra donne e uomini nella politica di sviluppo [46] , che sarà seguita da un piano di azione, ha portato a una maggiore considerazione della parità di genere nella cooperazione allo sviluppo e nelle relazioni esterne dell'UE. La promozione della parità nelle strategie dei singoli paesi elaborate nel quadro del 10° Fondo europeo di sviluppo [47] è stata sostenuta tramite l'elaborazione di orientamenti per la programmazione e il trattamento delle questioni concernenti la parità nei piani nazionali. La parità tra i generi è stata anche rafforzata nell'ambito del partenariato euromediterraneo e il quadro d'azione di Istanbul ha condotto a una serie di impegni e alla mobilitazione di risorse a favore dei diritti delle donne e della loro piena partecipazione in campo civile, politico, sociale, economico e culturale. Il nuovo strumento europeo per la democrazia e i diritti dell'uomo [48] prevede di sostenere la parità e i diritti delle donne in vari campi e, in particolare, la loro partecipazione alla politica e alla lotta contro la violenza domestica e le mutilazioni genitali. Le " iniziative per la costruzione della pace " e il partenariato CE/NU per lo sviluppo e la pace hanno permesso di sostenere diverse azioni concernenti la situazione e il ruolo delle donne nei conflitti armati e nel periodo postbellico e l'applicazione della risoluzione 1325 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. In particolare, la conferenza internazionale "Le donne nella stabilizzazione di un mondo insicuro" organizzata dalla Commissione ha condotto a un sostegno politico concreto in questi settori. Un pilastro del programma tematico " Investire nelle persone "[49] è dedicato alla parità, ad esempio per realizzare progetti riguardanti la partecipazione delle donne al processo decisionale o l'integrazione della parità tra donne e uomini. I programmi di cooperazione con i paesi terzi hanno inoltre sostenuto il ruolo delle donne nella società o i progetti di mobilità per i giovani[50]. L'UE ha ribadito i principi relativi alla parità tra i generi nel consenso europeo sugli aiuti umanitari [51] e si è impegnata, nel suo piano di azione[52], a promuovere la partecipazione delle donne e la protezione contro la violenza sessuale e sessista negli aiuti di emergenza. La parità tra le donne e gli uomini nella politica commerciale dell'UE fa parte del quadro più ampio dello sviluppo sostenibile ed incoraggia l'applicazione delle norme fondamentali del lavoro nei negoziati commerciali e la cooperazione con l'OIL sulle condizioni di lavoro decenti nei paesi in via di sviluppo. La politica di allargamento ha indotto i paesi candidati e i potenziali paesi candidati ad allinearsi sull'acquis comunitario e sulle norme europee in materia di parità e a creare strutture istituzionali e amministrative adeguate. 3. MIGLIORARE LA GOVERNANCE Gli obiettivi di parità non possono essere realizzati senza l'impegno di tutte le parti interessate. La Commissione ha collaborato con gli Stati membri nel quadro del gruppo ad alto livello dei rappresentanti per le questioni di parità, nel contesto dei lavori del Consiglio (in particolare delle troike presidenziali), per l'organizzazione di conferenze delle presidenze e in seno al comitato consultivo. Le parti sociali a livello europeo hanno riferito sull'attuazione del loro quadro d'azione sulla parità di genere[53]. Le organizzazioni che rappresentano la società civile sono state finanziate per mantenere il dialogo e sostenere la loro azione di promozione della parità tra i generi. Sono state svolte numerose attività per rafforzare gli strumenti a favore della parità. È stata istituita una rete comunitaria di organismi incaricati della parità tra le donne e gli uomini[54], allo scopo di garantire l'applicazione uniforme del diritto europeo in questo campo. Esperti giuridici hanno analizzato ogni anno i progressi a livello di diritto comunitario e l'efficacia della normativa , in particolare nel campo della parità di trattamento[55]. Inoltre, sono stati forniti ai cittadini informazioni e consigli sui diritti in materia di parità. La Commissione ha compiuto progressi per integrare meglio la parità di genere in tutte le politiche e in tutti i programmi dell'Unione, considerando l'impatto sulle donne e sugli uomini ed esaminando le possibilità di integrare la parità di genere nel processo di bilancio . La Commissione ha inoltre garantito la promozione della parità tra donne e uomini all'interno della propria amministrazione nel quadro del suo 4° programma di azione a favore della parità tra donne e uomini[56]. In generale, i lavori sugli indicatori hanno rispettato gli impegni internazionali degli Stati membri. La Commissione ha cooperato con questi ultimi per sviluppare indicatori previsti nel quadro della Piattaforma di azione di Pechino. Al fine di aumentare la disponibilità di dati armonizzati a livello europeo e completare gli indicatori esistenti[57], i lavori si sono concentrati in particolare sull'impiego del tempo, sul divario di retribuzione e sull'elaborazione di un indice europeo della parità. Varie azioni della tabella di marcia sono state finanziate dal programma PROGRESS [58], in particolare le azioni di coordinamento e di attuazione trasversale degli obiettivi di parità, anche per rafforzare la comunicazione sulla politica della parità. Infine, procede la messa in opera di un Istituto europeo per l'uguaglianza di genere [59]. 4. CONCLUSIONI LA tabella di marcia costituisce un quadro politico ambizioso per promuovere la parità di genere in tutte le politiche e attività dell'Unione. Essa ha consentito di dare coerenza e visibilità alle azioni svolte dalla Commissione ed è servita anche da riferimento per gli Stati membri che hanno basato la loro azione sugli obiettivi comuni definiti nella tabella di marcia, nel Patto per la parità e negli impegni internazionali della Piattaforma di Pechino. Sono stati compiuti progressi importanti e gli obiettivi di parità sono stati presi in considerazione molto più concretamente in tutte le politiche comprese nella tabella di marcia. I progressi più significativi sembrano legati agli impegni politici dell'Unione, quando l'azione comunitaria è guidata da obiettivi comuni quantificati. Per quasi tutte le azioni della tabella di marcia si sono registrati progressi. Tuttavia, questi progressi non sono uniformi e mettono in luce la necessità di continuare ad agire fino al 2010. Una difficoltà particolare incontrata nell'attuazione della politica di parità è quella di far comprendere bene le sfide. Occorre rafforzare la sensibilizzazione e l'adesione agli obiettivi sociali ed economici di parità e ciò richiede una forte volontà politica. Occorre ad esempio promuovere l'integrazione della parità tra donne e uomini, in particolare la politica di conciliazione, nel ciclo 2008-2010 della strategia di Lisbona e il MAC nel campo della protezione e inclusione sociale, e valutare se gli impegni a favore dalla parità sono rispettati nei programmi di coesione, istruzione e ricerca. Dovranno essere compiuti progressi significativi in materia di parità nelle politiche esterne. La partecipazione equilibrata delle donne in tutti gli organi decisionali, sia economici che politici, dovrà essere promossa a livello dell'Unione e nelle strutture gestite dalla Commissione. Dovrà essere migliorata anche la vigilanza contro gli stereotipi sessisti, in particolare mediante il dialogo con i media e i cittadini. L'Istituto europeo per l'uguaglianza genere dovrà essere operativo al più presto. Infine, sforzi supplementari nel campo delle comunicazioni dovranno far comprendere meglio le sfide della politica di parità di genere. Prima delle elezioni del Parlamento europeo che si svolgeranno nel giugno 2009, le attività di comunicazione saranno rivolte in particolare alle donne. La Commissione ha voluto dare un nuovo impulso alla dimensione sociale dell'Unione europea con un'agenda sociale rinnovata[60], in cui la politica di parità tra donne e uomini costituisce una parte integrante. Tale agenda prevede in particolare che la Commissione rafforzi l'integrazione della parità di genere nelle sue politiche e attività. Le politiche hanno sempre un impatto sulle donne e sugli uomini quando riguardano il cittadino, l'economia e la società. Tuttavia, spesso non si tiene conto sufficientemente di questi impatti in certi settori coperti dalle politiche comunitarie. È nei settori in cui tradizionalmente si presta minore attenzione alle questioni della parità che occorre essere particolarmente vigilanti e sensibilizzare le parti interessate. Le decisioni politiche e di bilancio dovranno tenere conto delle esigenze delle donne e degli uomini, prendendo in considerazione più sistematicamente i loro effetti su tutti gli individui. Nel 2010 la Commissione valuterà i risultati raggiunti e preparerà una strategia per dare un seguito alla tabella di marcia. Nella primavera del 2009 sarà organizzata una conferenza per fare il punto sull'attuazione della tabella di marcia, mobilitare le politiche e sensibilizzare gli attori riguardo alle sfide della parità di genere. [1] COM(2006) 92 def. [2] Consiglio 23/24 marzo 2006 [3] SEC(2007) 537 SEC(2008) 338 [4] COM(2007) 424 def. [5] COM(2008) 10 def. [6] Manuale per l'integrazione delle politiche di genere nelle politiche occupazionali, 2007 [7] Regolamento (CE) n. 800/2008 [8] COM(2005) 706 def. [9] Manuale per l'integrazione delle politiche di genere nelle politiche d'inclusione e protezione sociale, 2008 [10] COM(2008) 42 def. [11] COM(2007) 630 def. [12] Decisione n. 1786/2002/CE [13] COM(2008) 420 def. [14] Parere del Comitato delle regioni sulla "Situazione delle donne migranti nell'Unione europea" del 15.12.2007 [15] COM(2008) 359 def. [16] Direttiva 2004/81/CE [17] COM(2007) 637 def. [18] Regolamento (CE) n. 1083/2006 Fondi strutturali (FESR e FSE) e Fondo di coesione [19] Regolamento (CE) n. 1081/2006 Fondo sociale europeo [20] Regolamento (CE) n. 1080/2006 Fondo europeo di sviluppo regionale [21] Regolamento (CE) n. 1698/2005 [22] Regolamento (CE) n. 1198/2006 [23] COM(2007) 359 def. [24] COM(2007) 244 def. [25] Consiglio 8/9 marzo 2007 [26] COM(2008) 635 def. [27] COM(2008) 636 e 637 [28] Direttiva 92/85/CE [29] Direttiva 86/613/CE [30] Consiglio 15/16 marzo 2002 [31] COM(2008) 638 def. [32] Decisione n. 1904/2006/CE [33] COM(2005) 494 e COM(2008) 158 [34] Consiglio del 18.4.2005 [35] Decisione n. 1720/2006/CE [36] Decisione n. 1982/2006/CE [37] Mapping the maze: getting more women to the top in research (Una mappa nel labirinto: far arrivare più donne ai vertici della ricerca), 2008 [38] Women in ICT, status and the way ahead (Le donne nelle TIC: situazione e prospettive), 2008 [39] Decisione n. 779/2007/CE [40] Decisione n. 1719/2006/CE [41] COM(2006) 437 def. [42] Investire nella gioventù: una strategia di responsabilizzazione, 2007 [43] COM(2007) 498 def. [44] Consiglio 5-6 maggio 2003 [45] Decisione n. 1720/2006/CE [46] COM(2007) 100 def. [47] Regolamento CE n. 1905/2006 [48] Regolamento CE n. 1889/2006 [49] COM(2006) 18 def. [50] Decisione n. 1719/2006/CE [51] GU C 25 del 30.1.2008, pag. 1. [52] SEC (2008)1991 [53] Quadro d'azione sulla parità di genere, seconda relazione di seguito 2007 [54] Direttiva 2002/73/CE [55] Direttiva 2004/113/CE [56] SEC(2007) 1506/2 [57] COM(2006) 92 [58] Decisione n. 1672/2006/CE [59] Regolamento CE n. 1922/2006 [60] COM(2008) 412 def.