Comunicazione della Commissione al Parlamento Europeo e al Consiglio relativa alla proposta di regolamento del Consiglio recante istituzione di un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca /* COM/2008/0718 def. */
[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE | Bruxelles, 14.11.2008 COM(2008) 718 definitivo COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO relativa alla proposta di regolamento del Consiglio recante istituzione di un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL PARLAMENTO EUROPEO E AL CONSIGLIO relativa alla proposta di regolamento del Consiglio recante istituzione di un regime di controllo comunitario per garantire il rispetto delle norme della politica comune della pesca 1. INTRODUZIONE E CONTESTO La politica comunitaria di controllo della pesca costituisce il nucleo centrale della politica comune della pesca (PCP), in quanto la credibilità di quest'ultima dipende dall'effettiva applicazione di tale politica. La politica di controllo è stata oggetto di diverse riforme, in particolare nel 1993, quando è stato adottato l'attuale regolamento, poi nel 1998, per incorporare il controllo dello sforzo di pesca, e infine nel 2002, al momento della riforma della PCP, che ha reso possibile chiarire le responsabilità fra la Commissione e gli Stati membri, rafforzare la cooperazione fra gli Stati membri e porre le basi per l'istituzione dell'Agenzia comunitaria di controllo della pesca. Nonostante alcuni progressi siano stati realizzati, vi è un ampio consenso sul fatto che la PCP presenta ancora numerose carenze, in particolare lo sfruttamento eccessivo delle risorse, dovuto alla sovraccapacità della flotta da pesca europea, e la politica di controllo. Per ovviare a tali carenze, la Commissione ha preso una serie di iniziative, tra cui le misure per la ristrutturazione della flotta del luglio 2007 e la riforma, recentemente adottata, del meccanismo di controllo della pesca inteso ad eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata (regolamento INN). La Commissione ha inoltre avviato il dibattito sulla revisione della PCP a partire dal 2012. Nel medio termine, tuttavia, la riforma del regime di controllo applicabile alla PCP dovrebbe migliorare sostanzialmente l'efficienza della gestione della pesca nella Comunità. Il regime di controllo istituito nel 2002 presenta gravi carenze che ne mettono in dubbio l'efficacia globale. Come è stato evidenziato sia dalla Commissione europea[1] che dalla Corte dei conti europea[2], l'attuale regime di controllo è inefficace, costoso, complesso e non produce i risultati auspicati. La debolezza della politica di controllo si ripercuote negativamente sull'attuazione di altre parti della PCP e compromette il successo delle iniziative in materia di conservazione e di gestione dello sforzo. Le carenze nei controlli contribuiscono pertanto ai risultati negativi della PCP, che non sembra in grado di conseguire il suo obiettivo fondamentale. Nonostante sia attuata da diversi anni, lo stato delle risorse presenti nelle acque comunitarie è tuttora preoccupante e numerosi stock sono sfruttati oltre i limiti sostenibili. Le continue carenze della politica di controllo avranno gravi conseguenze per il futuro delle risorse alieutiche, l'industria della pesca e le regioni dipendenti dalla pesca. In tale contesto la Commissione propone una riforma radicale del regime di controllo della PCP, intesa ad ovviare a tutte le sue carenze e a modernizzarne l'approccio. Il nuovo regolamento sul regime di controllo si applicherà alla pesca e a tutte le attività ad essa correlate nelle acque comunitarie e negli Stati membri nonché alle attività dei pescherecci comunitari al di fuori delle acque comunitarie. Esso completa il regolamento sulla pesca INN e il regolamento relativo alle autorizzazioni delle attività di pesca dei pescherecci comunitari al di fuori delle acque comunitarie e garantisce che non vi siano discriminazioni fra i cittadini comunitari e quelli di paesi terzi. Questi tre regolamenti costituiranno il nuovo regime di controllo. La presente comunicazione descrive la situazione attuale e le sfide da affrontare, illustra gli elementi essenziali della nuova strategia di controllo e delinea le misure proposte. 1.1. La situazione attuale Alcuni problemi significativi sono stati individuati nell'applicazione della politica di controllo della PCP; essi si riferiscono a carenze proprie del regime di controllo o a problemi strutturali e difficoltà del settore della pesca. 1.1.1. Conclusioni e raccomandazioni della Corte dei conti La Corte dei conti ha di recente effettuato una valutazione del regime di controllo, ispezione e sanzioni della PCP[3]. Secondo le sue conclusioni, la situazione attuale è caratterizzata, fra l'altro, da un quadro normativo inadeguato e da procedure insufficienti per una raccolta dei dati esaustiva e per una rilevazione delle incongruenze fra dati diversi. I sistemi di ispezione nazionali, inoltre, sono inadeguati per prevenire e rilevare infrazioni e le divergenze fra di essi non assicurano una pressione appropriata in termini di ispezione né ottimizzano le attività ispettive. Nelle condizioni attuali e tenuto conto della limitazione delle proprie competenze, la Commissione non è in grado di individuare sistematicamente errori e anomalie nei dati trasmessi dagli Stati membri, né di sorvegliare i regimi di controllo nazionale e di formarsi un'opinione conclusiva sulla loro efficacia globale. 1.1.2. Approcci obsoleti e incoerenti al controllo Il regime di controllo comunitario è limitato principalmente al controllo dell'utilizzo dei contingenti e delle misure tecniche nelle attività di pesca e trascura gli altri aspetti della PCP, come i trasporti e i mercati. Sono emerse nuove esigenze di controllo, in particolare nell'ambito dei regimi di sforzo di pesca e delle zone di pesca biologicamente sensibili, che non sono soddisfatte dal regime attuale. I grandi sforzi intrapresi negli ultimi anni per conseguire uno sfruttamento sostenibile e una gestione a lungo termine degli stock devono essere sostenuti da un regime di controllo completo ed efficiente per poter dare frutti. 1.1.3. Sovraccapacità I limiti del regime di controllo sono ulteriormente aggravati dal contesto generale di sovraccapacità delle flotte da pesca comunitarie. Questo problema strutturale è all'origine della scarsa redditività delle flotte pescherecce e favorisce il mancato rispetto delle norme della PCP. Per molti pescherecci l'unico modo per operare con profitto è quello di superare i loro contingenti, praticando così lo sfruttamento eccessivo. Questo porta a un circolo vizioso: i pescherecci sfruttano in modo eccessivo gli stock ittici per la loro sopravvivenza economica facendo aumentare la pressione economica per pescare ancora di più negli anni successivi, mentre le possibilità di pesca legale e le assegnazioni di contingenti si riducono ulteriormente a causa del sovrasfruttamento. Oltre a gravi conseguenze ecologiche, questo meccanismo causa un calo dei prezzi del pesce catturato legalmente, danneggiando così i pescatori che operano nel rispetto delle norme nel breve periodo e riducendo l'offerta del mercato nel lungo periodo. 1.2. Fattori che incoraggiano al non rispetto delle norme Sono stati individuati numerosi fattori che incoraggiano al non rispetto delle norme della PCP e che contribuiscono tutti all'inefficacia del regime di controllo. Oltre alla sovraccapacità della flotta, l'inosservanza delle norme constatata nel settore della pesca è dovuta essenzialmente al fatto che il rischio che le infrazioni siano rilevate è piuttosto basso a causa delle gravi carenze nei sistemi di controllo nazionali. Inoltre, la frequenza e l'intensità del controllo e delle ispezioni variano considerevolmente da uno Stato membro a un altro e i pescatori sono costretti ad avere a che fare con procedure e pratiche diverse. Questo crea incertezza e mina la credibilità dei rapporti di ispezione, rendendo così più difficile perseguire sistematicamente le infrazioni nei procedimenti giudiziari e amministrativi. Inoltre, anche quando un'infrazione è riscontrata, non è garantito che saranno irrogate sanzioni appropriate in quanto il regime di sanzioni vigente è inadeguato e non sufficientemente dissuasivo. Un secondo fattore che incoraggia al non rispetto delle norme è insito nel quadro giuridico della politica di controllo stessa e nella ripartizione di ruoli fra la Commissione e gli Stati membri. Modificato più volte nel corso degli ultimi anni, il quadro giuridico è ora divenuto troppo complesso ed è ripartito in numerosi regolamenti. Tale complessità e incoerenza ha condotto a una mancanza di chiarezza e di certezza giuridica che rende difficile per gli Stati membri o per il settore della pesca accettare il concetto e rispettare le norme. In terzo luogo, il regime di controllo attuale prevede unicamente meccanismi di controllo limitati e inefficaci da parte della Commissione. La PCP rientra nella sfera di competenza esclusiva della Comunità europea, che ne stabilisce il quadro giuridico. Gli Stati membri devono accertarsi che i pescatori, i trasformatori e i rivenditori si conformino a tale quadro giuridico. Spetta pertanto in primo luogo agli Stati membri garantire l'efficacia del controllo, dell'ispezione e dell'esecuzione delle norme della PCP. Compito della Commissione, in quanto custode del trattato, è assicurare che gli Stati membri adempiano alle loro responsabilità. A tale scopo essa sorveglia l'attuazione della PCP da parte degli Stati membri. Tuttavia, i mezzi di cui dispone la Commissione per assicurare che gli Stati membri rispettino i loro obblighi sono applicabili essenzialmente in caso di infrazione del diritto comunitario. Inoltre i procedimenti in caso di inadempienza sono lunghi, complessi e solo in casi eccezionali efficaci. 2. SFIDE AMBIENTALI E SOCIOECONOMICHE Le varie lacune del regime di controllo attuale hanno un costo. La diffusa inadempienza e le ripetute infrazioni alle norme della PCP hanno ripercussioni negative multiple, sia in termini di gravi danni alla biodiversità e agli ecosistemi marini che in termini di serie conseguenze economiche e sociali per il settore della pesca comunitario, incluse la trasformazione e la commercializzazione. Considerato che stock ittici abbondanti sono indice di un ambiente sano, il proseguimento della situazione attuale non consentirebbe una piena ricostituzione degli stock. Per contro, nelle condizioni attuali una pesca al di là dei limiti stabiliti dalla normativa o di quanto gli stock possono sopportare resterà probabilmente una caratteristica costante della politica comune della pesca. Una pressione del genere, che spinge sempre più a pescare oltre i limiti legali, avrebbe conseguenze particolarmente pesanti per l'ecosistema in quanto i TAC sono calcolati in modo da consentire unicamente il prelievo dei quantitativi che non pregiudicano lo stato dello stock in questione. I prelievi supplementari risultanti dalle catture illegali minano tale capacità e possono anche avere ripercussioni negative su altre specie che interagiscono con lo stock bersaglio delle attività di pesca INN e danneggiare ancora di più l'ecosistema. Se la situazione attuale perdura, il volume totale delle catture sarà ancora più scarso e i singoli esemplari avranno meno valore rispetto a quando uno stock è pescato entro limiti sostenibili. Oltre alla perdita di reddito potenziale, i costi aumenterebbero in quanto per catturare volumi sufficienti a generare un reddito sarà necessario uno sforzo di pesca sempre superiore. A seguito della diminuzione dei salari e degli scarsi rendimenti del capitale, un numero sempre maggiore di pescatori dovrà abbandonare il settore, aumentando così la disoccupazione nelle zone costiere, in cui spesso le opportunità di lavoro sono più ridotte rispetto ad altre regioni. In tale contesto è auspicabile procedere a una riforma urgente e completa del regime di controllo della PCP. 3. UN NUOVO APPROCCIO IN MATERIA DI CONTROLLO: LA PROPOSTA DI RIFORMA DELLA POLITICA DI CONTROLLO DELLA PCP L'obiettivo generale della riforma proposta è porre in essere una politica globale, integrata e uniforme di controllo delle attività di pesca nelle acque comunitarie allo scopo di assicurare l'effettiva attuazione della PCP. In generale, il nuovo approccio al controllo dovrebbe basarsi sulla semplificazione, la normalizzazione, una maggior efficacia dei costi e una riduzione dell'onere amministrativo. La proposta rientra nel programma modulato di semplificazione della Commissione previsto nell'ambito della "Strategia comunitaria per la semplificazione del contesto normativo"[4] in quanto riunirà in un unico strumento le disposizioni in materia di controllo, attualmente disperse in numerosi testi complessi che si sovrappongono tra loro, contribuendo così alla razionalizzazione del regime di controllo. 3.1. Un nuovo approccio comune al controllo e all'ispezione La proposta definisce il concetto generale di ispezione per tutte le catture a tutti i livelli della catena – in mare, in porto, durante il trasporto e nei mercati – e introduce procedure di ispezione armonizzate al fine di assicurare un'attuazione uniforme del nuovo regime di controllo. Il primo grande passo a tale riguardo consiste nell'introduzione di un approccio sistematico di analisi dei rischi e di un sistema completo di tracciabilità alla base del controllo della pesca. Il nuovo approccio farà un uso ottimale delle nuove tecnologie. In particolare, i dati dovranno essere per quanto possibile automatizzati ed essere sottoposti a controlli incrociati completi e sistematici per individuare i settori che presentano un rischio particolarmente alto di irregolarità. Procedendo in questo modo le risorse di controllo saranno effettivamente concentrate sui settori a rischio. L'impiego delle moderne tecnologie alleggerirà inoltre l'onere amministrativo sia per i pescatori che per le autorità, in particolare per quanto riguarda la gestione dei contingenti, fornendo nel contempo un quadro globale della situazione delle attività di pesca in tempo quasi reale e in modo efficiente dal punto di vista del costo e del tempo. A tale scopo la proposta amplia l'uso del sistema di controllo dei pescherecci (VMS), del sistema informativo automatizzato (AIS), del sistema elettronico di trasmissione dei dati (ERS), del sistema di telerilevamento delle navi (VDS) e di altre nuove tecnologie. Per rispondere a nuove esigenze relative al controllo di determinate attività di pesca saranno istituite misure di controllo specifiche applicabili ai piani pluriennali, alle zone marine protette e ai rigetti in mare e sarà introdotto, sotto la responsabilità degli Stati membri, un meccanismo permanente di chiusura delle attività di pesca in tempo reale. Dato che la limitazione dello sforzo di pesca diventa sempre più importante come strumento di gestione supplementare, il controllo della potenza motrice, ad esempio mediante certificazione, costituirà parte integrante della proposta. Infine, dal momento che la pesca ricreativa ha un'incidenza crescente sugli stock ittici e sull'ambiente marino, la proposta prevede misure di controllo di tale attività, come la registrazione delle catture. Azioni proposte dalla Commissione Analisi dei rischi sistematica come base del controllo della pesca Programmazione strategica, scelta tattica dei soggetti da controllare e strategia di campionamento Utilizzazione di moderne tecnologie e sistemi completi di convalida dei dati Attività e procedure di ispezione standardizzate e coordinate in mare e a terra (compresi il trasporto e la commercializzazione) Introduzione di un sistema completo di tracciabilità Misure di controllo specifiche applicabili ai piani pluriennali, ai rigetti in mare e alle zone marine protette e chiusura in tempo reale delle attività di pesca Misure di controllo della pesca ricreativa 3.2. Verso una cultura del rispetto delle norme Un aspetto fondamentale del regolamento proposto sarà incidere sul comportamento di tutti i soggetti interessati che partecipano alle attività della filiera pesca (cattura, trasformazione, distribuzione e commercializzazione). Il rispetto delle politiche e delle norme della PCP dovrebbe di preferenza essere ottenuto non solo mediante le attività di monitoraggio e di controllo, ma come risultato di una cultura globale di rispetto delle norme in cui tutte le parti del settore comprendono e accettano che l'osservanza delle norme applicabili è, a lungo termine, nel loro stesso interesse. Allo scopo di semplificare e razionalizzare il quadro legislativo la Commissione intende concentrare le misure di controllo della PCP, attualmente disperse in molti testi diversi. A tal fine i principi verranno stabiliti nella proposta stessa, mentre le questioni più tecniche e dettagliate saranno trattate nei regolamenti di applicazione. Questo migliorerà notevolmente il quadro giuridico, apportando maggiore chiarezza e credibilità alle norme della PCP. Se si intende veramente garantire un'applicazione equa ed effettiva delle norme della PCP è inoltre necessario istituire un regime di sanzioni amministrative proporzionate e armonizzate, disciplinate dal principio fondamentale secondo cui una sanzione deve eliminare qualsiasi beneficio economico che possa risultare dall'infrazione e avere un effetto dissuasivo sufficiente su un potenziale contravventore. A tale riguardo la proposta definisce in primo luogo infrazioni gravi, che vanno ad aggiungersi a quelle contemplate nella proposta di regolamento del Consiglio che istituisce un regime comunitario per prevenire, scoraggiare ed eliminare la pesca illegale, non dichiarata e non regolamentata[5]. Essa stabilisce quindi i livelli minimi e massimi delle ammende da irrogare a persone fisiche e giuridiche. La proposta istituisce inoltre un sistema di punti di penalità per le infrazioni commesse dal titolare di una licenza di pesca comparabile a sistemi analoghi esistenti in numerosi paesi per le infrazioni al codice della strada. In caso di ripetute violazioni delle norme della PCP questo meccanismo porta alla sospensione o, in circostanze particolarmente gravi e tenendo conto del principio di proporzionalità, al ritiro della licenza di pesca. La cooperazione fra gli Stati membri è prevista a livello sia operativo che amministrativo allo scopo di migliorare le misure di controllo e le procedure di infrazione. La riforma ampia le possibilità per gli Stati membri di ispezionare pescherecci di altri Stati membri in tutte le acque comunitarie. La Commissione propone uno scambio sistematico di informazioni su possibili infrazioni, su richiesta o su base volontaria. Per quanto riguarda le questioni tecniche, la proposta segue un approccio moderno per il trasferimento di dati e lo scambio di informazioni sia tra gli Stati membri che con la Commissione o l'Agenzia comunitaria di controllo della pesca (ACCP). Si prevede che in futuro ogni Stato membro conservi tutte le informazioni e i dati di controllo pertinenti su un sito internet nazionale; a seconda della natura delle informazioni, tali dati saranno archiviati in una zona accessibile al pubblico o in a zona protetta del sito internet, a cui la Commissione, l'ACCP e gli altri Stati membri avranno accesso a distanza. Questo faciliterà e accelererà considerevolmente l'accesso ai dati per tutti i funzionari operanti nell'ambito del regime di controllo, rispettando al tempo stesso gli obblighi esistenti in materia di riservatezza e di protezione dei dati personali. Per rafforzare la cooperazione è inoltre necessario modificare il mandato dell'ACCP, che è divenuta operativa nel 2007 e che finora non ha avuto competenze reali proprie in materia di controllo ed esecuzione delle norme della PCP. Il suo futuro mandato includerà pertanto gli audit e le ispezioni dei regimi di controllo nazionali e la sua missione sarà estesa all'organizzazione della cooperazione operativa fra gli Stati membri, comprendente il controllo e le ispezioni a tutti i livelli della catena fino alla vendita al dettaglio. L'ACCP potrebbe inoltre aiutare gli Stati membri a migliorare i loro regimi di controllo. A tale scopo potrebbe effettuare analisi dei rischi e verifiche dei dati di controllo. L'ACCP sarebbe in grado di predisporre unità di crisi qualora venga identificato un rischio grave per la PCP che non potrebbe essere affrontato adeguatamente in altro modo. Essa svolgerà inoltre un ruolo guida nello sviluppo di una rete di sorveglianza marittima integrata dell'UE mettendo i propri dati a disposizione delle altre istituzioni e degli altri organi europei. Azioni proposte dalla Commissione Semplificazione e razionalizzazione del quadro giuridico Introduzione di sanzioni dissuasive e armonizzate (compresa l 'istituzione di un sistema di punti di penalità) Miglioramento della cooperazione tra Stati membri e Commissione Revisione del mandato dell 'Agenzia comunitaria di controllo della pesca (ACCP) 3.3. Applicazione effettiva delle norme della PCP La riforma mira inoltre a definire chiaramente i ruoli e le responsabilità degli Stati membri, della Commissione e dell'ACCP. Si tratta di un aspetto importante per razionalizzare le procedure, evitare sovrapposizioni e garantire che la Commissione svolga la sua attività fondamentale di controllo e verifica dell'attuazione delle norme della PCP da parte degli Stati membri senza dover più prendere decisioni in materia di microgestione. Occorre inoltre rafforzare la capacità della Commissione di assicurare il rispetto del diritto comunitario da parte degli Stati membri. Per tale motivo la Commissione deve essere in grado di intervenire efficacemente e proporzionalmente nei casi in cui le carenze esistenti in alcuni Stati membri minacciano l'applicazione uniforme delle norme della PCP. Agli ispettori della Commissione saranno conferite le stesse competenze degli ispettori nazionali. Oltre alle ispezioni programmate, essi potranno eseguire ispezioni di propria iniziativa, senza doverne dare preavviso. In particolare, qualora sussistano motivi di ritenere che si verifichino delle irregolarità nell'applicazione delle norme della PCP, è previsto che la Commissione possa svolgere ispezioni e audit indipendenti dei regimi di controllo degli Stati membri. Quando, a seguito di tali azioni, saranno state individuate delle carenze, allo Stato membro interessato sarà data la possibilità di porvi rimedio e di eliminare le irregolarità. A tale scopo la Commissione, in cooperazione con lo Stato membro interessato, può predisporre un piano di azione specifico per individuare le misure necessarie a risolvere la situazione. Se esistono chiare indicazioni che uno Stato membro non prende le misure applicabili dopo aver esaurito le possibilità di pesca, causando così una seria minaccia alla conservazione delle risorse, la Commissione potrà chiudere l'attività di pesca in questione di propria iniziativa, dopo aver consultato lo Stato membro interessato. La riforma introdurrà infine misure efficaci che consentano alla Commissione di assicurare il rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi che incombono loro nell'ambito della PCP. In caso di cattiva gestione sarà possibile imporre misure finanziarie, quali la sospensione dell'assistenza del Fondo europeo per la pesca o del sostegno comunitario alle spese di controllo dello Stato membro. Inoltre, quando uno Stato membro ha superato il proprio contingente, la Commissione deve essere abilitata a detrarre i quantitativi pescati in eccesso dal contingente annuale degli anni successivi, applicando un fattore di penalizzazione dissuasivo, o a rifiutare trasferimenti o scambi di contingenti. Conclude questo capitolo una serie di misure di emergenza per i casi in cui sussistono gravi minacce alla conservazione delle risorse, quali la sospensione delle attività di pesca o il divieto di sbarcare o immettere sul mercato pesci e prodotti della pesca. Azioni proposte dalla Commissione Ridefinizione e rafforzamento delle competenze della Commissione e degli ispettori della Commissione Piani di azione per gli Stati membri in cui sono state riscontrate carenze intesi a migliorare la loro attuazione della PCP Ampliamento delle competenze della Commissione con riguardo alla chiusura di un 'attività di pesca Possibilità di misure finanziarie contro gli Stati membri in caso di gestione inadeguata Maggiore flessibilità da parte della Commissione per procedere alla detrazione di contingenti e rifiuto di trasferimenti e scambi in caso di gestione inadeguata Pacchetto di misure di emergenza 4. CONSULTAZIONE DELLE PARTI INTERESSATE Per preparare la proposta, si è proceduto ad una consultazione ampia e differenziata con gli Stati membri e le parti interessate per conoscere il loro punto di vista sulla necessità di una riforma. La questione è stata esaminata il 15 gennaio 2008, in una riunione con i direttori generali della pesca degli Stati membri, e il 18 febbraio 2008, in una riunione informale con i ministri della pesca. Gli Stati membri hanno largamente sostenuto l'analisi della Commissione sulla situazione attuale e sulla necessità di un cambiamento radicale. I rappresentanti dei consigli consultivi regionali (CCR) e del comitato consultivo per la pesca e l'acquacoltura (CCPA) sono stati consultati nel corso di un seminario di una giornata, che si è tenuto il 10 aprile 2008. Si sono inoltre tenute diverse riunioni con gli esperti nazionali del controllo della pesca, nei mesi di febbraio, aprile e maggio 2008. Tra febbraio e maggio 2008 è stata organizzata una consultazione pubblica su Internet per raccogliere i pareri dei cittadini e permettere a tutte le parti interessate di contribuire alla discussione, nonché per valutare l'impatto della riforma sugli operatori e le amministrazioni. Sono stati ricevuti venticinque contributi, provenienti da un ampio spettro di parti interessate, tra cui associazioni del settore industriale, pescatori, produttori, parti interessate del settore della tecnologia del controllo della pesca, organizzazioni non governative (ONG) e privati. L'iniziativa della Commissione ed i suoi principali obiettivi sono stati in gran parte approvati dai partecipanti, molti dei quali hanno presentato proposte interessanti ed innovatrici. Tutti hanno riconosciuto la necessità di una riforma del regime di controllo, confermando che gli obiettivi esposti dalla Commissione nel documento di consultazione costituiscono i principali punti d'interesse per una valutazione globale della riforma. 5. IMPATTO PREVISTO DELLA RIFORMA E CALENDARIO La riforma proposta instaurerà un regime realmente globale ed integrato di controllo della PCP in quanto affronterà tutte le questioni relative al controllo, dalla rete al piatto. Non soltanto porterà ad una maggiore normalizzazione delle procedure di controllo nazionali e migliorerà la capacità di controllo e la gestione delle risorse alieutiche, ma implicherà anche alcuni necessari adattamenti strutturali delle flotte pescherecce comunitarie, così da renderle più adeguate alle possibilità di pesca legale a lungo termine. Contribuirà inoltre ad instaurare la parità di trattamento nell'UE, fortemente richiesta sia dagli Stati membri che dal settore della pesca. Poiché il futuro regime di controllo contribuirà ad evitare le catture illegali, la mancanza di contingenti disponibili comporterà una concentrazione della flotta ad opera delle forze del mercato fino al raggiungimento di un livello che permetta a tutte le navi restanti di assicurarsi un reddito sulla base delle possibilità legali di pesca. Si spezzerà così il circolo vizioso sopra descritto che porta i pescherecci a pescare in eccesso per assicurarsi la sopravvivenza economica. A lungo termine, il ridimensionamento della flotta peschereccia comporterà anche una riduzione dei costi del controllo e della sorveglianza perché quando la flotta peschereccia sarà in grado di generare redditi economici sufficienti sulla base delle catture legali diminuirà anche la probabilità di infrazioni. Inoltre il nuovo regime di controllo ridurrà sensibilmente gli oneri amministrativi, sia per l'industria che per le amministrazioni, in quanto snellirà gli obblighi di notifica per l'industria e le autorità di controllo. Semplificherà e migliorerà anche la gestione dei dati degli Stati membri, visto che in futuro sarà ampiamente basato su sistemi elettronici. Una riduzione dell'attività di pesca che miri a rispettare i limiti dei TAC fissati procurerà vantaggi ambientali rilevanti in termini di pressione sugli stock alieutici. L'aumento delle dimensioni delle popolazioni ittiche conseguente al loro ripristino porterà ad una migliore ripartizione per classi d'età dei pesci, sia a livello di popolazione che di catture. Poiché la Commissione potrà reagire meglio e più rapidamente alle carenze, in particolare per quanto riguarda la sovrautilizzazione dei contingenti di pesca, ci sarà meno il rischio che l'ambiente debba subire gli effetti di comportamenti di pesca irresponsabili. Inoltre, come effetto secondario della riforma, gli esperti disporranno di dati più attendibili in tempi molto più brevi, il che permetterà loro di fornire migliori pareri scientifici, contribuendo così a migliorare le decisioni in materia di gestione e a renderne più rapida l'adozione. Poiché tutto ciò si tradurrà in un aumento della biomassa e quindi in un miglioramento qualitativo e quantitativo delle possibilità di pesca a medio termine, il nuovo regime di controllo globale dovrebbe comportare benefici sia ambientali che economici. È poi probabile che i benefici globali si tradurranno anche in un aumento del tasso d'occupazione, in particolare nei sottosettori della trasformazione e in sottosettori collaterali. Ciò contribuirà a riconquistare la fiducia delle parti interessate e dei cittadini nella PCP. 6. CONCLUSIONI Negli ultimi decenni il continuo sovrasfruttamento e l'inosservanza delle norme della PCP hanno portato a una situazione drammatica di esaurimento degli stock e di scarsi risultati economici del settore. Gli attuali problemi derivanti dal mancato rispetto delle norme, i danni causati agli stock ittici e la mancanza di stabilità economica e sociale sono stati riconosciuti sia dagli Stati membri che dallo stesso settore della pesca, entrambi i quali si pronunciano ampiamente a favore di una riforma del regime vigente. Anche se richiederà alcuni adeguamenti strutturali nei primi anni di applicazione, questa riforma porterà nel lungo periodo a strutture di pesca più efficaci ed efficienti. L'accresciuta chiarezza e coerenza del regime di controllo e la precisazione e normalizzazione dei ruoli delle diverse parti interessate assicurerà maggiore trasparenza. Aumenteranno di conseguenza il sostegno e la fiducia del settore della pesca e dei consumatori, condizione necessaria al successo della PCP. A sua volta, l'aumento della fiducia dei cittadini nella PCP influirà positivamente sul comportamento e sulla fiducia dei consumatori, che saranno più convinti di acquistare un prodotto sostenibile. In conclusione, un regime di controllo completo e coerente apporterà vantaggi sostanziali a tutti i livelli, sia per l'ambiente che per tutte le parti interessate. Tale regime assicurerà parità di condizioni in tutta la Comunità. La Commissione chiede pertanto al Consiglio e al Parlamento europeo di approvare la riforma proposta illustrata nella presente comunicazione. Essa invita inoltre tutte le istituzioni europee e le parti interessate a collaborare con la Commissione per far fronte a questa sfida.[pic][pic][pic] [1] COM(2007) 167. [2] Relazione speciale n. 7/2007. [3] Relazione speciale n. 7/2007. [4] COM(2005) 535. [5] COM(2007) 602.