5.7.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 172/1


Parere d'iniziativa del Comitato delle regioni «Riformare il bilancio, cambiare l'Europa»

(2008/C 172/01)

IL COMITATO DELLE REGIONI

ritiene indispensabile preservare un quadro politico ed economico forte, dotato delle risorse sufficienti per il medio-lungo periodo, al fine di esprimere una volontà collettiva attraverso politiche comuni,

ritiene che il futuro bilancio comunitario dovrà basarsi sulle competenze dell'UE definite nel Trattato di Lisbona e sul principio di sussidiarietà, e dovrà tener conto dell'aggiunta di nuove basi giuridiche nel Trattato; respinge l'ipotesi di un antagonismo tra, da un lato, le politiche vigenti, e, dall'altro, i nuovi settori di intervento dell'UE o le nuove politiche determinate dalle recenti sfide di portata mondiale,

invita a considerare l'andamento del bilancio comunitario secondo una dinamica di integrazione progressiva, prevedendo iniziative comunitarie di natura sperimentale, e ad invertire la tendenza attualmente imposta alla dimensione del bilancio comunitario,

chiede che l'obiettivo di sfruttare appieno le potenzialità insite nella governance multilivello sia al centro della strategia di riforma del bilancio comunitario; ricorda che gli enti locali e regionali possono apportare un notevole contributo all'elaborazione, alla programmazione, al cofinanziamento e all'attuazione delle politiche comunitarie,

esprime particolare preoccupazione quanto al fatto che l'eventuale rinazionalizzazione delle politiche finanziate dall'Unione possa solo determinare risposte insufficienti e inefficaci, prive di coerenza a livello dell'UE, o la perdita dell'effetto leva prodotto dagli interventi dell'UE,

ribadisce che un quadro finanziario pluriennale stabile — che vada ben oltre cinque anni — è una condizione imprescindibile per garantire l'efficacia dell'azione dell'Unione europea; propone pertanto di prolungare a dieci anni il periodo di programmazione del quadro finanziario pluriennale, assegnando la totalità delle dotazioni finanziarie solo per il quinquennio iniziale, e, riassegnando gli importi in riserva sulla base di una revisione intermedia, per una quota, ad esempio, del 25 %; tale soluzione permetterebbe inoltre di mantenere la coerenza con le scadenze democratiche europee,

ritiene che il nuovo sistema di finanziamento del bilancio comunitario debba essere fondato sulla trasparenza e su risorse proprie che garantiscano il rispetto dei principi di equità, solidarietà, stabilità, visibilità, chiarezza, precisione e semplicità, e che non debba prevedere, per quanto possibile, esenzioni.

Relatori

:

Michel DELEBARRE (FR/PSE) — sindaco di Dunkerque

Luc VAN DEN BRANDE (BE/PPE) — membro del Parlamento fiammingo

Testo di riferimento

SEC(2007) 1188 def. — Comunicazione della Commissione — Riformare il bilancio, cambiare l'Europa — Documento di consultazione pubblica nella prospettiva della revisione del bilancio 2008/2009

Raccomandazioni politiche

IL COMITATO DELLE REGIONI

Riformare il bilancio dell'UE, rafforzare l'Europa

1.

ritiene che, per fornire una risposta ambiziosa alle aspettative dei cittadini europei, la riforma del bilancio comunitario debba prefiggersi in via prioritaria di consolidare il patto democratico di fiducia che li lega all'Unione e, di conseguenza, di imprimere un nuovo slancio al partenariato tra le istituzioni responsabili delle politiche nei diversi ambiti territoriali;

2.

ribadisce che l'Unione europea ambisce a essere un modello di riferimento mondiale per la prosperità e la coesione, all'interno del quale il progetto politico europeo si concilia con la salvaguardia delle identità e la promozione della partecipazione e della democrazia a livello locale e regionale;

3.

esprime la convinzione che il valore aggiunto dell'Unione europea risieda nella pace, nella protezione e nella stabilità che garantisce ai suoi cittadini; nelle opportunità che offre loro per realizzare il loro pieno potenziale di individui al di là delle frontiere nazionali e su scala europea; nella costruzione di una coscienza europea e di una solidarietà tra cittadini di diversi paesi e culture, attraverso la promozione della coesione economica, sociale e territoriale; nella creazione di uno spazio per gli scambi tra gli europei nell'ambito di un mercato unico e nel perseguimento di approcci comuni per affrontare le sfide del XXI secolo;

4.

osserva che la sfida della revisione del bilancio consiste proprio nel perfezionare questo modello economico e sociale, evitando di smantellarne le fondamenta e cercando di sfruttare al meglio la ricchezza territoriale dell'Europa e la sua diversità, specie culturale, al fine di rafforzarne la coesione;

5.

ritiene indispensabile preservare un quadro politico ed economico forte, dotato delle risorse sufficienti per il medio-lungo periodo, per il tramite delle politiche comuni, al fine di esprimere una volontà collettiva di realizzare gli obiettivi stabiliti;

6.

ribadisce tutta l'importanza del bilancio comunitario, che — sulla base dei principi di solidarietà, di stabilità del suo quadro finanziario pluriennale e di condizionalità legata ai benefici che apporta — rappresenta un elemento essenziale per garantire l'efficacia e la continuità spazio-temporale dell'azione di tutta l'Unione europea;

7.

ritiene che il quadro finanziario pluriennale del bilancio dell'UE garantisca la continuità di indirizzo strategico dei grandi orientamenti delle politiche europee, oltre che la sicurezza per gli investimenti decentrati;

8.

ribadisce pertanto il proprio sostegno al nuovo Trattato, il quale rappresenta un'ulteriore tappa del processo di integrazione europea in quanto prevede il rafforzamento, l'aggiornamento e, in alcuni casi, la ridefinizione delle politiche già al centro della costruzione europea e la «comunitarizzazione» di altre importanti politiche;

9.

ritiene che il futuro bilancio comunitario dovrà basarsi sulle competenze dell'UE definite nel Trattato di Lisbona e sul principio di sussidiarietà, e tener conto, nella misura del necessario, dell'aggiunta di nuove basi giuridiche nel Trattato e respinge l'ipotesi di un antagonismo tra le politiche vigenti — i cui obiettivi rimangono validi -, da un lato, e i nuovi settori di intervento dell'UE o le nuove politiche determinate dalle recenti sfide di portata mondiale, dall'altro;

10.

invita a considerare l'andamento del bilancio anche secondo una dinamica di integrazione progressiva, basata sull'attuazione di misure che promuovano la coesione sociale, economica e territoriale;

11.

auspica quindi che il futuro bilancio dell'UE sia in grado di coprire la realizzazione di iniziative comunitarie di natura sperimentale;

12.

esprime la ferma convinzione che, in un contesto generale di restrizioni di bilancio, a livello europeo e nazionale, nonché a livello degli enti locali e regionali, sia necessario adottare una visione globale degli interventi e delle finanze nel settore pubblico: tale visione dovrebbe quindi contemplare, oltre alle sovvenzioni, altre modalità di finanziamento — senza escludere il settore della fiscalità — così come dovrebbe tenere conto degli interventi di altri partner finanziari, ad esempio la Banca europea per gli investimenti;

13.

ritiene che l'obiettivo della riforma del bilancio dell'UE sia chiaro: dotare l'Unione di strumenti finanziari all'altezza dei compiti e delle prospettive che i Trattati le conferiscono in campo politico, economico, sociale e territoriale, nonché di un sistema semplice e trasparente che permetta ai cittadini un'agevole comprensione del valore aggiunto del progetto europeo;

14.

reputa che l'Europa debba cogliere questa occasione per diventare un'entità politica dotata di maggiore coesione, a cui i nostri concittadini saranno fieri di appartenere e che darà loro fiducia nell'avvenire e nei loro rapporti con il resto del mondo.

IL COMITATO DELLE REGIONI

Gli enti locali e regionali: partner per cambiare l'Europa sul terreno

15.

pone l'accento sul fatto che il nuovo Trattato segna un notevole progresso in termini di governance europea multilivello, dal momento che estende l'applicazione del principio di sussidiarietà ai livelli locale e regionale e menziona la dimensione territoriale della coesione. Questa prospettiva rafforza il legame tra i cittadini europei e l'Unione e consente di realizzare dei passi in avanti nel rispetto delle identità e delle diversità;

16.

sottolinea che il partenariato tra le istituzioni europee, gli Stati membri e gli enti locali e regionali costituisce in effetti un modello di governance più consono alla nostra epoca, nella quale le opportunità e le sfide, pur essendo spesso concentrate in territori precisi, hanno ripercussioni che interessano aree ben più vaste;

17.

ricorda che gli enti locali e regionali possono apportare un notevole contributo — in particolare grazie alla loro esperienza in campo transnazionale, interistituzionale e intersettoriale — all'elaborazione, alla programmazione, al cofinanziamento e all'attuazione delle politiche comunitarie;

18.

chiede perciò l'adozione di un bilancio comunitario credibile, che consenta di realizzare i grandi obiettivi dell'Unione adattandoli alle specifiche esigenze dei diversi ambiti territoriali;

19.

richiama pertanto l'attenzione sul fatto che gli enti locali e regionali hanno assunto — in misura sempre maggiore, per via di una generale tendenza alla devoluzione o al decentramento osservabile in diversi Stati membri — competenze o compiti essenziali che consentono loro di intervenire nei settori maggiormente interessati dalle grandi sfide con cui l'Europa deve cimentarsi;

20.

fa osservare inoltre che gli enti locali e regionali sono ormai diventati degli operatori di prim'ordine nel settore delle finanze pubbliche (già nel 2004 controllavano oltre il 60 % del totale degli investimenti pubblici nell'Unione allargata), sulla cui azione il bilancio dell'UE può avere un notevole effetto moltiplicatore, sul piano sia quantitativo che qualitativo;

21.

condivide l'osservazione, formulata dalla Commissione nella Quarta relazione sulla coesione economica e sociale, secondo cui in parecchi Stati membri la responsabilità degli investimenti pubblici spetta agli enti locali e regionali almeno nella stessa misura in cui spetta al governo centrale. Questi enti sono egualmente competenti in materia di investimenti nei settori dell'istruzione, dell'edilizia abitativa, della ricerca e sviluppo, dei trasporti, delle infrastrutture di uso collettivo e della tutela ambientale: si tratta di una tendenza che si è accentuata nell'ultimo decennio;

22.

fa osservare che, in risposta alla domanda di un'attuazione integrata e flessibile delle politiche europee, gli enti locali e regionali possono tradurre gli orientamenti strategici concordati a livello comunitario in iniziative concrete, in collaborazione con le istituzioni europee e nazionali;

23.

osserva che spesso sono gli enti locali e regionali ad avere le responsabilità di rendere coerenti le diverse politiche europee e nazionali, modulando l'intera gamma delle politiche settoriali a livello regionale e urbano;

24.

insiste sulla necessità di conseguire l'obiettivo della coesione sociale, economica e territoriale, destinandovi le risorse finanziarie del caso, basandosi sui principi di solidarietà, di integrazione, di governance multilivello e di cooperazione territoriale già messi in pratica in Europa e valorizzando il capitale di esperienze già accumulato in materia di partenariato istituzionale allargato;

25.

ritiene che il nuovo obiettivo del Trattato in materia di coesione territoriale imprima un nuovo slancio che aiuta a concepire e realizzare tutte le politiche dell'Unione europea su base territoriale, spingendoci certo a valorizzare l'eterogeneità delle nostre regioni, ma anche a cercare soluzioni intese a ridurre le disparità che persistono a diversi livelli di governance all'interno dell'UE;

26.

chiede che l'obiettivo di sfruttare appieno le potenzialità insite nella governance multilivello e nel contributo degli enti locali e regionali sia al centro della strategia di riforma del bilancio comunitario.

IL COMITATO DELLE REGIONI

L'effetto leva del bilancio comunitario

27.

osserva che, nel suo ruolo di comunità allargata e in corso di allargamento e di attore di primo piano sulla scena mondiale, l'Unione europea non solo sta attraversando una fase di profonde trasformazioni socioeconomiche, ma si trova inoltre a dover far fronte ad importanti sfide in materia di ambiente, energia, sviluppo demografico, tecnologia e sicurezza;

28.

constata che gli Stati membri, presi singolarmente, non sono sempre in grado di dare risposte adeguate a queste trasformazioni e a queste sfide;

29.

osserva che nella maggior parte dei settori il «metodo di coordinamento aperto» non si è ancora dimostrato in grado di rimediare a queste carenze, neppure a titolo complementare;

30.

ricorda che le politiche comuni o comunitarie e il «metodo comunitario» rappresentano uno strumento efficace per perseguire una volontà politica collettiva;

31.

esprime particolare preoccupazione quanto al fatto che un'eventuale rinazionalizzazione — totale o parziale — delle politiche finanziate dall'Unione determini unicamente risposte insufficienti e inefficaci, prive di coerenza a livello dell'UE, o comunque tardive rispetto all'esigenza di conciliare i mutamenti a livello planetario con gli sviluppi nei singoli ambiti locali;

32.

sottolinea inoltre che la rinazionalizzazione delle politiche comunitarie comporterebbe la perdita dell'effetto leva che produce l'intervento finanziario dell'Unione, il quale amplifica l'impatto positivo sul finanziamento delle azioni concretamente attuate;

33.

ricorda, infine, che la rinazionalizzazione renderebbe più difficile lo sviluppo coerente e sostenibile delle azioni transfrontaliere;

34.

ribadisce che l'effetto leva dell'intervento finanziario dell'Unione va ben al di là della semplice moltiplicazione dei finanziamenti, tradizionalmente alimentata dai sistemi di cofinanziamento pubblico, ma si manifesta altresì — dal punto di vista operativo e finanziario — nell'incentivare i partenariati pubblico-privati;

35.

evidenzia, inoltre, come tale effetto leva del finanziamento comunitario serva a sostenere l'orientamento strategico delle altre politiche in materia di investimenti pubblici attuate nei singoli territori. Non solo, ma esso contribuisce a migliorare in misura significativa le capacità di programmazione e di gestione delle amministrazioni pubbliche e degli operatori privati e rappresenta una componente essenziale del processo di integrazione comunitaria e della visibilità di tale processo per i cittadini europei;

36.

raccomanda un'analisi del valore aggiunto dell'Unione europea che tenga ben presenti i diversi livelli di governance: europeo, nazionale, regionale e locale;

37.

prende atto del fatto che il valore aggiunto dell'intervento finanziario dell'Unione può anche derivare da azioni non necessariamente pertinenti né prioritarie ai livelli nazionale o subnazionale (si pensi ad esempio alla cooperazione transfrontaliera);

38.

ritiene che tale valore aggiunto sia strettamente legato all'applicazione del principio di addizionalità, in base al quale l'intervento comunitario non deve servire da pretesto per il disimpegno in ambito nazionale: la politica di coesione ne è un esempio;

39.

invita, infine, ad apprezzare il valore incentivante globale dell'intervento del bilancio comunitario, intervento che, incoraggiando i paesi o le regioni caratterizzate dai maggiori ritardi a mettersi alla pari con gli altri e a modernizzarsi, comporta un vantaggio per l'intero sistema socioeconomico europeo.

IL COMITATO DELLE REGIONI

Un bilancio che sia in grado di rispecchiare i valori dell'Europa, rispondere alle sfide più importanti e garantire la coesione territoriale

40.

riconosce che l'Unione europea deve cimentarsi con problematiche di grande rilievo, quali la coesione e la competitività di fronte alle sfide dell'innovazione, il miglioramento della qualità e del livello delle risorse umane e dell'occupazione, il cambiamento climatico, la modernizzazione del modello energetico europeo, gli squilibri demografici e la pressione dei flussi migratori e, infine, la sicurezza sia nel continente europeo che su scala planetaria;

41.

sottolinea però che la missione dell'Unione europea non può esaurirsi nel rispondere a queste nuove sfide, ma che essa deve ugualmente perseguire un obiettivo — che le è proprio — di integrazione;

42.

considera quindi di primaria importanza che l'UE continui a perseguire il completamento del mercato interno in una logica di sviluppo sostenibile, equità e inclusione, sfruttando al meglio la ricchezza territoriale dell'Europa e la sua diversità culturale;

43.

chiede che l'Unione, al fine di promuovere i suoi valori e conseguire gli obiettivi politici che si è prefissa, si adoperi per l'approfondimento democratico della sua vita politica, incentivando lo sviluppo tanto delle autonomie locali e regionali quanto della società civile;

44.

osserva che le nuove sfide, nel loro complesso, richiedono da un lato il controllo della globalizzazione e, dall'altro, lo sforzo di garantire la coesione territoriale sia all'interno dell'Unione che alle sue frontiere;

45.

insiste sul fatto che gli enti locali e regionali d'Europa, al di là delle loro disparità socioeconomiche, sono chiamate a far fronte a difficoltà analoghe, pur nelle forme specifiche che queste assumono in ciascun territorio;

46.

riconosce che nell'ambito di tale processo — che dovrebbe essere ispirato a un sistema di governance multilivello — gli enti locali e regionali possono anche cogliere l'occasione per valorizzare le loro potenzialità ancora inutilizzate;

47.

ritiene che il prossimo quadro di bilancio dell'UE debba essere in grado di offrire le seguenti garanzie:

a.

le regioni europee meno avanzate e gli insiemi territoriali con handicap geografici permanenti devono poter consolidare il loro percorso di convergenza, specie migliorando la loro competitività e assicurando così a tutta l'Unione uno sviluppo economico, sociale e territoriale più equilibrato;

b.

per le regioni che non rientrano più nei criteri di ammissibilità al sostegno occorre prevedere norme transitorie adeguate ed eque, così da evitare di rimettere in discussione i risultati conseguiti grazie alla politica europea di coesione. In tale ambito bisogna garantire la parità di trattamento a livello europeo per i paesi e le regioni in questione, indipendentemente dallo Stato membro di cui fanno parte;

c.

occorre assicurare un sostegno mirato allo sviluppo delle competenze, in particolare nel campo dell'innovazione, per quelle regioni che già attualmente danno un notevole contributo alla competitività dell'UE in un contesto di globalizzazione;

d.

occorre rendere prioritaria una politica europea a favore di una crescita e di una competitività regionali sostenibili, alla quale partecipino tutte le regioni europee. Una politica di questo genere permetterà a tutti gli enti locali e regionali d'Europa di stabilire gli orientamenti strategici idonei e le risorse finanziarie adeguate per realizzare gli investimenti nell'innovazione necessari per aiutare le loro comunità ad adattarsi ai mutamenti strutturali in campo economico, sociale e tecnologico, come pure per valorizzare le condizioni e le potenzialità specifiche dei loro territori nel contesto globale, in particolare il sistema delle PMI, spina dorsale dell'economia europea;

e.

occorre realizzare una politica di solidarietà che garantisca pari diritti per tutti i cittadini nell'accesso alle infrastrutture e ai servizi del settore dell'istruzione e della formazione professionale, e che consenta a tutti i «cervelli» europei di approfittare delle opportunità di ricerca più avanzate. È necessario che le autorità — sia locali e regionali che nazionali ed europee — riescano a unire i loro sforzi per agevolare l'incontro «sul campo» tra i mondi dell'università, della ricerca e delle imprese, nonché per incoraggiarli a costituire delle reti di dimensioni europee e mondiali;

f.

si deve imprimere un nuovo slancio alle «libertà di circolazione» che sono alla base del progetto di integrazione europea, intensificando gli investimenti nelle reti transeuropee di trasporto. Le politiche devono promuovere i trasporti sostenibili, l'intermodalità dei sistemi di trasporto e soprattutto una rete ferroviaria transeuropea interconnessa, che riduca al minimo sia le emissioni di CO2 che i tempi e i costi di trasporto per i passeggeri e le merci. Occorre inoltre promuovere il trasporto marittimo sostenibile;

g.

occorre che tutti i territori dell'Unione affrontino il problema del cambiamento climatico su un piano di parità e che, quindi, dispongano in ugual misura di strumenti utili per prevenirne le cause e adattarsi alle conseguenze, segnatamente nel caso delle popolazioni e degli operatori economici più interessati dal fenomeno. È necessario investire in modelli di sviluppo sostenibile che tengano in debito conto tanto le potenzialità quanto i vincoli a livello locale;

h.

l'Unione europea deve disporre di una politica energetica che sia fondata sulla solidarietà tra Stati membri, la sicurezza dell'approvvigionamento e la sostenibilità dei modelli di produzione, trasporto e consumo dell'energia, e che rispetti la libertà di scelta delle fonti energetiche da parte degli Stati membri. Il livello locale e regionale è quello che ha le maggiori possibilità di garantire l'innovazione e un cambiamento sistematico dei comportamenti dei consumatori;

i.

occorre dare una risposta in ambito comunitario al problema della gestione dei flussi migratori, mettendo a profitto le migliori soluzioni già adottate a livello locale e regionale: è indispensabile che chi affronta quotidianamente situazioni di emergenza sul campo possa fare affidamento sulla solidarietà e la cooperazione dell'UE;

j.

è necessario riconoscere il ruolo centrale che svolgono gli enti locali e regionali nell'attuare misure di adeguamento alle ripercussioni del cambiamento demografico;

k.

l'Unione deve poter fare affidamento su un'agricoltura moderna, competitiva, diversificata e sostenibile, in grado di garantire la sicurezza e la preferenza per i prodotti alimentari europei e di mantenere la sua presenza nel commercio mondiale, senza rinunciare al concetto di preferenza comunitaria: occorre fornirle il sostegno necessario affinché divenga uno strumento utile per migliorare la nostra qualità di vita, preservare quella delle generazioni future e contribuire alla lotta contro il riscaldamento climatico e alla tutela dell'ambiente, della biodiversità e del paesaggio;

l.

l'Unione deve continuare a perseguire la sua politica di vicinato e collaborare alla realizzazione di progetti comuni con i suoi partner più lontani. È necessario, infatti, che le relazioni esterne dell'UE possano avvalersi, in misura sempre maggiore, del contributo delle attività di cooperazione transfrontaliera e decentrata degli enti locali e regionali. Va posto l'accento sulla cooperazione transfrontaliera, data la sua importanza in quanto strumento in grado di consolidare la pace, individuare e stabilire obiettivi e valori comuni, nonché promuovere la coesione territoriale.

IL COMITATO DELLE REGIONI

Un bilancio capace di rispondere alle sfide, efficace, efficiente e trasparente

48.

ritiene che, con l'adozione del Trattato di Lisbona, l'UE disporrà potenzialmente di un meccanismo decisionale più efficace per determinare la struttura del bilancio;

49.

ribadisce che un quadro finanziario pluriennale stabile — che vada ben oltre cinque anni — è una condizione imprescindibile per garantire l'efficacia dell'azione dell'Unione europea e per consentire agli operatori la programmazione a lungo termine degli investimenti e l'attuazione con risultati positivi di progetti di sviluppo territoriale;

50.

propone pertanto di prolungare a dieci anni il periodo di programmazione del quadro finanziario pluriennale, senza ripartire le dotazioni finanziarie nella loro totalità fin dall'inizio. Per permettere di garantire la coerenza con le scadenze democratiche europee e per ottenere migliori risultati, il periodo di programmazione andrebbe diviso in due: gli importi verrebbero interamente stanziati per il quinquennio iniziale e, in un secondo momento, una revisione intermedia permetterebbe di riassegnare gli importi in riserva — per una quota, ad esempio, del 25 % — a nuove spese, al fine di lanciare nuove iniziative o di rafforzare le politiche là dove ciò sia necessario;

51.

reputa che la flessibilità offra in effetti prospettive interessanti in quanto consente di ottimizzare l'impatto della spesa comunitaria e di adattarsi all'evolvere del contesto, ma presenti altresì il rischio — se non viene attuata in un quadro ben definito — di aprire la strada a un'Europa «a più velocità»;

52.

ritiene che meccanismi di selezione mirata, del tipo già sperimentato nel quadro della politica di coesione 2007-2013, possano facilitare una migliore articolazione dei principali obiettivi politici attraverso le diverse linee di bilancio;

53.

chiede che nel futuro bilancio dell'UE sia stanziata una percentuale per il sostegno alla sperimentazione, distinta rispetto alla quota destinata alle risorse per l'accompagnamento delle misure di carattere generale;

54.

auspica meccanismi di controllo più chiari e un'applicazione più diretta ed efficace delle sanzioni previste;

55.

ribadisce la necessità di dare concreta attuazione al principio di partenariato, sia nella fase di elaborazione che in quella di esecuzione del bilancio comunitario;

56.

ricorda che la Commissione europea ha lanciato e sviluppato l'idea dei contratti e delle convenzioni tripartite di obiettivi, ribadisce la propria proposta di revisione di tali strumenti e, forte dell'esperienza maturata nella fase sperimentale avviata dalla Commissione per le convenzioni tripartite, propone l'istituzione di Patti territoriali europei;

57.

insiste sul fatto che non può esservi un vero partenariato senza un contributo finanziario di ciascuna delle parti dell'accordo; propone che la riflessione sul tema del finanziamento dei Patti territoriali europei si articoli intorno alle possibili sinergie — e al valore aggiunto che ne risulta — tra due elementi: da un lato, per il livello comunitario, le linee di bilancio esistenti nei settori interessati e i fondi strutturali, dall'altro, per i livelli locali, regionali e nazionali, le linee di bilancio disponibili. Questo dovrà avvenire senza creare uno strumento finanziario aggiuntivo nel quadro della politica regionale comunitaria o sollecitare ulteriori risorse finanziarie a questo scopo;

58.

ritiene che il bilancio dell'UE potrebbe essere reso più trasparente potenziando il partenariato sul campo e intensificando le azioni di comunicazione a livello sia locale e regionale che comunitario.

IL COMITATO DELLE REGIONI

Un nuovo sistema di finanziamento del bilancio comunitario

59.

concorda con quanti sostengono che l'Unione europea deve ridefinire il quadro della sua azione politica e delle sue risorse finanziarie proiettandolo in un orizzonte temporale sufficientemente lungo, compreso cioè tra il 2020 e il 2030;

60.

fa osservare che il massimale concordato per le risorse proprie è fissato attualmente all'1,24 % del reddito nazionale lordo dell'Unione;

61.

rileva che il bilancio comunitario:

a.

ha registrato una forte tendenza alla riduzione, nel corso sia dell'ultimo periodo di programmazione sia di quello attuale;

b.

comporta una diminuzione, al termine del periodo di programmazione 2007-2013, al di sotto della soglia dell'1 % del reddito nazionale lordo dell'Unione;

62.

deplora che vada sempre più allargandosi il divario tra le risorse effettivamente iscritte in bilancio e il massimale concordato per le risorse proprie;

63.

attira l'attenzione sul fatto che i calcoli basati sul principio della «giusta contropartita» hanno imprigionato gli Stati membri in una logica che è ormai molto lontana dall'ideale europeo e dagli interessi dei cittadini;

64.

respinge il ricorso esasperato a questo tipo di ragionamenti, a nome dei rappresentanti degli enti locali e regionali che costituiscono la forza propulsiva della produzione di ricchezza nei singoli Stati membri e, in molti casi, anche gli attori istituzionali che partecipano direttamente alla definizione dei regimi fiscali nazionali;

65.

ritiene ormai assolutamente necessario un salto qualitativo del sistema di finanziamento del bilancio comunitario, per fare in modo che l'insieme delle istituzioni interessate concordi su una visione innovativa del bilancio;

66.

ritiene che il nuovo sistema di finanziamento del bilancio comunitario debba essere fondato su risorse proprie che garantiscano il rispetto dei principi di pubblicità, equità, solidarietà, stabilità, visibilità, chiarezza, precisione e semplicità;

67.

chiede alle istituzioni con competenze in materia di bilancio di elaborare e utilizzare una nuova formula di finanziamento che non preveda, per quanto possibile, esenzioni e che sia diretta a conseguire gli obiettivi di promozione del modello economico e sociale;

68.

dichiara di voler continuare a prendere attivamente parte alla riflessione e al dibattito in ambito comunitario sulla riforma del bilancio, segnatamente nel quadro dell'esame della proposta di revisione presentata dalla Commissione europea;

69.

ritiene che la riforma del bilancio comunitario e delle sue fonti di finanziamento debba essere accompagnata da una politica di comunicazione efficace e trasparente, destinata tanto all'opinione pubblica in generale quanto agli attori istituzionali e socioeconomici più direttamente interessati: tale campagna servirebbe a informare meglio i cittadini europei su come viene speso il loro denaro, avvicinandoli così alle istituzioni responsabili della gestione dei programmi e progetti comunitari. Il Comitato è disposto a impegnarsi, a fianco delle altre istituzioni, in questa iniziativa democratica.

Bruxelles, 9 aprile 2008.

Il Presidente

del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE