Comunicazione della Commissione al Consiglio e al Parlamento Europeo - Dar vita ad un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti /* COM/2007/0540 def. */
[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE | Bruxelles, 18.9.2007 COM(2007) 540 definitivo COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO Dar vita ad un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO Dar vita ad un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti 1. INTRODUZIONE I dati scientifici analizzati dal gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico (IPCC)[1] forniscono alla comunità internazionale tre conclusioni allarmanti: primo, il cambiamento climatico è una realtà; secondo, la recente accelerazione del fenomeno è imputabile all'immissione nell'atmosfera di gas a effetto serra (GAS) prodotti dall'attività umana; terzo, la maggior parte delle regioni della terra, in particolare quelle in via di sviluppo, sono destinate a subire sempre più le conseguenze del cambiamento climatico. L'Unione europea (UE) svolge un ruolo di primo piano nel promuovere iniziative internazionali di contrasto del cambiamento climatico. A marzo 2007, i capi di Stato e di governo dell'UE hanno avanzato proposte relative ad un accordo mondiale generale sul cambiamento climatico all'indomani del 2012 inteso a contenere il surriscaldamento del pianeta a 2°C al di sopra dei livelli preindustriali, e si sono impegnati a ridurre in modo consistente le emissioni di GAS dell'UE, anche in assenza di un accordo internazionale[2]. Più grande dispensatore di aiuti pubblici allo sviluppo (APS), l'UE si è posta altresì alla testa dell'impegno internazionale finalizzato allo sviluppo, come testimoniano gli ambizioni impegni APS e la promozione dell'efficacia e della coerenza degli aiuti previsti dal “Consenso europeo”[3]. Il profondo nesso tra cambiamenti climatici e povertà è già stato sottolineato dall'Unione nel 2003,[4] anche se l'urgenza e la portata del problema rendono necessaria un'iniziativa più corale per coniugare responsabilità e impegni dell'Europa nella lotta contro la povertà. Stando alle previsioni, il cambiamento climatico colpirà prima e in modo più violento i paesi meno sviluppati (PMS) e i piccoli stati insulari in via di sviluppo (SIDS), che sono peraltro i paesi più sprovvisti per far fronte ai mutamenti in questione e per adeguare il proprio stile di vita. È pertanto presumibile che, in molti di questi paesi, il cambiamento climatico ritardi ulteriormente il conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio (OSM). La presente comunicazione propone di istituire un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico (AMCC) tra l'UE e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti, in particolare i PMS e i SIDS, e individua gli obiettivi e il funzionamento di questa iniziativa[5]. Piattaforma di dialogo e scambio, l'alleanza è intesa a provvedere altresì ad una cooperazione pratica per affrontare la doppia sfida della lotta contro la povertà e del cambiamento climatico, in vista delle trattative internazionali su un accordo sul cambiamento climatico all'indomani del 2012 e dell'adozione di iniziative concrete a livello nazionale. Una tale alleanza implica, da parte dell'UE, un forte impegno ad aumentare il sostegno finanziario a fronte di misure di adeguamento nei PMS e nei SIDS e uno sforzo per mitigare il fenomeno a beneficio del programma di riduzione della povertà di questi paesi. Perno dell'azione esterna comune dell'Unione in materia di cambiamenti climatici, l'alleanza è inoltre destinata a completare e potenziare altri dialoghi e attività di cooperazione. 2. Motivazione Il quarto rapporto dell'IPCC fornisce un'analisi regionale delle ripercussioni previste del cambiamento climatico. L'Africa, in cui risiede gran parte dei PMS, è individuata come uno dei continenti più esposti alla variabilità e al cambiamento climatici a causa dei molteplici stress e della scarsa capacità di adattamento. Tra le conseguenze ipotizzate: stress idrico, insicurezza alimentare causata de siccità e desertificazione, innalzamento del livello del mare, nuovi rischi sanitari, fenomeni meteorologici estremi, pressioni migratorie. Anche altre regioni del globo, tra cui l'Asia, l'America latina e i SIDS, sono confrontate a simili problematiche. In molti casi, il cambiamento climatico si aggiunge alla lista delle fragilità esistenti. Ad esempio, in molti PMS e SIDS, la graduale erosione delle risorse naturali ha già messo a repentaglio la sicurezza alimentare e delle riserve idriche. Si tratta di paesi spesso poco preparati a far fronte alle calamità, che ne hanno sovente causato lo stato di devastazione[6]. D'altro canto, i PMS e i SIDS, realtà economicamente poco sviluppate, sono i paesi meno responsabili delle immissioni di GAS nell'atmosfera e quindi del cambiamento climatico. Ad ottobre 2006, il rapporto Stern[7] faceva presente che, a livello mondiale, la scelta non si pone in termini di lotta al cambiamento climatico o promozione della crescita e dello sviluppo. Non intervenire per contrastare il cambiamento climatico comporterebbe costi molto più elevati per l'economia mondiale, nel lungo periodo, di un intervento tempestivo. Stern fa esplicito riferimento ai costi elevati del cambiamento climatico per i paesi più poveri, appellandosi alla comunità internazionale perché se ne faccia carico. Nelle conclusioni del Consiglio europeo di marzo 2007, l'UE sottolineava la necessità di creare un'alleanza con i paesi in via di sviluppo. Viene fatto appello ad una maggiore cooperazione tra l'UE e i PMS in particolare nei seguenti ambiti: adeguamento, monitoraggio del cambiamento climatico, sicurezza alimentare, riduzione del rischio di calamità, miglior accesso al meccanismo di sviluppo pulito (CDM). L'UE esorta inoltre a porre fine alle emissioni causate dal disboscamento nei paesi in via di sviluppo e ad invertirne il corso entro due o tre decenni. Il vertice G8 di Heiligendamm ha ribadito l'importanza di ridurre le emissioni da disboscamento e dell'adeguamento quali settori prioritari della cooperazione del G8 con i paesi in via di sviluppo in materia di cambiamenti climatici[8]. Il libro verde, di recente adozione, sulle possibilità di intervento dell'UE in materia di adattamento ai cambiamenti climatici in Europa[9] contempla un pilastro "integrare l'adattamento nelle azioni esterne dell'UE". Viene fatto esplicitamente appello ad un dialogo e ad una cooperazione più approfonditi tra l'UE e i paesi in via di sviluppo sui cambiamenti climatici, creando ad esempio un'alleanza mondiale sul cambiamento climatico. 3. Dar vita ad un'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico (AMCC) tra l'Unione europea e i paesi poveri in via di sviluppo maggiormente esposti 3.1. Obiettivo generale Promuovendo il dialogo e la cooperazione concreti sul cambiamento climatico, l'alleanza contribuirà a far sì che i paesi poveri in via di sviluppo più esposti al fenomeno, in particolare i PMS e i SIDS, acquisiscano maggiori capacità di adattamento ai suoi effetti, contribuendo così al raggiungimento degli OSM. L'alleanza servirà ad aiutare questi paesi a conseguire gli obiettivi di riduzione della povertà e a partecipare all'impegno mondiale volto a mitigare il cambiamento climatico, anche se ai PMS non verrà chiesto di impegnarsi a ridurre le emissioni nell'ambito di un accordo post 2012. 3.2. Un'alleanza basata sul dialogo e lo scambio L'AMCC fungerà da piattaforma per il dialogo e lo scambio tra l'UE e i paesi poveri in via di sviluppo più esposti al cambiamento climatico, in particolare i PMS e i SIDS, in vista di approcci pratici finalizzati a coniugare strategie di sviluppo e cambiamento climatico. I risultati di questo dialogo e di questo scambio contribuiranno a definire un accordo sul clima all'indomani del 2012, sostenendo a tale riguardo la convergenza di vedute tra l'Europa e i paesi in via di sviluppo. L'AMCC è complementare al processo in corso nell'ambito della Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e del protocollo di Kyoto, che sottoscrive in pieno. L'UE è dell'opinione che un forum per lo scambio di vedute e esperienze con i PMS e i SIDS esterno ai negoziati contribuisca a progredire verso l'attuazione della UNFCCC e dei relativi accordi. La partecipazione all'AMCC è aperta a quei paesi realmente impegnati ad adottare provvedimenti per fronteggiare il cambiamento climatico. Nella fase di attuazione, l'alleanza offrirà regolari opportunità di incontro tra l'UE e i paesi in questione, avvalendosi eventualmente delle esistenti strutture di dialogo e partenariato a livello regionale quali il gruppo dei paesi ACP (Africa, Caraibi, Pacifico), l'Unione africana (UA)[10], i SIDS e il vertice Asia-Europa (ASEM). Verranno inoltre sostenuti il dialogo e lo scambio sud-sud. 3.3 Un'alleanza volta ad una cooperazione concreta Oltre al dialogo e allo scambio, l'AMCC fornirà assistenza tecnica e finanziaria finalizzata a misure di adattamento e attenuazione e a strategie di sviluppo che tengano conto del cambiamento climatico. Di seguito, vengono proposti cinque settori prioritari, con rispettivi interventi, che dovranno essere ulteriormente discussi e affinati nell'ambito del dialogo AMCC. Di natura trasversale, l'ultimo settore, le strategie di riduzione della povertà che tengano conto del cambiamento climatico, risulta pertinente anche per altri. 1. Adattamento al cambiamento climatico Obiettivo: aiutare i paesi in via di sviluppo ad estendere la base delle conoscenze sugli effetti del cambiamento climatico e a mettere a punto e attuare strategie di adattamento. | - Per varare misure di adattamento, sono necessarie ricerche approfondite sui probabili effetti del cambiamento climatico in un paese o in una regione determinati e affidabili rilevazioni meteorologiche. I risultati vanno poi tradotti in informazioni ad uso di decisori e politici. La ricerca è particolarmente importante in settori sensibili al clima quali quello idrico e agricolo, fondamentali per la sicurezza alimentare; stesso dicasi per i possibili effetti del cambiamento climatico sui mari e sugli oceani. - Per i PMS, le necessità di adattamento sono individuate nell'ambito dei programmi d'azione di adattamento nazionale (NAPA). Fino ad oggi, 20 PMS hanno ultimato questi programmi[11], e il processo è in corso nella maggior parte degli altri PMS, con il sostegno finanziario del Least Developed Country Fund (FPMS), il fondo dei paesi meno sviluppati, gestito dal fondo mondiale per l'ambiente (GEF). Si tratta ora di passare alla fase di attuazione mettendo a punto, in parallelo, piani d'azione per l'adattamento nei paesi non PMS ugualmente esposti. I settori tipicamente individuati nei NAPA sono: aiuti ai comparti idrico (ad es. potenziamento dell'efficienza idrica), agricolo (ad es. ricerca sulle varietà resistenti alla siccità), sanitario (ad es. prevenzione della malaria nelle popolazioni esposte di recente), produzione e uso sostenibili di energia; assistenza specifica non settoriale quale sensibilizzazione, diffusione delle conoscenze, sviluppo di curricula e abolizione degli impedimenti al trasferimento di tecnologia. - L'adattamento al cambiamento climatico offre notevoli possibilità di collaborazione tra l'UE, i PMS e i SIDS. Il libro verde della Commissione sull'adattamento è inteso a lanciare un dibattito circa i provvedimenti più adeguati a tal fine da adottare in Europa. L'UE intende condividerne i risultati con i paesi in via di sviluppo suoi partner e fornire loro assistenza nell'individuare metodi di adattamento altrettanto globali nell'ambito dell'AMCC. Settori di intervento proposti ►Sostenere lo sviluppo, da parte dei paesi esposti diversi dai PMS, di piani d'azione mirati all'adattamento, tramite assistenza tecnica, sostegno al potenziamento delle capacità e facilitazione della cooperazione tra i cointeressati. ►Sostenere la realizzazione di piani d'azione mirati all'adattamento nei PMS e nei SIDS realmente impegnati ad adottare provvedimenti per fronteggiare il cambiamento climatico. ►Finanziare progetti pilota di adattamento mirati ai comparti idrico e agricolo, nonché alla gestione sostenibile delle risorse naturali. ►Sostenere la ricerca internazionale in collaborazione sulle conseguenze del cambiamento climatico nei paesi e nelle regioni in via di sviluppo, nonché sull'individuazione e lo studio di forme innovative di adattamento, ad esempio nell'ambito del VII programma quadro di ricerca dell'UE e del programma tematico sulla sicurezza alimentare. | 2. Ridurre le emissioni da disboscamento Obiettivo: diminuire le emissioni di CO2 dovute al disboscamento nei paesi in via di sviluppo, tramite la creazione di incentivi economici per la tutela forestale e preservando al tempo stesso il sostentamento e gli ecosistemi dipendenti dalle foreste. | - Il disboscamento è all'origine di circa il 20% delle emissioni mondiali di CO2. Nei PMS, il 62% delle emissioni totali sono dovute alla mutata destinazione d'uso dei terreni, principalmente tramite disboscamento. Le regioni con i tassi più elevati di disboscamento al mondo sono l'Africa, l'America Latina e il sud-est asiatico-Pacifico[12]. Il disboscamento ha diverse cause economiche, socio-politiche, demografiche e ambientali: industria forestale, sviluppo agricolo e infrastrutturale, impiego della biomassa quale fonte principale di energia, ma anche fallimenti politici e istituzionali, nonché fattori culturali. - L'UNFCCC riconosce l'importanza di intraprendere un'azione incisiva per contrastare il disboscamento e sono in corso discussioni tra le parti per definire politiche e sistemi volti a ridurre le emissioni da disboscamento nell'ambito di un accordo mondiale sul cambiamento climatico all'indomani del 2012. Dette discussioni sono mirate ad impegni volontariamente assunti dai paesi in via di sviluppo che potrebbero intervenire per ridurre gli attuali livelli di disboscamento e ricevere un compenso in base alle emissioni evitate. A dicembre 2007, le parti dovrebbero raggiungere un accordo a Bali per il varo di attività pilota volte ad aiutare i paesi a prepararsi a futuri regimi di riduzione delle emissioni da disboscamento. - Il programma dell’Unione europea per l’applicazione delle normative, il governo e il commercio nel settore forestale (FLEGT) introduce un forte incentivo (esportazione verso l'UE unicamente di legname con licenza tagliato legalmente) per contrastare le attività di disboscamento illegali e promuovere una gestione sostenibile delle foreste, contribuendo direttamente a ridurre le emissioni. Le trattative FLEGT sono attualmente in corso con circa 15 paesi produttori di legame. Settori di intervento proposti ►Fino al 2012, sostenere l'adozione di sistemi di segnalazione e il potenziamento della capacità nazionale in materia di monitoraggio del disboscamento, rafforzamento istituzionale e messa a punto di strategie nazionali per contrastare il fenomeno. ►Favorire meccanismi sperimentali e innovativi basati sui risultati per fornire incentivi positivi alla riduzione di emissioni da disboscamento nei paesi in via di sviluppo. ►Estendere programmi quali il FLEGT che contribuiscono a migliorare la gestione sostenibile delle risorse naturali, riducendo al tempo stesso le emissioni e preservando gli ecosistemi e la sussistenza. | 3. Estendere la partecipazione al meccanismo di sviluppo pulito Obiettivo: aiutare i paesi in via di sviluppo a prendere parte e trarre beneficio dal mercato mondiale del carbonio tramite il meccanismo di sviluppo pulito. | - Il meccanismo di sviluppo pulito (CDM) consente alle imprese o ai paesi che, in forza del protocollo di Kyoto, devono ridurre le emissioni di investire in progetti di riduzione delle emissioni nei paesi in via di sviluppo, a condizione di contribuire allo sviluppo sostenibile. Nel lungo periodo, il CDM induce investimenti di notevoli dimensioni; esso consente la creazione di posti di lavoro e la generazione di reddito, stimola il trasferimento di tecnologie e sostiene i paesi in via di sviluppo che adottano modelli di crescita rispettosi del clima, con emissioni di carbonio ridotte. I progetti CDM coprono numerosi aspetti, tra cui la produzione e l'impiego di energia sostenibile, il trattamento dei rifiuti, il disboscamento e i biocarburanti. - I progetti CDM presentano una distribuzione geografica irregolare, con una grande concentrazione in Asia e in America centrale e del sud[13]. Tra i molteplici motivi, oltre alla complessità e all'elevato costo delle operazioni di registrazione, figurano anche la scarsa capacità istituzionale e un ambiente poco propizio agli investimenti. Per aumentare la partecipazione dei PMS e dei SIDS al CDM, sono necessari potenziamento istituzionale e assistenza tecnica. Settori di intervento proposti ►Potenziamento della capacità finalizzato alla partecipazione al CDM e assistenza tecnica allo sviluppo di progetti economicamente efficienti. ►Valutare possibili progetti tipo o progetti dimostrativi più adatti alle specificità dei PMS e dei SIDS, compresa la messa a punto di metodologie per questo tipo di progetti. | 4. Incentivare la riduzione del rischio di calamità (RRC) Obiettivo: rendere i paesi e le società in via di sviluppo più pronti ad affrontare le calamità naturali dovute al clima, a ridurne il rischio e a limitarne le conseguenze. | - Stando alle stime, il cambiamento climatico occasionerà una maggiore variabilità climatica e sempre più numerosi fenomeni meteorologici estremi, quali tifoni, inondazioni e siccità, con relativi rischi di valanghe, frane e smottamenti di fango. L'imprevedibilità di molti di questi rischi rende necessarie misure RRC efficaci nei paesi e nelle regioni più esposti, con particolare attenzione per gli interventi che vanno a beneficio diretto dei gruppi vulnerabili[14]. - La conferenza mondiale sulla riduzione dei disastri ambientali tenutasi in Giappone nel 2005 ha portato all'adozione del quadro d'azione di Hyogo per il 2005-2015, relativo alla capacità di reazione delle nazioni e delle comunità alle calamità. Il quadro d'azione fa inoltre appello ad un maggior riconoscimento del problema del cambiamento climatico nelle strategie RRC, tenuto conto dell'elevata sinergia tra riduzione del rischio e adattamento al cambiamento climatico[15]. Impegnata pienamente a sostenere il quadro d'azione, l'UE intende definire il proprio contributo nell'ambito delle future strategie comunitarie di riduzione del rischio di calamità nei paesi in via di sviluppo. Settori di intervento proposti ►Migliorare e potenziare i sistemi di monitoraggio, previsione e informazione climatici e consentire la traduzione dei dati raccolti in misure concrete di preparazione, ad esempio in sistemi di allarme rapido a beneficio delle strategie RRC e di altre politiche di sviluppo. ►Potenziamento della capacità regionale di riduzione del rischio di calamità connesse al clima, che comporti lo scambio di informazioni, la gestione delle conoscenze, l'allarme rapido e la pianificazione delle emergenze. ►Individuare interventi di assistenza ai paesi in via di sviluppo soggetti alle calamità per l'applicazione del quadro d'azione di Hyogo, che contemplino i fattori di rischio di base, il rafforzamento della capacità di reazione e sistemi di condivisione dei rischi (ad es. regimi assicurativi). | 5. Strategie di riduzione della povertà che tengano conto del cambiamento climatico Obiettivo: assistere i paesi in via di sviluppo affinché la problematica del cambiamento climatico sia sistematicamente contemplata dalle strategie di sviluppo e dagli investimenti, nonché nell'ambito della cooperazione allo sviluppo. | - Ai fini della sostenibilità, è opportuno che le strategie di riduzione della povertà tengano conto del cambiamento climatico che ha ripercussioni in molti ambiti. È necessario pertanto aiutare i governi dei PMS e dei SIDS ad adeguare in tal senso le strategie attuali e future. Anche il programma di cooperazione tra i donatori comunitari e i paesi partner deve tener conto del cambiamento climatico[16]. Nell'ipotesi contraria, gli investimenti per lo sviluppo realizzati oggi potrebbero contribuire al surriscaldamento del pianeta o essere messi a repentaglio dal cambiamento climatico. - È già possibile trarre una serie di insegnamenti dalla relazione intermedia[17] del piano d'azione dell'UE[18] sui cambiamenti climatici e lo sviluppo. Tra gli attori dello sviluppo, il profilo politico del cambiamento climatico e la consapevolezza del problema sono aumentati notevolmente. La Commissione europea e gli Stati membri dell'UE sostengono un'ampia gamma di attività connesse al fenomeno nei paesi partner. Per quanto riguarda tuttavia la sistematica valutazione del rischio climatico e l'inclusione del cambiamento climatico nelle strategie e nei programmi di sviluppo ( climate proofing ), siamo ancora in una fase iniziale, sia a livello dei paesi in via di sviluppo che delle agenzie per lo sviluppo. Settori di intervento proposti ►Promuovere l'integrazione di piani d'azione per l'adattamento nelle strategie di riduzione della povertà e in altre politiche di sviluppo. ►Sostenere lo sviluppo della capacità istituzionale nei PMS e nei SIDS affinché le loro politiche tengano conto del cambiamento climatico. ►Selezionare progetti e programmi finanziati dall'UE, compresi quelli di sostegno settoriale o di bilancio, per verificare il potenziale impatto ambientale e condurre valutazioni ambientali strategiche. Quanto alla Commissione europea, in occasione della valutazione intermedia dei documenti di strategia nazionale e regionale, verranno fatte sistematiche considerazioni in materia di cambiamento climatico, sia in termini di mitigazione che di adattamento, di cui si terrà pienamente conto al momento della stesura dei documenti di strategia nazionale e regionale per il prossimo ciclo di programmazione che avrà inizio nel 2012. | 4. Finanziamento dell'alleanza mondiale contro il cambiamento climatico La Commissione europea è intenta a mobilitare cospicue risorse per l'attuazione dell'AMCC nei settori prioritari su illustrati. Sebbene sia molto difficile quantificare esattamente i costi connessi alla problematica del cambiamento climatico nei PMS e nei SIDS, le prime stime indicano la necessità di ingenti risorse[19]. All'interno della Commissione, il programma tematico per l'ambiente e la gestione sostenibile delle risorse naturali, compresa l’energia (ENRTP), è il principale dispositivo di attuazione dell'AMCC. Nel ENRTP sono state incluse risorse aggiuntive per 50 milioni di euro destinate nello specifico all'AMCC per il periodo 2008-2010. Tra gli altri fondi del programma che possono contribuire agli scopi dell'AMCC risulta parte dei 25 milioni di euro alla voce "piano d'azione dell'UE sui cambiamenti climatici e lo sviluppo e comunicazione Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a +2 gradi Celsius. La via da percorrere fino al 2020 e oltre [20]" e 70 milioni di euro alla voce "foreste". Oltre ai finanziamenti ENRTP, la Commissione intende esplorare ulteriori possibilità di aiuti tramite i programmi geografici. Per quanto riguarda il 10° Fondo europeo di sviluppo (FES), oltre alle dotazioni per paese e per regione che possono contribuire all'AMCC, sono stati proposti i seguenti importi indicativi per programmi che coprono tutti gli Stati ACP[21]: 100 milioni di euro per il cambiamento climatico e l'ambiente e 100 milioni di euro per la riduzione del rischio di calamità. Per l'Asia, l'America latina e altre regioni coperte dallo strumento di cooperazione allo sviluppo (DCI), verranno ugualmente vagliate possibilità di integrare gli scopi dell'AMCC. È evidente che le risorse della Commissione possono coprire solo una piccola parte del fabbisogno totale. Gli Stati membri dell'UE si sono posti l'ambizioso obiettivo di aumentare gli APS allo 0,56% del PIL entro il 2010. Per l'Unione, vuol dire un aumento di oltre 20 miliardi di euro. Affinché l'AMCC diventi un'iniziativa attraente e credibile, il contributo degli Stati membri è fondamentale. La Commissione europea si appella agli Stati membri affinché uniscano le forze a favore dell'AMCC e lavorino per definire modalità di erogazione comuni. Questo sforzo collettivo potrebbe concretizzarsi in un dispositivo di finanziamento comune dell'AMCC gestito dalla Commissione e amministrato in modo tale da riflettere la partecipazione della Commissione e degli Stati membri. | Gli esborsi nell'ambito dell'AMCC saranno designati a sostegno e integrazione di altri fondi e iniziative bilaterali o multilaterali. I diversi fondi istituiti nell'ambito dell'UNFCCC per finanziarie progetti connessi al cambiamento climatico[22] sono improntati principalmente ad un approccio per progetto inteso a finanziare i costi incrementali/addizionali incorsi per contrastare il fenomeno. L'AMCC è intesa a consolidare e potenziare il dialogo e la cooperazione attuali sul cambiamento climatico tra l'UE e i paesi poveri in via di sviluppo più esposti, in particolare i PMS e i SIDS, e a fare in modo che azioni di contrasto del cambiamento climatico siano contemplate dalle strategie di sviluppo e dagli investimenti nazionali, nonché dalla cooperazione allo sviluppo. Ove necessario, il cambiamento climatico potrà essere affrontato in modo globale tramite azioni di sostegno al bilancio. 5. Conclusioni Più grande dispensatore al mondo di APS, l'UE ha altresì avanzato proposte concrete per ridurre le emissioni di GAS onde contenere il surriscaldamento del pianeta al di sotto dei 2°C. L'AMCC darà corpo a questa visione tramite un'azione corale volta a soddisfare quanto legittimamente invocato dai PMS e dai SIDS: il cambiamento climatico non deve mettere a repentaglio i loro sforzi finalizzati allo sviluppo e la lotta contro la povertà. Grazie ad un dialogo più approfondito, reso possibile da cospicui aiuti allo sviluppo da parte della Commissione e degli Stati membri, l'AMCC offrirà all'Unione l'occasione unica di affermare la propria leadership internazionale e di ribadire i principi del multilateralismo e della responsabilità planetaria che ne sottendono l'azione internazionale. [1] IPCC, 4th Assessment Report: Climate Change 2007 (quarto rapporto di valutazione del gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico). [2] COM(2007) 2, Limitare il surriscaldamento dovuto ai cambiamenti climatici a +2 gradi Celsius. La via da percorrere fino al 2020 e oltre, del 10.1.2007, e conclusioni del Consiglio europeo (7224/07), del 9.3.2007. [3] Il consenso europeo definisce obiettivi e principi comunitari comuni per la cooperazione allo sviluppo, si vedano le conclusioni del Consiglio (14820/05), del 22.11.2005. [4] COM(2003) 85, I cambiamenti climatici nel contesto della cooperazione allo sviluppo, dell'11.3.2003, e conclusioni del Consiglio (15164/04), I cambiamenti climatici nel contesto della cooperazione allo sviluppo, 24.11.2004. [5] A dicembre 2007, i servizi della Commissione elaboreranno un documento di lavoro su come attuare l'iniziativa. [6] Per una disamina accurata delle ripercussioni del cambiamento climatico sui paesi poveri, si veda Inter-Agency Paper. Poverty and Climate Change , 2003. [7] N. Stern, The Economics of Climate Change , Londra , ottobre 2006. [8] Comunicato stampa del vertice G8 di Heiligendamm, Crescita e responsabilità nell'economia mondiale, del 7.6.2007. [9] COM(2007) 354. [10] La Commissione europea ha proposto, di recente, il varo di un partenariato strategico UE-Africa sul cambiamento climatico, nel più vasto ambito dell'AMCC, si veda COM(2007) 357. [11] La lista aggiornata è disponibile al seguente indirizzo http://unfccc.int/national_reports/napa/items/2719.php [12] FAO, State of the World's Forests (rapporto sullo stato delle foreste nel mondo), 2007. [13] Su un totale di 766 progetti CDM registrati, solo 22 sono in Africa di cui solo due in PMS, Uganda e Tanzania. Si veda http://cdm.unfccc.int/Statistics/index.html [14] Ad es. popolazioni estremamente povere, donne, bambini, anziani, disabili, minoranze etniche. [15] Vulnerability and Adaptation Resource Group (VARG), Linking Climate Change Adaptation and Disaster Risk Management for Sustainable Development , 11/06. [16] In linea con il più vasto impegno dell'UE di tener conto della dimensione ambientale nell'azione esterna. [17] La pubblicazione della relazione sullo stato di avanzamento è prevista per settembre 2007. [18] Il piano d'azione dell'UE sui cambiamenti climatici e lo sviluppo (2004-2008) individua quattro settori strategici per l'integrazione del cambiamento climatico nelle strategie di riduzione della povertà: 1) accrescere il profilo politico dei cambiamenti climatici; 2) sostegno all'adattamento; 3) sostegno alla mitigazione e percorsi di sviluppo a bassa emissione di gas a effetto serra; 4) sviluppo delle capacità. Si vedano le conclusioni del Consiglio (15164/04), 24.11.2004. [19] Nel Report on the analysis of existing and potential investment and financial flows relevant to the development of an effective and appropriate international response to climate change (rapporto sull'analisi dei flussi di investimento e finanziamento attuali e potenziali rilevanti per una risposta internazionale concreta e adeguata al cambiamento climatico), il segretariato dell'UNFCCC prevede che i flussi aggiuntivi di investimento e di finanziamento richiesti dall'adattamento nel 2030 ammontino a diverse decine di miliardi di dollari americani. Documento di lavoro 8 (2007). [20] COM(2007) 2. [21] Sono in corso le discussioni tra la CE e i paesi ACP in merito alla strategia di cooperazione intra-ACP per il 10° FES. [22] Il Least Developed Countries Fund (impegni aprile 2007: 115,8 milioni di dollari americani), il Special Climate Change Fund (impegni aprile 2007: 62 milioni di dollari americani) e l' Adaptation Fund , che dovrebbero raccogliere circa 400 milioni di dollari americani fino al 2012. Dal 1991, il fondo mondiale per l'ambiente ha impegnato circa 1,98 miliardi di dollari americani per le attività connesse al cambiamento climatico, nella maggior parte di mitigazione. UNFCCC Handbook , 2006, http://www.gefweb.org/.