25.4.2008   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 105/16


Parere del Comitato delle regioni — La flessicurezza

(2008/C 105/04)

IL COMITATO DELLE REGIONI

chiede che nelle discussioni future si tenga conto del ruolo degli enti locali e regionali nell'attuazione della flessicurezza nell'ambito della strategia di Lisbona, affinché ne venga messa in risalto la reale importanza a livello sia europeo che nazionale. Gli enti locali e regionali, in quanto protagonisti nell'attuare le politiche di flessicurezza, creano mercati del lavoro dinamici, aiutano i cittadini a entrare nel mercato del lavoro e forniscono protezione a coloro che restano al di fuori. Dovrebbero pertanto essere coinvolti sin dall'inizio nella definizione di tali politiche,

esorta la Commissione europea a usare per quanto possibile il metodo comunitario, e ribadisce che il metodo aperto di coordinamento, il quale è sempre più presente nell'elaborazione delle politiche dell'UE, dovrebbe diventare più inclusivo e coinvolgere un numero maggiore di attori interessati, compresi i governi locali e regionali, dato che è al loro livello che questa politica viene solitamente attuata,

chiede di ampliare il processo di revisione inter pares previsto nell'ambito della strategia di Lisbona per i governi nazionali, in modo da consentire agli enti locali e regionali e ad altre parti interessate di beneficiare degli scambi incrociati previsti in tutta l'UE per analizzare forme diverse di flessicurezza,

raccomanda l'organizzazione di «vertici» annuali per migliorare l'interazione partecipativa a livello europeo tra le istituzioni dell'UE e il CdR, in modo da facilitare la definizione di programmi, la consultazione e gli scambi d'informazioni su questioni relative alla flessicurezza e all'agenda di Lisbona in senso ampio; a tal fine si potrebbe trarre spunto dalle riunioni di dialogo strutturato organizzate dalla Commissione e dal CdR e dalla Piattaforma di controllo della strategia di Lisbona creata dal CdR.

Relatore

:

Dave QUAYLE (UK/PSE), membro del Consiglio della circoscrizione di Trafford

Testo di riferimento

Comunicazione della Commissione al Parlamento europeo, al Consiglio, al Comitato economico e sociale europeo e al Comitato delle regioni — Verso principi comuni di flessicurezza: Posti di lavoro più numerosi e migliori grazie alla flessibilità e alla sicurezza

COM(2007) 359 def.

Raccomandazioni strategiche

IL COMITATO DELLE REGIONI

Osservazioni generali sul ruolo degli enti locali e regionali

1.

chiede che nelle discussioni future si tenga conto del ruolo degli enti locali e regionali nell'attuazione della flessicurezza nell'ambito della strategia di Lisbona, affinché ne venga messa in risalto la reale importanza a livello sia europeo che nazionale. Gli enti locali e regionali, in quanto protagonisti nell'attuare le politiche di flessicurezza, creano mercati del lavoro dinamici, aiutano i cittadini a entrare nel mercato del lavoro e forniscono protezione a coloro che restano al di fuori. Dovrebbero pertanto essere coinvolti sin dall'inizio nella definizione di tali politiche;

2.

esorta la Commissione europea a usare per quanto possibile il metodo comunitario, e ribadisce che il metodo aperto di coordinamento, il quale è sempre più presente nell'elaborazione delle politiche dell'UE, dovrebbe diventare più inclusivo e coinvolgere un numero maggiore di attori interessati, compresi i governi locali e regionali, dato che è al loro livello che questa politica viene solitamente attuata;

3.

chiede di ampliare il processo di revisione inter pares previsto nell'ambito della strategia di Lisbona per i governi nazionali, in modo da consentire agli enti locali e regionali e ad altre parti interessate di beneficiare degli scambi incrociati previsti in tutta l'UE per analizzare forme diverse di flessicurezza;

4.

raccomanda l'organizzazione di «vertici» annuali per migliorare l'interazione partecipativa a livello europeo tra le istituzioni dell'UE e il CdR, in modo da facilitare la definizione di programmi, la consultazione e gli scambi d'informazioni su questioni relative alla flessicurezza e all'agenda di Lisbona in senso ampio; a tal fine ci si potrebbe basare sulle riunioni di dialogo strutturato organizzate dalla Commissione e dal CdR e sulla Piattaforma di controllo della strategia di Lisbona creata dal CdR;

5.

chiede alla Commissione europea di riferire sull'esito dei dibattiti in materia di flessicurezza;

6.

raccomanda di organizzare dibattiti decentrati tra gli enti locali e regionali, le parti sociali, le organizzazioni non governative e le altre componenti della società sulle politiche di flessicurezza e la loro attuazione;

7.

ritiene che gli enti locali e regionali dovrebbero avere competenze e risorse finanziarie per intervenire ai rispettivi livelli. Promuovere la flessicurezza non deve comportare l'aumento dei costi o degli adempimenti per gli enti locali e regionali, né tanto meno l'erosione dei diritti dei lavoratori;

8.

ritiene che solo un'infrastruttura globale e durevole di servizi pubblici decisi, organizzati e finanziati dagli enti locali e regionali — ad esempio infrastrutture di trasporto, alloggi a prezzi contenuti e servizi di assistenza all'infanzia, ai disabili e agli anziani accessibili anche dal punto di vista economico e del tempo — possa costituire una base solida per raggiungere gli obiettivi di Lisbona;

9.

sottolinea pertanto la necessità che le norme europee che disciplinano la concorrenza, gli aiuti di Stato e il mercato interno sostengano l'organizzazione e il finanziamento della prestazione dei servizi sociali essenziali.

Il concetto di flessicurezza

10.

ritiene che la flessicurezza non debba essere un modello standard applicabile allo stesso modo in tutti gli Stati membri, bensì un concetto da definire via via, in quanto presenta conseguenze di ampia portata in alcuni paesi e un impatto limitato in altri;

11.

ritiene che il concetto di flessicurezza dovrebbe conciliare la forza e la flessibilità dei mercati del lavoro con l'affidabilità dei sistemi di sicurezza sociale, al fine di conseguire più facilmente gli obiettivi della strategia di Lisbona: crescita economica, migliori e più numerosi posti di lavoro e rafforzamento della coesione sociale;

12.

è favorevole alla creazione di un mercato del lavoro accessibile, inclusivo e flessibile che riconosca e promuova le TIC e renda possibile variare le modalità di lavoro (ad esempio il lavoro a domicilio e il telelavoro);

13.

ritiene necessaria una maggiore consapevolezza del cambiamento demografico e delle questioni intergenerazionali. Bisogna inoltre promuovere misure destinate ai lavoratori anziani e riguardanti, ad esempio, la flessibilità del lavoro, delle pensioni e dell'età pensionabile, ma anche incoraggiare l'apprendimento permanente, il miglioramento della formazione e sistemi di tutoraggio per i giovani;

14.

giudica necessario fare maggiormente riferimento alle questioni di parità per le donne e per tutti. Le donne, in riferimento alla strategia di Lisbona, sono ancora ampiamente sottoccupate, mentre numerosi disabili possono dare un valido contributo e svolgere pienamente il loro ruolo nel mercato del lavoro. Quindi, nell'ambito del concetto di flessicurezza è opportuno adottare misure per consentire loro di superare in maniera sostenibile i gap tuttora esistenti;

15.

ritiene che la flessicurezza riguardi tanto coloro che hanno un rapporto di lavoro stabile, quanto i disoccupati e le persone a rischio di esclusione sociale. La politica di flessicurezza dovrebbe creare nuove opportunità di accesso all'occupazione per le categorie ai margini del mercato del lavoro, il che contribuirà tra l'altro a rafforzare la mobilità professionale e il cambiamento di lavoro per quanti dispongono di un'occupazione stabile. In tale contesto, prende atto del riferimento della Commissione europea al passaggio da «sicurezza del posto di lavoro» a «sicurezza dell'occupazione» (il che significa che un posto di lavoro a vita non può più essere considerato la forma normale di occupazione);

16.

ritiene che, per realizzare la flessicurezza, siano necessari fiducia reciproca e dialogo tra le parti sociali, come pure un ampio coinvolgimento di queste ultime a livello europeo, nazionale, regionale e locale; è molto difficile costruire indicatori universalmente validi per valutare l'applicazione della flessicurezza negli Stati membri. Quest'ultima andrebbe valutata in base a fattori nazionali, tenendo conto delle condizioni politiche, giuridiche, istituzionali e del mercato del lavoro. È un aspetto che va tenuto presente in sede di sviluppo della cooperazione europea;

17.

per quanto concerne la mobilità, ritiene che la flessicurezza interna sia una componente importante del concetto di flessicurezza, in quanto consente ai datori di lavoro di incrementare la produttività e la competitività e, al tempo stesso, permette ai lavoratori di restare più a lungo in un dato posto di lavoro. Gli enti locali e regionali dovrebbero collaborare con le parti sociali in ambito locale per individuare e affrontare gli ostacoli alla flessicurezza interna (ad esempio, la necessità che i lavoratori acquisiscano nuove qualifiche), riducendo così al minimo gli esuberi e gli spostamenti inutili.

Le quattro componenti della flessicurezza

18.

ritiene che la mancanza di protezione sociale possa costituire una minaccia alla flessibilità del mercato del lavoro. Per minimizzare questo pericolo, è necessario affermare e mettere in atto i quattro principi della flessicurezza in eguale misura;

—   forme contrattuali flessibili per datori di lavoro e lavoratori

19.

approva l'intenzione della Commissione di ridurre il divario tra chi è «presente» nel mercato del lavoro (cioè ha un'occupazione) e chi invece è «assente» da tale mercato (cioè non ha un'occupazione). Chiede tuttavia che la riduzione di questo divario non metta a repentaglio i diritti e la protezione dei «presenti» (che in alcuni casi costituiscono lo stretto necessario);

20.

è favorevole a una legislazione sul lavoro che sia giusta ed equa in tutti gli Stati membri:

tali norme dovrebbero non solo includere, ma anche garantire la parità di trattamento, la tutela della salute e della sicurezza, la libertà di associazione e di rappresentanza, la contrattazione collettiva, l'azione collettiva e un giusto accesso alla formazione,

il lavoro non dichiarato dovrebbe essere contrastato attraverso una migliore applicazione delle norme sul lavoro,

il CdR ritiene importante che l'UE e gli Stati membri siano attivamente coinvolti, tra l'altro, nell'azione concreta svolta dall'Organizzazione internazionale del lavoro (OIL) per promuovere e attuare le norme internazionali sul lavoro,

21.

fa osservare che una politica europea flessibile del mercato del lavoro deve prendere in esame le condizioni di vita e le esigenze delle popolazioni interessate e tenerne conto. In nome della flessicurezza non si devono indebolire unilateralmente gli standard sociali conseguiti in ambito regionale, là dove esistono;

22.

fa osservare che formulazioni quali «forme contrattuali flessibili e affidabili» danno adito a preoccupazione perché potrebbero giustificare anche una forte deregolamentazione delle relazioni contrattuali normali, portando all'aumento dei contratti di lavoro precari;

—   politiche attive del mercato del lavoro

23.

ritiene fermamente che la strategia di Lisbona riguardi non solo la quantità ma anche la qualità dei posti di lavoro, e che un lavoro dovrebbe essere più remunerativo di una prestazione sociale. A tal fine, l'UE e gli Stati membri dovrebbero incoraggiare la creazione di posti di lavoro «di qualità» promuovendo l'istituzione di mercati del lavoro inclusivi e sostenibili, e affrontare le tristi sfide della povertà dei lavoratori e della discriminazione, nonché puntare sulla «quantità» favorendo politiche attive del mercato del lavoro (PAML) per contrastare la disoccupazione. Un posto di lavoro è la migliore protezione contro l'esclusione sociale: la disoccupazione o l'inattività possono portare alla disuguaglianza e a divisioni nella società;

24.

presume che la promozione delle PAML e della flessicurezza possa mettere ulteriore pressione sugli enti locali e regionali affinché aiutino coloro che incontrano maggiori difficoltà ad entrare nel mercato del lavoro;

25.

ritiene che, per fare realmente passi avanti, sia indispensabile decentrare, localizzare e incentivare politiche attive del mercato del lavoro e programmi di occupazione e riqualificazione a livello sia nazionale che europeo, in quanto numerosi programmi e sistemi impongono regole e criteri tali da ostacolare il passaggio di molti gruppi chiave dalla inattività all'occupazione. Laddove possibile, gli enti locali e regionali dovrebbero avere la facoltà di rendere flessibili disposizioni nazionali come quelle riguardanti il lasso di tempo in cui un disoccupato può usufruire di prestazioni prima di aver diritto al sostegno di una politica attiva del mercato del lavoro, il tipo di sostegno e di tutoraggio più adatto a chi usufruisce regolarmente di prestazioni o il tipo di formazione che è possibile ricevere pur continuando a ricevere prestazioni;

26.

ritiene che i mercati del lavoro siano per loro natura di livello infranazionale. Infatti presentano, ad esempio, variazioni sul piano locale e regionale in termini di occupazione e di salari, industrie locali con esigenze specifiche in materia di qualificazione, sacche locali di beneficiari di prestazioni, persone con scarse qualifiche, disoccupati e, infine, organismi di assistenza a gruppi svantaggiati nelle comunità locali. Le ragioni dell'inattività devono essere comprese e analizzate; vi sono gruppi più esposti di altri a tale fenomeno e tra questi figurano i minori non più assistiti, i lavoratori anziani, le famiglie monoparentali, i disabili, i pregiudicati, alcune minoranze etniche, i tossicodipendenti, gli alcolisti e le persone affette da problemi mentali;

27.

riconosce che gli enti locali e regionali assumono, consigliano ed aiutano coloro che incontrano maggiori difficoltà a trovare un posto di lavoro, adattando e personalizzando le PAML degli Stati membri alle esigenze individuali e locali. Essi coordinano partenariati con il settore privato, il volontariato e il settore pubblico in generale per contribuire al raggruppamento dei servizi e delle organizzazioni che servono a consentire l'ingresso nel posto di lavoro. Gli enti locali e regionali dovrebbero essere incoraggiati a ricorrere ad approcci e a metodi nuovi e innovativi per coordinare le politiche in materia di occupazione e di riqualificazione. I partenariati facilitano un lavoro a priorità condivise per il conseguimento di obiettivi comuni, spesso permettendo di mettere insieme risorse per evitare la duplicazione delle attività, e portano a risultati più mirati;

28.

ritiene necessario un sostegno proattivo (spesso offerto da organizzazioni locali) per fornire assistenza prima e dopo l'ingresso nel mercato del lavoro, per far sì che i nuovi lavoratori conservino il loro posto nel mercato del lavoro;

29.

ritiene necessari servizi di collocamento efficaci e mirati, in grado di procurare alle persone in cerca di lavoro l'impiego più adeguato tenendo conto quanto più possibile dei loro interessi e delle loro competenze. Quando si è integrati nel mercato di lavoro le opportunità professionali sono sempre maggiori rispetto a quando se ne è esclusi;

—   sistemi affidabili e reattivi di apprendimento permanente che garantiscano una costante adattabilità e occupabilità dei lavoratori

30.

sottolinea che gli enti locali e regionali, in quanto fornitori di servizi d'istruzione e formazione, svolgono un ruolo essenziale nell'influenzare i livelli di qualificazione. Essi sono inoltre importanti datori di lavoro e pertanto hanno il dovere di migliorare le qualifiche dei loro stessi lavoratori e della collettività in generale;

31.

ritiene che l'apprendimento permanente debba essere una realtà concreta e accessibile a tutti nel corso dell'intera vita. Ognuno dovrebbe essere spronato a raggiungere il massimo delle proprie potenzialità, le quali andrebbero riconosciute e sostenute sia dai datori di lavoro sia dalla società. Sarebbe opportuno promuovere la qualità della formazione e della formazione continua sia prima sia dopo l'ingresso nel posto di lavoro;

32.

giudica essenziale incoraggiare le persone ad acquisire capacità imprenditoriali che consentano loro di creare un'impresa propria. Così si promuoverebbe la crescita delle PMI, che per loro natura sono locali, in quanto assumono personale locale, si avvalgono di servizi locali e investono nel territorio locale;

33.

ritiene che i formatori dovrebbero identificare meglio chi ha bisogno di ricorrere all'apprendimento assistito, visto che un elevato numero di persone analfabete e prive di basi aritmetiche continua ad occupare posti mal retribuiti senza che le loro esigenze siano mai state individuate;

34.

raccomanda che la formazione e la formazione continua e, in determinati casi, anche la riqualificazione professionale vengano in parte forniti dagli stessi datori di lavoro, i quali beneficiano delle conoscenze dei loro impiegati e pertanto dovrebbero investire nello sviluppo delle loro capacità. Qualora l'aumento della mobilità dei lavoratori scoraggi i datori di lavoro dal formarli, saranno necessarie risorse adeguate per gli enti locali e regionali che assumeranno maggiori responsabilità per garantire la formazione permanente;

35.

ritiene che gli enti locali e regionali reagiscano tempestivamente ed efficacemente alle conseguenze delle ristrutturazioni sul piano occupazionale, ad esempio gli esuberi risultanti dalla chiusura delle fabbriche. Essi dispongono delle conoscenze e dell'esperienza necessarie per sviluppare, a titolo del Fondo sociale europeo e di altri fondi, progetti volti a riqualificare i lavoratori colpiti, fornire loro consulenza e migliorarne le capacità al fine di adattarle ai nuovi posti di lavoro in via di creazione. Analogamente, gli enti locali e regionali dovrebbero avere accesso al Fondo europeo di adeguamento alla globalizzazione per essere in grado di reagire e di fornire nuova formazione e riqualificazione. La scomparsa di un importante datore di lavoro comporta effetti di lungo periodo sulle comunità locali, anche in termini di qualifiche e prospettive occupazionali per i giovani, di siti abbandonati e di impatto sui fornitori locali di beni e servizi. Per rispondere a queste sfide lavorare in partenariato è essenziale. In tal modo, tutte le organizzazioni, compresi gli enti locali e regionali, le agenzie pubbliche di collocamento e riqualificazione, i sindacati, le associazioni locali e gli organismi industriali potranno coordinare le loro attività per garantire un'efficace assegnazione delle risorse;

36.

pur considerando giusto dotare gli interessati di qualifiche che consentano loro di adattarsi a nuove sfide, giudica necessario un cambiamento culturale affinché i cittadini stessi siano in grado di attenuare i rischi presenti nel mercato del lavoro. Tuttavia, per assicurare questo cambio di mentalità, è indispensabile che tutte e quattro le componenti della flessicurezza non indeboliscano i diritti dei lavoratori e che i meccanismi per la loro attuazione siano potenziati e abbiano tutti la stessa importanza;

—   regimi moderni di protezione sociale che concilino un adeguato sostegno al reddito con la necessità di facilitare la mobilità sul mercato del lavoro

37.

sollecita un migliore collegamento a livello europeo tra il dibattito sulla flessicurezza e l'agenda comunitaria sull'inclusione attiva. L'UE non dovrebbe perdere di vista i propri obiettivi generali di inclusione sociale né il modello sociale europeo. Programmi inadeguati di assistenza sociale sono d'ostacolo alla flessibilità dei mercati del lavoro e finiranno per rallentare la crescita economica. La sicurezza economica è il presupposto indispensabile per tutti i lavoratori, indipendentemente dal grado di responsabilità (basso, medio o alto) del posto che occupano. Per questo occorrono regimi adeguati di sicurezza sociale a sostegno di chi cambia lavoro e di chi entra nel mercato del lavoro;

38.

chiede ai governi degli Stati membri, agli enti locali e regionali e alle parti sociali di avviare dibattiti a livello nazionale sul grado di sicurezza sociale necessario per conseguire la flessicurezza. L'efficacia di una transizione dipende dalla qualità dei regimi di protezione sociale degli Stati membri;

39.

ritiene che gli enti locali e regionali siano, insieme alle organizzazioni non governative, validi portavoce di chi è al di fuori del mercato del lavoro. I soggetti più vulnerabili dovrebbero continuare ad essere tutelati;

40.

riconosce che in tutta l'UE i livelli di inattività rimangono tenacemente elevati a causa dei cittadini (spesso richiedenti regolari) prigionieri della dipendenza dalle prestazioni sociali. Ritiene che, per fare effettivi passi avanti, sia indispensabile decentrare, localizzare e incentivare i programmi nazionali ed europei di occupazione e riqualificazione;

41.

anche nei paesi in cui sono i governi nazionali a fissare il bilancio totale per le prestazioni di sicurezza sociale e gli interventi nel mercato del lavoro, ritiene che gli enti locali e regionali debbano avere la facoltà di gestire queste risorse nel modo che considerano più opportuno all'interno del quadro nazionale, così da poterle usare nel modo più efficiente possibile per ridurre il numero di richiedenti prestazioni.

Bruxelles, 7 febbraio 2008.

Il presidente

del Comitato delle regioni

Luc VAN DEN BRANDE