23.12.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 318/1


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Lo sviluppo sostenibile come forza trainante delle trasformazioni industriali

(2006/C 318/01)

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 14 luglio 2005, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere sul tema Lo sviluppo sostenibile come forza trainante delle trasformazioni industriali.

La commissione consultiva per le trasformazioni industriali, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 31 agosto 2006, sulla base del progetto predisposto dal relatore SIECKER e dal correlatore ČINČERA.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 14 settembre 2006, nel corso della 429a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 98 voti favorevoli, 11 voti contrari e 11 astensioni.

Parte prima — Sintesi delle conclusioni e delle raccomandazioni del Comitato

A.

Nel gennaio 2003 il CESE ha adottato un parere d'iniziativa intitolato Le trasformazioni industriali: situazione attuale e prospettive futureun approccio globale, con l'obiettivo di passare in rassegna le questioni più pressanti e le tendenze più marcate relative alle trasformazioni industriali e, inoltre, di mettere in luce il ruolo della CCMI e del suo futuro lavoro. Tra le materie di competenza affidate alla CCMI in questo contesto figuravano le seguenti:

«analizzare le trasformazioni industriali e le loro cause, da un punto di vista economico, sociale, territoriale e ambientale, nonché valutare l'impatto di tali trasformazioni sui vari settori, sulle aziende, sulla manodopera, sui territori e sull'ambiente,

cercare approcci comuni per favorire lo sviluppo sostenibile […].»

Il parere sottolineava anche la necessità di conciliare la competitività con lo sviluppo sostenibile e la coesione sociale e territoriale nell'attuazione della strategia di Lisbona, e proponeva un concetto operativo di «trasformazioni industriali» in grado di inglobare sia i processi evolutivi che riguardano le imprese sia le interazioni tra le imprese e il contesto in cui operano.

Finora la CCMI si è concentrata essenzialmente sulla valutazione dell'impatto delle trasformazioni industriali sui vari comparti dell'industria, sulle aziende, sui lavoratori, sui territori e sull'ambiente. Il presente parere d'iniziativa intende esaminare in che modo lo sviluppo sostenibile possa fungere da catalizzatore per le trasformazioni industriali.

B.

Il parere di cui sopra giungeva alla conclusione che «le trasformazioni nel settore industriale europeo sono spesso state affrontate dal punto di vista della ristrutturazione. In realtà si tratta di un concetto molto più dinamico. Il mondo dell'impresa è strettamente legato al contesto politico e sociale europeo nel quale si sviluppa e che, a sua volta, influenza il processo di trasformazione industriale. Le trasformazioni industriali si realizzano principalmente in due forme: attraverso l'adattamento evolutivo e per cambiamenti radicali». L'obiettivo del presente parere d'iniziativa è precisamente quello di studiare come lo sviluppo sostenibile, così come definito da Brundtland (uno sviluppo che soddisfi i bisogni dell'attuale generazione senza compromettere la capacità di quelle future di rispondere alle loro), possa fungere da catalizzatore per trasformazioni industriali progressive e proattive.

C.

Il parere fornisce essenzialmente esempi presi dal settore energetico e dai settori ad esso collegati, ma i processi descritti in questa sede possono essere applicati anche ad altri settori. Le ragioni alla base di questa scelta sono diverse:

la definizione di sviluppo sostenibile data da Brundtland comporta la necessità di spostarsi verso risorse naturali rinnovabili,

l'energia è una questione intersettoriale,

gli insegnamenti tratti dall'introduzione di nuove tecnologie in questo campo possono essere estrapolati e applicati ad altri settori,

i 25 Stati membri importano attualmente circa il 50 % del loro fabbisogno di petrolio e gas; questa percentuale potrebbe salire al 70 % entro il 2030, periodo in cui secondo la Commissione la maggioranza dei fornitori potrebbero trovarsi in «zone geopoliticamente insicure».

D.

Il momento in cui una particolare tecnologia diventa disponibile viene determinato dalla R&S. Il momento in cui essa viene realmente usata, invece, viene determinato dal mercato. La distanza tra i due momenti può essere inoltre influenzata dalla politica. Grazie ad un mix equilibrato di misure politiche (sovvenzioni, promozioni, misure fiscali), le imprese svedesi e giapponesi si sono ben presto impegnate, rispettivamente, nello sviluppo di pompe di calore e di pannelli solari. Anche grazie a questo approccio, questi paesi sono riusciti a conquistare una posizione dominante sul mercato.

E.

Il CESE ribadisce che i tre pilastri della strategia di Lisbona sono ugualmente importanti. Tuttavia si sottolinea spesso che le considerazioni ambientali e sociali trovano spazio solo nel contesto di un'economia sana e in crescita. Si tratta di una spiegazione della strategia troppo semplicistica, in quanto è vero anche il contrario: un'economia sana e in crescita non può esistere in un ambiente malato né in una società lacerata dal dissenso. Il Comitato accoglie con favore le azioni intraprese in questo campo, descritte nell'allegato 2 alla comunicazione della Commissione sul riesame della strategia per lo sviluppo sostenibile (1).

F.

La sostenibilità non è soltanto un'opzione tra molte. È piuttosto l'unica linea di condotta possibile per garantire un futuro vivibile. Il concetto di sostenibilità è un concetto ampio, che non si limita all'ambiente e investe anche le questioni relative alla sostenibilità economica e sociale. La continuità di un'impresa è una forma di sostenibilità economica che può essere raggiunta al meglio mantenendo la redditività. L'Europa può fornire il suo contributo in tal senso rafforzando la competitività attraverso l'innovazione e stimolando le attività di ricerca e sviluppo attraverso una politica attiva e un mix di misure mirate (cfr. ad esempio la Svezia e il Giappone).

G.

Promuovere la sostenibilità sociale significa far sì che le persone vivano in modo sano e producano un reddito, garantendo nel contempo un livello ragionevole di sicurezza sociale a coloro che non sono in grado di fare altrettanto. Il CESE sostiene che l'Europa può dare un contributo in tal senso impegnandosi a costruire una società che consenta alle persone di mantenere le proprie qualificazioni professionali, offrendo loro un lavoro dignitoso in un ambiente sano e sicuro e in un contesto in cui vi sia spazio per i diritti dei lavoratori e un fruttuoso dialogo sociale.

H.

L'«ecoindustria» offre numerose opportunità di crescita economica, e sotto questo profilo l'Europa si trova in una posizione di forza in diversi settori. Per mantenere e sviluppare la propria forza e raggiungere una posizione analoga anche in altri settori, il CESE ritiene che l'Europa debba dimostrarsi più ambiziosa.

I.

Una politica industriale mirata allo sviluppo sostenibile può contribuire alla competitività di tutta l'economia europea, non solo dei nuovi settori emergenti, ma anche dei settori industriali tradizionali. Il CESE auspica che la Commissione appoggi tale politica. Gli esempi illustrati in questo parere dimostrano che meccanismi di aiuto ben congegnati (combinazione di incentivi fiscali, remunerazione garantita, promozione e regolamentazione), messi in pratica nel processo di introduzione di nuove tecnologie ambientali, possono contribuire a creare, proprio per queste tecnologie, un mercato in grado poi di svilupparsi autonomamente. Gli eventuali meccanismi di sostegno devono essere marcatamente degressivi: il costo degli aiuti di Stato non dovrebbe limitare la competitività internazionale delle altre industrie.

J.

Il CESE osserva che le sovvenzioni e gli incentivi non sono sempre efficaci e, se usati in maniera non corretta, possono comportare gravosi oneri finanziari e scarsi benefici per l'economia. Sovvenzioni e regolamentazioni dovrebbero aiutare a creare il mercato e ad avviarne lo sviluppo, fino a quando la tecnologia non sia abbastanza matura da consentire una sopravvivenza autonoma. I fattori cruciali di un sostegno efficace sono i seguenti:

la giusta durata nel tempo,

una definizione appropriata,

la degressività nel tempo,

l'annuncio anticipato,

la cooperazione tra Stato e settore privato.

K.

Lo sviluppo sostenibile, avendo una dimensione globale, non deve limitarsi al contesto europeo. La politica europea di sostenibilità dovrebbe essere dotata di strumenti tali da evitare che i posti di lavoro vengano delocalizzati in altre regioni. Per garantire condizioni di partenza uguali per tutti (level playing field) è necessario un duplice approccio: all'interno dell'UE da un lato e all'esterno dell'Unione dall'altro. Per quanto riguarda il primo, si dovrebbero introdurre strumenti appropriati per fare in modo che i costi sociali e ambientali derivanti da metodi di produzione non sostenibili all'interno dell'Unione europea vengano internalizzati nel prezzo dei prodotti, a sostegno dell'elemento chiave della relazione della Commissione mondiale sulla dimensione sociale della globalizzazione, cioè l'esortazione alla coerenza tra le politiche dell'OIL, dell'OMC, dell'FMI e della Banca mondiale (cfr. parere CESE 252/2005). In base a questa relazione l'UE dovrebbe fare il possibile nelle pertinenti sedi internazionali (in particolare nell'OMC) per inserire negli accordi internazionali sul commercio criteri di tipo non commerciale, quali ad esempio le norme sociali e ambientali fondamentali, con l'intento di agevolare il miglioramento delle politiche di sostenibilità dei concorrenti dell'Europa. Paesi quali gli Stati Uniti, l'India e la Cina hanno un vantaggio economico comparato rispetto all'Europa, in quanto non sono tenuti al rispetto degli obiettivi di riduzione di CO2 previsti dal protocollo di Kyoto. Tali accordi dovrebbero essere applicati su scala mondiale: il commercio può infatti essere veramente libero solo se è anche equo.

Parte seconda — Motivazione del parere

1.   Osservazioni di carattere generale

1.1

La nostra economia si fonda attualmente sulla disponibilità di energia e materie prime a basso costo. Le riserve però non sono illimitate: è questo, almeno in parte, il motivo per cui esse stanno diventando notevolmente più costose. Si rendono quindi necessarie tutte le possibili trasformazioni strutturali e tecnologiche, e l'Europa deve contribuire a realizzarle, per aiutare l'industria europea a far fronte alla sfida. I settori ad alto consumo di energia e di materie prime dovranno passare in futuro ad una produzione più sostenibile, per ridurre il ricorso alle risorse naturali. Questi settori continueranno infatti ad essere necessari, dato che il valore industriale si fonda proprio sulla produzione di materiali di base e semilavorati.

1.2

È necessario evitare che i concorrenti non UE che usano metodi di produzione meno sostenibili estromettano dal mercato le industrie europee ad alto consumo energetico che hanno introdotto processi produttivi sostenibili e nei sono competitivi sui mercati internazionali. Per evitare tutto questo è necessaria una cooperazione tra governo e società civile intesa a creare parità di condizioni tra i settori interessati.

1.3

La sfida più grande che ci si presenta è quella dello sviluppo di una società sostenibile che possa mantenere l'attuale livello di prosperità e nel contempo neutralizzare gli effetti collaterali negativi degli attuali schemi di consumo. Una delle condizioni principali consiste nell'imparare a rispondere ai bisogni energetici in maniera diversa, e nell'operare una transizione verso una nuova forma di produzione industriale.

1.4

La necessità di una transizione graduale ad un modello di società più sostenibile è indiscutibile. Le ragioni che sono alla base di quest'esigenza sono molteplici. Tra gli esperti non c'è identità di vedute circa il periodo di tempo durante il quale i combustibili fossili saranno ancora disponibili a prezzi ragionevoli, ma tutti concordano sul fatto che essi diventeranno sempre più rari e costosi. Inoltre, a causa delle nostre abitudini di consumo, ci troviamo di fronte ad una delle principali minacce del nostro tempo: il cambiamento climatico.

1.5

Idealmente, il modo migliore per arrestare questi processi sarebbe smettere di bruciare combustibili fossili come facciamo adesso. Nel breve termine, tuttavia, ciò è impossibile sia sotto il profilo politico che sotto quello economico. Dobbiamo adottare altri approcci: qualcosa deve cambiare, se non tanto rapidamente quanto vorremmo, almeno il più rapidamente possibile.

1.6

Applicando la cosiddetta «trias energetica» (2), un modello in base al quale è possibile stimolare, in tre fasi, l'uso efficiente dell'energia, è possibile, nel breve termine, cominciare a spostarsi verso un consumo e una produzione sostenibili. Le tre fasi sono le seguenti:

ridurre la domanda di energia, rendendo il consumo più efficiente,

utilizzare al massimo fonti di energia sostenibili e rinnovabili,

applicare tecnologie efficienti che consentano un uso più pulito del combustibile fossile rimanente.

1.7

È pertanto necessario un pacchetto di misure intese tanto a realizzare questi obiettivi quanto ad agevolare il passaggio ad una produzione industriale più sostenibile. Queste misure devono basarsi su un calcolo economico e strategico. Nel fare tali calcoli si giunge inevitabilmente a un momento in cui si impone una scelta tra interessi in conflitto. Tali conflitti non devono essere evitati. Indubbiamente esistono situazioni in cui tutti risultano vincenti (win-win situations) e le politiche dovrebbero sempre mirare a creare situazioni del genere, ma, nella pratica, ciò può rivelarsi molto difficile. In tal caso è necessario scegliere tra le opportunità di un cambiamento sostenibile e la protezione degli interessi in gioco, tenendo conto del naturale movimento di espansione e di declino di determinati settori rispetto ad altri. Tali interessi contrapposti dovrebbero essere chiaramente espressi e affrontati.

1.8

Il concetto di sostenibilità presuppone che gli aspetti economici, ambientali e sociali abbiano tutti la stessa importanza. Il presente parere:

si concentra prevalentemente sulle fonti energetiche rinnovabili e sugli sforzi diretti a conseguire l'efficienza energetica e delle materie prime (punti 2 e 3),

analizza le opportunità di sviluppo sostenibile in una serie di settori (punto 4),

affronta diversi aspetti sociali (punto 5).

2.   Fonti energetiche rinnovabili

2.1   Introduzione

2.1.1

Ogni anno la Terra assorbe tre milioni di exajoule (EJ) di energia solare. La riserva totale di combustibili fossili è pari a 300.000 EJ, cioè al 10 % dell'insolazione annua totale. Il consumo annuo totale di energia è di 400 EJ. I tre milioni di EJ di energia assorbita dalla Terra sono disponibili sotto forma di 90 EJ di energia idroelettrica, 630 EJ di energia eolica e 1.250 EJ di biomassa. Il resto è disponibile sotto forma di energia solare (3). Esiste pertanto energia sostenibile sufficiente per soddisfare i nostri bisogni. Il problema è la sua accessibilità.

2.1.2

Dato che, visti i costi e la mancanza di tecnologie adeguate, le fonti energetiche rinnovabili non potranno far fronte alla crescente domanda di energia nel breve termine, sarà necessario ricorrere ad altre fonti. I combustibili fossili potranno essere usati in maniera pulita, per esempio eliminando il CO2 e immagazzinandolo per evitarne il rilascio nell'atmosfera. La tecnologia di cattura e stoccaggio di CO2 è in pieno sviluppo: una dozzina di installazioni pilota sono già in fase di avvio o costruzione in Europa, America del Nord e Cina, e un bilancio positivo è atteso a partire dal 2015/2020.

2.1.3

La durata dei meccanismi di sostegno per il settore energetico è cruciale, dato che il ritiro prematuro del sostegno potrebbe mettere a rischio la nuova industria, e che, d'altra parte, un sostegno prolungato non è efficace. Poiché le attività di ricerca e sviluppo e le economie di scala abbassano il costo della tecnologia, il sostegno può essere eliminato gradualmente. Anche la corretta definizione del meccanismo di sostegno è di grande importanza. È infine importante che i meccanismi di sostegno vengano annunciati con anticipo in modo che le imprese abbiano il tempo di prepararsi alle nuove condizioni di mercato.

2.1.4

Come dimostrano il Libro verde dal titolo «Una strategia europea per un'energia sostenibile, competitiva e sicura» (4) e le conclusioni del Consiglio europeo del marzo 2006, il dibattito sull'energia nucleare sta diventando sempre più importante. Mentre in alcuni paesi la maggioranza è a favore dell'energia nucleare, in altri accade il contrario, soprattutto a causa del problema delle scorie (5). Ciononostante l'energia nucleare per molto tempo continuerà ad essere indispensabile per far fronte ad una domanda in forte crescita, dato che si tratta di una fonte energetica senza emissioni e che, rispetto alla quantità di energie generata, il volume delle scorie è relativamente basso. Nel lungo termine la fusione nucleare potrebbe fornire una soluzione agli svantaggi della fissione.

2.1.5

Va osservato che al trattamento delle fonti di energia idroelettriche non è dedicato un punto specifico, perché questa tecnologia (con l'eccezione dell'energia delle maree) è considerata pienamente sviluppata e perfettamente operativa. Non si vuole però in alcun modo sminuire la sua importanza nel contesto della sostenibilità.

2.2   Biomassa

2.2.1

La biomassa è materiale organico derivato da piante e alberi coltivati appositamente a fini energetici. Per produrla vengono usati legno e piante a crescita rapida, con un elevato rendimento per ettaro, nonché i sottoprodotti dell'agricoltura, soprattutto quelli alimentari, quali, ad esempio, la paglia e il colletto della barbabietola da zucchero. I flussi di biomassa possono essere ottenuti anche dagli scarti, ad esempio dai rifiuti delle piante e della loro potatura, o da quelli domestici, delle imprese e dell'industria. Alcuni esempi sono la frutta, la verdura, i rifiuti del giardinaggio, gli scarti del legname, le deiezioni liquide, la segatura e i gusci di cacao.

2.2.2

La biomassa può anche essere usata per sostituire parzialmente i combustibili fossili. Il consumo annuale di energia da combustibili fossili è pari a 400 EJ. La disponibilità annuale di energia da biomassa è pari a 1.250 EJ. Ciò non significa tuttavia che la transizione possa essere immediata. Sulla base della tecnologia disponibile è attualmente possibile produrre 120 EJ di energia da biomassa. L'attuale consumo mondiale di energia da biomassa è pari a 50 EJ (6). Un aumento limitato nell'uso di energia da biomassa per i combustibili è quindi impossibile nel breve termine, e per consentire lo sfruttamento di questo potenziale saranno necessarie innovazioni tecnologiche.

2.2.3

Diverse iniziative hanno dato risultati promettenti. Negli ultimi dieci anni in Austria l'uso della biomassa per il riscaldamento è aumentato di sei volte, e in Svezia di otto volte. Negli Stati Uniti oltre 8.000 MW della capacità produttiva installata sono prodotti grazie all'impiego della biomassa. In Francia il 5 % dell'energia usata per il riscaldamento viene prodotta dalla biomassa. In Finlandia la bioenergia rappresenta già il 18 % della produzione totale di energia, e si intende arrivare al 28 % entro il 2025. In Brasile l'etanolo viene prodotto su vasta scala come carburante per le auto, e attualmente rappresenta circa il 40 % dei carburanti diversi dal diesel (7).

2.2.4

Lo sviluppo della biomassa è importante sotto diversi aspetti:

a.

Politica ambientale: il ciclo di vita della biomassa in quanto materiale rinnovabile non incide sulle emissioni di CO2 e di SO2. Inoltre quando la biomassa viene usata su larga scala è possibile chiudere il ciclo minerale e quello dell'azoto.

b.

Politica agricola: in Europa diversi terreni agricoli sono stati ritirati dalla produzione. Si calcola che per la produzione di biomassa come fonte di materie prime e di energia potrebbero essere usati 200 milioni di ettari di terreno agricolo e da 10 a 20 milioni di ettari di terreni marginalmente produttivi. La necessità di una produzione agricola più estensiva va considerata sullo sfondo dell'esigenza di salvaguardare la ricchezza dei paesaggi europei, conseguire l'obiettivo dell'UE di arrestare la perdita di biodiversità e garantire che alla protezione della natura sia destinata un'estensione di territorio sufficiente. Si dovrà inoltre tenere debitamente conto del necessario equilibrio tra questi aspetti.

c.

Politica sociale: in termini globali, per ogni megawatt di capacità produttiva installata vengono creati 11 nuovi posti di lavoro. Ciò significa che se per il 2010 (8) in Europa l'uso della biomassa come fonte di energia dovesse aumentare dal 4 % (dato del 2003) a circa il 10 %, sarebbero creati 160.000 nuovi posti di lavoro.

d.

Politica regionale: quando la conversione avviene vicino al sito di produzione, la biomassa può essere usata come fonte decentrata di energia, attraverso impianti di generazione di piccola dimensione. Ciò può promuovere la stabilità sociale a livello regionale, in particolare nelle aree economicamente svantaggiate.

e.

Obbligo di produrre elettricità verde: una direttiva europea, in effetti, impone ai produttori europei di elettricità di generare una determinata percentuale di elettricità a partire da energie rinnovabili. Tale percentuale varia a seconda dei paesi, ma è in continuo aumento, e in caso di mancato rispetto delle percentuali stabilite sono previste penalità (o l'eliminazione dei sussidi). È evidente che la produzione di elettricità da biomassa, sola o in combustione combinata (miscelata con carbone), contribuirà in maniera determinante a realizzare gli obiettivi stabiliti in materia di elettricità verde.

2.3   Energia eolica

2.3.1

In tutto il mondo il potenziale teorico dell'energia eolica è di oltre due volte superiore al fabbisogno energetico previsto per il 2020. Il suo potenziale e la sua posizione concorrenziale che, grazie al progresso tecnologico, è in continuo miglioramento, fanno dell'energia eolica un sostituto essenziale dei combustibili fossili. Tuttavia, dato il carattere fluttuante del suo approvvigionamento, l'energia eolica non potrà mai coprire completamente il fabbisogno energetico.

2.3.2

Gli ultimi decenni hanno visto un enorme aumento della capacità di produzione installata raggiunta grazie all'impiego dell'energia eolica. La capacità delle turbine commerciali è aumentata da 10 KW (diametro del rotore 5 metri) a oltre 4.500 KW (diametro del rotore superiore a 120 metri) (9). Negli ultimi otto anni la capacità di produzione installata raggiunta grazie all'impiego dell'energia eolica è aumentata di oltre il 30 % all'anno (10). Stando alle proiezioni dell'Associazione europea dell'energia eolica (EWEA — European Wind Energy Association), nel 2020 la capacità totale dell'energia eolica sarà sufficiente a coprire il 12 % del fabbisogno di energia elettrica. Ciò comporta un aumento nella capacità di energia eolica da 31 GW alla fine del 2002 a 1.260 GW nel 2020, cioè una crescita del 23 % all'anno. I leader del mercato e i maggiori esportatori sono il Regno Unito, la Danimarca e la Germania, mentre i principali mercati di esportazione sono la Cina, l'India e il Brasile. La situazione è destinata a cambiare in Cina in cui l'industria degli impianti per l'energia eolica sta crescendo rapidamente. Rispetto al 2004 il numero dei produttori in Cina nel 2005 è cresciuto del 60 %. Ciò comporta che l'industria europea degli impianti per l'energia eolica può trovarsi di fronte allo stesso scenario che si è presentato a quella dei pannelli solari e perdere massicce quote di mercato a vantaggio dei suoi concorrenti cinesi.

2.3.3

Il settore dell'energia eolica è ancora in parte dipendente da varie misure di sostegno. La più importante di queste è il prezzo pagato ai produttori per l'energia venduta alla rete, accanto alla certezza di un livello di prezzo garantito per i successivi 10/20 anni. Grazie a queste misure il settore dell'energia eolica è in rapida crescita in alcuni Stati membri. Lo svantaggio è che queste misure portano alla creazione di grandi parchi eolici centralizzati, in grado di realizzare grossi profitti, piuttosto che di una rete capillare di piccole centrali di produzione di energia eolica decentrate. L'opposizione dell'opinione pubblica verso questo fenomeno su grande scala continua a crescere. Ovviamente, in ultima analisi, l'energia eolica deve anche essere in grado di sopravvivere autonomamente, senza sovvenzioni né remunerazioni garantite.

2.3.4

Per migliorare ulteriormente la posizione concorrenziale dell'energia eolica è necessario intensificare gli sforzi nel settore della ricerca e dello sviluppo. Si deve inoltre prestare costante attenzione alle regolamentazioni giuridiche e agli obiettivi politici. Altre grandi sfide sono rappresentate dallo sviluppo di nuove sedi per i parchi eolici in prossimità del mare e dall'eliminazione delle incertezze sulla realizzabilità dell'energia eolica.

2.3.5

Lo sviluppo dell'energia eolica è importante per una serie di aspetti:

a.

Politica ambientale: l'energia eolica è un tipo di energia pulita senza emissioni di CO2 o altri inquinanti. La sua disponibilità, benché soggetta a fluttuazioni, è enorme.

b.

Politica sociale: nel 2002 l'energia eolica ha contribuito all'occupazione nella misura di 20 posti di lavoro per megawatt di capacità installata. Tuttavia, come risultato dell'esperienza acquisita nella progettazione, nella fabbricazione e nell'installazione delle turbine, l'occupazione non sta crescendo proporzionalmente e si prevede anzi che il suo impatto sull'occupazione nel 2020 scenderà a 9,8 posti di lavoro per megawatt di capacità installata. Il che significa che l'occupazione nel settore dell'energia eolica passerà da circa 114.000 posti di lavoro del 2001 a 1.470.000 nel 2020 (11).

c.

Politica regionale: grazie ai meccanismi di sostegno l'energia eolica si sta sviluppando sotto forma di grandi parchi eolici centralizzati, i cui profitti sono molto attraenti per gli investitori. L'opinione pubblica si oppone a quest'evoluzione, dimostrandosi invece più favorevole a reti integrate di piccole centrali eoliche decentrate.

2.4   Energia solare

2.4.1

L'energia solare può essere usata con due obiettivi: fornire riscaldamento e acqua calda, e produrre elettricità (12). Gli impianti di riscaldamento solare sono relativamente semplici e a basso costo, e sono già in uso in molti paesi.

2.4.2

La ragione principale per sviluppare al massimo l'uso dell'energia solare sta nel fatto che si tratta di un'energia inesauribile, che ha un enorme potenziale in tutto il mondo e che, se utilizzata correttamente, è molto rispettosa dell'ambiente.

2.4.3

L'energia solare può essere accumulata quasi ovunque nel mondo, e in diversi modi: attraverso impianti molto piccoli in località isolate, attraverso pannelli solari sui tetti delle case e attraverso i grandi impianti di generazione.

2.4.4

Gli impianti di riscaldamento solari sono molto diffusi. Il mercato più ampio per questi impianti è la Cina, soprattutto perché nelle aree rurali mancano le infrastrutture di distribuzione del gas e dell'elettricità. In questi casi l'energia solare rappresenta la soluzione più efficace. Un altro importante mercato è la Turchia. Tra il 2001 e il 2004 la vendita mondiale di pannelli solari è aumentata di una percentuale annua che si colloca tra il 10 e il 15 %. La Cina ha assorbito il 78 % della produzione mondiale totale e la Turchia il 5,5 %.

2.4.5

In Europa i principali mercati per gli impianti di riscaldamento a energia solare sono la Germania, l'Austria, la Spagna e la Grecia. Per l'installazione di questi impianti i governi di Germania e Austria offrono incentivi finanziari. In alcune regioni della Spagna l'installazione di tali impianti nei nuovi edifici è obbligatoria. A seguito di queste misure di supporto la Germania e l'Austria sono di gran lunga i principali produttori di impianti ad energia solare in Europa, e rappresentano il 75 % della produzione europea. I dati europei diventano tuttavia insignificanti rispetto alla produzione di tali impianti in Cina: mentre l'Europa ha prodotto 0,8 milioni di m2, la Cina ne ha infatti prodotti 12 milioni. Ciò si spiega soprattutto con il fatto che il governo cinese ha subito riconosciuto l'importanza del riscaldamento ad energia solare, e nei suoi piani quinquennali ha promosso la produzione di questi impianti con varie misure.

2.4.6

Nonostante la sua inesauribilità, l'elettricità generata dall'energia solare rappresenta attualmente solo una piccola parte del nostro fabbisogno. Ciò è dovuto al fatto che il costo della produzione continua a essere molto più elevato rispetto a quello dell'elettricità prodotta a gas o a carbone. Per uscire da questo circolo vizioso l'energia solare dovrebbe essere usata quanto più possibile, per realizzare delle economie di scala nella produzione e nell'installazione. Solo a quel punto la tecnologia potrà ulteriormente rinnovarsi e migliorarsi.

2.4.7

La generazione di elettricità attraverso piccole unità dal rendimento variabile (a seconda dell'insolazione) richiede inoltre un approccio diverso rispetto a quello adottato finora. Il passaggio all'energia solare è un progetto di medio termine, ma è molto importante che lo sviluppo nel settore venga fortemente promosso fin d'ora.

2.4.8

Benché il mercato fotovoltaico sia in rapida crescita, in realtà i principali mercati mondiali sono solo tre: il Giappone, la Germania e la California. Queste tre aree rappresentano l'80 % della produzione mondiale degli impianti ad energia solare. La produzione viene incoraggiata concedendo sovvenzioni elevate e pagando ai produttori privati (domestici) un buon prezzo per l'elettricità generata in questo modo. Nel 2004 la produzione di celle solari a livello mondiale è stata equivalente a una capacità di generazione di 1.150 MW. Aggiungendo i circa 3.000 MW di capacità di generazione già installata alla fine del 2003, risulta che nel 2005 la capacità totale è aumentata a circa 4.500 MW.

2.4.9

Il mercato giapponese è nato nel 1994 da un programma di incentivi che prevedeva sovvenzioni pari al 50 %. Le sovvenzioni sono state ridotte ogni anno del 5 %, e il 2004 è stato l'ultimo anno nel quale era disponibile una sovvenzione, pari al 5 %. Dato che il programma creava una forte domanda, l'industria giapponese beneficiava delle economie di scala. Ogni anno i prezzi sono diminuiti del 5 %, cosa che ha mantenuto stabili i prezzi al consumo. Benché le sovvenzioni non siano più disponibili, il mercato continua a crescere ad un ritmo pari a circa il 20 % annuo. La stabilità della domanda ha consentito alle imprese giapponesi di investire in attività di ricerca e sviluppo e in nuove tecnologie di produzione. È per questo che attualmente il Giappone rappresenta circa il 53 % del mercato mondiale.

2.4.10

La Germania ha vissuto un processo analogo, cominciato però circa cinque anni dopo, cioè nel 1999. La coesistenza di prestiti a basso tasso di interesse, di sovvenzioni e di prezzi stabili per la vendita dell'elettricità alla rete hanno comportato una rapida crescita del mercato fotovoltaico. Nel 2001 la Germania ha sorpassato gli USA in termini di capacità installata. I produttori locali si sono sviluppati, e adesso la metà della produzione europea (13 % della produzione mondiale) proviene dalla Germania. Il lancio di un nuovo programma di sostegno nel 2004, con prezzi di acquisto stabili per l'elettricità garantiti per i prossimi 20 anni, ha dato nuovo impulso al processo. Il mercato tedesco è quello che conosce la crescita più rapida a livello mondiale: intorno al 40 % nel 2004 e 2005. La domanda interna consente ai produttori di sviluppare la propria produzione e anche di spostarla verso il mercato d'esportazione quando quello interno comincia ad essere saturo.

2.4.11

Lo sviluppo dell'energia solare è importante per una serie di aspetti:

a.

Politica ambientale: l'energia solare è un tipo di energia pulita senza emissioni di CO2 o altri inquinanti. Il suo potenziale è enorme dato che la Terra assorbe ogni anno 3 milioni di exajoule (EJ) di energia solare. Per dare un termine di paragone, le riserve totali di combustibili fossili sono stimate a 300.000 EJ.

b.

Politica sociale: lo sviluppo dell'energia solare creerà posti di lavoro nella progettazione, nel miglioramento, nella produzione e nell'installazione degli impianti di energia solare. È d'altra parte vero che altri posti di lavoro andranno perduti, in quanto sarà necessario un numero inferiore di grandi centrali.

c.

Politica regionale: l'energia solare termica può essere usate in aree remote e povere, sprovviste di infrastrutture per la distribuzione dell'energia. È una soluzione poco costosa per il riscaldamento e per la fornitura di acqua calda.

2.5   Energia geotermica

2.5.1

L'energia geotermica può essere usata mediante pompe di calore per riscaldare e raffreddare edifici. Queste pompe usano solo una minima parte della quantità di gas o elettricità usati dai sistemi convenzionali di riscaldamento/raffreddamento. L'energia usata per riscaldare (o raffreddare) proviene dall'ambiente (aria, acqua o terra) (13).

2.5.2

I principali mercati per le pompe di calore sono gli USA, il Giappone e la Svezia, che, insieme, rappresentano il 76 % della capacità totale installata. Sono seguiti dalla Cina, dalla Francia, dalla Germania, dalla Svizzera e dall'Austria. Il mercato europeo è cresciuto da 40.000 unità nel 1997 a 123.000 unità nel 2004. Nel 2004 il mercato nel suo insieme è cresciuto del 18 %. La produzione e l'installazione di pompe di calore sono concentrate in quei paesi i cui governi offrono forti incentivi finanziari e di altro genere.

2.5.3

La Svezia rappresenta un buon esempio di questo approccio. Il governo svedese ha incoraggiato l'uso delle pompe di calore fin dagli anni '90, introducendo misure quali aiuti finanziari diretti, incentivi fiscali e attività promozionali. Anche la nuova legislazione che stabilisce i requisiti dettagliati per la temperatura dei sistemi di riscaldamento, applicabile al settore delle costruzioni, ha contribuito alla diffusione dell'uso delle pompe di calore.

2.5.4

In questo modo in Svezia è stato creato un mercato per la produzione delle pompe di calore. Adesso il paese ha un'industria consolidata, con tre attori principali sul mercato mondiale, e rappresenta il 50 % della domanda europea. Il mercato svedese delle pompe di calore adesso si sostiene da solo. Il numero di quelle in uso è in continua crescita, anche senza misure di sostegno da parte del governo. Oltre il 90 % dei nuovi edifici in Svezia è adesso dotato di una pompa di calore.

2.5.5

Uno sviluppo analogo si è registrato in Austria, dove i governi regionali hanno erogato sovvenzioni pari al 30 % del costo di acquisto e di installazione delle pompe di calore. L'Austria ha adesso sette produttori di queste pompe. In entrambi i paesi lo sviluppo di un'industria delle pompe di calore, capace adesso di operare senza sostegno, è stato possibile grazie alla combinazione di aiuti finanziari diretti, norme edilizie e campagne promozionali.

2.5.6

Lo sviluppo dell'energia geotermica è importante per una serie di aspetti:

a.

Politica ambientale: l'energia geotermica è una fonte di energia inesauribile, pulita e efficiente. Il suo potenziale è enorme dato che i 6 km più esterni della crosta terrestre immagazzinano un quantitativo di energia di 50.000 volte superiore alle riserve mondiali di petrolio e gas (14).

b.

Politica sociale: lo sviluppo dell'energia geotermica creerà posti di lavoro nella progettazione, nel miglioramento, nella produzione e nell'installazione di impianti di energia geotermica. È d'altra parte vero però che molti posti di lavoro andranno perduti, perché sarà necessario un numero inferiore di grandi centrali.

c.

Politica regionale: l'energia termica geotermica offre una soluzione a buon mercato per il riscaldamento e per la fornitura di acqua calda in aree remote dove non vi sono infrastrutture per la distribuzione dell'energia. Per sfruttare l'energia geotermica è necessaria l'elettricità, ma in misura significativamente inferiore a quella richiesta per il riscaldamento diretto e per la fornitura diretta di acqua calda.

3.   Efficienza delle materie prime

3.1

Non è solo l'energia proveniente dai combustibili fossili che è limitata, ma anche le riserve di materie prime metalliche, minerali e biologiche per la produzione industriale (15). Il mondo industrializzato utilizza un enorme volume di materie prime, ed è per questo motivo che il 20 % della popolazione mondiale consuma più dell'80 % di tutte le materie prime.

3.2

Questo modello di consumo è incompatibile con l'uso sostenibile delle risorse naturali disponibili. Partendo dal presupposto che le riserve di materie prime sono il nostro patrimonio comune e che l'accesso ad esse è un diritto universale ed inalienabile, l'Europa dovrà ridurre di quattro volte il suo utilizzo di materie prime entro il 2050 e di dieci volte entro il 2080 (16). Il CESE apprezza le iniziative in questo campo come la dematerializzazione ed il Piano d'azione per le tecnologie ambientali (ETAP).

3.3

Nell'analisi finale, ogni prodotto comporta un danno per l'ambiente: che sia durante la produzione ovvero durante il suo impiego o al momento della sua eliminazione oppure ancora alla fine del suo ciclo di vita. Il ciclo ha molte fasi: l'estrazione di materie prime, la progettazione, la produzione, l'assemblaggio, il marketing, la distribuzione, la vendita, il consumo e l'eliminazione. In ogni fase sono coinvolti diversi soggetti progettisti: fabbricanti, commercianti, consumatori, e così via. Una politica integrata di produzione tenta di migliorare il coordinamento di queste fasi (per esempio considerando già nella fase di progetto un riciclaggio ottimale) per migliorare la qualità ambientale del prodotto in tutto il suo ciclo di vita.

3.4

Con così tanti e così diversi prodotti e soggetti in causa, non è possibile formulare un solo provvedimento uniforme che risolva tutti i problemi. Si rende necessaria un'intera serie di strumenti politici, di tipo sia volontario che obbligatorio. Questi strumenti devono essere applicati in stretta collaborazione con i settori pubblici e privati e con la società civile.

3.5

Anche le organizzazioni dei consumatori dovrebbero svolgere un ruolo più stimolante e di sostegno rispetto a quello avuto finora. Fino a oggi queste organizzazioni si sono concentrate soprattutto su come ottenere il prodotto migliore possibile per il prezzo più basso possibile. Ciò significa in pratica che la produzione non avviene nel modo più sostenibile.

3.6   Sistema di cogenerazione di calore ed energia (CHP — cogeneration of heat and power)

3.6.1

Usare il calore prodotto nel processo di generazione dell'elettricità significa migliorare nettamente l'efficienza dell'uso dell'energia, nonostante le restrizioni tecniche derivanti dalla distanza tra il luogo di produzione del calore (ambiente industriale) e il luogo di consumo (abitazione), che si traduce in una grande perdita di energia. Microunità di CHP possono operare in primo luogo per soddisfare il fabbisogno termico di un edificio fornendo elettricità come sottoprodotto. Possono essere configurati prodotti alternativi per la domanda di elettricità in primo luogo e con la produzione di calore come sottoprodotto. La maggior parte delle vendite finora è costituita da micro CHP di calore, sebbene le celle a combustibile siano configurate più comunemente per soddisfare la domanda di elettricità.

3.6.2

La tecnologia CHP può aggirare questo ostacolo, e nel contempo rappresenta una sfida economica per l'industria europea. La CHP viene usata in primo luogo per riscaldare edifici a destinazione abitativa e commerciale, e, come prodotto secondario, genera elettricità. Nel 2004 erano già state installate circa 24.000 unità. La CHP può essere usata con varie fonti di energia. La più promettente è l'idrogeno (celle a combustibile), che però deve prima essere ulteriormente sviluppata.

3.6.3

Grazie alle sovvenzioni per gli utenti finali degli impianti CHP, il Giappone ha realizzato i progressi più notevoli nello sviluppo di questa tecnologia, anche perché la tecnologia delle celle a combustibile è fortemente promossa dall'industria automobilistica. Il governo giapponese vuole che l'industria giapponese acquisisca una posizione centrale nella tecnologia delle celle a combustibile, come ha già fatto con l'energia solare. A questo scopo il Giappone sta promuovendo e finanziando le attività di ricerca e sviluppo, e concedendo agli utenti finali sovvenzioni per l'acquisto già in una fase precoce dello sviluppo del mercato.

3.6.4

Lo sviluppo della CHP è importante per una serie di aspetti:

a.

Politica ambientale: l'energia geotermica è una fonte di energia a buon mercato e efficiente. Inoltre è molto pulita e la produzione di acqua calda e elettricità con la CHP determina una diminuzione delle emissioni di CO2 pari al 20 %.

b.

Politica sociale: lo sviluppo della CHP creerà posti di lavoro nella progettazione, nel miglioramento, nella produzione e nell'installazione degli impianti di CHP. È d'altra parte vero che altri posti di lavoro andranno perduti, in quanto sarà necessario un numero inferiore di grandi centrali.

4.   Implicazioni di sostenibilità per una serie di settori

La crescita dei settori impegnati nella ricerca e nello sviluppo nel campo delle tecnologie relative alle energie rinnovabili dimostra che esistono considerevoli opportunità economiche nello sviluppo sostenibile. Queste opportunità non solo esistono in quei settori dove le tecnologie di sostenibilità sono sviluppate direttamente, ma anche in quelle nelle quali le nuove tecnologie devono essere applicate.

4.1   I trasporti

4.1.1

Il settore dei trasporti è uno dei maggiori utilizzatori di combustibili fossili. È un settore in cui esistono opportunità promettenti per l'uso sostenibile dell'energia, come dimostrano le numerose e utili raccomandazioni della relazione finale CARS 21 (17). Una migliore pianificazione dello sviluppo e dell'infrastruttura urbani e un impiego più intensivo delle tecnologie TIC aprono buone prospettive per migliorare l'efficienza dei trasporti. Insieme con una tecnologia del motore a combustione ulteriormente perfezionata, ciò determinerà un sostanziale risparmio di energia. A breve termine vi sono inoltre opportunità promettenti per il passaggio parziale ad altri carburanti, come il gas naturale o il carburante ricavato dalla biomassa (BTL — Biomass to liquid). Nel lungo termine l'idrogeno offre possibilità interessanti e inoltre la tecnologia ibrida che si sta sviluppando è una soluzione provvisoria promettente.

4.1.2

La quota massima potenziale di mercato di carburante derivante dalla biomassa è stimata al 15 % e l'UE ha fissato l'obiettivo di una quota di mercato del 6 % entro il 2010. Sta già funzionando un progetto pilota iniziale per la produzione di carburante da biomassa su vasta scala.

4.1.3

Il gas naturale produce emissioni di CO2 più basse della benzina (-16 %) o del diesel (-13 %) e, in presenza di un regime fiscale favorevole, potrebbe conquistare una quota di mercato maggiore. Se così fosse potrebbe svilupparsi un mercato stabile sia per i produttori che per gli utenti. La tecnologia è già disponibile. Le opportunità sono particolarmente vantaggiose per il trasporto pubblico urbano, in quanto esso permetterebbe di utilizzare in modo ottimale stazioni di rifornimento del gas. Sarebbe possibile raggiungere una quota di mercato del 10 % entro il 2020 (18).

4.1.4

Gli esempi in altri paesi (in particolare il Brasile) mostrano che per raggiungere una quota di mercato di queste dimensioni non basta assicurare la disponibilità del carburante biologico. Per incoraggiare il consumatore a modificare le sue abitudini sono inoltre necessarie politiche di accompagnamento quali l'introduzione di incentivi fiscali, nonché una legislazione, regolamentazione e promozione mirate.

4.1.5

Un'altra faccia della medaglia è il fatto che l'uso accresciuto di biocarburanti provenienti da aree ecologicamente sensibili (come l'olio di palma dell'Asia sudorientale) può determinare la distruzione su larga scala di foreste pluviali, che vengono rimpiazzate dalle piantagioni di palme da olio. Nel mondo ci sono 23 grandi ecosistemi, 15 dei quali, secondo un recente studio delle Nazioni Unite, sono esauriti o fortemente inquinati.

4.2   Settore delle costruzioni

4.2.1

Il settore delle costruzioni — ad esempio l'edilizia abitativa — offre un potenziale enorme per l'uso di tecniche più sostenibili. Già adesso è possibile costruire case a consumo energetico zero con costi supplementari bassi, in particolare se si considera che qualsiasi costo supplementare viene rapidamente recuperato grazie ai risparmi di energia. Costruire in questo modo costa in media l'8 % in più di quanto costerebbe costruire con i metodi tradizionali. Le economie di scala potrebbero ridurre questa differenza al 4 % in dieci anni. Norman Foster, uno degli architetti più famosi del mondo, ha affermato che, calcolando i costi complessivi di un edificio per un periodo di 25 anni, i costi di costruzione reali rappresentano soltanto il 5,5 %. durante lo stesso periodo i costi legati all'occupazione dell'edificio (energia, piccola e grande manutenzione, tassi d'interesse sul mutuo e sull'affitto) arrivano fino all'86 % dei costi totali. Così, anche se costruire in modo sostenibile può essere leggermente più costoso nel breve termine, nel lungo termine si rivela invece la modalità di gran lunga meno costosa.

4.2.2

In Germania ed in Austria l'attività di costruzione efficiente dal punto di vista energetico si sta espandendo più velocemente che nel resto dell'Europa. Il Passiv Haus Institut in Germania ha commissionato progetti di abitazioni che utilizzano pochissima energia, ricorrendo all'energia solare in combinazione con un efficace isolamento ermetico. Più di 4.000 case di questo tipo sono già state costruite in Germania e più di 1.000 in Austria. Il principio, inoltre, trova un'applicazione crescente nella costruzione di edifici commerciali.

4.2.3

Il comune di Friburgo ha stabilito nuove regole sulla costruzione efficiente dal punto di vista energetico. Queste regole sono parte integrante di ogni contratto d'affitto o d'acquisto che l'ente locale stipula con le imprese di costruzioni o sviluppo immobiliare. In questo modo l'ente locale fa un uso ottimale dei suoi poteri legali per promuovere la gestione dell'energia su vasta scala. Gli accordi affermano che qualsiasi costruzione su terreni venduti o dati in affitto dall'ente deve seguire gli orientamenti relativi all'efficienza energetica; gli immobili devono essere disegnati in modo da utilizzare al massimo l'energia solare, ed i tetti devono essere adatti all'installazione di pannelli solari. Nelle zone dove gli immobili sono costruiti con questi criteri vengono ottenuti risparmi del 40 % sull'utilizzo dell'acqua calda.

4.3   Industria

4.3.1

Il Comitato accoglie favorevolmente il fatto che l'approccio della Commissione alla politica tiene conto delle preoccupazioni di sostenibilità, come annunciato nella comunicazione Attuare il programma comunitario di Lisbona: un quadro politico per rafforzare l'industria manifatturiera dell'UEverso un'impostazione più integrata della politica industriale  (19). Il conseguimento degli obiettivi di lisbona esige un'industria europea competitiva. Per questo il CESE apprezza l'istituzione del gruppo ad alto livello sulla competitività, l'energia e l'ambiente, una delle sette principali iniziative politiche intersettoriali destinate a rafforzare le sinergie tra i diversi settori d'intervento sulla base di considerazioni di competitività. Il Comitato accoglie inoltre favorevolmente gli sforzi compiuti dalla stessa industria europea in questo campo.

4.3.2

Attualmente, l'industria rimane in gran parte dipendente dai combustibili fossili. Tuttavia, in numerosi casi la scelta dell'elettricità consente l'utilizzo di tutti i tipi di fonti d'energia primaria, permettendo nel contempo, nella maggior parte di casi, risparmi di energia (20). Nei processi di produzione sono certamente possibili risparmi energetici su vasta scala, ed esistono inoltre tecniche per scambiare l'energia residua tra i complessi industriali ed altri settori o complessi residenziali. Così, il calore residuo del complesso industriale Europoort viene usato per riscaldare il più grande complesso di serre dell'Europa nordoccidentale a Westland, a una distanza di 20 chilometri.

4.3.3

Il petrolio greggio è la base dell'industria chimica, ma in futuro la sua disponibilità si ridurrà. Un'alternativa è la biosintesi, la produzione cioè di prodotti chimici di base a partire dalla biomassa utilizzando i batteri: un settore molto complesso, ma anche promettente. Negli ultimi anni la nostra conoscenza della composizione genetica di microorganismi come i batteri ha fatto grandi progressi. Le nuove tecnologie rendono possibile modificare geneticamente questi organismi, in modo da convertire il materiale originale in determinate sostanze specifiche. I batteri diventano una sorta di minireattore programmabile.

4.3.4

Attualmente questa tecnologia basata sui microrganismi viene impiegata dalle industrie dei prodotti alimentari e dei prodotti farmaceutici, per esempio nella produzione di formaggi, birra e penicillina. Anche in questi settori le opportunità per la bioconversione sono considerevoli, ma adesso anche l'industria dei prodotti chimici comincia ad interessarsi a questa tecnologia. Per ottenere le sostanze dal petrolio greggio e purificarle è necessaria tutta una serie di reazioni chimiche. La tecnologia ha bisogno di essere sviluppata molto più a fondo, ma è teoricamente possibile passare alla conversione diretta della biomassa in prodotti chimici di base ed in altri prodotti. Questo ridurrà la necessità di utilizzare il petrolio, con tutti i vantaggi economici ed ambientali che ne conseguono — riduzione delle emissioni, chiusura del circuito e gestione della catena.

4.3.5

I settori ad elevata intensità energetica possono incontrare problemi particolari nel garantire una transizione graduale alle fonti di energia rinnovabili. Il livello di sostenibilità della produzione è funzione diretta del livello di tecnologia impiegato e non ci si devono aspettare in futuro grandi progressi in questo campo. Il settore dell'acciaio e dell'alluminio in Europa, per esempio, sta ottenendo già buoni risultati in questo campo, investendo molto in nuove tecnologie per una produzione più sostenibile, specie attraverso il progetto ULCOS (Ultra Low CO 2 Steelmaking, il più grande progetto europeo dell'acciaio finora concepito in Europa) e prevede che le emissioni di CO2 si dimezzino entro il 2040 circa. La produzione di alluminio primario in Europa è caratterizzata da un uso particolarmente elevato di energia rinnovabile (44,7 %). Dato che l'energia usata nella produzione di alluminio secondario da rottame è solo il 10 % di quella necessaria per la produzione di alluminio primario, è evidente che questo settore presenta un grande potenziale di risparmio energetico. Tuttavia il rottame di alluminio del mercato europeo viene acquistato dalla Cina in grandi quantità, grazie a incentivi statali istituiti per risparmiare energia.

4.3.6

L'industria siderurgica europea sta ottenendo buoni risultati nel campo dell'efficienza e del riciclaggio delle materie prime. La metà dell'acciaio mondiale è prodotta utilizzando ferraglia, e i rifiuti riciclati vengono utilizzati in maniera molto vantaggiosa. Nell'impianto Corus di IJmuiden il 99 % dei rifiuti è riutilizzato in loco o all'esterno.

4.3.7

Se, da una parte, nel prossimo futuro l'uso delle fonti di energia fossili come materia prima per la produzione industriale sarà inevitabile, dall'altra è vero che l'impiego di materiali nuovi produrrà un risparmio energetico nelle applicazioni concrete della produzione industriale, per esempio riducendo il peso degli autoveicoli. Per promuovere tali innovazioni l'industria europea deve conservare la propria competitività, e deve farlo a cominciare dalle industrie estrattive, dove comincia la catena di valore.

5.   Aspetti sociali

5.1

La necessità di una graduale transizione verso la produzione sostenibile è inevitabile ed indiscussa. La deindustrializzazione, la delocalizzazione della produzione e la concorrenza crescente delle economie emergenti hanno condotto all'incertezza ed al timore. In questo clima si è cominciato a credere che il passaggio a una produzione più sostenibile compromettesse la competitività dell'Europa, ostacolasse la crescita dell'industria e provocasse la perdita di posti di lavoro, e che fosse dannoso per l'economia e per l'occupazione.

5.2

L'occupazione in Europa ha subito effetti negativi. Diversi studi prevedono che, a causa del meccanismo di scambio delle quote di emissioni, in Germania entro il 2010 andranno perduti 27.600 posti di lavoro, cifra destinata a salire a 34.300 entro il 2020 (21). Sempre in Germania, e sempre entro il 2010, altri 6.100 posti di lavoro andranno perduti a seguito dell'applicazione della legge sull'energia rinnovabile (22), e altri 318.000 con l'applicazione degli accordi del protocollo di Kyoto (23). Queste cifre, che devono essere messe a confronto con i nuovi posti di lavoro creati, dimostrano che una politica improntata agli obiettivi di lotta contro il cambiamento climatico si traduce, in effetti, in una «trasformazione industriale»: tra l'altro nel 2005 in Germania con le energie rinnovabili sono stati realizzati 16,4 miliardi di euro e sono stati creati, finora, 170.000 posti di lavoro nel settore (24). In Germania la tutela dell'ambiente e la lotta contro il cambiamento climatico attualmente garantiscono, grazie a una produzione pari a 55 miliardi di euro nel 2004, il mantenimento di circa 1,5 milioni di posti di lavoro, e, grazie ad una percentuale sulle esportazioni pari a 31 miliardi di euro nel 2003, contribuiscono, tra l'altro, a mantenerne molti altri (25).

5.3

L'impatto, comunque, non è soltanto negativo. Uno studio approfondito sulla perdita di posti di lavoro in Europa ha dimostrato che meno del 5 % degli impieghi perduti sono scomparsi a seguito del trasferimento di produzione verso altre regioni (26). Nonostante i limiti metodologici derivanti dalle tecniche di raccolta dei dati, quest'indagine rimane un'utile fonte di informazione, in particolare se affiancata da ad altri indicatori pertinenti. Si potrebbe inoltre sostenere che solo una piccola percentuale della perdita di impieghi è dovuta alla legislazione ambientale.

5.4

Vi è stato altresì un aumento dei posti di lavoro. L'ecoindustria impegnata nella ricerca e nello sviluppo nel campo delle tecnologie sostenibili è un settore dinamico in cui l'occupazione aumenta al ritmo del 5 % all'anno. Questo settore, con più di due milioni di posti di lavoro diretti e a tempo pieno, in Europa fornisce lo stesso numero di posti di lavoro delle industrie farmaceutiche e aerospaziali (27).

5.5

Uno studio dell'OCSE (28) ha dimostrato che la produzione sostenibile non comporta automaticamente l'aumento dei costi, anzi, nel lungo termine può anche, in una certa misura, ridurli. La produzione sostenibile può inoltre compensare questi costi. Chiari vantaggi commerciali, la legislazione e una regolamentazione d'accompagnamento determinano investimenti nell'innovazione sostenibile, incoraggiano un impiego più efficiente delle materie prime, rafforzano i marchi, migliorano l'immagine delle imprese ed infine conducono ad una maggior redditività ed a una maggiore occupazione. Affinché questo processo sia coronato da successo occorre un approccio comune basato sulla responsabilità condivisa da parte delle imprese, dei lavoratori e dello Stato.

5.6

Ciò che deve assolutamente essere evitato è che l'industria europea subisca uno svantaggio competitivo significativo rispetto ad altre regioni a causa dei costi più alti risultanti da leggi e regolamentazioni ambientali e sociali. Quando l'Europa stabilisce delle norme per la produzione sostenibile per la propria industria è inaccettabile e irragionevole che, allo stesso tempo, essa permetta che produttori di altre regioni immettano sul mercato prodotti che non sono stati fabbricati nel rispetto di queste norme. Per stimolare la produzione sostenibile è necessario un duplice approccio: uno all'interno dell'UE, e uno al suo esterno.

5.6.1

Quanto al primo, andrebbero introdotti strumenti appropriati per fare in modo che i costi sociali e ambientali derivanti da metodi di produzione non sostenibili all'interno dell'Unione europea venissero internalizzati nel prezzo dei prodotti, allo scopo di valorizzare l'elemento chiave della relazione della Commissione mondiale sulla dimensione sociale della globalizzazione, cioè l'esortazione alla coerenza delle politiche dell'OIL, dell'OMC, dell'FMI e della Banca mondiale, come segnalato nel parere del CESE La dimensione sociale della globalizzazione.

5.6.2

In base al secondo approccio l'UE dovrebbe fare il possibile, nelle pertinenti sedi internazionali (in particolare nell'OMC), per inserire negli accordi internazionali sul commercio considerazioni di tipo non commerciale, quali ad esempio le norme sociali e ambientali fondamentali, allo scopo di agevolare il miglioramento delle politiche di sostenibilità dei concorrenti dell'Europa. Paesi quali gli Stati Uniti, l'India e la Cina hanno un vantaggio economico comparato rispetto all'Europa, in quanto non sono tenuti al rispetto degli obiettivi di riduzione di CO2 previsti dal protocollo di Kyoto. Tali accordi dovrebbero essere applicati su scala mondiale dato che il commercio può essere veramente libero solo quando è anche equo.

5.7

L'ecoindustria europea detiene oggi circa un terzo del mercato mondiale e genera un avanzo commerciale di più di 600 milioni di EUR. Nel 2004 le esportazioni sono cresciute dell'8 %. Si tratta inoltre di un mercato in espansione, dato che in avvenire tutti i paesi, anche Cina ed India, passeranno sempre più ai prodotti ed ai processi di produzione sostenibili.

5.8

La società sostenibile e innovativa alla quale aspiriamo ha bisogno, oltre che di lavoratori ben preparati, di una accurata campagna d'informazione rivolta a cittadini e consumatori, per sensibilizzarli e creare un'ampia base sociale. Negli ultimi anni l'Europa ha prestato troppo poca attenzione a questo aspetto. La ricerca delle parole «formazione», «apprendimento», «acquisizione di competenze specifiche» e «istruzione» nel testo inglese di dieci direttive europee in materia di sostenibilità e innovazione ha rivelato che soltanto la prima («formazione») ricorre, una volta, in una direttiva.

5.9

Una serie di comunicazioni della Commissione precedenti a queste direttive hanno analizzato a fondo la necessità della formazione. Nelle direttive, però, tale aspetto è completamente assente. E, mentre le comunicazioni sono semplicemente parole, le direttive sono fatti. Una politica non consiste in ciò che si dice, ma in ciò che si fa. Il Comitato accoglie con favore il fatto che nella nuova politica industriale dell'UE si presti molta attenzione all'importanza dell'istruzione, e esorta la Commissione a continuare sulla stessa linea.

5.10

Nella strategia di Lisbona l'Europa si è proposta l'obiettivo di diventare entro il 2010 l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo, in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro e una maggiore coesione sociale. Per sviluppare e mantenere questo tipo di società è necessaria una forza lavoro dotata di una buona formazione. Se non si investe abbastanza nella formazione dei lavoratori, gli obiettivi di Lisbona non solo non saranno raggiunti entro il 2010, ma non lo saranno mai.

Bruxelles, 14 settembre 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND


(1)  COM(2005) 658 def./2, del 27.2.2006.

(2)  Triade energetica: un approccio alla sostenibilità energetica messo a punto dall'Università di Delft.

(3)  Fonte: Energie Centrum Nederland, www.ecn.nl.

(4)  COM(2006) 105 def., dell'8.3.2006.

(5)  Eurobarometro n. 227 (Radioactive waste (Scorie radioattive), giugno 2005) e n. 247 (Attitudes towards Energy (atteggiamenti nei confronti dell'energia), gennaio 2006).

(6)  Fonte: Energie Centrum Nederland, www.ecn.nl.

(7)  www.worldwatch.org.

(8)  Comunicazione della Commissione «Piano d'azione per la biomassa» (SEC(2005) 1573).

(9)  Fonte: Energie Centrum Nederland, www.ecn.nl.

(10)  Fonti: www.ewea.org e www.wind-energie.de

(11)  Fonte: Energie Centrum Nederland. www.ecn.nl.

(12)  Cfr. Allegato I.

(13)  Cfr. Allegato II.

(14)  Fonte: Informatiecentrum Duurzame Energie.

(15)  Cfr. parere CESE Rischi e problemi relativi alla fornitura di materie prime all'industria europea.

(16)  Review of the European Sustainable Development Strategy.

(17)  Gruppo ad alto livello CARS 21: Competitive automotive regulatory System for the 21st century.

(18)  Cfr. COM(2001) 547 def. — direttiva 2003/30/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, dell'8 maggio 2003, sulla promozione dell'uso dei biocarburanti o di altri carburanti rinnovabili nei trasporti — Relazione sui carburanti alternativi del gruppo di contatto sui carburanti alternativi, dicembre 2003 (Alternative Fuels Report Of The Fuels Contact Group, December 2003).

(19)  COM(2005) 474 def., punto 4.1.

(20)  Cfr. Electricity For More EfficiencyElectric Technologies and Their Energy Savings Potential (Luglio 2004) — Union of the Electricity Industry–Eurelectric/UIE.

http://www.uie.org/library/REPORT_FINAL_July_2004.pdf. Documento disponibile solo in inglese.

(21)  Zertifikate Handel für CO2 Emissionen auf dem Prüfstand, 2002 Arbeitgemeinschaft für Energie- und Systemplanung (AGEP) Rheinisch-Westfalisches Institut für Wirtschaftsforschung (RWI).

(22)  Gesamtwirtschaftliche, sektorale und ökologische Auswirkungen der Erneuerbare-Energien-Gesetzes (EEG), 2004 Energiewirtschaftliches Institut an der Universität zu Köln (EWI, Colonia), Institut für Energetik und Umwelt (IE, Lipsia), Rheinisch-Westfalisches Institut für Wirtschaftsforschung (RWI, Essen).

(23)  Das Kyoto–protokoll und die Folgen für Deutschland 2005, Institut für politische Analysen und Strategie (IPAS) in cooperazione con l'International Council for Capital Formation (ICCF).

(24)  Comunicato stampa 179/2006 del ministero dell'Ambiente tedesco, 10 luglio 2006.

(25)  Comunicato stampa 81/2006 del ministero dell'Ambiente tedesco, 20 aprile 2006.

(26)  www.emcc.eurofound.eu.int/erm/.

(27)  Hintergrundpapier Umweltschutz und Beschäftigung Umweltbundesamt, aprile 2004 (Documento di base Tutela dell'ambiente e occupazione Agenzia federale per l'ambiente). http://www.uie.org/library/REPORT_FINAL_July_2004.pdf.

(28)  www.oecd.org/dataoecd/34/39/35042829.