21.3.2006   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 69/5


Parere del Comitato economico e sociale europeo sul tema Lo sviluppo sostenibile nell'agricoltura, nella silvicoltura e nella pesca — Le sfide del cambiamento climatico

(2006/C 69/02)

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 10 febbraio 2005, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 29, paragrafo 2, del proprio Regolamento interno, di elaborare un parere sul tema Lo sviluppo sostenibile nell'agricoltura, nella silvicoltura e nella pesca — Le sfide del cambiamento climatico

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 9 novembre 2005, sulla base del progetto predisposto dal relatore Seppo KALLIO.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 18 gennaio 2006, nel corso della 423a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere con 96 voti favorevoli, 14 voti contrari e 13 astensioni.

1.   Introduzione

1.1

Il mutamento climatico è diventato negli ultimi anni una delle sfide principali per il futuro della Terra. Numerosi studi differenti hanno indicato chiaramente un aumento nelle emissioni di gas a effetto serra nell'atmosfera e il conseguente riscaldamento del pianeta. Il cambiamento della composizione dell'atmosfera provocato dall'attività umana prosegue intanto a ritmo serrato. I ricercatori internazionali sono concordi circa la direzione del cambiamento climatico, ma vi sono valutazioni differenti circa la sua rapidità. La relazione pubblicata nel 2001 dal gruppo di studio intergovernativo sul clima (International Panel on Climate Change — IPCC) afferma incontrovertibilmente che i cambiamenti in corso nell'atmosfera continueranno nel corso di questo secolo e accelereranno il mutamento climatico.

1.2

L'UE è stata particolarmente attiva nel perseguire obiettivi che consentissero di rallentare il riscaldamento del clima, e sia essa che gli Stati membri hanno modificato le politiche in diversi ambiti al fine di ottenere risultati migliori. L'UE è all'avanguardia nell'azione internazionale volta a prevenire il cambiamento climatico: questo infatti costituisce una delle principali minacce ambientali, sociali ed economiche in atto, e può avere conseguenze di vasta portata in tutto il mondo. In base agli impegni derivanti dalla Convenzione quadro delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico e alle disposizioni del Protocollo di Kyoto, l'Unione dovrebbe intensificare gli sforzi volti a scongiurare il cambiamento climatico e in tale contesto anche ridurre le emissioni di gas ad effetto serra generate dai settori dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca. Il presente parere si ripropone di fornire un utile contributo al rafforzamento degli sforzi dell'UE relativi al cambiamento climatico e alle sue ripercussioni sulla silvicoltura, l'agricoltura e la pesca. Va fatto presente che mentre esistono già dati scientifici significativi in merito agli effetti del cambiamento climatico sulla silvicoltura, l'impatto sull'agricoltura non è altrettanto conosciuto e quello sulla pesca meno ancora.

1.3

La comunità internazionale ha cercato attraverso vari accordi, tra cui il Protocollo di Kyoto, di intervenire su determinate politiche allo scopo di mettere sotto controllo le emissioni di gas a effetto serra. Tuttavia l'applicazione di tali accordi è stata alquanto problematica, perché non tutti i firmatari più importanti, tra cui gli Stati Uniti, hanno aderito agli obiettivi ampiamente concordati.

1.4

Il riscaldamento del clima provoca numerose conseguenze dirette e indirette in differenti regioni e settori di attività. Stimare tutte queste conseguenze costituisce un compito particolarmente arduo per i ricercatori, e in varie parti del mondo è in corso un'intensa attività di studio in questo campo. Sono stati elaborati numerosi scenari riguardo al mutamento climatico e sulla base dei dati disponibili si è cercato di valutarne le conseguenze per gli esseri umani e la natura. Tali conseguenze possono essere svantaggiose o favorevoli, a seconda della zona e del variare delle condizioni. La comunità internazionale e l'UE si sono anzitutto concentrate sulla riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, in modo da rallentare il mutamento climatico. Il cambiamento climatico non riguarda soltanto la politica ambientale, ma ha anche importanti ripercussioni economiche, sociali e culturali sullo sviluppo dell'intera umanità e beninteso anche dell'Unione europea.

1.5

Oltre a cercare di contenere il cambiamento climatico, l'UE e gli altri paesi e regioni dovrebbero puntare molto di più sulla capacità delle persone e delle economie di adeguarsi ai cambiamenti in atto. Ciò è particolarmente importante perché, se anche si riuscisse a controllare nel lungo termine il cambiamento climatico, i mutamenti che si produrranno nel prossimo futuro richiederanno una forte capacità di adattamento da parte di vari settori della società, a livello sia nazionale che internazionale. Il cambiamento climatico influirà sensibilmente anche sulle tendenze e sullo sviluppo dell'economia mondiale. Anche l'UE ha presentato le proprie valutazioni sull'andamento dell'economia e dei consumi energetici.

1.6

Adeguarsi al cambiamento climatico costituirà una sfida importante per lo sviluppo sostenibile di vari settori economici nell'UE. Il cambiamento climatico richiederà un adeguamento almeno nei seguenti campi: industria, energia, trasporti, edilizia, sanità, turismo, assicurazioni, assetto territoriale, biodiversità, utilizzo di aree naturali a fini ricreativi, risorse idriche, pesca, silvicoltura, agricoltura, zootecnia, industria alimentare, caccia e allevamento di renne. Pertanto l'UE e gli Stati membri dovrebbero definire una strategia di adeguamento al mutamento climatico. Con il presente parere di iniziativa il CESE intende sottolineare taluni aspetti per lo sviluppo di una tale strategia, in particolare in relazione alle industrie primarie dell'agricoltura, della silvicoltura e della pesca.

1.7

La minaccia di catastrofi naturali quali inondazioni, tempeste e grandinate, che diverranno più frequenti a causa del previsto cambiamento climatico, avrà conseguenze negative per l'agricoltura, la silvicoltura e la pesca.

2.   Le esigenze di cambiamento e di adeguamento dell'agricoltura europea nella prospettiva del mutamento climatico

2.1

Tenendo conto degli effetti previsti del cambiamento climatico, vi è motivo di ritenere che saranno fortemente colpiti il settore agricolo e quello forestale, e in una certa misura anche quello della pesca. Dal momento che questi settori contribuiscono in misura modesta alle emissioni di gas a effetto serra, il loro ruolo ha rivestito sinora un'importanza marginale ai fini dell'elaborazione e dell'applicazione delle politiche comunitarie in materia. In base alle ricerche dell'IPCC, il cambiamento climatico è inevitabile e occorre quindi considerare gli adeguamenti necessari nei suddetti settori.

2.2

In Europa l'agricoltura, la silvicoltura e la pesca si basano sul modello di una produzione sostenibile di materie prime e prodotti rinnovabili destinati ai consumatori e all'industria. L'UE ha sempre puntato sulla qualità e sulla sicurezza dei prodotti alimentari o di altro genere. Per mantenere gli obiettivi e i risultati raggiunti servono nuove misure di adeguamento al cambiamento climatico.

2.3

Il cambiamento climatico influisce sulla produzione di derrate alimentari, sull'approvvigionamento idrico e sulla salute a livello mondiale e anche nell'UE. Nella parte settentrionale dell'Unione il riscaldamento del clima farà aumentare il raccolto, mentre nelle regioni meridionali esso sarà ridotto a causa della crescente siccità. La velocità e le modalità del cambiamento climatico saranno differenti nei vari Stati membri e regioni a causa dei numerosi fattori in gioco, ma la tendenza, almeno al momento, è chiaramente verso un aumento della temperatura. L'approvvigionamento di acqua, sia potabile sia per uso agricolo, si farà più difficile nelle aree meridionali.

2.4

I fenomeni climatici estremi — tempeste, inondazioni, siccità e periodi di grande caldo — si intensificheranno. Il riscaldamento del clima accrescerà i rischi di diffusione di malattie trasmissibili attraverso gli insetti o l'acqua. Il mutamento climatico incide anche sulla comparsa di tali problemi nei vari paesi e regioni.

2.4.1

A lungo termine i centri di produzione alimentare dell'UE si sposteranno verso Nord. Si presume che il cambiamento climatico accrescerà il divario di benessere tra paesi sviluppati e paesi in via di sviluppo, cosa che avrà riflessi anche sulla produzione e sulla commercializzazione dei generi alimentari. È possibile che in talune regioni il cambiamento climatico provochi carenze di derrate alimentari o conflitti per il loro approvvigionamento. È inoltre importante tenere presente che possono esserci gravi problemi di accesso alle risorse idriche.

2.4.2

L'Unione europea ha una buona capacità di far fronte alla situazione grazie alle infrastrutture adeguate di cui dispone e all'obiettivo perseguito nel quadro della politica agricola di mantenere la produzione su tutto il territorio. In questa situazione mutevole l'UE deve assolutamente essere in grado di mantenere strumenti e risorse sufficienti per sviluppare e garantire la propria produzione alimentare.

2.5

Nella politica agricola comunitaria manca ancora una chiara strategia di adeguamento per far fronte alle ormai inevitabili conseguenze del cambiamento climatico. Alcuni Stati membri hanno elaborato o stanno elaborando strategie di adeguamento nazionali. L'agricoltura europea ha in linea di principio un ottimo potenziale di reazione al mutamento climatico: per esempio, la capacità di adattamento delle piante coltivate è in genere buona.

2.5.1

Grazie al miglioramento delle specie, nel giro di qualche anno le piante potranno essere messe in grado di reagire alle mutate condizioni climatiche. Ai fini di tale adeguamento si può sfruttare la molteplicità delle risorse genetiche esistenti. Le imprese del settore dovrebbero aumentare le risorse destinate allo sviluppo di nuove tecnologie sia per le colture che per l'allevamento. Per alleviare i danni derivanti dalle variazioni climatiche e dalle malattie delle piante e degli animali occorrerebbe sviluppare un sistema adeguato di gestione dei rischi.

2.5.2

Al tempo stesso occorre rafforzare la ricerca nel settore agricolo affinché sviluppi nuove varietà, in grado di adattarsi meglio alle nuove condizioni ecologiche (adeguamento) o che non abbiano bisogno di troppi agenti esterni come, ad esempio, i fertilizzanti azotati (limitazione delle emissioni). Occorre approfondire ed ampliare sia l'insegnamento universitario che la ricerca in merito al mutamento climatico, e ciò sia nel campo della ricerca di base che in quello della ricerca applicata dedicata all'adeguamento.

2.5.3

La questione essenziale è però quella di preservare la fertilità generale delle superfici agricole dell'UE. Adeguando i metodi di coltivazione si possono mitigare i mutamenti dannosi in atto nel suolo agricolo. La futura politica in materia di risorse idriche costituisce una questione fondamentale per l'agricoltura, specialmente nelle regioni dove tali risorse sono sempre più scarse.

2.6

Le conseguenze del mutamento climatico sui mercati alimentari mondiali devono essere studiate più a fondo, perché i cambiamenti che interverranno sul mercato influiranno anche sugli obiettivi di produzione dell'Unione.

2.7

L'UE ha attuato varie politiche ambientali volte a ridurre le emissioni di gas ad effetto serra e aventi un impatto sull'agricoltura. Analogamente, ha tentato di orientare l'attività agricola verso la produzione di bioenergia, cosa che avrebbe effetti positivi anche sull'ambiente e sul clima. L'UE dovrebbe elaborare nuove misure ambientali nel settore agricolo, per promuovere un'utilizzazione più efficiente dei fertilizzanti e prevenire la produzione di metano da parte del bestiame o quanto meno recuperare tale metano nella misura del possibile. Pertanto, gli orientamenti della politica agricola e ambientale comunitaria si rifletteranno sul livello futuro delle emissioni.

2.8

Nella nuova situazione il settore agricolo dovrebbe dedicarsi in misura molto maggiore a produzioni non alimentari. Nella maggior parte degli Stati membri il livello di utilizzazione di biocombustibili è ancora molto modesto. Perché si raggiunga l'obiettivo stabilito dall'UE per il consumo di biocombustibili occorrerà accrescere nettamente la loro produzione. Nel settore non alimentare l'UE dovrebbe modificare alcune normative agricole che limitano la produzione di piante destinate all'uso energetico, come il massimale riferito alla superficie e la messa a riposo per le produzioni non alimentari. L'utilizzazione delle bioenergie può essere giustificata da considerazioni occupazionali, dall'esigenza di diversificare la produzione di energia e dal suo effetto positivo sul cambiamento climatico.

2.8.1

Per approssimarsi agli obiettivi stabiliti dalla direttiva sui biocombustibili, l'UE dovrebbe concedere al settore agricolo la possibilità di svolgere pienamente il ruolo di produttore di tali combustibili. L'UE dovrebbe inoltre riconsiderare l'eventualità di adeguare certe disposizioni della politica agricola comune e riprendere in esame il contenuto dei cosiddetti accordi di Blair House conclusi nell'ambito dell'OMC, che limitano la produzione di piante oleaginose non alimentari su terreni messi a riposo. Tale limite andrebbe soppresso dal momento che la produzione di oleaginose non beneficia più di alcuna sovvenzione.

2.8.2

Adeguarsi al cambiamento climatico significa anche coordinare l'intero ciclo di produzione delle derrate alimentari a livello sia nazionale che comunitario. Il processo di adeguamento rappresenterà un'ardua sfida anche per i consumatori, a beneficio dei quali si dovrebbe predisporre un'azione di istruzione e di informazione di livello elevato. L'UE e gli Stati membri dovrebbero avviare una campagna coordinata di istruzione, di informazione e di pubblicità volta ad accrescere le informazioni di base in possesso dei cittadini in merito ad un fenomeno complesso come il mutamento climatico.

3.   Necessità di adeguamento anche per il settore della pesca

3.1

La politica comunitaria della pesca si dedica essenzialmente alla gestione delle riserve ittiche e all'orientamento del mercato. Le preoccupazioni per il cambiamento della qualità delle acque investono evidentemente anche il settore della pesca. Sinora la politica della pesca non ha preso concretamente in considerazione le conseguenze del cambiamento climatico, ma negli orientamenti dell'UE in merito al cambiamento climatico si afferma che a lungo termine esso avrà degli effetti sui proventi della pesca sia nell'insieme dell'UE che a livello locale. L'UE considera che tale posizione potrà essere adeguata e aggiornata in base ai cambiamenti che interverranno. Alla luce delle attuali conoscenze, il riscaldamento della temperatura dell'acqua provocato dal cambiamento climatico non comporterà probabilmente variazioni di rilievo nei mari più grandi. Al contrario, le conseguenze saranno più sensibili in bacini più piccoli come gli stagni, i fiumi e i laghi. Le riserve ittiche sono probabilmente destinate a cambiare in modo considerevole, tra l'altro a causa dell'evoluzione della situazione alimentare. Nelle acque più calde potrebbero giungere nuovi stock ittici, mentre i vecchi potrebbero sparire.

3.2

I cambiamenti potrebbero essere maggiori nelle acque interne e in quelle costiere degli Stati membri settentrionali. A quanto sembra, le specie ittiche di qualità delle acque fredde potrebbero essere minacciate. Vi sarà una netta riduzione numerica delle specie tipiche delle aree settentrionali dell'UE che hanno un certo valore commerciale, come il salmone, mentre aumenteranno di consistenza gli stock di pesci meno pregiati dal punto di vista economico. Anche la capacità di adattamento delle varie specie di pesci cambia considerevolmente. Ovviamente una questione essenziale consiste nella rapidità del cambiamento climatico e nel modo in cui esso si ripercuoterà sui sistemi idrici. La tendenza di base del cambiamento climatico indica che ci sarà un innalzamento della temperatura delle acque, innalzamento che ad esempio si è già manifestato nelle regioni polari e nelle paludi della Siberia. D'altronde, l'ecosistema marino risponde in modo abbastanza flessibile alle conseguenze del mutamento climatico. La situazione è ovviamente più sfavorevole nelle acque interne, ossia i fiumi e i laghi, ma attualmente le informazioni relative all'adeguamento in questo specifico contesto sono insufficienti.

3.3

Le possibilità dell'acquicoltura potrebbero migliorare in seguito al mutamento climatico. In futuro il volume dei corpi idrici crescerà, estendendo così la superficie delle zone costiere e consentendo di estendere l'acquicoltura. L'aumento della temperatura delle acque settentrionali dell'UE potrebbe anche accrescere le riserve di cibo a disposizione dei pesci. Al tempo stesso però il riscaldamento delle acque potrebbe accrescere i rischi di malattie o di perdite di qualità. I cambiamenti di temperatura delle acque non avranno solo conseguenze economiche, ma anche naturali, in particolare limitando la biodiversità.

3.4

Lo sviluppo sostenibile delle risorse ittiche deve fondarsi sulla conoscenza e sulla ricerca. Spesso è stato difficile gestire e porre in atto la politica comunitaria della pesca. Il settore ha sempre dovuto fare fronte a sfide e a pressioni, tra l'altro in relazione alla redditività, alla diossina o alla regolamentazione. La capacità di adattamento del settore della pesca potrebbe anche essere migliorata limitando le attività umane dannose che provocano l'eutrofizzazione e l'impoverimento della qualità delle acque. Il settore ha inoltre una forte esigenza di studiare il mutamento climatico. I processi riguardanti l'ecosistema acquatico sono infatti molto complessi, il che rende particolarmente impegnativa la ricerca in questo settore. L'UE potrebbe assegnare a tale attività ulteriori risorse ed estendere la ricerca e la cooperazione a livello internazionale e multilaterale.

4.   L'esigenza di strategie a lungo termine per la silvicoltura

4.1

Le risorse forestali dell'UE crescono di continuo: infatti, solo la metà del legno che cresce annualmente viene raccolto, mentre riserve ulteriori vengono create grazie a nuovi piani di riforestazione. Dopo gli oceani, le foreste e il legno costituiscono i principali pozzi di assorbimento del carbonio. È inoltre possibile sostituire i prodotti fabbricati con materiali non rinnovabili con prodotti in legno. La politica forestale europea è di competenza degli Stati membri; nondimeno, la legislazione comunitaria e gli accordi internazionali influiscono sempre più su di essa. La conferenza ministeriale sulla protezione delle foreste in Europa ha definito criteri e indicatori dello sviluppo sostenibile, che costituiscono la base dello sfruttamento sostenibile delle risorse forestali. L'UE dovrebbe sostenere tale processo in un quadro di sviluppo sostenibile, ma pur sempre nel rispetto del principio di sussidiarietà.

4.2

Attraverso una buona cura delle foreste si creano le condizioni per il loro adeguamento al cambiamento climatico. La maggior parte delle foreste dell'UE è oggetto di cure continue, ragion per cui la loro produttività e vitalità permangono elevate. Le possibili misure di adeguamento devono essere definite prima possibile perché la silvicoltura ha bisogno di una pianificazione a lungo termine, dato che i tempi di rotazione variano tra i 15 e i 150 anni. In questa fase, bisogna tenere in particolare considerazione i metodi di rinnovamento, cui si ricollega per esempio la scelta delle specie arboree. Poiché il clima è cambiato in modo particolarmente rapido, si prevede che le foreste europee diventeranno più vulnerabili, per esempio, ai danni causati dagli insetti. L'UE dovrebbe incoraggiare le autorità forestali degli Stati membri e i gruppi di interesse del settore a perfezionare la loro cooperazione e a prepararsi alle gravi minacce causate da fattori biotici, quali insetti o funghi.

4.3

Nell'UE si trovano foreste di molti tipi differenti. In base alla loro collocazione geografica esse possono essere suddivise in boreali, atlantiche, mediterranee, continentali, alpine e macronesiane. Le differenze biotiche tra queste zone sono enormi, per cui la strategia volta ad adeguare le attività economiche di base al cambiamento climatico deve essere definita a livello nazionale o regionale. Le foreste rivestono un ruolo importante in quanto fattore di stabilizzazione degli ecosistemi naturali europei. Il loro mantenimento è quindi essenziale ai fini della stabilità degli ecosistemi naturali e seminaturali del continente.

4.4

Il mutamento climatico ha già aumentato il numero delle catastrofi naturali, e si prevede che tale tendenza si protrarrà. Per quanto riguarda le foreste, ciò si tradurrà anzitutto in un maggior numero di incendi, di danni provocati dalle tempeste e di diffuse distruzioni causate dagli insetti. Per poter far fronte a tale situazione di crisi, l'UE deve rendere più rapidi gli interventi di soccorso e garantire un adeguato sostegno materiale ed economico, ad esempio attraverso il Fondo europeo di solidarietà o altri strumenti analoghi.

4.5

Dal momento che le foreste sono particolarmente vulnerabili all'inquinamento biotico, l'UE dovrebbe mantenere il proprio approccio rigoroso riguardo ai prodotti a base di legno grezzo e di materia prima lignea che vengono importati da paesi terzi. Ciò permetterà di proteggere efficacemente le foreste europee dalle specie perniciose provenienti dall'esterno, tra cui alcuni tipi di insetti e di funghi. D'altro canto, il controllo delle importazioni non deve provocare ostacoli ingiustificati agli scambi internazionali.

4.6

Gli incendi forestali costituiscono già un grave problema, specie per la parte meridionale dell'Unione. Poiché è previsto che il cambiamento climatico peggiorerà la situazione, è assolutamente importante che l'UE prosegua il lavoro già avviato nel campo della prevenzione e del contenimento degli incendi forestali e provveda ad elaborare un programma europeo di gestione dei rischi.

4.7

Grazie a una gestione sostenibile delle foreste si manterrà una crescita continua delle riserve di legname, che costituisce una risorsa naturale rinnovabile. Promuovendone l'uso in quanto materiale da costruzione e fonte energetica si rende più efficiente il processo di cattura del biossido di carbonio nelle foreste e nei prodotti forestali i quali, da un lato, fungono da pozzi del carbonio e, dall'altro, permettono di rimpiazzare materiali prodotti a partire da risorse naturali non rinnovabili. In molti Stati membri un maggiore impiego del legno rappresenta una delle poche opportunità per creare nuovi posti di lavoro, specialmente nelle zone rurali. Questo vale in particolare per la produzione energetica, che è caratterizzata da un'elevata intensità di mano d'opera e viene spesso eseguita da imprenditori locali utilizzando semplici fornaci.

4.8

La gestione delle foreste si basa su un complesso sistema biologico, il cui studio richiede molto tempo, anche a causa dei lunghi tempi di rotazione. L'infrastruttura e i vari sistemi logistici rientrano tra i fondamenti di una gestione economicamente sostenibile delle foreste. Si ritiene che il cambiamento climatico provocherà tra l'altro un aumento della siccità nelle regioni meridionali e al tempo stesso una maggiore umidità del suolo nelle regioni settentrionali: proprio per questa ragione si è sentita l'esigenza di sviluppare nuove macchine forestali in grado di svolgere i lavori richiesti senza avere un impatto eccessivo sul suolo, nonché di investire nella ricerca biologica di base. Per preservare il modello agricolo europeo e adeguarsi alle mutevoli condizioni climatiche, l'UE deve garantire un finanziamento adeguato delle attività di ricerca e sviluppo in questo settore. In tale contesto occorrerà tenere conto della piattaforma tecnologica del settore forestale, istituita nel quadro della redazione del Settimo programma quadro. Bisogna inoltre favorire la collaborazione tra i vari istituti di ricerca europei e mondiali.

4.9

La condizione essenziale per una silvicoltura sostenibile è che le foreste private e pubbliche site nell'UE vengano curate e mantenute in buono stato. L'UE deve riconoscere il settore forestale come un ambito indipendente in tutta la sua legislazione, e valutare le conseguenze dei propri atti giuridici onde evitare che possano involontariamente arrecare danno alla silvicoltura.

4.10

Le specie vegetali indigene hanno d'altro canto migliori possibilità di adattarsi alle modifiche locali del clima grazie al proprio materiale genetico. Per tale ragione bisognerebbe dare la preferenza alle specie indigene, e al tempo stesso provare a trasferire più a nord determinate specie. Ove possibile, inoltre, è da raccomandare la creazione di foreste miste.

4.11

Con ogni probabilità il cambiamento climatico farà aumentare le differenze economiche tra i paesi industrializzati e quelli in via di sviluppo. L'UE deve promuovere l'introduzione di un accordo internazionale vincolante in materia di foreste, contenente strategie di adeguamento che permettano di orientare lo sviluppo in vari paesi meno favoriti. Per salvaguardare le importanti risorse forestali di tutto il mondo occorre sviluppare apposite capacità e promuovere l'uso di buone prassi gestionali. Il meccanismo per lo sviluppo pulito, istituito nell'ambito del Protocollo di Kyoto, fornisce ai soggetti decisionali dell'UE l'incentivo a contribuire alla riforestazione, nonché un mezzo per intensificare gli sforzi comunitari nel contesto delle quote di emissione nei paesi in via di sviluppo.

4.12

Il cambiamento climatico ha un impatto molto importante sull'UE e su diverse comunità. L'Unione dovrebbe accrescere sensibilmente l'insegnamento, l'istruzione, l'attività di informazione e il dibattito, affinché i cittadini possano comprendere a fondo l'entità dell'effetto del mutamento climatico sul futuro delle foreste comunitarie.

4.13

Il mutamento climatico può avere anche effetti positivi sulla silvicoltura, quanto meno a breve termine. Ciò vale in particolare per le regioni settentrionali d'Europa, dove esiste già un settore forestale moderno, ben sviluppato ed indipendente. Tuttavia le conseguenze del mutamento climatico devono essere tenute presenti in tutta Europa nel quadro delle misure di sviluppo del settore forestale.

4.14

Nell'analisi dei cambiamenti futuri bisogna attribuire particolare attenzione alla produzione di sughero e di altri prodotti forestali diversi dal legno, come le bacche, i funghi e i servizi ambientali. Oltre al sughero, anche la selvaggina riveste un ruolo importante nella silvicoltura e nello sviluppo sostenibile.

4.15

Sia nell'attuazione della strategia forestale del 1998 che nell'elaborazione, attualmente in corso, del piano di azione della Commissione, occorre tenere conto del cambiamento climatico e proporre le azioni necessarie per contribuire a mobilitare le riserve di legno. Sia la comunicazione della Commissione che la risoluzione del Consiglio hanno indicato tra gli obiettivi principali l'adeguamento della silvicoltura al cambiamento climatico. Nel quadro di tale processo è indispensabile mantenere una collaborazione attiva e ravvicinata con le varie direzioni generali della Commissione, nonché con gli Stati membri e tra i differenti gruppi di interesse.

4.16

Nei vari accordi e programmi forestali internazionali l'UE dovrebbe perseguire una certa flessibilità, in modo che, ad esempio, in caso di emergenza si possano eseguire tagli generalizzati nelle zone forestali la cui salute si è indebolita o in cui aumentano i danni provocati dagli insetti. Tali zone potrebbero essere rapidamente riforestate con specie vegetali più adatte.

5.   Conclusioni e raccomandazioni

5.1

Il Comitato economico e sociale europeo considera il cambiamento climatico come la più grande sfida dei prossimi anni e decenni per l'Unione europea e l'intero pianeta. L'UE deve rafforzare in maniera consistente le misure di prevenzione e iniziare ad elaborare una strategia di adeguamento coerente per diversi ambiti politici. Gli Stati membri che assicureranno le future presidenze dell'UE dovranno avere cura di rafforzare la politica concernente il cambiamento climatico, inserendovi azioni di adeguamento.

5.2

Il Comitato ritiene che, dato che le emissioni di gas a effetto serra imputabili alle attività economiche rurali, all'agricoltura, alla silvicoltura e alla pesca, sono relativamente modeste, tali settori siano rimasti sullo sfondo della politica comunitaria in materia di clima. In base ai risultati delle ricerche effettuate dall'IPCC, il cambiamento climatico è un fenomeno inevitabile: è quindi essenziale che l'UE prepari anche i suddetti settori alle misure di adeguamento.

5.3

Per il CESE è indispensabile che l'UE accresca sensibilmente le risorse destinate alle ricerche sui mutamenti climatici e alla politica di adeguamento, come pure all'attuazione di programmi di sicurezza. Ciò vale particolarmente per le attività economiche basate sull'impiego di risorse naturali.

5.4

Il Comitato chiede che tutti i terreni utilizzabili dell'UE siano resi disponibili per la produzione. In tale prospettiva l'UE deve rafforzare le azioni volte a garantire la sicurezza alimentare e delle forniture. I fattori di incertezza che il cambiamento climatico provoca per i settori primari devono essere tenuti concretamente in considerazione nell'elaborare la futura politica dell'UE in materia di sostegno e di produzione del settore agricolo, nonché di commercio e di energia.

5.5

Il Comitato chiede che l'UE metta in evidenza in sede internazionale le conseguenze negative del cambiamento climatico sulla fame nel mondo, particolarmente evidenti nei paesi equatoriali in via di sviluppo.

5.6

Ritiene inoltre che, oltre a cercare di contenere il cambiamento climatico, l'UE e tutti gli Stati membri dovrebbero avviare l'elaborazione di strategie settoriali di adeguamento. In alcuni Stati membri queste sono già state definite. L'Unione può contribuire a tale lavoro apportando i vantaggi di un buon coordinamento e il sostegno fornito dai Trattati internazionali, che contribuirebbero a un aumento degli sforzi anche a livello globale.

5.7

Il Comitato ritiene importante studiare le ripercussioni del cambiamento climatico sulle attività economiche rurali. Il cambiamento climatico avrà implicazioni rilevanti anche in altri settori di attività (industria, energia, trasporti, turismo, sanità), con conseguenze indirette per lo sviluppo e la necessità di adeguamento delle attività economiche rurali.

5.8

La capacità dell'UE e degli Stati membri di valutare le conseguenze del cambiamento climatico sul settore della pesca è relativamente limitata. Tale valutazione è strettamente legata allo sviluppo futuro della gestione delle risorse idriche. La politica della pesca dovrà anche valutare i cambiamenti che il settore richiede per adeguarsi ai mutamenti delle risorse idriche e delle condizioni di pesca.

5.9

Il CESE ritiene che occorra accrescere la produzione e l'utilizzazione del legno e riconoscere la grande importanza delle foreste nel controllo del cambiamento climatico. Considera importante aumentare l'opera di riforestazione, sia nell'UE che globalmente. Questo dovrebbe essere anche un punto chiave della politica comunitaria di cooperazione allo sviluppo.

5.10

Il Comitato chiede infine che l'UE promuova l'avvio di un'ampia campagna di informazione e istruzione sia negli Stati membri che a livello internazionale, volta a sensibilizzare maggiormente la società civile e i responsabili decisionali. Ciò potrebbe accelerare l'elaborazione e l'attuazione delle strategie di adeguamento.

Bruxelles, 18 gennaio 2006

La Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Anne-Marie SIGMUND