52006DC0212

Comunicazione della Commissione al Consiglio Europeo - Il periodo di riflessione e il Piano D /* COM/2006/0212 def. */


IT

Bruxelles, 10.5.2006

COM(2006) 212 definitivo

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE

AL CONSIGLIO EUROPEO

Il periodo di riflessione e il Piano D

COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE

AL CONSIGLIO EUROPEO

Il periodo di riflessione e il Piano D

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1. Introduzione

Negli ultimi anni si è assistito a un nuovo dibattito sul futuro dell’Europa, stimolato dai cittadini europei e orientato e strutturato dall’Unione europea. Nel dicembre 2001, un anno dopo il trattato di Nizza, il Consiglio europeo ha adottato una dichiarazione sul futuro dell'Unione europea, in cui l’Unione si impegnava a diventare più democratica, più trasparente e più efficace.

La “Dichiarazione di Laeken” ha aperto la strada a una Costituzione per l’Europa e ha istituito una Convenzione, composta di rappresentanti dei governi e dei parlamenti di tutta l’Europa e delle istituzioni europee. La Convenzione ha raggiunto un accordo su un progetto di trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, che ha costituito la base del testo adottato nell’ottobre 2004 e firmato a Roma dai capi di Stato e di governo di tutti gli Stati membri.

La scorsa primavera, dopo che dieci Stati membri avevano già approvato la Costituzione, i cittadini francesi e olandesi l’hanno respinta. Sebbene le ragioni di questo voto siano necessariamente complesse, i sondaggi di opinione hanno in parte chiarito le motivazioni degli elettori e la loro posizione rispetto all’integrazione europea [1]. In entrambi i casi, il “no” è stato largamente motivato da preoccupazioni relative alla situazione economica e sociale del paese. In Francia gli elettori che hanno votato “no” hanno spiegato la loro scelta con motivazioni di carattere principalmente socioeconomico: il timore di un impatto negativo sull’occupazione, l’attuale situazione dell’economia e del mercato del lavoro, l'impressione che la Costituzione propendesse troppo al liberalismo o non tendesse abbastanza al sociale. Nei Paesi Bassi risulta che molti “no” fossero dovuti anche a una scarsa conoscenza dell’impatto reale e del significato della Costituzione e, in seconda linea, dal timore di una perdita di sovranità. Ciononostante, l'appoggio all'Unione europea in generale rimaneva indiscusso: l’88% dei francesi e l’82% degli olandesi avevano ancora una opinione positiva dell’Unione.

A seguito dell’esito negativo dei due referendum, il Consiglio europeo ha adottato una dichiarazione sulla ratifica del trattato che adotta una Costituzione per l'Europa, in cui i capi di Stato e di governo hanno chiesto un periodo di riflessione per avviare in ogni paese un ampio dibattito che coinvolgesse i cittadini, la società civile, i partner sociali, i parlamenti nazionali e i partiti politici. Le istituzioni europee, in particolare la Commissione, sono state invitate a partecipare a tale dibattito.

Parallelamente, il processo di ratifica è proseguito in molti Stati membri. Da giugno 2005 cinque paesi hanno approvato la Costituzione e il parlamento finlandese dovrebbe pronunciarsi definitivamente nei prossimi mesi. Il numero totale di ratifiche potrebbe presto essere pari a 16.

Nell’ottobre 2005 la Commissione ha presentato un “Piano D”: D come democrazia, dialogo e dibattito [2]. In tal modo ha dato un nuovo impulso al dibattito sul futuro dell’Europa, proponendo nuovi metodi per coinvolgervi i cittadini.

Il Piano D trae origine dai referendum francese e olandese. Esso tuttavia non è un’operazione di salvataggio della Costituzione, né è limitato al periodo di riflessione: rappresenta piuttosto il punto di partenza di un processo di riforma democratica a lungo termine. L’obiettivo politico è permettere che i cittadini facciano proprie le politiche dell’Unione, rendere tali politiche comprensibili e pertinenti, e far sì che le istituzioni dell’UE siano responsabili di fronte ai cittadini e conservino la loro fiducia. Questo processo richiederà tempo per dare risultati concreti e duraturi e necessiterà di un reale impegno, principalmente da parte degli Stati membri, ma anche delle istituzioni dell’UE. Alla fine il successo si misurerà dalla capacità e dalla volontà dell’UE di ascoltare, elaborare le informazioni ricevute e fornire risultati politici conseguenti.

Va ricordato che gli Stati membri rimangono i principali responsabili dell’organizzazione del dibattito a livello nazionale, regionale e locale. Il ruolo della Commissione nel quadro del Piano D è aiutare a strutturare il dibattito, se necessario fornendo agli Stati membri sostegno finanziario e organizzativo. Nell’allegato è presentato un inventario completo delle azioni del Piano D attuate dalla Commissione tra ottobre 2005 e aprile 2006.

L’intensità del dibattito sul futuro dell’Europa varia notevolmente da uno Stato membro all’altro. Ciò si spiega, almeno in parte, con il fatto che gli Stati membri hanno raggiunto stadi diversi nel processo di ratifica. Gli Stati membri che hanno già ratificato la Costituzione hanno già avuto un dibattito, pertanto saranno meno inclini ad adottare nuove iniziative e i loro cittadini meno curiosi di conoscere le prossime tappe.

Il periodo di riflessione prevedeva che a giugno 2006 si facesse un bilancio complessivo dei dibattiti nazionali. La presente comunicazione fornisce una sintesi dei dibattiti, illustrando in particolare le lezioni che si possono trarre dal Piano D. In essa figurano inoltre i dati di una speciale indagine Eurobarometro [3] sul futuro dell’Europa. Queste conclusioni accompagnano “Un’agenda dei cittadini per un’Europa dei risultati” quale contributo della Commissione al Consiglio europeo sul futuro dell’Europa [4].

2. Questioni sollevate nei dibattiti

2.1. Lo sviluppo economico e sociale dell’Europa

L’indagine Eurobarometro conteneva domande volte a valutare lo stato d’animo generale degli europei. È emerso che gli europei sono generalmente contenti di vivere nei rispettivi paesi e globalmente soddisfatti della loro vita familiare e professionale, ma hanno una visione generalmente pessimistica del futuro, soprattutto per quanto riguarda le prospettive economiche e sociali. La disoccupazione, soprattutto tra i giovani, rimane una delle preoccupazioni principali.

Le conseguenze della globalizzazione sono state al centro di tutti i dibattiti nazionali e delle discussioni online. Le questioni sollevate si riferiscono agli effetti sull’occupazione e sulla prosperità e all’esigenza di essere più competitivi e più produttivi in una società che sta invecchiando.

Alcuni media, sindacati, giovani e settori non governativi hanno sottolineato che l’Unione europea è associata alla globalizzazione, con il conseguente rischio di ripercussioni negative sulla protezione sociale e di un accrescimento del divario tra ricchi e poveri. Dall’indagine Eurobarometro, tuttavia, le posizioni sulla globalizzazione sono risultate relativamente equilibrate, sebbene coloro che la ritengono una buona opportunità per le società nazionali (37%) siano meno numerosi di coloro che la reputano una minaccia per l’occupazione e le imprese (47%). La mancanza di dinamismo dell’economia europea è stata fortemente criticata in molti paesi.

Le preoccupazioni sulla protezione sociale riguardano principalmente la riforma delle pensioni, la sicurezza sociale e i sistemi sanitari. Nonostante l’importanza che riveste nell’ambito delle politiche europee, la liberalizzazione dei servizi ha avuto un rilievo minore. In linea generale, i cittadini tendono a considerare che l’Unione europea potrebbe servirsi del modello sociale europeo per compensare gli effetti collaterali negativi della globalizzazione, ma deplorano lo scarso numero di misure concrete.

La libertà di circolazione dei lavoratori è stata una questione sensibile in quasi tutti i dibattiti nazionali. In alcuni vecchi Stati membri si teme ancora che l’apertura del mercato del lavoro ai lavoratori dei nuovi Stati membri comporti una perdita di posti di lavoro ed eserciti una pressione verso il basso dei salari. Parallelamente, i cittadini dei nuovi Stati membri continuano a considerare le restanti restrizioni alla libera circolazione dei lavoratori come un diniego delle libertà fondamentali dell’Unione.

Nei nuovi Stati membri sono stati discussi altri due temi. In primo luogo, la maggior parte dei cittadini ha ritenuto importante entrare nella zona euro. In secondo luogo, l’applicazione del sistema Schengen ha destato preoccupazioni in quanto potrebbe erigere nuove barriere per i paesi limitrofi dell’Unione.

2.2. L’Unione europea e il suo ruolo

In linea di massima i dibattiti nazionali hanno confermato i risultati dei sondaggi, secondo cui l’appartenenza all’Unione europea è considerata globalmente un fattore positivo. I sondaggi, tuttavia, hanno rivelato che negli ultimi mesi tale appoggio sta diminuendo nella maggior parte degli Stati membri, in particolare in Austria, Finlandia e Regno Unito.

In molti nuovi Stati membri i cittadini hanno messo in discussione il ruolo del loro paese nell’Unione europea e le relazioni tra i vecchi e i nuovi Stati membri.

Nei dibattiti sono state spesso affrontate le questioni dei finanziamenti dell’UE e della disponibilità dei fondi strutturali e di coesione. Questi ultimi sono stati considerati essenzialmente fattori positivi, anche se è stata criticata la pesantezza delle procedure. La riduzione dei finanziamenti dell’UE preoccupa particolarmente in Spagna, dove i cittadini hanno la sensazione di “averci rimesso” con il nuovo allargamento. Parallelamente, i cittadini di paesi quali la Svezia e il Regno Unito muovono critiche a quello che ritengono un onere iniquo.

La pace tra gli Stati membri e il mercato unico sono considerati i due migliori risultati della costruzione europea. Dai sondaggi altresì è emerso che i cittadini hanno un’opinione positiva degli sforzi compiuti dall’Unione per favorire la cooperazione nel settore della ricerca e dell’innovazione e promuovere la parità uomo-donna. In molti dibattiti sono state inoltre affrontate questioni attinenti alla sicurezza, quali la sicurezza ambientale, la sicurezza alimentare, la sicurezza dei trasporti, i diritti dei passeggeri e la sicurezza dell'approvvigionamento energetico; l’attività dell’Unione in questo settore è stata ritenuta largamente positiva, soprattutto in alcuni Stati membri. Talvolta i dibattiti hanno riguardato anche l’esigenza di una politica comune in materia di immigrazione e di asilo, la riforma fiscale, l’istruzione, l’identità europea e la diversità culturale, nonché i diritti dei consumatori e il futuro del settore agricolo.

I cittadini si sono dimostrati più critici nei confronti di quella che ritengono una regolamentazione eccessiva: legislazione troppo dettagliata ed eccesso di burocrazia. L’idea di un’Unione europea lontana che interferisce inutilmente nella vita del paese rimane sempre viva. In molti paesi sono stati criticati il deficit democratico e la mancanza di trasparenza nelle istituzioni europee. Un numero elevato di persone ha chiesto un maggior coinvolgimento dei cittadini nel processo decisionale.

Inoltre, in vari paesi i cittadini hanno la sensazione che la Commissione non applichi lo stesso trattamento a tutti gli Stati membri. Questo sentimento è più forte nei paesi piccoli, dove si ritiene che le norme sui disavanzi eccessivi o le decisioni sulla concorrenza non siano applicate equamente. Lo stesso discorso vale per quanto riguarda l’applicazione del diritto comunitario.

Dai sondaggi è emerso che la conoscenza e la comprensione del funzionamento dell’Unione, delle sue istituzioni e del loro ruolo sono molto limitate. Tuttavia sussiste una domanda e nei mesi scorsi le rappresentanze della Commissione negli Stati membri hanno osservato un aumento delle richieste da parte degli studenti di informazioni sulle istituzioni europee e sui programmi di studio e di scambio in altri Stati membri.

La questione linguistica non è sembrata molto presente nei dibattiti nazionali, ma è stata al centro del forum “Debate Europe”, in cui i partecipanti sono confrontati direttamente alla sfida di comunicare con cittadini di altre culture. In questa discussione la maggior parte dei partecipanti ha riconosciuto la necessità di una seconda lingua comune a tutti i cittadini dell’Unione.

I dibattiti hanno evidenziato come alcune questioni rivestano un ruolo importante in alcuni Stati membri pur essendo di poco interesse in altri: gli austriaci hanno discusso dell’accesso degli studenti stranieri alle università austriache e del transito alpino, mentre nei dibattiti regionali in Germania è stato spesso sollevato il tema della sussidiarietà. In Danimarca i cittadini stanno discutendo della possibilità per il loro paese di rinunciare alle clausole di non partecipazione. Un’altra questione centrale è stata la reazione dell’Unione europea alla polemica suscitata dalle vignette su Maometto; questa reazione è stata percepita in modo diverso nei vari Stati membri. Infine, a Cipro è stato particolarmente dibattuto l’approccio da adottare nei confronti della Turchia.

2.3. Le frontiere dell’Europa e il ruolo dell’Europa nel mondo

L’allargamento resta uno dei temi maggiormente discussi. In media, il 55% degli europei ritiene positivo l’allargamento dell’UE, sebbene il 63% tema che un nuovo allargamento accresca le difficoltà nei mercati nazionali del lavoro. Nell’UE-15 coloro che esprimono dubbi ritengono, in alcuni casi, che gli allargamenti precedenti si siano spinti troppo lontano e siano avvenuti troppo in fretta e mettono in discussione l’opportunità di un nuovo allargamento, in generale, e l’adesione della Turchia, in particolare. Questi cittadini sembrano temere una perdita di identità in seno a un’Europa in cui le frontiere sono poco chiare e le diversità culturali sono maggiori.

La natura dei dibattiti varia da un paese all’altro. In alcuni casi si è registrata una forte avversione per ulteriori allargamenti, in altri invece l’atteggiamento è stato più positivo (Slovenia, Regno Unito). Gli aspetti storici e geografici tendono ad influenzare l’opinione dei cittadini su questo tema. Alcuni paesi sono più favorevoli alla Croazia e ai Balcani occidentali che alla Turchia.

In molti paesi i cittadini manifestano l’esigenza di un’Europa forte, dotata di iniziative comuni in materia di politica estera, e chiedono lo sviluppo ulteriore della politica di difesa e di sicurezza, mentre gli sforzi compiuti dall’UE per promuovere la pace e la democrazia nel mondo sono riconosciuti abbastanza diffusamente. Più in particolare, i finlandesi e i lettoni ritengono necessaria una maggiore cooperazione tra l’Unione europea e la Russia. In alcuni casi è stata evocata l’esigenza di migliorare la capacità di gestione delle crisi dell’UE e di intensificare le relazioni transatlantiche.

2.4. Il modo di operare dell’Unione: “Azioni concrete, meno parole”

I cittadini dell’UE sono fermamente convinti che l’azione dell’UE sia indispensabile ed hanno grandi aspettative in tal senso. L’idea di un’Europa quale progetto politico di pace e solidarietà e luogo di condivisione di libertà e giustizia è accettata dalla vasta maggioranza dei cittadini. Secondo questi ultimi l’Europa è nella posizione giusta per poter difendere il modello europeo nel mondo, lottare contro il terrorismo e affrontare altre sfide in materia di sicurezza.

L’ambiente, la sicurezza alimentare o l’energia sono questioni che preoccupano i cittadini e per le quali questi ultimi si rendono conto degli aspetti positivi dell’integrazione comunitaria. Nei settori in cui l’Unione europea ha realizzato buoni risultati, l’opinione pubblica europea ritiene che l’UE dovrebbe continuare il suo lavoro e vedere i suoi poteri rafforzati. Questo vale soprattutto per la promozione della democrazia e della pace nel mondo, la cooperazione in materia di ricerca e di innovazione e la tutela ambientale.

Alcuni, tuttavia, temono che il modo in cui l’Unione europea opera possa ostacolare l’attuazione delle sue politiche. I cittadini criticano di più il modo di agire dell’Unione europea che le politiche seguite e desiderano essere coinvolti maggiormente nel processo decisionale comunitario. Essi auspicano che l’azione dell’Unione europea si traduca in risultati concreti nei settori che presentano un effettivo valore aggiunto.

Nei dibattiti i cittadini tendono a considerare astratte e complesse le questioni istituzionali e a manifestare un interesse più vivo per le politiche concrete che hanno un impatto diretto sulla vita quotidiana, come quelle per l’occupazione, l’ambiente o l’energia. Il dilemma costituzionale e il ruolo delle istituzioni europee sono tuttavia temi di discussione importanti del forum “Debate Europe”; i pareri espressi al riguardo sono stati sia positivi che negativi. L’opinione pubblica europea ritiene inoltre (25%) che la Costituzione potrebbe apportare benefici al futuro dell’Europa, dopo il raggiungimento di livelli di vita comparabili e l’introduzione dell’euro in tutti gli Stati membri.

3. Conclusioni

L’impegno della Commissione per la democrazia, il dialogo e il dibattito non finirà con la conclusione del periodo di riflessione. La Commissione continuerà ad attuare le 13 azioni stabilite nell’ottobre 2005 nel quadro del Piano D ed è aperta ad introdurre nuove azioni, qualora e laddove ciò risulti opportuno. A tal fine dovrà poter contare su una costante stretta collaborazione con le istituzioni dell’UE e gli Stati membri, nonché su un maggior impegno e coinvolgimento da parte di alcuni di essi.

A tutt’oggi il periodo di riflessione ci ha fornito alcune lezioni preziose. Per quanto riguarda gli aspetti positivi, vale la pena notare l’evidente desiderio di discutere dei settori in cui l’Europa dovrebbe agire che si evince chiaramente dalle iniziative particolarmente costruttive e lungimiranti adottate da alcuni Stati membri, come dibattiti e forum pubblici e azioni di coinvolgimento dei parlamenti nazionali, delle regioni e degli enti locali. Se un numero maggiore di Stati membri adotterà altre iniziative di questa natura l’UE ne trarrà senz’altro beneficio.

Per quanto riguarda le istituzioni europee, il forum interparlamentare organizzato dal Parlamento europeo e dal parlamento austriaco l’8 e 9 maggio, nonché un certo numero di iniziative lodevoli adottate da alcune commissioni del Parlamento europeo, hanno chiaramente aperto la strada all’ampio dibattito e al coinvolgimento necessari a livello parlamentare, avvicinando così ulteriormente il progetto europeo ai cittadini e ai loro rappresentanti eletti.

Analogamente, il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale europeo hanno creato strutture atte a garantire non solo il coinvolgimento delle regioni e delle parti sociali, ma anche che queste vengano ascoltate e le loro opinioni tenute in considerazione nell’elaborazione delle politiche europee.

Va tuttavia sottolineato che queste iniziative dovrebbero diventare una componente fissa dello sviluppo degli affari europei e che, di conseguenza, è necessario istituire strutture – a livello europeo, nazionale, regionale e locale – che consentano stabilmente ai cittadini di comunicare le loro reazioni. In particolare è importante coinvolgere i giovani, in quanto essi sono chiaramente determinati a partecipare maggiormente allo sviluppo dell’Unione europea e, pertanto, a rafforzare il loro ruolo di cittadini europei attivi [5].

Dal periodo di riflessione è emerso che i cittadini hanno una conoscenza relativamente limitata del modo di operare delle istituzioni dell’UE e se ne interessano poco. Parallelamente essi hanno grandi aspettative per quanto riguarda l’attuazione e il contenuto delle politiche, il che richiede alle istituzioni europee di adoperarsi per coinvolgerli maggiormente nel processo politico a tutti i livelli.

La Commissione svolgerà un ruolo particolare in questo contesto e dovrà assicurare – con l’aiuto indispensabile degli Stati membri e delle istituzioni europee – che il processo di comunicazione delle reazioni sia preso seriamente in considerazione e che all’ascolto facciano seguito azioni concrete. Essa valuterà come rispondere a tali reazioni e alle iniziative dei cittadini nel processo di elaborazione delle politiche.

La Commissione è pronta a fornire al Consiglio ulteriori dati, analisi e inventari degli sforzi che essa continua a compiere a tal fine.

ALLEGATO

Piano D – Inventario completo delle azioni attuate dalla Commissione

Ottobre 2005 – aprile 2006

Oltre alle centinaia di visite negli Stati membri, più di cento delle quali effettuate dal presidente e dai membri della Commissione ai parlamenti nazionali, la Commissione, nel quadro del Piano D, ha organizzato una serie di visite speciali ad alto livello al fine di instaurare un vero e proprio dibattito con i cittadini dell’Europa. Di seguito sono descritte alcune di queste attività.

1. Esempi di azioni attuate da ottobre 2005

Favorire un dibatto pubblico più ampio

– Visite dei commissari negli Stati membri: oltre alle normali visite dei commissari sono state effettuate cinque visite speciali nel quadro del Piano D, a cui hanno partecipato il presidente Barroso, la vicepresidente Wallström, il vicepresidente Barrot e i commissari Špidla, Ferrero-Waldner, Figel e Potočnik. Queste visite hanno consentito una combinazione unica di incontri con i governi nazionali e locali, i parlamenti nazionali, i media, le organizzazioni rappresentative e il grande pubblico, al fine di permettere uno scambio con un campione rappresentativo di tutta la società.

– Le prossime visite, previste per il 18 e 19 maggio in Danimarca e per giugno in Lettonia e Lituania, porteranno a otto il numero totale delle visite effettuate nel quadro del Piano D prima del Consiglio europeo.

– Disponibilità dei commissari nei confronti dei parlamenti nazionali: nel 2005 hanno avuto luogo quasi 100 contatti o visite di commissari ai parlamenti nazionali. Nel 2006, ad aprile si erano già svolte nel quadro del Piano D oltre 40 visite di commissari ai parlamenti nazionali di quasi tutti gli Stati membri. In alcuni casi era la prima volta che i parlamenti nazionali ricevevano il presidente della Commissione o commissari in seduta plenaria.

– Rappresentanze aperte al pubblico & centri “Europe Direct”: Tutte le rappresentanze della Commissione negli Stati membri organizzano mensilmente o settimanalmente “giornate porte aperte” per conferenze, contatti con la stampa e presentazioni tematiche.

Promuovere la partecipazione dei cittadini al processo democratico

– Promozione di una consultazione più efficace: il Libro bianco su una politica europea di comunicazione [6], adottato dalla Commissione il 1º febbraio 2006, porterà ad un piano d’azione più concreto, dopo il periodo di consultazione di sei mesi durante il quale tutti i cittadini europei e i soggetti interessati sono invitati ad esprimere il loro parere (ai primi di maggio 2006 erano stati registrati più di 500 contributi) [7].

– Sostegno ai progetti dei cittadini europei: il 17 marzo 2006 la Commissione ha lanciato un invito a presentare proposte di 2 milioni di euro per fornire un sostegno finanziario a progetti diretti ad organizzare manifestazioni transnazionali di cittadini [8] (ossia eventi con almeno quattro o cinque Stati membri partecipanti per progetto). La selezione dei progetti è attualmente in corso. Questo invito a presentare proposte intende incoraggiare le iniziative di organizzazioni europee che promuovono la partecipazione del pubblico a dibattiti su temi relativi all’UE, come previsto nel Piano D.

– Maggiore apertura: la Commissione ha accolto favorevolmente le conclusioni del Consiglio del 21 dicembre 2005, con cui questo si è impegnato ad organizzare un numero crescente di sedute pubbliche, rafforzando così l’apertura e la trasparenza. Essa, inoltre, ha istituito un registro pubblico dei gruppi di esperti [9] che l’aiutano a preparare le proposte normative e le iniziative politiche; questo registro è accessibile online da novembre 2005. Nel quadro dell’iniziativa europea per la trasparenza, lanciata nel novembre 2005, il 3 maggio 2006 la Commissione ha adottato un Libro verde per avviare un dibattito sul lobbismo e sull’introduzione dell’obbligo giuridico per gli Stati membri di pubblicare le informazioni sui beneficiari di fondi nell'ambito della gestione concorrente centralizzata, nonché sulle prassi di consultazione della Commissione.

Strumenti per l’avvio di un dialogo sulle politiche europee

– Indagine Eurobarometro specificamente dedicata al futuro dell’Europa: un’indagine quantitativa e qualitativa è stata condotta in tutti e 25 gli Stati membri in febbraio e marzo 2006.

– Internet: il 27 marzo 2006 la Commissione ha lanciato il forum di discussione online in 20 lingue “Debate Europe” [10]. Al 4 maggio 2006 erano stati registrati 5 354 contributi di cittadini.

– Gruppi di riflessione mirati: in gennaio è stata lanciata l’edizione 2006 dell’iniziativa “Primavera dell’Europa” (che festeggia quindi il suo quinto anniversario), creata ed organizzata –con la partecipazione attiva dei commissari– per stimolare l’interesse per l’Europa e i dibattiti sull’idea europea tra i giovani. Al 4 maggio 2006, avevano partecipato a questa iniziativa 7 354 istituti scolastici.

Partenariato con le istituzioni e gli organi europei

La riunione del gruppo interistituzionale sull’informazione del 17 gennaio 2006 ha avuto per temi centrali la cooperazione armoniosa e le sinergie. Essa ha permesso di tradurre questo partenariato in azioni pratiche e concrete. Membri e collaboratori delle istituzioni e degli organi dell’Unione europea hanno così partecipato, ad esempio, a visite negli Stati membri e al forum online “Debate Europe”. Essi hanno inoltre dato impulso e partecipato ad attività con istituti scolastici nel quadro dell’iniziativa “Primavera dell’Europa”. Molte manifestazioni previste negli Stati membri in occasione del 9 maggio sono state organizzate congiuntamente dalle rappresentanze della Commissione e dagli uffici del Parlamento europeo, mentre il forum interparlamentare con i parlamenti nazionali è stato organizzato a Bruxelles dal Parlamento europeo e dal parlamento austriaco. Inoltre, il Comitato delle regioni e il Comitato economico e sociale europeo hanno partecipato attivamente all’attuazione del Piano D, sfruttando appieno i loro contatti a livello locale/regionale e con gli attori sociali.

Rafforzare le relazioni con i parlamenti nazionali

La Commissione effettuerà ulteriori sforzi in stretta collaborazione con il Parlamento europeo e con i parlamenti nazionali, cercando ad esempio di individuare il modo per garantire un’informazione adeguata sulla strategia politica annuale e sul programma legislativo e di lavoro annuale. Essa è inoltre pronta a ricevere il contributo dei parlamenti nazionali alle iniziative nella fase prelegislativa, in base alle disposizioni dei trattati in vigore.

2. Valutazione

· Il Piano D non è un’operazione di salvataggio della costituzione

Il Piano D è diretto a favorire un ampio dibattito tra le istituzioni dell’UE e i cittadini. Il suo obiettivo è creare un metodo che consenta ai cittadini di essere coinvolti nel processo decisionale europeo. Il contenuto dei dibattiti lanciati nel quadro del piano D può sviluppare idee sia di carattere politico che relative a nuovi strumenti e mezzi, alcuni dei quali connessi con un processo decisionale efficace e responsabile.

· Il necessario coinvolgimento degli Stati membri

La Commissione si considera essenzialmente un catalizzatore. Sei mesi dopo l’adozione del Piano D, è giocoforza constatare che l’impegno degli Stati membri nel lancio dei dibattiti nazionali rimane ineguale.

· Un processo a lungo termine

Le attività del Piano D sono iniziate nella prima metà del 2006; è quindi troppo presto per trarre valide conclusioni. Il Piano D fa parte di un processo a lungo termine che utilizza nuovi metodi di comunicazione con i cittadini. Un dialogo costruttivo non può crearsi dall’oggi al domani e non può nemmeno avvenire solo su iniziativa delle istituzioni dell’UE e/o partire unicamente da Bruxelles. Esso deve diventare locale e beneficiare del sostegno attivo e della partecipazione degli Stati membri.

· Multilinguismo

Per quanto concerne la Commissione, le azioni del Piano D sono realizzate in tutte le lingue ufficiali dell’UE (forum di discussione online, Primavera dell’Europa), mentre le iniziative svolte a livello nazionale, regionale e locale dalle rappresentanze della Commissione negli Stati membri sono realizzate nella lingua del paese interessato. In questo contesto, occorre sottolineare che il multilinguismo costituisce uno strumento essenziale per sviluppare un dialogo effettivo con i cittadini. Per questo motivo la Commissione e i suoi partner istituzionali si sforzano di fornire su internet informazioni destinate al grande pubblico nel maggior numero di lingue possibile.

[1] Eurobarometro flash 171 e 172 – Costituzione europea: indagine post-referendum in Francia e nei Paesi Bassi.

[2] Il contributo della Commissione al periodo di riflessione e oltre: un Piano D per la democrazia, il dialogo e il dibattito - COM (2005) 494.

[3] Eurobarometro 65.1 sul futuro dell’Europa - maggio 2006.

[4] COM(2006) 211 del 10.5.2006.

[5] “La parola alla gioventù” - Preoccupazioni e aspettative dei giovani europei per quanto riguarda lo sviluppo dell’Unione europea, Eurobarometro standard 63, pubblicazione dicembre 2005.

[6] COM(2006) 35.

[7] http://www.europa.eu.int/comm/communication_white_paper/charter_code/index_it.htm

[8] http://europa.eu.int/comm/dgs/communication/grants/index_en.htm

[9] http://europa.eu.int/comm/secretariat_general/regexp/

[10] http://europa.eu.int/debateeurope/

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