[pic] | COMMISSIONE DELLE COMUNITÀ EUROPEE | Bruxelles, 27.01.2005 COM(2005)17 definitivo COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO E AL PARLAMENTO EUROPEO Riesame della politica ambientale 2004 {SEC(2005)97} 1. INTRODUZIONE Il riesame della politica ambientale (RPA) fa il punto sugli sviluppi della politica ambientale della UE nel 2004 e formula indicazioni per l’anno successivo (per maggiori informazioni si veda l’allegato). L’RPA si inquadra nel processo di Lisbona e, poiché che attualmente in corso il riesame dello stesso, l’esercizio di quest'anno incentrato in modo particolare sul rapporto tra ambiente e economia. Esso esamina inoltre i progressi realizzati nel quadro del Sesto programma di azione per l'ambiente (6ºPQA), che rimane il quadro di riferimento per la politica della UE in materia di ambiente. L’RPA si basa sul recente bilancio annuale del processo di Cardiff sull’integrazione delle considerazioni ambientali[1] e fa il punto sull’attuazione negli Stati membri della legislazione in materia di ambiente. Tra gli eventi principali dello scorso anno si possono citare: - l’allargamento della UE che incide sulle politiche future, in quanto i nuovi Stati membri sono chiamati a attuare la legislazione comunitaria in materia di ambiente; - un dibattito serrato sulla politica dell’ambiente e la competitività nel quadro della strategia di Lisbona; - un dibattito sul riesame e l’attuazione della strategia UE in materia di sviluppo sostenibile; - una strategia per promuovere la produzione e il consumo sostenibili (PCS), tra cui il piano d'azione per le tecnologie ambientali; - la preparazione per lo scambio delle quote di emissione e le strategie sul cambiamento climatico post 2012; - le iniziative per conseguire l’obiettivo della UE di arrestare la perdita di biodiversità entro il 2010; - gli sviluppi nel dibattito interistituzionale e il lavoro preparatorio sul sistema REACH; - le consultazioni in materia di strategie tematiche da presentare nel 2005 per il 6ºPQA; - la presentazione del piano d'azione per l'ambiente e la salute alla conferenza ministeriale dell’OMS. 2. INNOVAZIONI ECOEFFICIENTI E EFFICIENZA DELLE RISORSE: I FATTORI CHIAVE PER AUMENTARE LA COMPETITIVITÀ Fatti salienti Lo scorso anno il dibattito sulle politiche della UE stato dominato dalle questioni della competitività e ha registrato un consenso crescente sul contributo che le ecoinnovazioni possono apportare alla competitività della UE e sulle opportunità di mercato che esse offrono. Nel periodo in esame si lavorato per migliorare la normativa, per quanto concerne sia un uso più efficiente delle valutazioni di impatto sia una semplificazione della legislazione in materia di ambiente, così da ottimizzare il rapporto costi-efficacia della nuova legislazione. La “relazione Kok” ha sottolineato il ruolo della sostenibilità ambientale e della coesione sociale nel processo di creazione di posti di lavoro e crescita economica e ha indicato in che modo l’Europa potrebbe trarre profitto dalla fornitura di prodotti e processi ecoefficienti innovativi. Altre iniziative sono state adottate per sfruttare al massimo l’apporto del settore ambientale alla crescita del PIL e dell’occupazione: - buoni progressi sono stati realizzati nell’attuazione del piano d'azione della Commissione per le tecnologie ambientali; - la presidenza olandese ha posto l’accento sull’importanza delle ecoinnovazioni per un’Europa basata su “Pulizia, intelligenza, competitività”; - passi avanti sono stati fatti anche nelle consultazioni con gli operatori dei diversi settori in merito alle strategie tematiche della Commissione in materia di gestione delle risorse naturali e prevenzione e riciclo dei rifiuti, con ricadute positive per quanto attiene al miglioramento della normativa; - la Commissione ha pubblicato orientamenti per le autorità nazionali e locali in materia di appalti pubblici "verdi". Nuovi dati[2] Come si evince ormai da un numero crescente di fonti, la politica ambientale e l’ecoinnovazione possono stimolare la crescita economica e contribuire a mantenere o creare posti di lavoro, sostenendo la competitività e l’occupazione. Il mercato mondiale dei beni e servizi ambientali (stimato a 500 miliardi di euro nel 2003) in continua espansione. Il settore ecoindustriale occupa oltre 2 milioni di persone in Europa e registra una crescita del 5% annua. Per i prodotti ecoefficienti si aprono prospettive di mercato promettenti. L’emergere di economie grandi e dinamiche, quali quelle di Brasile, India o Cina, esercita una pressione crescente sulle risorse naturali e determina un aumento delle emissioni inquinanti su scala globale; per questo necessario adottare, in Europa come nei paesi citati, misure per migliorare l’efficienza energetica e l’uso delle risorse. La necessità di imporre vincoli ambientali alle economie in rapida crescita riconosciuta da un numero crescente di paesi (ad esempio, la Cina) ; ne consegue una consapevolezza crescente della necessità dello sviluppo sostenibile, con interessanti opportunità di mercato per le tecnologie ambientali. Recenti documenti dimostrano, ad esempio, che: - l’incidenza netta della politica ambientale sull’occupazione neutra quando non leggermente positiva; - le ecoindustrie hanno messo a segno performance migliori di quelle di altri settori economici; - le misure in materia di energie rinnovabili e efficienza energetica aumentano la sicurezza dell'approvvigionamento energetico e riducono le perdite economiche causate dalla volatilità dei prezzi petroliferi, riducendo al contempo le emissioni di gas a effetto serra e lo spreco di risorse limitate; - le spese per contenere l’inquinamento atmosferico di fonte industriale hanno generalmente un’incidenza ridotta sulla competitività; - un numero crescente di società e investitori si interessa in modo proattivo all’ecoefficienza e, come dimostra una serie di studi recenti, una buona gestione dell’ambiente sinonimo di superiore efficienza, migliori risultati finanziari e nuove prospettive di mercato. Prospettive per il 2005 Una serie di misure dovrà permettere alla UE di sfruttare appieno i vantaggi che il contributo alla politica ambientale può apportare alla sua competitività. Ad esempio: - l’impegno della UE e degli Stati membri per attuare il piano d'azione per le tecnologie ambientali; - una riflessione su come fare in modo che i prezzi integrino meglio i costi per la società; - le strategie tematiche sull’uso sostenibile delle risorse naturali e sulla prevenzione e il riciclo dei rifiuti. La Commissione intende continuare a collaborare con altri paesi per promuovere ulteriormente lo sviluppo sostenibile, in particolare sviluppando il dialogo con le economie emergenti, quali la Cina, che hanno una posizione simile in materia di sviluppo sostenibile, per far avanzare le iniziative internazionali necessarie a affrontare i problemi ambientali a livello globale, evitare la concorrenza basata su una riduzione degli standard ambientali e promuovere l'adozione delle ecoinnovazioni e di prodotti e processi maggiormente sostenibili. Altresì importante il lavoro, già in atto, per semplificare e migliorare la legislazione ambientale. Per favorire la crescita economica di lungo termine, migliorando al contempo l'ambiente e la qualità della vita, importante inoltre affrontare il problema dei cambiamenti climatici, ridurre la perdita di biodiversità e migliorare le nostre conoscenze sui legami tra ambiente e salute. 3. RISULTATI, TENDENZE E PROSPETTIVE IN TRE AREE PRIORITARIE Cambiamenti climatici, perdita di biodiversità e incidenza dell’ambiente sulla salute sono tra le priorità più rilevanti del Sesto programma di azione per l'ambiente. 3.1. Cambiamenti climatici Fatti salienti La ratificazione del protocollo di Kyoto da parte della Russia significa che esso entrerà in vigore all’inizio del 2005. La Commissione si preparata per il più importante programma mondiale di scambio delle quote di emissioni dei gas a effetto serra grazie all’adozione del regolamento sui registri e degli orientamenti in materia di monitoraggio e dichiarazione delle emissioni e all’approvazione di 21 piani di assegnazione nazionali per l’attribuzione di quote di emissioni agli impianti a alta intensità energetica. Il programma per ridurre con costi minimi le emissioni dei gas a effetto serra stato avviato il 1° gennaio 2005. Per contribuire alla lotta contro i cambiamenti climatici, la Commissione ha proseguito l’opera di integrazione delle problematiche ambientali nelle altre politiche, in particolare in quella dei trasporti e degli aiuti allo sviluppo e ha presentato recentemente tre proposte per favorire un consumo energetico più efficiente. Nuovi dati 2 Le più recenti informazioni sulle emissioni dei gas a effetto serra e i nuovi dati relativi alla portata e all’incidenza potenziali dei cambiamenti climatici sono fonti di costante preoccupazione. Certo, stata registrata una modesta riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, ma non sufficiente per far imboccare ai paesi EU-15 la traiettoria lineare che porta al raggiungimento degli obiettivi di Kyoto. Nel complesso, 12 dei 25 Stati membri registrano emissioni non in linea con tale percorso. E le tendenze in alcuni settori continuano a essere fonte di preoccupazione. Le più recenti statistiche indicano che le emissioni di gas a effetto serra prodotte dal settore dei trasporti hanno continuato a crescere, registrando (nella UE-15 nel 2002) un aumento di circa il 22% rispetto ai livelli del 1990, senza che si sia interrotto finora il legame tra aumento delle emissioni nel settore dei trasporti e crescita economica. Nel corso dell’anno sono emerse nuove indicazioni (grazie anche a ricerche di R&S finanziate dalla Comunità) sui costi potenziali di un mancato intervento per arrestare i cambiamenti climatici. Si prevede che gli eventi atmosferici eccezionali, come la canicola estiva del 2003, diverranno sempre più frequenti in conseguenza dei cambiamenti climatici. E da qui al 2050, una percentuale compresa tra il 15% e il 37% di tutte le specie potrebbe avviarsi verso l’estinzione. Lo scioglimento dei ghiacciai, un fenomeno in rapida diffusione, inciderà sull’approvvigionamento di acqua potabile, sull’irrigazione e sulla generazione di energia idroelettrica in tutta l’Europa, per non parlare del turismo invernale sulle Alpi e farà aumentare i costi delle coperture assicurative e dei danni non assicurati. Le perdite economiche dovute a eventi atmosferici eccezionali, ascrivibili in parte ai cambiamenti climatici, sono aumentate negli ultimi 20 anni, passando da una media annua inferiore a 5 miliardi di dollari a una media di 11 miliardi di dollari. Prospettive per il 2005 Tre sono gli obiettivi principali all’ordine del giorno: - accelerare l’attuazione delle misure per centrare gli obiettivi di Kyoto; - avviare un dibattito a livello internazionale sulle misure di riduzione delle emissioni globali post 2012; - prepararsi ai cambiamenti climatici inevitabili. 3.2. Biodiversità Fatti salienti - La creazione della rete Natura 2000 delle zone protette nella UE-15 ha registrato sostanziali progressi con l’adozione degli elenchi di siti per le regioni atlantiche e continentali. Una decisione della Commissione sulla regione biogeografica restante (quella mediterranea) dovrebbe essere adottata all’inizio del 2005. I siti, selezionati in modo da comprendere habitat e specie della UE a rischio di estinzione, interessano circa il 17% del territorio della UE-15. Con l’allargamento il capitolo biodiversità si arricchito di nuove sfide e potenzialità oltre che di una nuova regione biogeografica (la Pannonia). Nel 2004 si sono registrati passi avanti nella designazione dei siti nei nuovi Stati membri, stata pubblicata una comunicazione della Commissione sul finanziamento di natura 2000 e nelle proposte di regolamenti per lo sviluppo rurale e i Fondi strutturali (2007-2013) sono state inserite nuove e significative opportunità di cofinanziamento. - La conferenza di Malahide del maggio 2004 ha evidenziato l’esistenza nel settore di un consenso diffuso sulle misure da adottare per proteggere la biodiversità a livello europeo. La conferenza ha permesso di definire gli obiettivi per rispettare l’impegno di arrestare il declino della biodiversità nella UE entro il 2010. - La conferenza di Bergen-op-Zoom del novembre 2004 ha premesso di individuare ulteriori azioni prioritarie per la conservazione della fauna avicola. - Le proposte per la politica di sviluppo rurale post 2006 hanno assegnato maggiore importanza ai servizi ecologici per l’agricoltura. A livello internazionale il 2004 ha visto l'adozione di importanti decisioni in materia di interventi globali per arrestare il declino della biodiversità: - la settima conferenza delle parti (COP7) della convenzione delle Nazioni Unite sulla diversità biologica ha adottato un programma di lavoro finalizzato all’istituzione di sistemi nazionali e regionali di aree protette terrestri (entro il 2010) e marine (entro il 2012) e indicatori per valutare i progressi compiuti verso il conseguimento dell’obiettivo globale di una significativa riduzione della perdita di biodiversità entro il 2010; - la prima riunione delle parti del protocollo di Cartagena sulla biosicurezza ha definito i requisiti in materia di documentazione e i meccanismi di conformità per gli organismi geneticamente modificati (OGM); - le parti contraenti della Convenzione sul traffico internazionale delle specie minacciate di estinzione (CITES) hanno concordato di intensificare i controlli sul commercio di una serie di specie a rischio e di adottare un piano d’azione sul traffico illegale di avorio. Nuovi dati 2 Studi pubblicati nel 2004 hanno dimostrato che, potenzialmente, ci troviamo di fronte a una radicale diminuzione delle specie: che circa la metà delle 5.743 specie anfibie conosciute presenti sul pianeta (gli anfibi sono buoni indicatori della biodiversità) infatti in declino e un terzo in via di estinzione. Studi hanno inoltre dimostrato che circa il 43% delle specie di uccelli presenta problemi di conservazione. L’integrazione delle problematiche della biodiversità in altre politiche in fase di attuazione. L’agricoltura biologica in continua, anche se lenta, crescita, come pure in aumento la proporzione della spesa agricola destinata allo sviluppo rurale e ai regimi agroalimentari. Lo sfruttamento eccessivo delle risorse alieutiche resta un problema e la ricostituzione di alcuni stock si sta rivelando più ardua del previsto. Prospettive per il 2005 - Nel 2005 la Commissione intende pubblicare una comunicazione sulla politica in materia di biodiversità basandosi sulle raccomandazioni delle conferenze di Malahide e Bergen-op-Zoom. - La Commissione continuerà a sostenere la realizzazione della rete Natura 2000, compresa l’estensione della stessa ai nuovi Stati membri e all’ambiente marino. Nell’ambito del quadro di riferimento generale costituito dalle proposte della Commissione per le prospettive finanziarie 2007-2013, continuerà il lavoro per consolidare il cofinanziamento comunitario della rete Natura 2000 e per reperire i finanziamenti necessari all'interno degli Stati membri. - Inizierà l’attuazione del piano d'azione della Commissione per un'alimentazione e un'agricoltura biologiche. - La strategia tematica marina proporrà un quadro per l’elaborazione e l’attuazione di un approccio di gestione per i mari e gli oceani basato sugli ecosistemi. 3.3. Ambiente e salute Fatti salienti Il piano d'azione della Commissione per l'ambiente e la salute, messo a punto con l’obiettivo di colmare lacune conoscitive, individuare nuove problematiche e migliorare la comunicazione, stato presentato alla conferenza dell’OMS su ambiente e salute tenutasi a Budapest, nel corso della quale i ministri della sanità e dell’ambiente di 52 paesi hanno adottato il piano d'azione per l'ambiente e la salute dei bambini in Europa (CEHAPE), che ha ottenuto il sostegno della Commissione. Il sistema REACH, la proposta della Commissione di un nuovo quadro normativo per le sostanze chimiche, attualmente dibattuto in seno al Consiglio (Ambiente e competitività) e al Parlamento europeo. Un seminario organizzato dalla presidenza, e centrato su una valutazione di impatto approfondita del sistema REACH, pervenuto alla conclusione che il costo del sistema più che ampiamente compensato dai benefici, confermando così le conclusioni della valutazione d’impatto realizzata dalla Commissione. Le discussioni hanno permesso di individuare le misure idonee a facilitarne l’attuazione e, di conseguenza, a ridurne i costi, consentendo al contempo di acquisire tutti i benefici di un più elevato livello di protezione della salute e dell'ambiente. Anche i preparativi per l’attuazione hanno registrato progressi; in particolare sono stati costituiti partenariati con gli operatori del settore al fine di assicurare la facilità d’uso e ridurre i costi del sistema, sono stati messi a punto gli aspetti informatici e sono stati preparati orientamenti per l’industria e gli Stati membri. Il Registro europeo delle emissioni inquinanti (EPER), il primo registro pubblico europeo delle emissioni di fonte industriale nell'atmosfera e nell'acqua, ha permesso al pubblico di accedere con più facilità alle informazioni sull’ambiente. La Commissione ha ratificato un accordo dell’ONU di rilevanza per l’Unione e ha aderito a una seconda convenzione finalizzata a eliminare l’inquinamento causato dagli inquinanti organici persistenti (POP), ovvero le sostanze tossiche che possono spostarsi per lunghe distanze, permangono nell’ambiente e si accumulano nella catena alimentare. Nuovi dati 2 Una percentuale compresa tra il 2% e l’8% circa delle malattie registrate nella UE-25 può essere attribuita a fattori ambientali, e in particolare all’inquinamento atmosferico e sonoro dovuto ai trasporti. Devono essere prodigati maggiori sforzi per affrontare i fattori di rischio per la salute conosciuti, quali l’esposizione prolungata agli inquinanti atmosferici, come il particolato e l’ozono, o la presenza di livelli eccessivi di mercurio nei molluschi. Gli Stati membri della UE stanno già investendo nella ricerca e negli studi per comprendere meglio tali fenomeni: basti citare ambiti quali il biomonitoraggio umano con particolare attenzione ai metalli pesanti, alle diossine, ai PCB, alle sostanze che alterano il sistema endocrino, all’asma e alle allergie. Poiché tuttavia gli Stati membri non utilizzano le stesse metodologie, i risultati sono difficili da comparare. Prospettive per il 2005 Continuerà il lavoro per fornire le informazioni necessarie a contrastare i rischi per la salute umana causati dalle sostanze presenti nell’ambiente. Ad esempio: - la ricerca di un accordo sulla proposta di regolamento REACH per consentire una valutazione e un controllo più rigorosi delle sostanze chimiche utilizzate; - l’attuazione del piano europeo d'azione per l'ambiente e la salute in prospettiva della realizzazione di azioni sul biomonitoraggio umano, la ricerca e l’informazione sull’ambiente e la salute. Nel frattempo la Commissione proporrà misure (con strategie da pubblicarsi nel 2005) per limitare l’esposizione al mercurio, ai pesticidi e all’inquinamento atmosferico. 4. VINCERE LE SFIDE LEGATE ALL’ATTUAZIONE E AL MIGLIORAMENTO DELLA NORMATIVA Fatti salienti Benché la legislazione UE abbia già contribuito molto a migliorare la qualità dell’ambiente, a creare uniformità di condizioni per le imprese in tutta l'Unione e a promuovere nuove opportunità di mercato, esistono tuttavia margini di miglioramento. La piena attuazione della legislazione UE in materia di ambiente da parte degli Stati membri, compresi i nuovi, costituisce una sfida. Le cause in campo ambientale continuano a rappresentare un terzo dei procedimenti per mancata attuazione della legislazione comunitaria nella UE-25. Nel 2004 la Commissione ha preso in esame i settori maggiormente problematici (rifiuti, acqua, protezione della natura e valutazione di impatto ambientale) e ora impegnata nell'elaborazione di piani d'azione per migliorare il tasso di conformità. Un’efficace attuazione della normativa significa sia adottare nei tempi previsti la pertinente legislazione nazionale, sia dispiegare le infrastrutture necessarie. Ciò significa inoltre che sono necessarie ispezioni e interventi contro le pratiche illegali. I fondi comunitari devono continuare a fungere da catalizzatore degli investimenti necessari negli Stati membri. L’impegno attuale della Commissione a favore di un miglioramento della normativa inteso a rendere la legislazione UE più chiara e di più facile attuazione, oltre a incoraggiare la ricerca di soluzioni più efficaci e economicamente vantaggiose. La Commissione continua, laddove opportuno, a promuovere le iniziative volontarie e ha lanciato un esercizio di valutazione dei sistemi EMAS (sistema comunitario di ecogestione e audit) e dell’Ecolabel europeo. Nel progettare i nuovi interventi legislativi la Commissione si propone di anticipare i problemi, ridurre gli oneri amministrativi, minimizzare i costi di adeguamento e massimizzare le nuove opportunità. Per questo motivo si avvale di valutazioni d’impatto, consultazioni pubbliche e screening. L’integrazione delle problematiche ambientali in altre politiche e decisioni settoriali deve essere perseguita per conseguire molti obiettivi che oltrepassano il settore dell’ambiente e che non possono essere raggiunti facendo leva esclusivamente sulla politica ambientale. Nel bilancio del processo di Cardiff sull'integrazione delle considerazioni ambientali sono formulate raccomandazioni per rilanciare il processo di integrazione, invitando gli Stati membri a dare piena attuazione alla direttiva sulla valutazione degli effetti di determinati piani e programmi sull'ambiente. Prospettive per il 2005 Gli Stati membri devono dare piena attuazione alla legislazione ambientale. La Commissione intende concentrarsi sui settori principali e più problematici. Altri aspetti da prendere in considerazione riguardano la semplificazione della legislazione, i requisiti in materia di monitoraggio e comunicazione. 5. CONCLUSIONI Gli sviluppi della politica ambientale, a livello sia nazionale che dell’Unione nell’anno appena trascorso, confermano un certo numero di tendenze già individuate nel riesame della politica ambientale del 2003. Lisbona e l’ambiente: - l’ambiente e l’ecoinnovazione costituiscono un elemento essenziale della strategia di Lisbona grazie al loro contributo a una crescita economica sostenibile e alla competitività a lungo termine dell’economia della UE. Questo contributo richiede in particolare di: - migliorare ulteriormente l’uso ecoefficiente dell’energia e delle risorse con conseguente miglioramento della produttività delle risorse e riduzione della pressione sull’ambiente; - per centrare gli obiettivi concreti già concordati per la lotta contro i cambiamenti climatici, conseguire l’efficienza energetica e trasporti più sostenibili necessario tra l’altro: - informare meglio le società e i cittadini della UE sui prodotti, processi e servizi che possono contribuire a arrestare i cambiamenti climatici e le minacce per l’ambiente; - adottare prezzi che riflettano pienamente, per la società nel suo insieme, i costi delle differenti fonti di energia e di beni e servizi come i trasporti e i servizi di mobilità, così da rispondere alla domanda crescente con soluzioni maggiormente sostenibili; - promuovere le innovazioni ecoefficienti in tutti i settori dell'economia, in particolare grazie a una piena applicazione del piano d'azione per le tecnologie ambientali (ETAP). Gli Stati membri dovrebbero definire tabelle di marcia per l’attuazione dell’ETAP e essere incoraggiati a mettere a punto piani d’azione per gli appalti pubblici “verdi”. Inoltre, in tutta Europa necessario un grande impegno per progredire sulla via dell'efficienza energetica; - tenere il passo dei concorrenti della UE, come USA e Giappone, nel settore della ecoinnovazione. La domanda globale di ecoinnovazioni in crescita, poiché le economie emergenti, come la Cina, sono sempre più consapevoli del fatto che la loro rapida crescita potrebbe essere presto frenata da limiti a ambientali. per affrontare questa sfida sono necessarie tecnologie e innovazioni ambientali. la ricerca e le attività di dimostrazione “a rischio” dovrebbero beneficiare di finanziamenti pubblici analoghi a quelli concessi dai concorrenti della UE. L’ambiente nella UE - Il 6º PQA garantisce fino al 2012 un quadro stabile per le politiche comunitarie in materia di ambiente come pure per l’integrazione delle problematiche ambientali nelle politiche settoriali. Le sue cinque priorità ─ cambiamenti climatici, biodiversità, risorse, ambiente e salute ─ richiedono interventi di lungo termine. Vi sono anche aree in cui necessario intervenire con provvedimenti di breve termine perché, in caso contrario, si potrebbero avere in futuro costi più elevati o danni irreversibili c si perderebbe l’opportunità di individuare soluzioni più efficaci. E a livello globale - La Commissione intende continuare a sostenere la cooperazione internazionale per perseguire lo sviluppo sostenibile, cercando di affrontare i problemi ambientali a livello globale o transfrontaliero, proponendo una politica ambientale UE per gli aspetti di portata globale e garantendo l’integrazione delle problematiche ambientali in tutti i settori d’intervento esterni, quali la sicurezza, lo sviluppo, la politica commerciale e di vicinato. Il prossimo anno - Nel 2005 la Commissione intende avviare una serie di importanti iniziative politiche nel settore dell’ambiente che daranno forma alla politica ambientale dell'Unione per gli anni a venire: - le comunicazioni sulla politica della UE in materia di clima per il periodo successivo al 2012 (previste per febbraio 2005) e sugli strumenti economici per affrontare l’impatto dei cambiamenti climatici nel settore del trasporto aereo; - la comunicazione sulla politica in materia di biodiversità; - le strategie tematiche sulla qualità dell’aria, l’uso delle risorse, la prevenzione e il riciclo dei rifiuti, l’ambiente marino, l’uso dei pesticidi, l’ambiente urbano e il suolo. Migliorare l’attuazione - Il quadro della politica ambientale ormai ben definito e un buon numero di provvedimenti legislativi in materia di ambiente già in vigore. Se, da un lato, verranno proposti nuovi interventi legislativi laddove ciò si riveli opportuno, dall’altro lo sforzo maggiore dovrà essere concentrato sull’attuazione della legislazione e delle politiche esistenti. Gli obiettivi e le norme vincolanti sono già stati fissati e concordati. Spetta agli Stati membri attuare tali politiche e farne beneficiare la società nel suo complesso. La Commissione intende incrementare la propria collaborazione con gli Stati membri per dare migliore attuazione alla legislazione. e l’elaborazione delle politiche ambientali - La politica ambientale si fonda sempre più sul miglioramento delle conoscenze scientifiche. Tuttavia le nostre conoscenze si rivelano talvolta incerte e lacunose, imponendo continui sforzi di aggiornamento. Sono necessari significativi investimenti di ricerca e sviluppo per colmare tali lacune, sia negli Stati membri che nell’Unione nel suo complesso. Nel definire i programmi comunitari di ricerca si dovrebbe prendere atto che alla ricerca sull’energia e l’ambiente tributata un’importanza decrescente. - Avvalendosi delle nuove tecnologie, deve essere sviluppato un sistema condiviso, più trasparente e efficiente, di scambio delle informazioni all’interno della UE, a tutto vantaggio degli interessi nazionali e comunitari, nonché di tutti i cittadini dell'Unione allargata. In questo ambito l'Agenzia europea dell'ambiente, con la sua rete diffusa, può svolgere un ruolo utile; - La Commissione impegnata a progredire costantemente nelle modalità di progettazione e attuazione della politica ambientale; l’uso delle valutazioni di impatto ambientale e l’intensa consultazione degli operatori del settore costituiscono ormai pratiche consuete. gli strumenti normativi di tipo più tradizionale sono integrati da strumenti basati sul mercato e da altri mezzi per massimizzare le opportunità di un’attuazione piena, efficace e economicamente vantaggiosa. Questi approcci di tipo misto devono continuare a essere sviluppati a livello sia comunitario che degli Stati membri. Le strategie tematiche per il 2005 tributeranno un’attenzione particolare alle metodologie per favorire l’innovazione in campo ambientale, il rapporto costi-efficacia e l’integrazione; - Deve proseguire il processo di semplificazione normativa per ridurre gli oneri amministrativi per il settore pubblico e le società, mantenendo al contempo elevati standard ambientali e garantendo uniformità di condizioni nel mercato interno. Sono necessari interventi sia a livello comunitario che degli Stati membri. Le strategie tematiche previste per il 2005 offrono un’opportunità unica per progredire ulteriormente verso la semplificazione normativa. Per soddisfare le aspettative dei cittadini della UE - La politica dell’ambiente riguarda anche la qualità della vita. Essa interessa pertanto direttamente la vita dei cittadini. Sondaggi di opinione realizzati in tutta Europa evidenziano con chiarezza che la grande maggioranza dei cittadini comunitari auspica che l’ambiente abbia un ruolo più importante e si attende decisioni che garantiscano una migliore qualità dell’ambiente e dei settori a esso legati nell’Unione europea. Una forte politica europea in materia di ambiente, quindi, una priorità per i cittadini europei e fa sentire loro l’Europa più vicina. - L’Europa deve raccogliere la sfida e utilizzare le opportunità e i vincoli ambientali nel quadro della sua politica di crescita economica e occupazionale. È una condizione importante per migliorare il benessere e creare le basi di un futuro più equo. L’Europa deve impegnarsi ora, in Europa e nel mondo. [1] COM (2004) 394 [2] SEC(2005)97