Risoluzione del Parlamento europeo su Bhopal
Gazzetta ufficiale n. 226 E del 15/09/2005 pag. 0361 - 0364
P6_TA(2004)0114 Bhopal Risoluzione del Parlamento europeo su Bhopal Il Parlamento europeo, - visto l'articolo 115, paragrafo 5, del suo regolamento, A. considerando che nel 2004 ricorre il ventesimo anniversario della tragedia di Bhopal, il peggiore disastro industriale della storia, B. considerando che nella notte del 2 dicembre 1984, a causa di una fuga, oltre 35 tonnellate di gas tossici, di cui almeno 24 tonnellate di metilisocianato (MIC) estremamente velenoso, sono state disperse dallo stabilimento di pesticidi di Bhopal di proprietà della Union Carbide India Limited (UCIL), filiale della multinazionale statunitense Union Carbide Corporation (UCC), C. considerando che nei due-tre giorni successivi sono morte oltre 7 mila persone e molte di più hanno riportato lesioni e che negli ultimi 20 anni secondo le stime sono morte da 15 a 30 mila persone per malattie legate all'esposizione al gas; che dalla relazione annuale 2003 del dipartimento per l'assistenza e il risanamento del gas del Madhya Pradesh risulta che fino all'ottobre 2003 sono stati concessi risarcimenti per 15248 decessi e 554895 casi di lesioni o invalidità, D. considerando che oltre 100000 persone colpite dall'esposizione al gas continuano ad accusare malattie croniche e invalidanti, per le quali le terapie sono praticamente inefficaci, che spesso sono una condanna a una vita di emarginazione sociale nelle privazioni e nell'indigenza e comportano la stimmate del "morto vivente", E. considerando che chiaramente, nella progettazione o nella gestione della fabbrica di Bhopal, l'Union Carbide non ha applicato gli stessi standard di sicurezza seguiti negli USA, segnatamente un eventuale piano o sistema concreto di emergenza a Bhopal per avvertire le popolazioni locali della fuga, nonostante gli allarmi a partire dal 1982 in merito ai gravi problemi di sicurezza dello stabilimento di Bhopal, F. considerando che ancora oggi le sostanze chimiche abbandonate dalla Union Carbide continuano ad avvelenare le risorse idriche e provocano casi di cancro e di malformazioni nei neonati, G. considerando che con test effettuati nel 1999 nell'acqua di falda e di pozzi in prossimità del sito dell'incidente sono stati accertati livelli di mercurio tra 20000 e 6000000 di volte superiori al previsto; che nell'acqua sono state rinvenute anche sostanze chimiche che provocano cancro, lesioni cerebrali e malformazioni neonatali; che è stato rintracciato a livelli 50 volte superiori ai limiti di sicurezza fissati dall'Agenzia statunitense per la protezione dell'ambiente il tricloroetene (una sostanza chimica di cui è nota la nocività sullo sviluppo fetale), H. considerando che dopo l'acquisizione della Union Carbide da parte della Dow Chemical nel 2001, per oltre 10 miliardi di dollari, i nuovi proprietari hanno rifutato, da un lato, di depurare il sito di Bhopal che continua a generare contaminazione e, dall'altro, di finanziare l'assistenza medica alle vittime, I. considerando che vent'anni dopo i sopravvissuti sono ancora in attesa di un giusto risarcimento, di adeguata assistenza sanitaria e terapie, nonché in generale del risanamento economico e sociale, J. considerando che nel 1989 la Unione Carbide e la sua filiale indiana hanno negoziato un concordato legale con il governo indiano per un importo di 470 milioni di dollari per la copertura di tutti i reclami, convalidato poi dalla Corte suprema indiana e in applicazione del quale l'importo in oggetto è stato versato interamente al governo indiano subito dopo la decisione della Corte suprema, K. considerando che l'importo di 470 milioni di dollari, dopo il pagamento degli onorari degli avvocati e delle presunte tangenti per corrompere funzionari indiani, si è ridotto alla somma ridicola di 300 dollari per ogni vittima della catastrofe, un importo che non copre neppure le spese mediche, L. considerando che nel luglio 2004 la Corte suprema indiana ha ingiunto al governo indiano di erogare alle vittime tutte le somme addizionali del concordato, M. considerando che nel corso degli anni le somme inizialmente destinate a 105000 vittime, numero sul quale la Corte suprema indiana aveva calcolato il concordato, sono state distribuite a un numero cinque volte maggiore tra morti, malati e invalidi, con conseguente grave sopruso per le vittime; che le misere somme sono state infine erogate soltanto a partire dal 1992, N. considerando che il governo indiano ha fatto ben poco per tutelare la popolazione da ulteriori esposizioni e danni e che non sono stati elaborati programmi per verificare i danni né piani di risarcimento, O. considerando che secondo il concordato il governo indiano si è assunto la responsabilità per fornire assistenza medica ai cittadini di Bhopal in caso di patologie successive, P. considerando che la scarsa qualità del sistema di assistenza sanitaria ha fatto sì che la maggior parte dei sopravvissuti abbia dovuto spendere l'intero risarcimento per terapie presso medici privati, Q. considerando che, malgrado la Corte suprema nel maggio 2004 abbia disposto che fosse fornita acqua potabile alle popolazioni esposte all'acqua contaminata, il governo del Madhya Pradesh non ha ancora applicato integralmente l'ingiunzione, R. considerando che sia la UCC/Dow, sia i governi indiano e del Madhya Pradesh sono venuti meno all'adempimento dei rispettivi obblighi e responsabilità nel prevenire la fuga di gas e nel far fronte alle sue conseguenze, nonché nel prevenire e bloccare il protrarsi dell'inquinamento ambientale e idrico provocato dalla dispersione di sostanze tossiche e pericolose, 1. esprime la propria sincera partecipazione ai parenti dei deceduti e a quanti ancor oggi soffrono per le conseguenze dell'esposizione al gas e sollecita risarcimenti più adeguati e assistenza alle vittime; 2. deplora che gli abitanti non abbiano ancora accesso a risorse di acqua potabile adeguate alle loro esigenze quotidiane mentre gli avvocati continuano a discutere su chi debba assumersi la responsabilità per le vittime del disastro; 3. invita i governi indiano e del Madhya Pradesh a a) assicurare una decontaminazione e un risanamento rapidi ed effettivi del sito di Bhopal, b) assicurare regolari forniture di acqua sicura e idonea a usi domestici alle popolazioni interessate, in conformità dell'ingiunzione della Corte suprema, nonché a provvedere a un'assistenza sanitaria adeguata e accessibile a tutti i sopravvissuti, c) rivalutare i risarcimenti assegnati alle vittime sulla base del concordato del 1989 e procedere a eventuali reintegrazioni in conformità del decreto della Corte suprema del 1991; 4. deplora severamente il fatto che il concordato del 1989 tra l'Union Carbide e il governo indiano non abbia avuto alcuna incidenza positiva per le persone esposte al gas né abbia riservato alcuna attenzione al conseguente impatto ambientale; 5. sottolinea che sono rimaste senza esito le diverse azioni per ottenere giustizia intentate dai sopravvissuti presso tribunali statunitensi e indiani; 6. sollecita un'inchiesta indipendente sull'attuale situazione a Bhopal, se possibile sotto l'egida della Commissione ONU per i diritti umani, chiede ai relatori speciali competenti di compiere una visita in India al fine di analizzare gli effetti delle attività della UCIL/UCC e il disastro di Bhopal per quanto riguarda la contaminazione delle falde freatiche e dell'ambiente e quindi i diritti umani delle popolazioni interessate; 7. sostiene l'iniziativa avviata nel dicembre 2001 dall'Organizzazione mondiale della sanità, attraverso il Programma internazionale per la sicurezza chimica (IPCS) al fine di migliorare la capacità di intervento su scala nazionale o globale in caso di incidente chimico sviluppando un sistema di allerta rapida e un programma per potenziare le strutture competenti negli Stati membri; 8. evidenzia che come cause principali del disastro vanno citate le cattive condizioni di lavoro, l'assenza di adeguati sistemi di sicurezza e l'assoluta mancanza di una valutazione dei rischi nello stabilimento di Bhopal, elementi che erano ben noti alla direzione dello stabilimento e alle autorità indiane; 9. ritiene che per prevenire simili catastrofi la salute e la sicurezza sul posto di lavoro debbano diventare le premesse essenziali per tutte le imprese che effettuano investimenti nei paesi in via di sviluppo; 10. invita la Commissione a esplorare le modalità con cui l'Unione europea potrebbe contribuire alla decontaminazione completa e definitiva del sito e nel frattempo alla fornitura di acqua potabile; 11. accoglie con favore le proposte legislative della Commissione (COM(2003)0644) per raccogliere una mole maggiore di dati su alcune delle circa 30000 sostanze chimiche attualmente in uso; 12. incarica il suo Presidente di trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, alla commissione dell'ONU per i diritti umani, ai governi indiano e del Madhya Pradesh e alla Dow Chemical Company. --------------------------------------------------