52004DC0491

Relazione della Commissione all'autorità di bilancio sulle garanzie che impegnano il bilancio generale Situazione al 31 dicembre 2003 {SEC(2004) 922} /* COM/2004/0491 def. */


RELAZIONE DELLA COMMISSIONE all'autorità di bilancio sulle garanzie che impegnano il bilancio generale Situazione al 31 dicembre 2003 {SEC(2004) 922}

INDICE

Parte I - Eventi successivi alla relazione aggiornata al 30 giugno 2003, situazione dei rischi e attivazione delle garanzie di bilancio

1. Introduzione: tipi di operazioni

1.1. Operazioni con obiettivi macroeconomici

1.2. Operazioni con obiettivi microeconomici

2. Eventi successivi alla relazione aggiornata al 30 giugno 2003

3. Situazione dei rischi

3.1. Esposizione in conto capitale al 31 dicembre 2003

3.2 Rischio massimo annuo a carico del bilancio comunitario: esborsi al 31 dicembre 2003

3.3 Rischio massimo annuo teorico a carico del bilancio comunitario: esborsi e operazioni decise al 31 dicembre 2003

4. Attivazione delle garanzie di bilancio

4.1. Pagamenti da risorse di tesoreria

4.2. Attivazione del Fondo di garanzia

5. Analisi della capacità teorica di prestiti e garanzie della Comunità a favore di paesi terzi

6. Situazione del Fondo di garanzia al 31 dicembre 2003

7. Solidità relativa

Parte II - Valutazione dei rischi potenziali: situazione economica e finanziaria dei paesi terzi

destinatari delle principali operazioni di prestito

1. Introduzione

2. Paesi candidati

2.1. Bulgaria

2.2 Romania

2.3 Turchia

3. Balcani occidentali

3.1 Bosnia ed Erzegovina (Bosnia-Erzegovina)

3.2 Ex Repubblica iugoslava di Macedonia (ERIM)

3.3 Serbia e Montenegro

4. Nuovi Stati indipendenti

4.1 Armenia

4.2 Bielorussia

4.3 Georgia

4.4 Moldavia

4.5 Tagikistan

4.6 Ucraina

5. Altri paesi terzi

5.1 Algeria

5.2 Argentina

5.3 Brasile

5.4 Giordania

Elenco di abbreviazioni

Parte I

Eventi successivi alla relazione aggiornata al 30 giugno 2003, situazione dei rischi e attivazione delle garanzie di bilancio [1]

[1] Si noti che il documento di lavoro della Commissione comprende un allegato con una serie di tabelle particolareggiate e di note esplicative alla presente relazione.

1. Introduzione: tipi di operazioni

I rischi coperti dal bilancio comunitario derivano da una serie di operazioni di prestito e garanzie che possono essere suddivisi in due categorie: prestiti con obiettivi macroeconomici e prestiti con obiettivi microeconomici.

1.1. Operazioni con obiettivi macroeconomici

La prima categoria è costituita dai prestiti alla bilancia dei pagamenti per Stati membri o paesi terzi, che di norma comportano precisi impegni e condizioni economiche.

1.2. Operazioni con obiettivi microeconomici

Si tratta di prestiti destinati al finanziamento di progetti, solitamente rimborsati a lungo termine mediante fondi che dovrebbero essere generati dai progetti stessi; di norma, tali prestiti vengono concessi a imprese, istituzioni finanziarie o paesi terzi e, oltre che dalla garanzia comunitaria, sono coperti dalle normali garanzie richieste dalle banche.

Queste operazioni comprendono i prestiti Euratom e NSC [2] negli Stati membri e i prestiti Euratom e BEI all'esterno della Comunità (paesi del Mediterraneo, Europa centrale e orientale, paesi dell'Asia e dell'America latina, Repubblica del Sudafrica e Russia).

[2] Non attivi dal 1995.

2. Eventi successivi alla relazione aggiornata al 30 giugno 2003

Per quanto riguarda l'assistenza macrofinanziaria fornita ai paesi terzi, il 25 novembre 2003 è stata adottata una nuova decisione del Consiglio, che modifica la decisione 2002/882/CE con riguardo ad un'ulteriore assistenza macrofinanziaria a Serbia e Montenegro [3]. Sono stati erogati prestiti, sulla base di decisioni esistenti, in favore di Romania (50 milioni di EUR), Serbia e Montenegro (30 milioni di EUR) e dell'ERIM (18 milioni di EUR).

[3] GU L 311 del 27. 11.2003, pag. 28.

Per quanto riguarda l'Euratom, nel periodo di riferimento non è stata adottata nessuna nuova decisione del Consiglio e non è stata erogata alcuna nuova quota di prestito sulla base di una decisione esistente.

3. Situazione dei rischi

Vi sono due metodi possibili per valutare i rischi gravanti sul bilancio della Comunità:

- il metodo, spesso utilizzato dalle banche, di calcolare l'importo totale dell'esposizione in conto capitale per le operazioni in questione ad una data stabilita (situazione descritta in allegato alla tavola A1);

- il metodo più propriamente di bilancio basato sul calcolo dell'importo massimo che la Comunità potrebbe essere tenuta a pagare in ciascun esercizio finanziario.

Il secondo metodo è stato applicato in due maniere diverse:

- in riferimento soltanto agli esborsi effettivi alla data della relazione, nell'ipotesi che non vi siano rimborsi anticipati (vedi allegato, tavola A2, che indica il limite inferiore del rischio massimo così calcolato per il bilancio comunitario);

- in un'ottica più lungimirante, in riferimento a tutte le operazioni decise dal Consiglio o proposte dalla Commissione allo scopo di stimarne l'impatto sui bilanci futuri, nell'ipotesi che le proposte della Commissione, in corso e previste, vengano approvate (vedi allegato, tavola A3, che illustra il limite superiore del rischio massimo sostenuto dal bilancio della Comunità).

Quest'ultimo procedimento dà un'idea del livello futuro dei rischi collegati alle proposte in corso. È tuttavia necessaria una serie di ipotesi sulle date di esborso e sui termini di rimborso (i particolari sono forniti in allegato) nonché sui tassi d'interesse [4] e su quelli di cambio [5].

[4] Un tasso d'interesse del 5,49% (comunicato dalla BEI) è stato applicato alle nuove operazioni di cui alla tabella A3.

[5] I tassi di cambio utilizzati per prestiti in valute diverse dall'euro sono quelli del 31 dicembre 2003.

I risultati sono presentati in allegato nelle tavole da A1 ad A3, che formulano una valutazione separata dei rischi relativi ai paesi appartenenti o esterni alla Comunità.

Le cifre complessive coprono rischi di tipo diverso; ad esempio, prestiti ad un paese nel caso di assistenza macrofinanziaria e prestiti legati a progetti nel caso delle operazioni NSC e BEI.

L'analisi che segue distingue il rischio totale, il rischio relativo a Stati membri e quello relativo a paesi terzi.

3.1. Esposizione in conto capitale al 31 dicembre 2003

Il rischio totale al 31 dicembre 2003 è di 15 062 milioni di EUR, rispetto a 15 067 milioni di EUR al 30 giugno 2003. I particolari sono illustrati in allegato alla tavola A1.

La tabella seguente presenta le operazioni che hanno inciso sull'esposizione in conto capitale successivamente all'ultima relazione.

>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>

Al 31 dicembre 2003 l'esposizione in conto capitale relativa ad operazioni negli Stati membri era di 24 milioni di EUR, rispetto a 32 milioni di EUR al 30 giugno 2003.

Al 31 dicembre 2003 l'esposizione nei paesi terzi era di 15 037 milioni di EUR, rispetto a 15 035 milioni di EUR al 30 giugno 2003.

3.2 Rischio massimo annuo a carico del bilancio comunitario: esborsi al 31 dicembre 2003

- Per il 2004 il rischio totale ammonta a 1 962 milioni di EUR.

- Il rischio relativo agli Stati membri ammonta a 24 milioni di EUR.

- Il rischio relativo ai paesi terzi ammonta a 1 938 milioni di EUR.

- Maggiori particolari sul rischio massimo annuo sono presenti in allegato alla tavola A2.

3.3 Rischio massimo annuo teorico a carico del bilancio comunitario: esborsi e operazioni decise al 31 dicembre 2003

Per il 2004 il rischio massimo teorico ammonta a 2 076 milioni di EUR. Tale rischio è destinato ad aumentare a partire dal 2005, fino a raggiungere 3 712 milioni di EUR nel 2012.

- Il rischio massimo teorico relativo agli Stati membri è uguale a quello della tavola A2.

- Per i paesi terzi, l'importo per il 2004 è di 2 053 milioni di EUR. Il rischio è destinato ad aumentare a partire dal 2005, fino a raggiungere 3 712 milioni di EUR entro il 2012.

Maggiori particolari sul rischio massimo teorico annuo sono presentati in allegato alla tavola A3.

4. Attivazione delle garanzie di bilancio

4.1. Pagamenti da risorse di tesoreria

La Commissione attinge alle risorse di tesoreria ai sensi dell'articolo 12 del regolamento (CE, Euratom) n. 1150/2000 del Consiglio, del 22 maggio 2000, recante applicazione della decisione 94/728/CE, Euratom, relativa al sistema delle risorse proprie della Comunità, allo scopo di evitare ritardi e relativi costi di servizio delle operazioni di prestito in caso di ritardi di pagamento alla Commissione da parte di un debitore.

4.2. Attivazione del Fondo di garanzia

Il regolamento (CE, Euratom) n. 2728/94 del Consiglio, del 31 ottobre 1994, istituisce un Fondo di garanzia per le azioni esterne. In caso di ritardo del beneficiario nel rimborsare un prestito concesso dalla Comunità, il Fondo di garanzia è chiamato a coprire l'inadempienza entro tre mesi dalla data di scadenza.

Se un beneficiario non rimborsa un prestito BEI garantito dal bilancio della Comunità, si attiva la garanzia comunitaria entro tre mesi dalla data in cui il pagamento è dovuto. La Comunità interviene entro tre mesi dal ricevimento della lettera della Banca che chiede l'attivazione della garanzia. La Commissione autorizza quindi la Banca a prelevare gli importi corrispondenti dal Fondo di garanzia.

Gli interessi di mora, dovuti dai beneficiari del prestito, che maturano fra la data in cui le risorse di tesoreria vengono messe a disposizione dal bilancio comunitario e la data di attivazione del Fondo vengono prelevati dal Fondo e rimborsati alla tesoreria. Per i prestiti BEI, gli interessi di mora sono calcolati per il tempo compreso tra la data del mancato rimborso di una quota del prestito e la data di ricevimento delle risorse di tesoreria dalla Commissione da parte della Banca.

5. Analisi della capacità teorica di prestiti e garanzie della Comunità a favore di paesi terzi

In pratica, il meccanismo del Fondo di garanzia limita la capacità di prestito e garanzia della Comunità a favore di paesi terzi, in quanto gli stanziamenti disponibili per alimentare il Fondo trovano un limite nell'importo iscritto nelle prospettive finanziarie a titolo delle riserve per garanzie [6].

[6] L'importo annuo iscritto nelle prospettive finanziarie 2000-2006 è di 200 milioni di EUR a prezzi 1999; l'importo è pari a 217 milioni di EUR nel 2003 e a 221 milioni di EUR nel 2004.

In qualsiasi momento, la capacità di prestito è limitata al margine disponibile nella riserva di garanzia. Questo margine è uguale alla differenza fra la riserva e il fabbisogno stimato del Fondo di garanzia per le operazioni già approvate e in preparazione.

La tavola A4 in allegato presenta una stima della capacità di prestito della Comunità a paesi terzi nel periodo 2004-2006 compatibile con il meccanismo del Fondo di garanzia. Il metodo di calcolo e i riferimenti ai testi giuridici sono illustrati con maggiori particolari in allegato.

Sulla base delle decisioni adottate dal Consiglio o dalla Commissione e delle decisioni proposte e previste (cfr. la tavola A4 in allegato), nel 2004 si prevede che vengano utilizzati 208,07 milioni di EUR della riserva di garanzia, lasciando 12,93 milioni di EUR disponibili per ulteriori operazioni di garanzia sui prestiti.

Se si tiene conto dell'incidenza sulla riserva di garanzia della dotazione del Fondo per prestiti già decisi e per prestiti proposti e previsti per il 2004, la capacità annua disponibile per prestiti è la seguente:

- 143,71 milioni di EUR per prestiti con garanzia del 100% del bilancio comunitario, ovvero

- 221,09 milioni di EUR per prestiti con garanzia del 65% (conformemente alla decisione 2000/24/CE del Consiglio del 22 dicembre 1999).

Al 31 dicembre 2003, le esposizioni per operazioni di prestito e di garanzia a favore dei paesi terzi erano di 15 186 milioni di EUR.

>RIFERIMENTO A UN GRAFICO>

Il rapporto fra le risorse e l'esposizione in conto capitale del Fondo, ai sensi del regolamento istitutivo del Fondo stesso, era dell'10,48%, il che è superiore alla cifra del 9% fissata come obiettivo dal regolamento n. 1149/1999 che modifica il regolamento n. 2728/94 che istituisce il Fondo. Le norme prevedono che alla fine di un esercizio l'eccedenza sia accreditata ad una linea specifica dello stato delle entrate del bilancio generale dell'Unione europea. L'eccedenza alla fine dell'esercizio finanziario 2003 era di 223,16 milioni di EUR.

6. Situazione del Fondo di garanzia al 31 dicembre 2003

Al 31 dicembre 2003 il Fondo di garanzia ammontava a 1 592,13 milioni di EUR. Nella seconda metà del 2003 sono stati registrati i seguenti movimenti:

- il 22 agosto 2003 il Fondo è intervenuto in seguito all'inadempienza su un prestito alla Repubblica argentina pari a 2 688 551,39 USD (2 468 518,13 EUR);

- la Commissione è stata informata dalla BEI riguardo ad arretrati relativi ad un prestito erogato alla Repubblica argentina pari a 2 689 781,25 USD, che potrebbero comportare un altro intervento di copertura da parte del Fondo nel primo semestre del 2004;

- entrate nette di 30,3 milioni di EUR su investimenti provenienti dalle attività del Fondo;

- il primo trasferimento annuo è stato pari a 145,67 milioni di EUR dalla riserva al Fondo; l'eccedenza del Fondo del 2002 è stata pari a 263,33 milioni di EUR. Quegli due importi sono stati compensati mediante il meccanismo di compensazione, con conseguente pagamento di 117,66 milioni di EUR il 25 agosto 2003 dal Fondo al bilancio dell'Unione europea. Il secondo trasferimento è stato oggetto di un pagamento di 2,25 milioni di EUR il 2 gennaio 2004.

7. Solidità relativa

Il rapporto tra l'importo del Fondo al 31 dicembre 2003 (1 592,13 milioni di EUR) ed il rischio annuale teorico massimo per prestiti a paesi terzi nel 2004 (2 053 milioni di EUR) è pari al 78% (cfr. tavola all'allegato A3).

Parte II

Valutazione dei rischi potenziali:

situazione economica e finanziaria dei paesi terzi

destinatari delle principali operazioni di prestito

1. Introduzione

Le cifre della prima parte forniscono informazioni sugli aspetti quantitativi dei rischi a carico del bilancio generale. Questi dati devono essere tuttavia integrati da una valutazione della qualità del rischio, che dipende dal tipo di operazione e dalla situazione del mutuatario. Nella parte che segue vengono analizzati gli eventi recenti che possono incidere sui rischi-paese del portafoglio.

Come nelle relazioni precedenti, la valutazione dei rischi-paese presentata nella parte II comprende una tabella di indicatori di rischio (cfr. allegati) per ciascun paese terzo che abbia ottenuto assistenza macrofinanziaria dalla CE e che abbia ancora debiti insoluti nei confronti della CE. Sono inoltre inclusi nella valutazione dei rischi altri paesi terzi che devono rispondere ciascuno di quote superiori al 2% dell'esposizione debitoria totale verso la Comunità (soprattutto in relazione a garanzie di prestiti BEI per progetti specifici) e sono classificati come "fortemente indebitati" in base ai criteri stabiliti dalla Banca mondiale oppure la cui situazione della bilancia dei pagamenti o del debito è notoriamente squilibrata.

Viene inoltre fornito un commento analitico su tutti i paesi esaminati, al fine di tenere conto di nuove informazioni suscettibili di incidere sulla valutazione dei rischi.

Complessivamente, l'analisi per paese copre attualmente il 44,8% del debito totale nei confronti della Comunità o garantito dal bilancio comunitario e fornisce quindi una valutazione del rischio significativa.

2. Paesi candidati

I tassi di crescita reale si sono mantenuti al di sopra del 4% nella regione, contribuendo alla stabilizzazione di bilancio ma determinando anche un aumento sostanziale delle importazioni con conseguente peggioramento del saldo esterno di parte corrente.

2.1. Bulgaria

Nonostante la difficile situazione economica mondiale nel 2003, l'economia bulgara continua ad essere caratterizzata da una crescita e una stabilità elevate. La crescita reale del PIL è proseguita nei primi tre trimestri del 2003 ed è stata pari al 4,2%. La crescita è stata sostenuta da forti consumi e investimenti privati conseguenti all'elevato aumento dei crediti bancari, dell'occupazione e dell'afflusso degli investimenti diretti esteri (IDE). Tuttavia, la forte domanda interna ha avuto come effetto un'elevata crescita delle importazioni che non è stata interamente compensata dalla crescita delle esportazioni. Dopo un periodo di tassi d'inflazione bassi nella prima metà del 2003, vi è stato un leggero aumento nella seconda metà dell'anno a causa dei prezzi più elevati di prodotti alimentari e dell'energia. L'inflazione è stata dunque in media del 2,3% e pari al 5,6% alla fine del 2003. La disoccupazione è notevolmente diminuita, scendendo al 12,7% delle forze di lavoro al settembre 2003, ed è stata inferiore di oltre 4 punti rispetto all'anno precedente. Sono stati creati molti nuovi posti di lavoro sia nel settore privato che in quello pubblico. Il programma di privatizzazione, parzialmente ritardato, potrebbe conoscere un notevole impulso nelle prossime settimane e nei prossimi mesi a causa delle decisioni di portare a termine la privatizzazione delle telecomunicazioni in febbraio e realizzare una nuova strategia di una vendita frazionata della manifattura statale dei tabacchi. L'accordo di stand-by con il FMI del febbraio 2002 è stato completato con successo nel mese di febbraio 2004 ed attualmente si sta valutando un nuovo accordo precauzionale.

Il dispositivo di "currency board", che lega la divisa nazionale all'euro fissando il cambio a 1 EUR = 1,95583 BGN, continua ad essere sostenuto dalle elevate riserve in valuta estera. Il forte apprezzamento dell'euro rispetto al dollaro statunitense ha contribuito ad un certo peggioramento della competitività esterna, sebbene gli effetti dovrebbero essere limitati dalla struttura del commercio estero della Bulgaria, che ha una quota elevata denominata in dollari al livello delle importazioni (energia, materie prime) ed una quota elevata denominata in euro al livello delle esportazioni (prodotti manifatturieri, turismo). I dati relativi alla bilancia dei pagamenti disponibili fino al novembre 2003 rivelano che il disavanzo delle partite correnti era molto più alto rispetto agli anni precedenti a causa di un elevato disavanzo commerciale che non è stato compensato quanto negli anni precedenti da altre voci delle partite correnti. Tuttavia, il valore netto degli errori e omissioni era ancora superiore al 2% del PIL e potrebbero determinare un risultato migliore una volta che saranno disponibili i dati definitivi. L'afflusso netto degli investimenti diretti esteri arriverà ad un livello record nel 2003, avendo già raggiunto il 6,6% del PIL a novembre. Le riserve estere della Banca centrale hanno continuato ad aumentare e corrispondono a più di sei mesi di importazioni di beni e servizi non fattoriali.

Il rigore di bilancio continua ad essere un elemento decisivo per mantenere la stabilità interna ed esterna. Nel 2003 il settore dell'amministrazione pubblica ha registrato un avanzo di cassa che ha raggiunto il 2,8% del PIL in ottobre. A seguito di alcune spese straordinarie verso la fine dell'anno, è stato possibile realizzare un bilancio quasi in equilibrio per l'intero anno. Il debito pubblico ha continuato a scendere, passando da oltre il 100% del PIL nel 1997 a meno del 50% del PIL nella seconda metà del 2003. Il debito estero totale è sceso al di sotto del 70% del PIL, anche grazie all'elevata quota del debito in dollari statunitensi. Il governo continua a perseguire la sua strategia attiva di gestione del debito con l'obiettivo di ridurre i rischi passando gradualmente da una denominazione in USD ad una in EUR, da scadenze a breve termine a scadenze a lungo termine, da titoli a tasso d'interesse variabile a titoli a tasso d'interesse fisso e da finanziamenti esteri a finanziamenti interni.

2.2 Romania

Durante il secondo semestre del 2003 le tendenze macroeconomiche sono rimaste ampiamente positive, con una crescita sostenuta accompagnata da un ulteriore calo dell'inflazione. Tuttavia, la crescita sembrava sempre più squilibrata e sono stati chiaramente confermati i segnali di un aumento del disavanzo delle partite correnti.

Nell'ottobre 2003 la Romania ha completato con successo la revisione finale del suo accordo di stand-by con l'FMI, che aveva favorito politiche macroeconomiche sane e un progresso nelle riforme strutturali. La politica di bilancio è rimasta abbastanza prudente, mentre la politica monetaria continua a perseguire la disinflazione mantenendo nel contempo la competitività esterna. Nel 2003 l'inflazione ha proseguito il suo calo, registrando un tasso del 14,1% alla fine dell'anno e realizzando dunque l'obiettivo fissato dal governo per il 2003.

La ripresa economica della Romania, in corso ormai da quattro anni, è continuata e la crescita economica è rimasta robusta. Dopo un aumento del 4,9% nel 2002, la crescita reale è stata del 4,7% su base annua durante i primi nove mesi del 2003. La crescita è stata tuttavia determinata soltanto dalla domanda interna, caratterizzata in particolare da un forte aumento dei consumi delle famiglie ad un tasso annuo superiore al 6% nel terzo trimestre, alimentato da un'impennata dei crediti al consumo e da una crescita media dei salari reali di quasi il 9% nel 2003.

A fronte di una spesa per investimenti in rapida espansione, ad un tasso annuo di quasi l'8% nei primi nove mesi del 2003, la crescita delle importazioni è rimasta sostenuta ed è stata pari a quasi il 12% rispetto al periodo corrispondente nel 2002. Nel contempo la crescita delle esportazioni è sensibilmente rallentata nel 2003 rimanendo leggermente al di sopra dell'8% rispetto al periodo corrispondente nel 2002. Questo si è inoltre riflesso nella crescita della produzione industriale, avvenuta nel 2003 ad un ritmo significativamente più lento rispetto agli anni precedenti. Di conseguenza, il contributo delle esportazioni nette alla crescita è divenuto negativo nel 2003.

Il disavanzo delle partite è considerevolmente aumentato nel 2003 e si prevede che si attesti ben al di sopra del 5% del PIL in tale anno. A fronte di questa situazione, sono state annunciate misure di bilancio per il 2004 e sono previste misure nel sistema bancario volte a limitare la crescita del credito ad un ritmo coerente con il contenimento del disavanzo delle partite correnti.

Anche se ancora ad un livello relativamente modesto, l'afflusso di investimenti diretti esteri ha superato il miliardo di EUR nei primi dieci mesi del 2003, registrando un aumento modesto rispetto agli anni precedenti.

Le riserve internazionali ufficiali della Romania si sono stabilizzate verso la fine del 2003 ma sono rimaste ad un buon livello, pari a 3,7 mesi d'importazione di beni e di servizi. In dicembre l'indice di affidabilità del suo debito è stato migliorato da diverse agenzie di rating del credito sia per le denominazioni in valuta nazionale che per quelle in valuta estera. Dopo essere salito a 14,9 miliardi di EUR alla fine del 2002, il debito estero è ulteriormente cresciuto arrivando a 16,0 miliardi di EUR nell'ottobre 2003, ma è rimasto invariato in termini di PIL (34,4% del PIL).

2.3 Turchia

Nel breve e medio termine, le autorità turche devono affrontare la sfida della realizzazione delle riforme sostenute dall'FMI e del servizio del pesante debito del paese in un contesto di crescente deficit delle partite correnti determinato dalla ripresa della domanda e da un notevole apprezzamento dei tassi di cambio reali. Il prodotto è aumentato di più del 5% nel 2003, grazie alle forti esportazioni e alla ricostituzione delle scorte, mentre i consumi sono finora rimasti sotto controllo, riflettendo la debole crescita del reddito reale disponibile. Una delle caratteristiche più importanti durante gli ultimi mesi è stata la continua diminuzione delle pressioni inflazionistiche, che ha permesso di raggiungere un nuovo minimo a lungo termine (18,4%) dell'inflazione dei prezzi al consumo su base annua nel dicembre 2003. L'obiettivo ufficiale di fine anno per il 2003 era del 20%, mentre l'obiettivo di dicembre 2004 è del 12%. Il tasso d'inflazione medio annuo è dunque diminuito, passando dal 45,0% nel 2002 al 25,3% nel 2003. I fattori chiave per questo sviluppo positivo sono stati la politica di bilancio rigorosa e il significativo apprezzamento reale della valuta turca. Le motivazioni importanti per la forza della valuta turca sono la maggiore fiducia del mercato, la sostituzione inversa della valuta e l'ancora elevato differenziale dei tassi di interesse reali. La continuata tendenza al ribasso delle pressioni inflazionistiche e le aspettative di diminuzione dell'inflazione hanno permesso alla Banca centrale turca di ridurre sostanzialmente i tassi d'interesse chiave, il che dovrebbe contribuire a stimolare gli investimenti ed i consumi. Inoltre, i costi di finanziamento dei disavanzi del settore pubblico sono nettamente diminuiti.

Nonostante una serie di generose misure di spesa adottate dall'attuale governo, la politica di bilancio ha in gran parte rispettato i programmi. Tuttavia, in considerazione delle elezioni locali nel mese del marzo 2004, vi è un rischio di scostamento di bilancio a breve termine. Per il 2003, le autorità turche hanno rispettato l'obiettivo concordato con l'FMI di un avanzo primario pari al 4,25 % del PIL per le amministrazioni centrali. È probabile che l'avanzo primario delle amministrazioni centrali sia vicino all'obiettivo ufficiale del 6,5% del PIL. Si prevede che il rapporto debito lordo/PIL diminuisca dal 95% del PIL nel 2002 al 86,3% alla fine del 2003.

Il saldo esterno è peggiorato nel secondo semestre del 2003, con un disavanzo che è passato dall'1,8% nei primi 6 mesi a circa il 2,5% a novembre. Le entrate del turismo sono state tuttavia sorprendentemente buone dopo la rapida conclusione della guerra nel vicino Iraq, mentre gli afflussi di investimenti diretti esteri sono rimasti trascurabili. Le riserve valutarie della Banca centrale erano di 38 miliardi di EUR nel dicembre 2003, pari a circa 6 mesi di importazioni.

3. Balcani occidentali

Non è stato rilevato nessun notevole cambiamento nell'onere del debito pubblico e del debito estero per i paesi della regione rispetto all'ultima relazione. La situazione nell'ERIM ha tuttavia continuato a migliorare.

3.1 Bosnia ed Erzegovina (Bosnia-Erzegovina)

Nell'ambito dell'attuale programma dell'FMI (che progredisce secondo i tempi previsti), recentemente esteso fino alla fine del febbraio 2004, nel 2003 la Bosnia-Erzegovina ha mantenuto la stabilità macroeconomica e un'inflazione bassa, e ha inoltre proseguito gli sforzi finalizzati al consolidamento del bilancio. Le ultime stime indicano un rallentamento della crescita del PIL reale, scesa al 3,5% (rispetto al 5,5% del 2002), indebolita un ambiente esterno sfavorevole e da una siccità, ma rispecchiante anche le scarse fonti di crescita sostenuta su basi interne, in un contesto di aiuti ufficiali in diminuzione. Grazie alla rigorosa aderenza alle regole del "currency board", l'inflazione, che nei primi nove mesi del 2003 era in media dello 0,6%, resta contenuta. Nonostante il livello della spesa pubblica permanga elevato, secondo le stime vi è stata una diminuzione al 48% del PIL nel 2003 rispetto al 51% del 2002. Dopo l'aumento delle entrate registrato nel 2002, con le stime del deficit del bilancio consolidato ridotte al 7,1% del PIL (2,2% tenuto conto delle sovvenzioni), per il 2003 le autorità intendevano raggiungere il 6,4% del PIL (2,2% tenuto conto delle sovvenzioni). Grazie ai buoni risultati a livello di entrate ma anche ai risparmi a livello di spese, sembra che questo obiettivo sia stato non solo raggiunto ma anche superato (dati di settembre) ed il disavanzo delle amministrazioni pubbliche è ora stimato al 3,4% del PIL (con una leggera eccedenza tenuto conto delle sovvenzioni). La dimensione del debito pubblico interno (che comprende gli arretrati, i danni di guerra e i depositi in valuta congelati) deve ancora essere interamente accertata. Può avere raggiunto un livello di circa il 45% del PIL, portando quindi il debito pubblico totale a circa l'80% del PIL.

A causa di un certo irrigidimento della politica monetaria per controbilanciare il boom creditizio, si stima che il disavanzo delle partite correnti sia leggermente diminuito, scendendo appena al sotto del 18% del PIL (contro il 18,5% nel 2002). Il livello delle riserve ufficiali lorde dovrebbe essere equivalente a circa 4,2 mesi di importazioni (rispetto a 4,8 mesi a fine 2002). Secondo gli ultimi dati, il debito pubblico esterno (dovuto principalmente ai rimborsi all'FMI e alla Banca Mondiale) ha raggiunto il 39% del PIL alla fine del 2002 (percentuale corretta al ribasso rispetto al 47% previsto inizialmente) e si prevede che scenda ancora lievemente nel medio termine. Il rapporto fra servizio del debito e esportazioni, che era salito all'8,5% nel 2002, è rimasto allo stesso livello nel 2003 e se ne prevede la diminuzione nei prossimi anni. La Bosnia-Erzegovina non è classificata dalle agenzie di rating del credito. Gli indicatori di transizione BERS, che riflettono il progresso delle riforme nei paesi dell'Europa centrale e orientale, collocano la Bosnia-Erzegovina verso l'estremità più bassa della scala, nonostante si sia registrato un certo progresso.

Nel complesso, nel corso del secondo semestre del 2003, sebbene la Bosnia-Erzegovina continui a rispettare gli obblighi di servizio del debito esterno, la situazione della bilancia dei pagamenti e dei debiti con l'estero è rimasta incerta a causa degli elevati disavanzi esterni, della diminuzione dell'assistenza straniera, nonché dell'elevato indebitamento interno del settore pubblico.

3.2 Ex Repubblica iugoslava di Macedonia (ERIM)

Si stima che la crescita del PIL nell'ex Repubblica iugoslava di Macedonia abbia raggiunto il 3% nel 2003, il che è ampiamente in linea con le previsioni iniziali delle autorità e dell'FMI. L'inflazione ha continuato ad essere bassa nel 2003 e in dicembre i prezzi al consumo sono aumentati del 2,6% su base annua. I risultati di bilancio sono considerevolmente migliorati nel 2003. Il disavanzo delle amministrazioni pubbliche è stimato a circa il 1,5% del PIL, contro una previsione del 2,7% all'inizio dell'anno, con una diminuzione rispetto al deficit del 5,7% registrato nel 2002. Nell'ottobre 2003, il comitato direttivo dell'FMI ha approvato la prima revisione dell'accordo di stand-by che scadrà nel giugno 2004.

A livello esterno, nel 2003 vi è stato un leggero ribasso degli scambi commerciali complessivi in termini nominali (in euro). Le esportazioni sono rimaste stabili rispetto al 2002, mentre le importazioni sono diminuite del 6%. Si prevede che il disavanzo commerciale abbia raggiunto circa 700 milioni di EUR, pari al 17,2% del PIL, con un calo rispetto al 2002 in termini di euro e di percentuale del PIL, ma con un aumento in caso di calcolo in dollari a causa degli effetti di cambio. Il disavanzo delle partite correnti nel 2003 (senza tenere conto delle sovvenzioni) è stimato all'8,3% del PIL o al 6,2% del PIL tenuto conto dell'assistenza straniera (2,1% del PIL). Le riserve valutarie hanno mantenuto nel 2003 un livello pari a circa quattro mesi di importazioni, che rappresenta l'obiettivo stabilito dal programma dell'FMI. Il debito estero è significativamente diminuito, scendendo al 33% del PIL alla fine del 2003, un livello alquanto modesto rispetto ad altri paesi della regione.

I rischi per la bilancia dei pagamenti possono derivare da eventuali pressioni speculative sul mercato dei cambi, da importazioni più elevate del previsto a causa delle riduzioni delle tariffe e da una diminuzione dell'afflusso di trasferimenti privati. Nel medio periodo, invece, i rischi principali continuano a dipendere dalla situazione politica interna e, in particolare, dalle persistenti tensioni etniche nel paese. Nel complesso, nel corso del secondo semestre del 2003, il profilo di rischio del paese ha continuato a migliorare grazie al consolidamento di bilancio e al mantenimento di un contesto economico sano ed efficiente in accordo con l'FMI.

3.3 Serbia e Montenegro

Nel secondo semestre del 2003, le politiche macroeconomiche in Serbia e Montenegro hanno continuato ad essere rivolte verso il mantenimento di una stabilità macroeconomica conforme all'attuale programma dell'FMI, un accordo triennale allargato approvato nel maggio 2002. Tuttavia, le riforme strutturali sono avanzate ad un ritmo più lento nel 2003 ed in particolare è stata ritardata la ristrutturazione di grandi imprese, di proprietà sociale e statale, nonché il processo di privatizzazione delle banche. Si stima che il PIL reale sia cresciuto del 3% (rispetto ad un obiettivo di crescita iniziale del 3,5-4,5%) soprattutto grazie ai buoni risultati nei settori dei servizi e dei trasporti, mentre la produzione industriale ed agricola è diminuita rispetto all'anno precedente. L'inflazione ha continuato a diminuire, arrivando all'8% alla fine del 2003.

Nel contesto del programma dell'FMI, il disavanzo delle partite correnti della Serbia e Montenegro per il 2003 doveva scendere, secondo i programmi, all'11% del PIL sovvenzioni escluse (12,8% nel 2002) a seguito di una domanda più bassa di importazioni e di una continua ripresa delle esportazioni. Il rapporto esportazioni/importazioni continua ad essere soltanto del 38,5% e si stima che il disavanzo commerciale sia salito al 23,3% del PIL. I trasferimenti correnti netti, principalmente sotto forma di rimesse, sono aumentati del 37% (nei primi otto mesi del 2003) ed hanno contribuito a finanziare una parte sostanziale del deficit commerciale. Alcune tendenze negative nel conto capitale e finanziario nella prima metà del 2003 sono state invertite nel resto dell'anno, grazie al successo di alcune operazioni di privatizzazione in Serbia, che ha notevolmente contribuito ad un considerevole afflusso di investimenti diretti esteri, pari a 1 060 milioni di EUR, rispetto ad un livello inizialmente previsto di 550 milioni di EUR. Di conseguenza, le riserve di valuta estera hanno continuato ad aumentare e hanno raggiunto, secondo i dati disponibili, più di 3 miliardi di EUR alla fine del 2003 (equivalenti a 4,5 mesi di importazioni). Si prevede tuttavia che l'afflusso di IDE sarà notevolmente più basso negli anni successivi e diventerà sempre più importante che il processo di riforma in Serbia e Montenegro determini maggiori investimenti diretti esteri "greenfield" (ex novo) per garantire la sostenibilità esterna del paese.

Per quanto riguarda il debito estero (stimato a 11,5 miliardi di EUR o circa al 61% del PIL a fine settembre), dopo l'accordo complessivo con il Club di Parigi (una riduzione scaglionata del debito del 66%) raggiunto nel 2001, sono stati conclusi accordi bilaterali con i membri principali del Club di Parigi (eccetto Italia, Giappone e Finlandia). Nel novembre 2003, accordi importanti sulla riduzione del debito sono stati firmati con la Cina e la Federazione Russa. Tuttavia, nonostante un rinnovamento dei negoziati e degli sforzi da parte delle autorità, la Serbia e Montenegro non ha ancora raggiunto un accordo con il Club di Londra dei creditori commerciali, che erano riluttanti ad accettare l'obiettivo delle autorità, che consisteva nell'ottenere termini generosi simili a quelli concessi dal Club di Parigi. Nel complesso, dopo un primo semestre difficile, la situazione esterna è generalmente migliorata nel secondo semestre del 2003. La sostenibilità esterna dell'economia rimarrà tuttavia una sfida importante nei prossimi anni.

4. Nuovi Stati indipendenti

Tassi di crescita sani hanno contribuito alla stabilizzazione di bilancio ed a un miglioramento complessivo del saldo esterno di parte corrente. Se confermata ed accompagnata da progressi delle riforme strutturali, questa tendenza potrebbe avere effetti positivi sulla sostenibilità del debito.

4.1 Armenia

La crescita economica dell'Armenia continua a superare le aspettative. Nei primi nove mesi del 2003, la crescita del PIL reale ha raggiunto il 15,2%, alimentata soprattutto dalla lavorazione dei diamanti e dai settori edilizio, minerario e metallurgico. Finanziamenti e prestiti privati provenienti da fonti armene della diaspora nell'edilizia, nella rete viaria e nei siti culturali sono stati pari al 2-3% del PIL sia nel 2002 che nel 2003. Secondo i dati preliminari, la crescita economica per il 2003 nel suo complesso è stimata ad un nuovo tasso record del 13,9%. La produzione industriale è aumentata di quasi il 15%, mentre il tasso di crescita del settore agricolo è stato soltanto del 4%. Il tasso d'inflazione sui dodici mesi era dell'8,5% nel dicembre 2003, superiore all'obiettivo del 3% della Banca centrale armena, a causa dei rapidi aumenti dei prezzi di alcuni prodotti alimentari durante l'anno. La politica di bilancio resta prudente ed il governo ha potuto ridurre gli arretrati sulla spesa interna ad una quantità trascurabile nel 2003. Il gettito fiscale in rapporto al PIL è ancora ad un livello abbastanza basso (14,6% nel 2002). Nel 2003 l'obiettivo nominale del gettito fiscale è stato raggiunto ma si stima che il rapporto gettito fiscale/PIL sia diminuito, in parte a causa della forte crescita delle attività economiche finanziate mediante sovvenzioni non imponibili. Nel 2003-2004 è previsto un disavanzo di bilancio compreso tra il 2 e il 2,5% del PIL. Come negli anni precedenti, il disavanzo di bilancio è coperto soprattutto attraverso il finanziamento esterno a condizioni agevolate.

Sostenuta dai trasferimenti privati ed ufficiali, la posizione delle operazioni correnti è gradualmente migliorata negli anni scorsi. La bilancia commerciale è peggiorata nel 2003, a causa dell'elevata domanda di importazioni dal settore dell'edilizia, in piena espansione, e dei cicli particolari delle importazioni e delle esportazioni nel settore della lavorazione dei diamanti. Secondo le stime, il disavanzo delle partite correnti è aumentato, passando dal 6,6% del PIL nel 2002 al 7,7% nel 2003. Le riserve internazionali lorde della Banca centrale armena sono elevate e coprono quasi quattro mesi di importazioni. Il dram è rimasto sostanzialmente stabile e in termini effettivi reali, secondo le stime, ha registrato un leggerissimo apprezzamento nel 2003, dopo il calo del 2002. Lo scambio "debito-investimenti" con la Russia ha frenato l'aumento del debito estero nominale nel 2003; in termini di USD nominali il debito estero è rimasto stabile a circa 1020 milioni nel 2003, mentre secondo le stime è diminuito al di sotto del 40 % in rapporto al PIL. L'Armenia inoltre ha rimborsato in natura il suo debito nei confronti del Turkmenistan. D'altro canto, la vivace crescita delle esportazioni, soprattutto di diamanti lucidati, ha significato che l'attuale valore netto del debito estero in rapporto alle esportazioni è diminuito da circa il 130% alla fine del 2002 ad un 94% stimato nel 2003.

4.2 Bielorussia

Secondo i dati ufficiali preliminari, nel 2003 la crescita reale del PIL in Bielorussia è accelerata, passando dal 4,7% registrato nel 2001-2002 al 6,8 %. La Bielorussia sembra dunque essere tornata in fase di crescita, dopo un notevole rallentamento registrato negli ultimi anni quando i risultati del paese erano significativamente in ritardo nello spazio economico dell'ex Unione sovietica. L'economia della Bielorussia segue da vicino quella della Russia e la sua nuova ripresa nel 2003 è in gran parte dovuta ai risultati economici in recupero di quest'ultima. In effetti, gran parte del settore manifatturiero bielorusso è strettamente integrato con le imprese russe, la Russia assorbe una parte sostanziale delle esportazioni della Bielorussia - sia industriali che agricole - e molti cittadini bielorussi lavorano in Russia.

Nel 2003 l'inflazione superava ancora il 25% (l'inflazione annua più alta nell'ex Unione sovietica). Sebbene questi tassi d'inflazione rappresentino un chiaro miglioramento rispetto all'iperinflazione degli ultimi anni (nel 2000, l'inflazione in termini di prezzi al consumo era del 169%), essi riflettono una politica monetaria ancora relativamente lassista, il che è in contraddizione con l'ancoraggio del tasso di cambio al rublo russo (la Bielorussia aspira all'unione monetaria completa con la Russia, prevista per gennaio 2005). Per ridurre l'inflazione in modo permanente, gli aumenti salariali non dovrebbero superare i guadagni di produttività e la concessione facile di crediti dovrebbe essere contenuta, il che è politicamente difficile visto l'importante ruolo svolta dalle imprese di Stato e il persistere di un modello economico che intende perpetuare il rigido controllo da parte dell'amministrazione sullo spazio politico ed economico del paese. Una politica monetaria più rigorosa fornirebbe inoltre reali incentivi alla ristrutturazione delle esistenti strutture economiche obsolete ed inefficienti, poiché in genere la solvibilità delle imprese importanti viene mantenuta attraverso la concessione generosa di crediti. Questa situazione ha continuato a bloccare la ripresa dei finanziamenti da parte dell'FMI.

Dall'inizio del 2000 il governo ha accettato la necessità di unificare i vari tassi di cambio della moneta, ha sostituito tutte le operazioni quasi di bilancio della Banca centrale con sovvenzioni dal bilancio statale e ha promesso di allentare la pressione sulle banche commerciali per concedere crediti ai settori fondamentali. La liberalizzazione dei tassi di cambio praticata dal governo, nonché la proposta unione monetaria con la Russia potrebbero costituire un notevole progresso se accompagnate da ampie riforme strutturali.

Dalla fine del 2001 il governo negozia la vendita delle industrie petrolchimiche a società russe - come compensazione di forniture di gas e nella speranza che ciò possa fornire gli ulteriori finanziamenti necessari a mantenere la crescita economica e il basso tasso di disoccupazione senza dover modificare le attuali politiche.

Sebbene la posizione delle partite correnti della Bielorussia sia minacciata da una bilancia commerciale sempre più negativa e da riserve internazionali molto basse, la situazione di bilancio del paese è stabile ed il disavanzo di cassa delle amministrazioni pubbliche è limitato (è stato stimato a poco più dell'1% del PIL nel 2003). La Bielorussia ha un basso livello di debito pubblico estero (pari, secondo i dati ricevuti, al 4,4 % del PIL a fine 2003) e rimborsa regolarmente il debito all'UE. Il debito estero è diminuito del 9,4% nel 2003.

4.3 Georgia

La crescita del PIL reale è stata dell'8,3% su base annua nei primi tre trimestri del 2003, grazie in particolare alla forte crescita dei settori dell'edilizia e dell'agricoltura. La costruzione dell'oleodotto Baku-Tbilisi-Ceyhan (BTC) è iniziata sul territorio della Georgia nel mese di aprile e proseguirà fino al 2005. Le stime preliminari indicano un tasso di crescita del PIL reale pari a circa l'8,5% anche per l'intero 2003. L'agricoltura è il principale settore economico e nel 2003 le condizioni meteorologiche favorevoli hanno contribuito ad una crescita di circa il 10% di tale settore. Oltre all'agricoltura e all'edilizia, anche il settore minerario (alluminio, ferroleghe, rame, oro e rottami di metalli) e quello manifatturiero (vino, fertilizzanti, acque minerali) hanno registrato una forte crescita.

Una vasta parte dell'attività economica rimane sommersa ed il contrabbando è molto diffuso. Per tali ragioni, i forti tassi di crescita registrati da diversi settori economici non si sono tradotti in un miglioramento del gettito fiscale. Sulla base degli impegni, per il 2003 è previsto un disavanzo di bilancio del 2,9% del PIL, mentre in termini di cassa, il disavanzo è di fatto inferiore a quello del 2002 per via dell'accumulazione netta degli interessi sulla spesa. I disordini politici di novembre hanno determinato ulteriori difficoltà per la gestione del bilancio, ma la disponibilità di finanziamenti di donatori ha permesso di far fronte alle necessità immediate. Il progetto di bilancio per il 2004, presentato al parlamento nell'ottobre 2003, è stato richiamato per essere riesaminato dal nuovo governo. I parametri del programma di bilancio saranno discussi con l'FMI agli inizi del 2004.

La Banca nazionale di Georgia ha costantemente mantenuto un atteggiamento prudente in termini di politica monetaria. Nonostante l'anno favorevole per la produzione agricola, che ha attenuato alcune pressioni inflazionistiche, l'inflazione dei prezzi al consumo è aumentata, raggiungendo il 7% alla fine del dicembre 2003. Ciò è stato dovuto in parte agli aumenti delle tariffe e dei prezzi dei servizi pubblici, ma anche ad un rincaro dei prezzi durante i disordini politici di novembre. Il lari è rimasto sorprendentemente stabile nei confronti del dollaro anche in novembre e dicembre. In termini reali effettivi, secondo le stime il lari ha registrato un leggero apprezzamento nel 2003.

Il disavanzo delle partite correnti è aumentato rapidamente nel 2003 per attestarsi a circa il 10% del PIL a causa delle importazioni legate alla costruzione dell'oleodotto BTC. L'aumento del disavanzo è finanziato mediante investimenti diretti esteri. Le riserve internazionali lorde della Banca nazionale di Georgia sono scese da un livello già basso all'equivalente di circa 1,5 mesi di importazioni (escluse le importazioni legate all'oleodotto). In termini di dollari, nel 2003 il debito estero della Georgia ha continuato ad aumentare, ma il rapporto tra il debito nominale e il PIL è sceso, secondo le previsioni, al 48% alla fine del 2003. A causa della sospensione dell'accordo della Georgia con l'FMI nell'agosto 2003, la Georgia non ha potuto rinegoziare con i suoi creditori bilaterali del Club di Parigi le scadenze del 2003, come previsto dall'accordo del Club di Parigi del 2001.

4.4 Moldavia

Nel 2003, il PIL della Moldavia è cresciuto di circa il 6%, in buona parte grazie ad una situazione economica molto favorevole in Russia e in Ucraina, i principali partner commerciali della Moldavia. Quest'anno, un dosaggio delle politiche sostanzialmente appropriato dovrebbe garantire una crescita moderatamente sostenuta di circa il 5% e permettere inoltre di contenere la notevole instabilità valutaria e dei prezzi.

Nonostante le esportazioni abbiano continuato ad aumentare a ritmo sostenuto, le importazioni, alimentate dalle rimesse particolarmente ingenti dei lavoratori moldavi stabiliti all'estero, sono cresciute ad un ritmo ancora più rapido, aggravando il disavanzo strutturalmente elevato delle partite correnti della Moldavia. Anche in caso di una discesa dei prezzi del petrolio in tempi relativamente rapidi, per i prossimi anni si prevede che la Moldavia registri disavanzi annui commerciali pari a circa il 25% del PIL e disavanzi annui delle partite correnti compresi tra il 7% e l'8% del PIL.

I rischi creati dalla concentrazione della base di esportazioni della Moldavia intorno ad una gamma ristretta di prodotti (in particolare vino e prodotti agricoli) sono mitigati dalla prospettiva del mantenimento di ingenti rimesse dall'estero. A breve termine, le rimesse continuano a rivestire un'importanza cruciale per la Moldavia, considerato che si prevede che il paese incontri difficoltà nell'accedere a finanziamenti esteri o nell'attirare investimenti nel breve periodo. A medio e lungo termine, tuttavia, il ritmo dello sviluppo economico sarà imperniato sulla capacità della Moldavia di attirare flussi di investimenti diretti esteri (IDE) e di riconquistare l'accesso al mercato delle eurobbligazioni.

Nonostante tassi di crescita del PIL soddisfacenti, la situazione finanziaria permane grave. Il rapporto debito estero/PIL è insostenibile [7], malgrado una serie di rinegoziazioni bilaterali delle scadenze tra il 1999 e il 2002; il servizio integrale del debito assorbirebbe quasi la metà delle entrate statali. La Moldavia ha sospeso i rimborsi del debito nei confronti di Gazprom alla fine del 2001 e quelli nei confronti dei creditori bilaterali nell'agosto 2003, continuando tuttavia a rimborsare i creditori multilaterali e i detentori di eurobbligazioni.

[7] Alla fine del 2002, il debito estero complessivo era pari al 102% del PIL. Il debito pubblico e il debito garantito dalle autorità pubbliche era inferiore e pari al 65% del PIL.

Sotto la spinta delle pressioni, il governo ha decisamente improntato a maggior rigore la sua politica di bilancio, riducendo nettamente la spesa sociale. Nel 2003, è stato raggiunto un avanzo primario di bilancio di circa il 2% del PIL. Nonostante la positiva crescita del PIL a partire dal 2000, la programmazione di bilancio ha continuato a fare notevole affidamento sui proventi delle privatizzazioni, i quali tuttavia sono rimasti ben al di sotto delle aspettative a causa del lento progresso delle riforme strutturali e di altre difficoltà incontrate dagli investitori occidentali in Moldavia, tutti fattori che hanno determinato livelli molto bassi di investimenti diretti esteri.

Sebbene sia improbabile un'inversione di tendenza da parte del governo per quanto attiene ai miglioramenti di bilancio conseguiti dal 1999, esso ha tuttavia poco margine di manovra date le limitate opzioni di finanziamento. Nel 2003, esso non è riuscito ad assicurarsi i finanziamenti da parte dell'FMI e della Banca mondiale, ad eccezione di importi modesti per progetti specifici ed i suoi obiettivi per quanto riguarda le privatizzazioni appaiono ottimistici. Nel 2004 una diminuzione dei problemi di programmazione e di attuazione del bilancio appare improbabile, considerato che le proiezioni dell'FMI indicano un fabbisogno di finanziamento apprezzabile e che le prospettive di un nuovo programma dell'FMI sono scarse. In linea generale, la politica di bilancio continua ad essere ostacolata dalla scarsa capacità amministrativa e dal rischio continuo che il parlamento possa imporre misure populiste, nonché dal fabbisogno estremamente elevato del servizio del debito.

4.5 Tagikistan

La crescita del PIL reale è stata più marcata nei primi tre trimestri del 2003, registrando un aumento del 7,9% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Le fonti della crescita continuano a diversificarsi. I settori tradizionali (cotone e alluminio) hanno registrato un'espansione modesta, mentre i servizi (in particolare il commercio), l'industria manifatturiera ad eccezione dell'alluminio e l'agricoltura ad eccezione del cotone hanno rappresentato i due terzi della crescita nei primi nove mesi del 2003. La crescita della domanda interna è stata sostenuta da una forte espansione delle rimesse degli emigranti (secondo le previsioni per il 2003 stimate pari al 15% del PIL). Considerati i buoni risultati in termini di produzione e i prezzi mondiali per cotone e alluminio alquanto elevati, la previsione di crescita per l'intero 2003 è pari al 9%.

Per il 2003 è previsto un avanzo di bilancio globale pari allo 0,6% del PIL. Il programma di investimenti pubblici e i disavanzi quasi fiscali non sono inclusi nei dati ufficiali del bilancio. L'FMI stima che il disavanzo quasi fiscale del settore dell'energia ammonti al 5,5% del PIL. Il deficit è imputabile per circa due terzi a tariffe basse e a perdite tecniche, mentre la parte restante è dovuta ai bassi tassi di riscossione. Grazie alla crescita economica sostenuta ed al miglioramento della riscossione delle imposte, il rapporto gettito fiscale/PIL è salito dal 14,1% nel 2001 al 14,7% nel 2002. Il gettito fiscale per l'intero 2003 è stimato pari al 15,5% del PIL e si prevede che quest'anno aumenti ulteriormente, raggiungendo il 16,2%. Questo aumento è dovuto principalmente al miglioramento dell'amministrazione fiscale, in particolare per quanto riguarda l'IVA. Secondo le previsioni, il programma di privatizzazioni, i cui proventi continuano a restare estremamente bassi, offrirà un contributo molto limitato al miglioramento del bilancio. In ogni caso, il governo continuerà a fare affidamento sul finanziamento multilaterale per coprire il disavanzo di bilancio.

Nonostante il debito estero del Tagikistan rimanga elevato, esso è sceso dall'82% del PIL alla fine del 2002 al 73% secondo le previsioni per la fine del 2003, grazie ad accordi con i creditori bilaterali per la ristrutturazione del debito ed alla forte crescita del PIL registrata negli ultimi anni. Il periodo di grazia previsto nell'accordo di ristrutturazione del debito concluso con la Russia (dicembre 2002) termina nel 2005 e si prevede pertanto un significativo aumento del costo del servizio del debito per il periodo 2005-2009.

Il saldo delle partite correnti si è consolidato nei primi nove mesi del 2003 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Questo dato riflette rimesse degli emigranti più elevate del previsto, nonché un aumento dei prezzi internazionali del cotone e dell'alluminio. Il maggiore volume delle rimesse degli emigranti inviate attraverso banche commerciali riflette l'accresciuta fiducia nelle banche, nonché un aumento del numero di emigranti che lavorano all'estero a causa della mancanza di possibilità di trovare un lavoro nel loro paese. Le riserve internazionali lorde sono aumentate del 38% nei primi nove mesi del 2003. Un aumento significativo delle importazioni, associato ad una rapida crescita significa tuttavia che si prevede che la copertura delle importazioni alla fine del 2003 (1,8 mesi) rimanga immutata rispetto alla fine del 2002.

4.6 Ucraina

La crescita del PIL dell'Ucraina ha registrato un'accelerazione, passando dal 4,1% nel 2002 all'8,5% nel 2003, superando ampiamente le aspettative. Questo tasso elevato di crescita economica, insieme all'incidenza dei cattivi raccolti sui prezzi delle derrate, ha riacceso la pressione inflazionistica (dopo la deflazione senza precedenti registrata nel 2002), tuttavia l'inflazione rimane ad una sola cifra. Grazie alla crescita economica più rapida delle previsioni, l'andamento di bilancio nel 2003 è stato migliore di quanto ipotizzato, con il bilancio pubblico consolidato che ha concluso l'anno con un leggero avanzo. Il bilancio per il 2004 è in linea con un obiettivo di bilancio consolidato pari all'1,5% del PIL.

La bilancia dei pagamenti dell'Ucraina si è rafforzata molto sensibilmente dal 1990. Dal 1999, il saldo delle partite correnti ha registrato regolarmente un avanzo, che nel 2003 ha raggiunto circa il 5% del PIL. L'avanzo delle partite correnti ha contribuito ad una significativa accumulazione delle riserve valutarie ufficiali, che sono passate da circa 1 miliardo di USD alla fine del 1999 a 7 miliardi di USD (poco più di tre mesi di importazioni) agli inizi del gennaio 2004. La rinegoziazione delle scadenze del debito concordata con gli obbligazionisti privati nell'aprile 2000 e quella accordata dal Club di Parigi nel luglio 2001 ha significativamente alleggerito gli obblighi legati al servizio del debito dell'Ucraina. Il rapporto debito/PIL e quello tra servizio del debito e PIL mostrano una tendenza al ribasso dal 2000, sebbene si prevede un temporaneo aumento del servizio del debito del paese nel 2003-06. Nel dicembre 2002, l'Ucraina ha nuovamente ottenuto l'accesso ai mercati dei capitali internazionali (dopo averlo perso a seguito della crisi finanziaria russa nel 1998) con l'emissione di un'eurobbligazione per 350 milioni di USD. A questa ha fatto seguito, agli inizi del giugno 2003, l'emissione di un'eurobbligazione a dieci anni di 800 milioni di USD, che è stata sottoscritta in eccesso e il cui tasso d'interesse annuo era pari solo al 7,65%. Sul mercato secondario, dal 2001 i differenziali di rendimento delle eurobbligazioni ucraine sono nettamente diminuiti e di conseguenza il rating attribuito all'Ucraina a livello internazionale è stato più volte rivisto al rialzo.

La sfida economica più importante per il paese continua ad essere il progresso delle riforme strutturali, che è notevolmente rallentato nel 2001-02. Nel corso del 2003 sono state adottate misure incoraggianti in una serie di settori, segnatamente la riforma fiscale e l'adozione della nuova legislazione in materia di pensioni. I progressi in altri settori, in particolare quello energetico, restano tuttavia molto deludenti.

L'Ucraina sta attualmente per concludere un accordo precauzionale di stand-by con l'FMI, al quale ha intenzione di rimborsare anteriormente alla scadenza tutti i debiti contratti. L'Ucraina sta inoltre discutendo con la Commissione europea le eventuali condizioni politiche da correlare all'esborso di un'assistenza macrofinanziaria, dell'ammontare massimo di 110 milioni di EUR, approvata dal Consiglio nel luglio 2002.

5. Altri paesi terzi

La tendenza generale di queste economie indica un miglioramento delle loro partite correnti, che nel 2003 hanno fatto registrare un avanzo per tutti i paesi.

5.1 Algeria

Nel 2003, la crescita economica ha conosciuto una significativa accelerazione arrivando a circa il 7%, perlopiù grazie ad una forte ripresa del settore agricolo e ad un'impennata dei proventi degli idrocarburi. Quest'anno la produzione di cereali è aumentata di più del 20% grazie a condizioni meteorologiche più favorevoli, ma grazie anche all'assistenza finanziaria del governo e ai maggiori investimenti nel settore agricolo. Il maggiore contributo alla crescita è giunto dal settore degli idrocarburi, in quanto la produzione del greggio è aumentata per attestarsi ad una media di 1,11 milioni di barili al giorno. Per quanto riguarda la politica di bilancio, il saldo del bilancio generale ha registrato un avanzo nel 2003, in quanto la forte crescita della spesa è stata ampiamente compensata dall'aumento dei proventi petroliferi. Tuttavia, il disavanzo primario ad esclusione degli idrocarburi si è deteriorato, arrivando a circa il 32% del PIL. Il bilancio per il 2004 mantiene l'attuale politica espansionistica, con il disavanzo primario esclusi gli idrocarburi che, secondo le previsioni, resterà allo stesso livello - già elevato - del 2003.

La situazione dell'Algeria per quanto concerne i conti con l'estero è ulteriormente migliorata nel 2003. Le esportazioni hanno registrato notevoli progressi nei primi otto mesi del 2003, raggiungendo i 15,2 miliardi di USD, vale a dire un aumento del 30% rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. Ciò è stato dovuto prevalentemente ad un'impennata delle esportazioni di idrocarburi, affiancata da un andamento favorevole dei prezzi del petrolio, mentre le esportazioni di prodotti diversi dal petrolio sono scese del 10,7%. Nel 2003 l'Algeria ha registrato ancora un avanzo sostanziale delle partite correnti (11,5% del PIL), mentre il rapporto tra servizio del debito e PIL è rimasto ad un livello inferiore al 20%. Gli indicatori del debito estero sono migliorati nel 2003 grazie al rimborso di alcuni debiti. Il debito estero, che era già sceso da 28,3 miliardi di USD alla fine del 1999 ad un livello stimato pari a 23 miliardi di USD alla fine del 2002 (40% del PIL), si è ulteriormente ridotto scendendo a circa il 33% del PIL alla fine del 2003. La struttura favorevole delle scadenze del debito estero - il 99,3 % del quale è a medio o a lungo termine - riduce la vulnerabilità immediata dell'Algeria, in particolare tenuto conto della presenza di riserve valutarie in forte crescita (31,5 miliardi di USD a fine dicembre 2003).

Nonostante l'attuale situazione piuttosto confortevole dei conti con l'estero e del debito, permangono diversi rischi legati alla sostenibilità della situazione del debito ed alla stabilità macroeconomica. In primo luogo, una riduzione prolungata e sostenuta dei prezzi del petrolio potrebbe determinare un significativo aumento del debito pubblico, in quanto i proventi del petrolio rappresentano attualmente il 95% dei proventi delle esportazioni e il 60% delle entrate di bilancio. In secondo luogo, la politica di bilancio espansionistica e la maggiore liquidità ad essa collegata aumentano i rischi inflazionistici e possono compromettere la stabilità macroeconomica. Infine, il lento processo delle riforme strutturali, e la conseguente lentezza del ritmo di creazione di posti di lavoro non consentono di alleggerire le pressioni esercitate dagli elevati tassi di crescita delle forze di lavoro e dalla notevole povertà.

5.2 Argentina

La situazione economica e finanziaria dell'Argentina ha continuato a rafforzarsi. Il PIL reale è aumentato secondo le stime del 7-8% nel 2003, in conseguenza di una forte ripresa del settore manifatturiero e dell'edilizia. Al tempo stesso, l'inflazione rimane sotto controllo, con un aumento dell'indice dei prezzi al consumo stimato pari solo al 3,7% nel 2003, vale a dire ad un livello significativamente inferiore al 5,6% previsto nel programma dell'FMI. Il ritardo nell'aggiustamento delle tariffe dei servizi pubblici è tuttavia in parte responsabile di questo andamento dell'inflazione migliore di quanto programmato.

La politica di bilancio rimane in linea con il programma dell'FMI, con un gettito fiscale leggermente al di sopra delle proiezioni del programma. Il Congresso ha approvato un bilancio per il 2004 che è in linea con l'obiettivo del programma dell'FMI di un avanzo primario pari almeno al 3% del PIL. Per quanto riguarda la politica monetaria, i criteri quantitativi fissati nel programma dell'FMI per la fine di ottobre sono stati ampiamente soddisfatti e sono stati realizzati ulteriori progressi nel processo di rimborso della quasi moneta. I fondi hanno continuato a riaffluire lentamente nel sistema bancario e il tasso di cambio è rimasto relativamente stabile, con fluttuazioni che nella maggior parte dei casi sono rimaste all'interno di una banda relativamente ristretta di 2,9-3 pesos per dollaro. Le partite correnti continuano a segnare un ragguardevole avanzo e le riserve valutarie ufficiali sono aumentate, arrivando a circa 14 miliardi di USD alla fine del 2003.

Il 20 settembre 2003, l'FMI ha approvato un nuovo accordo di stand-by (SBA) della durata di tre anni per l'Argentina di un valore pari a circa 12,5 miliardi di USD, nonché una proroga di un anno di riacquisti per circa 2,43 miliardi di USD. Il completamento della prima revisione del programma dell'accordo di stand-by, inizialmente previsto per dicembre, è stato rinviato al 28 gennaio. Nonostante l'Argentina abbia soddisfatto tutti i criteri in materia di risultati macroeconomici fissati per fine ottobre 2003, essa non ha dato attuazione ad alcune delle misure strutturali richieste dal comitato direttivo dell'FMI per accordare diverse deroghe. Inoltre, numerosi membri del comitato direttivo hanno espresso dubbi circa il rispetto da parte delle autorità del criterio della buona fede nella negoziazione dei loro debiti con i creditori privati, un criterio che deve essere soddisfatto affinché l'FMI conceda prestiti a paesi in ritardo nei pagamenti.

Il completamento della prima revisione ha consentito all'Argentina di effettuare un acquisto per circa 335 milioni di USD. Un importante acquisto (di circa 2,9 miliardi di USD) è previsto per la metà del marzo 2004, in coincidenza con un riacquisto dello stesso valore. L'autorizzazione a questo acquisto è legata al completamento della seconda revisione del programma dell'FMI. Le autorità hanno lasciato intendere che il rimborso previsto per marzo sarà subordinato all'approvazione della seconda revisione, sottolineando ancora una volta il rischio di una nuova insolvenza dell'Argentina nei confronti delle istituzioni finanziarie internazionali. Infine, per quanto concerne i prestiti della BEI, si è dovuta constatare una nuova inadempienza nel secondo semestre del 2003 (cfr. paragrafo 4.2. e paragrafo 6. nella Parte I).

5.3 Brasile

L'economia brasiliana ha fatto registrare risultati deludenti in termini di crescita nel 2003, con un PIL quasi stagnante. L'attività economica ha tuttavia cominciato a registrare una ripresa nel terzo trimestre del 2003 e si prevede un'accelerazione della crescita del PIL, che dovrebbe raggiungere il 3,5% nel 2004 ed il 4,5% nel 2005. L'inflazione, che era balzata da circa il 7% verso la metà del 2002 a circa il 18% nel maggio 2003, segna da allora una tendenza al ribasso. Il governo si è fissato come obiettivo un tasso di inflazione del 5,5 % ± 1,5 punti percentuali per la fine del 2004.

Le politiche prudenti attuate dalla nuova amministrazione ed il crescente interesse degli investitori per le attività dei mercati emergenti hanno determinato un'impressionante correzione degli indicatori dei mercati finanziari. Il tasso di cambio ha registrato un apprezzamento di circa il 30% dall'elezione del presidente Lula da Silva e le riserve ufficiali sono aumentate considerevolmente. I differenziali di rendimento delle obbligazioni brasiliane sono scesi a livelli sconosciuti dal 1998, gli emittenti brasiliani hanno nuovamente accesso ai mercati di capitali internazionali e l'afflusso dall'estero di investimenti di portafoglio ha spinto l'indice della borsa ai suoi massimi storici. Un fattore che ha contribuito al miglioramento del clima del mercato è rappresentato dai continui progressi registrati nella realizzazione del programma di riforme strutturali, inclusa l'adozione da parte del Congresso di leggi chiave sulla riforma fiscale, sulla riforma delle pensioni e sul fallimento.

Dal giugno 2003, la banca centrale ha ridotto i tassi di interesse di circa 8 punti percentuali, con un'inversione rispetto alla brusca stretta della politica monetaria attuata tra ottobre e febbraio. La politica di bilancio è stata rigorosa e i risultati raggiunti hanno superato gli obiettivi fissati dal programma dell'FMI. Il bilancio per il 2004 punta al raggiungimento di un avanzo primario del 4,25% del PIL, lo stesso conseguito nel 2003, un obiettivo coerente (sulla base di ipotesi macroeconomiche ragionevoli) con una significativa riduzione del rapporto debito/PIL nel medio periodo. Per quanto riguarda il fabbisogno di finanziamento del settore pubblico, le previsioni indicano una riduzione dal 5,5% del PIL nel 2003 a circa il 3,25% del PIL nel 2004.

Sostenuto da esportazioni forti e da una domanda interna contenuta, lo scorso anno il saldo delle partite correnti ha fatto registrare un leggero avanzo, ma dovrebbe segnare nuovamente un disavanzo nel periodo 2004-2005 con la ripresa della domanda interna. Le autorità hanno continuato a fare dei progressi nel miglioramento della composizione del debito pubblico al fine di ridurre la vulnerabilità agli shock finanziari esterni. La posizione finanziaria del Brasile nei confronti dell'estero rimane tuttavia vulnerabile: gli afflussi di investimenti diretti esteri sono nettamente diminuiti, quest'anno si prevede un notevole aumento dei rimborsi dei debiti e il rapporto tra le riserve lorde del Brasile ed il debito a breve termine rimane inferiore a 1.

5.4 Giordania

Il conflitto in Iraq ha influito negativamente sui risultati del 2003, con una crescita del PIL reale che è scesa a circa il 3% dal 5% dello scorso anno. Considerato il contesto regionale sfavorevole, tali risultati sono tuttavia relativamente positivi e sono dovuti principalmente al massiccio sostegno esterno, nonché al miglioramento delle condizioni economiche nel secondo semestre del 2003 (in particolare, la ripresa dei settori dei trasporti e del turismo, la ripresa delle esportazioni verso l'Iraq e una certa ripresa della domanda interna). Si stima che l'inflazione sia aumentata a circa il 3,6% annuo alla fine del 2003, a causa dell'aumento dei prelievi fiscali su beni e servizi e della maggiore offerta di moneta.

Il saldo delle partite correnti ha fatto registrare un avanzo considerevole pari a circa il 7% del PIL, in particolare grazie ad ulteriori aiuti dei donatori. Negli ultimi anni, la vulnerabilità esterna della Giordania è andata attenuandosi per merito sia dei migliori risultati conseguiti dalle politiche, sia delle riforme strutturali, compresa la privatizzazione. Tutto ciò si riflette nel rafforzamento degli indicatori economici e nel livello più elevato delle riserve (4,5 miliardi di USD, ovvero più di 10 mesi di importazioni), grazie al quale la resistenza della Giordania agli shock esterni risulta accresciuta. Nonostante il livello del debito molto elevato, in particolare il debito estero, si prevede vengano realizzati ulteriori progressi grazie a politiche appropriate e alle riforme. Il debito estero si è ridotto dal 95% del PIL nel 1998 a meno dell'80% nel 2003 e le autorità intendono ridurlo ulteriormente fino a circa il 50% del PIL entro il 2007, riducendo i disavanzi e destinando alla riduzione del debito i proventi delle privatizzazioni. È molto importante rilevare che l'incidenza del servizio del debito è diminuita notevolmente: il rapporto servizio del debito/PIL è sceso da circa il 34% di dieci anni fa al 21% del 2003. In tal modo vengono ridotti anche i rischi di insolvenza con l'estero.

Verso la metà del 2003, l'agenzia di rating Moody's ha aumentato il rating delle obbligazioni della Giordania denominate in valuta estera passandole da Ba2 a Ba3, e quello del debito pubblico interno passandolo da Ba3 a Baa3. Tutti i nuovi rating riflettono prospettive di stabilità. Questo innalzamento del rating riflette l'impatto positivo sui risultati macroeconomici delle riforme intraprese negli ultimi anni e dell'aumento delle riserve valutarie.

Elenco di abbreviazioni

CE // Comunità europea

BEI // Banca europea per gli investimenti

UE // Unione europea

EUR // Euro

IDE // Investimenti diretti esteri

PIL // Prodotto interno lordo

FMI // Fondo monetario internazionale

SBA // Accordo di stand-by

USD // Dollaro USA