23.3.2005   

IT

Gazzetta ufficiale dell'Unione europea

C 74/57


Parere del Comitato economico e sociale europeo in merito alla Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento e al Comitato economico e sociale europeo relativa all'integrazione degli aspetti ambientali nella normalizzazione europea

COM(2004) 130 def.

(2005/C 74/11)

La Commissione, in data 25 febbraio 2004, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 262 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale europeo in merito alla proposta di cui sopra.

La sezione specializzata Agricoltura, sviluppo rurale, ambiente, incaricata di preparare i lavori del Comitato in materia, ha formulato il proprio parere in data 6 luglio 2004 sulla base del progetto predisposto dal relatore PEZZINI.

Il Comitato economico e sociale europeo, in data 15 settembre 2004, nel corso della 411a sessione plenaria, ha adottato il seguente parere all'unanimità.

1.   Introduzione

1.1

La problematica relativa all'integrazione degli aspetti ambientali nel processo di normalizzazione europea si inserisce nel quadro delle priorità delineate nella strategia dell'Unione europea a favore dello sviluppo sostenibile adottata dalla Commissione nel 2001 (1), su cui il Comitato ha avuto modo di esprimere il proprio parere nel novembre del 2001 e, più recentemente, di procedere ad una valutazione complessiva (2). Tale strategia è volta ad equilibrare tra loro gli aspetti economici, sociali e ambientali e a rafforzare il principio stabilito nel Trattato CE (3) di integrazione delle esigenze ambientali nelle altre politiche comunitarie. Lo stesso Sesto programma d'azione comunitaria per l'ambiente (4) sottolinea infatti, in proposito, che nelle attività di normalizzazione tecnica si deve tener conto delle esigenze in materia di protezione ambientale.

1.2

Il processo di normalizzazione tecnica è in grado, inoltre, di dare un apporto non indifferente alla realizzazione di un mercato interno europeo pienamente integrato in una prospettiva di progresso rispettoso dell'ambiente: esso concilia infatti l'impegno a divenire l'area economica più competitiva al mondo entro il 2010 con lo sviluppo di una economia sostenibile e creatrice di nuova e migliore occupazione nel quadro di un'Europa allargata caratterizzata da una sempre maggiore coesione economica e sociale, come stabilito nella strategia adottata a Lisbona nel 2000 dai Capi di Stato e di governo dell'Unione.

1.3

D'altra parte, la normalizzazione tecnica, che si basa sul consenso volontario di tutte le parti interessate, è un elemento essenziale nel processo di attuazione delle politiche comunitarie e in particolare della politica integrata dei prodotti, sulla quale il Comitato ha già avuto modo di esprimersi a più riprese (5), che considera la normalizzazione stessa come uno strumento potenziale per ridurre le incidenze ambientali dei prodotti e dei servizi.

1.4

Il Consiglio Normalizzazione del 1o marzo 2002 ha ribadito l'adeguatezza delle norme armonizzate nei settori che attualmente rientrano nel «nuovo approccio», ha sottolineato l'importanza che tutte le parti sociali interessate partecipino effettivamente al processo di normalizzazione e si è infine compiaciuto dell'intenzione della Commissione di elaborare un documento sulla normalizzazione e sulla tutela ambientale.

1.5

In seguito a tale Consiglio la Commissione ha identificato in un documento di lavoro sul «Ruolo della normalizzazione a sostegno della legislazione e della politica europea» una serie di aree chiave, tra le quali in particolare le seguenti:

1.5.1

uso più esteso della normalizzazione europea nelle politiche e nella legislazione dell'Unione per potenziare, in linea con i bisogni sia della società che delle imprese, l'espansione della normalizzazione tecnica in nuove aree quali i servizi, le tecnologie dell'informazione e della comunicazione, i trasporti, la protezione dei consumatori e dell'ambiente;

1.5.2

rafforzamento della consapevolezza, negli esponenti imprenditoriali e nelle altre parti interessate, dei benefici della normalizzazione per il mondo degli affari grazie in particolare ad azioni intese a migliorare e facilitare la loro partecipazione al processo di elaborazione delle norme coinvolgendo soprattutto i rappresentanti delle PMI;

1.5.3

revisione del quadro legislativo vigente sulla normalizzazione, per renderlo meglio rispondente ai più recenti sviluppi e sfide in materia di norme tecniche europee, di semplificazione legislativa e di «meglio legiferare» (6), in linea con gli orientamenti di politica industriale in una Europa allargata (7) e con le priorità 2003-2006 della Strategia per il mercato interno (8);

1.5.4

adozione di un quadro finanziario stabile a sostegno della normalizzazione europea su basi giuridiche solide, assicurando un cofinanziamento Commissione/Stati membri delle attività di normalizzazione europea, delle infrastrutture europee e di più intense sinergie tra CEN, Cenelec e ETSI;

1.5.5

sostegno agli organismi europei di normalizzazione, per aumentarne l'efficienza nel processo di produzione di norme tecniche e di promozione dell'elaborazione e applicazione di standard internazionali, facilitando l'accesso ai mercati e al commercio internazionale, evitando di creare inutili ostacoli agli scambi e assicurando una dimensione globale della normalizzazione.

1.6

Lo sviluppo di una cultura europea della normalizzazione tecnica è, peraltro, essenziale per garantire un funzionamento efficace ed equilibrato del mercato interno nell'Unione a 25. È quindi importante, specie in campo ambientale, assicurare delle misure per la formazione di esperti e per la predisposizione e l'utilizzo di banche dati adeguate in modo da assicurare l'integrazione degli aspetti ambientali nel sistema europeo di normalizzazione nonché il pieno inserimento in esso dei nuovi paesi membri grazie alla partecipazione dei loro organismi di normazione. A questo fine, data la struttura e le dimensioni delle imprese di questi ultimi paesi, il Comitato considera indispensabile una azione di sostegno al pieno coinvolgimento delle piccole e medie imprese di tutta l'Europa allargata nei lavori di standardizzazione nonché nell'utilizzo delle norme tecniche europee esistenti.

1.7

Il sistema europeo di normalizzazione tecnica, basato sul consenso tra tutte le parti interessate all'elaborazione dei nuovi standard e sulla adesione volontaria delle stesse alle norme adottate, ha dimostrato piena validità nonché un livello di efficacia e flessibilità tali da consentire una crescita elevata della produzione normativa. Il numero totale delle norme europee ha raggiunto nel 2003 la considerevole cifra di circa 13 500, svolgendo un ruolo estremamente positivo per l'economia, riducendo i costi delle transazioni, facilitando il commercio e l'interscambio, aumentando la competitività e rafforzando l'innovazione. Un altro aspetto importante della normalizzazione è quello di avere ridotto gli ostacoli agli scambi nel mercato interno e spesso anche nel mercato globale.

1.8

Tali caratteristiche di successo devono, a parere del Comitato, non solo essere preservate nella loro interezza ma anche potenziate, come sottolineato dalle conclusioni del Consiglio Normalizzazione del marzo 2002. Qualsiasi presa in considerazione - pur auspicabile - degli aspetti economici, sociali e ambientali nel processo di normalizzazione non deve, ad avviso del Comitato, inficiare in alcun modo la natura e le caratteristiche essenziali di tale processo, che deve restare libero, volontaristico e consensuale. Queste sono infatti le caratteristiche che ne hanno fatto uno strumento vincente sul piano interno ed internazionale.

2.   Sintesi dei principali elementi della Comunicazione

2.1

Gli obiettivi della Comunicazione della Commissione possono riassumersi essenzialmente come segue:

sensibilizzare in merito alla necessità di una integrazione sistematica degli aspetti ambientali nel processo di normazione europea, attraverso un processo volontario e sostanzialmente gestito dalle parti interessate,

aprire un dibattito costante con tutti i soggetti del settore della normazione per formulare un piano di azioni concrete che preveda: 1) delle attività di formazione e di sensibilizzazione; 2) l'organizzazione e il sostegno della partecipazione di tutte le parti interessate al processo di normazione; 3) l'uso sistematico di tutti gli strumenti disponibili per tener conto delle considerazioni ambientali a livello delle norme; 4) la ridefinizione del quadro di formulazione, da parte della Commissione, dei mandati di normazione e dei mandati specifici per politiche ambientali o per aspetti ambientali dei prodotti,

procedere ad una valutazione ed a un controllo costante del processo di integrazione degli aspetti ambientali nella normazione europea, alla luce dei risultati ottenuti nei quattro settori sopra elencati.

2.2

Per realizzare tali obiettivi, la Commissione si propone di fare quanto segue:

a livello dei soggetti interessati: avanzare proposte di promozione delle attività di sensibilizzazione; scambiare esperienze di buone pratiche in materia di formazione e sensibilizzazione; procedere ad un'ampia consultazione per la formulazione dei mandati di normazione; definire le priorità per le attività di integrazione degli aspetti ambientali nelle norme europee; elaborare indicatori del livello di integrazione dei requisiti ambientali nelle norme; identificare e coordinare gli aspetti ambientali trattati dagli organismi europei di normalizzazione, fornire un sostegno comunitario ai gruppi europei d'interesse che attuano tali azioni; riferire periodicamente sulle modalità di utilizzo dei vari strumenti di integrazione dei requisiti ambientali nelle norme,

a livello degli Stati membri, e particolarmente di quelli di nuova adesione: prevedere delle misure per la promozione di attività di formazione e di sensibilizzazione; garantire la raccolta e diffusione dell'informazione da parte dei rispettivi organismi di normazione; assistere ed agevolare tutti i soggetti interessati, specie i rappresentanti della società civile e degli enti pubblici attivi nel campo dell'ambiente, per farli partecipare pienamente al processo normativo; riferire sulle misure di sostegno adottate, con lo scopo di promuovere gli scambi di esperienze e di buone prassi,

a livello comunitario: varare misure finanziarie di sostegno comunitario a progetti di sensibilizzazione e formazione promossi da organismi europei di normalizzazione; organizzare un controllo costante delle attività formative e di sensibilizzazione realizzate; inserire, se del caso, previa consultazione degli interessati, gli aspetti ambientali nella formulazione dei mandati di normazione; sostenere i gruppi interessati su scala europea nella identificazione e nel coordinamento degli elementi ambientali della normazione europea; organizzare riunioni per consentire lo scambio di esperienze e buone prassi e l'approvazione di indicatori del progresso normativo europeo che abbiano particolare attinenza con la dimensione ambientale; attuare un sistema di valutazione costante dei progressi realizzati nei settori indicati, valutazione che dovrà essere esaminata, almeno una volta all'anno, con le parti interessate.

3.   Osservazioni generali

3.1

Il Comitato si compiace dell'iniziativa della Commissione di avviare una riflessione approfondita sulle possibilità, opportunità e modalità per integrare nella definizione di norme tecniche europee delle considerazioni ispirate non solo alla protezione ambientale ma anche all'uso sostenibile delle risorse naturali e delle materie prime necessarie alla fabbricazione, confezionamento, distribuzione, manutenzione e trattamento di fine ciclo dei prodotti.

3.2

Al riguardo, il Comitato sottolinea l'importanza di creare una vera e propria cultura europea della normalizzazione tecnica, per garantire un funzionamento efficace ed equilibrato del mercato interno dell'Unione europea e per assicurare, specie in campo ambientale, misure per la formazione di esperti e per la creazione di banche dati adeguate, in modo da poter valutare le possibilità e le opportunità d'integrazione degli aspetti ambientali nel sistema europeo di normalizzazione anche per quanto riguarda i nuovi paesi membri.

3.3

In ogni caso è essenziale, secondo il Comitato, che la natura volontaria e quelle caratteristiche di consensualità, apertura e trasparenza di procedure liberamente realizzate da e per gli interessati stessi, che costituiscono gli elementi vincenti del processo di normalizzazione tecnica europea non vengano meno e vengano anzi rafforzate anche nella presa in considerazione degli aspetti socio-economici e ambientali.

3.3.1

Il Comitato rileva come già attualmente siano numerose le norme tecniche europee che trattano direttamente questioni ambientali o che tengono conto degli aspetti ambientali. Si fa riferimento in particolare alle norme sugli aspetti essenziali del ciclo di vita dei prodotti, ai metodi normalizzati di misure e prove, o ancora alle norme tecniche sulle tecnologie ambientali o a quelle di gestione ambientale, come ad esempio la gestione EMAS basata su una norma EN/ISO della serie 14001.

3.3.2

Il Comitato rileva inoltre, con soddisfazione, come gli organismi di normazione europei dispongano di un bagaglio del tutto adeguato di strumenti per ottimizzare l'integrazione degli aspetti ambientali nei lavori di standardizzazione tecnica: ne sono esempi la Guida IEC 109 (9) - introdotta con successo già dal 1995 e recentemente aggiornata - per quanto concerne le normative tecniche dei prodotti elettrotecnici ed elettronici; l'ISO/TR 14062 (10), ratificata nel 2002, per quanto concerne la concezione e lo sviluppo dei prodotti, i 100 e più «Emissions and immunity quality standards» di ETSI/Cenelec e infine il Codice di condotta ISO/64 promosso dall'Environment Help Desk predisposto dal CEN.

3.4

Secondo il Comitato, quanto sopra evidenziato riconferma la convinzione che gli obiettivi di una efficace associazione degli aspetti ambientali al processo di normalizzazione tecnica possono essere raggiunti meglio - specie nel caso della piccola e media impresa - attraverso codici di condotta, rapporti tecnici e strumenti più flessibili, o attraverso workshop di formazione e manuali pratici, che possano trasmettere conoscenze e sensibilizzare alla questione sin dalla fase di concezione di nuovi prodotti, nuovi processi produttivi e nuovi servizi. A questo proposito possono essere utilizzate le procedure semplificate, adottate nel caso di EMAS o delle norme di igiene e di sicurezza per le piccole imprese, come più volte sottolineato nel parere del CESE (11).

3.5

Il Comitato sottolinea, con forza, come in tutto questo processo si debba evitare di appesantire o rallentare l'iter di normazione. Anche il fatto di renderlo più costoso e più burocratico sarebbe in contraddizione con i principi comunitari di semplificazione normativa. Al riguardo, il Comitato condivide pienamente l'opinione espressa dal Consiglio Normalizzazione del 1o marzo 2002, secondo cui «la vitalità del sistema di normalizzazione globale in Europa è tuttora lungi dall'essere garantita, alla luce di un ambiente europeo e internazionale in rapida evoluzione e dei cambiamenti nelle tradizionali fonti di reddito» (12). Secondo il Comitato, la normalizzazione deve, sempre più, essere attraente e utile per le imprese e per i loro esperti, che hanno la competenza tecnica per meglio integrare gli aspetti ambientali nella concezione dei prodotti, a costi sostenibili.

3.6

Al fine di ottimizzare la performance generale delle imprese, occorre sviluppare ulteriormente i meccanismi per migliorare l' expertise in materia ambientale di tutti gli attori, che devono assicurare una partecipazione attiva delle parti interessate, - sin dall'inizio del processo di elaborazione delle norme. Devono essere presi in considerazione, accanto agli aspetti tecnici, economici, sociali, anche quelli che si riferiscono alla salute, alla sicurezza e alla soddisfazione del cliente. Soprattutto negli ultimi anni è emersa la necessità di prestare una grande attenzione alla riduzione e razionalizzazione del consumo di risorse naturali e di energia; alla riduzione dei rifiuti e delle emissioni, e soprattutto alla qualità del processo stesso di formazione delle nuove norme tecniche volontarie, in modo da assicurare una loro agevole trasposizione a livello internazionale.

3.7

Secondo il Comitato, alla luce dell'attuale processo democratico che è prevalentemente basato sulle strutture nazionali, sarebbe opportuno lasciare alle parti interessate ( stakeholders ) la responsabilità di definire - ricorrendo a qualsivoglia expertise o consulenza - le modalità per integrare gli aspetti ambientali nella normalizzazione, evitando così approcci di tipo top-down.

3.8

Il Comitato ritiene che il processo di elaborazione delle norme tecniche non possa muoversi più velocemente dei cambiamenti culturali, che sono necessari ai vari settori per assumere la consapevolezza del proprio ruolo in un contesto di sviluppo sostenibile. Il compito della Commissione acquista particolare importanza nel processo di sensibilizzazione e di «foresight» culturale, da attuarsi attraverso la diffusione delle conoscenze e delle buone pratiche.

3.9

L'elevata qualità delle norme tecniche volontarie costituisce l'elemento essenziale del loro valore aggiunto a livello europeo e può essere assicurata, a parere del Comitato, solo da una attiva partecipazione al processo normativo di tutte le parti interessate, e cioè degli esperti e dei rappresentanti industriali di settore, come anche delle piccole e medie imprese, dei lavoratori, dei consumatori e delle ONG. La molteplicità degli attori rappresenta un giusto equilibrio tra le esigenze economiche, sociali e ambientali, senza contare gli aspetti prioritari della salute e della sicurezza.

3.10

In applicazione del principio della sussidiarietà, tale partecipazione deve essere assicurata, in primis , a livello nazionale, soprattutto per quanto riguarda i paesi di nuova adesione. Devono essere sostenute non solo le ONG, perché assicurino una partecipazione attiva e competente, ma anche e soprattutto le PMI che, - specie per quanto riguarda la struttura e le dimensioni d'impresa, - presentano forti esigenze di migliorare il loro accesso al processo normativo. A questo proposito vale la pena ricordare che strutture europee create specificatamente per rapportarsi alle PMI, come Normapme, andrebbero potenziate ed utilizzate al meglio.

3.11

Il Comitato sottolinea la necessità di misure prioritarie di sostegno comunitario ad azioni di capacity building promosse dagli organismi di normazione e dalle ONG dei nuovi Stati membri nonché a progetti di formazione di esperti; e suggerisce la realizzazione di una rete di banche dati, pienamente interoperabile e decentrata, vicina all'utenza finale. Si tratta, in buona sostanza, di garantire sempre e meglio l'accesso all'informazione e la partecipazione consapevole di tutte le imprese al processo normativo.

3.12

Per quanto concerne la definizione delle priorità nei lavori di normalizzazione, il Comitato sostiene che esse debbano continuare ad essere individuate nell'ambito di un processo consensuale volontario che coinvolga liberamente tutte le parti interessate e che debbano essere evitate priorità motivate solo su un piano politico, senza tener conto delle specificità dei prodotti e delle imprese che li producono.

3.13

Quanto al ricorso, da parte della Commissione, a mandati obbligatori nell'ambito del «nuovo approccio», il Comitato ritiene che la promozione dell'uso di normative tecniche ambientali non debba formare oggetto di decisioni top-down, ma debba piuttosto essere realizzata attraverso una più ampia accettazione dei prodotti eco-compatibili, indirizzando al meglio gli interessi e i bisogni dei cittadini e dei consumatori.

3.14

Secondo il Comitato, la formulazione di mandati ben definiti derivanti dall'applicazione del nuovo approccio ha contribuito al successo del mercato interno europeo e tale successo non deve ora essere vanificato da un loro utilizzo finalizzato a trasferire processi decisionali difficili di natura politica all'interno degli organismi tecnici di normazione.

3.15

La trasposizione delle norme tecniche europee a livello internazionale riveste, secondo il Comitato, una importanza essenziale per garantire la piena presenza e concorrenzialità dei nostri prodotti nel mercato globale. Attualmente, grazie agli accordi di Dresda e di Vienna, più dell'83 % delle norme Cenelec e circa il 40 % delle norme CEN derivano dalle norme degli organismi internazionali di normazione ISO, IEC e ITU. A parere del Comitato occorre quindi evitare che i requisiti di normalizzazione ambientale vengano assunti come barriere commerciali nell'ambito dell'Accordo TBT dell'Organizzazione mondiale del commercio o che si tramutino in svantaggi competitivi per le imprese europee sul mercato globale. Al riguardo, occorre sviluppare un atteggiamento proattivo sia nel Dialogo transatlantico (TABD), sia in quello con il Giappone (EJBD) e con il Mercosur (MEBF) per non allargare il fossato esistente tra norme europee e internazionali.

4.   Osservazioni particolari

4.1

Partecipazione - Occorre evitare che una partecipazione allargata rallenti il processo di adozione e di revisione delle norme, che già richiede tempi medi che vanno dai 3 ai 5 anni. Il principio di sussidiarietà deve essere assunto appieno. A livello nazionale deve essere assicurata la partecipazione di tutte le parti interessate, in particolare degli imprenditori e dei lavoratori, mentre a livello europeo i rappresentanti degli enti nazionali di normazione devono portare i risultati delle posizioni consensuali raggiunte. A tale livello devono poter partecipare anche i rappresentanti delle organizzazioni europee delle piccole e medie imprese e delle ONG interessate, sulla base delle posizioni consensuali maturate nelle rispettive sedi.

4.2

Cooperazione - Il Comitato ritiene particolarmente importante lo scambio organizzato di conoscenze tecniche, lo sviluppo di codici di condotta, gestiti su base volontaria e di buone pratiche. Queste devono però avvalersi degli strumenti già esistenti (cfr. paragrafo 3.3.2), che meritano di essere potenziati ed estesi, specie per i paesi di nuova adesione.

4.3

Cultura - La formazione di una cultura europea della normazione tecnica che tenga conto degli aspetti economici, sociali e ambientali è prioritaria per le imprese e le loro organizzazioni, e in particolare per quelle delle PMI, come anche per le organizzazioni dei lavoratori e degli stakeholders. Le organizzazioni dei consumatori e quelle per la tutela dell'ambiente devono poter beneficiare, a livello sia nazionale, che europeo, di adeguati sostegni finanziari, in modo da rafforzare la loro formazione in campo tecnico-normativo e da assicurare una rappresentanza qualificata e competente.

4.4

Finanziamento - Necessità di poste di bilancio pluriennali, nazionali e comunitarie,per sviluppare azioni di formazione e di sensibilizzazione. Detti stanziamenti dovrebbero essere rivolti, in particolare, ad organismi di normalizzazione nazionali ed europei, alle parti sociali, e agli organismi di rappresentanza delle varie istanze della società civile.

4.5

Priorità - Le priorità per l'elaborazione delle nuove norme tecniche devono essere lasciate alla determinazione consensuale di tutti i partecipanti, che sono gli attori diretti del processo normativo e che devono assumersene la piena responsabilità, e non devono in nessun caso essere il frutto di un processo top-down imposto dall'alto. Strumenti - L'utilizzazione sistematica degli strumenti - quali quelli esaminati ai paragrafi 3.3.1 e 3.3.2 - necessari per integrare gli aspetti ambientali nella normalizzazione deve essere vista come un'opportunità offerta e non imposta agli attori del processo normativo tecnico, volontario.

4.6

Monitoraggio - Il monitoraggio e la valutazione dei risultati raggiunti con le azioni di sensibilizzazione e formazione e con il rafforzamento degli organismi nazionali ed europei di normalizzazione, anche in termini di partecipazione qualificata delle ONG e degli organismi rappresentativi delle PMI, deve poter fornire alla Commissione, al Consiglio, al Parlamento europeo ed al Comitato economico e sociale europeo, le basi per la stesura dei previsti rapporti biennali e per la revisione ogni 5 anni delle azioni e degli orientamenti comunitari in materia.

5.   Conclusioni

5.1

Il CESE è convinto della necessità di accelerare, senza peraltro appesantirlo, l'iter di normazione, per garantire sviluppo e alta qualità al mercato interno sotto tutti gli aspetti, ivi compresi quelli ambientali. Lo scopo è quello di rendere il processo di normazione efficiente, poco costoso e non burocratico, e di adeguare preventivamente le capacità istituzionali degli Stati membri.

5.2

A giudizio del CESE, il processo che mira alla integrazione degli aspetti ambientali nel sistema di normazione europeo dovrebbe procedere rispettando pienamente il principio di sussidiarietà, che deve garantire la piena partecipazione al processo di tutti i soggetti, soprattutto delle PMI e delle ONG, in particolare al livello nazionale/regionale, che è notoriamente il più vicino alle parti interessate.

5.3

Lo sviluppo del mercato globale e l'apertura al commercio mondiale di nuove grandi entità come Cina, India e Russia rendono prioritaria la trasposizione delle attuali normative tecniche europee a livello internazionale, secondo quanto contenuto negli accordi di Dresda e di Vienna, con l'obiettivo di tradurre le soluzioni di normalizzazione in vantaggi commerciali per le imprese europee.

5.4

A parere del CESE l'obiettivo è quello di realizzare una complementarietà ottimale tra le regolamentazioni ambientali cogenti e le norme tecniche volontarie, che nascono da un'accentuata sensibilità verso l'ambiente e la qualità.

5.5

Il CESE insiste perché si rafforzino le piattaforme di interscambio di buone pratiche e di dialogo, con funzioni di expertise, tra parti sociali, organismi europei e nazionali di normalizzazione, industria, PMI, rappresentanti dei lavoratori, consumatori e ONG, con lo scopo di sostenere lo sviluppo della procedura della normalizzazione, secondo la strategia di Lisbona e i principi della crescita sostenibile e competitiva.

5.6

Occorre, in particolare:

promuovere un cultura europea della normalizzazione tecnica per l'UE,

prevedere misure di formazione per esperti e potenziare banche dati adeguate di largo utilizzo,

integrare sempre più il sistema di normalizzazione europea e la protezione dell'ambiente,

promuovere le azioni di sensibilizzazione della domanda (vale a dire dei consumatori) per indurre sempre più il mercato a mirare ad un uso sostenibile delle risorse naturali a livello sia delle materie prime che dei prodotti finiti e confezionati,

realizzare un adeguato equilibrio tra la tutela degli aspetti prioritari di sicurezza, igiene e salute e quella degli aspetti ambientali globali, tenendo conto del Protocollo di Kyoto,

applicare pienamente i principi di sussidiarietà, promuovendo la partecipazione di tutte le parti interessate a livello nazionale/regionale,

promuovere codici di condotta più flessibili, che conducano a processi di normalizzazione eco-friendly, per agevolare le imprese, e soprattutto le PMI, ad adottare processi tecnici ecologici, che siano anche economicamente validi, per la realizzazione di nuovi prodotti, nuovi processi, o nuovi servizi,

sviluppare una piattaforma di interscambio tra la strategia di Lisbona per il mercato interno e il piano d'azione 2004-2010 per l'ambiente e la salute, con lo scopo di ampliare il dialogo di expertise tra tutte le parti interessate al processo di normalizzazione: CEN, Cenelec, ETSI, PMI-normazione, ANEC (consumatori), TUTB (sindacati lavoratori), ECOS (istanze ambientali), Industria, distribuzione e servizi,

sostenere lo sviluppo della normalizzazione tecnica di base per le normative di qualità di prodotto e di processo, nel campo della produzione agricola e alimentare.

Bruxelles, 15 settembre 2004.

Il Presidente

del Comitato economico e sociale europeo

Roger BRIESCH


(1)  COM(2001) 264 def.

(2)  Parere CES 1494/2001 del 29 novembre 2001 e parere CESE 661/2004 del 29 aprile 2004.

(3)  Trattato CE, artt. 2 e 6 (versione consolidata).

(4)  Decisione 1600/2002/CE del 22 luglio 2002.

(5)  Parere CES sul Libro verde sulla politica integrata dei prodotti (GU C 260 del 17.9.2001) e parere CESE 1598/2003 del 10 dicembre 2003 sulla comunicazione «La politica integrata dei prodotti - sviluppare il concetto di ciclo di vita ambientale».

(6)  Comunicazione della Commissione COM(2002) 278.

(7)  Comunicazione «Politica industriale in una Europa allargata», COM(2002) 714.

(8)  Comunicazione «Strategia per il mercato interno - priorità 2003-2006», COM(2003) 238.

(9)  Guida IEC/109 su «Environmental aspects - inclusion in electro - technical product standards».

(10)  ISO/tr 14062 su «Environmental management - integrating environmental aspects into product design and development».

(11)  Parere CES 560/1999 del 29 maggio 1999 (GU C 209 del 22 luglio 1999).

(12)  GU C 66 del 15.3.2002.