Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo , al Comitato Economico e Sociale europeo e al Comitato delle Regioni - Revisione intermedia dell'agenda per la politica sociale /* COM/2003/0312 def. */
COMUNICAZIONE DELLA COMMISSIONE AL CONSIGLIO, AL PARLAMENTO EUROPEO, AL COMITATO ECONOMICO E SOCIALE EUROPEO E AL COMITATO DELLE REGIONI - REVISIONE INTERMEDIA DELL'AGENDA PER LA POLITICA SOCIALE SOMMARIO 1. Introduzione 2. Rispondere alle sfide - Cogliere le opportunità 2.1. Una nuova situazione politica ed economica 2.2. Allargamento 3. La strategia di Lisbona e l'acquis dell'agenda per la politica sociale 3.1 L'agenda per la politica sociale: origini ed elaborazione nell'ambito della strategia di Lisbona 3.2 Progressi compiuti 3.2.1 Situazione occupazionale 3.2.2 Situazione sociale 3.3 I "costi dell'assenza di una politica sociale" 3.4 Migliorare la governance 3.4.1 Soggetti 3.4.2 Dosaggio degli strumenti d'azione 4. Acquis sociale - Consolidare le norme sociali nell'intera UE 5. Priorità e azioni politiche 5.1 Nuovi e migliori posti di lavoro 5.2 Anticipare le trasformazioni dell'ambiente di lavoro e trarne vantaggio istituendo un nuovo equilibrio tra flessibilità e sicurezza 5.3 Lotta contro la povertà e contro tutte le forme di emarginazione e discriminazione 5.4 Modernizzare la protezione sociale 5.5 Promuovere la parità tra donne e uomini 5.6 Rafforzare il capitolo sociale nell'ambito dell'allargamento e delle relazioni esterne dell'Unione europea 6. Conclusioni e prospettive ALLEGATO 1. Introduzione La Commissione europea ha lanciato, nel giugno del 2000, l'agenda per la politica sociale relativa al periodo 2000-2005 [1], in seguito ad ampie consultazioni con le parti e i soggetti interessati. L'agenda, che costituisce il piano per l'occupazione e la politica sociale, traduce in misure concrete gli obiettivi politici della strategia di Lisbona per il rinnovamento economico e sociale. [1] COM(2000) 379 def. del 28.6.2000. In settembre dello stesso anno, il Parlamento europeo ha ospitato una grande conferenza con la quale intendeva contribuire all'elaborazione della risoluzione [2] da esso adottata nell'ottobre successivo. [2] Risoluzione del Parlamento europeo A5-291/2000, del 25.10.2000. L'agenda è stata infine approvata dal Consiglio europeo di Nizza [3] del dicembre 2000, che ne ha posto in evidenza i sei grandi orientamenti strategici, sui quali la Commissione è tenuta a presentare ogni anno, nell'ambito del proprio quadro di valutazione [4], una relazione che illustri i progressi compiuti. [3] Conclusioni del Consiglio europeo di Nizza, dicembre 2000. [4] COM(2001) 104 def. del 22.2.2001; COM(2002) 89 def. del 19.2.2002; COM(2003) 57 def. del 6.2.2003. Fin dall'inizio è stata prevista una revisione intermedia da presentare nel 2003. In base alla valutazione degli anni precedenti, la revisione intermedia contribuisce a determinare le nuove misure strategiche necessarie per realizzare l'agenda, in particolare per gli anni 2004 e 2005. La revisione intermedia garantisce in tal modo un'attuazione dinamica e flessibile dell'agenda, in grado di fronteggiare le nuove sfide e di rispondere alle nuove esigenze tenendo conto dell'esperienza acquisita fin dai primi anni. In marzo 2003, la Commissione ha organizzato una conferenza [5] intesa a preparare la presente comunicazione. L'evento ha costituito un forum pubblico che ha dato luogo al dibattito sul futuro della politica sociale e dell'occupazione. Il ricco scambio di opinioni tra i soggetti principali ha apportato un contributo significativo alla stesura della comunicazione. [5] Si veda http://europa.eu.int/comm/ employment_social/news/2003/jan/1041848954_en.html La conferenza ha confermato che la sfida principale per l'Unione europea nei mesi a venire è riuscire a portare a buon fine l'allargamento. La revisione intermedia rappresenta un'occasione unica per riflettere questa dimensione in tutta la sua portata. Il dibattito ha tuttavia ribadito che le sfide in gioco implicite nell'agenda sociale - tra cui la debolezza strutturale generalizzata dei mercati del lavoro, le tendenze demografiche, le persistenti disuguaglianze tra i sessi, le nuove strutture famigliari, i cambiamenti tecnologici e le esigenze dell'economia basata sulla conoscenza, le disparità e la povertà, l'internazionalizzazione dell'economia - devono rimanere una base solida per le iniziative future dell'UE nel settore della politica sociale e dell'occupazione. 2. Rispondere alle sfide - Cogliere le opportunità 2.1. Una nuova situazione politica ed economica La situazione politica ed economica nel 2003 [6] è molto diversa da quella del 2000. L'ottimismo che caratterizzava i primi mesi del 2000 è stato soppiantato, a partire dal 2001, da un rallentamento economico che si è rivelato più duraturo e profondo di quanto previsto in origine dagli esperti. È stata inoltre messa alla prova la stabilità geopolitica e la guerra contro l'Iraq ha aggiunto ulteriore incertezza. [6] Si veda, ad esempio, Commissione europea, Economic Forecasts, Spring 2003. European Economy, n.. 2/2003 Nei settori per i quali esistono dati recenti, il quadro attuale appare molto diverso rispetto al 2000: la crescita economica è in forte caduta, la disoccupazione è in aumento e la fiducia dei consumatori e delle imprese permane scarsa. Malgrado ciò, questa situazione non dovrebbe intaccare il giudizio favorevole sulla riforma attuata negli ultimi anni nei settori della politica sociale e dell'occupazione, grazie all'attuazione dell'agenda per la politica sociale. All'inizio di quest'anno la Commissione ha pubblicato una sintesi dei risultati ottenuti, contenuti nella sua relazione principale al Consiglio europeo di primavera [7]. [7] COM (2003) 5 del 14.1.2003 La revisione intermedia dell'agenda è volta a contribuire alla formulazione di azioni strategiche concepite per favorire condizioni propizie a un periodo continuo di crescita elevata e non inflazionistica. Essa dovrebbe secondare la creazione di posti di lavoro, ricchezza, prosperità e dare impulso alla coesione sociale. Per fare ciò, occorre migliorare la competitività e favorire le imprese facendo in modo che possano cogliere le opportunità di sviluppo. Il successo dipenderà dalla messa a punto di politiche che tengano pienamente conto dell'interazione tra i diversi capitoli, come è stato sottolineato dalla strategia di Lisbona: politiche in materia d'economia, mercato interno, imprese, istruzione e formazione, ricerca [8], ambiente, per non citare che alcune. La loro interazione con la politica sociale e dell'occupazione è fondamentale per sostenere l'Europa nella sua ricerca di un miglioramento della qualità della vita per tutti i suoi cittadini. [8] Circa 1,2 milioni di lavoratori supplementari nel settore della ricerca, tra cui 700 000 ricercatori ulteriori, saranno necessari per raggiungere l'obiettivo di Barcellona che intende aumentare gli investimenti nella ricerca e nello sviluppo fino al 3% del PIL. Si veda a proposito "Investire nella ricerca: un piano d'azione per l'Europa", COM(2003) 226 def. La vulnerabilità dell'economia europea di fronte a circostanze esterne conferma ulteriormente la necessità di seguire la strategia di Lisbona e di accelerare i cambiamenti, anche tramite l'agenda per la politica sociale. 2.2. Allargamento In maggio 2004 l'Unione europea accoglierà dieci nuovi Stati membri, ponendo fine definitivamente alla divisione dell'Europa creatasi in seguito alla seconda guerra mondiale. L'allargamento del 2004 si distinguerà dai precedenti per una maggiore diversità a tutti i livelli. In ambito sociale, una nuova sfida sarà costituita dalla discriminazione di cui sono oggetto le minoranze etniche, in particolare i rom, in merito alla quale urgerà trovare soluzioni concertate per i molteplici tipi di discriminazione e deprivazione. Maggiori saranno anche le divergenze economiche. Il livello di reddito medio dei dieci paesi in via d'adesione sarà inferiore alla metà del PIL medio per abitante degli Stati membri attuali. Nella relazione Kok sull'allargamento dell'Unione europea, si legge che "anche nell'ipotesi più positiva, ci vorranno decenni per arrivare alla convergenza economica tra nuovi Stati membri e membri attuali. Non è detto che i costi siano contemporanei ai benefici; l'onere legato all'aumento della concorrenza e all'adeguamento, ad esempio, potrebbe farsi sentire già nei primi anni dopo l'adesione. Se si attueranno politiche appropriate, comunque, i vantaggi a lungo termine potrebbero essere più che rilevanti." [9] [9] W. Kok, L'ampliamento dell'Unione europea. Risultati e sfide. Relazione alla Commissione europea, 2003, pag. 38. >RIFERIMENTO A UN GRAFICO> >RIFERIMENTO A UN GRAFICO> L'esperienza dimostra che la convergenza non è automatica. Al contrario, i fatti indicano che, in seguito all'adesione, lo sviluppo economico può seguire varie vie, confermando che non esiste una ricetta miracolosa per un successo rapido e che si può assistere a un'alternanza di periodi di convergenza e di divergenza. La struttura economica dei nuovi Stati membri continuerà a subire rapidi mutamenti, creando illimitate nuove opportunità, che sarà opportuno cogliere per sostenere in modo duraturo la crescita economica e dell'occupazione, contribuendo in tal modo a una convergenza dei redditi a lungo termine. Pur tuttavia, si avranno anche ripercussioni negative su taluni segmenti della popolazione. La gestione efficace di questo processo sarà dunque una questione di primaria importanza nei prossimi anni. L'allargamento produrrà un leggero calo del tasso medio d'occupazione nell'Unione europea. In base alle previsioni economiche della primavera del 2003 e a considerazioni d'ordine demografico, si ritiene che il tasso d'occupazione del 2002 per i 15 Stati membri si aggiri intorno al 64,3% e quello dell'UE a 25 Stati sarebbe pari al 62,4%, ovvero oltre il 7,5% al di sotto dell'obiettivo di Lisbona per il 2010. Malgrado ciò, il calo al momento dell'allargamento non giustifica una retrocessione dagli obiettivi fissati a Lisbona per l'occupazione e non dovrebbe comprometterne il raggiungimento. Paesi [10] come la Repubblica ceca e Cipro presentano già tassi d'occupazione superiori alla media comunitaria. I dati mettono peraltro in evidenza la differenza che esiste tra l'attuale UE a 15 Stati e i paesi candidati in termini di lavoro a tempo pieno e a tempo parziale. [10] Dati desunti dalla relazione su L'occupazione in Europa 2002. Non si dispongono dati su Malta. >RIFERIMENTO A UN GRAFICO> >RIFERIMENTO A UN GRAFICO> Un elemento che è emerso con frequenza nel dibattito pubblico sull'adesione è la mobilità dei lavoratori in un'Europa ampliata. Nonostante i timori, lo scenario più verosimile [11] è quello di una mobilità moderata e limitata che, dopo un breve picco immediatamente successivo all'adesione (circa 250.000 persone all'anno), inizierà nuovamente a declinare per passare a una cifra inferiore alle 100.000 persone all'anno prima della fine del decennio. [11] Si veda, ad esempio, European Integration Consortium (DIW, CEPR, FIEF, IAS, IGIER), The impact of Eastern enlargement on employment and labour markets in the EU Member States. Commissione europea, 2001. Ed anche: K.F. Zimmerman, Can migration from Eastern Europe alleviate the demographic burden of current EU Member States?, 2003, DIW, Berlino. L'esperienza indica che i timori suscitati dalla mobilità in occasione delle adesioni precedenti erano infondati. Al contrario, le evoluzioni osservate nei paesi interessati hanno mostrato che in seguito all'adesione molti lavoratori migranti hanno fatto ritorno al loro paese d'origine. Le ripercussioni dell'allargamento sull'occupazione e sulla situazione sociale dovranno essere oggetto di attenti controlli. È evidente che i dieci paesi candidati hanno scelto di aderire a un quadro costituzionale ampiamente imperniato sul miglioramento delle norme sociali, anche tramite il dialogo sociale e la regolamentazione sociale [12]. Un'attenzione particolare dovrà essere dedicata a questo aspetto nei prossimi anni. L'applicazione corretta dell'acquis comunitario nel settore sociale riveste un'importanza fondamentale in merito. [12] Si veda anche a questo proposito W. Kok, L'ampliamento dell'Unione europea. Risultati e sfide. Relazione alla Commissione europea, 2003, pag. 2. 3. La strategia di Lisbona e l'acquis dell'agenda per la politica sociale 3.1 L'agenda per la politica sociale: origini ed elaborazione nell'ambito della strategia di Lisbona Il vertice di Lisbona del 2000 ha dotato l'Unione europea di una strategia decennale per il rinnovamento economico e sociale. L'anno successivo, a Göteborg, la strategia dell'UE per lo sviluppo sostenibile ha aggiunto una dimensione ambientale alla strategia di Lisbona, individuando peraltro l'incompatibilità di alcune tendenze sociali con l'idea di sviluppo sostenibile e la necessità di promuovere l'integrazione sociale all'interno della strategia per lo sviluppo sostenibile. La risposta dell'UE, coerente con i suoi valori e con la sua concezione di società, nonché nell'ottica del prossimo allargamento, determinerà i cambiamenti che si ripercuoteranno poi su tutti gli aspetti della vita quotidiana dei cittadini. Oltre a fornire un orientamento sul contenuto delle politiche, la strategia di Lisbona ha inoltre creato un metodo innovativo di attuazione delle stesse, introducendo e diffondendo il metodo di coordinamento aperto quale strumento volto a migliorare la governance dell'UE. Questo nuovo metodo completa la serie di strumenti strategici disponibili, designati in particolare a sostenere gli Stati membri nell'elaborazione graduale delle proprie politiche. Alla base dell'agenda per la politica sociale vi era la cornice politica di Lisbona, inaugurata dalla Commissione in giugno 2000. Negli ultimi tre anni, al centro dei lavori dedicati all'attuazione dell'agenda vi è la formulazione di risposte strutturali alla necessità di modernizzare e migliorare il modello sociale europeo, in modo che risponda adeguatamente ai bisogni sociali attuali e futuri. Per fare ciò occorre tenere conto dei diritti sociali e dell'uguaglianza sociale e si richiedono sistemi di protezione sociale atti a favorire la trasformazione economica e ad offrire agli individui la possibilità di realizzare pienamente il loro potenziale. Questo obiettivo chiave sarà ulteriormente perseguito nei prossimi due anni. 3.2 Progressi compiuti 3.2.1 Situazione occupazionale Malgrado l'aumento della disoccupazione, avvenuto in risposta al rallentamento dell'attività economica e alle previsioni di perdite nette di posti di lavoro nel 2003 [13], vi sono forti segnali indicanti che le riforme messe in atto negli ultimi cinque anni hanno prodotto importanti cambiamenti strutturali in molti, seppure non tutti, mercati del lavoro europei. Dal 1997 - anno del lancio della strategia europea per l'occupazione - sono stati creati circa 10 milioni di nuovi posti di lavoro, più della metà occupati da donne. Nel 2002, anno di flessione economica, se ne sono aggiunti altri 500.000. I miglioramenti strutturali si sono peraltro riflessi nel calo della disoccupazione di lunga durata. Inoltre, il potenziamento del mercato del lavoro e la creazione netta di posti di lavoro non hanno condotto a un aumento dell'inflazione a breve termine. Malgrado ciò, permangono vari punti deboli strutturali. [13] Commissione europea, Economic Forecasts, Spring 2003. European Economy, n. 2/2003. Sebbene il tasso d'occupazione sia passato dal 62,3 del 1999, anno precedente il lancio dell'agenda per la politica sociale, al 64,3% del 2002, rimane ancora ben al di sotto dell'obiettivo intermedio fissato per il 2005, ovvero 67%. La situazione, inoltre, varia notevolmente da un paese all'altro, sia per quanto concerne la capacità di attuare un programma di riforma, sia d'innalzare il tasso d'occupazione. Saranno richiesti sforzi ulteriori per raggiungere gli obiettivi fissati a Lisbona in materia d'occupazione, tra i quali quello che intende mantenere attivo almeno il 50% dei lavoratori in età avanzata entro la fine del decennio e che mira ad aumentare di cinque anni l'età pensionabile media effettiva. Si osservano peraltro importanti differenze per quanto riguarda l'offerta di lavoratori in possesso delle qualifiche richieste da un'economia basata sempre più sulla conoscenza e sul versante del miglioramento della qualità del lavoro, fattori che contribuiscono a un miglioramento della produttività. È dimostrato che la riforma del mercato del lavoro e gli investimenti nella qualità del lavoro costituiscono condizioni imprescindibili per aprire a più persone il mercato del lavoro e per migliorare la produttività [14]. Dai risultati ottenuti in passato e da varie simulazioni realizzate si desume che solo apportando miglioramenti qualitativi ai mercati del lavoro europei è possibile colmare i divari esistenti in termini d'età, sesso - in particolare per le persone con responsabilità famigliari - e competenze, che continuano ad essere tra gli ostacoli principali al miglioramento della situazione occupazionale nell'UE. Tale osservazione vale anche per abbordare il divario in materia d'occupazione a livello regionale. [14] Si veda, ad esempio, Employment in Europe 2002, pubblicato dalla Commissione. I lavoratori che occupano posti di bassa qualità - posti di lavoro che non offrono opportunità di formazione o di evoluzione professionale, né sicurezza dell'impiego - sono a maggior rischio di disoccupazione e di emarginazione sociale. Esiste, inoltre, per essi il rischio reale di cadere preda di un circolo vizioso che concatena bassa qualità, posto di bassa produttività, disoccupazione ed emarginazione sociale. 3.2.2 Situazione sociale Il controllo dei progressi compiuti nell'ambito della lotta contro la povertà e a favore dell'integrazione sociale continua ad essere ostacolato dalla mancanza di dati aggiornati in vari settori. Pur tuttavia, i miglioramenti nel settore dell'occupazione, in particolare il calo della disoccupazione strutturale (circa 40% negli ultimi due anni), dovrebbero avere contribuito a rafforzare la coesione sociale. La situazione varia molto da un paese all'altro, sia per quanto concerne il tasso di povertà, sia per la distribuzione del reddito. Su quest'ultimo aspetto, lo scarto tra il 20% dei più ricchi e il 20% dei più poveri nei tre Stati membri con migliori risultati è pari alla metà di quello registrato nei tre paesi con peggiori risultati. Ben poco è stato inoltre compiuto per ridurre le disuguaglianze tra donne e uomini o per limitare il numero degli abbandoni scolastici. La modernizzazione dei regimi di protezione sociale è un aspetto cruciale della riforma del modello sociale europeo. La sostenibilità a lungo termine e la qualità dei regimi di protezione sociale, in particolare di fronte all'invecchiamento della popolazione, sono determinanti per il buon esito dei programmi di riforma. 3.3 I "costi dell'assenza di una politica sociale" Uno dei principi ispiratori dell'agenda per la politica sociale è stato il rafforzamento del ruolo della politica sociale quale fattore produttivo, fattore che negli ultimi anni ha assunto una dimensione più ampia, in particolare grazie alla promozione della qualità quale motore di un'economia dinamica, al proponimento di aumentare la quantità e la qualità dei posti di lavoro e al fomento della coesione sociale. A tre anni dall'applicazione, i progressi realizzati fino ad oggi sono particolarmente evidenti nella strategia europea per l'occupazione, poiché la promozione della qualità dell'occupazione vi è stata integrata pienamente. Nei prossimi anni si dedicherà particolare attenzione alla qualità delle relazioni industriali. Le basi sono state gettate [15]. La Commissione potenzierà i lavori sugli indicatori e sul miglioramento della comprensione delle pratiche inerenti alle relazioni industriali. È questo un compito di fondamentale importanza al momento, in quanto l'allargamento richiederà un rafforzamento delle capacità di garantire l'attuazione di tale elemento essenziale del modello sociale europeo [16]. [15] Ad esempio, nella relazione del gruppo di alto livello sulle relazioni industriali, in COM(2002) 341-1 e 341-2 del 26.6.2002 sul dialogo sociale europeo e sul vertice sociale trilaterale; ed anche nel programma di lavoro autonomo delle parti sociali per il periodo 2003-2005 (concordato in novembre 2002). [16] Conclusioni della presidenza del Consiglio europeo di Barcellona (2002). Sempre nel settore della protezione sociale, si registrano progressi significativi nei lavori vertenti sulla qualità, ad esempio in materia di pensioni, nell'ambito dei quali si sono studiati regimi pensionistici adeguati e sostenibili. L'approccio razionalizzato alla protezione sociale dovrebbe apportare un maggiore approfondimento, in particolare tramite l'impiego generalizzato del metodo di coordinamento aperto. La Commissione persegue questa logica, fondata sulla politica sociale quale fattore produttivo e sulla promozione della qualità, valutando "i costi dell'assenza di una politica sociale" [17]. Questo approccio è legato alla strategia che persegue una migliore regolamentazione e alle valutazioni d'impatto da condursi sulle principali nuove iniziative future, che dovranno prendere in esame le ripercussioni economiche, ambientali e sociali della nuova legislazione e delle misure politiche, tenendo conto dei costi e dei benefici a breve e lungo termine [18]. [17] Si veda, ad esempio, COM(2002) 89 del 19.2.2002 e COM (2003) 57 del 6.2.2003; D. Fouarge, Costs of non-social policy: towards an economic framework of quality social policies - and the costs of not having them, 2003. Studio realizzato per la Commissione europea. Pagina web della conferenza http://europa.eu.int/comm/ employment_social/news/2003/jan/1041848954_en.html [18] COM(2002) 275 def., 276 def., 277 def., 278 def. del 5.6.2002. Alla luce di queste analisi e dibattiti, è oggi più facile comprendere come il ruolo della politica sociale sia parte integrante dello sviluppo dinamico di economie e società aperte e moderne, e come esso apporti nel tempo benefici cumulativi. Le politiche sociali toccano svariati ambiti, tra i quali: * la promozione di politiche attive del mercato del lavoro e il fomento di investimenti nella ricerca, nell'istruzione e nella formazione, con il conseguente rafforzamento del capitale umano disponibile per un'economia basata sulla conoscenza, l'aumento della produttività e la diminuzione del fallimento sociale. Alcuni studi dimostrano che l'innalzamento del livello d'istruzione comporta un considerevole aumento della produttività e dei redditi accumulati nell'arco di una vita [19]. Lo sviluppo di competenze è fondamentale per aumentare la capacità di adattarsi ai cambiamenti nel luogo di lavoro; [19] Si veda, ad esempio, A. de la Fuente, Human capital in a global and knowledge-based economy, 2002. Studio per la Commissione europea. * investimenti in norme di alto rendimento (anche in materia di salute e sicurezza) nel luogo di lavoro, il che comporta un aumento della produttività e una riduzione delle perdite dovute agli infortuni. Si ritiene che i costi annuali per l'economia dell'UE derivanti da condizioni di lavoro inadeguate o pericolose si aggirino intorno al 3% del PIL, con una perdita di 500 milioni di giornate lavorative all'anno [20]; [20] Si veda, ad esempio, COM (2002) 118 dell'11.3.2002; una ricca documentazione su questo aspetto è inoltre prodotta dall'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro - http:// agency.osha.eu.int * investimenti in politiche attive in materia d'integrazione e di pari opportunità, al fine di accrescere le possibilità d'accesso alla vita economica per quei gruppi e individui che, senza alcun aiuto, rischiano di esserne esclusi [21]; [21] In base a studi condotti dall'OCSE, l'aumento delle spese sociali attive - a favore di politiche attive del mercato del lavoro, di compensi per famiglie a basso reddito, di sussidi famigliari e per figli a carico e di investimenti nella sanità - può avere un impatto significativo sulla produttività e sulla crescita economica. R. Arjona, M. Ladaique e M. Pearson, Growth, inequality and social protection, 2001. OCSE. * investimenti in stabilità sociale, riducendo al minimo gli onerosi conflitti sociali o sindacali. Il partenariato sociale rafforza il capitale sociale e le infrastrutture istituzionali, favorendo l'efficacia di altre politiche. Una recente relazione presentata dalla Banca mondiale dimostra come il partenariato sociale possa condurre a una riduzione delle disuguaglianze reddituali, a un calo della disoccupazione e dell'inflazione, nonché sia in grado d'innescare una maggiore produttività e adeguamenti più rapidi ai contraccolpi [22]. [22] Banca mondiale, Unions and Collective Bargaining: Economic Effects in a Global Environment, 2003. La struttura portante del modello sociale europeo ha dato prova di grande resistenza e beneficia di un ampio sostegno popolare, come emerge dalle ultimi indagini di Eurobarometro. È stato dimostrato come, in seno all'UE, le economie più dinamiche e con migliori risultati siano quelle dei paesi le cui politiche economiche e sociali interagiscono in modo positivo [23]. Risulta inoltre evidente che la riforma del mercato del lavoro e l'investimento nella qualità dell'occupazione sono indispensabili per consentire a più persone l'accesso al lavoro e per migliorare la produttività [24]. [23] Si veda, ad esempio, COM (2003) 5 del 14.1.2003 e Commissione europea, Public Finances in EMU 2002, European Economy n. 3/2002. [24] Si veda, ad esempio, Commissione europea, Employment in Europe, 2002; G. S. Lowe (2003): The case for investing in high quality work. Presentation to the European Commission's Mid-Term Review of the Social Policy Agenda: Achievements and Perspectives Brussels, 19-20 March 2003 (see conference webpage). In tale contesto, i programmi d'azione comunitari [25] e le relazioni principali, come quelle sull'occupazione in Europa, sulla situazione sociale, sulle relazioni industriali in Europa e sull'uguaglianza tra donne e uomini, svolgono un ruolo determinante nell'analisi approfondita dell'occupazione e della situazione sociale e contribuiscono ad elaborare risposte adeguate alle varie sfide ed esigenze alle quali deve fare fronte il modello sociale europeo. Pur tuttavia, la mancanza di statistiche e dati pertinenti rallenta le ricerche e non consente di trarre conclusioni ottimali. [25] Ciò riguarda in particolare gli attuali programmi d'azione sugli incentivi all'occupazione, sull'integrazione sociale, sulla non discriminazione e sulla parità tra donne e uomini. 3.4 Migliorare la governance Una novità dell'agenda per la politica sociale è rappresentata dal fatto che fin dall'inizio è stata elaborata con l'intento di ottenere una forma migliore di governance. Ciò richiede una partecipazione più intensa dei soggetti all'elaborazione e all'attuazione dell'agenda e un dosaggio adeguato dei diversi strumenti strategici. 3.4.1 Soggetti L'agenda per la politica sociale conferisce un ruolo attivo a numerosi soggetti, chiamandoli a partecipare attivamente alla gestione delle politiche ad essa correlate: istituzioni, agenzie ed organi europei; Stati membri, comprese le autorità regionali e locali; parti sociali, società civile e imprese. Nella comunicazione sull'agenda per la politica sociale [26], la Commissione ha illustrato la sua concezione dei compiti e delle responsabilità che spettano a ciascun soggetto nell'ambito di un'agenda fondata su una nuova forma di governance. [26] COM(2000) 379 def. del 28.6.2000. La Commissione presenterà le proposte pertinenti utilizzando il proprio diritto d'iniziativa. Essa fungerà, inoltre, da catalizzatrice e sosterrà le politiche degli Stati membri e degli altri soggetti con tutti i mezzi a sua disposizione; al tempo stesso sorveglierà e controllerà l'attuazione dell'Agenda. Il Consiglio dei ministri e il Parlamento europeo dovranno esercitare la responsabilità legislativa. All'interno degli Stati membri, i governi nazionali e le autorità regionali e locali dovranno mettere in atto le loro politiche volte all'attuazione di questo programma. Le parti sociali a tutti i livelli dovranno svolgere pienamente il loro ruolo, in particolare per negoziare gli accordi e per modernizzare e adattare il quadro contrattuale e contribuire a una politica macroeconomica adeguata. Le ONG saranno coinvolte nello sviluppo di politiche solidali e di pari opportunità per tutti. La Commissione ritiene che la partecipazione diretta dei soggetti sia un punto importante dell'agenda e che occorra proseguire su questa via con ancor più determinazione. Vi è comunque spazio per ulteriori miglioramenti, a tutti i livelli, per contribuire alla modernizzazione del modello sociale europeo e per garantire che questa agenda riceva il maggior numero di adesioni e consensi, in seno a un vasto sistema di compartecipazione. 3.4.2 Dosaggio degli strumenti d'azione Il ruolo dei soggetti varia in funzione dei metodi e degli strumenti utilizzati. La comunicazione sull'agenda per la politica sociale sottolineava altresì la necessità, per potere raccogliere le sfide, di trovare la giusta combinazione dei vari strumenti disponibili a livello europeo, sempre nel rispetto del trattato CE. Fra tali strumenti figurano il metodo di coordinamento aperto, la legislazione, il dialogo sociale, i fondi strutturali, i programmi d'azione, misure di mainstreaming, analisi politica e ricerca. Le agenzie europee pertinenti, in particolare la Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Dublino), l'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Bilbao) e l'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia (Vienna), possono sostenere in modo determinante l'agenda per la politica sociale. Con un approccio di questo tipo, il conseguimento degli obiettivi poggia sul buon esito di una vasta serie di iniziative e misure. A questo proposito, la prima metà dell'attuazione dell'agenda sociale può dirsi ampiamente riuscita, seppure sia bene non indulgere in eccessi d'ottimismo, poiché l'UE ha ancora un lungo cammino da percorrere per realizzare gli obiettivi di Lisbona. Per quanto riguarda le azioni future, si dedicherà maggiore attenzione alla valutazione delle politiche in atto, continuando a fare tesoro dell'esperienza acquisita, in particolare nella valutazione della strategia europea per l'occupazione. Tale valutazione riguarderà, ad esempio, gli strumenti finanziari a sostegno del dialogo sociale europeo nel 2004 e la valutazione intermedia, nel 2005, del processo d'integrazione menzionato in precedenza. Si procederà a una valutazione approfondita anche delle misure d'aiuto finanziario, tra le quali rientrano i programmi d'azione sulle misure d'incentivo all'occupazione, sull'integrazione sociale, sulla soppressione della discriminazione e a favore dell'uguaglianza uomo-donna, nonché sull'anno europeo dei disabili. Ciò consentirà di determinare il seguito più adeguato da dare a queste attività. 4. Acquis sociale - Consolidare le norme sociali nell'intera UE L'Unione europea vanta un importante acquis in ambito sociale e nel settore dell'occupazione. La legislazione - direttive, regolamenti o altri strumenti normativi - costituisce un traguardo europeo fondamentale. Alla presente relazione è allegata una tabella che offre una panoramica della legislazione comunitaria nel settore sociale e in quello dell'occupazione (allegato I). Tale legislazione garantisce la parità di condizioni per le imprese, favorisce il funzionamento del mercato interno e tiene conto dei bisogni sociali dei lavoratori in un'Europa economicamente integrata. Anche il coordinamento delle politiche nazionali rientra nell'acquis sociale. Nel settore sociale e in quello dell'occupazione, gli strumenti normativi riguardano in primo luogo i lavoratori (talvolta anche le loro famiglie) e le imprese. Le condizioni di lavoro, la libera circolazione delle persone, la sicurezza e la salute sul lavoro, l'uguaglianza tra le donne e gli uomini e l'assenza di discriminazioni sono alcuni degli aspetti aventi enormi ripercussioni sulla qualità della vita delle persone che vivono nell'Unione europea. La Commissione europea si è impegnata a vigilare sulla piena applicazione dell'acquis legislativo. Il Consiglio europeo, consolidato ad ogni vertice di primavera, ha sottoscritto pienamente questo approccio. A Stoccolma, nel 2001, il Consiglio europeo ha stabilito l'obiettivo di recepire il 98,5% di tutte le direttive relative al mercato interno. A Barcellona, nel 2002, i capi di Stato e di governo si sono impegnati a non ammettere in alcun modo le misure il cui recepimento è in ritardo di oltre due anni. Il Consiglio europeo del 2003 ha potenziato questo approccio e ha richiesto che al Consiglio europeo di primavera del 2004 sia presentata una relazione sullo stato d'avanzamento. Il mero recepimento della normativa comunitaria nel diritto nazionale non è tuttavia sufficiente. Occorre far sì che essa sia applicata correttamente nella pratica. La corretta applicazione e il rispetto della legislazione europea sono elementi imprescindibili per un buon funzionamento dell'UE e sono garanzia di un trattamento giusto ed equo dei cittadini, dei lavoratori, dei consumatori e delle imprese. Per garantire che i diritti comunitari possano essere effettivamente esercitati, è indispensabile istituire inoltre un controllo efficace della corretta applicazione. Nella seconda metà dell'agenda per la politica sociale, la Commissione privilegerà il rispetto dell'acquis sociale insieme al controllo della sua applicazione [27]. Considerato che una stretta collaborazione tra la Commissione e gli Stati membri costituisce un elemento essenziale per un controllo efficace dell'applicazione della legislazione comunitaria, occorre utilizzare in maniera ottimale tutti gli strumenti disponibili che consentono di gestire in modo rapido ed efficace le questioni o i casi concernenti il mancato rispetto o l'applicazione errata della legislazione comunitaria. Un contributo prezioso proverrà dai gruppi di lavoro e dalle reti che sono stati costituiti negli ultimi anni, in particolare per associare più strettamente i servizi degli Stati membri all'attuazione, al controllo e al seguito della legislazione comunitaria. Strutture di recente costituzione, quali il gruppo di alto livello sulle relazioni industriali o la rete degli ispettori del lavoro, dovrebbero svolgere un ruolo di primo piano nell'individuare i problemi legati all'attuazione e dovrebbero favorire il superamento degli ostacoli a livello nazionale, in particolare tramite lo scambio di informazioni. [27] Si veda anche la comunicazione della Commissione sul miglioramento nel controllo dell'applicazione del diritto comunitario, COM(2002) 725 def. dell'11.12.2002. Tali reti e gruppi, di cui fanno parte i soggetti principali a livello nazionale, svolgono un ruolo determinante nel sostenere l'attuazione e il rispetto della legislazione comunitaria. L'allargamento renderà il loro compito ancor più importante. Essi vigileranno affinché le aspettative legittime dei lavoratori dei nuovi Stati membri siano soddisfatte, nella maniera più efficace ed economicamente vantaggiosa. 5. Priorità e azioni politiche Nel corso della prima metà dell'attuazione dell'agenda per la politica sociale, praticamente tutte le azioni sono state lanciate conformemente alle previsioni. Durante la seconda metà, questa attività dovrebbe essere oggetto di un debito seguito dato, ovvero si dovrebbe verificare attentamente e assicurare che le misure avviate siano attuate in modo corretto e applicate in tutta l'UE. I capitoli seguenti presentano una serie dettagliata di azioni previste in base a un calendario preciso, il tutto stabilito in conformità alla struttura degli orientamenti politici dettati a Nizza. L'obiettivo e di garantire il consolidamento dei lavori avviati e, aspetto importante, annunciare le nuove misure previste per far fronte alle sfide più ardue e per rispondere ai nuovi bisogni nei settori dell'occupazione e della politica sociale. Da questo elenco si dovrebbero desumere in piena trasparenza le priorità e le attività per il periodo fino al 2005. Pur tuttavia, è evidente che l'agenda e la sua attuazione devono rimanere sufficientemente flessibili e dinamiche per consentire di adottare le misure più adeguate al momento giusto. 5.1 Nuovi e migliori posti di lavoro [28] [28] Il testo in corsivo nel riquadro è desunto dall'agenda per la politica sociale, sottoscritta dal Consiglio europeo di Nizza (dicembre 2000). Per facilitare la partecipazione del maggior numero di persone al mercato del lavoro, la prospettiva della realizzazione della piena occupazione deve essere accompagnata da sforzi risoluti; a tal fine è necessario in particolare rafforzare le politiche volte a promuovere la parità professionale fra uomini e donne, assicurare una migliore articolazione fra vita professionale e vita familiare, facilitare il mantenimento in attività dei lavoratori anziani, lottare contro la disoccupazione di lunga durata, e offrire, attraverso la mobilitazione di tutte le parti attive, segnatamente quelle dell'economia sociale e solidale, prospettive d'integrazione alle persone più vulnerabili. La scelta di una società basata sulla conoscenza presuppone l'investimento nelle risorse umane per promuovere la qualificazione e la mobilità dei lavoratori. Parallelamente, occorre promuovere la qualità dell'occupazione e sviluppare effettivamente, a vantaggio del maggior numero di persone, strategie d'istruzione e di formazione permanenti. Realizzare il potenziale della piena occupazione dell'Europa è un'indubbia priorità. L'obiettivo è di portare il tasso d'occupazione il più vicino possibile al 70% entro il 2010, con percentuali distinte per le donne (60%) e per i lavoratori anziani (50%) e tenendo conto delle diverse situazioni di partenza degli Stati membri. La revisione dei primi cinque anni di attuazione della strategia europea per l'occupazione ne ha confermato il ruolo positivo: essa ha sostenuto l'evoluzione della situazione occupazionale e ha favorito le riforme strutturali messe in atto dagli Stati membri negli ultimi anni. Tale revisione ha ispirato inoltre una nuova versione della strategia, che si dovrebbe mettere a miglior profitto per fronteggiare più efficacemente le sfide rappresentate dall'evoluzione demografica, dalle disparità regionali, dalla globalizzazione e dalla ristrutturazione. La versione aggiornata della strategia per l'occupazione si articola intorno a tre obiettivi principali: la piena occupazione, tramite l'aumento dei tassi d'occupazione; la qualità e la produttività del lavoro; la coesione e un mercato del lavoro favorevole all'integrazione. Si tratta di obiettivi interdipendenti e che si rafforzano reciprocamente. Il Consiglio europeo di primavera del marzo 2003 ha confermato che la strategia per l'occupazione svolge una funzione primaria nell'attuazione degli obiettivi di Lisbona nei settori dell'occupazione e del mercato del lavoro. Ha inoltre chiesto che la nuova prospettiva triennale degli orientamenti per l'occupazione fornisca una base stabile per una strategia semplificata, meglio amministrata e più efficace. L'8 aprile 2003, la Commissione ha adottato alcune proposte per orientamenti e raccomandazioni in materia d'occupazione che, insieme agli indirizzi di massima per la politica economica, fanno parte di un pacchetto di strumenti d'orientamento strategico [29]. Tra gli orientamenti proposti figura un elenco di dieci azioni prioritarie a sostegno degli obiettivi generali summenzionati, che include nuovi interventi urgenti quali la regolarizzazione del lavoro nero e una maggiore visibilità alle questioni legate all'immigrazione. [29] COM(2003) 170, 176 e 177 dell'8.4.2003. Nell'ambito di una nuova prospettiva triennale, l'attuazione della strategia di Lisbona e dell'agenda per la politica sociale beneficerà della razionalizzazione dei principali strumenti politici dell'Unione concepiti per le riforme strutturali: gli indirizzi di massima per la politica economica, la strategia per il mercato interno e gli orientamenti per l'occupazione. Su invito del Consiglio europeo di primavera del 2003, la Commissione ha istituito una task force europea per l'occupazione incaricata di individuare le riforme pratiche atte ad incitare gli Stati membri ad attuare la strategia per l'occupazione riveduta. La relazione intermedia del Fondo sociale europeo sarà ultimata entro la fine del 2003. Si trarranno le debite conclusioni per il resto del periodo di programmazione 2000-2006 e per gli interventi futuri del FSE. Pur essendo il principale strumento finanziario della strategia europea per l'occupazione, il FSE interviene anche nel processo d'integrazione sociale e sostiene altresì il doppio obiettivo comune volto a raggiungere e rafforzare la parità delle opportunità per le donne e gli uomini e l'integrazione della dimensione di genere. Inoltre, il lancio nel 2004 della seconda fase dell'iniziativa comunitaria EQUAL favorirà gli approcci innovativi e lo scambio di buone prassi, in particolare nell'ambito delle misure elaborate nella strategia per l'occupazione, nel processo d'integrazione sociale e nella strategia-quadro per la parità delle opportunità tra le donne e gli uomini. Azioni Attuazione della strategia europea per l'occupazione riveduta * Attuazione della strategia europea per l'occupazione riveduta, che poggia sugli orientamenti e sulle raccomandazioni per l'occupazione e che sarà controllata tramite una relazione annuale congiunta sull'occupazione (2004-2005) * Revisione ed elaborazione degli indicatori per il controllo della strategia per l'occupazione, da impiegare nelle relazioni congiunte sull'occupazione (2004-2005) * Potenziamento dell'analisi della situazione occupazionale in un'UE con 25 Stati membri (2004-2005) * Utilizzo delle relazioni elaborate dalle parti sociali sull'attuazione degli orientamenti per l'occupazione negli Stati membri, allo scopo di lanciare una "valutazione tra pari" condotta dalle parti sociali (2004) * Seguito dato della relazione della task force "Occupazione" (2004) * Invito alle parti sociali a presentare un contributo al vertice sociale trilaterale (2004-2005) * Accentuazione della visibilità del dialogo macroeconomico nel contesto della governance europea a livello economico e sociale (2004-2005) Attuazione del piano d'azione in materia di competenze e mobilità * Introduzione di una tessera di assicurazione sanitaria europea (2004) * Comunicazione della Commissione sull'economia basata sulla conoscenza, con posti di lavoro migliori e più numerosi e con una maggiore coesione sociale (2005) Ruolo del Fondo sociale europeo * Investimenti nella formazione di capitale umano tramite il Fondo sociale europeo * Relazione sulla revisione intermedia del Fondo sociale europeo (2004) * Lancio della seconda fase dell'iniziativa comunitaria EQUAL (2004), accompagnato dall'integrazione delle innovazioni e delle buone prassi esistenti nella strategia per l'occupazione e nel processo d'integrazione sociale 5.2 Anticipare le trasformazioni dell'ambiente di lavoro e trarne vantaggio istituendo un nuovo equilibrio tra flessibilità e sicurezza Le trasformazioni profonde dell'economia e del lavoro, legate in particolare all'emergere di un'economia basata sulla conoscenza e alla globalizzazione, procedono a ritmo sempre più rapido in tutti gli Stati dell'Unione. Esse richiedono risposte collettive nuove che tengano conto delle aspettative dei lavoratori dipendenti. Il dialogo sociale e la concertazione devono creare le condizioni per la partecipazione dei lavoratori al cambiamento, resa possibile da un'anticipazione delle innovazioni nelle imprese, nel settore produttivo e nel territorio. La ricerca di strutture collettive innovative, adeguate alle nuove forme di lavoro dovrà favorire una maggiore mobilità e l'investimento degli individui in situazioni lavorative sempre più diversificate, prevedendo la transizione tra le situazioni o i lavori successivi. Le azioni volte ad assecondare tali trasformazioni devono basarsi in modo equilibrato sui vari strumenti comunitari in vigore, in particolare il metodo di coordinamento aperto, lasciando ampio margine d'iniziativa alle parti sociali. Il messaggio chiave che sottende la strategia di Lisbona è "trasformazione", che dà luogo a un processo strutturale di rinnovamento economico e sociale. L'approccio strategico che ne consegue consiste nel secondare il cambiamento quale fattore di rinnovamento per l'Europa, di dinamismo e d'innovazione, acceleratore dell'aumento produttivo ed elemento d'impulso per le imprese ad accrescere la redditività. Le autorità pubbliche e la parti sociali in Europa e negli Stati membri favoriscono da sempre il cambiamento, accompagnandolo tramite l'istituzione di norme e pratiche. Con il processo di convergenza che si verrà ad innescare in seguito all'allargamento, emergerà più forte l'esigenza di gestire queste trasformazioni economiche in modo che contribuiscano a un innalzamento duraturo del tenore di vita, condiviso dal maggior numero di cittadini e improntato all'uguaglianza delle opportunità per tutti. Nel contempo occorrerà continuare ad applicare misure atte a mantenere la stabilità sociale e a rispondere ai bisogni di coloro che subiranno le ripercussioni negative del cambiamento. La gestione del cambiamento si fonda sul partenariato, il quale è comunque un elemento cruciale anche per adattare e migliorare le condizioni di lavoro e le relazioni contrattuali, nonché per sostenere lo sviluppo del capitale sociale. In questo contesto, le parti sociali possono svolgere un ruolo determinante nella modernizzazione dei rapporti di lavoro e nel potenziamento della qualità delle relazioni industriali. Favorire la capacità d'adattamento resta quindi un obiettivo fondamentale per l'insieme delle parti sociali. Lo sviluppo del dialogo sociale interprofessionale e settoriale a livello europeo, quale componente specifica del trattato, costituisce un elemento chiave della modernizzazione e dell'evoluzione del modello sociale europeo. Con l'adozione del loro programma di lavoro congiunto per il periodo 2003-2005, le parti sociali hanno intrapreso un'azione decisiva per sostenere, in modo autonomo, l'attuazione della strategia di Lisbona. L'allargamento avrà importanti ripercussioni sul funzionamento del dialogo sociale, poiché le strutture delle parti sociali devono ancora essere allestite e consolidate, in special modo a livello settoriale. La Commissione intende favorire questo processo tramite un rafforzamento adeguato delle capacità e promuovendo le buone prassi. La prosecuzione dello studio di rappresentatività e la realizzazione di monografie sulle parti sociali in molti settori dei nuovi Stati membri consentiranno di mettere a fuoco tali attività. Inoltre, l'approccio definito in materia di responsabilità sociale delle imprese può svolgere un ruolo determinante nel rafforzare la capacità dell'Europa a perseguire uno sviluppo sostenibile, a trovare compromessi accettabili e a tradurre scenari vincenti in termini di bisogni e desideri d'ordine economico, sociale ed ambientale. Nei prossimi anni, infine, verrà data preminenza alla promozione della salute e della sicurezza sul luogo di lavoro, in particolare continuando ad attuare la nuova strategia per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro (2002-2006) e consolidando la cultura della prevenzione dei rischi, fondata su un approccio globale del benessere sul luogo di lavoro, al quale concorrono vari strumenti strategici. Azioni Partenariato sociale * Comunicazione della Commissione sull'attuazione degli accordi negoziati tramite strumenti volontari (2004) * Relazione della Commissione sull'attuazione del programma di lavoro autonomo delle parti sociali (2005) * Revisione dello European centre for managing change, emanazione della Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro, per adeguarlo in vista dell'allargamento e per potenziarlo con i centri nazionali (2004-2005); fomento, da parte della Fondazione, di scambi di esperienze in materia di modernizzazione dell'organizzazione del lavoro (2004) Responsabilità sociale delle imprese * Relazione del Corporate Social Responsibility Forum (2004) * Comunicazione della Commissione sulla responsabilità sociale delle imprese (2005) * Costituzione di un gruppo consultivo di rappresentanti di imprese del settore sociale (2004) Consultazioni e accordi * Seguito dato della discussione delle parti sociali sulle ripercussioni sociali della ristrutturazione (2004) * Consultazione delle parti sociali sulla fusione delle direttive relative all'orario di lavoro (2004) * Consultazione delle parti sociali su una possibile revisione della direttiva 2001/23/CE per abbordare i trasferimenti transfrontalieri (2005) * Seguito dato del documento consultivo delle parti sociali sulle modalità alternative di risoluzione delle controversie (2004) Diritto del lavoro * Negoziato e adozione di una direttiva del Parlamento e del Consiglio sulla protezione dei dati personali dei lavoratori (2004-2005) * Negoziato e adozione delle proposte legislative pendenti relative alle associazioni e società mutue europee (2004-2005) * Comunicazione della Commissione sul lavoro economicamente dipendente (2005) Relazioni complementari e studi * Studio sulle implicazioni sociali e giuridiche dei trasferimenti transfrontalieri (2004) * Seguito dato dello studio sui licenziamenti individuali (2004-2005) * Istituzione di un gruppo consultivo di esperti incaricato di favorire un'applicazione corretta e armonica della versione rivista della direttiva 96/71 relativa al distacco dei lavoratori (2004-2005) * Relazione del gruppo di alto livello sugli ostacoli ai dispositivi sopranazionali di partecipazione finanziaria (2004), sullo scambio di informazioni e sull'analisi comparativa (2005) * Relazione sull'evoluzione del diritto del lavoro (2004) * Studio sui negoziati collettivi transnazionali (2004) * Costituzione di un gruppo tecnico incaricato di mettere a punto indicatori della qualità delle relazioni industriali (2004) Salute e sicurezza sul luogo di lavoro Il programma per la salute e la sicurezza sul luogo di lavoro si basa sull'esecuzione e l'attuazione corretta della strategia per la salute e la sicurezza [30], concertata nel 2002, che comprende: [30] COM(2002) 118 dell'11.3.2002. Legislazione * Semplificazione del seguito amministrativo dell'intera legislazione in materia di salute e sicurezza (2005) * Codificazione della direttiva sugli agenti cancerogeni (2004) * Codificazione delle direttive sull'amianto e sulle attrezzature di lavoro (2004 e 2005) * Negoziato e adozione di direttive sugli agenti chimici - campi elettromagnetici (da completare nel 2004) e radiazione ottica (da completare nel 2005) Consultazioni, relazioni complementari e studi * Analisi dei risultati del programma congiunto delle parti sociali relativo allo stress (2004), nonché alle vessazioni morali e alla violenza sul luogo di lavoro (2005) * Preparazione di orientamenti pratici che agevolino l'applicazione delle direttive sugli agenti chimici e sulle impalcature (2005) * Costituzione di un osservatorio dei rischi in seno all'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (2004) 5.3 Lotta contro la povertà e contro tutte le forme di emarginazione e discriminazione Il ritorno ad una crescita economica sostenuta e la prospettiva ravvicinata del pieno impiego non implicano la regressione spontanea delle situazioni di povertà e di esclusione in seno all'Unione europea; al contrario, rendono ancor più inaccettabile il persistere di tali situazioni. Il Consiglio europeo di Lisbona ha sottolineato la necessità di iniziative per imprimere una svolta decisiva alla lotta contro la povertà. Affermata ai massimi livelli da ciascuno Stato membro, una volontà in tal senso dev'essere accompagnata, di fatto, dalla mobilitazione di tutti gli operatori locali, in particolare le ONG e i servizi sociali, nonché da azioni destinate a garantire la parità di trattamento a tutti i cittadini di paesi terzi che risiedono legalmente nel territorio dell'Unione. La povertà è giunta a livelli inaccettabili, dato riconosciuto dai capi di Stato e di governo europei in occasione del vertice di Lisbona. Tale riconoscimento ha inaugurato una politica intesa a lottare contro la povertà in tutta l'Unione europea, poggiando su una più intensa cooperazione tra gli Stati membri, in sintonia con il metodo di coordinamento aperto in materia d'integrazione sociale lanciato al vertice di Nizza. Con l'allargamento, le questioni legate all'emarginazione sociale e alla povertà acquisiranno un carattere di maggiore urgenza. I principi della solidarietà e dell'integrazione sociale sono alla base di un livello elevato di coesione sociale. La seconda generazione di piani d'azione nazionali dovrebbe avvicinare gli obiettivi di Lisbona per il 2010, in particolare tramite la definizione di adeguati obiettivi nazionali volti a ridurre il numero di persone a rischio di povertà e di emarginazione sociale. Per riuscire in quest'intento occorrerà applicare un approccio integrato e globale, che tenga conto delle questioni legate alla povertà e all'emarginazione nella formulazione di ogni politica pubblica attinente e che includa la dimensione di genere. Esso dovrà inoltre procedere grazie a un partenariato solido a tutti i livelli, tra le autorità pubbliche, le parti sociali, le organizzazioni non governative e le altre parti interessate. La semplificazione e la razionalizzazione dei vari campi d'intervento nel settore della protezione sociale e dell'integrazione sociale, strutturandoli in un quadro coerente nell'ambito del metodo di coordinamento aperto, [31] dovrebbe favorire il compiersi di reali progressi. [31] Si vedano le conclusioni della Presidenza del Consiglio europeo di Bruxelles del 20 e 21 marzo 2003, 51. Nel corso del 2003, la Commissione lavora con i paesi in via d'adesione per ultimare con ciascuno di essi i Memorandum congiunti d'integrazione; questi documenti saranno oggetto di una relazione di sintesi che verrà presentata al Consiglio europeo di primavera del 2004, contemporaneamente alla relazione congiunta della Commissione e del Consiglio sulla seconda serie dei piani d'azione nazionali per l'integrazione. Ciò significa che i 25 membri dell'Unione allargata saranno in grado di avanzare insieme verso le tappe successive del processo. Nel contempo, l'Unione europea deve continuare a sostenere i diritti sociali fondamentali e a formulare politiche e misure efficaci per lottare contro la discriminazione e per sopprimere gli ostacoli fondati sulla razza, l'origine etnica, la religione o le convinzioni, l'età, la disabilità e l'orientamento sessuale. È inoltre importante adottare misure che garantiscano la parità di trattamento a tutti i cittadini di paesi terzi che risiedono regolarmente nell'Unione europea. La non discriminazione è uno dei diritti umani fondamentali e la lotta contro la discriminazione costituisce una grande sfida per l'Unione europea. L'adozione del pacchetto anti discriminazione (due direttive e un programma d'azione comunitario), avvenuta nel 2000, ha rappresentato un importante passo avanti verso il raggiungimento della parità in una serie di nuovi capitoli. Gli Stati membri stanno attualmente recependo questa legislazione ed elaborando in questo settore strategie e politiche proprie. Nei prossimi anni sarà indispensabile vigilare affinché tale legislazione innovativa sia recepita correttamente e pienamente applicata nell'Unione europea allargata. Oltre al consolidamento e al bilancio dei traguardi raggiunti, occorre delineare la strategia da applicare in futuro in questo settore, in modo da fronteggiare le nuove sfide che si porranno i seguito all'allargamento, quale la discriminazione subita dalle minoranze etniche, in particolare dai rom. A tale riguardo, un prezioso contributo proverrà dalla Convenzione per una futura Costituzione, dai suoi lavori attualmente in corso nel settore dei diritti fondamentali. Azioni Integrazione sociale * Relazione congiunta sull'integrazione sociale (2004) * Nuovi indicatori sulla povertà e sull'emarginazione sociale (2004) * Consultazione delle parti sociali in merito all'attuabilità di un reddito minimo conformemente alla raccomandazione del Consiglio del 1992 sulle garanzie minime di risorse (2004) Disabilità * Seguito dato del piano d'azione e della comunicazione dell'UE sull'integrazione delle persone disabili (2004-2005) * Relazione della Commissione sulla situazione delle persone disabili (2005) Non-discriminazione e diritti fondamentali * Comunicazione della Commissione sulla futura strategia di lotta contro la discriminazione (2004) * Relazione al Parlamento europeo e al Consiglio sull'applicazione della direttiva 2000/43/CE del Consiglio (2005) 5.4 Modernizzare la protezione sociale Componente essenziale del modello sociale europeo, i regimi di protezione sociale, pur restando di competenza nazionale, devono affrontare sfide comuni. Per raccoglierle in modo più efficace, la cooperazione tra gli Stati membri deve essere rafforzata, in particolare tramite il comitato per la protezione sociale. L'ammodernamento di tali regimi deve confortare le esigenze di solidarietà: questo l'obiettivo delle azioni da lanciare in materia sia di pensioni che di sanità per ottenere uno Stato sociale attivo che promuova con determinazione la partecipazione sul mercato del lavoro. L'ammodernamento del modello sociale europeo, che associa ricerca del rendimento economico e solidarietà, esige il miglioramento della protezione sociale, per accompagnare la trasformazione verso l'economia della conoscenza e per rispondere ai cambiamenti delle strutture sociali e famigliari. Esso dovrebbe poggiarsi sul ruolo della protezione sociale quale fattore produttivo e tenere conto dei costi dell'assenza di una politica sociale. Una maggiore cooperazione nei vari capitoli della protezione sociale richiede una partecipazione più intensa di tutte le parti in causa ad ogni livello. La fusione dei vari capitoli strategici in un quadro coerente nell'ambito di un unico metodo di coordinamento aperto rafforzerà notevolmente la dimensione sociale della strategia di Lisbona [32]. Una componente fondamentale dell'azione comunitaria in materia di protezione sociale attiene al quadro normativo volto a favorire la libera circolazione delle persone, in particolare tramite il coordinamento dei regimi di previdenza sociale. Il regolamento originario 1408/71 ha subito profonde modifiche e in futuro continuerà a richiedere ulteriori interventi legislativi, soprattutto per quanto concerne la tessera di assicurazione sanitaria europea e l'aggiornamento dell'elenco delle prestazioni non esportabili, attualmente al centro di lavori. Un altro fattore essenziale che agevola la libera circolazione è la trasferibilità dei diritti di pensione. [32] Si veda anche COM(2003) 5 del 14.1.2003. Azioni Attuazione del metodo di coordinamento aperto * Passaggio progressivo verso una procedura semplificata di protezione sociale, che comporta un relazione annuale sulla protezione sociale quale meccanismo per valutare i progressi compiuti per ammodernare e migliorare la protezione sociale (2004-2005) * Scambio di buone prassi sulle questioni principali allo studio e scambio di strategie volte a potenziare il coordinamento nel settore dei servizi sanitari (2004) Quadro normativo volto a favorire la libera circolazione * Conclusione dei negoziati sul regolamento che semplifica e modernizza il regolamento 1408/71 sul coordinamento dei regimi di sicurezza sociale (2004) * Proposta legislativa della Commissione relativa all'adozione di un regolamento d'attuazione per il regolamento di coordinamento semplificato e modernizzato (2004) * Relazione della Commissione sull'attuazione della direttiva 98/49/CE sulle pensioni complementari (2004) * Seguito dato della seconda fase di consultazioni delle parti sociali sulla trasferibilità dei diritti di pensione professionale (2004) 5.5 Promuovere la parità tra donne e uomini La promozione della parità dev'essere applicata in modo trasversale in tutta l'agenda sociale ed essere completata da un certo numero di azioni specifiche incentrate sia sull'accesso delle donne al processo decisionale sia sul rafforzamento dei diritti in materia di parità e di articolazione tra la vita professionale e la vita famigliare. L'impegno a favore della parità tra donne e uomini a livello europeo va costantemente rinnovato. Le iniziative preannunciate nel quadro di valutazione di febbraio 2003 sono ben avviate. È stata pubblicata una comunicazione sull'integrazione della dimensione di genere nei Fondi strutturali [33]. Nel corso del 2003 dovrebbe essere presentata la proposta di una nuova direttiva volta ad estendere il campo d'applicazione del principio della parità di trattamento ed a sopprimere la discriminazione fondata sul sesso. La Commissione ha inoltre lanciato un'ampia consultazione sulla rifusione delle direttive esistenti in materia di parità di trattamento e sta infine preparando una comunicazione congiunta sulla violenza domestica, nonché una relazione sul congedo parentale [34]. [33] COM(2002) 748 def. [34] Attuazione della direttiva 96/34. Un avanzamento importante nel 2004 sarà rappresentato dalla prima relazione al vertice di primavera di marzo sui progressi realizzati a favore della parità tra i sessi e sugli orientamenti per l'integrazione della dimensione di genere nei settori strategici. Dovrebbe essere inoltre contemplata la possibilità di istituire un istituto europeo responsabile per le questioni di genere. Il 2005 segna il termine dell'attuale strategia quadro per la promozione dell'uguaglianza tra donne e uomini, di cui la Commissione presenterà una proposta di rinnovamento. Nello stesso anno, la Commissione farà un bilancio delle molte iniziative intraprese sul tema delle donne ai livelli decisionali. Azioni * Relazione annuale per il Consiglio europeo di primavera sul rafforzamento della parità tra donne e uomini e sull'integrazione della dimensione di genere (2004 e 2005) * Rifusione delle direttive sulla parità nei settori dell'occupazione e della politica sociale (2004) * Comunicazione su una nuova strategia quadro sulla parità donne e uomini 2006-2010 (2005) * Comunicazione sul tema delle donne ai livelli decisionali (2005) * Conferenza europea per celebrare i dieci anni dalla conferenza di Pechino (2005) 5.6 Rafforzare il capitolo sociale nell'ambito dell'allargamento e delle relazioni esterne dell'Unione europea L'allargamento e le relazioni esterne rappresentano per vari aspetti una sfida e un'opportunità per l'azione comunitaria nel settore sociale. È necessario sviluppare la condivisione di esperienze e di strategie con gli Stati candidati, in particolare per far fronte insieme in modo più efficace alle sfide della piena occupazione e della lotta contro l'esclusione, e promuovere un'agenda economica e sociale integrata corrispondente all'impostazione europea nelle sedi internazionali. Sulla scorta delle conclusioni del Consiglio europeo di Copenaghen (2002), la Commissione ha intensificato, a partire dal 2003, il controllo degli sviluppi legislativi e politici nei dieci paesi in via d'adesione, per garantire che essi siano debitamente preparati per l'adesione. Nei settori dell'occupazione e della politica sociale, ciò significa maggiori sforzi a livello legislativo, un più intenso dialogo sociale, la dovuta preparazione per prendere parte alla strategia europea per l'occupazione e al metodo di coordinamento aperto nei settori dell'integrazione sociale e delle pensioni, nonché l'approntamento in vista dei futuri interventi del Fondo sociale europeo. Inoltre, la partecipazione dei dieci nuovi paesi membri ai programmi comunitari, alle agenzie e alle riunioni dei comitati sarà utile per far loro acquisire famigliarità con le politiche e i metodi di lavoro dell'Unione. Quanto alla cooperazione internazionale, occorre promuovere con vigore la dimensione sociale nelle relazioni internazionali dell'UE, nell'ambito della cooperazione con organizzazioni internazionali e in seno alla cooperazione bilaterale. In tale contesto, si dovrebbe rivolgere un'attenzione particolare allo sviluppo sociale e alla riduzione della povertà, in modo che l'UE possa contribuire al conseguimento degli obiettivi di sviluppo del millennio, fissati dall'ONU per il 2015. Tra gli elementi chiave figurano l'occupazione e la dimensione sociale della globalizzazione tramite la promozione delle norme fondamentali del lavoro, un approccio integrato allo sviluppo sostenibile, la promozione della parità tra donne e uomini nella cooperazione allo sviluppo e la promozione della salute e dell'istruzione quali elementi imprescindibili per la lotta alla povertà. Azioni * Continuare a rafforzare l'esercizio di controllo sull'attuazione dell'acquis nel settore sociale e dell'occupazione da parte dei paesi candidati * Garantire l'applicazione corretta delle disposizioni transitorie per la libera circolazione dei lavoratori * Proseguire la preparazione all'adesione di Bulgaria, Romania e Turchia * Comunicazione della Commissione sulla dimensione sociale delle relazioni esterne (2005) * Intensificare la cooperazione comunitaria con le organizzazioni internazionali nei settori dell'occupazione, dell'istruzione e della formazione, della sanità, delle pari opportunità, della protezione sociale e dei diritti sociali fondamentali * Proseguire il rafforzamento delle relazioni e della cooperazione con l'OIL sull'agenda per un lavoro dignitoso e la promozione di norme fondamentali del lavoro, con particolare attenzione alla lotta contro il lavoro minorile * Contribuire all'attuazione della relazione della Commissione mondiale su ambiente e sviluppo relativa alla dimensione sociale della globalizzazione * Apportare un contributo alla convenzione dell'ONU sui diritti delle persone disabili * Promuovere la dimensione sociale con i paesi euromediterranei e i Balcani * Portare avanti la cooperazione bilaterale con il Giappone e gli Stati Uniti * Garantire il corretto funzionamento dell'accordo UE/Svizzera sulla libera circolazione delle persone e del gruppo di lavoro sulla sicurezza sociale * Negoziati sulla libera circolazione e sulle disposizioni in materia di sicurezza sociale degli accordi d'associazione e di stabilizzazione conclusi dall'UE con la Croazia, la Russia, la Macedonia, l'ex Iugoslavia e l'Albania * Decisioni dei comitati misti del SEE e dell'UE/Svizzera sulla modifica dei documenti concernenti la sicurezza sociale allegati a questi accordi, in vista dell'adesione dei nuovi Stati membri Occupazione * Documento di valutazione congiunta con la Turchia - 2004 * Cooperazione con l'OCSE per garantire la convergenza tra la strategia europea per l'occupazione e la strategia dell'OCSE nello stesso settore Integrazione sociale * Relazione di sintesi sui memorandum congiunti relativi all'integrazione sociale dei dieci paesi in via d'adesione (2004) * Conclusione di un memorandum congiunto sull'integrazione sociale con la Bulgaria e la Romania (2004) Protezione sociale * Conferenza nel quadro dell'allargamento, concernente il coordinamento dei regimi di sicurezza sociale (2004) * Proposta legislativa della Commissione vertente sulle decisioni dei Consigli d'associazione nell'ambito degli accordi d'associazione dell'UE con Marocco, Tunisia, Turchia e Macedonia sul coordinamento dei regimi di sicurezza sociale (2004) 6. Conclusioni e prospettive L'agenda per la politica sociale ha indotto un'enorme volontà di perseguire l'ammodernamento del modello sociale europeo, contribuendo a ridefinire la struttura dello Stato sociale in modo che esso possa dare risposta alle nuove sfide e ai bisogni di carattere economico e sociale che si pongono alla società europea, oggi e in futuro. La revisione intermedia offre un'occasione unica per riflettere sulle realizzazioni passate e per guidare le azioni fondamentali da intraprendere in futuro, in un'Europa ampliata con 25 Stati membri. Gli anni 2004 e 2005 saranno di primaria importanza per agevolare l'integrazione dei dieci paesi nell'Unione europea. È questa la ragione per cui la relazione intermedia considera il rispetto dell'acquis sociale, e in particolare la messa a fuoco di misure di sostegno a tal fine, un'assoluta priorità. Il Fondo sociale europeo apporterà un sostegno significativo favorendo l'integrazione tramite gli aiuti finanziari destinati alle varie azioni. L'allargamento si potrà dire riuscito solo se tutte le parti in causa, ad ogni livello, partecipano pienamente alla formulazione e all'attuazione delle politiche. Conoscenza e comprensione sono parole chiave per portare a compimento un'Europa nella quale tutti gli sforzi tendano verso il miglioramento delle norme e della qualità della vita, condiviso da tutti, senza discriminazioni, affinché tutti possano beneficiare della prosperità economica e sociale. La Commissione europea riserva investimenti cospicui alla realizzazione di analisi, di cui pubblica i risultati e ne traduce gli insegnamenti desunti in misure adeguate. Le analisi e le informazioni rese disponibili dalla Fondazione europea per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro (Dublino), dall'Agenzia europea per la sicurezza e la salute sul lavoro (Bilbao) e dall'Osservatorio europeo dei fenomeni di razzismo e xenofobia (Vienna) contribuiscono ampiamente al conseguimento di questo obiettivo. L'obiettivo di Lisbona, imperniato su un'economia dinamica caratterizzata da una crescita non inflazionistica, da nuovi e migliori posti di lavoro, da una maggiore coesione sociale e dal rispetto per l'ambiente, offre all'Unione europea un chiaro orientamento a lungo termine. Il fine ultimo della revisione intermedia dell'agenda per la politica sociale è di contribuire al conseguimento di tale obiettivo strategico. Per il periodo successivo al 2005, la Commissione ha istituito un gruppo di esperti ad alto livello, incaricato di studiare il futuro della politica sociale e dell'occupazione. Il gruppo dovrà esaminare le nuove esigenze alle quali l'Unione europea sarà tenuta a rispondere nel corso della seconda metà del decennio, nonché riflettere su quali orientamenti dare alle azioni future. Nel 2004 il gruppo presenterà una relazione alla Commissione, che sarà consultabile dalle parti interessate e dal pubblico. Questa relazione dovrebbe alimentare un dibattito pubblico sul futuro orientamento delle politiche e delle misure comunitarie, contribuendo alla messa a punto di una nuova agenda della Commissione nel 2005, adeguata alle esigenze e alle aspettative della società civile e delle imprese europee. Il dibattito sulla nuova agenda sarà ulteriormente alimentato da una conferenza avente per oggetto i principali insegnamenti da trarre dalla valutazione delle politiche e degli strumenti dell'agenda per la politica sociale 2000-2005. ALLEGATO 1. DIRITTO DEL LAVORO Direttive in vigore: 80/987/CEE tutela dei lavoratori subordinati in caso d'insolvenza del datore di lavoro 91/383/CEE promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute durante il lavoro dei lavoratori aventi un rapporto di lavoro a durata determinata o un rapporto di lavoro interinale 91/533/CEE obbligo del datore di lavoro di informare il lavoratore delle condizioni applicabili al contratto o al rapporto di lavoro 93/104/CE organizzazione dell'orario di lavoro 94/33/CE protezione dei giovani sul lavoro 94/45/CE istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie 96/71/CE distacco dei lavoratori nell'ambito di una prestazione di servizi (termine: 16.12.99) 97/74/CE estensione al Regno Unito di Gran Bretagna e d'Irlanda del Nord della direttiva 94/45/CE riguardante l'istituzione di un comitato aziendale europeo o di una procedura per l'informazione e la consultazione dei lavoratori nelle imprese e nei gruppi di imprese di dimensioni comunitarie (15.12.99) 97/81/CE accordo-quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES (termine: 20.1.2000) (98/23/CE-Regno Unito) 98/23/CE estensione al Regno Unito di Gran Bretagna e d'Irlanda del Nord della direttiva 97/81/CE riguardante l'accordo-quadro sul lavoro a tempo parziale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES (7.4.00) 98/50/CE ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimenti di imprese, di stabilimenti o di parti di stabilimenti (termine:17.7.2001) 98/59/CE ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri in materia di licenziamenti collettivi - codifica - GU L 225 del 12.8.1998, pagg. 16-21 99/63/CE accordo sull'organizzazione dell'orario di lavoro della gente di mare, concluso dall'Associazione armatori della Comunità europea (ECSA) e dalla Federazione dei sindacati dei trasportatori dell'Unione europea (FST) (termine: 30.6.2002) 99/70/CE accordo quadro CES, UNICE et CEEP sul lavoro a tempo determinato (termine : 10.07.2001) 2001/23/CE ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di imprese, di stabilimenti o di parti di imprese o di stabilimenti (codifica direttive 77/187 e 98/50) Direttive il cui termine di recepimento non è ancora scaduto 2000/34/CE organizzazione dell'orario di lavoro al fine di comprendere i settori e le attività esclusi dalla suddetta direttiva (data di recepimento: 1.8.03) 2000/79/CE attuazione dell'accordo europeo sull'organizzazione dell'orario di lavoro del personale di volo nell'aviazione civile concluso da Association of European Airlines (AEA), European Transport Workers' Federation (ETF), European Cockpit Association (ECA), European Regions Airline Association (ERA) e International Air Carrier Association (IACA) (1.12.03) 2001/86/CE statuto della società europea per quanto riguarda il coinvolgimento dei lavoratori (8.10.04) 2002/14/CE quadro generale relativo all'informazione e alla consultazione dei lavoratori nella Comunità europea (23.3.2005) 2002/74/CE ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative alla tutela dei lavoratori dipendenti in caso d'insolvenza del datore di lavoro (modif. 80/987/CEE) (8.10.05) 2. PARITÀ DI TRATTAMENTO Direttive in vigore 75/117/CEE ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative all'applicazione del principio dell'uguaglianza delle retribuzioni tra i lavoratori di sesso maschile ed i lavoratori di sesso femminile 76/207/CEE attuazione del principio della parità di trattamento tra uomini e donne per quanto riguarda l'accesso all'occupazione, alla formazione ed alla promozione professionali, e le condizioni di lavoro 79/7/CEE graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale 86/378/CEE attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne nel settore dei regimi professionali di sicurezza sociale 86/613/CEE applicazione del principio della parità di trattamento fra gli uomini e le donne che esercitano un'attività autonoma, ivi comprese le attività nel settore agricolo, e relativa altresì alla tutela della maternità 92/85/CEE attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute sul lavoro delle lavoratrici gestanti, puerpere o in periodo di allattamento 96/34/CE accordo-quadro sul congedo parentale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES (97/75/CE - Regno Unito) (termine: 15.12.99) 96/97/CE attuazione del principio della parità di trattamento tra uomini e donne nei regimi professionali di sicurezza sociale (modif. dir. 86/378) 97/75/CE estensione della direttiva 96/34/CE concernente l'accordo quadro sul congedo parentale concluso dall'UNICE, dal CEEP e dalla CES al Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (15/12/99) 97/80/CE onere della prova nei casi di discriminazione basata sul sesso (termine:1.1.2001) (Regno Unito: 98/52/CE) 98/52/CE estensione della direttiva 97/80/CE riguardante l'onere della prova nei casi di discriminazione basata sul sesso al Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord (22.7.2001) Direttive il cui termine di recepimento non è ancora scaduto 2000/43/CE attuazione del principio della parità di trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica (19/07/03) 2000/78/CE istituzione di un quadro generale per la parità di trattamento in materia di occupazione e di condizioni di lavoro (02/12/03) 2002/73/CE attuazione del principio della parità di trattamento tra gli uomini e le donne per quanto riguarda l'accesso al lavoro, alla formazione e alla promozione professionali e le condizioni di lavoro (5.10.05) 3. LIBERA CIRCOLAZIONE DEI LAVORATORI Direttive in vigore 68/360/CEE soppressione delle restrizioni al trasferimento 98/49/CE salvaguardia dei diritti a pensione complementare dei lavoratori subordinati e dei lavoratori autonomi che si spostano all'interno della Comunità europea (termine:25.01.2002) Regolamenti del Consiglio applicabili 1612/68/CEE libera circolazione dei lavoratori all'interno della Comunità 1408/71/CEE applicazione dei regimi di sicurezza sociale ai lavoratori subordinati e ai loro familiari che si spostano all'interno della Comunità 574/72/CEE modalità di applicazione del regolamento 1408/71 Regolamento della Commissione 1251/70/CEE diritto dei lavoratori di rimanere sul territorio di uno Stato membro dopo aver occupato un impiego 4. SALUTE E SICUREZZA SUL LUOGO DI LAVORO Direttive in vigore 78/610/CEE ravvicinamento delle disposizioni legislative, regolamentari e amministrative degli Stati membri sulla protezione sanitaria dei lavoratori esposti al cloruro di vinile monomerico 82/130/CEE ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al materiale elettrico destinato ad essere utilizzato in atmosfera esplosiva delle miniere grisutose 83/477/CEE protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione all'amianto durante il lavoro 86/188/CEE protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti dell'esposizione al rumore durante il lavoro 88/35/CEE adeguamento al progresso tecnico della direttiva 82/130/CEE del Consiglio riguardante il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri relative al materiale elettrico destinato ad essere utilizzato in atmosfera potenzialmente esplosiva nelle miniere grisutose 89/391/CEE attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro 89/654/CEE prescrizioni minime di sicurezza e di salute per i luoghi di lavoro 89/655/CEE requisiti minimi di sicurezza e di salute per l'uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori durante il lavoro 89/656/CEE prescrizioni minime in materia di sicurezza e salute per l'uso da parte dei lavoratori di attrezzature di protezione individuale durante il lavoro 90/269/CEE prescrizioni minime di sicurezza e di salute concernenti la movimentazione manuale di carichi che comporta tra l'altro rischi dorso-lombari per i lavoratori 90/270/CEE prescrizioni minime in materia di sicurezza e di salute per le attività lavorative svolte su attrezzature munite di videoterminali 90/394/CEE protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni durante il lavoro 91/269/CEE adeguamento al progresso tecnico della direttiva 82/130/CEE del Consiglio riguardante il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati Membri relative al materiale elettrico destinato ad essere utilizzato in atmosfera potenzialmente esplosiva nelle miniere grisutose 91/322/CEE fissazione di valori limite indicativi in applicazione della direttiva 80/1107/CEE del Consiglio sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti dell'esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici sul luogo di lavoro 91/382/CEE protezione dei lavoratori contro i rischi connessi con un'esposizione all'amianto durante il lavoro 92/29/CEE prescrizioni minime di sicurezza e di salute per promuovere una migliore assistenza medica a bordo delle navi 92/57/CEE prescrizioni minime di sicurezza e di salute da attuare nei cantieri temporanei o mobili 92/58/CEE prescrizioni minime per la segnaletica e/o di salute sul luogo di lavoro 92/91/CEE prescrizioni minime intese al miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori nelle industrie estrattive per trivellazione 92/104/CEE prescrizioni minime intese al miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori delle industrie estrattive a cielo aperto o sotterranee 93/103/CE prescrizioni minime di sicurezza e di salute per il lavoro a bordo delle navi da pesca 94/44/CE adeguamento al progresso tecnico della direttiva 82/130/CEE del Consiglio riguardante il riavvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al materiale elettrico destinato ad essere utilizzato in atmosfera potenzialmente esplosiva nelle miniere grisutose 95/30/CE adeguamento al progresso tecnico della direttiva 90/679/CEE del Consiglio relativa alla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti biologici durante il lavoro 95/63/CE minimi di sicurezza e di salute per l'uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori il lavoro 96/94/CE istituzione di un secondo elenco di valori limite indicativi in applicazione della direttiva 80/1107/CEE del Consiglio sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti dall'esposizione ad agenti chimici, fisici e biologici durante il lavoro 97/42/CE protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni durante il lavoro (termine: 27.6.00) 97/59/CE adeguamento al progresso tecnico della direttiva 90/679/CEE del Consiglio relativa alla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti biologici durante il lavoro 97/65/CE adeguamento al progresso tecnico della direttiva 90/679/CEE del Consiglio relativa alla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti biologici durante il lavoro 98/24/CE protezione della salute e della sicurezza dei lavoratori contro i rischi derivanti da agenti chimici durante il lavoro (termine: 5.5.2001) 98/65/CE adeguamento al progresso tecnico della direttiva del Consiglio 82/130/CEE riguardante il ravvicinamento delle legislazioni degli Stati membri relative al materiale elettrico destinato ad essere utilizzato in atmosfera esplosiva nelle miniere grisutose (termine: 31.12.99) 99/38/CE protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti cancerogeni durante il lavoro, estendendola agli agenti mutageni (termine: 29.4.2003) 2000/39/CE messa a punto di un primo elenco di valori limite indicativi in applicazione della direttiva 98/24/CE del Consiglio sulla protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti dall'esportazione ad agenti chimici sul luogo di lavoro (31.12.01) 2000/54/CE protezione dei lavoratori contro i rischi derivanti da un'esposizione ad agenti biologici durante il lavoro Direttive il cui termine di recepimento non è ancora scaduto 99/92/CE prescrizioni minime per il miglioramento della tutela della sicurezza e della salute dei lavoratori che possono essere esposti al rischio di atmosfere esplosive (30.6.2003) 2001/45/CE requisiti minimi di sicurezza e di salute per l'uso delle attrezzature di lavoro da parte dei lavoratori durante il lavoro (termine: 19.4.2004) 2002/44/CE prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (vibrazioni) (6.7.05) 2003/10/CE prescrizioni minime di sicurezza e di salute relative all'esposizione dei lavoratori ai rischi derivanti dagli agenti fisici (rumore) (15.2.06)