Parere del Comitato delle regioni in merito alla "Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni: Piano d'azione per le competenze e la mobilità"
Gazzetta ufficiale n. C 073 del 26/03/2003 pag. 0030 - 0033
Parere del Comitato delle regioni in merito alla "Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni: 'Piano d'azione per le competenze e la mobilità'" (2003/C 73/08) IL COMITATO DELLE REGIONI, vista la Comunicazione della Commissione sul piano d'azione per le competenze e la mobilità (COM(2002) 72 def.); vista la decisione della Commissione, in data 20 febbraio 2002, di consultarlo su tale argomento, conformemente al disposto dell'articolo 265, primo comma, del Trattato che istituisce la Comunità europea; vista la decisione del proprio Ufficio di presidenza, in data 12 marzo 2002, d'incaricare la commissione Cultura e istruzione di predisporre un parere in materia; visto il proprio parere in merito alla Proposta di direttiva del Consiglio relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano residenti di lungo periodo (CdR 213/2001 fin)(1); visto il proprio parere in merito alla comunicazione della Commissione "Realizzare uno spazio europeo dell'apprendimento permanente" (CdR 49/2002 fin); visto il progetto di relazione della commissione per l'occupazione e gli affari sociali del Parlamento europeo in merito al piano d'azione della Commissione per le competenze e la mobilità, PE 316-347 (relatrice: Regina Bastos); visto il progetto di parere CdR 138/2002 riv. 2, adottato dalla propria commissione Cultura e istruzione il 30 settembre 2002 (relatrice: Jennette Arnold, membro del Governo metropolitano di Londra, UK, PSE); considerando quanto segue: 1) l'Unione europea chiede l'impegno di tutti gli attori, inclusi gli enti locali e regionali, per conseguire l'obiettivo, stabilito al Consiglio europeo di Lisbona, di fare dell'Europa "l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo in grado di realizzare una crescita economica sostenibile con nuovi e migliori posti di lavoro, e una maggiore coesione sociale"; 2) lo sviluppo delle competenze dei cittadini dell'UE contribuisce all'obiettivo di creare un'economia competitiva; 3) gli enti locali e regionali sono le forze motrici delle economie regionali, ed essi svolgono un ruolo chiave nella creazione dei partenariati necessari per favorire un ambiente di apprendimento e formazione più reattivo, che accresca la mobilità occupazionale; 4) la crescita delle competenze e della mobilità geografica andrebbe vista nel contesto dello sviluppo sostenibile e della coesione generale dell'Unione, ha adottato nel corso della 47a sessione plenaria del 20 e 21 novembre 2002 (seduta del 20 novembre), il seguente parere. 1. Punti di vista e raccomandazioni del Comitato delle regioni Il Comitato delle regioni 1.1. Accoglie con favore il piano d'azione della Commissione per le competenze e la mobilità, il quale promuove lo sviluppo delle risorse umane nel contesto del conseguimento dell'obiettivo, stabilito a Lisbona, di creare l'economia basata sulla conoscenza più competitiva e dinamica del mondo. 1.2. Condivide l'idea della Commissione secondo la quale una forza lavoro competente e adattabile, in grado di accedere all'occupazione in tutta l'UE, è fondamentale per garantire una maggiore competitività e occupabilità, al pari dello sviluppo della coesione sociale. Sottolinea il ruolo strategico degli enti locali e regionali nello sviluppo di politiche per le risorse umane che rispondano alle esigenze sia dei singoli cittadini che del mercato del lavoro. 1.3. Teme che il piano d'azione non affronti adeguatamente gli aspetti dell'inclusione e delle pari opportunità. Combattere gli ostacoli all'apprendimento permanente dovuti alla discriminazione ed alla mancanza di competenze di base è il presupposto per la creazione di un'economia competitiva, soprattutto in considerazione dell'invecchiamento demografico. 1.4. Ritiene che i programmi UE svolgano un ruolo determinante nello sviluppo delle competenze e della mobilità geografica nell'Unione. Tali programmi dovrebbero continuare ad essere destinati a tutti i gruppi che incontrano ostacoli all'occupazione o all'avanzamento sul mercato del lavoro. Sarebbe inoltre opportuno un maggiore impegno di coordinamento tra le misure in materia di risorse umane, altri aspetti dei fondi strutturali, come il FESR, e le iniziative comunitarie. 1.5. Sottolinea che spesso gli enti locali e regionali cercano di attuare valide misure, come ad esempio corsi di formazione, atte a migliorare le competenze e la mobilità, ma si devono a volte arrendere di fronte alla mancanza di fondi; con un maggior sostegno finanziario da parte dell'UE le forze propositive degli enti locali e regionali potrebbero avere maggiore attuazione. 1.6. Ritiene che la mobilità occupazionale e la mobilità geografica offrano ai cittadini nuovi strumenti, e diano loro l'opportunità di prendere decisioni libere e responsabili per la propria vita. Tuttavia una maggiore mobilità geografica non dovrebbe andare a scapito dello sviluppo sostenibile e della coesione dell'UE. La mobilità geografica può provocare squilibri economici, soprattutto nelle aree rurali, dove la maggiore mobilità dei giovani comporta l'invecchiamento della popolazione. Per evitare di far assumere una connotazione negativa alla mobilità geografica è opportuno prevedere specifici sostegni economici per le aree rurali e per quelle a rischio di spopolamento e al tempo spesso pensare iniziative formative mirate che consentano ai giovani di valorizzare tali aree anche dal punto di vista occupazionale. Qualora non vengano adottate opportune misure per contrastare i fenomeni sopraindicati (misure che il Comitato raccomanda), l'ingresso dei paesi candidati potrebbe portare ad un'accentuazione dei problemi. 1.7. Insiste affinché la Commissione valuti l'impatto della migrazione sia sulle regioni di partenza che su quelle di destinazione, soprattutto in termini di servizi locali come l'edilizia abitativa, l'istruzione, la sanità e i servizi sociali. 2. Mobilità occupazionale Il Comitato delle regioni 2.1. Concorda con la Commissione nel ritenere che la promozione della mobilità occupazionale sia fondamentale per creare un'economia europea dinamica e competitiva. 2.2. Intende sottolineare che la mobilità professionale può essere promossa solo a condizione che i singoli abbiano buone competenze di base, quali lettura, scrittura, calcolo e tecnologie dell'informazione, e rispondano alle condizioni elementari di occupabilità. In particolare, è fondamentale che i giovani acquisiscano competenze di base di alto livello, anche di carattere sociale, prima di lasciare il sistema scolastico. Lo studio delle lingue appare inoltre indispensabile fin dalla più tenera età. Come risulta poi dal parere in merito alla comunicazione sul tema "Realizzare uno spazio europeo dell'apprendimento permanente" (CdR 49/2002 fin, relatrice: Tallberg), il Comitato include tra i presupposti di un'economia europea più integrata la comprensione ed il rispetto dei cittadini. 2.3. Teme che il piano d'azione non tratti adeguatamente la questione dell'accesso universale all'apprendimento. Ritiene che il miglioramento dell'accesso all'istruzione per tutti i cittadini europei sia d'importanza fondamentale, e che esso rappresenti la chiave per garantire il conseguimento degli obiettivi di Lisbona. Una maggiore richiesta di competenze più specifiche e, in particolare, gli sviluppi nel settore delle tecnologie dell'informazione e delle comunicazioni (TIC) tendono ad emarginare chi non dispone di competenze specialistiche. Il Comitato sottolinea l'importanza delle pari opportunità per tutti, indipendentemente da razza, origine etnica, sesso, incapacità fisiche, orientamento sessuale, età o religione e ricorda l'importanza di creare un'infrastruttura sociale che possa aiutare coloro che incontrano ostacoli all'apprendimento, in particolare fornendo servizi di assistenza per i bambini e per gli anziani, consentendo così alle donne di accedere all'apprendimento. 2.4. Concorda con la Commissione sulla necessità che gli istituti d'istruzione e gli altri erogatori di apprendimento diventino più sensibili alle necessità dei discenti e del mercato del lavoro. Secondo il Comitato la competitività delle imprese dipende dalla loro capacità di adattarsi ad una tecnologia in continua evoluzione, nonché dalla capacità della forza lavoro di adattarsi a questi cambiamenti. Il Comitato invita la Commissione a valutare in che modo l'aumento della mobilità della forza lavoro influenzi le previsioni in merito alle esigenze d'istruzione e di forza lavoro a livello regionale e nazionale. 2.5. Sottolinea con vigore il ruolo guida degli enti locali e regionali nella creazione di partenariati fra tutti gli attori a livello locale e fra aree geografiche, appartenenti a diversi Stati europei, con caratteristiche analoghe in termini di settori di sviluppo economico e quindi di esigenze formative e del mercato del lavoro. Sottolinea inoltre l'importanza di promuovere programmi specifici finalizzati al sostegno della mobilità occupazionale attraverso partenariati che coinvolgano il settore della pubblica amministrazione e delle imprese. 2.6. Accoglie con favore la creazione di una rete di enti consultivi nel campo dell'industria e dell'istruzione, per rafforzare la cooperazione tra il mondo del lavoro ed i sistemi educativi. Dato il ruolo strategico che gli enti locali e regionali svolgono nello sviluppo di questi partenariati, chiede che essi vengano inclusi in tali reti. 2.7. Ritiene che la mobilità occupazionale non possa essere raggiunta senza un riconoscimento comune delle qualifiche. Appoggia pertanto l'azione della Commissione intesa a sviluppare strumenti che favoriscano la trasparenza e la trasferibilità delle qualifiche e, in particolare, il riconoscimento dell'apprendimento non formale. 2.8. Appoggia lo sviluppo di un sistema "modulare" per l'accumulo delle qualifiche. Ritiene che ci sia la possibilità di legare tale sistema alla formazione comunitaria ed ai programmi di scambio, in modo da accrescere la trasparenza e l'apertura dei sistemi europei di qualifiche. 2.9. Concorda con la Commissione sulla necessità di rendere disponibili risorse destinate agli investimenti nel campo delle risorse umane, soprattutto nelle regioni in ritardo di sviluppo. Fa tuttavia presente che le barriere all'apprendimento rappresentano un problema per i gruppi socialmente emarginati in tutta l'UE, e sottolinea l'importante ruolo svolto dal Fondo sociale europeo, nel quadro della strategia europea per l'occupazione, nello sviluppo del capitale umano dei gruppi svantaggiati, a prescindere dal luogo di residenza all'interno dell'Unione. 3. Mobilità geografica Il Comitato delle regioni 3.1. Concorda pienamente con la Commissione sul fatto che la mobilità geografica dovrebbe essere considerata non già come un obiettivo fine a se stesso, bensì come una vera e propria opportunità per i singoli. 3.2. Ritiene che un aumento della mobilità geografica non dovrebbe andare a scapito della coesione globale dell'Unione. Ritiene che la Commissione europea dovrebbe puntare maggiormente alla creazione di punti di contatto tra lo sviluppo delle competenze e la promozione di uno sviluppo regionale equilibrato. Le politiche di gestione delle risorse umane dovrebbero essere sviluppate nel più ampio contesto dei fondi strutturali e delle iniziative comunitarie. 3.3. Ritiene che spesso i cittadini acquisiscano mobilità geografica a causa della mancanza di vere opportunità di scelta, cosa che spesso si concretizza nella migrazione dei lavoratori non specializzati da regioni più povere a regioni più ricche. Ritiene che, sebbene i lavoratori migranti non specializzati possano ottenere un primo impiego, resta il problema della loro mobilità occupazionale. 3.4. Sottolinea che gli enti locali e regionali, essendo il livello di governo più vicino ai cittadini, svolgono un ruolo chiave nell'integrazione delle comunità migranti. Ritiene opportuno esaminare l'impatto della migrazione sui servizi locali quali i servizi abitativi, l'istruzione, la sanità ed i servizi sociali e invita pertanto la Commissione ad effettuare un monitoraggio finalizzato alla conoscenza e alla diffusione di buone prassi circa le iniziative messe in campo dalle istituzioni locali che facilitano e sostengono la mobilità, grazie a specifici servizi erogati ai cittadini immigrati. 3.5. Rileva che nell'UE la mobilità geografica è piuttosto bassa sia tra gli Stati membri che all'interno di essi. Sottolinea inoltre che le barriere alla mobilità geografica all'interno dei vari Stati membri restano importanti, e che l'eliminazione degli ostacoli interni dovrebbe avere la stessa priorità data all'eliminazione delle barriere tra i vari Stati. 3.6. Si compiace dell'enfasi che il piano d'azione conferisce all'eliminazione delle barriere amministrative e giuridiche. Episodi di discriminazione nell'accesso all'occupazione, nonché le incompatibilità tra i sistemi fiscali, sanitari, pensionistici e di previdenza sociale dei vari Stati membri creano barriere alla mobilità, e il Comitato accoglie con favore tutte le iniziative intese a superarle. A questo proposito esso ribadisce quanto già affermato nel parere in merito alla "Proposta di direttiva del Parlamento europeo e del Consiglio relativa al diritto dei cittadini dell'Unione e dei loro familiari di circolare e soggiornare liberamente nel territorio degli Stati membri". Eliminare le summenzionate barriere non significa tuttavia uniformare i sistemi fiscali, sanitari, pensionistici e di previdenza sociale dei vari Stati membri. 3.7. Accoglie con grande favore la proposta d'intraprendere studi che esaminino gli ostacoli alla mobilità nell'UE. Dato il ruolo strategico svolto dagli enti locali e regionali nello sviluppo economico, il Comitato chiede che essi partecipino all'elaborazione di questi studi. 3.8. Riconosce che, rispetto ad altre economie analoghe, nell'UE le barriere linguistiche e culturali sono molto importanti, e ritiene che l'acquisizione di conoscenze linguistiche dovrebbe iniziare presto, in modo che i cittadini crescano nel contesto di una società multilingue. 3.9. Sottolinea l'importanza di programmi comunitari come Leonardo, Socrates e Youth per lo sviluppo di competenze linguistiche ed interculturali e invita la Commissione a prevedere programmi comunitari diretti anche a soggetti più anziani, sia che si tratti di individui occupati sia di disoccupati o di soggetti a rischio di esclusione dal mercato del lavoro, al fine di favorire la loro riqualificazione professionale o il loro reinserimento. 3.10. Pone in risalto il ruolo significativo che gli enti locali e regionali svolgono nell'incoraggiare lo scambio interculturale nell'Unione. Accoglie con favore la proposta di accrescere le opportunità di scambio per studenti e formandi. Sottolinea il fatto che le persone provenienti da contesti svantaggiati si trovano di fronte a barriere alla mobilità più forti, e raccomanda che i programmi UE ne facilitino il coinvolgimento. Date le proposte intese ad aumentare le opportunità di scambio, il Comitato insiste affinché si proceda a riesaminare le risorse di bilancio disponibili. 3.11. Rileva la necessità di una politica comune dell'immigrazione per i cittadini di paesi terzi e "concorda sul fatto che vi sia un incontestabile fabbisogno, attuale ma anche futuro, di forza lavoro, specializzata e non, nell'Unione europea" (Parere del CdR in merito alla proposta di direttiva del Consiglio relativa allo status dei cittadini di paesi terzi che siano residenti di lungo periodo; CdR 213/2001 fin). 4. Migliorare l'informazione e la trasparenza delle opportunità di lavoro Il Comitato delle regioni 4.1. Accoglie con favore la creazione di un sito d'informazione sulla mobilità europea (sportello unico), ma richiama l'attenzione sul ruolo degli enti locali e regionali nel diffondere le informazioni direttamente ai cittadini. Ritiene quindi che gli enti locali e regionali debbano essere coinvolti in tutte le azioni e campagne informative: essi sono infatti spesso il primo punto di contatto per l'informazione, ed è essenziale tener conto del loro potenziale di diffusione delle informazioni. In particolare gli enti locali, essendo i più vicini ai cittadini, sono nella posizione migliore per accedere ai gruppi emarginati. Bruxelles, 20 novembre 2002. Il Presidente del Comitato delle regioni Albert Bore (1) GU C 19 del 22.1.2002, pag. 18.