Parere del Comitato economico e sociale in merito alla "Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport — 2004" (COM(2001) 584 def.)
Gazzetta ufficiale n. C 149 del 21/06/2002 pag. 0017 - 0023
Parere del Comitato economico e sociale in merito alla "Proposta di decisione del Parlamento europeo e del Consiglio che istituisce l'Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport - 2004" (COM(2001) 584 def.) (2002/C 149/06) La Commissione, in data 23 novembre 2001, ha deciso, conformemente al disposto dell'articolo 149 del Trattato che istituisce la Comunità europea, di consultare il Comitato economico e sociale in merito alla proposta di cui sopra. La sezione "Occupazione, affari sociali e cittadinanza", incaricata di preparare i lavori in materia, ha formulato il parere sulla base del rapporto introduttivo del Relatore Koryfidis, in data 10 aprile 2002. Il Comitato economico e sociale ha adottato, il 24 aprile 2002, nel corso della 390a sessione plenaria, con 98 voti favorevoli e 1 astensione, il seguente parere. 1. Introduzione 1.1. "Lo sport è un'attività umana che si fonda su valori sociali, educativi e culturali essenziali. È un fattore d'inserimento, di partecipazione alla vita sociale, di tolleranza, di accettazione delle differenze e di rispetto delle regole. L'attività sportiva dev'essere accessibile a tutte e a tutti, nel rispetto delle aspirazioni e delle capacità di ciascuno e nella diversità delle pratiche agonistiche o amatoriali, organizzate o individuali."(1) 1.2. "Le associazioni sportive e gli Stati membri hanno una responsabilità fondamentale nella conduzione delle questioni inerenti allo sport. Nell'azione che esplica in applicazione delle differenti disposizioni del trattato, la Comunità deve tener conto, anche se non dispone di competenze dirette in questo settore, delle funzioni sociali, educative e culturali dello sport, che ne costituiscono la specificità, al fine di rispettare e di promuovere l'etica e la solidarietà necessarie a preservarne il ruolo sociale."(2) 1.3. "Oltre al suo significato economico, lo sport professionistico e dilettantistico ha un'importante funzione educativa e sociale nel promuovere uno spirito di amicizia, di solidarietà e di lealtà e nel contribuire a superare la xenofobia e il razzismo."(3) 1.4. "Le evoluzioni economiche osservate nel settore sportivo e le risposte apportate ai problemi che esse sollevano, da parte delle varie autorità pubbliche e delle organizzazioni sportive, non consentono di garantire a priori che le strutture attuali dello sport e la sua funzione sociale possano essere salvaguardate. La moltiplicazione delle procedure giurisdizionali è il sintomo di tensioni crescenti."(4) 1.5. L'opinione pubblica europea sarà particolarmente sensibile nel 2004 alle questioni sportive. Il campionato europeo di calcio e, in particolare, lo svolgimento dei Giochi olimpici e paraolimpici ad Atene contribuiranno a mettere in evidenza lo sport ad alto livello. La Comunità, che ha sempre sottolineato il suo attaccamento ai valori educativi che lo sport può comportare, potrà quindi disporre di una possibilità eccezionale di sensibilizzare i governi degli Stati membri, le organizzazioni didattiche e le organizzazioni sportive all'importanza di costruire un vasto partenariato per utilizzare al meglio le attività sportive in materia di educazione. Di fronte alle deviazioni commerciali che minacciano lo sport professionale e appannano la sua immagine presso i cittadini, occorre recuperare quelli che sono i veri ideali olimpici in modo che possano partecipare al pieno sviluppo della persona. L'Anno europeo contribuirà quindi a rivalutare l'immagine dello sport nella società europea e ad agire come contrappeso ai rischi della vita sedentaria e dell'isolamento sociale connessi con l'impiego crescente delle nuove tecnologie(5). 1.6. "Lo spirito olimpico è una legge non scritta. In quanto spirito, non si presta ad essere codificato o sistematizzato, né si può racchiudere tutto in una definizione. Lo spirito olimpico va vissuto". (...) Di conseguenza, costituisce una posizione e "una proposta di vita che riunisce cultura, sport, istruzione e divertimento in un tutto unico indissolubile, proprio come la paideia degli antichi greci."(6) 1.7. "L'importante alle Olimpiadi non è vincere, ma partecipare, così come l'essenziale nella vita non è conquistare la vittoria, ma battersi lealmente."(7) 1.8. Noi sollecitiamo gli Stati membri a rispettare la Tregua olimpica, individualmente e collettivamente, adesso e in futuro, e a sostenere il Comitato internazionale olimpico nei suoi sforzi per promuovere la pace e la comprensione tra gli uomini attraverso lo sport e l'ideale olimpico.(8) 1.9. "La generazione nata tra il 1985 e il 1995 diserta in massima parte la pratica di uno sport all'interno di un'associazione riconosciuta o in forma autorganizzata. Essa dirige la propria attenzione sui videogiochi e sugli apparecchi di simulazione della pratica sportiva, che procurano emozioni senza rischi e senza sforzi. Nel 2003 il tasso di pratica dello sport virtuale presso i giovani tra i 10 e i 25 anni raggiunge già il 40 %."(9) 1.10. Questa carrellata di commenti e di dichiarazioni tratti da diverse fonti serve a definire con una certa esattezza il clima che prevale attualmente nel mondo dello sport e il quadro di riferimento adottato dalla Commissione nella proposta di proclamare il 2004 "Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport". 2. La proposta della Commissione 2.1. Con la sua proposta, la Commissione compie un importante passo avanti sul piano pratico per colmare il divario esistente tra le politiche sociali ed economiche dell'UE e la vita quotidiana dei cittadini europei. 2.2. In primo luogo, tale proposta si rivolge al mondo sportivo organizzato e a quello dell'educazione. 2.2.1. Essa è altresì diretta a tutti i cittadini, a quanti appartengono al mondo dello sport (atleti, simpatizzanti od operatori del settore), nonché a coloro che hanno o tendono ad avere un rapporto puramente economico con questo mondo. È destinata infine a coloro che giudicano negativamente le attuali vicende sportive, in particolare l'accentuarsi negli ultimi tempi di atteggiamenti esagerati e di degenerazioni non solo sul piano commerciale. 2.3. In tale contesto, gli obiettivi dell'Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport sono precisi, chiari e si possono così riassumere: - sensibilizzare la società europea ai valori classici, al ruolo attuale e alla particolare funzione educatrice dello sport; - incoraggiare le organizzazioni educative e quelle sportive della Comunità a forgiare e sviluppare un partenariato stretto e obiettivi comuni; - individuare e valorizzare il potenziale educativo insiti nell'associazionismo sportivo, specie per quanto concerne il volontariato nei suoi vari aspetti, la mobilità e gli scambi, il corretto processo di familiarizzazione con un ambiente multiculturale scevro di discriminazioni sociali o di altra forma e il relativo inserimento in tale ambiente; - sensibilizzare il mondo dell'educazione all'attuale esigenza di lottare contro la vita sedentaria promuovendo lo sport nelle scuole; - affrontare e mettere in risalto, infine, i problemi educativi dei giovani atleti, i quali vengono avviati alla carriera sportiva con sempre maggior anticipo. 2.4. Secondo la proposta della Commissione, la proclamazione di quest'Anno europeo costituisce l'iniziativa comunitaria più indicata a raggiungere gli obiettivi appena elencati, tanto più che essa è concomitante ad alcuni eventi sportivi di particolare interesse mediatico, quali i Giochi olimpici e paraolimpici ad Atene e il campionato europeo di calcio in Portogallo. 2.4.1. La Commissione ritiene che i Giochi olimpici e paraolimpici di Atene, in particolare, siano destinati a dare risalto ai valori e agli ideali dell'Olimpismo, consentendo così alla società europea tutta di avvicinarsi non soltanto allo sport, ma anche all'educazione in modo nuovo. 2.5. L'articolo 149 del Trattato CE è stato adottato quale base giuridica della proposta; inoltre, per l'attuazione dell'Anno europeo sono stati stanziati 11,5 milioni di EUR. 3. Osservazioni generali 3.1. Il Comitato economico e sociale accoglie con favore la proposta della Commissione di istituire nel 2004 l'"Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport" e ne sottoscrive gli obiettivi. Concorda inoltre con la necessità di affrontare questo tema, prima che sia troppo tardi, con un approccio comunitario globale attentamente studiato e integrato, il cui scopo sia ridefinire il quadro funzionale del movimento sportivo, la sua compatibilità con i valori classici dello sport e la sua conformità agli attuali bisogni educativi ed economici. 3.1.1. In tale contesto, le osservazioni e le proposte contenute nel presente parere perseguono i seguenti obiettivi: - chiarire alcuni punti della proposta; - suggerire idee, modalità e strumenti d'azione comunitaria complementari o alternativi per conseguire gli obiettivi della proposta; - contribuire con misure pratiche a un maggiore successo dell'Anno europeo. 3.2. La rilevanza dello sport 3.2.1. La portata degli aspetti che caratterizzano lo sport è di tutto rispetto. Quando si parla di sport, si intende nello specifico: - un concetto diacronico che attraversa quasi per intero l'orizzonte culturale della storia umana, un'attività svolta dall'uomo (singolarmente o collettivamente), la cui peculiarità risiede nella possibilità di descriverla come un continuum sul piano storico; - un fenomeno sociale che ha svolto un ruolo decisivo nel forgiare la civiltà mondiale; - un processo che per lunghi periodi è stato il principale mezzo di comunicazione tra i giovani e di adesione ai sistemi di valori propri di ogni singola epoca e regione geografica del pianeta; - un importante fattore di sviluppo e di realizzazione dell'individuo, ma anche di promozione della coesione sociale; - un elemento di rilevanza economica chiaramente enorme, la quale però non è misurabile in funzione del tempo e delle risorse che l'uomo vi ha dedicato in quanto atleta, simpatizzante o sul piano intellettuale. 3.2.2. Il Comitato ritiene che lo sport rivesta grande importanza per l'avvenire della società europea, del suo modello di vita e delle sue prospettive in termini di civiltà. Esprime quindi una chiara opposizione a qualunque scelta contraria ai valori che hanno generato lo sport e che ne hanno fatto un fenomeno sociale di primaria importanza. 3.3. Il quadro funzionale dello sport 3.3.1. Il quadro funzionale dello sport, rimasto pressoché invariato per secoli, era un tempo determinato in sostanza da esigenze personali e sociali (salute, educazione, azione collettiva, disciplina, esigenze militari, ecc.), definibili anche come necessità di sopravvivenza. Su tale base si è venuta a creare un'etica sportiva rigida e chiaramente inoppugnabile. 3.3.1.1. Va notato che l'etica sportiva era in origine coltivata sempre e soltanto nell'ambito della scuola e dell'educazione. Educazione e sport hanno sempre condotto un'esistenza parallela nell'ambito di un rapporto dialettico. 3.3.1.2. Il quadro funzionale dello sport rischia oggi di subire un cambiamento radicale, che con ogni evidenza è dovuto all'eccessivo sfruttamento del fenomeno a fini commerciali. 3.3.1.2.1. Va rilevato che ormai lo sport si sta affermando come un settore economico redditizio e in rapido sviluppo(10), con tutto ciò che tale evoluzione comporta per il mantenimento della sua identità classica. 3.3.1.2.2. È indispensabile pertanto chiedersi come si possa scongiurare questo cambiamento, affinché lo sport continui ad adempiere le proprie missioni primarie connesse alla tutela della salute pubblica e alla sfera educativa, sociale, culturale e ricreativa. 3.3.2. Il Comitato respinge qualunque proposta di accogliere un modello sportivo europeo che operi esclusivamente - anche se marginalmente - in condizioni di mercato e in funzione dell'unico principio del guadagno economico. Lo sport, in quanto fenomeno sociale, costituisce un'entità indissolubile, e come tale va affrontato in chiave politica. 3.3.2.1. La sua struttura associativa(11) fondata sulla libertà di associazione e sull'offerta volontaria, costituisce la base dello sviluppo futuro di un rapporto dialettico sano con l'educazione, che andrà promosso soprattutto dagli enti locali. Tale rapporto, peraltro, dovrà: - presentare obiettivi comuni (promuovere i valori classici dello sport, migliorare le condizioni fisiche e psichiche dell'individuo, favorirne la socializzazione, ecc.); - riconoscere i ruoli e le attività che spettano a ciascuna delle parti (alla scuola, una funzione integrativa in termini di attività sportiva; alle associazioni sportive, una funzione complementare sul piano educativo - educazione parallela); - funzionare in modo trasparente e sotto un controllo democratico e, ovviamente, abbracciare un'etica comune. 3.3.2.2. In tale contesto, il Comitato ritiene che la commercializzazione dell'attività sportiva non sia compatibile con gli obiettivi di quest'Anno europeo. 3.4. Gli obiettivi 3.4.1. L'obiettivo principale di una politica unitaria e globale a livello comunitario a favore dello sport - nella quale l'educazione è destinata chiaramente ad avere un ruolo centrale - consiste senz'altro nel creare le premesse per l'attuazione di tale politica. 3.4.1.1. Ciò significa in sostanza che bisognerà elaborare una politica volta a rimuovere gli ostacoli (istituzionali, giuridici, economici e sociali) che si frappongono allo sviluppo di tale politica. 3.4.1.2. Notevole importanza rivestono in tale contesto le misure volte a favorire la percezione e la coscienza sociale. 3.4.2. A giudizio del Comitato, l'Anno europeo e i suoi obiettivi dovranno fornire un contributo positivo in tale direzione. A suo avviso, la portata e la gravità del problema impongono di definire sin d'ora gli obiettivi più ampi, a medio e lungo termine, della proposta in esame. 3.4.2.1. A questo proposito il Comitato ravvisa la necessità di elaborare già da ora una strategia più specifica, che comprenda, tra l'altro, le prospettive di sviluppo di un grande movimento di massa consapevole e attivo. 3.4.2.1.1. Lo sviluppo di tale movimento sociale necessita di un sostegno politico, specie per diffondere le relative conoscenze ed evidenziare le ricadute negative che la commercializzazione incontrollata dello sport e la possibile scomparsa dell'ideologia sportiva possono avere sul modello di vita europeo. Al tempo stesso, però, esso deve potersi integrare in un movimento sociale di più ampia portata che va già delineandosi e che attiene al problema più generale dell'avvenire del modello di vita europeo e della civiltà europea nel quadro del nuovo millennio e della nuova realtà creata dalla globalizzazione e dagli sviluppi tecnologici. 3.5. Il campo d'applicazione e gli strumenti 3.5.1. La Commissione propone di creare un partenariato tra istituti d'istruzione e organizzazioni sportive, quale strumento principale per perseguire gli obiettivi della proposta. Tra le misure da adottare figurano peraltro iniziative destinate alla società europea tutta. 3.5.2. Il Comitato ritiene fondamentale stabilire in modo inequivocabile a chi si rivolge la proposta. A suo giudizio, infatti, lo sport e l'educazione, in quanto attività esercitate a livello individuale e collettivo, riguardano tutti i cittadini europei di ogni età, sesso e professione. 3.5.2.1. In quest'epoca caratterizzata dagli obiettivi ambiziosi della società della conoscenza, dalla padronanza delle tecnologie digitali e dalla necessità da parte dei cittadini europei di adeguarsi a nuove condizioni economiche e lavorative, l'osservazione appena formulata assume più che mai un significato speciale. Va pertanto chiarito una volta per tutte che a quest'Anno europeo sono invitati a contribuire e a partecipare attivamente tutti i rappresentanti della società civile organizzata europea. 3.5.2.2. La riuscita dell'Anno europeo non potrà, in ultima analisi, essere giudicata sulla scorta delle manifestazioni - peraltro necessarie - a cui partecipano solo specialisti del settore o di messaggi che i destinatari non capiscono, ma in funzione della diffusione dei suoi obiettivi a livello locale, in particolare tra i cittadini europei di quella fascia d'età che detiene ed esercita oggi una qualche forma di potere. 3.5.2.3. In tale contesto, bisogna puntare al coinvolgimento nell'intero processo della società civile organizzata, delle parti sociali e di tutte le organizzazioni nel campo dell'istruzione (circoli di studio, università popolari, associazioni culturali ecc.). Inoltre, però, bisognerebbe cercare di coinvolgere gli enti locali e regionali, i quali dispongono di un notevole margine di intervento tanto sui sistemi d'istruzione quanto sulle associazioni sportive. 3.6. Il 2004 3.6.1. Il Comitato giudica indovinata la scelta della Commissione di indire l'"Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport" nel 2004. I principali eventi sportivi che caratterizzano quest'anno (Giochi olimpici e paraolimpici ad Atene, campionato europeo di calcio in Portogallo) offrono infatti un'eccellente occasione per effettuare interventi specifici al livello della società europea. Restano naturalmente da definire il contenuto di tali interventi e le relative modalità di attuazione. 3.6.2. Secondo il Comitato, gli specifici interventi comunitari dovranno in prima istanza mirare alla qualità dei rapporti tra educazione e sport. Ciò significa, in altri termini, che l'Anno europeo dovrà concentrarsi su interventi il cui contenuto si fondi sui valori classici dello sport, come quelli esaltati dal movimento olimpico. Significa, inoltre, che il 2004 fornisce un'eccellente occasione per riconsiderare i fondamentali principi educativi e didattici su cui si basano i sistemi d'istruzione in Europa, cercando di individuare le modalità più appropriate per adeguarli alla nuova realtà creata dalle tecnologie moderne e dalle nuove esigenze educative, anche in funzione dell'evoluzione dello sport. 3.6.2.1. L'opera di correlazione degli interventi comunitari in materia di sport ed educazione con i valori classici dello sport e gli ideali olimpici è ardua e richiede uno sforzo sistematico, globale e a largo raggio. Porre in risalto e promuovere tali ideali, farli conoscere ai cittadini europei e dar vita a un movimento di massa finalizzato a sostenerli sono alcune fasi importanti nell'ambito di tale sforzo. 3.6.2.2. Di qui al 2004 si possono compiere importanti passi avanti per porre in risalto e promuovere i valori classici dello sport, nonché per farli conoscere al grande pubblico. A tal fine è sufficiente adottare politiche specifiche che godano dell'appoggio della Commissione e delle altre istituzioni comunitarie. 3.6.2.3. L'orientamento dei programmi europei già esistenti (servizio volontario europeo, gioventù, altri programmi in materia di mobilità, ecc.) verso gli obiettivi dell'Anno europeo può contribuire a dare nuovo impulso ai rapporti tra educazione e sport. 3.6.2.4. Per garantire la riuscita dell'Anno europeo, il Comitato tiene comunque a sottolineare che si può e si deve sviluppare una dinamica specifica a livello locale. Propone pertanto un'azione diretta rivolta ad ogni scuola ed organizzazione sportiva: un messaggio che annunci l'iniziativa della Commissione di proclamare il 2004 "Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport", e che - quel che più conta - inviti tutti ad adottare azioni volte a perseguirne gli obiettivi. 4. Osservazioni particolari 4.1. Sulla scorta delle osservazioni generali appena formulate, il Comitato riconosce la necessità di definire più chiaramente le attività e le azioni specifiche proposte dalla Commissione (cfr. articolo 3 della proposta e relativo allegato), come pure i soggetti invitati a promuoverle. Più concretamente, occorre definire le attività che intende sviluppare la stessa Commissione, quelle da realizzare a livello internazionale, nazionale, regionale e locale, nonché le modalità per indurre gli organismi pubblici e privati ad avviare iniziative specifiche non finanziate. Tale opera di definizione può anche essere presentata come proposta esplicativa della Commissione in preparazione dell'Anno europeo, al fine di venire incontro alle richieste specifiche degli attori locali. A tale proposito, il Comitato formula in particolare le proposte che seguono. 4.1.1. Un posto per lo sport nelle scuole 4.1.1.1. A giudizio del Comitato, l'approccio che ripropone la funzione educativa dello sport costituisce una premessa importante per riconsiderare gli attuali rapporti tra educazione e sport. Ciò significa in pratica che occorre creare una nuova gerarchia degli obiettivi, dei metodi e dei modelli educativi attualmente vigenti, il che si tradurrà in ultima analisi in una ridefinizione del modo di vita attuale del cittadino europeo. Specie per i bambini e i giovani, tale ridefinizione offre sbocchi maggiori, più naturali, duraturi e alternativi a quelli forniti dalla realtà virtuale e dai videogiochi. 4.1.1.2. Del resto, secondo il Comitato questo tentativo di modificare gli attuali rapporti tra educazione e sport sarà coronato da successo solo se verranno effettuate determinate scelte, tra cui in special modo: - valorizzare la sensibilità e le capacità sportive individuali dei giovani; - creare reti, favorevoli allo sport, anch'esse informate ai criteri della sensibilità e dell'attitudine individuale; - sviluppare reti internazionali e paneuropee di comunicazione sportiva sulla base dei singoli istituti d'istruzione o delle associazioni sportive locali; - promuovere una dimensione europea dello sport nelle scuole mediante, tra l'altro, l'istituzione di campionati scolastici paneuropei per singole discipline sportive o settori educativi; - sviluppare reti elettroniche integrate a livello europeo, allo scopo di favorire la comunicazione e, soprattutto, qualunque forma di mobilità sportiva. 4.1.1.3. Il Comitato sostiene in special modo la necessità di collegare lo sport nelle scuole all'attuale realtà europea e alle sue prospettive. In tale contesto, propone di creare le condizioni necessarie a coltivare e sviluppare una coscienza sportiva europea, incoraggiando in particolare la creazione di squadre sportive transfrontaliere e internazionali. Le cosiddette scuole "della seconda opportunità" potrebbero eventualmente costituire il nucleo delle prime squadre di questo tipo. 4.1.1.4. Ad ogni modo, il Comitato osserva che l'attività sportiva - specie nelle scuole - non deve originare alcun tipo o grado di divisione, ma, al contrario, creare condizioni tali da appianare ogni forma di conflitto o emarginazione. 4.1.1.5. Il Comitato propone alla Commissione di ricorrere agli specialisti esistenti per promuovere quest'Anno europeo. 4.1.2. Alcune riflessioni sullo sport di massa 4.1.2.1. Lo sport di massa merita particolare attenzione e va sviluppato per poter raggiungere gli obiettivi definiti nella proposta della Commissione, allo scopo di combattere gli effetti dell'attuale stile di vita sedentario sia durante le ore di lavoro sia nel tempo libero. Oggi come non mai, la salute fisica e psichica dell'individuo presuppone esercizio fisico individuale e di massa. Qualunque forma di sport di massa giova anche allo sviluppo individuale e alla socializzazione di chi lo pratica. 4.1.2.2. Per accrescere al massimo il potenziale dello sport di massa, tutti i diretti interessati devono partecipare al suo sviluppo. L'accesso allo sport dev'essere universale e tutte le strutture, ovunque siano ubicate (specie quelle finanziate con fondi pubblici di qualunque tipo) devono essere aperte al maggior numero di persone. Per questo è importante che al suo sviluppo partecipino tutti gli enti e gli organismi interessati allo sport di massa e ai suoi risultati. 4.1.2.3. Secondo il Comitato, in tali categorie rientrano gli istituti d'istruzione superiore e di formazione permanente, gli enti locali e regionali, i servizi pubblici nel campo dello sport, della salute, dell'istruzione, delle questioni sociali e ambientali, ecc., e gli organismi privati che offrono strutture e servizi correlati allo sport di massa. Questa cooperazione dovrà mirare a ottimizzare gli effetti dello sport di massa sull'educazione, la salute e il comportamento sociale dei cittadini. 4.1.3. Proposte di attività sportive per i gruppi sociali più vulnerabili 4.1.3.1. Il Comitato reputa che, per essere completa, una politica dell'educazione attraverso lo sport debba tenere dovuto conto del rapporto attualmente esistente tra i gruppi sociali più vulnerabili e lo sport in senso lato. Il Comitato apprezza l'attività condotta da numerose associazioni sportive in materia d'integrazione sociale, specie tra i giovani. Tali iniziative meritano di essere sostenute ed estese alle associazioni che operano in altri campi. 4.1.3.2. Il Comitato attira l'attenzione della Commissione sulla necessità di tener conto dei seguenti aspetti nelle iniziative da avviare in occasione dell'Anno europeo: - la situazione delle regioni in cui, per mancanza di mezzi e per condizioni socioeconomiche poco favorevoli (regioni in ritardo di sviluppo) non è nata alcuna forma - individuale o collettiva - di sport organizzato; - la promozione dello sport femminile; - la promozione dello sport tra i disabili; - l'inserimento dell'intera iniziativa in un quadro politico più generale che promuova una cultura della salute; - il potenziamento, infine, delle attività sportive che coltivano e promuovono nell'individuo uno spirito contrario al razzismo e alla xenofobia. 4.1.3.2.1. Per quanto concerne, più in particolare, i disabili, il Comitato osserva che occorre: - collegare l'"Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport" (2004) con quello delle persone con disabilità (2003); - promuovere, grazie all'Anno europeo, lo sport di massa per i disabili; - favorire, infine, un rapporto complessivamente più favorevole tra l'associazionismo sportivo e i disabili, creando tra l'altro le premesse necessarie per un loro accesso alle strutture sportive. 4.1.4. La dimensione europea dell'educazione attraverso lo sport 4.1.4.1. Lo sport costituisce un ambito privilegiato per mettere a punto una cooperazione internazionale, nazionale e interregionale ai fini dello sviluppo di piani d'azione educativi e culturali comuni. L'"Anno europeo dell'educazione attraverso lo sport" consente di affrontare il problema più generale della creazione di uno spazio europeo dell'apprendimento e dell'educazione in senso lato, un problema rimasto finora irrisolto, nonostante il crescente impatto che esercita, ad esempio, sulla competitività dell'economia europea. 4.1.5. Per una nuova etica sportiva 4.1.5.1. A giudizio del Comitato, quest'Anno europeo avrà raggiunto il suo scopo se sarà riuscito a mettere in dubbio l'attuale realtà agonistica, la quale identifica l'impresa sportiva con l'immagine dell'atleta "superuomo" che supera continuamente i propri limiti, un atleta virtuale che esiste solo nell'attimo e per l'attimo della vittoria. Se l'Anno europeo sarà riuscito ad alimentare questo dubbio soprattutto nelle scuole e tra i giovani, è certo che subentrerà una nuova etica sportiva. 4.1.5.2. La nuova etica sportiva del XXI secolo non potrà non rispondere alle esigenze imposte dai tempi e dall'educazione del cittadino europeo. Questa nuova etica andrà pertanto ricercata nei messaggi provenienti dallo sport di massa e dilettantistico, nonché dalle centinaia di migliaia di associazioni sportive basate sul volontariato. Tale etica ha bisogno di un sostegno politico che è necessario generare. 4.1.6. I Giochi di Atene: riflettori puntati sui valori dell'Olimpismo 4.1.6.1. I giochi olimpici di Atene, in quanto evento sportivo e culturale di prim'ordine, offriranno all'Olimpismo un'occasione da non mancare. Il Comitato si rallegra di vedere di nuovo alla ribalta i valori fondamentali dell'Olimpismo e li sostiene con convinzione. Il fair play, la tregua olimpica, lo sviluppo dello spirito associato a quello del corpo devono affermarsi ancora una volta come i valori a cui potrebbe aspirare anche la società europea moderna. In tale contesto, la società europea avrà così l'occasione di analizzare, individuare e forse riconsiderare alcune delle sue posizioni e vedute sull'aspetto della qualità della vita moderna, l'occasione cioè di: - stabilire, riconoscere e dimostrare che il problema del "vivere bene" è più complesso e difficile da risolvere del problema di garantire termini e condizioni di sopravvivenza; - stabilire, riconoscere e dimostrare che la ricerca della qualità della vita costituisce un'istanza sentita dal singolo individuo, ma anche dalla collettività, con tutto quel che comporta, vista la difficoltà di distinguere ciò che rientra o meno nel concetto di qualità; - stabilire, riconoscere e dimostrare che l'attività sportiva determina in modo sostanziale la qualità dell'esistenza individuale e collettiva, creando al tempo stesso i presupposti per una maggiore longevità all'insegna dell'attività; - stabilire, riconoscere e dimostrare che nella vita non esiste soltanto la competizione, ma anche la collaborazione, e che non esistono parametri solo quantitativi, ma anche qualitativi; - stabilire, riconoscere e definire i limiti dell'uomo moderno, distinguendo, cioè, quel che oggi è umano da ciò che non lo è; - stabilire, riconoscere e dimostrare, infine, che "vivere bene" non significa sempre e comunque conquistare obiettivi quantitativi ogni giorno più elevati, ma consiste principalmente in uno sforzo costante ed equilibrato da parte dell'individuo e della collettività verso l'acquisizione della conoscenza e dell'educazione in senso lato(12). 4.1.6.2. A giudizio del Comitato, l'obiettivo non è quello di riproporre i modelli dei tempi andati, ma sviluppare una "mobilità" intellettuale che consenta di analizzare i parametri grazie ai quali un determinato periodo è passato alla storia come "epoca d'oro". Con l'aiuto di questi parametri, le ricerche e gli accordi tra cittadini europei sullo stile di vita moderno, sull'avvenire dell'Europa e le nuove forme di governance da scegliere, saranno senza dubbio più facili da realizzare, con chiara consapevolezza e - eventualmente - in un'ottica a lungo termine. Bruxelles, 24 aprile 2002. Il Presidente del Comitato economico e sociale Göke Frerichs (1) Punti 3 e 4 del IV Allegato alle conclusioni del Consiglio europeo di Nizza (7-9 dicembre 2000). (2) Id., punto 1. (3) Risoluzione del Parlamento europeo sulla (Comunicazione della Commissione al Consiglio, al Parlamento europeo, al Comitato economico e sociale e al Comitato delle regioni concernente il piano di sostegno comunitario alla lotta contro il doping nello sport), (Relazione di Helsinki sullo sport) A5-203/2000. (4) COM(1999) 644 def. (punto 4.1, primo capoverso). (5) Punto 6 (Conclusione) delle Motivazioni che accompagnano la proposta della Commissione COM(2001) 584 def. (6) http://www.sport.gov.gr (Le Olimpiadi dei giovani). (7) Motto delle Olimpiadi (cfr. sito Internet http://www.athens.2004.gr). (8) Nazioni Unite: assemblea del millennio (Punto 10), New York, 6-8 settembre 2000. (9) Possibile scenario evolutivo dell'attività sportiva europea [Sport e occupazione in Europa - Relazione finale (PR-div/99-09/C6, Capitolo IV-2-1, penultimo capoverso)]. (10) Il volume d'affari delle attività sportive è valutato a 107 miliardi di dollari (sponsorizzazioni: 15 miliardi, diritti televisivi: 42 miliardi, vendita biglietti: 50 miliardi di dollari), ed è così ripartito: Europa: 36 % e Stati Uniti: 42 %. (Cfr. Relazione di Helsinki sullo sport. Fonte: Stephen Townley, "Finding the right balance for sport", in: Sportvision, rivista del GAIFS, gennaio 1998). (11) Si calcola che nell'UE esistano oltre 600000 associazioni sportive. (12) Cfr. ultimo punto della nota 1 dell'Allegato (CES 1113/99 fin ANN, disponibile solo in EL, DE, EN, ES) al Parere CES 1113/99 fin dal titolo "La dimensione europea dell'istruzione: natura, contenuto e prospettive". La paideia, o educazione in senso lato, è il risultato dell'insieme di influssi che riceve un individuo e l'insieme di aspetti sociali risultanti dalle attività di formazione e apprendimento; tale risultato si manifesta in modo attivo, sotto forma di atteggiamento positivo nei confronti della vita.