52001DC0685

Relazione della Commissione - Applicazione della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, modificata dalla direttiva 98/15/CE della Commissione del 27 febbraio 1998 /* COM/2001/0685 def. */


RELAZIONE DELLA COMMISSIONE Applicazione della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, modificata dalla direttiva 98/15/CE della Commissione del 27 febbraio 1998

1. INTRODUZIONE

2. PRINCIPALI OBBLIGHI IMPOSTI DALLA DIRETTIVA E RELATIVE SCADENZE

3. INDIVIDUAZIONE DELLE AREE SENSIBILI

4. SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 1998 NEGLI AGGLOMERATI INTERESSATI DA AREE SENSIBILI

5. AREE MENO SENSIBILI

6. SITUAZIONE DEL TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE NELLE CITTÀ DELL'UE AL 31 DICEMBRE 1998

7. SITUAZIONE IN CIASCUNO STATO MEMBRO

7.1. Belgio

7.1.1. Individuazione delle aree sensibili

7.1.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

7.1.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.2. Danimarca

7.2.1. Individuazione delle aree sensibili

7.2.2. Agglomerati con oltre 10 000 a.e.

7.2.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.3. Germania

7.3.1. Individuazione delle aree sensibili

7.3.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

7.3.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.4. Grecia

7.4.1. Individuazione delle aree sensibili

7.4.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

7.4.2.1. Prima versione

7.4.2.2. Seconda versione

7.4.5. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.5. Spagna

7.5.1. Individuazione delle aree sensibili

7.5.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

7.5.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.5.4. Aree meno sensibili

7.6. Francia

7.6.1. Individuazione delle aree sensibili

7.6.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

7.6.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.7. Irlanda

7.7.1. Individuazione delle aree sensibili

7.7.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

7.7.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.8. Italia

7.8.1. Individuazione delle aree sensibili

7.8.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

7.8.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.9. Lussemburgo

7.9.1. Individuazione delle aree sensibili

7.9.2. Agglomerati

7.9.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.10. Paesi Bassi

7.10.1. Individuazione delle aree sensibili

7.10.2. Agglomerati

7.10.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.11. Austria

7.11.1. Individuazione delle aree sensibili

7.11.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

7.11.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.12. Portogallo

7.12.1. Individuazione delle aree sensibili

7.12.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

7.12.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.12.4. Aree meno sensibili

7.13. Finlandia

7.13.1. Individuazione delle aree sensibili

7.13.2. Agglomerati con oltre 10 000 a.e.

7.13.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.14. Svezia

7.14.1. Individuazione delle aree sensibili

7.14.2. Agglomerati con oltre 10 000 a.e.

7.14.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.15. Regno Unito

7.15.1. Individuazione delle aree sensibili

7.15.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

7.15.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

7.15.4. Aree meno sensibili

8. PROCEDIMENTI DI INFRAZIONE

9. PROSSIMI COMPITI DELLA COMMISSIONE

10. CONCLUSIONI

Relazione di sintesi in materia di: individuazione di aree sensibili da parte degli Stati membri misure realizzate dagli Stati membri rispetto alla scadenza del 31.12.1998 trattamento delle acque reflue nelle città principali verifica dell'individuazione delle aree sensibili da parte della Commissione

1. INTRODUZIONE

Nel gennaio 1999 la Commissione europea ha pubblicato la prima relazione [1] sull'applicazione della direttiva 91/271/CEE del Consiglio, del 21 maggio 1991, concernente il trattamento delle acque reflue urbane, [2] modificata dalla direttiva 98/15/CE della Commissione del 27 febbraio 1998 [3]. Con l'obiettivo di proteggere l'ambiente dalle ripercussioni negative provocate dagli scarichi delle acque reflue urbane, la direttiva rappresenta un caposaldo della legislazione comunitaria in materia di acque.

[1] COM(1998) 775 def. del 15.1.1999.

[2] GU L 135 del 30.5.1991, pag. 40.

[3] GU L 67 del 7.3.1998, pag. 29.

La prima relazione della Commissione s'incentrava sull'inquinamento provocato dalle acque reflue urbane, presentando una prima valutazione dello stato di applicazione della direttiva da parte degli Stati membri e sintetizzando i relativi programmi di attuazione. In particolare, sottolineava l'impegno dimostrato dagli Stati membri, la rilevante incidenza finanziaria connessa all'applicazione della direttiva (130 miliardi di euro per i 14 Stati membri, esclusa l'Italia) e i preoccupanti ritardi annunciati per le città di Bruxelles e Milano.

Ai sensi della direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane, il mese di dicembre 1998 rappresentava una scadenza importante: entro tale data gli Stati membri erano infatti tenuti a garantire, inter alia, che tutti gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 10 000 fossero dotati di impianti per il trattamento delle acque reflue urbane riversate in aree sensibili (maggiori dettagli sono riportati nei capitoli successivi). Benché gli Stati membri non fossero formalmente tenuti ad inviare relazioni specifiche in merito alla scadenza del dicembre 1998, la Commissione ha tuttavia deciso, di propria iniziativa, di chiedere agli Stati membri di fornire informazioni al riguardo, inviando una formale richiesta agli Stati membri nel mese di aprile 1999, seguita, nel marzo 2000, da una lettera di sollecito. Oltre alla questione del trattamento delle acque reflue in aree sensibili, agli Stati membri si chiedeva di fornire informazioni anche sul trattamento delle acque reflue nei principali agglomerati, anche se questi non scaricavano le acque in aree sensibili.

La presente relazione si basa sulle informazioni inviate dagli Stati membri e su uno studio [4] di verifica delle aree sensibili, elaborato dai servizi della Commissione. Soltanto 13 Stati membri hanno fornito tutte le informazioni richieste dalla Commissione sul trattamento delle acque reflue nelle aree sensibili.

[4] Studio ERM, Verification of Vulnerable Zones under the Nitrates Directive and Sensitive Areas under the Urban Waste Water Treatment Directive, Environmental Resource Management.

Considerati i ritardi con cui gli Stati membri hanno inviato le informazioni richieste, risulta evidente che la situazione presentata in questa relazione sarà cambiata nei due anni successivi alla prima richiesta. Un primo progetto di relazione è stato inviato agli Stati membri nel dicembre 2000, sul quale si attendevano commenti. Il presente testo tiene conto dei contributi degli Stati membri pervenuti fino al 15 febbraio 2001.

La Commissione continua a seguire il processo di applicazione della direttiva in tutti gli Stati membri.

La relazione illustra altresì i progetti della Commissione per gli anni a venire: la Commissione prevede, in particolare, di continuare a verificare il rispetto della direttiva e di fornire l'assistenza necessaria per conformarsi alla stessa. In particolare, aumenterà il sostegno a favore degli agglomerati di piccole e medie dimensioni negli Stati membri interessati dalla scadenza del 31 dicembre 2005 nonché degli Stati candidati all'adesione all'Unione europea, al fine di aiutarli a conformarsi alla direttiva.

2. PRINCIPALI OBBLIGHI IMPOSTI DALLA DIRETTIVA E RELATIVE SCADENZE

Il principale obbligo imposto dalla direttiva riguarda la realizzazione di sistemi di trattamento e di raccolta delle acque reflue entro le seguenti date limite:

* 31 dicembre 1998: entro tale data, tutti gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti (a.e.) [5] superiore a 10 000, che riversano le acque reflue in un'area dichiarata sensibile dallo Stato membro o nel relativo bacino di raccolta, devono disporre di un rigoroso sistema di raccolta e di trattamento (secondario [6] + terziario [7]). I risultati della verifica effettuata dalla Commissione sul rispetto della scadenza sono riportati nei prossimi capitoli.

[5] L'abitante equivalente (a.e.) è un'unità di misura dell'inquinamento da fonti organiche biodegradabili che rappresenta il carico medio di inquinamento prodotto per persona in un giorno; nella direttiva è fissato a 60 grammi di BOD5 (richiesta biochimica di ossigeno in 5 giorni) al giorno. La dimensione dell'agglomerato, espressa in a.e., corrisponde al carico organico prodotto nell'agglomerato in un giorno medio della settimana dell'anno che ha fatto registrare la produzione massima. È ricavata dalla somma del carico organico prodotto in quel giorno da servizi e immobili residenziali permanenti e stagionali e del carico organico prodotto nello stesso giorno dalle acque reflue industriali che devono essere raccolte da una rete fognaria.

[6] Trattamento secondario: trattamento mediante un processo che in genere comporta il trattamento biologico con sedimentazioni secondarie o mediante un processo equivalente.

[7] Trattamento terziario: trattamento, complementare a quello secondario, dell'azoto (nitrificazione-denitrificazione) e/o del fosforo e/o di qualunque altra sostanza inquinante che altera la qualità o un uso specifico dell'acqua: inquinamento microbiologico, colore, ecc. L'articolo 5, paragrafi 3 e 4, e la tabella 2 dell'allegato I (modificata dalla direttiva 98/15/CE) descrivono i requisiti per gli scarichi in aree sensibili come percentuale minima di riduzione del carico di fosforo totale e di azoto totale e definiscono i valori di concentrazione di tali parametri.

* 31 dicembre 2000: entro tale data, tutti gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti superiore a 15 000, che non riversano le acque reflue in un'area sensibile o nel relativo bacino idrografico, devono disporre di un sistema di raccolta e di trattamento secondario [8]. Il termine sopraindicato vale anche per le acque reflue industriali biodegradabili prodotte da impianti operanti nei settori agroalimentari elencati nella direttiva e riversate direttamente in acque recipienti. La Commissione ha avviato la procedura di verifica del rispetto di tale scadenza e ne presenterà i risultati nella terza relazione sull'applicazione della direttiva.

[8] Il trattamento può essere meno rigoroso del trattamento secondario, in talune condizioni e previo accordo della Commissione e del Consiglio, per alcuni scarichi nelle acque costiere o negli estuari considerati aree meno sensibili da parte degli Stati membri.

* 31 dicembre 2005: entro tale data, tutti gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti compreso fra 2 000 e 10 000, che riversano le acque reflue in un'area sensibile o nel relativo bacino idrografico, devono disporre di un sistema di raccolta e di trattamento di livello secondario o altro trattamento appropriato [9] a seconda che lo scarico avvenga in acque dolci, estuari o acque costiere; degli stessi sistemi devono dotarsi gli agglomerati con un numero di abitanti equivalenti compreso fra 2 000 e 15 000 che non riversano le proprie acque reflue in una delle aree sopraindicate. Entro la stessa data, anche gli agglomerati di minori dimensioni che già dispongono di un sistema di raccolta devono dotarsi di un sistema di trattamento appropriato.

[9] Trattamento appropriato: trattamento mediante un processo e/o un sistema di smaltimento che, dopo lo scarico, garantisca la conformità delle acque recipienti ai relativi obiettivi di qualità e alle disposizioni del caso della direttiva 91/271/CEE e di altre direttive comunitarie applicabili.

La direttiva prevede altresì i seguenti obblighi e le relative date limite:

* 30 giugno 1993: la direttiva doveva essere recepita nell'ordinamento nazionale: entro tale data, gli Stati membri dovevano mettere in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative necessarie per conformarsi alla direttiva. La prima relazione della Commissione segnalava il ritardo di molti Stati membri nel recepimento della direttiva. Alla data odierna, tutti gli Stati membri hanno recepito la direttiva; l'Italia è stata l'ultima, nel 1999, ad incorporarne gli obblighi nel proprio ordinamento giuridico.

* 31 dicembre 1993: lo scarico delle acque reflue industriali nei sistemi di raccolta e di trattamento delle acque reflue urbane e l'immissione di talune acque reflue industriali biodegradabili in acque recipienti dovevano essere preventivamente subordinati a regolamentazioni e/o autorizzazioni specifiche. Gli Stati membri hanno adottato tutte le misure necessarie per il rispetto di tali obblighi.

* 31 dicembre 1993: gli Stati membri dovevano elaborare un programma di attuazione della direttiva. Con ritardi variabili, tutti gli Stati membri hanno inviato alla Commissione un programma e molti hanno trasmesso anche dati aggiornati in merito ai contenuti. I programmi inviati dal Belgio e dall'Italia non risultano conformi alle disposizioni della direttiva o al prescritto modello di presentazione.

* 31 dicembre 1993: gli Stati membri erano tenuti ad individuare le aree sensibili. I dati relativi a tale importante obbligo, che determina il tipo di trattamento a cui sottoporre le acque reflue urbane e le relative scadenze, sono riportati nei capitoli successivi.

* 30 giugno 1995, per la prima volta, e successivamente ogni due anni: le autorità e gli organismi responsabili dell'applicazione della direttiva negli Stati membri sono tenuti a pubblicare un rapporto sulle attività di smaltimento delle acque reflue urbane e dei fanghi nell'area di loro competenza. Gli Stati membri devono trasmettere tale rapporto alla Commissione non appena pubblicato. Per facilitarne la stesura e armonizzare il formato delle informazioni in esso contenute, un gruppo di lavoro, composto dai rappresentanti degli Stati membri e della Commissione, nel 1999 ne ha elaborato un modello. A tutt'oggi, la Commissione non ha ricevuto i rapporti della Grecia e dell'Italia, mentre la Germania ha inviato un rapporto relativo soltanto ad alcune regioni del territorio. Infine, la maggior parte degli Stati membri non ha rispettato il termine di due anni disposto dalla direttiva per la pubblicazione e l'invio del rapporto alla Commissione.

* 31 dicembre 1998: lo smaltimento di fanghi provenienti da impianti di trattamento delle acque reflue urbane doveva essere subordinato a norme generali, a registrazione o ad autorizzazione. Le verifiche effettuate dalla Commissione dimostrano che tutti gli Stati membri hanno adottato misure idonee allo smaltimento dei fanghi. Inoltre, entro la stessa data doveva gradualmente cessare lo smaltimento dei fanghi in acque superficiali mediante immersione da navi, scarico attraverso condotte ovvero mediante altri mezzi. Soltanto la Spagna, l'Irlanda e il Regno Unito adottano regolarmente tale prassi. Il Regno Unito ha introdotto nella normativa di recepimento della direttiva il divieto di tale pratica a partire dal 1998. L'Irlanda ha comunicato alla Commissione che la legislazione nazionale ha consentito lo smaltimento dei fanghi in mare fino al 31 dicembre 1998, vietandolo dopo tale data. Lo stesso Stato membro ha tuttavia ammesso che la pratica dello smaltimento dei fanghi in mare è proseguita fino al mese di settembre 1999; inoltre, l'Irlanda non ha ritenuto necessario vietare formalmente lo smaltimento dei fanghi in acque superficiali diverse dal mare, in quanto tale pratica non era in uso. La Spagna non ha notificato alla Commissione l'adozione di alcun provvedimento inteso a vietare lo smaltimento dei fanghi in acque superficiali.

* Infine, è opportuno ricordare che la direttiva prevede che gli scarichi provenienti dagli impianti di trattamento delle acque reflue urbane debbano essere preventivamente subordinati a regolamentazioni e/o autorizzazioni specifiche e monitorati conformemente alle specifiche disposizioni della direttiva. Il summenzionato gruppo di lavoro ha elaborato un questionario elettronico per la raccolta delle informazioni relative al monitoraggio degli scarichi. Nel settembre 2000 la Commissione ha trasmesso il questionario a tutti gli Stati membri, chiedendo di utilizzarlo per la raccolta delle informazioni relative al monitoraggio del 1999 per gli agglomerati interessati dalla scadenza del 31 dicembre 1998. Gli Stati membri erano tenuti a trasmettere tali informazioni alla Commissione entro la fine del mese di giugno 2001. La Commissione pubblicherà una sintesi dei risultati nella terza relazione sull'applicazione della direttiva.

3. INDIVIDUAZIONE DELLE AREE SENSIBILI

Conformemente all'articolo 5 della direttiva, gli Stati membri erano tenuti ad individuare le aree sensibili al più tardi entro il 31 dicembre 1993 sulla base dei criteri definiti nell'allegato II.

Tali criteri fanno riferimento a tre gruppi di aree sensibili:

* acque dolci, estuari e acque del litorale già eutrofizzate [10] o esposte al rischio di eutrofizzazione in assenza di interventi protettivi specifici;

[10] Soggette ad eutrofizzazione: per eutrofizzazione si intende l'arricchimento delle acque in nutrienti, in particolar modo composti dell'azoto e/o del fosforo, che provoca una proliferazione di alghe e di forme superiori di vita vegetale, producendo una indesiderata perturbazione dell'equilibrio degli organismi presenti nell'acqua e della qualità delle acque interessate.

* acque dolci superficiali destinate alla produzione di acqua potabile la cui concentrazione di nitrati è o potrebbe essere superiore a 50 mg/l;

* aree che necessitano di un trattamento complementare per conformarsi alle prescrizioni di altre direttive del Consiglio, quali quelle in materia di acque destinate alla pescicoltura, di acque di balneazione, di acque destinate alla molluschicoltura, nonché le direttive sulla conservazione degli uccelli selvatici e degli habitat naturali, ecc.

È sufficiente che un sistema idrico soddisfi uno solo di questi criteri per essere considerato area sensibile.

La classificazione di un corpo idrico come area sensibile costituiva un presupposto fondamentale per l'applicazione pratica della direttiva. Nelle aree dichiarate sensibili, tutti gli agglomerati con oltre 10 000 a.e. che riversano gli scarichi nell'area sensibile e nei relativi bacini idrografici, contribuendo all'inquinamento di tale area, dovevano porre in funzione sistemi di raccolta e di trattamento più rigorosi del livello secondario al più tardi entro il 31 dicembre 1998. Tali disposizioni riguardanti il trattamento non valgono per le aree sensibili in cui può essere dimostrato che la percentuale minima di riduzione del carico complessivo di azoto e di fosforo è pari almeno al 75% per ciascuno dei due parametri.

Ai sensi del paragrafo 8 dell'articolo 5, uno Stato membro non è tenuto ad individuare aree sensibili qualora applichi un trattamento rigoroso (terziario) in tutto il suo territorio. Cinque Stati membri hanno deciso di sfruttare tale possibilità: la Danimarca, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Finlandia e la Svezia.

Nove altri Stati membri - il Belgio, la Germania, la Spagna, la Francia, la Grecia, l'Irlanda, l'Italia, il Portogallo e il Regno Unito - hanno invece dichiarato aree sensibili taluni sistemi idrici del loro territorio. Tali aree sono state individuate, con maggior o minor ritardo, fra il 1994 e il 1999. L'Austria ha ritenuto che nessun sistema idrico nel suo territorio rispondesse ai criteri per l'individuazione di aree sensibili. [11] Le autorità austriache hanno dichiarato inoltre che le misure adottate vanno addirittura oltre quelle stabilite dalla direttiva, in quanto prevedono il trattamento terziario per gli impianti che servono agglomerati con un numero di a.e. inferiore a 10 000.

[11] Le carte geografiche allegate mostrano, in verde scuro, i sistemi idrici dichiarati sensibili dagli Stati membri e, in verde chiaro, i bacini idrografici o le parti di bacini in cui gli Stati membri hanno deciso di applicare le disposizioni della direttiva in merito alla protezione delle aree sensibili.

Alcuni Stati membri, quali il Belgio, la Spagna, la Francia e l'Italia, non hanno ritenuto di dover subordinare ad un trattamento rigoroso (terziario) le acque reflue prodotte dagli agglomerati situati in talune parti dei bacini idrografici di aree sensibili [12]. A tale proposito, la Commissione ritiene che l'azoto e il fosforo, vale a dire le sostanze inquinanti presenti nelle acque reflue urbane responsabili delle tipologie di inquinamento corrispondenti ai primi due criteri per l'individuazione delle aree sensibili, siano altamente persistenti. Una quota consistente dell'azoto e del fosforo proveniente dagli agglomerati con oltre 10 000 a.e. situati nei bacini idrografici di sistemi idrici considerati sensibili si riversa in questi sistemi. La Commissione ritiene che la mancata subordinazione delle acque reflue al trattamento terziario in taluni agglomerati con oltre 10 000 a.e. situati nel bacino idrografico di un'area sensibile, al fine di ridurre i nutrienti responsabili dell'inquinamento dell'area, rappresenti una violazione della direttiva. Tale violazione è particolarmente evidente nei seguenti paesi: Spagna, che non ha previsto alcun trattamento avanzato nei bacini idrografici di fiumi dichiarati sensibili nel tratto a valle, quali l'Ebro o il Guadalquivir; Italia, in particolare per il bacino idrografico del Po, il delta e le acque dei litorali adiacenti, altamente eutrofizzate, dichiarate sensibili; Belgio, per gli scarichi nella regione della Vallonia, che contribuiscono all'inquinamento delle acque dolci delle Fiandre e delle acque costiere del Mare del Nord, entrambe dichiarate sensibili.

[12] Le parti di bacini idrografici non considerate da tali Stati membri sono indicate sulle carte geografiche in rosa senza retinatura. Le aree in rosa non retinate relative alla Germania rappresentano il territorio delle regioni della Sassonia e della Sassonia-Anhalt. Tuttavia, per contrastare l'eutrofizzazione delle acque costiere del Mare del Nord e del Baltico, queste due regioni hanno deciso, nel luglio 2000, di applicare il trattamento terziario dell'azoto e del fosforo in tutto il loro territorio.

I dieci Stati membri sopraelencati, che hanno deciso di non applicare nel proprio territorio un trattamento di livello elevato, devono provvedere alla revisione dell'elenco delle aree sensibili almeno ogni quattro anni. La prima scadenza per il riesame dell'elenco era fissata al 31 dicembre 1997, la successiva al 31 dicembre 2001 e così via. Soltanto la Francia e il Regno Unito hanno proceduto alla reidentificazione delle aree sensibili, rispettivamente nel 1999 e nel 1998. L'Austria ha annunciato che l'attività di reidentificazione non ha evidenziato alcun corpo idrico da dichiarare sensibile.

Fra il 1998 e il 2000 la Commissione si è avvalsa della consulenza di un esperto per la verifica delle aree dichiarate sensibili dai dieci Stati membri sopraelencati. [13] Lo studio redatto in seguito alla verifica evidenzia l'incompletezza degli elenchi presentati dai suddetti Stati membri, [14] rilevando l'esistenza di altre aree potenzialmente sensibili a causa dell'eutrofizzazione e dell'elevata concentrazione di nitrati nelle acque superficiali destinate alla produzione di acqua potabile. Lo studio ha evidenziato che molti Stati membri non avevano tenuto nella dovuta considerazione il grado di eutrofizzazione delle proprie acque. Le aree interessate sono il Mare del Nord (dalle acque costiere della Francia settentrionale alla Svezia), il Baltico e l'Adriatico, che presentano tutti preoccupanti livelli di eutrofizzazione. La Commissione ritiene che il Belgio, la Francia, l'Italia, la Finlandia, la Svezia e il Regno Unito non abbiano adottato tutte le misure necessarie per ridurre i nutrienti (azoto e fosforo) presenti nelle acque reflue. Inoltre, la Commissione è del parere che la Spagna, la Grecia, la Francia, l'Irlanda, l'Italia, il Portogallo e il Regno Unito non abbiano adottato tutte le misure necessarie al trattamento degli scarichi di acque reflue urbane che contribuiscono ad un'eutrofizzazione maggiormente localizzata lungo le coste dell'Atlantico, della Manica, del Mare del Nord, del Mar d'Irlanda e del Mediterraneo.

[13] Verification of vulnerable areas identified pursuant to the Nitrates Directive and sensitive areas identified pursuant to the Directive on urban waste water, Rapporti della ERM fra marzo 1999 e giugno 2000.

[14] I sistemi idrici che, secondo la Commissione, avrebbero dovuto essere considerati sensibili sono riportati in rosa scuro sulle carte geografiche. I corrispondenti bacini idrografici, in cui si sarebbe dovuto adottare il trattamento avanzato (terziario) degli scarichi urbani, sono indicati con il tratteggio incrociato in rosa.

Sul tema dell'eutrofizzazione la Commissione ha fatto altresì redigere due relazioni che illustrano i metodi utilizzati dagli Stati membri per individuare i sistemi idrici eutrofici o potenzialmente tali e formulano raccomandazioni per l'armonizzazione degli stessi, alla luce delle attuali conoscenze scientifiche. Le due relazioni riguardano rispettivamente le acque costiere [15] e le acque dolci. [16]

[15] Criteria used for the definition of eutrophication in coastal/marine waters, ERM, aprile 2000.

[16] Criteri per l'identificazione delle acque dolci soggette ad eutrofizzazione, Commissione europea, Centro comune di ricerca, gennaio 2001.

La Commissione rileva altresì l'inosservanza da parte di taluni Stati membri del terzo criterio per l'individuazione delle aree sensibili. In particolare, per ridurre la presenza di inquinanti microbiologici negli scarichi urbani che possono contaminare molte acque destinate alla balneazione e alla molluschicoltura risulta necessario sottoporre le acque reflue ad un trattamento terziario. Tuttavia, all'atto dell'individuazione delle rispettive aree sensibili e unicamente per talune acque costiere situate al loro interno, soltanto la Spagna, la Francia, il Portogallo e l'Italia hanno tenuto conto di tale criterio per salvaguardare le acque destinate alla balneazione e alla molluschicoltura.

4. SITUAZIONE AL 31 DICEMBRE 1998 NEGLI AGGLOMERATI INTERESSATI DA AREE SENSIBILI [17]

[17] Ai fini della presente relazione, per "agglomerati interessati da aree sensibili" s'intendono gli agglomerati situati all'interno dei bacini drenanti in aree sensibili e che contribuiscono all'inquinamento di tali aree (cfr. articolo 5 della direttiva 91/271/CEE del Consiglio). Il termine "agglomerato" deve intendersi secondo la definizione fornita all'articolo 2, paragrafo 4 della direttiva 91/271/CEE.

Così come richiesto per iscritto dalla Commissione il 23 aprile 1999, gli Stati membri hanno inviato una relazione sulla situazione negli agglomerati ritenuti interessati da aree dichiarate sensibili. Pertanto, le informazioni sottoriportate non tengono conto degli agglomerati situati nei bacini parzialmente drenanti in aree sensibili non considerate tali dagli Stati membri (in rosa sulle carte geografiche) o nei bacini drenanti in aree considerate potenzialmente sensibili dalla Commissione (aree rosa retinate).

La prima parte della tabella sottoriportata indica il numero e il carico organico degli agglomerati con popolazione superiore a 10 000 a.e. che, secondo gli Stati membri, dovrebbero trattare in modo rigoroso (livello terziario) le acque reflue, a tutela delle aree sensibili. Nel caso degli Stati membri che hanno deciso di applicare un trattamento rigoroso in tutto il loro territorio [18] (la Danimarca, il Lussemburgo, i Paesi Bassi, la Finlandia e la Svezia) o su gran parte di esso (la Germania), ciascun carico rappresenta chiaramente un'elevata percentuale del carico organico totale dello Stato membro. Per contro, altri Stati membri (la Grecia, la Spagna, l'Irlanda, l'Italia, l'Austria e il Portogallo) ritengono che un trattamento rigoroso delle acque reflue a tutela delle aree sensibili sia necessario per una quota inferiore al 10% del carico organico totale dello Stato membro e quindi soltanto per un numero limitato di agglomerati. Le cifre relative alla Francia e al Regno Unito sono leggermente più elevate - pari rispettivamente al 25% e al 18% - del carico organico, da sottoporre a trattamento rigoroso, di ciascuno Stato membro.

[18] Si è altresì considerato che il Belgio dovrebbe sottoporre a trattamento terziario le acque prodotte da tutti gli agglomerati con oltre 10 000 a.e., benché la regione della Vallonia non abbia ufficialmente deliberato in tal senso.

La valutazione del livello di conformità dei 3 247 agglomerati - considerati su un totale di circa 20 000 agglomerati interessati dalla direttiva - riguarda i sistemi di raccolta e gli impianti di trattamento. Relativamente al tipo di trattamento terziario necessario per ridurre o prevenire l'eutrofizzazione delle acque recipienti, la Commissione ritiene che gli scarichi di azoto e di fosforo provochino eutrofizzazione nelle acque dolci, salmastre o negli estuari: è stato scientificamente accertato che generalmente l'azoto è il principale responsabile dell'eutrofizzazione nelle acque costiere, mentre il fosforo è fonte di eutrofizzazione nelle acque dolci. Per la valutazione della conformità del trattamento, la Commissione è quindi del parere che, in assenza di prove scientifiche che dimostrino il contrario, per alcuni corpi idrici si debba procedere almeno al trattamento del fosforo per contrastare l'eutrofizzazione delle acque dolci e almeno dell'azoto per ridurre l'eutrofizzazione delle acque costiere e degli estuari. Gli ultimi studi in materia dimostrano tuttavia che, in funzione delle specie di alghe presenti e del periodo dell'anno, l'azoto e il fosforo possono costituire, in sinergia o singolarmente, fattori limitanti sia nelle acque dolci che in quelle marine: risulta quindi spesso necessario ridurre entrambe le sostanze.

Oltre alle misure relative ai singoli impianti di trattamento, alcuni Stati membri hanno provveduto anche a ridurre il tenore di fosforo nei detersivi, intervento che ha innegabilmente contribuito a ridurre di molto il carico di tale sostanza.

La Francia e la Germania non hanno fornito le informazioni richieste dalla Commissione in merito alla conformità degli agglomerati interessati da aree sensibili.

Il Lussemburgo e i Paesi Bassi hanno comunicato di non aver proceduto alla verifica della conformità del trattamento delle acque reflue in ciascun agglomerato ma, ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 4 della direttiva, di aver considerato la percentuale complessiva di riduzione del carico di azoto e di fosforo nell'insieme del loro territorio. Ciononostante, i due Stati membri hanno comunicato di non aver raggiunto, al 31 dicembre 1998, un livello di riduzione pari al 75% dell'azoto e del fosforo, così come prescritto dalla direttiva. Anche la Germania ha notificato alla Commissione, nel gennaio 2001, l'intenzione di sfruttare la possibilità di valutare complessivamente il livello di riduzione dell'azoto e del fosforo per tutti gli agglomerati tedeschi situati in aree sensibili. Dei tredici Stati membri che hanno fornito informazioni sufficienti riguardo agli agglomerati ritenuti interessati da aree sensibili, la Commissione considera soltanto la Danimarca e l'Austria quasi del tutto conformi alla direttiva. Per quanto riguarda la Danimarca, al 31 dicembre 1998 soltanto due agglomerati non risultavano conformi alle disposizioni della direttiva; nel caso dell'Austria, un solo agglomerato non era conforme. Tutti gli altri Stati membri dimostrano chiaramente di non aver rispettato la scadenza. La maggior parte degli Stati membri prevede di conformarsi alla direttiva fra il 1999 e il 2005.

Agglomerati con oltre 10 000 a.e. interessati da un'area sensibile (AS) e carichi organici - Situazione al 31/12/1998

>SPAZIO PER TABELLA>

(1) Percentuale in rapporto al carico organico complessivo dello Stato membro.

(2) Prima versione.

(3) Seconda versione.

(4) Il Lussemburgo e i Paesi Bassi hanno applicato l'articolo 5, paragrafo 4 della direttiva, che esenta dalle disposizioni riguardanti i singoli impianti di trattamento con oltre 10 000 a.e. previste dai paragrafi 2 e 3 dell'articolo 5, se può essere dimostrato che la percentuale minima di riduzione del carico complessivo in ingresso ad un impianto di trattamento in quella determinata area è pari almeno al 75% per il fosforo totale e almeno al 75% per l'azoto totale.

5. AREE MENO SENSIBILI

Mentre l'individuazione delle aree sensibili è obbligatoria ai sensi della direttiva, quella delle aree meno sensibili è facoltativa per talune acque costiere e alcuni estuari che, per le particolari condizioni morfologiche, idrologiche o più specificamente idrauliche, sono in grado di ricevere gli scarichi di acque reflue urbane sottoposte ad un trattamento meno rigoroso di quello secondario senza avere conseguenze negative sull'ambiente.

La Spagna, il Portogallo e il Regno Unito hanno proceduto all'individuazione di aree meno sensibili. La Commissione ribadisce che per le aree sensibili o potenzialmente tali, situate in acque costiere, estuari o sistemi idrici adiacenti, non valgono le condizioni previste per la classificazione come meno sensibili se possono essere interessate da scarichi. In particolare, le acque destinate alla balneazione e alla molluschicoltura, particolarmente fragili e sensibili agli scarichi di acque reflue, e i corpi idrici nelle immediate vicinanze, che possono essere interessati da scarichi, non possono essere classificati come aree meno sensibili. La Commissione non concorda quindi nel ritenere meno sensibili talune aree individuate nell'Irlanda del Nord, sulla costa occidentale del Portogallo, a Madeira, nelle Azzorre, nelle isole Canarie e sulla costa dell'Andalusia. Per quanto concerne l'Andalusia, la Commissione considera altresì che, proprio per il carattere estremamente limitato delle maree, le acque del Mediterraneo non soddisfino i criteri idrologici o le condizioni idrauliche necessarie per la classificazione di tali aree come meno sensibili.

È importante ricordare che ogni caso di trattamento meno rigoroso del secondario effettuato prima dello scarico in un'area meno sensibile deve essere subordinato ad una richiesta di deroga: gli Stati membri devono presentare alla Commissione studi esaurienti che comprovino che questi scarichi non avranno ripercussioni negative sull'ambiente (articolo 6, paragrafo 2) e dimostrino che, in circostanze eccezionali per agglomerati con oltre 150 000 a.e., un trattamento più completo non produce effetti positivi sull'ambiente (articolo 8, paragrafo 5). La Commissione deve valutare tali studi e adottare le misure appropriate dopo aver sottoposto il progetto al comitato di cui all'articolo 18 e, se del caso, al Consiglio.

Nel 1999 il Portogallo ha chiesto una deroga per l'agglomerato della costa dell'Estoril (720 000 a.e.) vicino a Lisbona: la richiesta formerà l'oggetto di una decisione nel 2001. Nel dicembre 2000 il Regno Unito, conformemente al paragrafo 2 dell'articolo 6, ha trasmesso alla Commissione studi riguardanti gli agglomerati scozzesi di Stornoway (53 000 a.e.) e di Lerwick (30 000 a.e.). La Spagna non ha richiesto deroghe. Considerata la situazione, la Commissione ritiene che, ad eccezione dei tre sopracitati, tutti gli agglomerati dell'Unione europea con oltre 15 000 a.e., compresi quelli che riversano i propri scarichi in acque dichiarate meno sensibili, debbano, a partire dal 31 dicembre 2000, sottoporre le acque reflue almeno ad un trattamento secondario.

6. SITUAZIONE DEL TRATTAMENTO DELLE ACQUE REFLUE NELLE CITTÀ DELL'UE AL 31 DICEMBRE 1998

Oltre a valutare la situazione relativamente alla conformità alla direttiva al 31 dicembre 1998, la Commissione intendeva, a fini di trasparenza, offrire ai cittadini dell'Unione europea un'istantanea del livello di trattamento delle acque reflue urbane in tutte le principali città europee alla data stabilita.

La Commissione ha chiesto tali informazioni con lettera del 22 marzo 2000. Le carte geografiche allegate riportano i dati forniti dagli Stati membri. Soltanto la Germania e la Francia [19] non hanno inviato alcuna informazione. Ciascun centro urbano principale, anche se composto da più agglomerati [20] nel senso indicato dalla direttiva, è descritto in termini di livello complessivo di trattamento. La Commissione ha scelto questa forma per facilitare la comprensione da parte dei cittadini. Soltanto l'Italia ha comunicato denominazioni che in molti casi non corrispondono al nome del centro urbano interessato.

[19] Per la Francia, la Commissione ha utilizzato i dati pubblicati dalla Réseau National de Données sur l'Eau - (RNDE), che presenta la situazione relativa al 1996 e dati aggiornati per alcune città.

[20] La direttiva definisce un agglomerato quell'area in cui la popolazione e/o le attività economiche sono sufficientemente concentrate così da rendere possibile la raccolta e il convogliamento delle acque reflue urbane verso un impianto di trattamento di acque reflue urbane o verso un punto di scarico finale.

Al 31 dicembre 1998 [21], la situazione relativa a 527 città con una popolazione equivalente superiore a 150 000 era la seguente:

[21] Situazione al 1996 nel caso della Francia, al 2000 nel caso della Spagna.

- 78 città sottoponevano le acque reflue alla combinazione "trattamento secondario + trattamento terziario completo" (punti blu sulle carte geografiche);

- 221 città applicavano un trattamento secondario completo o la combinazione "trattamento secondario completo + trattamento terziario incompleto" (punti verdi);

- 57 città applicavano un trattamento secondario incompleto o un trattamento primario per una quota parziale o totale degli scarichi (punti gialli);

- 37 città non trattavano in alcun modo le acque reflue (punti rossi);

- per 134 città, la Commissione non ha ricevuto informazioni dettagliate (punti arancione).

È importante sottolineare che la maggior parte delle 37 città che al 31 dicembre 1998 non trattava in alcun modo le acque reflue e le 57 altre città che alla stessa data applicavano trattamenti incompleti hanno elaborato progetti di investimento per rimediare a tale situazione insostenibile. Nel febbraio 2001 alcune delle opere previste erano già completate, ma in molte delle città più importanti si registreranno ritardi variabili fra i 5 e i 10 anni.

7. SITUAZIONE IN CIASCUNO STATO MEMBRO

7.1. Belgio

In Belgio, l'applicazione della direttiva spetta alle tre regioni: Fiandre, Vallonia e regione di Bruxelles-Capitale.

7.1.1. Individuazione delle aree sensibili

Nel 1992 e nel 1995 le Fiandre hanno dichiarato sensibili tutte le acque di loro pertinenza, comprese quelle costiere. Nel 1994 anche la regione di Bruxelles-Capitale ha dichiarato sensibile il fiume Senne che la attraversa. Per salvaguardare la produzione di acqua potabile, la Vallonia, nel 1995, ha dichiarato sensibili alcuni tratti dei suoi fiumi, non considerando quindi che questi transitano nelle Fiandre, le cui acque sono state dichiarate sensibili, sfociando poi nel Mare del Nord, le cui acque costiere sono analogamente classificate. Per i motivi sopraesposti, nel giugno 2000 le autorità valloni hanno annunciato l'intenzione di dichiarare sensibile tutto il territorio di loro pertinenza: tuttavia, alla data del 15 febbraio 2001, la Commissione non aveva ancora ricevuto notifica formale di tale classificazione.

7.1.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

La conformità degli agglomerati interessati da aree sensibili è stata valutata considerando 189 agglomerati belgi con popolazione equivalente superiore a 10 000, compresi gli agglomerati valloni per i quali l'obbligo di sottoporre le acque reflue ad un trattamento più rigoroso non è ancora stato convertito in legge. I risultati, sintetizzati nella tabella sottoriportata, indicano che, al 31 dicembre 1998, soltanto il 6% degli agglomerati era conforme alla direttiva. La regione fiamminga e quella di Bruxelles-Capitale prevedono di conformarsi nel 2004-2005. Il ritardo potrebbe risultare maggiore in Vallonia a causa del volume degli investimenti necessari.

>SPAZIO PER TABELLA>

7.1.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

Al 31 dicembre 1998 le città delle Fiandre sottoponevano le acque reflue a trattamento secondario; sarebbe tuttavia necessario un trattamento di livello terziario. La situazione è differente in Vallonia: mentre Mons tratta le acque reflue a livello terziario, Charleroi e Liegi non prevedono alcun trattamento per gran parte della popolazione. Al 31 dicembre 1998 la città di Bruxelles non trattava in alcun modo le proprie acque reflue. Il primo impianto progettato è in funzione dall'autunno 2000 e tratta un terzo delle acque reflue a livello secondario, vale a dire al di sotto del livello prescritto dalla direttiva. Il secondo impianto di trattamento di Bruxelles è in fase di progetto e non potrà entrare in funzione prima del 2004-2005.

7.2. Danimarca

7.2.1. Individuazione delle aree sensibili

Ai sensi del paragrafo 8 dell'articolo 5 della direttiva, la Danimarca ha deciso di applicare un trattamento rigoroso in tutto il proprio territorio (trattamento terziario dell'azoto e del fosforo). Ai fini della direttiva, la Danimarca non è pertanto tenuta all'individuazione di aree sensibili.

7.2.2. Agglomerati con oltre 10 000 a.e.

La Danimarca comprende 125 agglomerati con popolazione equivalente superiore a 10 000. Le autorità danesi hanno comunicato alla Commissione che 123 di essi disponevano, al 31 dicembre 1998, di un rigoroso sistema di raccolta e di trattamento delle acque reflue (trattamento secondario + trattamento terziario dell'azoto e del fosforo). Soltanto gli agglomerati di Aså e Tange non risultavano alla stessa data conformi alla direttiva. La Danimarca è lo Stato membro che vanta i migliori risultati: tutti gli agglomerati con oltre 10 000 a.e. presenti nel suo territorio sono quasi del tutto conformi alla direttiva.

>SPAZIO PER TABELLA>

7.2.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

Cinque centri urbani danesi hanno una popolazione equivalente superiore a 150 000: Aalborg, Aarhus, Fredericia, Copenaghen e Odense. Come già rilevato, questi centri urbani applicano un trattamento terziario completo dell'azoto e del fosforo.

7.3. Germania

7.3.1. Individuazione delle aree sensibili

In Germania, sono 16 le regioni responsabili dell'applicazione della direttiva e dell'individuazione delle aree sensibili. La procedura di individuazione dimostra che le regioni hanno deciso di sottoporre ad un trattamento rigoroso (terziario) le acque reflue prodotte da tutti gli agglomerati situati nei bacini idrografici del Mare del Nord e del Baltico [22]. La Baviera e il Baden-Württemberg hanno adottato la medesima decisione riguardo agli agglomerati situati nei bacini idrografici del Lago di Costanza, di alcuni laghi bavaresi e del Danubio superiore. Soltanto la parte principale del bacino del Danubio situata in Germania non è considerata bacino drenante in area sensibile.

[22] Le carte geografiche non riportano i territori della Sassonia e della Sassonia-Anhalt classificati come bacini drenanti in area sensibile, in quanto la decisione adottata in queste due regioni è risultata tardiva (luglio 2000).

7.3.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

Le autorità tedesche hanno inviato un elenco di 1 685 agglomerati con popolazione equivalente superiore a 10 000 situati nei bacini idrografici di aree sensibili, pari ad una popolazione equivalente di 110 milioni e al 78% della popolazione equivalente cui si indirizza la direttiva in Germania. [23] Le stesse autorità hanno altresì dichiarato che tutti gli agglomerati disponevano, al 31 dicembre 1998, di un sistema di raccolta conforme alle disposizioni della direttiva, ma non hanno fornito alcuna informazione in merito alla conformità del trattamento alla stessa data. La Commissione non dispone quindi di alcun dato utile a valutare il livello di trattamento garantito ovvero la conformità della Germania alla scadenza del 31 dicembre 1998. In una lettera inviata alla Commissione nel gennaio 2001, le autorità tedesche hanno dichiarato di aver da ultimo deciso di valutare la conformità alla direttiva non per singolo agglomerato ma, come previsto dall'articolo 5, paragrafo 4 della direttiva, considerando la percentuale totale di riduzione del carico di azoto e di fosforo in tutti i bacini drenanti in aree sensibili.

[23] Queste cifre non comprendono i territori della Sassonia e della Sassonia-Anhalt.

7.3.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

La Germania non ha inviato alla Commissione la relazione sul trattamento delle acque reflue nelle città tedesche. In una lettera inviata alla Commissione nel gennaio 2001, la Germania descriveva soltanto la situazione relativa a circa 10 delle quasi 129 città con popolazione equivalente superiore a 150 000.

7.4. Grecia

7.4.1. Individuazione delle aree sensibili

Nell'agosto 1999, vale a dire 5 anni e mezzo dopo la scadenza prevista dalla direttiva e successivamente al termine del 31 dicembre 1998 valido per l'attuazione delle misure necessarie a tutelare le aree sensibili, la Grecia dimostrava ancora un forte ritardo nell'individuazione di dette aree. 34 laghi, fiumi, estuari e sistemi idrici costieri sono stati dichiarati sensibili sulla base del livello di eutrofizzazione. L'esperto che nel 2000 ha effettuato la verifica delle aree dichiarate sensibili per conto della Commissione ha concluso che 16 ulteriori sistemi idrici (litorali, laghi e fiumi) avrebbero dovuto essere dichiarati sensibili sulla base dell'eutrofizzazione e della protezione delle acque destinate alla fornitura di acqua potabile. In particolare, lo studio della Commissione dimostra che la parte inferiore del Golfo Saronico, che riceve gli scarichi della città di Atene, e il Golfo di Salonicco, che riceve gli scarichi di Salonicco, dovrebbero essere considerati aree sensibili a causa dell'eutrofizzazione. L'individuazione delle aree sensibili in Grecia sarà oggetto di ulteriore dibattito tra la Commissione e le autorità elleniche.

7.4.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

In una prima lettera inviata nel giugno 2000, le autorità greche comunicavano che 33 agglomerati con popolazione equivalente superiore a 10 000 risultavano, al 31 dicembre 1998, situati nel bacino idrografico di un'area sensibile: dovevano quindi sottoporre le acque reflue a trattamento terziario. In una seconda lettera datata gennaio 2001, le autorità specificavano che, in effetti, soltanto 16 agglomerati avrebbero dovuto trattare le acque in modo rigoroso, in quanto gli agglomerati inizialmente elencati risultavano sovradimensionati dopo la riorganizzazione locale voluta dal governo. In entrambi i casi, sembra che gli agglomerati greci che dovrebbero sottoporre le acque reflue a trattamento terziario rappresentino, in termini di carico organico, soltanto il 6-8% degli agglomerati interessati dalla direttiva. Secondo la valutazione della Commissione, al 31 dicembre 1998 anche il livello di conformità risultava basso, in quanto dei 16 (o 33) agglomerati soltanto 4 risultavano conformi: Livadia, Karpenisi, Komotoni e Arta.

7.4.2.1. Prima versione

>SPAZIO PER TABELLA>

7.4.2.2. Seconda versione

>SPAZIO PER TABELLA>

Inoltre, le autorità greche hanno fornito i dati relativi agli stessi agglomerati interessati da aree sensibili al 31 dicembre 2000. La situazione risultava migliorata in quanto, a quella data, 10 agglomerati potevano essere considerati conformi.

7.4.5. Trattamento delle acque reflue nelle città

La Grecia comprende sei città con popolazione equivalente superiore a 150 000: Atene, Salonicco, Candia (Iraklion), Elefsina Aspropyrgos, Metamorphosis e Patrasso. Atene e Salonicco hanno singolarmente una popolazione equivalente superiore a quattro milioni, pari a circa la metà della popolazione greca complessiva.

Al 31 dicembre 1998 Candia e Metamorphosis sottoponevano le acque reflue a trattamento secondario, Atene applicava un trattamento primario, Salonicco un trattamento secondario incompleto mentre Patrasso ed Elefsina Aspropyrgos non trattavano in alcun modo le acque reflue. Al 31 dicembre 2000 la situazione era migliorata a Salonicco, che ha introdotto alla fine dello stesso anno un trattamento secondario completo combinato al trattamento dell'azoto. Progetti di impianto sono in fase di elaborazione a Patrasso, Elefsina Aspropyrgos e ad Atene. L'impianto di trattamento di Patrasso dovrebbe essere operativo nel 2001. Per l'agglomerato di Atene nel 2000 è stata deliberata la costruzione di un impianto di trattamento secondario con trattamento dell'azoto.

7.5. Spagna

7.5.1. Individuazione delle aree sensibili

In Spagna l'elenco delle aree sensibili corrispondenti a sistemi idrici intercomunitari, vale a dire quei sistemi che interessano più regioni, è stato redatto per l'intero paese nell'ambito del regolamento del 25 maggio 1998. L'individuazione delle aree sensibili all'interno di una regione - le cosiddette aree sensibili intracomunitarie - spetta alle autorità regionali. I documenti inviati dalla Spagna riguardano pertanto l'individuazione di aree sensibili da parte di alcune amministrazioni regionali, in particolare in Catalogna, in Galizia e nelle Isole Baleari, ma le aree specifiche non sono ancora state ufficialmente notificate alla Commissione. Soltanto l'Andalusia, con un decreto del marzo 1999, ha ufficialmente individuato aree sensibili e meno sensibili: tuttavia, nei documenti inviati nel novembre 2000 la Spagna ha indicato soltanto due delle aree dichiarate sensibili dall'Andalusia nel 1999. La Spagna ha rispettato i tre criteri indicati dalla direttiva per l'individuazione delle aree sensibili: riduzione dell'eutrofizzazione, protezione delle acque destinate alla produzione di acqua potabile e tutela delle acque destinate alla balneazione.

Lo studio del gennaio 2000 che verifica le aree sensibili individuate in Spagna rileva l'esistenza di altri 44 sistemi idrici classificabili fra i sensibili a causa dell'eutrofizzazione. Si tratta essenzialmente di bacini di raccolta di acqua dolce, di acque costiere e di estuari in Andalusia, nelle Asturie, nelle Isole Baleari, nella regione cantabrica, in Galizia e nella regione basca.

7.5.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

I documenti inviati dalle autorità spagnole alla Commissione indicavano che 120 agglomerati consideravano necessario sottoporre le acque reflue a trattamento terziario a tutela delle aree sensibili. Detti agglomerati rappresentano in Spagna soltanto l'8% del carico di inquinamento complessivo oggetto della direttiva.

L'elenco non comprende gli agglomerati che riversano le acque reflue nei 44 sistemi idrici summenzionati, potenzialmente sensibili, né molti agglomerati situati nei bacini drenanti di aree potenzialmente sensibili. Ad esempio, la parte a valle dell'Ebro in Catalogna è dichiarata sensibile, ma gli agglomerati delle regioni situate a monte del bacino fluviale non sottopongono le acque reflue a trattamento terziario. La situazione è analoga per i bacini idrografici dei fiumi Guadalquivir, Guadiana, Júcar, Tago e Douro. La Commissione ritiene pertanto che, considerando il numero dei sistemi idrici da proteggere e i rispettivi bacini idrografici, molti agglomerati spagnoli dovrebbero sottoporre le acque reflue a trattamento terziario.

Il tipo di trattamento terziario previsto dalle autorità spagnole per i 120 agglomerati elencati riguarda, singolarmente o in sinergia, l'azoto, il fosforo e l'inquinamento microbiologico. 35 dei 120 agglomerati sono considerati conformi alle disposizioni della direttiva al 31 dicembre 1998.

>SPAZIO PER TABELLA>

7.5.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

Nel novembre 2000 la Spagna ha descritto la situazione del trattamento delle acque reflue nelle città riferibile all'anno 2000 e non alla data del 31 dicembre 1998.

Nel 2000, la situazione delle 72 città spagnole con popolazione equivalente superiore a 150 000 è la seguente:

- 8 città trattano le acque reflue a livello terziario: Almería, Bilbao, Calvia, Oviedo, Valladolid, Vitoria-Gasteiz, Xirivella e Saragozza;

- 39 città sottopongono le acque reflue a trattamento secondario completo, comprese Madrid, Siviglia e Valencia;

- 18 città applicano un trattamento secondario incompleto o un trattamento primario. Fra queste, Barcellona, la cui situazione è notevolmente insoddisfacente: il 50% della città, pari ad una popolazione equivalente di quasi 1,7 milioni, sottopone le acque reflue a trattamento primario, mentre l'altra metà le riversa direttamente in mare senza averle trattate;

- 7 città non trattano in alcun modo le acque reflue: La Coruña, Alginet, Cadice, Donostia-San Sebastián, Gijón, Logroño e Tui.

Le autorità spagnole hanno comunicato che sono in corso lavori di costruzione per la maggior parte delle città prive di impianti di trattamento o che trattano le acque reflue in modo inadeguato, quali Alginet, San Sebastián, Logroño e Barcellona: dette città dovrebbero conformarsi alla direttiva entro due o tre anni. Nel caso degli altri centri urbani che non trattano in alcun modo le acque reflue o che lo fanno in modo inadeguato, sono previsti impianti di trattamento o è in corso la procedura di aggiudicazione degli appalti.

7.5.4. Aree meno sensibili

La Spagna è uno dei tre Stati membri, insieme al Portogallo e al Regno Unito, ad avere dichiarato meno sensibili le proprie acque costiere. La Spagna ritiene che le acque reflue sottoposte soltanto a trattamento primario e riversate nelle suddette aree meno sensibili non avranno ripercussioni negative sull'ambiente. In Spagna, spetta alle regioni individuare le aree meno sensibili. Dal 1997 la Spagna prosegue la classificazione di tali aree lungo le coste del Mediterraneo e dell'Atlantico e nelle Isole Canarie. Tuttavia, soltanto la regione dell'Andalusia, con un decreto del marzo 1999, [24] ha ufficialmente individuato aree meno sensibili lungo tutta la propria fascia costiera. Nel novembre 2000 le autorità nazionali hanno comunicato alla Commissione di aver accertato, di concerto con le regioni, che soltanto le Isole Canarie comprendono altre aree meno sensibili, attualmente sottoposte a verifica. Tuttavia, la Commissione non è stata informata dell'abrogazione del paragrafo 2 dell'articolo 3 del decreto emanato dalla regione dell'Andalusia nel marzo 1999, che individua le aree meno sensibili.

[24] Le aree meno sensibili individuate dalle autorità andaluse con decreto del 2 marzo 1999 sono le seguenti:

Come è indicato nel capitolo 5 della presente relazione, la classificazione di molte aree delle Isole Canarie e dell'Andalusia come meno sensibili non trova concorde la Commissione, che ritiene che gli scarichi sottoposti soltanto a trattamento primario possano avere effetti sulla qualità di molti sistemi idrici destinati alla balneazione nelle suddette due regioni. Inoltre, la Commissione è del parere che, classificando come meno sensibili le proprie aree, l'Andalusia non abbia tenuto conto del fatto che gli scarichi possono diffondersi ai sistemi idrici contigui dichiarati sensibili nella stessa Andalusia e nell'Algarve in Portogallo. In generale, come affermato nel capitolo 5, la Commissione è certa che le acque del Mediterraneo, a causa delle caratteristiche idrodinamiche, non soddisfino i criteri della direttiva per la classificazione delle aree meno sensibili.

La Spagna non ha presentato alla Commissione alcuna richiesta di deroga che consenta di sottoporre ad un trattamento meno rigoroso del secondario le acque reflue riversate in un'area meno sensibile. La Commissione ritiene quindi che tutti gli agglomerati spagnoli con popolazione equivalente superiore a 15 000, compresi quelli che scaricano in aree dichiarate meno sensibili, debbano sottoporre le acque reflue a trattamento almeno secondario a partire dal 31 dicembre 2000.

7.6. Francia

7.6.1. Individuazione delle aree sensibili

Sulla base dei tre criteri indicati nella direttiva, la Francia ha ufficialmente redatto un primo elenco di aree sensibili nel novembre 1994; nell'agosto 1999 l'elenco è stato aggiornato, con l'aggiunta di altre aree. La carta geografica sottoriportata tiene conto delle integrazioni. Le autorità francesi non hanno indicato, così come richiesto dalla Commissione, il criterio o i criteri utilizzati per la classificazione di ciascun sistema idrico come sensibile.

Le stesse autorità non hanno fatto alcuna distinzione fra sistemi idrici già inquinati o potenzialmente tali e bacini idrografici degli stessi, in cui è altresì necessario adottare misure di protezione: le autorità francesi hanno dichiarato sensibili entrambi i tipi di area. Pertanto, la Commissione lamenta la difficoltà di comprendere le intenzioni della Francia in merito alla tutela delle aree sensibili.

Inoltre, lo studio di verifica condotto dalla Commissione nel 1999 evidenzia l'esistenza di altri sistemi idrici classificabili come sensibili a causa dell'eutrofizzazione: si tratta di quelli costieri e di acqua dolce del bacino dell'Artois-Piccardia, la Baia della Senna e la relativa sezione a valle, i fiumi e le acque costiere della Bretagna, i corsi d'acqua della Vandea, il fiume Vistre e il Bacino di Thau.

7.6.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

Le autorità francesi non hanno fornito le informazioni che la Commissione aveva richiesto per iscritto il 23 aprile 1999 e il 22 marzo 2000. Le stesse autorità hanno inviato, nel dicembre 2000, soltanto una carta geografica delle aree sensibili individuate nel 1994, indicante 281 agglomerati situati nelle suddette aree. Un elenco allegato segnala che, al 31 dicembre 1998, 151 agglomerati erano conformi alle disposizioni della direttiva e 130 non lo erano. In una nota acclusa all'elenco, le autorità francesi specificavano che detti agglomerati si sarebbero conformati del tutto alla direttiva entro 2-3 anni.

In base ad una valutazione effettuata dalla Commissione utilizzando i dati della Réseau National de Données sur l'Eau (RNDE), gli agglomerati interessati da aree sensibili rappresentano il 25% del carico totale degli agglomerati francesi oggetto della direttiva. La maggior parte delle città francesi si trova al di fuori dei confini delle aree dichiarate sensibili dalla Francia.

Tuttavia, sulla base della sopracitata verifica delle aree dichiarate sensibili, la Commissione ritiene che, per ridurre l'eutrofizzazione delle acque dolci e marine situate a valle dei punti di scarico, città come Lilla e Parigi dovrebbero sottoporre le acque reflue al trattamento terziario dell'azoto e del fosforo.

In un articolo pubblicato su un periodico francese nell'aprile 1999, il ministro francese dell'ambiente e della pianificazione regionale ha dichiarato che soltanto il 38% degli agglomerati interessati da aree sensibili avrebbe rispettato la scadenza del 31 dicembre 1998, il 27% avrebbe un ritardo di 1-3 anni e il 35% superiore a 4 anni.

7.6.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

La Francia non ha inviato alla Commissione alcuna informazione in merito alla situazione del trattamento delle acque reflue nelle città con popolazione equivalente superiore a 150 000.

Dai dati dedotti dalla RNDE e dalle informazioni raccolte dalla Commissione risulta che in Francia sono 61 le città con oltre 150 000 a.e. Centri come Angers, Besançon, Cholet, Colmar, Douai, Metz, Nantes e Royan sottopongono le acque reflue a trattamento terziario; molti altri centri applicano un trattamento secondario completo. Tuttavia, alcune grandi città come Lilla, Marsiglia e Bordeaux non trattano gli scarichi in modo adeguato (trattamento primario o secondario molto incompleto).

7.7. Irlanda

7.7.1. Individuazione delle aree sensibili

Nel 1994 l'Irlanda ha dichiarato sensibili, a causa dell'eutrofizzazione, quattro laghi - Lough Derg, Lough Leane, Lough Oughter e Lough Ree - e sei tratti di fiume: il Boyne, il Camlin, il Castlebar, il Liffey, il Nenagh e il Tullamore.

Lo studio realizzato dalla Commissione nel 1999 rileva che le autorità irlandesi non hanno ritenuto sensibile alcun estuario o sistema idrico costiero; inoltre 14 aree costiere ed estuari, compresa la Baia di Dublino, nonché gli estuari e l'area portuale di Cork, presentano problemi di eutrofizzazione e avrebbero pertanto dovuto essere dichiarati sensibili. Lo studio segnala anche sei fiumi (Proules, Dodder, Tolka, Cavan, Brosna e Blackwater) e tre laghi (Muckno, Monalty ed Ennell) classificabili come aree sensibili.

L'Irlanda non ha proceduto alla revisione dell'elenco delle aree sensibili, così come prescritto dalla direttiva.

7.7.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

Le autorità irlandesi sottopongono a trattamento terziario per la riduzione del fosforo le acque reflue di 11 agglomerati interessati da aree dichiarate sensibili. Questi agglomerati rappresentano soltanto il 6% del carico organico degli agglomerati irlandesi interessati dalla direttiva.

La Commissione ritiene che, per combattere l'eutrofizzazione delle acque costiere e degli estuari, il trattamento terziario dovrebbe essere maggiormente diffuso in Irlanda, in particolare il trattamento dell'azoto e in taluni casi del fosforo in città come Dublino e Cork.

Degli 11 agglomerati indicati dall'Irlanda fra quelli che dovrebbero sottoporre le acque reflue a trattamento terziario del fosforo:

- al 31 dicembre 1998, 7 erano conformi alle disposizioni della direttiva: Athlone, Castlebar, Killarney, Mullingar, Nenagh, Roscrea e Tullamore;

- i restanti 4 - Cavan, Longford, Navan e Osberstwon - alla stessa data non erano conformi; le autorità irlandesi, tuttavia, prevedono che questi 4 agglomerati risulteranno conformi al massimo alla fine del 2001.

>SPAZIO PER TABELLA>

7.7.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

L'Irlanda comprende tre città con popolazione equivalente superiore a 150 000:

- al 31 dicembre 1998, Dundalk (180 000 a.e.) non trattava in alcun modo le acque reflue, ma, nelle previsioni, un impianto di trattamento secondario doveva entrare in funzione alla fine del 2000;

- al 31 dicembre 1998 nemmeno Cork (302 000 a.e.) disponeva di alcun impianto di trattamento delle acque reflue. Un impianto di trattamento secondario dovrebbe essere operativo alla fine del 2003. Per contrastare l'eutrofizzazione delle acque costiere e degli estuari della zona, la Commissione ritiene che la città di Cork dovrebbe sottoporre le acque reflue a trattamento terziario dell'azoto e del fosforo;

- al 31 dicembre 1998, Dublino (1 437 000 a.e.) disponeva soltanto di un impianto di trattamento primario per una quota di abitanti equivalenti pari a 1 000 000; un sistema di trattamento secondario è previsto per il 2002. La Commissione ritiene che per contrastare l'eutrofizzazione della Baia di Dublino la città dovrebbe sottoporre le acque reflue anche a trattamento terziario, almeno per l'azoto.

7.8. Italia

7.8.1. Individuazione delle aree sensibili

Nel decreto legislativo del maggio 1999 che recepiva la direttiva nell'ordinamento nazionale, l'Italia ha dichiarato sensibili alcune aree: si tratta dei laghi situati ad una altitudine inferiore a 1 000 metri sul livello del mare e dei relativi fiumi per un tratto superiore a 10 km dal litorale. La carta geografica e le tabelle che accompagnano i dati inviati dall'Italia alla Commissione nel gennaio 2000 classificano come sensibili 7 laghi: Iseo, Garlate Olginate, Como, Lugano, Maggiore, Trasimeno e San Giovanni-Fiume Naro. Anche l'area della laguna di Orbetello, sulla costa mediterranea, è stata dichiarata sensibile, così come le seguenti aree della costa adriatica: l'area costiera dell'Adriatico nord-occidentale, dalla foce dell'Adige fino a Pesaro e i relativi fiumi per un tratto di 10 km dal litorale, le aree della laguna di Ravenna e di Piallassa-Baiona, la laguna di Venezia, il delta del Po, le valli di Comacchio e i laghi salmastri. Anche le zone umide oggetto della Convenzione di Ramsar [25] sono state dichiarate sensibili. I criteri utilizzati sono quelli indicati dalla direttiva.

[25] Convenzione sulle zone umide di importanza internazionale.

Nel gennaio 2001 le autorità italiane hanno inviato alla Commissione un nuovo elenco di 187 aree sensibili che, secondo quanto dichiarato, non interessano alcun agglomerato con oltre 10 000 a.e. La Commissione intende far rilevare che gli agglomerati con oltre 10 000 a.e. interessati da aree sensibili non sono soltanto quelli che riversano i propri scarichi direttamente in aree sensibili, ma anche quelli situati nei relativi bacini idrografici e che contribuiscono all'inquinamento di dette aree. La Commissione ribadisce che, ai sensi della direttiva, non occorre individuare le aree sensibili se nessun agglomerato con oltre 10 000 a.e. è interessato da dette aree.

Nel 2000 la Commissione ha proceduto alla verifica delle aree che nel maggio 1999 l'Italia aveva dichiarato sensibili. La verifica ha riguardato i sistemi di riduzione dell'eutrofizzazione e di protezione dai nitrati delle acque destinate alla produzione di acqua potabile. Le autorità italiane avrebbero dovuto dichiarare sensibili anche le seguenti aree: Lago di Garda e Idro, [26] gli affluenti del Po (Sarca-Mincio, Oglio, Adda, Lambro-Olona meridionale e Ticino), il fiume Arno a valle di Firenze e il relativo affluente, il Greve, il golfo di Castellammare in Sicilia e le acque costiere dell'Adriatico settentrionale.

[26] Questi due laghi compaiono nell'elenco delle 187 aree sensibili inviato dalle autorità italiane nel gennaio 2001.

7.8.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

In base alle informazioni inviate dalle autorità italiane nel gennaio 2000, soltanto 51 agglomerati con popolazione equivalente superiore a 10 000 dovrebbero sottoporre le acque reflue a trattamento terziario a tutela delle aree sensibili, pari soltanto al 3% del carico organico di tutti gli agglomerati italiani interessati dalla direttiva.

La Commissione ritiene che le autorità italiane non abbiano tenuto nella dovuta considerazione l'obbligo di sottoporre a trattamento rigoroso (terziario) le acque reflue degli agglomerati con oltre 10 000 a.e. situati nei bacini idrografici di aree sensibili e che contribuiscono all'inquinamento di dette aree. Tale inosservanza risulta particolarmente grave in rapporto alla protezione dei laghi, del delta del Po e delle acque costiere adiacenti, dichiarati sensibili. Per la tutela di dette acque, l'Italia non ha tenuto conto degli scarichi riversati ad oltre 10 km dal litorale. Secondo la Commissione, gli agglomerati situati in tutti i bacini idrografici che contribuiscono all'inquinamento di dette acque, quali gli agglomerati di Milano e di Torino che scaricano nei bacini idrografici del Po, contribuendo all'inquinamento del delta del Po e delle acque costiere adiacenti, dovrebbero essere dotati di idonei sistemi di trattamento terziario.

Inoltre, anche gli agglomerati interessati dalle aree potenzialmente sensibili elencate nello studio della Commissione, quali la città di Firenze, dovrebbero sottoporre le acque reflue a trattamento rigoroso (terziario).

Per quanto concerne i 51 agglomerati che, secondo le autorità italiane, sono interessati da aree sensibili, le informazioni inviate nel gennaio 2000 e nel gennaio 2001 non sono sufficienti per valutare la conformità al 31 dicembre 1998. In particolare, per un numero consistente di detti agglomerati non sono indicate le date alle quali sono risultati conformi. Sulla base delle informazioni fornite, la Commissione ha calcolato che gli agglomerati che al 31 dicembre 1998 risultavano conformi alle disposizioni della direttiva erano 16. Nella lettera inviata il 5 gennaio 2001, le autorità italiane ne indicavano 43.

>SPAZIO PER TABELLA>

7.8.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

L'Italia comprende 72 città con popolazione equivalente superiore a 150 000. Sulla base delle informazioni inviate dalle autorità italiane nel gennaio 2001, al 31 dicembre 1998 la situazione del trattamento delle acque reflue provenienti da dette città era la seguente:

- 30 città - fra cui Bari, Bergamo, Brescia, Livorno, Messina, Palermo, Parma, Ravenna, Roma e Verona - sottoponevano le acque reflue a trattamento terziario;

- 29 città - fra cui Bologna, Cagliari, Catania, Genova, Modena, Monza, Napoli, Padova, Rimini, Torino e Venezia - applicavano un trattamento secondario completo. Nel caso di Torino, per il 2001 è prevista l'entrata in funzione di un impianto di trattamento terziario dell'azoto. Un idoneo sistema di trattamento terziario non è previsto per città quali Padova o Venezia, che pure contribuiscono all'inquinamento di aree sensibili;

- 3 città - Firenze, Reggio Calabria e Trieste - non trattavano in alcun modo parte delle rispettive acque reflue. A Firenze si prevede di rendere operativo per la fine del 2001 un sistema di trattamento secondario completo, ma non un sistema terziario per la riduzione dell'azoto, che la Commissione ritiene invece necessario per la salvaguardia dell'Arno. A Reggio Calabria un sistema di trattamento secondario completo è stato reso pienamente operativo alla fine del 2000. Esiste un progetto per un impianto di trattamento terziario per la città di Trieste, ma la data di entrata in funzione non è ancora stata comunicata;

- 7 aree - foce del fiume Sarno, Imperia foce del fiume Impero, tratto medio del fiume Sarno, Merano, Milano, Misterbianco e Taranto - non disponevano, al 31 dicembre 1998, di alcun impianto di trattamento. Taranto e Merano hanno introdotto nel 2000 un sistema di trattamento terziario completo e, sulla base delle informazioni inviate, le altre città dovrebbero conformarsi al più tardi entro il 2004;

- le informazioni fornite sono insufficienti per valutare la situazione a Como, Salerno e Rosolina-Donada-Cantarina.

7.9. Lussemburgo

7.9.1. Individuazione delle aree sensibili

Ai sensi del paragrafo 8 dell'articolo 5 della direttiva, il Lussemburgo ha deciso di applicare un trattamento rigoroso su tutto il proprio territorio (trattamento terziario dell'azoto e del fosforo). Ai fini della direttiva, il Lussemburgo non è pertanto tenuto all'individuazione di aree sensibili.

7.9.2. Agglomerati

Il Lussemburgo comprende 11 agglomerati con popolazione equivalente superiore a 10 000. Al 31 dicembre 1998, la situazione relativa alla conformità di detti agglomerati alle disposizioni della direttiva era la seguente:

- 3 agglomerati risultavano conformi: Mamer, Pétange e Uebersyren. Essi rappresentano il 15% del carico organico degli agglomerati lussemburghesi con oltre 10 000 a.e.;

- 8 agglomerati non risultavano pertanto conformi: Bettembourg, Bleesbruck, Differdange, Echternach, Esch-Schifflange, Luxembourg-Beggen, Luxembourg-Bonnevoie e Mersch. Alla data stabilita, detti agglomerati sottoponevano le acque reflue a trattamento secondario, ma non a trattamento dell'azoto; tre di essi non prevedevano alla stessa data alcun sistema di trattamento del fosforo.

Il Lussemburgo prevede di rendere conformi tutti questi agglomerati al più tardi entro il 2005.

Il Lussemburgo ha altresì deciso di avvalersi provvisoriamente della facoltà concessa dal paragrafo 4 dell'articolo 5 della direttiva, che esenta dall'obbligo di verificare la conformità del trattamento per singolo agglomerato, considerando invece la riduzione percentuale del carico in ingresso a tutti gli impianti di trattamento: detta percentuale deve essere pari, in termini complessivi, ad almeno il 75% per l'azoto totale e per il fosforo totale, considerando tutti gli agglomerati che devono dotarsi di impianti di trattamento e non soltanto quelli con oltre 10 000 a.e. Tale percentuale di riduzione non è ancora stata raggiunta, almeno per quanto riguarda l'azoto.

Essendosi avvalso della facoltà prevista, il Lussemburgo ha dichiarato di aver applicato i parametri specificati nella direttiva per gli scarichi effettuati durante la costruzione o qualsiasi modifica strutturale di un nuovo impianto di trattamento; tuttavia, raggiunto il livello di riduzione pari al 75% per l'azoto e per il fosforo, il Lussemburgo ritiene di poter fissare parametri meno rigorosi.

7.9.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

Soltanto la città di Lussemburgo (360 000 a.e.) ha un numero di abitanti equivalenti superiore a 150 000 e sottopone le acque reflue a trattamento secondario e a trattamento terziario del fosforo. Il trattamento terziario sia dell'azoto che del fosforo, prescritto dalla direttiva, è previsto per il 2005.

7.10. Paesi Bassi

7.10.1. Individuazione delle aree sensibili

Ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 8 della direttiva, i Paesi Bassi hanno deciso di applicare un trattamento rigoroso (trattamento terziario dell'azoto e del fosforo) in tutto il territorio nazionale. Ai fini della direttiva, i Paesi Bassi non sono pertanto tenuti all'individuazione di aree sensibili.

7.10.2. Agglomerati

I Paesi Bassi hanno deciso di avvalersi della facoltà prevista dall'articolo 5, paragrafo 4 della direttiva: pertanto, la disposizione che prevede che ciascun impianto di trattamento debba trattare le acque reflue a livello terziario non è applicabile. Le autorità neerlandesi devono dimostrare che la percentuale minima di riduzione del carico complessivo in ingresso a tutti gli impianti di trattamento del paese, e non soltanto a quelli per oltre 10 000 a.e., è pari almeno al 75% per il fosforo totale e almeno al 75% per l'azoto totale. Nelle informazioni inviate alla Commissione, le autorità neerlandesi dichiarano che, al 31 dicembre 1998, il livello minimo del 75% era stato raggiunto per il fosforo ma non per l'azoto. Il livello di riduzione dell'azoto, a quella data, era pari al 60%.

A tale proposito, i Paesi Bassi fanno rilevare che dei 27 enti competenti per le acque, 7 enti, responsabili di 54 impianti di trattamento per oltre 10 000 a.e., risultavano conformi al 31 dicembre 1998, avendo raggiunto la riduzione minima del 75% dell'azoto e del fosforo, ma che gli altri 20, responsabili di 209 impianti di trattamento, rispettavano la percentuale di riduzione del fosforo ma non quella dell'azoto.

La conformità alle disposizioni dell'articolo 5, paragrafo 4 della direttiva deve essere considerata in termini complessivi e non su base regionale. La Commissione ritiene pertanto che, al 31 dicembre 1998, gli scarichi di acque reflue urbane nei Paesi Bassi non erano conformi alle disposizioni della direttiva.

Sulla base delle informazioni fornite dalle autorità neerlandesi, tali scarichi dovrebbero risultare conformi nel 2005.

7.10.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

I Paesi Bassi comprendono 23 città con popolazione equivalente superiore a 150 000. Al 31 dicembre 1998, soltanto la città di Haarlem applicava un trattamento secondario e un trattamento terziario completo dell'azoto e del fosforo. Le altre 22 città, comprese Amsterdam, Eindhoven, L'Aia e Rotterdam, applicavano un trattamento secondario e un trattamento terziario del fosforo; di queste soltanto Arnhem e Rotterdam applicavano, alla data sopraindicata, anche un trattamento parziale dell'azoto.

Come indicato in precedenza, i Paesi Bassi prevedono di conformarsi alla direttiva nel 2005.

7.11. Austria

7.11.1. Individuazione delle aree sensibili

L'Austria ha ritenuto che nessuno dei sistemi idrici presenti nel proprio territorio rispondesse ai criteri per l'individuazione di aree sensibili. L'Austria ha confermato tale posizione nel 1998, informando la Commissione che la procedura di revisione prescritta dalla direttiva non aveva portato all'individuazione di alcun sistema idrico con le caratteristiche di area sensibile.

Lo studio realizzato su richiesta della Commissione nel 1999 ha individuato tre fiumi che avrebbero dovuto essere dichiarati sensibili per il rischio di eutrofizzazione: si tratta dei fiumi March, Antiesen e Donaukanal. Nel gennaio e nel febbraio 2001, le autorità austriache hanno inviato alla Commissione altri dati relativi al monitoraggio della qualità delle acque di detti fiumi e ai criteri utilizzati in Austria per valutare l'eutrofizzazione. Tali documenti sono attualmente oggetto di esame da parte della Commissione.

7.11.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

Tredici agglomerati austriaci con popolazione equivalente superiore a 10 000 sono situati nella parte austriaca del bacino idrografico del Reno e un agglomerato con oltre 10 000 a.e. (bacino idrografico dell'Elba) nella parte austriaca del bacino idrografico dell'Elba. I due fiumi sfociano nelle acque costiere del Mare del Nord e del Baltico, già eutrofizzate e dichiarate sensibili. Inoltre, 11 agglomerati austriaci sono situati nei bacini idrografici che alimentano i laghi tedeschi, anch'essi dichiarati sensibili.

Le autorità austriache hanno prescritto l'applicazione di un idoneo sistema di trattamento terziario in 24 dei 25 agglomerati, anche se, nella nota inviata alla Commissione nel gennaio 2001, l'Austria respinge il parere secondo cui i suoi agglomerati contribuiscono all'inquinamento delle acque costiere del Mare del Nord e del Baltico.

Soltanto l'agglomerato di Bregenz-Kennelbach, nel bacino idrografico del Reno, non è considerato dalla Commissione conforme alle disposizioni della direttiva sulla protezione delle aree sensibili perché non disponeva, al 31 dicembre 1998, di un sistema di trattamento terziario dell'azoto. Secondo quanto dichiarato dalle autorità austriache, sono in fase di realizzazione le previste opere di adeguamento.

>SPAZIO PER TABELLA>

7.11.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

L'Austria comprende 20 città con popolazione equivalente superiore a 150 000:

- al 31 dicembre 1998, 10 città - Bregenz, Dornbirn, Feldkirch, Hohenems, Innsbruck, Lenzing, Salisburgo, Schwaz, St Pölten e Steyermühl - sottoponevano già le acque reflue a trattamento rigoroso (terziario);

- alla stessa data, le altre 10 città - Graz, Klagenfurt, Krems, Linz, Pöls, Raum Gratkorn, Villacco, Welser Heide, Vienna e Vienna Neustadt - applicavano un trattamento secondario completo. In un memorandum inviato alla Commissione nel gennaio 2001, le autorità austriache hanno annunciato l'introduzione nelle suddette città di un sistema di trattamento terziario dell'azoto e del fosforo, benché non prescritto dalla direttiva.

7.12. Portogallo

7.12.1. Individuazione delle aree sensibili

Nel giugno 1997 il Portogallo ha ufficialmente dichiarato sensibili 41 sistemi idrici. I criteri applicati riguardavano la riduzione dell'eutrofizzazione e la necessità di trattare a livello terziario l'inquinamento microbiologico, in particolare per la protezione delle acque destinate alla balneazione.

Lo studio realizzato su richiesta della Commissione nel 1999-2000 per verificare le aree dichiarate sensibili indica che altri quattro sistemi idrici avrebbero dovuto essere classificati fra quelli sensibili: si tratta delle sezioni eutrofizzate dell'estuario del Tago, note come Cala do Norte, e la diga di Miranda nel bacino idrografico del Douro, in prossimità della frontiera spagnola. Per proteggere queste due aree, dichiarate potenzialmente sensibili nello studio, la Commissione ritiene necessario sottoporre le acque reflue ad un idoneo trattamento rigoroso (terziario) in tutto il bacino idrografico del Tago e del relativo estuario, in particolare a Lisbona e nella zona del bacino idrografico del Douro. I restanti due sistemi idrici a cui si fa riferimento nello studio in rapporto alla protezione delle acque destinate alla produzione di acqua potabile sono situati a Marachão, sul fiume Cávado e a Ponte Cana, vicino a Lisbona. Le eventuali misure necessarie per la loro salvaguardia risultano molto più limitate da un punto di vista geografico.

7.12.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

Nell'ottobre 1999 le autorità portoghesi hanno inviato alla Commissione un elenco di 27 agglomerati con oltre 10 000 a.e., situati nei bacini idrografici di aree dichiarate sensibili. [27] Detti agglomerati rappresentano soltanto l'8% del carico totale degli agglomerati portoghesi cui si indirizza la direttiva. Il trattamento terziario prescritto riguarda, singolarmente o in sinergia, l'azoto, il fosforo e l'inquinamento microbiologico. È opportuno notare che il trattamento terziario (trattamento dell'azoto e/o del fosforo) effettuato in alcuni di questi agglomerati per contrastare l'eutrofizzazione non è conforme al parere della Commissione, enunciato nel terzo paragrafo del capitolo 4 della presente relazione. È opportuno inoltre evidenziare che il Portogallo tratta a livello terziario l'inquinamento microbiologico in 24 dei 27 agglomerati interessati da aree sensibili, l'azoto in 17 agglomerati e il fosforo in 4.

[27] A fronte di un numero elevato di aree sensibili del Portogallo, non esiste un agglomerato con oltre 10 000 a.e. nei corrispondenti bacini idrografici. La Commissione, ai sensi dell'articolo 5 della direttiva, fa presente che non occorre procedere all'individuazione di aree sensibili nel caso in cui non si applichi un trattamento rigoroso nei relativi bacini idrografici.

Al 31 dicembre 1998, 5 dei 27 agglomerati risultavano conformi alle disposizioni della direttiva: Faro, Olhão Nascente, Olhão Poente, Tavira e Amarante. Le autorità portoghesi prevedono che gli altri agglomerati possano conformarsi alla direttiva al più tardi nel 2003.

>SPAZIO PER TABELLA>

7.12.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

Il Portogallo comprende 14 città con popolazione equivalente superiore a 150 000.

Al 31 dicembre 1998 la situazione relativa al trattamento delle acque reflue in queste città era la seguente:

- Faro, Sistema de Alcanena e Vilamoura sottoponevano le acque reflue a trattamento terziario;

- Loures/Frielas e São João de Talha applicavano un trattamento secondario;

- Aveiro e Lisbona applicavano un trattamento secondario incompleto;

- Barreiro, Costa do Estoril, Cova da Beira, Matosinhos, Porto, Setúbal e Vila Nova de Gaia non trattavano in alcun modo le acque reflue.

In 10 delle suddette città sono in corso progetti di impianto o opere di costruzione. Il Portogallo ha annunciato che gli impianti di trattamento previsti saranno operativi al più tardi nel 2005.

7.12.4. Aree meno sensibili

Nel 1997 le autorità nazionali portoghesi hanno classificato come meno sensibili tutte le acque costiere del territorio, ad eccezione di quelle dell'Algarve. Le autorità regionali delle Azzorre e di Madeira considerano meno sensibili tutte le proprie acque costiere. [28]

[28] Nel gennaio 1996 le autorità portoghesi hanno inviato alla Commissione le delibere delle regioni autonome delle Azzorre e di Madeira, che classificano come meno sensibili tutte le rispettive acque costiere.

Come indicato nel capitolo 5 della presente relazione, la Commissione ritiene che alcune delle aree individuate dalle autorità portoghesi non soddisfino i criteri della direttiva, in particolare per quanto concerne il rischio di contaminazione di molte acque destinate alla balneazione e alla molluschicoltura.

Nel 1999 il Portogallo ha presentato una richiesta di deroga per l'agglomerato della Costa do Estoril (720 000 a.e.), vicino a Lisbona: tale richiesta formerà l'oggetto di una decisione della Commissione nel 2001.

Ad eccezione dell'agglomerato sopraindicato, la Commissione ritiene che tutti gli agglomerati portoghesi con oltre 15 000 a.e., compresi quelli che riversano i propri scarichi nelle aree dichiarate meno sensibili dalle autorità portoghesi, debbano, al 31 dicembre 2000, sottoporre le acque reflue ad un trattamento di livello almeno secondario.

7.13. Finlandia

7.13.1. Individuazione delle aree sensibili

Ai sensi dell'articolo 5, paragrafo 8 della direttiva, la Finlandia ha deciso di applicare un trattamento rigoroso (terziario) in tutto il proprio territorio. Ai fini della direttiva, la Finlandia non è pertanto tenuta all'individuazione di aree sensibili.

7.13.2. Agglomerati con oltre 10 000 a.e.

In base alle informazioni inviate alla Commissione, le autorità finlandesi hanno prescritto il trattamento terziario del fosforo in tutti gli agglomerati con oltre 10 000 a.e., ma non il trattamento terziario dell'azoto. In una nota inviata alla Commissione nel febbraio 2001 le autorità finlandesi giustificavano tale scelta affermando che, al momento del recepimento della direttiva nell'ordinamento giuridico finlandese nel 1994, gli scienziati erano concordi nel considerare il fosforo la causa principale dell'eutrofizzazione delle acque dolci finlandesi e delle acque costiere del Baltico.

Tale interpretazione non trova concorde la Commissione. Testi scientifici pubblicati nel 1995 e nel 1996, [29] che fanno riferimento a precedenti studi e articoli, dimostravano, già allora, la responsabilità degli scarichi sia di azoto che di fosforo nell'eutrofizzazione del Baltico e affermavano che, in base alle condizioni locali, il fosforo provoca eutrofizzazione in taluni tratti di mare e l'azoto in altri. In un memorandum inviato alla Commissione nel febbraio 2001, le autorità finlandesi rilevano altresì che, dopo il 1995-1996, è evidente che, oltre al fosforo, anche l'azoto potrebbe essere responsabile dell'eutrofizzazione di taluni tratti del Baltico.

[29] "Nitrogen and phosphorus as production limiting factors in the estuarine waters of the eastern Gulf of Finland", Marine Ecology Progress Series, vol 129: 283-294, 1995. "Third Periodic Assessment of the State of the Marine Environment of the Baltic", 1989-1993, Sintesi, Baltic Environment Proceedings n. 64 A, Convenzione di Helsinki, Commissione per la protezione dell'ambiente marino del Baltico, 1996.

È altresì importante notare che gli scarichi riversati in un tratto del Baltico si diffonderanno ad altri tratti di mare dove potrebbero avere ripercussioni negative sull'ambiente. Considerata la situazione, la Commissione ritiene che ai sensi della direttiva sia essenziale sottoporre a trattamento terziario sia l'azoto che il fosforo in tutti gli agglomerati con oltre 10 000 a.e. situati nei bacini idrografici che si immettono nel Baltico. Ritiene inoltre che le autorità finlandesi non siano riuscite a dimostrare che l'eliminazione dell'azoto non incide sul livello di eutrofizzazione nel Baltico.

Con tali premesse, la valutazione condotta dalla Commissione dimostra che soltanto 11 degli 85 agglomerati con oltre 10 000 a.e. della Finlandia risultavano conformi alle disposizioni della direttiva al 31 dicembre 1998.

Le autorità finlandesi hanno annunciato l'intenzione di migliorare nei prossimi anni il sistema di trattamento delle acque reflue prodotte da detti agglomerati, in particolare prendendo in considerazione il trattamento terziario dell'azoto.

>SPAZIO PER TABELLA>

7.13.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

La Finlandia comprende sei città con popolazione equivalente superiore a 150 000: Espoo, Helsinki, Jyväskylä, Lahti, Tampere e Turku. Alla fine del 1998 tutte queste città applicavano un trattamento secondario e un trattamento terziario del fosforo. La Commissione ritiene tuttavia che nelle sei città situate nel bacino idrografico del Baltico non si effettui il trattamento terziario dell'azoto.

7.14. Svezia

7.14.1. Individuazione delle aree sensibili

Nel 1994 la Svezia ha dichiarato aree sensibili tutte le acque del proprio territorio. Nel giugno 1998 ha confermato tale classificazione alla Commissione, indicando che il criterio applicato riguardava l'eutrofizzazione e che il tipo di trattamento terziario prescritto dipendeva dai sistemi idrici interessati.

7.14.2. Agglomerati con oltre 10 000 a.e.

La Svezia ritiene che per contrastare l'eutrofizzazione e il rischio di eutrofizzazione delle acque dolci, degli estuari e delle acque costiere sia necessario provvedere al trattamento terziario del fosforo in tutti gli agglomerati con oltre 10 000 a.e.

La Svezia ha altresì segnalato che le acque costiere del Mare del Nord e del Baltico, a partire dal confine norvegese fino al territorio comunale di Norrtälje, comprese le acque costiere ad est dell'isola di Öland e attorno all'isola di Gotland, risultavano sensibili agli scarichi di azoto.

Le autorità svedesi ritengono pertanto che gli scarichi provenienti dagli agglomerati con oltre 10 000 a.e. che si immettono nel Baltico a nord del territorio comunale di Norrtälje non necessitino del trattamento terziario dell'azoto. Ritengono inoltre che gli scarichi di azoto provenienti da altri agglomerati con oltre 10 000 a.e. nella parte centrale del paese e diretti a sud, non contribuiscano all'eutrofizzazione delle acque costiere in quanto durante il trasferimento al bacino idrografico compreso fra il punto di emissione del carico inquinante e il mare si registra una sufficiente ritenzione naturale di azoto.

Per le ragioni espresse nel paragrafo relativo alla Finlandia, la Commissione non concorda con le autorità svedesi sul fatto che taluni scarichi di azoto non contribuiscano all'eutrofizzazione. Poiché gli scarichi di azoto e di fosforo sono entrambi responsabili dell'eutrofizzazione marina e considerando che gli scarichi riversati in un'area costiera si diffondono a quelle adiacenti, la Commissione ritiene che tutti gli agglomerati svedesi con oltre 10 000 a.e. avrebbero dovuto prevedere un trattamento dell'azoto al 31 dicembre 1998. Inoltre, la Commissione è del parere che, per quanto concerne gli agglomerati situati nella parte meridionale e centrale del paese, gli scarichi di azoto contribuiscano all'inquinamento delle aree sensibili, anche tenendo conto della parziale ritenzione naturale dell'azoto nei bacini idrografici.

La Commissione ritiene quindi che, dei 144 agglomerati svedesi con oltre 10 000 a.e., soltanto 34 sono conformi alla direttiva, in quanto dotati, al 31 dicembre 1998, di impianti di trattamento secondario e di trattamento terziario completo dell'azoto e del fosforo. Questi agglomerati rappresentano il 34% del carico degli agglomerati svedesi con oltre 10 000 a.e.

>SPAZIO PER TABELLA>

7.14.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

La Svezia comprende sette città con popolazione equivalente superiore a 150 000:

- al 31 dicembre 1998, quattro città - Stoccolma, Kristianstad, Malmö e Helsingborg - applicavano un trattamento secondario e un trattamento terziario dell'azoto e del fosforo (dall'1 settembre 1999 nel caso di Malmö);

- alla stessa data, le restanti tre città - Göteborg, Lidingö e Linköping - applicavano un trattamento secondario e un trattamento terziario del fosforo. Queste tre città prevedono di integrare il sistema con il trattamento dell'azoto.

7.15. Regno Unito

7.15.1. Individuazione delle aree sensibili

Il Regno Unito ha effettuato una prima classificazione delle aree sensibili nel 1994 e nel 1995 basandosi sull'eutrofizzazione. Di conseguenza, sono stati dichiarati sensibili 33 sistemi idrici d'acqua dolce in Inghilterra e nel Galles, 3 in Scozia e 2 nell'Irlanda del Nord. Nel 1998, sempre in riferimento all'eutrofizzazione, sono stati dichiarati sensibili in Inghilterra e nel Galles altri 47 sistemi idrici, mentre 3 sistemi già classificati sensibili sono stati ampliati. Nel 2000 le autorità scozzesi hanno comunicato di aver dichiarato area sensibile l'estuario dell'Ythan a causa dell'eutrofizzazione. Infine, nel febbraio 1997, tre fiumi inglesi sono stati dichiarati sensibili in rapporto alla protezione dai nitrati delle acque destinate alla produzione di acqua potabile.

Il Regno Unito non ha ancora proceduto alla reidentificazione delle aree sensibili nell'Irlanda del Nord.

Lo studio di verifica condotto nel 1999 su richiesta della Commissione dimostra che si sarebbero dovuti dichiarare sensibili anche altri sistemi idrici: risulta infatti che alcuni estuari e talune acque costiere, in particolare l'estuario del Tamigi, il Wash, l'Humber, il Deben e il Colne, le acque di Southampton e le acque costiere del Galles del nord, dell'Inghilterra nord-occidentale e della Scozia sud-occidentale non soddisfano i criteri della direttiva per quanto riguarda il rischio di eutrofizzazione.

Un altro studio di verifica condotto nel 2000 in Irlanda del Nord indica che anche le seguenti acque costiere avrebbero dovuto essere dichiarate sensibili: Bann Estuary, Carlingford Lough, Belfast Lough e Lough Foyle.

Inoltre, la Commissione ritiene che, per conformarsi alla normativa comunitaria, il Regno Unito avrebbe dovuto dichiarare sensibili anche le acque destinate alla balneazione e alla molluschicoltura, considerando l'inquinamento già riconosciuto di alcune di queste acque dovuto agli scarichi di acque reflue urbane e la necessità di trattare a livello terziario l'inquinamento microbiologico di tali scarichi.

7.15.2. Agglomerati interessati da aree sensibili

In base alle informazioni fornite dalle autorità britanniche, 207 agglomerati con oltre 10 000 a.e. sono interessati dalle aree dichiarate sensibili dal Regno Unito e dovrebbero pertanto trattare le acque reflue a livello terziario. Questi agglomerati rappresentano un carico organico pari a 13 386 805 a.e.

Ai fini della valutazione della conformità, la Commissione ritiene che al 31 dicembre 1998 soltanto 19 agglomerati erano conformi alla direttiva. Tale valutazione ha tenuto soprattutto conto del fatto che molti di questi agglomerati non sono situati soltanto nei bacini idrografici di acque dolci dichiarate sensibili a causa dell'eutrofizzazione e quindi, secondo le autorità britanniche, assoggettabili a trattamento terziario del fosforo, ma anche nei bacini idrografici delle acque costiere e degli estuari che la Commissione ritiene classificabili come aree sensibili. La Commissione considera pertanto che, per proteggere gli estuari e le acque costiere, detti agglomerati debbano applicare un trattamento terziario supplementare dell'azoto.

Pertanto, secondo la Commissione, 150 agglomerati non sono conformi alle disposizioni della direttiva.

Inoltre, la Commissione ritiene che 43 agglomerati abbiano tempo fino al 2004 per conformarsi alla direttiva: si tratta degli agglomerati interessati dalle aree dichiarate sensibili nell'ambito dell'attività di reidentificazione del 1998 e che inizialmente non avevano potuto essere dichiarate tali.

Da ultimo, è opportuno rilevare che tale valutazione degli agglomerati interessati dalle aree dichiarate sensibili dal Regno Unito non tiene conto di tutti gli agglomerati situati nei bacini idrografici di sistemi idrici che la Commissione considera classificabili come sensibili. La Commissione pertanto è del parere che agglomerati quali Londra, Leeds, Hull e Southampton avrebbero dovuto dotarsi di un sistema di trattamento terziario entro il 31 dicembre 1998. Detti agglomerati non sono oggetto della valutazione sintetizzata nella seguente tabella.

>SPAZIO PER TABELLA>

7.15.3. Trattamento delle acque reflue nelle città

In base alle informazioni fornite dalle autorità britanniche nel gennaio 2001 e secondo i calcoli della Commissione, il Regno Unito comprende 97 centri urbani con popolazione equivalente superiore a 150 000.

Al 31 dicembre 1998 la situazione del trattamento delle acque reflue in questi centri urbani era la seguente:

- 2 centri urbani applicavano un trattamento secondario ed un trattamento terziario completo: Milton Keynes e Coventry;

- 61 centri urbani applicavano un trattamento secondario completo o un trattamento terziario parziale. Come già affermato, la Commissione ritiene che molti di questi centri urbani, quali Londra, dovrebbero dotarsi di un sistema di trattamento terziario per contrastare l'eutrofizzazione delle acque costiere e degli estuari;

- 12 centri urbani applicavano un trattamento secondario parziale o un trattamento primario (Aberdeen, Glasgow, Edimburgo, Newcastle-upon-Thyne, Liverpool, Great Yarmouth, Cardiff, Bristol, Sandown, Worthing, Gillingham, Eastbourne);

- 11 centri urbani non trattavano in alcun modo le acque reflue (Dundee, Sunderland/Whitburn, Middlesborough, Hull, Bedington, Port Talbot, Torbay, Portsmouth, Brighton, Hastings, Dover/Folkesstone);

- per i restanti 11 centri urbani le informazioni sono incomplete.

7.15.4. Aree meno sensibili

Inizialmente, per poter effettuare lo scarico delle acque reflue urbane sottoposte ad un trattamento inferiore al secondario, nel 1994 e nel 1995 il Regno Unito aveva dichiarato meno sensibili 49 sistemi idrici costieri ed estuari situati in Inghilterra, 9 in Galles, 24 in Scozia e 3 nell'Irlanda del Nord. Considerando le decisioni adottate dalle autorità britanniche nel 1998 e nel 2000 in merito all'eliminazione di molte aree meno sensibili, nel Regno Unito risultano, alla data del febbraio 2001, cinque aree meno sensibili: tre in Scozia - Lerwick, Strang (Kirkwall) e il Minch (Stornoway), e due nell'Irlanda del Nord - Bangor e Portrush-Portstewart.

Come affermato nel capitolo 5 della presente relazione, nel dicembre 2000 la Commissione ha acquisito gli studi relativi agli scarichi prodotti dagli agglomerati scozzesi di Stornoway e Lerwick e riversati in due aree meno sensibili. Questi studi sono in fase di valutazione.

La Commissione ritiene che altri agglomerati con oltre 15 000 a.e. che riversano i propri scarichi in aree meno sensibili avrebbero dovuto trattare le acque reflue almeno a livello secondario fin dal 31 dicembre 2000.

8. PROCEDIMENTI DI INFRAZIONE

Ai sensi dell'articolo 226 della versione consolidata del trattato che istituisce la Comunità europea, la Commissione può avviare un procedimento di infrazione nei riguardi degli Stati membri che non si sono conformati agli obblighi imposti dalla direttiva.

Attualmente (giugno 2001) sono in corso procedimenti di infrazione nei confronti di nove Stati membri; in totale i procedimenti connessi alla direttiva sul trattamento delle acque reflue urbane sono 14 e altri sono in corso di istruzione. Per il Belgio, la Francia, la Germania, la Grecia, l'Irlanda, la Spagna e il Regno Unito è già stato emesso un parere motivato.

Nel caso del Belgio, in particolare, (causa C-236/99) il 6 luglio 2000 è già stata emessa la sentenza, in quanto Bruxelles non dispone ancora di un impianto di trattamento per i due terzi delle sue acque reflue. Per quanto riguarda l'Italia, la causa riguardante la città di Milano (C-96/00), che con circa 2 700 000 abitanti non dispone di alcun impianto di trattamento, è ancora pendente.

Segue un elenco dei motivi alla base della mancata conformità che ha portato alla situazione descritta.

Belgio

Violazione degli articoli 3, 5 e 17 per l'individuazione tardiva delle aree sensibili e, di conseguenza, mancata conformità alle disposizioni in materia di aree sensibili/attuazione incompleta.

Francia

Violazione dell'articolo 5 per mancata individuazione delle aree sensibili e conseguente inadempimento delle disposizioni in materia di aree sensibili.

Germania

Violazione degli articoli 5 e 15 a causa dell'individuazione parziale delle aree sensibili e mancata conformità della legislazione nazionale alla direttiva.

Grecia

Violazione degli articoli 3 e 5 per mancato trattamento o trattamento insufficiente delle acque reflue nelle aree sensibili nelle regioni di Thriassion e di Atene, rispettivamente.

Irlanda

Violazione degli articoli 3, 5, 14 e 19 per mancata individuazione delle aree sensibili, per non aver proceduto ad una nuova individuazione delle aree sensibili e per non avere adottato la legislazione di recepimento.

Italia (Milano)

Violazione dell'articolo 5 per mancata individuazione delle aree sensibili e inadempimento delle disposizioni in materia di aree sensibili.

Spagna

Violazione dell'articolo 5 per mancata individuazione delle aree sensibili e inadempimento delle disposizioni in materia di aree sensibili.

Regno Unito

Violazione degli articoli 5 e 6 per mancata individuazione delle aree sensibili (in particolare ai sensi dei criteri di cui all'allegato II, lettera A), per mancata individuazione delle aree meno sensibili ai sensi dell'allegato II, lettera B) e per il mancato aggiornamento dell'individuazione di tali aree.

9. PROSSIMI COMPITI DELLA COMMISSIONE

All'inizio del 2001 la Commissione ha avviato il processo di verifica della conformità alle disposizioni della direttiva relativamente alla scadenza del 31 dicembre 2000. A quella data, gli agglomerati con oltre 15 000 a.e. che non riversano i propri scarichi in aree sensibili o nei relativi bacini idrografici avrebbero dovuto dotarsi di un sistema di raccolta e di un sistema di trattamento secondario delle acque reflue. Inoltre, le acque reflue industriali biodegradabili prodotte da impianti dei settori agroalimentari elencati nella direttiva, responsabili della produzione di un carico inquinante superiore a 4 000 a.e., riversate direttamente in acque recipienti, avrebbero dovuto rispettare quanto disposto in materia di scarichi da precedenti regolamenti o da autorità specifiche.

La Commissione ha altresì avviato la verifica dei risultati del monitoraggio degli scarichi prodotti dagli agglomerati interessati dalla scadenza del 31 dicembre 1998.

La Commissione presenterà i risultati di dette verifiche nella prossima relazione sull'applicazione della direttiva.

Inoltre, la Commissione esprime la propria preoccupazione in merito allo stato di applicazione illustrato nella presente relazione e incoraggia gli Stati membri ad accelerare gli investimenti necessari per conformarsi alla direttiva.

La Commissione continuerà ad incoraggiare il progresso con i mezzi a disposizione, avviando procedimenti di infrazione, concedendo aiuti finanziari e, grazie ad una maggiore sensibilizzazione dei cittadini, esercitando la dovuta pressione sui responsabili delle decisioni in materia.

* La situazione sarà oggetto di monitoraggio e saranno avviati procedimenti di infrazione a fronte del mancato rispetto delle disposizioni della direttiva. Ciò avverrà nel caso in cui gli Stati membri non forniscano alla Commissione le informazioni necessarie alla verifica del rispetto delle scadenze e non pubblichino a fini di trasparenza le informazioni previste dalla direttiva, in particolare i rapporti sulle attività di smaltimento di cui all'articolo 16.

* La concessione e l'erogazione di contributi nel quadro dei fondi strutturali e del Fondo di coesione dipendono dal pieno rispetto delle disposizioni della direttiva, in particolare per quanto concerne il livello di trattamento delle acque reflue e l'operatività degli impianti al termine delle opere di costruzione.

* L'attenzione deve essere focalizzata sui responsabili delle decisioni in materia, sulle autorità e sugli enti locali e regionali al fine di aumentarne la consapevolezza ed incoraggiarli ad agire in modo tale da aumentare il livello di conformità alla direttiva. Tale risultato può essere raggiunto con una maggiore sensibilizzazione dei cittadini, agendo attraverso le reti di comunicazione esistenti fra i responsabili delle decisioni nei centri urbani ed organizzando riunioni bilaterali fra gli Stati membri e la Commissione a cui invitare i rappresentanti regionali e locali.

Il Quinto programma quadro di ricerca, sviluppo tecnologico e dimostrazione (1998-2002) ha incentivato le attività di ricerca nel campo del trattamento delle acque reflue urbane nell'ambito dell'azione chiave "Gestione sostenibile e qualità delle acque". In particolare, tra i progetti varati alcuni riguardano la riduzione al minimo dei fanghi di depurazione, nuovi processi per l'eliminazione dell'azoto, processi semplificati (zone umide edificate) per comunità di piccole e medie dimensioni e per zone turistiche, sistemi di controllo on-line per ottimizzare il trattamento delle acque reflue. Per informazioni sui progetti di ricerca in corso è possibile rivolgersi alla Commissione europea, DG Ricerca - Unità I/3 al seguente indirizzo elettronico: eesd@cec.eu.int, oppure consultare direttamente il sito http://www.cordis.lu/eesd/kal/home.html.

È altresì essenziale fornire assistenza tecnica agli agglomerati di piccole e medie dimensioni per aiutarli a conformarsi alla direttiva entro la scadenza del 2005. Le amministrazioni comunali e le autorità locali, responsabili della realizzazione degli investimenti necessari, spesso non dispongono delle strutture, dei mezzi organizzativi e delle attrezzature di cui godono le città quando si tratta di scegliere e far costruire gli impianti per il trattamento delle acque reflue adatti alle loro esigenze. La Commissione intende aumentare i finanziamenti concessi agli agglomerati di piccole e medie dimensioni per lo sviluppo di tecnologie di trattamento, in particolare garantendo, attraverso lo strumento finanziario Life-Ambiente, il sostegno alle attività innovative e di dimostrazione, pubblicando nel 2001 una guida tematica in materia e organizzando un programma di conferenze destinate ai responsabili delle decisioni in materia di investimenti.

Infine, un maggior aiuto deve essere prestato ai paesi candidati all'adesione all'Unione europea affinché raggiungano la conformità alla direttiva: tale impegno trova sostegno nel fatto che l'attuale livello dei sistemi di raccolta e di trattamento delle acque reflue in questi paesi è generalmente molto basso. La Commissione è ovviamente consapevole del notevole costo che l'attuazione della direttiva implica per questi paesi; tale costo è aggravato dal fatto che gli scarichi provenienti dagli agglomerati della maggior parte di questi paesi richiederanno un trattamento molto rigoroso in quanto raggiungono mari altamente sensibili all'eutrofizzazione come il Mare del Nord, il Baltico, l'Adriatico ed il Mar Nero. I paesi candidati hanno tutti richiesto un periodo transitorio per l'applicazione della direttiva. Nei prossimi anni la Commissione deve continuare a sostenere i programmi di assistenza tecnica, in particolare quelli di gemellaggio fra gli Stati membri e i paesi candidati per fornire a questi ultimi l'assistenza tecnica e amministrativa necessarie per recepire la normativa comunitaria. Assistenza a livello comunitario sarà altresì garantita, in particolare tramite l'ISPA, per gli investimenti necessari.

10. CONCLUSIONI

Le informazioni fornite dagli Stati membri per la verifica compiuta dalla Commissione sulla situazione al 31 dicembre 1998 confermano il notevole impegno dimostrato per conformarsi alla direttiva. Tale impegno ha già portato a notevoli miglioramenti nella qualità delle acque di molti fiumi e laghi europei.

La direttiva del Consiglio concernente il trattamento delle acque reflue urbane è un testo legislativo cardine per la tutela della qualità delle acque nell'Unione europea e le disposizioni in essa contenute riguardanti importanti interventi in materia di infrastrutture comportano ingenti investimenti da parte degli Stati membri.

Gli obblighi degli Stati membri per quanto concerne le opere di trattamento sono in vigore dal 1998 e altre scadenze importanti sono il 2000 e il 2005.

La DG Ambiente sta collaborando strettamente con l'AEA per ottenere informazioni sul monitoraggio, per poter seguire l'andamento della qualità delle acque e valutare l'impatto ambientale della direttiva. Dai rapporti dell'AEA si deduce che, laddove vi sia stato un impegno per attuare la direttiva, si è ottenuto un sensibile miglioramento della qualità delle acque di molti fiumi e laghi europei. Si prevede pertanto che la direttiva avrà un ulteriore rilevante impatto sulla qualità delle acque dell'UE.

Tuttavia, per quanto riguarda la conformità alla direttiva, la verifica ha rivelato talune carenze nella maggior parte degli Stati membri, in particolare in due ambiti:

* per molti agglomerati, talora di notevoli dimensioni quali Londra e Parigi, il livello del trattamento a cui è necessario sottoporre le acque reflue è stato sottovalutato. Molti degli Stati membri non hanno riconosciuto la natura sensibile degli ambienti acquatici che ricevono le acque reflue. Oltre al mancato riconoscimento della natura sensibile delle acque prossime al punto in cui vengono effettuati gli scarichi, alcuni Stati membri hanno del tutto trascurato il fatto che le sostanze inquinanti contenute nelle acque reflue non correttamente trattate possono diffondersi, attraverso il bacino fluviale, all'ambiente marino. Pertanto non hanno adottato le necessarie misure di trattamento per contrastare il problema dell'inquinamento degli estuari e dei tratti dei fiumi a valle causato dalle città spesso situate a monte del bacino fluviale o per ridurre i problemi complessivi dell'eutrofizzazione marina, che sono aggravati da tutti gli scarichi provenienti dai bacini fluviali che si immettono direttamente o indirettamente nelle acque marine. Il Mare del Nord, il Baltico e l'Adriatico sono pertanto gravemente eutrofizzati, ma alcuni Stati membri non hanno adottato tutte le misure necessarie a ridurre l'inquinamento;

* notevoli ritardi nell'applicazione della direttiva sono stati rilevati nella maggior parte degli Stati membri. Considerando i 3 247 agglomerati in cui gli Stati membri hanno deciso di applicare un trattamento terziario su un totale di circa 20 000 agglomerati interessati dalla direttiva, soltanto la Danimarca e l'Austria risultavano, al 31 dicembre 1998, quasi del tutto conformi. In ogni caso, è importante sottolineare che la situazione può mutare molto rapidamente e che la maggior parte degli Stati membri ha già elaborato programmi per rendere conformi tali agglomerati nei prossimi anni.

Inoltre, la verifica della situazione al 31 dicembre 1998 dimostra che molte delle 527 città con popolazione equivalente superiore a 150 000 garantiva alla data prestabilita un livello di trattamento tale da soddisfare gli obiettivi di protezione formulati nella direttiva. Per contro, 37 città, fra cui Brighton, Bruxelles, Cork, Milano, Porto e zone limitrofe e San Sebastían, scaricavano, alla data sopraindicata, tutte le acque reflue non trattate nell'ambiente naturale. Anche altre 57 città, fra cui Aberdeen, Atene, Barcellona, Dublino, Firenze, Liegi e Marsiglia, scaricavano gran parte delle acque reflue senza averle trattate o applicavano sistemi di trattamento in loco decisamente insufficienti. Anche in questo caso, la situazione sta evolvendo rapidamente e alcune di queste città hanno effettuato nel 1999 e nel 2000 i necessari investimenti o prevedono di completare le opere in tempi brevi.

Molti Stati membri si sono dimostrati riluttanti a fornire i dati richiesti dalla Commissione: le informazioni richieste nell'aprile 1999 e nel marzo 2000 sono giunte con notevole ritardo, in alcuni casi superiore ad un anno. Inoltre, la Germania e la Francia non hanno fornito alcuna informazione in merito alla situazione del trattamento delle acque reflue urbane al 31 dicembre 1998.

La Commissione sta ancora verificando il rispetto delle disposizioni della direttiva, in particolare per quanto riguarda la seconda scadenza del 31 dicembre 2000. Anche questa verifica dovrebbe confermare il notevole progresso compiuto dagli Stati membri nel rispetto della direttiva.

È importante ricordare che possono essere concessi contributi nel quadro dei fondi strutturali e del Fondo di coesione per gli investimenti necessari per conformarsi alla direttiva.

La Commissione intende altresì aumentare il proprio sostegno a favore degli agglomerati di piccole e medie dimensioni interessati dalla scadenza del 31 dicembre 2005 nonché dei paesi candidati, per i quali l'applicazione della direttiva rappresenta una sfida importante.