Relazione ai sensi della decisione 1999/296/CE del Consiglio su un meccanismo di controllo delle emissioni di gas ad effetto serra nella Comunità /* COM/2000/0749 def. */
RELAZIONE ai sensi della decisione 1999/296/CE del Consiglio su un meccanismo di controllo delle emissioni di gas ad effetto serra nella Comunità (presentata dalla Commissione) SOMMARIO 1. Sintesi 2. Conclusioni 2.1. Rispetto degli obblighi in materia di relazioni 2.2. Progressi effettivi dell'UE 2.3. Progressi previsti dell'UE 3. Meccanismo di controllo comunitario e finalità della relazione 3.1. Il meccanismo di controllo comunitario 3.2. Finalità della relazione 4. Rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi in materia di comunicazione 4.1. Rispetto degli obblighi in materia di comunicazione sui progressi effettivi 4.1.1. Inventari sulle emissioni dei gas ad effetto serra 4.1.2. Lacune nei dati su CO2, CH4 e N2O 4.1.3. Lacune nei dati sui gas fluorurati 4.1.4. Lacune nei dati sul cambiamento nella destinazione d'uso dei terreni e sulla silvicoltura (LUCF) 4.2. Rispetto degli obblighi in materia di comunicazione sui progressi previsti 5. Valutazione dei progressi effettivi 5.1. Introduzione 5.2. Progressi dell'Unione europea 5.2.1. Progressi a livello dell'Unione europea 5.2.2. Progressi a livello degli Stati membri 5.2.3. Emissioni di CO2 5.2.4. Emissioni di CH4 5.2.5. Emissioni di N2O 5.2.6 Gas fluorurati 6. Valutazione dei progressi previsti 6.1. Confronto delle proiezioni degli Stati membri rispetto all'accordo di condivisione degli oneri dell'UE 6.2. Riepilogo delle politiche e delle misure degli Stati membri 6.3. Proiezioni su scala comunitaria 6.4. Riepilogo delle politiche e delle misure a livello dell'UE 7. Glossario, abbreviazioni e unità di misura 1. Sintesi Questa è la prima relazione presentata ai sensi della decisione 1999/296/CE del Consiglio che modifica la decisione 93/389/CEE su un meccanismo di controllo delle emissioni di CO2 e di altri gas ad effetto serra nella Comunità. In essa vengono presentati i risultati del processo di valutazione previsto dalla decisione e vengono valutati i progressi effettivi, e quelli previsti, degli Stati membri e della Comunità nell'adempimento dei rispettivi impegni in materia di gas ad effetto serra sottoscritti nell'ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e del protocollo di Kyoto. La convenzione punta alla stabilizzazione dei gas ad effetto serra ai livelli del 1990, mentre il protocollo fissa un obiettivo di riduzione dell'8% rispetto ai valori del 1990 per tutta l'UE. La valutazione si basa in massima parte sui documenti forniti dagli Stati membri e comprendenti materiale preparato espressamente nell'ambito del meccanismo di controllo e altri documenti, quali strategie nazionali in materia di cambiamenti climatici e comunicazioni nazionali nell'ambito dell'UNFCCC. Nella valutazione dei progressi previsti si è tenuto conto anche dei risultati delle proiezioni relative alle emissioni di gas di serra a livello comunitario. La relazione analizza, fino al 1998 compreso, i dati relativi alle emissioni effettive di GHG (gas ad effetto serra) e quelli sulle emissioni previste sino al 2010, ossia fino a metà del primo periodo di riferimento previsto nel protocollo di Kyoto (2008-2012). La Commissione constata i buoni progressi realizzati dagli Stati membri nel riferire sugli inventari delle emissioni e i progressi riguardanti le politiche/misure e le proiezioni nazionali. C'è tuttavia ancora molto da fare in merito alla completezza, alla precisione e al raffronto dei dati, soprattutto quelli relativi ai progressi previsti. Il comitato istituito nell'ambito del meccanismo di controllo e i due sottogruppi che lo compongono si stanno attualmente occupando di questi temi e si attendono pertanto miglioramenti per il prossimo anno. Risultati principali * Le emissioni di GHG dell'UE si sono ridotte del 2,5% tra il 1990 e il 1998. Questo dato indica che l'UE è nel complesso ben avviata sulla strada dell'adempimento degli impegni sottoscritti nell'ambito dell'UNFCCC di stabilizzare le emissioni ai livelli del 1990 entro il 2000. Tuttavia, va rilevato che questa evoluzione positiva è dovuta principalmente a consistenti riduzioni una tantum in Germania e nel Regno Unito. * La maggior parte degli Stati Membri è ancora molto in ritardo sulla via del conseguimento dei traguardi di Kyoto. Inoltre, tutti gli Stati membri, eccetto uno, hanno visto aumentare notevolmente le emissioni del settore dei trasporti, la fonte di GHG caratterizzata dal maggior ritmo di sviluppo. * Le proiezioni attuali indicano che le politiche e le misure esistenti (situazione business as usual, ossia con scenario immutato) potrebbero, nella migliore delle ipotesi, ridurre di 57 Mt di CO2 equivalenti le emissioni complessive di GHG dell'UE nel 2010, con un calo delle emissioni dell'1,4% rispetto al 1990 o, nella peggiore delle ipotesi, farle semplicemente stabilizzare ai livelli del 1990. Inoltre, le riduzioni previste sono il risultato di prestazioni disomogenee dei vari Stati membri e molti di essi sono ben lungi dal registrare un andamento soddisfacente nella riduzione delle emissioni. * Questo significa che l'UE deve fare ancora molta strada se vuole rispettare gli obblighi del protocollo di Kyoto, ossia ridurre, entro il 2008-2012, le emissioni dei GHG dell'8% rispetto ai livelli del 1990, oltre che gli impegni assunti dai singoli Stati membri nell'ambito dell'accordo di condivisione degli oneri. * Si prevede che politiche e misure supplementari definite dagli Stati membri dovrebbero consentire ulteriori riduzioni, vicine al 7% al di sotto dei valori del 1990. Un terzo di queste maggiori economie deriverebbe da riduzioni previste da Germania e Regno Unito. Questo sviluppo non va, tuttavia, dato per scontato dagli altri 13 Stati membri, in quanto ciascuno di essi è responsabile del conseguimento dei propri traguardi. * Tutte le proiezioni vanno prese con le debite cautele, a causa della notevole incertezza dovuta alla scarsità di dati quantificati sulle misure supplementari (metà degli Stati membri non ha infatti presentato informazioni al riguardo) e alla scarsa comparabilità delle metodologie utilizzate, ivi comprese le ipotesi di partenza. Vi sono inoltre incertezze riguardo all'attuazione delle politiche e delle misure in questione. * Considerate le difficoltà della maggior parte degli Stati membri nel tenere fede ai propri impegni nell'ambito dell'accordo di condivisione degli oneri, le politiche e le misure comuni e coordinate adottate a livello dell'UE diventeranno un elemento sempre più importante per integrare e rafforzare le strategie nazionali in materia di clima. Politiche e misure di questo tipo sono già state proposte, ad esempio in materia di imposte sull'energia, fonti di energia rinnovabili, efficienza energetica, emissioni delle automobili e discariche. Nell'ambito del programma europeo sul cambiamento climatico (ECCP) sono attualmente in corso lavori preparatori per intensificare le attività in corso nel settore e per sviluppare altre misure nel quadro della politica dell'UE. 2. Conclusioni Questa prima relazione prevista dalla decisione 1999/296/CE del Consiglio rileva un miglioramento nel funzionamento del meccanismo di controllo CE. Il comitato responsabile e i suoi due gruppi di lavoro hanno definito gli orientamenti e le procedure per assistere gli Stati membri nell'adempimento dei rispettivi obblighi dettati da tale decisione. La Commissione ha quindi rilevato che gli Stati membri hanno migliorato molto l'esercizio di relazione sugli inventari delle emissioni, e costata anche un certo progresso nelle politiche/misure e nelle proiezioni nazionali. La valutazione dei progressi effettivi riguardo agli inventari ha potuto essere condotta con successo grazie alla disponibilità dei dati principali sulle emissioni per tutti gli Stati membri. L'analisi finale, tuttavia, ha risentito di lacune nei dati relativi ai gas fluorurati e ai cambiamenti nella destinazione d'uso dei terreni e alla silvicoltura, oltre a una mancanza di trasparenza riguardo alle emissioni di metano e di protossido di azoto. Più difficile è stata la valutazione dei progressi previsti, poiché resta notevole, e ampiamente variabile da uno Stato membro all'altro, la carenza di informazioni dettagliate sulla quantificazione di politiche e misure, sulle metodologie utilizzate e sulle ipotesi su cui esse si fondano. Oltre metà degli Stati membri non ha fornito dati quantitativi adeguati sui progressi previsti. Questa situazione non permette di determinare agevolmente e con sicurezza se gli Stati membri singolarmente, e la Comunità nel suo insieme, riusciranno a raggiungere i traguardi di Kyoto. Le proiezioni degli Stati membri erano di norma confortate da proiezioni su scala comunitaria dei progressi futuri. La disomogeneità dei dati trasmessi dai vari Stati membri, la generale mancanza di valutazioni quantitative delle politiche e delle misure e le incertezze sulle metodologie utilizzate (a livello nazionale ed europeo) consigliano comunque di applicare un "margine di sicurezza" quando si tratta di stabilire gli obblighi di riduzione residui dell'UE, affinché essa possa raggiungere i traguardi che le competono in forza del protocollo di Kyoto. Per essere sicura di rispettare gli impegni assunti a Kyoto, l'UE dovrebbe agire mirando a una maggiore riduzione delle emissioni, obiettivo che richiede la formulazione di ulteriori politiche. Una valutazione precisa degli effetti delle politiche e delle misure comuni e coordinate (CCPM), e del loro contributo al traguardo stabilito dall'UE, si è rivelata ardua per la mancanza di dati sulla valutazione quantitativa di tali misure. Questa lacuna nei dati è evidente sia a livello degli Stati membri, sia della Commissione, anche se si sta colmando grazie all'intensificazione delle attività nel quadro del meccanismo di controllo CE. I capitoli successivi presentano conclusioni più specifiche. 2.1. Rispetto degli obblighi in materia di relazioni * In materia di inventari delle emissioni, gli Stati membri devono integrare le informazioni trasmesse con dati completi e di maggiore qualità sulle emissioni di gas fluorurati, metano e protossido di azoto, oltre a quelli su emissioni ed eliminazioni dovute a cambiamenti nella destinazione d'uso dei terreni e alla silvicoltura (LUCF). * Per quanto riguarda le informazioni su politiche/misure e proiezioni, molti Stati membri devono migliorare la valutazione quantitativa di tali misure, preferibilmente a livello delle singole politiche. * Sempre in tema di comunicazione di politiche/misure e proiezioni, sono suscettibili di miglioramento le informazioni sulle metodologie di definizione dei modelli e le ipotesi alla loro base. * Gli orientamenti di recente adozione in materia di inventari delle emissioni e di politiche/misure e proiezioni devono avere piena applicazione, affinché la relazione sui progressi realizzati del 2001 sia più completa. * Le informazioni per la prossima relazione richiedono miglioramenti relativamente alla chiarezza dei documenti, per esempio l'adozione di un formato comune per le tabelle contenenti dati fondamentali. 2.2. Progressi effettivi dell'UE * Le emissioni dei gas ad effetto serra dell'Unione europea si sono ridotte del 2,5% dal 1990. Se le emissioni di CO2 si sono praticamente stabilizzate tra il 1990 e il 1998 (+0,2%), quelle di CH4 e N2O si sono ridotte rispettivamente del 16,5% e del 9,9%. Queste cifre indicano che, nel 1998, l'Unione europea nel suo insieme stava rispettando la propria tabella di marcia verso i traguardi sia del 2000, sia del 2008-2012. Va peraltro osservato che tale situazione positiva è dovuta principalmente a riduzioni una tantum nelle emissioni di Germania e Regno Unito; insieme al Lussemburgo, sono stati gli unici Stati membri a restare ben al di sotto dei rispettivi traguardi per il 1998. Francia e Svezia sono arrivate vicino a tali traguardi, mentre tutti gli altri Stati membri ne sono rimasti ben al di sopra. La prudenza è dunque d'obbligo nell'interpretare i progressi dell'UE nel suo insieme. * Le emissioni pro capite di CO2 dell'UE-15 sono scese leggermente tra il 1990 e il 1998, ancora una volta, e in ampia misura, grazie ai risultati di Germania e Regno Unito. Sebbene il Portogallo registri tuttora le emissioni pro capite più basse, ha segnato il massimo aumento percentuale tra il 1990 e il 1998, mentre il Lussemburgo ha registrato il massimo calo. * Tutti gli Stati membri, eccetto uno, hanno visto aumentare le emissioni del settore dei trasporti, Irlanda, Grecia, Portogallo e Spagna in modo particolarmente marcato. Gli aumenti delle emissioni di altri settori, quali le industrie di produzione dell'energia, quelle manifatturiere e i piccoli impianti di combustione, sebbene diffusi, sono stati in genere inferiori a quelli del settore dei trasporti. * L'attuale mancanza di dati sui gas fluorurati non sembra destinata a modificare in modo sostanziale la tendenza complessiva delle emissioni, poiché il contributo di questi gas è relativamente ridotto (1,6% delle emissioni totali di GHG). * La questione se i dati sui cambiamenti nella destinazione d'uso dei terreni e nella silvicoltura possano influire sull'andamento delle emissioni negli Stati membri e nell'UE dipenderà largamente dalla decisione sui pozzi di assorbimento, che sarà presa in occasione della sesta Conferenza delle Parti che si terrà a L'Aia nel novembre 2000. 2.3. Progressi previsti dell'UE Progressi sulla base delle proiezioni degli Stati membri * Prendendo in esame le politiche e le misure esistenti (scenario immutato o business as usual), le proiezioni degli Stati membri indicano un calo dell'1,4% (con aumenti del 2,9% del CO2 e del 73,4% dei gas fluorurati, e cali rispettivamente del 29,8% e del 16,1% del CH4 e del N2O) nelle emissioni totali di gas ad effetto serra dell'UE (cambiamenti nella destinazione d'uso dei terreni e silvicoltura esclusi) sul periodo 1990-2010. Questo significherebbe un divario residuo pari a -6,6% rispetto al traguardo di Kyoto. Considerata, tuttavia, la notevole incertezza relativa all'attuazione delle politiche e delle metodologie usate, è lecito sollevare dubbi circa l'esattezza di questo dato. * Si calcola che le politiche e le misure supplementari definite dagli Stati membri dovrebbero conseguire ulteriori riduzioni pari a circa 270 Mt di CO2 equivalenti. Otto Stati membri, peraltro, non hanno ancora definito adeguatamente, o considerato, politiche e misure supplementari. Inoltre, l'effetto di tali politiche e misure presenta incertezze notevoli, dovute alla loro natura (trattandosi di iniziative ancora alle prime fasi di sviluppo) e alle metodologie utilizzate. * La scarsità d'informazioni sui progressi previsti in oltre metà degli Stati membri lascia intendere che i traguardi di Kyoto potrebbero essere raggiunti solo con un "eccesso di zelo" (rispetto ai rispettivi traguardi sanciti nell'accordo di condivisione degli oneri) di Germania e Regno Unito. Se questi due paesi dovessero rispettare, ma non superare, gli impegni assunti nell'accordo di condivisione degli oneri dell'UE, le riduzioni derivanti dalle misure supplementari non arriverebbero a più di 184 Mt, circa due terzi della diminuzione necessaria. Non è possibile dare per scontato che, per raggiungere il traguardo di Kyoto, l'eccesso di zelo di alcuni Stati membri possa compensare le manchevolezze di altri. Confronto tra proiezioni a livello di Stati membri e su scala comunitaria * Se le proiezioni degli Stati membri sono all'insegna di una diminuzione di circa l'1% nelle emissioni di gas ad effetto serra tra il 1990 e il 2010, grazie all'applicazione delle misure esistenti, le ultime proiezioni su scala comunitaria vedono pressoché stabili tali emissioni rispetto ai valori del 1990 (ma con un aumento del 4% per il CO2, un calo rispettivamente del 25% e del 12% di CH4 e N2O e un aumento del 62% dei gas fluorurati). * Le proiezioni degli Stati membri comprendenti 'le misure supplementari' indicano la possibilità di conseguire, entro il 2010, riduzioni annue totali di emissioni di circa 270 Mt di CO2, equivalenti, con un calo del 3% nelle emissioni di CO2 e, rispettivamente, del 30% e del 17% in quelle di CH4 e N2O. Questi scenari, che tengono conto di tali "misure supplementari", non sono stati ancora oggetto di una discussione approfondita quanto a definizione delle relative misure politiche. Resta interessante il fatto che questi risultati sono stati confortati dai risultati preliminari di uno scenario di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra a livello comunitario all'insegna dell'efficacia dei costi. Politiche e misure comuni e coordinate * In relazione alle politiche e alle misure comuni e coordinate, gli Stati membri hanno fornito una valutazione quantitativa limitata. A livello dell'UE sono disponibili stime degli effetti di alcune di queste misure, ma l'unica iniziativa a livello comunitario di cui sia noto l'impatto significativo sulla riduzione delle emissioni di CO2, se attuata correttamente e appieno, è l'accordo volontario con i costruttori automobilistici (aumento di CO2 limitato al 4,1%, invece del 6,7%). * Considerate le difficoltà della maggior parte degli Stati membri nel tenere fede ai propri impegni di condivisione degli oneri, diventa importante integrare e rafforzare le strategie nazionali per i cambiamenti climatici con politiche e misure comuni e coordinate. Resta peraltro necessario migliorare la valutazione quantitativa di tali misure, a livello sia degli Stati membri, sia comunitario, quanto a riduzione delle emissioni e ad impatto sui costi. 3. Meccanismo di controllo comunitario e finalità della relazione 3.1. Il meccanismo di controllo comunitario Il meccanismo di controllo per il CO2 e altri gas ad effetto serra di origine antropica era stato istituito nel giugno 1993, a seguito dell'adozione della decisione 93/389/CEE da parte del Consiglio dei ministri dell'ambiente. Il meccanismo è stato rivisto nell'aprile 1999 (decisione 1999/296/CE del Consiglio), per aggiornare il processo di controllo in accordo con i requisiti in materia di stesura degli inventari recepito dal protocollo di Kyoto. Il meccanismo di controllo è uno strumento per valutare, accuratamente e periodicamente, l'entità dei progressi realizzati relativamente agli impegni che la Comunità ha assunto nell'ambito della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e del protocollo di Kyoto. I progressi sono valutati dalla Commissione, in consultazione con gli Stati membri, e si basano sui programmi nazionali, sugli aggiornamenti forniti dagli Stati membri, come previsto dall'articolo 2, paragrafo 2 della decisione 1999/296/CE del Consiglio, e su ogni altra informazione pertinente. I programmi nazionali devono comprendere a) informazioni sui progressi effettivi e b) informazioni sui progressi previsti. Gli Stati membri sono tenuti, entro il 31 dicembre di ogni anno, a presentare i dati degli inventari relativi ai due anni precedenti [1] ed eventuali aggiornamenti degli anni precedenti (compreso l'anno di riferimento 1990 [2]), oltre che le previsioni più recenti sulle emissioni per gli anni 2005, 2010, 2015 e 2020 [3]. Eventuali aggiornamenti dei programmi nazionali, per esempio nuove misure politiche, vanno pure comunicati alla Commissione entro il 31 dicembre; se non si sono verificati cambiamenti, tale situazione va segnalata formalmente alla Commissione. [1] Gli Stati membri devono comunicare a scadenza annua i propri inventari alla Commissione, entro il 31 dicembre dell'anno n per: emissioni di CO2 di origine antropica ed eliminazioni di CO2 mediante pozzi di assorbimento per l'anno n-1; emissioni per fonte ed eliminazioni per pozzo degli altri gas ad effetto serra; dati finali per l'anno n-2 e dati provvisori per l'anno n-1. [2] L'anno di riferimento è il 1990, eccettuati HFC, PFC e SF6, per i quali la parte interessata può scegliere tra il 1990 e il 1995. [3] La decisione 1999/296/CE richiede la comunicazione delle emissioni e delle eliminazioni previste per il periodo 2008-2012 e, nella misura del possibile, per il 2005. Va segnalato che le indicazioni Guidelines for the methodology of the evaluation of progress towards the KP targets and for reporting of national programmes (Orientamenti sulle metodologie per la valutazione dei progressi verso gli obiettivi del protocollo di Kyoto e sulle comunicazioni in merito ai programmi nazionali), contenute nel meccanismo di controllo, impongono inoltre la comunicazione delle emissioni e delle eliminazioni previste per il 2015 e il 2020. Al fine di agevolare e armonizzare la raccolta, la comunicazione e la valutazione dei dati, il comitato istituito in virtù della decisione 1999/296/CE del Consiglio ha formato due gruppi di lavoro. Detti gruppi hanno messo a punto una serie di orientamenti [4] che trattano sia la raccolta e la valutazione degli inventari delle emissioni, sia i programmi nazionali. Il comitato ha approvato gli orientamenti il 1º settembre 2000. I dati comunicati dagli Stati membri per questa relazione comprendono già molti degli elementi indicati negli orientamenti, seppur in misura spesso limitata. [4] Orientamenti: Parte 1: Guidelines for Member States and EC Annual Inventories (Orientamenti per gli Stati membri e per gli inventari annuali comunitari); Parte 2: Methodology for the Evaluation of Progress and for the Contents of National Programmes (Metodologia per la valutazione dei progressi e del contenuto dei programmi nazionali), Bruxelles, 1º settembre 2000. 3.2. Finalità della relazione La relazione presenta i risultati del processo di valutazione previsto dal meccanismo di controllo comunitario e valuta i progressi effettivi e previsti degli Stati membri sulla via dell'adempimento degli impegni comunitari assunti nell'ambito dell'UNFCCC e del protocollo di Kyoto. Ai sensi dell'articolo 4 dell'UNFCCC, adottata a Rio de Janeiro nel giugno 1992, la Comunità europea ha accettato di adottare politiche e misure atte a riportare entro l'anno 2000, singolarmente o congiuntamente, le sue emissioni di CO2 e di altri gas ad effetto serra di origine antropica ai livelli del 1990. Più di recente, in occasione della terza Conferenza delle Parti (CoP 3) firmatarie dell'UNFCCC, tenutasi a Kyoto nel dicembre 1997, le Parti hanno adottato il protocollo di Kyoto all'UNFCCC, che fissa diversi traguardi vincolanti in materia di emissioni per alcune Parti, tra cui la Comunità europea (CE). Nell'ambito di tale accordo, la CE si è impegnata a ridurre, entro il 2008-2012, le proprie emissioni di gas ad effetto serra dell'8% rispetto al 1990. Da allora, questo obiettivo complessivo è stato ripartito in modo differenziato tra i singoli Stati membri, secondo un meccanismo comunitario di "condivisione degli oneri dell'UE", approvato dal Consiglio dei ministri nel giugno 1998. I traguardi concordati sono riportati nella tabella 1. Tabella 1. Impegni degli Stati membri in virtù dell'articolo 4 del protocollo di Kyoto, approvati dal Consiglio dei ministri (condivisione degli oneri dell'UE, giugno 1998) Stato membro // Impegno (% di cambiamento nelle emissioni dei sei GHG per il periodo 2008-2012 rispetto ai livelli dell'anno di riferimento 1990) Austria // -13 Belgio // -7,5 Danimarca // -21 Finlandia // 0 Francia // 0 Germania // -21 Grecia // +25 Irlanda // +13 Italia // -6,5 Lussemburgo // -28 Paesi Bassi // -6 Portogallo // +27 Spagna // +15 Svezia // +4 Regno Unito // -12,5 La valutazione dei progressi verso questi traguardi presenta due componenti principali indicate di seguito. * Valutazione dei progressi effettivi La valutazione dei progressi effettivi si basa sugli inventari delle emissioni degli Stati membri e della Comunità e prevede sia il confronto tra gli inventari dell'anno di riferimento e gli ultimi disponibili in ordine di tempo, al fine di determinare l'andamento reale delle emissioni, sia un confronto con gli obiettivi in materia di emissioni a livello dei singoli Stati membri e della Comunità. * Valutazione dei progressi previsti I progressi previsti sono valutati passando in rassegna e analizzando le politiche e le misure adottate, a livello nazionale e comunitario, e altre (pianificate o in corso di discussione). Questa valutazione si basa sulle proiezioni relative alle emissioni degli Stati membri e della Comunità. Essa comprende un'analisi della coerenza e della fondatezza di tali proiezioni, nonché delle ipotesi e dei parametri essenziali su cui esse si fondano, nel contesto dei programmi nazionali. La valutazione si basa in larga misura su documenti forniti dagli Stati membri; per l'esattezza, si tratta di documenti specifici previsti dal meccanismo di controllo e altri documenti, quali strategie nazionali sul cambiamento climatico e comunicazioni nazionali nell'ambito dell'UNFCCC. Per quanto riguarda i progressi previsti, la valutazione tiene conto anche dei risultati di proiezioni su scala comunitaria relative alle emissioni di gas ad effetto serra. I capitoli successivi della relazione valutano il rispetto degli obblighi di comunicazione delle informazioni. Tale analisi è realizzata confrontando le informazioni più recenti trasmesse in materia dagli Stati membri con i requisiti previsti dal meccanismo di controllo e dalla proposta di orientamenti in materia di relazioni, redatta dai due gruppi di lavoro istituiti nell'ambito del meccanismo di controllo (capitolo 4). La relazione riepiloga quindi i risultati della valutazione dei progressi effettivi, sulla scorta del lavoro condotto dall'AEA (capitolo 5), e della valutazione dei progressi previsti, in base alle informazioni descritte in precedenza aggiornate al mese di agosto 2000 (capitolo 6). I dati preliminari alla base della relazione e riguardanti le politiche e le misure comuni e coordinate ripartiti per paese saranno pubblicati in allegati separati (disponibili nel sito della Commissione al seguente indirizzo: http://www.europa.eu.int/comm/environment/climat/docs.htm. 4. Rispetto da parte degli Stati membri degli obblighi in materia di comunicazione 4.1. Rispetto degli obblighi in materia di comunicazione sui progressi effettivi [5] [5] Le informazioni riportate in questo paragrafo sono state tratte dall'Inventario annuale comunitario sui gas a effetto serra 1990-1998, del maggio 2000 (Annual European Community Greenhouse Gas Inventory 1990-1998, May 2000), elaborato dall'Agenzia europea dell'ambiente e dal suo Centro tematico europeo per le emissioni nell'atmosfera. 4.1.1. Inventari sulle emissioni dei gas ad effetto serra La valutazione dei progressi effettivi dipende dalla disponibilità dei relativi inventari nazionali, che permettono di compilare l'inventario comunitario completo per i 15 Stati membri. Tutti gli Stati membri hanno comunicato i dati per il 1998 entro il 1º aprile 2000. Pertanto, la Commissione europea è stata in grado di redigere un inventario completo delle emissioni di CO2, CH4 e N2O per l'intero periodo 1990-1998. I dati sono stati forniti conformemente agli orientamenti del 1996 del Gruppo intergovernativo per il cambiamento climatico (IPCC) e, per alcuni Stati membri, ai cosiddetti formati comuni per la trasmissione delle relazioni - Common Reporting Formats (CRF), recentemente adottati in occasione della quinta Conferenza delle Parti (CoP 5) firmatarie dell'UNFCCC del 1999. 4.1.2. Lacune nei dati su CO2, CH4 e N2O Una procedura per colmare le lacune nei dati è stata seguita per il Lussemburgo, per il periodo 1991-1993, allo scopo di completare gli inventari 1991-1998 per le emissioni di CO2, CH4 e N2O. [6] [6] Questa procedura è consistita nell'assumere, come prima stima, le emissioni comunicate per l'anno immediatamente precedente. Per quanto riguarda le emissioni di CO2 prodotte da combustibili fossili, la procedura si è avvalsa delle ultime stime comunicate dagli Stati membri, unitamente ad informazioni sull'andamento in anni più recenti, ricavate dagli ultimi calcoli, effettuati da Eurostat, delle emissioni di CO2 originate da combustibili fossili. 4.1.3. Lacune nei dati sui gas fluorurati Le lacune nei dati sui gas fluorurati ad effetto serra (HFC, PFC, SF6), comunicati dagli Stati membri entro il 1º aprile 2000, sono tuttora notevoli, sia per l'incompletezza dei dati sulle emissioni, sia per la mancanza d'informazioni sulle caratteristiche chimiche. Non è stato possibile stabilire un andamento attendibile per le emissioni totali di gas fluorurati dell'UE e pertanto essi sono stati esclusi dall'analisi del capitolo 3. Alcune stime indicative delle emissioni sono state comunque fornite, sulla base dei dati disponibili per ogni paese integrati dai risultati ottenuti da studi della Commissione. 4.1.4. Lacune nei dati sul cambiamento nella destinazione d'uso dei terreni e sulla silvicoltura (LUCF) I dati sulle emissioni di CO2, CH4 e N2O utilizzati in questa relazione non comprendono emissioni ed eliminazioni connesse con cambiamenti nell'uso dei terreni e con la silvicoltura, per due motivi: a) incoerenza nelle metodiche di calcolo degli Stati membri e b) decisioni metodologiche ancora in corso su quali pozzi di assorbimento di CO2 siano accettati nel quadro del protocollo di Kyoto (da decidersi eventualmente durante la CoP 6 dell'UNFCCC, che si terrà nel novembre 2000). 4.2. Rispetto degli obblighi in materia di comunicazione sui progressi previsti Per valutare i progressi previsti sono necessarie informazioni su tutte le politiche e le misure all'esame degli Stati membri, e sulle previsioni in materia di emissioni. Tra le politiche e le misure in esame sono comprese quelle esistenti (in corso di attuazione) e altre supplementari (di futura attuazione). Le proiezioni comprendono stime degli effetti delle misure esistenti riguardo alla riduzione delle emissioni (scenario immutato) e previsioni sugli effetti di altre misure. La tabella 2 fornisce dettagli sul tipo e sulla qualità delle informazioni fornite dagli Stati membri in merito alle rispettive politiche e misure, mentre la tabella 3 fornisce dettagli sul tipo e sulla qualità delle informazioni relative alle emissioni previste. Tabella 2. Tipo e qualità delle informazioni fornite Stati membri sulle proprie politiche e misure >SPAZIO PER TABELLA> + ;++;+++ Il livello delle informazioni disponibili per uno Stato membro aumenta con l'aumentare dei segni +. Il segno - indica la non disponibilità di informazioni La tabella 2 permette di trarre le seguenti conclusioni. * Per Irlanda, Italia e Spagna, la fonte principale d'informazioni è la seconda comunicazione nazionale (1997/98). * Austria, Danimarca, Francia, Lussemburgo, Paesi Bassi e Regno Unito hanno fornito i propri programmi nazionali più recenti per i cambiamenti climatici, pubblicati nel 1999 o nel 2000. Belgio, Finlandia, Germania, Svezia, Grecia e Portogallo hanno redatto sintesi delle loro politiche e misure recenti, soprattutto ai fini del meccanismo di controllo comunitario. * La maggior parte dei paesi ha fornito in modo ben dettagliato informazioni sugli obiettivi delle politiche e delle misure e sul loro stato di attuazione; tuttavia, le informazioni basate sulla seconda comunicazione nazionale sono, probabilmente, superate. * La quantificazione (in termini di riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra, espressa in milioni di tonnellate) delle politiche e delle misure (comprese le misure esistenti e quelle supplementari) è molto limitata per la maggioranza degli Stati membri. Questo vale anche per le informazioni sui costi delle politiche. * Dieci Stati membri hanno comunicato politiche e misure volte a ridurre tutti i gas, quattro per ridurre CO2, CH4 e N2O e uno per il solo CO2. * Un terzo degli Stati membri non ha ancora riferito sui gas fluorurati. * La ripartizione delle politiche e delle misure per i vari gas (laddove questi siano stati riportati) e i vari settori è presentata chiaramente. Tabella 3. Tipo e qualità delle informazioni da parte dagli Stati membri sulle loro proiezioni >SPAZIO PER TABELLA> La tabella 3 permette di trarre le seguenti conclusioni. * Le fonti d'informazione sulle proiezioni differiscono notevolmente: per cinque Stati membri si tratta tuttora della seconda comunicazione nazionale (1997/98), con tutta probabilità superata. Per quattro Stati membri, le informazioni provengono da comunicazioni specifiche alla Commissione europea che di norma contengono una grande quantità d'informazioni, ma carenti quanto a chiarezza e coerenza. Cinque paesi hanno inviato programmi nazionali sui cambiamenti climatici di recente pubblicazione, che rappresentano la raccolta di dati più completa tra quelle ricevute. * La base delle proiezioni differisce ampiamente: alcuni usano solo uno scenario, altri ne usano vari, ma fondati, nella maggior parte dei casi, su ipotesi diverse. Sei Stati membri hanno fornito uno scenario "senza misure" e sette Stati membri hanno presentato proiezioni "con misure supplementari". * Non sono disponibili informazioni chiare e complete sulle metodologie utilizzate per le proiezioni e le ipotesi alla base degli scenari. * Spesso, il punto di partenza delle proiezioni non è definito chiaramente. * Alcuni paesi scompongono le proiezioni per gas e per settore; quelle ricavate dalla seconda comunicazione nazionale sono, in genere, aggregate. In generale, le proiezioni risentono della mancata quantificazione degli effetti delle singole politiche e misure, come già osservato relativamente alla tabella 2. Questo fatto è particolarmente preoccupante ai fini della valutazione dei progressi previsti. 5. Valutazione dei progressi effettivi [7] [7] Le informazioni contenute in questo capitolo si fondano sul documento EC and Member States Greenhouse Gas Emission Trends 1990-1998 (Andamento delle emissioni dei gas ad effetto serra nella CE), Rapporto tematico 6 (luglio 2000), redatto dall'Agenzia europea dell'ambiente e dal Centro tematico europeo sulle emissioni atmosferiche. Salvo diversa indicazione, i dati relativi ai gas ad effetto serra citati in questo capitolo non comprendono né i gas fluorurati di origine industriale (HFC, PFC, SF6) né le emissioni e le eliminazioni da LUCF. I valori relativi alle emissioni dei gas di serra rappresentano delle stime e sono pertanto soggetti a un certo grado di imprecisione, che è minima per il CO2. L'imprecisione assoluta in un anno è superiore all'imprecisione rilevata nelle tendenze da un anno all'altro, in quanto le variazioni tendono ad annullarsi a vicenda. Indicativamente si calcola che l'imprecisione nelle tendenze nel periodo 1990-1998 sia pari al 2%-5%. Le stime nazionali relative alle emissioni di CO2 prodotte dai combustibili fossili sono state raffrontate alle stime di Eurostat, dimostrando una buona concordanza (entro il 2%). 5.1. Introduzione Questo paragrafo vuole contribuire alla valutazione dei progressi che la Comunità europea e i suoi Stati membri hanno compiuto nell'adempimento dei rispettivi impegni per i gas ad effetto serra, sottoscritti nell'ambito della convenzione UNFCCC e del protocollo di Kyoto. Al riguardo, si è voluto effettuare una valutazione coerente e comparabile del contributo di ciascuno Stato membro al raggiungimento, da parte della CE nel suo insieme, dei traguardi relativi ai gas ad effetto serra. L'analisi non intende valutare l'aderenza degli Stati membri ai rispettivi traguardi, ma piuttosto valutarne il contributo alle emissioni di gas ad effetto serra della CE nel 1998. La valutazione dei progressi è stata effettuata confrontando i dati sulle emissioni di gas ad effetto serra nel periodo 1990-1998 della CE e dei suoi Stati membri, con due andamenti lineari (ipotetici): 1) quello per conseguire i traguardi fissati nell'UNFCCC per il 2000 e 2) quello per conseguire i traguardi di Kyoto per il periodo 2008-2012. Calcolando gli scostamenti dagli andamenti registrati nel 1998 per il conseguimento dei suddetti traguardi, è possibile misurare i progressi effettivi della CE e dei suoi Stati membri nel 1998. 5.2. Progressi dell'Unione europea 5.2.1. Progressi a livello dell'Unione europea Per l'Unione Europea nel suo insieme, nel 1998 le emissioni dei gas ad effetto serra sono state pari a 4 046 Mt di CO2 equivalenti, con un calo di 104 Mt di CO2 equivalenti, pari al 2,5%, dal 1990 (figura 1 e tabella 4). Circa l'82% delle emissioni dei gas ad effetto serra dell'UE-15 è costituito da CO2; CH4 e N2O contribuiscono, ciascuno, per il 9%. Se da un lato le emissioni di CO2 si sono quasi stabilizzate tra il 1990 e il 1998 (+7 Mt di CO2 equivalenti, ossia +0,2%), quelle di CH4 e N2O si sono ridotte rispettivamente del 16,5% e del 9,9%. Perciò, nel 1998, l'Unione europea nel suo insieme stava rispettando la propria tabella di marcia verso i traguardi del 2000 e del 2008-2012. Figura 1: Emissioni dei gas ad effetto serra dei 15 paesi dell'UE, rispetto ai traguardi per il 2000 e il 2008-2012 (esclusi i gas fluorurati di origine industriale e i cambiamenti nella destinazione d'uso dei terreni e la silvicoltura) >RIFERIMENTO A UN GRAFICO> Nota: L'andamento lineare non va visto come un'approssimazione delle tendenze passate o future a livello di emissioni. Pertanto, non fornisce la misura del (possibile) rispetto da parte della CE dei suoi traguardi per i gas ad effetto serra per il 2008-2012, ma intende valutare le emissioni complessive dei gas ad effetto serra prodotte dalla CE nel 1998. 5.2.2. Progressi a livello degli Stati membri A livello degli Stati membri, la situazione è peraltro diversa. La tabella 4 mostra come in tutti gli Stati membri, tranne tre (Germania, Lussemburgo e Regno Unito), le emissioni totali dei gas ad effetto serra siano aumentate tra il 1990 e il 1998. Le riduzioni sostanziali verificatesi in Germania e nel Regno Unito sono principalmente dovute a una maggiore efficienza energetica, alla ristrutturazione economica dei nuovi Länder in Germania e a cambiamenti introdotti nel Regno Unito nella composizione dei combustibili usati per la generazione di elettricità (passaggio dal carbone al gas). L'aumento delle emissioni di CO2 in nove Stati membri supera addirittura l'aumento totale delle emissioni dei gas ad effetto serra, attestandosi sopra il +20% in tre paesi (Irlanda, Portogallo e Spagna). Per fortuna questo aumento dei livelli di CO2 risulta compensato, almeno parzialmente, dalla riduzione nelle emissioni di metano e di protossido di azoto. Tabella 4. Emissioni di gas ad effetto serra e di CO2 nell'UE in Mt di CO2 equivalenti (esclusi gas fluorurati di origine industriale e LUCF) [8] [8] 6 Gli Stati membri hanno presentato i rispettivi inventari nazionali, come previsto dalla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici, entro il 15 aprile 2000. Sono rilevabili leggere differenze tra questi inventari e quelli presentati ai sensi della decisione 1999/296/CE, dovute ai cambiamenti apportati da alcuni Stati membri dopo il 1º aprile, data di presentazione nel quadro del meccanismo di controllo. >SPAZIO PER TABELLA> (1) I dati non sono stati rettificati per le variazioni di temperatura o il commercio di energia elettrica. (2) Le riduzioni comunicate sono in parte dovute all'uso di metodologie diverse per la valutazione delle emissioni dei trasporti nel 1996 e nel 1998. La tabella 5 fornisce maggiori delucidazioni sull'aumento o sulla riduzione delle emissioni dei gas ad effetto serra per diversi settori, quali le industrie energetiche (soprattutto la produzione di energia elettrica), le industrie manifatturiere, i trasporti e i piccoli impianti di combustione, per tutti gli Stati membri e l'UE nel suo complesso. Sette Stati membri (Francia, Grecia, Italia, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna) mostrano aumenti in tutti i settori. Le emissioni del settore dei trasporti sono aumentate in 14 Stati membri e sette di essi (Austria, Belgio, Grecia, Irlanda, Paesi Bassi, Portogallo e Spagna) hanno registrato aumenti superiori al 20% (1990 e 1998). La maggioranza degli Stati membri ha inoltre visto aumenti nei settori dell'energia (10 Stati membri) e manifatturiero (11 Stati membri), anche se generalmente inferiori a quelli registrati nel settore dei trasporti. Undici Stati membri hanno registrato aumenti nelle emissioni dei piccoli impianti di combustione (cfr. anche il paragrafo 5.2.3 sulle emissioni di CO2). Tabella 5. Variazioni percentuali nelle emissioni dei gas ad effetto serra, periodo 1990-1998, nell'UE-15 e negli Stati membri (esclusi gas fluorurati e LUCF) >SPAZIO PER TABELLA> La tabella 6 riepiloga i risultati del confronto delle emissioni dei gas ad effetto serra degli Stati membri con i rispettivi andamenti lineari verso gli obiettivi del 2000 e del 2008-2012. Nel 1998 solo Germania, Lussemburgo e Regno Unito hanno registrato posizioni ampiamente al di sotto dei propri andamenti verso il raggiungimento dei traguardi per le emissioni di gas ad effetto serra (tabella 6). Va peraltro rilevato che, con tutta probabilità, i futuri miglioramenti di Germania e Regno Unito non avranno portata analoga e non consentiranno, perciò, di mantenere l'andamento attuale nelle riduzioni. Francia e Svezia hanno quasi raggiunto i rispettivi traguardi lineari di Kyoto. Tutti gli altri Stati membri sono rimasti ben al di sopra dei rispettivi obiettivi di limitazione e riduzione delle emissioni di gas ad effetto serra. Irlanda, Spagna e Paesi Bassi hanno superato di oltre 10 punti i propri andamenti lineari verso i traguardi di Kyoto nel 1998. Tabella 6. Progressi dell'UE-15 e dei singoli Stati membri nel 1998 >SPAZIO PER TABELLA> Nota: I punti sono stati assegnati in base allo scostamento delle emissioni di CO2/gas ad effetto serra dai rispettivi andamenti lineari per il 1998. La classificazione è la seguente: ( più di 2 punti al di sotto dell'andamento lineare (contributo positivo alla tendenza dell'UE) ( più di 2 punti al di sopra dell'andamento lineare (contributo negativo alla tendenza dell'UE) o entro il campo di più/meno 2 punti dell'andamento lineare 5.2.3. Emissioni di CO2 La tabella 4 rileva variazioni di rilievo tra i vari Stati membri nelle emissioni tendenziali di CO2. Solo tre Stati membri hanno ridotto le proprie emissioni: Lussemburgo (-61,1%), Germania (-12,6%) e Regno Unito (-6,5%). Insieme, questi ultimi hanno realizzato una riduzione di 174 Mt, mentre in tutti gli altri Stati membri le emissioni sono aumentate di 181 Mt, sempre nello stesso periodo. La riduzione maggiore, in termini assoluti, nelle emissioni di CO2 si è avuta in Germania (128 Mt), seguita dal Regno Unito (38 Mt). Il maggiore aumento relativo si è verificato negli stati beneficiari del Fondo di coesione: Irlanda (+26,8%), Portogallo (+24,9%) e Spagna (+20,8%). Il maggiore aumento, in termini assoluti, si è verificato in Spagna e in Italia, con rispettivamente 47 Mt e 29 Mt. Il consumo di energia derivata da combustibili fossili è il maggiore responsabile delle emissioni di CO2. Due sono i fattori che influiscono fortemente sul consumo energetico: crescita economica e temperature ambientali. Le emissioni di CO2 sono diminuite nei primi anni '90 grazie a un rallentamento della crescita economica in tutti gli Stati membri e a consistenti riduzioni in Germania e nel Regno Unito. Le emissioni hanno registrato le punte massime nel 1991 e nel 1996 - i due anni più freddi del decennio. In questi ultimi anni, le emissioni tendenziali di CO2, rettificate in funzione della temperatura, risultano nuovamente in aumento: nel 1998, le emissioni di CO2 hanno registrato il terzo massimo degli anni '90, pur con temperature relativamente miti (figura 2). Figura 2: Emissioni di CO2 e fattori causali (crescita reale del PIL, gradi-giorni di riscaldamento e consumo energetico) >RIFERIMENTO A UN GRAFICO> Nota: La figura riporta l'andamento delle emissioni di CO2, il PIL reale, i gradi-giorni di riscaldamento (temperatura esterna bassa, numero medio elevato di gradi-giorni di riscaldamento) e il consumo energetico interno lordo quale indice, con 1990=100 (parte sinistra del grafico) e le emissioni pro capite di CO2 (in tonnellate) (parte destra del grafico). Le cifre del PIL reale per il 1998-2000 sono frutto di stime; l'indice del consumo energetico per il 1998 è stato calcolato sulla base di dati mensili. Tra 1990 e 1998 il PIL è aumentato del 17,4%, il consumo energetico interno lordo dell'8,2%, ma l'aumento delle emissioni di CO2 si è limitato allo 0,2%, a indicare un calo nell'intensità del carbonio prodotto, in termini sia di PIL, sia di consumo energetico. Le ragioni principali di questa "de-carbonizzazione" sono state: 1) ampi miglioramenti nell'efficienza energetica dopo la riunificazione della Germania e la ristrutturazione economica che ne è seguita nei nuovi Länder; 2) cambiamenti nei sistemi di generazione dell'elettricità nel Regno Unito; 3) passaggio generale dal carbone al gas, alle energie rinnovabili e all'energia nucleare. La dipendenza dai combustibili fossili resta però alta nell'UE, anche se la percentuale dei consumi energetici interni lordi che essi rappresentano è diminuita leggermente dall'81% nel 1990 al 79% nel 1997 (petrolio: 42%, gas: 21%, combustibili solidi: 16%). Per il restante, l'energia nucleare rappresenta circa il 15% e le energie rinnovabili un altro 6%. L'industria energetica è il settore maggiormente responsabile delle emissioni di CO2, con un 32% delle emissioni totali di CO2 nel 1998, sebbene le emissioni si siano ridotte del 6,2% dal 1990. I trasporti sono al secondo posto con un 24%, ossia un aumento del 15,3% rispetto ai livelli del 1990. Le emissioni di CO2 prodotte da piccoli impianti di combustione contribuiscono per il 20% (+ 3% rispetto al 1990) e l'industria manifatturiera concorre con il 18% (- 5,7% rispetto al 1990). In generale, è rilevabile uno spostamento dei consumi dalle industrie energetiche e manifatturiere ai trasporti e ai piccoli impianti di combustione (cfr. anche la tabella 5 nel paragrafo 5.2.2). La figura 3 mostra l'evoluzione delle emissioni pro capite di CO2 tra il 1990 e il 1998. Figura 3: CO2 pro capite nell'UE-15, per Stato membro e come media UE >RIFERIMENTO A UN GRAFICO> Le emissioni di CO2 pro capite per l'UE-15 si sono ridotte leggermente, dalle 9,1 tonnellate del 1990 alle 8,9 tonnellate del 1998 (-2%). Ancora una volta, questo è dovuto, in buona misura, alle riduzioni in Germania (-16%) e nel Regno Unito (-10%). Riduzioni sono state registrate anche in Svezia (-2%) e, in modo particolarmente marcato, in Lussemburgo (-65%). Negli altri Stati membri, le emissioni pro capite sono aumentate tra il 1990 e il 1998. Le maggiori emissioni pro capite del 1998 sono state registrate in Finlandia (12,4 tonnellate), quelle minori in Portogallo (5,4 tonnellate). Portogallo, Spagna e Irlanda hanno segnato il massimo aumento percentuale (rispettivamente +32%, +19% e +20%). 5.2.4. Emissioni di CH4 Le emissioni di CH4 sono diminuite in modo praticamente costante, attestandosi, nel 1998, sul 16,5% sotto i livelli del 1990. Le emissioni di CH4 derivanti dalle attività agricole si sono ridotte del 6%, anche se la percentuale che esse rappresentano nell'ambito delle emissioni di CH4 è salita al 49% nel 1998. Le emissioni da rifiuti sono diminuite del 24%, andando a rappresentare il 30% delle emissioni di CH4 nel 1998. Le emissioni fuggitive da carburanti hanno contribuito per il 17% alle emissioni di CH4 del 1998. Le ragioni principali del calo nelle emissioni di CH4 sono un maggiore controllo delle emissioni dalle discariche (utilizzo per combustione o per la generazione di energia), riduzioni nelle perdite delle reti di distribuzione del gas e minori attività estrattive nel settore carbonifero. Rilevanti sono le variazioni nelle emissioni tendenziali di CH4 tra gli Stati membri: se Finlandia e Germania hanno ridotto le proprie emissioni di CH4, rispettivamente del 42% e del 36%, la Spagna ha aumentato le proprie del 26%. In termini assoluti, Germania, Regno Unito, Francia e Paesi Bassi hanno conseguito le riduzioni maggiori, mentre la Spagna ha registrato il massimo aumento nelle emissioni di CH4. 5.2.5. Emissioni di N2O Le emissioni di N2O si sono mantenute a circa 10% sotto i livelli del 1990. Le emissioni di N2O di origine agricola si sono ridotte solo leggermente (-2%), ma quelle derivanti dai processi industriali sono calate del 36% tra il 1990 e il 1998. Di conseguenza, il contributo dell'agricoltura alle emissioni di N2O è aumentato al 61% nel 1998, mentre quello dei processi industriali è sceso al 20%. Una fonte limitata ma in rapido aumento, di N2O, che si è praticamente raddoppiata tra il 1990 e il 1998, è il settore dei trasporti, dopo l'introduzione delle marmitte catalitiche. Riduzioni consistenti nelle emissioni di N2O sono state conseguite da Lussemburgo (-31%) e Germania (-27,5%), mentre le emissioni di questo gas in Finlandia sono aumentate del 33,9% tra il 1990 e il 1998. In termini assoluti, Germania, Regno Unito, Francia e Italia hanno registrato le maggiori riduzioni, Spagna e Finlandia i maggiori aumenti. Una quota consistente delle riduzioni in Germania è stata conseguita nel 1998, a seguito dell'introduzione di nuovi metodi di abbattimento dell'N2O emesso in due impianti di produzione di acido adipico. 5.2.6 Gas fluorurati Come rilevato nel paragrafo 4.1.3, esiste una notevole incertezza relativamente all'andamento delle emissioni di gas fluorurati ad effetto serra, a causa delle lacune nei dati comunicati dagli Stati membri. Sulla scorta dei dati incompleti ricevuti dagli Stati membri che hanno riferito nel quadro del meccanismo di controllo, le emissioni indicative (incomplete) di gas fluorurati nell'UE sono valutate in 37 Mt di CO2 equivalenti nel 1998. In altri studi realizzati per la Commissione nel 1995 le emissioni totali di gas fluorurati per l'UE-15 sono state valutate indicativamente in 70 Mt di CO2 equivalenti, corrispondenti all'1,6% delle emissioni totali nell'UE-15 dei tre gas considerati in questo paragrafo (CO2, CH4, N2O). Le conclusioni principali di questo capitolo non dovrebbero cambiare di molto includendo le emissioni dei gas fluorurati. 6. Valutazione dei progressi previsti 6.1. Confronto delle proiezioni degli Stati membri rispetto all'accordo di condivisione degli oneri dell'UE Questo paragrafo confronta le ultime proiezioni degli Stati membri nell'ambito dello scenario "con le misure esistenti" (ovvero a scenario immutato) per l'anno 2010, rispetto agli impegni di condivisione degli oneri dell'UE assunti. Questo confronto è utile per rilevare divari tra il risultato previsto delle politiche e delle misure attuali e gli impegni che gli Stati membri e l'UE hanno sottoscritto nel protocollo di Kyoto. Va comunque rilevato che gli scenari "con le misure esistenti" per i diversi Stati membri non sono sempre paragonabili strettamente tra loro, poiché le date limite per l'inclusione delle politiche differiscono. Il paragrafo 6.3 confronta tali proiezioni, redatte dagli Stati membri, con i risultati delle ultime analisi delle proiezioni sulle emissioni su scala comunitaria. La tabella 7 riassume la situazione attuale, riportando gli impegni dei singoli Stati membri e le previsioni più recenti, "con le misure esistenti", per il 2010. La tabella mostra anche il divario, ossia la differenza tra le proiezioni "con le misure esistenti" e gli impegni assunti nell'ambito dell'accordo di condivisione degli oneri. Le proiezioni degli Stati membri indicano che, con tali misure, l'UE nel suo insieme può conseguire una riduzione dell'1,4% nei gas ad effetto serra rispetto ai livelli del 1990. Questo comporterebbe un divario previsto di circa il 6,6% (pari a 278 Mt di CO2 equivalenti nel 2010, in termini assoluti) tra gli effetti delle politiche e delle misure esistenti e il traguardo di Kyoto. Un'analisi più dettagliata mostra, però, che il contributo delle politiche e delle misure esistenti al raggiungimento dei traguardi nazionali contemplati dall'accordo di condivisione degli oneri dell'UE varia notevolmente tra gli Stati membri, riflesso dei diversi gradi di sviluppo delle politiche nei vari paesi (solo il Regno Unito riferisce di un previsto superamento dei suoi impegni, grazie a misure già annunciate fin da Kyoto). Un confronto tra le proiezioni illustrate nella tabella risulta perciò arduo; inoltre, le proiezioni sono esposte a una notevole incertezza, dovuta sia alle ipotesi formulate nelle proiezioni stesse, quali, per esempio, la crescita del PIL, sia alla capacità delle politiche e delle misure di portare alle riduzioni ipotizzate. Complessivamente, la disparità nei contributi degli Stati membri al rispettivo impegno di condivisione degli oneri, e il grado d'incertezza delle proiezioni in sé, destano preoccupazione quanto all'accuratezza del già identificato divario del 6,6% tra l'accordo di condivisione degli oneri dell'UE e le emissioni previste nel 2010. Per alcuni Stati membri, tale incertezza è stata discussa nei rispettivi programmi/informazioni nazionali, anche se, per la maggior parte di essi, le informazioni non sono sufficienti per quantificare la situazione. Tabella 7. Confronto tra le proiezioni delle emissioni totali 'con misure' degli Stati membri e gli impegni di Kyoto >SPAZIO PER TABELLA> La tabella 8 riporta i risultati delle proiezioni "con le misure esistenti", scomposte per gas ad effetto serra. Ne emerge che, per l'UE nel suo insieme, si prevede un aumento delle emissioni di CO2 di 97 Mt, ossia del 2,9%, tra il 1990 e il 2010, mentre quelle di metano e di protossido di azoto dovrebbero ridursi in modo significativo (rispettivamente, di 129 Mt di CO2 equivalenti (-30 %) e di 61 Mt di CO2 equivalenti (-16%)). Le informazioni per i gas fluorurati sono meno complete, perciò è difficile trarre conclusioni definitive. Tuttavia, per i paesi che hanno fornito dati, entro il 2010 [9] è previsto un aumento rispetto all'anno di riferimento di 37 Mt di CO2 equivalenti, pari al 73%. [9] Le proiezioni su scala comunitaria per i gas fluorurati sono trattate nel paragrafo 6.3. Tabella 8. Previsioni "con misure" degli Stati membri, scomposte per gas ad effetto serra >SPAZIO PER TABELLA> 6.2. Riepilogo delle politiche e delle misure degli Stati membri Il paragrafo precedente ha segnalato un divario del 6,6%, rilevato dagli Stati membri, tra i risultati previsti nel 2010 per le politiche e le misure esistenti e i traguardi dell'UE previsti dal protocollo di Kyoto. L'obiettivo dei programmi attuali degli Stati membri per i cambiamenti climatici è colmare tale divario con lo sviluppo e la futura attuazione di politiche e misure supplementari. La tabella 9 confronta le riduzioni nelle emissioni necessarie per raggiungere i traguardi di Kyoto con quelle che ci si attende da politiche e misure (laddove quantificati). La tabella mostra come solo sette Stati membri (Austria, Danimarca, Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Regno Unito) hanno fornito una quantificazione delle misure supplementari. Otto Stati membri (Belgio, Grecia, Finlandia, Irlanda, Lussemburgo, Portogallo, Spagna e Svezia) non hanno invece fornito alcuna quantificazione. Si prevede che, in tutti gli Stati membri, le economie derivanti da misure supplementari dovrebbero ammontare a circa 266 milioni di tonnellate di CO2 equivalenti. Il contributo maggiore a tali ulteriori riduzioni arriverebbe da Francia, Germania, Italia, Paesi Bassi e Regno Unito. Regno Unito e Germania prevedono di superare gli impegni assunti nel quadro dell'accordo di condivisione degli oneri dell'UE rispettivamente di 66 Mt e di 17 Mt, contribuendo così per un terzo alle riduzioni derivanti dalle misure supplementari. Se Germania e Regno Unito dovessero tenere fede agli impegni assunti, ma non superarli, le economie connesse con le misure supplementari in materia ammonterebbero a sole 184 Mt. Questo lascerebbe aperto uno scarto, rispetto agli impegni di Kyoto dell'UE, di 93 Mt di CO2 equivalenti. Per i paesi che hanno identificato ulteriori riduzioni per gas ad effetto serra, si prevede che esse deriveranno in massima parte da ulteriori riduzioni di CO2. In molti paesi, le politiche e le misure supplementari sono alle prime fasi di sviluppo e sono segnate da un grado d'incertezza maggiore rispetto a quelle trattate nel paragrafo precedente. Ne consegue che vale in questa sede la stessa preoccupazione già avvertita per la cifra di 266 Mt di CO2 equivalenti. La notevole incertezza delle proiezioni sia per lo "scenario immutato", sia per quello "con misure supplementari", induce ad applicare un margine di sicurezza quando si tratta di stabilire gli obblighi di riduzione delle emissioni rimanenti dell'UE per rispettare i traguardi di Kyoto. Per avere la certezza di rispettare gli impegni che l'UE ha assunto a Kyoto sarà dunque necessario valutare la possibilità di ottenere riduzioni maggiori per garantire un certo margine di sicurezza. Tabella 9. Confronto del divario tra le proiezioni "con misure" degli Stati membri e i rispettivi impegni di Kyoto, e le misure supplementari identificate >SPAZIO PER TABELLA> - n.q.: le politiche e le misure supplementari non sono stati quantificate - nessuna informazione su politiche e misure supplementari La tabella 10 riepiloga, per ciascun Stato membro, la distribuzione di queste politiche e misure supplementari. La tabella mostra come la maggior parte dei paesi stia attualmente pianificando misure supplementari per ridurre le emissioni dei gas ad effetto serra, e come queste siano in genere ripartite su tutti i settori e tutte le fonti di emissione dei gas ad effetto serra. La mancanza d'informazioni sugli effetti quantitativi di tali misure significa anche che per la maggior parte degli Stati membri non sono disponibili i dati sugli effetti quantificati ripartiti per settore . Tabella 10. Riepilogo delle politiche e delle misure supplementari >SPAZIO PER TABELLA> 6.3. Proiezioni su scala comunitaria Per valutare i progressi previsti degli Stati membri e dell'UE nel rispetto dei propri impegni di Kyoto, l'analisi precedente contenuta in questa relazione si è affidata agli scenari e alle previsioni delle emissioni preparati e presentati a tal fine dagli Stati membri stessi. Tuttavia, questo approccio presenta una serie d'inconvenienti potenziali, compreso il fatto che gli Stati membri usano, per le proprie proiezioni, modelli/metodi alquanto diversi tra loro e talvolta poco trasparenti. Questo può dare risultati che, in alcuni casi, non è possibile sommare (per esempio, in conseguenza di definizioni differenti dei settori). Inoltre, i sistemi e i mercati dell'energia hanno una dimensione comunitaria e internazionale, e perciò i loro effetti possono non essere colti appieno nei modelli relativi a un singolo paese. Per tali motivi, questo paragrafo analizza i progressi previsti verso il rispetto degli impegni di Kyoto in materia di emissioni avvalendosi delle ultime proiezioni su scala comunitaria delle emissioni di gas ad effetto serra, tratte dallo studio attualmente in corso intitolato Economic Evaluation of Sectoral Emission Reduction Objectives for Climate Change (Valutazione economica degli obiettivi di riduzione delle emissioni per settore ai fini del cambiamento climatico) [10]. Questo studio presenta il vantaggio di utilizzare una metodologia coerente per stimare le emissioni dei gas ad effetto serra per l'UE-15, ed è in grado di tenere conto delle influenze di scala comunitaria sul sistema energetico. [10] Tale studio viene condotto, per la DG Ambiente da Ecofys, AEA Technology Environment e dall'Università Tecnologica Nazionale di Atene. Sarà pubblicato negli ultimi mesi del 2000. Sulla scorta dei risultati preliminari dello studio, si prevede che le emissioni totali dei gas ad effetto serra dovrebbero attestarsi, nel 2010, più o meno sugli stessi livelli del 1990 se lo scenario rimane immutato. I risultati recepiscono le politiche e le misure già in atto a fine 1997, oltre agli effetti degli accordi stipulati con i costruttori automobilistici per limitare le emissioni di CO2 dei veicoli passeggeri [11]. [11] Questi accordi sono stati stipulati con associazioni di costruttori automobilistici europei, giapponesi e coreani. Questa proiezione non rispecchia appieno i risultati delle analisi degli Stati membri che prevedono, per il 2010, una riduzione di appena l'1% delle emissioni totali dei gas ad effetto serra, rispetto ai livelli del 1990. Se si confronta la ripartizione tra i gas, i risultati preliminari dello studio sugli obiettivi settoriali prospettano un aumento del 4,1% nelle emissioni di CO2 [12], mentre le previsioni degli Stati membri indicano un aumento leggermente inferiore, del 2,9%. Per le emissioni di CH4 e N2O, un calo significativo è previsto sia nello studio, sia nelle previsioni degli Stati membri, anche se sono queste ultime a prevedere un calo maggiore. [12] Questa cifra comprende gli effetti degli accordi ambientali con i costruttori automobilistici. Le previsioni sulle emissioni di CO2 nel 2010 si attestano su un +6,7% rispetto ai livelli del 1990, accordo non considerato. Entrambe le proiezioni prevedono anche un aumento notevole delle emissioni di gas fluorurati (pur limitate in valori assoluti) tra il 1990 e il 2010 (del 62% secondo lo studio Sectoral Objectives e del 73% secondo gli Stati membri), anche se, come osservato nel paragrafo 6.1, i dati forniti dagli Stati membri per questi gas sono incompleti. Va inoltre rilevato che la metodologia per stimare le emissioni di gas fluorurati seguita dallo studio Sectoral Objectives era alquanto rozza. Le proiezioni "con misure supplementari" degli Stati membri indicano che, sul periodo 1990-2010, le emissioni di CO2 si ridurranno del 3% rispetto ai livelli del 1990, con un calo rispettivamente del 30% e del 17% nelle emissioni di CH4 e di N2O. Lo studio sugli obiettivi settoriali esplora i modi più efficienti, in termini di costo-efficacia, per ridurre le emissioni dell'UE-15 e rispettare i traguardi di Kyoto (8% di riduzione nel 2010 rispetto ai livelli del 1990). I risultati preliminari dello studio confortano le previsioni "con misure supplementari" degli Stati membri. Va comunque precisato che un'ulteriore analisi delle previsioni degli Stati membri e della Comunità si renderà necessaria quando saranno disponibili i risultati finali. 6.4. Riepilogo delle politiche e delle misure a livello dell'UE La prima strategia comunitaria per limitare le emissioni di anidride carbonica e migliorare l'efficienza energetica era stata presentata nell'ottobre 1991 (SEC(91) 1744 def.). L'obiettivo complessivo era stabilizzare, nell'anno 2000, le emissioni di CO2 nella Comunità ai livelli del 1990. Nel giugno 1992 una comunicazione della Commissione (COM(92) 246 def.) aveva proposto un programma d'interventi e programmi di reciproco rafforzamento. La strategia si articolava su quattro aree principali: * programmi CE nel campo della tecnologia energetica e reti transeuropee; * misure fiscali; * programmi nazionali complementari; * meccanismo di controllo per il CO2 e altri gas ad effetto serra. Lo schema iniziale di questa strategia era stato descritto nella prima comunicazione della Comunità alla convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC). I progressi nell'attuazione della strategia, fino al novembre 1997, sono stati presentati nella seconda comunicazione della Comunità all'UNFCCC (SEC(98) 1770). Questo capitolo riassume i progressi realizzati da tale data e le direzioni future delle politiche e dei programmi relativi. Nel maggio 1999 la Commissione aveva presentato una comunicazione al Consiglio e al Parlamento, "Preparazione dell'attuazione del protocollo di Kyoto" (COM(1999) 230 def.), che descriveva gli interventi necessari in seno all'UE per consentire la piena applicazione delle disposizioni di Kyoto. In risposta a questa comunicazione, il Consiglio ha sottolineato la necessità di un'azione a livello comunitario, e ha ribadito che politiche e misure comuni e coordinate (CCPM) sarebbero un utile complemento alle strategie nazionali. A tal fine ha sollecitato la Commissione a proporre un elenco di azioni e misure politiche prioritarie, da attuare a livello europeo. La Commissione ha presentato tale elenco nell'ottobre 1999 e ha avanzato proposte per portare avanti le politiche attraverso il programma europeo per il cambiamento climatico. Il programma è descritto nella recente comunicazione della Commissione sulle politiche e misure dell'Unione europea per ridurre le emissioni di gas a effetto serra: verso un programma europeo per il cambiamento climatico (ECCP) (COM(2000) 88 def.). Il programma europeo per il cambiamento climatico della Commissione intende riunire tutti i soggetti interessati, affinché collaborino ai lavori preparatori per le politiche e le misure comuni e coordinate miranti a ridurre i gas ad effetto serra. L'obiettivo generale dell'ECCP consiste "nell'individuare e sviluppare tutti gli elementi della strategia europea per il cambiamento climatico necessari all'attuazione del protocollo di Kyoto". Sarà attuato attraverso una struttura di gruppi e sottogruppi di lavoro, cui saranno invitati i soggetti interessati competenti (ossia, rappresentanti della Commissione, degli Stati membri, dell'industria e delle ONG). Si prevede che l'apporto dei vari gruppi possa quindi essere usato dalla Commissione come base per accelerare il ritmo delle attività esistenti e per aiutare le DG a presentare nuove proposte in materia di politiche. È già stato dato corso a un certo numero d'iniziative politiche a sostegno di una strategia globale per il cambiamento climatico. Alcune di queste misure, quali l'accordo con i costruttori automobilistici sull'efficienza energetica dei veicoli passeggeri, hanno avuto un esito felice. La Commissione ha approvato di recente una proposta di direttiva sulla promozione dell'energia elettrica prodotta da fonti energetiche rinnovabili nel contesto del mercato interno dell'elettricità e un piano d'azione per migliorare l'efficienza energetica nella Comunità europea. Altre iniziative, quali la revisione della politica comune dei trasporti, un Libro verde sul trasporto urbano e la revisione degli orientamenti sugli aiuti di Stato per la protezione dell'ambiente, sono attualmente in corso di elaborazione. Non tutte queste politiche sono imperniate principalmente sulla riduzione dei gas ad effetto serra, ma saranno portatrici di benefici collaterali alla questione dei cambiamenti climatici. La tabella 11 mostra le stime, se effettuate, delle riduzioni potenziali nelle emissioni connesse con tali politiche e misure. Le stime delle riduzioni ottenute nell'ambito di altre politiche e misure saranno elaborate successivamente, nel quadro dell'ECCP o in altra sede. Le riduzioni riflettono le stime degli effetti della politica sull'insieme degli Stati membri. L'accordo con l'ACEA la JAMA e la KAMA è compreso nella proiezione di base trattata nel paragrafo 6.3, mentre gli effetti di questo accordo, e di alcune delle altre politiche e misure a livello di UE, soprattutto la direttiva sulle discariche, sono compresi in alcune delle proiezioni degli Stati membri. Tabella 11. Stime delle riduzioni potenziali per politiche e misure a livello dell'UE >SPAZIO PER TABELLA> 7. Glossario, abbreviazioni e unità di misura Bacino di assorbimento Processo, attività o meccanismo che consente di eliminare dall'atmosfera un gas a effetto serra, un aerosol o un precursore di un gas di serra Condivisione degli oneri dell'UE Il protocollo di Kyoto alla convenzione UNFCCC fissa diversi traguardi vincolanti in materia di emissioni per alcune parti, ivi compresa la Comunità europea (CE). La CE ha accettato di ridurre le proprie emissioni di gas di serra dell'8% rispetto ai valori del 1990 entro il 2008-2012. Questo traguardo complessivo è stato ripartito, in maniera differenziata, tra i singoli Stati membri nell'ambito del meccanismo di "condivisione degli oneri dell'UE" approvato dal Consiglio dei ministri nel giugno del 1998 Emissioni Immissione in atmosfera di gas a effetto serra e/o dei relativi precursori in una regione specifica e in un dato periodo di tempo Fonte Processo o attività che immette nell'atmosfera un gas a effetto serra, un aerosol o un precursore di un gas di serra Gas a effetto serra I componenti gassosi dell'atmosfera, di origine naturale o antropica, che assorbono e riemettono raggi infrarossi Gas fluorurati di origine industriale HFC, PFC, SF6 Meccanismo di controllo Il meccanismo di controllo è uno strumento che consente di valutare accuratamente e con regolarità i progressi realizzati per rispettare gli impegni che la Comunità ha assunto nel quadro della convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (UNFCCC) e del protocollo di Kyoto Progressi effettivi I progressi effettivi si calcolano sulla base degli inventari delle emissioni degli Stati membri e della Comunità e comprendono il raffronto tra gli inventari relativi all'anno di riferimento e gli inventari più recenti disponibili, per stabilire l'andamento effettivo delle emissioni, e il raffronto tra gli obiettivi in materia di emissioni a livello di Stati membri e di Comunità Progressi previsti I progetti previsti si calcolano raccogliendo e valutando le politiche e le misure già adottate o supplementari (pianificate o in corso di discussione), sia a livello nazionale che comunitario. La valutazione si basa sulle previsioni delle emissioni degli Stati membri e della Comunità Protocollo di Kyoto cfr.: Condivisione degli oneri dell'UE AEA Agenzia europea dell'ambiente CCPM Politiche e misure comuni e coordinate a livello comunitario CH4 Metano CHP Cogenerazione di energia elettrica e termica CO2 Biossido di carbonio, anidride carbonica CoP Conferenza delle Parti CRF Formati comuni per la trasmissione delle relazioni (Common Reporting Format) GHG Gas a effetto serra HFC Idrofluorocarburi IPCC Gruppo intergovernativo per il cambiamento climatico LUCF Cambiamenti nella destinazione d'uso dei terreni e silvicoltura N2 O Protossido di azoto PFC Perfluorocarburi P&M Politiche e misure PIL Prodotto interno lordo SF6 Esafluoruro di zolfo UNFCCC Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici t 1 tonnellata (metrica) = 1 megagrammo (Mg) = 106 g Mg 1 megagrammo = 106 g = 1 tonnellata (t) Mt 1 megatonnellata (Mt) = 1012 g = 1 teragrammo